Primo Piano
Migrantes Massa Carrara-Pontremoli: il sostegno allo spettacolo viaggiante in tempo di pandemia
Migrantes: domani un incontro sul Rim Junior
Bari - Il Rim Junior 2020. Il racconto delle migrazioni italiane nel mondo della Fondazione Migrantes sarà presentato domani on line su iniziativa della Fondazione Migrantes e della Biblioteca di Stefano. Il Rim Junior nasce con l’obiettivo di raccontare ai ragazzi, con un linguaggio semplice e accattivante, la mobilità italiana nel mondo. Il volume di quest’anno porta il lettore a compiere “un giro intorno al mondo per sfatare gli stereotipi” con storie a volte allegre o romantiche, spesso decisamente tristi o persino drammatiche.
Sono previsti interventi di don Giovanni De Robertis, Direttore generale Migrantes; Daniela Maniscalco, autrice Rim Junior; Mirko Notarangelo, Direttore artistico del Rapporto e Delfina Licata, Coordinatrice scientifica del Rim Junior che modererà la presentazione.Migrantes: in distribuzione il nuovo numero di Servizio Migranti
Roma – Il flusso di persone immigrate nel nostro paese si è negli ultimi anni quasi del tutto interrotto, o meglio il flusso di persone in ingresso si equivale a quello in uscita. È quanto scrive il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis nell’editoriale del nuovo numero di Servizio Migranti, il trimestrale di formazione dell’organismo pastorale della CEI. Nel numero uno speciale sulla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata lo scorso 27 settembre e poi uno speciale sull’attività Migrantes dello scorso anno per ogni settore della mobilità.
MCI Waiblingen: pastorale nei tempi del virus
Turismo delle Radici: oggi pomeriggio un webinar su “Scoprirsi italiani: i viaggi delle radici in Italia”
Mons. Di Tora: rimuovere arbitrarie e ingiuste barriere”
Roma - “Non vogliamo vedere l’Unione europea e l’Italia come una sorta di fortezza che si deve proteggere da chi è stato più sfortunato ed è nato in un Paese diverso, ma vogliamo che questo continente e questo Paese siano abitati da persone che testimonino concretamente, con politiche e pratiche, i valori fondamentali”. Lo ha detto ieri mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, durante la presentazione on line del report 2020 sul diritto d’asilo. “In questi mesi in cui tutti abbiamo dovuto rinunciare a persone care, spostamenti ed abitudini consolidate – ha osservato – stiamo anche avendo la possibilità preziosa di recuperare quel senso di precarietà e vulnerabilità che ci potrebbe rendere più facile capire cosa vuol dire perdere il proprio mondo dall’oggi al domani, perdere la capacità di fare piani e non essere più certi di quasi nulla”. È la stessa sensazione che vivono le persone in fuga, in cerca di protezione internazionale, di cui si parla nel report. Mons. Di Tora si è detto “rattristato” “dell’indifferenza che sembriamo dimostrare nei confronti di chi è in difficoltà” a causa delle “norme e leggi che i nostri Paesi portano avanti”. “Mi piace sperare – ha auspicato – che forti della nuova empatia ed umanità guadagnata durante questa pandemia sapremo essere, più e meglio di prima, persone capaci di aiutare chi è in fuga”. Ha invitato perciò a “rimuovere alcune delle arbitrarie ed ingiuste barriere che abbiamo posto”: “Bisogna dare a chi è in fuga canali legali di ingresso: stanno già rischiando la vita, non la devono rischiare una seconda volta per riuscire a mettersi in salvo. Dobbiamo ripartire da un nuovo spirito e da una nuova mentalità. Bisogna rimettere in gioco davvero la solidarietà, ma non quella che porta ad unire i Paesi più fortunati per stabilire regole per tenere fuori o riportare indietro chi è in difficoltà, come purtroppo ancora sembra si stia facendo nell’Unione europea – basti guardare a tal proposito l’ultimo patto su asilo e immigrazione – ma quella reale che sa tendere una mano e si dimostra capace di aiutare chi è in fuga”. (P.C.)
Card. Bassetti: dimesso dal Gemelli di Roma
Mons. Russo: oggi le persone in cerca di protezione sono più sole
Vangelo Migrante: II domenica di Avvento (Vangelo Mc 1, 1-8)
Minori e protezione in Italia
Migrantes: 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 202
Migrantes: la pandemia di Covid-19 e la protezione internazionale
Migrantes: le persone in fuga nel mondo aumentano, ma quelle che trovano protezione in Europa e in Italia sono sempre meno
Roma - Che cosa costringe un numero sempre più elevato di persone nel mondo a lasciare le proprie case e i propri Paesi d’origine? Quali sono le rotte che le persone in fuga percorrono per cercare protezione nei confini dell’Unione Europea e in Italia?
