Primo Piano

A Papa Francesco la foto simbolo dei migranti spagnoli

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Nella catechesi che ha concluso il ciclo sulla Lettera ai Galati, ieri il Papa ha imperniato la sua riflessione sul tema “Non lasciamoci prendere dalla stanchezza”. A margine dell’udienza è stata consegnata al Pontefice un’immagine simbolo dell’emigrazione spagnola. Si tratta della foto nota come “Il Padre e il Figlio” e fa parte di un reportage realizzato da Manuel Ferrol il 27 novembre 1957 nel porto di La Coruña da dove partivano i migranti diretti a Buenos Aires.  

“Preoccupati per difficili condizioni di accoglienza a Lampedusa”: una nota di mons. Damiano e del pastore Garrone

10 Novembre 2021 - Agrigento - La Chiesa di Agrigento, con i suoi servizi Caritas e Migrantes, e la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, con il programma Mediterranean Hope,  manifestano “la propria preoccupazione per le difficili condizioni di accoglienza delle persone migranti che l’isola di Lampedusa continua a registrare”. Lo scrivono, in una nota, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento e del pastore Daniele Garrone, Presidente Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Mentre il flusso di persone in arrivo a Lampedusa continua ad essere “consistente nonostante le condizioni meteo avverse, non si può rimanere indifferenti davanti alla scena registrata negli ultimi giorni di centinaia di migranti (fra cui anche numerose donne e bambini) costretti ad attendere l’accesso all’Hotspot di C.da Imbriacola all’addiaccio e sotto una pioggia battente. La condizione di vulnerabilità fisica e mentale di quanti sbarcano sulle nostre coste dopo un viaggio lungo e rischioso, spesso anche ricco di esperienze traumatiche, richiede – si legge nella nota -  ad uno Stato civile come il nostro uno sforzo ulteriore per garantire standard di accoglienza più alti e un quanto più veloce inserimento delle persone migranti nel circuito di accoglienza ordinario”. Da qui la richiesta a trovare “soluzioni definitive, non emergenziali, alle ormai ben note difficoltà logistiche legate all’insularità: il ritardo nei trasferimenti degli ospiti dell’Hotspot causa non di rado pericolose situazioni di sovraffollamento e promiscuità, soprattutto per i più vulnerabili come donne e bambini. Laddove le condizioni meteo non consentissero il trasferimento via mare, favorire i trasferimenti con ponti aerei potrebbe essere una via percorribile”.

Mons. Perego: “migranti strumentalizzati per fini politici”

10 Novembre 2021 - Roma - Un forte appello per “la tutela delle persone migranti e dei soggetti deboli ammassati al confine tra Bielorussia e Polonia in condizioni drammatiche e in una stagione fredda oramai prossima all’inverno. Ancora una volta i migranti vengono strumentalizzati e diventano vittime di rifiuto o sfruttamento”. Con l’auspicio di “un intervento diretto dell’Unione europea, che distingua innanzitutto il valore e l’importanza di una protezione internazionale e le varie problematiche politiche che devono essere risolte sul piano diplomatico”. Lo lancia mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, parlando al Sir della situazione alla frontiera tra Bielorussia e Polonia, con migliaia di migranti che cercano di entrare nell’Unione europea e tensioni e arresti da parte della polizia polacca. “Sono persone disperate come quelle che percorrono la rotta balcanica, si sta verificando la stessa situazione – osserva mons. Perego -. Bisogna prima di tutto capire chi sono e nel caso attivare le procedure di protezione internazionale a seconda della provenienza e delle storie personali. Soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli e per coloro – come gli afghani – per i quali ci sono accordi di tutela prioritari”. Tra i “volti che andrebbero più tutelati – prosegue – ci sono quelli dei bambini, delle donne, persone che portano con sé una serie di sofferenze durante un lungo e difficile viaggio, che lascia alle spalle situazioni di violenze, guerra e abbandono”. Il presidente della Migrantes chiede alla Polonia di “tutelare le persone, coniugando sul territorio quei quattro verbi che Papa Francesco continua a consegnare alle nostre Chiese: accogliere, tutelare, promuovere ed integrare”. Alla Bielorussia rivolge un invito “a non strumentalizzare per fini politici le persone deboli e in cammino”. Il governo italiano, in questo caso, “può continuare nel suo impegno di accoglienza, dando dimostrazione alla Polonia di una apertura e attenzione alla tutela e alla protezione internazionale, mostrando la possibilità di corridoi umanitari e della realizzazione di una struttura di accoglienza che impegni tutti i 27 Paesi europei”. La Russia, da parte sua, “può fare la differenza anche in termini di un cambiamento di atteggiamento nei confronti dei migranti in cammino”. “Speriamo non ci sia una guerra perché non conviene a nessuno – conclude -. Importante è che la violenza non venga pagata dai migranti e dai soggetti deboli”.

