Primo Piano

Maria conforto dei migranti

18 Gennaio 2021 - Loreto - “Maria conforto dei migranti”. Questa invocazione, recentemente inserita da Papa Francesco nelle litanie lauretane si rivela oggi particolarmente suggestiva e appropriata. Nel contesto attuale, straordinariamente evocativa. Evoca la radice stessa dell’appellativo. Il termine ‘conforto’ ci riporta al significato originario di «fortificare», di «far coraggio», di «dare forza» nel tollerare delle avversità. Maria si fa «conforto dei migranti» perché è lei per prima a subire la sofferenza, l’ingiustizia, l’incomprensione o la persecuzione. Per questo può comprendere e farsi compagna di viaggio di coloro che sono perseguitati, che subiscono ingiustizie e fuggono dal loro Paese per guerra, fame, persecuzione o povertà. Essendo madre, lei può comprendere tante madri, i cui figli vengono violentati, muoiono in mare, affrontano avventure impossibili. Lei, che ha subito davanti ai propri occhi la morte dell’unico figlio, può capire meglio di ognuno la madre che vede partire la propria creatura su una barca e non sa se potrà mai più tornare e, forse, arrivare. È conforto, perché solo lei può mettersi in ascolto di queste sofferenze. Donna capace di ascolto, intuitiva per natura, madre del «fiat», del sì all’ispirazione di Dio. È colei che apre il proprio grembo all’accoglienza, senza farsi troppe domande, porsi dei dubbi, ma, pur con esitazione, mostrare una fede sorprendente. Maria si fa grembo di vita: tutte le vite, ormai, sono per lei qualcosa da difendere e da proteggere. Sa farsi grembo e accogliere il mistero. Se ogni persona è mistero, ancor più lo è un essere umano che si metta sulle orme di Abramo… Condotto misteriosamente da Dio e da quella speranza e quel coraggio che solo Lui sa infondere in un essere umano. Fuggendo nottetempo in Egitto, lei stessa si fa migrante, prova le umiliazioni e le sorprese dell’avventura del migrare. Chi meglio di lei, allora, può «prendersi cura» del dolore e della sofferenza di queste popolazioni in cammino verso la dignità, una terra desiderata con tutte le forze dell’anima? Con un semplice appellativo orante, - conforto dei migranti - Maria ci introduce nel valore dell’empatia e delle sue molteplici valenze. Ci fa entrare in quell’asserzione cristallina, maturata nella riflessione teologica di D. Bonhoeffer: «Dobbiamo imparare a valutare gli uomini più per quello che soffrono, che per quello che fanno o non fanno. L’unico rapporto fruttuoso con gli esseri umani – specie con i deboli – è l’amore». «Conforto» perché, come in ogni materna monizione, ella sa aiutare i propri figli a capire la fecondità segreta del sacrificio, delle avversità o delle prove da affrontare.  Come ogni madre sa ispirare il senso rigenerativo, trasformante, del male che si incontra. E sa indicare nelle ferite delle feritoie di una luce misteriosa, che rinnova. Per i migranti, in particolare, sa introdurli nel valore della vita e della sua ambivalenza: una lotta e una danza, al tempo stesso. Sì, qualcosa di amaro e di duro da affrontare, ma anche qualcosa di grande e prezioso da vivere. Perché il migrare apre il cuore e la mente all’altro, innesta in una nuova fratellanza, fa riscoprire una universalità più vasta. Ed è il mondo come una casa comune, l’umanità come un’unica famiglia. Così, lei insegna ad affrontare una lotta al passo di danza. Nel cuore delle difficoltà, in fondo, imprime quella forza d’animo e quella serenità, che sanno ancora di miracolo. Maria, «conforto dei migranti», ricordalo a noi. E ricordati di noi! (R.Z.)    

