Primo Piano

Senegal: da una ricerca di Sophia il 90% degli studenti vuole emigrare

8 Aprile 2021 -
Roma - Da una ricerca in quattro istituti di istruzione superiore a Dakar, realizzata dalla Cooperativa Sophia emerge che più del 90% degli studenti vuole intraprendere la strada della migrazione per il proprio futuro. Dai questionari - fa sapere al cooperativa - emerge però che gli studenti non conoscono i dati del fenomeno migratorio, sono ignari delle norme che regolamentano l’immigrazione in Europa e non hanno informazioni adeguate e attuali sui rischi connessi all’immigrazione irregolare. Secondo i docenti, la disinformazione è legata ad una carente offerta formativa scolastica sul tema, al punto che essi stessi hanno espresso il desiderio di essere formati sul fenomeno migratorio. Sophia è una cooperativa che si dedica al tema dell’immigrazione fin dalla fondazione nel 2013 ed ha sentito il desiderio di portare in Senegal e in Guinea un progetto educativo rivolto agli studenti, laddove è forte la spinta ad emigrare. “Educare senza confini ha lo scopo di accrescere la conoscenza del fenomeno della migrazione fra gli studenti, erogando laboratori formativi sulle reali condizioni di chi parte e arriva, sui rischi del viaggio in condizioni di clandestinità, sulle tratte pericolose che la stragrande maggioranza delle persone affronta per raggiungere l’Occidente”, spiegano i promotori evidenziando che la ricerca, condotta lo scorso anno, ha dimostrato che gli studenti sono in possesso di “informazioni distorte ed edulcorate riguardo il fenomeno migratorio: i racconti di chi ce l’ha fatta sono spesso lontani dalla realtà e nascondono le difficoltà affrontate durante il viaggio per non destare preoccupazione nelle famiglie di origine”.  Questa disinformazione però "non deriva da una mancanza di interesse per il fenomeno: la maggior parte dei ragazzi infatti ha dichiarato di informarsi principalmente attraverso internet e la televisione. La viva attenzione per il fenomeno migratorio si è manifestata del resto durante gli incontri del progetto dove gli studenti hanno posto numerose domande ai formatori riguardanti la vita nei paesi di arrivo e le condizioni della traversata. Il desiderio di lasciare il proprio paese però non deriva da condizioni di povertà: quasi il 40% dei ragazzi infatti ha dichiarato di voler emigrare per continuare o perfezionare gli studi e trovare migliori posizioni lavorative. Tuttavia il problema principale emerso è la mancata conoscenza degli aspetti legali e dei pericoli della traversata: infatti solo il 30% degli studenti ha mostrato di essere a conoscenza del documento valido per vivere in Europa e delle vie per ottenerlo, mentre la maggior parte ha dimostrato di sottostimare le difficoltà del viaggio". Dai risultati della ricerca e dall’esperienza in Senegal è emersa in Sophia la volontà di progettare attività formative in più ampia scala, con attenzione particolare alla formazione dei docenti, in modo da costruire una comunità educante che abbia a cuore il destino dei giovani. Il successo del progetto in Senegal ha posto le basi per una nuova edizione ad Aprile 2021 in Guinea nella quale saranno coinvolti 750 studenti di una scuola di Conakry, la capitale.

Commissione Ue: “ancora troppi pregiudizi e discriminazione” verso i Rom

8 Aprile 2021 -  Bruxelles - “In occasione della Giornata internazionale dei rom, celebriamo, insieme alla nostra più grande minoranza etnica europea”, che comprende 10-12 milioni di persone, “il loro contributo unico alla diversità e al patrimonio europeo”. Lo dichiarano, in vista della giornata di oggi, i commissari Ue Vĕra Jourová, Helena Dalli e Olivér Várhelyi. “Celebriamo anche il 50° anniversario del primo Congresso mondiale sui romanì”. Tuttavia, “molti rom affrontano ancora nella loro vita quotidiana pregiudizi, discriminazioni, antigipsismo ed esclusione socioeconomica. Inoltre, la pandemia globale ha colpito duramente le comunità rom. Dobbiamo fare tutto il possibile per affrontare non solo l’attuale crisi che li colpisce, ma anche per portare un reale cambiamento sul campo”. La Commissione ricorda di aver adottato un “quadro strategico” decennale 2020-2030 a favore dell’integrazione delle popolazioni rom in Europa. Si tratta di misure per combattere la discriminazione, promuovere l’inclusione sociale, promuovere la partecipazione dei rom nella società e garantire la parità di accesso a un’istruzione ordinaria, all’occupazione, alla salute e all’alloggio di qualità in tutta Europa. Ma, sottolinea l’esecutivo, “l’impegno degli Stati membri è fondamentale per ottenere risultati concreti nei prossimi dieci anni. L’Europa ha ancora molta strada da fare per raggiungere una reale uguaglianza per i rom, rispetto per la diversità e comprensione reciproca per l’esperienza storica. Lavorando insieme possiamo fare la differenza e sbloccare l’enorme potenziale dei rom a beneficio sia dei rom stessi che dell’Europa nel suo insieme”.  

Le sfide delle Migrazioni: questa mattina un seminario online

8 Aprile 2021 - Siena -  Nell’ambito dei corsi di Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa e Demografia e disuguaglianze territoriali del Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali dell'Università di Siena, questa mattina, 8 aprile - dalle 9 alle 11 - un seminario, on line, dal titolo “Le sfide delle Migrazioni”. Oltre ai saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento di Scienze politiche e internazionali, Prof. Gerardo Nicolosi, interverranno il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena, Colle Val D’Elsa e Montalcino e Delegato Migrantes della Conferenza Episcopale della Toscana e Segretario della Commissione Cei per le Migrazioni e mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, già Direttore Generale della Fondazione Migrantes.    

