Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate 3.053 persone migranti sulle coste italiane

7 Febbraio 2022 -
Roma - Sono 3.053 le persone migranti sbarcate sulle coste italiamne da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei nuovi arrivati 904 sono di nazionalità bengalese (30%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (584, 19%), Tunisia (400, 13%), Eritrea (182, 6%), Costa d’Avorio (173, 6%), Guinea (110, 4%), Pakistan (98, 3%), Afghanistan (91, 3%), Sudan (87, 3%), Camerun (73, 2%) a cui si aggiungono 351 persone (11%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 298 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Migrantes Sardegna: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione

7 Febbraio 2022 - Cagliari - Oggi pomeriggio, dalle 15,00, al  seminario interpastorale di cagliari il seminario  “‘Verso un noi sempre più grande’. La mobilità umana in Italia e in Sardegna all’epoca della pandemia”, organizzato dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna e da Migrantes Sardegna , in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Sardegna e con l’Ucsi Sardegna. Il seminario, partendo dalla presentazione del XXX Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes 2021 offrirà una riflessione sulla mobilità umana in Italia e nell’Isola, con uno sguardo sui temi emergenti relativi al complesso fenomeno delle migrazioni. Parteciperanno mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della Conferenza episcopale sarda per il Servizio della Carità, Francesco Birocchi, presidente Ordine dei giornalisti della Sardegna, Andrea Pala, presidente Ucsi Sardegna. Gli interventi in programma sono: “Il quadro dell’immigrazione in Italia e in Sardegna in epoca di pandemia”, di Raffaele Callia (delegato regionale Caritas Sardegna); “Aspetti sociali e pastorali della mobilità umana, con particolare riferimento alla realtà sarda”, di padre Stefano Messina (delegato regionale Migrantes). Il seminario sarà trasmesso in streaming sul canale YouTube della Caritas Sardegna.

John: una storia di accoglienza raccontata da Papa Francesco

7 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Una storia bela che “non uscirà sul giornale”. È la storia di John, un ragazzo ghanese, 25 anni, migrante, che per arrivare in Italia “ha sofferto tutto quello che soffrono tanti migranti, e alla fine si è sistemato nel Monferrato, ha incominciato a lavorare, a fare il suo futuro, in un’azienda vinicola. E poi si è ammalato di un cancro terribile, è in fin di vita”. Lo ha ricordato ieri Papa Francesco al termine dell’Angelus in piazza San Pietro aggiungendo che “quando gli hanno detto la verità, cosa avrebbe voluto fare, John ha risposto: ‘Tornare a casa per abbracciare mio papà prima di morire’. Morendo, ha pensato al papà”, ha commentato il Papa. E in quel paese del Monferrato “hanno fatto subito una raccolta e, imbottito di morfina, lo hanno messo sull’aereo, lui e un compagno, e lo hanno inviato perché potesse morire tra le braccia del suo papà. John trovato lavoro a Vignale Monferrato (Alessandria): qui l’intera comunità si è mobilitata organizzando il viaggio in aereo in Africa, per lui e un accompagnatore. E' stato raccolto il denaro necessario per i voli e per le medicine. Arrivato in Ghana, John ha mandato un messaggio vocale al sindaco di Vignale, Tina Corona: "Sto bene. Un po' meglio sì. Siamo arrivati. Grazie, grazie tanto. Salutami tutta Vignale, la famiglia, la casa e tutto. Ok? Ciao ciao, Mario". Il giovane ghanese, ricoverato nell'hospice 'Monsignor Zaccheo' di Casale Monferrato, si è aggravato in brevissimo tempo dopo la diagnosi di carcinoma al fegato. Le terapie non sono riuscite a fermare il tumore. John, credente, di fede cattolica, a chi l'assisteva, medici, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologi, impegnati ad alleviargli le sofferenze, ha confidato di voler tornare a casa per riabbracciare la famiglia, il padre e i fratelli. "Tutti uniti per un ragazzo e una storia che non possono non rimanerti nel cuore. E quando oggi - fanno sapere dall'hospice - ci siamo riconosciuti nelle parole di Papa Francesco non potevamo che essere orgogliosi e lusingati del lavoro fatto". "Non lo abbiamo mai abbandonato - rimarca, commossa, la sindaca - Sono orgogliosa della mia comunità, della mia gente, del lavoro di squadra. Anche se ritengo che il bene che fai agli altri debba arricchire ognuno singolarmente, portandoselo dentro. Anche per questo non abbiamo voluto raccontare quanto stavamo e stiamo facendo. Se, però, l'esempio di Vignale può servire ad altri, ben venga la visibilità. Se si copiano le cose belle, va bene".

