Primo Piano

Habeshia: “aprire corridoi e aiuti umanitari”

2 Dicembre 2020 -

Roma - I campi dei profughi eritrei nel Tigrai, che ospitano circa 96mila persone, hanno subito gli effetti dell’azione militare portata avanti dal governo centrale dell’Etiopia. L’agenzia Habeshia riferisce oggi di 3 morti (non accertati) e teme 6mila rimpatri forzati ad Asmara. I profughi eritrei vivono da anni in quattro grandi centri di raccolta, gestiti dall’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), situati a Adi Harush, Mai Aini, Hitsats e Shimelba. “Lo sconvolgimento portato dalla guerra – lancia l’allarme l’agenzia Habeshia di padre Mussie Zerai – rischia adesso di far saltare questo fragile equilibrio e, peggio, anche ogni forma di protezione”. I combattimenti fortunatamente non li hanno colpiti direttamente ma “ad Adi Harush risulta che tre giovani siano stati uccisi da una raffica di schegge durante un pesante bombardamento sull’area limitrofa al campo”. Due sono le minacce temute: “Il rischio di deportazione forzata in Eritrea e la difficoltà di sussistenza a causa della brusca interruzione di tutte le forme di assistenza e rifornimento anche dei beni più indispensabili”. Nel campo di Shimelba, in particolare, a 30 km dalla frontiera con l’Eritrea, “circolano da giorni notizie che circa 6mila profughi sarebbero stati bloccati all’interno o nei dintorni del centro di accoglienza e rimpatriati in stato d’arresto da parte di reparti militari eritrei entrati in territorio tigrino, come alleati dell’esercito federale etiopico”. In questo modo rischiano di diventare dei “desaparecidos” “perché tutti i registri dell’UNHCR sarebbero stati distrutti, in modo da non lasciare traccia degli ospiti del campo o comunque da rendere estremamente difficili le ricerche”. Al momento, precisa Habeshia, vista l’interruzione delle reti telefoniche ed internet e il divieto di ingresso nel Tigrai a giornalisti e organizzazioni umanitarie “non è stato possibile finora verificare se queste notizie abbiano fondamento”. A fronte di tutto ciò l’agenzia Habeshia chiede, tra l’altro, di “organizzare canali umanitari che consentano il trasferimento verso altri Stati delle migliaia di profughi che si sono trovati loro malgrado coinvolti nella guerra” e di “riaprire subito le frontiere del Tigrai agli aiuti umanitari”. (Sir)​

 

Un fumetto per raccontare emigrazione italiana

2 Dicembre 2020 - Bruxelles - Un fumetto per raccontare ai ragazzi una pagina dell'immigrazione italiana. "Una Storia Importante. 70 anni di immigrazione italiana in Belgio e oltre" è il titolo dell'opera, finanziata dal Ministero degli Esteri e realizzata dal disegnatore italo-belga Antonio Cossu, che ripercorre gli anni dell'immigrazione italiana dal 1946 ai giorni nostri, passando per la tragedia della miniera Bois Du Cazier di Marcinelle dell'8 agosto 1956, dove persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani. L'idea del fumetto è stata promossa dal Comitato degli italiani all'estero, Comites Belgio e sostenuta dalla Regione Vallonia "per il suo alto valore divulgativo ed educativo". I disegni di Antonio Cossu raccontano come negli anni '50, in Belgio non sono mancate le discriminazioni e i pregiudizi verso gli italiani. Ai minatori venivano promessi alloggi e buone paghe, ma vivevano in baracche di lamiera. "La storia dell'emigrazione italiana è stata, soprattutto nel primo decennio del dopoguerra, caratterizzata dalla sofferenza degli immigrati stigmatizzati e costretti a durissime condizioni di vita e di lavoro.

Migrantes: domani il Report 2020 sul Diritto d’Asilo

2 Dicembre 2020 - Roma - Fuori e dentro l’accoglienza dopo i decreti sicurezza. L’Italia e l’accoglienza alla prova del COVID-19. E la rotta balcanica con le sue violenze nel cuore d’Europa. Se ne discuterà giovedì 3 dicembre nella giornata di presentazione del nuovo Report 2020 sul diritto d’asilo, fresco di stampa. Con il titolo "Il diritto d’asilo. Report 2020. Costretti a fuggire… ancora respinti" (Tau Editrice 2020, pp. 400, euro 20,00), il rapporto promosso dalla Fondazione Migrantes è ormai giunto alla quarta edizione e oggi è l’unico in Italia dedicato specificamente al mondo dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle migrazioni forzate. Con una forte centratura sull’Europa e sul nostro Paese, offre 12 saggi e contributi che affrontano questi argomenti da prospettive inedite e multidisciplinari, oltre ad aggiornamenti statistici di base e mirati. La giornata del 3 dicembre si svolgerà interamente online in due sessioni aperte a tutti. Dalle 11.00 alle 12.00, sui canali della CEI su Youtube (https://www.youtube.com/channel/UC7JuChYmxhljc49dE3JG6Zw) e Facebook (https://www.facebook.com/ conferenzaepiscopaleitaliana) si terrà la presentazione vera e propria del rapporto. Interverranno mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, Syed Hasnain, presidente dell’UNIRE (Unione nazionale italiana rifugiati ed esuli) e le due curatrici Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti. Dalle 16.00 alle 18.00 si svolgerà invece un webinar su alcuni dei temi trattati nel report 2020, con gli interventi degli autori di alcuni contributi, (Magda Bolzoni, Elena Rozzi, Gianfranco Schiavone, Maurizio Veglio e don Giuseppe Laterza, suddivisi in tre sezioni: “Italia“, “Rotta balcanica” ed “Etica“. I lavori pomeridiani potranno essere seguiti in diretta sulla piattaforma Zoom (https://zoom.us/j/91770171607), ma anche sul profilo Facebook di Vie di Fuga (https://www.facebook.com/osservatorio.rifugiati).  