Soufi, l’attivista che sfida le frontiere con i suoi compagni di viaggio

18 Gennaio 2021 - Milano - Prima di mettere piede nell’inferno della Bosnia, se ne attraversano altri, con gli animi e i corpi già fiaccati da lunghi mesi nei campi greci, passati a ripetersi che non è possibile che quella sia davvero l’Europa. Più o meno tutti i viaggi lungo la Rotta balcanica iniziano dalla città greca di Salonicco. Da lì si punta alla frontiera con la Macedonia o a quella con l’Albania. Proprio verso quest’ultima si è diretta, il 29 dicembre, Nawal Soufi, attivista indipendente catanese di origine marocchina, da anni sui fronti più caldi delle rotte migratorie, facendo quello che può, testimoniando abusi e dando una mano con aiuti concreti, cibo, vestiti, corse in ospedale. Raccontare quello che accade 'mettendo in gioco il proprio corpo' è stata l’idea con cui ha iniziato il suo viaggio lungo la Rotta Balcanica, decisa a percorrerla insieme a chi avrebbe incontrato sul cammino, famiglie o ragazzi soli di diverse nazionalità. La notte di Capodanno l’ha trascorsa in una stazione di polizia, braccata alla prima frontiera, insieme ai compagni di viaggio. «Quando la polizia albanese ci ha raggiunto sul confine, alcuni del gruppo hanno cercato di scappare, così sono partiti diversi colpi di arma da fuoco – racconta – Ho visto un poliziotto puntare la pistola dritto contro di noi, non in aria. L’ha puntata a noi, poi l’ha sollevata in alto e ha sparato». Una volta di là, senza più i compagni rimandati indietro, ha proseguito con altri migranti già incontrati a Lesbo. Il nuovo gruppo è stato avvicinato dai trafficanti: «Si fanno avanti e spremono denaro in cambio di passaggi in auto. Noi abbiamo continuato a piedi». Quando si è in prossimità delle frontiere le notti si trascorrono sempre all’aperto. «È quando arriva il freddo vero. Di notte non si dorme, si cerca di trovare qualche ora di riposo di giorno, perché addormentarsi al gelo è pericoloso, si rischia di non svegliarsi più. Per questo si dorme di giorno, vicino a chiese o moschee e nei cimiteri, perché lì c’è sempre acqua, si può bere e lavarsi un po’». Una volta raggiunti i centri urbani maggiori è più facile trovare un ostello o una casa, «magari utilizzando siti web di prenotazione, dove si paga per un appartamento per più persone e viene richiesto il documento di uno solo, se almeno un documento c’è». La seconda frontiera è stata quella tra Albania e Kosovo: altri trafficanti si sono fatti avanti. «Da un’auto sono scesi sei ragazzi. Insistevano per il passaggio, e al nostro rifiuto hanno iniziato a chiederci tutti i soldi che avevamo. C’è stata una colluttazione. Poi un faro puntato chissà da dove ci ha investiti. Così loro si sono dileguati». Ci sono giorni in cui si cammina 12 ore, ma, prosegue l’attivista, «il problema non sono i chilometri. Ogni volta che si avvista una luce ci si deve fermare, nascondersi nella boscaglia, al freddo. Le luci sono le nemiche di chi viaggia in questo modo. Si deve fare attenzione ad accendere una sigaretta, o al bagliore del telefono quando si usa il Gps». Superato il Kosovo, Nawal Soufi è entrata in Serbia. Da Belgrado ora progetta l’ingresso in Bosnia, dove ha deciso che si fermerà. Le chiediamo che cosa ci si racconta, tra compagni di viaggio, condividendo giornate e lunghe notti. «Ci si scambiano storie. Ma chi è in viaggio non pensa sempre al proprio dolore, i ragazzi scherzano molto su quello che stanno vivendo, persino sulla morte». Lo scherzo, però, finisce quando la conversazione cade sul ricordo di chi è rimasto indietro o non c’è più: «Ci è capitato di ascoltare il racconto di due ragazzi che viaggiavano in senso opposto al nostro, tornavano indietro dopo un anno e mezzo in Bosnia. In un fiume un loro compagno era morto. Per i migranti che erano con me è stato penoso ascoltarli. In quel momento le due facce della stessa storia si sono incontrate, la speranza di chi era appena partito e la disperazione di chi già tornava». (Francesca Ghirardelli – Avvenire)  

Nazioni Unite: la pandemia ha ridotto le migrazioni

18 Gennaio 2021 - Roma - La pandemia di Covid-19 ha fatto ridurre le migrazioni di quasi il 30%, con circa due milioni di migranti in meno tra il 2019 e il 2020. Lo riferisce un rapporto delle Nazioni Unite. Il numero di migranti che vivono al di fuori del loro Paese di origine ha raggiunto i 281 milioni di persone nel 2020, rispetto ai 173 milioni del 2000 e ai 221 milioni del 2010. Secondo il rapporto «Migrazione internazionale 2020» della Divisione Popolazione del Dipartimento di Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, due terzi dei migranti registrati vivono in soli 20 Paesi, con gli Stati Uniti in cima alla lista (51 milioni di migranti internazionali nel 2020). Seguono Germania (16 milioni), Arabia Saudita (13 milioni), Russia (12 milioni) e Regno Unito (9 milioni). L’India è in cima alla lista dei Paesi con le più grandi diaspore nel 2020, con 18 milioni di persone provenienti dall’India che vivono al di fuori del loro Paese di nascita. Presenze massicce di migranti si registrano anche in Messico e Russia (11 milioni ciascuno), Cina (10 milioni) e Siria (8 milioni). Nel 2020, il maggior numero di migranti internazionali risiedeva in Europa, con un totale di 87 milioni, con il Nord Africa e l’Asia occidentale con quasi 50 milioni ciascuno. Sempre l’anno scorso, quasi la metà dei migranti internazionali risiedeva nella regione di provenienza, con l’Europa che rappresentava la quota maggiore di migrazione intraregionale. Il 70% dei migranti nati in Europa vive in un Paese europeo diverso da quello di nascita.    

