Primo Piano

Viminale: nel 2020 sbarcate in Italia 25.751 persone migranti

12 Ottobre 2020 - Roma - Sono  25.751 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato aggiornato alle 8 di questa mattina, è stato fornito dal Ministero dell'Interno sul proprio sito. Degli oltre 25.750 migranti sbarcati in Italia 10.686 sono di nazionalità tunisina (41%). Gli altri   provengono da Bangladesh (3.313, 13%), Algeria (1.178, 5%), Pakistan (1.068, 4%), Costa d’Avorio (1.031, 4%), Sudan (791, 3%), Egitto (702, 3%), Marocco (677, 3%), Afghanistan (671, 3%), Somalia (602, 2%) a cui si aggiungono 5.032 persone (19%) provenienti da altri Stati.

“Rosario per l’Italia”: mercoledì dalla diocesi dell’Aquila con il card. Petrocchi

12 Ottobre 2020 -

L’Aquila - Andrà in onda mercoledì 14 ottobre alle ore 21 su Tv2000 e sul circuito radio InBlu il rosario presieduto dal card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila.

La trasmissione “Prega con noi” dal Santuario della Madonna del Popolo Aquilano (Chiesa di S. Maria del Suffragio) rientra nell’ambito dell’iniziativa “Il Rosario per l’Italia”, il pellegrinaggio nazionale mariano promosso da Avvenire, Tv2000, InBlu radio, Sir, Fisc e Corallo d’intesa con la segreteria generale della Cei in questo tempo di pandemia.

Davanti l’antica tela della Madonna “Salus Populi Aquilani”, il porporato introdurrà la preghiera del rosario con una riflessione sulla figura di Maria a cui seguiranno, per ogni mistero glorioso, le meditazioni di San Giovanni Paolo II, in occasione del centenario della sua nascita e del quarantennale della storica visita pastorale alla diocesi dell’Aquila che avvenne il 30 agosto 1980.

A recitare le decine del rosario si alterneranno, per ogni mistero, i ragazzi della pastorale giovanile, gli scout, i religiosi, alcuni operatori sanitari della ASL1 (Avezzano, Sulmona, L’Aquila) e dell’UNITALSI e i rappresentanti della Confraternita della Madonna del Popolo.

 

Alla festa del Signore

12 Ottobre 2020 -       Per la terza domenica consecutiva il Vangelo ci propone una parabola sul rifiuto di Cristo da parte di coloro cui era stato rivolto l’invito; ha davanti a sé i capi dei sacerdoti e i farisei. Si trova nel tempio di Gerusalemme; sono gli ultimi giorni della sua vita terrena e si avvicina l’ora della passione. Ancora una volta si rivolge a coloro che lo stanno ascoltando, che stanno tramando contro di lui per toglierlo di mezzo, per metterlo a tacere una volta per tutte. Alla forza della violenza Gesù oppone la forza disarmante della parola; al linguaggio della menzogna e dell’inganno oppone quello della verità. Due immagini fanno da sfondo al brano di Matteo, al re che prepara il banchetto per le nozze del figlio, e manda i servi a invitare le persone. La prima immagine è proprio il re che nonostante i primi rifiuti degli invitati – “non volevano venire”, “non se ne curarono” – manda nuovamente i suoi servi, i quali vennero maltrattati, insultati e uccisi. Per due volte, di fronte ai “no”, il re non viene meno alla sua generosità e manda così, per la terza volta, i suoi servi a invitare quanti si trovano ai crocicchi delle strade, dove l’uomo vive e lavora quotidianamente. Spiega Francesco all’Angelus: così si comporta il Signore: “quando è rifiutato, invece di arrendersi, rilancia e invita a chiamare tutti quelli che si trovano ai crocicchi delle strade, senza escludere nessuno. Nessuno è escluso dalla casa di Dio”. Matteo, scrivendo di crocicchi, fa riferimento ai luoghi “fuori dall’abitato, dove la vita è precaria”. È lì che i servi del re trovano gente disposta a sedersi alla mensa. La sala del banchetto allora, ricorda il Papa, “si riempie di ‘esclusi’, quelli che sono ‘fuori’, di coloro che non erano mai sembrati degni di partecipare a una festa, a un banchetto nuziale”. Chiama tutti il re, buoni e cattivi; tutti sono invitati al banchetto. “Gesù andava a pranzo con i pubblicani, che erano i peccatori pubblici, erano i cattivi. Dio non ha paura della nostra anima ferita da tante cattiverie, perché ci ama, ci invita”. È l’immagine cara a Papa Francesco, la Chiesa in uscita, chiamata a raggiungere “i crocicchi odierni, cioè le periferie geografiche ed esistenziali dell’umanità, quei luoghi ai margini, quelle situazioni in cui si trovano accampati e vivono brandelli di umanità senza speranza. Si tratta di non adagiarsi sui comodi e abituali modi di evangelizzazione e di testimonianza della carità, ma di aprire le porte del nostro cuore e delle nostre comunità a tutti, perché il Vangelo non è riservato a pochi eletti. Anche quanti stanno ai margini, perfino coloro che sono respinti e disprezzati dalla società, sono considerati da Dio degni del suo amore”. Al re, al Signore, interessa solamente che la festa riesca e che ci sia numerosa partecipazione, che non resti nessun posto vuoto. Per questo apre il suo banchetto a “giusti e peccatori, buoni e cattivi, intelligenti e incolti”. C’è una seconda immagine nel brano di Matteo, e cioè l’invitato che non indossa l’abito nunziale. Il re entra nella sala e si accorge che uno di loro non ha l’abito giusto, ricevuto in dono al suo ingresso: una mantellina, dice Francesco all’Angelus. Rifiutato quel dono “si è autoescluso: così il re non può fare altro che gettarlo fuori. Quest’uomo ha accolto l’invito, ma poi ha deciso che esso non significava nulla per lui: era una persona autosufficiente, non aveva alcun desiderio di cambiare o di lasciare che il Signore lo cambiasse”. Quell’abito simboleggia la coerenza tra fede e opere, la misericordia che Dio dona, ricorda il Papa: “non basta accettare l’invito a seguire il Signore, occorre essere disponibili a un cammino di conversione, che cambia il cuore”. Tutti sono chiamati alla festa, nessun ostacolo per entrare, se non l’esplicito rifiuto da parte dei chiamati; nessuno sarà cacciato se non per l’aver disprezzato l’abito nuziale, il “dono gratuito del suo amore, la grazia”. È quanto hanno fatto i santi che hanno accolto l’abito e lo hanno conservato puro; è quanto ha fatto Carlo Acutis, ragazzo quindicenne, beatificato a Assisi. “Non si è adagiato in un comodo immobilismo”, ricorda il Papa. Ha colto “i bisogni del suo tempo”. La sua testimonianza indica ai giovani che “la vera felicità si trova mettendo Dio al primo posto, e servendolo nei fratelli, specialmente gli ultimi”.

