Primo Piano

Vangelo Migrante: VI domenica del Tempo ordinario (Vangelo Mc 1,40-45)

11 Febbraio 2021 - La sinagoga, la casa di Pietro, la strada: Gesù – Parola che salva, passa ovunque si fa la vita. E si lascia raggiungere dalla vita che è quella che è, ovunque. Questa domenica ai suoi piedi, in ginocchio, un lebbroso con la bocca velata e il volto nascosto implora: “Se vuoi, puoi guarirmi”. È implicito l’interrogativo che gli viene rivolto a nome di tutti i figli dolenti della terra: che cosa vuole veramente Dio da questa carne piagata, che se ne fa di queste lacrime? Vuole sacrifici o figli guariti? E Gesù, toccato da questa domanda grande e sommessa, è costretto a rivelarsi. Davanti al contagioso, all’impuro, ad un cadavere che cammina e che non si deve toccare, uno scarto buttato fuori, prova ‘compassione’. Il Vangelo usa un termine di una carica infinita, che indica un crampo nel ventre, un morso nelle viscere, una ribellione, un impeto che sembra dire: ‘adesso, basta!’ Gesù allunga la mano e tocca. Nel Vangelo ogni volta che Gesù si commuove, tocca. Dio non guarisce con decreti, ma con mano. La risposta di Gesù al ‘se vuoi’ del lebbroso, è diretta e semplice, una parola ultima e immensa che scaturisce dal cuore di Dio: “lo voglio: guarisci!”. Come in ogni guarigione, anche in questa c’è l’atto ri-creativo di Dio che separa la malattia dal malato; ma c’è anche lo sdegno totale dinanzi alla paura collettiva che si è materializzata in leggi e decreti (prima lettura), inaccettabili giustificazioni ai processi di emarginazione. Per questo il Vangelo annota che lo mandò via, con tono severo, ordinandogli di non dire niente. La volontà di Dio non è indugiare sui limiti del puro e dell’impuro ma recuperare gli esclusi. Quelle regole, tese a rassicurare le coscienze dei fortunati o dei presunti meritevoli, vanno debellate. L’ovvio non ha bisogno di essere spiegato. Il Regno di Dio è presenza che sana, è Parola non sprecata che ricrea ed esige un vero e proprio ‘contagio’ con i lebbrosi di ogni tempo. (p. Gaetano Saracino)    

Migrantes Brescia: domani a presentazione del Rapporto “Il Diritto d’Asilo”

11 Febbraio 2021 - Brescia - Domani, venerdì 12 febbraio alle ore 18, gli uffici Migrantes  e Caritas della diocesi di Brescia, in collaborazione con l’Associazione Centro Migranti, Cooperativa Kemay e la campagna #IOACCOLGO, propongono la presentazione del Rapporto 2020 della Fondazione Migrantes dal titolo “Il diritto d’asilo. Report 2020. Costretti a fuggire… ancora respinti”. L’incontro è trasmesso in diretta sul canale YouTube de "La Voce del Popolo". Alla presentazione intervengono Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes e Stefano Savoldi della Caritas diocesana di Brescia. Le conclusioni sono affidate a  don Roberto Ferranti.

Il diritto di esserci, con impegno e progettualità  

11 Febbraio 2021 - Roma - “La Chiesa ha il diritto di usare i mezzi di comunicazione sociale per il suo ministero”. In un colloquio di circa dieci anni fa, padre Franz-Josef Eilers, teologo, autore di numerosi studi sulla comunicazione, sintetizzava in questi termini una delle acquisizioni del Concilio Vaticano II per “un rapporto più positivo verso la comunicazione da parte della Chiesa”. Padre Eilers è morto lo scorso 13 gennaio in Asia (a Manila) dove ha contribuito in modo ricco al ministero della comunicazione della Chiesa. Mi sono tornate in mente le sue parole in questi giorni, in cui ricordiamo i 90 anni di Radio Vaticana (12 febbraio) e mentre abbiamo appena vissuto il Safer Internet Day (9 febbraio). Due tasselli che compongono un bel mosaico comunicativo, fatto d’impegno e progettualità. La voce portata dalla Radio fino ai confini del mondo risuona oggi con vibrazioni rinnovate anche nel continente digitale. Una presenza che, guardando alla storia, diventa prospettiva educativa. (Vincenzo Corrado)

Papa Francesco: venerdì la presentazione del Messaggio per la Quaresima.