Quando Dio ci chiama

18 Gennaio 2021 - Città del Vaticano - La pagina di questa domenica del quarto Vangelo si apre ancora con la figura di Giovanni, che stava sulla riva del fiume Giordano, il giorno dopo l’evento della discesa dello Spirito Santo su Gesù, Messia ancora sconosciuto a Israele. Il giorno dopo, Gesù è di nuovo vicino al fiume, e Giovanni lo vede tra la folla e “fissa lo sguardo su di lui che passava”. Il compito del Battista sta proprio nel riconoscere “l’agnello di Dio”, come leggiamo in Giovanni. Riconoscerlo e indicarlo a coloro che saranno poi i primi discepoli del Signore, prima di uscire di scena silenziosamente: Giovanni è colui che vede e capisce, è il vero testimone che subito dopo torna nel nascondimento. Dai Vangeli sapremo la sua morte. I due discepoli lasciano Giovanni e seguono Gesù. All’inizio di ogni vocazione, di ogni cammino, c’è sempre la testimonianza di qualcuno che ci aiuta a percepire la voce di Dio, a scorgere il suo volto, anche nel volto del fratello. “Che cosa cercate” chiede Gesù ai due: sono le prime parole che pronuncia nel quarto Vangelo, parole che interrogano e mettono a nudo motivazioni e desideri dei discepoli. “Maestro dove dimori” chiedono Andrea e il suo compagno a Gesù, che li invita a seguirlo: “venite e vedrete”. Nella risposta del Signore non c’è un indirizzo, “abito a Cafarnao o a Nazaret”, dice il Papa all’Angelus: “Non un biglietto da visita, ma l’invito a un incontro. I due lo seguono e quel pomeriggio rimangono con lui. Non è difficile immaginarli seduti a fargli domande e soprattutto ad ascoltarlo, sentendo che il loro cuore si riscalda sempre più mentre il Maestro parla. Avvertono la bellezza di parole che rispondono alla loro speranza più grande”. Il tempo passa velocemente e arriva la sera e Giovanni, nel suo Vangelo, può annotare l’ora: “erano circa le quattro del pomeriggio”. Commenta il Papa: “ogni autentico incontro con Gesù rimane nella memoria viva, non si dimentica mai. Tanti incontri li dimentichi, ma l’incontro vero con Gesù rimane sempre. E questi, tanti anni dopo, si ricordavano anche l’ora, non avevano potuto dimenticare questo incontro così felice, così pieno, che aveva cambiato la loro vita”. Andrea poi incontrerà il fratello Simone al quale dirà: abbiamo trovato il Messia. Lo porta da Gesù che, “fissando lo sguardo su di lui” lo chiamerà non più Simone ma Cefa, cioè Pietro. Interessante notare che la pagina del Vangelo si conclude con le stesse parole, con lo stesso sguardo con cui era iniziata: Giovanni ha guardato e ha riconosciuto il Messia. Gesù ha guardato e ha riconosciuto colui al quale affiderà la chiesa. “Ogni chiamata di Dio è un’iniziativa del suo amore. Sempre è lui che prende l’iniziativa, ti chiama. Dio chiama alla vita, chiama alla fede, e chiama a uno stato particolare di vita: io voglio te qui”. Dice Francesco: sono modi diversi di “realizzare il progetto di Dio”, e ogni chiamata è “individuale, perché Dio non fa le cose in serie”. La gioia più grande del credente, per il Papa, “rispondere a questa chiamata, offrire tutto sé stesso al servizio di Dio e dei fratelli”. Angelus alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra ogni anno dal 1966. Appuntamento non rituale ma sostanziale, contributo a quel celebrare insieme che è auspicio e speranza ancor prima del Concilio Ecumenico Vaticano II, indetto da Papa Giovanni XXIII. Già da Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli è attento all’ecumenismo: quando arriva nella città lagunare trova una realtà che opera già dal 1947, come luogo di dialogo con chi crede diversamente. La Settimana è chiamata ogni anno a riproporre il cammino del dialogo tra i cristiani: “rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” il tema proposto. È preceduta da una Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra cattolici e ebrei, che quest’anno mette al centro della comune riflessione il libro di Qohelet, il cui autore ci fa riflettere sul senso della vita e sui limiti della condizione umana, anche attraverso una sorta di ritornello che torna nelle pagine del testo: “vanità delle vanità, tutto è vanità […] Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo”. (Fabio Zavattaro)  

