Primo Piano

Openpolis: 6.633 i minori stranieri non accompagnati in Italia

8 Giugno 2021 - Roma - In Italia sono 6.633 i minori stranieri non accompagnati (msna), di cui 6.392 maschi (96,4%) e 241 femmine (3,6%). Il 64,7% sono 17enni e la Sicilia è la regione che ne accoglie di più, ossia il 29,3% del totale. Sono alcuni dei dati, riferiti ad aprile 2021, elaborati da Openpolis, sulla base di statistiche ufficiale fornite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. I 17enni sono 4.290 su 6.633 (64,7%), mentre man mano che si considerano fasce d’età inferiori, il numero cala. Il 22,5% ha 16 anni, il 7,5% ne ha 15 e il 5,1% è tra i 7-14 anni, fino ad arrivare a 22 bambini tra 0 e 6 anni d’età, su 6.633 totali (0,3%). In Sicilia vi sono attualmente 1.946 minori stranieri non accompagnati, seguono Friuli-Venezia Giulia (11,5%), Lombardia (10,3%) e Emilia-Romagna (7,9%). Al sud la quota più alta è in Puglia (5,6%) e al centro nel Lazio (5,4%). Tra i territori che invece ospitano meno msna, troviamo le province autonome di Bolzano (0,8%) e Trento (0,3%), l’Umbria (0,4%) e la Valle d’Aosta (quasi lo 0%). Si tratta di bambini e ragazzi che necessitano di tutele speciali garantite dalla legge n. 47/2017, che stabilisce principalmente il divieto di respingimento e di espulsione e la possibilità di accedere ai diversi servizi territoriali di accoglienza, attraverso il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo e il fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Entrambi sostengono le amministrazioni comunali nelle spese che sono chiamate ad affrontare per l’accoglienza dei minori.

La tragedia del piccolo Artin: trovato morto nel mare del Nord

8 Giugno 2021 - Milano - Erano quasi arrivati. Il sogno di una vita nuova, lontano dalla guerra e dalle violenze, stava per realizzarsi. Ma non è stato così. Il piccolo Artin e la sua famiglia di origine curdo iraniana non ce l’hanno fatta. Proprio nell’ultimo miglio. La loro barca, partita da Dunkerque, in Francia, alla fine non è mai arrivata in Gran Bretagna. Si è capovolta nel Canale della Manica, trascinandosi l’intera famiglia partita dal villaggio natale tre mesi prima. È il triste e drammatico epilogo dell’esodo di Rasoul Iran-Nejad, di 35 anni, della madre Shiva Mohammad Panahi, 35, della figlia più grande Anita, di 9 anni e di Armin, sei, tutti morti, come il più piccolo della famiglia, Artin, di soli 15 mesi. Il naufragio, ricostruisce la Bbc, è avvenuto lo scorso 27 ottobre. Altri quindici migranti furono portati in ospedale e sulla tragedia è stata aperta un’inchiesta a Dunkerque dalla procura francese. Il corpicino del piccolo Artin è stato trovato la notte di Capodanno sulla costa sud-occidentale della Norvegia, vicino a Karmoy. È di pochi giorni fa invece il risultato del test del Dna comunicato dalla polizia norvegese. Per giungere all’identificazione è stato ottenuto un profilo del Dna e alla famiglia è stato comunicato che si trattava effettivamente di Artin, aggiunge la stessa fonte, citando poi una dichiarazione della polizia in cui si afferma che «professionisti qualificati del dipartimento di scienze forensi dell’ospedale universitario di Oslo sono riusciti a recuperare i profili del Dna corrispondenti». I resti del bambino verranno ora riportati in Iran per essere seppelliti. La famiglia di Artin veniva dalla città di Sardasgt, nell’Iran occidentale, vicino al confine con l’Iraq, ed era giunta in Francia dopo essere passata per la Turchia e l’Italia. I curdi iraniani sono una minoranza emarginata dal punto di vista politico ed economico nel loro Paese e a migliaia si affidano ogni anno ai trafficanti per cercare di raggiungere l’Europa. La famiglia di Artin aveva fatto scalo anche in Italia, a Taranto, dove era giunta a bordo di un veliero. Qui aveva tentato la difficile risalita dello Stivale e il passaggio (altrettanto difficoltoso) della frontiera francese, non si sa se attraverso Ventimiglia o, più probabile fra agosto e settembre, da Bardonecchia al Monginevro. Al campo di Dunkerque, in Francia, dove la famiglia è rimasta alcuni giorni in attesa del passaggio sul barcone, si ricordano ancora del piccolo Artin, particolarmente vivace e sempre allegro. «Sono sia felice che triste», ha raccontato alla Bbc Niyaht, la zia di Artin rintracciata dalla polizia norvegese. «Felice che il corpo di Artin sia stato finalmente trovato, e triste naturalmente perché ci ha lasciato per sempre». Fra i tanti messaggi ricevuti prima della partenza dalla Francia, il padre di Artin aveva scritto ai parenti informandoli del viaggio pericoloso che si apprestavano ad affrontare attraverso la Manica ma aggiungendo anche «non abbiamo scelta». «Se vogliamo andare con un camion, abbiamo bisogno di più soldi e ora non li abbiamo» aveva scritto. Una scoperta amara per la famiglia del bambino, i cui resti saranno rispediti in Iran per la sepoltura da parte dei familiari prima angosciati dalla scomparsa di Artin, ora addolorati per la sua fine spaventosa in una delle rotte più pericolose. (Daniela Fassini – Avvenire)      

