Primo Piano

Corridoi umanitari Cei-Sant’Egidio: arrivati 63 profughi dall’Etiopia

13 Novembre 2021 -

Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 63 profughi del Corno d’Africa. Le condizioni di vita di queste persone, da tempo rifugiate nei campi dell’Etiopia​, poi nella Capitale, si erano ulteriormente complicate a causa del conflitto che, in questi mesi e in particolare nelle ultime settimane, sta interessando l'Etiopia​. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie a un Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, firmato nel 2019 dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Comunità di Sant’Egidio  che prevede l’arrivo di 600 persone vulnerabili con i corridoi umanitari. La partenza, inizialmente prevista per la fine di novembre, è stata anticipata a causa dei problemi di sicurezza ed è stata facilitata dalla fattiva collaborazione del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno, della Direzione Generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie e dell'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba. Ad accogliere a Fiumicino i 63 profughi -  in maggioranza nuclei familiari composti da donne sole con minori e singoli sotto i 25 anni - sono stati i volontari ed alcuni familiari, da tempo residenti nel nostro Paese, in qualche caso già cittadini italiani. Saranno ospitati a Roma e in diverse regioni italiane (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche e Campania) presso associazioni, parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso d’integrazione sociale e lavorativa sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate. Tutto ciò grazie a un progetto totalmente autofinanziato con l’8x1000 della Cei, fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e la generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.

Giornata dei Poveri: mons. Crociata visita le famiglie del campo Al Karama

13 Novembre 2021 - Latina - Ieri pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata si recato presso le famiglie che abitano nel campo Al Karama, di Borgo Bainsizza a Latina, zona rurale al confine con la provincia romana. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo era accompagnato dal direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi con alcuni volontari che seguono il campo. Monsignor Crociata si è intrattenuto con gli appartenenti alle circa 35 famiglie che vivono in una situazione di assoluto degrado, ha visitato le varie baracche - di quelle costruite ancora con l’amianto - e ascoltato le loro storie fatte di precarietà estrema, consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante e quindi del forte pregiudizio contro di loro. Infatti, questo campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani ma anche nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere. Alle famiglie mons. Crociata ha donato generi di prima necessità e piccole ghiottonerie per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas e della Migrantes diocesana. Dopo circa un’ora il saluto con la promessa che le istanze raccolte, piene di problematiche complesse, non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile. Al termine di questa visita il direttore della Caritas e Migrantes a Angelo Raponi ha commentato: «Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo. Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano, quindi, di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani».  

Preghiere dei fedeli di domenica 14 novembre

12 Novembre 2021 - La Parola di Dio di questa domenica apre dinanzi a noi il grande portale dell’eternità. Affidiamoci al Signore per il presente e per il futuro; preghiamo invocando: Ascoltaci o Signore!
  1. O Signore, donaci la tua speranza, per imparare a confidare non nelle cose della terra e nel frutto delle nostre azioni, ma in te, che sei il Signore della vita, del tempo e dell’eternità, preghiamo.
  2. Preghiamo per la Chiesa e i suoi ministri, perché possano aiutarci a vivere le vicende terrene con cuore fedele e generoso, attendendo solo da Dio il compimento della vita, preghiamo.
  3. Perché nelle leggi degli Stati, nelle imprese di lavoro, nelle trattative economiche, non prevalgano egoismo e sfruttamento, ma si rispettino i diritti dei popoli e i bisogni delle persone e delle famiglie, preghiamo.
  4. Perché nelle vicende della vita prevalga in noi la fiducia nella Provvidenza, che ci apre a uno sguardo attento alle necessità nostre e dei nostri fratelli, preghiamo.
Signore, lascia crollare dentro di noi astri, miti, credenze inutili e dannose per la nostra fede! Rimanga e dimori in noi solo il tuo amore. Tu ci hai insegnato ad amare i nostri fratelli e sorelle, a perdonare, ad accogliere chiunque ci chieda aiuto. Demolisci, Signore, le barriere che vergognosamente innalziamo contro i fratelli deboli, affamati e disperati, apri i nostri cuori malati d’ indifferenza e perdonaci, Signore! Preghiamo.   Accogli la nostra preghiera e fa di noi un cuore solo e un’anima sola, o Signore, con il bene della fede, della speranza e della carità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Mci Genk: la radio internazionale e le missioni cattoliche

12 Novembre 2021 - Roma - Si è concluso a Roma, questa mattina, il convegno sul tema "Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso dalla Fondazione Migrantes. E questa mattina la Radio Internazionale della Missione Cattolica Italiana di Genk, la "radio dal cuore Italiano" ha mandato in onda una serie di interviste ai partecipanti all'incontro che ha visto duecento persone da ogni parte d'Europa.

