Primo Piano

Vangelo Migrante: VII Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 6, 27-38)

17 Febbraio 2022 - Alla molteplicità dispersiva dei moralisti del tempo, Gesù oppone un altro ideale di vita: “amate i vostri nemici”. Una novità assoluta sia rispetto all’etica ebraica (l’amore è per i compatrioti) che alla morale filosofica greco-romana (basata sul principio di reciprocità). Paradossale, iperbolico, esagerato? Per comprenderlo, nel Vangelo odierno ci offre una chiave: “come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro”. L’amore di cui parla Gesù, se da una parte sembra strano, dall’altra è proprio quello che desideriamo di più: che quando sbagliamo non ci sia uno che ce la faccia pagare … Noi speriamo sempre di trovare qualcuno che abbia pazienza con noi, che non ci giudichi, che ci comprenda, che ci dia un’altra possibilità, che non reagisca al nostro male con il male. Si tratta di quel padre che si spera di avere, quel coniuge che si spera di aver sposato, quell’amico che si spera di incontrare; che sia comprensiva quella persona con cui lavoro e generosa quella a cui chiedo aiuto. Tutte persone che abbiano questo cuore perché questo è proprio quello che il nostro cuore desidera: essere amati. Perché lo desidera? Perché è necessario per vivere! Se Gesù, al contrario, avesse detto: “odiate i vostri nemici, vendicatevi, percuotete per difendervi, auspicate il male …”, avrebbe fatto torto non alla sua figura ma alla vita stessa. Per portare avanti il nostro sistema di vita, che noi stessi definiamo evoluto e progredito, abbiamo elevato a rango di inderogabili un sistema di norme, spacciandole come necessarie anche solo per sopravvivere. Non se può fare a meno. Ma la domanda resta: si può passare tutta una vita in una continua difesa di se stessi e dei propri spazi; in una sfiancante rivendicazione di diritti e dignità; in un perpetuo calcolo tra il dare e l’avere? Il tutto, facendo finta di ignorare come una vita del genere ci abbia rinchiuso in recinti di intangibilità e solitudini, precari e per nulla realistici. Tanto è vero che servono sempre nuove ‘regole’. Se la vita è tutta qui, come può crescere un bambino senza essere mai perdonato? Come possono amarsi due coniugi senza comprendersi 'oltre il dovuto’? Come può tenersi in piedi un’alleanza o un’amicizia, senza un’intesa fatta anche di amore e di perdono? L’ “amate, perdonate, fate del bene, pregate per chi vi tratta male” di cui parla Gesù è l’unica dimensione vera e reale nella relazione fra le persone. È essenziale perché nella vita tutti abbiamo bisogno di riceverlo. Fare della sola giustizia e del senso del dovuto la colonna portante della vita, vuol dire avere un’idea di noi stessi che non corrisponde alla realtà. Illudersi è fuorviante. La vera iperbole non è l’amore, ma una giustizia ricercata con accanimento. Già i romani, maestri del diritto, se ne erano accorti: spesso la nostra giustizia può diventare la più grande ingiustizia “summum ius, summa iniuria”. È necessaria la giustizia ma l'amore è per definizione 'oltre il dovuto'. 'Amare' è quello che Gesù ha fatto e ci ha dato: non rispondendo simmetricamente al male ricevuto ma amando al di là di tutto e oltre tutto. E tutto parte proprio da quell’amore e da quella pazienza nei nostri confronti. Lasciarsi illuminare da quella luce oggi significa essere accolti e trovare qualcuno da accogliere. (p. Gaetano Saracino)

Mons. Perego: continuare a pregare per la pace in Ucraina

17 Febbraio 2022 - Roma - Occorre continuare a pregare per la pace in Ucraina. È l’invito che rivolge mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes in una intervista pubblicata su VaticanNews chiedendo a tutte le Chiese del Paese di accompagnare gli sforzi della diplomazia dopo il nuovo appello del Papa all'Angelus di Domenica scorsa, attraverso l’orazione. “Quella di Francesco è una preoccupazione condivisa – spiega - dai vescovi italiani così come dalla Chiesa ortodossa” precisando che sono continui i contatti con i rappresentanti dei circa 2.000 italiani emigrati in Ucraina e con l’esarcato apostolico d’Italia, sede della Chiesa greco-cattolica ucraina. “In molte diocesi – spiega mons. Perego – sono presenti diversi sacerdoti ucraini i quali rappresentano un veicolo importante attraverso il quale ogni giorno abbiamo la percezione della gravità della situazione”. In Italia risiedono 250 mila cittadini ucraini: “si tratta del quinto paese come numero di presenze fra immigrati, famiglie, ma anche comunità religiose che in questi giorni si stanno unendo alla preghiera per la pace”.