11 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - «“Ecco, noi saliamo a Gerusalemme...” (Mt 20,18). Quaresima: tempo per rinnovare fede, speranza e carità». E' questo il titolo del messaggio di Papa Francesco per la prossima Quaresima e che sarà presentato venerdì. Alla presentazione, in modalità online, interverranno il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; mons. Bruno-Marie Duffé, Segretario del medesimo Dicastero; Marcela Szymanski, Editor in chief del rapporto “Religious Freedom in the World”, pubblicato dalla Fondazione Pontificia “Aid to the Church in Need” (ACN). ​

Figlie della Chiesa: un corso di ecumenismo e dialogo

11 Febbraio 2021 - Roma - Per conoscere di più "i nostri fratelli non cattolici o non cristiani, soprattutto quelli che vivono qui in mezzo a noi", le Figlie della Chiesa hanno pensato  di proporre un corso base gratuito di ecumenismo e dialogo interreligioso per chiunque desideri approfondire questa missione che è "nell’essenza stessa del nostro essere Chiesa, famiglia radunata dall’amore di Dio". Si tratta di un corso pensato per nostre giovani consorelle sorelle, che però "non abbiamo potuto radunare a causa delle limitazioni dovute al Covid, nella prima parte della quale ci saranno anche molti riferimenti al nostro Carisma". Il corso mira a dare una formazione di base sulla realtà delle altre Chiese cristiane presenti soprattutto nei Paesi nei quali noi le Figlie della Chiesa operano. Al termine della parte dedicata all’ecumenismo ne seguirà un’altra dedicata al dialogo interreligioso, anche qui prediligendo la presentazione di quelle fedi e/o credenze con le quali "veniamo a contatto nei Paesi ove siamo diffuse". Le schede saranno postate sul canale YouTube – Figlie della Chiesa nel pomeriggio/sera del I e III lunedì del mese e poi saranno a disposizione.  

Parlamento Europeo: donne e minori non accompagnati sono i soggetti che più rischiano di diventare vittime della tratta

10 Febbraio 2021 -

Roma - Il Parlamento europeo ha valutato l'efficacia della direttiva del 2011 contro la tratta di esseri umani, chiedendo misure più severe contro il traffico delle persone, in particolare sul caso di donne, bambini e migranti. L'organismo europeo ha osservato che donne e minori non accompagnati, sono i soggetti che più rischiano di diventare vittime della tratta e per questo gli eurodeputati hanno invitato la Commissione a modificare la direttiva. Particolare attenzione è stata rivolta all'uso dei social media che oggi, sempre più spesso, vengono usati per attrarre i minori e la situazione è severamente peggiorata dall'inizio della pandemia. (Dire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.231 persone migranti sulle coste italiane

10 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 2.231 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 276 sono di nazionalità tunisina (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (223, 10%), Guinea (222, 10%), Eritrea (217, 10%), Algeria (125, 5%), Mali (105, 5%), Bangladesh (83, 4%), Sudan (81, 4%), Camerun (64, 3%), Egitto (52, 2%) a cui si aggiungono 783 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero dell’interno ed  aggiornato alle 8 di questa mattina.

Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela: un ponte tra Nord e Sud per camminare insieme nella fraternità

10 Febbraio 2021 - Messina - Domenica scorsa, 7 febbraio, alla Santa Messa celebrata presso la chiesa di S. Elia a Messina, e presieduta da p. Ric Duque, missionario rogazionista e cappellano della comunità filippina della città siciliana, hanno partecipato anche suor Stella Joseph e suor Lina Guzzo, missionarie scalabriniane arrivate – rispettivamente dalle comunità di Roma e di Fino Mornasco (Como) – da un mese nella diocesi . La celebrazione dell’Eucaristia è stata occasione di incontro tra la comunità filippina di Messina e quella di Como, unitasi in preghiera mediante la diretta streaming e salutata con affetto da suor Lina, che negli ultimi tre anni ha svolto il proprio servizio pastorale proprio a Como, scrive in una nota l'Ufficio Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mele: «superando le barriere imposte dalla distanza con i mezzi che oggi la tecnologia ci offre, si è tentato di costruire un ponte tra nord e sud, favorendo una reciproca conoscenza tra le due comunità etniche e, attraverso percorsi pastorali condivisi, una loro sempre maggiore integrazione nel tessuto delle Chiese locali.  

