Primo Piano

Draghi: sfida il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo

17 Febbraio 2021 - 17 Febbraio 2021 - Roma – Una sfida del nuovo Governo sarà «il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva». Lo ha detto questa mattina il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, nel discorso sulla fiducia al Senato. Per Draghi «cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».  

Le Ceneri ci liberano dalle scorie

17 Febbraio 2021 - Ceneri. Di questi tempi, così difficili, di ceneri ne abbiamo viste tante e subite ancora di più. Sono andate in cenere le relazioni normali dell’ossatura del nostro quotidiano. Sono andati in cenere i programmi custoditi dentro di sé: di lavoro, di crescita, di conoscenza. Abbiamo visto scorrere davanti ai nostri occhi attoniti bare su bare per andare ad incenerirsi. Ancora una volta ceneri. I giovani si vedono privati del consueto ritmo scolastico e perfino la scuola diventa un luogo agognato. Ceneri sul loro presente e sul loro futuro. E oggi dovremmo ricevere, come di tradizione per dei credenti, ancora delle Ceneri? Siamo sicuri che il Covid-19 non abbia intaccato, quanto meno per paura, la nostra psiche? Eppure, proprio sì. Oggi le Ceneri possono e devono scendere sul nostro capo e, soprattutto, scendere dentro di noi. Potremmo asserire che di penitenza con il lockdown ne abbiamo avuta abbastanza. Non sarebbe, in fin dei conti, neppure sbagliato… Le Ceneri però che danno inizio al percorso quaresimale, posseggono un’altra valenza, molto precisa e, in fin dei conti, autenticamente gioiosa. Quel cumuletto di ceneri che il sacerdote benedice non sono solo un richiamo ad un inizio, ci donano già la prospettiva del traguardo che ci viene, gratuitamente, donato. Infatti sono il sedimento dell’ulivo che, nella Domenica delle Palme abbiamo agitato festosamente, inneggiando al Cristo Signore che entrava in Gerusalemme: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, Osanna al Figlio di David! L’ulivo è segno di pace, la colomba lo portò nel becco a Noè e noi sappiamo che l’Altissimo giurò a se stesso che mai più il diluvio, cioè la catastrofe universale, avrebbe colpito l’umanità. L’ulivo è segno della fecondità della terra ma anche del popolo di Israele che rimane fedele all’alleanza, rimane saldo e produce frutto. Certo l’oliva deve lasciarsi spremere, torchiare per produrre quell’olio che per noi è vita, è balsamo di ogni ferita. Perché allora proprio bruciare quei rami? Non è semplicemente per conservarli, la fantasia umana è capace di escogitare mille e un modo di conservazione. Bruciare non significa annientare, come non si annienta un corpo nella cremazione. Non significa distruggere e perciò colpire con la dissoluzione. Bruciare e incenerire significa passare al fuoco che purifica, che libera dalle scorie. Infatti quando quella cenere scende sul nostro capo l’invito è gioioso, sotteso quel canto dell’ingresso del Signore nella Santa Città di Gerusalemme: “Convertiti e credi al Vangelo”. Rivolgiti a Lui, passando di cenere in cenere, con tutta l’umanità ma non lasciandoti deprimere o annichilire ma volgendo il cuore e lo sguardo oltre, portando dentro Colui che, alla fine del cammino quaresimale, riconosceremo come il Signore Risorto. Allora nulla sarà vano e non saremo ridotti a nulla: le nostre relazioni, per quanto limitate, acquisteranno forza ed energia, i nostri giovani ritroveranno la molla interiore per sfidare ogni difficoltà, i nostri anziani sapranno sorridere e ammonire: guarda più in là, guarda oltre. Non è un paradosso per eliminare i problemi, fingere di non volerli vedere e prenderli in considerazione. È segno grande di vita, non quello della Fenice che nella mitologia rinasce riproponendosi in piena vitalità. Il segno è quello Re vittorioso che, proprio nel segno cinerino, ci fa intravvedere la vita, la gioia della Pasqua, il Volto di Colui che è Risorto e cammina con noi. Basta riconoscerne l’invito: “Convertiti e credi nel Vangelo”. (Cristiana Dobner – Sir)  

