Primo Piano

Scoprirsi italiani: oggi “speciale Australia” per i viaggi delle radici in Italia

25 Febbraio 2021 -

Roma - Questa mattina, alle ore 9, terzo appuntamento sul “turismo delle radici” dedicato all'Australia, organizzato dall’Osservatorio delle Radici Italiane (ORI) e dell’Associazione AsSud. Il webinar, dal titolo che riprende la ricerca “Scoprirsi italiani: i viaggi delle radici in Italia”, potrà essere seguito sulle pagine Facebook dell’Osservatorio e del Festival delle Spartenze: https://www.facebook.com/ORI-Osservatorio-Permanente-delle-Radici-Italiane-102943638303531https://www.facebook.com/festivalspartenze.

Si parlerà di questa particolare forma di turismo con diversi relatori: Giovanni de Vita del MAECI (Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), Francesco Giacobbo (Sen. eletto nella Circoscrizione Estero Africa, Asia, Oceania), Nicola Carè (On. eletto nella Circoscrizione Estero Africa, Asia, Oceania), Mariangela Stagnitti (Presidente del Comites di Brisbane), Laura Di Russo (Responsabile dell’Ufficio Emigrazione della Regione Abruzzo), Joe Delle Donne (Presidente degli Abruzzesi d'Australia), Enzo Badalotti (VicePresidente dei Veronesi nel Mondo), Michele Grigoletti (Presidente del Club Veronesi a Sidney), Joe Caputo (Presidente della Federazione Pugliesi d'Australia) e Martino Prince (Presidente della Federazione dei Calabresi del Sud Australia e neo eletto consultore della Regione Calabria). A coordinare e stimolare il dibattito saranno i componenti dell’Osservatorio: Marina Gabrieli, Riccardo Giumelli, Delfina Licata e Giuseppe Sommario. Il webinar si inserisce in una ricerca su scala globale del turismo delle radici, intrapresa dall’Osservatorio stesso con la collaborazione del MAECI e della DGIT (Direzione generale per gli italiani all’estero). Capire quali sono le aspettative su questo tema, quali iniziative potranno essere intraprese, come costruire la domanda di turismo delle radici sono solo alcuni dei temi di discussione con i relatori.

Oim e Unhcr: almeno 41 persone disperse in naufragio

24 Febbraio 2021 - Roma - «Salvare la vita di rifugiati e migranti alla deriva nel Mediterraneo deve tornare ad essere una priorità dell’Unione europea e della comunità internazionale». Questo è l’appello che l’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni, e l’Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, lanciano dopo aver raccolto le testimonianze dell’ultimo ed ennesimo naufragio. Il team di Unhcr presente a Porto Empedocle in attesa dello sbarco dalla nave mercantile Vos Triton di 77 migranti e rifugiati, ha raccolto testimonianze accurate circa il naufragio avvenuto sabato 20 febbraio nel Mediterraneo centrale che confermano come almeno 41 persone sarebbero annegate e sono ora disperse: «120 persone si trovavano su un gommone partito dalla Libia giovedì 18 febbraio, fra le quali 6 donne, di cui una in stato di gravidanza, e 4 bambini. Dopo circa 15 ore il gommone ha cominciato ad imbarcare acqua e le persone a bordo hanno provato in ogni modo a chiedere soccorso. In quelle ore, 6 persone sono morte cadendo in acqua mentre altre due, avendo avvistato un’imbarcazione in lontananza hanno provato a raggiungerla a nuoto, annegando». Dopo circa tre ore la Vos Triton si è avvicinata per effettuare un salvataggio ma «nella difficile e delicata operazione moltissime persone hanno perso la vita in mare. Solo un corpo è stato recuperato. Fra i dispersi ci sarebbero, 3 bambini e 4 donne, di cui una lascia un neonato attualmente accolto a Lampedusa». Ad oggi sarebbero già circa 160 le vittime del 2021 nel Mediterraneo centrale. Lungo tutta la rotta che porta, attraverso la Libia, al Mediterraneo centrale, sono decine di migliaia le persone vittime di inenarrabili brutalità per mano di trafficanti e miliziani. Secondo i dati pubblicati da Unhcr, su un totale di oltre 3.800 persone, riferisce il Sir,  arrivate in Italia via mare dal 1° gennaio al 21 febbraio, 2.527 sono partite dalle coste libiche. Secondo i dati raccolti dall’Oim, nello stesso periodo sono state oltre 3.580 le persone intercettate in mare e riportate in Libia, dove sono costrette a subire una condizione di detenzione arbitraria e corrono il rischio di diventare vittime di abusi, violenze e gravi violazioni di diritti umani.

P. Kasong spiega la zona in cui è stato ucciso l’ambasciatore italiano

24 Febbraio 2021 - Cesena - «Tutto il nostro Paese è molto dispiaciuto per quanto è accaduto ieri», dice al telefono padre Edmond Kasong, dal 2018 parroco a San Giorgio-Bagnile, nella diocesi di Cesena-Sarsina. Il sacerdote francescano (frate minore) è originario del Congo, del Kasai orientale, una zona molto lontana da dove è avvenuta l'imboscata che ha causato la morte dell’ambascioatore italiano in Congo, Luca Attanasio, del carabinieri Vittorio Iacovacci e del   loro autista congolese, Mustafa Milambo, nel nord Kivu, vicino al Rwanda e al Burundi. «La zona est, del Congo, quella di Goma, è la più esposta e la più pericolosa del Paese - aggiunge il sacerdote parlando con il settimanale della diocesi, “Corriere Cesenate” -. È la zona più sfruttata dalle multinazionali, in particolare per il coltan (materia prima fondamentale per le batterie degli smartphone e le auto elettriche, ndr). È una zona di confine e qui il Rwanda vorrebbe allargare i propri territori. In quelle province muoiono migliaia di persone ogni anno. È un territorio fuori dal controllo del governo». «Ci sono tanti interessi in gioco», conclude il sacerdote «non c'è pace in quel territorio, dove i  bambini non conoscono la scuola e la gente è sempre in fuga. Tanti stanno morendo per difendere la loro terra».  

