26 Giugno 2020 - Salerno - Domenica 28giugno, a partire dalle ore 17:30, si svolgerà la XII Edizione della Festa dei Popoli, manifestazione promossa dalla diocesi di Salerno – Campagna – Acerno attraverso gli uffici diocesani Migrantes, Centro Missionario e Caritas, in collaborazione con i Missionari Saveriani, il Laicato Saveriano e rappresentanti delle comunità straniere presenti nel territorio di Salerno e provincia.
Dopo il periodo di lockdown che “ci ha costretto a vivere in forma diversa le nostre relazioni, abbiamo deciso che era giunto il ‘tempo di tornare a sorridere!’, come invitiamo a fare nel video di lancio di questa edizione”, spiega il direttore Migrante Antonio Bonifiacio: “anche se in questa fase attuale non sono ancora permesse le manifestazioni di piazza, non abbiamo rinunciato a ‘fare festa’, per mantenere e curare i legami e le relazioni create in questi dodici anni. Affinché il distanziamento sia spaziale e non sociale, abbiamo pensato di utilizzare i ‘social media’, anche per rivolgerci ad un pubblico più ampio, che travalichi i nostri confini territoriali”. La Festa dei Popoli, infatti, sarà in diretta sui vari social: qui si potranno incontrare le diverse Comunità animatrici della Festa, ascoltare le testimonianze di altre “Feste dei Popoli” ed altri ospiti che via via si aggiungeranno.
Primo Piano
Ue: oltre 700mila le domande di richieste d’asilo
26 Giugno 2020 - Bruxelles - Nel 2019 le domande di asilo nei Paesi Ue, arrivate a quota 738.425, sono aumentate dell’11% rispetto all’anno precedente: è l’aumento più consistente dal 2015, l’anno della grande crisi delle migrazioni. Cipro, Francia, Grecia, Malta e Spagna hanno ricevuto più domande di asilo che in quegli anni. Le ragioni dell’incremento: un forte aumento di persone arrivate dal Venezuela (+103% rispetto al 2018) e dalla Colombia (+214% rispetto al 2018). Siriane sono state le persone che hanno presentato più domande (80.205, l’11%); poi gli afgani (60.700, 8,2%) e i venezuelani (45.645, 6,2%). I dati sono stati forniti dall'Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) che ha pubblicato il rapporto annuale sull’asilo.
La Germania è il Paese che ha ricevuto più richieste (165.615) seguito da Francia (128.940; 17%) e Spagna (117.795; 16%), mentre il minor numero è stato presentato in Liechtenstein (50), Estonia (105) e Lettonia (195). L’Italia ha ricevuto 43.770 domande. Il rapporto dice che “i Paesi che hanno ricevuto un elevato numero di richiedenti asilo hanno intensificato gli sforzi per far fronte” alle necessità legate agli afflussi e soprattutto dei minori non accompagnati. Eppure le “procedure di primo grado sono state lunghe nella maggior parte dei Paesi, estendendosi spesso oltre il termine legale di sei mesi”: il numero di decisioni prese in primo grado (esclusi i ricorsi) nel 2019 è calato (-3%, pari a 584.770) e i casi pendenti alla fine del 2019 era di 912mila domande.
La Germania ha registrato il maggior numero di decisioni prese (154.175; 26%), seguita da Francia (113.890; 19%) e Italia (93.485, 16%). Il 40% delle richieste ha avuto esito positivo (il 96% delle richieste dei venezuelani, l’86% dei siriani l’85% degli eritrei e 82% degli yemeniti. I numeri delle domande pendenti si sono un po’ ridotti a inizio 2020 perché il lockdown ha chiuso gli uffici e così se ne sono potute smaltire un po’. Il lock down ha anche portato un calo del 87% delle domande per ovvi motivi, ma l’Easo prefigura un ritorno ai numeri del 2019 o addirittura più alti, per le ricadute della pandemia sui Paesi più in difficoltà.
Vangelo Migrante: XIII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 10,37-42)
25 Giugno 2020 - Chi è degno del Signore? Nessuno. Perché l’amore di Dio non si merita, si accoglie. È un amore incondizionato, anticipa sempre e non ha clausole.
Per questo può sembrare sovversivo e scandaloso un Dio che pretende di essere amato più di padre e madre, più di figli e fratelli; ma la fede, per essere autentica, deve andare controcorrente e oltre rispetto alla logica umana.
Come accade per ‘chi avrà perduto la propria vita per causa mia’: non significa solo affrontare il martirio ma spendere la vita e investirla per una causa grande, vincendo la tentazione del possesso e del nascondimento dei propri beni.
Il riflesso, la ricompensa non sarà secondo la logica umana ma di Dio: ‘chi avrà perduto, troverà (…) chi avrà accolto avrà la ricompensa’.
Accogliere l’amore di Dio vuol dire possedere veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri, fosse anche solo un bicchiere d’acqua fresca.
Dare tutta la vita, come ha fatto Lui o anche solo una piccola cosa, la croce e il bicchiere d'acqua, sono i due estremi di uno stesso movimento: dare!
Un bicchiere d'acqua è un gesto così piccolo che anche l'ultimo di noi, anche il più povero può permettersi.
Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca, ecco la stupenda pedagogia di Gesù in questa domenica. Un bicchiere d'acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro la Croce. Tutto il Vangelo è nella Croce, ma tutto il Vangelo è anche in un bicchiere d'acqua e in un gesto di accoglienza.
Nulla è troppo piccolo per il Signore, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all'assoluto di Dio.
p. Gaetano Saracino
Preti stranieri in Italia: nuove convenzioni
25 Giugno 2020 - Roma - Lo scorso 16 aprile il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ha apportato importanti novità nel documento delle "Convenzioni per il servizio pastorale", aggiornamenti che entreranno in vigore dal primo settembre prossimo. Si apprende dalla bozza, secondo il sito della Fondazione Missio, che i presbiteri stranieri che verranno a svolgere il servizio pastorale nelle diocesi italiane potranno rimanere per un periodo massimo di nove anni e dovranno conseguire un attestato di lingua italiana di livello A1 e A2. La novità nasce da “un’esigenza pastorale” come ha spiegato don Giuseppe Pizzoli, direttore dell’Ufficio Nazionale di Cooperazione Missionaria tra le Chiese, ovvero consentire ai preti stranieri che entrano nel sistema di sostentamento clero di officiare la messa nella lingua del Paese ospitante, in questo caso in italiano. Invece la decisione di mettere un tetto massimo di nove anni di permanenza ai preti stranieri in Italia è legata all’esigenza di “non impoverire le Chiese diocesane di incardinazione di questi presbiteri”. Vale a dire far tornare questi presbiteri nei loro Paesi di origine. Così spiegano dall’Ufficio Nazionale di Cooperazione Missionaria tra le Chiese. I sacerdoti ospiti potranno seguire i corsi di lingua italiana presso il CUM – Centro Unitario Missionario, organismo di riferimento della CEI, a partire dal prossimo anno, e presso gli istituti presenti nel territorio delle diocesi dove i sacerdoti sono ospiti. Inoltre i Centri Missionari Diocesani sono chiamati ad un maggior coinvolgimento nel percorso di permanenza dei presbiteri ospiti.
L’ultima novità importante del documento riguarda l’introduzione di una convenzione ex-novo: “il servizio di Cooperazione tra le diocesi italiane”. Questa punto è stato introdotto per favorire la mobilità dei sacerdoti italiani da una diocesi all’altra del Paese. La nuova modulistica sarà disponibile da fine luglio sul sito missioni.chiesacattolica.it.
Nicoletta Di Benedetto
Direttorio per la Catechesi: Chiese particolari devono essere coinvolte nella pastorale migratoria
25 Giugno 2020 - Roma - Il fenomeno migratorio è “un fenomeno mondiale; interessa milioni di persone e di famiglie, coinvolte in migrazioni interne ai singoli paesi, in genere nella forma dell’inurbamento, oppure nel passaggio, a volte pericoloso, a nuove nazioni e continenti”. Lo si legge nel Direttorio per la Catechesi presentato oggi nella Sala Stampa della Santa Sede nel quale si sottolinea che tutte le Chiese particolari sono coinvolte nella pastorale migratoria, “in quanto appartenenti a paesi di origine, di transito o di destinazione dei migranti”. Tra le cause delle migrazioni, spiega il Direttorio, vanno ricordate i conflitti bellici, la violenza, la persecuzione, la violazione delle libertà e della dignità della persona, l’impoverimento, i cambiamenti climatici e la mobilità dei lavoratori causata dalla globalizzazione. “In non pochi casi, il processo migratorio – si legge nel Direttorio - comporta non solo gravi problemi umanitari, ma spesso anche l’abbandono della pratica religiosa e la crisi delle convinzioni di fede”. La Chiesa “accoglie i migranti e i profughi, condividendo con loro il dono della fede”. La Chiesa è “coinvolta in strutture di solidarietà e accoglienza, e si preoccupa anche in questi contesti di testimoniare il Vangelo”, sottolinea del documento. La catechesi “con i migranti nel tempo della prima accoglienza ha il compito di sostenere la fiducia nella vicinanza e nella provvidenza del Padre, in modo che le angosce e le speranze di chi si mette in cammino siano illuminate dalla fede. Nella catechesi con le comunità di accoglienza si presti attenzione a motivare al dovere della solidarietà e a combattere i pregiudizi negativi”. Il Direttorio evidenzia che può essere “fruttuoso far conoscere alla comunità cattolica locale alcune forme caratteristiche della fede, della liturgia e della devozione dei migranti, da cui può nascere un’esperienza della cattolicità della Chiesa”. Laddove possibile, l’offerta di “una catechesi che tenga conto dei modi di comprendere e praticare la fede tipici dei paesi di origine costituisce un prezioso sostegno alla vita cristiana dei migranti, soprattutto per la prima generazione. Grande importanza riveste l’uso della lingua materna perché è la prima forma di espressione della propria identità. La Chiesa ha per i migranti una pastorale specifica, che tiene conto della loro tipicità culturale e religiosa. Sarebbe ingiusto aggiungere ai tanti sradicamenti che essi hanno già vissuto, anche la perdita dei loro riti e della loro identità religiosa. Inoltre, i migranti cristiani vivendo la loro fede diventano annunciatori del Vangelo nei paesi d’accoglienza, arricchendo in questo modo il tessuto spirituale della Chiesa locale e rafforzando la sua missione con la propria tradizione culturale e religiosa”. Per assicurare la cura pastorale nell’ambito catechistico più corrispondente ai bisogni specifici dei migranti, spesso appartenenti alle diverse Chiese sui iuris con la loro propria tradizione teologica, liturgica e spirituale, sono “indispensabili il dialogo e la collaborazione più stretta possibile tra Chiesa di provenienza e Chiesa di accoglienza. Questa collaborazione permette di ricevere il materiale catechistico nella tradizione e nella lingua materna e aiuta nella preparazione di catechisti adeguati al compito di accompagnare i migranti nel cammino di fede”
Anche agli emigrati va assicurata “la possibilità di mantenere la fede vissuta nel paese di origine”, con una catechesi che “va organizzata e gestita in pieno accordo con il vescovo del luogo, in modo che si sviluppi in armonia con il cammino della Chiesa particolare e sappia coniugare rispetto dell’identità e impegno all’integrazione”. Il Direttorio invita infine a pensare anche ad una catechesi con “le persone marginali”, come “i profughi, i nomadi, i senza fissa dimora, i malati cronici, i tossicodipendenti, i carcerati, le schiave della prostituzione”.
