Primo Piano

“Custodire”: una parola che sembra così lontana dalla realtà del Myanmar”. La testimonianza di G.R.

17 Maggio 2021 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha aperto, ieri, l'omelia della messa con i fedeli del Myanmar con il verbo  custodire: "una parola che sembra così lontana dalla realtà del Myanmar dove ogni cosa che rappresenti un simbolo del regime militare è soggetto a distruzione e viceversa: ogni cosa che rappresenta una semplice idea diversa da quella del regime militare, viene vista come 'un nemico' da distruggere", dice G.R. da 30 anni nel sud est Asiatico con una grande passione per gli aspetti sociali e spirituali della regione e per la sua "meravigliosa gente". "Sembra che sia impossibile, a questo momento, qualsiasi dialogo tra le parti in conflitto e si gioca alla distruzione reciproca. E' proprio un segno della presenza del Male, della suo opera", aggiunge G. Il paese, entrato nella spirale di odio in seguito al colpo di stato del 1 Febbraio scorso, ha visto "cancellare riforme e sviluppo che sono iniziati dal 2015 fino ad oggi: in un 'battito di ciglio' è stato cancellato tutto un processo democratico per ritornare al vecchio, al ''già visto'', alla soppressione di ogni libertà. Gli interessi di parte, la sete di profitto e di potere hanno veramente preso il sopravvento in Myanmar e fatto ripiombare il paese in un clima di odio, di divisione, di impossibilità di dialogo". L'unità è il "richiamo principale" dell'omelia del Papa: "come se richiamasse tutta la Chiesa in Myanmar al fondamento dell'unità che è il fondamento della Chiesa: l'essere una cosa sola. Un richiamo non casuale probabilmente rivolto alla gerarchia del Myanmar, chiamata a stringersi intorno ai suoi pastori affinché abbiamo una linea comune e unitaria di confronto e di azione davanti al regime militare. Sia perché l'unità della Chiesa con i suoi pastori è fondamentale per ogni chiesa locale: ma anche perché non è scontata in un paese con 135 etnie riconosciute e presenti all'interno del popolo di Dio". G.R. ricorda che nell'omelia del Pontefice "c'è un chiaro richiamo a tutta la Chiesa ad essere testimone di Vangelo vissuto, della testimonianza dell'amore eroico che porta in sè la speranza cristiana. Un richiamo forte e un'indicazione precisa: solo con l'amore che testimonia Gesù Cristo vivo c'è l'unica via per non perdere la speranza in una nazione che è praticamente, in guerra e sull'orlo di una catastrofe umanitaria e sicuramente economica. E l'ultimo richiamo alle piaghe di Gesù, con cui si chiude l'omelia, possiamo dire che sia il richiamo alle innumerevoli piaghe del popolo e dei popoli del Myanmar che più di 70 anni sono piagati da una violenta classe dirigente militare aggrappata al potere che non disdegna, da 70 anni ormai, la violenza anche più brutale e crudele, pur di non cambiare corso". (R. Iaria)

Migrantes Albenga – Imperia: una scuola d’integrazione linguista e un progetto multimediale sulle migrazioni

17 Maggio 2021 - Albenga – Una scuola d'integrazione linguistica ed inclusione sociale è attiva presso l’ufficio Migrantes della diocesi di Albenga - Imperia, grazie a docenti volontari. La scuola è rivolta ai rifugiati accolti nello Sprar e Cas di Albenga, ma aperta a tutti, uomini e donne, giovani ed adulti, stranieri e cittadini italiani, interessati ad imparare od approfondire la lingua italiana. “Prima del Covid – dice al settimanale diocesano “Ponente Sette”, Giuliano Basso, direttore Migrantes e Claudio Leucci, di Sjamo (Sao Josè amici nel mondo), esperto di cooperazione internazionale – erano più di 40 gli allievi frequentanti, suddivisi in tre sezioni, in orari diversi. La pandemia ha ovviamente costretto a sospendere le lezioni, che poi da gennaio sono ripartite, con un numero massimo di 7 allievi in ogni gruppo, in modo tale da rispettare le distanze, conservando l’incontro di persona, fondamentale per questo tipo di esperienze”». L’ufficio Migrantes diocesano propone anche altre iniziative interculturali in collaborazione con altre realtà del territori. Tra queste, spiega Basso, un “progetto multimediale” sul tema delle migrazioni, che “possa diventare strumento di conoscenza, per esplorare e fare conoscere il vissuto ingauno; vogliamo promuovere la cultura dell’accoglienza, fatta di conoscenza, inclusione ed integrazione, nel rispetto della ricchezza delle diversità, contro pregiudizi e stereotipi. Lo strumento di partenza sarà una serie di interviste agli ex allievi della scuola, raccolte sia in video che su carta, con la collaborazione delle altre realtà, come Yepp, che sul territorio si occupano di giovani, integrazione e media”. Altro progetto in corso di definizione è quello di un percorso sul tema dell’interculturalità, per le scuole del comprensorio, da realizzare nel corso del prossimo anno scolastico, con il supporto del Comune di Albenga.​  

Parma: domenica prossima la festa dei popoli

17 Maggio 2021 - Parma – Sarà il vescovo di Parma, mons. Enrico Solmi, a presiedere domenica prossima in Cattedrale, nelle festività della Pentecoste, la Festa dei Popoli. Non uno spettacolo folcloristico, ma un riconoscerci famiglia dei figli di Dio, consapevoli che solo insieme, uomini e donne provenienti dai quattro angoli del mondo e ora approdati a Parma, possiamo ricomporre il corpo di Cristo, spiega il settimanale diocesano “Vita Nuova” nel numero abbinato al quotidiano “Avvenire” di ieri. Alla celebrazione parteciperanno diversi gruppi etnici presenti a Parma e provincia.​  