America Centrale: carovana di migranti composta da più di seimila persone entra in Guatemala

16 Gennaio 2021 - Roma - Dalle iniziali e “ufficiali” 4.500, si è già arrivati a 6mila persone, tra cui molte donne e minori. Ci sono intere famiglie e moltissimi giovani. È questa la composizione della nuova “mega-carovana”, partita tra giovedì e ieri dall’Honduras e in buona parte già entrata in Guatemala, con l’obiettivo disperato di raggiungere gli Stati Uniti. Si tratta del più massiccio esodo dopo quello che nell’autunno 2018 diede origine a questa modalità di condurre il viaggio migratorio. All’endemico mix di violenza, disoccupazione e mancanza di prospettive, si sono aggiunte le conseguenze delle recenti tempeste tropicali. Inizialmente, la Polizia di frontiera in Guatemala ha iniziato ad arrestare e a rimandare indietro i migranti, ma lo sforzo di contenerli è risultato inutile e la carovana è passata in serata (ora locale) non attraverso la “tradizionale” e più presidiata frontiera di Corinto, nei pressi di San Pedro Sula, punto di partenza di ogni carovana, ma attraverso El Florido, più a ovest, come si può vedere nel video di Radio Progresso (emittente dei gesuiti honduregni). I migranti si trovano già nei pressi di Chiquimula, la principale città della zona frontaliera.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 340 persone sulle nostre coste

15 Gennaio 2021 - Roma - Sono 340 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero dell'Interno aggiornato a questa mattina. Dei 340 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 50 sono di nazionalità afgana (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (6, 12%), Turchia (2, 1%), Iran (1, 0%) a cui si aggiungono 265 persone (78%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Nel 2021 c’è stato finora 1 minore straniero non accompagnato ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato all’11 gennaio. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2020 sono stati 4.631, in aumento rispetto al 2019 (1.680) e al 2018 (3.536), in deciso calo rispetto al 2017 (15.779). Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 79.917 persone su tutto il territorio nazionale di cui nessuna negli hot spot di Sicilia e Puglia, 54.343 nei centri di accoglienza e 25.574 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 10.432 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Sicilia (8%), Campania (7%), Toscana e Veneto (6%).  

Scalabriniane: crisi terribile nei Balcani, serve intervento dell’Europa

15 Gennaio 2021 - Roma -  "Nei Balcani stiamo vivendo una crisi terribile, con i migranti rimasti al gelo, a Lipa, in Bosnia-Erzegovina. Serve un intervento immediato dell'Europa: oltre alla pandemia non possiamo avere anche l'epidemia di quella malattia fatta da chi volta le spalle e chiude gli occhi". A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane. "La crisi umanitaria che sta colpendo in Europa è senza precedenti e la pandemia non la ferma. Le immagini di Lipa, dove è stato creato un 'campo' provvisorio, devono scuotere le coscienze, perché centinaia di migranti sono sotto il gelo – aggiunge – Bisogna sempre ricordarsi che si è esseri umani, che apparteniamo tutti allo stesso genere e che oggi la priorità non è solo il Covid, ma è anche l'ennesimo grido di dolore che viene dall'umanità stessa. Guerre, carestie, crisi impongono la mobilità umana. Bisogna aprire le porte, accogliere e non essere sordi e ciechi a queste grida di sofferenza". (R.I.)

Card. Bassetti: tempo di incertezza e di speranza

15 Gennaio 2021 - Roma - «Sono ore d’incertezza per il nostro Paese». Lo ha detto questa mattina il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti, tornato a Roma nel suo ufficio, dopo essersi rimesso dalla malattia per il COVID-19. Tra i primi appuntamenti, un colloquio con i direttori dei media CEI per esprimere, simbolicamente a tutti gli organi d’informazione, gratitudine per la vicinanza e l’attenzione dimostrate durante il ricovero. Conversando con loro il card. Bassetti ha detto che «in questo momento guardiamo con fiducia al Presidente della Repubblica che con saggezza saprà indicare la strada meno impervia. Trovo – ha detto il card. Bassetti - un forte stimolo nelle parole pronunciate proprio dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: ‘Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori’. Aggiungo: questo è anche tempo di speranza! Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità. Per questo, lo sguardo deve puntare a uscire dall’emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno».  

