Primo Piano

Mons. Russo: “Nelle mani di Maria le nostre difficoltà e le nostre sofferenze”

5 Dicembre 2020 -
Roma - Nella solennità dell’Immacolata Concezione, la Conferenza Episcopale Italiana promuove un momento di preghiera da vivere insieme in preparazione al Natale. Martedì 8 dicembre, alle ore 21, fedeli e comunità potranno partecipare al Santo Rosario che sarà trasmesso in diretta da TV2000 e InBlu Radio (in streaming sui siti di Avvenire e dell’Agenzia Sir e sui canali social ufficiali della CEI), dalla chiesa di Santa Maria Immacolata in Roma.
“In un tempo segnato in modo evidente dagli effetti della pandemia, porremo le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà, le nostre sofferenze nelle mani della Vergine Maria, Colei che ha custodito nel suo cuore ogni cosa e ha saputo abbandonarsi con fiducia all’abbraccio del Padre”, spiega Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI.
Significativa anche la scelta della Chiesa di via Veneto, la prima della Capitale a essere stata dedicata “a Dio in onore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria”.
“Alla Vergine Immacolata – che, come ha ricordato Papa Francesco, è la Piena di Grazia che può riflettere fin dentro le tenebre più fitte un raggio della luce di Cristo Risorto – verranno affidate, in particolare, le donne e le mamme, pilastri nelle famiglie e grembo di futuro”, aggiunge Mons. Russo.
L’Ufficio liturgico nazionale ha predisposto un libretto per pregare insieme il Rosario. L’opuscolo sarà disponibile, da lunedì 7 dicembre, sul sito www.chiesacattolica.it e sulla pagina Facebook della CEI.

Migrantes Massa Carrara-Pontremoli: il sostegno allo spettacolo viaggiante in tempo di pandemia

4 Dicembre 2020 - Massa Carrara - Essere operatori pastorali tra circensi e lunaparkisti significa rispondere alla gioia di essere stati scelti da Dio per annunciare il Vangelo in un contesto lavorativo particolare, definito da Papa Bergoglio come la forma più antica di intrattenimento, il cui merito è quello di diffondere la cultura dell’incontro e la socialità nel divertimento. Naturalmentela pastorale esercitata fra la gente dello Spettacolo Viaggiante ha delle peculiarità, che la distinguono da quella svolta abitualmente nelle nostre Chiese particolari. È lo stesso Codice di Diritto Canonico (CJC can. 568) a definirla “speciale”, in quanto esce dagli schemi della quotidianità! Essa, infatti, si rivolge a persone che, spostandosi continuamente da una località all’altra, non possono frequentare le nostre parrocchie: basti pensare che gran parte del loro lavoro si svolge la domenica, giorno in cui i cristiani partecipano alla celebrazione Eucaristica. Quindi, il primo compito degli operatori pastorali è quello di mettere in pratica gli elementi fondamentali, che caratterizzano la pastorale dello spettacolo viaggiante: “accoglienza”, “conoscenza”, “condivisione”. Accogliere significa abbracciare l’altro, il diverso da noi. Conoscere vuol dire entrare nel suo vissuto, evitando ogni pregiudizio culturale. La condivisione è una scelta di vita coraggiosa, che richiede impegno e compassione, nel senso etimologico del termine [patire con] ed è il comportamento che devono tenere gli operatori pastorali, i quali sono chiamati ad agire senza alcun interesse o tornaconto personale, al solo scopo di produrre un beneficio in coloro che lo ricevono. Condivisione! Un moto dell’animo particolarmente utile durante la diffusione dell'infezione da SARS-CoV-2, che ha particolarmente colpito circensi e i lunaparkistiIl settore dello “Spettacolo Viaggiante” è composto da 5.000 imprese e coinvolge circa 20.000 lavoratori. Durante la prima fase della pandemia sono stati soppressi luna-park e tournée circensi, con danni rilevanti per le imprese, che hanno continuato a sostenere i costi della occupazione di suolo pubblico e dell’energia elettrica, a mantenere in vita gli animali, a provvedere alle famiglie dei lavoratori prive di altra fonte di reddito. Come dimostrano i dati attuali, nella seconda fase pandemica, la diffusione del Covid-19 non si è arrestata. Le istituzioni locali stanno annullando i tradizionali luna-park autunnali e gli spettacoli circensi. Così, la categoria è di nuovo in ginocchio e non sa come affrontare l’Inverno. Una situazione allarmante, di fronte alla quale la Fondazione Migrantes ha ulteriormente potenziato la rete con le Caritas diocesane per la fornitura di pasti e generi alimentari. In alcune località abbiamo contattato i servizi sociali per ottenere sostegni economici e accelerare il rilascio dei permessi di sosta per le carovane. Riguardo all’aspetto pastorale, cerchiamo di garantire il nostro sostegno attraverso i Social Media e i cellulari: la “Gente del Viaggio” ci dà sue notizie, ci invia messaggi, fotografie, video e notizie; ci confida le loro paure e le loro speranze. Noi cerchiamo di alimentare la loro fede, organizzando incontri di preghiera attraverso i mezzi di comunicazione. Personalmente, ho molto a cuore il diritto allo studio dei figli dei circensi e dei lunaparkisti e lavoro da tempo per garantire loro una continuità didatticaPer gli istituti superiori il problema non sussiste, perché in tutto il Paese si farà didattica a distanza. Nelle regioni di fascia rossa  come la Toscana è prevista la didattica a distanza anche per le classi di seconda e terza media. Nelle scuole primarie e in prima media la didattica continuerà ad essere in presenza: così, la situazione dei figli dei circensi e dei lunaparkisti, già problematica in condizioni normali, rischia di aggravarsi ulteriormente, perché nelle scuole delle città in cui sostano le carovane, le classi sono già state formate e vengono respinte le iscrizioni dei nostri bambini. Affinché questi alunni non restino indietro con i programmi, proseguono le lezioni a distanza, grazie alla didattica online promossa da alcuni operatori Migrantes. (Ivonne Tonarelli - Migrantes Massa Carrara-Pontremoli)