Nuovi italiani, serve vedere e sanare le disuguaglianze

17 Febbraio 2021 - Milano - Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà il principale terreno d’impegno del governo Draghi. La bozza fin qui circolata, e ora soggetta a nuova revisione, dedica molta attenzione, meritoriamente, alla questione delle disuguaglianze, alimentando la speranza che gli aiuti europei non servano a tornare all’assetto sociale pre-pandemico, ma incidano sui nodi irrisolti della società italiana. Sviluppo economico e giustizia sociale non sono valori antitetici, ma possono camminare insieme sostenendosi vicendevolmente. Stranamente però la bozza del Piano commette una dimenticanza. Tra le disuguaglianze che incombono sul presente e minacciano il futuro, insieme a quelle di genere, generazione e territorio, trascura quelle relative all’origine etnica. Mai citate nel documento. L’immigrazione riscuote molta attenzione quando viene considerata a sé stante, in modo sensazionalistico e perlopiù ansiogeno, mentre scompare dai radar quando si tratta di questioni generali del Paese: dalla ripresa al mercato del lavoro alla famiglia. Sta succedendo anche questa volta. Le disuguaglianze legate all’origine etnica rappresentano invece una delle maggiori sfide alla coesione sociale che i Paesi occidentali si trovano ad affrontare, come ha ricordato in modo emblematico negli Stati Uniti il movimento Black Lives Matter. È ora che ce ne accorgiamo anche in Italia, prima che la situazione degeneri. Senza tenere conto del lavoro non registrato, secondo l’ultimo rapporto ministeriale sul lavoro degli immigrati (2020), i 2,5 milioni di stranieri occupati regolarmente in Italia (10,7% dell’occupazione complessiva: un occupato su 10) si concentrano per il 77,1% in qualifiche operaie, mentre soltanto, l’1,1% figura come dirigente o quadro. A più di trent’anni dall’ingresso dell’Italia nel novero dei Paesi d’immigrazione, il lavoro degli immigrati è ancora definibile con la formula delle 'cinque P': pesante, pericoloso, precario, poco pagato, penalizzato socialmente. I padri e le madri in genere accettano più o meno di buon grado quanto il mercato offre loro, rinunciando a far valere titoli di studio e competenze acquisite. I figli che si affacciano sul mercato del lavoro in numeri destinati a crescere nei prossimi anni sono invece più esigenti e reattivi. Difficilmente si adatteranno a riprodurre l’esperienza dei loro genitori. Purtroppo però non è scontato che arrivino all’appuntamento con il mondo del lavoro dotati delle credenziali necessarie per accedere a un futuro desiderabile. Alcuni dati relativi alla scuola lo testimoniano. Vorrei richiamare su questo punto l’attenzione del nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di cui è nota la sensibilità alle disuguaglianze educative. Il primo dato si riferisce al ritardo scolastico: intorno al 10% per gli studenti di origine italiana, più del triplo per quelli con cittadinanza straniera. Nella scuola secondaria superiore il problema si aggrava: per i ragazzi italiani il dato sale al 20%, per i figli di immigrati supera il 50%. Un secondo problema riguarda l’abbandono scolastico al termine dell’età dell’obbligo. All’ultimo triennio delle scuole superiori il tasso d’iscrizione degli alunni 'stranieri' si arresta al 65%, mentre per i ragazzi italiani supera l’80%. L’abbandono precoce della scuola raggiunge il 35% tra i giovani con cittadinanza straniera, contro il 15% per quelli che dispongono della cittadinanza italiana. Un terzo indicatore problematico riguarda la scelta delle scuole superiori. Gli studenti con cittadinanza italiana frequentano in un caso su due un liceo (49%); per gli studenti stranieri questa scelta riguarda poco più di uno su quattro (27%). Al contrario uno su tre (35%) prosegue gli studi in un istituto professionale, contro uno su cinque tra gli studenti italiani (20%). Avviene in altri termini una canalizzazione precoce che li instrada su percorsi meno promettenti per il loro futuro professionale. Questi dati non significano di per sé che ci ritroveremo tra qualche anno con le periferie in fiamme per delusione ed emarginazione. Per una classe dirigente avveduta rappresentano però un campanello d’allarme. Dovrebbero suscitare la consapevolezza che lasciando indietro la popolazione di origine immigrata, tanto lo sviluppo economico quanto la coesione sociale ne risulteranno danneggiati. Vogliamo sperare che la versione definitiva del Pnrr ne tenga conto. Dopo tutto reca il titolo 'Next Generation', la nostra prossima generazione. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)    

Oggi inizia il Tempo di Quaresima

17 Febbraio 2021 - Roma – Inizia oggi, 17 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, il periodo della Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Anche la Quaresima 2021 sarà segnata dalla pandemia e dalle misure anti-Covid che scandiscono la vita ecclesiale in Italia. La Quaresima si conclude il Giovedì Santo con la Messa in Coena Domini (in cui si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e in cui si svolge il rito della lavanda dei piedi) che apre il Triduo Pasquale. Quest’anno la Pasqua viene celebrata il 4 aprile quando nelle parrocchie del Paese diventerà obbligatorio l’uso del nuovo Messale Romano in italiano tradotto dalla CEI.  In questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, «rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’“acqua viva” della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo», ricorda papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima 2021. Oggi, Mercoledì delle Ceneri, è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). La cenere imposta sul capo è un «austero simbolo» che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza. La pandemia modifica il rito delle Ceneri per adeguarlo alle misure anti-Covid e farne un atto “sicuro”. Secondo le indicazioni della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, il sacerdote imporrà le ceneri sul capo dei fedeli ma senza pronunciare le formule previste nel Messale Romano: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai». Le parole verranno dette una volta per tutti dall’altare dopo che il celebrante avrà benedetto le ceneri. Poi, una volta igienizzate le mani e indossata la mascherina, farà cadere le ceneri sulla testa di «quanti si avvicineranno a lui o, se opportuno, egli stesso si avvicinerà a quanti stanno in piedi al loro posto». A differenza del rito romano, in quello ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri dal momento che la Quaresima inizia domenica 21 febbraio quando che vengono imposte le ceneri durante le Messe festive della giornata. Una delle particolarità del rito ambrosiano, durante la Quaresima, è quella dei cosiddetti venerdì «aliturgici», parola tecnica che significa “senza liturgia eucaristica”. Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Papa Francesco, nel suo Messaggio, le definisce «le condizioni e l’espressione della nostra conversione». E aggiunge: «La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa». Come nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”. La pandemia ha modificato l’agenda di papa Francesco per la Quaresima 2021. Nel Mercoledì delle Ceneri del Pontefice non ci sarà la Messa nella Basilica di Santa Sabina sull’Aventino a Roma con la tradizionale processione penitenziale, ma la celebrazione è in programma alle 9.30 nella Basilica Vaticana, presso l’Altare della Cattedra, con una «partecipazione molto limitata di fedeli nel rispetto delle misure di protezione previste», ha fatto sapere la Sala Stampa della Santa Sede, Cambiano anche le modalità degli Esercizi spirituali per la Curia Romana. Non si terranno fuori delle mura vaticane. Come ha comunicato dalla Sala Stampa vaticana, per «il permanere dell’attuale emergenza sanitaria, quest’anno non sarà possibile vivere comunitariamente gli Esercizi spirituali della Curia Romana presso la Casa Divin Maestro» ad Ariccia. Per questo motivo, il Papa ha «invitato i cardinali residenti a Roma, i capi dicastero e i superiori della Curia Romana a provvedervi in modo personale, ritirandosi in preghiera, dal pomeriggio di domenica 21 a venerdì 26 febbraio». Nella stessa settimana saranno sospesi tutti gli impegni del Pontefice compresa l’udienza generale di mercoledì 24 febbraio. Invece la Prefettura della Casa Pontificia informa che si terranno le Prediche per la Quaresima alla presenza di Francesco e saranno svolte dal predicatore della Casa Pontificia, il cardinale Raniero Cantalamessa, sul tema «Voi chi dite che io sia?» (Matteo 16,15). ​    

Ue: Commissaria Johansson visita il campo di Lipa

16 Febbraio 2021 - Bruxelles - Visiterà anche il campo di Lipa insieme ai rappresentanti del Ministero della Sicurezza, dell’OIM, di altre agenzie e partner delle Nazioni Unite la commissaria per gli affari interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, che da giovedì 18 febbraio si recherà in Bosnia-Erzegovina e in Albania per discutere della cooperazione con entrambi i Paesi in materia di migrazione e dei sistemi di gestione della migrazione dei Paesi partner. La Bosnia-Erzegovina ospita circa 8.000 migranti e rifugiati, con 6.000 persone che vivono in strutture finanziate dall’Ue nei cantoni di Sarajevo e Una Sana. Lo scorso dicembre, come riferisce il Sir, l’Ue ha sostenuto la creazione di un rifugio provvisorio presso il sito di Lipa, oltre a fornire indumenti, coperte, cibo e assistenza medica. Sabato, in Albania, la commissaria si recherà anche al valico di frontiera di Kakavia con la Grecia, dove visiterà l’operazione di controllo congiunto di frontiera Frontex-Albania. Infine, visiterà un progetto finanziato dall’Ue che fornisce equipaggiamento protettivo Covid-19 per i migranti.