Scalabriniane: cresce un circuito di mobilità nel Centroamerica

24 Febbraio 2021 -
Roma - La frontiera a Nord, tra Messico e Stati Uniti d’America, è uno dei principali corridoi migratori del mondo, segnato da violazioni dei diritti fondamentali e da un alto rischio per la vita dei migranti, con discriminazione e xenofobia. Ma la migrazione nel Continente è anche altro: ce n'è una centroamericana di cui si parla meno. E’ questo quanto contenuto nel dossier “Mobilità nella frontiera: Tijuana come spazio di (ri)costruzione della vita”, realizzato dal Csem- il Centro scalabriniano di studi migratori. L’analisi fatta dai ricercatori del Csem, parte proprio da Tijuana luogo di frontiera tra Usa e Messico dove proprio le scalabriniane hanno creato un modello di accoglienza nell’Istituto Madre Assunta, delle Suore Missionarie Scalabriniane. Il testo analizza la migrazione centroamericana da una prospettiva regionale più vasta, analizzando le differenze che hanno coinvolto i singoli Stati. El Salvador, Honduras e Guatemala possono considerarsi come nazioni che hanno avuto principalmente una emigrazione verso gli Stati Uniti. Il Belize, invece, ha la doppia caratteristica di essere sia recettore dei migranti centroamericani sia luogo di partenza verso gli Usa. Il Nicaragua, invece, è l’eccezione regionale, con alti indici di intensità migratoria verso il Costa Rica. Panama ha flussi importanti di migranti verso gli Usa, a causa della sua condizione storica e politica con la federazione e, ora, è un Paese che ha mutato in parte la propria realtà e ne accoglie molti. Ma esistono anche circuiti migratori intraregionali in Centroamerica, facilitati nel programma di libera circolazione Ca4 e per l’uso del dollaro a El Salvador e a Panama. In questo panorama risalta il caso del Messico, tanto che ora si parla di un circuito migratorio centroamericano. I dati parlano nel 2010 della presenza di 59,936 centroamericani nel Paese. Sono dodici milioni i messicani negli Usa, con una curva che ha avuto il suo picco nel 2007, con 6,9 milioni a partire da quell’anno. Secondo lo studio che tocca l’America, dal 1970 al 2020 il contesto sociopolitico è mutamente cambiato. Se negli anni Settanta il tipo di migrazione era principalmente politica (a causa dell’esilio derivato da dittature e da regimi coloniali di Belize e Panama), si è passati ai lavoratori economici degli anni Novanta e ai primi rifugiati ambientali e sfollati interni degli anni Duemila. Dal 2010, invece, l’America è caratterizzata da rifugiati, dalle migrazioni familiari, infantili e giovanili e dalle carovane dei migranti. Particolarmente critica è la violenza omicida che caratterizza alcuni Paesi: il tasso più elevato è a El Salvador (58 omicidi ogni 100.000 abitanti, con una media tra il 2016 e il 2019), poi Honduras (45 ogni 100.000), Belize (36,5 ogni 100.000).  Le rimesse incidono parecchio sui sistemi economici dell’America Latina: a El Salvador contano il 21,4% del Pil, in Honduras il 20%, in Guatemala il 12%, in Nicaragua l’11,3%, in Belize il 5% e in Messico il 2,7%. Uno dei temi maggiormente trattati è stato quello della violenza istituzionale. In 5 anni il Venezuela ha espulso ha espulso 4,5 milioni di persone, specialmente verso i Paesi dell’America Latina. Nel 2014 solo il 2,3 per cento della popolazione venezuelana viveva all’estero e nel 2019 la cifra è cresciuta al 16%, la seconda dell’America Latina dopo El Salvador, la cui percentuale è al 25%. Il Messico ha il 10% dei suoi cittadini all’estero. Ma nel Sud del continente, si legge nello studio, “inefficienza, rozzezza e bassezza di molte istituzioni pubbliche e private, esercitano una violenza passiva sulla popolazione”. Oggi, “l’impunità istituzionale, la violenza sistemica e la povertà neoliberale hanno portato alle principali cause della migrazione”.​

