Primo Piano

Una comunicazione da progettare

2 Settembre 2020 - Roma - Ci prepariamo a vivere un nuovo anno pastorale, segnato dalle ferite profonde della pandemia. Come ricordava la Presidenza della Cei nella lettera inviata ai vescovi il 22 luglio, “ci attende il compito delicato di progettare, con le dovute precauzioni, un cammino comunitario che favorisca un maggior coinvolgimento dei genitori, dei giovani e degli adulti”. È un impegno che coinvolge in maniera attiva anche quanti sono impegnati nel mondo della comunicazione. Lo abbiamo sperimentato nei giorni bui del lockdown, lo stiamo vivendo ancora adesso: la comunicazione non è qualcosa di strumentale o accessorio, ma appartiene alla nostra stessa esistenza come parte costitutiva e originale. Un buon punto di partenza per il progetto da realizzare!

Vincenzo Corrado

“Prega con noi”: stasera Rosario da Treviso con mons. Tomasi

2 Settembre 2020 -

Treviso - Questa sera, 2 settembre, la recita del Rosario, in onda su Tv2000 alle ore 21, sarà trasmessa dal santuario trevigiano di Madonna Granda (Santa Maria Maggiore). A guidarlo il vescovo mons. Michele Tomasi. Le meditazioni della preghiera mariana saranno incentrate sul tema della 15a Giornata nazionale per la Custodia del Creato “Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12) – Per nuovi stili di vita”.

Da questa chiesa anche durante il periodo di isolamento per la pandemia il vescovo ha elevato la preghiera e la supplica al Signore a nome di tutta la Diocesi e l’affidamento a Maria di tante persone. “In questa occasione ci ritroviamo insieme per stare con Maria in compagnia di alcuni santi trevigiani che hanno vissuto il dono pieno della propria vita a Dio, ai fratelli e alle sorelle – sottolinea mons. Tomasi -. Un povero bracciante agricolo, una suora infermiera, un famoso economista, un nobile convertito alla causa dei malati e degli orfani, un santo Papa: ciascuno con una storia differente, tutti accomunati dallo sguardo rivolto al Signore. Trasformati dal fascino del suo amore, essi hanno vissuto nel servizio al prossimo e sono stati testimonianza concreta di Vangelo”. L’invito a collegarsi sul canale 28 del digitale terrestre, su InBlu Radio e sulla pagina Facebook di Tv2000, è rivolto a tutti i fedeli e in particolare alle famiglie e alle comunità religiose. Le figure che ispireranno le meditazioni sono quelle di Enrico da Bolzano, suor Bertilla Boscardin, Giuseppe Toniolo, Girolamo Emiliani, papa Pio X.

MigrantiPress: in distribuzione il numero di settembre

1 Settembre 2020 - Roma - E’ in distribuzione il numero di settembre della rivista Migranti-Press con un approfondimento sulle iniziative della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che quest’anno vedrà protagoniste, a livello nazionale, le diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta. Saranno infatti loro ad ospitare, come sede principale in Italia, la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - GMMR. Quest’anno la Fondazione Migrantes ha scelto il territorio del Nord-Ovest dell’Italia, una una terra di forte emigrazione tra Ottocento e Novecento, e di immigrazione, prima interna (proveniente dal Sud Italia con il boom economico, anni ‘50-’60-’70 del secolo scorso), e poi dai Paesi del sud del mondo. La giornata coinvolgerà, come riporta la rivista, strutture e associazioni. Le diocesi, dice il direttore regionale Migrantes, Sergio Durando, stanno mettendo a punto le settimane che precedono la Giornata del 27 settembre che rappresenta una occasione per riflettere, pregare e valorizzare il tema della mobilità umana e dell’accoglienza che “ci coinvolge tutti sia come comunità cristiana che come cittadini italiani, popolo con una storia di emigrazione che prosegue anche ai nostri giorni”. Alla Giornata Mondiale la rivista della Migrantes aveva dedicato l'intero numero di luglio-agosto inviato a tutte le parrocchie e diocesi italiane. Oltre alle iniziative della GMMR la rivista di settembre fa il punto sulle domande di emersione e regolarizzazione dei rapporti di lavoro, si sofferma sul volontariato dei migranti, parla di Lampedusa con una intervista al parroco, don Carmelo La Magra e si sofferma sul direttorio per la Catechesi. La rivista riporta anche la storia di Jaime e del ponte di solidarietà costruito tra Palermo e la Guinea e alcune esperienze di integrazione. E poi la storia di una presenza significativa tra i migranti italiani delle Suore Minime della Passione raccontata dalle religiose, dal missionario italiano don Domenico Basile e una riflessione di don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione della fondatrice, Elena Aiello. Spazio poi alla rubrica sulle migrazioni nelle legislazione e nella giurisprudenza.

R.Iaria

Mci Olanda: domenica la ripresa delle Le Sante Messe in lingua italiana riprendono Domenica 6 settembre.

1 Settembre 2020 - Amsterdam - Dopo il periodo delle vacanze estive riprendono, in Olanda, le celebrazioni eucaristiche  comunitarie in lingua italiana. Domenica, alle 13,00, a presiedere la celebrazione sarà il  vescovo di Rotterdam mons. Van den Hende, nella Chiesa di Leiden. Le domeniche successive (13, 20 e 27 settembre e 4 ottobre) la S. Messa a Leiden sarà spostata alle ore 17.00. Anche per le altre comunità della Missione Cattolica Italiana adAmsterdam (nella cappella della Onze Lieve Vrouweker) e Den Haag, "stiamo lavorando per riprendere presto le S. Messe in italiano e tutte le altre attività", spiegano i responsabili.

