Primo Piano

Mons. Perego: l’unica Italia che cresce è quella che vive nel mondo:

13 Settembre 2021 -

Bologna - Nuove cittadinanze e nuove mobilità sintetizza molto bene le caratteristiche del cammino degli italiani nel mondo oggi. Lo ha detto ieri sera, in un messaggio video, mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes intervenuto alla serata conclusiva della Festa dell’Unità svoltasi a Bologna.  Per il presule l’Italia “non ha mai smesso dal dopoguerra ad oggi di vedere unaltra Italia nel mondo. La miseria dopo la guerra, la mancanza di lavoro, la richiesta di lavoro in altri Paesi nel contesto europeo ed extra europeo ha messo prima in cammino di uscita dal paese milioni di italiani e poi con il boom economico in cammino di ritorno. A metà degli anni 70 lItalia diventava soprattutto Paese di immigrazione, per ritornare ad essere in questi ultimi anni un Paese ancora anche di emigrazione. Oltre al lavoro, anche lo studio, una nuova storia familiare, la ricerca di una serena vita negli ultimi anni sono le ragioni della mobilità italiana’. Annualmente, dal 2015, oltre 100 mila connazionali, con la sola motivazione espatrio, sono partiti dall’Italia iscrivendosi all’AIRE: erano 94 mila nel 2014, sono quasi 131 mila nell’ultimo anno: la crescita degli emigranti negli ultimi 15 anni è stata di oltre il 76%. Se consideriamo tutte le motivazioni, però, le iscrizioni arrivano, annualmente, a circa 200 mila, 250 mila nell’ultimo anno:’ è come se avessimo perso, ogni anno, in Italia dal 2015 una città come Trieste, Padova o Messina ed è come se fosse effettivamente stata realizzata all’estero la ventunesima regione d’Italia con quasi 5,5 milioni di residenti totali. “L’unica Italia a crescere oggi è quella che vive nel mondo: l’unica comunità che cresce di un’Italia sempre più longeva e spopolata è quella che risiede all’estero!”, ha detto mons. Perego. Il presidente della Migrantes sottolinea che il numero degli italiani nel mondo è sostanzialmente pari al numero degli immigrati in Italia: La mobilità “ha cambiato lItalia e ha cambiato gli italiani , forse, può essere considerato lelemento più importante di cambiamento sociale, economico, culturale, anche religioso dellItalia degli ultimi anni. Purtroppo, però la mobilità non è stata sufficientemente governata: non solo la mobilità degli italiani nel mondo, ma anche dei nuovi italiani, dei migranti arrivati per lavoro, studio, vita familiare o protezione internazionale. La mobilità - ha aggiunto - trova nel riconoscimento di una nuova cittadinanza lelemento più importante di governo. Se una persona, un bambino, un giovane e un adulto, un uomo e una donna che cerca di costruirsi un futuro in un altro Paese non trova una città l’ospedale, la chiesa, la scuola, la fabbrica e la bottega - che lo accoglie, lo riconosce, lo rende partecipe da subito alla vita della città e non lo lascia ai margini, nasceranno distanze, incomprensioni, violenze, delusioni: si affiancheranno due città diverse”. All’ incontro sul tema degli italiani nel mondo è intervenuta anche la curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Delfina Licata.

 

Papa Francesco: evitare chiusure anche se la “diversità fa sempre un po’ paura”

13 Settembre 2021 - Città del Vaticano – Papa Francesco ieri ha iniziato il suo 34mo viaggio apostolico a Budapest dove ha concluso il 52mo Congresso eucaristico internazionale. È stata l’occasione, parlando ai vescovi, per invitare, ancora una volta, ad evitare le chiusure nei confronti dei migranti anche se "la diversità fa sempre un po’ paura perché’ mette a rischio le sicurezze acquisite e provoca la stabilità raggiunta". Il pontefice ha esortato all’apertura, all’incontro con l’altro e invitato a promuovere "una educazione alla fraternità" per respingere "i rigurgiti di odio che vogliono distruggerla" e prevaricare. Il pontefice ha ricordato che proprio i migranti "hanno trasformato" l’Ungheria "in un ambiente multiculturale". Per il Papa "possiamo avere due atteggiamenti: chiuderci in una rigida difesa della nostra cosiddetta identità oppure aprirci all’incontro con l’altro e coltivare insieme il sogno di una società fraterna". Erano stati gli stessi vescovi ungheresi, nel 2017 – ha ricordato Papa Francesco - davanti ad altre Conferenze Episcopali Europee, a ribadire "che l’appartenenza alla propria identità non deve mai diventare motivo di ostilità e di disprezzo degli altri, bensì un aiuto per dialogare con culture diverse". Insomma, "la Chiesa ungherese sia costruttrice di ponti e promotrice di dialogo!". Una tappa lampo, quella di Budapest – appena 7 ore – e poi l’arrivo a Bratislava dove oggi è prevista una visita al Presidente della Repubblica slovacca Zuzana Caputova e l’incontro con autorità, società civile e corpo diplomatico. Poi l’incontro con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i catechisti. E nel pomeriggio una visita in forma privata al Centro Betlemme, dove le suore di Madre Teresa assistono i senzatetto. (Raffaele Iaria)  