Regolarizzazioni, segnale ai lavoratori

17 Maggio 2021 - Milano - Con una circolare datata 11 maggio 2021, il Ministero dell’Interno ha superato il precedente provvedimento con cui impediva la regolarizzazione ai cittadini stranieri irregolari che avevano aderito alla campagna lanciata dal governo ma che, nelle more della procedura di emersione, avevano perso il lavoro per scadenza di un contratto a tempo determinato. La nuova circolare consente in questi casi «il subentro nella procedura di un nuovo datore di lavoro» che andrà a completare la pratica di emersione. Il Viminale inoltre prevede la possibilità del subentro di un nuovo datore di lavoro anche per quei casi in cui la cessazione del rapporto di lavoro sia avvenute «per cause non di forza maggiore». Infine, qualora non vi sia un nuovo datore di lavoro disponibile ad assumere il cittadino straniero che ha avviato l’iter di regolarizzazione, il ministero dell’Interno prevede che sia rilasciato di un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Una disposizione che si è resa necessaria «anche a causa delle gravi conseguenze che il perdurare dell’emergenza pandemica ha provocato nel mercato del lavoro». Sono state quindi accolte le richieste presentate al governo, al Viminale e agli altri ministeri competenti nelle scorse settimane dai sindacati e diverse associazioni impegnate nella tutela dei migranti, tra cui l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), Amnesty International, Medu, Centro Astalli, Fondazione Migrantes, Sant’Egidio, Cnca e la campagna 'Ero Straniero'. Quest’ultima, lo scorso marzo, aveva denunciato con un dettagliato rapporto la lentezza con cui sta procedendo l’esame delle oltre 207mila domande presentate da altrettanti cittadini stranieri impiegati nei campi, nel lavoro domestico e di cura. L’analisi delle domande di emersione procede lentamente in tutta Italia a causa soprattutto delle disposizioni adottate da Prefetture e Questure per ridurre il contagio da Covid-19: l’esigenza di ridurre al minimo le presenze all’interno degli uffici obbliga a ridurre considerevolmente gli appuntamenti che è possibile fissare in una sola giornata. L’altro fattore che incide notevolmente su questi ritardi è la carenza di personale. A questo ultimo aspetto, tuttavia, dovrebbe dare un contributo positivo l’assunzione (ormai quasi ultimata) degli 800 interinali assunti appositamente per lo svolgimento delle procedure di regolarizzazione. Intervenendo nel dibattito con un’intervista ad Avvenire, il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, aveva parlato di «adempimenti complessi» e di «ritardo indiscutibile. Siamo al 12% dei provvedimenti esaminati: circa 23mila definiti positivamente, 2.700 rigetti e 800 rinunce». Non è l’unico aspetto, quello delle regolarizzazioni, che coinvolge i cittadini stranieri presenti nel nostro Paese. Due giorni fa, in visita nella Marsica, il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, ha sottolineato che le misure previste nel Decreto sostegni bis dovrebbero essere approvate la prossima settimana. «Il testo è pronto e ci sarà il bonus per i braccianti». Gli imprenditori agricoli dell’area del Fucino, in provincia dell’Aquila, da quasi un decennio fanno ricorso a decine di braccianti stranieri specializzati. Gli ultimi arrivi dal Marocco, sempre con voli charter, risalgono alla scorsa settimana. A 10 mesi dalla sanatoria, però, i lavoratori stranieri sono ancora in attesa della regolarizzazione. «La gestione delle molte domande è stata piuttosto complessa – ha dichiarato il ministro sulla regolarizzazione di questi lavoratori –. Bisogna superare un po’ la politica dell’emergenza. Noi stiamo lavorando nel ministero proprio per avere un quadro ordinato delle necessità dei lavoratori in agricoltura, in modo da poter programmare per dare una risposta alle aziende». (Ilaria Sesana - Avvenire)    

Messa del Papa con i fedeli del Myanmar: “Dio converta i cuori di tutti alla pace”

17 Maggio 2021 -

Città del Vaticano – “Voglio portare sull’altare del Signore le sofferenze del vostro popolo e pregare con voi perchè Dio converta i cuori di tutti alla pace”.

Papa Francesco, ieri, ha voluto celebrare la liturgia eucaristica, nella Basilica di San Pietro per la comunità  del Myanmar che vive a Roma. Circa le duecento persone hanno partecipato alla liturgia. Nell’omelia il pontefice ha sottolineato che  “dove c’è guerra, violenza, odio, essere fedeli al Vangelo e artigiani di pace significa impegnarsi, anche attraverso le scelte sociali e politiche, rischiando la vita. Solo così le cose possono cambiare", ha aggiunto il pontefice che ha auspicato un esito positivo della crisi aperta in Myanmar con il colpo di stato militare. Non dimenticando però di sottolineare la necessità per i cristiani di impegnarsi, perché’ spinti dalla verità, nelle scelte politiche e sociali anche a rischio della vita.   “La preghiera di Gesù – ha detto papa Francesco -  ci aiuti a custodire la fede anche nei momenti difficili, a essere costruttori di unità , a rischiare la vita per la verità  del Vangelo”.

Al termine a salutare il Papa un giovane sacerdote birmano, fr. Bosco Mung Sawng, che ha espresso la “profonda gratitudine” dei birmani per la vicinanza del Papa. “Nelle nostre lacrime, nell’amaro sconforto, nei momenti in cui la comunità mondiale ci ha abbandonato noi siamo stati confortati, guariti dalle parole del Santo Padre”, ha detto il sacerdote che studia alla Pontificia Università Urbaniana.