Lampedusa: per il parroco “Meglio trasferire sulla terraferma”

1 Settembre 2020 - Lampedusa - A Lampedusa, complice il mare calmo, c’è tensione per l’affollamento dell’hot spot dovuto ad un maxi-sbarco, sabato notte, di un peschereccio proveniente dalla Libia con 370 migranti del Bangladesh e del Senegal. Una trentina di barchini sono arrivati dalla Tunisia venerdì scorso. Il centro di Contrada Imbriacola, che può contenere solo duecento persone, ne ha ora circa 1.200 ammassati in condizioni disumane, con persone che dormono in terra, senza servizi igienici a sufficienza. 307 sono state trasferite nelle ultime ore. Anche stavolta la parrocchia di San Gerlando ha messo a disposizione, per l’emergenza, la Casa della fraternità, per dare almeno un tetto ai più vulnerabili, tra cui donne incinte e bambini. Il Viminale ha annunciato di aver avviato le procedure per far arrivare altre tre navi quarantena, che si aggiungeranno alle due già al largo di Lampedusa. Ieri pomeriggio al Comune di Lampedusa una riunione con alcuni imprenditori dell’isola, per decidere come organizzare lo sciopero minacciato dal sindaco Totò Martello. Un piccolo gruppo di manifestanti leghisti sta protestando esponendo cartelli con le scritte “Stop immigrati”, “Governo criminale”. Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, è sempre in prima linea nell’azione umanitaria. Oltre a dare la disponibilità dei locali parrocchiali, nei giorni scorsi ha officiato una piccola preghiera per il migrante morto, della Guinea Bissau, recuperato dall’imbarcazione “Louise Michel”, finanziata dal famoso street artist Bansky per effettuare salvataggi. Sui social don Carmelo ha postato la scritta #Blacklivesmatter: sullo sfondo il cimitero di Lampedusa e la camera mortuaria dove è ancora il corpo del giovane migrante senza nome. “Se lo slogan vale per l’America dovrebbe valere per tutti, anche in Europa – afferma al Sir -. Ogni vita ha valore”. “La situazione reale nell’isola non è come nel 2011 perché le persone sono nell’hotspot e nella Casa della fraternità, non ci sono migranti che invadono l’isola come viene detto – precisa  il parroco -. Certo tutte queste persone sono in grave disagio, dormono a terra, sotto gli alberi, non ci sono servizi igienici per tutti,  e questo è disumano”. La parrocchia ha offerto la Casa della fraternità “ma è sempre complicato gestire tutto quando i numeri sono così alti”. “La nostra richiesta al governo – afferma don La Magra – è che non vengano trattenute così tante persone a Lampedusa.  La permanenza nell’hot spot non è rispettosa dei diritti degli esseri umani, perché non ci sono gli spazi e i servizi necessari”. E a proposito della presenza delle navi delle Ong precisa: “Se non si vogliono altri a soccorrere in mare lo facciano le navi militari, per portarli subito in altri luoghi. Magari Lampedusa può essere usata solo per i soccorsi più urgenti”. Don La Magra pensa onestamente che le navi quarantena “siano inutili, anche perché si riempiono subito. Rimangono bloccate 14 giorni con persone già visitate e che hanno fatto il tampone. E se ci fosse improvvisamente un positivo sarebbe anche peggio. Sarebbe meglio alleggerire la pressione sull’isola portando le persona sulla terraferma, perché non possono stare ammassati nel centro in quelle condizioni”.  Le navi, prosegue, “sarebbero più utili se facessero la spola tra Porto Empedocle e Lampedusa. Anche perché non sono numeri ingestibili se trasferiti in altri posti”. Il parroco di Lampedusa apprezza l’iniziativa dell’artista Bansky, che ha finanziato di tasca propria una missione di salvataggio: “Dovrebbero seguirla in tanti. Continuiamo ad assistere a tragedie perché non ci sono vie legali e non ci sono salvataggi in mare. Rappresenta un segno, perché una sola barca non risolve ma ci dice che è possibile farlo”. Nel frattempo anche le Ong Sea Watch e Open arms hanno ripreso il mare. “Si è vero, c’è fermento ma speriamo non vengano considerate un ostacolo come in passato”, commenta.  “Il governo sembra sempre preoccupato per le Ong – osserva – allora potrebbe mettere a disposizione le navi militari per i soccorsi. Non ci interessa chi lo fa, purché qualcuno lo faccia, come nel 2013 quando c’era la missione Mare nostrum”. (Patrizia Caiffa - SIR)

Migrantes Calabria su incendio barcone: oggi si è persa umanità nel pensiero e nel linguaggio

1 Settembre 2020 - Cosenza - L'Ufficio Migrantes Calabria raccoglie “l’invito dell’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Raffaele Panzetta, all’indomani della tragica morte in mare di tre migranti, "a restare fedeli al Vangelo”. “Sui social - dice il direttore regionale, Pino Fabiano - si sono scatenati linguaggi e comportamenti che impoveriscono una intera comunità. Rispetto alla morte e a persone che affogano nel mare, oggi si è persa un po’ umanità nel pensiero e anzitutto nel linguaggio”. Il direttore Migrantes lancia “un appello ancora una volta a non generalizzare e a rendersi conto che gli sbarchi continuano” e che “c’è bisogno di canali umanitari" sull'esempio di quelli già avviati dalla Cei - attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes - e dalla Comunità di Sant’Egidio”.

