Primo Piano

Cagliari : al Lazzaretto la Giornata mondiale di migranti e rifugiati

7 Settembre 2020 - Cagliari – « Mediterraneo, mare di meticciato e frontiera di pace”. Sarà il tema al centro della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra a Cagliari il 26 e 27 settembre, in due momenti. Sabato 26 alle 17.30, al Lazzaretto di Sant'Elia un convegno che ha come relatori Oliviero Forti, della Caritas Italiana, che propone una relazione sul tema: « Immigrazione e Mediterraneo. Oltre la crisi», e            mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari, che invece proporrà il tema «Mediterraneo, frontiera di pace», già presentato nell’incontro di Bari del 19-23 febbraio scorsi. Gli interventi saranno preceduti dai saluti dell'arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi e dalle autorità civili ed istituzionali del territorio. L'incontro terminerà con la preghiera comunitaria, presieduta dal mons. Baturi, in memoria delle vittime nel Mediterraneo e omaggio floreale in mare. Domenica 27 invece alle 11.30, nella basilica di Nostra Signora di Bonaria, la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Francesco Cacucci e concelebrata dall’arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi, alla quale sono state invitate le comunitàà etniche, le associazioni di volontariato, i volontari Caritas e Migrantes e gli insegnanti di religione. Nel corso della due giorni, organizzata dall'Ufficio diocesano Migrantes e dalla Caritas, verrà anche presentato il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale: «Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni». Un tema che se trova maggiore attinenza nei continenti di emigrazione, come Africa, Asia e America, in Europa viene declinato con quella necessaria attenzione di cui anche il conduttore televisivo, Piero Angela, ha parlato in una recente trasmissione. Uno studio sul Dna degli antichi romani ha infatti mostrato  come la capitale dell'Impero sia stato crocevia di etnie. Secondo quanto individuato dagli studiosi la varietà genetica presente a quei tempi a Roma era decisamente ampia: individui provenienti da Nord Africa, Vicino Oriente, e regioni del Mediterraneo europeo, sono il segno di un continuo spostamento da e verso la capitale dalle diverse parti dell'Impero. Una commistione di popoli che conferma come la mobilità sia da sempre una caratteristica dell'umanità: ieri come oggi, il Mediterraneo è luogo di incontro di popoli di diverse etnie, capaci di costruire ponti e dialogo. Tema più che mai attuale quello dei migranti, alla luce della situazione dei giorni nostri.  In particolare da tempo si registrano tragedie del mare, con decine di persone morte nel Mediterraneo, specie nel canale di Sicilia, così come è continuo l'afflusso di migranti che sbarcano nelle coste sud occidentali della Sardegna. Le rotte algerine e tunisine sono particolarmente battute e per questo occorre che l'Europa si faccia carico dei problemi che bloccano lo sviluppo dell'intero continente africano. La mobilità umana è parte della storia del mondo, come dimostrano gli studi presentati di recente. Occorre governare il fenomeno. (Migrantes Cagliari)

Correzione fraterna

7 Settembre 2020 - Città del Vaticano - “Il chiacchiericcio è una malattia più brutta del covid”. Non ha dubbi, Papa Francesco, nel condannare l’abitudine di parlar male delle persone. Il chiacchiericcio, il pettegolezzo sono come le bombe del terrorismo aveva detto nel marzo di tre anni fa. E incontrando la Curia romana, Natale 2014, aveva parlato delle chiacchiere come malattia grave “che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere, e si impadronisce della persona facendola diventare ‘seminatrice di zizzania’ (come satana), e in tanti casi ‘omicida a sangue freddo’ della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche, che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle”. Proprio non vanno giù, a papa Francesco, chiacchiere e pettegolezzi, perché una parola chiave nella vita del credente è proprio comunione. Diceva Sant’Agostino: dimentica l’offesa ricevuta, non la ferita di un tuo fratello. Accostare le chiacchiere al covid ci porta anche a riflettere su un termine che ormai è entrato nel parlare comune: distanziamento sociale. Cioè invito a essere asociali, prendere le distanze dall’altro, quasi rifiutarlo. Non sarebbe stato meglio parlare di distanza fisica, distanza fra persone. Ma tant’è. Ma torniamo al Vangelo di domenica. Facile amare una persona cara, che ci vuole bene, con la quale condividiamo pensieri e gesti; meno facile quando l’altro è distante da noi per parole, gesti; difficilissimo quando da questa persona riceviamo un’offesa. Papa Benedetto XVI, all’angelus di settembre del 2011, ricordava che “tutta la legge di Dio trova la sua pienezza nell’amore, così che, nei nostri rapporti con gli altri, i dieci comandamenti e ogni altro precetto si riassumono in questo: amerai il tuo prossimo come te stesso”. Il comandamento dell’amore non conosce distanze: non c’è un prossimo da amare e un altro da tenere distante, da non amare. Questa è la grande sfida cui il cristiano è chiamato, e in questo amore reciproco il cristiano scopre il potere della misericordia divina; scopre che il fratello non può essere abbandonato. In questo amore che supera il rifiuto, che si apre all’altro, si sgretolano tutti i muri e crollano le barriere che noi stessi abbiamo eretto. Nelle parole prima della preghiera dell’Angelus, papa Francesco commenta il brano di Matteo, che contiene il cosiddetto discorso ecclesiale, comunitario, che mette in evidenza alcune difficoltà che già si presentavano nelle prime comunità cristiane. È il brano della correzione fraterna, dice papa Francesco, della “duplice dimensione dell’esistenza cristiana: quella comunitaria, che esige la tutela della comunione, cioè dell’unità della Chiesa, e quella personale, che impone attenzione e rispetto per ogni coscienza individuale”. Così Gesù suggerisce una “pedagogia del recupero”, per correggere il fratello che ha sbagliato, che si articola in tre momenti: vi è innanzitutto l’incontro personale, cioè “non mettere in piazza il suo peccato”, ma “andare dal fratello con discrezione, non per giudicarlo ma per aiutarlo a rendersi conto di quello che ha fatto”. Se questo non basta, mai dire “si arrangi, me ne lavo le mani. No, questo non è cristiano”. Il secondo passo è presentarsi a lui con una o due persone: “i due testimoni – precisa il Papa – sono richiesti non per accusare e giudicare, ma per aiutare”. Se anche questo non basta ecco il terzo passo: dirlo alla comunità. “Gesù aggiunge”, ricorda Francesco: “se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. Una frase, ha spiegato, “in apparenza così sprezzante, in realtà invita a rimettere il fratello nelle mani di Dio: solo il Padre potrà mostrare un amore più grande di quello di tutti i fratelli messi insieme”. Andare incontro all’altro, dunque, non chiacchierare alle sue spalle, non raccontarlo agli altri. Dice il Papa: “quando noi vediamo uno sbaglio, un difetto, una scivolata, in quel fratello o quella sorella, di solito la prima cosa che facciamo è andare a raccontarlo agli altri, a chiacchierare. E le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo, che sempre va dicendo le cose brutte degli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli e non fare comunità”.