R.Iaria
Viminale: 6398 i migranti arrivati in Italia nel 2020
25 Giugno 2020 - Roma - Sono 6.398 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio di questo anno. Il dato è del Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.
Dei quasi 6.400 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 1.198 sono di nazionalità bengalese. Gli altri provengono da Tunisia (1.132, 18%), Costa d’Avorio (777, 12%), Sudan (457, 7%), Algeria (382, 6%), Marocco (335, 5%), Guinea (243, 4%), Somalia (228, 3%), Mali (168, 3%), Nigeria (123, 2%) a cui si aggiungono 1.355 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Card. De Donatis: aiutare le famiglie immigrate ad integrarsi
25 Giugno 2020 - Roma - “Cercheremo di integrare sempre di più le famiglie immigrate, in quanto portatrici di una ricchezza di fede e di cultura che può diventare patrimonio per tutta la Chiesa diocesana e la città”. Lo ha detto ieri sera il card. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, al termine di un incontro durante il quale ha consegnato gli orientamenti pastorali diocesani per il prossimo anno. Oggi – ha detto il porporato – occorre “aiutare economicamente e materialmente le famiglie cadute in povertà” in questo tempi di pandemia”: “la Chiesa e la società intera devono prendere a cuore le famiglie e metterle al centro della solidarietà sociale”. Tra le proposte avanzate per il prossimo anno pastorale quella di mettere “a frutto tutte le possibilità per entrare in relazione con le famiglie che abitano nei nostri quartieri, rendendoci particolarmente disponibili al dialogo e ascoltando ciò che hanno vissuto nel tempo del coronavirus. Mobiliteremo gli operatori pastorali, i sacerdoti, i catechisti, ma soprattutto le famiglie della parrocchia. L’équipe pastorale dovrà stimolare la comunità cristiana ad applicarsi a questo compito con creatività. Valorizzeremo e potenzieremo le iniziative parrocchiali o delle prefetture atte a favorire l’accompagnamento delle famiglie”. Insieme alla “reale e concreta solidarietà economica verso i nuclei familiari in difficoltà – ha detto ancora il card. De Donatis – attiveremo i Centri di ascolto parrocchiali e i Presidi territoriali di ascolto, coinvolgendo tutti i cristiani in una gara di solidarietà che aiuti ad alimentare il Fondo Famiglia e il Fondo Gesù Divino Lavoratore, voluto da Papa Francesco”.
R.Iaria
Quel ponte che collega la mente al cuore
25 Giugno 2020 - Roma - La rilettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia, proposta dalla Commissione Episcopale per la Dottrina, l’Annuncio e la Catechesi con la Traccia di riflessione “È risorto il terzo giorno”, tocca tra l’altro un tema fondamentale: il linguaggio.
Nel testo viene sottolineata la necessità di “saper cogliere i segni della vita eterna dentro la vita terrena di ogni giorno”.
Solo allora il linguaggio non sarà più questione tecnica, tecnologica o estetica, ma diventerà quel ponte che collega la mente al cuore. Non si tratta di un’operazione culturale, ma di una scelta di campo che presuppone il raccordo tra il comunicare, il pensare e il vivere ciò che si comunica. Insomma, è questione di vita.
Vincenzo Corrado
Enc: il ringraziamento alla Migrantes per l’attenzione dimostrata nei mesi del lockdown
24 Giugno 2020 -
Roma - Si è svolta questa mattina a Roma l’assemblea dell’Ente Nazionale Circhi, presieduta da Antonio Buccioni. Erano presenti numerosi proprietari e direttori dei vari Circhi che operano sul territorio nazionale. Dopo l’approvazione del bilancio e la discussione di altre questioni all’ordine del giorno, Buccioni ha ringraziato la Fondazione Migrantes per l’attenzione e l’impegno dimostrati, nei mesi del lockdown da Covid-19, nei confronti delle tante famiglie circensi che si sono trovate in gravi difficoltà, sia in Italia che all’estero. A sua volta don Mirko Dalla Torre, in rappresentanza della Fondazione Migrantes, ha ringraziato i presenti per l’accoglienza a nome anche del direttore generale, don Giovanni De Robertis, ribadendo che la Chiesa continuerà anche in futuro ad essere a fianco dello Spettacolo Viaggiante.