Migrantes: domani un incontro sul Rim Junior

4 Dicembre 2020 -

Bari - Il Rim Junior 2020. Il racconto delle migrazioni italiane nel mondo della Fondazione Migrantes sarà presentato domani on line su iniziativa della Fondazione Migrantes e della Biblioteca di Stefano. Il Rim Junior nasce con l’obiettivo di raccontare ai ragazzi, con un linguaggio semplice e accattivante, la mobilità italiana nel mondo. Il volume di quest’anno porta il lettore a compiere “un giro intorno al mondo per sfatare gli stereotipi” con storie a volte allegre o romantiche, spesso decisamente tristi o persino drammatiche.

Sono previsti interventi di don Giovanni De Robertis, Direttore generale Migrantes; Daniela Maniscalco, autrice Rim Junior; Mirko Notarangelo, Direttore artistico del Rapporto e Delfina Licata, Coordinatrice scientifica del Rim Junior che modererà la presentazione.  

Migrantes: in distribuzione il nuovo numero di Servizio Migranti

4 Dicembre 2020 -

Roma – Il flusso di persone immigrate nel nostro paese si è negli ultimi anni quasi del tutto interrotto, o meglio il flusso di persone in ingresso si equivale a quello in uscita. È quanto scrive il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis nell’editoriale del nuovo numero di Servizio Migranti, il trimestrale di formazione dell’organismo pastorale della CEI. Nel numero uno speciale sulla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata lo scorso 27 settembre e poi uno speciale sull’attività Migrantes dello scorso anno per ogni settore della mobilità.

MCI Waiblingen: pastorale nei tempi del virus

4 Dicembre 2020 - Waiblingen - A Waiblingen (diocesi di Rottenburg-Stuttgart) hanno preparato una mascherina che presenta la parola SPERANZA nelle lingue più diffuse nelle comunità di altra madrelingua (tedesco, italiano, croato, polacco, albanese, ungherese, inglese, francese, greco, arabo, ebreo, russo) insieme con una foto, dove un bambino tiene in mano una candela e il logo della diocesi. È un simbolo di speranza e di identità nei giorni di crisi.  

Turismo delle Radici: oggi pomeriggio un webinar su “Scoprirsi italiani: i viaggi delle radici in Italia”

4 Dicembre 2020 - Roma - Venerdì 4 dicembre alle ore 17 inizia il ciclo di appuntamenti sul “turismo delle radici”, organizzato dall’Osservatorio delle Radici Italiane (ORI), dell’Associazione AsSud. Il webinar, dal titolo “Scoprirsi italiani: i viaggi delle radici in Italia”, potrà essere seguito sulla pagina Facebook dell’Osservatorio: https://www.facebook.com/ORI-Osservatorio-Permanente-delle-Radici-Italiane-102943638303531. Nel primo evento sarà protagonista l’America del Sud. Si parlerà di questa particolare forma di turismo con diversi ospiti: Giovanni de Vita del MAECI (Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), Filippo La Rosa (Console Generale d’Italia a San Paolo), Mariano Gazzola (Comitato di Presidenza CGIE), Veronica Morello (ENIT Argentina), Donato De Santis (Cavaliere della Repubblica italiana e Chef), Alfredo D’Ambrosio (Pres. Cavenit, Cam. Comm. Italovenezuelana), Mariano Palazzi (Pres. Dante Alighieri Venezuela), Carlos Villino (Presidente Associazioni Italo venezuelane), Daniel Antenucci (vice-Rettore Università di Mar del Plata). A coordinare e stimolare il dibattito saranno i componenti dell’Osservatorio: Marina Gabrieli, Riccardo Giumelli, Delfina Licata e Giuseppe Sommario. Il webinar si inserisce in una ricerca su scala globale del turismo delle radici, intrapresa dall’Osservatorio stesso con la collaborazione del MAECI e della DGIT (Direzione generale per gli italiani all’estero). Capire quali sono le aspettative su questo tema, quali iniziative potranno essere intraprese, come costruire la domanda di turismo delle radici sono solo alcuni dei temi di discussione con i relatori.  