Papa Francesco: pensare ad una seria politica migratoria

7 Febbraio 2022 - Roma - Una ampia conversazione su varie tematiche quella di ieri sera nella trasmissione "Che tempo che fa" tra il conduttore Fabio Fazio e papa Francesco. Non sono mancate le domande sui migranti e il papa non ha fatto mancare le sue risposte.  "Ci sono lager nella Libia", "dobbiamo pensare alla politica migratoria" e l'Europa deve farlo insieme, "l'Unione europea deve mettersi d'accordo" evitando che l'onere ricada solo su alcuni Paesi come "l'Italia e la Spagna", ha detto ricordando le sofferenze dei migranti che attraversano il Mediterraneo, "ormai diventato un cimitero", per sfuggire alle guerre e alla fame. E allora non bisogna girarsi dall'altra parte. Per  Papa Francesco occorre "toccare le miserie e il toccarle ci porta all'eroicità, penso a medici e infermieri che hanno toccato il male durante la pandemia e hanno scelto di stare lì. Il tatto è il senso più pieno". "Toccare - ha spiegato - è farsi carico dell'altro".

La Domenica del Papa: il volto e la parola

7 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Il volto e la parola. L’evangelista Luca e Isaia, la prima lettura, ci presentano due modi per rispondere alla chiamata di Dio. Il profeta vede il Signore seduto su un alto trono circondato da serafini: quel volto lo cambia, le sue labbra vengono purificate. Luca racconta una storia straordinaria, quella di un giovane che viene da una località di campagna, Nazareth, un posto di contadini e pastori, per di più figlio di un falegname, che dice a un vecchio, esperto pescatore di Cafarnao di gettare le reti in acqua. Immaginiamo la scena. C’è una grande folla, anonima nel racconto, e tutto sembra occasionale: la gente, le due barche, il desiderio di parlare. Gesù, sulla riva del lago di Galilea, individua un volto, vede Simon Pietro, mentre sta sistemando le reti. Una notte di pesca mancata. Gesù sale sulla sua barca e gli chiede di allontanarsi un po’ da terra perché vuole parlare alla gente da lì. Quindi una nuova richiesta: “prendete il largo e gettate le vostre reti per la pesca”, leggiamo in Luca. La barca, è una bella immagine anche per noi, dice il Papa all’Angelus: “ogni giorno la barca della nostra vita lascia le rive di casa per inoltrarsi nel mare delle attività quotidiane; ogni giorno cerchiamo di ‘pescare al largo’, di coltivare sogni, di portare avanti progetti, di vivere l’amore nelle nostre relazioni. Ma spesso, come Pietro, viviamo la ‘notte delle reti vuote’, la delusione di impegnarci tanto e di non vedere i risultati sperati”. Pietro sicuramente avrà pensato: non sa nulla di pesca questo giovane; non ha nemmeno preso in considerazione l’inutile fatica notturna, le ceste vuote: “maestro abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Eppure, dalla sua bocca non viene un ‘no’: “sulla tua parola getterò le reti”. Così esce, guadagna il largo, e pesca una quantità enorme di pesci. Interessante notare che Simone, prima di questo segno, si rivolge a Gesù chiamandolo maestro; dopo, lo chiama Signore: “è la pedagogia della chiamata di Dio, che non guarda tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede”, diceva Benedetto XVI. Torniamo, allora, alla barca. Già perché il Signore, afferma Francesco, ama salire sulla “barca della nostra vita quando non abbiamo nulla da offrirgli; entrare nei nostri vuoti e riempirli con la sua presenza; servirsi della nostra povertà per annunciare la sua ricchezza, delle nostre miserie per proclamare la sua misericordia”. Dio non vuole “una nave da crociera”, gli basta “una povera barca sgangherata, purché lo accogliamo. Ma noi lo facciamo salire sulla barca della nostra vita? Gli mettiamo a disposizione il poco che abbiamo? È il Dio della vicinanza: non cerca perfezionismo, ma accoglienza”. Il cristiano è il popolo della via, dello stare in mezzo alla gente, del volto da cogliere e della parola da ascoltare, parola che entra nella vita dell’uomo, e con essa inizia un dialogo che diventa chiamata, missione. Con Gesù, dice ancora Francesco, “si naviga nel mare della vita senza paura, senza cedere alla delusione quando non si pesca nulla e senza arrendersi al ‘non c’è più niente da fare’. Sempre, nella vita personale come in quella della Chiesa e della società, c’è qualcosa di bello e di coraggioso che si può fare. Sempre possiamo ricominciare, sempre il Signore ci invita a rimetterci in gioco perché Lui apre nuove possibilità”. Scacciamo “il pessimismo e la sfiducia”, afferma il Papa. Nella domenica di Francesco, domenica in cui la Chiesa italiana celebra la Giornata per la vita, c’è l’immagine di un popolo, a Tamrout in Marocco, che “si è aggrappato per salvare un bambino”; il piccolo Rayan, purtroppo, non ce l’ha fatta. Ma la mobilitazione di tutti è un esempio di cosa vuol dire custodire ogni vita. Un impegno che “vale per tutti” ha detto Francesco: per gli anziani, i malati, i bambini cui è impedito di nascere. Per le donne schiave dei trafficanti e per le bambine vittime delle mutilazioni genitali “pratica che umilia la dignità della donna”. Infine, un pensiero per una storia di solidarietà: un giovane ghanese, John 25 anni, immigrato ben inserito nel mondo del lavoro nel Monferrato, scopre di essere malato di cancro e l’intero paese si mobilita, e gli paga il viaggio per andare a morire tra le braccia del padre. Per il Papa sono “i santi della porta accanto”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Preghiera dei fedeli: domenica 6 febbraio