Spettacolo Viaggiante: riapre il Luna Park di Ostia

8 Giugno 2021 - Roma - Grandi manovre da grande evento. Questo si percepisce passando davanti al Luna Park di Ostia, situato in piazza della Stazione Vecchia. Finalmente riaprirà i battenti il prossimo 19 giugno, dopo circa un anno e mezzo di fermo a causa della pandemia. Questa struttura accoglierà di nuovo il suo festoso pubblico con molte novità come le montagne russe, il dondolino, il barcone, il music box. Un’attesa gioiosa che si percepisce ascoltando la voce di chi vive all’interno di questa realtà che non è solo un luogo di lavoro ma è ben altro: una comunità formata da una decina di famiglia e da due suore. Tutti abitano nelle roulottes situate in uno spazio ben preciso dell’area. Una comunità portata all’attenzione del grande pubblico proprio per la presenza di suor Annamelia e suor Genevieve dell’ordine delle Piccole Sorelle di Gesù di Charles de Foucauld, che si occupano della pastorale dello spettacolo viaggiante. Le due religiose hanno ricevuto, nel 2015, la visita di papa Francesco, in occasione di una visita pastorale alla vicina parrocchia di S. Maria Regina Pacis. “Un ricordo indimenticabile di cui tutti parlano ancora e, anzi, auspicano una nuova visita”, racconta suor Genevieve: “ed è una grande soddisfazione sapere che finalmente si riapre.  Da molto tempo aspettavamo questo giorno. Perché bisogna pensare che se è chiuso non c’è lavoro e non entrano soldi e si fa molta fatica per andare avanti”. La presenza delle due Piccole Sorelle in questo Luna Park risale ad una decina d’anni fa e oramai sono parte integrante della grande famiglia di questa oasi del divertimento di Ostia. “Sono le nostre protettrici e noi proteggiamo loro, è uno scambio”, dice Ginetto Pugliè il proprietario del Luna Park, costruito dal padre. Lui aveva sette anni quando i suoi genitori, papà toscano e mamma emiliana, si stabilirono nella cittadina del litorale laziale. Da allora sono passati cinquant’anni e un momento come questo non era mai stato vissuto da quanti vi lavorano al suo interno, racconta. È stato un anno molto difficile che ha lasciato molto strascico – ribadisce - sia psicologico che economico. E c’è chi non c’è la fatta ma diciamo che c’è stata tanta solidarietà.  Abbiamo fatto il possibile. Io mi sono mosso anche a livello sindacale”. “Tutti aspettiamo con trepidazione il giorno dell’apertura”, continua Ginetto: le nuove attrazioni provengono da fuori. È stato un momento di solidarietà, i proprietari delle nuove attrazioni vivono facendo feste patronali e fiere che ancora sono bloccate. E’ un aiuto reciproco, loro vengono dalla Campania, zona di Napoli e Caserta. Hanno investito spostando queste strutture e noi abbiano messo lo spazio a disposizione dando molto risalto a queste novità. A fargli da eco c’è Massimo Mascia che, da due anni, appoggia il lavoro del proprietario: “Il parco si è rinnovato totalmente la riapertura dovrebbe essere il 15 giugno, ma si riaprirà il 19 che è sabato. Le persone dovranno essere seguite affinché non ci sia assembramento. All’interno del luna park il percorso è lo stesso: si entra al centro e si esce dall’altra parte a destra”. Tutti sono ansiosi di ripartire e il giorno della riapertura è molto atteso, una boccata di ossigeno “perché – commenta Mascia - un anno e mezzo senza lavoro è stato molto duro.  Ci sono stati degli aiuti da parte della Chiesa, della Fondazione Migrantes, della Caritas, anche grazie all’intervento delle suore, ma le famiglie devono vivere del proprio lavoro”.  Non ci sarà una apertura speciale, una inaugurazione, per non fare assembramento: “Senza spingere troppo - dice Mascia - si seguirà il solito orario dalle 15 alle 24, considerando che il coprifuoco dovrebbe essere sospeso. Noi ci atterremo a questo”. Ma i visitatori del Luna Park troveranno un’altra novità, racconta suor Genevieve: “al centro dell’area lo scorso 9 maggio, il giorno della festa della mamma, è stata posta una bella e grande statua della Madonna”.  Per capirci - dice la suora – “quella della Beata Vergine della Medaglia Miracolosa. l’hanno voluta tutti i lunaparkisti. È la madonna che protegge tutto questo settore”. La statua è stata benedetta alla presenza di don Giovanni De Robertis, Direttore della Fondazione Migrantes, e mons. Pierpaolo Felicolo, responsabile Ufficio Fondazione Migrantes di Roma e del Lazio.  (NDB – R.I.)        