Mons. Di Tora: rimuovere arbitrarie e ingiuste barriere”

4 Dicembre 2020 -

Roma - “Non vogliamo vedere l’Unione europea e l’Italia come una sorta di fortezza che si deve proteggere da chi è stato più sfortunato ed è nato in un Paese diverso, ma vogliamo che questo continente e questo Paese siano abitati da persone che testimonino concretamente, con politiche e pratiche, i valori fondamentali”. Lo ha detto ieri mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, durante la presentazione on line del report 2020 sul diritto d’asilo. “In questi mesi in cui tutti abbiamo dovuto rinunciare a persone care, spostamenti ed abitudini consolidate – ha osservato – stiamo anche avendo la possibilità preziosa di recuperare quel senso di precarietà e vulnerabilità che ci potrebbe rendere più facile capire cosa vuol dire perdere il proprio mondo dall’oggi al domani, perdere la capacità di fare piani e non essere più certi di quasi nulla”. È la stessa sensazione che vivono le persone in fuga, in cerca di protezione internazionale, di cui si parla nel report. Mons. Di Tora si è detto “rattristato” “dell’indifferenza che sembriamo dimostrare nei confronti di chi è in difficoltà” a causa delle “norme e leggi che i nostri Paesi portano avanti”. “Mi piace sperare – ha auspicato – che forti della nuova empatia ed umanità guadagnata durante questa pandemia sapremo essere, più e meglio di prima, persone capaci di aiutare chi è in fuga”. Ha invitato perciò a “rimuovere alcune delle arbitrarie ed ingiuste barriere che abbiamo posto”: “Bisogna dare a chi è in fuga canali legali di ingresso: stanno già rischiando la vita, non la devono rischiare una seconda volta per riuscire a mettersi in salvo. Dobbiamo ripartire da un nuovo spirito e da una nuova mentalità. Bisogna rimettere in gioco davvero la solidarietà, ma non quella che porta ad unire i Paesi più fortunati per stabilire regole per tenere fuori o riportare indietro chi è in difficoltà, come purtroppo ancora sembra si stia facendo nell’Unione europea – basti guardare a tal proposito l’ultimo patto su asilo e immigrazione – ma quella reale che sa tendere una mano e si dimostra capace di aiutare chi è in fuga”. (P.C.)

 

Card. Bassetti: dimesso dal Gemelli di Roma

4 Dicembre 2020 - Roma - Il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, ha lasciato ieri sera il Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, dove si trovava ricoverato dal 19 novembre. Nel far ritorno a Perugia, ha voluto ringraziare, con un messaggio, quanti si sono presi cura di lui, in modo particolare gli operatori sanitari e della comunicazione, chiamati “angeli”. “Ho sentito l’arsura, la fatica di respirare, la lotta del mio corpo per respingere l’infezione”, confida il Presidente della CEI che definisce quelli della malattia “momenti difficili per me” così come “per chiunque si trovi in una condizione di sofferenza e veda minacciata la propria vita”. “I giorni che ho vissuto in ospedale per via del Covid-19 sono stati un po’ come quelli di Gesù del deserto”, osserva il Presidente della CEI facendo riferimento al brano del Vangelo di Marco. Si tratta di un episodio, rileva, “che mi ha sempre affascinato ma anche un po’ intimorito”. “Ho sempre pensato – continua – che deve essere stato un tempo duro: il Vangelo tiene a precisare che il Figlio di Dio ‘stava con le bestie selvatiche’. Ho immaginato che si sia trattato di un tempo di solitudine profonda e di senso di abbandono, in cui avrà pensato alla sua vita passata e avrà sperato ancora in una vita futura bella”. Ma il Vangelo, afferma il Presidente della CEI, “aggiunge anche che ‘gli angeli lo servivano’” e questo significa che Gesù “non era affatto solo: ha sentito intorno a sé la presenza di forze buone, che gli trasmettevano la vicinanza di Dio”. In ospedale, conclude, “posso testimoniare di avere sentito la compagnia di alcuni angeli, che mi hanno ricordato quelli che erano al fianco di Gesù”.  