Il giovane sacerdote ha ricordato le tante volte che il Papa ha pregato per la fine delle ostilità nel Paese e il viaggio apostolico del novembre 2017: “Le nostre lacrime, il nostro amaro sconforto, la nostra pace distrutta, chiedono un intervento divino. Noi crediamo fermamente - dice - che questo evento straordinario in Roma col nostro Pastore sia il punto di partenza dell’intervento di Dio nella nostra storia”. E, in conclusione, ribadisce che “la pace è possibile” ed è “l’unica strada”. A Papa Francesco sono stati poi donati alcuni doni: l’immagine della pace in Myanmar, un album di foto e un libro, portato da alcune religiose e fedeli. (Raffaele Iaria)

Guardare al cielo con i piedi ben piantati a terra

17 Maggio 2021 - Città del Vaticano - È un forte grido per la pace il Regina Caeli di Papa Francesco, questa domenica. Celebra messa di prima mattina in San Pietro per la comunità del Myanmar, un paese “segnato dalla violenza, dal conflitto e dalla repressione” per cui chiede di “non cedere alla logica dell’odio e della vendetta”. Poi, a mezzogiorno, la preghiera mariana alla quale fa seguire un lungo, forte appello per la pace in Terra Santa: “i violenti scontri armati tra la Striscia di Gaza e Israele hanno preso il sopravvento e rischiano di degenerare in una spirale di morte e distruzione. Tanti innocenti sono morti, tra di loro ci sono anche bambini, e questo è terribile e inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro, ma lo si vuole distruggere”. Non è la prima volta che il Papa chiede che si trovi una soluzione pacifica e duratura, ma in questa domenica le sue parole hanno il suono di un appello quasi da ultima occasione. Ricordiamo tutti lo storico incontro in Vaticano tra il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen, voluto da Papa Francesco all’indomani del suo viaggio in Terra Santa, per dare inizio a quello che il Papa ha definito un “cammino nuovo alla ricerca di ciò che unisce e per superare ciò che divide”. Le azioni in atto in questi giorni in Israele e lungo la striscia di Gaza sembrano invece l’inizio di un cammino verso un conflitto più acceso. Così Francesco si chiede: “l’odio e la vendetta dove porteranno? Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro? In nome di Dio, faccio appello alla calma, e a chi ne ha la responsabilità di far cessare il frastuono delle armi, di percorrere l’avvio della pace, anche con l’aiuto della comunità internazionale”. Infine chiede di pregare, il Papa, “per le vittime, in particolare per i bambini; preghiamo per la pace la Regina della pace. Appello nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell’Ascensione. Sono passati quaranta giorni dalla Pasqua e Gesù è “elevato in alto”. Quaranta giorni come il tempo da lui trascorso nel deserto, digiunando giorno e notte; come gli anni nel deserto trascorsi dal popolo di Israele. Antico e Nuovo Testamento che camminano assieme, per descrivere un tempo di attesa, ma anche di cambiamento, di conversione. L’Ascensione è un guardare al cielo avendo i piedi piantati in terra; un tempo che rafforza e da senso alla testimonianza cristiana. Come ricordava Benedetto XVI nel 2009, non è un viaggio verso l’alto, bensì una azione della potenza di Dio, che introduce Gesù nello spazio della prossimità divina. E Francesco dice che l’Ascensione non è un andarsene in una zona lontana del cosmo, ma “completa la missione di Gesù in mezzo a noi”. E quando ascende al cielo “Gesù non ci abbandona: resta nel mondo per mezzo della predicazione dei suoi discepoli”. Non si tratta, però, di trascorrere la vita fermi a contemplare il cielo attendendo un segno, quasi un allontanarsi per non rispondere alle sfide che la vita quotidiana ci pone. Guardare al cielo significa avere ben salda la meta del nostro pellegrinare. Così gli apostoli, che “nonostante il distacco dal Signore, non si mostrano sconsolati, anzi, sono gioiosi e pronti a partire missionari nel mondo”, ha detto Francesco. Gesù “è il primo uomo che entra nel cielo, perché è uomo, vero uomo, e vero Dio; la nostra carne è in cielo e questo ci dà gioia”. Alle persone presenti in piazza san Pietro, il Papa ricorda che “alla destra del Padre siede ormai un corpo umano, per la prima volta, il corpo di Gesù, e in questo mistero ognuno di noi contempla la propria destinazione futura”. Gesù, afferma il vescovo di Roma, “se n’è andato con le piaghe, che sono state il prezzo della nostra salvezza, e prega per noi”. Poi ci invia lo Spirito Santo, “per andare a evangelizzare. Per questo la gioia di oggi, la gioia di questo giorno dell’Ascensione”. Infine, chiede, per l’intercessione di Maria, di “aiutarci a essere nel mondo testimoni coraggiosi del Risorto nelle situazioni concrete della vita”. Anche, testimoni capaci sempre più di ascoltare il grido della terra e dei poveri. È l’impegno che scaturisce dalla “Settimana Laudato si’”, che darà vita a una Piattaforma per riunire i principali partner ecclesiali attraverso diverse azioni e eventi, e diffondere così il Vangelo della creazione. (Fabio Zavattaro – Sir)​  

Papa Francesco celebra per il Myanmar: “consolazione grande”, dice Claudio, “sapere che il papa non ha dimenticato questi popoli”