Corso Migrantes: oggi la seconda giornata a Pianezza

1 Settembre 2020 - Torino - Riprenderanno questa mattina i lavori del Corso di alta formazione organizzata dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute) in corso, fino a, venerdì 4 settembre a Pianezza (To). I lavori riprenderanno, dopo una meditazione biblica affidata a sr. Paola Barbierato, con una relazione affidata al giornalista di "Avvenire", Nello Scavo su "Come ascoltare, accogliere e superare le paure presenti nelle nostre comunità?. Uno sguardo aperto sulle sfide della formazione e della comunicazione". Seguirà p Aldo Skoda del SIMI sul tema "Per una pastorale integrata e interculturale". Nel pomeriggio cndivisioni di prass ed esperienze. I lavori si concluderanno con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Derio Oliverio, vescovo di Pinerolo. Secondo le previsioni il Corso si terrà ogni anno nella regione italiana scelta per la celebrazione solenne della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in modo anche da valorizzare le buone pratiche presenti negli uffici territoriali, spiega la Migrantes. Quest’anno la regione ecclesiastica scelta per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è Piemonte-Valle d’Aosta. Il 27 settembre la celebrazione eucaristica principale si terrà a Torino, presieduta dall’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia e sarà trasmessa, alle ore 11, da Rai Uno.

R.Iaria

Anche il Papa, come tutti, è uscito da una casa

31 Agosto 2020 - Roma - È ben giusto che il Papa, per divina disposizione Padre di tutti, prenda viva parte a questa supplicazione dedicata ai più santi e puri affetti della vita umana e cristiana. Anche Egli, che vi parla, è uscito, come voi, come tutti, da una casa: e pensa con intima commozione a ciò che valsero nell'animo Suo di fanciullo gli esempi di pietà religiosa e di virtù domestiche trovati nella casa dove è nato. Ogni famiglia, infatti, fondata sull'operosità, sul mutuo rispetto, sul timor di Dio, è la forza e la robustezza dei villaggi, delle città, delle nazioni. (Giovanni XXIII, Angelus di domenica 11 gennaio 1959) Con questa nota iniziamo un viaggio alla ricerca di luoghi e situazioni in cui il magistero dei Papi ha intersecato la parola “famiglia”. Un viaggio che, a partire da Giovanni XXIII, vuole rintracciare le radici di quella pastorale famigliare che oggi è predicata e promossa da papa Francesco e che alimenta e sostiene i passi delle famiglie nel loro cammino cristiano. La prima occasione è il discorso di papa Giovanni all’Angelus dell’11 gennaio 1959, uno dei primi del suo pontificato. Lo stesso Papa ha collocato la festa della Sacra Famiglia la domenica successiva all’Epifania dandole una posizione di maggior rilievo nell’anno liturgico. In questa circostanza si rivolge ai fedeli col tono caloroso ed intimo che rimarrà impresso nei cuori dei suoi contemporanei e non solo. Egli fa subito un riferimento personale e, scardinando la ieraticità che fino al suo predecessore Pio XII, di origini nobili, era valsa sul soglio pontificio, ricorda di essere nato in una casa, presso un nucleo famigliare e di aver appreso lì i fondamenti della sua educazione e della sua fede. Subito si sente l’eco delle sue umili origini, nato a Sotto il Monte, un piccolo paese della provincia di Bergamo, quarto di tredici fratelli. In tal senso il suo è un approccio nuovo, può parlare alla folla radunata a piazza San Pietro e idealmente a quella del mondo, immedesimandosi nei vissuti dei suoi destinatari. A questo “vantaggio” comunicativo fa seguito la consapevolezza che è nella famiglia che si consolidano “la forza e la robustezza” di una società. Le famiglie cristiane sono chiamate ad innervare di virtù la vita sociale in cui sono immerse e ad essere “difesa contro ogni pericolo di corrompimento”. È un linguaggio che a noi oggi può sembrare non più attuale, con alle spalle la secolarizzazione consumatasi nei decenni che ci separano dalla fine degli anni cinquanta, ma che allora aveva una sua grande ragion d’essere. Le famiglie cristiane sono viste nella loro dimensione positiva di baluardo di energie sane rispetto ad una società civile in cui va aumentando il disinteresse per il fatto religioso. Poi il discorso del Papa si sposta su due categorie a cui dedicare un’attenzione particolare: sono quella delle famiglie numerose, come fu la sua: a cui Giovanni XXIII tributa un pensiero speciale di gratitudine e un’attenzione per le difficoltà a cui esse vanno incontro e quella delle famiglie affannate dalla mancanza di mezzi, lavoro e salute. C’è nello slancio del pontefice uno sguardo che abbraccia tutta l’umanità sofferente e che prelude ai tanti gesti significativi che egli deciderà di compiere. È uno stile di prossimità che contraddistingue tutto il breve e per certi versi rivoluzionario pontificato di papa Roncalli. Il discorso si chiude con un accento di sollecitudine anche nei confronti dei fidanzati che intendono sposarsi a breve, perché riescano a superare le tante difficoltà, economiche e non solo, che spesso si frappongono al matrimonio. Nel nome della Santa Famiglia sono quindi ricordati e rincuorati tutti i focolari presenti e futuri – questa la parola che usa il Papa – in un programma in cui prevale lo sprone ad una fiducia concreta nella Provvidenza e l’affidamento alla devozione fervida “delle nostre antiche e buone famiglie”. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Corso Migrantes: Pastore (Fieri), Italia sempre meno attraente per i migranti