Diocesi di Roma: un incontro su “integrazione: un viaggio di andata e ritorno”

16 Febbraio 2021 -

Roma – “Integrazione: un viaggio di andata e ritorno. Dall’accogliere all’essere accolti in un processo di inserimento nella società che si abita”. È il tema dell’incontro che si svolgerà sabato 20 febbraio promosso dagli uffici, Migrantes, Missionario, e Caritas della diocesi di Roma. All’incontro interverranno, in modalità online, p. Fabio Baggio, sotto segretario della sezione Migranti e Rifugiati del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e il sociologo Maurizio Ambrosini, docente all’Università degli Studi di Milano. I lavori saranno introdotti da un saluto dell’arcivescovo, mons.  Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi di Roma e vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio. (R. Iaria)

Locandina Locandina incontro 20 febbraio 2021

CCEE: la Chiesa in preghiera per le vittime della pandemia

16 Febbraio 2021 - 16 Febbraio 2021 - Roma – Da domani, Mercoledì delle Ceneri, e per tutto il tempo di Quaresima, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa invitano a pregare per le vittime della pandemia. In molte occasioni, i vescovi dell’Europa intera hanno unito la loro voce a quella di Papa Francesco per ribadire la vicinanza della Chiesa a tutti coloro che lottano a causa del coronavirus: le vittime e le loro famiglie, i malati e gli operatori sanitari, i volontari e tutti coloro che sono in prima linea in questo momento così delicato. Ora, per tutto il tempo di Quaresima, lanciano una rete di preghiera, una catena eucaristica, per le oltre 770.000 persone che in Europa sono morte a causa del Covid-19. «Abbiamo valutato insieme l’opportunità, anzi il dovere di ricordare nella Santa Messa, le vittime, le tantissime vittime della pandemia», dichiara il card. Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, nel suo messaggio per lanciare questa iniziativa: «ogni Conferenza Episcopale d’Europa si è impegnata nell’organizzazione almeno una Messa: sarà come creare una catena di preghiera, una catena eucaristica in memoria e in suffragio di tante persone. In questa preghiera vogliamo anche ricordare le famiglie che hanno subito dei lutti e tutti coloro che ancora in questo momento sono colpiti dal morbo e sono incerti sulla propria vita». L’iniziativa, che vedrà coinvolte tutte le Conferenze Episcopali d’Europa vuole offrire un segno di comunione e di speranza per l’intero Continente: «noi vescovi d’Europa – aggiunge il Presidente del CCEE – siamo tutti uniti accanto alle nostre comunità cristiane, ai nostri sacerdoti, grati a tutti coloro che continuano a dedicarsi alle persone più bisognose, per sostenere con la nostra parola e soprattutto con la nostra preghiera il loro impegno affinché possiamo guardare insieme ad un futuro migliore”.    

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.341 persone migranti sulle coste italiane

16 Febbraio 2021 - Roma -Sono 2.341 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 334 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 11%), Costa d’Avorio (249, 11%), Eritrea (217, 9%), Mali (129, 5%), Algeria (125, 5%), Sudan (94, 4%), Bangladesh (83, 4%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 3%) a cui si aggiungono 716 persone (31%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 365 sono i minori stranieri non accompagnati che anno raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 16 febbraio dal Ministero dell’Interno.  

Card. Parolin: ieri la visita a Rondine

16 Febbraio 2021 - Arezzo - «Dirò al Papa che qui si sta costruendo la pace, a poco a poco, mattone dopo mattone”. Queste le parole del card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, in occasione della breve visita alla Cittadella della Pace di Rondine che si è tenuta ieri. Il card. Parolin, ad Arezzo per le Celebrazioni della Madonna del Conforto, ha voluto incontrare i giovani della World House di Rondine provenienti da luoghi di conflitto di tutto il mondo, ma anche i nuovi arrivati, gli undici giovani selezionati per il progetto “Mediterraneo: frontiera di pace, educazione e riconciliazione”, l’Opera segno lanciata dalla Conferenza Episcopale Italiana, in occasione delle giornate di Bari esattamente un anno fa. «Parlando con voi scopro che venite da zone piene di tensioni e di conflitti e sapere che qui ci sia questo sforzo per costruire la pace è una cosa bellissima – afferma il porporato salutando gli studenti di Rondine - dirò al Papa che ho fatto questo incontro oggi e porterò a lui i vostri saluti ma soprattutto riferirò del vostro impegno». Parole che incoraggiano il lavoro degli studenti di Rondine ma anche dei giovani dell’Opera Segno che dopo un anno di formazione nella Cittadella della Pace centrato sul Metodo Rondine e sulla leadership, saranno chiamati a intervenire nei contesti di provenienza, in collaborazione con le Chiese locali del bacino mediterraneo (dai Balcani alla Penisola Turca, fino al Medio-Oriente e al Nord Africa), per gestire i cambiamenti socio-culturali in atto, avviare interventi di cooperazione, progettare iniziative di peacebuilding e di impresa sociale. «Nonostante il difficile anno passato siamo molto felici di essere riusciti a venire in Italia per lavorare sui nostri progetti e per dimostrare che è possibile convivere e dialogare – afferma la giovane bosniaca Amina a nome di tutti i giovani del Mediterraneo –   i progetti che realizzeremo nei nostri paesi al rientro hanno come obiettivo il dialogo, la riconciliazione e la pace e continueremo a sviluppare la rete, che qui stiamo costruendo, di giovani che vogliono promuovere la coesione sociale nel Mediterraneo». Il percorso sarà affiancato dal progetto di ricerca-azione condotto dall’équipe del Centro d’Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per misurare i cambiamenti prodotti dal percorso formativo e sull’effettivo impatto generato nei territori al rientro dei ragazzi nei Paesi di origine. «Siamo onorati di questa visita del Cardinale che oggi ha potuto incontrare di persona i giovani leader che Rondine sta formando perché possano incidere nei contesti di conflitto – afferma il Presidente di Rondine Franco Vaccari - già due anni fa dette il suo supporto alla campagna Leaders for Peace presentata poi alle Nazioni Unite per sensibilizzare i Governi sulla necessità di formare i giovani a nuova leadership globale capace di generare pace. Il suo apprezzamento è un grande stimolo per questi giovani che si impegnano per diventare ambasciatori di pace”.    