Fabio Zavattaro

Fratelli tutti: la nuova enciclica di papa Francesco

5 Settembre 2020 - Fratelli tutti” è il titolo della nuova Enciclica, la terza, di papa Francesco. Il testo sulla fraternità e l’amicizia sociale sarà firmata dal pontefice ad Assisi sabato 3 ottobre prossimo. Lo annuncia questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede con una dichiarazione del direttore, Matteo Bruni. Il pontefice, come informa la Prefettura della Casa Pontificia arriverà al Sacro Convento di Assisi dove celebrerà la Santa Messa presso la Tomba di San Francesco, e al termine firmerà l’Enciclica. “A motivo della situazione sanitaria, è desiderio del Santo Padre che la visita si svolga in forma privata, senza alcuna partecipazione dei fedeli. Appena terminata la celebrazione, il Santo Padre farà rientro in Vaticano”, dice Bruni. Il documento papale anticipa nei tempi di poco oltre un mese il grande convegno convocato ad Assisi per la fine di novembre, dedicato all’Economia di Francesco. L’annuncio della visita è stata data anche dal portavoce del Convento di Assisi, p. Enzo Fortunato. “È con grande gioia e nella preghiera - ha affermato il Custode del Sacro Convento, p. Mauro Gambetti - che accogliamo e attendiamo la visita privata di papa Francesco. Una tappa che evidenzierà l'importanza e la necessità della fraternità”. “A nome di tutta questa Chiesa che al Poverello diede i natali di luce e di fede – ha detto il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino  - e lo vide contrassegnare di sé tutti gli angoli di questa Città benedetta, ringrazio papa Francesco per questo gesto che ci riempie di commozione e di gratitudine”. “Fratelli tutti” è la terza enciclica di Papa Francesco, dopo Lumen Fidei – la cui stesura era stata iniziata da Papa Benedetto XVI – e Laudato sì. Papa Francesco aveva firmato un un altro documento magisteriale  fuori dalle mura vaticane. Nel marzo 2019, infatti, a Loreto, firmò l’esortazione apostolica postsinodale “Christus vivit”.  

Raffaele Iaria

   

Scalabriniane: diario da Lesbo (4)

4 Settembre 2020 - Lesbo - Uno dei momenti più commoventi, per una religiosa qui a Lesbo, è ricevere la comunione, in un momento di preghiera che coinvolge persone dalle nazionalità più diverse. Sulle pendici del monte di Moria, il momento comune di raccoglimento richiama una piccola rappresentanza di profughi. Don Gervais ha il compito di accompagnarci, di presentarci e commentarci le parole del Vangelo, in una comunità senza frontiere. E’ questo il momento forse più toccante per chi, tutti i giorni, porta nel cuore il pensiero di Cristo, del fondatore della Congregazione e dei suoi cofondatori. Le cene comunitarie ci raccontano bene cosa vuol dire aprirsi al mondo. Tra volontari italiani, siriani, afgani, congolesi si suggella l’amicizia, la solidarietà, e non manca il commiato nel segno della fede "per rivolgere insieme, tutti e fratelli, una preghiera al Signore" e consegnare a Lui, in buona sorte, tutti i profughi del mondo. Il lavoro qui a Lesbo è stato tanto, come la fatica, ma la gioia di esprimere materialmente la condivisione alla sofferenza dei rifugiati ha compensato il sudore versato. Lunghi pomeriggi a distribuire cibo, ad una media di mille persone al giorno. Poche a fronte di un esercito di 10mila dimenticati, quei "pochi" sono stati invitati a sedersi a un tavolo e sono stati serviti, non con le briciole cadute dal pranzo dei ricchi, ma con il vassoio dell'agape. Tra i fratini azzurri di Sant’Egidio, che danno speranza a chi è fuggito dai luoghi di sofferenza, c’eravamo anche noi, le suore dei migranti, le figlie del beato Giovanni Battista Scalabrini, con l'audacia missionaria della beata Assunta Marchetti e del venerabile Giuseppe Marchetti.