31 Agosto 2020 - Torino - Per i migranti, “la nebbia del presente è doppia. Non sto parlando solo dei migranti più fragili e vulnerabili, quelli per cui la nebbia in mare spesso non è solo una metafora. Ma sto parlando anche di milioni di migranti cosiddetti ‘regolari’ e ‘integrati’. Persone che fino a ieri si consideravano ‘arrivate’ e invece oggi si trovano senza più alcuna certezza circa il proprio impiego, il proprio reddito e il proprio futuro, e stanno valutando che fare: rimanere aggrappati, tornare indietro o provare a ripartire, verso qualche altro luogo dove provare a ricostruire un minimo di certezze”. A dirlo oggi pomeriggio Ferruccio Pastore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (FIERI), intervenuto ala giornata di apertura del corso di alta formazione promosso dalla Fondazione Migrante e che si svolgerà (fino al 4 settembre) a Pianezza (To). Pastore ha evidenziato che solo negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso oltre mezzo milione di abitanti: una città medio-grande, un’intera Genova in meno! E il 2019, con una diminuzione delle nascite del 4,5%, “ha sottratto al 2018 il primato negativo dall’Unità d’Italia. E ci sono già segnali che la pandemia peggiorerà ulteriormente le cose. Se il nostro bisogno di immigrazione – ha sottolineato - è una costante, quello che invece, da una decina d’anni a questa parte, è venuto cambiando è la nostra capacità collettiva - come paese, come società - di attrarla e sostenerla questa immigrazione, magari malvoluta, ma necessaria. Sebbene la crisi scoppiata nel 2008 non abbia azzerato la domanda di lavoro immigrato, il suo impatto è stato particolarmente profondo proprio sulla popolazione di origine straniera, ha lasciato cicatrici profonde. Molti sono stati risucchiati nel sommerso, è aumentato il divario salariale con i nativi, è cresciuto il tasso di sottoinquadramento, e così via”. Il relatore, citando alcuni dati, ha detto che tra il 2012 e il 2016 la crescita del numero di contribuenti extra-UE (+2%) è stata 10 volte inferiore rispetto a quella della popolazione residente proveniente dagli stessi paesi. Quindi “nel 2012, per ogni 100 residenti stranieri (non UE) c’erano 45 contribuenti, oggi solo 38. Perché? Non è che gli immigrati siano diventati più fannulloni. E’ – ha spiegato - che il lavoro immigrato è stato decimato da dieci anni di crisi, e nel frattempo le frontiere sono rimaste chiuse a nuovi ingressi per lavoro, mentre nascite e ricongiungimenti famigliari, seppure sempre meno impetuosamente, andavano avanti. Il rapporto tra braccia e bocche, per così dire, peggiora. E l’effetto congiunto è un impoverimento drastico”. Pe i migranti l’Italia diventa “sempre meno attraente, ha sempre meno da offrire”. Nel 2019, “l’afflusso di nuovi immigrati (misurato in base ai trasferimenti di residenza) è calato dell’8,6%. Intanto, ha continuato ad aumentare il deflusso di cittadini italiani (182mila, +8,1% rispetto al 2018). Ma è cresciuto ancora di più l’esodo di immigrati regolari: 56.000 cancellazioni per l’estero, pari a un +39,2%. Per di più, tenete presente che molti degli italiani che se ne vanno sono in realtà ex-stranieri, che appena ottenuta la cittadinanza italiana, per naturalizzazione o al compimento dei diciott’anni, la usano come lasciapassare per l’Europa”. Tutto questo – ha concluso -  ora “viene esacerbato dalla pandemia. Perché ogni crisi, anche questa colpisce prima e più violentemente gli strati più fragili della società”. I lavori sono stati aperti da una introduzione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e da Cristina Molfetta dell’Ufficio ricerche. Tra le relazioni della settimana quella di Nello Scavo, giornalista di Avvenire, p. Aldo Skoda del SIMI, del Vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. Sono anche previste alcune meditazioni affidate a sr. Paola Barbierato mentre presiederanno le diverse liturgie – che concluderanno le giornate – mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta e l’arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Cesare Nosiglia. .

Viminale: 19194 i migranti approdati nel 2020 sulle coste italiane

31 Agosto 2020 - Roma - Sono 19.194 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati, aggiornati a questa mattina alle 8, del Ministero dell'Interno. Dei quasi 19.200 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 7.885 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.041, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (858, 4%), Pakistan (667, 3%), Sudan (643, 3%), Marocco (569, 3%), Somalia (549, 3%), Egitto (494, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 3.222 persone (17%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Sempre secondo il Viminale sono 84.557 i migranti accolti su tutto il territorio nazionale di cui 1.248 negli hot spot della Sicilia, 59.900 nei centri di accoglienza e 23.409 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 11.129 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio, Piemonte e Sicilia (9%), Campania (7%), Toscana e Veneto (6%).

Frati Minimi su incendio barca migranti: “non si puó rimanere indifferenti dinanzi ad un simile accaduto”

31 Agosto 2020 - Paola - "Non si puó rimanere indifferenti dinanzi ad un simile accaduto. S. Francesco di Paola farebbe udire forte la sua voce a difesa della dignità umana, in questo caso profondamente lesa". E' quanto si legge nel profilo facebook del Santuario di Paola," cuore della fede di Calabria"dopo l'incedio del barcone dei migranti a Crotone che ha causato la morte di tre migranti e il ferimento di alcuni uomini di soccorso della Guardia di Finanza. Dal santuario calabrese  - dice  ilcorrettore provinciale dell'Ordine dei Minimi fondato da San Francesco di Paola - "si alza un appello urgente a riscoprire la sussidiarietà, valore umano e cristiano eminentemente esercitato dal santo Patrono della nostra Regione, anche in tempi di pandemia". (R.I.)

Diocesi di Crotone-Santa Severina:” l’odio e l’indifferenza nei confronti dei migranti” è “contrario all’autentica pietà cristiana”