5 Febbraio 2022 - Fratelli e sorelle, dopo aver ascoltato e meditato la Parola di Dio, con la stessa fiducia dell’apostolo Pietro, rivolgiamo al Signore Gesù la nostra preghiera: “Sulla tua parola, Signore, getterò le reti”.  
  1. Signore Gesù, Tu ci inviti a prendere il largo, superando ogni delusione e paura. Donaci di camminare con fiducia e decisione nelle piccole e grandi imprese della vita, preghiamo.
  2. Signore Gesù, ti ringraziamo e ti preghiamo per quanti hai posto a guida della barca della Chiesa: papa Francesco, i nostri vescovi, i sacerdoti, i consacrati; rendili saggi e forti, pieni di fede, speranza e carità,
  3. Signore Gesù, Dio della vita, donaci di custodire ogni vita, dei piccoli e degli anziani, dei malati e dei sofferenti, di chi soffre solitudine e persecuzione. Conforta i fratelli che vivono situazioni di difficoltà, preghiamo.
  4. Signore Gesù, dona al nostro mondo di riprendere le vie della pace, dell’accoglienza, della giustizia e della verità. Rendici collaboratori di ogni situazione di bene che incontriamo, preghiamo.
  Concedi, a noi il dono della tua sapienza, o Padre, e fa' che la tua Chiesa diventi segno concreto dell'umanità nuova, fondata nella libertà e nella comunione fraterna. Per Cristo nostro Signore.    