Ad Ascoli vince la solidarietà, anche con i circensi

7 Aprile 2021 - Ascoli - Ancora una volta la comunità di Monticelli (quartiere di Ascoli) si fa riconoscere per la grande generosità. Nel periodo di Pasqua grazie al crowdfunding lanciato dalle parrocchie dei Ss. Simone e Giuda e di S. Rita, insieme ad altre offerte consegnate in parrocchia, è stato possibile offrire il pranzo di Pasqua (preparato dal ristorante pizzeria “il Sentiero” di Brecciarolo) alle oltre 50 persone del Circo Madagascar che da ormai 5 mesi sosta nel territorio fra Monticelli e Brecciarolo e in difficoltà a causa dello stop agli spettacoli dovuto alla pandemia. Inoltre sono state consegnati vino e spumante offerto da Velenosi vini e uova di Pasqua ai bambini e ragazzi offerti dal gruppo Gabrielli. A 40 famiglie bisognose della parrocchia sono state invece donate altrettante gift card da 50 euro da spendere presso i punti vendita del Gruppo Gabrielli. Grande partecipazione alla benedizione 2.0 organizzata il giorno di Pasqua. Siccome a causa della pandemia non è stato possibile quest'anno attivare la tradizionale visita alle famiglie nel periodo di Quaresima, si è pensato di utilizzare il collegamento streaming per far sentire la comunità unita il giorno di Pasqua. Nei giorni scorsi, in totale sicurezza, sono stati consegnati dei kit contenenti una bottiglietta di acqua benedetta, uno schema per la preghiera in famiglia invitando tutti a collegarsi alle ore 12.40 sul canale YouTube Parrocchia Monticelli. Dalla chiesa parrocchiale dei Ss. Simone e Giuda, dove erano presenti don Orlando Crocetti, parroco di S. Giovanni Evangelista, don Giampiero Cinelli, parroco dei Ss. Simone e Giuda, il diacono Franco Bruni che presta il suo servizio nella comunità dei Ss. Simone e Giuda e don James Saenz, sacerdote colombiano, ospite nel periodo di Pasqua della Comunità di Monticelli, con puntualità svizzera alle 12.40 in punto, sotto la regia dei giovani dei gruppi parrocchiali (che avevano già ben animato tutto il triduo pasquale), è partita la diretta. Oltre 500 famiglie si sono collegate, hanno partecipato alla preghiera comune e poi ciascuno ha benedetto la propria famiglia e la propria abitazione. Tantissimi i messaggi di ringraziamento pervenuti per un momento che ha fatto sentire la comunità unita in questo momento in cui si è costretti al distanziamento a causa del Covid. E, quale sorpresa, quando uno dei messaggi è pervenuto addirittura da Mosca da dove la famiglia Buko ha scritto: “Don Giampiero e tutti i parrocchiani di Monticelli ad Ascoli Piceno! La nostra famiglia vi augura felice Pasqua! Vi ricordiamo tutti nelle nostre preghiere. Ricordiamo la calorosa accoglienza, la Santa Messa insieme a voi, meravigliosi sacerdoti (soprattutto don Mauro). Possa il Cristo risorto aiutare tutti voi a superare rapidamente i momenti difficili. Quando preghiamo insieme, le nostre preghiere diventano più forti. Cristo è risorto!” Era una famiglia ospite nel 1995 della parrocchia, (in occasione dell’evento Eurhope che si svolse a Loreto) e che trovava il link per la preghiera sul web. Si è così ristabilita un’amicizia. (G.C.)    

FAIM: una lettera alle istituzioni in vista del PNRR

7 Aprile 2021 - Roma - Con una nota inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e ai ministri del Governo il FAIM (Federazione Associazioni Italiane nel Mondo) ha trasmesso oggi al Governo le proprie proposte di inclusione della specifica dimensione rappresentata dalla grande comunità degli italiani nel mondo, all'interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che sarà definito entro la fine di questo mese per essere inviato alla Commissione Europea. Nello specifico, il FAIM, facendo anche riferimento al lavoro di preparazione della Conferenza Stato-Regioni-Prov. Autonome-CGIE svolto in seno al CGIE, indica alcuni punti prioritari che dovrebbero essere inclusi nelle azioni previste dalle diverse Missioni in cui è articolato il PNRR, sia per quanto attiene la dimensione dei diritti di cui sono portatori i cittadini italiani all'estero, sia per l'opportunità che essi rappresentano e possono far valere in diversi ambiti, nel rafforzamento della ripresa del paese. In particolare, il documento sottolinea “l'inserimento a pieno titolo dei servizi della Rete Consolare all'interno delle misure di ammodernamento e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione”, “una vasta campagna informativa rivolta agli italiani all'estero sulle opportunità di riqualificazione energetica degli edifici e case di proprietà dei connazionali emigrati che può contribuire a convogliare risorse verso il Paese e a contenere le emissioni nocive”, “l'inclusione dei giovani delle ultime generazioni e della nuova emigrazione nei programmi di potenziamento delle competenze e del diritto allo studio (educazione, lingua e cultura e formazione professionale) e in quelli volti a al rafforzamento della Ricerca e Sviluppo”, il coinvolgimento degli italiani all'estero nelle “politiche di coesione sociale e territoriale, sia come fruitori di misure di accompagnamento e assistenza nei progetti emigratori alla partenza e all'arrivo, sia come attori di sviluppo locale in caso di rientro nelle regioni di esodo o nella costruzione di partenariati internazionali” e “l'attenzione istituzionale alle fasce di popolazione più fragile in alcuni paesi svantaggiati dell'America Latina e dell'Africa, quali soggetti ‘da prendere in carico’ dal punto di vista dei servizi sanitari, con misure ed azioni ad hoc, analogamente a quanto avverrà in Italia”. Ciò – scrive il FAIM - vale anche per i nuovi migranti che hanno difficoltà ad ottenere una copertura assicurativa sanitaria stabile sia per le norme in vigore in alcuni paesi, sia per la frequente precarietà di condizioni lavorative che sono costretti a subire anche in Europa”. Nel documento si sottolinea che il PNRR “non può ignorare o sottovalutare i diritti, i bisogni e le opportunità presenti in quella che, a seguito dei nuovi flussi emigratori dei primi due decenni di questo secolo, costituisce oramai la seconda regione del paese, la cui popolazione si aggira intorno ai 7 milioni di persone”.  