Migrantes Calabria: un ciclo di incontri su “Economia senza tratta di persone”

10 Febbraio 2021 - Cosenza - “Economia senza tratta di persone”. E' il tema scelto dalla Migrantes Calabria, diretta da Pino Fabiano, per un ciclo d'incontri online. Dopo i tre appuntamenti “Conoscere per comprendere” sul tema delle migrazioni, è iniziato ieri un nuovo percorso di riflessione e approfondimento a più voci, proprio in occasione della Giornata mondiale di preghiera contro la tratta. “Tratta e sfruttamento sessuale”, il tema del primo momento formativo trasmesso su Zoom, durante il quale è intervenuto il vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Calabra, mons. Giuseppe Schillaci, vescovo di Lamezia Terme. Il presule Schillaci ha posto l’attenzione proprio sull’attualità e sulla gravità del tema della tratta, spesso nascosto e rispetto al quale non possiamo chiudere gli occhi, nell’ottica della fratellanza universale richiamata dall’ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”. L’incontro è stato introdotto da Maria Elena Godino, della Comunità Progetto Sud fondata a Lamezia da don Giacomo Panizza. Tra gli interventi suor Caterina Dolci, dell’USMI Calabria, e suor Claudia Biondi della Caritas Ambrosiana. Proposte alcune testimonianze dirette. Prossimi incontri il 16 febbraio e il 23 febbraio, dalle ore 17:30 alle ore 19:30.  

Migrantes Latina-Terracina-Sezze-Priverno: tra i dimenticati del circo

10 Febbraio 2021 - Latina - Le realtà circensi, che tanto fanno sognare grandi e piccoli, sono tra i settori che la Chiesa italiana segue e cura attraverso la Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Sul territorio diocesano di Latina-Terracina-Sezze-Priverno sono presenti, in modo stanziale ormai da circa un anno, tre gruppi circensi (con relative famiglie e animali al seguito), seguiti appunto dai volontari dell’équipe diocesana di Migrantes. Il circo Città di Roma, il circo Wigliams ed il circo Orfei-Montemagno hanno dovuto bloccare la propria attività e stabilirsi su terreni di loro proprietà nella zona di Latina. La pandemia ha reso precaria non solo la professione circense, ma ha messo a dura prova anche la gestione di numerosi animali tra cui i grandi felini ed erbivori, che restano l’obiettivo primario di ogni singolo componente del circo. Grazie al solo ed unico supporto economico dell’ufficio diocesano di Caritas-Migrantes, partito con le iniziative di sostegno già marzo dello scorso anno, le famiglie riescono ad affrontare le spese di minima necessità. Gli animali necessitano di incessanti cure giornaliere, nonché di un’alimentazione controllata e costante, tale da non compromettere il benessere fisico. In tal senso è chiara anche la raccomandazione dei veterinari dell’Asl di Latina: gli animali devono conservare un ottimo stato di salute. Facile a dirsi in queste condizioni! L’Ufficio ha lavorato alla ricerca di benefattori o aziende, disposti a offrire o a vendere a prezzi assolutamente accessibili carne, frutta e verdura di cui tutti gli animali hanno quotidianamente bisogno. C’è da aggiungere che, purtroppo, fra i vari decreti ministeriali degli ultimi mesi non si è assolutamente fatta menzione della “questione circo” e che nessuno dei nostri “assistiti” ha ricevuto un sostegno economico o di altro genere da parte dello Stato o degli enti locali. I titolari dei circhi gridano a gran voce la loro delusione e rabbia di fronte al silenzio delle istituzioni locali e non vogliono arrendersi a questo stato di cose. Una situazione che è stata anche oggetto di un servizio del Tg3 nazionale (per la rubrica Fuori Tg), andato in onda nei giorni scorsi, realizzato proprio presso la struttura del circo Orfei-Montemagno, in cui i circensi ma anche lo stesso ufficio diocesano Migrantes hanno denunciato le condizioni critiche vissute in questa realtà di vita. Ad appesantire poi la già difficile situazione anche il maltempo e le piogge ininterrotte di questi ultimi tempi che hanno creato non pochi problemi di gestione nelle quotidiane attività di manutenzione della struttura circense, causando addirittura l’impossibilità di movimento per le persone all’interno di essa. Accanto a questa emergenza però, si è presentata una vera e propria opportunità di amicizia e condivisione tra quattro giovani circensi e la realtà giovanile salesiana presente in diocesi. È bastato poco perché si creasse una splendida ed empatica sinergia, che ha permesso loro di progettare e camminare insieme, finché sarà possibile. Proprio in un momento di così dura prova per questi nostri fratelli è nata una richiesta che ha fatto sussultare di infinita gioia tutto l’Ufficio: il Sacramento della Confermazione! A causa dei continui spostamenti da una città all’altra, i giovani non hanno potuto iniziare un percorso formativo verso il Sacramento e così, facendo di necessità virtù, hanno trasformato in opportunità questo tempo “stagnante” e poco redditizio, chiedendo di poter approfondire un cammino di catechesi. Saper leggere fra le righe e riuscire a trovare il buono, anche dove sembra non esserci, è una risorsa interiore grandiosa. (Loris Calabresi - Equipe Ufficio Migrantes diocesi Latina-Terracina-Sezze-Priverno)  