La domenica del Papa: la logica dell’amore umile

13 Settembre 2021 - Città del Vaticano - C’è la storia d’Ungheria nella piazza dove Papa Francesco celebra la conclusione del 52mo Congresso eucaristico internazionale, prima di raggiungere la Slovacchia, trentaquattresimo viaggio internazionale. Il monumento ricorda, nelle statue lungo il colonnato, i sette capi tribù che hanno dato vita alla nazione ungherese, i cinque membri della dinastia degli Asburgo; su quella piazza nel giugno del 1989 si è svolta una cerimonia per commemorare Imre Nagy, ucciso nel 1958 dalla repressione sovietica. Sempre su questa piazza Giovanni Paolo II, al termine della celebrazione per la festa di Santo Stefano patrono d’Ungheria, rivolse un appello per la liberazione del segretario generale del Pcus, Michail Gorbaciov, recluso in una località segreta dopo un tentativo di colpo di stato. Il Papa chiedeva di non fermare il processo iniziato da Gorbaciov. Su questa piazza papa Francesco parla all’Europa, in un tempo difficile, per il vecchio continente. Parla della croce e, citando l’inno del Congresso eucaristico, si rivolge così agli ungheresi: “per mille anni la croce fu colonna della tua salvezza, anche ora il segno di Cristo sia per te la promessa di un futuro migliore”. La croce come “ponte tra il passato e il futuro”; invito a “radicarci bene”; croce che “innalza ed estende le sue braccia verso tutti: esorta a mantenere salde le radici, ma senza arroccamenti; a attingere alle sorgenti, aprendoci agli assetati del nostro tempo. L’augurio di Francesco: “che siate così: fondati e aperti, radicati e rispettosi”. Parole che esprimono accoglienza, attenzione all’altro, nella nazione che ha come primo ministro Viktor Orbàn capofila del sovranismo, fautore di politiche, soprattutto in materia di accoglienza, certo non in sintonia con le idee del Papa, oltre che dell’Europa comunitaria. Ancora, incontrando i rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese – c’è anche il patriarca ortodosso Bartolomeo – delle comunità ebraiche, decimate dall’odio nazista, Francesco evoca “la minaccia dell’antisemitismo, che ancora serpeggia in Europa e altrove. È una miccia che va spenta. Ma il miglior modo per disinnescarla è lavorare in positivo insieme, è promuovere la fraternità”. Angelus davanti a centomila persone, invito a seguire “la logica di Dio” che non è ricerca del successo personale, ma servizio agli altri, è lasciare che Gesù “risani le nostre chiusure e ci apra alla condivisione, ci guarisca dalle rigidità e dal ripiegamento su noi stessi”, è seguire la croce che “estende le sue braccia verso tutti”. Cristo “pane spezzato” che “si lascia spezzare, distribuire, mangiare”. Per salvarci “si fa servo; per darci vita, muore”. Angelus nella domenica in cui il Vangelo ci descrive l’inizio del cammino di Gesù da Cesarea di Filippo, nell’estremo nord del territorio della Palestina, verso Gerusalemme, il luogo del compimento delle scritture; un pellegrinaggio che, per la prima volta, annuncia segnato da sofferenze, morte, rifiuto, il venerdì seguito dalla domenica di resurrezione. Marco ci racconta la reazione di Pietro, tipicamente umana: quando si profila la croce, la prospettiva del dolore, l’uomo si ribella. E Pietro, dopo aver confessato la messianicità di Gesù, si scandalizza delle parole del Maestro e tenta di dissuaderlo dal procedere sulla sua via. La croce non è mai di moda, ma “guarisce dentro”. È davanti al Crocifisso che sperimentiamo una benefica lotta interiore, l’aspro conflitto tra il “pensare secondo Dio” e il “pensare secondo gli uomini”. Da un lato, c’è la logica di Dio, che è quella dell’amore umile. La via di Dio rifugge da ogni imposizione, ostentazione, da ogni trionfalismo, è sempre protesa al bene altrui, fino al sacrificio di sé. Dall’altro lato c’è il “pensare secondo gli uomini”: è la logica del mondo, della mondanità, attaccata all’onore e ai privilegi, rivolta al prestigio e al successo. La differenza, per Francesco, “non è tra chi è religioso e chi no”, ma “tra il vero Dio e il dio del nostro io. Quanto è distante colui che regna in silenzio sulla croce dal falso dio che vorremmo regnasse con la forza e riducesse al silenzio i nostri nemici! Quanto è diverso Cristo, che si propone solo con amore, dai messia potenti e vincenti adulati dal mondo!”. Gesù scuote le “nostre chiusure”, ci apre “alla condivisione”, guarisce le nostre rigidità. (Fabio Zavattaro - Sir)    

Dove nasce la coerenza

10 Settembre 2021 - Roma - Se chiediamo che in Afghanistan siano rispettati i diritti umani non possiamo rifiutare l’accoglienza di quanti sono fuggiti e fuggiranno dal terrore e dalla violenza. Questo è stato nei giorni scorsi il monito che il Presidente della Repubblica ha rivolto all’Europa e, di conseguenza, all’Italia. I distinguo, come sempre avviene, sono subito scattati ma l’appello alla coerenza é una sana provocazione: l’accoglienza va oltre il pur necessario pronto soccorso, nasce e si sviluppa in un terreno culturale e sociale dove è forte e condiviso l’impegno per i diritti umani e per la dignità della persona. Le parole di Mattarella aprono una riflessione su diffuse situazioni di illegalità che vedono anche nel nostro Paese nuove schiavitù, nuove discriminazioni, nuovi sottili razzismi. Un esempio, riportato dai media nei giorni scorsi, sta nel trattamento dei braccianti agricoli in Piemonte: se il colore della pelle è nero il salario è inferiore pur lavorando come e quanto chi ha la pelle bianca. Sono molteplici le forme di sfruttamento e di illegalità presenti al Sud e al Nord del nostro Paese come attestano le 260 inchieste avviate negli ultimi tempi da 99 procure dopo la legge anticaporalato del 2016. Nel fornire i dati il “Rapporto 2019 del Centro di ricerca interuniversitario ‘L’Altro Diritto’” specifica che i comparti colpiti dalla illegalità sono, oltre a quello dell’agricoltura, l’edilizia, il tessile, il volantinaggio, la cantieristica, la logistica, il lavoro domestico. La cronaca riferisce di morti per sfinimento, per percosse e perfino per l’uso di droga assunta per resistere alle insostenibili condizioni di lavoro. Molti per non perdere il posto e per evitare ricatti non hanno altra possibilità che tacere o mentire sulla differenza tra le ore lavorate e quelle retribuite, sulla mancanza di sicurezza. La piaga del lavoro nero è emersa ancor più nel tempo della pandemia dai racconti di famiglie, soprattutto immigrate, che hanno chiesto aiuto alle Caritas delle diocesi. Si dirà che questa è una realtà che non si può paragonare a quella dell’Afghanistan. C’è però il filo della sopraffazione, dell’umiliazione e dell’intimidazione che le lega. Uscire dall’incoerenza è possibile se si accetta di conoscere storie di sfruttamento e di schiavitù che si incrociano con le scelte e gli stili di vita di un cittadino. Dal conoscerle al prendere pubblicamente parola e posizione il passo è breve e decisivo. Ed è altrettanto importante sapere che ci sono molte imprese, ad esempio quelle segnalate alla prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che fanno della qualità della vita dei loro lavoratori anche una scelta di accoglienza della legalità. (Paolo Bustaffa)

Milano: mons. Delpini dialoga sull’accoglienza ai migranti

10 Settembre 2021 -

 

Milano  – Nell’ambito delle celebrazioni per i 35 anni di attività di accoglienza alla Grangia di Monluè, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, dialogherà con il sociologo delle migrazioni,  Maurizio Ambrosini, sul tema “Prove di futuro. Accogliere per costruire il domani”.  

La tavola rotonda si svolgerà sabato 11 settembre alle ore 18.30 nella sala capitolare (via Monluè, 87).