Don Malonda: l’attentato in Congo induca a riflettere sulla situazione africana

24 Febbraio 2021 - Roma - «Sono molto addolorato, tutta la comunità congolese in Italia è addolorata». Con queste parole don Denis Kibangu Malonda, parroco di S. Maria Goretti in Villalba di Guidonia, Tivoli, e incaricato dell’Ufficio Diocesano Migrantes della diocesi di Tivoli, racconta a www.migrantesonline.it quanto sia sconfortante l’attentato che ha causato la morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere italiano Vittorio Iacovacci e di Mustafa Milambo, l’autista congolese. Don Denis è dal 1988 in Italia.  E’ nato in Congo, a circa 2550 chilometri di distanza dal territorio in cui c’è stato l’agguato. «Io personalmente non ho avuto il piacere di conoscere l’ambasciatore – dice - però ho sentito parlare molto bene di lui, sia da amici italiani che con la cooperazione frequentano il Congo, sia dai congolesi che sono beneficiari delle iniziative dell’Ambasciata italiana, che è ben voluta perché è sempre stata molto attenta sulle questioni umanitarie nel mio Paese». Don Denis elogia l’Italia anche per i tanti missionari italiani che operano in Congo e quanti religiosi congolesi sono in Italia. Ricorda i tanti giovani congolesi che si sono formati nel nostro Paese e non solo del clero nei tempi in cui potevano usufruire di borse di studio dello stato o con fondi diversi. La generosità del popolo italiano verso il popolo congolese è qualcosa di molto consolidato, sottolinea. «Io stesso dagli anni Ottanta agli anni Duemila ho aiutato la Caritas italiana per la promozione di diversi progetti di sviluppo in Congo”.  Per don Denis dove è successo l’attentato il territorio è talmente martoriato dalla violenza, che è la spina del fianco del Paese da almeno trent’anni. «Questa situazione - dice - così degradata deriva dalla famoso genocidio dei Tuzzi nei confronti degli Uti nel Ruanda.  Dopo il genocidio gli Uti sono scappati, hanno attraversato il confine con il Congo, e ora si trovano in quell’area. Ma già prima del genocidio in quella zona si riscontrava un clima di incertezza. Le circostanze geopolitiche dell’insicurezza in quella zona sono molte complesse”. Il sacerdote congolese fa appello alla società internazionale perché  le morti dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci non siano morti invano. «La società internazionale - afferma – prenda in seria considerazione questo focolaio e ci metta le risorse necessarie per chiuderlo. Oggi parliamo dell’Ambasciatore, del carabiniere e dell’autista, ma ci sono milioni di persone in questo clima di insicurezza morti dagli anni ’90 in poi». La comunità congolese si associa al lutto delle famiglie e dell’Italia tutta e si chiede come mai un Paese così martoriato sia riconosciuto solo per queste vicende. «Possibile che il mondo sia così spietato verso quel popolo, verso una nazione da non favorisce uno sviluppo effettivo e fattivo, in cui tutti saremmo beneficiari, e invece continuano a morire migliaia di congolesi e non solo in questo olocausto”. Ci tiene a segnalare che l’Ambasciatore Italiano è andato in quella zona perché c’è un programma contro la sottoalimentazione per quella gente ridotta alla fame, una zona ricca per i prodotti agricoli ma scippata dall’interesse per lo sviluppo delle miniere. Nel concludere ribadisce “Quello che è successo tre giorni fa mi auspico che porti all’attenzione internazionale il problema, ogni morte per noi cristiani può essere una radice di una vita nuova, e il prezzo di queste vite possa portare a una radice di totale orientamento per un po’ di pace e giustizia a questo popolo. Spero sulla diplomazia italiana e su quella internazionale”. E rivolgendosi ai potenti della terra cita un pensiero di Papa Giovanni Paolo II: “tutti noi ci presenteremo un giorno davanti al Giudice Supremo”. (NDB)  

Rosario per l’Italia: oggi da Pordenone con mons. Pellegrini

24 Febbraio 2021 - Pordenone - Nuovo appuntamento per “Prega con noi” ormai consueto incontro settimanale. Tv2000 e InBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi virtualmente questa sera alle ore 21 per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso appunto su Tv2000 (canale 28 dtt e 157 di Sky), su InBlu2000, oltre che sulla pagina Facebook del canale televisivo dalla chiesa del Seminario diocesano della diocesi di Concordia-Pordenone. A presiedere la preghiera sarà il vescovo, mons. Giuseppe Pellegrini.  

L’unica “oasi” contro il virus per i migranti è padre Mata

24 Febbraio 2021 - Milano - Cresce in queste ore la speranza di rivedere i genitori e gli amici che ce l’hanno fatta a raggiungere el otro lado, gli Usa. È la reazione dei migranti latinoamericani alla notizia arrivata dalla nuova presidenza Usa. Il governo di Joe Biden consentirà il graduale ingresso negli Stati Uniti di migliaia di richiedenti asilo bloccati in Messico. Da venerdì scorso, gli Usa hanno cominciato ad accettate le 25mila persone che hanno fatto richiesta di ingresso. I migranti dovranno registrarsi e superare un test Covid-19, prima di poter entrare attraverso uno dei tre valichi di frontiera e già si mobilitano i centri di accoglienza che dovranno smistare i profughi. Nel frattempo, dopo lo stop imposto dalla pandemia, è ripreso con forza il flusso. «Abbiamo appena ricevuto 17 ragazzini. Arrivano da Honduras, Guatemala, Belize ed Ecuador. Appena giunti, la signora Irma e il team della mensa di Santa Cecilia li ha fatti mangiare. Erano sfiniti. Il maestro Aldo, un membro del gruppo Migrant Care, ci fornisce coperte per combattere il freddo della notte. Preghiamo perché la Pastorale del migrante sia sempre viva nella diocesi di Torreón». Padre Antonio Mata – nel mezzo della doppia pandemia del Covid e della violenza – continua ad assistere i migranti che fanno rotta  nel nord del Messico e non hanno altra possibilità che ricevere la sua assistenza. Anche qui il numero di chi ha perso la vita per il Covid è alto. Nello Stato di Coahuila sono 5.600, alle cifre ufficiali bisogna aggiungere le pneumonie atipiche e le morti non registrate di villaggi e periferie, dove il bilancio fa almeno raddoppiare le cifre riportate nelle statistiche ufficiali. (Nicola Nicoletti - Avvenire)  