Migrantes: in distribuzione il nuovo numero di “Servizio Migranti”

10 Febbraio 2021 -

Roma - «Le migrazioni non sono solo un fenomeno sociale che ha molteplici radici: politiche, economiche, demografiche ecc., ma chiamano in causa l’etica, cioè le nostre scelte e la nostra libertà, e, per chi è credente, sono un luogo teologico, cioè una realtà dove Dio è presente e ci interpella». 

E’ quanto scrive don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, nell’editoriale dell’ultimo numero di “Servizio Migranti”, la rivista  di formazione e collegamento  della Fondazione Migrantes dedicato al Rapporto Italiani nel Mondo, al Rapporto Immigrazione, realizzato con Caritas Italiana e il Report "Il Diritto d’Asilo”. 

Questi rapporti – spiega don De Robertis -  hanno «l’ambizione, anno dopo anno, non solo di fornire un quadro fedele e dettagliato di come cambia la mobilità umana, ma anche di provare a indicare come essa ci interpella e quale senso possa avere nel cammino dell’umanità». Per il direttore Migrantes è questo  «il significato dell’espressione segno dei tempi – una espressione che ha la sua origine in una parola di Gesù (Lc 12,54-57; Mt 16,2-3) e che ha ripreso il Concilio Vati­cano II nella Gaudium et Spes – con la quale gli ultimi pontefici sono ripetutamente tornati a indicare le migrazioni». (Raffaele Iaria)

Vescovi Basilicata: San Giustino De Jacobis patrono dei lucani nel mondo

9 Febbraio 2021 - Matera San Giustino De Jacobis è il protettore dei Lucani nel Mondo. La decisione è della Conferenza Episcopale di Basilicata. Il progetto è stato sottoposto all’attenzione dei vescovi lucani da mons. Ciro Fanelli, vescovo della diocesi di Melfi -Rapolla-Venosa e dal parroco di San Fele, Don Michele Del Cogliano ed ha visto l’approvazione della fase finale del progetto che richiama la missionarietà della chiesa nella figura di un santo, San Giustino De Jacobis nativo proprio di San Fele. Un «santo anticipatore di tutto ciò che sarebbe stato alla base delle odierne tematiche quali intercultura, ecumenismo e mediazione culturale facendosi semplicemente promotore dell’amore di Cristo», scrive la Conferenza Episcopale della Basilicata in una nota. Il progetto ha preso vita per «sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto delle culture diverse dalla propria, allo sviluppo del senso civico, alla tolleranza, all’accoglienza e soprattutto alla promozione del bene comune», si legge ancora: tutti questi valori sono «la sintesi dell’amore che genera persone nuove e coraggiose, pronte a varcare i confini dell’egoismo». Già la Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa aveva dato vita a molteplici iniziative per far conoscere la figura del Santo:  concorsi letterari rivolte alle scuole; benedizione della statua da parte di Papa Francesco nell’Ottobre del 2019 nella cui occasione Papa Francesco aveva donato ai sanfelesi parole di incoraggiamento nel saper essere “generosi annunciatori del Vangelo”; donazione di una lampada da tenere accesa in tutte le parrocchie della diocesi; borsa di studio sulla ricerca della figura di San Giustino in collaborazione con il Comune di San Fele e l’Università di Basilicata; accoglienza della reliquia del Santo, conservata nella cappella Santa Maria dei Vergini a Napoli, presso la chiesa madre di San Fele per la durata di un mese; commemorazione della nascita di San Giustino a livello diocesano il 9 Ottobre a San Fele con la partecipazione di tutta la regione ecclesiastica della Basilicata, del vescovo metropolita mons. Salvatore Ligorio e del presidente del Consiglio regionale di Basilicata, Carmine Cicala. Un modello, San Giustino, «non solo per le nuove generazioni ma anche per i lucani nel mondo che, pur avendo lasciato la propria terra, vivono ancora forte il legame con le origini. San Giustino de Jacobis ci insegna che l’uomo può essere cittadino del mondo». Da qui la proposta alla Conferenza Episcopale di Basilicata nel promuovere, come  patrimonio culturale immateriale della Basilicata, la figura del Santo lucano compatrono della Basilicata insieme con San Gerardo Maiella  istituzionalizzando, a  San Fele, la giornata di “San Giustino De Jacobis – protettore degli emigranti e in particolare dei lucani nel mondo” -  affinché intorno a questa figura «possano incontrarsi e riconoscersi tutti i migranti, in segno di unità e di appartenenza  esplicitando il concetto “il mondo casa di tutti”». È previsto inoltre la creazione di un ponte di solidarietà con l’Etiopia, terra in cui San Giustino si è fermato per evangelizzare, dando vita a un’opera di carità che porterà il nome del Santo lucano, in maniera tale da «concretizzare l’amore per i fratelli mettendosi al servizio dei più deboli». (R. Iaria)  