Voluta dal cardinale Carlo Maria Martini nel corso del suo episcopato milanese, la Grangia è un centro di accoglienza per stranieri. Gestita dall’associazione omonima, presieduta da don Bortolo Uberti, parroco di San Lorenzo in Monluè e San Nicolao della Flue, offre attualmente ospitalità a 21 richiedenti asilo e migranti, grazie al contributo dei volontari e delle suore di Maria Bambina che vivono presso la struttura.

 «La Grangia è stato un dono che ha fatto bene alle comunità cristiane del territorio - sottolinea don Uberti -: non solo le ha aperte a un servizio di accoglienza, ma le ha aiutate a superare molti pregiudizi e chiusure, facendo crescere la dimensione evangelica della comunità».

In Famiglia: Giacobbe, Lia e Rachele

10 Settembre 2021 - È un luogo santo, Betel, un’oasi spirituale, quei momenti in cui il Signore ci parla in modo chiaro e ci incoraggia a fidarci di lui e a seguirlo. Quando il sogno è così chiaro che non vi possono essere dubbi, quando la preghiera trova risposta nel dialogo con Dio. Arrivato presso le terre dello zio Labano anche a Giacobbe capita quello che era capitato al padre, si innamora: si innamora a prima vista di una donna bellissima che sta compiendo umilmente il suo lavoro. La bacia (senza tanti preliminari) e piange di gioia perché ha già capito che Rachele, “pecorella” questo il suo nome, come quelle che fa pascolare, è la donna con cui vuole dividere la vita. Ma i nostri desideri non corrispondono sempre a quelli di Dio. Egli mantiene le sue promesse ma per vie che non ci è dato subito di conoscere. Labano si dimostra ancora accogliente, ma spregiudicato. Appellandosi ad una vaga norma locale (“si usa far così dalle nostre parti”), inganna l’ingenuo Giacobbe e mentre questi ha chiesto la mano di Rachele, la prima notte di nozze Labano “gli mette nel letto” (col favore del buio) la primogenita Lia, su cui il testo è impietoso: “aveva gli occhi smorti”. Giacobbe è incastrato: ha promesso sette anni di lavoro in cambio di una moglie e ora Labano gliene chiede altri sette per potersi prendere Rachele, l’unica che ama. Che famiglia si va creando? Qualcosa che noi facciamo fatica a immaginare perché la bigamia non ci appartiene, eppure possiamo capire i sentimenti di queste due sorelle: una amata dal marito come non mai, l’altra tenuta per contratto. Chissà che dolore, che incomunicabilità, quali aggiustamenti per stare tutti sotto la stessa tenda…? Il Signore poi sembra intervenire proprio “controcorrente” rendendo fertile Lia e “consolandola” del suo non essere amata dal marito. Quattro figli! Che Lia spera siano sufficienti perché Giacobbe le sia in qualche modo almeno grato. Il marito, invece, deve vedersela con l’ira di Rachele che minaccia addirittura il suicidio se il Signore non le concederà un figlio! Giacobbe è in balia delle donne che ha attorno ed esclama che non è lui al posto di Dio, cosa pretendono dalle sue forze?! Si consuma una guerra di gravidanze, che quasi ci affanna nel suo susseguirsi senza soluzione di continuità. Rachele chiede al marito di concepire con la sua schiava e nascono due figli; allora fa così anche Lia e dalla sua schiava Giacobbe ha altri due figli. Infine Lia e Rachele si contendono il marito in cambio ancora di cibo: le mandragole (come per la zuppa di lenticchie di Esaù)… Per un peccato di gola, Rachele concede il letto del marito alla sorella Lia e questa concepisce altri due figli maschi e la figlia Dina. A qualcuno potrà sovvenire la dinamica di un intenso film cinese di molti anni fa, Lanterne Rosse, pur appartenente ad una cultura tutta diversa, ma in cui la poligamia era consentita. Quanta violenza si può consumare in una casa in cui un solo uomo deve dividersi fra diverse mogli? Eppure è così che va costituendosi il popolo delle dodici tribù. Il popolo eletto di Israele fonda le sue fragili radici sulla competizione e la rivalità, eppure è su questo popolo di dura cervice che Dio continuamente scommette. Dio si ricorda, alla fine, di Rachele che, immaginiamo con immensa gioia, dà alla luce un figlio predestinato a cose grandi: Giuseppe. È ora tempo di partire, di tornare nella terra di suo padre. La famiglia di Giacobbe si è moltiplicata a dismisura e lui, benedetto dal Signore, con astuzia accresce i suoi beni, si affranca da Labano e fugge non senza la complicità della moglie Rachele, che ruba gli idoli del padre, li nasconde nella sella del suo cammello e riesce a non farli trovare ad un Labano disperato, con la scusa che non può alzarsi perché ha le mestruazioni. È sbalorditivo come il Signore lascia che gli uomini e le donne mettano in campo la loro libertà per ottenere i loro scopi. Come? Nessuna punizione? La fanno franca? Ma che storia stiamo leggendo? Che bilancio facciamo di torti e ragioni. Il bilancio è sempre alla fine. Giacobbe, dopo tanti anni, vuole preparare l’incontro con suo fratello: ha paura che Esaù gli sia ancora ostile, gli vuole offrire beni a dismisura per ammansirlo, ma in realtà è con la giustizia del Signore che deve fare i conti. La lotta notturna con Dio (Gn 32, 23-33) lo segna indelebilmente nel corpo, lo lascia letteralmente “sciancato”, ma libero dal peso della colpa, capace di “far passare” tutta la sua famiglia dall’altra parte, di voltare pagina. Ha visto faccia a faccia il Signore ed è rimasto in vita: ora può riconciliarsi col fratello che, inaspettatamente, lo perdona, gli si getta al collo, lo bacia, piange di commozione. Fra i due prevale il legame del sangue su ogni altra rivalsa, godono dell’unire le forze per un attimo e poi decidono di proseguire ognuno per la sua strada. Questa volta la storia sarebbe a lieto fine se non si inframmezzasse la violenza straniera subita a Sichem dalla figlia Dina, la vendetta dei fratelli Simeone e Levi che compiono una strage e infine la morte straziante di Rachele a Betel nel dare la vita all’ultimo figlio, Beniamino, per antonomasia il figlio prediletto. Ogni pagina biblica ci avvince per come è impastata di umano e divino, di sacro e profano. Esaù e Giacobbe erano solo due fratelli gemelli, ma dalla loro storia è nato un popolo e noi ancora oggi siamo qui a interrogarci su quali possano essere i rapporti fra fratelli, persone che non si scelgono ma sono costrette a convivere, che possono amarsi alla follia o odiarsi senza tregua. È sempre lo stesso mistero, quello della vita affidata alla nostra libertà in cui prende carne la storia della salvezza. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Vangelo Migrante: XXIV domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Mc 8,27-35)