Papa ad Assisi, Farzana Razavi (Afghanistan): “sono qui in Italia per alzarmi in piedi con fermezza

12 Novembre 2021 - Assisi - Papa Francesco è ad Assisi per incontrare 500 poveri provenienti da diversi Paesi. L'incontro del Pontefice si svolge a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra domenica, 14 novembre. Il papa, proma di arrivare ad Assisi, si è recato presso il Monastero di Santa Chiara a salutare le sorelle clarisse raccolte per accoglierlo - come riferisce la Sala Stampa della Santa sede - e fermandosi a pregare con loro.  Alla Porziuncola, poi, l'ascolto di alcune testimonianze. “Mi chiamo Farzaneh e vengo dall’Afghanistan, sono nata e cresciuta in una terra che sicuramente conoscete molto bene”, dice Farzana Razavi: “sono nata nella provincia poco sicura di Ghazni e cresciuta in una società patriarcale e misogina e che ha bloccato i miei sogni e le mie aspirazioni le quali hanno giocato, per me, un ruolo importante”. “Ora sono qui in Italia  - ha aggiunto - per alzarmi in piedi con fermezza e procedere a passi in avanti. Ho lasciato la mia terra, ma la mia anima è lì, sono qua fisicamente, ma sono con le ragazze del dormitorio dell’università di Kabul che in questi giorni non possono andare all’università e scegliere da sole, comprare il pane, andare dal fornaio e divertirsi. Sono preoccupata per la mia famiglia e per il popolo afgano e non so come stiano passando la vita in questo periodo duro”. “La mia vita nel mio Paese era in pericolo per diversi motivi”, ha spiegato la donna: “Sono figlia di sciiti. Ringrazio la Chiesa italiana, per averci aiutato e salvato le nostre vite. Comunque io sono qui in Italia, un Paese bellissimo di cui conosco la civiltà e il calcio da tempo. Nonostante questo, l’Afghanistan è stato rovesciato dai talebani, ma io sono qui e ho iniziato una nuova vita e cercherò di essere una persona utile ed efficace per me, la mia famiglia e l’Italia. D’altra parte, la povertà e la fame tolgono la vita a milioni di persone. Mi auguro e auguro a tutti che il mondo adotti un approccio globale per risolvere questo problema e non lasci solo il popolo afgano. Ringrazio l’Arca del Mediterraneo e la Caritas di Foligno che ci aiutano e si prendono cura dei nostri problemi”.

Rai Italia: oggi puntata dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo

12 Novembre 2021 - Roma - La puntata di oggi di "Italia con Voi" su Rai Italia avrà un approfondimento sul Rapporto Italiani nel Mondo presentato nei giorni scorsi a Roma. Nella puntata interverranno don Antonio Serra, Coordinatore Nazionale delle Missioni Cattoliche nel Regno Unito e Delfina Licata, curatrice del Rapporto. Tra gli ospiti della puntata anche il Ministro Plenipotenziario Luigi Maria Vignali, tornato per ricordare le elezioni dei Comitati per gli Italiani all’Estero che si terranno il 3 dicembre mentre la rubrica Le Storie dal Mondo sarà dedicata agli Emirati Arabi Uniti: sarà un incontro con  Giulia Pantone, appassionata di calcio e manager della Juventus Academy Dubai. Poi, Negli Stati Uniti, a Los Angeles, Andrea Marchetti, che lavora in un centro di accoglienza per giovani senzatetto.    

Centro Astalli: i rifugiati incontrano il Presidente della Repubblica

12 Novembre 2021 -  Roma - Una giovane rifugiata nigeriana e una coppia di coniugi afgani accompagnati da P. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli e da una delegazione del Centro hanno incontrato ieri il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in occasione del 40° anniversario di attività che ricorre il prossimo 14 novembre, nel giorno della nascita del fondatore p. Pedro Arrupe. I tre rifugiati, che sono sostenuti dal Centro Astalli nel loro percorso di integrazione in Italia, hanno avuto modo di raccontare al Capo dello Stato la loro storia personale, i motivi della fuga dai loro Paesi di origine e il percorso di inclusione in Italia. Joy, in particolare, ha raccontato al Presidente la condizione di violenza e persecuzione cui sono sottoposte in Nigeria le persone albine come lei. Ma soprattutto ha voluto condividere la gioia della laurea arrivata il mese scorso e l’amicizia che la lega al Centro Astalli, che l’ha accompagnata ogni giorno del suo percorso a Trento, dove ha vissuto dal suo arrivo dalla Libia a Lampedusa. Jawad e Nazifa hanno riferito al Presidente la grande preoccupazione per le loro famiglie di origine, bloccate a Kabul. Fratelli, sorelle e nipoti cui non riescono a far arrivare viveri e beni di prima necessità, ormai irreperibili in Afghanistan. I familiari non escono di casa dal giorno dell’attentato all’aeroporto di Kabul, perché sono di etnia hazara e hanno lavorato per anni con la cooperazione allo sviluppo italiana. “I rifugiati che hanno lasciato il loro Paese per mettersi in salvo da guerre e persecuzioni  - ha detto p. Ripamonti - e che hanno fatto il loro percorso di accoglienza e integrazione in Italia sono stati ricevuti dal Capo dello Stato al Quirinale. Un momento bello e ricco di significati. Noi ne vogliamo sottolineare in particolare uno: il Presidente, accogliendoci, ha mostrato il volto di un’Italia solidale e aperta. I rifugiati sono parte delle nostre comunità, contribuiscono alla nostra crescita umana e culturale e rappresentano il volto del futuro”. Durante l’incontro il religioso gesuita ha voluto condividere con il Presidente la preoccupazione per i migranti alle frontiere d’Europa: “Al confine polacco si sta consumando l’ennesima tragedia in cui le vittime sono uomini e donne vulnerabili e in cerca di salvezza. Molti di loro sono afgani e scappano dal regime talebano”.