L’habitus alla fedeltà

16 Febbraio 2021 - […] l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo si sente chiamato, in modo adeguato, concreto, irripetibile: perché appunto Cristo fa appello al “cuore” umano, che non può essere soggetto ad alcuna generalizzazione. Con la categoria del “cuore”, ognuno è individuato singolarmente ancor più che per nome, viene raggiunto in ciò che lo determina in modo unico e irripetibile, è definito nella sua umanità “dall’interno”. (Giovanni Paolo II, Udienza Generale, mercoledì, 6 agosto 1980). Nel secondo ciclo, che comprende quaranta catechesi, papa Giovanni Paolo II si ripromette di svolgere una spiegazione-commento del detto di Gesù riferito dal capitolo 5 del Vangelo di Matteo, ai versetti 27 e 28: “Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio; ma io vi dico. Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. Come nel richiamo “al principio” di Genesi nelle parole di Gesù, oggetto delle catechesi del primo ciclo, anche in questo caso ci troviamo davanti ad una chiarificazione, un approfondimento della norma, in cui il Signore va oltre l’obbligo di evitare l’adulterio nel corpo, invitando a spegnere in sé quello sguardo di concupiscenza che ne è la sorgente. Sono parole molto esigenti, che non ammettono fraintendimenti: questa parte del Discorso della Montagna interpella la persona nel suo profondo, si rivolge al suo cuore ed è per questo che ogni uomo, di ogni tempo e ogni luogo, in ogni situazione e stato di vita non può nascondersi, ma si sente chiamato “per nome”. In particolare le parole di Gesù sono un ammonimento rivolto al cuore degli uomini e delle donne, non una legge fissata dall’esterno, non un precetto a cui aderire in modo formale, ma un principio che si innesta nella verità più profonda della vita delle persone, ancora prima del loro accogliere o meno la fede. Un presupposto che fonda l’antropologia cristiana che in quanto tale dice la verità sull’uomo e sulle sue più intime pulsioni. Il Papa dedica molto spazio a definire questo nuovo piano su cui Gesù innesta il suo discorso, il piano del cuore umano, il piano della redenzione del cuore. È nel cuore che il principio morale va coltivato ed alimentato: è lì che, prima il singolo credente e poi la coppia di sposi può esercitare la propria libertà scegliendo di tenere viva la fiamma dell’amore rifuggendo la concupiscenza, il desiderio di possesso dell’altro, lo sguardo non limpido ma intorbidito dalla dimensione di peccato che ci affianca inevitabilmente. Quanto più il cuore dei coniugi è allenato a palpitare secondo la lunghezza d’onda di Dio, tanto più la fedeltà, l’indissolubilità e l’unione del matrimonio che essi vivono risplendono e portano frutto nella vita di quella famiglia. Anche in altre occasioni Gesù ha modo di dire che il peccato non viene dall’esterno, ma dall’interno del cuore dell’uomo ed è qui che si gioca il conflitto drammatico. Gli sposi quando hanno deciso di unirsi in matrimonio hanno scelto di unirsi anima e corpo, hanno desiderato di rivelarsi in tutta la loro dimensione di persona, si sono donati uno al cuore dell’altro, con l’intenzione di alimentare nella verità il loro amore. È chiaro allora quello che Gesù dice, tutti i coniugi lo possono condividere: anche un desiderio può essere adultero, anche un’intenzione può necessitare di essere sanata, corretta, perdonata. La fedeltà coniugale non è una questione di regole di comportamento, ma più profondamente un atteggiamento interiore, un habitus e come fare per vivere questa “abitudine” protraendola nel tempo e nella quotidianità dei giorni? Bisogna tornare alla fonte, far abbeverare il cuore alla Grazia dei sacramenti. Non ci sono altre strade, perché sarebbe arrogante o ingenuo pensare di cavarsela da soli, con una perseveranza fondata solo sui nostri sforzi volontaristici. Una coppia fedele ed unita è il frutto, coltivato con passione, di una vita di preghiera quotidiana e costante. Anche preghiera delle piccole cose, dei piccoli ringraziamenti e delle piccole o grandi richieste d’aiuto. Una preghiera che non si stanca di chiedere il dono dello Spirito Santo – anche attraverso il sacramento della Riconciliazione – come compagno di strada nel discernimento. Ma una coppia che vive il dono dell’indissolubilità è anche una famiglia che rende grazie attraverso l’Eucarestia domenicale e magari anche più frequentemente. Davvero il matrimonio così può diventare a sua volta rendimento di grazie. Una coppia unita sa ascoltarsi e dialogare nel profondo, riconosce le zone d’ombra, non lascia che i cuori celino parti di sé ed evita che il Divisore si insinui con la tentazione del male. Gli sposi cristiani si guardano negli occhi e guardano a Gesù, così vincono la deriva dell’adulterio perché si amano dello stesso amore del Signore per ciascuno di loro. (Giovanni M. Capetta – Sir)  