Fabio Zavattaro

Papa Francesco telefona ad un missionario italiano in Brasile: “ha bruciato la sua vita coni poveri”

12 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - “Ieri sera, sono riuscito a fare una telefonata a un anziano prete italiano, missionario dalla gioventù in Brasile, ma sempre lavorando con gli esclusi, con i poveri. E vive quella vecchiaia in pace: ha bruciato la sua vita con i poveri. Questa è la nostra Madre Chiesa, questo è il messaggero di Dio che va agli incroci dei cammini”. Papa Francesco sabato sera ha chiamato un missionario italiano in Brasile. Lo ha detto lui stesso ieri mattina all’Angelus. Si tratta di p. Julio Renato Lancellotti che opera in Brasile da oltre 30 anni, attualmente vicario episcopale per la Pastorale del popolo di strada dell’arcidiocesi diSan Paolo. A riferire il nome VaticanNews che ricostruisce anche come è avvenuto questo contatto. Il missionario ha scritto al pontefice a fine settembre una lettera dalla quale emerge lo spaccato di miseria quotidiana che da lungo tempo padre Julio condivide con la gente che sopravvive per le strade di San Paolo. Uno scenario duramente complicato dal Covid che, nel mix devastante con la povertà endemica che affligge questi diseredati, genera un’inimmaginabile e anche inedita quantità di violazioni della dignità umana, racconta VaticanNews evidenziando che p. Julio ne ha viste tanti eppure racconta al Papa la sua sorpresa nel constatare come una grave crisi sanitaria sia diventata in Brasile il proscenio di un numero ancora maggiore di attacchi al valore della vita. Il missionario racconta nella lettera la sua esperienza e chiede una benedizione che il missionario avrebbe desiderato ricevere di persona ma anche con l’ammissione che questo sarà irrealizzabile perché le condizioni fisiche per affrontare il viaggio a Roma non ci sono. Papa Francesco ha chiamato il missionario ale14,15 di sabato. In un’intervista al settimanale della diocesi di San Paolo p. Julio ha riferito di aver ricevuto una chiamata da un numero non identificato e, quando ha risposto, il papa ha detto solo  “Sono papa Francesco”. E ha poi chiesto al sacerdote se preferiva parlare in spagnolo o in italiano. “Il Papa ha detto che ci accompagna con affetto, conosce le difficoltà che stiamo vivendo, di non scoraggiarci e, come Gesù, di stare con i poveri”, ha detto ancora il missionario italiano che al momento della chiamata "era incredulo".

Raffaele Iaria

 

Ultimo aggiornamento ore 12,30 del 12 ottobre 2020

   

Premio della Chiesa tedesca contro la xenofobia e il razzismo

9 Ottobre 2020 - Francoforte - Nei giorni scorsi è stato reso noto il nuovo bando del premio della Chiesa tedesca contro la xenofobia ed il razzismo. La Chiesa vuol premiare i fedeli che si contrappongono a quanto non rispetta la dignità umana. Razzismo e xenofobia non sono compatibili con la fede cristiana. La Chiesa intende inoltre con questo premio promuovere una rispettosa convivenza con le persone d’altra provenienza linguistica, culturale o religiosa. Il premio, dotato di 10.000 euro, suddivisibili fino a tre vincitori, promosso per la prima volta nel 2015 dalla Commissione Migrazione, giunge alla quarta edizione. Candidature e proposte possono essere presentate per e-mail fino al 30 novembre 2020 presso il segretariato della Conferenza Episcopale tedesca (preis-gegen-fremdenfeindlichkeit@dbk.de). Materiale divulgativo come informazioni sono disponibili al sito www.dbk.de/katholischer-preis-gegen-fremdenfeindlichkeit-und-rassismus

Libri per ridare dignità ai naufraghi: il dono di Lampedusa

9 Ottobre 2020 -

Lampedusa - Valigie non ne ha chi attraversa il mare su un gommone. E, anche avendo un bagaglio da riempire, quanti si porterebbero appresso un libro? Eppure anche i libri nutrono un bisogno e, anzi, più di uno: pensare, capire, immaginare, crescere... Le pagine – ogni lettore lo sa – sono accoglienti. Saranno un porto sicuro per chi è in attesa dell’approdo: Sea watch, Open arms, Mediterranea – le Ong impegnate con le loro navi nel salvataggio dei migranti – introdurranno un nuovo elemento nella vita di bordo, i libri. Ma senza parole, in modo che possano parlare a tutti. Si chiama “Book on board” l’iniziativa promossa dalla Biblioteca Ibby di Lampedusa, che fin dal 2012 usa i silent book – i silenziosi libri fatti solo di immagini – per dialogare efficacemente con persone di ogni provenienza, età, sesso e religione. Ibby sta per International Board on Book for Young people, organizzazione no-profit presente in 75 Paesi, fondata nel 1953 da Jella Lepman per facilitare l’incontro tra i libri e i bambini. In questo caso il progetto non è destinato solo ai bambini che, comunque – come la cronaca insegna – sono passeggeri numerosi dei viaggi attraverso il Mediterraneo, numerosi anche tra le vittime. Proprio perché non hanno parole, i silent book si rivolgono a tutti, incoraggiando la voce del lettore: e ciascuno vede in quelle immagini una storia diversa, forme e colori stimolano ricordi e vissuti differenti, fanno emergere i sogni, le speranze, le paure.

La biblioteca Ibby di Lampedusa imbarcherà su ogni nave che aderisce al progetto una grande valigia rossa – le prime sono state prese in consegna dai capitani nei giorni scorsi, a Palermo – piena di libri senza parole e di tutto il necessario per allestire un angolo di lettura condivisa, uno spazio accogliente per i passeggeri di tutte le età, dove costruire legami. E anche per l’equipaggio: «Lo scopo di questo progetto – spiega Deborah Soria, libraia e anima dell’iniziativa – è nutrire il bisogno di tutti di continuare a immaginare un futuro per sé. Non esiste emergenza in cui sia legittimo negare un po’ di attenzione al benessere e alla crescita personale. Per questo mettere una valigia piena di libri sulle navi che si occupano di salvare vite in mare ci sembra il modo migliore per permettere a tutti di essere accolti dignitosamente, dando sostegno nell’accoglienza anche allo spirito».

Il progetto è migliorabile, avvisa Soria: «Siamo agli esordi e, quindi, mettiamo in conto che qualcosa vada messa a punto. Impareremo dall’esperienza, seguiremo i suggerimenti delle persone che lavorano a bordo delle navi. Il nostro scopo è che proporre i libri e la nostra valigia diventi una prassi non solo sulle imbarcazioni di salvataggio ma anche negli ospedali e in ogni rifugio che accoglie, salva e protegge gli esseri umani e le loro storie». (Nicoletta Martinelli)

Rom: il piano decennale Ue per sostenere le popolazioni rom all’interno dei Paesi