Czerny: solo la cultura che accoglie ha futuro

15 Gennaio 2021 -
Roma - «La nuova Enciclica di Papa FrancescoFratelli tutti, si rivolge direttamente alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce di migranti, rifugiati e di tutte le persone sfollate ed emarginate. Il cuore dell’Enciclica è un appello a una maggiore fratellanza e amicizia sociale tra tutti i popoli e le nazioni». Lo scrive il card. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sul blog dell'International Catholic Migration Commission (ICMC). Per il card. Czerny «ogni persona ha diritto ad una vita dignitosa e ad uno sviluppo integrale presso il proprio paese di origine. Ciò chiama in causa la responsabilità del mondo intero, dal momento che gli Stati più poveri devono essere aiutati per svilupparsi. Gli investimenti di cui questi ultimi hanno bisogno», continua, «non risiedono unicamente nello sviluppo economico sostenibile, ma anche ed essenzialmente nella lotta alla povertà, alla fame, alla malattia, al degrado ambientale e al cambiamento climatico». Solo una cultura che accoglie «gratuitamente gli altri ha un futuro» sottolinea:  «questo è il nostro futuro e deve essere condiviso con i bisognosi, compresi i migranti e i rifugiati. Diamo ascolto all’appello di Papa Francesco per un mondo più giusto, umano e fraterno, fondato su amore e arricchimento reciproco, piuttosto che su sospetto e fredda indifferenza».  

Bosnia ed Erzegovina: diplomatici dell’Ue nel campo profughi di Lipa

15 Gennaio 2021 - Roma - Diplomatici dell’Ue si sono recati in visita nel campo profughi di Lipa, nel nordovest della Bosnia ed Erzegovina, dove da giorni circa 2.500 persone vivono in condizioni estremamente precarie, vagando all’aperto al gelo e nella neve. Nonostante la neve e le temperature sotto zero, a Lipa — distrutto da un incendio il 23 dicembre — sono in corso i preparativi in vista dell’inizio dei lavori di ristrutturazione del campo, che diventerà a breve un centro di accoglienza stabile e adatto all’inverno.

Vangelo Migrante: II domenica del Tempo ordinario (Vangelo Gv 1,35-42)

14 Gennaio 2021 - Il Vangelo presenta l’incontro fondamentale della vita di alcuni discepoli con il Signore, una memoria viva, tanto da non poterne dimenticare l’ora precisa: “erano circa le quattro del pomeriggio”, riferisce il vangelo odierno. Quell’ora coincide con l’ora del sacrificio di Gesù sulla croce e rimanda all’ora della tradizionale immolazione degli agnelli pasquali. Ogni nostra esperienza del Signore fa parte del suo mistero pasquale e la sequela non è altro che accettare di passare con Gesù ‘dal mondo al Padre’. A indicare l’Agnello di Dio che passa è Giovanni il Battista: “fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio!’ E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. È fissando lo sguardo su di Lui che riesce ad annunciarlo in modo così liberante e potente fino a creare una nostalgia infinita in chi lo ascolta. È fissando lo sguardo che ci si innamora. È fissando lo sguardo che si decide. È fissando lo sguardo che si ama, si attende, si conosce, si prega, si medita. È fissando lo sguardo che si decide perdono o vendetta, compassione o rancore, accoglienza o rifiuto. È fissando lo sguardo che si vede oltre o si decide di non guardare più da quella parte. Ed è sempre fissando lo sguardo che Gesù ama Pietro, lo guarda dentro, lo sceglie, lo ridefinisce, lo fa rinascere da dentro come Cefa: “Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa’, che significa Pietro”. Da parte nostra, fissare lo sguardo richiede forza e tempo. Non si improvvisa e comporta anche alcuni maldestri tentativi come quelli di Pietro alle prese con gli eccessi di zelo e con il pianto di chi lo ha tradito. Ma è solo fissando lo sguardo che giorno dopo giorno ci si innamora di Lui fino ad immergersi e avvertire che noi siamo quelli sui quali Lui ha fissato lo sguardo, dall’eternità e per l’eternità. E annunciare con la vita che è Lui che prende l’iniziativa e accompagna gradualmente il nostro cammino. (p. Gaetano Saracino)  