Nella seconda parte dell’incontro sono intervenuti rappresentati politici e dell'ufficio per lo Spettacolo Viaggiante del Ministero dei beni culturali. Al Ministero è stato chiesto di avere più attenzione verso il settore circense, non solo nei riguardi della difficile condizione economica in cui versano i Circhi italiani, per la quale il ministero si sta già impegnando, ma soprattutto tenendo presente l’assoluta necessità di arrivare quanto prima alla ripartenza degli spettacoli.
Aversa: domani la Giornata Mondiale del Rifugiato
24 Giugno 2020 - Aversa – “Conoscere per riconoscerti”. Con un workshop su questo tema domani pomeriggio ad Aversa (Ce) aprirà la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalla diocesi. Interverranno don Antonio Fabozzi, parroco della Madonna del Rosario; don Evaristo Rutino, responsabile Migrantes della diocesi di Aversa; Roger Adjicoude, Caritas Area Immigrazione; Mara Vitiello, presidente SolidArci e Massimo Viaggiano, Siproimi di Gricignano. A seguire, testimonianze dei migranti e rifugiati del territorio e preghiera interreligiosa, con celebrazione Eucaristica. Tutte le iniziative si terranno nella chiesa della Madonna del Rosario e Gricignano.
In radio al servizio della sua comunità contro il Covid
24 Giugno 2020 - Milano - Abdullahi Mire è un giornalista, ma al campo profughi di Dadaab in Kenya, lo chiamano soltanto “Corona-guy”. Ha messo la sua voce, le sue competenze e le sue conoscenze al servizio della sua stessa comunità per prevenire dai rischi del contagio da Covid-19.
Come? Attraverso la radio. Fa prevenzione sanitaria, informando e diffondendo informazioni verificate e di qualità, attraverso un programma radiofonico in onda tutti i giorni su Radio Gargaar, una delle stazioni radio della comunità di Dadaab che può essere ascoltata da tutti i suoi 200.000 residenti e dalla comunità ospite circostante nella Contea di Garissa.
Abdullahi ha trentatré anni; prima del Covid-19 viveva, lavorava e studiava a Nairobi, in Kenya.
È nato a Qoryooley, una città nel sud della Somalia e da quando aveva 3 anni, e suo padre fu preso di mira da clan rivali, lui e la sua famiglia sono fuggiti in Kenya: si sono ritrovati a sopravvivere al campo profughi di Dadaab nella contea di Garissa, situata al confine con la Somalia. Con i suoi cinque campi di accoglienza (Dagahaley, Hagadera, Ifo, Ifo II e Kambioos) è considerato il più grande insediamento di rifugiati del mondo.
Istituito come sito provvisorio dopo la guerra civile in Somalia del 1991, il campo di Dadaab - che nel tempo è arrivato a ospitare fino a 600mila profughi - oggi accoglie 217.511 rifugiati e richiedenti asilo ufficialmente registrati (dati marzo 2020).
Tra i suoi residenti ci sono oggi i figli e i nipoti di chi cercò protezione ormai quasi trent'anni fa, e tra loro c'è anche Abdullahi che dalla transitorietà del campo è riuscito a uscire, iscrivendosi al programma offerto dalla Kenyatta University e diplomandosi in giornalismo e pubbliche relazioni.
Ha iniziato a lavorare dapprima come fixer e poi come giornalista freelance per Ong e testate internazionali. Negli ultimi cinque anni i suoi lavori sono stati pubblicati sul Washington Post, Al Jazeera, The Guardian.
Fino a un paio di mesi fa viveva a Nairobi per conseguire una laurea in Comunicazioni di massa, ma con l'esplosione della pandemia da Covid ha deciso di tornare ad aiutare la sua comunità, a Dadaab, fornendo informazione di qualità in un programma radiofonico. Nelle intenzioni future del giovane giornalista somalo c'è il desiderio di allargare l'offerta culturale ai drammi radiofonici e all'intrattenimento per i bambini per combattere la paura e l'isolamento che permea la vita del campo.
“A causa della densità abitativa del campo, delle condizioni di salute precarie e della mancanza di strutture mediche per gestire una pandemia, ho ritenuto che le mie capacità di giornalista potessero essere più utili, qui, a Dadaab, che a Nairobi come libero professionista” ha spiegato Abdullahi in un'intervista a Internews. Così “sono riuscito a mettere le mie abilità al servizio della mia gente”: il suo lavoro non è solitario, ma coadiuvato da una rete di consulenti, informatori e leader di comunità che gli forniscono informazioni sulla salute pubblica, aggiornamenti sulle politiche comunitarie, ma diverse voci che circolano tra la popolazione nel campo. Questa rete comprende organizzazioni come la Croce Rossa del Kenya, il Norwegian Refugee Council e l'Acnur.