Papa Francesco: un video per “coinvolgere” sugli sfollati interni

4 Settembre 2020 -
Città del Vaticano “Coinvolgere per promuovere”. Si intitola così il quinto video realizzato dalla sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale in vista della 106ª Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, che si celebra domenica 27 settembre. Nel video, Papa Francesco “ci esorta a coinvolgere le persone per renderle protagoniste del loro riscatto”, si legge in un comunicato dei promotori dell’iniziativa. Il nuovo video, inoltre, offre la testimonianza di vita vera di uno sfollato interno che, grazie alla sua esperienza, ha scoperto la sua vocazione e ora può comprendere gli sfollati più di altri. Nel messaggio per la Giornata di quest’anno, con il titolo “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, il Papa  esorta a scoprire la realtà degli sfollati interni in modo più profondo. Ogni mese, un nuovo video di Papa Francesco e altri materiali multimediali hanno approfondito i sotto-temi presenti nel testo: i sotto-temi trattati finora sono stati “Conoscere per comprendere”, “Farsi prossimo per servire”, “Ascoltare per riconciliarsi” e “Condividere per crescere”.

Lesbo: per tutto il mese di Agosto la missione umanitaria della Comunità di Sant’Egidio

4 Settembre 2020 - Roma - È andata avanti tutto il mese di agosto la missione umanitaria della Comunità di Sant’Egidio nell’isola di Lesbo, che ha visto più di 150 volontari al fianco dei rifugiati e richiedenti asilo che “stazionano”, per mesi, a volte anni, nel campo di Moria. La situazione nel campo purtroppo non è facile. Nella “Jungle”, l'area che si stende negli oliveti sulla collina, non ci sono acqua, elettricità, servizi igienici. Solo polvere e fango, vento caldo e pioggia gelata, a seconda della stagione, e rifugi fatti con materiali di scarto: cartoni, pancali, teloni. Frequenti gli incendi, come quello di pochi giorni fa, per cause ancora da accertare, ma forse non accidentali, si legge sul sito della comunità.  Le persone passano le giornate senza far niente, nessuna scuola per i bambini (che sono la maggioranza della popolazione del campo), nessuna attività per gli adulti. Il campo è "tutt’oggi in lockdown, si può uscire solo per cure mediche, pratiche legali e acquisti inderogabili. All’interno qualcuno ha aperto un negozietto dove si possono acquistare pane, frutta e verdura, ci sono anche il barbiere e il sarto". Nel corso del mese le attività della Comunità si sono spostate dal frantoio in un luogo più vicino al campo, per permettere a più persone di venire al ristorante della solidarietà, senza dover chiedere alle autorità il permesso di uscire. In questi ultimi dieci giorni è stato un crescendo di numeri, più di 1.000 pasti giornalieri, 150 persone alla scuola di inglese (divise in due classi, principianti e intermedi), in prevalenza donne e ragazzi. E poi la Scuola della Pace, con oltre 300 bambini, un momento di festa, ma anche di studio, sempre nel rispetto delle regole anti-covid. Domenica 30 agosto è stata celebrata la liturgia, la prima dentro al campo, in un anfiteatro sulla collina, da dove si scorge in lontananza quel mare che separa l’Europa dalla Turchia e che ha inghiottito troppe vite innocenti. Commossa la partecipazione, insieme ai volontari, dei profughi, molti dei quali provenienti da paesi dell'Africa. Ormai la presenza di Sant’Egidio nel campo di Moria è nota ai rifugiati. "Siamo 'quelli della colomba", che non è solo un riferimento al nostro logo, ma anche un messaggio di pace e di speranza per donne e uomini segnati dalla sofferenza per il terribile viaggio che hanno dovuto affrontare, chi scappando dalla Siria, chi dall’Afghanistan, chi dall’Africa. Sono tanti i motivi per i quali hanno deciso di arrivare in Europa, ma tutti sognano una vita 'normale': la scuola per i bambini, un lavoro per gli adulti. Agosto è finito. La missione è appena all’inizio: dare un futuro a questi nostri amici".

Carità è missione: online una raccolta di preghiere

4 Settembre 2020 -

Roma - Alla vigilia della Giornata internazionale della Carità che si celebra domani,  5 settembre, data in cui, nel 1997, moriva Santa Teresa di Calcutta, Caritas Italiana pubblica on line, su www.caritas.it, una raccolta di preghiere dal titolo “Carità è Missione”.

I testi sono stati scritti nel corso dell’anno pastorale dagli operatori di Caritas Italiana e traggono spunto dall’incrocio di due spinte precise: le indicazioni della Cei sull’azione missionaria, modello di ogni azione della Chiesa e la riflessione verso il 50° di Caritas Italiana che si celebrerà l’anno prossimo. A queste due spinte si è sovrapposta, inevitabilmente, l’emergenza Covid-19, che ha inciso profondamente, oltre che a livello economico e sociale, anche nella dimensione e nella vita spirituale di tutti noi.