Mons. Pezzi: “non usiamo i migranti come pedine e merci di scambio

10 Novembre 2021 - Mosca - “Non usare i migranti come pedine e merci di scambio”. Lo chiede mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente della Conferenza episcopale russa, facendo riferimento alla crisi migratoria che si è aperta al confine tra Bielorussia e Polonia dove nei campi vicino a Kuznica si sono radunati circa 4.000 migranti, in fuga per lo più da Siria e Iraq. Una situazione che da giorni sta determinando nell’area una crescente tensione fra i Paesi coinvolti. “È una questione che debbono affrontare questi Paesi”, dice mons. Pezzi interpellato oggi dal Sir. “Ma le immagini che stiamo vedendo colpiscono chiunque abbia un minimo di cuore che non si sia completamente congelato. Nessuno può rimanere insensibile”. E aggiunge: “Non parliamo di numeri o di oggetti ma di persone e di contesti dai quali queste persone stanno fuggendo”.​

Cappellani filippini in Italia: a Messina l’incontro nazionale

10 Novembre 2021 - Messina - Una tre giorni di riflessione e condivisione che riunisce, a Messina - i responsabili delle cappellanie filippine presenti in Italia. A guidare i lavori Mons. Gregory Ramon D. Gaston, coordinatore nazionale e rettore del Pontificio Collegio Filippino di Roma. Al centro del convegno l’integrazione ecclesiale dei migranti e le nuove piste pastorali a favore delle ragazze e dei ragazzi nati in Italia. All'incontro anche il vescovo ausiliare di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Mons. Cesare Di Pietro e Mons. Marco Sprizzi, incaricato permanente da papa Francesco per le Nunziature Apostoliche della Malesia e del Timor Est. Il vescovo ha ringraziato per l’invito, ha lodato i cappellani per il prezioso lavoro che svolgono nelle Diocesi e augurato un lavoro fruttuoso in queste giornate nella Città dello Stretto.​

Card. Arborelius: “Grazie agli emigranti, l’Europa, in particolare del Nord, è diventata cristiana”

10 Novembre 2021 - Roma - "Grazie agli emigranti, l’Europa, in particolare del Nord, è diventata cristiana. Un segno dei tempi è proprio la migrazione. È importante infatti, renderci conto di come nell’Europa di oggi, mai è stato così difficile trasmettere la fede in una situazione molto secolarizzata". Lo ha detto questa mattina il card. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE intervenendo alla seconda giornata del convegno  sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso a Roma dalla Fondazione Migrantes. In "un mondo interdipendente, come non lo è stato mai così come ora, dove la mobilità delle persone da un posto all’altro del globo è intensa - ha detto - e il sistema delle comunicazioni incredibilmente molto più veloce rispetto a qualche decennio fa, le religioni si muovono con il movimento delle persone. In vari modi, esse possono cambiare cercando di trapiantarsi da un posto all’altro, ed è importante renderci conto, come la storia non è più eurocentrica. L’Europa ha perso il potere e dobbiamo riconoscere che siamo più piccoli; ecco quindi che i testimoni nuovi sono i migranti i quali, in modo particolare, devono continuare a scoprire questa vocazione dell’essere missionario nell’Europa di oggi. Certamente sono in tanti che arrivano da paesi diversi, ma la maggioranza ovviamente non viene per motivi religiosi, ecco perché è importante avere  un contatto personale, affinché non si perdano poi nel mondo secolarizzato". I migranti - ha spiegato l'Arcicvescovo di Stoccolma -  pertanto, sono "più religiosi degli europei e quindi sono più presenti nella chiesa che la popolazione locale. Per motivi di lingua e di distanze, all’estero la pratica religiosa è più difficile". Questo "non significa necessariamente la perdita della fede, che, facendo parte della propria identità formativa e religiosa, permane, ma senza quella carica cristiana che dovrebbe avere chi è cosciente del mandato battesimale. La religiosità e il cristianesimo si discostano sempre più l’uno dall’altro. Ecco allora che la tradizione cristiana esplora l’ambivalenza fondamentale tra lo spirituale e il temporale. Pertanto, la chiesa in Europa è confrontata con un’urgenza: consolidare la fede cristiana e vivere l’annuncio. Ecco che la loro attuale maggior valorizzazione può essere in parte dettata da motivi contingenti o “egoistici”, nel senso che i fedeli delle comunità di altra madrelingua andrebbero a riempire i vuoti sempre più profondi della chiesa locale ed a ringiovanirla, con energie più fresche e giovani". (Pierluigi Vignola)      

Migrantes Caltanissetta: messa al circo

10 Novembre 2021 - Caltanissetta - Nei giorni scorsi a Caltanissetta, Messa sotto lo Chapiteau del circo Greca Orfei con amici "vecchi e nuovi", scrive l'Ufficio Migrantes diocesano aggiungendo che è stata una occasione di condivisione per celebrare la fede e l'amicizia. "Parole bellissime" - scrive la Migrantes diocesana - quelle del Vicario Generale della diocesi di Caltanissetta don Onofrio Castelli che ha utilizzato "alcune immagini del mondo del circo per parlare di fiducia (i trapezisti si lasciano andare nelle mani del compagno di volo), di radici (non è una residenza anagrafica che ci dà stabilità, ma è nell'amore che devono affondare le nostre radici), di dominio di sé (come il domatore impara a domare Tigri e leoni, così anche noi siamo chiamati a dominare i nostri istinti, la paura, la rabbia....) e infine meraviglioso parallelismo tra il tabernacolo che significa tenda e il tendone del circo che oggi è diventato "casa" di Dio".