Fondazione ISMU: in Italia gli stranieri sono circa 6 milioni

24 Febbraio 2021 - Milano - La Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2020 gli stranieri presenti in Italia siano 5.923.000 su una popolazione di 59.641.488 residenti (poco meno di uno straniero ogni 10 abitanti). Tra i presenti, i residenti sono circa 5 milioni (l’85%), i regolari non iscritti in anagrafe sono 366mila, mentre gli irregolari sono poco più di mezzo milione (517mila, -8,0%, rispetto alla stessa data del 2019). Rispetto alla stessa data del 2019, il numero di stranieri presenti è sostanzialmente invariato con un calo pari a -0,7%. Nel 2020, l'anno segnato dallo scoppio della pandemia Covid-19, si registra un aumento degli sbarchi (34mila), dopo due anni di diminuzione (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019). Calano invece le richieste d’asilo che nel 2020 sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). Nonostante la ripresa degli sbarchi, il fenomeno migratorio nel nostro paese «mostra - spiegano i ricercatori dell'Ismu - i segnali di una fase di relativa stagnazione. Tale tendenza potrà verosimilmente accentuarsi anche a seguito della crisi economica che il post-pandemia porterà con sé, rallentando gli arrivi e incentivando la mobilità degli stranieri e naturalizzati verso altri paesi». In prospettiva - si legge nel rapporto - «una riduzione della consistenza numerica è attesa anche per quanto riguarda la componente irregolare, su cui agiranno sia gli effetti della sanatoria intervenuta nel corso di quest'anno, sia l'eventuale riduzione della forza trainante di un mercato del lavoro che quasi certamente faticherà a recuperare le posizioni, già non brillanti, dell'epoca pre-Covid». Sono questi alcuni dei principali dati del XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020, elaborato da Ismu presentato ieri in modalità online. Alla presentazione sono intervenuti Mariella Enoc, Presidente Ismu, Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo; Patrick Doelle, Rappresentanza in Italia della Commissione europea; Vincenzo Cesareo, Segretario Generale Fondazione Ismu, ; Livia Ortensi, Responsabile Settore Statistica di Fondazione Ismu,  Laura Zanfrini, Responsabile Settore Economia e Lavoro di Fondazione Ismu, Paola Barretta ricercatrice dell'Osservatorio di Pavia; Giovanni Giulio Valtolina, Responsabile Settore Famiglia e Minori e Religioni di Ismu e Venanzio Postiglione, Vicedirettore del "Corriere della Sera".

Migrantes: giovedì webinar su “Italiano all’estero, lingua di comunione”

23 Febbraio 2021 - Roma – “Italiano all'estero, lingua di comunione”. Questo il tema di un convegno, online, che si svolgerà giovedì 25 febbraio, promosso dalla Migrantes in collaborazione con la Missione Cattolica Italiana di Genk e alle Acli del Limburgo e di Genk. «Si tratta – spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis - per noi di un momento di riflessione e di ascolto» e «un momento formativo in preparazione del convegno delle Missione Cattoliche Italiane previsto pe il prossimo mese di novembre. All’incontro, moderato da Delfina Licata, interverranno Fernando Marzo, Presidente Commissione Lingua e Cultura del CGIE; don Giovanni De Robertis, direttore generale della Migrantes; Massimo Vedovelli, dell’Università per Stranieri di Siena; Caterina Ferrini dell’Università telematica degli Studi IUL e don Gregorio Aiello, responsabile della Missione Cattolica Italiana di Genk.    

Canada: è morto p. Nardone per anni a fianco degli italiani

23 Febbraio 2021 - Toronto - La Famiglia Francescana, la Chiesa canadese e la comunità italiana del Canada piangono p. Amedeo Nardone, per anni a fianco degli italiani. È morto a Toronto all’età di 78 anni. Era nato a Cassino ed era stato ordinato sacerdote nel 1968 a Lanciano in provincia di Chieti. Padre Amedeo apparteneva all’Ordine dei frati Minori. Era arrivato in Canada nel 1977. A Toronto aveva iniziato a prestare servizio nel quartiere di Eglinton presso la Chiesa dell’Immacolata Concezione. Dal 2002 era parroco della chiesa di S. Jane Francis a Nort York della città metropolitana di Toronto. La notizia è stata subito riportata dal Corriere Canadese, il quotidiano in lingua italiana. Padre Roberto Campagna, Minister Provincial dell’Immacolata Concezione lo ha definito come “il classico esempio di francescano e dei parroci di un’altra generazione”. Dalla testata si apprende che padre Amedeo si era fatto conoscere subito per quella sua passione e per l’altruismo, era un punto di riferimento per la comunità parrocchiale. Era sempre a disposizione, sapeva tenere coesa la comunità parrocchiale, anche con pellegrinaggi. «Sapeva arrivare alle corde del cuore, sapeva farsi apprezzare per il servizio intelligente in seno alla comunità». Un vero apostolo del Vangelo, un ministro della Parola, attento al rito dei Sacramenti. Dice di lui Joe Volpe, l’editore della testata: “Padre Amedeo ha svolto un grande e importante servizio alla comunità tutta, era ben voluto, più che un parroco era un amico di tutti, era amato per la sua umiltà, per la sua disponibilità”. A testimoniarlo anche i tanti parrocchiani che lo ricordano con grande affetto. Padre Amedeo era stato dal 1996 al 2006 presidente della Italian Pastoral Commission. Ma era anche un grande sostenitore delle scuole cattoliche che da queste parti erano state fondate dai francescani. Nel campo della comunicazione per il Corriere Canadese era responsabile dell’inserto settimanale ‘Chiesa 2000’, pagine dedicate all’informazione pastorale e alla catechetica per le quali curava personalmente gli articoli. A tutta la comunità canadese che lo ha conosciuto e amato, alla famiglia francescana e ai familiari il profondo e commosso ricordo da parte della Fondazione Migrantes.