"L’emergenza della pandemia ha colpito non soltanto le singole persone e le loro famiglie, ma tutte le comunità, a partire dai luoghi di aggregazione. Eppure pensiamo - scrive Caritas Italiana in un comunicato - che paradossalmente, o meglio provvidenzialmente proprio questo è stato ed è il momento della comunità e della Chiesa. Non tanto e non soltanto per dare aiuti materiali, ma soprattutto per garantire la presenza costante, condividere le difficoltà e aiutare ad affrontarle insieme. La presenza, il rapporto umano, la comunione ecclesiale, la condivisione della sofferenza. Immergersi nelle sofferenze e nei problemi di ogni comunità e di ogni persona, difendendone con coraggio i valori, la  dignità e i diritti". Questo incontro di "Chiesa e di popolo, che deve trovarci tutti uniti, può essere stimolo e motivo di impegno e di speranza per affrontare i nuovi problemi che presenta l’evolversi della società in tutto il paese e nel mondo intero, durante e dopo questa pandemia". Papa Francesco  ha messo in guardia contro un pericolo: “dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente”. Per una Chiesa che sa farsi missionaria, la carità - spiega l'organismo pastorale della Cei -  diventa così la condizione fondamentale per affrontare in modo costruttivo i problemi che la situazione attuale presenta. È il cemento del corpo in cui tutti viviamo, partecipando ad un destino comune in cui nessuno può essere lasciato indietro".  Un cuore di pietra che – nella preghiera - si trasforma in cuore di carne. In un continuo "scambio tra azione e contemplazione, tra vita e fede, tra carità concreta e carità spirituale".

GMMR: “Migranti. Quando a partire eravamo noi” apre il calendario delle Giornata a Torino

4 Settembre 2020 - Torino - Gli eventi per la prossima Giornata  Mondiale del Migrante e del Rifugiato sono cominciati! Lunedì 31 agosto lo spettacolo-concerto “Migranti. Quando a partire eravamo noi” ha dato avvio al calendario di iniziative per celebrare la 106° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre. Cinque artisti del Teatro Regio di Torino – Cristiana Cordero, Daniela Valdenassi, Giancarlo Fabbri, Davide Motta Fré e Giulio Laguzzi -, "ci hanno guidati in un viaggio nel tempo e nello spazio, nella storia della musica e del popolo italiano. Per la verità, un viaggio che è soprattutto nell’animo umano: attraverso gli occhi e le orecchie dei circa 30 milioni di italiani emigrati all’estero, infatti, rivivendone le speranze, le delusioni, le sofferenze, le angosce, le ingiustizie subite, le fatiche e il desiderio di una vita migliore, ci hanno fatto riscoprire i sentimenti di tutti i migranti, di ogni tempo, nazione e condizione sociale", spiega l'Ufficio Migrantes di Torino. Si è trattato di uno spettacolo intelligente – come lo ha definito uno spettatore – perché capace di fare vera cultura e di alta qualità, accessibile e fruibile a tutti con semplicità e leggerezza. Ha saputo infatti parlare del tema delle migrazioni in modo molto efficace e coinvolgente, con serietà e ironia, intercettando una cultura popolare diffusa, risvegliando ricordi diretti o di racconti ascoltati, perché l’emigrazione è storia di ogni famiglia. Gli italiani non hanno mai smesso di partire. Anche oggi, secondo i dati più recenti; tanto che il numero degli italiani all’estero e quello degli stranieri residenti in Italia si assestano entrambi intorno ai 5,3 milioni. Un’esperienza collettiva di tale portata, che ha segnato così profondamente l’identità del popolo italiano, non poteva che produrre una ricchissima eredità in ambito di espressioni artistiche, e specialmente musicali: i canti dell’emigrazione italiana, di origine popolare o scritte da autori più o meno famosi, sono in grado ancora oggi di riproporcene il vissuto, comunicando sentimenti, nostalgie e aspirazioni. Ogni brano musicale è stato introdotto da una breve presentazione che lo ha contestualizzato, a volte suscitando un po’ di sorpresa nel pubblico, invitato a ricomprenderlo sotto un’altra luce. "È stato uno spettacolo estremamente emozionante: portandoci indietro di 150 anni agli anni della cosiddetta Grande Emigrazione degli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, transitando per gli spostamenti connessi alle guerre e le colonizzazioni, passando per la ripresa dell’emigrazione nel secondo dopoguerra e le migrazioni interne degli anni 50-70, fino ai giorni nostri, le voci degli artisti ci hanno condotto sulle banchine delle stazioni e dei porti, sui bastimenti transatlantici, nelle città della Svizzera, tra le vie di New York e Buenos Aires, nelle miniere di carbone di Marcinelle, tra gli alloggi torinesi che non si affittavano ai meridionali, tra le onde del mediterraneo e le sponde agognate dell’Europa".  La parabola percorsa nello spettacolo la si ritrova nell’evoluzione storica della stessa iniziativa della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che, istituita da Pio X nel 1914 come Giornata Nazionale dell’Emigrante, raggiunge quest’anno la sua 106ª edizione. A riflettere il mutare dei flussi migratori che lo spettacolo ha ripercorso è anche la stessa Fondazione Migrantes che ebbe come primo nucleo il Pontificio Collegio per l’Emigrazione Italiana, sorto proprio in concomitanza con la Giornata.  L’opportunità di ricordare “quando a partire eravamo noi” ci chiede di "prendere posizione rispetto al presente e propone cammini per orientare la propria comprensione e le proprie relazioni con coloro che partono oggi e da altri paesi giungono nelle nostre città".

Covid: “a Lesbo si rischia la catastrofe umanitaria”

4 Settembre 2020 -

Milano - Dopo il primo caso confermato nel campo di Moria a Lesbo, con oltre 80 contagi già registrati in totale sull’isola greca, la pandemia da coronavirus rischia adesso di causare centinaia di vittime tra uomini, donne e bambini, già stremati da condizioni di vita disumane. È l’allarme lanciato da Oxfam e dal Greek Council for Refugees, che chiedono un’azione immediata del governo greco e dell’Ue per evitare che l’emergenza si trasformi in una vera e propria catastrofe sanitaria. Nell’hotspot sopravvivono attualmente 12mila persone in uno spazio concepito per appena 3mila, di cui il 40% sono bambini, costretti a dormire all’aperto o ammassati in tende con appena 5-6 ore al giorno di accesso all’acqua e servizi igienici inadeguati soprattutto per far fronte alla diffusione del contagio.