Ucraina: tra i ragazzi della scuola italiana che vogliono la pace

17 Febbraio 2022 -
 
Zhytomyr - Si fa silenzio, ma è solo un attimo. Interrotto da una, due e poi tante risate. Nastya, Diana e gli altri non se l'aspettavano, quella domanda. Eppure il vicesindaco Viktor Kliminskij ha appena raccontato delle ultime email ricevute con gli allarmi bomba per i supermercati e le scuole. Solo tre settimane fa il ministero dell'Istruzione ha ordinato che qui a Zhytomyr, una cittadina del nord-ovest dell'Ucraina, in tutti gli istituti si tenessero esercitazioni per raggiungere rifugi in caso di bombardamento. "La frontiera con la Bielorussia, dove sono in corso le esercitazioni militari avviate da Mosca, dista appena 130 chilometri" ha ricordato Kliminskij. Lo scenario di un'invasione da nord è il piu' improbabile tra gli almeno tre ipotizzati, ma oggi a Zhytomyr nessuno si sente di escluderlo del tutto: l'offensiva dal confine della Bielorussia, diretta verso Kiev, per la presa della capitale. Le altre due possibilità, ritenute piu' credibili della prima, riguardano una nuova offensiva nel Donbass, una regione orientale già dal 2014 in parte sotto il controllo di amministrazioni separatiste alleate di Mosca, e un colpo sul fronte sud, quello che raggiunge Odessa, una città dove i russi per ragioni storiche e culturali si sentono di casa. Gli scenari di guerra sembrano però fermarsi fuori dal cancello della Scuola ucraino-italiana "Vsesvit": la parola vuol dire "universo", la ricetta è l'incontro, anche grazie all'impegno di un sacerdote emiliano, don Giuseppe Dossetti. Ma torniamo a Nastya e Diana. Hanno 16 e 19 anni e se ne stanno con le amiche al secondo piano, nell'oratorio, accanto alla sala del pingpong. "Ci veniamo anche quattro volte la settimana" sussurra Nastya. "Ci piace perché ci sentiamo sempre accolte, mai giudicate; chiacchieriamo insieme e immaginiamo nuove cose da fare". Dimenticate i telegiornali, questo è un altro mondo: i carri armati russi subito al di là del confine, con Joe Biden e Vladimir Putin a scambiarsi minacce, non sembrano così vicini. Forse è un'impressione. Forse è solo che questi ragazzi sentono la politica come qualcosa di infido e pericoloso: normale non abbiano voglia di parlarne. Anatolij Gryban, animatore ventenne dell'oratorio, qualcosa però si sente di dirla: "La pressione sull'Ucraina sta crescendo, le parole dei politici non ci piacciono; alla Scuola continuiamo gli incontri normalmente, senza perderci d'animo". Forse è anche che l'Ucraina la violenza la vive ormai da tempo, almeno dal 2014, l'anno degli spari sui manifestanti a Kiev, della caduta di un governo che era in buoni rapporti con Mosca e poi a seguire dell'annessione russa della Crimea e del conflitto nel Donbass. "Anche qui a Zhytomyr abbiamo avuto tanti morti" riprende Kliminskij, il vicesindaco. "Le loro foto sono sul muro accanto alla cattedrale, in centro". Sotto cupole azzurre e croci d'oro ci sono volti, nomi e date, spesso il 2014. Per loro, le vittime del conflitto del Donbass, anche mazzi di fiori e un monumento di vetro. "Gli eroi non muoiono" c'è scritto sotto. Nella Scuola le parole sono anche altre. C'è chi continua a guardare oltre il confine senza voler colpire un nemico, come don Dossetti. Nipote di un altro Giuseppe, partigiano poi padre costituente, oggi ha 75 anni. Resta lui il primo sostenitore della Scuola, sin dalla fondazione nel 1994. Insieme con gli amici del Centro di solidarietà di Reggio Emilia onlus, era arrivato a Zhytomyr in pullman per visitare la sede episcopale latina piu' a oriente d'Europa. Il Muro di Berlino era caduto e l'Unione Sovietica non esisteva piu'. A Zhytomyr lui aveva incontrato Sofia Beliak, una signora minuta e battagliera, che era stata condannata a dieci anni di carcere ai tempi dell'Urss per aver diffuso libri religiosi. "C'eravamo appena conosciuti", ricorda oggi lei, "e don Giuseppe mi chiese: qual è il vostro progetto?" Eccolo: è la Scuola, nata grazie alla rete di solidarietà italo-ucraina. Nel 2020 i missionari di don Bosco ne hanno assunto la gestione e oggi l'istituto è frequentato da 200 studenti, senza contare l'oratorio e il sostegno ai ragazzi con disabilità. Beliak assicura che, comunque vada, che ci sia un nuovo conflitto o meno, la Scuola resterà la stessa. "Credo che ci sia tanta disinformazione e che molti ragazzi si sentano disorientati" sospira. Aggiunge "grazie Reggio Emilia" e fa un saluto che è una promessa: "Insegniamo ai ragazzi ad allargare lo sguardo a tutto il mondo, respingendo l'odio sempre e comunque". (Red/ Dire)