Attentato Congo: Kaaj Tshikalandad, l’attentato di ieri mi ha lasciato sbigottita ed inerme

23 Febbraio 2021 - Firenze - Kaaj Tshikalandad è una ragazza nata in Italia da genitori congolesi che hanno studiato a Firenze, accolti dal Centro Internazionale “Giorgio La Pira”. Ma Kaaj è anche cresciuta in Congo e tornata in Italia per gli studi universitari. Ora vive a Firenze. Racconta a www.migrantesonline.it parlando dell’attentato nel suo Paese che ha causato la morte all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere italiano Vittorio Iacovacci e al loro autista congolese, Mustafa Milambo.  «Mi dispiace – dice per quello che è successo ieri, per l’attentato all’Ambasciatore Luca Attanasio e alle persone che si trovavano con lui». «La mia relazione tra il Congo e l’Italia è una relazione di casa verso casa. Il Congo è il mio paese di origine dove ho fatto i miei studi superiori, ma l’Italia è il Paese che mi ha visto nascere e crescere per gran parte della mia età adolescenziale». L’attentato di ieri l’ha lasciata sbigottita, inerme: «E’ fondamentale l’importanza della cooperazione italiana che ha avuto per il mio percorso di formazione e anche la dualità identitaria che c'è in una persona come me - afferma - che nasce tra due mondi che potrebbero essere quasi in disaccordo ma in realtà si trovano a vivere insieme”. In Congo Kaaj viveva nella capitale a Kinshasa, per far capire quanto gli italiani siano stati importanti fa un riferimento storico citando la costruzione in Congo delle due più grandi dighe idroelettriche realizzate con la cooperazione italiana. “La vicenda del pluriomicida successo ieri - continua - ci ricorda anche il monito del Premio Nobel della Pace 2018, il ginecologo congolese Denis Mukwege che ha una clinica proprio a Goma, luogo di guerra. Le milizie usano lo stupro come arma di guerra, lui si rivolgeva alla società internazionale affermando che non si può far finta di non vederlo». «Così  - dice - il defunto ambasciatore era lì in missione per il programma alimentare mondiale per poter aiutare la popolazione dal punto di vista alimentare e il dottor Denis aiutava dal punto di vista medico». Concludendo afferma «in questo contesto un po’ pigro dal punto di vista internazionale sicuramente la cooperazione italiana e grazie anche all'Ambasciatore Attanasio ha avuto un passo in più, mettendo in atto una politica meno burocratica e più concreta».  (NDB)

Mediterraneo frontiera di pace”: ad un anno dall’Incontro di Bari l’impegno continua

23 Febbraio 2021 - Roma - «Ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello. E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area». Questa l’«opera di riconciliazione e di pace» affidata da Papa Francesco ai Vescovi di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, al termine dell’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace” svoltosi a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020. A distanza di un anno, «l’impegno a dialogare e a costruire la pace in un’area cruciale per il mondo intero non è venuto meno», sottolinea la CEI: «sebbene la dimensione pubblica dell’esperienza abbia subito un’interruzione a causa della pandemia, il confronto tra Chiese sorelle e il supporto vicendevole hanno continuato a caratterizzare i mesi della crisi sanitaria. E proprio la pandemia, che continua ad attraversare frontiere e continenti, dimostra ancora una volta che l’umanità è una sola e che i destini dei popoli sono strettamente correlati in questa era globale. In risposta al COVID-19, la nostra rete nel Mediterraneo ha visto confermare, dopo Bari, forme di collaborazione e solidarietà, tese a dare risposte comuni a problemi comuni. Ne sono esempio la solidarietà portata dalla Chiesa che è in Italia al Libano, colpito ad agosto da una tremenda esplosione nella zona portuale di Beirut, e alla popolazione della Croazia, devastata da una serie di scosse sismiche nel mese di dicembre». L’incontro di Bari, sottolinea il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, è stato “la prima tappa, l’inizio di un cammino che era necessario intraprendere, per dare la nostra risposta col Vangelo ai problemi della Chiesa, alle nostre Chiese e alla società di oggi”. Nel solco di “Mediterraneo frontiera di pace” si è «alimentato lo spirito di fraternità e condivisione maturati durante l’incontro». In questo anno infatti, segnato in tutto il bacino dal diffondersi del COVID-19 e dalle sue tragiche conseguenze, i Vescovi dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum hanno convenuto sulla necessità di individuare piste per far sì che l’evento di un anno fa non resti un unicum, ma apra cammini di riflessione e di azione a livello locale e internazionale. Ne è segno la recente visita di una delegazione della CEI in Niger (per la Migrantes il direttore generale don Gianni De Robertis, ndr) e, ancora di più, la volontà del card. Bassetti di riprendere l’intuizione di Bari per rendere il Mare Nostrum quel «grande lago di Tiberiade» che fu in passato, come lo definiva Giorgio La Pira, le cui sponde tornino ad essere simbolo di unità e non di confine. «È essenziale proseguire in questo percorso di comunione – conclude il card. Bassetti -, nell’orizzonte indicatoci da Papa Francesco che, nella Fratelli tutti, ci ricorda che il dialogo perseverante e coraggioso, anche se non fa notizia, aiuta il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto”.    