9 Ottobre 2020 - Bruxelles   - Uguaglianza, inclusione, partecipazione, istruzione, occupazione, sanità e alloggi: sono i sette settori-chiave che la Commissione europea indica nel piano decennale al fine di sostenere le popolazioni rom all’interno dei Paesi Ue. Per ognuno di questi settori la Commissione ha elaborato “nuovi obiettivi e raccomandazioni che indicano agli Stati membri come realizzare gli interventi e che costituiranno anche strumenti importanti per monitorare i progressi compiuti e garantire che l’Ue compia maggiori progressi nel fornire il sostegno essenziale di cui molti rom che vivono nell’Unione hanno ancora bisogno”. Vera Jourová, vicepresidente della Commissione, spiega: “In poche parole, negli ultimi dieci anni non abbiamo fatto abbastanza per sostenere la popolazione rom nell’Ue. È imperdonabile. Molti di loro continuano a essere vittime di discriminazioni e razzismo ed è qualcosa che non possiamo accettare. Oggi promuoviamo nuovi interventi per correggere questa situazione, con obiettivi chiari e un rinnovato impegno per ottenere un reale cambiamento nel prossimo decennio”. Nel documento presentato dall’esecutivo di Bruxelles emerge che “l’emarginazione persiste e molti rom continuano a dover far fronte nelle loro vite quotidiane a discriminazioni ingiustificate, antiziganismo ed esclusione socioeconomica”. L’obiettivo che il piano decennale Ue per i rom persegue è la “parità effettiva e sostanziale”. La Commissione esplicita però alcuni “obiettivi minimali” entro il 2030. Tali obiettivi sono così espressi: ridurre di almeno la metà la percentuale di rom vittime di discriminazione; raddoppiare la percentuale di rom che denunciano le discriminazioni subite; ridurre di almeno la metà il divario di povertà tra i rom e la popolazione in generale; ridurre di almeno la metà il divario per quanto riguarda la partecipazione all’istruzione della prima infanzia. Altri obiettivi di medio periodo sono: ridurre di almeno la metà il divario in termini di occupazione e il divario di genere nei livelli di occupazione; ridurre di almeno la metà il divario per quanto riguarda l’aspettativa di vita; ridurre di almeno un terzo il divario in termini di disagio abitativo; garantire che almeno il 95% dei rom abbia accesso all’acqua di rubinetto. Per conseguire tali obiettivi, molto concreti e oggettivamente urgenti, “è fondamentale – secondo la Commissione – che gli Stati membri mettano in atto politiche adeguate”. La Commissione ha stilato anche un elenco di misure che gli Stati devono adottare per accelerare i progressi verso l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione dei rom. Gli orientamenti e le misure spaziano dallo sviluppo di sistemi di sostegno per i rom vittime di discriminazione a campagne di sensibilizzazione nelle scuole, al sostegno dell’alfabetizzazione finanziaria, alla promozione dell’occupazione nelle istituzioni pubbliche e al miglioramento dell’accesso a controlli medici. “Affinché l’Unione europea diventi un’autentica Unione dell’uguaglianza dobbiamo garantire che milioni di rom siano trattati equamente, siano socialmente inclusi e possano partecipare alla vita sociale e politica senza eccezioni”, ha detto Helena Dalli, commissaria Ue per l’uguaglianza: “Con gli obiettivi fissati  nel quadro strategico, ci aspettiamo di compiere progressi concreti entro il 2030 verso un’Europa in cui i rom siano riconosciuti come parte della diversità della nostra Unione, partecipino alle nostre società e abbiano tutte le opportunità per contribuire pienamente alla vita politica, sociale ed economica dell’Ue e trarne pieno beneficio”. La Commissione invita gli Stati membri a presentare strategie nazionali d’inclusione entro il settembre 2021 e a riferire sulla loro attuazione ogni due anni. La Commissione monitorerà inoltre i progressi verso il conseguimento degli obiettivi per il 2030 sulla base dei contributi delle indagini condotte dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali e dei contributi della società civile.

Liberato p. Maccalli. Cei: “accogliamo con gioia la notizia della liberazione”

9 Ottobre 2020 - Roma - Padre Pierluigi Maccalli è stato liberato. A due anni esatti dal suo rapimento in Niger, il missionario italiano è ora libero, insieme con il turista italiano Nicola Chiacchio e altri due ostaggi, la cooperante francese Sophie Pétronin e un ex ministro del Mali, Soumaila Cisse. Lo ha annunciato la presidenza del Mali, dove è avvenuta la liberazione dei quattro ostaggi caduti in mano a terroristi fondamentalisti. Il rientro dei due italiani in patria dovrebbe avvenire oggi pomeriggio. “Accogliamo con gioia la notizia della liberazione in Mali di padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio, rapiti in Africa tra il 2018 e il 2019”, scrive in un post la Conferenza episcopale italiana: “Ringraziamo il Signore ed esprimiamo gratitudine a coloro che hanno lavorato per la liberazione, mentre continuiamo a pregare per quanti risultano scomparsi”. Padre Maccalli, della Società delle Missioni Africane (SMA), attivo nella diocesi di Niamey in Niger, era stato rapito  nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. Originario della diocesi di Crema, dove è nato nel 1961 e dove è stato ordinato sacerdote nel 1985, già missionario in Costa d'Avorio per vari anni, padre Maccalli, nato nel 1961, prestava la sua opera nella parrocchia di Bomoanga. Dedito all'evangelizzazione e alla promozione umana, si era speso anche per contrastare le pratiche cruente legate alle culture tradizionali, come la circoncisione e l'escissione delle donne. In Niger è arrivato nel 2007, e si è sempre dedicato all’opera missionaria presso il popolo gurmancé, nell’annuncio del vangelo, nell’organizzazione delle piccole comunità cristiane, nella costruzione di scuole rurali e ambulatori medici, nella promozione femminile e nello scavo di pozzi nei villaggi disseminati sul territorio della parrocchia di Bomoanga. Il sequestro avvenne una settimana dopo il suo rientro da un periodo di vacanze in Italia. La Missione di Bomoanga è presente dagli anni '90 con un impegno di promozione e sviluppo attraverso le sue "cellule di base" o CSD (Comité de Solidarité et Developpement) nei villaggi vicini, afflitti da povertà endemica, problemi di salute e igiene, analfabetismo diffuso e carenza di strutture.    

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: la maggior parte degli stranieri è cristiana

8 Ottobre 2020 -
Roma  - La religione professata dagli stranieri immigrati è uno degli aspetti analizzati dal XXIX Rapporto di Caritas italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. “Anche quest’anno sfatiamo un mito duro da superare cioè che la maggioranza degli stranieri in Italia sia musulmana”, ha commentato Simone Varisco della Fondazione Migrantes. Al primo gennaio di quest'anno la maggioranza degli stranieri era di religione cristiana (3 milioni di fedeli, in aumento rispetto all’anno precedente) per lo più ortodossi. “Alle religioni di recente formazione, alle cosiddette sette, è dedicato un approfondimento perché – ha precisato Varisco – ognuna pone una sfida alla Chiesa e alla società perché affondano la radice nello stato di abbandono e sofferenza umana”. Gli atei e gli agnostici contano mezzo milione di persone fra la popolazione straniera: “Anche questo – ha sottolineato – esige una risposta specifica. Le religioni portate con sé costituiscono un elemento di aggregazione e là dove ci sono situazioni di difficoltà personale è importante intercettare i bisogni”. Per il ricercatore, la pandemia ha in parte accelerato alcuni processi: “I cimiteri non sono stati preparati ad accogliere i cittadini stranieri o di origine straniera. Le terze generazioni intendono piangere i loro cari in Italia da qui le sfide per molti Comuni”.