Migrantes: presentato a mons. Cipolla il convegno nazionale sulla pastorale dello spettacolo viaggiante

12 Novembre 2021 - Padova - È stato presentato al vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla e al responsabile diocesano per la pastorale delle migrazioni, don Gianromano Gnesotto, il prossimo incontro Nazionale per Pastorale dello Spettacolo Viaggiate che si terrà a Padova dal 17 al 19 novembre p.v. Sotto le cupole della Basilica del Santo si incontreranno nella “Tre Giorni” gli operatori pastorali che operano nell’annunciare il Vangelo tra i circensi e lunaparkisti in tutta Italia. Giorni intensi di formazione e di riflessione, ma soprattutto di ascolto della Gente del Viaggio. Il saluto del direttore generale della Fondazione Migrantes don Giovanni De Robertis, e della responsabile del Vaticano per il settore pastorale dei fieranti e dei circensi, Alessandra Silvi, daranno inizio alla “Tre Giorni”. La proposta di riflessione di don Mirko Dalla Torre, membro della Consulta Nazionale della Pastorale dello Spettacolo Viaggiante sulla presenza della Chiesa nella vita dei fratelli del Circo e del Luna Park, sarà il tema della prima giornata e avvierà poi, i lavori di gruppo. L’Eucarestia presieduta da mons. Luigi Bressan, vescovo delegato per la Migrantesi Triveneta concluderà il pomeriggio di lavoro. Bergantino, il paese della giostra in provincia di Rovigo, nella giornata di giovedì 18 novembre, diventerà luogo di incontro e di testimonianza con il mondo delle giostre e del Circo. La Parrocchia di Bergantino accoglierà, per la celebrazione della S. Messa presieduta da mons. Gian Carlo Perego, vescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes i partecipanti provenienti da Padova. Nella giornata conclusiva del Convegno, sarà don Antonio Salone, della diocesi di Avezzano, ad aiutare gli operatori pastorali a riflettere sulle “Sagre e fiere parrocchiali, luoghi di accoglienza dei viaggianti”. “Il Mio augurio è quello che, questo incontro nazionale -come sottolinea don Giovanni De Robertis- possa portare frutti abbondanti a beneficio di chi lavora per portare gioia e festa a tutti noi”.  

 

p. Grasso: le comunità emigranti sono chiamate a (ri)pensarsi sempre più come comunità itineranti

11 Novembre 2021 - ROMA - “Le nostre comunità di fede sono chiamate a (ri)pensarsi sempre più come comunità itineranti. Lo sono per costituzione (dal nome Missioni), ma - dobbiamo essere onesti - il pericolo di passare dal nomadismo allo “stanzialismo” è sempre imminente”. Lo ha detto oggi p. Antonio Grasso, responsabile della Missione Cattolica Italiana di Berna intervenendo al convegno delle Mci in Europa in corso a Roma su iniziativa della Fondazione Migrantes. Per p. Grasso la missione evangelizzatrice delle Missioni cattoliche di Lingua Italiana si collocano in un contesto europeo in continua evoluzione economica, socio-culturale e spirituale. La crisi pandemica che “abbiamo vissuto (e stiamo ancora vivendo) ha avuto l’effetto positivo che ha ridato all’Europa la coscienza che servono soluzioni comuni, e non battitori liberi, perché siamo ‘tutti sulla stessa barca: o ci si salva tutti o si affonda insieme. La crisi pandemica ha rotto quell’ondata di populismo e di nazionalismo che si stava rinforzando sempre più fino a qualche anno fa’, che ha avuto nella Brexit un chiaro esempio e concretizzazione di una crisi identitaria della ‘casa comune’ europea”. P. Grasso ha detto che dobbiamo prendere atto che c’è un cambiamento in corso, un cambio tra la prima generazione (quei migranti del dopoguerra, con una specifica pratica religiosa che ha definito per tanti anni il modello pastorale delle Missioni e che è ancora “lo zoccolo duro” delle nostre celebrazioni) e la concezione di fede – teorica e pratica - delle nuove migrazioni.  Molti di coloro che hanno risposto ad un questionario predisposto in vista di questo convegno hanno affermato – giustamente – che “non c’è una relazione automatica tra emigrazione e fede: né si emigra per fede, né chi emigra è automaticamente un credente”. Come ha detto un Missionario nelle risposte al questionario, si ha di fronte una fede che può essere definita “moderna”, tipica di questo periodo culturale, che abbraccia i “cristiani di fatto” (i credenti-praticanti), i “cristiani di nome” (i credenti-non praticanti), i “cristiani delle grandi occasioni”, i “cristiani del gettone” (bisognosi di un servizio) e i “cristiani da album dei ricordi”, legati alle feste di paese o ad altri eventi a carattere folkloristico. Il sogno è quello di “ripensarsi come unica comunità di fede, in un progetto di pastorale d’insieme. La missione di evangelizzare è della Chiesa, di ogni battezzato, e tutti siamo destinatari e portatori dell’annuncio di salvezza. Dunque, il sogno comune è sentire che la missione della Chiesa in cui siamo inseriti (questo piccolo lievito) è la nostra missione. Tutto ciò si concretizza in gesti e azioni concreti, come l’inserimento nelle Unità Pastorali zonali non sopportato ma desiderato, il prendere parte alle attività diocesane, assumendo incarichi e dando il proprio contributo specifico, la - a volte sofferta - convivenza e cogestione degli spazi, l’apprendere la lingua del posto dove si vive e si opera come segno di positiva integrazione e compartecipazione al cammino comunitario locale. Sono tutti elementi – insieme ad altri – che emergono dalle risposte al questionario come un “da farsi” e non ancora come una realtà assunta come stile per tutti (ci sono sempre, naturalmente, le buone pratiche)”. “A noi, operatori pastorali della mobilità umana, insieme ai vescovi delle chiese di partenza e di arrivo, e insieme a tutti i laici che camminano con noi, è richiesto più che di impiantare dei progetti pastorali, di avviare dei processi di conversione pastorale, che ci portino a ‘ri-formare’ (dare una nuova forma) la Chiesa e, nello specifico, le comunità”, ha sottolineato p. Grasso evidenziando che “ogni Chiesa locale è la specifica manifestazione della multiforme grazia di Dio e dello Spirito. Pertanto ognuno dev’essere cosciente della sua identità, della ricchezza dei doni dello Spirito e della ‘poliedricità’ che in sé rappresenta. La storia della Chiesa locale e la ricchezza rigenerante delle comunità migranti fanno sì che Dio parli ancora alla Chiesa e parli con linguaggi nuovi”.