Mons. Russo: oggi le persone in cerca di protezione sono più sole

4 Dicembre 2020 - Roma - "Sul tema delle migrazioni e dei rifugiati, la Chiesa italiana continua a tenere alta l’attenzione convinta dell’importanza di non cedere ai toni sensazionalistici ma mettendo a fuoco le questioni dotandosi di strumenti adeguati e ascoltando le diverse voci". Lo ha detto ieri il Segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, intervenendo alla presentazione del Report 2020 Diritto d'Asilo della Fonazione Migrantes.  Per anni - ha aggiunto - "specialmente in Italia, ma anche nell’Ue, l’informazione riguardo i richiedenti asilo e i rifugiati è stata caratterizzata da sensazionalismo e le politiche hanno dato risposte soprattutto emergenziali. Eppure la realtà è diversa: nel 2015 quando arrivarono nell’Unione europea poco più di un milione e mezzo di richieste di protezione di persone in fuga soprattutto dal conflitto siriano, un continente come il nostro avrebbe potuto accogliere molto di più. Quando nel 2016 si è raggiunto il picco degli sbarchi con 180mila persone, avremmo avuto come Paese tutti gli strumenti per dare una risposta dignitosa. Inutile nasconderlo: le persone in cerca di protezione sono state lasciate più sole".  

Vangelo Migrante: II domenica di Avvento (Vangelo Mc 1, 1-8)

3 Dicembre 2020 - Abbiamo bisogno di buone notizie che aprano il cuore alla speranza, in un mondo che sembra capace solo di offrire notizie preoccupanti. In questa domenica sentiremo proclamare nella prima lettura: “sali su un alto monte, alza la voce tu che rechi buone notizie alla gente”; gli farà eco il Vangelo: “inizio della buona notizia di Gesù, Figlio di Dio”. La buona notizia è nella Parola di Dio, il Vangelo stesso è ‘buona notizia’, anche letteralmente. Eppure sembrano annunci che non ci entusiasmano, a volte ci sembrano troppo evanescenti, non scuotono la vita e non riescono a cambiarla. Viene da chiedersi: dov’è la potenza del Signore? dove l’efficacia della sua Parola? Ecco, dinanzi a questo possibile turbamento, c’è da riflettere su quali sono le notizie che attendiamo e quale concretezza cerchiamo. La sicurezza nella vita sociale, il benessere assicurato, la difesa dei propri diritti acquisiti, il successo negli affari, un avanzamento di categoria, l’andamento della borsa? Ma anche, su quali sono le speranze che ci abitano. L’illusione di fortunati arricchimenti o, in forma più nobile, un limite alla litigiosità e alla degenerazione della politica, la fine della corruzione nell’epoca del denaro facile, regole più umane, la fine del razzismo, dell’intolleranza, della violenza, della criminalità? Molte speranze, anche legittime, non sono ‘compito’ diretto di Dio ma dell’uomo, allo stesso modo le attese a misura d’uomo non porteranno mai ad effetto la ‘buona notizia’ di «Gesù, Cristo, Figlio di Dio». Questa domenica si inaugura la lettura del Vangelo di Marco, che ci accompagnerà in tutto l’anno liturgico. Esso ci porrà continuamente l’unica domanda davvero essenziale: Chi è per te Gesù Cristo? Credi davvero che sia il Figlio di Dio? La questione della fede è essenziale, ineludibile, primaria rispetto a tutto il resto. Solo se si riconosce che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, le sue parole, i suoi gesti, la sua vita diventano Vangelo, ‘buona notizia’ che cambia la vita. Se accoglieremo Colui che viene qual è veramente, e cioè Figlio di Dio, comprenderemo che, prima di “mettere a posto le cose”, il nostro è un Dio che viene ad offrirsi all’abbraccio dell’uomo. Quando i fatti si incontrano con quella Parola fatta carne e di quella Parola fanno esperienza, solo allora nasce la novità di Dio nella storia. Solo allora è possibile uscire da una vita dominata da ciò che ci affligge. Solo quella ‘buona notizia’ ci può salvare dal pessimismo e dal disimpegno, e liberarci dalle nostre paure paralizzanti. È Lui la vera ‘buona notizia’. E viene per tutti. (p. Gaetano Saracino)  