Mci: martedì la trasmissione di Radio Mater dedicata alla Spagna

17 Febbraio 2022 - Milano - Martedì 22 febbraio 2022, andrà in onda la sesta puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di febbraio, ospiterà la testimonianza della Comunità cattolica italiana che vive a Barcellona. Si collegheranno, don Luigi Usubelli e il diacono permanente Paolo Petrolillo. Quella spagnola è una missione di recente fondazione. Quindi, con innovativi stimoli pastorali. Tra i diversi, la cura per i carcerati (non mancano quelli italiani) e lo sguardo sul Mediterraneo. Don Usubelli, ad esempio, è stato imbarcato sull’Astral, una nave della Ong Open Arms. A tal riguardo, Massimo Pavanello - sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes - farà pure un accenno all’imminente raduno «Mediterraneo di pace». L’Incontro si aprirà a Firenze, proprio all’indomani della trasmissione radiofonica. Vi parteciperanno i Vescovi e i Sindaci delle maggiori città che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui Barcellona. All’evento, presenzieranno anche Papa Francesco e il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Germania: carcerati e dimenticati?

17 Febbraio 2022 -
Francoforte - Di solito, nelle edizioni di gennaio e febbraio del nostro giornale (Corriere d'Italia, ndr)  non mancavano le consuete fotografie dei consoli in visita ai connazionali detenuti o altre note che parlavano dei pacchi dono inviati tradizionalmente dai consolati ai detenuti italiani nel periodo natalizio. Quest’anno nulla si sente, nulla si vede. Alcuni familiari dei detenuti italiani in Germania hanno invece segnalato alla nostra redazione che quest’anno il solito pacco dono, o il semplice panettone, a qualche loro congiunto detenuto non è arrivato al carcere come negli anni precedenti. Una dimenticanza? Speriamo di sì. Non è escluso che l’assistenza consolare ai detenuti sia stata svolta in linea di massima come sempre, solo che a noi non ne è giunta notizia. La situazione nelle carceri, al momento, non è comunque molto felice. La pandemia non si è fermata davanti ai cancelli degli istituti di pena. I contatti con l’esterno hanno subito limitazioni. La possibilità di contagio in ambienti ristretti, nel vero senso della parola come gli istituti di pena, è di un’elevata pericolosità. A questo punto bisogna fare un’osservazione di carattere generale che vale sempre quando si parla di detenuti, anche di detenuti italiani in Germania. Stabiliamo a priori che qui non si vuole battere il tasto della pietà, della pena verso i “meno fortunati” o del romanticismo che in molti ambienti aleggia verso coloro che hanno sfidato le leggi, stile Mario Merola “Io songo carcerato e mamma more”.
Il ragionamento, l’approccio dovrebbe essere piuttosto di tutt’altra natura.  Nei confronti dei detenuti vale, più di tutte le altre, la massima della parità di trattamento. Sbagliato è invece ogni atteggiamento da esorcista verso chi ha meritato il carcere. Sbagliato è anche ogni approccio decisamente lacrimevole. Le autorità devono preoccuparsi innanzitutto che la diversa nazionalità, la mancanza di conoscenza della lingua veicolare nelle carceri, la diversa estrazione culturale non rendano la vita di un carcerato più amara e dura di un altro che sconta la stessa pena per lo stesso reato. Immaginate una persona detenuta i cui familiari sono tutti in Italia? Il disagio aumenta in maniera notevole quando questo detenuto per mesi e mesi non riceve visite dai suoi cari. Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. Immaginate una persona che all’interno del carcere non può assolvere l’addestramento professionale per prepararsi a un futuro migliore perché non conosce il tedesco? Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. Immaginate una persona costretta tutti i giorni a mangiare cose estranee ai suoi gusti, alle sue abitudini alimentari? Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. E la lista potrebbe continuare, segnalando altre situazioni di diseguaglianza nelle condizioni di detenzione. L’assistenza ai detenuti italiani all’estero, nel frattempo. è ben definita nelle regole consolari. La misericordia, invece, che è il nobile sentimento di coinvolgimento attivo verso l’infelicità altrui, dovrebbe essere, a sua volta, ben definita nell’animo di chiunque asserisce di essere cristiano. E, tra le sette opere di misericordia corporale, che ogni cristiano dovrebbe tener ben presente per definirsi tale, è anche elencato, insieme a dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, seppellire i morti anche “visitare i carcerati”. Sono elencati per ultimi i carcerati. Ma ci sono. Non lo dimentichiamo. (Aldo Magnavacca - Corriere d'Italia)
 