La Chiesa e il virus della missionarietà

2 Dicembre 2020 - Loreto - Mi sentivo quasi in imbarazzo. Vestito, ormai, per la santa Messa, attendevo in un angolo della sacrestia. Era quest’estate, un martedì qualsiasi. La voce del sacrestano un po’ concitata al telefono ricorda al parroco che il cappellano non si è presentato all’eucarestia del mattino. E mancavano, ormai, pochi istanti… Eroicamente, dopo una manciata di minuti, ecco il parroco stesso per celebrare. Qualche tempo prima, situazione simile. Da una decina di minuti fuori tempo, ecco arrivare un sacerdote, tutto rosso e trafelato. Lo aiuto fraternamente ad abbigliarsi, mentre squilla ansiosa la campanella… Sembra, pertanto, che il missionario in questo paese del Veneto, sia una presenza invisibile. O, forse, inutile. E mi ripeto dentro di me : "Come sarebbe bello essere contagiati dal virus salutare della missionarietà". Cioè, della preziosità di chi viene da fuori e da lontano. Come un missionario, l’immagine stessa della "Chiesa in uscita" per le tante frontiere affrontate: la propria terra, la propria gente, le proprie usanze, la propria lingua e la propria storia… Passare dalla "logica dell’identità e dell’identitario", del "siamo tra di noi" che troppo ci appassiona, alla "logica dell’alterità", dell’ospite. "Lo straniero è come un fratello, che non hai mai incontrato" recita un proverbio africano. È un volto diverso, una parola nuova, un messaggio differente, una testimonianza viva da altrove. Sì, sono queste le vere sorprese di Dio.  Lo si vive giustamente in Africa o nell’Oriente, quando si parla di ospitalità. Missionario all’estero per quasi quarant’anni, accompagnando comunità di emigranti italiani e non solo, ricordo sempre volentieri l’esperienza vissuta nella "più piccola delle grandi capitali", come la città ama definirsi : Ginevra. Specchiata attorno ad un lago superbo, è un porto di arrivo (e lo fu perfino di asilo politico) per migliaia di italiani emigrati, a ondate differenti, a partire dai primi ‘900, alla frontiera tra Svizzera e Francia. Molti, poi, vi lavorano attualmente nei 200 Organismi internazionali, come ONU, Croce Rossa… o al CERN, eccellenza della fisica europea. Ricordo che a volte si presentavano alla nostra chiesa italiana, a pochi passi dal lago, dei sacerdoti provenienti dall’Italia, ospiti di qualche parente. Si presentavano di domenica, anche all’ultimo momento, prima della Messa. "Padre, posso concelebrare con lei? mi sussurravano.  "Senz’altro, ma presiedi la celebrazione!" era spesso la risposta, togliendomi allo stesso tempo la casula del presidente d’assemblea. Alle delicate rimostranze per troppo onore, c’era sempre… uno stratagemma; li faceva subito crollare. "Guardi, è qualche anno che sono qui, ormai sono stanchi della solita voce…". E la celebrazione, così, era sempre un momento di grazia ! Non solo per la testimonianza di come si vive il Vangelo in Italia, nella loro parrocchia, ma anche per l’accoglienza di un ospite. Ciò prendeva i colori della gratuità. E, in fondo, della fraternità. E tutto questo faceva crescere una comunità, la nostra, e le dava un respiro nuovo. Come quando, a Messa, intravvedo uno straniero, un nigeriano o un siriano nell’assemblea, gli chiedo discretamente un aiuto… È al momento del "Padre nostro". Quando tutta l’assemblea termina, con la cadenza di una cavalcata, la bella preghiera, leggermente lo straniero si avvicina al microfono, per recitare subito, il "suo" Padre nostro. Con l’emozione che lo prende, senti scorrere in arabo "Abana lazi fissamauet…" tra il silenzio pietrificato dell’assemblea. Una vera sorpresa. Un altro figlio di Dio! In fondo, questo tempo di pandemia ci aiuta ad uscire da una Chiesa programmata, ben organizzata, fatta di incontri, di funzioni e di programmi prestabiliti. Senza sorprese, come una macchina ben oliata. Ci insegna, forse, ad essere più attenti allo Spirito e al suo soffio, che viene e va dove vuole. Più vigilanti sul senso della missionarietà, sul valore dell’ospitalità di chi è differente. A trovare, responsabilmente, tempi e luoghi alternativi per incontrare Dio. Non esclusivamente lo spazio di una chiesa. Forse, anche la nostra casa. Senz’altro, il cuore dell’uomo: primo luogo dell’incontro. Lo si era, forse, dimenticato. Per cui qualsiasi omelia che non parli al cuore, non cambierà le cose, tanto meno le persone. Perchè è là dove Dio si presenta.  Portandovi il virus benefico dell’imprevisto e della sorpresa. Dell’apertura all’altro. Della missionarietà. Sì, il senso dell’ospite come, pure, il gusto della fraternità. Ma soprattutto, la gratuità. Insieme alla misericordia, è proprio questa, la gratuità, il vestito più bello, con cui Dio si adorna. Per incontrare gli esseri umani, che siamo noi. (Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)

Migrantes: il 10 dicembre l’incontro dei coordinatori etnici

2 Dicembre 2020 - Roma - Come stanno vivendo le comunità etniche in Italia in questo periodo di pandemia e come si stanno preparando per il Natale. Saranno questi i temi del prossimo incontro dei coordinatori etnici in Italia che si svolgerà online il prossimo 10 dicembre. A presiedere l'incontro il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis.  

CEI: on line i sussidi per l’Avvento

1 Dicembre 2020 -

Roma - È online, all’indirizzo liturgico.chiesacattolica.it, il sussidio liturgico–pastorale dedicato al tempo di Avvento– Natale. Il sussidio è suddiviso in tre parti per agevolarne l’uso. L’intento è offrire un’occasione di riflessione e, con discrezione e sobrietà, accompagnare la preghiera della comunità ecclesiale, nel desiderio di potersi trovare riunita a celebrare. Si vuole altresì accompagnare la preghiera in casa, sostenendo la fede delle nostre famiglie e nutrendo la carità come espressione conseguente e spontanea di una vita alimentata dalla Parola e dal Pane di Vita. Le proposte di preghiera per le famiglie rimandano ad un link con indicazioni, letture e attività per favorire la preghiera con bambini piccoli o ragazzi con disabilità intellettiva, a cura dell’Ufficio per la pastorale delle persone con disabilità. Nel sito dell’Ufficio liturgico nazionale è disponibile un file pdf per la stampa e uno con i file audio dei canti consigliati, per favorire, mediante l’ascolto, la preghiera e la meditazione.

Papa: da venerdì le meditazioni per l’Avvento

1 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” (Salmo 90, 12). Questo il tema delle meditazioni per l'Avvento che saranno predicati per il Papa e la Curia Romana a partire da venerdì 4 dicembre. Lo rende noto la Prefettura della Casa Pontificia attraverso la Sala Stampa della Santa Sede. Le meditazione saranno tenute dal Predicatore della Casa Pontificia, il neo cardinale Raniero Cantalamessa e si svolgeranno  nell’Aula Paolo VI "al fine di consentire la debita distanza tra i partecipanti". Le prediche di Avvento avranno luogo venerdì 4, venerdì 11 e venerdì 18 dicembre, alle ore 9:00. (R.I.)

Ambasciata italiana in Brasile: i problemi della comunità

1 Dicembre 2020 -

Brasilia - Si è svolta ieri  l’annuale riunione presieduta dall’Ambasciatore d’Italia, Francesco Azzarello, per discutere i problemi della Comunità italiana in Brasile. Vi hanno preso parte il Direttore Generale per gli italiani all’estero, Luigi Vignali, la Consigliera del CGIE (Consiglio Generale degli italiani all’estero), Rita Blasioli Costa, i Presidenti dei Com.It.Es. (Comitati degli italiani all’estero) ed i Consoli Generali e Consoli in Brasile.

Al centro del dibattito le conseguenze sulla Collettività della pandemia da coronavirus nel Paese, la graduale riattivazione di servizi consolari quali cittadinanza e passaporti, e le iniziative per l’assistenza ai connazionali in condizioni di difficoltà o indigenza. Sottolineata la necessità di elaborare ulteriori progettualità nell’ambito della collaborazione esistente e di una indispensabile programmazione.

Sono stati altresì trattati temi e proposte per il 2021, tra cui le iniziative in tutto il Paese per le celebrazioni della “Giornata nazionale del migrante italiano in Brasile” del 21 febbraio, istituita nel 2008 dal Congresso Federale, ed i prossimi appuntamenti elettorali per il rinnovo dei membri di Com.It.Es. e CGIE.

Santa Sede: online il nuovo sito web dedicato all’ “Enciclica Fratelli tutti”

1 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale annuncia il sito web speciale dedicato all’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”. Esso è consultabile entrando nella homepage del Dicastero: www.humandevelopment.va e ha anche un accesso diretto dall’URL www.fratellitutti.va. Il sito, realizzato con la collaborazione del Dicastero per la Comunicazione - spiega una nota -  ha l’obiettivo di "diffondere il messaggio sulla fraternità e l’amicizia sociale dell’Enciclica in maniera capillare, approfondendo e facendo conoscere tutti gli aspetti propri del testo e del magistero del Santo Padre in tal senso". La pagina, intuitiva e di rapida consultazione, è al momento sviluppata in tre lingue (italiano, spagnolo e inglese), ma contiene al proprio interno numerose risorse anche in altri idiomi, tra cui francese, portoghese, arabo e cinese. Il menù della homepage, che nella colorazione richiama l’arancione dell’edizione cartacea dell’Enciclica, è diviso per sezioni, aggiornate costantemente: “Fratelli tutti”, con una introduzione generale; “L'Enciclica”, dove si offre la possibilità di scaricare il testo nelle lingue disponibili e di rivedere il video della conferenza di presentazione del 4 ottobre, svoltasi nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano; “Riflessioni”, che include commenti e analisi provenienti dai Superiori del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, da rappresentanti delle Chiese locali, da rappresentanti di organismi internazionali, religiosi e non; nonché da esperti internazionali; “Notizie”.