Minori e protezione in Italia

3 Dicembre 2020 - Roma - Sono 2.329 I nuovi minori stranieri non accompagnati (MSNA) segnalati in territorio italiano nel primo semestre 2020 (erano stati 6.251 in tutto il 2019). Sono arrivati soprattutto da Bangladesh, Egitto, Albania, Afghanistan e Tunisia. La principale regione d’arrivo è la Sicilia (33% del totale), ma seguono due regioni “privilegiate” per gli arrivi via terra sulla “rotta balcanica”: Friuli-Venezia Giulia (17%) e Lombardia (13%). Il dato nel Report 2020 sul Diritto d'Asilo della Fondazione Migrantes presentato questa mattina. I MSNA che si sono allontanati dall’accoglienza, sempre nel primo semestre 2020, sono 706, sono soprattutto afghani, tunisini, egiziani, ivoriani e marocchini. Uno su cinque erano bambini o ragazzi di 7-15 anni. 5.016 i MSNA in accoglienza in Italia al 30 giugno 2020. Fra loro, 533 si trovano in strutture di prima accoglienza. Sono 4.199 invece i minori ospiti in strutture di seconda accoglienza (progetti SPRAR-SIPROIMI; strutture di seconda accoglienza FAMI; strutture di secondo livello accreditate/autorizzate da Comuni o Regioni). Infine, 284 minori sono accolti presso privati. Sono 856 i pareri emessi nel 1° semestre 2020 dalla Direzione generale Immigrazione e politiche di integrazione presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ai fini della conversione del permesso di soggiorno per minore età in un permesso per motivi di studio, accesso al lavoro, lavoro subordinato o autonomo per i MSNA che diventano maggiorenni. Secondo dati provvisori gennaio-luglio 2020, sono 2.222 i minori richiedenti asilo nel nostro Paese. In tutto il 2019 erano stati 6.632; nello stesso anno ne sono stati esaminati 1.588: hanno ottenuto un riconoscimento (status di rifugiato, protezione sussidiaria o “speciale”) 4 su 10. Nel primo semestre 2020 sono stati registrati 156 MSNA richiedenti asilo. In tutto il 2019 erano stati 659.

Migrantes: 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 202

3 Dicembre 2020 - Roma - Sono circa 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 2020: il 21% in meno rispetto allo stesso periodo 2019. Fra le “rotte” d’ingresso principali sono in aumento solo quella del Mediterraneo centrale e quella dei Balcani occidentali, sia pure con cifre incomparabilmente inferiori rispetto al 2015 dell’“emergenza migranti” europea. Peraltro, negli ultimi mesi nell’Atlantico si sono moltiplicati gli arrivi nelle Canarie, territorio spagnolo, circostanza che nei primi giorni di novembre ha portato il totale 2020 degli arrivi via mare nel Paese iberico a 30 mila, contro i 24 mila del periodo gennaio-novembre 2019. Le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa, sempre fra gennaio e settembre hanno contato 672 morti/dispersi in mare e (un dato spesso dimenticato) 76 in percorsi via terra. Per entrambe le cifre si tratta di stime minime, in difetto. I dati sono contenuti nel Report 2020 del Rapporto Asilo della Fondazione Migrantes presentato questa mattina. Secondo i dati sono circa 53.700 gli arrivi di rifugiati e migranti in Europa lungo le rotte del Mediterraneo registrati nel 2020 (periodo gennaio-settembre, dato che comprende gli arrivi via terra a Ceuta e Melilla ma non i 2.300 arrivi via terra in Grecia). Prosegue il trend di drastica diminuzione dopo l’“emergenza migranti” europea del 2015: 1.024.000 arrivi in tutto il ’15, 370.000 nel ’16, 180.000 nel ’17, 126.000 nel ’18 e 115.000 nel ’19. Tuttavia rispetto al 2019 rimane pressoché costante l’incidenza di morti e dispersi in rapporto ai “tentativi di traversata”: quasi un morto/disperso ogni 100 tentativi. Ma l’incidenza di vite umane perdute cresce ancora se la si confronta con i rifugiati e migranti che riescono ad arrivare sulle coste europee: 1,3 morti/dispersi ogni 100 arrivi. Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione Europea (196.620 mila quelle presentate per la prima volta fra gennaio e giugno, - 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato  le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19 in primavera. Al contrario, sia gennaio che febbraio avevano registrato un numero di richiedenti superiore a quello del dicembre 2019. Nel 2019 l’UE  a 27 Paesi (Eurostat, che ha elaborato questi dati nel 2020, considera già fuori dell’Unione il Regno Unito) ha registrato 612.685 richiedenti asilo per la prima volta (+ 12% rispetto al 2018; 676.250 i richiedenti totali). Per numero assoluto l’Italia è quinta dopo Germania, Francia, Spagna e Grecia. Ma le posizioni nazionali variano di molto se si considerano i richiedenti asilo in rapporto agli abitanti: qui il primato è di Cipro (14.495 per milione), seguita da Malta (8.108), Grecia (6.985) e Lussemburgo (3.585). L’Italia, con 580 richiedenti per milione di abitanti, si colloca ben al di sotto della media europea di 1.371 per milione. I principali Paesi d’origine delle persone che nel 2019 sono riuscite a chiedere asilo nell’UE sono la Siria (circa 74.000), l’Afghanistan (53.000), il Venezuela (45.000), la Colombia (32.000) e l’Iraq (27.000). L’ultimo anno ha a visto in forte aumento i richiedenti asilo venezuelani e colombiani rispetto al biennio precedente. Nel 2019 l’UE ha garantito protezione a 295.785 persone (riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria o di quella umanitaria). Ma le percentuali di riconoscimento di uno dei tre benefici sul totale dei richiedenti esaminati sono rimaste molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale” su ricorso (dati significativi, quelli dell’“istanza finale”, ma spesso trascurati; l’Italia fra l’altro non è ancora in grado di quantificare in modo attendibile e ufficiale questo indicatore). Il tasso di riconoscimento italiano in prima istanza è ancora al di sotto della media europea: appena 20% sul totale degli esaminati. Sono circa 26.300 i trasferimenti di richiedenti asilo effettuati a norma del regolamento UE “Dublino III” nel 2019 fra i vari Paesi membri/associati (- 7% rispetto al 2018): 8.423 sono stati effettuati dalla sola Germania e ben 5.979 sono stati effettuati veso la sola Italia. Nel Report 2020 una scheda è dedicata al tema “Regolamento Dublino III: i numeri e l’inefficienza. Sempre nel 2019, sono 26.855 i rifugiati accolti in reinsediamento nell’UE da precari Paesi di primo asilo: in questa “classifica” prevalgono come Paesi ospitanti il Regno Unito (5.610 rifugiati reinsediati), la Francia (5.600), la Svezia (4.955), la Germania (4.890) e l’Olanda (1.875). Secondo questi dati Eurostat, l’Italia è a quota 1.355.

