Primo Piano

Cei: quasi nove milioni di euro per 48 nuovi progetti nel Terzo Mondo

14 Luglio 2022 -
Roma - Il Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, nella riunione dell'8 e 9 luglio, ha approvato 48 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 8.884.515 così suddivisi: € 3.629.015 per 21 progetti in Africa, € 1.695.096 per 8 progetti in America Latina; € 1.805.035 per 13 progetti in Asia; € 1.605.209 per 4 progetti in Medio Oriente; € 150.160 per 2 progetti nell’Europa dell’Est. Tra gli interventi più significativi, quattro sono in Africa: in Etiopia, le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli costruiranno un centro di formazione professionale per favorire la promozione e lo sviluppo socioeconomico delle giovani donne. Insieme ai corsi di informatica, cucina, taglio e cucito, è previsto anche un servizio di sostegno psicologico per disabili, vittime di violenza e situazioni di disagio. In Ciad, BELACD Caritas offrirà formazione sull’agro-ecologia al fine di assicurare la sicurezza alimentare e nutrizionale e rinforzare l’economia locale attraverso il sostegno alla produzione vegetale ed animale per 4200 famiglie organizzate in 60 gruppi che lavorano presso 6 filiere di produzione. In Mozambico si provvederà invece ad arredare ed attrezzare una scuola agraria.  Nella Repubblica Democratica del Congo, i fondi dell’8xmille serviranno a costruire e equipaggiare un Centro ospedaliero ed oftalmologico con 200 posti letto, dove opererà uno staff di 70 persone. Tra i progetti approvati in America Latina, due saranno realizzati in Brasile: il primo riguarda un centro sociale che accoglierà 160 anziani  in situazione di povertà e vulnerabilità sociale della regione metropolitana di Belém; il secondo ha come destinatari i piccoli produttori di 16 municipi ed è volto a facilitare l’accesso a risorse tecniche e finanziarie per le loro attività, migliorandone le condizioni di vita e promuovendo la difesa dei diritti umani. In Ecuador, grazie al supporto della Caritas locale, verrà creata una Scuola di sviluppo umano integrale e solidale e d’economia sociale e solidale, si potenzierà la capacità di commercializzazione e vendita dei prodotti e si promuoveranno gruppi di risparmio e credito: il tutto a beneficio di 200 nuclei familiari. Nel Continente Asiatico, due interventi riguardano l’India: la Congregazione di Santa Teresa di Lisieux, che gestisce dal 2010 un centro di formazione professionale per infermieri, provvederà ad ammodernare e equipaggiare un laboratorio, una biblioteca, una sala informatica. I Padri Carmelitani di Maria Immacolata, sosterranno invece la formazione di circa 200 persone disabili di 19 villaggi del distretto di Idukki in vista della loro inclusione lavorativa. In Medio Oriente, uno dei progetti verrà sviluppato, grazie alla Caritas, in Turchia: l’obiettivo è migliorare l’inclusione di circa 4000 migranti e persone fragili presenti sul territorio nazionale attraverso l’educazione (con corsi di lingua, attività di doposcuola e corsi professionalizzanti), l’avvio di microimprese, il sostegno economico alle famiglie più povere, la creazione di centri di ascolto e l’offerta di supporto psicologico.

Circo: ad ottobre il festival di Latina

14 Luglio 2022 - Latina - Dal 13 al 27 ottobre prossimo a Latina la 23^ edizione dell’International Circus Festival of Italy, la manifestazione circense, storicamente legata al nome del capoluogo italiano, tesa alla promozione del Circo e dello spettacolo dal vivo. L’evento si snoderà, come ogni anno, attorno alla competizione tra i migliori artisti circensi selezionati nei cinque continenti che si esibiranno di fronte ad una Giuria Tecnica Internazionale composta dai massimi esperti del settore e ad una Giuria della Critica di cui faranno parte giornalisti e personalità del mondo dello spettacolo. I premi “Latina d’Oro”, “Latina d’Argento” e “Latina di Bronzo” saranno consegnati durante la serata finale del 17 Ottobre.