31 Agosto 2020 - Crotone - La tragedia che si è consumata ieri a largo della costa di Praialonga nel comune di Isola Capo Rizzuto "scuote profondamente le nostre coscienze di uomini e di credenti" e "ci spinge a chiedere perdono a Dio per questa ennesima tragedia dell’emigrazione". E' quanto scrive la diocesi di Crotone-Santra Severina in una nota dopo l'incendio di un barcone con a borod migranti che ha causato la morte di tre persone e il ferimento di un finanziaere. La comunitèà diocesana "piange per la morte di questi nostri tre fratelli migranti, dei quali pur non conoscendo i nomi, intuiamo la tragica storia di sofferenza, e spera che i dispersi (o il disperso) siano ritrovati salvi". la cuoria diocesana è vicina anche agli uomini della Guardia di Finanza rimasti feriti nelle operazioni di soccorso, così come "ci sentiamo in dovere di ringraziare e di lodare tutti gli uomini e le donne dello Stato, delle associazioni di volontariato e del personale medico e paramedico per la dedizione con cui si stanno adoperando nei soccorsi dei superstiti e nella ricerca dei dispersi. Riteniamo - si legge ancora nella nota - che sia proprio il prendersi cura del prossimo, senza distinzione di razza, lingua, sesso, religione, il valore più alto della nostra Repubblica di cui come cattolici ci sentiamo orgogliosamente ispiratori e parte integrante". La diocesi calabrese, guidata dall'arcivescovo mons. Angelo Raffaele Panzetta fa suo l’appello di papa Francesco, che proprio domenica scorsa, 23 Agosto, durante l’Angelus in Piazza San Pietro, ricordava ai credenti e alla comunità internazionale che "Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza, vittime della cultura dello scarto" e fa appello al Governo Italiano, alla Commessione Europea e alla comunità internazionale perché "non lascino nulla di intentato nel favorire l’accoglienza dei migranti e la risoluzione dei conflitti interni ai loro Paesi che li costringono alla fuga. In questo momento siamo altresì increduli e turbati per l’aria d’odio e d’indifferenza che si respira sui social e ci preoccupa e rammarica sapere che anche tra chi si professa cristiano e cattolico ci si abbandoni a giudizi e a considerazioni che rasentano il razzismo". Da qui l'invito a tutti i responsabili politici ed amministrativi "del nostro paese a farsi carico dei problemi sociali che esasperano la nostra gente e che il Corona Virus ha aggravato ancora di più, guardando con lungimiranza ai valori di civiltà sanciti dalla nostra Costituzione, gli unici in grado di traghettarci verso una società più giusta, con meno disuguaglianze e più attenta ai bisogni dei cittadini più fragili. Come figli dell’unico Padre misericordioso, credenti in Gesù Cristo, che si è fatto prossimo di tutti, soprattutto dei più poveri e degli ultimi, riteniamo che l’odio e l’indifferenza nei confronti dei migranti, sia contrario all’autentica pietà cristiana". Il Vangelo di Gesù, attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa - ssi legge ancora nelle nota - ricorda che ogni uomo è, "in quanto figlio di Dio, chiamato a realizzarsi in modo dignitoso secondo giustizia e carità". Pertanto è "eticamente inammissibile rifiutarsi di accogliere i migranti perché, come ricorda il Concilio Vaticano II 'Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati devono equamente essere partecipati a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità'".  La Diocesi di Crotone- Santa Severina mentre si augura che "i toni più aspri si stemperino", presenta a Dio tutte "le vittime innocenti delle disuguaglianze mondiali e incoraggiamo, con rinnovato slancio, a favorire nel nostro territorio percorsi di integrazione, di fratellanza e di tutela dei più fragili e dei più poveri, perché nessuno tra di noi abbia a soffrire e a sentirsi escluso e scartato".

Raffaele Iaria

Ci vorrebbe un pensiero

31 Agosto 2020 - Roma - “Che cosa pensi della vita e della morte? Che cosa pensi del bene e del male? Che cosa pensi della tua presenza in questo Paese? Che cosa pensi del futuro e della speranza?”. E’ l’arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, mons. Mario Delpini, a proporre queste domande nella lettera in vista della 96a Giornata per l’Università Cattolica che ricorre domenica 20 settembre e ha per tema “Alleati per il futuro”. La riflessione si pone in continuità con il discorso “Autorizzati a pensare” che lo stesso arcivescovo rivolse alla città il 6 dicembre 2018. Era un invito a riscoprire il pensare come valore, responsabilità ed esercizio indispensabili alla costruzione del bene comune. La lettera è indirizzata ai cattolici italiani ma subito si apre a quanti cattolici non sono, o tali non si definiscono, perché nel tempo dell’incertezza e dell’ansia sono nate e stanno nascendo molte domande “sul senso di quello che si sta facendo”. Le cose fatte, i risultati raggiunti dall’intelligenza “sono veramente stupefacenti”: la domanda sul loro senso non ne sminuisce il valore ma lo mette a confronto con la ricerca di verità e di felicità dell’uomo. Se attenti e sensibili ai segni del tempo il pensiero “laico” e il pensiero “cristiano” non possono non avvertire l’esigenza di ritrovarsi, di stimarsi a vicenda, di rompere il rumore mediatico che copre entrambi. L’arcivescovo di Milano si rivolge al “cattolico italiano” e, in nome della responsabilità che questa duplice appartenenza comporta, auspica “un pensiero adulto, rigoroso, attento e paziente perché la verità cristiana si riveli nella sua bellezza, nella sua altezza e profondità”. Non sempre sono però evidenti la volontà e il desiderio di intraprendere questo percorso controcorrente. Il fare per essere è un male sottile e diffuso. “Ci vorrebbe - scrive allora mons. Delpini - un pensiero che offra criteri per costruire, strumenti per leggere la realtà, spunti critici per migliorare, modi di operare promettenti per una crescita armonica dell’insieme”. Il riferimento è al primato dell’educazione, della formazione della coscienza. Chiaro l’invito alla comunità cristiana perché sia davvero “un villaggio dell’educazione”come papa Francesco auspica. Emergono dunque la necessità e l’urgenza di creare luoghi e tempi in cui ritrovare il senso del pensiero, il suo essere dono e responsabilità, il suo essere atto concreto perché atto di amore, il suo essere compagno fedele del discernimento. “Insieme con le buone intenzioni - scrive mons. Delpini - ci vorrebbe un pensiero, un pensiero condiviso, un pensiero che apra alla speranza. Insomma un pensiero cattolico “. E’ questione di realismo, di realismo cristiano.E’ questione di serietà, di serietà cristiana.