Mons. Perego: una maggiore partecipazione delle Mci alla vita della Chiesa e delle città

10 Novembre 2021 - Roma - La storia delle missioni cattoliche italiane in Europa è anche “una storia sociale”. Lo ha detto questa mattina Mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, intervenendo alla seconda giornata del convegno  sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. Per il presule l’impegno per la tutela della dignità della persona migrante, della sua famiglia, dei suoi diritti “deve continuare a caratterizzare la pastorale unitaria nelle Chiese in Europa, anche per far fronte a una ‘perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile’ - come ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti”. La Chiesa – ha quindi aggiunto Mons. Perego è fatta anche di queste persone in cammino: “è un mondo non facile da intercettare, se non attraverso la loro ricerca, il loro incontro. Le missioni cattoliche e le comunità cattoliche di lingua italiana possono essere uno strumento, una ‘casa tra le case’ per un primo incontro, ma soprattutto un’esperienza e una comunità laicale che aiuta a intercettare, accompagnare e, talora, anche aiutare gli emigranti a non rompere quel filo sottile che li lega alla Chiesa in forza del Battesimo, ma a intraprendere un nuovo percorso di vita cristiana. La missione e la comunità non è un’isola ecclesiale, ma uno strumento ecclesiale su piano linguistico per aiutare i migranti a sentirsi parte di una Chiesa locale, unico soggetto apostolico. Per costruire questa relazione tra migrante, missione e Chiesa locale è indispensabile un comune progetto ecclesiale, che può essere costruito attorno a 10 attenzioni”.  Tale progetto “non può che poggiare anzitutto sulle Beatitudini evangeliche, la cui forza rinnova lo stile di vita cristiano delle nostre Chiese in Europa. Pace, giustizia, povertà, perdono, condivisione, dialogo sono i tratti di uno stile evangelico che può rigenerare l’Europa, cambiargli il ‘cuore’ e  superare i mali che minano l’Unione: nazionalismo, egoismo, individualismo, consumismo, edonismo, materialismo”.  Il progetto “non può che essere interlinguistico e interculturale. La diversità linguistica da ostacolo deve diventare una risorsa per la preghiera, e l’annuncio e la testimonianza evangelica, spingendo le nostre Chiese a valorizzare ‘la differenza cristiana’ non solo rispetto alla società, ma anche al proprio interno. Abbiamo emigranti con un’esperienza religiosa e culturale più devozionale, provenienti dal Sud, ma anche dallo stesso Sud con una bella esperienza associativa e anche ministeriale. Come abbiamo emigranti del Nord con una ricca esperienza parrocchiale e associativa, anche nel mondo del volontariato. E’ un passaggio culturale non facile, sperimentato in alcuni casi dalle parrocchie interculturali, ma che può costituire una meta nella nuova evangelizzazione in Europa”. Il progetto deve anche essere di carattere ecumenico, visto la storia cristiana dell’Europa. Le migrazioni – ha detto Mons. Perego - hanno “favorito in Europa un passaggio da un ecumenismo teologico a un ecumenismo pastorale, fatto di condivisione di incontri, di amicizia, di matrimoni misti, di condivisione nella carità”. E poi un progetto, quello delle MCI, che deve curare anche il dialogo interreligioso, “libero da stereotipi comuni e da contrapposizioni infruttuose.  L’emigrazione fa incontrare non solo fedeli di altre chiese, ma anche di altre religioni e questo incontro di venta una sfida importante per  rendere non solo un principio, ma una realtà il diritto alla libertà religiosa, ma anche per costruire concretamente esperienze di incontro e collaborazione che allarghi la fraternità e l’amicizia sociale”. E poi il valorizzare i nuovi media e social, favorire la partecipazione attiva, di uomini e donne alla vita della Chiesa e preparare la partecipazione attiva alla vita della città, “luoghi di maggior crescita dell’emigrazione italiana”. (Raffaele Iaria)​    