9 Settembre 2021 - Gesù usa il metodo delle domande per far crescere i suoi discepoli. Le sue domande accendono qualcosa, mettono in moto cammini e inaugurano pensieri. Diceva il Card. Martini: “la differenza profonda tra gli uomini non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti”. Nel Vangelo di questa domenica Gesù pone una domanda decisiva, qualcosa da cui poi dipenderà tutto: fede, scelte, vita ... “ma voi, chi dite che io sia?” Non cerca parole astratte, cerca persone; non definizioni di sé ma coinvolgimenti con sé: cosa ti è successo quando mi hai incontrato? Come fanno gli innamorati: quanto posto ho nella tua vita, quanto conto per te? Gesù non ha bisogno dell’opinione di Pietro (“tu sei il Cristo”) per avere informazioni, per sapere se è più bravo dei profeti di prima, ma per sapere se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore. E “ordinò loro di non parlare di lui ad alcuno” perché ancora non hanno visto la cosa decisiva. Infatti: “cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere”. Volete sapere davvero qualcosa di me e di voi? Vi do un appuntamento: la croce. E, prima ancora, la lavanda dei piedi. Chi è il Cristo? Uno che sta in ginocchio davanti a noi con le sue mani sui nostri piedi. Come a dire: sono come lo schiavo che ti aspetta e al tuo ritorno ti lava i piedi; sono Colui che si lascia baciare da chi lo tradisce; sono Colui che non spezza nessuno ma spezza se stesso; sono Colui che non versa il sangue di nessuno ma versa il proprio sangue. E risorge. Davvero? Ma un messia può fare così? Quel Messia, si. La Resurrezione non è un ‘lieto fine’ ma l’unica vita, quella vera. Per Lui e per chiunque lo segue. Per averla occorre seguirlo entrando in un altro ‘pensiero’: “non secondo gli uomini ma secondo Dio”. Un pensiero che prevede il non assolutizzare il sé e il sapere ma la capacità di smentirsi, di defezionarsi da sé e dal proprio ego ed entrare nell’io di Dio che trae la vita dalla morte e la consolazione dal dolore. Colui che ci ha amati, ci ha amati per sempre e sul serio. E dona vita. Anche su una croce! (p. Gaetano Saracino)    

Migrantes Massa Carrara-Pontremoli: un ciclo di dibattiii sul tema “interagire” con il card. Lojudice

9 Settembre 2021 - Massa Carrara - "Interagire-Festa della Pace" è il titolo del ciclo di dibattiti organizzati dal 9 al 12 settembre a Carrara ( in piazza delle Erbe)  dall’Associazione Casa di Betania, braccio oewrativoi della Migrantes diocesana nell'ambito di "Carrara Aperta", evento collaterale del festival "Con-vivere", quest’anno dedicato al tema della “cura”. "Le serate – fa sapere il Presidente di Casa di Betania, Bruno Lazzoni - si svolgeranno dalle 21 alle 24 in Piazza delle Erbe, luogo scelto per valorizzare il Centro Storico di Carrara; l'ultima in particolare è organizzata in collaborazione con il  Bar Centro Storico" (scelto per coinvolgere le attività di uno dei settori che più hanno sofferto durante la pandemia) che offrirà una cena multietnica". Ad aprire la kermesse di settembre sarà la dottoressa Selma Sbay , giovane Apuana emigrata in Argentina, paese in cui ha scritto la tesi di laurea dedicata proprio agli effetti che il lockdown ha avuto sulla popolazione del luogo. Seguiranno, nelle serate successive, dibattiti dedicati al fenomeno migratorio e alla tutela ambientale. Ospiti della seconda serata – infatti-saranno   il card. Paolo Lojudice, vescovo delegato  della Conferenza Episcopale della Toscana per la  Migrantes, il Dott. Marattoli, pastore Valdese della chiesa metodista di Carrara e Muhammad Kamal Koudsi rappresentante della comunità islamica di Carrara, che leggeranno i temi trattati in chiave di collaborazione interreligiosa. Infine ampio spazio sarà dedicato ai temi ambientali locali ( le Cave di marmo in particolare) grazie all’intervento degli ambientalisti  Riccardo Canesi ed Elia Pegollo e alla voce del lavoro,  nella persona di Andrea Figaia, segretario provinciale CISL. Aprirà il dibattito il Dirigente del settore marmo Dott. Giorgio Bruschi con un intervento nel quale fornirà soltanto dettagli tecnici. (E.G.)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 40.815 persone migranti 5 da inizio settembre

9 Settembre 2021 -
Roma - Sono  40.815 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni. Di questi 11.903 sono di nazionalità tunisina (29%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.315, 13%), Egitto (3.605, 9%), Costa d’Avorio (2.788, 7%), Iran (1.978, 5%), Guinea (1.653, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.447, 3%) a cui si aggiungono 7.646 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes: da domani l’incontro con gli operatori rom e sinti

9 Settembre 2021 - Roma - "Il sogno di una nuova fraternità. 'Fratelli tutti' nell'esperienza della pandemia". Questo il tema dell'incontro promosso dalla Fondazione Migrantes e al quale interverranno gli operatori  impegnati nella pastorale con i Rom e sinti. L'incontro si svolgerà a Frascati dal 10 al 12 settembre.  Ad aprire la tre giorni, domani sera, una preghiera in memoria di don Mario Riboldi, scomparsi da qualche mese, uno dei sacerdoti pionieri nella pastorale con i rom e sinti. La preghiera sarà curata da don Marco Frediani e don Massimo Mostioli.Sabato la giornata di aprirà con i saluti di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes seguito da un Work shop sul tema "Uno sguardo al tempo di pandemia appena trascorso tra generosità e chiusura: 'i nostri vissuti'". Nel pomeriggio una relazione affidata a Maria Bianco dell'Università Gregoriana sul tema "Una lettura contestualizzata della 'Fratelli tutti'" seguita da un Work shop sul tema "Uno sguardo al futuro… Quale fraternità sogniamo?". Domenica le conclusioni con la celebrazione eucaristica presieduta da ons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale Migrantes.