15 Maggio 2021 - Roma –  Domani mattina Papa Francesco celebrerà una liturgia eucaristica con per i fedeli del Myanmar a Roma. Una celebrazione che segue i numerosi appelli al dialogo e alla riconciliazione espressi dal pontefice. Una celebrazione per questi popoli da lui incontrati nel viaggio apostolico del novembre 2017. “Ero lì quel giorno, fin dalle prime ore dell’alba, in quello stadio strapieno di colori di etnie diverse, con tantissime persone arrivate da tutte le parti della Birmania”, ci dice Claudio Pacion: “il silenzio assoluto nell’ascolto delle sue parole e l’atmosfera di gioia, di preghiera e di unità che la sua presenza sollecitava, sono indimenticabili. È perciò consolazione grande per tutti sapere che il papa non ha dimenticato questi popoli e chiede a gran voce la pace per questo paese ferito nel profondo da decenni di abusi e soprusi e, dal primo febbraio, giorno del colpo di stato, da una violenza brutale”. In questo periodo sono state 800 le vittime di cui almeno 50 bambini. “Sparare sulla gente che protesta è divenuta la norma. Fra i morti tantissimi sono i giovani e giovanissimi. Migliaia le persone arrestate, picchiate, torturate, solo per aver partecipato a dimostrazioni pacifiche o anche solamente per trovarsi per strada al momento sbagliato. Un ragazzino è stato arrestato mentre andava a fare la spesa. Dei paramedici picchiati a sangue mentre stavano andando a soccorrere dei feriti. Sempre di più le forze speciali della polizia entrano arbitrariamente nelle case, sequestrano persone, rubano effetti personali, distruggono proprietà. La vita quotidiana è semi-paralizzata, con il movimento di disobbedienza civile che rende difficile il funzionamento di ospedali, uffici, banche, ferrovie, e i militari che possono apparire da un momento all’altro. Sulle montagne – ci spiega Claudio -  delle diverse etnie, soprattutto Chin, Kachin e Karen, la giunta attacca con jet militari, bombardamenti mai visti prima, attacchi e distruzioni di interi villaggi. Decine di migliaia di persone (vecchi e bambini inclusi) vivono da due mesi nella foresta, per riparo solo qualche telo di plastica. Le scorte di cibo finiscono e la stagione delle piogge incalza. Gli aiuti hanno difficoltà ad arrivare”. Il cardinale di Rangoon/Yangon, Charles Bo ha condannato duramente la violenza della giunta militare invitando al dialogo e alla non-violenza . Ma le persone “si stanno stancando di andare al macello, vedono che nessuno risponde ai loro appelli accorati, che nessuno interverrà ad aiutarle, e alcuni cominciano ad armarsi. I militari spargono terrore e morte, i civili spargono speranza e ferrea determinazione a non mollare. Ma la paura di una guerra civile cresce”. Claudio ringrazia papa Francesco per essersi fatto “fratello di chi si sente solo ed abbandonato” e per “farsi prossimo di chi sta sanguinando a morte sul ciglio della strada”. (R.Iaria)

Diocesi Roma: domani incontro di formazione di Migrantes, Caritas e Missio

14 Maggio 2021 - Roma – “La Gioia del Vangelo”. Questo il tema dell’incontro di formazione organizzato dall’Ufficio Migrantes, Caritas e Centro per la cooperazione missionaria della Diocesi di Roma, che si terrà domani, sabato 15 maggio alle ore 10,00. “Come anche raccomandato dal Cardinale Vicario, mons. Angelo De Donatis all’inizio del corrente anno pastorale, ci soffermeremo a riflettere e a farci interrogare dal Messaggio che Papa Francesco ha indirizzato alle Pontificie Opere Missionarie il 20 maggio dello scorso anno. Toccheremo tematiche importanti che riguardano la missionarietà della nostra comunità ecclesiale”. All’incontro interverranno il Card. Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che risponderà alle domande della giornalista del quotidiano “Avvenire Stefania Falasca.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 13.131 persone sulle nostre coste italiane

14 Maggio 2021 - Roma - Sono 13.131 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.923 sono di nazionalità bengalese (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (1.736, 13%), Costa d’Avorio (1.293, 10%), Guinea (860, 7%), Eritrea (795, 6%), Egitto (770, 6%), Sudan (720, 5%), Mali (491, 4%), Marocco (452, 3%), Algeria (384, 3%) a cui si aggiungono 3.707 persone (28%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina ed è stato diffuso dal Ministero dell’Interno.

Organizzazioni per i diritti umani: “2.162 respingimenti illegali alle frontiere europee nei primi tre mesi del 2021”

14 Maggio 2021 - Roma - Nei primi tre mesi del 2021 le autorità hanno impedito illegalmente a 2.162 uomini, donne e bambini di cercare protezione in Europa, nei valichi di frontiera in Italia, Grecia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord e Ungheria. “Più di un terzo dei respingimenti documentati ha comportato abusi fisici e aggressioni, furti, estorsioni e distruzione di beni personali, per mano delle polizie di frontiera e delle forze dell’ordine nonché violazioni di diritti come quello di accesso alla procedura di asilo”. È quanto emerge nel rapporto Responsabilità respinte: violazioni dei diritti umani come trattamento di benvenuto alle frontiere europee  diffuso da sette organizzazioni che tutelano i diritti umani ( Danish refugee council, Asgi, Diaconia valdese, Hungarian helsinki committee, Humanitarian center for integration and tolerance, Macedonian young lawyers association, Greek council for refugees), che hanno  raccolto le testimonianze di migliaia di respingimenti illegali di migranti e rifugiati mentre cercavano di attraversare i confini dell’Europa. “Il quadro agghiacciante che emerge da questo report – commenta Caterina Bove, dell’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) – ci palesa ancora una volta le dimensioni e le atroci conseguenze dei respingimenti alle frontiere”. Il rapporto documenta inoltre 176 casi dei cosiddetti “respingimenti a catena” in cui i rifugiati e i migranti sono stati forzatamente inviati attraverso più frontiere tramite una cooperazione informale tra gli Stati per aggirare la loro responsabilità e spingere gruppi indesiderati fuori dall’Ue. “Questo potrebbe essere avvenuto dall’Italia o dall’Austria passando per Paesi come la Slovenia e la Croazia fino a un terzo Paese come la Bosnia-Erzegovina”, dicono le organizzazioni. “Per monitorare il rispetto dei diritti, è essenziale istituire meccanismi nazionali indipendenti per monitorare le frontiere e avviare automaticamente le indagini una volta che le prove vengono raccolte dal meccanismo o gli vengono riferite”, concludono le organizzazioni, che hanno avviato un’azione congiunta denominata Protecting rights at Borders (Prab) Initiative  per promuovere la tutela dei diritti umani lungo le frontiere europee.