Pastorale rom: nove incontri promossi dalla diocesi di Roma

15 Febbraio 2021 - Roma - Per la pastorale dedicata ai Rom, partirà giovedì 25 febbraio, alle ore 19, sulla piattaforma Zoom, una serie di nove incontri dal titolo “Smascherati per dare vita ad una nuova forma di fraternità!”. Il corso è promosso dal coordinamento rom e sinti della Diocesi di Roma. Nel presentare l’iniziativa, l’arcivescovo mons. Giampiero Palmieri, vicegerente della diocesi di Roma, e delegato diocesano per la Migrantes spiega che è un corso che dà voce ai rom stessi, un percorso nel segno della fraternità rivolto «non solo a tutti gli operatori che già da tempo sono attivi in questo settore pastorale, ma è aperto e raccomandato a tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza di un popolo e della sua cultura, e sono disponibili a mettere in discussione stereotipi e pregiudizi per cogliere onestamente la realtà per quella che è davvero, senza interpretazioni di parte». I nove incontri sono organizzati su tre sezioni di intervento: il primo “Un nuovo modello di fraternità”; il secondo “Una fotografia della realtà”; il terzo “Evangelizzati ed evangelizzatori”. Spiega mons. Palmieri: «la prima è necessaria per riflettere e acquisire categorie comuni che ci permettano di affrontare la questione pastorale dell’integrazione con uno sguardo comunitario e condiviso»; la seconda «ci permette di interpretare al meglio ciò che si è fatto e si sta facendo, in modo da poter leggere i segni del tempo e offrire visioni profetiche»; l’ultima sezione è incentrata su «cosa possiamo fare oggi nelle nostre comunità cristiane, e ci offre strumenti di intervento e buone prassi che possono essere rinnovate». «Poche realtà sociali – ha aggiunto il presule - hanno tanto bisogno di essere conosciute e riconosciute come la realtà rom». E rivolgendosi nello specifico alla situazione della Capitale «oggi lo possiamo (e lo dobbiamo) fare anche alla luce di una storia di più di quarant’anni di politiche fallimentari a livello di accoglienza e di integrazione, soprattutto nella nostra città, legate non in ultimo alla scelta infelice dei campi». Sono stati chiamati a relazionare, oltre a mons. Palmieri, don Salvatore Policino, salesiano; don Giovanni de Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes; mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano, Carlo Stasolla dell’Associazione 21 Luglio e per la Comunità di Sant’Egidio Alessandro Luciani e Susanna Placidi. Per iscrizioni consultare il sito www.diocesidiroma.it . (NDB)

Bellunesi nel Mondo: l’emigrazione veneta in un webinar sabato prossimo

15 Febbraio 2021 - Belluno – L’Associazione “Bellunesi nel Mondo” organizza per sabato 20 febbraio 2021, con inizio alle 17.00 un incontro online dedicato allo “Speciale province d’Italia 2020” contenuto nel Rapporto Italiani nel mondo 2020 della Fondazione Migrantes. In questo appuntamento verranno focalizzate le province venete interessate a questo speciale ovvero Belluno, Verona e Vicenza. A tal proposito saranno presenti gli autori dei rispettivi capitoli: Dino Bridda e Diego Cason per il Bellunese; Riccardo Giumelli per il Veronese; Giuseppe Casarotto per il Vicentino. Porteranno inoltre il proprio contributo Delfina Licata, caporedattrice del RIM, Toni Ricciardi, membro della commissione scientifica del RIM e Oscar De Bona, presidente dell’Associazione “Bellunesi nel Mondo”. A moderare l’incontro Giulia Francescon, coordinatrice del Gruppo Giovani ABM  

Migrantes: Diritto d’asilo, un percorso di umanità

15 Febbraio 2021 - Roma - «Dietro a quello che si sta vivendo oggi in Bosnia, dietro agli sbarchi nel Mediterraneo, dietro ai campi dove i rifugiati vivono in un limbo senza tempo e in condizioni inaccettabili, dietro la criminalizzazione della solidarietà ci sono scelte ben precise, normative specifiche, accordi politici: la “Fortezza Europa”, come più volte è stato sintetizzato l’approccio europeo alle migrazioni. E proprio come in una fortezza, non ci si può permettere che qualcuno apra delle brecce. Ecco così le ONG indicate come scafisti, attivisti solidali denunciati come trafficanti, insieme a una narrazione politica e mediatica criminalizzante. Un insieme di azioni che hanno l’obiettivo di gettare discredito su chi in realtà fa quello che dovrebbe fare la politica». Se ne discuterà mercoledì 17 febbraio nel secondo webinar del ciclo Diritto d’asilo, un percorso di umanità insieme ad alcune realtà che provano a contrastare questo approccio. Da Open Arms, che con altre ONG è attiva nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare e che è coinvolta in una vicenda e in un processo oggi agli “onori” delle cronache, all’ASGI, che da tempo porta avanti un lavoro di monitoraggio delle prassi illegittime sul territorio italiano come ai confini esterni e interni dell’UE, passando per Europe Must Act, un movimento europeo impegnato per un cambiamento nelle politiche migratorie. Il tema dell’incontro è “Salvataggi: umanità e diritti per fermare la criminalizzazione”. Interverranno Valentina Brinis, advocacy officer di Open Arms, Lucia Gennari dell’ASGI, Laura Martinelli, avvocata e attivista in val di Susa, Massimiliana Odorizzi di Italy Must Act ed Isla Kitching di Europe Must Act. A coordinare gli interventi, Giovanna Cavallo del Forum per cambiare l’ordine delle cose. Il webinar inizierà alle 18.00 in diretta sulle pagine Fb di Forum per cambiare l’ordine delle coseVie di Fuga ed Escapes. Il primo incontro del ciclo Diritto d’asilo, un percorso di umanità, che è promosso dalla Fondazione Migrantes oltre che dal Forum e da Escapes,  si è svolto lo scorso 20 gennaio (cliccare qui per la “differita” integrale on line e qui per le news di sintesi uscite su Vie di fuga). I webinar successivi si terranno, sempre a cadenza mensile, fino a giugno.

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.341 persone migranti sulle coste italiane

15 Febbraio 2021 - Roma - Sono 2.341 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi  334 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 11%), Costa d’Avorio (249, 11%), Eritrea (217, 9%), Mali (129, 5%), Algeria (125, 5%), Sudan (94, 4%), Bangladesh (83, 4%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 3%) a cui si aggiungono 716 persone (31%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.  