Rom e sinti: incontro a Roma sul superamento dei campi

9 Settembre 2021 - Roma - Per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si confrontano sul tema del “superamento” dei campi rom in occasione del convegno “Oltre il campo: Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi”, organizzato da Fondazione Migrantes e Associazione 21 luglio, in collaborazione con la diocesi di Roma. L’appuntamento si inserisce in un contesto storico-politico di estrema importanza: entro i prossimi 18 mesi si assisterà al superamento dei campi in 15 città italiane. L’incontro si terrà lunedì 13 settembre a Roma (ore 15,00, Nuova aula del Palazzo dei gruppi parlamentari della Camera, via di Campo Marzio, 78). Interverranno, tra gli altri il prefetto Rosanna Rabuano, del Dipartimento Libertà civili e immigrazione, l’onorevole Riccardo Magi; mons. Gianpiero Palmieri, arcivescovo vicegerente della diocesi di Roma; mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare della diocesi di Roma con delega a migranti e rom; don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes; Antonio Ciniero, dell’Università del Salento; Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, oltre a varie testimonianze di esperienze positive e buone prassi.  

Uniti nel dono

9 Settembre 2021 - Roma - Da qualche giorno è on line il nuovo sito (www.unitineldono.it) per promuovere le offerte per il sostentamento dei sacerdoti. Il nuovo look, che interessa anche la rivista “Sovvenire”, è ben più di un semplice cambio d’abito. Quando si cambia, infatti, il rischio è sempre quello di restare a un livello superficiale, senza incidere sulla sostanza. Per questo, si è cercato di rinnovare le forme e il linguaggio della presenza in rete senza tradire il messaggio, la sostanza, il cuore. In una parola, l’identità. Che è sempre bene espressa nella parola “sovvenire”, ora impreziosita da “uniti nel dono”. È un impegno concreto anche per chi si occupa di comunicazione a vivere questo senso di legame, che travalica i confini geografici e che si fa, appunto, dono nel raccontare storie, nel testimoniare la bellezza del sentirsi parte di una grande famiglia, condividendo la ricchezza e la creatività dei territori. (Vincenzo Corrado)   Vincenzo  

Rinviata la missione nave Astral

9 Settembre 2021 - Barcellona - Purtroppo  si è deciso di stoppare la missione n.85 del veliero ASTRAL di Open Arms a causa di una avaria a uno dei due motori. Si tenterà il rientro nei prossimi 3/4 giorni utilizzando al minimo i motori e le vele. Il capitano  che ha preso la decisione ha giustificato la sua scelta anche per il fatto che 4 dei prossimi 6 giorni saranno di mare mosso per cui non ci saranno salvataggi in mare (in quanto le imbarcazioni dei migranti non salpano col mare agitato). Per motivi di prudenza preferisce rientrare a Barcellona. Non vi nascondo la rabbia e la frustrazione dopo aver investito tanto su questa missione anche per una possibile progettualità più strutturata da parte della chiesa italiana e spagnola in questa"periferia esistenziale". Aspetterò un'altra occasione che son certo potrò avere in futuro. Oggi abbiamo segnalato alla guardia costiera tre imbarcazioni per intervenire dando noi appoggio nel frattempo. Non voglio commentare ciò che ho visto perchè ho bisogno di rielaborarlo. In questo momento c'è un po' di scoramento in tutto l'equipaggio per cui non mi rimane che cercare di farli un po' sorridere (don Luigi Usubelli - Mci Barcellona)

Tavolo Asilo: intervenire con urgenza per garantire diritto d’asilo alle persone in fuga dall’Afghanistan