Emigrazione italiana: un seminari sul fenomeno sulla nuova mobilità

14 Gennaio 2021 - Roma – “Il fenomeno migratorio italiano e la nuova mobilità”. Questo il tema dell’incontro promosso in preparazione alla IV Assemblea plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni Province Autonome-CGIE che si svolgerà il prossimo 19 gennaio 2021, dalle 15.00 alle 18.00. I lavori saranno aperti da Michele Schiavone, Segretario generale del CGIE. Seguirà il dibattito moderato dalla giornalista Maria Soave della Rai con interventi del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano; la Vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Elly Schlein; il Presidente della Associazione Globus et Locus, Piero Bassetti; Delfina Licata della Fondazione Migrantes; il docente e giurista, membro della Corte costituzionale, Giulio Prosperetti; il Presidente della VI commissione Cgie, Manfredi Nulli e Consiglieri Cgie, rappresentanti e funzionari istituzionali della Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie. Negli ultimi 15 anni, dal 2006 al 2020, si legge in una nota di Cgie, il numero di persone che lascia l’Italia è aumentato di oltre il 70 per cento e gli iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, sono passati da poco più di 3 milioni a oltre 5 milioni. (R.Iaria)

Etica delle politiche per l’immigrazione”: corso online promosso dalla Facoltà teologica Italia settentrionale

14 Gennaio 2021 - Milano - “Etica delle politiche per l’immigrazione”: è questo il tema di un corso promosso dalla sezione di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Il corso online – a causa dell’emergenza sanitaria - è affidato al gesuita p. René Micallef, docente incaricato associato della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana di Roma e prevede cinque incontri a partire dal mese di febbraio.  

Migrazioni: Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) rafforza la sua attività nel Mediterraneo

14 Gennaio 2021 -

Bruxelles - Supporto operativo, invio di personale, stanziamento fondi: il fenomeno migratorio non è affatto diminuito nei mesi del Covid e anche per tale ragione l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) rafforzerà la sua attività nel Mediterraneo. In particolare saranno forniti sostegno a Grecia – maggior beneficiario –, Italia, Spagna, Malta e Cipro. Easo invierà circa duemila persone nei cinque Stati membri, di cui quasi mille in Grecia. “Il personale – specifica una nota – comprende assistenti sociali, interpreti, esperti di vulnerabilità, personale di supporto sul campo, personale per l’accoglienza, personale amministrativo”. Di recente Easo ha inserito la Spagna nel quadro delle proprie attività principali. Nei prossimi 12 mesi, l’Agenzia “impegnerà oltre 70 milioni di euro per le sue operazioni, che equivalgono a circa la metà del bilancio complessivo” dell’agenzia comunitaria. Oltre 45 milioni di euro (64%) di questi saranno impegnati in attività operative in Grecia. Easo “specifica che mentre il sostegno alla Spagna si concentrerà sullo sviluppo di un nuovo modello per l’accoglienza dei richiedenti asilo, l’attività in Italia continuerà a concentrarsi sulla qualità dei processi di asilo, sulla standardizzazione e sulle procedure di secondo grado (ricorsi) alla luce delle minori pressioni sul primo grado del Paese e infrastrutture di accoglienza. Fornirà inoltre un supporto più ampio al sistema di accoglienza e risponderà a eventi di sbarco ad hoc e di ricollocazione volontaria”. (Sir)

Non disperdiamo memoria e speranza

14 Gennaio 2021 - Roma - Uno degli aspetti che maggiormente contraddistinguono la comunicazione attuale è l’istantaneità dei messaggi che si susseguono in maniera vorticosa. Questa fagocita la tessitura di quel senso che aiuta a capire i fatti, che emerge in ciò che avviene e che aiuta nella comprensione. Lo stiamo sperimentando, in maniera emblematica, in questo tempo di pandemia. Quanto è difficile alimentare e sostenere la memoria collettiva fuggendo da ogni forma di dispersione! Proprio per contrastare questo rischio è nato il progetto www.memoriadelcovid.it, realizzato da Fisc e Corallo con il coordinamento dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. L’obiettivo? Non disperdere le tante storie di speranza nate ogni giorno nelle nostre Chiese locali dall’inizio dell’emergenza e contribuire a formare la memoria di come la Chiesa italiana sta vivendo il tempo del Covid-19. (Vincenzo Corrado)

Medu: allarmanti le condizioni dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro

13 Gennaio 2021 - Gioia Tauro - Nell’anniversario dell’undicesimo anno dalla rivolta di Rosarno, le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti agricoli stranieri impiegati nella raccolta agrumicola nella Piana di Gioia Tauro appaiono «quanto mai drammatiche, non solo per il persistere dei fenomeni di grave sfruttamento lavorativo, ma per la crescente precarietà delle condizioni socio-abitative e di salute».  Lo denuncia questa mattina Medu, Medici per i Diritti Umani sottolineando che la pandemia da Coronavirus ha trovato «terreno fertile presso gli insediamenti precari dove la promiscuità abitativa e le pessime condizioni igienico-sanitarie hanno favorito una rapida diffusione del contagio. E d’altra parte il sistema sanitario locale, più volte commissariato e gravemente carente in termini di risorse umane ed economiche, non è riuscito a pianificare e mettere in atto misure efficaci - in termini di screening e contenimento del virus - a tutela della salute della popolazione degli insediamenti precari e di tutta la collettività. Mancanza di informazione sul virus e sulle modalità per la prevenzione e il contenimento, assenza di misure di supporto al reddito, necessità legate alla sopravvivenza, hanno – sottolinea Medu - contribuito a rendere nel complesso inefficaci le poche misure sanitarie adottate». Il team della clinica mobile di Medu è tornato ad operare nella Piana per il settimo anno consecutivo nel mese di ottobre 2020, fornendo assistenza sanitaria e supporto legale ai lavoratori agricoli che vivono presso la tendopoli ufficiale di San Ferdinando, il campo container di Rosarno e i casolari abbandonati nelle campagne dei comuni limitrofi. Si stima che siano presenti oltre 1500 persone, con un’affluenza in aumento nel corso dell’ultimo mese. Solo presso la tendopoli di San Ferdinando, sottolinea Medu, si contano più di 700 persone tra tende ufficiali e baracche che vengono costruite di giorno in giorno dai nuovi arrivati. In assenza di un servizio di smaltimento dei rifiuti, il panorama è «caratterizzato, ancor più che negli anni passati, da cumuli di rifiuti all’esterno e all’interno dell’insediamento. Nei casolari in campagna, la situazione non è di certo migliore, in assenza di accesso a luce, acqua e servizi igienici». La popolazione è costituita anche quest’anno da giovani uomini, per lo più richiedenti asilo e rifugiati provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana occidentale e con un’età media di circa 30 anni. L’88% dei 100 pazienti visitati da MEDU nel corso dei primi mesi di intervento (ottobre-dicembre) era regolarmente soggiornante, ma poco più della metà delle persone che hanno fornito informazioni sulla condizione lavorativa (54) ha affermato di essere in possesso di un contratto di lavoro (55%) nella maggior parte dei casi di breve durata. Inoltre, solo una minima percentuale (13%) ha dichiarato di ricevere una regolare busta paga. Il lavoro grigio resta di fatto la norma tra i lavoratori con un contratto: il datore di lavoro spesso corrisponde una parte della retribuzione in nero e dichiara in busta paga un numero di giornate lavorative nettamente inferiore rispetto a quelle effettivamente svolte.  Alle problematiche descritte, si aggiungono i ripetuti incidenti stradali che non di rado coinvolgono i braccianti nel percorso in bicicletta verso i luoghi di lavoro. Solo nel mese di dicembre, tre incidenti stradali. Medu ribadisce «l’urgenza di un’azione interistituzionale che restituisca dignità e legalità al territorio, ai lavoratori impiegati in agricoltura e all’intera popolazione”.    

COMECE: preoccupazione circa l’efficacia del Patto nell’alleviare la difficile situazione in cui si trovano migranti e rifugiati nel tempo di pandemia

13 Gennaio 2021 - Roma - La pandemia in corso a causa del virus Covid 19 "ha esacerbato la povertà, l’esclusione sociale e la stigmatizzazione dei migranti, dei richiedenti asilo e delle vittime della tratta di esseri umani". Per questo, è necessario "un sistema sostenibile e umano di solidarietà e condivisione delle responsabilità che riconosca i vantaggi reciproci delle migrazioni e protegga i rifugiati". Lo ha scritto, nelle settimane scorse, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) in una dichiarazione del suo gruppo di lavoro su Migrazione e asilo. La Commissione ha chiesto all’Unione e ai suoi governi di tener conto anche delle conseguenze della pandemia nelle negoziazioni per il nuovo Patto. Il gruppo di lavoro si dice preoccupato circa l’efficacia del Patto nell’alleviare la difficile situazione in cui si trovano migranti e rifugiati, aggravata proprio dalla diffusione del coronavirus in tutto il mondo e propone, pur riconoscendo gli sforzi della Commissione, una serie di raccomandazioni concrete per un meccanismo di solidarietà multilivello, per relazioni esterne basate sulla reciprocità e su partenariati equi e per una gestione integrata delle frontiere esterne. Il testo integrale su http://www.comece.eu  