“In-attesa”: la costante situazione dei popoli migratori in una mostra a Milano

9 Febbraio 2021 - Milano - Si inaugura oggi una singolare esposizione dedicata alle migrazioni attraverso nove differenti punti di vista quanti sono gli artisti che hanno aderito. “In-attesa”, questo il titolo della rassegna che si tiene presso la Prometeo Gallery di Milano visitabile fino al 19 marzo 2021, vuole, ad un anno dallo scoppio della pandemia da virus, ‘rileggere’ il racconto delle migrazioni dei popoli, diaspore costanti e forzate a cui l'emergenza sanitaria si è andata a sommare con effetti devastanti. La pandemia, proprio per il suo forte impatto mondiale ha di conseguenza offuscato mediaticamente il problema migratorio. “In-Attesa” si prefigge anche questo scopo di continuare a riflettere sui motivi che spingono le persone a migrare e, a volte se non spesso, del loro tragico epilogo. La lettura delle cause che inducono le persone alla scelta di mettersi in viaggio è affidata a video, disegni, installazioni che mettono in risalto le guerre da cui scappano molti migranti, la povertà dei luoghi e la scarsità delle risorse determinata non solo da siccità e morfologia del terreno ma da comportamenti di popoli predatori, nonché da scelte di politiche comunitarie nefande. Il titolo “In-attesa” sottolinea e pone alla lettura dello stato in cui le persone che transitano da un Paese all’altro si trovano costantemente per espletare qualsiasi funzione quotidiana. Gli artisti che hanno aderito sono: Maria José Arjona, Filippo Berta, Regina José Galindo, Edson Luli, Maria Evelia Marmolejo, Ruben Montini, Santiago Sierra, Giuseppe Stampone e Mary Zygouri.  (Nicoletta Di Benedetto)  