Viminale: un focus sulla tratta

7 Aprile 2021 - Roma - La direzione centrale della Polizia Criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza ha realizzato un focus sul fenomeno della tratta degli esseri umani sul territorio nazionale, evidenziando come l’emergenza pandemica ancora in corso, abbia «condizionato l’andamento di condotte delittuose senza confini, caratterizzate dal coinvolgimento di strutture criminali sempre più organizzate e interconnesse». Nel documento di analisi - elaborato dal Servizio Analisi Criminale della direzione guidata dal prefetto Vittorio Rizzi, sulla base dei contributi forniti periodicamente dalle Forze di polizia e dei dati statistici estrapolati dalla Banca Dati Interforze - emerge il dato significativo del «calo del 21,4% rispetto al 2019 delle segnalazioni di persone denunciate e arrestate per delitti legati al fenomeno della tratta degli esseri umani». Sono 254 i reati complessivi riferibili al fenomeno della tratta di esseri umani nel 2020 che, come precisato nel report del Servizio, comprende lo smuggling, ovvero l’introduzione illegale di migranti nel territorio di uno Stato e il trafficking, ossia lo sfruttamento sessuale o economico in condizioni analoghe alla schiavitù. Continuano a prevalere le segnalazioni per la riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (117, in diminuzione del 5,6% rispetto all'anno precedente) e per la tratta di persone (88, in calo del 34,8%) rispetto a quelle di acquisto e alienazione di schiavi (49, con una flessione del 23,4%). Registrato analogo decremento anche del dato delle vittime che, nell’anno 2020 in Italia, sono in totale 34, con una diminuzione del 60% rispetto a quelle rilevate nel precedente anno. A prevalere sono quelle di nazionalità italiana e nigeriana. L’analisi del Servizio si sofferma anche sulle principali etnie coinvolte nella tratta di esseri umani, evidenziando tra le nazionalità più attive nel trafficking, i nigeriani, seguiti dai romeni, dagli italiani e dagli albanesi e che, in linea generale, le vittime di tratta sono della stessa nazionalità dei propri aguzzini con i quali condividono i legami etnico culturali. Stando a quanto si legge nel documento, ai responsabili di nazionalità nigeriana sono imputabili 144 segnalazioni (in diminuzione rispetto alle 214 dell'anno 2019), cui seguono le 37 dei rumeni (a fronte di 33 dell'anno precedente) e le 32 degli italiani (rispetto alle 39 del 2019), interessati questi ultimi più a reati legati a riduzione o mantenimento in schiavitù/servitù al pari anche degli albanesi. Il focus prende anche in esame, a livello nazionale, alcune fattispecie delittuose che rappresentano possibili indicatori dell’esistenza di situazioni riconducibili alla tratta di esseri umani. In questa direzione, a fronte di una generale diminuzione della delittuosità, preoccupano l’aumento dei reati di soggiorno illegale nel territorio italiano (+32,6% rispetto al 2019), con 32.601 casi rispetto alle 24.589 segnalazioni del 2019 e l'aumento dei reati relativi alla detenzione di materiale pornografico e pornografia virtuale (+50,3% nel complesso, con 639 in confronto alle 425 del 2019) che, secondo gli esperti del Servizio, è una diretta conseguenza dei diversi lockdown. Il documento si conclude con una panoramica delle principali attività di contrasto svolte dalle Forze di polizia in Italia che tengono conto dei cambiamenti creati dalla pandemia nel contesto sociale, specialmente nei confronti dei soggetti più fragili.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 8.476 persone sulle coste italiane

7 Aprile 2021 - Roma - Sono 8.476 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 1.239 sono di nazionalità tunisina (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.084, 13%), Bangladesh (868, 10%), Guinea (740, 9%), Sudan (459, 5%), Eritrea (387, 5%), Mali (341, 4%), Algeria (316, 4%), Marocco (298, 3%), Egitto (290, 3%) a cui si aggiungono 2.454 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Fino ad oggi, secondo i dati del Viminale, sono stati 985 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 6 aprile.  