La compassione di Dio

15 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - Dopo l’indemoniato nella Sinagoga di Cafarnao, dopo la suocera di Simone, Marco, nel suo Vangelo, ci descrive una nuova guarigione, e ci mostra il clima nuovo che nasceva al suo passaggio: “venne a Gesù un lebbroso”. Davvero strano che un lebbroso osasse avvicinarsi a Gesù, superando un abissale distanza garantita dalla legge: il libro del Levitico lo dichiarava impuro, ne descriveva gli abiti che doveva indossare e lo obbligava a dichiararsi impuro; solo un sacerdote poteva liberarlo da questa condizione. Ma per Gesù niente è così grave e terribile da allontanare qualcuno definitivamente da Dio. E la richiesta del lebbroso – “se vuoi, puoi purificarmi” – è più di una semplice guarigione corporale; egli vuole essere reintegrato nella vita sociale e religiosa. Bisogna anche ricordare che il termine lebbra – il morbo di Hansen fu scoperto solo nel 1871 – nella Bibbia aveva un’accezione più ampia, indicando tutta una serie di mali della pelle, marchio visibile di una colpa commessa, dunque castigo di Dio a seguito di un peccato commesso. Ma da chi poteva andare questo malato se non da Gesù, che mangia con i pubblicani, con i peccatori; che non ha paura del contagio, perché niente per lui è impuro, e lo vince con la vicinanza, con il suo stendere la mano per far alzare il malato. La lebbra, per l’antica legge ebraica, era considerata non solo malattia ma la più grave forma di impurità. Nella lebbra, ricordava Benedetto nel 2009, si può intravvedere un simbolo del peccato “che è la vera impurità del cuore, capace di allontanarci da Dio”. Non è la malattia fisica della lebbra “a separarci da lui, ma la colpa, il male spirituale e morale”. Gesù, dunque, si lascia avvicinare, si commuove e “stese la mano e lo toccò”: impensabile gesto. Ma così, dice il Papa all’Angelus “realizza la Buona Notizia che annuncia: Dio si è fatto vicino alla nostra vita, ha compassione per le sorti dell’umanità ferita e viene ad abbattere ogni barriera che ci impedisce di vivere la relazione con lui, con gli altri e con noi stessi”. Gesù si è avvicinato al lebbroso, ha avuto compassione e tenerezza. Vicinanza, compassione e tenerezza, sono le tre parole che per il Papa “indicano lo stile di Dio”. Nel racconto di Marco leggiamo inoltre due trasgressioni, afferma il vescovo di Roma. La prima è quella del lebbroso: “nonostante le prescrizioni della Legge, egli esce dall’isolamento e viene da Gesù” e in lui “può vedere un altro volto di Dio: non il Dio che castiga, ma il Padre della compassione e dell’amore, che ci libera dal peccato e mai ci esclude dalla sua misericordia”. Qui Francesco ha un pensiero per i tanti confessori “che non sono con la frusta in mano, ma soltanto per ricevere, ascoltare, e dire che Dio è buono e che Dio perdona sempre, che Dio non si stanca di perdonare”. Il secondo trasgressore, per il Papa, è Gesù stesso che non rispetta la legge: “è vero, è un trasgressore. Non si limita alle parole, ma lo tocca. E toccare con amore significa stabilire una relazione, entrare in comunione, coinvolgersi nella vita dell’altro fino a condividerne anche le ferite”. Gesù mostra che Dio “non è indifferente”, non si tiene a “distanza di sicurezza”; ha compassione “si avvicina e tocca la nostra vita per risanarla con tenerezza”. Anche oggi ci sono persone che soffrono per questa malattia o per condizioni “cui è associato un pregiudizio sociale”, dice il Papa all’Angelus, nel quale fa gli auguri ai fidanzati per San Valentino e dice: “che bella la piazza con il sole”. Anche a noi “può capitare di sperimentare ferite, fallimenti, sofferenze, egoismi che ci chiudono a Dio e agli altri. Perché il peccato ci chiude in noi stessi. Dinanzi a tutto questo, Gesù ci annuncia che Dio non è un’idea o una dottrina astratta, ma Colui che si ‘contamina’ con la nostra umanità ferita e non ha paura di venire a contatto con le nostre piaghe”. Per rispettare “le regole della buona reputazione e delle consuetudini sociali”, noi, invece, spesso “mettiamo a tacere il dolore o indossiamo delle maschere che lo camuffano”, per i nostri egoismi o le nostre paure, e “non ci coinvolgiamo troppo nelle sofferenze degli altri”. Francesco ci chiede di vivere le trasgressioni del lebbroso e di Gesù, il cui amore “fa andare oltre le convenzioni, fa superare i pregiudizi e la paura di mescolarci con la vita dell’altro”. (Fabio Zavattaro)  

Papa Francesco ringrazia coloro che collaborano in favore dei migranti

15 Febbraio 2021 - Città del Vaticano – Papa Francesco ringrazia ancora una volta coloro che si occupano dei migranti. «Sempre guardo con gratitudine all’impegno di coloro che collaborano in favore dei migranti», ha detto ieri mattina dopo la preghiera dell’Angelus.  «Tutti ringrazio per quello che fanno per i migranti», ha quindi aggiunto: «Oggi, in particolare, mi associo ai Vescovi della Colombia nell’esprimere riconoscenza per la decisione delle Autorità colombiane di implementare lo Statuto di Protezione Temporanea per i migranti venezuelani presenti nel Paese, favorendone l’accoglienza, la protezione e l’integrazione. E questo non lo fa un Paese ricchissimo, sovrasviluppato, no, lo fa un Paese con tanti problemi, di sviluppo, di povertà, di pace, quasi 70 anni di guerriglia... Ma con questo problema ha avuto il coraggio di guardare a quei migranti e fare – ha concluso - questo Statuto. Grazie alla Colombia. Grazie!». Il pontefice ha poi ricordato i Santi Cirillo e Metodio, nel giorno della loro festa, «evangelizzatori dei popoli slavi, proclamati da San Giovanni Paolo II compatroni d’Europa». Il pontefice ha quindi salutato  «con affetto tutte le comunità che vivono nei territori evangelizzati dai Santi Fratelli. La loro intercessione aiuti a trovare vie nuove per comunicare il Vangelo. Non hanno avuto paura, questi due, di trovare vie nuove per comunicare il Vangelo. E che la loro intercessione accresca nelle Chiese cristiane il desiderio di camminare verso la piena unità nel rispetto delle differenze». (R.I.)