Una dimensione relazionale

8 Giugno 2021 - La famiglia è un'istituzione intermedia tra l'individuo e la società, e niente può supplirla totalmente. Essa stessa si fonda soprattutto su una profonda relazione interpersonale tra il marito e la moglie, sostenuta dall'affetto e dalla mutua comprensione. Per ciò riceve l'abbondante aiuto di Dio nel sacramento del matrimonio che comporta una vera vocazione alla santità. Possano i figli sperimentare più i momenti di armonia e di affetto dei genitori che non quelli di discordia o indifferenza, perché l'amore tra il padre e la madre offre ai figli una grande sicurezza ed insegna loro la bellezza dell'amore fedele e duraturo. (Benedetto XVI, Discorso durante il V^ Incontro Mondiale delle Famiglie a Valencia, 8 luglio 2006)   Il Quinto Incontro Mondiale delle Famiglie a Valencia, verteva sul tema della trasmissione della fede nella famiglia. A questo proposito il Papa ha evidente la volontà di riprendere il dettato conciliare e del suo predecessore e chiama la famiglia “chiesa e santuario della vita”. È chiaro come da questa definizione derivi il ribadimento che è proprio nella famiglia che si radica quella consuetudine, diremmo quasi, quell’allenamento alla preghiera che la rende una dimensione dialogica costante nel rapporto con il Signore. Ma quello che in questo discorso Benedetto XVI vuole anche mettere fortemente in evidenza è la dimensione relazionale della famiglia che la rende – come dice – una istituzione intermedia insostituibile fra individuo e società. Questa verità antropologica trova le sue ricadute sia sul piano ecclesiale, sia su quello sociale. La “profonda relazione interpersonale” fra i genitori è la brace che alimenta la vita di preghiera dei cristiani, ma anche la vita sociale di tutte le famiglie anche quelle non credenti e così il rapporto con i figli si nutre del rapporto dei genitori fra loro e beneficia di tutte le occasioni in cui si manifestano atti di reciprocità e di dedizione oblativa. In sostanza la famiglia si caratterizza non solo come il luogo della relazione per eccellenza, ma anche il luogo della gratuità. I rapporti non sono, o meglio non dovrebbero essere rapporti di forza, ma ispirati ad una dimensione di amore, per quanto sempre perfettibile. Dove se non in famiglia si può essere accolti nelle proprie fragilità? Dove si può trovare il sicuro approdo di fronte ad un fallimento? Dove il rigenerante abbraccio del perdono? Tutto questo può avvenire perché in famiglia non si vive per se stessi, ma si vive per e con gli altri. Quel sì che viene pronunciato il giorno delle nozze, quel consenso che viene scambiato in ambito istituzionale sono entrambe volontà che convergono verso una direzione che è quella dell’essere per dell’essere in relazione. Questo è ciò che umanizza il cammino dell’uomo e della donna, a fronte di un pensiero dominante che tenderebbe a riconoscere in modo assolutistico il valore dell’individuo. Che questa sia la preoccupazione precipua del Pontefice lo si desume anche dalle parole da lui espresse nell’omelia tenuta il giorno successivo, sempre a Valencia, in occasione delle stesse giornate dell’incontro mondiale delle famiglie: “Nella cultura attuale si esalta molto spesso la libertà dell'individuo inteso come soggetto autonomo, come se egli si facesse da solo e bastasse a sé stesso, al di fuori della sua relazione con gli altri come anche della sua responsabilità nei confronti degli altri. Si cerca di organizzare la vita sociale solo a partire da desideri soggettivi e mutevoli, senza riferimento alcuno ad una verità oggettiva previa come sono la dignità di ogni essere umano e i suoi doveri e diritti inalienabili al cui servizio deve mettersi ogni gruppo sociale”. Questo è il pericolo a cui tutte le famiglie, nessuna esclusa, sono esposte, ma questa è la tendenza che si può e si deve contrastare. All’interno del nucleo famigliare non sono più solo individuo maschio o individuo femmina, sono piuttosto marito o moglie, padre o madre, ovvero sempre in relazione all’altro e pensato per l’altro. Se questo è valido per tutte le famiglie del mondo, trova nelle famiglie cristiane un fondamento nella dimensione relazionale dell’amore fra il Padre, il Figlio e lo Spirito ed è proprio quest’ultimo che possiamo accogliere come grazia sempre nuovamente elargita ai nostri propositi di unità e convergenza. Siamo un popolo di “salvati” e anche le famiglie possono vivere in questa certezza quanto più si aprono alla speranza di un Dio che ci vuole fratelli gli uni per gli altri. (Giovanni M. Capetta - Sir)    

Calabria: cittadinanza simbolica bimbi nati a Crotone

8 Giugno 2021 - Crotone - La città di Crotone concederà ai bambini nati a Crotone da genitori stranieri che frequentano le scuole dell'infanzia l'attestato di cittadinanza simbolica prevista dall'apposito Regolamento Comunale. Il sindaco Vincenzo Voce ha scritto ai dirigenti degli istituti scolastici chiedendo di voler segnalare, entro il 15 giugno al fine di poter prevedere la relativa cerimonia entro la conclusione dell'anno scolastico, i nominativi dei bambini nati a Crotone da genitori stranieri che frequentano le scuole cittadine. "Sono certo che coglierà con favore questo gesto di grande civiltà anche in considerazione che i bambini che frequentano le nostre scuole sono ‘cittadini crotonesi’ a tutti gli effetti" ha scritto il sindaco Voce ai dirigenti. Il Regolamento per la concessione di un attestato di cittadinanza simbolica a figli di genitori stranieri nati a Crotone fu adottato con delibera del Consiglio Comunale n. 6 del 28 marzo 2012 ed il sindaco Voce ha voluto riprendere quando previsto dallo stesso estendendo la concessione dell'attestato ai bambini che frequentano le scuole dell'infanzia: "I bambini nati a Crotone, seppur da genitori stranieri, sono figli di questa città. Prevediamo, naturalmente, di estendere nel prossimo futuro anche in considerazione della ripresa dell'anno scolastico, tale concessione anche agli alunni che frequentano le scuole elementari e medie" ha detto il sindaco.  