 

Naufragio in Tunisia: 17 dispersi

14 Maggio 2021 - Milano - Medici senza frontiere torna nel Mediterraneo. L’organizzazione non governativa ha annunciato ieri di aver noleggiato in Norvegia una nave, la Geo Barents, che entro due settimane sarà operativa per soccorrere migranti: «Di fronte alle morti incessanti e alla colpevole inazione degli Stati – hanno dichiarato i responsabili italiani di Msf – siamo obbligati a tornare in mare per il settimo anno consecutivo facendo la nostra parte per fermare queste tragedie». Una decisione che avviene nel giorno dell’ennesima tragedia: mentre Alarm Phone segnala un altro gommone in difficoltà, con 100 migranti a bordo, al largo delle coste libiche, l’OIM diffonde la notizia di un naufragio al largo della costa tunisina di Zarzis. Un’imbarcazione con 19 persone a bordo è affondata e 17 di loro risultano disperse. Salve solo due donne della Nigeria. Le sopravvissute hanno raccontato che il gommone era partito dalla Libia domenica e che il motore si è rotto in mare. Zarzis si trova a circa 70 chilometri dal confine libico. Nel frattempo, proseguono gli sbarchi anche a Siracusa (70 le persone arrivate) e nel Salento (13, di nazionalità afghana). Da gennaio hanno perso la vita più di 500 persone, che si aggiungono alle quasi duemila annegate tra 2017 e 2019. Intanto a Lampedusa comincia a svuotarsi l’hotspot che negli ultimi giorni ha accolto oltre 1.700 persone: con la tregua del maltempo, ieri 600 sono saliti sulla nave quarantena e altri 250 minori sono stati imbarcati per Taranto. Il sindaco dell’isola insieme al governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ha incontrato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, cui ha chiesto maggior impegno perché il carico della prima accoglienza non gravi soltanto su alcune realtà locali. Peraltro anche la presidente di Msf, Claudia Lodesani, ha lamentato che «i governi europei, in particolare Italia e Malta, hanno abbandonato l’attività di ricerca e soccorso e hanno deliberatamente ostacolato, se non criminalizzato, l’azione delle Ong» e ha chiesto un incontro a Draghi per ottenere il ripristino del sistema Sar, la fine dei finanziamenti alla Guardia costiera libica e una politica più stabile sui flussi migratori.

Spettacolo Viaggiante: il 5xmille per la casa di assistenza di Scandicci

14 Maggio 2021 - Scandicci - A Scandicci, in provincia di Firenze, esiste una casa per gli anziani dello spettacolo viaggiante e dei circhi equestri. Una iniziativa voluta da don Dino Torregiani - pioniere della pastorale in questo settore - e da Semiramide Cerchi, madre del Gratta, celebre clown a cui Firenze ha dedicato anche una piazza. Oggi appartiene ad una associazione in parte religiosa e in parte formata da gente dello spettacolo viaggiante. La casa oggi è affidata a mons. Piergiorgio Saviola, già responsabile della pastorale per lo spettacolo viaggiante della Fondazione Migrantes e già direttore generale dell'organismo pastorale della CEI. Si può contribuire anche attraverso il 5X1000 con codice 00745690354. 5permille1

Vangelo Migrante: Ascensione del Signore (Vangelo Mc 16,15-20)

13 Maggio 2021 - Dopo la Resurrezione di Gesù ha inizio il tempo delle apparizioni che dura quaranta giorni e termina con la sua Ascensione al Cielo: “il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. Proprio nell’Ascensione i discepoli comprendono meglio il senso della Resurrezione: il Signore Gesù, assunto in cielo, è l’unico Signore del cielo e della terra. In ciò che ha detto e nel suo modo di aver vissuto, noi troviamo la strada verso il ‘cielo’, verso la casa del Padre. Essa non è la vittoria di un corpo sulla legge di gravità ma, come dice papa Benedetto: “è la navigazione del cuore che ti conduce dalla chiusura in te, all’amore che abbraccia l’universo”. A questa navigazione del cuore Gesù chiama un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e fedeli, e affida loro il mondo: “allora essi partirono e predicarono dappertutto”. Li spinge a pensare in grande e a guardare lontano: il mondo è vostro! E lo fa perché crede in loro, nonostante abbiano capito poco, nonostante abbiano tradito e rinnegato, e molti dubitino ancora. Egli ha fiducia in loro più di quanto loro ne abbiano in sé stessi e non li abbandona: “il Signore agiva insieme con loro”. La fiducia e la sinergia sono l’espressione dell’unica forza, dell’unica linfa, dell’unica vita che scorre tra Lui e loro e raggiunge ogni angolo della terra in ogni gesto di bontà, in ogni parola viva. Nelle mani del discepolo sono le Sue mani, nell’amore del discepolo il Suo amore, nella terra che il discepolo percorre le Sue radici, nelle sue azioni tutta la potenza del Padre: il cielo di Dio in terra. Non è un modo di dire. Gesù indica i segni concreti che accompagnano quelli che credono: nel Suo nome ci si smarca dalla presa della menzogna, si parla un linguaggio nuovo capace di toccare il cuore, si prende in mano la realtà anche più dura senza paure, non ci si intossica dinanzi alle leggi del mondo e si ama: “imporranno le mani sopra i malati e questi guariranno”. Come accadde a Francesco di Assisi con il lebbroso: nella relazione lo fece sentire uomo, nell’abbraccio quell’uomo iniziò a guarire. Nell’Ascensione, Gesù unisce la terra al cielo di Dio; l’abbraccio tra la terra e il cielo sono le opere compiute da persone amate, che sanno amare. (p. Gaetano Saracino)  

Mci Olanda: domenica le prime comunioni a Leiden-Warmond 

13 Maggio 2021 - Roma - Domenica prossima,  16 maggio, alle ore 09.45 a Leiden-Warmond si celebreranno le Prime Comunioni dei giovani della Missione Cattolica Italiana. A causa delle  limitazioni dovute alla pandemia sul numero di persone che possono partecipare fisicamente alla liturgia eucaristica il Consiglio Pastorale della MCI ritiene  opportuno trasmettere la celebrazione in streaming sui propri canali.