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.263 persone sulle coste italiane

16 Febbraio 2022 -
Roma - Sono 4.263 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 1.186 sono di nazionalità bengalese (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (755, 18%), Tunisia (596, 14%), Costa d’Avorio (236, 5%), Eritrea (194, 5%), Guinea (138, 3%), Pakistan (102, 2%), Sudan (93, 2%), Afghanistan (91, 2%), Camerun (76, 2%) a cui si aggiungono 796 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.I l dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Papa Francesco: “custodire ogni persona che ha fame e sete, ogni straniero, ogni migrante, ogni malato, ogni carcerato”

16 Febbraio 2022 -

Città del Vaticano - ”Ogni persona che ha fame e sete, ogni straniero, ogni migrante, ogni persona senza vestiti, ogni malato, ogni carcerato è il Bambino che Giuseppe custodisce. E noi siamo invitati a custodire questa gente, questi fratelli e sorelle nostre, come ha fatto Gesù”. Lo ha spiegato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, l’ultima del ciclo su San Giuseppe, pronunciata in Aula Paolo VI e dedicata a S. Giuseppe patrono della Chiesa universale. “Per questo, egli è invocato come protettore di tutti i bisognosi, degli esuli, degli afflitti, e anche dei moribondi”, ha osservato Francesco facendo riferimento alla catechesi di mercoledì scorso. “E anche noi dobbiamo imparare da Giuseppe a custodire questi beni”, l’imperativo del Papa: “amare il Bambino e sua madre; amare i sacramenti e il popolo di Dio; amare i poveri e la nostra parrocchia. Ognuna di queste realtà è sempre il Bambino e sua madre. Noi dobbiamo custodire, perché con questo custodiamo Gesù, come ha fatto Giuseppe”

Conferenza sul futuro dell’Europa: dai cittadini sì al patto per le migrazioni, superare il sistema di Dublino

15 Febbraio 2022 -
Roma - I cittadini europei che si sono confrontati a Maastricht sul tema delle migrazioni nel contesto della Conferenza sul futuro dell’Europa chiedono un “sistema per la migrazione lavorativa basata sui bisogni reali del mercato di lavoro Ue” e un’attenzione ai migranti qualificati; utile sarebbe un’agenzia per l’immigrazione che selezioni nei Paesi d’origine i migranti in base alle qualifiche professionali. Ma ai confini dell’Europa devono valere ovunque le stesse politiche e modalità di accoglienza, nel rispetto dei diritti umani; serve più potere, indipendenza e trasparenza per Frontex. Va però anche intensificato lo sforzo per sostenere lo sviluppo dei Paesi di partenza dei migranti. A livello europeo le condizioni lavorative siano armonizzate per evitare la migrazione lavorativa interna. Una politica migratoria collettiva deve basarsi sul “principio della solidarietà” con procedure comuni e standard minimi per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, e con uno sforzo educativo e di sensibilizzazione ai temi della migrazione e integrazione. Bene il nuovo patto per le migrazioni, ma dovrebbe diventare legge Ue, superando definitivamente il sistema di Dublino, e incaricando l’agenzia europea per l’asilo di valutare le richieste, ricollocare le persone nei diversi Paesi Ue, secondo un criterio di equità e di bisogni. Regole uniformi, sostegno ai Paesi di approdo, centri per i minori non accompagnati tra le richieste. Non è stata invece approvata la proposta di estendere la definizione di richiedenti asilo alle persone colpite dai cambiamenti climatici, né quella della definizione di vie legali di migrazione.

Ucraina: il card. Parolin ha espresso il sostegno al popolo ucraino

15 Febbraio 2022 - Roma - Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede  ha telefonato a Sua Beatitudine Sviatoslav Schevchuk, arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halych, per esprimere la vicinanza della Santa Sede alla Chiesa cattolica in Ucraina e la solidarietà alla popolazione del Paese, “in questo difficile momento di escalation del conflitto intorno all’Ucraina”. Sua Beatitudine Sviatoslav ha informato il card. Parolin del servizio che la Chiesa greco-cattolica ucraina svolge nelle attuali condizioni di minaccia di invasione russa su vasta scala e ha ringraziato la Santa Sede per la costante attenzione alla situazione.  Il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha, in particolare, espresso gratitudine per “il nuovo appello, fatto da Papa Francesco, a pregare per la pace in Ucraina e a scongiurare la minaccia della guerra”.  “Il popolo ucraino sente la particolare sollecitudine del Santo Padre per la pace in Ucraina e apprezza gli sforzi diplomatici della Santa Sede intesi a superare l’attuale crisi internazionale”. “In questo momento travagliato, desidero esprimere a Lei, Beatitudine, all’Episcopato, ai sacerdoti e ai fedeli della Chiesa che Lei guida e a tutto il popolo ucraino il sostegno della Santa Sede, manifestare la sua solidarietà ed assicurare la preghiera per tutti”, ha concluso il Parolin.    