Vangelo Migrante: XXXIII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mc 13, 24-32)

11 Novembre 2021 - L’universo è fragile nella sua grande bellezza: “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”, dice Gesù nel suo discorso sulle ultime cose. Parole finali. Sconvolgenti. Eppure non è questa l’ultima verità: se ogni giorno c’è un mondo che muore, ogni giorno c’è anche un mondo che nasce, un germoglio che spunta, gemme che annunciano l’estate. Quante volte si è spento il sole, le stelle sono cadute a grappoli dal nostro cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: una disgrazia, una delusione, la morte di una persona cara, una sconfitta nell’amore, ingiustizie perpetrate su di noi e sui fratelli. Situazioni per cui è stato necessario ripartire, ricominciare e, con un’infinita pazienza, guardare, oltre l’inverno, ad una estate che inizia con il quasi niente. Appunto: come una gemma su un ramo. Gesù non ama la paura. La sua umanissima pedagogia è semplice: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura. Vuole raccontare non la fine ma il fine della storia: Dio è vicino, è qui, come la primavera nel cosmo. E ci porta alla scuola delle piante perché le leggi dello spirito e le leggi profonde della creazione coincidono: da una gemma di fico possiamo imparare che il futuro del mondo “non è compiuto così com’è, ma è qualcosa che deve svilupparsi ancora oltre, e che deve essere inteso più in profondità. Il mondo è una realtà germinante” (R. Guardini), incamminata verso una pienezza profumata di frutti. Non siamo in balia della paura e degli eventi che sembrano sopraffarci: il Regno di Dio è vicino! Sta alla porta, e bussa. Viene non come un dito puntato, ma come un abbraccio; non portando un’accusa ma un germogliare di vita. Non resta che farsi trovare e accoglierlo! (p. Gaetano SARACINO)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 57.479 persone migranti sulle coste italiane

11 Novembre 2021 - Roma - Sono 57.479 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 57.500 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 14.645 sono di nazionalità tunisina (26%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.501, 11%), Egitto (6.351, 11%), Iran (3.434, 6%), Costa d’Avorio (3.262, 6%), Iraq (2.313, 4%), Guinea (1.994, 3%), Eritrea (1.770, 3%), Marocco (1.746, 3%), Sudan (1.640, 3%) a cui si aggiungono 13.829 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Mons. Perego: la storia dell’emigrazione italiana “una storia di tanti volti, di tante esperienze”

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - “L’Europa è anche questo mondo di emigranti italiani – oltre 5 milioni – che lasciano la loro terra, il loro paese, la loro città, la loro parrocchia e si mettono in cammino: per il lavoro, il ricongiungimento alla propria famiglia, per lo studio”. Lo ha detto questa mattina mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes nel saluto a Papa Francesco in apertura dell’udienza al Convegno europeo delle Missioni Cattoliche Italiane sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Un volto – ha detto mons. Perego - che “il prezioso Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes fotografa da sedici anni, per ricordare alle nostre Chiese il dramma di chi si mette il cammino dalle nostre città, dai nostri paesi, dalle nostre parrocchie”. La storia dell’emigrazione italiana “una storia di tanti volti, di tante esperienze, di uomini e donne, bambini e giovani, di anziani, che in questo incontro con Lei, Santità, vogliamo rappresentare. È una storia di Chiesa, di presbiteri e laici, di consacrati, che si sono messi in cammino con gli emigranti ieri e continuano il cammino oggi, sotto la guida della Fondazione Migrantes della CEI”. Una storia, ha quindi ricordato, una “storia di fede annunciata nella gioia e nella sofferenza”, che ha regalato anche Santi e Beati come il vescovo Scalabrini, Madre Cabrini. Ma anche i familiari di Giovanni Paolo I, emigranti in Svizzera. Ma anche una storia che riguarda la famiglia di papa Francesco. “Per questo – ha concluso mons. Perego - noi ci sentiamo a casa in questa dimora dove Lei ci ha accolto, come speriamo Lei si senta in famiglia con noi”.    