Testimoni di cammino pasquale: i sacerdoti al servizio degli italiani nel mondo

7 Aprile 2021 - Roma - Il tempo pasquale, con la speranza che porta come un vento di primavera, è invito a percorrere il cammino dei nostri missionari defunti. Cammino pasquale.  Ascoltando al telefono la voce di rimpianto dei familiari, delle parole bibliche vi avvolgono: «Come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace! E l’attesa di Pasqua, giorno infinito senza tramonto». Alessandra, la nipote, in terra vicentina, a Pasqua ha rovistato l’intera soffitta per ritrovare le lettere di padre Giuseppe. Nascoste come reliquie. Scritte ancor più di 40 anni fa dalla terra del Portogallo. Parlano dei suoi impegni quotidiani, di attività pastorali, di predicazione intensa in parrocchie del Nord e del Sud. E dei suoi seminaristi. A giovani, solo amanti del calcio, ma molto meno della scuola, proponeva a bruciapelo come il Cristo: «Perché non farti missionario? Sarai un atleta di Dio. E il compagno di Emmaus per migliaia di portoghesi migranti nel mondo!». Dalle lettere, firmate affettuosamente «il vostro Beppino», il suo dinamismo vocazionale contagiava la famiglia. Terminavano, a volte, così: «Arriverò con tre seminaristi a fine mese, allargate il portafoglio!». I seminaristi erano la sua passione. Il carisma dei missionari scalabriniani, come un fuoco, lo trasporta dal Brasile, alla Francia, al Portogallo. Ma arrivato a Longa, la sua terra natia, è la pace che respira. Condividendola con un pezzo di pane con qualche giovane seminarista portoghese. Ora, la assapora nel piccolo cimitero di paese, curato come un giardino. Così, padre Giuseppe Magrin, accolto in emigrazione da culture e Paesi differenti, trasmetteva ai suoi lezioni di vita e di accoglienza. Solo un uomo convinto, convince. Come lui. Vederlo accompagnare i morenti al Château d’Ecoublay, di cui era direttore, faceva tenerezza. Era in un incantevole castello nel verde dei boschi di Fontainebleau, diventato Casa di riposo per gli anziani della comunità italiana a Parigi. Dando gli ultimi sacramenti, ad ogni respiro affannoso vi incoraggiava all’orecchio, ripetendo piano venti, trenta volte: «Fiducia,… abbi fiducia,… Carmela!».   Ma alle feste dei calabresi, dei friulani o dei pugliesi nella regione parigina – a cui partecipava sempre volentieri – era un altro. Si scatenava. L’ultimo pezzo era il suo, sempre il solito, sempre di successo. Con voce forte e sicura, lo sentivi, allora, intonare «All’osteria del Vaticanoooo!». Tutto il popolo rispondeva con un trionfale «parapùmzipùm!». E l’allegria generale scoppiava d’incanto. Era stato anche responsabile di tutti i missionari di Francia. Possedeva, infatti, i tre ingredienti necessari a un leader: il cuore, la testa, il polso. Cioè, amare le persone, gli uomini nel loro lavoro. Avere mente lucida e visionaria con lo sguardo fisso sempre all’orizzonte. E, terzo, la tempra da capitano, per condurre barca ed equipaggio. Riposa ora a Esine, accanto il lago di Iseo. Un luogo delizioso, questo, reso celebre qualche anno fa dal grandioso evento dell’artista Christo, che faceva camminare sull’acqua del lago più di un milione di persone… Anche lui, Padre Flaminio Gheza, ha saputo camminare sulle acque delle emozioni e dei sentimenti dei migranti. A modo suo. Ma, sempre, in modo meraviglioso. E padre Mario Stefani, solido e geniale missionario in Francia, chi lo ricorda? Senz’altro i nostri emigrati italiani, quelli degli incontri biblici della sera. Era il momento di leggere, commentare e lasciar emergere ciò che i migranti stavano scrivendo con la loro vita. Il loro esodo e la loro resistenza. Il coraggio e la fede, vissuti in terra straniera. Come per gli ebrei sui fiumi di Babilonia. E lui sempre a stimolare l’un l’altro con un «Ma questa sei tu, Concetta, raccontaci...», oppure: «E quella volta cosa è capitato a te, Salvatore? Racconta...». Faceva risorgere la Parola di Dio in tante storie vissute, in avvenimenti concreti di malattie, di eventi o di imprevisti, alla maniera popolare dei nostri emigranti. Vedevi, così, quanto straordinario era per loro prenderne coscienza. Come fossero loro stessi nuovi personaggi biblici del giorno d’oggi. Ed era comprendere, finalmente, la dignità della loro esistenza. Sì, una «storia sacra» scritta ai nostri giorni. Una storia di lacrime e di gioia, per gente che un giorno si era messa in cammino, emigrando. Un cammino pasquale di morte e di vita. Così, essi avevano incontrato il Risorto. Senza saperlo. (p. Renato Zilio)

Torino: “Rinati” nella notte di Pasqua

7 Aprile 2021 - Torino - «Questo per me è un nuovo inizio, finalmente anche io sono cristiano, cammino ora per una nuova strada». Frank è emozionato e commosso. È uno dei 12 catecumeni che dopo due anni di formazione e discernimento, nella Cattedrale di Torino, la notte di Pasqua, nella celebrazione presieduta dall’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia, hanno ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Frank ha 22 anni è camerunense ed è arrivato nel capoluogo piemontese 5 anni fa: minore non accompagnato. «Ho lasciato la mia famiglia per sperare in un futuro migliore in Italia e ho vissuto nel viaggio esperienze terribili che non auguro a nessuno, sono arrivato in Libia, poi mi sono imbarcato e sono finito a Torino». Senza nessuno, accolto in una struttura comunale dove i volontari di Sant’Egidio passano per portare la cena ai senza dimora, Frank viene avvicinato. Gli viene proposto di frequentare i corsi di italiano e inizia un’amicizia che suscita un desiderio: «Ho incontrato in loro persone fantastiche che mi hanno aiutato e mi sembrava impossibile che con poco riuscissero ad aiutare gli altri con gioia. Ho toccato davvero con mano come la felicità sia un pane che si mangia insieme». Frank inizia così a frequentare la preghiera della Comunità, poi si mette a disposizione per il servizio serale con i senza dimora finché esprime a una volontaria, ora la sua madrina, il desiderio di ricevere l’Eucaristia ed inizia con il Servizio diocesano per il catecumenato il percorso biennale. «Un cammino che in questi due anni – spiega Monica Cusino, che nell’équipe diocesana segue in particolare gli accompagnatori dei catecumeni – è stato particolarmente complesso per il Covid». Biennio complesso, ma non per questo meno ricco e fecondo, perché i membri dell’équipe e gli accompagnatori non si sono mai arresi e per ogni catecumeno hanno trovato occasioni e strumenti per approfondire i fondamenti della vita cristiana e per condividerne il cammino ascoltando e «facendo emergere – sottolinea il responsabile don Andrea Fontana – quello che anche e soprattutto in tempo di Covid è un grande segno di speranza per le nostre comunità per le quali i catecumeni sono una vera ricchezza: il fatto che la Grazia continua a riversarsi e a essere accolta. Il virus non ferma i progetti di Dio, la sua chiamata a seguirlo e nemmeno il desiderio di uomini e donne di conoscerlo». «Quest’anno – prosegue Cusino – i catecumeni sono 40 e posso dire che tutti hanno trovato ciò che cercavano. Molti hanno scoperto il 'tesoro nascosto' della loro esistenza, chi desiderava un senso alle prove della vita ora lo ha scoperto». Come Frank, molti gli stranieri, ma anche italiani che hanno scoperto la fede in una proposta di matrimonio o nel vuoto lasciato da un lutto. «La celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, nella notte pasquale – ha ricordato loro mons. Nosiglia – assume un significato forte e pregnante per tutta la Chiesa. Viviamo allora con profonda letizia e gioia questo momento decisivo per la vostra vita, cari amici, sentendolo parte integrante della nostra fede comune, che tutti ci unisce in Cristo e ci fa una cosa sola». Una letizia che i catecumeni ora porteranno nelle proprie comunità e famiglie. Così anche Frank che prima della celebrazione è riuscito a parlare con la sua mamma in Camerun. Parole gioiose poi condivise con gli amici di Sant’Egidio, «la mia seconda famiglia», e infine anche con gli anziani della casa di riposo dove lavora come oss (operatore socio sanitario): «Ora anche con loro che sono soli a causa della pandemia posso portare l’abbraccio di Dio». (Federica Bello – Avvenire)    