Migrantes: la pandemia di Covid-19 e la protezione internazionale

3 Dicembre 2020 - Roma - La pandemia ha messo a dura prova persino i sistemi sanitari dei Paesi più avanzati. Ma fra i Paesi che ospitano più rifugiati e/o sfollati e/o venezuelani dispersi all'estero, sono soltanto due quelli che, già in una situazione "normale", dispongono di posti letto ospedalieri sopra lo "standard umanitario" di 18 posti ogni 10.000 abitanti: la Germania (80 posti letto) e la Turchia (28,5). Tutti gli altri, Colombia, Pakistan, Uganda, Siria, RDC (Repubblica Democratica del Congo), Yemen e Somalia si trovano al di sotto. E anche nel "gigante" Nigeria (con 2.200.000 sfollati nei suoi confini) i posti letto ogni 10.000 abitanti sono appena 5. In Yemen, circa 30 milioni di abitanti, quarto Paese al mondo per sfollati interni (oltre 3.600.000 a fine 2019) ma anche con una popolazione straniera rifugiata di 269.000 persone nei suoi confini (più dell’Italia), la guerra civile e regionale che negli ultimi cinque anni ha messo in ginocchio il Paese ha decimato i servizi sanitari. Fra le conseguenze, la stima di un milione di casi di persone colpite dal Covid-19 (contro i 2.000 ufficiali) a metà settembre 2020, con un tasso di mortalità elevatissimo, pari al 30%. Sono solo 11.893 i rifugiati in condizione di vulnerabilità che fra gennaio e agosto 2020, a cavallo della “prima ondata” della pandemia, sono potuti partire in reinsediamento (resettlement) da precari Paesi di primo asilo. Nello stesso periodo del 2019 erano stati 44.527, quasi quattro volte tanti (dati riferiti ai programmi UNHCR).

Migrantes: le persone in fuga nel mondo aumentano, ma quelle che trovano protezione in Europa e in Italia sono sempre meno

3 Dicembre 2020 -

Roma - Che cosa costringe un numero sempre più elevato di persone nel mondo a lasciare le proprie case e i propri Paesi d’origine? Quali sono le rotte che le persone in fuga percorrono per cercare protezione nei confini dell’Unione Europea e in Italia?