Card. Bassetti: l’accompagnamento della chiesa italiana con gli emigrati di ieri e di oggi

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - “La Chiesa che è in Italia accompagna e sostiene la pastorale degli emigrati e dei migranti, di chi risiede da più tempo all’estero ed è nato oltre il confine e di chi ha un’esperienza migratoria più recente”. Lo ha detto questa mattina il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, salutando Papa Francesco all’inizio dell’udienza ai partecipanti al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane promosso dalla Fondazione Migrantes, in corso a Roma fino a domani. In questi giorni – ha detto il porporato – “abbiamo vissuto dei momenti belli e ci siamo sforzati di ricomporre in unità il momento attuale caratterizzato dall’immigrazione, con quello di ieri che ci ha visto riflettere sui molti partiti dall’Italia, una imponente massa di nostri connazionali”. “Grazie – ha poi proseguito - perché il Suo cuore è sempre aperto all’accoglienza. In questi giorni abbiamo cercato di leggere la presenza di Dio attraverso gli emigrati italiani all’estero e anche attraverso i tanti migranti che giungono in Italia. In ciascuno di loro è impresso il volto del Signore. Ci siamo messi in ascolto delle loro storie, delle loro voci, dei loro racconti che riannodano la nostra memoria a quella dei nostri padri e a quella di quanti hanno lasciato l’Italia per i motivi più svariati. Anche lei è figlio di questa emigrazione. Il nostro ascolto si è anche allargato alle grida di chi è costretto a lasciare il suo Paese andando incontro a viaggi di speranza, che molto spesso trovano un epilogo nella disperazione”.  

Migrantes: il saluto di Papa Francesco ai partecipanti al convegno delle MCI in Europa