La Via Crucis “vive” con gli emigrati in Germania

6 Aprile 2021 - Wuppertal - Festeggia il suo quarantesimo anno di vita la Passione vivente portata avanti nella Missione Cattolica Italiana (MCI) di Wuppertal, città della Germania di oltre 330mila abitanti nella Renania Settentrionale che si trova a sud della zona della Ruhr e a trenta chilometri da Düsseldorf. Un’iniziativa nata in sordina e che oggi vede il coinvolgimento degli emigrati italiani ed è seguita da tanti cittadini di varie nazionalità con coinvolgimento e commozione. Del resto nel territorio della MCI vivono oltre 11mila italiani. Purtroppo in occasione dell’anniversario, a causa della pandemia, la rappresentazione non può essere, come lo scorso anno, riproposta. «Non è possibile ritornare a proclamare la nostra fede lungo le vie della città», scrive Flavia Vezzaro, collaboratrice pastorale nella MCI. Per questo il sacerdote che guida la MCI, don Angelo Ragosta, insieme con la comunità, ha deciso di far «rivivere» questi anni in «un modo un po’ speciale ». Sul sito della MCI (https://mci-wuppertal. de/) e sui canali social, sono stati pubblicati brevi video con le Stazioni della Passione così come «sono state rivisitate negli anni». Un piccolo pensiero di due, tre minuti – dice Flavia – per raccontare «quanto abbiamo costruito e tentato di incarnare. Lo scorrere delle immagini fa riaffiorare i ricordi; si nota lo scorrere del tempo; ed è emozionante riconoscere bimbi che sono diventati ragazzi e poi uomini interpretando, via via, vari personaggi: dagli schiavi che reggono la bacinella di Pilato ai soldati romani, agli apostoli. In questi 40 anni la nostra vita è stata scandita anche dalla Passione vivente». Certo, spiegano alla MCI, l’iniziativa «non è uno spettacolo, non è una recita. Essa è un cuore pulsante che narra la fede di una comunità e, se è vero che non siamo mai stati così fragili come in questi mesi segnati dal Covid, allora anche la speranza, quella certa, quella che viene da Dio, affonda le sue radici in questa fragilità». (Raffaele Iaria)  

Pejcinovic Buric: per la Giornata internazionale dei rom “ricordare il passato per costruire il futuro”

6 Aprile 2021 - Bruxelles - “Una comunità che conosce bene la propria storia e cultura può guardare meglio al presente e al futuro con fiducia”. Lo afferma Marija Pejčinović Burić, Segretario generale del Consiglio d’Europa, in vista della Giornata internazionale dei rom che si celebra l’8 aprile. “Dalla mia esperienza fino ad ora come Segretario generale, posso dire di essere impressionata dalla determinazione dei giovani rom a creare organizzazioni e reti nazionali e internazionali, a creare legami nei nostri Stati membri e a incoraggiarci, questo è molto lodevole, a riconoscere e non dimenticare i rom vittime dell’Olocausto e la resistenza dei rom”. Specifica: “Negli anni ’30 e ’40, rom e nomadi furono condannati allo sterminio. Dal Baltico ai Balcani, le forze fasciste li hanno giustiziati a centinaia di migliaia. In Germania, solo poche migliaia di sinti e rom sono sopravvissuti all’Olocausto e ai campi di concentramento. Eppure la questione del massacro dei rom non è stata nemmeno sollevata durante i processi di Norimberga”. Alla memoria collettiva europea intende dunque contribuire la conferenza online organizzata dal Consiglio d’Europa dal 7 al 9 aprile sul tema “Giovani rom: lavorare insieme per l’emancipazione e empowerment: il ruolo della storia nella partecipazione e inclusione dei giovani rom”.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 8.465 persone migranti sulle coste italiane

6 Aprile 2021 - Roma - Sono  8.465 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.239 sono di nazionalità tunisina (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.084, 13%), Bangladesh (868, 10%), Guinea (740, 9%), Sudan (459, 5%), Eritrea (387, 5%), Mali (341, 4%), Algeria (316, 4%), Marocco (298, 3%), Egitto (290, 3%) a cui si aggiungono 2.443 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati sono stati diffusi dal Ministero dell'Interno e sono aggiornati alle 8 di questa mattina.

Papa Francesco: il “grazie” al popolo filippino

6 Aprile 2021 -

Roma - «Sono testimone di come sapete trasmettere la fede». In un videomessaggio al popolo delle Filippine per il V centenario dell’evangelizzazione del Paese (1521-2021), Papa Francesco ha ricordato domenica le molte croci che quel popolo ha dovuto sopportare, anche nella preparazione al Giubileo, e ha chiesto di continuare a trasmettere la fede come sanno fare.

Papa Bergoglio aveva già celebrato questo anniversario dell’arrivo della fede cattolica nelle Filippine, sia presiedendo una Messa in San Pietro il 14 marzo scorso proprio per i 5 secoli di evangelizzazione del Paese sia nell’udienza al Pio Collegio filippino il 22 marzo. Nel videomessaggio Papa Francesco ha ricordato «con molto affetto» la visita che aveva compiuto nel Paese asiatico nel gennaio 2015.