Cgie: l’attentato in Congo “un momento di profondo dolore”

23 Febbraio 2021 - Roma - «Non ci sono lacrime per colmare i sentimenti, né per spiegare la barbarie con la quale nella Repubblica Democratica del Congo due giovani vite sono state spezzate nello splendore della loro gioventù. Il nostro sta diventando il paese delle lacrime, dei singhiozzi malcelati che non riusciamo più a trattenere per le tante, molte vittime sacrificate sull’altare della pace, impegnate in giro per il mondo nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite”. Lo scrive oggi il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero dopo l’uccisione, ieri, dell’ambasciatore in Congo, Luca Attanasio, ucciso insieme al carabiniere italiano Vittorio Iacovacci e al loro autista congolese, Mustafa Milambo. Il Consiglio Generale degli Italiani fa sue le parole espresse dal Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha «accolto con sgomento la notizia del vile attacco»: “La Repubblica italiana è in lutto per questi due servitori dello Stato che hanno perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali”, ha detto Mattarella. Il Cgie «si unisce al lutto delle famiglie di Luca e Vittorio ed esprime loro le più sentite condoglianze. Per alcuni di noi, che abbiamo condiviso parte del percorso professionale del giovane Ambasciatore d’Italia, è un momento di profondo dolore e di quel tempo serbiamo un ricordo indelebile».

La vita fondata nella vera libertà

23 Febbraio 2021 - […] Potrebbe sembrare che Paolo contrapponga solamente la libertà alla Legge e la Legge alla libertà. Tuttavia un’analisi approfondita del testo dimostra che San Paolo nella Lettera ai Galati sottolinea anzitutto la subordinazione etica della libertà a quell’elemento in cui si compie tutta la Legge, ossia all’amore, che è il contenuto del più grande comandamento del Vangelo. (Giovanni Paolo II – Udienza Generale, mercoledì, 14 gennaio 1981) Verso la conclusione del secondo ciclo di udienze, il Papa si cimenta nel commento di un famoso passo della lettera di San Paolo ai Galati: “voi, infatti, fratelli siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge, infatti, trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso” (Gal 5, 13-14). Si tratta di un insegnamento basilare che il pontefice applica alla vita matrimoniale. Libertà e legge non sono contrapposte nella misura in cui l’unica legge a cui la libertà va sottoposta è la legge dell’amore. Questo scardina anche il pensiero manicheo per cui tutto dev’essere o bianco o nero, giusto o sbagliato secondo un criterio legalistico e in ultima istanza ipocrita. Se applichiamo alla dimensione della purezza il pensiero paolino possiamo capire quale discernimento sia necessario per vivere nella libertà la propria sessualità senza vivere “secondo la carne”. La libertà degli sposi va misurata dentro il contesto dell’amore. Quello che si può fare o non fare è commisurato sempre alla verità dell’amore che si mette in gioco. L’amore coniugale, infatti, è sempre una realtà plurale che vuole la verità di entrambi i coniugi. L’amore non può mai esaurirsi al desiderio di uno dei due, ma piuttosto è il frutto di un dialogo e di uno scambio in cui ciascuno dei due ricerca l’altro nella sua irripetibile libertà. La libertà allora non scade mai nella liceità, nella possibilità di fare dell’altro tutto ciò che si vuole e soprattutto di farlo scadere ad un oggetto del proprio desiderio, della concupiscenza. È questo un discorso impegnativo che interpella nel profondo la responsabilità individuale e di coppia ma dal quale non ci si può esimere se si vuole esercitare autenticamente la propria libertà. Talvolta i fidanzati e gli sposi cristiani vorrebbero avere dei tracciati di regole già scritti, dei manuali di casistiche che dettino i permessi, in ambito sessuale, su cosa sia lecito fare o non fare, ma sarebbe una scorciatoia perché la purezza a cui San Paolo e il Vangelo richiamano non può limitarsi ad un discorso di astinenza, di continenza, o di permessi. Il bersaglio di una vita sessuale secondo lo Spirito e non secondo la carne va cercato proprio attraverso la lettura del proprio vissuto profondo, un discernimento individuale e di coppia che ancora una volta si fonda sull’amore. La purezza allora ha più a che fare con l’autenticità dei gesti e va cercata in tutte le manifestazioni di affetto che possono abitare una giornata. Sì, perché la purezza della vita sessuale degli sposi si costruisce anche fuori dal letto, attraverso il linguaggio, gli atteggiamenti, la tenerezza che costellano la quotidianità del vivere ordinario. Quanto più l’intesa fra i coniugi è costruita con tasselli di gratuità offerti all’altro nell’amore, tanto più l’unione degli sposi si configura come un coronamento della vita sponsale e vero luogo di libertà. (Giovanni M. Capetta – Sir)

Attanasio “andava ovunque per prendersi cura degli italiani: la testimonianza di un ex studente internazionale