“Prega con noi”: domani Rosario con Mons. Tani

1 Dicembre 2020 - Roma - Tv2000 e InBlu Radio invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, mercoledì 2 dicembre in occasione della Giornata Internazionale delle persone con Disabilità (3 dicembre), alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu Radio, e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dal Santuario del Pelingo in Acqualagna (PU), con mons. Giovanni Tani, Arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado.  

Mons. Meini: “sensibili miglioramenti, ma ancora non ne siamo fuori” dalla pandemia

1 Dicembre 2020 - Roma - Si è aperto, questa mattina in video conferenza, il Consiglio Permanente della Cei presieduto da mons. Mario Meini, vice presidente della Cei. Il presule ha voluto rivolgere un pensiero e “un abbraccio ideale al cardinale presidente Gualtiero Bassetti”, rendendo grazie al Signore per la sua felice guarigione” e ringraziando “tutto il personale sanitario dell’Azienda ospedaliera di Perugia ‘Santa Maria della Misericordia’ e del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, per l’amore e la professionalità con cui si sono presi cura di lui e di tutti gli ammalati”. “Continuiamo a pregare per tutti quelli che si trovano nella prova e nella sofferenza, con la certezza che Dio Padre non abbandona i suoi figli. Assicuriamo – ha quindi detto mons. Meini - anche la nostra vicinanza e la nostra ammirazione a tutti i medici e agli operatori sanitari, che stanno vivendo appieno la loro vocazione nella custodia del fratello malato e sofferente”. Mons. Meini ha rivolto anche “un particolare saluto” all’arcivescovo Renato Boccardo, “che ha lungamente combattuto il virus e che oggi è nuovamente in riunione con noi”: “Ci rallegriamo con lui e con coloro che hanno potuto superare questa difficile prova”. E parlando dei dati della pandemia evidenzia che “rilevano sensibili miglioramenti, ma ci dicono che ancora non ne siamo fuori”. Da qui l’invito a “non venir meno la responsabilità e la prudenza, anzi dobbiamo rinnovare l’impegno verso ‘il valore unico dell’amore’, come ci ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti”.  “Mentre alcuni interventi di ordine socio-economico stanno maturando nelle sedi istituzionali, i cristiani – ha detto ancora il vice presidente della Cei - sono chiamati, insieme a tutti i cittadini, a fare la propria parte: sul piano sanitario rispettando tutte le norme precauzionali anti-contagio; nell’ambito professionale compiendo il proprio dovere; nella sfera personale attendendo responsabilmente ai compiti che spettano a ogni membro della società”. “Papa Francesco – ha proseguito – ci ricorda che siamo sulla stessa barca e che solo insieme potremo uscire bene da questa impervia fase della storia”. “Nonostante le fatiche di questa fase storica, abbiamo tanti esempi positivi di dedizione al prossimo. Esperienze che spesso nascono nelle nostre parrocchie e si concretizzano in attenzioni educative, gesti di gratuità, iniziative solidali verso i più fragili, proposte culturali per leggere i segni dei tempi. Si moltiplicano i ‘semi di speranza’ che, come comunità cristiana, siamo chiamati a saper vedere e valorizzare, collaborando a diffondere una cultura che chiede fiducia nel domani”. “Soprattutto quest’anno l’Avvento e il Natale chiedono uno sguardo nuovo di cura nei confronti delle povertà materiali, psicologiche e spirituali diffuse nella società”, ha detto ancora mons. Meini secondo il quale “le povertà vecchie e nuove impongono un coinvolgimento attivo, scevro da ogni fatalismo, capace semmai di generare dedizione verso chi è nel bisogno”. E parlando del Natale ha ricordato che in questi giorni “ha avuto notevole risonanza mediatica la questione degli orari delle celebrazioni natalizie, particolarmente l’ora della Messa nella notte di Natale”. Citando il recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”, mons. Meini ha detto che se le liturgie e gli incontri comunitari “sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza, ciò non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. “Siamo certi che sarà così anche nella prossima solennità del Natale e continuerà ad essere un bel segno di solidarietà con tutti. I tempi di Avvento e Natale costituiscono un’occasione favorevole per trovare spazi di preghiera, capaci di sostenere e dare senso alla vita quotidiana”. E poi la raccomandazione alla “preghiera individuale e comunitaria, comunque intensa, eventualmente anche utilizzando alcune possibilità offerte dalle tecnologie digitali. Il confinamento ha fatto emergere l’opportunità della preghiera domestica, che si è inserita nelle case – talvolta gravate da preoccupazioni per la malattia, il lavoro, la scuola… – favorendo l’incontro tra i coniugi, tra i genitori e i figli, tra le diverse generazioni. Sarà importante dare continuità e moltiplicare queste esperienze, con la famiglia credente che esprime la sua vocazione nel trasmettere la fede”.

Migrantes Messina-Lipari-S. Lucia del Mela: domani “Traiettorie dell’inclusione”

1 Dicembre 2020 -

Messina - Domani, martedì 1 dicembre 2020, dalle ore 15.30 sarà presentato il volume “Traiettorie dell'inclusione. Esperienze e strategie di lavoro sociale con le persone straniere”, a cura di Andrea Biagiotti e Tiziana Tarsia. L’evento, organizzato dall’Ufficio Migrantes  Messina-Lipari-S. Lucia del Mela e dal Dipartimento COSPECS dell’Università degli Studi di Messina, è inserito tra gli appuntamenti del progetto “Trame migranti” per la diffusione delle tematiche e delle buone pratiche che riguardano le migrazioni e l’accoglienza. Il volume offre una rassegna di ricerche su servizi ed esperienze nel campo dell’inclusione. Dopo una descrizione delle traiettorie recenti del fenomeno migratorio in Italia, da parte di Maurizio Ambrosini, si esplorano, a partire dalle specificità del lavoro sociale, la relazione di aiuto, l’attivazione delle reti di supporto e le traiettorie di vita nell’intervento con i migranti, descrivendo nei casi concreti le strategie e le pratiche sociali che gli operatori e i servizi mettono in atto per costruire percorsi di autonomia e spazi di permanenza consapevole. Il volume raccoglie l’esperienza del progetto di formazione e ricerca “Migrazioni: complessità e conflitto”, che l’Ufficio diocesano Migrantes e il Dipartimento COSPECS hanno realizzato con il finanziamento della Fondazione Migrantes attraverso i fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica. La presentazione del volume si aprirà con i saluti del Direttore del Dipartimento Cospecs, Pietro Perconti, del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis e del Direttore dell’Ufficio diocesano, Santino Tornesi. Durante l'incontro, introdotto da Maurizio Ambrosini, sociologo dell’Università degli Studi di Milano, sono previsti interventi di Monia Giovannetti , responsabile Dipartimento Studi e Ricerche di Cittalia e Marco Calisto, RSD Associate presso UNHCR Agenzia Onu per i Rifugiati. L’incontro sarà moderato da Andrea Biagiotti e Tiziana Tarsia, sociologi del Dipartimento COSPECS dell’Università degli Studi di Messina. Saranno presenti gli autori: Anna Elia (Università della Calabria), Vanna Riva (Università di MilanoBicocca), Paolo Rossi  (Università di Milano-Bicocca), Federica Marino e Domenico Pellegrino (Ufficio Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela), Chiara Raffa, Esmeralda De Maria, Michele Romano, Marco Nolasco, Stefania La Malfa (partecipanti al corso “Migrazioni: complessità e conflitto”). 