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Un’età che è un valore

6 Aprile 2021 - È necessario che l’azione pastorale della Chiesa stimoli tutti a scoprire e a valorizzare i compiti degli anziani nella comunità civile ed ecclesiale e in particolare nella famiglia. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 27, 22 novembre 1981)   “[…] la vecchiaia è un dono e i nonni sono l’anello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere ai giovani esperienza di vita e di fede. I nonni, tante volte sono dimenticati e noi dimentichiamo questa ricchezza di custodire le radici e di trasmettere. Per questo, ho deciso di istituire la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si terrà in tutta la Chiesa ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della ricorrenza dei Santi Gioacchino e Anna, i “nonni” di Gesù. È importante che i nonni incontrino i nipoti e che i nipoti si incontrino con i nonni […]”. Sono parole di papa Francesco all’Angelus di domenica 31 gennaio 2021 e sono parole che sarebbero piaciute molto a Giovanni Paolo II il quale ha sempre riconosciuto un ruolo molto importante agli anziani e ha saputo interpretare la sua stessa vecchiaia in modo eccezionale. La pagina di Familiaris Consortio dedicata alla terza età è lucida e illuminante e invita a considerare gli anziani prima di tutto come una risorsa piuttosto che un peso. Il riferimento a quelle culture in cui il ruolo dell’anziano è ancora pienamente valorizzato aiuta a comprendere come il mondo occidentale su questo punto, nel suo evolversi, rischi continuamente di emarginare la popolazione anziana rendendola più sola e più indifesa. La stessa cultura contadina di non molti decenni fa legava fra loro le generazioni in modo più stretto e nonni e nipoti potevano godere di una convivenza che ora è sempre più rara. Le abitazioni monofamiliare, i ritmi e le distanze da coprire durante le giornate fra casa e lavoro, la tendenza ad affidare gli anziani ai servizi esterni alla famiglia – le Rsa in questo periodo così al centro dell’attenzione – è evidente che in questa tendenza c’è una deriva che non tiene conto della reale situazione che stiamo vivendo. Nessuna generazione come la nostra ha avuto una aspettativa di vita così elevata: gli anziani sono sempre di più e sempre più carichi di anni ed è per questo che non possiamo permetterci di relegarli ai margini della società. La comunità cristiana è anche su questo fronte interpellata a suscitare un cambio di mentalità, a spronare anche le istituzioni perché la prospettiva sia quella di dare centralità agli anziani attingendo al loro bagaglio di vita, alla poliedricità delle loro esperienze. Bisogna aprire canali di dialogo in cui l’ascolto dei figli e dei nipoti sia un ascolto responsabilizzante. Da un anziano si può imparare un lavoro, da una nonna si può imparare a pregare, da chi è avanti negli anni si può assumere uno stile di vita, un comportamento virtuoso. E poi non basta che i più giovani possano sentire dei bei racconti, è necessario che interpellino i loro vecchi, che facciano domande sui perché delle loro azioni. È bene che si abbia il coraggio anche di raccontare le fatiche, le stanchezze, gli stessi errori, perché è da quelli che si può imparare; anche da una sconfitta si può trarre un esempio. Solo così le narrazioni saranno valoriali, metteranno in gioco lo spirito che ha animato i passi del passato, le ragioni della mente e del cuore, in una parola: la verità di una storia. Abbiamo bisogno di questa comunicazione fra le generazioni perché si tratta di un patrimonio di insegnamenti che non si imparano sui banchi di scuola, ma passandosi il testimone fra grandi e piccoli. Una società che sa dare ascolto e valore ai propri anziani sarà anche una società che si preoccuperà di non lasciarli soli. Purtroppo il tempo di pandemia che stiamo vivendo non solo ha mietuto vittime soprattutto fra chi aveva superato una certa età, ma, anche per chi è scampato alla malattia, col suo carico di anni, si sono creati profondi vuoti, mancanza di calore umano, di assistenza, anche solo una presenza. C’è molto da investire e non lasciare inevasa ogni possibilità per creare legami, occasioni di vicinanza, anche di tempo “liberato” dagli impegni consueti, un tempo in cui la compagnia fra giovani, piccoli e anziani si faccia spazio davvero ricreativo e di edificazione reciproca. (Giovanni M. Capetta)  

È risorto!

6 Aprile 2021 - Città del Vaticano - Una settimana nella quale abbiamo accompagnato Gesù mentre entrava a Gerusalemme accolto dalla folla osannante. Lo abbiamo accompagnato in quella ultima cena nella sala del Cenacolo, quando ci ha donato, si è donato come pane spezzato e sangue versato. Nell’orto degli Ulivi eravamo con lui mentre uno dei dodici lo tradiva, mentre lui chiedeva amicizia ai suoi. Poi la croce estremo atto di amore per tutti gli uomini, ma “collocazione provvisoria” come ricordava don Tonino Bello che aveva visto questa scritta posta accanto al crocifisso in un locale della sacrestia del duomo a Molfetta: non c’è formula migliore per “definire la croce, la mia, la tua, non solo quella di Cristo”. La provvisorietà della croce, diceva, è data da un passo preciso del Vangelo: “da mezzogiorno alle tre si fece buio su tutta la terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è il divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore – affermava don Tonino Bello – ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”. La domenica di Pasqua inizia con il buio, quando Maria di Magdala si reca al sepolcro. Buio fuori e, forse, buio dentro il cuore della donna. La pietra rotolata la fa correre da Pietro e da Giovanni per dire che “hanno portato via il Signore dal sepolcro. Per gli ebrei i simboli della Pasqua sono l’agnello e il pane azzimo. Cristo è morto sulla croce proprio nell’ora in cui era consuetudine immolare gli agnelli nel Tempio di Gerusalemme, memoria della liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Cristo diventa così “l’agnello di Dio immolato sulla croce per togliere i peccati del mondo”. Il pane azzimo è il tema della purificazione: secondo una antica usanza ebraica, a Pasqua si doveva eliminare ogni più piccolo avanzo di pane lievitato, ricordo della fuga dall’Egitto quando, lasciando quella terra, gli ebrei avevano portato con se solo focacce non lievitate. Azzimi, simbolo di purificazione: “eliminare ciò che è vecchio per fare spazio al nuovo”. Ecco la novità cristiana, il nuovo “passaggio”: l’annuncio della risurrezione, è l’evento che illumina il mondo, le sue zone buie. È “il primo annuncio di Pasqua che vorrei consegnarvi – dice papa Francesco nella veglia della notte – è possibile ricominciare sempre, perché c'è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti”. La Pasqua “non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando”. Dall’altare della Cattedra, nella basilica vaticana, il Papa pronuncia il messaggio Urbi et Orbi, cioè alla città e al mondo, e dice: “Cristo risorto è speranza per quanti soffrono ancora a causa della pandemia, per i malati e per chi ha perso una persona cara”. E ancora: “Il Signore dia loro conforto e sostenga le fatiche di medici e infermieri. Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto di avere accesso alle cure necessarie. Ciò è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta”. Nello spirito di un “internazionalismo dei vaccini”, Francesco chiede alla comunità internazionale “un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri”. Guarda a quanti sono in difficoltà: Cristo risorto, dice, “è conforto per quanti hanno perso il lavoro o attraversano gravi difficoltà economiche e sono privi di adeguate tutele sociali”. Chiede che il Signore “ispiri l’agire delle autorità pubbliche perché a tutti, specialmente alle famiglie più bisognose, siano offerti gli aiuti necessari a un adeguato sostentamento. La pandemia ha purtroppo aumentato drammaticamente il numero dei poveri e la disperazione di migliaia di persone”. Ha parole, il Papa, per le tante situazioni difficili che il mondo vive, e ricorda la tragedia dei migranti in fuga da guerre e miserie: nei loro volti, dice, “riconosciamo il volto sfigurato e sofferente del Signore che sale il Calvario”. (Fabio Zavattaro - Sir)  