Corso Migrantes: oggi le conclusioni

4 Settembre 2020 - Torino - Si è chiude oggi a Pianezza la prima edizione del Corso di Alta Formazione per i direttori Migrantes delle diocesi italiane e per i collaboratori, organizzato dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con il con il SIMI, Scalabrini International Migration Institute. Aperto il 31 agosto, il corso “Fondazione Migrantes Oggi. Come, Dove, Perché?” si è svolto in Piemonte anche in vista della 106 GMM che si celebrerà il 27 settembre proprio nelle diocesi del Piemonte e Valle d'Aosta. Nei cinque giorni del corso, che hanno portato a Villa Lascaris di Pianezza più di 60 partecipanti per confrontarsi sui temi che coinvolgono l’emigrazione, molti i partecipanti giunti da tutto il territorio. Don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, ha dato il via al dibattito a cui si sono aggiunti esperti del settore. Non sono mancati i vescovi come mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Derio Olivero di Pinerolo, mons. Marco Prastaro di Asti e incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d'Aosta e il Vicario generale per la diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda. Tra gli altri interventi Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino, padre Skoda del SIMI, il giornalista Nello Scavo esperto del settore per Avvenire, Gioacchino Campese, missionario scalabriniano per diversi anni in prima fila con i migranti lungo la frontiera Messico Stati Uniti e autore di diversi libri che trattano della mobilità umana, Ferruccio Pastore, Direttore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’immigrazione. Molti gli argomenti trattati, soprattutto riguardo al linguaggio usato nei confronti degli stranieri. Per don Gianni De Robertis si usano termini che non riconoscono l’identità umana che siano lavoratori o persone che cercano di entrare nel nostro territorio e ringrazia Avvenire che attraverso l’impegno culturale “cerca di restituire il volto umano dei migranti”.

Questa mattina, dopo la meditazione biblica affidata a sr. Paola Barbierato, la presentazione del messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si  celebrerà il prossimo 27 settembre e le conclusioni del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis.

Oggi preghiera per il Libano, l’adesione della Chiesa italiana

4 Settembre 2020 -
Roma – Mercoledì Papa Francesco, al termine dell’Udienza generale, ha invitato tutti a vivere, oggi 4 settembre, “ una giornata universale di preghiera e digiuno per il Libano”. Il pontefice ha inviato nel Paese il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin” per esprimere la mia vicinanza e solidarietà”, ha detto. “Offriamo – ha aggiunto il papa - la nostra preghiera per tutto il Libano e per Beirut. Siamo vicini anche con l’impegno concreto della carità, come in altre occasioni simili. Invito anche i fratelli e le sorelle di altre confessioni e tradizioni religiose ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme”. All’invito di papa Francesco aderisce anche la Chiesa italiana. I vescovi, “in comunione con la Chiesa universale, vogliono esprimere la vicinanza dell'Italia a una popolazione stremata e chiedono ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutto il popolo dei credenti di raccogliersi domani in un momento di preghiera che abbia a cuore il Paese dei cedri", si legge sul sito della Cei: sottolineando come "in un tempo in cui ovunque si fanno sempre più forti venti di intolleranza e di chiusura, pregare per il Libano è un modo per ripensare a quanto ci sia bisogno di rispetto autentico e di costruzione di comunità in ogni luogo. Facciamoci dunque costruttori di pace, perché 'per il bene stesso del Paese, ma anche del mondo, non possiamo permettere che questo patrimonio vada disperso'”.

Vangelo Migrante: XXIII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo 18,15-20)

3 Settembre 2020 - La fede cristiana non è solo rapporto del singolo con il suo Dio, ma è anche rapporto che coinvolge gli altri, soprattutto i fratelli nella fede. Ognuno è responsabile anche della fede e della testimonianza cristiana degli altri. Nel pretesto del rispetto della coscienza altrui, spesso si nasconde la tentazione di farsi ‘i fatti propri’ senza andare a cercare inutili grane. Al contrario, nel Vangelo di questa domenica Gesù ritiene estremamente importante la correzione fraterna: da non intendersi come pretesa di verità o accusa ma la ‘via’ per un discepolato vissuto in fraternità: “se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”. Il presunto rispetto ma anche il salvare la faccia, sono quasi sempre indice di indifferenza. La Scrittura è chiara: dinanzi a questo comportamento Dio non resta estraneo (prima lettura): ‘se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te ’. Il Vangelo va oltre: “se commetterà una colpa contro di te”, al posto di prendere una distanza, fatti ancora più vicino, più prossimo. Attenzione. Il Vangelo non intende solo esortare a fare correzioni ma anche a lasciarsi fare correzioni. Ognuno dovrebbe attendersi, da quanti gli vogliono bene, un aiuto per correggere i suoi difetti e combattere contro i suoi peccati. Chi ci vuole veramente bene, vuole il nostro vero bene e … ce lo sa dire. La disponibilità e il desiderio di camminare insieme esigono che ognuno accetti personalmente di essere ‘sentinella’ dell’altro. Non spie ma custodi, affinchè tutti possiamo seguire il Signore con frutto. L’essenza di questa procedura sta nel fatto che “Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda” e per questo invita in tutti i modi a ‘guadagnare’ fratelli …: “se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello”. Il fratello è un guadagno, un tesoro per ognuno e per il mondo. L'unica politica economica che produce vera crescita, è investire in fraternità!