Il dono reciproco

9 Febbraio 2021 - […] Il corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero stesso della creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude fin “dal principio” l’attributo “sponsale”, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e – mediante questo dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere. (Giovanni Paolo II, udienza di mercoledì 16 gennaio 1980) Impossibile ripercorrere nel dettaglio tutta la complessità delle udienze-lezioni di Giovanni Paolo II, eppure scegliamo un passo da un altro “capitolo” del primo ciclo sull’In principio, ovvero l’udienza del 16 gennaio 1980 dal titolo “L’uomo-persona diventa dono nella libertà dell’amore”. Il Papa intende esplicitare il significato più pieno dell’aggettivo “sponsale”. Con esso si riferisce alla capacità del corpo di esprimere l’amore anche oltre la dimensione procreativa. La comunione dei corpi è elemento intrinseco al matrimonio, lo contraddistingue, ne è parte integrante ma lo è nella misura in cui i coniugi riescono a relazionarsi l’un l’altro liberandosi dalla tentazione del possesso. Quell’egoismo che deriva dal peccato originale ma che non era “in principio”. Dalla caduta dei progenitori è sempre in agguato anche nell’intimità uno scambio in cui a prevalere sono egoismi speculari mal celati dietro il principio della reciprocità. La sessualità subisce da sempre l’aggressione del “do ut des” mentre il disegno originario affida agli sposi la vocazione a donarsi in modo incondizionato. Lui dono per lei, lei dono per lui, entrambi votati a valorizzare in pienezza l’altro cosicché l’uomo sia sempre più uomo e la donna sempre più donna. La corporeità, nel disegno della Creazione, si nutre di questa dimensione sponsale ed è per questo che l’unione sessuale si dà solo nel contesto del patto matrimoniale. Gli sposi si rispecchiano in questo disegno e vivono in pienezza la loro vocazione donandosi vicendevolmente. Un cammino laborioso, fatto di pazienza e di ascolto, quasi un’arte che necessità di artisti cesellatori, disposti a mettersi in discussione e ricominciare ogni volta. Questo donarsi è già di per sé fecondo, prima della procreatività ad esso connesso. Ed è questo il motivo per cui il matrimonio è valido, anche qualora non arrivassero i figli. Un tema importante che intesse la vita dei coniugi in tutte le stagioni della vita. Sia nei primi anni contrassegnati dalla passione che talvolta necessita di essere domata, sia dopo l’arrivo dei figli, sia nell’età avanzata, in cui la tenerezza gioca un ruolo importante nella trasformazione del rapporto fra gli sposi. Sempre a loro è chiesto di dar prova di sapersi donare reciprocamente in modo unico ed esclusivo, declinando così la comune vocazione all’amore a cui sono chiamati tutti i cristiani a prescindere dal loro stato di vita. L’auspicio è che questi argomenti vengano ampiamente trattati nei corsi prematrimoniali, in particolare quelli di preparazione remota. È bene che i fidanzati crescano nella consapevolezza che la dimensione sessuale non è un’opzione neutra che si unisce automaticamente in virtù dell’attrazione. La sessualità come dono subisce continuamente l’aggressione di logiche edonistiche e consumistiche che ne svuotano il significato. Lungi da un puritanesimo d’altri tempi, anche a chi si approssima al matrimonio, oggi, magari anche dopo anni di convivenza, si può annunciare una notizia antica e sempre nuova che valorizzi i corpi e il loro essere fatti per donarsi. (Giovanni M. Capetta – Sir)  

Migrantes Gaeta: contro il traffico di esseri umani la giornata di ieri

9 Febbraio 2021 - Gaeta - Si è celebrata ieri la memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la suora originaria del Sudan che da bambina fece la drammatica esperienza di essere venduta come schiava. Un’occasione che, da alcuni anni, vede la celebrazione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione sulla tragedia del traffico di esseri umani che, purtroppo, rappresenta ancora un grande affare economico. Il tema di quest’anno è “Economia senza tratta di persone”. Insieme a quello delle armi e della droga, questo commercio di persone costituisce una delle attività più redditizie per la criminalità organizzata. Alcuni dati dell’Onu evidenziano come i profitti annuali derivanti dalla tratta nel mondo si aggirino intorno ai 150 miliardi di dollari: i due terzi di questa somma proviene dallo sfruttamento sessuale. Sono 21.800 dollari medi i profitti annuali per vittima di tratta per sfruttamento sessuale, 4.800 nei settori edilizio, manifatturiero e minerario, 2.500 in agricoltura, 2.300 nel lavoro domestico. Sebbene il fenomeno venga solitamente identificato con gli interessi che ruotano intorno al mercato della prostituzione (quasi il 60%), esso include anche le adozioni illegali, la vendita di organi, l’accattonaggio, oltre ai lavori umilianti o illegali nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nelle strutture turistiche, a bordo di imbarcazioni, o nelle case private (34%), finendo col coinvolgere almeno 40 milioni di nuovi «vulnerabili». Tra questi, il 72% sono donne mentre il 23% sono minori. Il principale motore della tratta di persone è il neoliberalismo e quella che spesso si è rivelata come una falsa illusione, che la ricchezza possa scivolare verso le fasce meno abbienti della popolazione. Anche noi, indirettamente e senza accorgercene, contribuiamo a questo mercato. Le offerte speciali nella grande distribuzione, soprattutto nell’ambito di frutta e verdura, possono essere il risultato di sfruttamento di persone obbligate a lavorare fino a 12 ore al giorno e per poco più di 1 euro l’ora. In riferimento alla prostituzione, in Italia c’è una forte richiesta di prestazioni sessuali a pagamento e le organizzazioni criminali si sono organizzate per soddisfare questa domanda. «Un’attività ignobile, una vergogna per le nostre società che si dicono civilizzate» ha dichiarato papa Francesco il quale, fin dall’inizio del suo pontificato, ha denunciato questo flagello dell’umanità implorandoci di «diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla relazione con la natura». La Chiesa ha invitato ad accendere una candela, come segno dell’impegno ad aprire gli occhi ed aiutare a liberare coloro che sono oppressi dalla tratta e dalla schiavitù. (Giovanna Ruggeri - Direttrice dell’Ufficio diocesano Migrantes)    