Vangelo Migrante: XXVIII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo 22, 1-14)

8 Ottobre 2020 - In città c’è una grande festa: si sposa il figlio del re, l'erede al trono, eppure nell’affannata città degli uomini nessuno sembra interessato. Gli invitati non accettano l’invito forse perché presi dai loro affari, dalla liturgia del lavoro e del guadagno, dalle cose importanti da fare; non hanno tempo. Hanno troppo da fare per vivere davvero. Il regno dei cieli è simile a una festa. Un velo di tristezza, invece, aleggia tra le cose umane e, sovente, anche tra quelle ‘religiose’: sono pochi i cristiani che sentono Dio come un vino di gioia; sono così pochi pure quelli per cui credere è una festa e le celebrazioni liturgiche una gioia festiva, non solo di nome. Ma il re non si arrende e dice ai suoi servi: ‘andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze’. Se i cuori e le case si chiudono, il Signore, che non è mai a corto di sorprese, apre incontri altrove. L'ordine del re è illogico e favoloso. Fa chiamare tutti, senza badare a meriti, razza, moralità. L'invito potrebbe sembrare casuale e, invece, esprime la precisa volontà di raggiungere tutti, nessuno escluso. È bello questo Dio che, quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le alza. Non si arrende alle prime difficoltà e non permette, non accetta che ci arrendiamo, con Lui c'è sempre un ‘dopo’. Un re che apre, allarga, rilancia e va più lontano; e dai ‘molti invitati’ passa al ‘tutti invitati’: cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi. Non perché fanno qualcosa per lui, ma perché lo lasciano essere Dio! E va oltre l’invito. C’è anche un regalo all’ingresso: una tunica per la festa. Gratuità assoluta e munifica quella del re che, tuttavia, trova un commensale che, schiavo delle forme, delle abitudini, della circostanza e per paura di non essere all’altezza, non indossa quell’abito. Si, la gratuita generosità di Dio è anche imbarazzante. E noi senza dover corrispondere qualcosa per forza alle attese altrui, non sappiamo stare. Ma Dio chiede solo di lasciargli fare il ‘Suo proprio’. Il ‘Suo’ è solo amore non è pretesa. Purtroppo la preoccupazione della propria giustizia, impedisce di cedere all’amore! Si tratta di fare spazio!  
  1. Gaetano Saracino
 

Migranti: Di Piazza (sottosegretario min. Lavoro), “c’è bisogno di nuove visioni”

8 Ottobre 2020 - Roma -  “L’immigrazione è un banco di prova per la politica”. A dirlo è Stanislao Di Piazza, senatore e sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega all’immigrazione e alle Politiche di integrazione, alla presentazione del XXIX Rapporto sull’immigrazione curato da Caritas e Fondazione Migrantes. “Il rapporto – dice il sottosegretario – non si ferma ai numeri ma li fa parlare e li utilizza per l’incontro delle persone”. “Al bene comune – continua – mirano le politiche e i percorsi di integrazione, come un progetto pilota che vede già in campo una ventina di comuni italiani. Anche lo sport sui territori può essere motore di integrazione e per questo vogliamo creare presidi. Il bene comune è stato anche l’obiettivo della recente emersione con cui abbiamo voluto dare dignità e creare opportunità per le imprese. Non è stato un esercizio facile. Potevamo fare meglio? Come sempre sì, ma nelle oltre 800mila domande leggiamo i destini delle persone che vogliono lavorare legalmente, vivere vite degne e contribuire insieme al progresso delle nostre comunità”. “Anche per l’immigrazione – conclude – c’è bisogno di nuove visioni. Non solo politiche nazionali di governo, ma servono indirizzi chiari per il rispetto dei diritti dell’uomo, un accesso al welfare e alla cittadinanza con particolare attenzione ai giovani di seconda generazione”. (SIR)  

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: la maggioranza degli stranieri in Italia è cristiana

8 Ottobre 2020 - Roma - Al 1° gennaio 2020 si stima che la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia sia di religione cristiana (54,1%), in aumento rispetto ad inizio 2019 (quando era il 53,6%), ma ancora ad un livello inferiore rispetto al 1° gennaio 2018 (57,5%). E' quanto emerge nel Rapporto Immigrazione di caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. Nel loro complesso, nel 2019 i cristiani stranieri residenti in Italia sono aumentati di 97 mila unità (+3,4%), dopo la forte diminuzione (145 mila unità) dell’anno precedente, e si attestano ad oltre 2,9 milioni di fedeli e di potenziali fedeli, includendo nel conteggio anche i minori. Fra gli immigrati cristiani la maggioranza assoluta è ortodossa (29,3%, pari a 1,6 milioni di fedeli, originari soprattutto di Romania, Ucraina e Moldova), mentre più di uno su tre è cattolico (20,1%, con quasi 1,1 milioni di persone, per lo più romeni, filippini, peruviani e albanesi). Proprio i cattolici, però, hanno fatto registrare la crescita maggiore nel 2019, con un aumento di 103 mila unità (+10,5%), superati soltanto – sebbene su livelli quantitativi assoluti minori – dai copti (in aumento di 3 mila unità, +16,7%); lieve la crescita degli ortodossi (+19 mila unità, pari al +1,2%), mentre sono diminuiti gli appartenenti ad altre fedi cristiane (in particolare gli evangelici, diminuiti del 9,1%, vale a dire quasi 17 mila fedeli in meno). Gli stranieri musulmani residenti in Italia sono risultati stabili in numerosità durante il 2019 (-0,4%, vale a dire circa 6 mila unità in meno fra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2019), dopo il forte aumento fatto riscontrare durante il 2018 (+8,7%, cioè +127 mila unità), mantenendosi poco al di sotto del valore di 1,6 milioni, pur senza considerare gli acquisiti alla cittadinanza italiana e i non iscritti in anagrafe (ma conteggiando i minorenni di qualsiasi età). Si tratta per lo più di marocchini, albanesi e bangladeshi. Sul territorio nazionale si segnalano, infine, circa 174 mila stranieri buddisti. (3,2% degli immigrati residenti in Italia), 96 mila induisti (1,8%), 51 mila sikh (1,0%) e 44 mila afferenti ad altre religioni (0,8%). Gli atei e gli agnostici sono invece stimabili in circa 531 mila, pari a circa un decimo (9,9%) del totale degli stranieri residenti in Italia. Le tradizioni religiose del Paese d’origine costituiscono da sempre un importante elemento di aggregazione e di rassicurazione identitaria, soprattutto in contesti sociali e culturali molto distanti da quelli nati.