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Dal 9 al 12 novembre 2021 è in corso a Roma il Convegno europeo delle Missioni Cattoliche Italiane sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. I partecipanti, questa mattina, sono stati ricevuti da Papa Francesco in Vaticano. Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato:     Cari fratelli e sorelle, vi do il benvenuto e ringrazio il Card. Bassetti per le sue parole di saluto e di introduzione. Saluto il Segretario Generale della CEI, il Presidente della Fondazione Migrantes con il Direttore e i collaboratori, e rivolgo un grato saluto a tutti voi, sacerdoti e collaboratori pastorali, che siete al servizio delle comunità e delle missioni di lingua italiana in Europa. Il tema che guida i lavori del vostro incontro è “Gli italiani in Europa e la missione cristiana”. Vedo in questo, da una parte, la sollecitudine pastorale che spinge sempre a conoscere la realtà, in questo caso la mobilità italiana; e, dall’altra, il desiderio missionario che questa possa essere fermento, lievito di nuova evangelizzazione in Europa. In questo quadro, vorrei condividere tre riflessioni che spero possano aiutarvi nel presente e nel futuro. La prima riguarda la mobilità, la migrazione. Spesso vediamo i migranti solo come “altri” da noi, come estranei. In realtà, anche leggendo i dati del fenomeno, scopriamo che i migranti sono una parte rilevante del “noi”, oltre che, nel caso degli emigranti italiani, delle persone a noi prossime: le nostre famiglie, i nostri giovani studenti, laureati, disoccupati, i nostri imprenditori. La migrazione italiana rivela – come scriveva il grande Vescovo Geremia Bonomelli, fondatore dell’Opera di assistenza degli emigranti in Europa e in Medio Oriente – un’“Italia figlia”, in cammino in Europa, soprattutto, e nel mondo. È una realtà che sento particolarmente vicina, in quanto anche la mia famiglia è emigrata in Argentina. Il “noi”, dunque, per leggere la mobilità. La seconda riflessione interessa l’Europa. La lettura dell’emigrazione italiana nel Continente europeo ci deve rendere sempre più consapevoli che l’Europa è una casa comune. Anche la Chiesa in Europa non può non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città, dei Paesi. E, allo stesso tempo, stanno alimentando «il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita» (Enc. Fratelli tutti, 10). È un bel mosaico, che non va sfregiato o corrotto con i pregiudizi o con quell’odio velato di perbenismo. L’Europa è chiamata a rivitalizzare nell’oggi la sua vocazione alla solidarietà nella sussidiarietà. La terza riflessione riguarda la testimonianza di fede delle comunità di emigrati italiani in Paesi europei. Grazie alla loro radicata religiosità popolare hanno comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali. Uno stile di comunione e di missione ha caratterizzato la loro storia, e spero che potrà disegnare anche il loro futuro. Si tratta di un bellissimo filo che ci lega alla memoria delle nostre famiglie. Come non pensare ai nostri nonni emigrati e alla loro capacità di essere generativi anche sul piano della vita cristiana? È un’eredità da custodire e curare, trovando le vie che permettano di rivitalizzare l’annuncio e la testimonianza di fede. E questo dipende molto dal dialogo tra le generazioni: specialmente tra i nonni e i nipoti. Questo è molto importante, lo sottolineo: nonni e nipoti. Infatti, i giovani italiani che oggi si muovono in Europa sono molto diversi, sul piano della fede, dai loro nonni, eppure in genere sono molto legati ad essi. Ed è decisivo che rimangano attaccati alle radici: proprio nel momento in cui si trovano a vivere in altri contesti europei, è preziosa la linfa che attingono dalle radici, dai nonni, una linfa di valori umani e spirituali. Allora, se c’è questo dialogo tra le generazioni, tra i nonni e i nipoti, davvero «le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci [...], particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 126). Alla luce dell’esperienza latinoamericana, ho potuto affermare che «gli immigrati, se li si aiuta a integrarsi, sono una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere» (Enc. Fratelli tutti, 135). Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare, i quattro passi. Se non arriviamo all’integrazione possono esserci problemi, e gravi. A me sempre viene in mente la tragedia di Zaventem: coloro che hanno fatto questo erano belgi, ma figli di migranti non integrati, ghettizzati. Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare. Lo stesso si può dire anche per l’Europa. Gli emigranti sono una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l’aria di una diversità che rigenera l’unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l’apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità. Non dimentichiamo, ad esempio, che Santa Francesca Saverio Cabrini, suora lombarda emigrante tra gli emigranti, è stata la prima santa cittadina degli Stati Uniti d’America. Nello stesso tempo, le migrazioni hanno accompagnato e possono sostenere, con l’incontro, la relazione e l’amicizia, il cammino ecumenico nei diversi Paesi europei dove i fedeli appartengono in maggioranza a comunità riformate o ortodosse. In questo senso, constato con piacere che il percorso sinodale delle Chiese in Italia, anche grazie al lavoro pastorale della Fondazione Migrantes, si propone di considerare le persone migranti come una risorsa importante per il rinnovamento e la missione delle Chiese in Europa. Soprattutto il mondo giovanile in emigrazione, spesso disorientato e solo, dovrà vedere una Chiesa con i suoi Pastori attenta, che cammina con loro e tra loro. Il Beato Vescovo Giovanni Battista Scalabrini, la cui azione tra i migranti ha alimentato la missione delle Chiese in Italia, e Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti, guidino e proteggano il vostro cammino nelle Chiese in Europa per un nuovo, gioioso e profetico annuncio del Vangelo. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per quello che fate. Vi incoraggio a proseguire nel vostro impegno e a pensare con creatività a una missione che guardi al futuro delle nostre comunità, perché siano sempre più radicate nel Vangelo, fraterne e accoglienti. Vi benedico e vi accompagno. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!    

Migrantes Brescia: il 18 novembre la presentazione del Rapporto Immigrazione

11 Novembre 2021 - Brescia - Giovedì 18 novembre, alle 18, in presenza, al Centro pastorale Paolo VI, viene presentata la XXX edizione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Interverranno Simone Varisco della Fondazione Migrantes e, con un accenno alla realtà locale, Stefano Savoldi (Caritas). Il Rapporto offre una lettura statistica con uno sguardo pastorale. Si analizza l’impatto che il virus e le misure adottate per il suo contenimento e per la ripresa hanno avuto sulle vite dei cittadini di origine straniera.  

Papa Francesco: le comunità emigranti italiani nel mondo hanno “comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti”