Chi meglio di qualcuno che è nato e cresciuto a Dadaab, che ne conosce le dinamiche interne e le complessità può riuscire a parlare e informare in modo efficace la stessa comunità sul Covid? La sua comunità si fida di lui, proprio perché in mezzo a loro è cresciuto, sbocciato e da lì ha preso il volo. In radio fornisce le ultime notizie dal Kenya e dalla Somalia relative al coronavirus e aggiornamenti sulle ultime indicazioni fornite dalle agenzie governative e dall'Organizzazione mondiale della Sanità. Il programma, poiché aperto alle domande dei radioascoltatori che generalmente condividono preoccupazioni o timori su ciò che sentono in giro si è rivelato un ottimo servizio di debunking rispetto alle bufale, ai pregiudizi e alle erronee credenze che circolano sul Coronavirus. “Ad esempio, si credeva che i somali in quanto devoti musulmani non fossero sensibili al Covid. Sono stato in grado di affrontare questa disinformazione riferendo sulla recente morte di Axmed Ismaaciil Xuseen, un noto musicista somalo”, ha spiegato Abdullahi. “In qualità di leader di comunità, e grazie alla mia conoscenza della comunità e della sua cultura, sono in grado di affrontare la disinformazione in un modo che sarebbe impossibile per le agenzie internazionali che attualmente condividono le linee guida sul distanziamento sociale e altre strategie di mitigazione” per prevenire il contagio nel più grande campo profughi al mondo. (I.Sol. – Avvenire)
Viminale: da inizio anno sbarcate 6.195 migranti in Italia
24 Giugno 2020 -
Roma - Sono 6.195 i migranti sbarcati sulle coste italiane dall'inizio di questo anno. Il dato è aggiornato dal Ministero dell'Interno alle 8,00 di questa mattina.
Dei quasi 6.200 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 1.128 sono di nazionalità bengalese (18%). Gli altri provengono da Tunisia (1.000, 16%), Costa d’Avorio (777, 13%), Sudan (457, 7%), Algeria (378, 6%), Marocco (335, 5%), Guinea (243, 4%), Somalia (228, 4%), Mali (168, 3%), Nigeria (123, 2%) a cui si aggiungono 1.358 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
I minori non accompagnati che hanno raggiunto l'Italia sono stati 954.
Preghiera per l’Italia: da Cosenza il Rosario presieduto dall’arcivescovo Nolè
24 Giugno 2020 - Cosenza - La preghiera mariana per l'Italia questa sera sarà recitata dalla Cappella della Madonna del Pilerio nella Cattedrale di Cosenza. La recita, trasmessa da Tv2000 e InBlu radio alle 21 , sarà guidata dall'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Francesco Nolè. Saranno meditati i misteri gloriosi, che saranno commentati con brani tratti da santi, beati e servi di Dio legati a questa diocesi e alla Calabria.
R.I.
Migrantes Udine: domenica messa per i migranti con mons. Mazzocato
24 Giugno 2020 - Udine - Domenica 28 giugno alle ore 16, nella chiesa di San Pio X ad Udine celebrazione eucaristica con i migranti promossa dall’Ufficio Migrantes diocesano. Sara anche l’occasione per ricordare, ad una anno dalla scomparsa, l’ex direttore Migrantes Claudio Malacarne. La celebrazione sarà presieduta dall’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, che ha manifestato il desiderio di incontrare i componenti delle comunità di immigrati cattolici residenti nel territorio della diocesi. Durante la recente pandemia le comunità cattoliche immigrate sono state fortemente penalizzate, poiché le norme per il contenimento del contagio hanno impedito le loro liturgie domenicali, che solitamente si svolgono in varie chiese della città e in altre località della provincia. Questo disagio, che ha interessato tutta la popolazione, nel caso delle comunità immigrate ha creato tra i suoi componenti ancor più senso di solitudine, poiché i loro incontri domenicali costituiscono occasioni gioiose e proficue per mantenere la coesione delle comunità medesime, spiega la diocesi.
La stessa festa annuale fortemente voluta da mons. Mazzocato, prevista per la scorsa domenica di Pentecoste, non ha potuto aver luogo a causa delle norme per il contenimento del contagio. Tuttavia, le comunità stesse hanno ugualmente promosso momenti di preghiera in comune attraverso i social media, nonché collegandosi con i mezzi di comunicazione che trasmettevano quotidianamente le Sante Messe celebrate dall’arcivescovo. “Ora è giunto il momento di riprendere, nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti, le celebrazioni liturgiche anche per i fedeli immigrati, seguiti in particolare da diversi sacerdoti loro connazionali, operanti nella nostra Diocesi”, si legge nella nota. La celebrazione sarà una occasione per riprendere “le nostre celebrazioni domenicali, – afferma il direttore diocesano dell’Ufficio Migrantes, don Charles Maanu -, che dimostra ancora una volta la vicinanza del Pastore diocesano verso le comunità degli immigrati cattolici, parte integrante della Diocesi udinese”.