Paolo Bustaffa

Lo scandalo della croce

31 Agosto 2020 - Città del Vaticano - Un profeta, un grande profeta come Elia, che era atteso, oppure il Battista, ucciso da Erode, o ancora Geremia, che profetizzava contro il tempio di Gerusalemme. Questa era l’opinione comune che accompagnava la presenza di Gesù. Matteo ci porta nei territori di Cesarea, la città fondata da Filippo, figlio di Erode, e dedicata a Cesare, venerato come divino. È qui che Gesù dialoga con Pietro e i discepoli; chiede, è il Vangelo di domenica scorsa: “ma voi, chi dite che io sia”. Pietro, che diventa Cefa, cioè pietra, risponde con quella frase che è segno di conversione: “tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Questa domenica Pietro, la roccia, colui che è chiamato a edificare la chiesa, diventa scandalo, pietra d’inciampo nel cammino della fede; Gesù lo rimprovera chiamandolo satana. I Vangeli di queste due domeniche, come sottolinea papa Francesco all’Angelus, sono tra loro collegati, nell’obbedienza alla parola di Dio. E quando Gesù spiega ai suoi discepoli il suo andare a Gerusalemme, patire e soffrire a causa della cecità e dell’arroganza di anziani, capi dei sacerdoti e degli scribi; ancora, il venire ucciso e il risorgere il terzo giorno, ecco che Pietro si ribella, è una strada che non accetta, perché il suo Signore non può soffrire e patire fino alla morte: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. I discepoli non comprendono le parole di Gesù, perché “hanno una fede ancora immatura e troppo legata alla mentalità di questo mondo. Loro pensano a una vittoria troppo terrena, e per questo non capiscono il linguaggio della croce”. Pietro ha fede, dice Francesco, “lo vuole seguire, ma non accetta che la sua gloria passi attraverso la passione. Per Pietro e gli altri discepoli – ma anche per noi – la croce è una cosa scomoda, la croce è uno ‘scandalo’, mentre Gesù considera ‘scandalo’ il fuggire dalla croce, che vorrebbe dire sottrarsi alla volontà del Padre, alla missione che Lui gli ha affidato per la nostra salvezza”. Netta la divergenza tra l’amore del Padre, che giunge fino al dono del figlio unigenito, e i desideri, le attese dei discepoli. Succede, afferma il vescovo di Roma nel commentare le parole di Pietro, che nei momenti di “devozione, di fervore, di buona volontà di vicinanza al prossimo, guardiamo Gesù e andiamo avanti; ma nei momenti in cui viene incontro la croce, fuggiamo. Il diavolo, Satana – come dice Gesù a Pietro – ci tenta”. Seguirlo è prendere la croce, ricorda il Papa all’Angelus, “sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane”, ma anche “portare con fede e responsabilità quella parte di fatica e di sofferenza che la lotta contro il male comporta”. Questo perché la vita del cristiano è sempre una lotta; “la Bibbia dice che la vita dei cristiani è una milizia. Lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il Male”. E il male esiste anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l’ingiustizia che colpiscono i più deboli? Francesco chiede che la croce “appesa alla parete di casa, o quella piccola che portiamo al collo, sia segno del nostro desiderio di unirci a Cristo nel servire con amore i fratelli, specialmente i più piccoli e fragili”, e “non va ridotta a oggetto scaramantico, oppure a monile ornamentale”: è segno dell’amore di Dio, e del sacrificio di Gesù. Nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il Papa ricorda la giornata di preghiera per la salvaguardia del creato, il primo settembre. Fino al 4 ottobre “celebreremo con i nostri fratelli cristiani di varie Chiese e tradizioni il ‘Giubileo della Terra’, per ricordare l’istituzione, 50 anni fa, della Giornata della Terra”. Si tratta di impegnarsi adottando stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le future generazioni. Non devono essere le popolazioni più povere a pagare il maggior prezzo dei mutamenti climatici. “La Chiesa ha una responsabilità per il creato”, diceva Benedetto XVI nel discorso alla Curia Romana il 22 dicembre 2009; “deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti [...] Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio”.

Fabio Zavattaro

Incendio su barcone: tre morti e un disperso al largo di Crotone

31 Agosto 2020 - Crotone - Il dolore e l'angoscia, lo choc e la disperazione. Sono i sentimenti che traspaiono dagli occhi e dai primi, concitati racconti dei migranti sopravvissuti all'ennesima tragedia del mare, avvenuta al largo delle coste crotonesi. Per cause ancora da accertare, a bordo del barcone che li stava trasportando, è avvenuta una violenta esplosione, che ha causato finora tre vittime (una donna e due uomini) e un disperso. Sono tre e non quattro, come si era appreso in un primo tempo, i migranti morti nell'incendio del barcone davanti la costa del crotonese ed uno è ancora disperso. Secondo una prima ricostruzione della Prefettura di Crotone, a bordo del barcone viaggiavano, complessivamente, 21 migranti. Altri 13 erano sbarcati nella notte a Sellia Marina, dove il barcone era stato intercettato da una motovedetta della Gdf che aveva iniziato a scortarlo verso il porto di Crotone. Durante il tragitto, per ragioni ancora da verificare (potrebbe essersi trattato di cause accidentali, una scintilla venuta a contatto col carburante, ma c'è pure chi ipotizza uno "zampino" di possibili scafisti a bordo) è avvenuta la tremenda esplosione che ha causato 5 feriti tra i migranti (due con gravi ustioni sono stati trasferiti in elisoccorso nell'ospedale di Catanzaro) e altri due feriti tra i militari della Guardia di finanza (uno forse con frattura a una gamba), che stavano attuando l'operazione di soccorso. Sulle cause dell'esplosione indagano le forze dell'ordine, coordinate dalla procura di Crotone. (Vincenzo R. Spagnolo – Avvenire)