Rosario per l’Italia: domani dal Policlinico Gemelli di Roma con mons. Giuliodori

9 Febbraio 2021 - Roma – La recita del Rosario per l’Italia sarà trasmesso, questa settimana, domani, mercoledì 10 febbraio alle 21 su Tv2000 e InBlu2000.  La preghiera, in occasione della 29° Giornata Mondiale del Malato, sarà trasmessa dalla Cappella San Giuseppe Moscati del Policlinico Gemelli di Roma e sarà presieduto da mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Sempre al Gemelli una mostra intitolata al “magistero della sofferenza” nel cuore dell’Europa sarà inaugurata giovedì 11 febbraio, in occasione della Giornata Mondiale del Malato.  

Migrantes Asti: non si sgomberano le persone, ma le cantine

9 Febbraio 2021 - Asti - Nella nostra città, Asti, ci sono diverse categorie di persone che vivono ai margini, persone invisibili in veri e propri ghetti, una fra tutte è rappresentata da coloro che abitano nelle case occupate, e poi ci sono categorie che diventano visibili solo quando emergono delle problematiche. Tra queste la comunità Rom. Ad Asti i campi rom sono ben nascosti dalla città, in periferia, in zone abbandonate a sé stesse dove abitano più di 260 persone, tra cui circa 130 minori. Da diversi anni in tutta Europa si parla della necessità di superare i campi nomadi, ma è importante riflettere in quale modo possa avvenire tale superamento perché è innegabile la complessità della situazione e dei progetti di accompagnamento e sostegno a questa comunità, ma è necessario che il Comune e tutta la cittadinanza riflettano su cosa significhi superare i campi e le conseguenze di tali politiche. Per parlare di superamento dei campi è necessario prima di tutto conoscere le comunità delle quali si parla, conoscere le condizioni del campo, cercare di ragionare senza basarsi su pregiudizi ma partendo dalla vita del campo e dai loro abitanti. Ad Asti si parla molto del campo di via Guerra, ma bisognerebbe prima andarci, parlare con le persone ed entrare in relazione con loro, persone che vivono in modo stanziale nella nostra città. La situazione oggi al campo è precaria, la pandemia ha aggravato la condizione di vulnerabilità in cui già vessavano le persone del campo. Nessuno vorrebbe vivere in condizioni igienico sanitarie così pesanti, particolarmente pessime per una parte del campo, ma nessuno ci starebbe se non avesse altra scelta. Scelta dovuta ad una storia fatta di emarginazione e precarietà (non dimentichiamo che l’etnia rom fu anche perseguitata e deportata durante il periodo nazifascista) e determinata da una condizione di povertà obbligata dalla quale è molto difficile per loro uscirne con le proprie forze. I forti pregiudizi intorno a questa etnia non gli permettono di essere considerati degni della fiducia di un possibile datore di lavoro e ciò determina l’alto tasso di disoccupazione, nonostante alcuni dei giovani abbiano conseguito il diploma di scuola superiore, l’arrabattarsi in lavoretti come quello della raccolta del ferro e il vivere in condizioni così difficili anche dal punto di vista igienico sanitario. Il nostro Comune da diverso tempo esprime la necessità di superare il campo rom ma dovrebbe essere prioritario prima attuare un percorso di inserimento sociale e una progettazione a lungo termine. Vediamo con grande scetticismo e disapprovazione la proposta di un trasferimento temporaneo in tendopoli o una “buona uscita” di qualche migliaio di euro perché possano scegliere di allontanarsi dal campo. Ammassare un tale numero di persone in tende non può rispettare condizioni dignitose di vita, per lo più con una sorveglianza h24 come fossero criminali all’interno di un carcere, nè si può pensare che possa essere una soluzione di breve durata perché per un nuovo spostamento sarebbe necessario un progetto sul futuro che gli permetta di vivere in legalità nel rispetto delle proprie scelte di vita. Non è sufficiente il contributo di qualche migliaio di euro per l’acquisto di una casa, poiché è un’azione non sostenibile dalle famiglie rom, che non avrebbero le forze economiche di acquistare una casa e di mantenersi da soli senza prima un inserimento lavorativo. Come accaduto in molte altre parti di Italia, la chiusura del campo senza una vera progettazione sociale significherebbe solo il trasferimento del problema in un altro territorio o nuclei famigliari per strada. Inoltre è importante considerare che all’interno del campo risiede un numero considerevole di minori in età scolare, sui quali il Comune ha investito attraverso diversi progetti fruttuosi che sarebbe opportuno incrementare, garantendo ai bambini la continuità scolastica. Gli abitanti del campo di via Guerra sono persone, volti, storie e non si sgomberano le persone, si sgomberano le cantine: sulle persone si investe in progetti di inserimento sociale che possano assicurare un futuro ai suoi abitanti, possibile solo avendo un progetto su ogni famiglia che gli dia la possibilità di sostenersi e camminare autonomamente, superando un approccio assistenzialista e mettendo al centro la dignità della persona ed i diritti sia che viva in alloggio sia nel campo. Per vincere questa sfida occorre recuperare quella dimensione di fraternità della quale ci parla papa Francesco nella sua ultima enciclica “Fratelli tutti” ed investire in modo serio nel trovare una collocazione prima lavorativa e poi, eventualmente, abitativa per queste persone, per questi fratelli. (Ufficio Migrantes Asti)    