Ucraina, vescovo di Kiev: “Non siamo soli. Sentiamo il Papa e l’Europa vicini”

15 Febbraio 2022 - Roma -  “Papa Francesco ci è molto d’aiuto, lo ringraziamo per il sostegno e la preghiera. Non soltanto noi cattolici ma anche tutti gli ucraini sentono il sostegno e la preghiera di Papa Francesco per il nostro Paese. Questo conferma che l’Ucraina e la situazione del nostro Paese sta a cuore all’Europa. In questo momento non ci sentiamo soli”. Lo ha detto il vescovo di Kiev-Zhytomyr, mons. Vitalii Kryvytskyi, ospite del programma ‘Il diario di Papa Francesco’ su Tv2000. “I nostri fedeli ma anche le persone che non sono cattoliche – ha aggiunto il vescovo di Kiev a Tv2000 - hanno bisogno delle nostre parole. È molto difficile trovare parole giuste in questo momento perché soltanto Dio sa cosa accadrà domani. Oggi la gente ha bisogno di essere sostenuta ma anche di ricevere parole di conforto”.  

Le ucraine in Italia:”Esercito può richiamarci”

15 Febbraio 2022 - Roma - Sono ore di angoscia per molte delle donne ucraine residenti in Italia e ormai oltre i 50 anni di età. Il motivo? La paura di essere richiamate dall’esercito della madre patria: "Ho 59 anni, ho fatto il servizio militare e so che le donne fino a 60 anni possono essere chiamate alle armi – dice Svetlana, intercettata in una chiesa ortodossa di Milano –. Risponderei? No, mi chiedo cosa può fare una donna della mia età in guerra e poi vivo e lavoro da 13 anni ad Arese, faccio l’operatrice sociosanitaria, mi piace aiutare gli altri. Ho la mia vita qui e sto bene". Stessi timori per Olga che ha una preoccupazione in più: "Non ho ancora i documenti, ho un appuntamento tra quattro giorni e temo davvero che l’Esercito mi chiami".  

Don Marco Jaroslav Semehen: una preghiera continua ed incessante degli ucraini in Italia

14 Febbraio 2022 - Roma - “Oggi la situazione è abbastanza delicata. Le tensioni aumentano in Ucraina e anche la preoccupazione dell’intera popolazione che vive nel paese. Preoccupazione anche tra gli ucraini che vivono all’estero”. A parlare è don Marco Jaroslav Semehen, rettore della basilica di Santa Sofia a Roma e direttore Migrantes dell’Esarcato apostolico degli Ucraini in Italia. “Noi contnuiamo a pregare, una preghiera continua ed incessante” quella  degli ucraini che vivono nel nostro Paese. Ieri, domenica, in tutte le comunità si è pregato per la pace in Ucraina “che il Buon Dio doni la Pace a questo paese e dall’altro lato per coloro che stanno trattando e stanno decidendo affinchè non ci sia guerra. La guerra – ha aggiunto sarebbe incomprensibile soprattutto tra due popoli cristiani”. “Stiamo pregando molto ma stiamo anche vicino alla gente, alla nostra gente, la incoraggiamo in questo periodo  difficile sia per loro che vivono in Italia o in altri paesi e per i loro familiari in Ucraina” Una preoccupazione – conclude don Marco – che “fa crescere la fede e la speranza, affidando nelle mani del buon Dio quello che sta succedendo e che potrà succedere". In Italia vivono circa 250mila ucraini mentre gli italiani presenti nel Paese sono circa 2000.

CEMi: la pace in Ucraina e la tragedia del Mediterraneo

14 Febbraio 2022 - Roma - La CEMi (Commissione Episcopale per le Migrazioni) al termine dell’incontro tenutosi presso la Fondazione Migrantes, oggi  14 febbraio 2022,  si è unita all’appello rivolto da Papa Francesco e dalla Presidenza della Cei per la pacce in Ucraina. Le parole preoccupate del Santo Padre e della Presidenza della Cei – sottolineano i Vescovi della CEMi - sono particolarmente importanti in queste ore in cui le tensioni si sono intensificate. La CEMi è anche vicina agli oltre 2000 italiani che vivono e lavorano in Ucraina e ai circa 250mila migranti ucraini presenti nel nostro Paese sia cattolici di rito orientale che ortodossi: una presenza importante nella vita delle nostre Chiese, per il dialogo ecumenico ma anche per la vita sociale ed economica del nostro Paese. Nell’incontro i Vescovi della Cemi si sono soffermati con preoccupazione alla situazione del Mediterraneo, a cui sarà dedicato il prossimo incontro dei Vescovi a Firenze. Continuano, infatti, i “viaggi della speranza” purtroppo abbandonati a se stessi, nel disinteresse dell’Europa e assistititi solo dalle navi della Civil flot,  e che lo scorso anno hanno generato la tragedia di quasi 1500 vittime.    