Mons. Perego: anche le MCI stanno cambiando in Europa

10 Novembre 2021 - Roma - “Anche la Missione Cattolica Italiana sta cambiando. Ha una caratteristica tradizionale accanto alle famiglie già presenti, ma ci sono alcuni missionari, come abbiamo sperimentato ad esempio a Barcellona che seguono soprattutto i nuovi arrivati. La Spagna non è mai stata terra di emigrazione, negli ultimi anni il progetto Erasmus ha portato 70mila studenti a Barcellona e 40mila a Madrid. Quindi occorreva modificare struttura e organizzazione delle missioni per essere più agili e incontrare e camminare i migranti di questo decennio”. Lo dice oggi al quotidiano Avvenire, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, parlando del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane che si è aperto a Roma ieri pomeriggio. Il presidente della Migrantes sottolinea che anche all’estero i giovani tendono a staccarsi dalle parrocchie perché spesso “partono alla ventura anche nelle metropoli europee e trovano nella missione cattolica italiana un primo strumento di accoglienza, tutela, promozione e integrazione, per usare i verbi cari al papa. Stanno diventando anche luoghi di riferimento sempre più forti dopo il Covid”. Per mons. Perego “uno degli aspetti importanti da rivedere è il mondo dell’associazionismo, strutturato secondo le associazioni di tipo regionale, mentre oggi è diventato un movimento di incontri sui social. Ci sono oltre 2mila social group di emigranti giovani, anche i nuovi media possono aiutare a intercettarli e accompagnarli”.  

Migrantes: aperto il convegno delle MCI in Europa

10 Novembre 2021 - Roma - Si è aperto ieri pomeriggio il Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa che si svolgerà fino al 12 novembre presso il TH Carpegna Palace (Via Aurelia 481). L’incontro, organizzato dalla Fondazione Migrantes ha per tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. Ad aprire i lavori mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, e don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione. “E’ una grande gioia, specialmente dopo le restrizioni della pandemia ritrovarci insieme in Italia – ha detto il direttore De Robertis -, in quella che resta la nostra casa paterna, dove tutti noi abbiamo le nostre radici”. E riferendosi al sottotitolo dato al convegno ha continuato: “anche se poi queste radici si sono allungate per abbracciare altre realtà, e se ne sono aggiunte anche delle altre. Perché le identità, quando sono realtà vive, non restano ingessate, né crescono per sostituzione, ma per addizione”. Rivolgendosi ai circa 200 partecipanti arrivati da vari paesi d’Europa, ha sottolineato che il convegno si propone due obbiettivi. Il primo è quello di “richiamare l’attenzione del Paese e della Chiesa che è in Italia su di voi, su quegli italiani cioè che, per diversi motivi, e particolarmente in questi ultimi anni, scelgono di lasciare l’Italia”. Ha poi sottolineato che “ha a che fare con il momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo, un’epoca di cambiamenti”.  Ringraziando il Signore e la Chiesa per quello che le MCI rappresentano, don De Robertis ha ricordato che queste strutture “sono state la casa per tanti italiani che erano lontani da casa, frutto della santità, dell’amore e del sacrificio di tanti laici, preti e Vescovi”. A seguire mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, che si è rivolto ai presenti portando i saluti di tutta la CEI. “Un convegno, questo - ha detto il Presidente della Fondazione Migrantes - che è sulla missione che rivolge l’attenzione maggiore, sulla nuova evangelizzazione che incrocia anche il cammino sinodale”. Di conseguenza il primo aspetto certamente importante è “coniugare questo convegno alla gioia e alla profezia del Vangelo. La seconda riflessione per mons Perego riguarda il tema della nuova evangelizzazione, e ricorda che era stato il tema del sinodo dell’Europa del 1999, ed è importante per leggere la storia migratoria, la storia del cammino della Chiesa, e della sua evangelizzazione. Il presule ha invitato a riflettere su un ultimo aspetto “che questa nostra riflessione”, ha detto pensando al convegno, “abbia dei frutti proprio come vuole il cammino sinodale”. Ringraziando tutti per la partecipazione la parola è passata al don Saverio Xeres, della diocesi di Como, professore ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, di Milano e autore di numerosi volumi sull’argomento. Il titolo dell’intervento di don Xeres “Migrazione e missione alle origini della cristianità occidentale. Tra le due isole e un continente (Gran Bretagna, Irlanda, Europa). Una riflessione molto importante è arrivata anche con l’omelia del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale italiana, che ha presieduto la celebrazione eucaristica al termine della giornata di lavoro. “Purtroppo - ha sottolineato - dobbiamo constatare che l’unica Italia a crescere non è sul nostro territorio nazionale ma è l’Italia che risiede all’estero. Perché l’incremento delle nascite è a zero”. Ha rimarcato che abbiamo avuto circa 110 mila partenze quest’anno nonostante la pandemia, quindi “quella che continua a crescere è l’Italia quella fuori dell’Italia. E’ tragico ammetterlo ma purtroppo in Italia non ci sono tante possibilità”. Al termine della prima giornata c’è stata la proiezione del Docufilm: “Non far rumore. La storia nascosta dei bambini clandestini”, con la presenza di Mario Maiellaro (regista), Alessandra Rossi (autrice RAI 3) e Toni Ricciardi (storico, Università di Ginevra).  