9 Settembre 2021 - Roma - La situazione politica in Afghanistan, dopo la definitiva partenza dei contingenti militari americani e alleati, resta estremamente tesa e in continua evoluzione. Già nei primi sei mesi del 2021 è apparso chiaro l’impatto terribile dell’escalation di violenza sulla popolazione civile, con oltre 1600 civili uccisi e più di 3500 feriti, larghissima parte dei quali sono donne, ragazze e bambini (dati UNAMA). Il deterioramento della situazione nelle ultime settimane ha ulteriormente aggravato il quadro, con decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case e ad aggiungersi ai più di 5 milioni di sfollati interni già presenti nel paese (OIM), fino ai tragici tentativi di evacuazione di civili dall’aeroporto di Kabul, che se hanno consentito di mettere in salvo migliaia di persone, ne hanno purtroppo lasciate indietro molte di più. La popolazione civile continuerà ad essere esposta al rischio di violenza, peraltro in quadro economico disastroso, dove quasi 11 milioni di cittadini afghani vivevano in uno stato di emergenza o grave crisi alimentare già prima degli accadimenti delle ultime settimane.   In questo contesto l’UE, i suoi Paesi membri e l’Italia, che hanno una significativa parte di responsabilità in quanto sta avvenendo, devono mettere in campo iniziative all’altezza della tragedia che si svolge davanti ai nostri occhi Il processo di evacuazione che ha interessato alcune migliaia di persone e che non potrà proseguire a causa della chiusura delle operazioni e del progressivo deterioramento della situazione, non può certamente rappresentare l’unica azione messa in atto dai Governi dell’Unione Europea. Fino ad oggi la quasi totalità dei profughi, rifugiati e sfollati prodotti dalla guerra in Afghanistan, ha trovato accoglienza nei Paesi limitrofi (soprattutto Pakistan e Iran che hanno accolto il 90% dei 5 milioni di afghani che sono stati costretti a lasciare il Paese); nell’UE negli ultimi dieci anni sono state presentate meno di 700.000 richieste di asilo. A fronte di questo, appaiono inaccettabili le conclusioni del Consiglio UE dei Ministri degli Interni, tenutosi il 31 agosto scorso, che di fatto escludono un impegno degli Stati Membri ad accogliere i cittadini afghani in fuga, scaricando gli oneri sui paesi limitrofi e ribadendo l’obiettivo prioritario della protezione dei confini esterni dagli ingressi non autorizzati.   Occorre invece intervenire tramite la realizzazione di un ampio programma di trasferimenti/ricollocamenti dei cittadini afgani da attuarsi anche dai paesi di transito, tramite un’iniziativa che garantisca l’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri, in attuazione dell’art. 78 paragrafo 3 del TFUE e del principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità sancito dall’art. 80 dello stesso TFUE. I Paesi in cui molti cittadini afghani che tentano di raggiungere l’Unione Europea si trovano bloccati, come la Turchia e i Paesi non UE dell’area balcanica, non possono essere considerati Paesi sicuri in merito all’accesso al diritto di asilo e ad assicurare un livello adeguato di protezione e deve essere escluso ogni accordo finalizzato ad effettuare i rimpatri di cittadini afghani in questi Paesi o nei Paesi limitrofi all’Afghanistan, oltre che ovviamente nel loro Paese di origine. Si tratta dunque di realizzare un intervento straordinario che consenta alla minoranza di persone che sceglieranno di non restare nei Paesi confinanti, di viaggiare in sicurezza e legalmente. Particolare attenzione merita poi la situazione della Grecia, paese UE dove si trovano attualmente bloccati migliaia di cittadini afghani in condizioni precarie.   Per consentire una soluzione europea condivisa bisogna utilizzare tutti gli strumenti esistenti, inclusi il rilascio di visti umanitari e l'attivazione della Direttiva n. 55/2001/CE, adottabile anche a maggioranza qualificata, che è in vigore e che, pur non essendo mai stata applicata, contiene elementi e indicazioni utili alla crisi in atto: possibilità di adozione di un ampio piano di evacuazione concordato a livello europeo con ripartizione dell’accoglienza concordata dagli Stati sulla base di criteri equi che comunque tengano conto dei possibili legami significativi delle persone con un dato paese della UE, accesso a risorse europee e rilascio di un titolo di soggiorno per protezione temporanea. Riteniamo inoltre che debba essere effettuato ogni sforzo per garantire a tutti i cittadini afghani, senza distinzione di genere, religione, provenienza etnica o orientamento politico una maggiore sicurezza in Afghanistan e per assicurare un’adeguata assistenza umanitaria alla popolazione.   In particolare chiediamo   All’Italia e all’Unione Europea:
  • che siano garantite con urgenza protezione e assistenza umanitaria ai 39 milioni di afghani
rimasti nel Paese attraverso il supporto e il finanziamento dei progetti a tutela dei diritti umani della popolazione, contribuendo in maniera efficace e coordinata alla risposta umanitaria globale;
  • che si definisca un chiaro impegno degli Stati Membri a partecipare al meccanismo di reinsediamento (resettlement), di cittadini afghani verso il territorio dell’Unione Europea;
  • che venga in via complementare attuata la Direttiva 2011/55/CE al fine di assicurare una tutela immediata e temporanea ai cittadini afghani costretti a lasciare il proprio Paese anche qualora gli stessi si trovino già nel territorio di Stati terzi, garantendo un’adeguata ripartizione tra gli Stati membri nonché l’unità dei nuclei familiari, come previsto dall’art 15 della medesima Direttiva, e assicurando in ogni caso l’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale ,
  • che, adottando criteri unici tra i diversi paesi UE, con priorità nei confronti delle categorie vulnerabili e delle persone a rischio, venga in ogni caso consentito l’accesso in sicurezza nel territorio dell’UE a tutte quelle persone che rischiano la vita per ragioni diverse restando in Afghanistan, o che siano fuggite dal Paese attraverso il rilascio di visti umanitari in base all’art. 25 del Codice Visti (Regolamento CE 810/2009);
  • che venga sempre consentito l’accesso al territorio dell’Unione Europea e alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e vengano sospesi i respingimenti posti in essere sia dalle autorità nazionali sia dall’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera, in particolare nel Mare Egeo e verso la Turchia così come verso i Paesi non UE dell’area balcanica;
  • che si sospenda qualsiasi forma di decisione negativa (dinieghi, rimpatri e respingimenti) nei confronti degli afghani presenti nei Paesi dell’Unione Europea o alle frontiere dell’UE, così come richiesto anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, considerando tutte le donne come rifugiate prima facie, e che si proceda ad un rapido riesame delle decisioni negative che hanno precluso a cittadini afghani il riconoscimento della protezione internazionale, così come delle richieste di protezione internazionale attualmente in corso di valutazione, garantendo l’adozione di decisioni rapide;
  • che si adotti un programma almeno biennale di ricollocazione in tutta la UE delle persone attualmente accolte nei centri di accoglienza presenti in Grecia e in particolare nelle isole greche, a partire dai minori non accompagnati, dai nuclei familiari e dai soggetti vulnerabili, in considerazione delle condizioni estremamente critiche dei centri e della concreta possibilità che i nuovi arrivi spontanei di migranti portino ad una eccessiva pressione sulla Grecia e a un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita delle persone;
  • che il c.d. “Blueprint network”, istituito come previsto dal Patto europeo asilo e migrazione, nonché qualsiasi altra task force che verrà creata per affrontare gli sviluppi in corso a livello europeo includa competenze in materia di protezione dei minori.
  • che venga supportata la costituzione di un meccanismo indipendente per monitorare violazioni e abusi dei diritti umani che dovessero verificarsi nel Paese.
  chiediamo inoltre all’Italia:  
  • che vengano trasferite alle rappresentanze consolari italiane nei Paesi limitrofi (insieme agli altri servizi consolari) anche le competenze relative al rilascio di visti d’ingresso per i cittadini afghani, in particolare quelli per ricongiungimento familiare o comunque il rilascio di visti umanitari, garantendo procedure rapide e semplificate che tengano conto della  possibilità che il passaporto afgano possa essere scaduto o non sia più in possesso degli interessati in considerazione della situazione e del mancato soggiorno regolare del richiedente nel Paese in cui la rappresentanza consolare è situata;
  • che venga consentito l’accesso in Italia di quelle persone che hanno già ricevuto un nulla osta per il ricongiungimento familiare dalle autorità italiane e non sono riusciti ad ottenere il visto, anche in considerazione della chiusura da oltre un anno dell’ufficio visti a Kabul, e di tutti i parenti, anche in una accezione allargata, di coloro che hanno chiesto e possono chiedere il ricongiungimento, anche se non hanno concluso la procedura;
  • che venga facilitato il reingresso di cittadini afghani titolari di un permesso di soggiorno italiano che, per varie ragioni, risultano essere bloccati in Afghanistan o nei Paesi limitrofi attraverso il rapido rilascio di visti di reingresso;
  • che si favorisca l’arrivo e l’accoglienza degli studenti universitari attraverso il rilascio di visti d'ingresso per studio;
  • che, in attesa dell’eventuale attivazione della Direttiva 55/2001, venga assicurato ai cittadini afghani comunque presenti in Italia, l’immediato accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e ad un titolo di soggiorno che garantisca loro e, per quanto possibile, i propri familiari attualmente in Afghanistan o in Paesi terzi una adeguata tutela. Nei confronti di costoro è opportuno che, attraverso un esame prioritario ai sensi art. 28, co. 2, lett. a) d.lgs. 25/2008, le commissioni territoriali riconoscano una delle due forme di protezione internazionale previste dall’ordinamento giuridico e che ciò avvenga – ove possibile – omettendo il colloquio personale con il richiedente, ai sensi dell’art. 12, co. 2 e 2 bis, d.lgs. 25/2008;
  • che venga sospeso ogni trasferimento dall’Italia verso altri Stati membri di cittadini afghani destinatari di un provvedimento di trasferimento ai sensi del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 (cd. Regolamento Dublino III) garantendo l’assunzione della competenza da parte dell’Italia all’esame della domanda di protezione internazionale, ivi compresi quelli che hanno procedure giudiziarie in corso;
  • che venga ampliato il sistema d’accoglienza pubblico, attraverso un finanziamento straordinario del SAI che consenta ai nuovi richiedenti asilo di essere ospitati nel sistema dei Comuni anche attraverso assorbimenti consistenti dal sistema CAS al SAI, e valorizzando le disponibilità volontarie della popolazione italiana da collegare subito al sistema SAI, senza attivare sistemi paralleli, in modo da consentire una gestione competente e integrata ai servizi del territorio;
  • che venga in ogni caso assicurata un’adeguata presa in carico medica e psicologica, attraverso un pieno coinvolgimento dei servizi sanitari pubblici e in collaborazione con le associazioni e le realtà del privato sociale con specifiche competenze in materia.
    Si evidenzia infine come l’emergenza della crisi afgana vada affrontata in un quadro di politiche coerenti che riguardano sia gli interventi di aiuto umanitario che le politiche relative ai programmi di ingresso protetto e di accoglienza. Per tale ragione si sostiene la richiesta già avanzata dalle rappresentanze delle ONG e di enti ed associazioni italiane, di istituire un tavolo di coordinamento unitario sull’Afghanistan che veda il coinvolgimento dei Ministeri interessati, a partire dal MAECI e dal Ministero dell’Interno, delle rappresentanze ONG e di enti ed associazioni italiane afferenti al Tavolo Asilo e Immigrazione, oltre a rappresentanti degli Enti Locali e delle Regioni.