Migrantes Rossano-Cariati: una preghiera contro la tratta degli esseri umani

14 Febbraio 2022 - Rossano - Si è tenuta ieri, domenica 13 febbraio,  nella Parrocchia di Cristo Re a Cariati la giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro tutte forme di schiavitù  meglio conosciuta come giornata contro la tratta degli esseri umani. Il bellissimo momento di preghiera accolto dal parroco don George Veiee è stato presieduto dall'arcivescovo di Rossano-Cariati mons. Maurizio Aloise ed organizzata dalla commissione Migrantes della diocesi. Durante la preghiera coordinata da sr. Antonia Dal Mas, Missionaria dell’Immacolata del PIME e dalla dottoressa Carmelina Sciarrotta entrambe componenti della commissione Migrantes della diocesi, ha visto la presenza di numerosi fedeli sensibili alla tematica. Durante l’iniziativa, nella quale è stata introdotta la vita di santa Giuseppina Bakita, c’è stata la partecipazione di alcune ragazze vittime di tratta. “Come arcidiocesi di Rossano-Cariati siamo da sempre impegnati ad abbattere ogni forma di ingiustizia e sfruttamento, in particolare per quanto riguarda la tratta degli esseri umani presente nelle nostre zone, sotto l’evidente forma della prostituzione e dello sfruttamento lavorativo” ha dichiarato Giovanni Fortino direttore della pastorale Migrantes diocesana, “ come non ricordare, ha proseguito, l’iniziativa della fiaccolata vissuta qualche anno fa che fece scalpore per le tante forze politiche assenti e contrarie a tale iniziativa, ma noi come diocesi volevamo andare oltre l’opinione pubblica e la politica perchè ritenevamo opportuno arrivare ai cuori dei cittadini onesti per sensibilizzarli contro questo fenomeno che affligge ancora oggi la nostra terra, richiamando la necessità del sostegno di tutti affinché venga rispettata la dignità dell’essere umano contro ogni forma di sfruttamento grazie anche alla volontà dell’allora vescovo mons. Santo Marcianò”. L’iniziativa,  inserita in un più ampio movimento di preghiera voluto da Papa Francesco di portata mondiale con il tema 2022 “La Forza della Cura” trova la sua massima espressione ed intensità nella giornata dedicata alla memoria liturgica di Santa Bakita che si celebra l’8 febbraio. Santa Bakita suora canossiana che venne ridotta in schiavitù in africa e arrivata in italia divenne libera e suora patendo con il suo corpo  le tante  punizioni corporali che gli venivano inflitte dai suoi carnefici tanto che ad un certo punto arrivo a dimenticare persino il suo nome di origine. Un brutta storia di traffico di esseri umani che nel caso di Santa Bakita, salita agli Onori degli altari della Chiesa Cattolica ha avuto dei risvolti positivi di libertà. La bellissima e significativa omelia di Mons. Maurizio Aloise ha concluso il momento di preghiera rifacendosi al tema e alle parole di Papa Francesco richiamando il passo del Vangelo del buon Samaritano e chiedendosi “ Chi è il mio prossimo? : il tuo prossimo non è colui che tu fai entrare nell’orizzonte delle tue attenzioni, ma prossimo sei tu quando ti prendi cura di un uomo; non tu chi ami, ma tu quando ami. (Migrantes Rossano-Cariati)    

Ucraina: Migrantes Salerno, ucraini vivono “tra speranza e paura”

14 Febbraio 2022 - Salerno - In questi giorni gli ucraini “vivono la condizione di chi è sospeso tra la paura della guerra e la speranza che si possa ancora dare un'altra possibilità alla pace”. Lo dice oggi Antonio Bonifacio, direttore Migrantes nella diocesi di Salerno-Campagna-Acerno.  Vivono – dice Bonifacio - “la tensione a distanza e questo crea ansie ancora più profonde. C'è il desiderio di rimanere costantemente aggiornati, di avere notizie dei propri familiari. Pensiamo a coloro che, lavorando in Italia, riescono a inviare in patria il danaro per far crescere i propri figli nella loro terra o per provvedere alle proprie famiglie. C'è il serio pericolo che tutti questi sacrifici siano annullati dalla guerra, che potrebbe costringere molti a emigrare. È poi evidente che, già solo questa situazione di stasi e di pericolo incombente, generi una crisi economica, anzi peggiori quella già creata dalla pandemia. È una situazione complessa per varie ragioni. Anche al suo interno il Paese è diviso tra filorussi e indipendentisti e questo accresce l'incertezza e i timori per il futuro, sentiti anche dalle popolazioni dei territori confinanti”. Gli ucraini – aggiunge -  hanno parenti e amici lì, hanno paura: “loro stessi si chiedono come aiutarli o magari se possano accoglierli qui in Italia. L'impegno della comunità cristiana, intanto, è di pregare per la pace. L'Ucraina è un Paese grande per la sua estensione, per la sua storia, la sua cultura, la sua tradizione”. Oggi c'è una minaccia non solo di guerra “ma anche di violazione della pace in Europa e nel mondo.  Ecco perché noi, come cristiani, ucraini in Italia, preoccupati per la difficile situazione odierna, ci uniamo all'appello di Papa Francesco e del nostro Patriarca Sviatoslav a pregare con fervore per la conservazione della pace e della tranquillità in Ucraina e nel mondo. Chiediamo a tutti coloro che possono, e in particolare alla Repubblica Italiana, di unirsi alla pacifica soluzione di questa difficile situazione.  Crediamo e speriamo che tutto andrà bene”, aggiunge il cappellano degli ucraini di Salerno, don Ivan Boryn che si trova in Ucraina in questi giorni.