Rom e sinti: un ricordo di Maria Severino

4 Febbraio 2022 - Roma - Il 31 gennaio scorso si è spenta a Ciciliano una cara e “antica” amica, Maria Severino, delle Oblate Apostoliche del Movimento Pro-Sanctitate, di 102 anni, che ha speso la sua vita appassionata accanto ai Rom e ai Sinti accompagnandoli con la sua amicizia e la sua simpatia, in modo umile e fedele. Nata a Catania, città cui era legata e a cui tornava ogni qual volta ne aveva la possibilità, ha poi vissuto a Roma fin dalla fine degli anni Cinquanta. Come maestra ha cominciato la sua opera a Roma, negli anni Sessanta, al Mandrione, nella baracche dell’Acquedotto Felice, dove vivevano alcuni Rom Abruzzesi con i quali ha sempre mantenuto un’amicizia. Iniziò a prendere contatti con i direttori delle scuole elementari vicine all’insediamento di baracche, per iscrivere i bambini alla scuola pubblica. Nel pomeriggio faceva scuola ai bambini ed agli adulti e con don Bruno Nicolini e poi con l’Opera Nomadi  ha partecipato a tante battaglie per i diritti civili e l’istruzione, anche in altri quartieri della città e a livello nazionale. Conoscendo anche altri Rom sia Lovara che Sinti a cui negli anni si è legata. Assieme a don Bruno Nicolini e agli altri “pionieri” del tempo ha partecipato come recentemente ha ricordato in una sua memoria, al memorabile “Incontro Internazionale di Pomezia” del 26 settembre 1965, dove i Rom ebbero la grazia di essere visitati dallo stesso papa Paolo VI. Qui ricorda Maria, che: “la catechesi avveniva per gruppi. C’era la preparazione alla prima comunione per adulti, bambini e anziani. Sono stati giorni di grande preparazione, insegnando e facendo catechismo ai bambini che attendevano la venuta del Papa”. Quando don Bruno Nicolini si è ammalato negli anni 2000, Maria gli è stata vicina, andandolo spesso a trovare, nonostante la sua avanzata età. Per lei l’amicizia era una cosa importante e seria a cui teneva molto. In questi anni ha mantenuto con alcuni Rom un contatto sereno e frequente, e spesso li sentiva al telefono, non potendoli più andare a visitare, tra questi la cara amica Irene. Di lei ricordiamo la vivacità e la serenità e quel tratto siciliano scanzonato che capiva da lontano come stavi, interpretando il tuo pensiero e le tue preoccupazioni con una fine attenzione e delicatezza. Ha vissuto in modo umile e sereno, senza mai disturbare e accettando con obbedienza ogni proposta, e anche in questi ultimi anni, senza mai chiedere troppo per paura di disturbare. Noi della Comunità di Sant’Egidio l’abbiamo conosciuta alla fine degli anni Ottanta e con lei abbiamo condiviso tanti momenti di amicizia e di incontro, fino alla bella festa per il suo compleanno di 100 anni, a Ciciliano, nella casa del Centro Oreb, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, fedele custode della fede e dell’amicizia a cui ha dedicato gran parte della sua vita. Ricordiamo con affetto la sua amicizia vivace e appassionata e l’affidiamo al Signore, certi che l’accoglierà come una delle sue “dilette figlie.” (Susanna Placidi)

Bilancio 2021 Fondo Asilo Migrazione e Integrazione: impegnato il 94,5% delle risorse

4 Febbraio 2022 - Roma - Presentato nei giorni scorsi  il bilancio sull'attività al 2021 del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) 2014-2020. I dati sono stati illustrati durante la riunione del Comitato di sorveglianza aperta dall'autorità responsabile del fondo, il prefetto Mara Di Lullo, con la partecipazione, per la Commissione europea, della capo Unità Katerina Wolfova e del programme manager Guido Castellano, dell'autorità delegata Tatiana Esposito, direttore generale Immigrazione e Politiche di integrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e dell'autorità di audit Patrizia Tramparulo. Durante l'incontro sono stati illustrati livelli di spesa, stato di avanzamento e ambito tematico dei 660 progetti effettivamente finanziati al 31 dicembre 2021 per un totale di 706.157.482,21 sui complessivi 717 progetti finanziari dal 2015 alla stessa data, al netto di 57 revocati o che hanno rinunciato al finanziamento. Dei 660 progetti finanziati, oltre la metà (il 53%) si è concluso e il 46% è in corso, mentre solo l'1% è ancora da avviare. A un anno dalla chiusura del Fondo, ha sottolineato il prefetto, sono state impegnate quasi tutte le risorse, il 94,5%, ed è stato speso il 69%, come evidenziato nel resoconto dettagliato al 31 dicembre 2021 dal quale emerge, tra i diversi piani di analisi, che circa la metà del totale dei progetti interessa principalmente 3 ambiti di intervento, capacity building (170 progetti), formazione linguistica (85 progetti) e accoglienza dei minori (69 progetti), mentre i primi 4 ambiti di intervento per stanziamenti finanziari riguardano l'accoglienza dei minori, il capacity building, la formazione linguistica e i rimpatri. Inoltre, 320 dei progetti FAMI prevedono la formazione di 95.020 operatori, attualmente conclusa, secondo gli ultimi monitoraggi, per il 76% degli stessi. Nel resoconto sono disponibili maggiori dettagli e informazioni sugli ambiti d'intervento e gli obiettivi specifici del Fami, oltre che sulla programmazione 2021-2027.