Mattarella: italiani nel mondo “presenza di valore inestimabile”

9 Novembre 2021 -

Roma - “La portata umana, culturale e professionale” degli italiani nel mondo “è di valore inestimabile nell’ambito di quel soft-power che consente di collocare il nostro Paese tra quelli il cui modello di vita gode di maggior attrazione e considerazione”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato alla Fondazione Migrantes in occasione della presentazione oggi a Roma del Rapporto Italiani nel mondo 2021. Mattarella ha ricordato la presenza degli italo-discendenti, stimata in circa 80 milioni, a cui si aggiungono “gli oltre sei milioni di cittadini italiani residenti all’estero”. “Le reti che animano e costituiscono questo valore di italicità – sottolinea il capo dello Stato – meritano riconoscimento e sostegno”.

Mons. Russo : “Chiesa italiana preoccupata per nuove emigrazioni giovanili, sia priorità”

9 Novembre 2021 -
ROMA - “La Chiesa in Italia ha in questo momento una priorità che è allo stesso tempo una preoccupazione pastorale: le nuove emigrazioni giovanili. Gli italiani emigrano oggi massicciamente e i giovani sono i protagonisti principali. Cosa siamo chiamati a fare per i tanti fedeli di lingua italiana che arrivano all’estero oggi spinti dalla necessità di trovare una realizzazione personale e lavorativa? Non basta la sola assistenza morale e spirituale. La Chiesa deve essere compagna di vita per ciascuno di loro, la parrocchia una casa”. Lo ha sottolineato oggi a Roma mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, aprendo la presentazione della XVI edizione del Rapporto italiani nel mondo 2021 curato dalla Fondazione Migrantes. “C’è un’altra Italia che non va dimenticata, della quale dobbiamo sentirci responsabili tutti, la Chiesa in Italia ma non solo – ha proseguito -. Mi riferisco agli italiani che sono all’estero da più tempo, magari in età avanzata e di quelle generazioni nate e/o cresciute all’estero ma che continuano ad avere legami profondi con il nostro Paese. Parlo delle comunità di lingua italiana più strutturate, da tempo ormai insediate in territori fuori dei confini italiani, ma che sentono forte la necessità di rinvigorire i legami rinnovando sentimenti di amicizia e affetto reciproci” . Ha perciò invitato a “lavorare per una Chiesa sinodale, preparata all’incontro, ma anche al transito del migrante perché solo una parte resta nel primo luogo raggiunto con il percorso di mobilità, molti altri continuano nella loro ‘ricerca della felicità’”. La presentazione del Rapporto “Italiani nel mondo” è quindi “occasione di incontro, dialogo e confronto anche con le istituzioni”. “Per noi è un impegno a essere pienamente in dialogo con le istituzioni, nazionali, europee e internazionali, per il benessere comune precedentemente richiamato”, ha precisato, richiamando la necessità del “riconoscimento del primato della persona sulle strutture. Un riconoscimento che si deve tradurre in agire istituzionale, in linguaggio inclusivo e non divisivo, in capacità di comunicare dando alle parole il peso che meritano”. “La persona al centro del pensiero e del nostro agire sempre – ha sottolineato -. Nonostante la pandemia, le emergenze inaspettate e le nuove sofferenze, viene sempre valorizzata la persona, in questo specifico caso, italiane e italiani in mobilità”.

Rim 2021: Sassoli, occorre “una Unione Europea altruista, fatta di relazioni umane”

9 Novembre 2021 - Roma - David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, non ha potuto partecipare alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma ma non ha mancato di inviare un messaggio al presidente della Fondazione, mons. Gian Carlo Perego: "mi dispiace non essere con voi oggi ma vorrei ringraziarla per avermi invitato alla presentazione del Rapporto ltaliani nel mondo 2021". Occorre - scriveva -  "una Unione Europea altruista, fatta di relazioni umane": "Viviamo un tempo caratterizzato da sfide inedite, ma anche da straordinarie opportunità, un momento molto complesso che richiede discernimento, confronto reciproco e collaborazione da parte di tutti. Penso che in questo momento storico, - ha aggiunto - segnato da una pandemia che ha sconvolto il mondo, sia fondamentale riscoprire il senso della nostra interdipendenza e delle nostre relazioni"." Come ricorda Papa Francesco, oggi 'tutto è connesso' e, in questo senso, anche il fenomeno migratorio "non può essere slegato da altre questioni perché rappresenta un tema sociale ed umano di fronte al quale l'Unione europea ha il dovere di adottare un approccio coordinato, più coraggioso e basato sui principi della solidarietà e della responsabilità". Da qui il suo invito a "valorizzare quell'idea di cittadinanza globale e solidale che sta alla base di una società aperta e inclusiva", come esige anche la mobilità interna all'Unione che "negli ultimi anni, nonostante la pandemia", ha visto quella degli italiani all'estero "non diminuita ma anzi, sembra essere addirittura aumentata". (Raffaele Iaria)

Rapporto Italiani nel Mondo: lo Speciale 2021 dedicato alla mobilità italiana e Covid-19