Migranti ed Europa: la Comece in campo

9 Febbraio 2021 - Bruxelles - Avrà per tema “Dignità umana e resilienza: migranti e comunità ospitanti” il seminario online promosso il 17 febbraio dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) per mettere a confronto le storie di chi ha raggiunto i Paesi europei, l’esperienza di chi ha accolto e le politiche attuate a livello europeo per gestire la situazione. «I migranti e i richiedenti asilo che entrano nell’Ue devono affrontare enormi difficoltà», si legge nella presentazione dell’incontro che si terrà dalle 16 alle 17.30 sulla piattaforma Zoom. Ad aprire i lavori saranno Jan De Volder, segretario generale della Comunità di Sant’Egidio Europa, e padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Comece.  

Papa Francesco: “pregare per sostenere le vittime della tratta e le persone che accompagnano i processi di integrazione e di reinserimento sociale”

8 Febbraio 2021 - Città del Vaticano – La giornata di oggi, nella memoria di Santa Bakhita che «ha vissuto il dramma della tratta nella propria vita» è «importante, perché ci aiuta tutti a ricordare questo dramma, e ci incoraggia a non smettere di pregare e di lottare insieme». Lo ha detto Papa Francesco in un messaggio video ai partecipanti alla maratona di preghiera on line in occasione della Giornata Mondiale contro la Tratta sul tema “Economia senza tratta”. Possano la riflessione e la presa di coscienza essere «sempre accompagnate da gesti concreti, che aprono anche strade di emancipazione sociale» ha detto il pontefice aggiungendo che c’è «bisogno di pregare per sostenere le vittime della tratta e le persone che accompagnano i processi di integrazione e di reinserimento sociale». E citando il tema della giornata ha detto che una economia senza tratta è “un’economia di cura”, una «economia con regole di mercato che promuovono la giustizia» e una «economia coraggiosa». «La pandemia del Covid – ha detto il Papa - ha esacerbato e aggravato le condizioni di sfruttamento lavorativo; la perdita di posti di lavoro ha penalizzato tante persone vittime della tratta in processo di riabilitazione e reinserimento sociale». La tratta di persone «trova terreno fertile nell’impostazione del capitalismo neoliberista, nella deregolamentazione dei mercati che mira a massimizzare i profitti senza limiti etici, senza limiti sociali, senza limiti ambientali»: “«se si segue questa logica, esiste solamente il calcolo di vantaggi e svantaggi». La memoria liturgica di Santa Bakhita – ha concluso il papa - è «un richiamo forte a questa dimensione della fede e della preghiera: la sua testimonianza risuona sempre viva e attuale! Ed è un richiamo a mettere al centro le persone trafficate, le loro famiglie, le loro comunità. Sono loro il centro del nostro pregare. Santa Bakhita ci ricorda che esse sono le protagoniste di questa giornata, e che tutti noi siamo al servizio». (Raffaele Iaria)