Sono le prime questioni a cui il Report 2020 sul Diritto d’Asilo della Fondazione Migrantes, presentato oggi, intende rispondere, dati aggiornati e fatti alla mano. Per essere poi costretto a richiamare l’attenzione su una constatazione preoccupante: una domanda globale di protezione in crescita per guerre, crisi, violazioni dei diritti, disuguaglianze economiche, mancato accesso al cibo o all’acqua, land grabbing, desertificazione, disastri ambientali e attacchi terroristici trova sempre meno risposte nell’Unione Europea e in Italia, così come continuano ad essere troppo poche le persone che riescono ad attraversare questi confini attraverso canali legali sicuri. Mentre la pandemia di Covid-19 che ha colpito e sta continuando a colpire tutto il mondo non ha portato, per ora, una maggiore solidarietà, ma perlopiù inasprimenti nella chiusura delle frontiere.

Anche nel nuovo progetto di “Patto europeo per la migrazione e l’asilo”, uno dei pochi obiettivi condivisi (al di là delle dichiarazioni di principio) non è tanto proteggere le persone costrette a fuggire o agire sulle cause che le obbligano alla partenza, ma farne entrare nel continente (e nel nostro Paese) il minor numero possibile. 

Migrantes: presentato oggi il rapporto Diritto d’Asilo 2020

3 Dicembre 2020 - Roma - È ormai il quarto anno consecutivo che la Fondazione Migrantes dedica un rapporto al mondo dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle migrazioni forzate. Il Report è stato presentato questa mattina on line. Fra 2019 e 2020 si sono visti tutti gli effetti di politiche poco solidali verso questi movimenti di persone, sia nell’Unione Europea che nel nostro Paese, mentre quest’anno la pandemia di Covid-19 ha indotto a serrare ancora di più le frontiere e ha frapposto, se possibile, ostacoli e difficoltà ancora maggiori a chi si trovava comunque nella situazione di dover lasciare la propria casa e la propria terra, sottolinea il report. E a giugno, quando sono stati resi pubblici i nuovi dati dell’UNHCR su sfollati e rifugiati nel mondo, si è avuta la conferma di quello che molti temevano, cioè che il loro numero non è mai stato così alto dopo la Seconda guerra mondiale: quasi 80 milioni di persone in situazione di “sradicamento forzato”, fra cui quasi 46 milioni di sfollati interni, mentre i rimanenti, rifugiati e richiedenti asilo, continuavano a trovarsi soprattutto nei Paesi vicini alle stesse zone di conflitto o di forti tensioni da cui erano fuggiti. Quest’anno Papa Francesco ha dedicato il suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (GMMR) agli sfollati interni, adottando già nel titolo un’immagine forte e severa, Come Gesù Cristo costretti a fuggire. E all’interno del testo ha richiamato l’attenzione su sei coppie di «verbi-azione»: conoscere per comprendere, coinvolgere per promuovere, collaborare per costruire, farsi prossimo per servire, riconciliarsi per ascoltare, crescere per condividere. Sono queste le sollecitazioni che hanno accompagnato la redazione del Report su Il diritto d’asilo per l’edizione 2020. Il volume, come negli anni scorsi, è curato da un’équipe di autori che, oltre ad essere studiosi di questi temi, accompagnano da anni, direttamente e concretamente, richiedenti asilo e rifugiati nei loro percorsi nel nostro Paese, e si articola in 12 contributi scanditi in cinque parti: “Con lo sguardo rivolto all’Europa”, “Tra l’Europa e l’Italia”, “Guardando all’Italia”, “Approfondimento: la rotta balcanica” e, novità preziosa di quest’anno, un “Approfondimento teologico” sul principio di destinazione universale dei beni per un approccio integrale alle migrazioni. Infine, come l’anno scorso, le prime quattro parti sono accompagnate da altrettante selezioni di dati statistici sulle migrazioni forzate e il diritto d’asilo nel mondo, in Europa, in Italia e lungo la rotta balcanica. A corredo della prima parte, fra l’altro, un focus di tabelle, grafici, schede e cartine è dedicato agli sfollati interni. Ancora una volta, l’augurio è che Il diritto d’asilo - Report 2020 possa aiutarci tutti a costruire un sapere più fondato rispetto a chi è in fuga e arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese. E che possa aiutarci a restare “umani”, a essere concretamente vicini a chi è più in difficoltà. ​    

Sentinelle del bene

2 Dicembre 2020 - Roma - Capita alle volte che una chiacchierata mattutina con un amico generi pensieri che disegnano percorsi altri rispetto alla routine quotidiana. E, così, questa mattina la condivisione di una strofa dell’inno della preghiera della Comunità di Bose diventa motivo di riflessione rispetto anche al proprio ambito d’impegno. “La sentinella nella veglia invoca il giorno dalla notte; volgiamo gli occhi al Dio con noi; il suo splendore ci pervade”. Come operatori della comunicazione possiamo “invocare il giorno dalla notte”, ovvero possiamo “squarciare” la notte di questo tempo con la luce della speranza? E in che modo? La risposta viene da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium: “Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. Per questo, chi desidera vivere con dignità e pienezza non ha altra strada che riconoscere l’altro e cercare il suo bene” (n.9). Comunicare il bene può sostenere l’attesa non in maniera passiva, ma collaborando attivamente a narrare il volto bello della società. (Vincenzo Corrado)