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: migranti il 38,4% dei poveri del lockdown

8 Ottobre 2020 - Roma - Durante i tre mesi di lockdown la Caritas ha aiutato 445.585 persone (in media, 2.990 utenti per diocesi), una cifra altissima che supera la media annua di circa 200mila individui. Gli stranieri erano il 38,4%. Anche tra i 129.434 “nuovi poveri” che si sono rivolti alla Caritas nello stesso periodo, gli stranieri erano il 32,9%. È quanto emerge dal Rapporto immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes presentato a Roma questa mattina. Secondo l’Istat nel 2019 gli individui di nazionalità non italiana in povertà assoluta sono quasi 1 milione e 400mila, con una incidenza pari al 26,9%, contro il 5,9% dei cittadini italiani. Alta è anche la povertà educativa e culturale: nell’anno scolastico 2017/2018 gli studenti italiani in ritardo sono risultati il 9,6%, contro il 30,7% degli studenti con cittadinanza non italiana, che sono anche quelli a più alto rischio di abbandono, pari al 33,1% (la media nazionale è del 14%). L’impatto del Covid e della didattica a distanza è stato forte: nonostante il Ministero abbia fornito molti tablet, “i bambini stranieri non ricevono aiuto dai familiari per scarsa competenza informatica e difficoltà linguistiche – rileva il Rapporto -. Se il prossimo anno scolastico si svolgerà con un sistema misto di lezioni in presenza e a distanza, potrebbero allargarsi ancora di più le disuguaglianze tra alunni stranieri e italiani”. Durante l’emergenza il 74% delle Caritas intervistate in un sondaggio ha avviato oltre 600 azioni di supporto alla didattica a distanza, l’80% erano a favore di minori stranieri accompagnati. Il 61% delle Caritas ha fornito supporti tecnologici (40% tablet) e computer (37%) e coinvolto 170 operatori in attività di sostegno. Tra le famiglie più in difficoltà quelle di nazionalità bengalese e pakistana. “Investire sull’istruzione – suggerisce il Rapporto – significa anche investire sull’alfabetizzazione informatica e linguistica dei genitori stranieri, in particolare delle madri”.

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: il mercato del lavoro

8 Ottobre 2020 - Roma - L’occupazione dei cittadini stranieri in Italia continua a dare segnali di crescita, ma al contempo non registra significativi avanzamenti nella qualità del lavoro. Lo sottolinea il rapporto Immigrazione di Caritas Italina e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. Permangono le criticità che studi e Rapporti sul tema sottolineano da anni: ovvero "la tendenziale concentrazione in alcuni specifici settori, in cui le qualifiche e le mansioni ricoperte sono per lo più a un basso livello professionale o contrattualizzate a tempo (o con modalità precarie); le conseguenti differenze retributive con i lavoratori italiani, la ancora scarsa partecipazione delle donne (soprattutto di alcune nazionalità) al mercato del lavoro, l’adibizione a lavori manuali, con scarsa preparazione anche rispetto ai rischi per la sicurezza e, ancora, le scarse prospettive di crescita professionale dei più giovani, anche essi avviati, almeno stando alle attuali tendenze, a riprodurre le modalità occupazionali della generazione precedente". Queste linee di tendenza trovano conferma nei principali dati  esposti più estesamente nel Rapporto, ma che possono essere così sintetizzati: in Italia sono 2.505.000 i lavoratori stranieri, che rappresentano il 10,7% degli occupati totali nel nostro Paese. Il tasso di occupazione straniera si attesta intorno al 60,1%, superiore al 58,8% degli autoctoni; parallelamente, il tasso di inattività degli stranieri extra-UE (30,2%), per quanto elevato, risulta comunque inferiore a quello italiano (34,9%). L’87% degli occupati stranieri in Italia sono lavoratori dipendenti, concentrati soprattutto in alcuni settori: servizi collettivi e personali (642 mila addetti), industria (466 mila), alberghi e ristoranti (263 mila), commercio (260 mila) e costruzioni (235 mila). In merito alle qualifiche prevalenti, nel 2019 si registra un elevato volume di rapporti attivati per braccianti agricoli (584.253  attivazioni), addetti all’assistenza personale (179.502), camerieri e professioni assimilate (158.645) e collaboratori domestici e professioni assimilate (111.562). Quanto alle tipologie contrattuali, si attesta come preponderante il reclutamento con forme contrattuali temporanee. Esse interessano circa i due terzi delle nuove assunzioni destinate ai cittadini stranieri, fra cui, oltre ai contratti di lavoro a tempo determinato, anche i tirocini e i rapporti di lavoro in somministrazione o stagionali;  la retribuzione media annua nel 2019 dei lavoratori extracomunitari è inferiore del 35% a quella del complesso dei lavoratori (14.287 euro rispetto a 21.927 euro). Secondo il Rapporto la differenza di genere nell’accesso al mondo del lavoro è marcata e fa registrare tassi di inattività e di disoccupazione nettamente superiori per quanto riguarda la componente femminile; nel confronto con i dati del 2018, aumenta anche il tasso di lavoratori stranieri autonomi (+2,7%), in netta controtendenza rispetto agli italiani. Cresce il numero di titolari di imprese nati fuori dall’UE (383.462), pari al 12,2% del totale, concentrati soprattutto nel settore commerciale (43,1% del totale) e dell’edilizia (21,1%); nel corso del 2019 gli infortuni verificatesi ai lavoratori stranieri sono stati 108.173 (il 16,9% del totale) e in due casi su tre hanno riguardato cittadini extracomunitari, per i quali c’è stato un aumento del +5% rispetto al 2018. Nel caso degli incidenti con esito mortale, l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale è più elevata, attestandosi sul 18,8%, con un incremento del +13,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti (IVS) erogate dall’INPS a cittadini extracomunitari alla fine del 2019 sono state appena 65.926, pari allo 0,4% del totale delle pensioni INPS dello stesso tipo (16.840.762); le pensioni assistenziali erogate a cittadini extracomunitari sono state invece 100.898, pari all’2,5% del totale (4.030.438). Il primo impatto del Covid su questi dati - affermano i ricercatori - riferiti al 2019 è valutabile in base alle stime prodotte nel mese di aprile dall’Istat sulle forze lavoro, riferite al primo trimestre del 2020. Nel mese di marzo 2020 sono diminuiti sia gli occupati (-30.000), che le persone in cerca di occupazione (-270.000), mentre sono sensibilmente aumentati gli inattivi, ovvero quelli che né lavorano né cercano lavoro (+300.000, pari al + 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Il fenomeno sopra descritto si è manifestato in modo molto evidente per gli stranieri: le persone di cittadinanza non italiana, che erano pari al 9% di tutti gli inattivi del primo trimestre 2019 (1 milione 290 mila unità), diventano al primo trimestre 2020 il 9,7% (1 milione 315 mila unità). Si riscontra, quindi, un aumento sia in termini assoluti (+25 mila) che percentuali +0,7 punti percentuali). La maggior parte degli stranieri inattivi (61,5%) sono in possesso di un basso livello di istruzione, mentre tra gli italiani tale caratteristica riguarda una quota inferiore di persone, pari al 56,1%. In particolare, il 7,3% degli italiani inattivi non ha alcun titolo di studio o ha solamente la licenza elementare, mentre tra gli stranieri questo tipo di condizione giunge a coprire il 10,8% dei casi. Quello che desumomno i redattori del Rapporto Immigrazione  è che la situazione di stagnazione nel mercato del lavoro e l’isolamento sociale con il blocco degli spostamenti autonomi sul territorio, ha di fatto scoraggiato i disoccupati a continuare a cercare lavoro in modo attivo, producendo una trasformazione in senso passivo del loro status. La diminuzione nel numero di disoccupati è, quindi, un miglioramento solo apparente. Al contrario, le difficoltà del momento colpiscono drammaticamente la fiducia delle persone, rendendo complesso per chi perde il lavoro anche solo immaginare di poterne trovare uno nuovo. Si rinuncia, quindi, del tutto alla ricerca di una nuova occupazione.