  p. Gaetano Saracino

Rapporto Unhcr: metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo non frequenta la scuola

3 Settembre 2020 - Roma - Se in Italia la ripresa delle scuole resta un nodo ancora da sciogliere, a milioni di bambini rifugiati nel mondo il diritto all'istruzione continua a essere negato e il Covid-19 rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. A dirlo è l'Acnur/Unhcr che oggi ha pubblicato il suo quinto rapporto dedicato all'istruzione, “Coming together for refugee education". Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite, «se la comunità internazionale non intraprenderà azioni immediate e coraggiose per contrastare gli effetti catastrofici della pandemia, il potenziale di milioni di giovani rifugiati che vivono in alcune delle comunità più vulnerabili al mondo sarà ulteriormente minacciato». Anche perché già prima del Covid la probabilità che un bambino rifugiato non ricevesse un'istruzione era due volte più elevata rispetto a quella di un suo coetaneo in condizioni più avvantaggiate. Ma adesso molti potrebbero non avere più l'opportunità di riprendere gli studi a causa della chiusura delle scuole, della difficoltà di pagare le tasse d'iscrizione, le divise o i libri di testo, oltre che dell'impossibilità di accedere alle tecnologie necessarie o del bisogno di lavorare per sostenere le proprie famiglie. «Metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo non riceveva già un'istruzione - ha dichiarato l'Alto commissario, Filippo Grandi -. Dopo tutto quello che hanno patito, non possiamo provarli del futuro negando loro un'istruzione oggi». I dati raccolti nel rapporto, relativi al 2019, si basano su informazioni provenienti da dodici Paesi che accolgono oltre la metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo. Stando ai numeri, mentre la percentuale di iscrizioni complessive all'istruzione primaria è pari al 77%, solo il 31% dei giovani risulta iscritto a quella secondaria e per quanto riguarda la superiore si arriva al 3%. In realtà benché si tratti di dati non paragonabili a quelli delle medie globali, il 2009 ha fatto registrare un aumento del 2% dei rifugiati iscritti alle scuole secondarie. Ma il Covid-19, scriva ancora l'Unhcr, «rischia di azzerare anche questi piccoli progressi». Per le bambine va ancora peggio. Le probabilità di accesso sono addirittura inferiori e il Malala Fund ha stimato che a causa del virus, la metà di tutte quelle rifugiate non farà ritorno in classe quando riapriranno le scuole, almeno per quanto riguarda il mese in corso: «Mi preoccupa specialmente l'impatto sulle bambine rifugiate - continua Grandi -. La comunità internazionale non può in alcun modo permettersi di fallire il compito di offrire loro le opportunità derivanti dall'istruzione». C'è poi un'altra questione, perché le minacce non sono legate soltanto alla pandemia. Gli attacchi ai danni delle scuole «costituiscono una triste realtà in aumento - si legge ancora in una nota dell'Acnur - e nel Sahel le violenze hanno costretto alla chiusura oltre 2.500 istituti danneggiando i percorsi scolastici di 350mila studenti». (Matteo Marcello - Avvenire)

Corso Migrantes: oggi incontri con le realtà di accoglienza e messa con mons. Nosiglia

3 Settembre 2020 - Torino - In preparazione alla 106a Giornata nazionale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno si celebra nelle diocesi del Piemonte con capofila la Chiesa torinese, la Fondazione Migrantes ha promosso il Corso di Alta formazione sui temi delle sfide dell’emigra zione. I lavori, rivolti ai Direttori Migrantes delle diocesi della Penisola e ai collaboratori - 60 i partecipanti - sono iniziati a Villa Lascaris di Pianezza lunedì 31 agosto e si concludono domani, venerdì 4 settembre. Tra i relatori Nello Scavo, inviato di «Avvenire», esperto sui temi delle migrazioni, mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi di Milano, Sergio Durando e Monica Savian, rispettivamente direttore Migrantes e vice direttore dell’Ufficio mi sionario della diocesi di Torino, i vescovi di Pinerolo mons. Derio Olivero e mons. Marco Prastaro, incaricato Migrantes della Conferenz episcopale piemontese, che hanno presieduto le Messe al termine delle sessioni del corso. Oggi i corsisti sono invitati a incontrare le realtà dell’accoglienza torinese: parrocchie, associazioni, famiglie e il Sermig: al termine la Messa presieduta da mons. Nosiglia presso la Chiesa del Santo Volto. L’Arcivescovo il 27 settembre prossimo presiederà l’appuntamento centrale della Giornata nazionale: la Messa alle 11 in diretta su Rai 1 animata dal coro multietnico della diocesi di Torino. Parteciperanno le comunità etniche e i rappresentanti Migrantes del Piemonte e della Valle d’Aosta. “In un momento dove nel nostro Paese torna alla ribalta l’emergenza migranti con le vicende di Lampedusa, la Giornata ci invita a riflettere su come il tema della mobilità umana sia centrale e non più prorogabile: riguarda tutti e in particolare tutte le comunità cristiane a partire dalle parrocchie”, sottolinea Sergio Durando. “Ed è molto significativo che in tempo di Covid siamo riusciti a raggiungere in tutta sicurezza la capienza massima dei partecipanti al corso a Villa Lascaris, il primo che si tiene in diocesi dopo il blocco per coronavirus: un segnale importante, che rimarca il desiderio di quanti di noi si occupano di accoglienza di chi fugge dalla morte, dalla fame e dalle persecuzioni, di incontrarsi e di confrontarci ‘in presenza’ per pensare ad intervenenti efficaci e per proporre alle nostre diocesi rotte da percorrere con entusiasmo per dare speranza a chi, come noi italiani, popolo ancora oggi di emigrati, siamo stati accolti in altri Paesi”. Molto signifcativo a questo riguardo, segnala Durando, è stato lo spettacolo, offerto ai corsisti e alla comunità parrocchiale di Pianezza nella serata di lunedì 31, “Migranti, quando a partire eravamo noi”, a cura degli artisti del Teatro Regio Itinerante, un racconto in musica di sogni e speranze dei nostri connazionali che nella loro valigia di cartone portavano il desiderio di un futuro migliore. “Proprio come chi oggi si imbarca in un gommone”, conclude Durando, “la Giornata ci invita ad alzare lo sguardo oltre i pregiudizi, oltre le difficoltà dell’accoglienza per promuovere una pastorale di Chiesa attenta alla mobilità perché nell’umanità migrante ci siamo tutti noi”. (Marina Lomunno)  