Papa Francesco: la carità è la più alta espressione della nostra fede e della nostra speranza

12 Febbraio 2021 - Città del Vaticano -  La carità, vissuta sulle orme di Cristo, nell’attenzione e nella compassione verso ciascuno, è la più alta espressione della nostra fede e della nostra speranza. Lo sottolinea Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima diffuso oggi e presentato in una conferenza stampa. Per il Papa la carità «si rallegra nel veder crescere l’altro. Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno... La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione». La carità – ha scritto ancora il pontefice - è «dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia (cfr 1 Re 17,7-16); e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla (cfr Mc 6,30-44). Così avviene per la nostra elemosina, piccola o grande che sia, offerta con gioia e semplicità». Vivere una Quaresima di carità vuol dire, quindi, «prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19. Nel contesto di grande incertezza sul domani» offriamo «con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio». Ogni tappa della vita è «un tempo per credere, sperare e amare. Questo appello a vivere la Quaresima come percorso di conversione, preghiera e condivisione dei nostri beni, ci aiuti a rivisitare, nella nostra memoria comunitaria e personale, la fede che viene da Cristo vivo, la speranza animata dal soffio dello Spirito e l’amore la cui fonte inesauribile è il cuore misericordioso del Padre», conclude il pontefice. (Raffaele Iaria)  

Irak: il programma della visita di papa Francesco

12 Febbraio 2021 - Città del Vaticano – Papa Francesco compirà una visita in Irak dal 5 al 7 marzo. Nei quattro giorni del viaggio sono previsti sette discorsi del papa. La parteza è prevista per venerdì 5 marzo  per Baghdad, dove il Papa arriverà nel pomeriggio all'Aeroporto internazionale. Qui si svolgerà l'accoglienza ufficiale. Nella Sala Vip dello scalo aereo, l'incontro con il Primo Ministro Mustafa Al-Kadhimi. La cerimonia ufficiale di benvenuto si svolgerà invece presso il Palazzo Presidenziale a Baghdad, con la visita di cortesia al presidente della Repubblica Barham Salih e l'incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico nel salone del Palazzo Presidenziale. Seguirà l'incontro con i vescovi, sacerdoti, religiosi/e, seminaristi e catechisti nella Cattedrale Siro-Cattolica di "Nostra Signora della Salvezza" a Baghdad. Il giorno dopo Papa Francesco si trasferirà prima a Najaf, la città santa dei mussulmani sciiti, per l'incontro con il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husaymi Al-Sistani. Quindi volerà a Nassiriya, per l'incontro interreligioso presso la Piana di Ur. Nel pomeriggio il rientro a Baghdad, dove il Papa celebrerà la messa nella Cattedrale Caldea di "San Giuseppe". Domenica 7 marzo, la mattina il Pontefice partirà in aereo per Erbil, dove all'aeroporto sarà accolto dalle autorità religiose e civili della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Quindi in elicottero a Mosul, per la preghiera di suffragio per le vittime della guerra presso Hosh al-Bieaa (piazza della Chiesa). Il Papa partirà quindi in elicottero per Qaraqosh, per la visita alla comunità cristiana locale e la recita dell'Angelus. Nel pomeriggio ancora trasferimento a Erbil, dove il Pontefice celebrerà la messa nello Stadio "Franso Hariri", prima di rientrare a Baghdad. Lunedì 8 marzo, infine, dopo la cerimonia di congedo all'aeroporto di Baghdad, il volo di ritorno per Roma-Ciampino. “Siete tutti Fratelli”; è questo il motto - tratto dal Vangelo di Matteo - della visita di Francesco in Iraq il cui logo raffigura il Papa nel gesto di salutare il Paese, rappresentato in mappa e dai suoi simboli, la palma e i fiumi Tigri ed Eufrate. Il logo mostra anche una colomba bianca, nel becco un ramoscello di ulivo, simbolo di pace, volare sulle bandiere della Santa Sede e della Repubblica dell’Iraq. A sovrastare l'immagine, il motto della visita riportato in arabo, curdo e caldeo.  

Oim: stop ai respingimenti in Ue

12 Febbraio 2021 - Bruxelles - Stop ai respingimenti alle frontiere esterne dell’Ue. Dopo le denunce di media e Ong, a farsi sentire è l’Organizzazione internazionale per i migranti (Oim). «L’Oim – si legge in una dichiarazione – continua a ricevere rapporti ben documentati su violazioni dei diritti umani e di violazione del diritto internazionale e delle convenzioni, incluso la Convenzione europea sui diritti umani». L’organismo cita anche le sue «dirette interazioni con migranti, testimonianze, fotografie condivise con le Ong e i media» che «continuano a testimoniare il livello di brutalità a cui (i migranti, ndr) sono stati sottoposti prima di esser respinti ai confini marittimi e terrestri». «L’uso di forza eccessiva e di violenza contro i civili – ha dichiarato Eugenio Ambrosi, capo dell’Ufficio regionale Oim per Ue, Norvegia e Svizzera – è ingiustificabile». Il riferimento è ovviamente alle notizie di brutali respingimenti da parte delle autorità croate al confine bosniaco, come quelle al confine serbo di quelle ungheresi o nell’Egeo da parte delle autorità greche. «L’Ue – sottolinea Adalbert Jahnz, portavoce della Commissione Europea, responsabile per il settore migrazione – condanna qualsiasi respingimento. Tuttavia la responsabilità del rispetto del diritto internazionale, che vieta i respingimenti, e delle leggi nazionali e Ue alle frontiere è degli Stati membri». Jahnz precisa comunque che la Commissione sta finanziando un meccanismo di monitoraggio dei diritti umani al confine croato. C’è però anche il ruolo di Frontex, l’agenzia Ue per le frontiere esterne, presente con i suoi funzionari ai confini più «caldi» e in fase di potenziamento (passerà da 1.500 a 10.000 funzionari entro il 2027). Già nel 2019 vari media denunciarono l’inazione di funzionari dell’agenzia di fronte a violazione di diritti umani, poi lo scorso autunno sono arrivate le accuse di Der Spiegel e altri media di un presunto diretto coinvolgimento di Frontex in respingimenti nell’Egeo da parte delle autorità greche. Sottoposto al fuoco di fila del Parlamento Europeo, il direttore esecutivo Fabrice Leggeri ha dichiarato che «non ci sono prove». Vari europarlamentari hanno già chiesto le sue dimissioni. Un’inchiesta è in corso, il gruppo di lavoro che se ne occupa presenterà il 26 febbraio un rapporto al consiglio d’amministrazione dell’agenzia (in cui siedono gli Stati membri e la Commissione). Aspetto delicato: in un documento interno, il gruppo di lavoro lamenta che l’agenzia si è mostrata reticente nel fornire tutti i dati necessari. E intanto in corso è anche un’inchiesta dell’agenzia antifrode Ue Olaf. Sempre più impaziente e irritata è anche la commissaria europea competente, Ylva Johansson, per la quale il ruolo di Frontex è cruciale ed ogni dubbio deve esser chiarito. La commissaria, in un’intervista a Euronews, punta il dito contro Leggeri: «avremmo dovuto avere in servizio (nel personale di Frontex, ndr) 40 osservatori dei diritti umani (alle frontiere, ndr), siamo a zero». (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)  