“Liberi di Partire, Liberi di Restare”: evento Cei il 14 ottobre a Roma

8 Ottobre 2020 - Roma - La Conferenza episcopale italiana il prossimo 14 ottobre a Roma promuove un incontro a conclusione della campagna "Liberi di partire, liberi di restare". L’incontro, introdotto dalla messa celebrata dal presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, prevede gli interventi del segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo e del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna seguito da un dibattito con esponenti di Caritas e Migrantes in prima linea nell’accoglienza.

Migranti. Mons. Russo: storie, non numeri

8 Ottobre 2020 -

Roma - Questa mattina, Giovedì 8 ottobre, mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, è intervenuto alla presentazione del  Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dal titolo “Conoscere per comprendere”.

Ecco il testo del suo saluto.

Buongiorno a tutti! Senatore Di Piazza, carissimi amici di Caritas e Fondazione Migrantes, accogliamo con grande attenzione, che si rinnova di anno in anno – ormai siamo al 29° -, la pubblicazione del Rapporto Immigrazione, curato da due organismi della Chiesa italiana (Caritas e Fondazione Migrantes). Il volume di quest’anno concentra le riflessioni attorno al tema Conoscere per comprendere, una delle sei coppie di verbi proposte dal Santo Padre nel suo messaggio per la 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata pochi giorni fa. Si tratta di un impegno reso ancora più necessario dalla complessa congiuntura che stiamo vivendo, determinata dalla pandemia, che ha posto nuove difficoltà, aggravato tante problematiche già esistenti e ulteriormente indebolito le già precarie condizioni economiche e relazionali della società. In questo senso si stanno recependo le ultime modifiche normative che stanno portando una serie di previsioni in discontinuità con il recente passato. Queste sono una prima risposta alle situazioni di crisi registrate nel tempo. La pandemia ha precarizzato ancora di più la condizione di tanti migranti e di tanti italiani. Pertanto, oggi più che mai sono necessarie risposte immediate che mettano al centro l’umanità che ci unisce. Le incessanti statistiche che si sono susseguite negli ultimi mesi hanno reso evidente come nessuno possa essere considerato semplicemente un numero – lo abbiamo più volte ribadito – ma una persona con una dignità, dei legami affettivi, una storia e uno sguardo al futuro che talvolta rischia di rimanere inespresso o addirittura d’interrompersi precocemente. Questo è vero anche per le persone migranti, che alla propria storia personale aggiungono l’esperienza del viaggio e della permanenza in territori estranei, per cambiare la propria vita e spesso quelle dei propri cari. Il Rapporto Immigrazione ci aiuta a mettere a fuoco le coordinate fondamentali delle migrazioni, un fenomeno che attraversa pressoché il mondo intero e tutti gli ambiti del vivere sociale, e che papa Francesco, nell’enciclica firmata pochi giorni fa ad Assisi, Fratelli tutti, definisce «un elemento fondante del futuro del mondo» (n. 40). Una caratteristica di questa pubblicazione è l’interconnessione esistente fra i diversi contributi che la compongono, che restituisce la complessità degli attuali fenomeni migratori. «Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta – scrive il Santo Padre nell’enciclica Fratelli tutti, al n. 96 – rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri». È un richiamo importante. Non sarebbe possibile, infatti, realizzare un’efficace accoglienza dei migranti – né, tantomeno, la loro protezione, promozione e integrazione – se si curassero solo gli aspetti economici o lavorativi, ignorando la dimensioni antropologiche, sociali e relazionali. Né, ancora, si darebbe una risposta adeguata – vale a dire integrale – ai bisogni di ogni persona se si ricercasse esclusivamente una soluzione ai problemi abitativi o alimentari, senza prestare un’eguale attenzione agli aspetti culturali e religiosi, che costituiscono dimensioni essenziali nella vita di ogni persona. Qualsiasi concezione di accoglienza che la concepisse soltanto come impegno materiale sarebbe una pericolosa riduzione. Anche per questo, la visione fornita dal Rapporto Immigrazione si spinge a considerare l’intimo legame fra i diversi ambiti che caratterizzano la vita di ogni persona, senza i quali essa non potrebbe esprimere appieno il proprio essere e la propria personalità. Solo così, fra l’altro, si può realizzare quell’autentica integrazione della persona migrante nel nuovo contesto sociale, la quale può dirsi compiuta quando, da ospiti, coloro che sono stati accolti diventano soggetti partecipi e attivi, offrendo un contributo personale alla crescita del tessuto sociale, del quale ormai sono divenuti parte. Tale obiettivo rappresenta un’autentica sfida e una scommessa per l’Europa, per il nostro Paese e per i singoli territori che lo compongono, chiamati a vedere in coloro che chiedono ospitalità non un peso, bensì una ricchezza dal punto di vista umano, lavorativo, culturale e, non ultimo, spirituale. Certo, «quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide complesse», come scrive con realismo il Santo Padre in Fratelli tutti (n. 129). È evidente, però, come uno sguardo interessato a conoscere l’altro, a incontrarlo, pur con tutte le difficoltà e gli ostacoli che questo implica, dia vita a una prospettiva che si colloca a grande distanza dall’opinione, diffusa a più livelli, che vede nel migrante solo un’insidia, e nell’opera di coloro che lo soccorrono un pericolo. Si tratta di sentimenti contrari alla vita cristiana, che nella fede ci spinge invece ad avere il coraggio di riconoscere in chi è bisognoso del nostro aiuto un fratello, e, nel più piccolo di essi, il Cristo stesso. La fragilità non caratterizza solo gli “altri”, ma ognuno di noi: ognuno di noi può essere quel “piccolo”. Raggiungere una simile consapevolezza è segno di speranza, poiché contribuisce allo sviluppo di una cultura più matura e meno portata ad essere sviata dai preconcetti, più aperta a quanto di buono può esserci nell’altro e meno incline a difendersi pregiudizialmente, più consapevole della necessità e delle opportunità dell’incontro, più disposta a fare autocritica e a condividere. Il Signore guidi i nostri passi in questo cammino di pace e di convivenza, che ci vede tutti fratelli e sorelle. Un ringraziamento a Caritas e Fondazione Migrantes per la cura che, ogni anno, mettono in questa pubblicazione. Ripeto: non è una semplice raccolta dati, ma una narrazione di storie. Grazie!  