“La stessa liturgia di quella domenica – continua don Charles – la XIII del Tempo ordinario, appare quanto mai significativa fin dall’antifona di ingresso, che recita ‘Popoli tutti battete le mani, acclamate Dio con voci di gioia’; la stessa gioia che le comunità manifestano ad ogni loro festosa celebrazione, questa volta con il desiderio di lasciare alle spalle la triste esperienza del Covid-19”. Nell’occasione sarà ricordato anche il precedente direttore dell’ufficio diocesano Migrantes, Claudio Malacarne, ad un anno dalla sua prematura scomparsa.
R.I.
Termoli: storie e volti di migranti
24 Giugno 2020 - Termoli - I volti delle famiglie di migranti accolte a Termoli (Campobasso) sono stati protagonisti di una innovativa installazione allestita in occasione della Giornata mondiale del rifugiato: foto di donne e bambini, fuggiti da guerre e disperazione, chiamati per nome da chi li incontra e conosce le loro storie. Ad accompagnare le immagini scattate da Salvatore Inicorbaf le coperte termiche simbolo della campagna 'Io accolgo', appese alle finestre e dispiegate al vento per ricordare i viaggi della speranza affrontati da migliaia di persone.
Dell’installazione hanno fatto parte una delle croci di Francesco Tuccio, realizzate con un legno che si trova solo a Lampedusa, e la poppa di una barca che ha trasportato anche persone mai arrivate a destinazione.
Obiettivo della giornata, che ha visto anche un dibattito in streaming tra le realtà del territorio impegnate con e per i migranti, è stato dare voce ai tanti cittadini che condividono il valore dell’accoglienza. “Siamo tutti sulla stessa barca”, ha detto il Papa in piazza San Pietro il 27 marzo, indicando la fraternità tra uomini e donne come via di uscita dalla crisi provocata dalla pandemia. In questa giornata gli organizzatori, tra cui la Caritas e il progetto Siproimi Rifugio Sicuro, hanno ricordato la necessità di essere uniti «perché nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti”. (Fabrizio Occhionero – Avvenire)
Card. Bassetti: spazio a politiche e pratiche di accoglienza ed integrazione diffusa
23 Giugno 2020 - Rocca di Papa - Il 20 giugno scorso è stata celebrata la Giornata mondiale del rifugiato e purtroppo i dati diffusi dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite “hanno confermato quanto temevamo: le persone che nel mondo sono state costrette a lasciare la loro casa, e a volte anche il loro Paese, per salvare la vita, sono nel corso del 2019 drammaticamente cresciute”. Lo ha detto oggi pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, presso il Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa (RM), nel corso di una cerimonia in memoria del sindaco di Rocca di Papa Emanuele Crestini, deceduto il 20 giugno del 2019 in seguito alle ustioni riportate, dieci giorni prima, per mettere in salvo il maggior numero di cittadini, dipendenti e consiglieri del Comune nella cui sede si era verificato un grave incidente. Il pensiero del presidente dei vescovi – alla presenza del Presidenza della Repubblica, Sergio Mattarella – è andato a tutti coloro che nel nostro Paese o nel mondo, “una casa dove rimanere non l’hanno più, o non l’hanno ancora”. In un anno – ha ricordato il card. Bassetti - siamo passati da circa 70 milioni di rifugiati e sfollati nel mondo, a circa 80 milioni, “un numero che non è mai stato così alto dopo la seconda guerra mondiale e che non era mai cresciuto così tanto: 9 milioni di nuovi rifugiati e sfollati in un solo anno”. Il presidentye della Cei ha sottolineato l’impiortanzxa di riocordarlo proprio a Rocca di Papa dove nel centro del “Mondo Migliore” sono stati accolti più di 150 migranti, molti dei quali sono minori. “Sento come ferite del cuore a cui porre rimedio le pratiche di respingimento di coloro che fuggono dalla Libia o che cercano di raggiungere l’Italia via terra attraverso la Slovenia. Spero – ha quindi concluso - che questa nuova fase che si apre, mentre si va spegnendo la pandemia da COVID-19, non sia solo di riapertura ma anche rigenerativa dei nostri cuori, e trovino finalmente spazio politiche adeguate e pratiche di accoglienza ed integrazione diffusa nel nostro Paese”.
R.Iaria
“Molto oltre la paura”: la lettera di mons. Nosiglia che si sofferma anche su immigrati e nomadi in lockdown
23 Giugno 2020 - Torino - “Molto oltre la paura” è il titolo della lettera che mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e amministratore apostolico di Susa, ha indirizzato ai fedeli in occasione della festa patronale di San Giovanni Battista che si celebra domanoi . “La lettera tiene conto anzitutto della condizione di paura che ha alimentato e alimenta tutt’ora il cuore di tante persone”, spiega il presule che sottolinea il forte tessuto della solidarietà che “va annoverato tra le scoperte positive nella stagione del contagio. La forza e l’ampiezza del volontariato solidale è esploso in forme impensabili e inattese in ogni ambito del nostro vissuto”. In una nota diffusa dalla diocesi si evidenzia come in questo tempo sono aumentati i servizi di distribuzione del cibo con aumento delle richieste anche da parte di persone che usualmente non facevano riferimento a noi. Gli incrementi vanno dal 40 al 110%, a macchia di leopardo su tutto il territorio cittadino. Grazie alle donazioni di generi alimentari e all’intensa collaborazione con il Banco Alimentare e altre associazioni similari, ogni settimana Caritas Diocesana e Ufficio Migrantes hanno potuto distribuire oltre 300 borse viveri a richiedenti asilo non inseriti nel circuito ordinario delle parrocchie (specie quelli ospitati nelle strutture della Chiesa Cattolica) e aumentare di almeno un terzo la disponibilità di cibo alle parrocchie maggiormente richieste di aiuti. “Forte l’impegno per rifornire di cibo anche i giostrai rimasti fermi nel periodo del carnevale”, si sottolinea.