23 Febbraio 2021 - Roma - Luca Attanasio, ambasciatore d’Italia in Congo «era una persona perbene; era una grande persona. Nel ruolo di diplomatico era molto riservato e molto prudente. La sua presenza in Congo, ha fatto acquistare all’Italia una diffusa importanza». È testimonianza dell’avvocato Joseph Nzimbala, ex studente internazionale accolto dal Centro Studenti Internazionale di Firenze raccolta dal direttore Maurizio Certini per www.migrantesonline.it. Attanasio – dice l’ex studente - «come persona era sempre vicino alla gente. Era molto sensibile alla sofferenza dei poveri, al dolore di coloro che sono gli ultimi. L’ho visto tante volte togliersi la giacca e andare ad aiutare i bambini di strada. Parlava loro con gentilezza, con pazienza, dava loro il cibo. Con la moglie Zakia, sosteneva molto i bambini. Ho visto Luca pagare di tasca propria le rate scolastiche ai figli di chi non aveva possibilità». Nzimbala ricorda che l’ambasciatore – ucciso ieri insieme al carabiniere italiano Vittorio Iacovacci e al loro autista congolese, Mustafa Milambo, «è venuto due volte a trovarci nella foresta, per visitare le scuole che con progetti e aiuti di amici italiani siamo riusciti a costruire. Anche lui aiutava queste scuole. Ed era molto, molto attento alle fatiche delle donne che vanno a cercare l’acqua lontano dal villaggio, e alle sofferenze dei bambini costretti a bere acqua sporca». Come ambasciatore «faceva di tutto per rappresentare al meglio l’Italia, e andava ovunque per prendersi cura degli italiani. L’ho visto a più di 700 chilometri dalla capitale. Sempre attento a non rischiare e a non far rischiare altri inutilmente, era venuto nel Bas Congo per l’inaugurazione di una piattaforma, costruita con un appalto vinto da una società italiana. Era lì per incoraggiare i lavoratori italiani, per non farli sentire soli. Era lì per dire che l’Italia era presente e che sosteneva i suoi imprenditori. Era lì per dire a tutto il Congo che l’Italia era attenta al Paese, interessata allo sviluppo economico della Regione, che desiderava collaborare con il proprio lavoro e con la propria tecnologia».  E vedendo che l’ambasciatore italiano era così presente nel sostenere i suoi concittadini, «la gente, in prevalenza contadini, ha rispetto e ama questi italiani». Luca Attanasio era «un vero diplomatico e una grande persona che sapeva promuovere gli interessi dell’Italia e degli italiani, amando i congolesi come suoi familiari”, aggiunge l’ex studente internazionale: «è andato a morire, insieme al caro Vittorio Iacovacci, vittima di un attacco veramente ignobile, triste, disumano, da parte di un gruppo armato di ribelli. Era andato in quella zona del Kivu portando alla gente ancora una volta il nome dell’Italia. Luca è morto assassinato, è morto sacrificato, è morto come un martire per il bene dell’Italia e dei congolesi. Ecco, un ambasciatore che in ufficio sapeva indossare bene la sua giacca, e che sapeva anche mettere le scarpe giuste per scendere nel campo e sporcarsi per conoscere da vicino le cose, condividere, sostenere, aiutare tutti». La testimonianza integrale nel prossimo numero di “Migranti Press”, (R. Iaria)  

CEI: “la violenza non è la cura”

23 Febbraio 2021 - Roma - “Esprimiamo profondo cordoglio per la tragica morte di Luca Attanasio, Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista, uccisi in un attacco che ha colpito un convoglio internazionale nei pressi della città di Goma”. Lo scrive la CEI in un post sui social dopo l’attentato di ieri. “Nel deprecare quanto avvenuto”, evidenzia la Conferenza Episcopale Italiana  che ricorda le parole di Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale della pace 2017: “La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato”. “Ci stringiamo alle famiglie delle vittime, cui assicuriamo il ricordo nella preghiera. A loro porgiamo sentite condoglianze e grande solidarietà”, conclude la nota dell’episcopato italiano. (R. Iaria)  

Migrantes Calabria: domani il terzo appuntamento del ciclo “Economia senza tratta di persone”.

22 Febbraio 2021 - Cosenza - “Economia senza tratta di persone”. È il tema scelto dalla Migrantes Calabria, diretta da Pino Fabiano, per un ciclo d’incontri online. Domani il terzo appuntamento di questo percorso di riflessione e approfondimento a più voci. Questo percorso segue i tre appuntamenti “Conoscere per comprendere” sul tema delle migrazioni che si è svolto nelle settimane scorse. «Abbiamo voluto avviare un focus sull'immigrazione che viene quasi sempre letta come un'invasione, ma quando si va al di là di apparenze e luoghi comuni, si scopre che molti finiscono in strada, vittime di sfruttamento e soprusi di ogni genere. Che tra l'altro la pandemia ha moltiplicato e peggiorato», spiega Fabiano aggiungendo che l’appuntamento di domani si parlerà di “Tratta e minori”. L'incontro può essere seguito sul profilo Facebook della Migrantes di Cosenza-Bisignano.  

Migrazioni e pregiudizi: oggi incontro all’Istituto di Cultura di Berlino

22 Febbraio 2021 - Berlino – Migrazioni e pregiudizi: questo il tema dell’incontro ch si svolgerà, online,  oggi, lunedì 22 febbraio, alle 18 promosso dall’Istituto di Cultura di Berlino in collaborazione con il Com.It.Es di Berlino . Durante la serata si rifletterà sulla percezione e sulla conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi rispetto al migrante italiano, sui dati e sulla narrazione del passato e del presente della mobilità italiana con occhio di riguardo alla Germania come meta di destinazione. Alla serata interverranno Delfina Licata della Fondazione Migrantes), curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Edith Pichler (Universität Potsdam) e Luciana Degano (PMG) autrici dei due saggi su pregiudizi e stereotipi in Germania. I lavori saranno moderati da Andrea Dernbach e possono essere seguiti cliccando a questo >>>link.