MEMA, Il Museo dell’Emigrazione Marchigiana

13 Maggio 2021 - Recanati - Le antiche cantine di Villa Colloredo Mels ospitano il Museo dell’Emigrazione Marchigiana (MEMA) che è stato inaugurato nel dicembre 2013. Si tratta di un Museo multimediale e interattivo, realizzato per volere del Comune di Recanati, della Regione Marche, dell’Associazione marchigiani nel mondo e anche grazie al cofinanziamento del Dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale. È dedicato a tutti i marchigiani, circa settecentomila, che tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, oppressi da condizioni di estrema povertà, hanno preso la coraggiosa decisione di abbandonare la loro terra d’origine per dirigersi verso un luogo sconosciuto alla ricerca di fortuna. All’ingresso del Museo si trova una riproduzione della tipica casa del mezzadro e una sezione dedicata al viaggio e al bagaglio che gli emigranti portavano con sé. Scendendo ci si trova a un bivio: il visitatore è chiamato a scegliere se spostarsi ai treni o alle navi. Dal vagone del treno cinque marchigiani raccontano la loro storia di emigranti che hanno lasciato la propria regione alla volta dell’Argentina, del Belgio, degli Stati Uniti. Davanti al treno si trova una sezione dedicata al lavoro in miniera dove si possono vedere da vicino gli strumenti utilizzati dai minatori. La sezione dedicata al viaggio in nave, invece, propone la riproduzione di una tipica cuccetta di terza classe e, mettendosi seduti, è possibile ascoltare un’altra storia di emigrazione. Più avanti un touch screen consente di visualizzare, leggere e ingrandire documenti, fotografie, diari e memorie che sono stati donati al Museo dalle Acli, dalle Associazioni di marchigiani all’estero e dai discendenti di alcune famiglie di emigranti. Nell’ultima sala del Museo è infine possibile ricercare la scheda di viaggio di conoscenti e parenti, che sono emigrati in quel periodo storico, attraverso la consultazione di un database che raccoglie i dati degli emigranti non solo marchigiani ma di tutta Italia. L’intero percorso è accompagnato da pannelli descrittivi, suggestive foto e gigantografie che raccontano il viaggio della speranza intrapreso dagli emigranti marchigiani. Un commovente viaggio indietro nel tempo alla scoperta degli usi, dei costumi e delle tradizioni che appartengono alla storia di ognuno di noi. Il Museo dell’emigrazione marchigiana intende accompagnare e coinvolgere il visitatore in un itinerario “fisico ed emozionale” destinato a ripercorrere la storia del fenomeno migratorio e a riannodare quei legami profondi che hanno unito e uniscono ancora oggi le Marche alle comunità di emigranti. Immagini, oggetti, lettere, documenti e ricordi, animano i diversi ambienti museali che ripetono altrettanti significativi ‘momenti’ di questo viaggio nella memoria dell’emigrazione marchigiana, ma acquistano una dimensione più coinvolgente ed emozionale, sollecitando in un pubblico ampio ed eterogeneo sempre nuove suggestioni e riflessioni. Grazie all’utilizzo di tecnologie innovative, infatti, la storia del passato diventa narrazione interattiva, le immagini della memoria realtà virtuale ed i suoni contribuiscono ad evocare situazioni e luoghi lontani nel tempo. La visita si trasforma così in un’esperienza viva e vitale dove la lezione di quanti con tenacia e perseveranza hanno contribuito alla crescita di tanti Paesi, sia di monito per le giovani generazioni che, nell’affacciarsi sul palcoscenico del ‘mondo globale’, non dimentichino le proprie radici.

Fcei: appello alle Chiese protestanti europee a “prendere posizione e agire per Lampedusa”

13 Maggio 2021 -   "Vi preghiamo di prendere posizione davanti ai vostri governi per appellarli ad agire per Lampedusa” ed "affermare che Lampedusa è l’Europa; che i migranti nell’hotspot non sono italiani ma europei e che sfidano le politiche e la moralità europee": è l'appello alle istituzioni e alle Chiese protestanti europee lanciato oggi da Mediterranean hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che in queste ore sta gestendo la difficile situazione degli sbarchi sull’isola siciliana, con oltre 2.000 arrivi negli ultimi giorni e l'hotspot sovraffollato. "Quello a cui abbiamo assistito al molo, accogliendo e assistendo chi arrivava - scrivono nella lettera il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei e il coordinatore di Mediterranean hope, Paolo Naso -, è che molti di loro sono rimasti feriti, maltrattati, donne incinte, alcuni incapaci di reggersi in piedi. Tra loro anche tanti bambini; alcuni piangevano per parenti che avevano perso la vita cercando di attraversare un mare che, invece di speranza e redenzione, portava disperazione e morte". Come denunciato ieri dal parroco di Lampedusa, anche la Fcei racconta di centinaia di persone lasciate sul molo "per ore, senza wc, moralmente e fisicamente distrutte". "Ora i migranti sono stati ospitati nel cosiddetto hotspot e molti di loro dormiranno senza letto o cuscino  - ricordano -. Dov’è l’Europa in questo quadro?". Situazione che accade "anche a Lesbo e in altri luoghi" ma "il fatto che le tragedie siano molteplici non riduce l’impatto o il peso di una singola tragedia". La Fcei ricorda le tante politiche che possono essere adottate per aiutare i migranti: "L’apertura di corridoi umanitari; un aumento delle quote nazionali per il reinsediamento nel quadro del Global compact delle Nazioni Unite sui rifugiati e della strategia triennale sul reinsediamento e sui percorsi complementari; la moltiplicazione delle ricollocazioni dall’Italia e da altri Paesi più esposti; sostenere un piano d’azione organico dell’Ue che consideri la migrazione globale non come un’emergenza ma come un processo normale e a lungo termine". "Come dirigenti della Chiesa - concludono - avete l’autorità morale per sollevare una questione umanitaria, anche se politicamente controversa".