Ucraina: missionari orionini, “situazione di grande tensione”

14 Febbraio 2022 - Roma - Le notizie provenienti dall’Ucraina circa un possibile imminente scoppio di un conflitto sono sempre più preoccupanti. L’Opera Don Orione è presente in Ucraina da tanti anni, e proprio attraverso la voce di uno dei missionari orionini a Kiev, don Moreno Cattelan, arrivano informazioni sulla situazione che si sta vivendo nel paese: “Le notizie – scrive don Cattelan – che arrivano dai mass-media sono allarmanti e creano un clima di allerta e preoccupazione. La Farnesina ha chiesto agli italiani di lasciare in Paese, in via precauzionale. Il Presidente e il governo ucraino hanno chiesto più volte in questi giorni di mantenere la calma e di evitare il panico. Si sta creando un clima di terrore che non aiuta di certo la popolazione. Al momento è cruciale restare calmi, uniti all’interno del Paese, evitare azioni destabilizzanti che creino panico e divisione”. “Qui a Kiev – continua – la vita trascorre come tutti gli altri giorni, normale. Lavoro, scuola, anche se alcune classi sono ridotte o chiuse per Covid. Si sta organizzando qualche manifestazione in piazza. Aleggia certo la minaccia della guerra… ma noi per il momento siamo determinati a restare. Non ha senso abbandonare la nostra gente proprio ora. Siamo qui per creare con il popolo ucraino un clima di speranza e fiducia nel futuro”. “In queste ultime ore – conclude don Cattelan – la tensione è alle stelle. Noi cerchiamo di stare calmi e ragionevoli, certo pronti a qualsiasi scenario. Ci sostiene la ragionevolezza e la speranza della pace! Vi invitiamo tutti alla preghiera. A tenere accesa la fiaccola della speranza. Quando la via diplomatica sembra difficile, o addirittura impossibile, noi cristiani sappiamo che la storia è guidata da Dio. E sarà Dio a toccare i cuori dei potenti, dei capi dei governi, di chi ha potere decisionale perché anche questo conflitto possa essere risolto per il bene di tutti. Grazie a tutti per l’attenzione, la condivisa preoccupazione e la preghiera».

Cei: presentato l’incontro del Mediterraneo

14 Febbraio 2022 - Roma - Si svolgerà nel segno del Sindaco Santo, Giorgio La Pira, l’Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo in programma a Firenze, dal 23 al 27 febbraio. L’evento – che si concluderà con la visita di Papa Francesco, vedrà la partecipazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (il 27 febbraio) e del Presidente del Consiglio, Mario Draghi (il 23 febbraio). “L’intuizione di ritrovarsi dopo la prima esperienza di Bari nel 2020, è maturata proprio a partire da La Pira che, in piena guerra fredda, avviò un percorso politico per favorire l’incontro tra gli uomini e promuovere la pace. Anche oggi c’è un bene comune del Mediterraneo costruendo il quale si pone un tassello imprescindibile per l’intera famiglia umana. I Vescovi e i Sindaci matureranno insieme proposte di vita e di serenità spirituale per tutti”, ha sottolineato il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. “Nell’orizzonte del Cammino sinodale, l’Incontro dei Vescovi, che ha per tema le città e la cittadinanza mediterranee, vuole tradurre l’idea comunionale consegnataci dal Concilio Vaticano II per attivare la partecipazione dei battezzati a discernere e attuare le soluzioni alle problematiche presenti. Saranno presenti circa 60 delegati provenienti da 20 Paesi bagnati dal Mediterraneo. L’obiettivo è elaborare, nella seduta congiunta con i Sindaci, una Carta d’intenti comune da consegnare a Papa Francesco”, ha aggiunto mons. Antonino Raspanti, Vice Presidente della CEI. “L’intento dell’Arcidiocesi è quello di preparare un’accoglienza che sia essa stessa un messaggio. La scelta del Convento di Santa Maria Novella quale sede dei lavori dei Vescovi, ad esempio, non è casuale: è stato infatti il primo insediamento dei Domenicani, come pure la cornice del Concilio di Firenze. Anche le realtà ecclesiali e religiose fiorentine saranno pienamente coinvolte, in particolare nella serata di giovedì quando sono previsti quattro appuntamenti diversi nelle principali Basiliche della città”, ha spiegato il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. “Con questo doppio appuntamento si completa il disegno lapiriano, sublimato dalla visita del Santo Padre. Sono grato alla Chiesa che è in Italia per aver scelto Firenze, al Presidente Mattarella e al Premier Draghi la cui presenza renderà ancora più memorabile la settimana fiorentina. Mai come oggi il Mediterraneo, che è culla delle nostre civiltà, viene raccontato attraverso le tragedie che vi si consumano: l’incontro dei Vescovi e dei Sindaci, che non ha precedenti, è invece un segno di speranza e di forza. Da qui partirà un appello molto forte all’Europa ad occuparsi del Mediterraneo”, ha evidenziato il Sindaco della città Nardella.