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - “Vedo la sollecitudine pastorale che spinge sempre a conoscere la realtà, in questo caso la mobilità italiana; e, dall’altra, il desiderio missionario che questa possa essere fermento, lievito di nuova evangelizzazione in Europa”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco incontrando i partecipanti al convegno “Gli italiani in Europa e la missione cristiana” in corso a Roma su iniziativa della Fondazione Migrantes. Il papa si è poi soffermato sulla mobilità, l’Europa e la testimonianza di fede delle comunità di emigrati italiani in Paesi europei. “Spesso – ha detto - vediamo i migranti solo come ‘altri’ da noi, come estranei. In realtà, anche leggendo i dati del fenomeno, scopriamo che i migranti sono una parte rilevante del ‘noi’, oltre che, nel caso degli emigranti italiani, delle persone a noi prossime: le nostre famiglie, i nostri giovani studenti, laureati, disoccupati, i nostri imprenditori”. Una realtà, quella dell’emigrazione che papa Francesco “sente vicina” in quanto “la mia famiglia è emigrata in Argentina”. La lettura dell’emigrazione italiana nel Continente europeo – ha quindi aggiunto – “ci deve rendere sempre più consapevoli che l’Europa è una casa comune. Anche la Chiesa in Europa non può non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città, dei Paesi. E, allo stesso tempo, stanno alimentando ‘il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita’ (Enc. Fratelli tutti, 10). È un bel mosaico, che non va sfregiato o corrotto con i pregiudizi o con quell’odio velato di perbenismo. L’Europa è chiamata a rivitalizzare nell’oggi la sua vocazione alla solidarietà nella sussidiarietà”. Grazie alla radicata religiosità popolare le comunità emigranti italiani nel mondo hanno “comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali. Uno stile di comunione e di missione ha caratterizzato la loro storia, e spero che potrà disegnare anche il loro futuro. Si tratta di un bellissimo filo che ci lega alla memoria delle nostre famiglie”. “Come non pensare – ha etto ancora papa Francesco - ai nostri nonni emigrati e alla loro capacità di essere generativi anche sul piano della vita cristiana? È un’eredità da custodire e curare, trovando le vie che permettano di rivitalizzare l’annuncio e la testimonianza di fede. E questo dipende molto dal dialogo tra le generazioni: specialmente tra i nonni e i nipoti. Infatti, i giovani italiani che oggi si muovono in Europa sono molto diversi, sul piano della fede, dai loro nonni, eppure in genere sono molto legati ad essi. Ed è decisivo che rimangano attaccati alle radici: proprio nel momento in cui si trovano a vivere in altri contesti europei, è preziosa la linfa che attingono dalle radici, dai nonni, una linfa di valori umani e spirituali. Allora, se c’è questo dialogo tra le generazioni, davvero ‘le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci […], particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione’ (Esort. ap. Evangelii gaudium, 126)”. Gli emigranti sono “una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l’aria di una diversità che rigenera l’unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l’apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità”. Le migrazioni hanno accompagnato e possono sostenere, con l’incontro, la relazione e l’amicizia, il cammino ecumenico nei diversi Paesi europei dove i fedeli appartengono in maggioranza a comunità riformate o ortodosse. In questo senso, “constato – ha detto il Papa - con piacere che il percorso sinodale delle Chiese in Italia, anche grazie al lavoro pastorale della Fondazione Migrantes, si propone di considerare le persone migranti come una risorsa importante per il rinnovamento e la missione delle Chiese in Europa. Soprattutto il mondo giovanile in emigrazione, spesso disorientato e solo, dovrà vedere una Chiesa con i suoi Pastori attenta, che cammina con loro e tra loro”. Da qui l’incoraggiamento a proseguire “nel vostro impegno e a pensare con creatività a una missione che guardi al futuro delle nostre comunità, perché siano sempre più radicate nel Vangelo, fraterne e accoglienti. Vi benedico e vi accompagno”. (Raffaele Iaria)    

Migrantes: a Padova il convegno della pastorale dello spettacolo viaggiante

11 Novembre 2021 - Roma - “La chiesa tra i viaggianti”. È questo il tema dell’incontro nazionale per gli operatori della pastorale del Circo e del Luna Park che si svolgerà a Padova dal 17 al 19 novembre. L’incontro è pensato soprattutto per chi inizia il suo servizio in questo mondo o semplicemente “nutre interesse per esso, come occasione per approfondirne la conoscenza. Inoltre, chi lavora con la Gente del Viaggio, ha la necessità di condividere le proprie riflessioni anche con colleghi che operano in luoghi molto lontani: ciò è fondamentale, sia perché siamo in pochi, e se ci confrontiamo solo coi più vicini, potremmo essere costretti a un soliloquio, sia perché ci troviamo ad operare con persone mobili che vivono simultaneamente in contesti differenti, che è necessario confrontare criticamente”, spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis aggiungendo che  l’emergenza legata al Covid-19 ha evidenziato, anche in questo settore, “molti problemi e interrogativi nuovi; per fronteggiarli è ancora più necessario il confronto diretto delle varie esperienze. Per tutti questi motivi, anche in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, ritengo molto positiva l’occasione fornita da questo incontro, che mi auguro darà frutti abbondanti a beneficio di chi lavora per portare gioia a tutti noi, ma anche a favore della comunità tutta”. Il convegno si aprirà il 17 pomeriggio con una introduzione di don De Robertis e un saluto della responsabile del settore dei Viaggianti del Dicastero per lo Sviluppo Umano, Alessandra Silvi. Seguirà una relazione su “La Chiesa tra e con la Gente del Viaggio” affidata a don Mirko Dalla Torre della Consulta nazionale Migrantes per la pastorale dello Spettacolo Viaggiante. La prima giornata si concluderà con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Luigi Bressan, Vescovo incaricato per la Migrantes Triveneta. Il 18 visita alla “città” delle giostre, Bergantino e alle sue aziende. Nel pomeriggio “In ascolto di alcune testimonianze di fieranti e circensi” e la Messa presso la Chiesa parrocchiale di Bergantino, presieduta da mons. Gian Carlo Perego Presidente della Fondazione Migrantes. L’ultima giornata si aprirà con la Messa presieduta da mons. Claudio Cipolla, Vescovo di Padova. Seguirà una relazione su “Sagre e fiere parrocchiali, luoghi di accoglienza dei viaggianti?” affidata a don Antonio Salone della Diocesi di Avezzano. (Raffaele Iaria)    