Educare per prevenire

7 Giugno 2021 - Roma - “Il divario con l’Europa sull’istruzione continua ad ampliarsi: tra i giovani di 30-34 anni il 27,9% ha un titolo universitario o terziario (19,8% nel 2010) contro il 42,1% della media Ue27”. E’ quanto emerge dall’ottava edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes). Dati che non devono sorprenderci: secondo una classifica stilata da Ipsos Mori nel 2017, gli italiani si sono rivelati i più ignoranti d’Europa e i dodicesimi più ignoranti del mondo. La speciale graduatoria redatta dall’azienda di trend inglese, misura la distorta percezione della realtà rispetto a quanto invece certificano i principali enti di statistica nazionale. Gli italiani hanno dimostrato di non essere abbastanza informati sul tema dell’immigrazione:  sovrastimano i dati reali, in particolare sul numero e sulle condizioni di chi arriva nel nostro Paese. “Sono troppi”, “gli immigrati che arrivano sono tutti poveri” e “sono disperati, fuggono dalle guerre” sono i commenti più comuni. Gli italiani infatti ritengono che gli immigrati nel nostro paese siano un terzo della popolazione, ossia più del 30%, contro invece il 7% reale. Da inizio anno infatti il Viminale ha riportato che sono sbarcate sulle coste italiane poco più di 15mila persone migranti evidenziando come il flusso migratorio sia maggiore in altri paesi europei come la Germania. “La percezione falsata del fenomeno dell’immigrazione influenza anche gli studenti nelle scuole” commenta Erik Conte, responsabile dei progetti educativi nelle scuole della cooperativa  Sophia da sempre impegnata per l’accoglienza e l’integrazione. “Dalle ricerche che conduciamo sull’impatto dei nostri progetti educativi, emerge chiaramente che gli studenti non conoscono i dati del fenomeno migratorio.” Tutti gli anni infatti Sophia realizza il progetto educativo “Confini” per provocare un cambio nella percezione del fenomeno migratorio negli studenti di tutta Italia. La formula del progetto è semplice: testimonianze di chi ha vissuto l’esperienza della migrazione, lettura di testi autobiografici e dati. Prezioso è il Dossier Migrazione, compendio riguardo le leggi, le statistiche e l’economia del fenomeno, riadattato per gli studenti sulla base del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Dal 2019 Sophia  sta inoltre conducendo delle ricerche nei “paesi di partenza”, in Senegal e in Guinea: “La disinformazione nel nostro paese porta all’odio e al rifiuto. Nei paesi di partenza porta a rischiare la vita: ci siamo chiesti se effettivamente i giovani sanno a cosa vanno incontro quando partono. ” continua Erik. Dalla ricerca emerge che, contrariamente a quanto si crede, coloro che arrivano in Italia non sono i più poveri delle loro nazioni: sono i ragazzi che provengono da famiglie di classe media e con una buona istruzione a desiderare di emigrare. Il problema è che questi giovani non conoscono le difficoltà del viaggio o le vie legali e i documenti necessari per accedere e rimanere in Europa, rischiando di fatto la vita per studiare meglio o ottenere un buon lavoro. “Incontrare gli studenti nelle classi è un’attività centrale della cooperativa romana: sebbene con le sue carenze, la scuola è un luogo di scambio importante per i giovani. Ce ne rendiamo conto stando in aula e assistendo all’interesse e alla commozione con cui i ragazzi e le ragazze - di qualsiasi paese - interagiscono con i testimoni migranti che raccontano la loro storia", conclude Erik, trasportato dalla gioia di aver appena concluso l’ottavo anno accademico di progetti educativi. (A.C.)  

Italiane e rom creano moda

7 Giugno 2021 -

Pordenone - Una passarella di abiti di moda realizzati da sarte in erba italiani e rom. E così il chiostro della Madonna Pellegrina a Pordenone è diventato, per una serata, una passerella di moda e emozioni oltre che di colori. “Il futuro della nostra società è a colori”, ha detto il Direttore generale della Fondazione Migrantes don Giovanni De Robertis, presente all’iniziativa che rientra nel progetto Penelope sostenuto da Migrantes, Caritas, Ambito del Sile, parrocchia di Pravisdomini e la collaborazione dell'Isis Zanussi.

Si tratta di abiti realizzati da 13 donne italiane e di origine rom, dai 16 ai 58 anni che hanno imparato grazie all’aiuto della stilista Sara Citty e di una sarta esperta. Durante la serata - alla presenza anche del Direttore Migrantes di Pordenone-Concordia Paolo Zanet – il parroco di Pravisdomini, p. Steven, che ha ospitato il corso negli spazi della canonica, ha sottolineato  - come riferisce oggi il quotidiano “Messaggero Veneto” - come l'accoglienza da parte della comunità sia stata positiva: “Il progetto che il Signore ha per noi ha bisogno solo di un posto, che è il nostro cuore”. Queste ragazze “non solo hanno cucito con abilità e creatività ma hanno tessuto un pezzo della nostra Italia a colori. Sogniamo un'Italia dove nessuno deve nascondere la sua identità. Non stanchiamoci di costruire un futuro a colori”, ha poi aggiunto don De Robertis. 

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 15.065 persone migranti sulle coste italiane

7 Giugno 2021 - Roma – Sono 15.065 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio del 2021. Di questi 2.608 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.113, 14%), Costa d’Avorio (1.410, 10%), Eritrea (971, 7%), Egitto (958, 6%), Guinea (945, 6%), Sudan (905, 6%), Marocco (623, 4%), Mali (568, 4%), Algeria (456, 3%) a cui si aggiungono 3.508 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è del Ministero dell’Interno ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.