Ismu: un quinto degli stranieri in Italia sono minori

1 Dicembre 2020 - Milano - Al 1° gennaio 2020 sono un milione e 78mila i minorenni stranieri iscritti nelle anagrafi comunali in Italia, cioè un quinto della popolazione straniera complessivamente residente. In particolare, è significativa la fascia dei giovanissimi fino ai 7 anni, che costituiscono il 50% dei minori stranieri. Lo afferma la Fondazione Ismu, Iniziative e studi sulla multietnicità. Guardando ai cittadini non comunitari, i recenti dati pubblicati da ISTAT – aggiunge Ismu – consentono di evidenziare le diverse incidenze tra le nazionalità presenti: un terzo dei cittadini egiziani presenti al 1° gennaio 2020 ha meno di 18 anni, in termini assoluti 48mila minorenni; sono molto basse, invece, le incidenze tra i cittadini maliani e gambiani, dove i minori di 17 anni rappresentano rispettivamente il 4% e il 3% dei presenti. In valori assoluti, i cittadini non comunitari di età tra 0 e 17 anni maggiormente presenti al 1° gennaio 2020 sono di nazionalità marocchina (121mila) e albanese (105mila); terzi in graduatoria i giovani cinesi, con 79mila presenze.

Quei focolari domestici

1 Dicembre 2020 - Noi vorremmo solamente questa mattina attirare la vostra attenzione sulla ospitalità, che è una forma eminente della missione apostolica della famiglia. […] Nei nostri tempi, così duri per molti, quale grazia è quella di essere accolti in questa “piccola Chiesa”, secondo la parola di San Giovanni Crisostomo, di entrare nella sua tenerezza, di scoprire la sua maternità, di esperimentare la sua misericordia, perché è vero che una famiglia cristiana è “l’immagine ridente e dolce della Chiesa”. È un apostolato insostituibile che dovete compiere generosamente, un apostolato famigliare per il quale la formazione dei fidanzati, l'aiuto ai giovani sposi, il soccorso alle famiglie in difficoltà costituiscono dei campi privilegiati. Sostenendovi a vicenda, quali compiti non siete in grado di svolgere nella Chiesa e nel mondo? (Paolo VI, Discorso ad una rappresentanza delle coppie dell’Équipes Notre-Dame, n.12 – 4 maggio 1970)   L’Équipes Notre-Dame nacquero intorno al 1938 per iniziativa di alcune coppie che, insieme ad un sacerdote, padre Henry Caffarel, presero l’abitudine di incontrarsi mensilmente per approfondire il significato del sacramento del matrimonio. Un’iniziativa che presto si diffuse dalla Francia ad altri Paesi fino a formalizzare, l’8 dicembre del 1947 la nascita di un nuovo Movimento che ancora oggi vive e anima la Chiesa. Nel 1970 Papa Paolo VI si rivolge a duemila coppie giunte in Vaticano in rappresentanza delle ventimila famiglie sparse nel mondo. Quello del Papa è un lungo e articolato discorso che abbraccia tutti gli ambiti della spiritualità coniugale a partire dalla rinnovata constatazione che la Chiesa non misconosce i valori quotidianamente vissuti da milioni di famiglie. Paolo VI richiama il tema conciliare della specifica vocazione alla santità dei coniugi, fa sua l’espressione di Lumen Gentium di famiglia come “chiesa domestica” e invita gli sposi a vedere nel sacramento che li unisce “il Mistero dell’Incarnazione, che innalza le nostre virtualità umane penetrandole dall’interno”. Una dimensione fondamentale dell’amore coniugale è la sua fecondità e ad essa il Papa dedica molto spazio all’interno del suo discorso, con il dichiarato intento di spiegare e collocare nel giusto inquadramento gli assunti dell’enciclica Humanae Vitae promulgata due anni prima. In questo contesto si inserisce il passo che abbiamo scelto, nel quale Paolo VI esplicita l’ospitalità come virtù peculiare della spiritualità coniugale. Una virtù che accomuna tutti gli sposi e che pone sullo stesso piano sia coloro che sono diventati genitori sia quelli che vivono la dura prova di non poter avere figli. La famiglia come luogo di accoglienza, come avamposto di prossimità, come chiesa domestica che mostra il volto, l’immagine ridente della Chiesa più grande. Il Papa sembra quasi immedesimarsi in un sacerdote, un pellegrino, un povero che bussi alla porta di una casa e sia accolto dal calore di una famiglia capace di farlo sentire a suo agio, di accudirlo con amore materno. Questo il compito alto che il Papa affida agli sposi rivolgendosi ad un’assemblea di famiglie di un movimento che ha saputo espandersi proprio in virtù di una spiritualità che dalla casa si apre al mondo. E il compito si amplia - il Papa lo chiama “apostolato insostituibile” denunciando una priorità delle coppie di laici rispetto al clero – individuando tre ambiti peculiari che ancora oggi a cinquant’anni di distanza appaiono come fertile terreno di evangelizzazione e servizio. Si tratta della formazione dei fidanzati, ai quali ancora oggi le parrocchie è bene che riservino delle risorse speciali e in cui risulta indispensabile il ruolo delle coppie sposate come animatori e guide; dell’aiuto alle giovani coppie, ovvero l’ideazione di percorsi di aggregazione e formazione per chi si è sposato da poco e cerca nella comunità ecclesiale un punto di riferimento per la nuova vita intrapresa; infine il soccorso alle famiglie in difficoltà, con riferimento sia alle condizioni pratiche – una carità fraterna e disinteressata che sostenga le coppie indigenti senza ledere la loro dignità – sia riguardo alle crisi e al rischio di separazioni, in cui l’affiancarsi con pudore e discrezione può già esso stesso essere un balsamo e un principio di guarigione.   L’invito è lanciato con calore da papa Montini che sprona le coppie cristiane ad osare una partecipazione che ancora oggi – in tempi non meno duri di allora - risulta essenziale e che pure necessita una sempre rinnovata chiamata all’azione. “Focolari provati, focolari felici, focolari fedeli, voi preparate per la Chiesa e il mondo una nuova primavera le cui prime gemme già ci fanno trasalire di gioia”. (Giovanni M. Capetta - SIR)  

Festival della migrazione: un decalogo di proposte “per una politica dei volti e della cura”

30 Novembre 2020 -

Modena - Un decalogo di proposte alla politica sul tema della migrazione, tra le quali il superamento definitivo dei decreti sicurezza, la riforma della legge sulla cittadinanza, la lotta al precariato, l’inserimento di quote di ingresso per lavoro: è quanto emerso a conclusione del Festival della migrazione che si è svolto on line dal 26 al 28 novembre. “Abbiamo voluto mettere al centro i giovani – ha detto il portavoce, Edoardo Patriarca –, come risorsa importante e preziosa per il nostro Paese”. Quattro sono le sfide ricordate da Patriarca: “La prima: riconoscere che le migrazioni sono un fatto culturale, non emergenziale, ma un fenomeno che coinvolge l’uomo da sempre e vanno affrontate con parole diverse. Solidarietà, tolleranza, interculturalità, fanno capire e maturare il nostro Paese. La seconda sfida è quella sociale: la migrazione non può essere un fenomeno legato solo alla sicurezza e non può essere in capo solo al ministero degli Interni. Se vogliamo costruire davvero una società multietnica sono i territori i veri protagonisti da interpellare e far agire. Penso in modo specifico ai comuni, alle associazioni di volontariato e di terzo settore. La terza sfida è il lavoro: ce lo hanno detto chiaramente i giovani intervenuti, sia migranti senza cittadinanza e non solo loro. Se il lavoro è precario, indegno e non sicuro non si possono costruire progetti di vita duraturi e non si può dare alcuna inclusione e percorso di accoglienza. L’ultima sfida è quella della politica: è necessaria a condizione che aiuti a sostenere questo processo di energie che sono presenti nel nostro Paese”. L’agenda completa di proposte “per una politica dei volti e della cura” è pubblicata sul sito www.festivalmigrazione.it. L’iniziativa è stata promossa da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo. Il Festival ha avuto, nei tre giorni, oltre 50mila contatti e più di 10mila interazioni.