Migrantes Cassano Ionio: il 25 febbraio la presentazione del Rapporto Immigrazione

22 Febbraio 2021 - Cassano allo Ionio - Sarà presentato giovedì 25 febbraio il XXIX Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dal titolo “Conoscere per comprendere”. L’incontro che, causa Covid – 19, si terrà utilizzando le piattaforme virtuali, è stato organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Cassano in collaborazione con la Caritas diocesana. L’edizione 2020 riprende il tema indicato da Papa Francesco in occasione della 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e presenta una nuova sezione pastorale. Come di consueto, il volume si apre con la dimensione internazionale ed europea, per poi esaminare le caratteristiche strutturali dei flussi e delle presenze degli immigrati in Italia, i processi di inserimento, integrazione e partecipazione, il contributo dell'immigrazione al lavoro e all'economia nazionali. Diversi i capitoli dedicati quest'anno agli effetti della pandemia sulle condizioni di vita e lavoro dei migranti. Chiudono il Dossier i capitoli dedicati ai singoli contesti regionali e territoriali e un'ampia appendice statistica. Dopo i saluti del direttore dell’Ufficio Migrantes, Leonardo Cirigliano e di don Mario Marino, Vicario per la Carità, illustrerà il rapporto Simone Varisco della Migrantes. Le conclusioni saranno affidate al vescovo, mons. Francesco Savino. L’incontro sarà trasmesso in diretta sulle piattaforme Youtube e Facebook della diocesi di Cassano All’Ionio.  

Dall’accogliere all’essere accolti: un incontro della diocesi di Roma

22 Febbraio 2021 - Roma - «La comunità cristiana è chiamata a un ruolo generativo nella fede, nell’esperienza umana più piena e ciò significa favorire tutti quei processi che sono nella logica dell’accoglienza e dell’integrazione». Sono queste le parole dell’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi di Roma, chiamato a tirare le fila dell’incontro su “Integrazione: un viaggio di andata e ritorno. Dall’accogliere all’essere accolti in un processo di inserimento nella società che si abita”, trasmesso sabato 20 febbraio sulla piattaforma Zoom e promosso dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese, dall’Ufficio Migrantes e dalla Caritas diocesana nell’ambito del ciclo di formazione missionaria. «In questa prospettiva – ha concluso l’arcivescovo – è realmente padre e madre chi favorisce il movimento, il protagonismo di ciascuno e chi cerca di cogliere l’altro come una enorme risorsa per tutti». “Accogliere” è il verbo che ha ispirato l’intervento del primo relatore dell’incontro, padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e rifugiati del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, la cui riflessione si è dipanata da alcuni brani dell’enciclica “Fratelli tutti”. «Sono tre i momenti che Papa Francesco riconosce parte dell’accoglienza: superare la chiusura in sé stessi; prestare attenzione, ovvero riconoscere che l’altro c’è e non è invisibile; infine, aprire la propria cerchia», ha commentato padre Baggio, sottolineando i verbi caratteristici di un atteggiamento autenticamente accogliente. «Accogliere significa ascoltare, incontrare chi non conosciamo e bussa alla nostra porta – ha proseguito -. Ma significa anche aprirsi alle periferie a noi ignote per trovare una dimensione di reciproca appartenenza». Un’apertura che acquista senso solo se non comporta la rinuncia al valore profondo della propria identità, la base grazie alla quale «possiamo accogliere l’altro e offrirgli qualcosa di prezioso». Ancora, accogliere significa anche «rispettare e fare il bene, perché l’amore verso il prossimo non aspetta mai qualcosa in cambio». È un cammino, quello dell’accoglienza, che richiede inoltre tanta responsabilità e preparazione: «Coloro che disegnano i programmi di catechesi e pastorale giovanile devono fare in modo che tutti questi elementi diventino una costante del loro percorso». Un’analisi sulla costruzione sociale dell’immigrazione è stata invece condotta dal sociologo Maurizio Ambrosini, docente all’Università degli Studi di Milano. «Gli immigrati sono persone che stanno sotto una doppia alterità: sono stranieri ma anche poveri. È un termine che contiene sempre un implicito significato svalutativo e minaccioso – ha spiegato -. Non è infatti l’alterità in sé ma è l’alterità delle periferie esistenziali e sociali che turba le società riceventi e fa nascere la domanda di integrazione». Dopo aver passato in rassegna le drammatiche differenze tra la rappresentazione corrente dell’immigrazione e la sua evidenza statistica, il sociologo ha sottolineato i limiti di un sistema di politiche migratorie selettive e ambiziose in cui conta solo «il potere dei passaporti, dei portafogli e delle professioni». Come dunque costruire in questo scenario una integrazione autentica, libera da pregiudizi e atteggiamenti latenti? Bisogna puntare, secondo Ambrosini, «sul riconoscimento dei bisogni degli immigrati; sulla scoperta delle loro risorse; sulla promozione di relazioni paritarie in cui gli immigrati siano trattati da responsabili; infine, su un aiuto emancipante che renda libere le persone. Così – ha concluso – scopriremo i ritorni di una società più coesa e plurale». (RomaSette) ​