9 Novembre 2021 - Roma - Il tema portante dell’edizione 2021 del RIM è l’emergenza sanitaria che attraversa tutte le sezioni. Il volume è costruito, inoltre, sul continuo rimando tra mobilità italiana interna e mobilità italiana all’estero. Dallo scoppio della pandemia tutta una serie di costanti hanno cambiato aspetto e nuovi elementi si sono palesati. È quanto i 75 autori dell’edizione 2021, presentata oggi a Roma, hanno messo in risalto nei 54 saggi che compongono il volume. Per la prima volta dal 2005 coloro che scrivono dall’estero sono più numerosi di quelli che lo hanno fatto dall’Italia. Una redazione, quindi, sempre più transnazionale, multidisciplinare e multisituata. Sono state coinvolte 16 diverse realtà accademiche dell’Italia (da Sud a Nord) e del mondo (Europa, Australia e America del Sud), oltre che molteplici altre realtà, istituti di ricerca, associazioni, strutture istituzionali, pubbliche e private, mondo sindacale e patronati. Un volume corale arricchito dall’analisi di 34 città del mondo – Algeri, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Buenos Aires, Casablanca, Colonia, Dakar, Dublino, Ginevra, Johannesburg, Libreville, Londra, Madrid, Manchester, Mar del Plata, Marrakech, Melbourne, Monaco di Baviera, Montevideo, Montreal, Nairobi, New York, Osaka, Oslo, Parigi, Pechino, Perth, Rabat, San Paolo del Brasile, Sidney, Tokyo, Toronto, Vienna – e di come gli italiani residenti in queste città, ufficialmente o meno, hanno affrontato l’epidemia mondiale vivendo l’isolamento, il paradosso di dover essere immobili nella mobilità e l’avvento delle nuove forme di digitalizzazione e virtualità diffusa. Ne emerge un viaggio intorno al mondo ma, cosa più importante, dalla lettura si ha la possibilità di mettere a confronto gli interventi messi a punto da ciascuna realtà geografica a seguito dell’esplosione della pandemia e le reazioni che questi interventi hanno prodotto nella comunità degli italiani lì residenti. Ogni città analizzata presenta un caso a sé. Ogni saggio parte dal mettere insieme i dati e si arricchisce della raccolta di soggettività continuando a scrivere la storia di un paese, l’Italia, e di un popolo, gli italiani, in mobilità e sempre più in crescita fuori dei confini nazionali anche e nonostante la pandemia. Per gli italiani in mobilità il Covid-19 ha significato fare una verifica a tutto tondo: immersi nell’immobilità obbligata dovuta ai lockdown, riscoprirsi con la testa e la personalità stabilmente in movimento.

Rapporto Italiani nel Mondo: italiani in mobilità precaria, recente, non ufficiale

9 Novembre 2021 - Roma - A metà settembre 2020, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), la Farnesina aveva ricondotto in patria quasi 111 mila connazionali attraverso oltre mille operazioni terrestri, aeree e navali che avevano interessato ben 180 paesi del mondo. Un’operatività che ha richiesto un impegno senza precedenti da parte delle sedi diplomatiche in coordinamento col MAECI, sorprese dal virus come tutti e interessate esse stesse da possibili contagi. E' quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato questa mattina. Il quadro dei rientri è molto complesso ed è possibile individuare diversi profili. Il blocco totale degli spostamenti ha fatto collassare il settore turistico soprattutto per quei luoghi che vivono, quasi esclusivamente, della presenza di viaggiatori e turisti come il Marocco, la Spagna e diversi altri. Gli italiani residenti più ufficiosamente che ufficialmente all’estero e occupati nei settori connessi al turismo – agenzie di viaggi, tour operator, ma anche il mondo alberghiero e della ristorazione – sono stati travolti dall’emergenza sanitaria che per loro è diventata anche emergenza di sopravvivenza. Moltissimi italiani proprietari di ristoranti nel mondo sono riusciti a resistere, alcuni si sono dovuti reinventare l’attività oltre la riconversione verso l’asporto come tutti, ma chi lavorava come dipendente in questo settore specie se da poco tempo perché di recente arrivo all’estero o inserito con contratto a tempo determinato, o non regolare, o a nero, non ha avuto scampo ed è stato falcidiato dall’epidemia. In tantissimi hanno perso il lavoro e l’unica strada percorribile era fare ritorno a casa. In generale, comunque, il progetto migratorio acerbo unito a un inserimento occupazionale non certo, instabile o irregolare sono state due delle caratteristiche che hanno spinto fortemente al rientro sia dall’estero sia per chi si trovava in un’altra regione d’Italia rispetto a quella di origine. Al ritorno dei lavoratori precari che si trovavano nella condizione di mobilità interna, si è unito quello dei lavoratori pendolari e la grande questione dei frontalieri. Il caso del Canton Ticino è in questo senso emblematico, con i lavoratori costretti a dover scegliere tra salute e lavoro, tra affetti e responsabilità professionale in un momento in cui la Lombardia era piegata e sconvolta dal virus e la Svizzera sembrava essere immune. Alcuni datori di lavoro ticinesi hanno messo gratuitamente a disposizione dei loro dipendenti stanze d’albergo, lasciando loro la libertà di scegliere tra il rientro a casa e la permanenza nel Cantone, ma altri non hanno dato alcuna scelta, anzi li hanno invitati a non rientrare. Tra ricatti morali e opportunità ricevute con l’ospitalità di familiari o conoscenti quello che è emerso con forza è quanto il Ticino sia legato indissolubilmente al lavoro frontaliero, in quanto nelle mani di questi lavoratori si trovano alcuni dei settori nevralgici – e resi ancora più decisivi dalla pandemia – quali la sanità e la grande distribuzione. Il Ticino è solo un esempio, forse il più vicino geograficamente parlando, ma la questione frontalieri italiani ed europei è uno dei grandi temi della mobilità di oggi.