Sono le prime questioni a cui il Report 2020 sul Diritto d’Asilo della Fondazione Migrantes, presentato oggi, intende rispondere, dati aggiornati e fatti alla mano. Per essere poi costretto a richiamare l’attenzione su una constatazione preoccupante: una domanda globale di protezione in crescita per guerre, crisi, violazioni dei diritti, disuguaglianze economiche, mancato accesso al cibo o all’acqua, land grabbing, desertificazione, disastri ambientali e attacchi terroristici trova sempre meno risposte nell’Unione Europea e in Italia, così come continuano ad essere troppo poche le persone che riescono ad attraversare questi confini attraverso canali legali sicuri. Mentre la pandemia di Covid-19 che ha colpito e sta continuando a colpire tutto il mondo non ha portato, per ora, una maggiore solidarietà, ma perlopiù inasprimenti nella chiusura delle frontiere.
Anche nel nuovo progetto di “Patto europeo per la migrazione e l’asilo”, uno dei pochi obiettivi condivisi (al di là delle dichiarazioni di principio) non è tanto proteggere le persone costrette a fuggire o agire sulle cause che le obbligano alla partenza, ma farne entrare nel continente (e nel nostro Paese) il minor numero possibile.
Migrantes: presentato oggi il rapporto Diritto d’Asilo 2020
Migrantes Vicenza: il 9 dicembre incontro sui diritti umani
Sentinelle del bene
CEI: l’8 dicembre su Tv2000 il Rosario trasmesso da una chiesa di Roma
Viminale: da inizio anno sbarcate 32.601 persone migranti
Roma - Sono 32.601 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 32.600 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.537 sono di nazionalità tunisina (38%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.132, 13%), Costa d’Avorio (1.739, 5%), Algeria (1.379, 4%), Pakistan (1.358, 4%), Egitto (1.155, 4%), Sudan (1.043, 3%), Marocco (995, 3%), Afghanistan (949, 3%), Somalia (810, 3%) a cui si aggiungono 6.504 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Habeshia: “aprire corridoi e aiuti umanitari”
Roma - I campi dei profughi eritrei nel Tigrai, che ospitano circa 96mila persone, hanno subito gli effetti dell’azione militare portata avanti dal governo centrale dell’Etiopia. L’agenzia Habeshia riferisce oggi di 3 morti (non accertati) e teme 6mila rimpatri forzati ad Asmara. I profughi eritrei vivono da anni in quattro grandi centri di raccolta, gestiti dall’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), situati a Adi Harush, Mai Aini, Hitsats e Shimelba. “Lo sconvolgimento portato dalla guerra – lancia l’allarme l’agenzia Habeshia di padre Mussie Zerai – rischia adesso di far saltare questo fragile equilibrio e, peggio, anche ogni forma di protezione”. I combattimenti fortunatamente non li hanno colpiti direttamente ma “ad Adi Harush risulta che tre giovani siano stati uccisi da una raffica di schegge durante un pesante bombardamento sull’area limitrofa al campo”. Due sono le minacce temute: “Il rischio di deportazione forzata in Eritrea e la difficoltà di sussistenza a causa della brusca interruzione di tutte le forme di assistenza e rifornimento anche dei beni più indispensabili”. Nel campo di Shimelba, in particolare, a 30 km dalla frontiera con l’Eritrea, “circolano da giorni notizie che circa 6mila profughi sarebbero stati bloccati all’interno o nei dintorni del centro di accoglienza e rimpatriati in stato d’arresto da parte di reparti militari eritrei entrati in territorio tigrino, come alleati dell’esercito federale etiopico”. In questo modo rischiano di diventare dei “desaparecidos” “perché tutti i registri dell’UNHCR sarebbero stati distrutti, in modo da non lasciare traccia degli ospiti del campo o comunque da rendere estremamente difficili le ricerche”. Al momento, precisa Habeshia, vista l’interruzione delle reti telefoniche ed internet e il divieto di ingresso nel Tigrai a giornalisti e organizzazioni umanitarie “non è stato possibile finora verificare se queste notizie abbiano fondamento”. A fronte di tutto ciò l’agenzia Habeshia chiede, tra l’altro, di “organizzare canali umanitari che consentano il trasferimento verso altri Stati delle migliaia di profughi che si sono trovati loro malgrado coinvolti nella guerra” e di “riaprire subito le frontiere del Tigrai agli aiuti umanitari”. (Sir)