​ 

Papa Francesco: l’8 dicembre di devozione alla Madonna in forma privata

30 Novembre 2020 -

Città del Vaticano - “Il prossimo 8 dicembre il Santo Padre Francesco compirà un atto di devozione privato, affidando alla Madonna la città di Roma, i suoi abitanti e i tanti malati in ogni parte del mondo". Lo ha comunicato il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni spiegando che la scelta di non recarsi nel pomeriggio in Piazza di Spagna per il tradizionale Atto di venerazione dell’Immacolata è dovuta alla "perdurante situazione di emergenza sanitaria e al fine di evitare ogni rischio di contagio provocato da assembramenti”. (R.I.)

MCI Mosca: testimonianze dalla comunità cattolica italiana in tempo di Covid 19

30 Novembre 2020 - Mosca - La comunità cattolica italiana presente a Mosca ha certamente risentito della situazione di fragilità, vulnerabilità, incertezza e precarietà provocata dalla pandemia da COVID-19. Quest’anno 2020 sarà certamente un anno storico da ricordare per la straordinarietà degli eventi che sono accaduti e che hanno portato tutti quanti a sperimentare cosa significhi l’autoisolamento e la rinuncia alle proprie libertà personali per salvaguardare un bene comune quale è la salute. Come le sanzioni economiche intervenute dal 2014 tra la Russia e l’Europa - innescate dalla crisi politica tra l’Ucraina e la Russia con i conflitti bellici localizzati nella Regione del Donbass lungo il confine orientale tra Ucraina e Russia -, l’emergenza sanitaria e la pandemia da Coronavirus di questo anno in corso ha ulteriormente influito negativamente sulle relazioni umane, gli scambi commerciali e turistico-culturali tra l’Italia e la Russia. La crisi economica già presente in entrambi i Paesi, si è maggiormente diffusa con ricadute sulle dinamiche di crescita o di diminuzione del numero di presenze di connazionali (singoli e per gruppi di famiglie) che sono emigrate in Russia per cercare nuove opportunità di lavoro o per espandere le proprie attività di impresa (anche con delocalizzazione delle produzioni ed il trasferimento del know-how) e la vendita di prodotti italiani nel vasto mercato russo. Il fenomeno è ancora tutto da studiare ma la tendenza, almeno nel breve periodo, è quella del ridimensionamento del loro numero assoluto sia per quanto riguarda il volume di affari e i fatturati, sia le presenze di imprese con significative unità lavorative, sul territorio della Federazione Russa. Il blocco delle frontiere, imposto da molti Paesi e adottato anche dalle Autorità russe per contrastare il diffondersi del virus sul proprio territorio ha impedito, di fatto, le libere migrazioni di gran parte della popolazione che si sposta in altri luoghi per varie ragioni e non soltanto perché è in cerca di lavoro all’estero. Queste restrizioni, prolungate nel tempo, hanno limitato gli ingressi sul territorio della Federazione Russa. Progressivamente, il numero di presenze di stranieri provenienti da paesi europei ed extraeuropei coinvolti maggiormente dall’infezione è rapidamente diminuito. Tale impedimento alla libera mobilità delle persone e le limitazioni nell’uso del mezzo di trasporto veloce (considerata la distanza geografica che separa l’Italia dalla Russia) ha colto tutti di sorpresa. L’arresto generalizzato del trasporto aereo ha messo in crisi non solo le maggiori compagnie aeree internazionali ed anche le stesse compagnie aeree di bandiera dei rispettivi Paesi, ma interi comparti economici e settori produttivi che vivono di turismo, di esportazione e importazione di merci, relazioni economiche interconnesse con vari settori economici e produttivi che si sviluppano, più rapidamente, grazie alla maggiore diffusione ed efficienza dei mezzi di trasporto, garantendo la possibilità degli scambi e la libera mobilità delle persone. Tale sistema complesso di relazioni ed interconnessioni economiche, con la pandemia, è entrato altrettanto rapidamente in crisi. La cancellazione dei voli aerei dall’Italia verso la Russia e viceversa ha avuto delle pesanti conseguenze sulla mobilità degli italiani emigrati in Russia. Si è passati così, in brevissimo tempo, da una mobilità diffusa con ampia scelta di voli diretti giornalieri e con prezzi dei biglietti molto contenuti, ad una situazione opposta, caratterizzata da assoluta incertezza sulla possibilità di trovare un collegamento aereo diretto tra l’Italia e la Russia. I prezzi dei biglietti sono divenuti elevati con il rischio (verificatosi) di cancellazione improvvisa dei voli da parte delle Compagnie aeree. Poi si è aggiunto l’annullamento del rilascio di nuovi permessi di soggiorno, fino a tempo indeterminato, per tutti coloro i quali, tornati temporaneamente in Italia intendano farvi rientro. Durante il lockdown e successivamente, i voli di rimpatrio verso l’Italia di connazionali presenti in Russia ed organizzati dall’Ambasciata italiana a Mosca, sono stati limitati nel numero ed insufficienti nelle disponibilità di posti per far fronte alle numerose richieste di imbarco sui voli aerei. Molti connazionali si sono dovuti organizzare autonomamente, cercando soluzioni di viaggio con le Compagnie aeree disponibili a volare su rotte aeree alternative e con alti costi, per poter raggiungere l’Italia e ricongiungersi con le proprie famiglie. A seguito della chiusura temporanea nella capitale di teatri, musei, parchi pubblici e di varie attività commerciali ubicate in grandi centri commerciali o la chiusura dei piccoli negozi od esercizi non sufficientemente ampi, non adeguati e attrezzati a far rispettare il distanziamento sociale, si è avvertita nella comunità italiana, come in Italia, la precarietà e il disorientamento. La chiusura forzata di bar e di ristoranti italiani, in cui molti connazionali lavorano o svolgono attività imprenditoriali, ha messo a dura prova la capacità di sopravvivenza degli stessi imprenditori in quel settore economico, mantenendo i lavoratori impiegati. Alcuni lavoratori sono stati licenziati e sono andati in cerca di altre opportunità di lavoro. Per molti connazionali la pandemia ha rappresentato un evento imprevisto di ripensamento della propria attività, con la necessità di ridimensionamento delle unità lavorative impiegate o addirittura ha indotto a cercare nuovi fornitori locali di materie prime, non più garantite dall’Italia, per non interrompere la produzione (prodotti tipici della gastronomia italiana). La drastica riduzione dei consumi e del numero di presenze di turisti nella città di Mosca non ha consentito ad altri di far fronte alle spese di gestione. Per non chiudere le attività di produzione e di vendita alcuni imprenditori si sono riorganizzati investendo su tecnologie di comunicazione e di commercio elettronico con creazione di piattaforme per offrire l’ordinazione e l’acquisto online dei prodotti garantendo la consegna presso il domicilio dei clienti. Molti connazionali hanno però deciso di fare rientro in Italia poco prima dell’arrivo dell’estate quando sono entrate in vigore alcune norme di allentamento graduale delle restrizioni sulla mobilità e sono stati ripristinati alcuni collegamenti aerei diretti tra la Russia e l’Italia, seppur con destinazioni finali limitate a poche città italiane. Per i connazionali presenti in Russia con la famiglia e con figli minori, la chiusura delle scuole per il periodo estivo ha spinto nuclei familiari al rientro in Italia. Stesso comportamento si è registrato per gruppi di studenti universitari iscritti nelle università di Mosca, i quali hanno preferito proseguire i corsi universitari e l’apprendimento con lo studio da remoto da casa dall’Italia piuttosto che continuare a pagare gli affitti senza poter frequentare di persona le lezioni negli atenei. Molti giovani studenti italiani, a malincuore, hanno fatto rientro in Italia. Allo stato attuale, non disponendo di dati quantitativi ed analisi statistiche di lungo periodo è impossibile conoscere l’impatto che questa situazione avrà sulla comunità italiana che prima dell’emergenza sanitaria poteva contare sulla presenza di molti connazionali pendolari. La sensazione che percepiamo - dal confronto tra coloro che hanno deciso di rimanere in Russia (avendo condizioni favorevoli per lo stato civile, iscrizione all’AIRE, i permessi di soggiorno e/o che rientrano tra quelle categorie di lavoratori altamente specializzati ammesse dalla legislazione russa ad entrare nel Paese) e coloro i quali che mantengono la condizione di pendolari (svolgendo contemporaneamente attività lavorativa sia in Italia e sia in Russia), è che ci siano stati numerosi rientri di connazionali. Se questi rientri siano definitivi o costituiscono solo una soluzione momentanea, al momento non si può capire. Mosca