Rapporto Italiani nel Mondo: le pensioni degli italiani all’estero

9 Novembre 2021 - Roma - In tema di pensioni, l’effetto pandemia si è riscontrato con riferimento all’incremento del numero di pensioni eliminate per decesso nel 2020 rispetto al 2019. In Italia tale aumento è stato pari al 15,2%; all’estero, invece, la variazione percentuale si attesta a circa il 2%. È ragionevole presumere che la variazione più significativa sarà colta nel corso dell’anno 2021 quando saranno consolidati i dati relativi alle verifiche dell’esistenza in vita. E' quanto si legge nel rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato questa mattina Roma. Nel corso del 2020, comunque, l’INPS ha pagato in tutto 13.816.971 pensioni e quelle all’estero (330.472) rappresentano circa il 2,4% del totale. Questa percentuale, che può sembrare poco significativa, per l’INPS ha un valore molto importante perché si è ben consapevoli che si tratta di un fenomeno in continua espansione considerando il costante aumento di partenze di italiani per l’estero, si legge nel Rapporto. Questo trend genererà nuove pensioni da liquidare in regime di totalizzazione internazionale e da erogare non solo per chi torna in Italia dopo l’esperienza maturata altrove, ma anche a favore di chi decide di rimanere nel paese estero che l’ha ospitato. Non si tratta di una previsione a lungo termine: molti degli attuali emigrati, infatti, rientrano nella fascia d’età 40-50 e 50-60 anni. Ciò vuol dire che il numero delle pensioni interessate dalla totalizzazione internazionale è destinato molto presto ad aumentare in maniera considerevole. Aumentano, inoltre, i pagamenti attribuiti a coloro che decidono di emigrare in altri paesi da pensionati (negli ultimi 5 anni +21,1%), scelta motivata da differenti obiettivi: seguire i figli che hanno trovato lavoro fuori dall’Italia, beneficiare dei vantaggi fiscali offerti da altri Stati, o, semplicemente, godere di un clima o di un ambiente differente da quello che si è lasciato alle spalle. Già oggi si assiste ad un primo passaggio di consegne: la platea dei pensionati all’estero che deriva da migrazioni del passato, viene integrata da quella che appartiene ad una nuova e più recente ondata migratoria. Questa si differenzia dalla prima sotto vari aspetti: le destinazioni di pagamento, le tipologie di pensione e, non da ultimo, la nazionalità dei percettori. Mentre, infatti, le migrazioni più antiche stanno dando luogo principalmente al pagamento di pensioni ai superstiti, soprattutto a donne di origine italiana e in paesi quali Nord America, Argentina, Brasile, Australia, ma anche Francia, Germania, Belgio e Svizzera, quelle più recenti si caratterizzano per essere riscosse presso nuovi Stati di destinazione, sia in Europa, in particolare nell’Est europeo, sia nel continente africano e asiatico, luoghi che, fino a qualche tempo fa, non erano registrati negli archivi INPS.  

Rapporto Italiani nel Mondo: le destinazioni scelte dagli italiani sono state 180

9 Novembre 2021 - Roma - Degli oltre 109 mila connazionali che hanno spostato la loro residenza dall’Italia all’estero lungo il corso del 2020, il 78,7% lo ha fatto scegliendo l’Europa come continente. Nel loro complesso, le destinazioni scelte nell’ultimo anno sono state 180 e, tra le prime dieci, ben sette sono nazioni europee. E' quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. Tuttavia, l’unica nazione con saldo positivo, rispetto all’anno precedente, è il Regno Unito: +8.358 iscrizioni in più rispetto al 2020, +25,1% di variazione dal 2020 che diventa un aumento, in un anno, del 33,5%. Delle oltre 33 mila iscrizioni nel Regno Unito, il 45,8% riguarda italiani tra i 18 e i 34 anni, il 24,5% interessa i minori e il 22,0% sono giovani-adulti tra i 35 e i 44 anni. Si tratta, quindi, della presenza italiana tipica per il Regno Unito: giovani e giovani adulti, nuclei familiari con minori che la Brexit ha obbligato a far emergere – da qui la spiegazione dell’incremento registrato anche nell’ultimo anno nonostante la pandemia – attraverso la procedura di richiesta del settled status, un permesso di soggiorno a tempo indeterminato per chi può comprovare una residenza continuativa su territorio inglese da cinque o più anni, arco temporale che non deve essere stato interrotto per più di sei mesi su dodici all’interno del quinquennio di riferimento. Gli italiani, quindi, durante l’annus horribilis della pandemia si sono trovati costretti a dover decidere se partire o no, se affrontare o meno i rischi di un’emergenza sanitaria globale raggirando gli ostacoli imposti dai protocolli rigidi attuati dalle diverse nazioni e relative ai limiti di spostamento intra ed extra un determinato territorio, sottolinea lo studio. Una parte ha preferito procrastinare il progetto migratorio – e da questo deriva la riduzione del numero complessivo delle partenze – e un’altra parte ha deciso comunque di non rinviare la decisione e, quando possibile, rispettando le disposizioni limitanti gli spostamenti, ha scelto di “restare vicino” – e quindi in Europa – più che andare oltreoceano.    