Viminale: 19.765 i migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020

3 Settembre 2020 -

Roma - Sono 19.765 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio di quest'anno. Il dato è aggiornato dal Ministero dell'Interno alle 8 di questa mattina. Dei quasi 19.800 migranti sbarcati 7.895 sono di nazionalità tunisina (40%). Gli altri provengono da Bangladesh (3.048, 15%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (860, 4%), Pakistan (690, 3%), Sudan (686, 3%), Marocco (575, 3%), Somalia (555, 3%), Egitto (506, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 3.684 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes Cosenza-Bisignano: una terza parrocchia della diocesi apre al progetto “Allarga lo spazio della tua tenda”

3 Settembre 2020 - 3 Settembre 2020 - Cosenza - Dopo le esperienze nelle parrocchie Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto e di Sant’Aniello a Cosenza, entra a far parte del progetto “Allarga lo spazio della tua tenda” anche la parrocchia Sant’Antonio di Rende. Ne dà notizia il direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi, Pino Fabiano. “Dopo le prime due esperienze di una famiglia siriana accolta a Sant’Aniello e di due ragazzi di origine senegalese a Loreto, ora avviamo a Rende il percorso di un altro gruppo di ragazzi neo maggiorenni che lavorano e studiano” - spiega Fabiano -. “Le nostre sono esperienze di terza accoglienza per favorire l’integrazione, grazie anche alle comunità parrocchiali alla cui vita i protagonisti del progetto partecipano attivamente. Il direttore dell’Ufficio, che guida anche la Migrantes regionale, sottolinea la disponibilità del parroco, padre Luigi Loricchio, per un cammino che avrà anche momenti di musica e ricreazione. Pino Fabiano fa sapere che l’Ufficio è disponibile ad accompagnare altre parrocchie anche in altre zone della diocesi che vogliano intraprendere questo progetto, che risponde ai richiami di papa Francesco all’accoglienza e all’integrazione. Intanto per il prossimo 27 settembre è in programma la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, organizzata in collaborazione con le parrocchie, con il racconto delle esperienze di accoglienza realizzate. (Fabio mandato - Parola di Vita)  

IC Toronto: in mostra giovani protagonisti design italiano

3 Settembre 2020 -
Toronto - Il rapporto tra il manufatto e il naturale è l'oggetto di una mostra, voluta dall'Istituto Italiano di Cultura Toronto, che vuole presentare il lavoro di due giovani protagonisti del design italiano più innovativo in rapporto con la cultura e l'identità canadese. La mostra Majesty. L'illusione tra Italia e Canada affronta dal punto di vista italiano un tema prettamente canadese come il rapporto con la natura selvaggia e con gli spazi poco antropizzati, presentando il lavoro di Chiara Andreatti e Francesco Faccin, due designer che nel proprio lavoro hanno rivolto una particolare attenzione all'uso di materiali e soluzioni sostenibili.
L'esposizione che doveva essere inaugurata negli spazi dell'Istituto Italiano di Cultura a Toronto, a causa dell'arrivo della pandemia è stata trasformata in una mostra digitale che fino alla fine di gennaio si potrà ammirare cliccando qui.

Spettacolo viaggiante: Victor e la scuola “itinerante”

2 Settembre 2020 - Rovigo – Per il settimo anno consecutivo le scuole dell’Istituto “B. Munari” di Castelmassa (Ro) hanno portato avanti, insieme alla fondazione Nnt Onlus e Migrantes, il progetto per gli studenti itineranti delle famiglie dello spettacolo viaggiante. L’Istituto, infatti, segue annualmente oltre un centinaio di studenti che, a causa dell’attività delle loro famiglie, li vede spostarsi frequentemente sul territorio italiano e anche all’estero. Studenti che non hanno la possibilità di partecipare fisicamente alle lezioni in classe. Quest’anno, a causa della pandemia, anche questi alunni hanno potuto frequentare “regolarmente” le lezioni in modo “virtuale”. Durante l’estate il progetto ha permesso, per esempio, a Victor di non vedere andare in fumo gli sforzi e l’impegno profuso durante l’anno nella preparazione e nello studio. Victor, diciotto anni, è figlio d’arte, un clown di fama mondiale, nipote del celebre clown “Patata”. Oggi Victor lavora con mamma, papà come artista presso i più grandi circhi del mondo. Durante il lockdown Victor e la sua famiglia sono rimasti bloccati in Germania: i volontari del  progetto “Alunni itineranti” si sono messi all’opera per dare a Victor una possibilità: ottenere l’autorizzazione dell’Ufficio Scolastico Regionale per effettuare gli esami di idoneità online, come è avvenuto in questi mesi per le università, e dargli la possibilità di dimostrare, anche a scuola, il suo valore. Autorizzazione che è arrivata e Victor, dalla sua carovana in Germania si è collegato con tutti i suoi docenti che lo attendevano a Castelmassa. Ed ha superato l’esame ricevendo i complimenti del dirigente scolastico a nome di tutti i docenti del consiglio di classe.  