Migrantes Vittorio Veneto: un tavolo di lavoro con Caritas e Missio sul tema della casa per gli immigrati

11 Novembre 2021 - Vittorio Veneto - Tempi difficili questi, anche per chi cerca una casa in affitto. Basta passare lungo le vie dei nostri paesi e delle nostre città per vedere esposti cartelli con la scritta: “Vendesi”. Per cercare un’abitazione occorre rivolgersi ad un’agenzia immobiliare, che, non solo fa da garante per il proprietario, ma vaglia anche l’affidabilità di colui o di coloro che chiedono un regolare contratto di affitto. La cosa si complica se a chiedere la locazione sono immigrati oppure famiglie appartenenti a minoranze etniche. La casa è l’ambiente che dà sicurezza, amore, calore, protezione, è il luogo di raduno della famiglia, il centro degli interessi e il luogo degli affetti, dove la vita si svolge nella normalità. Per questo la casa è un diritto per tutti e, come richiama il documento della Commissione Europea “Europa 2020”, chi non ha la possibilità di un’abitazione dignitosa rischia di vivere una forma di povertà, di indigenza e di emarginazione sociale. Gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dal Continente africano, trovano nel nostro territorio grossi ostacoli a reperire alloggi, non per carenza di abitazioni e nemmeno per problemi di carattere economico. La difficoltà è dovuta a una forte discriminazione nei confronti di questi migrati in cerca di lavoro e di sicurezza nel nostro Paese: lavoro sì, abitazione no! Una situazione, a dir poco, triste, che non può essere solamente rilevata, ma va analizzata per cercare di porvi rimedio e trovare una soluzione. Per affrontare questo problema gli Uffici Migrantes, Missioni e Caritas della diocesi di Vittorio Veneto hanno istituito un “tavolo di lavoro” e presto renderanno noti i risultati del cammino fatto. Esempi di aiuto concreto agli immigrati ci vengono offerti dall’esperienza di altre diocesi del Triveneto, impegnate nell’assistenza e nel reperimento di abitazioni, facendosi garanti nei confronti dei proprietari. Un esempio positivo di accoglienza lo rileviamo anche nel territorio Opitergino-Mottense, dove alcuni imprenditori assumono operai stranieri offrendo loro, oltre al contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche l’alloggio per le loro famiglie. L’accoglienza di fatto e la mediazione culturale contribuiscono concretamente all’integrazione e al vivere civile nelle nostre Comunità, ad “un noi sempre più grande”, come ci ha ricordato papa Francesco nel messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato del settembre 2021. (Don Mirko Dalla Torre - Direttore Ufficio Migrantes Vittorio Veneto)  

A Papa Francesco la foto simbolo dei migranti spagnoli

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Nella catechesi che ha concluso il ciclo sulla Lettera ai Galati, ieri il Papa ha imperniato la sua riflessione sul tema “Non lasciamoci prendere dalla stanchezza”. A margine dell’udienza è stata consegnata al Pontefice un’immagine simbolo dell’emigrazione spagnola. Si tratta della foto nota come “Il Padre e il Figlio” e fa parte di un reportage realizzato da Manuel Ferrol il 27 novembre 1957 nel porto di La Coruña da dove partivano i migranti diretti a Buenos Aires.  

“Preoccupati per difficili condizioni di accoglienza a Lampedusa”: una nota di mons. Damiano e del pastore Garrone

10 Novembre 2021 - Agrigento - La Chiesa di Agrigento, con i suoi servizi Caritas e Migrantes, e la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, con il programma Mediterranean Hope,  manifestano “la propria preoccupazione per le difficili condizioni di accoglienza delle persone migranti che l’isola di Lampedusa continua a registrare”. Lo scrivono, in una nota, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento e del pastore Daniele Garrone, Presidente Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Mentre il flusso di persone in arrivo a Lampedusa continua ad essere “consistente nonostante le condizioni meteo avverse, non si può rimanere indifferenti davanti alla scena registrata negli ultimi giorni di centinaia di migranti (fra cui anche numerose donne e bambini) costretti ad attendere l’accesso all’Hotspot di C.da Imbriacola all’addiaccio e sotto una pioggia battente. La condizione di vulnerabilità fisica e mentale di quanti sbarcano sulle nostre coste dopo un viaggio lungo e rischioso, spesso anche ricco di esperienze traumatiche, richiede – si legge nella nota -  ad uno Stato civile come il nostro uno sforzo ulteriore per garantire standard di accoglienza più alti e un quanto più veloce inserimento delle persone migranti nel circuito di accoglienza ordinario”. Da qui la richiesta a trovare “soluzioni definitive, non emergenziali, alle ormai ben note difficoltà logistiche legate all’insularità: il ritardo nei trasferimenti degli ospiti dell’Hotspot causa non di rado pericolose situazioni di sovraffollamento e promiscuità, soprattutto per i più vulnerabili come donne e bambini. Laddove le condizioni meteo non consentissero il trasferimento via mare, favorire i trasferimenti con ponti aerei potrebbe essere una via percorribile”.