Sr. Bottani: “una maratona di preghiera contro la tratta” 

4 Febbraio 2022 - Milano - "La tratta di persone è una delle ferite più profonde della nostra società. Da anni il Papa sprona tutti a reagire schierandosi al 'a fianco degli uomini, delle donne e dei bambini ridotti in schiavitù, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere, spesso torturati e mutilati'. L’8 febbraio è stata organizzata una maratona di preghiera che dalle 9 alle 17 abbraccerà i vari continenti. È prevista la testimonianza di alcune vittime. Ed è atteso un messaggio del Santo Padre". Alla vigilia dell’evento, nel numero in edicola Famiglia Cristiana pubblica una riflessione di suor Gabriella Bottani, religiosa comboniana, coordinatrice della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta. "È necessario e urgente interrompere le dinamiche" che generano questa tragica piaga, scrive suor Bottani: "dobbiamo realizzare un cambiamento radicale, passando da modelli economici e stili di vita basati sullo sfruttamento e sulla tratta a quelli fondati sulla cura delle persone e della nostra casa comune. E siamo proprio noi donne a essere chiamate a guidare con coraggio questa trasformazione". Secondo l’Onu, puntualizza la religiosa comboniana, proprio "le donne e le bambine rappresentano il 72% delle vittime della tratta e la percentuale aumenta significativamente nel contesto dello sfruttamento sessuale. La pandemia ha incrementato questo business, amplificando i meccanismi socio-economici che ne sono alla base, aumentando le disuguaglianze ed esponendo a rischi maggiori chi già si trovava in contesti di vulnerabilità e discriminazione". "In questo tempo di crisi, conclude suor Gabrielle Bottani, fermarsi a pregare insieme diventa essenziale perché, come ci ricorda papa Francesco, 'c’è bisogno di pregare per sostenere le vittime della tratta e le persone che accompagnano i processi di integrazione e di reinserimento sociale. C’è bisogno di pregare perché impariamo ad avvicinarci con umanità e coraggio a chi è segnato da tanto dolore e disperazione, tenendo viva la speranza. Pregare per essere sentinelle capaci di discernere e fare scelte orientate al bene. La preghiera tocca il cuore e spinge ad azioni concrete, ad azioni innovative, coraggiose, che sanno assumere il rischio confidando nella potenza di Dio'".