CEI: l’8 dicembre su Tv2000 il Rosario trasmesso da una chiesa di Roma

2 Dicembre 2020 - Roma - “Promuovere, nella solennità dell’Immacolata Concezione, la preghiera del Santo Rosario, trasmessa in diretta, alle ore 21, da Tv2000 e InBlu Radio, da una chiesa di Roma”. È la proposta della CEI, contenuta nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente straordinario, svoltosi on line ieri, 1 dicembre. “Come già avvenuto durante il lockdown – si legge nel comunicato – questo sarà un momento di preghiera comunitaria, da vivere insieme in preparazione al Natale”. “In un tempo segnato in modo evidente dagli effetti della pandemia – spiegano i vescovi – la comunità italiana chiederà l’intercessione della Vergine Maria, Colei che ha custodito nel suo cuore ogni cosa e ha saputo abbandonarsi con fiducia all’abbraccio del Padre. A Lei – che come ha ricordato Papa Francesco è la ‘piena di grazia’ che può ‘riflettere fin dentro le tenebre più fitte un raggio della luce di Cristo Risorto’ – verranno affidate, in particolare, le donne e le mamme, pilastri nelle famiglie e grembo di futuro”.​  

Viminale: da inizio anno sbarcate 32.601 persone migranti

2 Dicembre 2020 -

Roma - Sono 32.601 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 32.600 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.537 sono di nazionalità tunisina (38%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.132, 13%), Costa d’Avorio (1.739, 5%), Algeria (1.379, 4%), Pakistan (1.358, 4%), Egitto (1.155, 4%), Sudan (1.043, 3%), Marocco (995, 3%), Afghanistan (949, 3%), Somalia (810, 3%) a cui si aggiungono 6.504 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.​

Habeshia: “aprire corridoi e aiuti umanitari”

2 Dicembre 2020 -

Roma - I campi dei profughi eritrei nel Tigrai, che ospitano circa 96mila persone, hanno subito gli effetti dell’azione militare portata avanti dal governo centrale dell’Etiopia. L’agenzia Habeshia riferisce oggi di 3 morti (non accertati) e teme 6mila rimpatri forzati ad Asmara. I profughi eritrei vivono da anni in quattro grandi centri di raccolta, gestiti dall’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), situati a Adi Harush, Mai Aini, Hitsats e Shimelba. “Lo sconvolgimento portato dalla guerra – lancia l’allarme l’agenzia Habeshia di padre Mussie Zerai – rischia adesso di far saltare questo fragile equilibrio e, peggio, anche ogni forma di protezione”. I combattimenti fortunatamente non li hanno colpiti direttamente ma “ad Adi Harush risulta che tre giovani siano stati uccisi da una raffica di schegge durante un pesante bombardamento sull’area limitrofa al campo”. Due sono le minacce temute: “Il rischio di deportazione forzata in Eritrea e la difficoltà di sussistenza a causa della brusca interruzione di tutte le forme di assistenza e rifornimento anche dei beni più indispensabili”. Nel campo di Shimelba, in particolare, a 30 km dalla frontiera con l’Eritrea, “circolano da giorni notizie che circa 6mila profughi sarebbero stati bloccati all’interno o nei dintorni del centro di accoglienza e rimpatriati in stato d’arresto da parte di reparti militari eritrei entrati in territorio tigrino, come alleati dell’esercito federale etiopico”. In questo modo rischiano di diventare dei “desaparecidos” “perché tutti i registri dell’UNHCR sarebbero stati distrutti, in modo da non lasciare traccia degli ospiti del campo o comunque da rendere estremamente difficili le ricerche”. Al momento, precisa Habeshia, vista l’interruzione delle reti telefoniche ed internet e il divieto di ingresso nel Tigrai a giornalisti e organizzazioni umanitarie “non è stato possibile finora verificare se queste notizie abbiano fondamento”. A fronte di tutto ciò l’agenzia Habeshia chiede, tra l’altro, di “organizzare canali umanitari che consentano il trasferimento verso altri Stati delle migliaia di profughi che si sono trovati loro malgrado coinvolti nella guerra” e di “riaprire subito le frontiere del Tigrai agli aiuti umanitari”. (Sir)​