Italiani nel Mondo: suono delle campane per ricordare le vittime di Mattmark

30 Agosto 2020 - Roma – Oggi pomeriggio, alle 17.15, in diversi comuni italiani suoneranno le campane a ricordo dei propri cittadini morti 55 anni fa. Sono le vittime della tragedia di Mattmark , in Svizzera mentre costruivano una delle infrastrutture più importanti d’Europa, la diga di Mattmark. Era lunedì il 30 agosto del 1965. Alle 17,15 50 metri di ghiaccio, ghiaia e sassi travolsero, in meno di 3 secondi, 88 tra operai, tecnici ed ingegneri degli oltre 700 impegnati in quel momento nella costruzione della diga. Degli 88 morti la maggioranza erano italiani: ben 56. Come a Monongah nel 1907, a Dawson nel 1913 e nel 1923 o a Marcinelle nel 1956 – dove “la rincorsa a produrre energia aveva causato altrettante catastrofi del fordismo” – il prezzo più. Alto fu pagato dall’Italia”, come ricorda lo storico Toni Ricciardi nel suo saggio pubblicato in occasione del 50mo della tragedia nel “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Insieme agli italiani perirono, infatti, 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci, un apolide e 23 svizzeri. La provincia di Belluno fu quella più colpita con 17 vittime, insieme al Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza), che perse 7 uomini. Complessivamente, delle 56 vittime italiane 17 erano veneti, 8 calabresi, 4 abruzzesi, 5 trentini, 3 campani, 3 emiliani, 3 friulani, 3 pugliesi, 3 sardi, 3 siciliani, 2 piemontesi, 1 molisano e 1 toscano. In tutti i comuni d'Italia che ebbero dei caduti a Mattmark, suoneranno per un minuto le campane. A promuovere l’iniziativa è stata l’Associazione “Bellunesi nel Mondo”. Sono trascorsi cinquantacinque anni da quel dramma, in periodo delle costruzioni di grandi opere pubbliche. La diga di Mattmark sarebbe stata la più grande costruzione di un bacino per produrre energia elettrica e fornire corrente a numerosi comuni svizzeri. Quindi avrebbe contribuito a generare ricchezza, sviluppo, progresso e civilizzazione, ricorda oggi il segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, Michele Schiavone evidenziando che quelle opere “sono il lascito di una generazione di uomini e donne che sapevano di contribuire al futuro e allo sviluppo sociale ed economico di interi territori, società e famiglie. La gratitudine non verrà meno, neanche a distanza di anni, verso coloro che con grandi sacrifici hanno creato le condizioni per modernizzare e rendere meno duri i tempi della vita”. L’8 agosto scorso si è celebrata la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, in occasione della tragedia del 1956 a Marcinelle dove persero la via, in una miniera, 136 italiani.

Raffaele Iaria

Papa Francesco: la croce non è un fatto scaramantico

30 Agosto 2020 - Città del Vaticano - "Dopodomani, primo settembre, ricorre la Giornata mondiale di preghiera per la Cura del creato". Lo ha ricordato questa mattina, papa Francesco, nei saluti finali dopo l’Angelus in Piazza San Pietro aggiungendo che fino al 4 ottobre “celebreremo con i nostri fratelli cristiani di varie Chiese tradizioni il Giubileo della Terra, per ricordare l’istituzione 50 anni fa della Giornata della Terra". Il papa ha poi ricordato le diverse iniziative che nel mondo vengono promosse e tra queste il concerto che si svolge oggi nella cattedrale di Port Louis, capitale di Mauritius, “dove purtroppo si è verificato recentemente un disastro ambientale". Il papa ha anche detto di seguire con “preoccupazione le tensioni nella zona del Mediterraneo orientale, insidiata da vari focolai di instabilità” e ha fatto appello “al dialogo costruttivo e al rispetto della legalità internazionale per risolvere i conflitti che minacciano la pace dei popoli di quella regione”. Nel commentare il brano evangelico di questa domenica il Papa parte dalla frase di Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. “Di fronte alla prospettiva che Gesù possa fallire e morire in croce”, spiega il papa, lo stesso Pietro “si ribella e gli dice: Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!. Crede in Gesù, lo vuole seguire, ma non accetta che la sua gloria passi attraverso la passione”. La croce è “incomoda, uno scandalo” nell’idea di Pietro, dee discepoli e “anche per noi”, mentre Gesù “considera scandalo il fuggire dalla croce, che vorrebbe dire sottrarsi alla volontà del Padre, alla missione che Lui gli ha affidato per la nostra salvezza", dice papa Francesco prima della preghiera mariana: “nei momenti di devozione, di fervore, di buona volontà, di vicinanza al prossimo, guardiamo Gesù e andiamo avanti; ma nei momenti in cui viene incontro la croce, fuggiamo. Il diavolo, Satana – come dice Gesù a Pietro – ci tenta. È proprio del cattivo spirito, è proprio del diavolo allontanarci dalla croce, dalla croce di Gesù”. Il pontefice cita due atteggiamenti per i suoi discepoli: “rinunciare a sé stessi”, che “non significa un cambiamento superficiale, ma una conversione, un capovolgimento di mentalità e di valori” e “prendere la propria croce. Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare – ha spiegato - con fede e responsabilità quella parte di fatica, quella parte di sofferenza che la lotta contro il male comporta. La vita dei cristiani è sempre una lotta. La Bibbia dice che la vita del credente è una milizia: lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il Male”. Così l’impegno di “prendere la croce” diventa “partecipazione con Cristo alla salvezza del mondo”. Pensando a questo l’invito di papa Francesco è quello di fare in mondo “che la croce appesa alla parete di casa, o quella piccola che portiamo al collo, sia segno del nostro desiderio di unirci a Cristo nel servire con amore i fratelli, specialmente i più piccoli e fragili. La croce è segno santo dell’Amore di Dio, è segno del Sacrificio di Gesù, e non va ridotta a oggetto scaramantico oppure a monile ornamentale. Ogni volta che fissiamo lo sguardo sull’immagine di Cristo crocifisso, pensiamo che Lui, come vero Servo del Signore, ha realizzato la sua missione dando la vita, versando il suo sangue per la remissione dei peccati. E non lasciamoci portare dall’altra parte, nella tentazione del Maligno. Di conseguenza, se vogliamo essere suoi discepoli, siamo chiamati a imitarlo, spendendo senza riserve la nostra vita per amore di Dio e del prossimo. La Vergine Maria, unita al suo Figlio fino al calvario, ci aiuti a non indietreggiare di fronte alle prove e alle sofferenze che la testimonianza del Vangelo comporta per tutti noi2, ha pregato.