Il sorriso del piccolo Mustafà che abbraccia l’Italia

[caption id="attachment_26866" align="alignnone" width="300"] Foto SIR/Marco Calvarese[/caption] 4 Febbraio 2022 - Siena - Dalle braccia del papà a quelle della mamma, in un gioco continuo fatto di sorrisi e di urla gioiose dove anche un carrello per la spesa diventa un giocattolo da condividere con le due sorelline più piccole. Ti abbraccia con il sorriso: ti accoglie così Mustafà al-Nazzal, il bambino siriano di 5 anni, immortalato con suo padre Munzir (33 anni), dal fotografo turco Mehmet Aslam, nello scatto vincitore del concorso Siena International Photo Awards (Sipa) facendo così il giro del mondo. La foto li ritraeva mentre giocavano in un campo profughi in Turchia: il papà privo di una gamba che librava in alto suo figlio nato senza arti. La famiglia di Mustafà era fuggita in Turchia da Idlib, nella regione nord-occidentale della Siria, nel 2019, dopo che suo padre Munzir aveva perso una gamba in un attacco chimico del regime siriano. Sua moglie Zeynep, all’epoca incinta di pochi mesi di Mustafà, inalò il gas che provocò nel piccolo la sindrome di tetra-amelia, per questo nato privo di arti. Grazie a quella foto che scatenò una vera e propria corsa alla solidarietà, la famiglia di Mustafà è arrivata a Siena, accolta dalla locale arcidiocesi guidata dal card. Augusto Paolo Lojudice, dove vive in uno dei quattro appartamenti del Centro Caritas di Arbia, un vero e proprio polo della solidarietà, aperto ai bisogni di tutti. Qui, con l’aiuto di tanti volontari, come Anna, Paolo, Maria, la famiglia di Mustafà sta ricominciando una nuova vita. “Grazie”, “ciao”, “Italia” e soprattutto “ciaccino”, la tipica focaccia farcita senese, sono le prime parole che Mustafà e le sue sorelline hanno imparato a pronunciare e che ripetono spesso sotto lo sguardo divertito dei loro genitori. La mamma Zenyep, 26 anni, ripete il suo “grazie” all’Italia e agli italiani: “avevamo bisogno di aiuto e qui lo abbiamo trovato, ora possiamo curare Mustafà, le nostre bambine potranno andare a scuola e imparare l’italiano”. Finita la sua quarantena, il piccolo Mustafà in questi giorni sta completando un primo ciclo di visite mediche e di accertamenti. Sia lui che il papà, infatti, sono attesi per inizio marzo nel Centro Protesi Vigorso dell’Inail a Budrio, vicino a Bologna, dove inizieranno la riabilitazione. Nel centro Inail sono stati assistiti campioni e atleti paralimpici come Alex Zanardi e Bebe Vio. Ma se per il padre Munzir, spiega Anna Ferretti del team di Caritas Siena, “la riabilitazione sarà una cosa breve, quella di Mustafa sarà più complessa perché il bambino non ha mai avuto gli arti e ciò rende tutto più difficile". Seppur con lo sguardo rivolto al futuro, la famiglia del piccolo Mustafà non dimentica la Siria. Racconta Munzir: “prima della guerra la mia famiglia aveva delle terre che coltivavo con i miei genitori. Poi la guerra ci ha tolto tutto". Oggi è in atto un conflitto contro il popolo siriano e se la comunità internazionale non si muoverà questa strage è destinata a durare ancora a lungo. Bisogna fermare tutti gli attori in lotta a cominciare dal regime”. Il pensiero corre anche ai familiari rifugiati in Turchia: “siamo in contatto con loro tutti i giorni – dice Zeynep – sono felici per quanto è accaduto e sono riconoscenti all’Italia per la generosità mostrata nei nostri confronti. Tanto riconoscenti da avere – rivela la donna – la bandiera italiana nello status di WhatsApp”. Poco lontano il card. Lojudice gioca e scherza con Mustafà e le sorelline: “Come Diocesi – spiega - abbiamo dato disponibilità ad accogliere questa famiglia. Abbiamo dato loro un alloggio ed abbiamo pensato ad un percorso di vita, umano e sociale da fare insieme”. “Spero che questa esperienza possa servire a riportare attenzione sulla guerra in Siria, oramai scomparsa dai radar dell’informazione, e sulla sofferenza dei bambini che sono le prime vittime della violenza. Mustafà – aggiunge il cardinale - sia un apripista, un punto di riferimento per altre situazioni simili. Perché anche dal male si può trarre il bene, e dalla disperazione  speranza”. “La diocesi di Siena sta mostrando un grande cuore – conferma Anna Ferretti – stanno arrivando fondi e regali. Pochi giorni fa una parrocchia di Montalcino ha donato un cellulare a Mustafà. Anche le Contrade stanno fremendo per fare qualcosa. La solidarietà è nel Dna dei senesi”. Lo racconta anche la storia di questa città dove già nel 1090 era operativo il più antico ospedale d’Europa per i pellegrini. Santa Maria della Scala accoglieva i pellegrini che percorrevano la Via Francigena, ospitava e sosteneva i poveri, i bambini abbandonati detti “gettatelli” e curava gli ammalati. I poveri di ieri e i rifugiati di oggi. (Daniele Rocchi)

Papa Francesco: “non è tempo di indifferenza: o siamo fratelli o crolla tutto”

4 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - “Non è tempo di indifferenza: o siamo fratelli o crolla tutto”. Lo dice  papa Francesco nel videomessaggio per la seconda Giornata della fratellanza umana che si celebra oggi. per il Papa questa  "non è un’espressione meramente letteraria di tragedia, no, è la verità! O siamo fratelli o crolla tutto, lo vediamo nelle piccole guerre, in questa terza guerra mondiale a pezzetti, come si distruggono i popoli, come i bambini non hanno da mangiare, come cala l’educazione… È una distruzione. O siamo fratelli o crolla tutto. Non è il tempo della dimenticanza”. “La fratellanza - aggiunge - ci induce ad aprirci al Padre di tutti e a vedere nell’altro un fratello, una sorella, a condividere la vita, a sostenerci a vicenda, ad amare e conoscere gli altri. Viviamo tutti sotto lo stesso cielo”, spiega: “Oggi è il tempo opportuno per camminare insieme. Non lasciare per domani o per un futuro che non sappiamo se ci sarà; oggi è il tempo opportuno per camminare insieme: credenti e tutte le persone di buona volontà, insieme. È un giorno propizio per darsi la mano, per celebrare la nostra unità nella diversità – unità non uniformità, unità nella diversità -, per dire alle comunità e alle società in cui viviamo che è giunto il tempo della fratellanza. Tutti insieme, perché è fondamentale essere solidali l’uno con l’altro”.