non è solo la capitale della Russia ma è il principale centro dello sviluppo del business del paese, dove sono presenti numerose aziende straniere, comprese quelle italiane. Molte attività espositive di livello internazionale in vari settori dell’industria e del commercio sono state annullate o differite ad altre date da individuare nell’anno prossimo 2021. Le grandi esposizioni ammesse con presenza di pubblico dopo il periodo di isolamento e blocco delle attività imposto - nella fase di allentamento delle misure restrittive per fare ripartire l’economia del Paese -, si sono svolte solo con la presenza di espositori russi o provenienti dai Paesi che fanno parte dell’accordo economico siglato tra la Russia e alcune nazioni del continente asiatico, senza la partecipazione di imprenditori o di aziende private appartenenti ai 27 Paesi della Comunità Europea o dei Paesi occidentali come gli Stati Uniti d’America, il Canada, la Gran Bretagna, l’Australia. Il lavoro e gli affari in Russia, in tempo di pandemia, si sono dunque dovuti adattare a nuove modalità e forme di svolgimento. Per i connazionali impiegati nell’amministrazione di Enti pubblici Governativi e nelle varie Istituzioni italiane presenti nella capitale e in grandi città come a San Pietroburgo, il personale diplomatico e amministrativo impiegato (Ambasciata, Consolati, Istituto per il Commercio Estero, Istituzioni culturali, ecc.) il lavoro è stato indirizzato ed organizzato per essere svolto da casa in modalità da remoto cioè in smart working. Il personale impiegato nell’Istituzione scolastica, come gli insegnanti italiani della Scuola italiana “Italo Calvino” di Mosca, hanno svolto spesso, per alcuni periodi, attività da remoto. Risultano varie testimonianze di connazionali che hanno dovuto interrompere forzatamente le loro attività imprenditoriali in quanto impediti nel fare rientro in Russia o perché impediti a potersi recare liberamente, dopo il primo accesso sul territorio della Russia, in altri Paesi limitrofi e confinanti per espandere il proprio mercato o soltanto per mantenere vivi i contatti con i parteners locali, avviati prima dell’emergenza sanitaria da COVID-19. Tanti sono pure i piccoli imprenditori rimasti bloccati in Italia per l’entrata in vigore di norme molto più restrittive rispetto al recente passato, che sospendono il rilascio dei visti d’ingresso d’affari nella Federazione Russa, emanate dalle Autorità governative russe. A causa del perdurare della pandemia l’ingresso in Russia agli stranieri è garantito solo a una ristretta fascia di soggetti in possesso di particolari requisiti.   La seconda ondata della pandemia Dalla fine del mese di ottobre, anche in Russia si è registrata la seconda ondata della pandemia - che vede attualmente una crescita dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei decessi per Covid-19 con valori numerici importanti e continui. Per ora non sono previste drastiche chiusure o limitazioni particolari alla mobilità della popolazione. Metropolitana e trasporti pubblici e privati in generale sono in funzione; nelle scuole superiori e nelle aziende è certamente consigliato lo smart learning o lo smart working, ma non è osservato dappertutto. Nella popolazione moscovita si percepisce una maggiore tranquillità. Minore è il livello di stress con una manifestazione più attenuata della preoccupazione per la grave situazione economica innescata dalla pandemia, rispetto a quello che i giornali online ed i socialnetwork riportano scritto o con i media attraverso la rete internet su ciò che accade in Italia e nel resto dell’Europa. Certamente, è bene evidenziarlo, la società italiana e l’organizzazione del lavoro è molto diversa dalla società russa e dal mercato del lavoro esistente in Russia. Non è possibile fare uno stretto paragone. Ma non è molto lontano dalla realtà supporre che il diverso atteggiamento emotivo derivi dal fatto che negli ultimi trent’anni, dopo la caduta dell’ex Unione Sovietica, i russi hanno dovuto affrontare una tale molteplicità di cambiamenti, con il conseguente impatto in termini di crisi economiche e sociali, che probabilmente essi sono già in qualche modo predisposti ed abituati ad affrontare lunghi periodi di difficoltà e disagio, come accade in questo ultimo periodo. La situazione dell’emergenza sanitaria vissuta nelle istituzioni religiose cattoliche. Le chiese cattoliche presenti a Mosca, dopo la loro chiusura imposta dal regime di isolamento - entrato in vigore nella scorsa primavera -, sono state aperte al culto dal 21 giugno scorso. Ciò si è verificato in conseguenza dell’attuazione graduale di nuove misure di allentamento per far riprendere l’economia nella capitale moscovita. Esse sono tutt’ora accessibili, seppur nel rispetto delle regole sanitarie basilari dettate per contrastare il diffondersi delle infezioni, integrate da norme di comportamento suggerite dalla Conferenza  Episcopale Russa: indossare la mascherina ed i guanti quando si entra in chiesa, mantenere il distanziamento, ridurre l’affollamento nei luoghi al chiuso attraverso il non superamento di un certo parametro percentuale (riduttivo) stabilito sul numero di presenze contemporanee ammesse durante le celebrazioni liturgiche rispetto alla capacità massima di accoglienza pre-covid dello spazio disponibile all’interno del luogo di culto. I parrocchiani di età superiore ai 65 anni, così come quelli con gravi malattie croniche, sono stati invitati ad astenersi dal partecipare alla santa messa. Ai parroci è stato affidato il compito di accertare e garantire che questi parrocchiani più fragili abbiano l'opportunità di ricevere la comunione al di fuori della Santa Messa, così come ad altri sacramenti nel rispetto delle norme di sicurezza. Anche i sacerdoti anziani, di età superiore ai 65 anni o che siano affetti da gravi malattie croniche, si suggerisce che non vengano comunicati pubblicamente, se non in caso di assoluta necessità.   Durante il lockdown le celebrazioni liturgiche ed eucaristiche sono state svolte nelle cappelle o nelle chiese vuote, con la presenza solo del celebrante e di qualche ministrante, senza presenza di fedeli. La celebrazione della santa messa è stata ripresa in diretta con la telecamera e divulgata online con diversi canali multimediali disponibili sulla rete internet. È stata data ampia divulgazione di orari delle celebrazioni delle sante messe domenicali per singole città nelle quattro Diocesi cattoliche della Russia, trasmesse in diretta attraverso canali multimediali disponibili sulla rete internet. La vita liturgica e l’annuncio della Parola non è venuta meno in questa circostanza della pandemia che ha costretto molti sacerdoti ad esercitare il proprio ministero, ad annunciare la Parola di Dio a dare la propria testimonianza usando i moderni mezzi di comunicazione. Per molti ministri, questo modo di operare è diventato una prova convincente che la Chiesa è viva. Nella comunità dei presbiteri si sono verificati diversi casi di positività al coronavirus con sintomi lievi che li ha costretti a sospendere, momentaneamente, l’esercizio in pubblico delle celebrazioni liturgiche e gli incarichi affidati, osservando le misure sanitarie della quarantena e l’autoisolamento. Ringraziando Dio, non si sono verificati decessi o casi gravi di malattia. La comunità cattolica italiana, dopo il periodo di isolamento, ha ripreso timidamente, con le dovute attenzioni, a frequentare le celebrazioni domenicali nelle poche chiese cattoliche presenti a Mosca. Non sono mancate le iniziative di preghiera in piccoli gruppi, le adorazioni eucaristiche ed altre forme di partecipazione da remoto che hanno permesso alla comunità cattolica locale di vivere una comunione reale fondata sulla fede. Cosa può essere, infatti, la fede cristiana se non il semplice e quotidiano riconoscimento che Dio è presente nella nostra vita attraverso i sacramenti e la Chiesa? Tutto questo infonde coraggio nell’affrontare ed accettare le circostanze, anche quelle meno favorevoli, ed una speranza per il futuro che ora non sappiamo come sarà. Però, già da ora, possiamo vivere nella certezza che il Signore non ci abbandona mai. Dall’ascolto delle testimonianze, rese spontaneamente da alcuni fedeli, emerge l’importanza della preghiera personale e comunitaria quale strumento efficace per affrontare questo periodo di crisi e le incertezze che stiamo vivendo. Per qualcuno, oltre alla pratica dei sacramenti, aiuta molto sia la recita quotidiana del Santo Rosario sia mantenere viva l’amicizia con tante persone, sia russi, che italiani, cattolici ed anche ortodossi, con le quali poter condividere la propria fede cristiana nella vita di tutti i giorni. (Demetrio Francesco - Mci Mosca)      