Papa Francesco: a settembre visita ad Assisi e Matera

14 Luglio 2022 - Roma - A settembre papa Francesco sarà ad Assisi e Matera. Due giorni intensi che inizieranno il 24 settembre nella città del Poverello  per l’evento «The Economy of Francesco». Alle 9,30 l’elicottero con a bordo il Papa arriverà nel piazzale antistante il palaeventi di Santa Maria degli Angeli, dove sarà accolto da tre giovani, in rappresentanza dei partecipanti all’evento, e dai membri del comitato promotore: Luigino Bruni, Francesca di Maolo, suor Alessandra Smerilli, rappresentanti delle Famiglie francescane di Assisi e della Pro Civitate Christiana. Alle 10 il Papa raggiungerà il palco per l’incontro con i giovani, che prevede il racconto di esperienze da parte di otto giovani. Poi il discorso del Santo Padre. Alle 11.30, al termine dell’incontro, il Papa raggiungerà in auto il piazzale antistante il Teatro, da dove un quarto d’ora dopo è previsto il decollo da Santa Maria degli Angeli. L’evento coinvolgerà i giovani di oltre 100 Paesi del mondo. Il giorno successivo, domenica 25 settembre, papa Francesco sarà a Matera nella giornata conclusiva del Congresso eucaristico nazionale. Alle 8,30 l’elicottero con a bordo il Santo Padre arriverà nello Stadio comunale XXI Settembre. A Matera Francesco sarà accolto dal card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, da mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, e dalle autorità locali. Subito dopo il trasferimento in auto in cattedrale, dove alle 9 si svolgerà l’incontro con i profughi e i rifugiati. Il programma prevede la presentazione di mons. Caiazzo e le parole di saluto del Papa, che alle 9.30 lascerà la cattedrale. Alle 10, in piazza Matteotti, la concelebrazione eucaristica per la conclusione del Congresso eucaristico nazionale, con l’omelia del Papa e l’Angelus, cui seguiranno le parole di ringraziamento del card. Zuppi. Alle 11.45 Il Santo Padre raggiungerà in auto  la mensa della fraternità intitolata a «Don Giovanni Mele» dove è prevista la benedizione e inaugurazione della nuova struttura. Alle 12.30, nello stadio comunale il saluto alle autorità e la partenza per il Vaticano.

Camminando, in ascolto

14 Luglio 2022 - Roma - Dall’ascolto… ai linguaggi. Le prospettive per il secondo anno del Cammino sinodale, dal titolo “I cantieri di Betania”, disegnano un percorso molto affascinante che richiede un “di più” di progettualità e creatività. Quel “da… a”, infatti, non indica la vastità, la complessità o il paragone, ma l’input iniziale che traccia anche il dispiegarsi nello spazio e nel tempo. È l’ascolto delle persone e della realtà a sostenere l’impegno, come si legge nel testo, a “rimodulare i linguaggi ecclesiali, ad apprenderne di nuovi, a frequentare canali meno usuali…”. E, prima ancora, è l’ascolto dello Spirito a sorprendere come è sempre avvenuto nella nostra storia. È una riscoperta, per quanti sono impegnati nella comunicazione, a tessere le trame di un processo che, se realizzato fino in fondo, porta sempre alla donazione di sé nell’amore. (Vincenzo Corrado)      

Migranti: convenzioni scadute e stop ai mediatori

14 Luglio 2022 -

Dal primo luglio circa 300/350 mediatori sono rimasti a casa e gli uffici immigrazione, già in affanno per ferie e malattie legate al Covid, si ritrovano anche senza questa risorsa essenziale. Senza contare l’aumentato afflusso di pratiche, dovuto all’arrivo dei profughi ucraini.

Due sindacati di polizia hanno scritto alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese per avere l’immediato ripristino del servizio. La pubblica sicurezza, dice il segretario del Siulp Fabio Lauri, «non può permettersi di rinunciare a nessuna delle risorse disponibili. Men che meno dei traduttori e degli interpreti che consentono di assolvere alle funzionalità necessarie degli Uffici immigrazione, già oberati da lavoro ordinario e straordinario». Parole analoghe quelle del Sap, Sindacato autonomo di polizia, che richiedono alla ministra «un intervento in favore di una celere definizione della procedura contrattuale ». «Sei mesi e poi ad un certo punto il 30 giugno alle 18 di pomeriggio ci dicono che la trattativa con il Ministero non è andata bene e che dal giorno dopo non lavoriamo più». Mediatori che aiutano da Ventimiglia a Lampedusa, nelle situazioni più delicate. «Alcune questure riescono a riempire quei buchi, altre come Napoli, sono in forte difficoltà – continua Mouktar –. Lì avevamo 13 mediatori che parlavano diverse lingue ed il flusso è di 300 migranti al giorno, di cui 200 ucraini».

Anche R.I., mediatore ad Alessandria, è a casa dal primo luglio, «dall’emergenza nord Africa in poi il mediatore culturale è una figura indispensabile per i lavori degli uffici immigrazione e delle prefetture». Intanto un gruppo di mediatori, a seguito del temporaneo mancato rinnovo del contratto si sta organizzando per parlare con una voce sola con il Ministero, chiedere l’immediato ripristino del servizio e un riconoscimento della professione a livello nazionale che li possa far accedere ad una contrattazione collettiva.