Mons. Olivero: il lavoro della Migrantes è “espressione di un movimento in uscita”

2 Settembre 2020 - Torino - La seconda giornata del Corso di alta formazione organizzato dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute) in corso, fino a venerdì 4 settembre a Pianezza (To), si è conclusa ieri sera con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Derio Oliverio, vescovo di Pinerolo. Nella sua omelia il presule ha riflettuto sulla differenza che c’è di vivere in un modo “passivo i fatti che avvengono e che ci coinvolgono personalmente o indirettamente. Gli eventi hanno la capacità di parlare, interrogare e trasformare”. Nella preghiera il rischio è quello di un “atteggiamento miracolistico”. Occorre “guardare alla vita come un susseguirsi di fatti muti, conduce al fatalismo, alla passività remissiva, al cinismo. Nulla è capace di interrogarmi circa la mia identità, la mia responsabiltà”, ha sottolineato. Se le cose che capitano – ha detto - le vediamo come eventi li viviamo in modo diverso e ci poniamo delle domande. Così viene meno anche la paura di ciò che non sappiamo perché viviamo in modo più consapevole”. Il lavoro della Migrantes è “espressione di un movimento in uscita che deve essere riconosciuto come realtà essenziale della chiesa tutta”. Il vescovo di Pinerolo, che ha vissuto personalmente il dramma del contagio al covid19 ha poi fatto un riferimento al tema della mobilità ricordando Gesù che da Nazareth si “trasferisce” a Cafarnao, la grande città in cui si “incrociano nuove realtà e dove la propria sicurezza viene messa in discussione dalla presenza di persone provenienti da diversi paesi e che interrogano sull’ospitalità”. La “vera identità è un’identità ospitale”, ha detto il presule che nel volume, scritto con il giornalista Alberto Chiara (“Verrà la vita e avrà i suoi occhi”, edizioni San Paolo con prefazione del card. Matteo Zuppi) evidenzia che nell’antichità l’ospite era sacro di per sé, a pre­scindere dalla sua razza, dalla sua tribù, dal suo red­dito e ricorda l’incontro, “molto commovente”, dice, di Abramo con tre viandanti sconosciuti. Questa mattina i lavori del Corso sono ripresi con la meditazione biblica affidata a sr. Paola Barbierato seguita da una relazione del vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo, mons. Franco Agnesi che si è soffermato sul ruolo della Migrantes e da una relazione sulla Pastorale Migranti nelle parrocchie con un focus sulla Chiesa di Torino affidata al direttore Migrantes della diocesi piemontese, Sergio Durando e a Morena Savian, vice direttore dell’Ufficio Missionario della stessa diocesi. Nel pomeriggio condivisione di prassi ed esperienze. I lavori si concluderanno con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta.    

Papa Francesco: no alla “sindrome di Babele”

2 Settembre 2020 - Città del Vaticano - “Vogliamo essere padroni della Terra, ma roviniamo la biodiversità e l’equilibrio ecologico”. Così il Papa, nella prima udienza generale in presenza dopo l’insorgere della pandemia di Covid-19, svoltasi nel Cortile di San Damaso, ha sintetizzato la “sindrome di Babele”, che avviene “quando non c’è solidarietà”. Il racconto della Torre di Babele, infatti, per Francesco “descrive ciò che accade quando cerchiamo di arrivare al cielo – cioè la nostra meta – ignorando il legame con l’umano, con il creato e con il Creatore”. “E’ un modo di dire, questo accade ogni volta che l’uomo vuole salire, salire, salire senza tener conto degli altri”, ha spiegato a braccio: “Pensiamo alla torre: costruiamo torri e grattacieli, ma distruggiamo la comunità. Unifichiamo edifici e lingue, ma mortifichiamo la ricchezza culturale. Vogliamo essere padroni della Terra, ma roviniamo la biodiversità e l’equilibrio ecologico”. “Vi ho raccontato in qualche altra udienza di quei pescatori di San Benedetto del Tronto che sono venuti quest’anno”, ha proseguito il Papa ancora fuori testo: “Mi hanno detto: ‘Abbiamo tolto dal mare 24 tonnellate di rifiuti’, dei quali la metà erano plastica. Questi hanno la mistica di prendere pesci, ma anche rifiuti e portarli fuori per pulire il mare. Questo è rovinare la terra, non avere solidarietà con la terra, che è un dono, ed equilibrio ecologico”. Poi Francesco ha citato un racconto medievale che descrive questa “sindrome di Babele”, che avviene “quando non c’è solidarietà”: “Dice che, durante la costruzione della torre, quando un uomo cadeva e moriva nessuno diceva nulla. Al massimo: ‘Poveretto, ha sbagliato ed è caduto’. Invece, se cadeva un mattone, tutti si lamentavano e se qualcuno era colpevole era punito. Perché? Perché un mattone era costoso. C’era bisogno di tempo e di lavoro per fabbricare mattoni. Un mattone valeva di più della vita umana”. “Ognuno di noi pensi cosa succede oggi”, l’invito a braccio: “Purtroppo anche oggi può succedere una cosa del genere. Cade qualche quota del mercato finanziario – l’abbiamo visto sui giornali in questi giorni – e la notizia è in tutte le agenzie. Cadono migliaia di persone a causa della fame, della miseria e nessuno ne parla”.