Vie di fuga: 10 anni di informazione sul diritto d’asilo

7 Giugno 2021 - Torino - L’osservatorio sul diritto d’asilo Vie di fuga (Viedifuga.org) compie 10 anni. E, per l’occasione, si presenta da oggi ai lettori con un essenziale restyling di grafica e di contenuti che ha quattro semplici obiettivi: offrire news veramente “a tutto campo” nella parte alta dell’homepage, dare maggiore respiro all’oasi di creatività e di pensiero che trova spazio nella sezione Libri, film & C., rendere visivamente più leggibili i testi e rendere più fruibili e a portata di mano i contenuti principali del sito, ora condensati in otto sezioni tutte ben visibili e raggiungibili in homepage, senza bisogno di ricerche e di clic: oltre alle News le Buone pratiche e i Dati e ricerche, Libri, film & C., le Schede Paese in via di aggiornamento, Normativa, Le storie e Io studio. Il progetto di Vie di fuga è nato nel 2011, dentro la Pastorale migranti della diocesi di Torino e con il supporto della Fondazione Migrantes, per continuare il lavoro di gruppo che si era appena concluso con la pubblicazione del libro d’inchiesta La frontiera addosso (Laterza 2010) di Luca Rastello. «Siamo nati nel 2011, con le Primavere arabe che sembrano già Storia ‒ ricorda la redazione ‒. Crescendo siamo passati di “emergenza” in “emergenza”, di decreto in decreto, di notizia in notizia dalle frontiere d’Italia e d’Europa, di dato in dato da leggere e capire, fino alle ultime settimane che ci hanno portato in replica l’ennesima “emergenza” di annegati e di salvataggi nelle acque del Mediterraneo. Un decennio nel quale i rifugiati e gli sfollati nel mondo non hanno fatto che aumentare. Un quinquennio, l’ultimo, in cui l’Europa ha serrato sempre di più le sue porte e in cui l’Italia, a un certo punto, ha interrotto con politiche fallimentari un faticoso percorso verso un vero sistema d’asilo e di accoglienza: politiche che oggi si stanno rivelando quanto mai difficili da recuperare, come dimostra lo sconcertante monitoraggio sull’applicazione del DL 130 di cui abbiamo dato notizia nei giorni scorsi». Così, sottolinea Vie di fuga, quello di oggi «è un compleanno nel quale purtroppo non c’è molto da festeggiare. Continuiamo a essere una piccola redazione che cerca di leggere il significato di questi fatti oltre la retorica, le parole vuote e le strumentalizzazioni. Ma soprattutto vogliamo continuare a dare spazio ‒ lo confessiamo, con malcelata “parzialità”! ‒ a tutte quelle voci, esperienze, proposte e progetti che a questi fatti non si arrendono».  Vie di fuga, che ha sede a Torino, negli anni ha collaborato alle varie edizioni del Rapporto sulla protezione internazionale in Italia, frutto della collaborazione fra ANCI, Caritas, Cittalia, Fondazione Migrantes e UNHCR, e collabora tuttora a quelle del report su Il diritto d’asilo della Fondazione Migrantes. «Grazie per averci “visitato” 650 mila volte in questi anni ‒ scrive la redazione ai lettori e ai visitatori ‒ e grazie se vorrete continuare a farlo, a inviarci critiche o riscontri sul nostro lavoro, magari offrendoci qualche secondo del vostro tempo per un virtuale “condividi” o "mi piace" sul sito o sul profilo Facebook dell’osservatorio: anche così ci aiuterete a crescere ancora e a raggiungere il maggior numero possibile di persone».    

Migranti: il card. Bassetti e il procuratore De Raho al Centro Mondo Migliore

7 Giugno 2021 -

Roma - Il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, e Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, hanno visitato il centro Mondo Migliore di Rocca di Papa dove alloggiano 340 persone di 32 nazionalità richiedenti asilo in Italia. Ad accoglierli Angelo Chiorazzo, fondatore della Cooperativa Auxilium, e soprattutto i tanti bambini ospiti nella struttura.

“Venite da Paesi in cui avete sofferto e avete dovuto subire atrocità inimmaginabili. Nel mio lavoro mi è perfettamente noto ciò che avete vissuto. So che vi hanno raccolto in campi dove vi hanno trattato come animali, soltanto perché volevate trovare un Paese migliore”. “Il nostro Paese – ha detto il procuratore – ha scolpito nella Costituzione, all’articolo 10 comma 3, un diritto. È il diritto di asilo in favore di tutti coloro che vivono in territori nei quali non vengono riconosciuti i diritti della nostra democrazia. Il patrimonio più grande che abbiamo, sono la dignità e la libertà. Sono diritti che nessuno mai vi può portare via”. De Raho ha poi espresso parole cariche di gratitudine per quanto la Chiesa italiana fa sul territorio. “Salvare i popoli che si trovano in difficoltà. Intervenire per risollevare. In questo la Chiesa svolge un compito enorme”.  “Non è un merito, è un dovere di giustizia”, ha risposto il cardinale Bassetti. “Noi ci sentiamo responsabili della formazione e della educazione dei giovani. Vogliamo soprattutto far sentire ai giovani che la Chiesa è per loro come una mamma che li accompagna e li tiene per mano. Non devono mai sentirsi soli”.  In 5 anni di attività il centro ha accolto oltre 7.000 persone (tra loro oltre 600 bambini) in fuga da guerra e miseria.