Asgi: “criticità” del Patto Ue su migrazioni e asilo

13 Gennaio 2021 - 13 Gennaio 2021 - Roma - Nel nuovo Patto sull’asilo e le migrazioni, presentato dalla Commissione europea a settembre 2020, vengono fatti “rilevantissimi passi indietro” rispetto al testo di riforma del Regolamento Dublino e si crea “una crescente frammentazione del diritto di asilo, che diventa cangiante e multiforme, variando in base a chi presenta la domanda, dove e quando la presenta”: questo il parere dell’Associazione studi giuridici immigrazione (Asgi), che solleva oggi diversi punti critici e li pone all’attenzione del governo e del Ministero dell’Interno italiano, in vista dell’incontro informale a Lisbona, il 28 e il 29 gennaio, tra i Ministri della Giustizia e degli Affari interni per discutere le strategie europee in relazione al nuovo Patto su migrazione e asilo. “Da più parti sono già state segnalate preoccupazioni rispetto ai rischi evidenti di violazioni dei diritti umani – ricorda Asgi -, ribaditi in una recente proposta di risoluzione votata il 12 gennaio 2021 dagli europarlamentari della Commissione libertà civili giustizia e diritto interno (Libe)”. Nel documento l’Asgi evidenzia le principali criticità. Se verrà attuata la misura di screening per valutare il richiedente asilo, ad esempio, “questo strumento graverà esclusivamente sui Paesi alle frontiere europee, e si rischierà una formalizzazione del sistema hotspot, che porta a gravi violazioni quali il trattenimento arbitrario e l’esclusione dal diritto di asilo”. Inoltre, “non essendo previsto un generale e vincolante principio di redistribuzione dei richiedenti asilo tra i Paesi membri e non venendo modificato il criterio che attribuisce la competenza di esaminare le domande di asilo al Paese di primo ingresso, ma prevedendone l’applicazione anche ai minori stranieri non accompagnati, non si affrontano le criticità rilevate negli ultimi anni, non riformando adeguatamente il Regolamento Dublino”. I cittadini stranieri sono inoltre “esposti ad elevati rischi di detenzione e refoulement”. Infine, la sospensione della registrazione delle domande di asilo “si porrebbe in irrimediabile contrasto col diritto di asilo costituzionalmente garantito dall’art. 10, comma 3”, che comporta anche “il diritto di accedere provvisoriamente al territorio e di fare accertare la condizione che legittima il diritto”. (Sir)​  

 

Migrantes Calabria: da venerdì tre seminari di approfondimento sui Rapporti Migrantes

13 Gennaio 2021 -

Cosenza - Tre seminari per presentare i Rapporti redatti annualmente dalla Fondazione Migrantes. E l’iniziativa promossa dall’Ufficio regionale Migrantes della Calabria a partire da venerdì 15 gennaio e per tre venerdì consecutivi.

Il 15 gennaio sarà la volta del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Tema dell'incontro La fraternità, legame di tutte le creature”. Ad aprire il vescovo di Lamezia Terme, mons. Giuseppe Schillaci seguito da Simone Varisco della Fondazione Migrantes, don Carmelo Torcivia della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Valentina Fedele dell’Università della Calabria e dal territorio Khalid El Scheick moderati dal delegato Caritas Calabria don Nino Pangallo. Venerdì 22 sarà presentato Rapporto sul Diritto d’Asilo. Introdurrà i lavori Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes seguita da Leila Giannetto, Donatella Loprieno dell’Università della Calabria) e dal territorio Operatori e Beneficiari SIPROIMI. I lavori saranno moderati da Pino Fabiano della Migrantes Calabria.

I tre seminari si concluderanno venerdì 29 gennaio con il Rapporto Italiani nel Mondo con un approfondimento su “Calabria tra crisi demografica ed emigrazione”. I lavori saranno introdotti da Delfina Licata della Fondazione Migrantes seguita dagli interventi di Manuela Stranges dell’Università della Calabria, Giuseppe Sommario dell’Università Cattolica di Milano e dal territorio don Gregorio Aiello, responsabile della Missione Cattolica Italiana Genk in Belgio, originario della diocesi di Catanzaro-Squillace). Modererà i lavori Pino Fabiano della Migrantes Calabria. (R.I.)

Nuove regole per le ceneri nel tempo del virus

13 Gennaio 2021 - Città del Vaticano - Anche il rito dell’imposizione delle ceneri, all’inizio del tempo di Quaresima, dovrà rispettare alcune regole anti-Covid. La Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha dato indicazione sulla modalità da seguire. «Pronunciata la preghiera di benedizione delle ceneri e dopo averle asperse con l’acqua benedetta, senza nulla dire, il sacerdote, rivolto ai presenti, dice una volta sola per tutti la formula: “Convertitevi e credete al Vangelo” o “Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai”. Quindi il sacerdote asterge le mani e indossa la mascherina a protezione di naso e bocca, poi impone le ceneri a quanti si avvicinano a lui o egli stesso si avvicina a quanti stanno in piedi al loro posto, lasciando cadere le ceneri sul capo di ciascuno, senza dire nulla».