Card. Krajewski tra i bimbi afghani a Roma: tamponi per andare a scuola

9 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Il card. Konrad Krajewski, Elemosiniere di Papa Francesco, accompagnato da uno staff di medici che collaborano con l’Elemosineria, si è recato ieri  nel quartiere romano di Tor Bella Monaca per effettuare i tamponi ai ragazzi afghani giunti in Italia due settimane fa.Si tratta di 14 ragazzi afghani, 11 femmine e tre maschi, arrivati due settimane fa a Roma. Erano insieme ad un gruppo di volontarie del quartiere di Tor Bella Monaca quando è arrivato il porporato, diferisce Vatican News. L'obiettivo è stato quello di effettuare i tamponi a tutti, suore comprese, unitamente ai rilevamenti diagnostici utili a permettere al gruppo di concludere la quarantena e iniziare le attività scolastiche e la vita in Italia. I ragazzi sono stati accomoaganti in Italia  da quattro suore di Madre Teresa che li assistevano a Kabul. Tutti di età compresa tra i 6 e 22 anni, sono stati abbandonati dalle loro famiglie perché diversamente abili.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 40.130 persone migranti sulle coste italiane

8 Settembre 2021 - Roma – Sono 40.130 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 11.287 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.315, 13%), Egitto (3.605, 9%), Costa d’Avorio (2.788, 7%), Iran (1.925, 5%), Guinea (1.652, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.350, 3%) a cui si aggiungono 7.727 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.      

Cei: lettera ai vescovi sulle fasi sinodali fino al 2025

8 Settembre 2021 - Roma - La 74ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha avviato il cammino sinodale delle Chiese in Italia. Nella sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, svolta in videoconferenza il 9 luglio 2021, è stato tracciato, alla luce della Carta d’intenti presentata in Assemblea, un primo disegno del cammino, individuando un percorso quadriennale scandito da tre fasi correlate: narrativa, sapienziale e profetica. Intanto, la Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi ha diffuso il 7 settembre il Documento preparatorio e il Vademecum per orientare la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo. La Presidenza della CEI, recependo i due documenti, ha inviato una lettera ai Vescovi italiani per aggiornare su quanto fatto finora – percorso ancora in evoluzione – in attesa della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente (27-29 settembre 2021) e dell’Assemblea Generale Straordinaria della CEI (22-25 novembre 2021). Nella lettera si sottolinea che L’epoca che attraversiamo è colma di dolore e di grazia”: la crisi sanitaria “ha svelato innumerevoli sofferenze ma anche enormi risorse. Le nostre comunità devono fare i conti con isolamento, disgregazione, emarginazioni e tensioni; la creatività che hanno espresso, ora messa alla prova dal perdurare della pandemia, racchiude un desiderio di relazioni profonde e rigeneranti”.  “Nel primo anno (2021-22) – si legge nel testo della lettera della presidenza -  faremo nostre le proposte della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per la XVI Assemblea Generale Ordinaria; nel secondo anno (2022-23) la consultazione del popolo di Dio si concentrerà su alcune priorità che saranno individuate dall’assemblea generale della Cei del maggio 2022”. La seconda fase è rappresentata da un anno (2023-24) in cui le comunità, insieme ai loro pastori, “s’impegneranno in una lettura spirituale delle narrazioni emerse nel biennio precedente, cercando di discernere ‘ciò che lo Spirito dice alle Chiese’ attraverso il senso di fede del popolo di Dio”. In questo esercizio saranno coinvolte le Commissioni episcopali e gli Uffici pastorali della Cei, le Istituzioni teologiche e culturali. La terza fase culminerà, nel 2025, in “un evento assembleare nazionale da definire insieme strada facendo”, scrivono i vescovi: “In questo con-venire verranno assunte alcune scelte evangeliche, che le nostre Chiese saranno chiamate a riconsegnare al popolo di Dio, incarnandole nella vita delle comunità nella seconda parte del decennio (2025-30)”. “Il cammino sinodale non parte da zero, ma s’innesta nelle scelte pastorali degli ultimi decenni e, in particolare, nei Convegni Ecclesiali di Verona e Firenze”, precisa la Cei: il discorso del Papa a Firenze, insieme all’Evangelii gaudium, scandirà la traiettoria del percorso. Il metodo è quello di “consultazione capillare” proposto dal Sinodo dei Vescovi, che prevede il coinvolgimento di parrocchie, operatori pastorali, associazioni e movimenti laicali, scuole e università, congregazioni religiose, gruppi di prossimità e di volontariato, ambienti di lavoro, luoghi di assistenza e di cura… “Per questo è fondamentale costituire gruppi sinodali diffusi sul territorio: non solo nelle strutture parrocchiali, ma anche nelle case e dovunque sia possibile incontrare e ascoltare persone”.  Nella prossima sessione autunnale (27-29 settembre), il Consiglio episcopale permanente nominerà un Comitato con il compito di promuovere, sostenere e accompagnare il cammino. All’inizio di ottobre saranno consegnate le prima linee per il cammino sinodale e alcuni suggerimenti metodologici.