Don La Magra: dare voce quando vengono negati i diritti

12 Maggio 2021 - Lampedusa - “Chiediamo che le persone vengano portate via da Lampedusa e ci si organizzi perché non si ripeta ciò che è avvenuto negli ultimi giorni: centinaia di persone ammassate sul molo in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di ripararsi e nutrirsi adeguatamente, senza servizi igienici. L’accoglienza, anche se temporanea, va fatta nel migliore dei modi”. A parlare all'agenzia Sir è don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa e già direttore Migrantes della diocesi di Agrigento. Negli ultimi giorni sono sbarcate sull’isola maggiore delle Pelagie oltre 2.000 persone, con l’hot spot di Contrada Imbriacola sovraffollato. Al momento vi sono persone in attesa del trasferimento sulle navi quarantena o sui traghetti di linea verso la Sicilia. Ma per due notti centinaia di persone sono state costrette a dormire sul molo Favaloro, ora svuotato. I volontari della parrocchia di San Gerlando e del Comitato “Lampedusa solidale” hanno distribuito acqua, succhi di frutta e coperte termiche e denunciato le condizioni pessime dell’accoglienza. “l'altro ieri 200 persone hanno passato la notte sul molo, in condizioni igieniche terribili – racconta don La Magra -. Ci sono solo due bagni ma inutilizzabili perché nessuno ne cura la pulizia. Le persone sono state costrette ad urinare nelle bottiglie di plastiche, a dormire in mezzo alla spazzatura. Il giorno prima erano in 600 persone, ammassate in una striscia di cemento, senza la possibilità di muoversi e senza un pranzo o una cena, solo qualche cracker o snack nell’attesa dei trasferimenti”. “Siamo sempre con gli occhi aperti, pronti a dare voce quando vengono negati i diritti essenziali – precisa il parroco -. Come al solito le persone migranti sono considerate persone di serie B. Perché se ci fossero state anche solo cinque persone italiane a dormire sul molo si sarebbe scatenato un caso politico”.  

Migrantes Ancona: pastorale con i rom e sinti

12 Maggio 2021 - Ancona - Oltre agli immigrati, da vari anni seguo la pastorale con i rom e sinti, in compagnia di una catechista, Elisabetta. Con loro abbiamo fatto prime comunioni, matrimoni, funerali e a una decina di loro ho fatto impartito anche la Cresima. Un cammino spalmato in un periodo prolungato, ma alla fine sempre concluso. Un’esperienza che mi ha dato molto, e direi, mi ha segnato… Una sera, in una chiesa di un quartiere di Ancona stavamo preparando la prima comunione di alcuni ragazzi, un loro papà mi chiese di confessarsi, la sua bambina avrebbe fatto l’indomani la prima comunione, aveva altri due figli. Quella confessione mi è rimasta sullo stomaco. Dal cuore di quel rom uscì una sofferenza opprimente che soffocava la sua vita… “sono uno zingaro, per la gente sono sempre uno zingaro, per la gente i miei bambini sono figli di uno zingaro, da anni sono qui e non riesco a trovare lavoro perché sono uno zingaro, la gente non mi parla perché sono uno zingaro e si vede, non riesco a dare una vita dignitosa alla mia famiglia perché sono uno zingaro, non ho futuro perché sono uno zingaro, la mia colpa è di essere nato zingaro, e questo marchio sulla mia testa mi pesa, mi soffoca, non mi lascia né camminare, né respirare… odio me stesso e la mia vita perché sono uno zingaro”… seduto sul banco della chiesa, con i gomiti sulle ginocchia, e la testa raccolta tra le mani, tra sospiri prolungati, singhiozzi e lacrime, assieme ad altri peccati, scorreva questa confessione… io mi son sentito un peccatore. Ogni sofferenza che aveva subito mi sentivo di averla procurata anche io. Non mi sentivo affatto libero da ogni pregiudizio nei loro confronti, e il dir comune sembra una norma. Si concluse quella confessione, con un abbraccio e il giorno dopo la sua bambina fece la prima comunione, la sua gioia fu grande ma sempre velato da tristezza… un mese dopo lui si è tolto la vita… Una diversità mai integrata, un’esclusione che lo ha brutalmente buttato fuori, perché anche oggi per la nostra società: “uno zingaro è sempre uno zingaro. Quando uno zingaro diventerà per me fratello?”  (Dino Cecconi, Direttore Migrantes Ancona-Osimo)    