Operatori pastorali Migrantes: anche noi “consumiamo le suole delle scarpe”

12 Febbraio 2021 - Roma - Mettersi in marcia, raccontare vedendo e consumando le suole delle scarpe. Il 23 gennaio scorso, vigilia della Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, Papa Francesco ha reso noto il Messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebrerà il 16 maggio. Proprio a gennaio sono iniziati in Germania i festeggiamenti per i primi 70 anni del mensile delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinava “Corriere d’Italia” nato per gli italiani emigrati in Germania e nel nord Europa “accompagnandoli e sostenendoli nel loro spesso difficile cammino”, come si legge nell’editoriale del primo numero di questo 2021 a firma di Licia Linardi. Il giornale è nato nel 1951 sotto la guida di don Aldo Casadei da una idea di don Vincenzo Mecheroni, con il nome “La Squilla” diventato poi, 13 anni dopo “Corriere d’Italia”. Ciò che scrive Papa Francesco nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “venire e vedere”, è quanto ogni sacerdote che accompagna gli italiani in emigrazione svolge nella sua attività, “nell’andare verso le pecorelle a lui affidate”, spiega don Pierluigi Vignola, parroco della Missione Cattolica Italiana d Amburgo. “Proprio perché – prosegue – aprirsi all’incontro verso l’altro, il nostro prossimo, è quanto richiesto dal Signore Gesù ad ognuno di noi, ad ogni buon cristiano, ma soprattutto a chi si è posto in modo particolare al suo servizio”. Maggiormente in questo “tempo particolare per tutti noi”, il “condividere” del Papa “mi ha riportato alla mente la richiesta di compartecipazione rivoltami dai tanti che si trovano a dover affrontare bisogni e necessità che non sempre lo Stato riesce a soddisfare. Esserci, ascoltare, aver incrociato i loro volti ha significato già molto per queste persone”. Il “consumare le suole delle scarpe”, è “quel saper andare incontro ed alla ricerca di fratelli e sorelle più bisognosi e che mi incoraggiano ad andare avanti senza sosta, sapendo che con noi ci sta sempre il Signore che veglia e ci accompagna in questo cammino”. Il Messaggio del pontefice coinvolge non solo i giornalisti della carta stampata, ma anche coloro che sono impegnati nei nuovi mezzi di comunicazione, evidenzia il direttore del giornale di Buenos Aires “Voce d’Italia”, padre Sante Cervellin: “si tratta di coniugare contenuto e forma di espressione; se si esagera in uno di questi poli c’è il pericolo di limitare il messaggio o di renderlo banale”. Il “comunicatore oggi dovrebbe fare testo perché, come suggerisce papa Francesco è andato alla ricerca della verità”. Il “venire e vedere” può “diventare il metodo di ogni autentica comunicazione umana, perché si basa sulla vita concreta delle persone e sulla verità delle cose”, spiega don Saverio Viola, parroco della Missione Cattolica Italiana di Solothurn, in Svizzera: “ogni informazione per essere espressione comunicativa chiara e sincera, non può essere confezionata lontano dalla realtà, stando seduti sul posto di lavoro, in redazione e davanti al computer. È necessario uscire per strada, consumare le suole delle scarpe, incontrare le persone e raccontare i loro vissuti”. Il sacerdote spiega che in questo tempo, per colmare il senso di vuoto relazionale e farsi sentire prossimi, “anche noi abbiamo sperimentato l’efficacia comunicativa dei media: ponti virtuali per restare in contatto con le nostre comunità. E senza dubbio la rete si è rivelata uno strumento formidabile, che avvicina le persone e le rende presenti, ma è pur sempre un incontro virtuale”. Talvolta “il rischio di un appiattimento in ‘giornali fotocopia’”, come scrive il Papa è “concreto, la narrazione dei fatti diventa asfittica e autoreferenziale, riuscendo sempre meno ‘a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone’”, dice Domenico Pellegrino, volontario dell’Ufficio Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela: “perché, qualunque sia la prospettiva che si vuole assumere, prima che informazione di fatti è sempre informazione di storie, di vite, di volti”. “Vieni e vedi”: il messaggio di Papa Francesco è “esattamente la maniera con cui la fede cristiana si esprime”, dice don Geremia Acri, direttore dell’Ufficio Migrantes e dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Andria. L’invito a “consumare le suole delle scarpe” è “una risposta reale al contrasto dell’appiattimento in cui giornali fotocopia o notiziari tv e siti web stanno cadendo a causa della troppa sovraesposizione ad input che anestetizzano il lettore e non fanno altro che contribuire alla diseducazione delle coscienze. Bisogna invece incontrare le persone, cercare storie che meritano di essere raccontate per formare lettori critici per stimolare dibattiti sani”. Le storie “passano anche attraverso i progetti sociali (la sartoria, l’orto, il ristorante sociale) sostenuti dalla nostra comunità “MigrantesLiberi”; sono storie tangibili i cui racconti vogliono ‘contagiare’ tutti coloro che possono contribuire a fare del bene, ad essere parte attiva di una comunità che sa aiutare”: “non c’è vaccino per formare giornalisti coscienziosi e affamati di verità, ma c’è una cura: essere dalla parte dell’altro”. Papa Francesco ha ricordato queste “sapienti parole” di S. Agostino: “Nelle nostre mani ci sono i libri sacri, ma nei nostri occhi i fatti”. “E ciò – dice p. Renato Zilio, direttore dell’Ufficio Migrantes delle Marche – mi fa ricordare padre Mario, missionario in Francia, e gli incontri biblici che organizzava alla sera con i nostri emigrati italiani. Era leggere, commentare e lasciar emergere ciò che essi stessi stavano scrivendo con la loro vita”.