La popolazione straniera ha “sofferto molto”: sono stati interrotti tirocini lavorativi e borse lavoro, quindi percorsi avviati di inserimento lavorativo. Assistenti familiari e colf si sono ritrovate spesso a casa senza ammortizzatori sociali e chi lavorava in nero è rimasto senza alcun tipo di entrata economica. Con la chiusura delle scuole i bambini sono stati costretti a vivere in casa, anche quando le condizioni abitative non erano adeguate. L’istruzione a distanza poi ha creato diverse disparità tra gli studenti italiani e gli studenti stranieri e non sempre le istituzioni scolastiche sono state capaci di raggiungere i loro alunni”, si legge ancira nella nota di mons. Nosiglia che si sofferma anche sulle condizioni “già critiche” dei campi Rom che nel periodo di lock down “si sono aggravate, come del resto quelle dei giostrai spesso dovutisi fermare in località lontane dalla loro sede perché in viaggio.
A rendere la situazione particolarmente difficile è proprio stata l’impossibilità di uscire e di chiedere aiuto. Le persone e le famiglie si sono ritrovate sole”.
Lo straniero – si legge nella nota - ha “la capacità di adattarsi alle situazioni nuove, chiedendo, bussando alle porte, facendo rete all’interno delle sue comunità di riferimento. La chiusura totale ha tolto per un periodo piuttosto prolungato questa possibilità facendo mancare i loro punti di riferimento”. Anche alcuni uffici di carità hanno dovuto chiudere al pubblico, ma una rete fitta di persone, associazioni, enti si sono attivati in modi differenti. “Abbiamo colto tanta umanità e generosità tra medici, infermieri, volontari, credenti impegnati, presbiteri, religiose/i, genitori fantasiosi che hanno cercato ogni giorno di rendere meno pesante la vita dei loro bambini. E ancora, abbiamo visto nascere forme di solidarietà nuove tra vicini, attivare aiuti economici per rispondere alle carenze delle strutture sanitarie, comparire cassette con messaggi che recitavano ‘chi non può prenda, chi può metta’, distribuire sostegni alimentari e raccolte di farmaci”. Il lavoro più difficile in questi giorni è stato “rintracciare il bisogno, andare a intercettare le persone e la richiesta d’aiuto soprattutto da parte di chi non è abituato a farlo. Dobbiamo ringraziare chi ha continuato a esserci, magari in modi diversi, e chi proprio in questa occasione ha saputo reagire e ha imparato ad ascoltare il grido silente di aiuto che in una città deserta poteva essere ascoltato da un orecchio attento”. Ne capoluogo continua il lavoro di accompagnamento delle persone uscite dalle palazzine dell’Ex-Moi e le attività per il superamento dei campi Rom, pur nelle difficoltà dettate dalla pandemia. E in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il 27 settembre, per tutto il mese l’Ufficio Migrantes di Torino promoverà una serie di iniziative, spettacoli e incontri che coinvolgeranno le parrocchie, tutte le realtà di volontariato, i migranti e rifugiati e l’intera città.
Cei: una lettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia
23 Giugno 2020 -
Roma - Si intitola “È risorto il terzo giorno” ed è una traccia di riflessione elaborata dalla Commissione Episcopale per la Dottrina, l’Annuncio e la Catechesi della CEI per accompagnare equipe diocesane, catechisti e quanti sono impegnati sul fronte dell’annuncio e dell’iniziazione cristiana. Si tratta di una “rilettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia”, destinata a credenti e non credenti, che prende le mosse da un ascolto attento delle paure, dei bisogni e delle attese delle persone che, nel proprio contesto e con i propri strumenti, si sono trovate ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Ad aprire il testo, infatti, sono le voci di un’impiegata, di uno studente, di un bambino, di un avvocato, di un cappellano, di un medico, di una casalinga, di un adolescente, di un volontario e di una segretaria. Pongono interrogativi sulla sofferenza, sul disorientamento e sulla morte, ma testimoniano anche la capacità di resilienza, la creatività e la riscoperta della dimensione domestica della fede.
Nella traccia, la Commissione Episcopale colloca gli eventi recenti sullo sfondo del mistero pasquale di Gesù: dal Venerdì della morte in croce sino alla Domenica di risurrezione, attraverso il Sabato della deposizione nel sepolcro, evidenziando che “una lettura pasquale dell’esperienza della pandemia non può prospettare il semplice ritorno alla situazione di prima”.