Pane che risana

7 Giugno 2021 - Città del Vaticano - La liturgia di questa domenica, festa del Corpo e del Sangue di Gesù, ci fa fare un passo indietro e ci riporta in quella “camera alta”, la Sala del Cenacolo, già pronta per la cena pasquale, dove troviamo Gesù con i dodici; e dove ritroviamo quello spezzare il pane “carta d’identità” del credente, come diceva Benedetto XVI. Messaggio solidale e gesto di condivisione che già nei profeti dell’Antico Testamento indicava la volontà di compiere quel gesto per condividere il pane con i poveri, i bisognosi, gli affamati. Le feste della Chiesa, come quelle ebraiche, fanno riferimento al ritmo dell’anno solare, alla semina e al raccolto. Così il Corpus Domini, al cui centro sta il segno del pane. Pane eucaristico, in primo luogo, cioè l’amore che trasforma ogni cosa, la speranza che proviene da Cristo e dà forza. Un Dio, ricordava ancora Benedetto XVI“ che si è rivelato nascondendosi nel segno del pane spezzato”. Pane della vita, di cui tutti abbiamo bisogno; frutto della terra e del cielo. E pane che, ancora oggi nel mondo, non riesce a saziare tutti i popoli, dal punto di vista spirituale. Poi pane concreto, frutto del lavoro dell’uomo; anche questo non consegnato a tutti. Milioni nel mondo le persone che soffrono la fame. Torna ad affollarsi piazza San Pietro per il consueto appuntamento dell’Angelus. Francesco commenta le letture soffermandosi su due concetti: donarsi e fragilità. Sono gli insegnamenti che Gesù ha dato nell’ultima cena, quando ha spezzato il pane: “il traguardo della vita sta nel donarsi”, dice il Papa, e “la cosa più grande è servire”. In quella sala Gesù, “con semplicità ci dona il sacramento più grande. Il suo è un gesto umile di dono, un gesto di condivisione. Al culmine della sua vita, non distribuisce pane in abbondanza per sfamare le folle, ma spezza sé stesso nella cena pasquale con i discepoli”. Un gesto che permette di ritrovare “oggi la grandezza di Dio in un pezzetto di pane, in una fragilità che trabocca amore e condivisione”. Fragilità è la parola sulla quale Francesco ferma la sua attenzione, per dire che Gesù “si fa fragile come il pane che si spezza e si sbriciola. Ma proprio lì sta la sua forza. Nell’eucaristia la fragilità è forza: forza dell’amore che si fa piccolo per poter essere accolto e non temuto; forza dell’amore che si spezza e si divide per nutrire e dare vita; forza dell’amore che si frammenta per riunirci in unità”. In quella cena è presente anche colui che lo tradirà, ma nella fragilità dell’eucaristia c’è anche “c’è anche la forza di amare chi sbaglia”. Proprio in quella notte in cui viene tradito “ci regala il dono più grande, mentre prova nel cuore l’abisso più profondo”, cioè il tradimento del discepolo, e questo, dice Francesco, “è il dolore più grande per chi ama”. Come risponde Gesù? “Reagisce al male con un bene più grande. Al ‘no’ di Giuda risponde con il ‘sì’ della misericordia. Non punisce il peccatore, ma dà la vita per lui. Paga per lui. Quando riceviamo l’eucaristia, Gesù fa lo stesso con noi: ci conosce, sa che siamo peccatori e sbagliamo tanto, ma non rinuncia a unire la sua vita alla nostra. Sa che ne abbiamo bisogno, perché l’eucaristia non è il premio dei santi, ma il pane dei peccatori. Per questo ci esorta: ‘non abbiate paura, prendete e mangiate’”. Già al Concilio, nella Costituzione sulla Sacra liturgia, la Sacrosanctum Concilium, i Padri avevano sottolineato la “centralità della celebrazione eucaristica e Paolo VI, nel giugno 1968, dirà: togliamo l’eucaristia “dal segreto dei nostri Tabernacoli” e “la portiamo fuori, in faccia alla società laica e profana, in mezzo alle piazze, alle vie, alle case, dove si svolge la vita terrena”. Nell’eucaristia “Gesù ci ripete che la sua misericordia non ha paura delle nostre miserie”, dice Francesco, e soprattutto “ci guarisce con amore da quelle fragilità che da soli non possiamo risanare: quella di provare risentimento verso chi ci ha fatto del male”. L’eucaristia guarisce “perché unisce a Gesù: ci fa assimilare il suo modo di vivere, la sua capacità di spezzarsi e donarsi ai fratelli, di rispondere al male con il bene. Ci dona il coraggio di uscire da noi stessi e di chinarci con amore verso le fragilità altrui”. Nascendo, Gesù, dice Francesco, “si è fatto compagno di viaggio nella vita; nella cena si è dato come cibo; nella croce, nella sua morte, si è fatto prezzo: ha pagato per noi”. (Fabio Zavattaro - Sir)  

GMMR: un nuovo video per un “noi” sempre più grande

4 Giugno 2021 -
Città del Vaticano - In vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (Gmmr), che si celebrerà domenica 26 settembre, la campagna comunicativa della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale propone un nuovo video sul tema scelto da Papa Francesco per la Giornata: “Verso un ‘noi’ sempre più grande”. Nel nuovo video papa Francesco invita ogni battezzato a sentirsi parte di un’unica Chiesa, un’unica casa, un’unica famiglia. La testimonianza diretta di alcuni migranti che, grazie all’accoglienza ricevuta in parrocchia, si sentono parte di questo “Noi”, dimostra che il sogno di Papa Francesco si può realizzare. https://youtu.be/GIr2K_TgOYQ  

Migrantes Messina: in festa la comunità filippina della città

4 Giugno 2021 -
Messina - Anche quest’anno, nei limiti imposti dalle restrizioni sanitarie, la Comunità Cattolica Filippina di Messina, guidata da p. Ric Duque, ha celebrato, nei giorni scorsi, la Flores de Mayo che si è conclusa con la Santacruzan, la processione in cui si commemora il ritrovamento della Croce a Gerusalemme da parte di Sant’Elena, madre di Costantino il Grande. Alla celebrazione anche il direttore Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Santino Tornesi.
È mancata la processione che ogni anno si snoda lungo le strade attorno la chiesa del "Collereale"; sono mancati gli abiti da cerimonia, eleganti e colorati, che indossano le “regine” con i diversi titoli mariani; ma la devozione alla Vergine Madre, da parte dei fedeli filippini, è stata più forte di ogni restrizione, spiega la Migrantes diocesana.