Coldiretti: 235mila ucraini in Italia

14 Febbraio 2022 -   In Italia sono presenti 235mila cittadini ucraini dei quali oltre 5mila lavorano in agricoltura che sono con il fiato sospeso per le tensioni al confine ed il rischio di invasione da parte della Russia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in riferimento alla situazione di allarme nell’Europa dell’Est. La comunità ucraina in Italia - sottolinea la Coldiretti -  si classifica  al terzo posto tra le più numerose e si caratterizza per la forte integrazione con le famiglie italiane. La collaborazione domestica e l’assistenza agli anziani sono tra le attività più diffuse con la netta prevalenza della componente femminile (80%) anche se - continua la Coldiretti -  non mancano quanti sono impiegati in altri settori come l'edilizia o l' agricoltura. L' Ucraina - conclude la Coldiretti - è infatti considerata il granaio d' Europa con grandi produzioni di grano, mais e orzo ma anche di semi oleosi oltre che di carne e latte.  

CEI: appello per la pace in Ucraina

14 Febbraio 2022 - Roma  - Quanto sta accadendo al confine tra Ucraina e Russia preoccupa il mondo intero. Il rischio concreto di una guerra – o anche solo l’ipotesi che si possa scatenare un conflitto – "turba gli animi, scuote le coscienze, aggiunge preoccupazioni alle tante che l’umanità sta già vivendo per la pandemia e per le altre 'pandemie' che attraversano il pianeta: povertà, malattie, mancanza di istruzione, conflitti locali e regionali… È responsabilità di tutti, a cominciare dalle sedi politiche nazionali e internazionali, non solo scongiurare il ricorso alle armi, ma anche evitare ogni discorso di odio, ogni riferimento alla violenza, ogni forma di nazionalismo che porti al conflitto". Lo scrive questa mattina, in un comunicato, la presidenza della Cei aggiungendo che "non c’è più posto per le armi nella storia dell’umanità! È la convinzione che ci muove alla vigilia dell’Incontro dei Vescovi e dei Sindaci del Mediterraneo che si terrà a Firenze dal 23 al 27 febbraio". "La cooperazione e il dialogo, accompagnati dalla diplomazia - sottolinea la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana -  siano regola e stile delle relazioni internazionali. E nel giorno in cui ricordiamo i santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, facciamo appello alle comuni radici nella fede cristiana, che è messaggio di pace, affinché nel Vecchio Continente ci sia sempre convivenza rispettosa, collaborazione sul piano economico, rispetto e dialogo duraturi. La pace è un bene prezioso al quale l’umanità non può e non deve mai rinunciare. Invochiamo il Signore nostro Gesù Cristo, principe della pace, e la Vergine Santissima, particolarmente venerata in Ucraina nella Basilica della Madre di Dio di Zarvanytsia, perché sia risparmiato un terribile flagello. Invitiamo tutte le Chiese d’Italia ad unirsi a questa intenzione di preghiera".

Tratta: un incontro di Migrantes, Missio e Caritas

14 Febbraio 2022 - Roma -  “Tratta, la forza della cura. Donne, economia, tratta di persone”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà a Roma alla presenza di sr. Gabriella Bottani della rete danti tratta “Talitha Kum”, che sarà affiancata dal sociologo Stefano Volpicelli. L’incontro fa parte del ciclo di formazione organizzato e proposto da Caritas Diocesana, Centro Missionario Diocesano e Ufficio Migrantes di Roma. Questi incontri – spiega il direttore Migrantes di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo - fanno parte del cammino di formazione essenziale per il servizio che volgiamo a favore dei migranti.