Venezuela: inaugurato ospedale italiano

4 Febbraio 2022 - Caracas - È stato inaugurato a Caracas, presso la Clinica Santa Paula, l’Ospedale Italiano del Venezuela. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’Incaricato d’Affari in Venezuela, Placido Vigo, del Console Generale a Caracas, Nicola Occhipinti, del Presidente del Consiglio Direttivo della nuova struttura, Vincenzo Di Martino, e dei responsabili delle istituzioni rappresentative della comunità italiana. Promosso dalle istituzioni italiane nel Paese, con la collaborazione dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, della Croce Rossa Italiana e della Associazione anticancerogena del Venezuela, si realizza il progetto voluto dalla collettività italiana che permetterà di assistere la comunità più bisognosa e contribuire al sistema nazionale di salute venezuelano.

Migrantes: Mattarella ha sempre mostrato attenzione al tema dei migranti e ai nostri connazionali all’estero

3 Febbraio 2022 - Roma - Il Presidente Sergio Mattarella ha sempre mostrato una attenzione  particolare al tema della cittadinanza e della integrazione dei migranti nel nostro Paese. E a loro  ha rivolto un saluto di “amicizia” evidenziando come la loro “affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società – ha detto oggi durante il giuramento - sono preziosi”. Lo ricorda la Fondazione Migrantes in un comunicato pubblicato su www.migrantesonline.it. L’organismo pastorale della Cei sottolinea  anche il saluto “affettuoso” che Mattarella ha voluto rivolgere agli italiani all’estero: nei suoi viaggi internazionali – scrive Migrantes – “non ha mai mancato di visitare le comunità italiane all’estero e di segnalare la realtà di una nuova emigrazione e di giovani e famiglie, anche nei messaggi rivolti in occasione della presentazione annuale del ‘Rapporto italiani nel mondo’ pubblicato fa 16 anni da Migrantes”.  La riconferma di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica è – evidenzia il presidente di Migrantes, mons. Gian Carlo Perego -  una “garanzia di continuità dell’attenzione ai temi della mobilità, fondamentali per il futuro democratico del Paese”. Per queste ragioni “giungano al Presidente Mattarella gli auguri della Fondazione Migrantes per un proficuo lavoro”. (Raffaele Iaria)

Vangelo Migrante: V Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 5,1-11)

3 Febbraio 2022 - A Nazareth i concittadini di Gesù chiedono miracoli per credere. Sul lago di Gennèsaret Gesù chiede a dei pescatori di credergli e avvengono miracoli. Per poter predicare lontano dalla ressa, Gesù si rivolge a Simone e “lo pregò di scostarsi un poco da terra”. Finita la predicazione chiede ancora: “prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone, balbetta un ‘rigor di logica’ e, anche per non essere deriso dagli altri, sottintende un minimo di competenze sulle rotte dei pesci in quel lembo di lago tra Betsaida e Cafarnao; ma si fida della Sua Parola: non un suono o un carattere inciso da qualche parte, ma una forza, come l’Amore, capace di muovere le volontà e anche “… il sole e le altre stelle”, aggiungerebbe Dante! Ed esclama: “ma sulla tua Parola getterò le reti”. La pesca è abbondante. La reazione di Simone determinante: “allontanati da me perché sono un peccatore”. Nulla di inesatto nel dichiararsi peccatore; inesatta, invece, è la convinzione che per questo motivo Gesù non possa avere a che fare con lui: “non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. È tutto il contrario: d’ora Simone e Gesù staranno sempre insieme. Come quelle reti apparentemente inutili, risultarono decisive per una pesca in quelle circostanze, così Simone, per aver preso coscienza della sua condizione di peccatore, ora è abile e collaboratore di Gesù; sì, proprio lui che si riteneva inutile e inadatto a causa del peccato. Per Gesù il peccato non è il punto terminale di una lontananza da Dio conclamata, ma il punto di partenza per l’opera di Dio in noi e il miglior preludio per l’abbandono a Dio: a monte c’è la forza di una Parola che, se appresa, fa mettere in atto comportamenti che smascherano l’inconsistenza della vita da peccatore. E la cambiano. Ora che le barche sono piene avrebbe più senso restare… e, invece, no. Gesù ha detto a Pietro chi è e che si può fare. Per questo lui e i suoi sodali lasciano tutto e vanno nell’unica direzione che conduce al cuore della vita: quel Dio che riempie le reti e la vita, moltiplica la libertà e il coraggio, non chiede niente e dona tutto. Per questo si chiama ‘Signore!’ (p. Gaetano Saracini)

Mattarella: “la nostra dignità è interrogata dalle migrazioni soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita”

3 Febbraio 2022 - Roma - "La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni, soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti la dignità umana degli altri". Lo ha detto oggi Sergio Mattarella, riconfermato Presidente della Repubblica Italiana, nel suo messaggio dopo il giuramento. "E’- ha aggiunto - anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani". (R.I.)