Per la Commissione, infatti, “la croce e il sepolcro possono diventare cattedre che insegnano a tutti a cambiare, a convertirsi, a prestare orecchio e cuore ai drammi causati dall’ingiustizia e dalla violenza, a trovare il coraggio di porre gesti divini nelle relazioni umane: pace, equità, mitezza, carità”. Sono questi “i germi di risurrezione, i lampi della Domenica, che rendono concreto e credibile l’annuncio della vita eterna”. Ecco perché, nell’ascoltare e dare dignità all’umanità ferita, la Commissione Episcopale rilancia l’invito di papa Francesco a raccogliere la sfida dell’audacia e della creatività nel “ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”. Per ripartire “come comunità ecclesiale sui passi dell’uomo del nostro tempo, animati da tenerezza e comprensione, da una speranza che non delude”.
Eritrea: appello per salvare la scuola italiana
23 Giugno 2020 - Roma - "La chiusura della Scuola statale italiana ad Asmara è un pericolo da scongiurare a ogni costo; per decenni questo istituto ha preparato geometri, ingegneri, la classe dirigente del Paese": è l'appello che arriva, all'agenzia Dire, da p. Vitale Vitali, 45 anni di missioni nel Corno d'Africa, su una revoca della licenza comunicata dal governo eritreo. "Quella della Scuola è un'esperienza fondamentale" sottolinea il religioso appartenente alla Congregazione dei Pavoniani, una congregazione che opera in Eritrea dal 1969 e resta oggi custode nella capitale di una biblioteca di riferimento, con decine di migliaia testi di antropologia, linguistica, storia e memoria giornalistica. "Con le sue elementari, le medie e le superiori, l'istituto ha preparato, emancipato e sostenuto generazioni di eritrei, compresi futuri dirigenti e figli di ministri" sottolinea padre Vitali: "bisogna fare grande attenzione e intervenire subito anche perché ad Asmara a volte si fanno annunci per valutare le reazioni che producono". Difficile per ora capire le ragioni dietro la comunicazione di revoca. La decisione si affiancherebbe al ritiro di Asmara da un accordo tecnico bilaterale che prevede l'istituzione di un organismo di gestione congiunta, composto da rappresentanti italiani ed eritrei. La revoca della licenza, un permesso necessario perchè la Scuola possa continuare l'attività educativa e culturale avviata nel 1935, in periodo coloniale, ha suscitato l'allarme anche di insegnanti e formatori. Secondo l'associazione professionale e sindacale Anief, la decisione colpisce "una tessera fondamentale delle relazioni diplomatico-culturali" tra Italia ed Eritrea.
Mozambico: ondata di profughi nella provincia del Nord, causata da violenze e distruzioni
23 Giugno 2020 - Nampula - "La gente è terrorizzata e scappa dai villaggi. Ormai sono duemila solo a Namialo, più di 300 qui a Nampula. Fuggono dalle violenze e dalle distruzioni che stanno scuotendo da diversi mesi la provincia settentrionale di Cabo Delgado. La situazione è delicata". Così Arlain Pierre, missionario scalabriniano a Nampula, descrive all'Agenzia Fides la delicata situazione politica, militare e sociale del Nord del Mozambico.
"Chi siano, in realtà, gli autori di questi attacchi, nessuno lo sa - continua padre Arlain -. Si sono proclamati miliziani jihadisti appartenenti allo Stato islamico. Alcuni analisti hanno affermato che siano una pedina di una lotta per il controllo dei pozzi petroliferi di cui è ricca la regione. Difficile dire qual è la verità. Attualmente si è diffusa la tesi secondo la quale siano miliziani legati al traffico di droga. Tesi che potrebbe avvicinarsi alla realtà perché il Nord del Mozambico potrebbe diventare un’area strategica per il traffico degli stupefacenti provenienti dall’Asia centrale".
Il presidente Filipe Nyusi ha "riconosciuto l’emergenza e ha inviato, riferisce il missionario, alcuni reparti militari di rinforzo. Si è parlato della presenza di mercenari russi e di militari sudafricani, personalmente non ho visto militari stranieri passare dal nostro territorio. Però non mi sentirei di escludere che ci siano combattenti stranieri. Lo stesso presidente ha chiesto aiuto ai Paesi confinanti parlando di questa minaccia come di un pericolo comune".
I profughi arrivano nella provincia di Nampula in condizioni difficili. Molti sono scampati alle violenze e sono fuggiti di casa con quel poco che potevano portare via. Mancano quindi di tutto. "La comunità di Nampula – osserva padre Arlain – si è mobilitata. Nella parrocchia della Santa Croce, gestita dai comboniani, sono state accolte 300 persone. Altre sono state ospitate dalle famiglie che vivono in città, ma sono originarie di Cabo Delgado. Gli sfollati hanno veramente bisogno di tutto. Anche di assistenza medica perché hanno subito gravi traumi psicologici".
Anche nella popolazione di Nampula c’è paura. «Questa zona – conclude lo Scalabriniano – è stata uno dei centri della lunghissima guerra civile che si è combattuta in Mozambico negli anni Ottanta e all’inizio dei Novanta. È ancora vivo il ricordo dei combattimenti e delle privazioni. Quindi c’è il timore che le nuove violenze arrivino anche qui e coinvolgano la popolazione locale. Nessuno vuole sprofondare in un nuovo conflitto".