Mci Germania-Scandinavia: la Comunità Sacro Cuore di Gesù di Rottweil compie 60 anni

8 Settembre 2021 - Rottweil - Festeggia 60 anni di vita la Missione Cattolica Italiana di Rottweil.  Rottweil si trova nel Sud del Baden-Württemberg fra Stoccarda e Friburgo. Il lago di Costanza dista poco più di ottanta chilometri. È un incantevole borgo medievale con edifici gotici e vanta il titolo di essere la più antica città del land. All’inizio degli anni ’60 si era formata una cospicua comunità di italiani. Domenica 26 settembre, che è anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, è prevista na celebrazione eucaristica, alle ore 11.00, presso la chiesa di Auferstehung Christi (Krummer Weg 47). L’incertezza legata al coronavirus non ha permesso di attivarsi prima sottolinea la Delegazione nazionale delle Mci in Germania e Scandinavia. La messa del Giubileo, cui seguirà un rinfresco, verrà presieduta da don Detlef Stäpps.

Oxfam: “ancora condizioni disumane a Lesbo”

8 Settembre 2021 -
Roma - “I leader europei esprimono preoccupazione per la sicurezza dei profughi afghani, perché di fatto stanno voltando le spalle a migliaia di persone in fuga da guerra e violenza”. A dimostrarlo le condizioni disumane in cui vivono i migranti intrappolati nel campo di Mavrovouni a Lesbo, ribattezzato “Moria 2.0”, che per il 63% sono afghani; o la decisione presa a giugno dal governo greco di riconoscere la Turchia come Paese sicuro, “con l’obiettivo di mandare indietro gli afghani, oltre che i siriani, i somali, i pakistani e i bengalesi”. È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto diffuso oggi da Oxfam e Greek refugees council. Dopo l’incendio di un anno fa “per i rifugiati che stanno a Moria 2, una struttura temporanea e allestita in tutta fretta, le condizioni di vita sono tutt’ora indicibili – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie –. Allo stesso tempo nulla è cambiato nell’impostazione dell’Unione europea e dei leader dei Paesi membri sull’accoglienza di chi è in fuga in cerca di salvezza come gli afghani, ora al centro dell’attenzione internazionale, nessun passo concreto è stato fatto per garantire diritti e dignità”. Al contrario, “dopo la prima fase di evacuazione e il grande moto di solidarietà espresso al popolo afghano, l’unica strategia messa in atto è bloccare i flussi migratori a monte e lungo la rotta balcanica”. Il 16 agosto, il giorno dopo la caduta di Kabul, il ministro greco per le migrazioni, Notis Mitarachi, ha affermato che la Grecia non sarebbe diventata la porta di ingresso per gli afghani in Europa, in palese violazione degli obblighi internazionali che prevedono l’accoglienza di chi è in cerca di sicurezza. Una decisione giudicata dal Greek refugees council “semplicemente immorale”. Il Tribunale europeo per i diritti umani ha recentemente dichiarato che “le autorità greche sono state incapaci di garantire un luogo di accoglienza all’altezza degli standard europei”. Le ondate di caldo di quest’estate non hanno fatto altro che rendere impossibili le già difficili condizioni di vita a Moria 2  e si teme che molte persone trascorreranno l’inverno in tenda per il sesto anno consecutivo. Delle oltre 3570 persone che sono intrappolate qui, il 32% sono bambini, di cui 7 su 10 ha meno di 12 anni.

Tratta delle Persone: Gulia nuovo presidente di “Slaves No More”

8 Settembre 2021 - Roma - L'Assemblea generale dell'Associazione “Slaves No More”, che si occupa della tratta di persone, ha eletto nuovo presidente Pino Gulia, già vicepresidente. L'Assemblea ha anche eletto il nuovo Direttivo di cui fanno parte, come vicepresidente, Suor Monica Chikwe (dell’Ordine delle Suore Ospedaliere della Misericordia), e come membri: Oria Gargano (presidente della Cooperativa Sociale Be Free), Alessandro Baldo (project manager), Francesco Carchedi (sociologo, docente universitario). Suor Eugenia Bonetti, fondatrice della stessa Associazione, è stata ringraziata calorosamente dall’Assemblea generale per l’opera da lei realizzata negli oltre otto anni di presidente dell’Associazione. Su richiesta unanime, Suor Eugenia entra a far parte, di diritto, del Direttivo. Pino Gulia, ha lavorato dall’inizio degli anni ottanta in Caritas diocesana di Roma (all'epoca guidata da Mons. Luigi Di Liegro). Nel 1988 è stato chiamato in Caritas italiana con l'incarico di seguire il fenomeno migratorio in Italia e in Europa. È in questo contesto che, dal 1995, ha cominciato ad affrontare la problematica della tratta. Nominato responsabile del Coordinamento ecclesiale contro la tratta, ha partecipato all'evolversi della lotta al fenomeno, della nascita di numerose strutture di accoglienza per le vittime, della nascita dell'art. 18 nel Testo Unico Immigrazione dedicato appunto alla lotta e alla prevenzione della tratta e alla salvaguardia delle vittime. Nel 2002 è stato chiamato dal presidente nazionale delle Acli per avviare e coordinare il Servizio Immigrati all'interno della sede nazionale del Patronato Acli e promuovere gli Sportelli immigrati nelle Sedi provinciali. Dal 2004 è consulente della Missione Permanente della Santa Sede per gli Organismi Internazionali a Vienna, per il trafficking in persons. L'Associazione Slaves no more dal 2012, anno di nascita, ha come finalità primaria i programmi di rimpatrio volontario assistito di donne, di origine straniera, che sono riuscite a fuggire dalle maglie della criminalità che le sfrutta a livello sessuale e lavorativo. Il programma è svolto con la cooperazione del Coordinamento nazionale delle Suore Nigeriane (Committee for the Support of the Dignity of Women - COSUDOW) in Lagos, Benin City, Ijebu Ode, Delta State e prevede accoglienza alloggiativa delle donne rimpatriate e dei loro figli, un periodo di formazione, l’inserimento lavorativo per loro e scolastico per i figli. Il programma ha una durata di due anni e contempla anche azioni di prevenzione che si svolgono in varie scuole soprattutto nelle zone in cui la criminalità cerca le proprie vittime. L'Associazione promuove inoltre programmi di formazione e aggiornamento sulla problematica del traffico e dello sfruttamento, per quanti svolgono attività di accoglienza e consulenza. Inoltre effettua, anche in cooperazione con altre associazioni, momenti di sensibilizzazione, pure nelle Scuole, in Italia e sostiene quelli realizzati in altri Paesi, tra cui la Nigeria. Slaves No More partecipa al dibattito politico e sociale sul traffico e sfruttamento di persone. A Pino Gulia gli auguri per un proficuo servizio.