Festival della Migrazione: le sfide per un futuro multietnico e inclusivo

30 Novembre 2020 - Modena - Al Festival della Migrazione sono intervenuti, nell’ultima giornata di sabato, alcuni parlamentari, sollecitati da Jovana Kuzman e Marwa Mahmoud, due giovani esponenti dei cosiddetti italiani senza cittadinanza. I parlamentari sono stati interpellati, in particolare, proprio sulla legge per la cittadinanza. Erano presenti rappresentanti del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Leu e Italia Viva, parlamentari di altre forze politiche sono stati invitati ma non sono intervenuti al dibattito. Stefania Ascari, del Movimento 5 Stelle, ha spiegato: “Chi nasce e cresce in Italia è cittadino italiano. Va detto senza esitazioni, ma la politica è molto indietro. È necessario andare nella direzione di uno ius soli temperato”. Graziano Delrio, del Partito democratico, ha aggiunto: “Stiamo stimolando con forza l’approvazione della legge sulla cittadinanza. La cittadinanza non è una concessione, ma il riconoscimento che queste ragazze e ragazzi sono già italiani e che partecipano a pieno titolo alla vita del nostro Paese”. Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria di Leu, ha sottolineato: “Acceleriamo sulla cittadinanza, una riforma che va fatta. Dobbiamo interrogarci molto però sui fallimenti che ci sono stati e che ci portiamo dietro. La cittadinanza è necessaria perché questi ragazzi si sentono italiani e ne hanno diritto”. Maria Chiara Gadda, di Italia Viva, ha chiuso: “Sono contenta che siamo d’accordo e l’auspicio è che questo possa far cambiare le cose in Parlamento. La legge sulla cittadinanza dobbiamo portarla avanti in modo più convinto: la dobbiamo ai nostri ragazzi”. Tutti e quattro si sono detti disposti a intervenire al prossimo festival per dare seguito ai discorsi avviati. La chiusura del Festival della Migrazione è stata affidata dal portavoce, Edoardo Patriarca: “Abbiamo voluto mettere al centro i giovani, come risorsa importante e preziosa per il nostro Paese. Quattro sono le sfide che lanciamo da questo festival. La prima: riconoscere che le migrazioni sono un fatto culturale, non emergenziale, ma un fenomeno che coinvolge l’uomo da sempre e vanno affrontate con parole diverse. Solidarietà, tolleranza, interculturalità, fanno capire per maturare il nostro Paese. La seconda sfida è quella sociale: la migrazione non può essere un fenomeno legato solo alla sicurezza e non può essere in capo solo al ministero degli Interni. Se vogliamo costruire davvero una società multietnica sono i territori i veri protagonisti da interpellare e far agire. Penso in modo specifico ai comuni, alle associazioni di volontariato e di terzo settore. La terza sfida è il lavoro: ce lo hanno detto chiaramente i giovani intervenuti, sia migranti senza cittadinanza e non solo loro. Se il lavoro è precario, indegno e non sicuro non si possono costruire progetti di vita duraturi e non si può dare alcuna inclusione e percorso di accoglienza. L’ultima sfida è quella della politica: è necessaria a condizione che aiuti a sostenere questo processo di energie che sono presenti nel nostro Paese. Abbiamo costruito un’agenda molto articolata con i temi noti a chi si occupa di migrazioni e ci aspettiamo risposte chiare. Noi ci siamo”. Il Festival della Migrazione ha avuto, nei tre giorni, oltre 50mila contatti e più di 10mila interazioni. L’iniziativa è promossa da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondaz  

Migrantes: Il 3 dicembre 2020 la presentazione del Rapporto “Il diritto d’asilo. Report 2020″