Viminale: da inizio anno sbarcate 14.999 persone migranti sulle coste italiane

4 Giugno 2021 -
Roma - Sono 14.999 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 2.608 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.113, 14%), Costa d’Avorio (1.410, 10%), Eritrea (971, 7%), Egitto (951, 6%), Guinea (945, 6%), Sudan (905, 6%), Marocco (623, 4%), Mali (568, 4%), Algeria (442, 3%) a cui si aggiungono 3.463 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Cnca: il sistema di accoglienza deve essere integrato nel welfare

4 Giugno 2021 - Roma - La nascita di un Sistema unico di accoglienza e integrazione delle persone migranti (SAI) che allinea i CAS e i Siproimi, come descritto nella legge 173/2020, è un passo in avanti di miglioramento. Esso però va integrato in modo strutturale nel sistema di welfare nazionale e locale. Inoltre, è opportuno che vi sia un organismo istituzionale a cui il sistema di accoglienza faccia capo, evitando così l’attuale spezzettamento delle competenze. Questo organismo dovrebbe essere all’interno del ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Queste le richieste avanzate dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), presentando  il dossier “Verso un nuovo sistema di accoglienza delle persone migranti. L’analisi e le proposte del CNCA”. Il dossier ricostruisce lo sviluppo e le caratteristiche del sistema pubblico di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, nato proprio venti anni fa. Il documento riporta numerosi dati sugli arrivi delle persone migranti in Italia, i posti disponibili e le persone accolte dal sistema di accoglienza nel corso degli anni, le domande di asilo, le organizzazioni del CNCA coinvolte nell’accoglienza. Inoltre, presenta una analisi del Sai e diverse proposte rivolte alle istituzioni affinché il sistema sia più inclusivo ed efficace. In merito alle proposte, il CNCA chiede – in primo luogo – la revisione del Testo Unico sull’Immigrazione, il cui impianto complessivo rappresenta uno degli ostacoli al governo del fenomeno e dei processi di inclusione sociale. In secondo luogo la federazione, pur riconoscendo i tanti elementi positivi del sistema Sprar-Siproimi-Sai (come l’essere un modello di politica pubblica incentrato sull’accoglienza diffusa, il coinvolgimento diretto degli enti locali e l’attenzione per l’inclusione socio-economica), rileva tuttavia che tali servizi sono ancora presenti in modo frammentario e disomogeneo all’interno del Paese, legati a scelte volontarie delle amministrazioni locali. Una situazione che produce un’instabilità di tali servizi, che vanno invece valorizzati come un’opportunità a disposizione dei territori e non come una mera risposta a bisogni individuali di cui si può o meno tenere conto. Per questo è necessario che il Sai diventi elemento strutturale del sistema di welfare nazionale e locale e che l’intero sistema di accoglienza sia coerente con la strutturale variabilità dei flussi di ingresso nel paese e del bisogno di accoglienza. Una terza proposta trova origine nella frammentazione delle competenze nell’ambito dell’accoglienza dei migranti. A vario titolo sono coinvolti ministero dell’Interno, prefetture, Comuni, Dipartimento per le pari opportunità, Regioni. È necessario che vi sia un soggetto istituzionale che assicuri una regia nella gestione del fenomeno. Questo soggetto, per il CNCA, come detto, non può che essere il ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Infine, la federazione sottolinea i tanti problemi che gli enti gestori devono affrontare per la farraginosità delle prassi che riguardano la rendicontazione dei servizi, che aggravano notevolmente il carico di lavoro di organizzazioni e operatori. Per queste ragioni si rende necessaria una decisa azione di semplificazione e digitalizzazione amministrative. Il meccanismo di mero rimborso delle spese, inoltre, rappresenta una criticità in termini di sostenibilità economica degli enti gestori che, è bene ricordare, sono imprese sociali che svolgono una funzione pubblica e non organismi della pubblica amministrazione. Secondo i dati il 31 agosto scorso, nelle organizzazioni aderenti al CNCA erano presenti 2.753 persone migranti, pari al 3,3% del totale dei migranti accolti nel paese. È una presenza rilevante soprattutto nell’accoglienza dei minorenni stranieri soli (316, pari al 6,1% del totale), più ridotta in percentuale nel Siproimi (972, pari al 4,2% del totale) e tra le strutture di prima accoglienza dove, con 1.465 persone prese in carico, il CNCA vale il 2,4% del totale degli accolti. Nella precedente rilevazione, svolta alla fine di maggio 2017, le persone accolte erano 6.369 persone, 5mila delle quali nei Cas, ambito nel quale si registra la riduzione di presenze più consistente (nel 2020 le persone accolte in queste strutture erano 1.465). È da rilevare che numerose organizzazioni del CNCA non hanno partecipato ai bandi emanati dalle prefetture sulla base del nuovo capitolato d’oneri, successivo ai cosiddetti decreti Salvini, che rendeva impossibile, di fatto, un’accoglienza diffusa e le azioni di integrazione. Per quanto riguarda la distribuzione delle persone accolte per area geografica, il 77% delle persone straniere è in carico presso strutture del CNCA dislocate nell’Italia settentrionale, il 12% nell’Italia meridionale, l’11% nell’Italia centrale. Infine, dei 316 minori stranieri soli accolti in strutture del CNCA, la gran parte era inserito in progetti Siproimi, ma ben 70 erano ospiti di comunità educative, non esclusivamente dedicate ai minorenni migranti. il CNCA ha inoltre avviato un’importante sperimentazione  di affidamento familiare a favore di minorenni migranti soli.