Storia di Favour, che in Italia è riuscita finalmente a studiare

12 Maggio 2021 - Torino - Favour Izu ha 26 anni, è originaria di Ogume, un paese nella regione del delta del Niger, in Nigeria. È arrivata in Italia il 26 giugno del 2016 con un barcone approdato sull’isola di Lampedusa. Ha passato qualche giorno vicino a Firenze e poi è venuta a Torino, ospite della signora che le ha pagato il viaggio, 25mila euro, le dice. Per la restituzione del debito, la signora la mette a fare “lavori sporchi”, come li chiama Favour. In poco più di un anno Favour riesce a mettere insieme i soldi e si riscatta, decide di uscire dal giro. Si sente libera di iniziare una nuova vita, quella per cui è andata via dal suo paese. La prima cosa che vuol fare è imparare l’italiano; finora ha parlato solo in inglese o nella sua lingua madre, l’ukwani. Viene così in contatto con i corsi che si tengono all’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) e li frequenta per sei mesi; il passo successivo è frequentare un CPIA per prendere la licenza media, che ottiene alla scuola di via Bologna nel 2018. Vuole continuare a studiare e quello stesso anno si iscrive all’Istituto professionale del turismo, ai corsi serali, così di giorno può lavorare come cameriera in una mensa aziendale e la sera frequentare le lezioni, anche per lei più online che in presenza, causa Covid. Questo è l’ultimo anno, c’è l’esame, dopo il quale Favour spera di ottenere un lavoro consono a quello che ha studiato. Le piacerebbe fare l’operatrice turistica, oppure lavorare in un albergo, ma per il momento va bene continuare con il lavoro alla mensa. Le sue materie preferite a scuola sono arte, italiano e inglese che sa già abbastanza bene, perché l’ha studiato da piccola a scuola in Nigeria. Infatti, a Favour è sempre piaciuto studiare. “Quando ero piccola, volevo fare la segretaria” racconta, “però ho dovuto smettere la scuola dopo le elementari”. La sua è un’infanzia complicata. Il padre non l’ha mai conosciuto e la madre, per mandarla a scuola, la affida a una zia che sta nella capitale dello stato di Edo, dove rimane dai 5 ai 10 anni. Poi però la zia ha problemi familiari e non può più tenerla con sé. Torna dalla mamma, che nel frattempo aveva trovato un lavoro come bidella; ma quando poco dopo la madre si risposa, il nuovo marito non vuole avere in casa i quattro figli del matrimonio precedente e ciascuno di loro deve cercare la sua strada. Favour finisce così a 12 anni a vivere da una signora anziana, la cui figlia è emigrata in Italia, per fare la baby-sitter ai suoi nipotini, non può più andare a scuola. Rimane con lei per alcuni anni; lì si sente spesso dire: “Perché non vai anche tu in Italia. Puoi guadagnare un sacco di soldi.” Ma lei ha l’idea di restare in Nigeria, riprendere appena possibile a studiare e costruirsi un futuro lì. A parte il lavoro con i bambini, che le garantisce anche vitto e alloggio, cerca di fare un po’ di soldi vendendo acqua per strada. Un giorno, mentre torna a casa, viene aggredita da un gruppo di ragazzi, che la derubano e la violentano. Favour finisce in ospedale e ci resta per quasi un mese, ferita nel corpo e nell’animo. Quando torna a casa della signora da cui faceva la baby-sitter, di nuovo le propongono di andare in Italia. Lei scappa, ha paura, non sa cosa fare. Sente che le hanno tolto il futuro che cercava di costruirsi lì, mettendo via i soldi guadagnati con l’acqua, che le hanno tolto la sicurezza. Però inizia a pensare che per lei la vita è altrove, che deve andare via dalla Nigeria. Prende contatto con un’altra signora che le organizza il viaggio. Dopo due mesi è in Italia. Qui, nonostante i “lavori sporchi” e le imposizioni che inizialmente subisce, riesce a ricostruire un’idea di sé e di quello che vuole fare, riesce a non essere più vittima, a intravedere un futuro e a ricominciare a studiare: “Sto facendo solo ora quello che avrei dovuto fare prima.” Però lo sta facendo ed è quello che voleva. Dice ancora Favour: “Se penso a come ho vissuto la mia infanzia e ai primi tempi qui in Italia, ne ho fatta di strada, e tutto, pian piano, è arrivato”. (www.migrantitorino.it)    

Lamorgese: flussi regolari, più corridoi e regole giuste per i migranti

12 Maggio 2021 - Roma - “Tutte le statistiche storiche evidenziano un aumento degli sbarchi nella stagione estiva. Ora, i numeri assoluti relativi ai primi mesi del 2021 sono superiori a quelli del 2020. Lo sono anche perché la crisi sociale ed economica innescata dal Covid-19 ha colpito in modo duro anche il continente africano. In ogni caso, la situazione va gestita tenendo conto dei picchi stagionali e della pandemia”. Lo dice questa mattina il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in una intervista al quotidiano “Avvenire” sottolinea che da tempo, in previsione degli incrementi degli sbarchi in estate, “stiamo insistendo con tutti gli interlocutori europei, coinvolti come noi nella complessa trattativa sul nuovo Patto Immigrazione e Asilo proposto dalla Commissione”. Lamorgese ha chiesto una “tempestiva attivazione di un meccanismo d’emergenza finalizzato al ricollocamento nei Paesi dell’Unione disponibili dei migranti salvati in mare durante eventi di soccorso e ricerca”. La responsabile del Viminale è stata in Libia e il 20 maggio tornerà a Tunisi insieme alla commissaria europea Ylva Johansson. “La presenza dell’Europa è fondamentale per stabilizzare quei Paesi e per governare i flussi migratori in una logica di partenariato che sappia comprendere, nello stesso pacchetto – dice sl quotidiano - progetti di sviluppo, azioni contro il traffico d’esseri umani e garanzie per il rispetto dei diritti umani dei migranti”. Sulla scorta dell’arrivo di decine di barconi carichi di migranti giunti a Lampedusa nell’ultimo fine settimana, “non possiamo – aggiunge rispondendo alle domande del giornalista Vincenzo Spagnolo - pensare di affrontare una situazione così complessa, causa di tragedie in mare, senza puntare molti sforzi per favorire la stabilizzazione del quadro politico in Libia. Il governo di unità nazionale, formato da pochi mesi, va messo in condizione di operare ed estendere il suo controllo su tutti i tratti di costa interessati dalle partenze dei barconi”. Nella lunga intervista Lamorgese parla anche della legge sullo ius soli e ius culturae: “una riforma di questa portata può essere realizzata solo con la sintesi tra le diverse posizioni politiche. Non è accaduto al termine della scorsa legislatura, quando lo ius soli temperato fu bloccato prima del passaggio decisivo nell’aula del Senato. Io ritengo che, anche in questa fase, sia necessario lavorare per trovare un punto di caduta”. (R.I.)   L’intervista completa https://www.avvenire.it/attualita/pagine/intervista-lamorgese-flussi-corridoi-regole