Rapporto Italiani nel Mondo: nel 2020 oltre 109mila le partenze nonostante la pandemia

9 Novembre 2021 - Roma - La mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha subito un ridimensionamento che non riguarda, però, le nuove nascite all’estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze, il numero cioè dei connazionali che hanno materialmente lasciato l’Italia recandosi all’estero da gennaio a dicembre 2020. In valore assoluto, si tratta di 109.528 italiani, oltre 21 mila persone in meno rispetto all’anno precedente. Il 54,4% (59.536) sono maschi, il 66,5% (72.879) celibi o nubili, il 28,5% (31.268) coniugate/i, il 2,2% divorziate/i (2.431). Lo si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. Nel generale calo delle partenze (-16,3% rispetto all’anno precedente), le diminuzioni maggiori si riscontrano per gli anziani (-27,8% nella classe di età 65-74 anni e -24,7% in quella 75-84 anni) e per i minori al di sotto dei 10 anni (-20,3%). Crescono, invece, i giovani tra i 18 e i 34 anni (42,8%): nell’anno della pandemia, il protagonismo dei giovani italiani in mobilità aumenta, ma il “rischio” di uno spostamento è stato volutamente evitato dai profili più fragili, anziani e bambini.  

Rapporto Italiani nel Mondo: l’unica Italia che continua a crescere è quella che risiede strutturalmente all’estero

9 Novembre 2021 - Roma - Al 1° gennaio 2021 la comunità strutturale dei connazionali residenti all’estero è costituita da 5.652.080 unità, il 9,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio (dato Istat), la presenza all’estero è aumentata del 3% nell’ultimo anno. Lo evidenzia il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma.  La Sicilia con oltre 798 mila iscrizioni è la regione con la comunità più numerosa di residenti all’estero. La seguono, a distanza, la Lombardia (+561 mila), la Campania (quasi 531 mila), il Lazio (quasi 489 mila), il Veneto (+479 mila) e la Calabria (+430 mila). Sono tre le grandi comunità di cittadini italiani iscritti all’AIRE: nell’ordine, Argentina (884.187, il 15,6% del totale), Germania (801.082, 14,2%) Svizzera (639.508, 11,3%). Seguono a distanza le comunità residenti in Brasile (poco più di 500 mila, 8,9%), Francia (circa 444 mila, 7,9%), Regno Unito (oltre 412 mila, 7,3%) e Stati Uniti (quasi 290 mila, 5,1%).      

Rapporto Italiani nel Mondo: l’Italia e gli italiani alla prova del Covid-19

9 Novembre 2021 - Roma - Leggendo i dati sulla mobilità da e verso l’Italia emerge come la pandemia ha avuto importanti ripercussioni sulla popolazione italiana e su quella straniera presente nel nostro Paese. Secondo l’ISTAT, a inizio 2021, gli stranieri residenti in Italia ammontano a poco più di 5 milioni: dopo un ventennio di crescita ininterrotta anche la popolazione straniera si ridimensiona e non riesce più a compensare l’inesorabile inverno demografico italiano. E' quanto emerge da Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. Considerando i diversi mesi di lockdown vissuti a livello nazionale, europeo e internazionale, per molti è stato praticamente impossibile spostarsi e questo ha inciso fortemente sui dati relativi all’andamento migratorio italiano, sia interno che verso l’estero. L’Italia, in sintesi, è oggi uno Stato in cui la popolazione autoctona e la popolazione immigrata non crescono. L’unica Italia a crescere è quella che mette radici (e residenza) fuori dei confini nazionali in modo ufficiale – e quindi iscrivendosi all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) – o in modo ufficioso non ottemperando all’obbligo di iscrizione. A partire sempre più numerosi sono gli italiani di nascita e quelli per scelta, quindi naturalizzati, coloro che chiedono di diventare italiani e che, una volta ottenuta la cittadinanza, tecnicamente vengono chiamati “nuovi” italiani. Questi italiani, in realtà, di “nuovo” non hanno nulla, in quanto, per l’Italia e gli italiani le persone di origine non italiana arrivati nel nostro Paese o nati e cresciuti in Italia non sono né una realtà recente né appena conosciuta.