Cgie: ampia partecipazione alla Festa della Repubblica dalle nostre comunità all’estero

4 Giugno 2021 - Roma - Le celebrazioni per i festeggiamenti del 75°anniversario della Repubblica italiana sono state accolte con ampia partecipazione e condivisione dalle nostre comunità all’estero. Per la prima volta il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha realizzato la celebrazione della festa nazionale con una propria videoconferenza alla quale, assieme alle e ai consiglieri, hanno partecipato il direttore generale della DGIT della Farnesina, Luigi Vignali, i presidenti degli Intercomites di Germania, Canada e Sud Africa. "Le persistenti difficoltà sociali, economiche e sanitarie presenti nelle nostre comunità hanno spinto il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero a rivolgersi direttamente e con convinzione alle Comunità di rappresentanza, per far sentire loro la vicinanza, la gratitudine e attestare loro la presenza delle istituzioni italiane", si legge in una nota del Cgie. Il materiale audiovisivo, le fotografie e i testi della videoconferenza saranno pubblicati in un volume cartaceo e resi fruibili in forma telematica. Intanto la registrazione originale, che necessariamente sarà perfezionata, è visibile sulla pagina facebook del Consiglio Generale degli Italiani all’estero.    

Aversa: Caritas e Migrantes chiudono il mese mariano con il Rosario Multilingue

4 Giugno 2021 -

Aversa - In occasione della chiusura del mese mariano, lunedì scorso 31 maggio, presso la parrocchia “Madonna del Rosario” a Gricignano di Aversa, l’Ufficio Immigrazione della Caritas Diocesana di Aversa e l’Ufficio Diocesano Migrantes hanno organizzato la recita del “Rosario Multilingue” (inglese, francese, arabo, swahili e tigrino).

 “Vogliamo essere una chiesa senza frontiere e madre di tutti. Nel rivolgere la nostra preghiera a Maria, Madre della speranza e aiuto e conforto dei migranti  – invocazioni inserite nelle Litanie Lauretane secondo le disposizioni di Papa Francesco – affidiamo alla Madonna i nostri fratelli e le nostre sorelle, che scappano da una realtà di morte e affrontano ogni giorno mille difficoltà per arrivare in una terra pacifica e ospitale”, ha detto Don Evaristo Rutino, direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes. Per Roger Sylvester Adjicoude della Caritas diocesana di Aversa, Responsabile Area Immigrazione: "abbiamo voluto dedicare il rosario anche alla popolazione di Goma – paese natale di Padre Laurianus Banyuzu Kwabo – che è stata colpita dall’eruzione del vulcano Nyiragongo". Inoltre, durante la preghiera un commosso ricordo è stato rivolto all’amica “Rosaria” che, insieme ai suoi due figli, ha condiviso un lungo tratto di strada presso la Caritas di Aversa.

Vangelo Migrante: Solennità del Corpus Domini (Vangelo Mc 14, 12-16. 22-26)

3 Giugno 2021 - Dio non è venuto nel mondo con il semplice obiettivo di perdonare i nostri peccati. Sarebbe una visione riduttiva, sia di Dio che dell’uomo. Dio è venuto a portare sé stesso: molto più del perdono dei peccati. Egli ci fa dono non solo dell’amore che crea la vita ma anche del nutrimento che la sostiene. “Prendete, questo è il mio corpo”, dirà oggi Gesù nella solennità del Corpus Domini. C’è un’esperienza che risuona nella prima lettura e nel Vangelo odierno che spiegano meglio questa unione: l’Alleanza. Quella di Israele ai piedi dell’Oreb e quella che Gesù rinnova nell’ultima cena. Israele comprende che quel Dio che lo ha cercato è lo stesso che ora vuole rimanere con lui attraverso un patto: l’Alleanza, a partire dalle dieci parole. Israele si impegna in modo solenne a rispettarla e Dio promette di essere il Dio fedele. Ma, nonostante tutti gli sforzi, le infedeltà si moltiplicano e quell’Alleanza fa acqua da tutte le parti. Arriva Gesù e attraverso il suo proprio sangue versato, l’umanità, non per sforzo ma per grazia, non per coerenza ma per dono di Dio, rientra in Alleanza con Dio. Gesù è colui che Dio stesso ha mandato a prendere la parte dell’uomo (la controparte dinanzi a Dio) per essere suo alleato fedele e per sempre. Attraverso Gesù non servono più coerenze e sforzi interiori. No. Gesù stesso è santificazione, redenzione e purificazione e chi partecipa al Suo corpo e al Suo sangue, il sangue della nuova Alleanza, viene trasformato in quello che riceve. Nel diventare un corpo solo con Lui, Lui in noi diventa l’alleato fedele: “prendete, questo è il mio corpo (…) e questo è il mio sangue dell’alleanza”. Non serve più essere all’altezza di qualcosa. Nel Corpus Domini, noi celebriamo l’Alleanza con Dio in Cristo. In Lui siamo proprio quello che Dio voleva per noi. Non si tratta di essere forti. Si tratta di allearsi con il forte!

p. Gaetano Saracino

Viminale: da inizio anno sbarcate 14.960 persone migranti sulle coste italiane

3 Giugno 2021 -     Roma - Sono 14.960 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 2.608 sono di nazionalità bengalese (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.113, 14%), Costa d’Avorio (1.410, 9%), Eritrea (969, 7%), Guinea (945, 6%), Egitto (916, 6%), Sudan (905, 6%), Marocco (623, 4%), Mali (568, 4%), Algeria (442, 3%) a cui si aggiungono 3.461 persone (243%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.