Papa Francesco: “la luce del Risorto sia fonte di rinascita per i migranti”

4 Aprile 2021 - Città del Vaticano - «La luce del Risorto sia fonte di rinascita per i migranti, in fuga da guerra e miseria». E' l'augurio rivolto da Papa Francesco, questa mattina, prima della benedizione "Urbi et Orbi" pronunciata nella basilica di San Pietro (per il secondo anno consecutivo a causa della pandemia, ndr), al termine della celebrazione eucaristica di Pasqua. «Nei loro volti riconosciamo - ha detto il pontefice - il volto sfigurato e sofferente del Signore che sale al Calvario. Non manchino -è stato l'appello di papa Francesco - loro segni concreti di solidarietà e di fraternità umana, pegno della vittoria della vita sulla morte che celebriamo in questo giorno». Il Papa ha quindi voluto ringraziare i Paesi che «accolgono con generosità i sofferenti che cercano rifugio, specialmente il Libano e la Giordania, che ospitano moltissimi profughi fuggiti dal conflitto siriano». (R.Iaria)

“Piangete piuttosto sui vostri figli!”

2 Aprile 2021 - Loreto - «Piangete piuttosto sui vostri figli !». È il grido del Cristo, nel cuore della sua passione. Ma oggi è quello di Agnese a Loreto, alla sua confessione pasquale. Lo è per il figlio Giacomo, chef marchigiano e quanti lo seguono, lontano, ormai a Los Angeles da vari anni. Dopo, però, una montagna di sacrifici, di umiliazioni e di difficoltà. Una via crucis per i nostri giovani. «Sapesse quanti ce ne sono di giovani italiani con mio figlio in America, hanno lauree o diplomi, - mi fa, preoccupata - e si raccontano ancora, ridendo di amarezza, il concorso per spazzini, che hanno fatto in Italia, in migliaia!». È la quarta volta che lei ritorna in California. Come la madre per il Cristo, i figli si accompagnano fin dove vanno. Anche sul Golgota del loro destino. Da dove sanno risorgere spesso a una vita nuova. Paradossalmente. Ne incontravo in questi ultimi anni all’estero. Ricordo le loro espressioni, il loro sguardo sospeso, piuttosto triste e rattristante, sulla nostra terra. Antonella, eccola all’estero per la seconda volta, dopo un master per ritentare fortuna. Nel suo Sud non ha attecchito. “Il Sud ? Un deserto!” vi risponde, secca. “Si è perfino stanchi di cercare lavoro, tanto non lo si trova. Non c’è nulla. Si lavora al nero, anzi – calcando il tono – un nero che più nero non c’è”. “Ciononostante", - vi precisa, con un’impennata di orgoglio meridionale, - “c’è della gente che vale, laggiù!” Olga e Giovanna da Rho, due ragazze bionde e vivaci, vi sanno dire a raffica gli aspetti dei giovani, che hanno ormai lasciato in Lombardia: “Rassegnati, delusi, demotivati, squattrinati e cionostante studiano… chissà, perchè !” Boris, bergamasco di Pontida, all’estero da qualche anno ha appena incontrato due trentenni arrivati di fresco dall’Italia, anzi “fuggiti,” si corregge subito. Li ha aiutati a trovare casa ed altro, anche se con difficoltà. Ormai ce ne sono troppi che arrivano, in particolare, dalla Grecia, dalla Spagna. Carla, giovane piacentina, invece, prende il tempo di riassumervi cosa ha apprezzato nel mondo inglese. La cosa più bella è la sincerità: quello che un inglese ti dice è quello che pensa. “Per quanto rude possa essere è la verità, e questa si gestisce, - sottolinea - l’ipocrisia, invece, vi affonda nei dubbi”. Poi ha trovato molto rispetto per chi vuole imparare: l’accoglienza verso chi studia è espressa anche ai livelli più alti. Nessuno, poi, si preoccupa di come si appare. Gli inglesi, per esempio, leggono ovunque. “Io, in Italia venivo guardata bizzarramente, quando leggevo camminando per strada o aspettando il bus. Qui, invece, sono normale!”. Sonia parla dei giovani italiani che incontra. Nella maggior parte si nota la nostalgia del sole, del buon cibo e dell’estro nostrano, ma in tutti si sente la necessità di vivere in una società più rispettosa, meno macchinosa e falsa. In Italia si è tutti amici, è vero, ma questo rapporto spesso richiede favori, ti lega… » E conclude: “Chi vive in Italia lo vedo frustrato di un Paese che si svende, che non investe nel futuro, che si piange addosso fingendo di stare bene, che vorrebbe anche ribellarsi, ma ne ha paura o non ne ha le forze.” Riccardo da Fano, ricercatore in fisica a Ginevra per anni, poi semplice precario a Urbino per un anno, quindi ordinario di fisica all’Università in Brasile, naturalmente sposandosi una dolce brasiliana. Una parabola, a cui non servono commenti. Seguendo il filo del discorso di questi giovani emerge un’idea inquietante. Sembra che i barconi che approdano alle nostre coste – di cui in patria si è come ossessionati per poche migliaia di poveri cristi in cerca di pace e carichi di tutte le speranze del mondo – questi barconi siano paradossalmente l’immagine stessa della nostra terra. Essa getta a mare i suoi giovani. E fa ricordare una massima amara di uno scrittore comasco: “Quando in una società il vecchio uccide il giovane c’è ben poco da sperare. Si autodistrugge, senza saperlo.” La nostra tragedia, infatti, non è l’immigrazione. Ma l’emigrazione. Sì, dei nostri giovani. Essa raggiunge ultimamente più di 50mila unità all’anno. Screma il futuro di una società. Spoglia le nostre comunità. Ci impoverisce paurosamente, senza accorgersene. Uccide, così, la nostra speranza. Viene, allora, da interrogarsi se i responsabili della nostra società siano come gli idoli nella Bibbia, che hanno orecchi ma non sentono, hanno occhi e non vedono. Sapendo che la dinamica dell’idolo è quella di concentrare in sé ogni potere, ogni ambizione e farsi adorare. Centrati in se stessi, autoreferenziali per eccellenza. “Siamo al neo-feudalesimo” – commenta Massimo, un giovane veneto – “da noi non c’è stata una rivoluzione francese, nè una rivoluzione industriale come in Gran Bretagna, nè una rivoluzione protestante…” Aurea mediocritas, direbbero i latini. All’estero, in fondo, il paragone viene naturale. I nostri emigranti italiani hanno costruito per lunghissimi decenni dei ponti con altre culture e con altri popoli, hanno lanciato delle passerelle, hanno imparato a vivere in simbiosi con altri e a farne sintesi nei loro aspetti migliori. “Facendo la loro patria il mondo” sottolineava Giovanni Battista Scalabrini. Nella nostra terra, invece, ci si rinchiude in campanilismi, in clan, in corporazioni, in gruppi di interesse o di pressione. Sì, un piccolo mondo antico. Perfino nella distribuzione dei vaccini contro il Covid 19, lo si è visto ultimamente. In fondo, per questi giovani, abbandonati da tutti e abbandonati a se stessi, resterà solo Dio a proteggerli. Così, il nostro sguardo si fa compassione e preghiera. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)