Raffaele Iaria

 

Puglia: oggi a Otranto la presentazione dell’ultimo libro di Luigino Bruni

29 Agosto 2020 - Otranto - Sarà presentato questa sera a Otranto il nuovo librp di nuovo libro di  Luigino Bruni, "Le donne nascoste nella Bibbia" edito da AnimaMundi. Nel volume Bruni compie un percorso straordinario, sorretto da un solido approccio ermeneutico, che ribalta l’usuale punto di vista sulle molte figure femminili raccontate nella Bibbia, restituendole al lettore nella loro interezza di donne forti e compassionevoli, nella loro personalità complessa. L’appuntamento è per le 18.30 nella piazzetta San Pietro a Otranto (Lecce). Dialogherà con l’autore la giornalista Anna Maria Conoci.

Italiani nel mondo: domenica 55° anniversario della tragedia di Mattmark

28 Agosto 2020 - Belluno - Domenica 30 agosto 2020 saranno trascorsi cinquantacinque anni esatti dal disastro di Mattmark. Una tragedia sul lavoro che colpì pesantemente la provincia di Belluno, all’epoca segnata da un’emigrazione di massa che ogni anno portava centinaia di bellunesi all’estero in cerca di un futuro migliore. Ed è proprio nell’ambito dell’emigrazione, di un fenomeno già scosso da numerose catastrofi che negli anni precedenti avevano spento l’esistenza di decine e decine di uomini e donne partiti dall’Italia, che si consuma questa sciagura. Siamo in Svizzera, nel Canton Vallese, a circa 2.200 metri di quota in una località chiamata Mattmark. È il 1965. Centinaia di operai, soprattutto stranieri, sono impegnati a costruire la diga in terra battuta più grande d’Europa. Un’opera monumentale, modellata da faticosi turni di lavoro che vedono tra i protagonisti anche molti bellunesi giunti da tutta la provincia. Nulla farebbe presagire il disastro, se non un dettaglio: una parte delle officine e degli alloggi dei lavoratori è posizionata sotto la lingua di un immenso ghiacciaio, l’Allalin. E proprio il 30 agosto, alle 17.15 l’Allalin si mette in moto. Un blocco di circa due milioni di metri cubi di materiale si stacca e comincia una letale discesa che travolge tutto ciò che incontra sulla propria strada, compresi uomini e donne. Le vittime sono ottantotto, di cui cinquantasei italiane.. In occasione dell’anniversario della tragedia, la Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”, con il patrocinio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e dei Comuni di Sedico, Santa Giustina, Cesiomaggiore, Sospirolo e San Gregorio nelle Alpi, organizza un momento di ricordo per commemorare le vittime e i loro familiari. L’evento si terrà domenica 30 agosto 2020 alle ore 10.00 presso il parco “Vittime di Mattmark”, in via Dino Buzzati a Mas di Sedico. Il programma prevede: alle 10.00 il ritrovo presso il parco, alla presenza dei gonfaloni dei Comuni di Sedico e Sospirolo e dei gagliardetti delle Famiglie Ex emigranti dell’Abm e degli Alpini; l’ intervento delle autorità; il ricordo delle vittime con la benedizione e la deposizione della corona d’alloro al monumento dedicato ai caduti sul lavoro e in emigrazione. Oltre all’evento di Mas di Sedico, su iniziativa dell’Abm domenica 30 agosto alle 17.15 (ora della tragedia) in tutti i comuni d’Italia che ebbero dei caduti a Mattmark suoneranno per un minuto le campane.  

Cei:presentato al Papa il nuovo Messale

28 Agosto 2020 -

Roma - È stata consegnata questa mattina al Papa la prima copia del nuovo Messale della Conferenza Episcopale Italiana. Ricevendo in udienza una delegazione che ha lavorato alla pubblicazione del volume, guidata dal Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, Papa Francesco ha ringraziato per il dono ricevuto, sottolineando l’importanza del lavoro svolto e la continuità nell’applicazione del Concilio. Il porporato, salutando il pontefice Sa nome dei presenti, ha ricordato l’impegno profuso da tanti nel migliorare il testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico. Il Messale verrà consegnato nelle prossime settimane ai Vescovi italiani e alle parrocchie. Potrà essere usato appena pubblicato e diventerà obbligatorio dalla prossima Domenica di Pasqua (4 aprile 2021).

Questa edizione è stata approvata secondo le delibere dell’Episcopato e ha ricevuto l’approvazione da Papa Francesco il 16 maggio 2019. Oltre alle variazioni e agli arricchimenti della terza edizione tipica latina, propone altri testi facoltativi di nuova composizione, maggiormente rispondenti al linguaggio e alle situazioni pastorali delle comunità e in gran parte già utilizzati a partire dalla seconda edizione in lingua italiana del 1983.

“Il libro del Messale - spiega il card. Bassetti -  non è soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio - fatto di gesti e parole - e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore”.

Il Messale, stampato in un unico formato, sarà presto in vendita nelle librerie.