30 Novembre 2020 - Roma - Negli ultimi cinque anni sono entrate irregolarmente nel territorio dell’Unione Europea circa 2 milioni di persone, gran parte delle quali in fuga da Paesi coinvolti in conflitti interni o internazionali. Il numero di quanti non sono riusciti a completare il viaggio, ma anche la sofferenza di chi ce l’ha fatta, sono enormi. Nello stesso periodo gli arrivi attraverso una forma di “ammissione umanitaria” sono stati circa 100.000, appena il 5%. Pochi ma comunque significativi, perché rappresentano la speranza di un’alternativa: ciascuno di essi è un atto di eccezione alla regola e riafferma la dignità dell’essere umano. Una vicenda per tutte, quella di una madre e una bambina somale, viene ripercorsa in uno dei contributi del nuovo report 2020 sul diritto d’asilo della Fondazione Migrantes, che sarà presentato in online il prossimo 3 dicembre. Nimco, la madre, è fuggita dalla follia misogina di Al-Shabaab. Donna, nubile e membro di un clan minoritario, era un bersaglio ideale per gli integralisti: l’hanno minacciata, ordinandole di trasferirsi a vivere con il padre di sua figlia Ayaan, le hanno ucciso il fratello e sequestrato il padre. Ma lei si è ribellata, a costo di lasciare la bambina ai familiari. Ha accettato umiliazioni in Etiopia, le violenze dei trafficanti in Sudan, i pericoli del mare e una traversata “irregolare” dall’Egitto, fino a quando in Italia le è stato riconosciuto lo status di rifugiata. Qui ha potuto ricongiungersi con la piccola Ayaan, portata dalla zia e dalla nonna in Etiopia (dove hanno vissuto in condizioni estreme), grazie all’iniziativa di un progetto SIPROIMI piemontese e all’impegno in prima persona di alcuni volontari italiani ed etiopi: quasi quattro mesi dopo un primo decreto del Tribunale di Roma, il 31 gennaio 2020 la tutrice della bimba ha finalmente ricevuto un visto d’ingresso per l’Italia. Dopo una settimana, finalmente «nell’ascensore che sta per restituirla alla madre dopo tre anni, Ayaan brilla. Freme come ogni bambina a cui è stata promessa una sorpresa. Un’enorme festa di compleanno, così grande da contenere tutte quelle che non ha avuto prima…». Non ci sono solo storie, naturalmente, nel volume fresco di stampa Il diritto d’asilo. Report 2020. Costretti a fuggire… ancora respinti (Tau Editrice 2020, pp. 400, euro 20,00). Il rapporto è ormai giunto alla quarta edizione e oggi è l’unico in Italia dedicato specificamente al mondo dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle migrazioni forzate. Con una forte centratura sull’Europa e sul nostro Paese, offre alcuni saggi e contributi che affrontano questi argomenti da prospettive inedite e multidisciplinari, oltre ad aggiornamenti statistici mirati. L’edizione 2020 è stata realizzata come negli anni scorsi da un’équipe di autori che, oltre ad esserne studiosi, accompagnano da anni, concretamente, richiedenti asilo e rifugiati nei loro percorsi. Il volume si articola in cinque parti: “Con lo sguardo rivolto all’Europa”, “Tra l’Europa e l’Italia”, “Guardando all’Italia”, “Approfondimento: la rotta balcanica” e, novità preziosa, un “Approfondimento teologico”. Le sezioni sono formate da 12 contributi: “Più persone in fuga nel mondo, meno protezione in Europa”, “Sbarchi e porte chiuse”, “Exodus, in ascolto della Libia”, “Amore fuorilegge: madre e figlia che hanno vinto la rivoluzione”, “L’accoglienza alla prova dei decreti sicurezza: una ricerca nelle città e nei territori”, “Richiedenti asilo tra domanda di protezione e regolarizzazione”, “Accoglienza ai tempi del coronavirus”, “Partecipazione e responsabilità durante il Covid”, “Rotta balcanica, un sistema di violenza nel cuore dell’Europa”, “Lo snodo della Bosnia-Erzegovina”, “Il diritto alla protezione: naufragato al confine fra UE e Turchia?” e “Il principio di destinazione universale dei beni per un approccio integrale alle migrazioni”. Le prime quattro parti del rapporto sono accompagnate da altrettante selezioni di dati statistici sulle migrazioni forzate e il diritto d’asilo nel mondo, nell’UE, in Italia e lungo la rotta balcanica: dai “grandi dati” su arrivi e “sbarchi” alle cifre su fenomeni meno “trasparenti” ma non meno significativi, dalle cifre “positive” sul (poco) che si riesce a fare in termini di asilo e accoglienza a quelle dei drammi vissuti ogni giorno da milioni di persone. A corredo della prima parte, un focus di tabelle, grafici, schede e cartine è dedicato agli sfollati interni, cioè alle persone a cui Papa Francesco ha voluto dedicare il Messaggio per la 106Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata lo scorso 27 settembre.  Infine, il rapporto è completato da alcune pagine di “Conclusioni” e dagli abstract in italiano e in inglese dei 12 contributi. «Ancora una volta – afferma don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes –, l’augurio è che Il diritto d’asilo. Report 2020 possa aiutarci tutti a costruire un sapere più fondato rispetto a chi è in fuga e arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese. E che possa aiutarci a restare “umani”, a essere concretamente vicini a chi è più in difficoltà, per non dover più dire, come siamo stati obbligati nel sottotitolo del volume, “Costretti a fuggire… ancora respinti”». La presentazione prevede, in mattinata, dalle 11 alle 13 sui canali informativi della Conferenza Episcopale Italiana (YouTube e Facebook), gli interventi del  Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Stefano Russo, Syed Hasnain, presidente UNIRE (Unione Nazionale Italiana Rifugiati ed Esuli), Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni  e della Fondazione Migrantes. A moderare e illustrare i dati e principali  del Rapporto le due curatrici Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti. Nel pomeriggio, dalle 16.00 alle 18.00, la sessione è dedicata agli approfondimenti, in diretta su Zoom e sulla pagina Facebook di Vie di Fuga. Intervengono per la Sezione Italia Magda Bolzoni (Dentro e fuori l’accoglienza dopo i decreti sicurezza) e Elena Rozzi (L’Italia e l’accoglienza alla prova del Covid-19), introduce e modera Chiara Marchetti; per la Sezione Rotta balcanica, Gianfranco Schiavone (La rotta balcanica e la violenza nel cuore d’Europa) e Le foto della rotta Balcanica nel volume di Michele Lapini e Valerio Muscella, introduce e modera Mariacristina Molfetta; per la Sezione etica Maurizio Veglio (Il visto di ingresso per motivi umanitari e le ragioni di Stato) e Don Giuseppe Laterza (Lo sviluppo umano integrale e la condivisione dei beni), introduce e modera don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes.      

Tempo di Avvento

30 Novembre 2020 - Città del Vaticano - Due imperativi accompagnano il credente in questa prima settimana di Avvento, tempo liturgico forte che ci conduce verso il Natale: fate attenzione e vigilate. Ma c’è soprattutto una prospettiva, ovvero “l’incessante richiamo alla speranza” come dice all’Angelus Papa Francesco. Tempo in cui “fare memoria della vicinanza di Dio”; tempo della “nostra vigilanza”, che ci permette di sfuggire al “sonno della mediocrità” e al “sonno dell’indifferenza”, come ha affermato nell’omelia, messa in San Pietro con i nuovi cardinali. Già il tempo. Ci sembrava insufficiente, fino all’inizio di quest’anno, eravamo quasi bisognosi di giornate più lunghe delle 24 ore per poter fare, almeno così credevamo, tutto quello che la frenetica società sembra chiederci. Poi ecco la pandemia; ci siamo accordi che lo spazio, i movimenti, i viaggi, si è estremamente ridotto, mentre si è dilatato il nostro tempo. Abbiamo riscoperto la possibilità di stare a casa, di lavorare da casa. Siamo entrati nel tempo dell’attesa, e l’anno liturgico ci porta la “buona notizia” di un Dio che ci dona il suo tempo, ricordava papa Benedetto XVI, nell’Angelus del 30 novembre 2008: “Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva, il tempo è già in sé stesso segno fondamentale dell’amore di Dio”. Nella basilica vaticana Francesco parla di attesa: siamo nella notte, afferma, e viviamo l’attesa del giorno “tra oscurità e fatiche”. La notte passerà e arriverà il giorno “sorgerà il Signore, ci giudicherà lui che è morto in croce per noi. Vigilare è attendere questo, è non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, e questo si chiama vivere nella speranza”. Se siamo attesi in cielo, allora “perché affannarci per un po’ di soldi, di fama, di successo, tutte cose che passano? Perché perdere tempo a lamentarci della notte, mentre ci aspetta la luce del giorno? Perché cercare dei “padrini” per avere una promozione e andare su, promuoverci nella carriera? Tutto passa. Vegliate, dice il Signore”. Vegliare, dunque; e lo ripete all’Angelus: il Signore “non delude la nostra attesa”. Forse ci “farà aspettare”, afferma, “qualche momento nel buio per far maturare la nostra speranza, ma mai delude. Il Signore sempre viene, sempre è accanto a noi”. Il Natale commemora proprio questa venuta “in un preciso momento storico”, quando si è fatto uomo “per prendere su di sé i nostri peccati”. Verrà alla fine dei tempi come giudice, come abbiamo ricordato domenica scorsa, nella domenica della solennità di Cristo re dell’universo, re di giustizia e di misericordia. E viene ogni giorno, afferma ancora il Papa, viene “a visitare il suo popolo, a visitare ogni uomo e donna che lo accoglie nella Parola, nei Sacramenti, nei fratelli e nelle sorelle. Gesù, ci dice la Bibbia, è alla porta e bussa”. È accanto a noi anche nei momenti bui, “la vita è fatta di alti e bassi, di luci e ombre. Ognuno di noi sperimenta momenti di delusione, di insuccesso e di smarrimento”. In questo tempo di pandemia, tempo sospeso tra un prima e un dopo che ancora non conosciamo, viviamo una stagione di preoccupazione, paura, sconforto, “si corre il rischio di cadere nel pessimismo, il rischio di cadere in quella chiusura e nell’apatia”. Come reagire, chiede papa Francesco, come non cadere nel pericoloso “sonno della mediocrità”, quando “dimentichiamo il primo amore e andiamo avanti per inerzia, badando solo al quieto vivere; senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede”, ha affermato in san Pietro. Ecco allora l’attesa fiduciosa del Signore che “fa trovare conforto e coraggio nei momenti bui dell’esistenza”. L’Avvento “è un incessante richiamo alla speranza: ci ricorda che Dio è presente nella storia per condurla al suo fine ultimo, per condurla alla sua pienezza”. Dio cammina al nostro fianco, “ci accompagna nelle nostre vicende esistenziali per aiutarci a scoprire il senso del cammino, il significato del quotidiano, per infonderci coraggio nelle prove e nel dolore. In mezzo alle tempeste della vita, Dio ci tende sempre la mano e ci libera dalle minacce”. Il vero padrone del mondo, ci dice Francesco, non è l’uomo, ma Dio. (Fabio Zavattaro -Sir)