Mattarella: un saluto “di amicizia” alle comunità straniere in Italia

3 Febbraio 2022 - Roma - Sergio Mattarella, riconfermato Presidente della Repubblica, nel suo discorso di insediamento aha voluto inviare "un messaggio di amicizia" alle "numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione - ha detto Mattarella - nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi". (R.I.)

Giornata contro la tratta: tutti i continenti uniti nella preghiera.

3 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Martedì 8 febbraio si svolgerà l’ottava Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Il tema è “La forza della cura. Donne, economia e tratta di persone”. Nella giornata in cui si celebra la memoria liturgica di Santa Bakhita, simbolo universale dell'impegno della Chiesa contro la tratta, l’umanità impegnata per contrastare questo fenomeno si unirà in una maratona online di preghiera dalle 9.00 alle 17.00. Seguendo i diversi fusi orari, la maratona prenderà il via dall’Oceania, l’Asia e il Medio Oriente, per poi passare in Africa, Europa, Sud America e concludersi con il Nord America. Sarà trasmessa in diretta streaming in cinque lingue (francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo) nel sito della giornata www.preghieracontrotratta.org Le testimonianze arriveranno da oltre 30 Paesi. Saranno religiose e consacrati, ma anche sopravvissute, attivisti, volontari, economiste, imprenditrici. Anche quest’anno è atteso un messaggio di Papa Francesco, che ha introdotto nel 2015 questa Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta. Domenica 6 Febbraio, vigilia dell’evento l’appuntamento sarà alla Preghiera dell’Angelus con il Pontefice  in Piazza San Pietro, dove ci sarà anche la statua di Santa Bakhita dell’artista Timothy Schmaltz “Let the oppressed go free”. L’opera d’arte è dedicata alle vittime della tratta e a tutte le donne, particolarmente alle suore impegnate per la loro liberazione. L’evento è coordinato da Talitha Kum, la rete internazionale anti-tratta di oltre 3000 suore, amici e partner in tutto il mondo, ed è promosso dalle Unioni Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali, in partenariato con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, Caritas Internationalis, l’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, il Movimento dei Focolari, il Jesuit Refugee Service e tante altre organizzazioni in tutto il mondo.

Unione Europea: intollerabile morire di freddo

3 Febbraio 2022 - Bruxelles -  "Abbiamo visto le notizie su 16 persone che hanno perso fino ad ora la vita al confine tra Grecia e Turchia e ce ne rammarichiamo molto". Lo ha detto oggi una portavoce della Commissione europea, nel briefing quotidiano con la stampa, in merito ai respingimenti dei migranti da parte delle autorità greche con notizie su diverse persone morte di freddo aggiungendo che la commissaria agli Affari interni dell'Ue Ylva Johansson "è in contatto con il ministro dell'Interno greco su questo tema".

Migrantes Messina: domani preghiera nella Giornata della Fratellanza Universale

3 Febbraio 2022 - Messina - Domani, venerdì 4 febbraio 2022 alle ore 19.00, in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana indetta dall’ONU, a Messina nella Chiesa di Sant’Elia, Centro diocesano per la pastorale delle migrazioni, per pregare, riflettere e promuovere i temi della fraternità, della solidarietà, del rispetto e della comprensione reciproca. Con la celebrazione eucaristica, presieduta da p. Medard Aboue - dice il direttore Migrantes Santino Tornesi -  "affideremo al Signore i nostri propositi di Chiesa che si vuole impegnare per la promozione dell’uomo e della fraternità universale". La scelta della data è ricaduta sul 4 febbraio in virtù dello storico incontro avvenuto, nel medesimo giorno del 2019, tra Papa Francesco e il Grande Imam della moschea di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib – una delle principali autorità dell’islam sunnita – al termine del quale i due hanno sottoscritto il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”: un appello congiunto a porre fine alla violenza e all’intolleranza, in particolar modo di matrice religiosa, basato sul principio per cui “la fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare”.