Mons. Stefano Russo - Segretario generale della CEI

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: la panoramica in Italia

8 Ottobre 2020 - Roma - Gli ultimi dati sulla situazione demografica italiana diffusi dall’Istat confermano le tendenze in atto da alcuni anni: progressiva diminuzione della popolazione residente (-189 mila unità), in particolare nelle regioni del Mezzogiorno; aumento del divario tra nascite e decessi; stagnazione della fecondità a livelli molto bassi; aumento dell’incidenza della popolazione anziana e diminuzione di quella giovane, con il relativo ulteriore innalzamento dell’età media; saldo migratorio con l’estero positivo, anche se in diminuzione; aumento della popolazione residente straniera, sia in termini assoluti che relativi. LO sottolineano i redattori del Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrante presentato oggi a Roma. Se fino a un decennio fa l’aumento della popolazione straniera seguiva un ritmo significativo, da qualche anno - sottolineano - il trend è in diminuzione (dal 2018 al 2019 appena 47 mila residenti e 2.500 titolari di permesso di soggiorno in più), accompagnato da altri segnali “negativi”, come la diminuzione delle nascite (da 67.933 nel 2017 a 62.944 nel 2019) e le minori acquisizioni di cittadinanza (passate da 146 mila nel 2017 a 127 mila del 2019). Stando ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, i permessi di soggiorno validi al 1° gennaio 2020 sono 3.438.707, il 61,2% dei quali è stato rilasciato nel Nord Italia, il 24,2% nel Centro, il 10,8% nel Sud e il 3,9% nelle Isole. I cinque Paesi di provenienza prevalenti fra i titolari di permesso di soggiorno sono, nell’ordine, Marocco (circa 400 mila cittadini), Albania (390 mila), Cina (289 mila), Ucraina (227 mila) e India, che con poco meno di 160 mila soggiornanti ha superato una nazionalità storica come le Filippine. Considerando, invece, il dato complessivo sui cittadini stranieri residenti in Italia (compresi, dunque, i cittadini comunitari), che in base alle elaborazioni Istat al 1° gennaio 2020 ammontano a 5.306.548 (con un’incidenza media sulla popolazione italiana dell’8,8%), la maggior quota è rappresentata dai rumeni (1.207.919). I motivi dei permessi di soggiorno confermano la tendenza all’inserimento stabile, in quanto, in relazione alla durata, la maggior parte dei permessi è a lunga scadenza (62,3% del totale); mentre quelli di breve durata si attestano sul 37,7%. Stando ai motivi del soggiorno, si conferma la prevalenza di quelli familiari (pari al 48,6% del totale), seguiti da quelli lavorativi (41,6%). Terzi per volume i permessi collegati all’asilo e alla protezione internazionale (5,7%) e quarti quelli per studio (appena l’1,5%). I dati del Ministero dell’Interno al 1° gennaio 2020 consentono anche un primo bilancio sulle nuove tipologie di permesso di soggiorno introdotte dal d.l. n. 113/2018 (c.d. decreto Salvini), convertito in legge n. 132/2018. Si è trattato in totale di poco più di 28 mila permessi di soggiorno, che risultano per la quasi totalità di derivazione da tipologie già esistenti prima della riforma o che per effetto di questa hanno subito solamente un cambio di denominazione o di disciplina (ad es., permessi per motivi umanitari ridenominati in “casi speciali”), fatta eccezione per qualche unità di permessi per meriti di valore civile o per calamità naturale, che si sono rivelati dunque assolutamente non coincidenti con le aspettative, i bisogni e le condizioni personali dei migranti nel nostro paese, precarizzandone peraltro i già complessi percorsi di inserimento e integrazione (le nuove fattispecie non sono quasi mai convertibili per lavoro, ad esempio. Lo scivolamento nell’irregolarità è dunque sempre in agguato. Diversi studi hanno fornito stime circa la consistenza della componente irregolare nel nostro paese, arrivando a parlare di oltre 650.000 persone. I dati che "forniamo - si legge in questa edizione del Rapporto, sono quelli relativi ai primi esiti della procedura di regolarizzazione varata fra giugno e agosto 2020 e i dati sui provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale, che continuano a dimostrare di essere strumenti insufficienti e dispendiosi di gestione dell’irregolarità (sono state 41.000 le persone coinvolte), rivelando da oltre 10 anni un tasso di efficacia non superiore al 50% (è il 48,4% nel 2019). La strada da preferire è dunque certamente quella della regolarizzazione, che consente di restituire i diritti sociali ed economici alle persone, sottraendole alle pratiche di sfruttamento, tanto dannose anche per le casse dello Stato, in termini di evasione fiscale e contributiva". Nell’approfondimento dedicato dal Rapporto all’apporto economico dell’immigrazione si evidenzia che in Italia nel 2018 il contributo dei migranti al PIL è stato di 139 miliardi di euro, pari al 9% del totale. I circa 2,3 milioni di contribuenti stranieri hanno dichiarato 27,4 miliardi di redditi, versando 13,9 miliardi di contributi e 3,5 miliardi di IRPEF. L’IVA pagata dai cittadini stranieri è stimata in 2,5 miliardi. Si tratta di dati che confermano il potenziale economico dell’immigrazione che, pur richiedendo notevoli sforzi nella gestione, produce senza dubbio benefici molto superiori nel medio-lungo periodo. Anche i costi per la gestione delle emergenze, che sono aumentati dagli 840 milioni nel 2011 ai 4,4 miliardi nel 2017, possono essere ammortizzati nel tempo, soprattutto se sostenuti da politiche capaci di ridurre l’irregolarità, che oggi è stimata in 670 mila persone. Pertanto, "una regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri avrebbe garantito entrate superiori ai 3 miliardi di euro". Invece il provvedimento varato ha consentito la presentazione di “appena” 207.542 domande presentate; in particolare per lavoro domestico (85% del totale) e il resto per gli altri settori, quasi interamente rappresentati dall’agricoltura. La regione nella quale sono state presentate il maggior numero di istanze è la Campania, con 6.962. Segue la Sicilia con 3.584 istanze, il Lazio con 3.419 e la Puglia con 2.871, ma anche il Veneto con un dato significativo di 2.756 domande e l’Emilia Romagna con 2.101. In entrambi i casi, bisognerà attendere i prossimi mesi per verificare quante di queste istanze andranno a buon fine attraverso la sottoscrizione dei contratti di soggiorno ed il rilascio dei permessi di soggiorno. Permangono le perplessità per una procedura nata principalmente per rispondere alla presenza di lavoratori in nero nel settore dell’agricoltura e che invece sembra rispondere in via principale alle esigenze del mondo del lavoro domestico e del cd. badantato. Un’ulteriore dimostrazione che tale provvedimento avrebbe dovuto allargarsi a ricomprendere molti altri settori nei quali si registra un notevole coinvolgimento dei lavoratori stranieri. Si osserva pertanto come la maggioranza dei nuovi ingressi vede una quota troppo ridotta dei motivi di lavoro (i visti per lavoro sono appena l’1,3% del totale). Gli attuali permessi di soggiorno si riferiscono, dunque, nella gran parte a conversioni di permessi rilasciati ad altro titolo, comprese le motivazioni legate a protezione e assistenza, più che a motivazioni legate alla sfera economica e professionale. Alla luce di tali tendenze, si raccomanda, pertanto, di adottare definitivamente una strategia di potenziamento dei percorsi di integrazione, che contempli: la promozione di interventi normativi volti a sostenere la presenza e l’inserimento socioeconomico dei cittadini stranieri con politiche mirate a garantire la regolarità del soggiorno delle persone, delle famiglie, dei lavoratori e a migliorare i livelli di istruzione e di professionalizzazione delle persone in età da lavoro; il rafforzamento, la reintroduzione, la sperimentazione di canali di ingresso legati al lavoro e allo studio.

Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes: “soddisfatti per modifiche” Decreti Sicurezza, ora “legalità e integrazione”

8 Ottobre 2020 - Roma - "Viva soddisfazione" per le modifiche ai decreti sicurezza con l'auspicio che "i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo, oltre che con l'importante processo di revisione delle norme, anche con politiche attive di supporto" viene espressa da Caritas italiana e Fondazione Migrantes, che oggi presentano a Roma il XXIX Rapporto Immigrazione 2020 sul tema "Conoscere per comprendere". Nel volume viene sottolineata "l'importanza di favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti nel nostro Paese, attraverso un ampio riconoscimento della convertibilità in motivi lavorativi del permesso di soggiorno detenuto ad altro titolo, al fine di invertire la tendenza all'approccio securitario da un lato, o assistenzialistico dall'altro". Secondo i dati contenuti nel rapporto sono stati poco più di 28mila i permessi di soggiorno rilasciati secondo le normative contenute nei decreti sicurezza ma "lo scivolamento nell'irregolarità è sempre in agguato", avvertono Caritas e Migrantes, che stimano la componente irregolare in Italia intorno alle 650.000 persone. I rimpatri, osservano, "continuano a dimostrare di essere strumenti insufficienti e dispendiosi di gestione dell'irregolarità (sono stati 41.000), rivelando da oltre 10 anni un tasso di efficacia non superiore al 50% (è il 48,4% nel 2019)". "La strada da preferire - precisano - è certamente quella della regolarizzazione, che consente di restituire i diritti sociali ed economici alle persone, sottraendole alle pratiche di sfruttamento, dannose anche per le casse dello Stato, in termini di evasione fiscale e contributiva".

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti nel nostro Paese

8 Ottobre 2020 - Roma - Questa edizione del Rapporto Immigrazione si colloca in un contesto che riesce solo parzialmente a fotografare gli effetti della pandemia sulla mobilità umana. Gli spunti che sono emersi dai dati relativi al 2019 sono comunque ricchi di stimoli e di tendenze, che possiamo esaminare in relazione ai diversi ambiti trattati dal Rapporto, compendiandoli con i risultati di vari monitoraggi nel frattempo realizzati dalle nostre reti per stimare proprio l’impatto del Covid in differenti ambiti: la povertà, il lavoro, la scuola, la salute dei migranti e delle persone fragili. Lo scrivono i redattori del "Rapporto Immigrazione" di caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. I due organismi pastorali prendono atto "con viva soddisfazione, del recente via libera (6.10.2020), del Consiglio dei Ministri al decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, contenente modifiche dei c.d. decreti sicurezza (d.l. 113/2018 e 53/3019), convertiti in l. n. 132/2018 e 138/2019". Molte delle raccomandazioni contenute nel Rapporto hanno sottolineato, nei vari temi affrontati, l’importanza di "favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti nel nostro Paese, attraverso un ampio riconoscimento della convertibilità in motivi lavorativi del permesso di soggiorno detenuto ad altro titolo, al fine di invertire la tendenza all’approccio securitario da un lato, o assistenzialistico dall’altro, adottando definitivamente una strategia di potenziamento dei percorsi di integrazione, che contemplasse la promozione di interventi normativi volti a sostenere la presenza e l’inserimento socio-economico dei cittadini stranieri". L'auspicio è che "i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo oltre che con l’importante processo di revisione delle norme, anche con politiche attive di supporto".

GMMR: iniziative Migrantes Crema

8 Ottobre 2020 - Crema - Due eventi significativi hanno caratterizzato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, organizzati dagli uffici Caritas e Migrantes della diocesi di Crema: la presenza di mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi di Milano e incaricato per la Migrantes dei vescovi lombardi, che ha celebrato la Messa, sabato 26 settembre e l'esibizione del Coro Elikya che, il giorno dopo domenica 27, ha completato la Festa. “Incontrare una Comunità che celebra in piazza è un bel segno di “Chiesa in uscita”, una Chiesa che, pur nelle difficoltà attuali, si impegna nella cura, favorisce unione, suscita attenzione, costruisce solidarietà”. Con queste parole monsignor Franco Agnesi ha iniziato l'omelia durante la Messa, celebrata sulla piazza antistante la Chiesa di Crema Nuova, per ricordare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. “Anche l'apostolo Paolo – ha proseguito – ci ricorda, nella seconda lettura, l'umiltà di Gesù come modello per il nostro atteggiamento di servizio. E il punto di partenza è proprio guardare i migranti  non come numeri che riempiono le nostre statistiche, ma come uomini e donne con la loro dignità. Ecco allora le sei coppie di verbi che il Papa ci ricorda: Conoscere per comprendere – Farsi prossimo per servire – Ascoltare per riconciliarsi – Condividere per crescere – Coinvolgere per promuovere – Collaborare per costruire ci parlano continuamente di servizio. Anche noi abbiamo dovuto fuggire nei mesi scorsi – ha proseguito mons. Agnesi – e altre persone se ne sono andate per non fare più ritorno... Tuttavia, pur nella drammaticità della situazione è stata l'occasione per conoscerci meglio, per comprendere più a fondo il dramma di altri. Non solo, ma abbiamo assistito a esempi belli e inaspettati di solidarietà. La domanda che ciascuno deve porsi allora è la seguente: delle coppie di verbi sopra ricordate quali mi riguardano? Anche il Vangelo ci segnala la cura e l'attenzione: che cosa voleva realmente il Padre quando chiede ai due figli di andare a lavorare nella vigna? È l'atteggiamento di un padre-padrone? Sembrerebbe di sì, stando alla risposta del primo figlio, preoccupato solo di fare bella figura, senza dare sostanza alle sue parole. Diversa è la risposta del secondo figlio, apparentemente più sfacciata, ma che capisce in fondo qual è la volontà del Padre. Dio non vuole una inutile obbedienza, quanto il desiderio che la vigna, cioè noi, portiamo frutto la domanda allora è: che cosa posso fare per portare frutto? Dio non ha fretta e ci aspetta. Vuole qualcuno che si prenda cura egli altri. E tutti possono dare qualcosa, anche chi da cui non ci aspetteremmo mai. Solo così – ha concluso il Vicario generale di Milano – possiamo guardare alle sorelle e ai fratelli che pur da lontano vengono a noi, come a persone che possono aiutarci a far fruttare la vigna del Signore”. Domenica 27 è toccato al Coro Elikya completare, con il suo brio e la sua vitalità, la Festa del giorno prima. Formato da coristi provenienti da 16 nazionalità diverse, il coro ha dato l'impressione di essere un vero e proprio laboratorio di ricerca e sperimentazione, per la capacità di intrecciare e amalgamare combinazioni ritmiche e melodiche assai diverse tra loro. Non è un caso che Elikya, nella lingua congolese Lingala, significhi “Speranza”, volendo sottolineare che i giovani nonostante le contraddizioni di questa società hanno voglia di conoscersi e impegnarsi per un futuro fatto di incontri e scambi tra le culture. L'iniziativa ha riscosso nel suo insieme un indubbio successo, anche se non era questo il vero obiettivo, spiuegano alla Migrantes di Crema. La due giorni infatti, pur essendo rivolta a tutta la città, ha coinvolto in maniera specifica  l'Unità Pastorale Sacro Cuore-S. Carlo- S. Maria dei Mosi. Sarà questa infatti la porzione di Chiesa Cremasca ad essere interessata da “una riflessione sulla capacità di dialogo tra le diverse culture. Un dialogo che dovrà svilupparsi dai presupposti che abbiamo ascoltato anche attraverso una Liturgia annunciata in più lingue ed una musica frutto di tanti incontri culturali”.