Papa Francesco in Aula Paolo VI per assistere alla vaccinazione dei senza dimora

2 Aprile 2021 -

Città del Vaticano - Questa mattina, Venerdì Santo, poco prima delle 10.00, Papa Francesco si è recato in visita nell’atrio dell’Aula Paolo VI, mentre si svolgevano le vaccinazioni di alcune persone senza dimora o in difficoltà, accolte e accompagnate da alcune associazioni romane. Tra questi anche molti stranieri.  Il Papa - riferisce il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha salutato i medici e gli infermieri, ha seguito la procedura di preparazione delle dosi di vaccino e si è intrattenuto con le persone in attesa della vaccinazione. Ad oggi - aggiunge - sono state vaccinate con la prima dose circa 800 delle circa 1200 persone bisognose a cui sarà somministrato il vaccino questa settimana. (R.I.)

Card. Bassetti agli italiani nel mondo: l’augurio di una Pasqua “buona”

2 Aprile 2021 - Roma - Una “Pasqua buona” è l’augurio che il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Gualtiero Bassetti, ha inviato ai connazionali all’estero in occasione della Pasqua. E lo ha fatto attraverso il programma “Italia con Voi” del canale Rai Italia durante la trasmissione – da oggi visibile anche su www.raiplay.it - che ha visto anche la partecipazione del Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora. «Carissimi amici e connazionali – ha detto il porporato - i mezzi di comunicazione mi permettono, grazie a Dio, di raggiungervi e di esservi vicino. Certo ci sono delle distanze enormi che ci separano ma è molto bello e significativo che noi possiamo comunicare fra di noi perché l’affetto e l’amicizia, e il mio cuore di pastore in questo senso, non conosce confini». Il Card. Bassetti ha sottolineato come le feste sono una “occasione per ritornare in patria, per riabbracciare le proprie famiglie e i propri parenti, per ritrovare quel calore e quel sapore della nostra casa.  Anche quest’anno, e per gli stessi motivi, che addirittura si sono aggravati, siamo sottoposti alle limitazioni imposte per il contenimento del contagio. La pandemia, se da un lato ha stretto il mondo nella sua morsa, dall’altra – ha sottolineato il card. Bassetti - ci costringe a stare lontano. La tristezza e la nostalgia prendono il sopravvento”. Ma non deve essere così perché la Pasqua “viene a ricordarci che la luce irrompe nelle tenebre e la morte non ha l’ultima parola sebbene sia grande la sofferenza che ci circonda e certamente queste sofferenze suscitano in noi anche tante perplessità e tanti dubbi. Ma il Signore risorge. È risorto e ci libera dalla schiavitù del male”. E allora l’augurio del Presidente dei vescovi italiani agli italiani che vivono fuori dai confini italiani, è quello che “ognuno di voi, nella propria vita, sappia scorgere le tracce di questa risurrezione. Che ognuno possa sentirsi abbracciato da un amore che gli si dona totalmente. Che ognuno possa sperimentare la gioia della rinascita soprattutto di non essere soli.  Cari amici, per lungo tempo, anche la vergine Maria, la sposa di Giuseppe e la madre di Gesù, è stata straniera, profuga in Egitto, lontano dai parenti degli amici”. L’invito è a “guardare il suo esempio senza mai dimenticare le radici, quelle radici profonde che ci aiutano a prendere la forza per andare avanti e per fiorire”. (Raffaele Iaria)