 

GMMR: le celebrazioni in Italia

12 Luglio 2022 - Roma - Le celebrazioni ufficiali della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2022 si svolgeranno quest’anno in Sardegna. L’iniziativa è della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes che proprio in questa regione promuoverà, dal 29 agosto al 2 settembre ad Alghero, il Corso di Alta Formazione sul tema “Costruire il futuro con” per tutti i direttori e collaboratori diocesani Migrantes d’Italia. In Sardegna anche la celebrazione eucaristica nazionale che si svolgerà domenica 25 settembre, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nella cattedrale di Iglesias, alle ore 11, presieduta da mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo di Iglesias e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda. (R.Iaria)

Migrantes Crotone-Santa Severina: sr Pisani, “non basta accogliere, ma bisogna innescare processi di integrazione”

13 Luglio 2022 - Crotone - Il 27 giugno scorso, a Roccella Jonica, sono arrivati 108 migranti. Il 3 luglio sono sbarcati altri 50. Poche ore dopo, sulle coste calabresi sono arrivate altre 150 persone. “Il mare piatto di questi giorni favorisce gli sbarchi, con le rotte che provengono dalla Afghanistan e dalla Turchia, ma anche dalla Siria”, dice al Sir suor Loredana Pisani, direttrice dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Dall’inizio del 2022 sono stati 34 gli sbarchi in Calabria, per un totale di circa 5mila migranti. E con l’estate ancora nel vivo, non c’è dubbio che il numero degli arrivi per l’anno in corso sarà ben superiore rispetto alle 7mila unità fatte registrare nel 2021. Roccella, Siderno, Caulonia, Palizzi, Reggio Calabria, le località dove più di tutte si verificano gli sbarchi. Nel Reggino, infatti, gli approdi nel 2022 sono aumentati, come testimonia Cristina Ciccone, presidente della cooperativa Demetra, nata grazie al Progetto Policoro, impegnata nell’accoglienza nella diocesi di Reggio Calabria-Bova. Tra i nodi da risolvere dell’impegno delle associazioni e delle Istituzioni ecclesiali e civili, c’è quello delle carenze strutturali e della necessità di garantire situazioni di accoglienza dignitose a quanti arrivano in Calabria. Anche perché “da febbraio – spiega Ciccone – da un lato abbiamo dovuto provvedere all’accoglienza dei migranti, per i quali vengono utilizzate anche palestre presenti in città, dall’altro vi è stato il fermento dovuto all’arrivo delle famiglie ucraine, per cui non sempre si riesce a dare accoglienza dignitosa”. Nel Crotonese la situazione non è delle migliori. Il capoluogo pitagorico, grazie al centro di accoglienza “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto, è quello maggiormente impegnato nell’accoglienza dei migranti che arrivano nell’area dello Jonio calabrese. “Il maggior numero di sbarchi si verifica nei mesi primaverili ed estivi perché la costa jonica è sempre accessibile, di conseguenza diventa un punto strategico”, evidenzia suor Pisani. “L’ultimo sbarco, di pochi giorni fa, con 150 persone in due momenti diversi, tra cui anche dei minori, ha visto approdare sulle nostre coste persone provenienti da Afghanistan, Iraq, Iran e Turchia, che sfuggono dalla povertà e dalla guerra. Un fatto è certo: Crotone è un punto di sbarco, ma chi viene qui lo fa per raggiungere altri luoghi, perché starci non conviene; infatti, la pandemia, la mancanza di lavoro e la carenza delle infrastrutture rendono non appetibile il territorio”. In Calabria i migranti arrivano a migliaia, vengono aiutati dalla Capitaneria di Porto, dalla Protezione Civile e dalla Croce Rossa, secondo le sensibilità dei territori. Gli organismi ecclesiali, da parte loro, offrono ascolto, accoglienza, cura pastorale. È essenziale, soprattutto da parte delle associazioni impegnate sui territori, dare un sostegno a quanti arrivano. Così come ha inteso fare Medici senza frontiere (Msf), che a Roccella, durante l’estate, fornirà supporto medico e psicologico ai migranti, con particolare attenzione all’individuazione di persone con vulnerabilità mediche a cui garantire la continuità delle cure nelle strutture di prima e seconda accoglienza. “In questi primi giorni abbiamo visto arrivare, dopo viaggi lunghi giorni e spesso a bordo di imbarcazioni fatiscenti, famiglie, minori soli, donne incinte – afferma Giovanni Perna, capo progetto di Msf a Roccella Jonica -. Siamo qui per supportare la città e in generale tutto il territorio della Prefettura di Reggio Calabria, che dall’inizio dell’anno è stata chiamata a gestire uno sbarco in media ogni 3 giorni”. L’altro segnale viene dalla Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, che ha messo a regime tre motovedette classe 300 pronte ad intercettare nelle miglia di competenza quanti arrivano via mare. Gli Uffici diocesani Migrantes e Caritas, unitamente alle parrocchie e alle associazioni legate alla progettualità ecclesiale, sono attenti a quanto accade nei territori. Il 2022 è stata una sorta di palestra, perché arrivi di ucraini e incremento dei migranti hanno chiamato a una nuova responsabilità. Terminata l’esperienza della comunità parrocchiale San Nicola di Roccella Jonica, che per un mese ha accolto 50 giovani profughi sfuggiti dalla guerra, l’impegno nella carità è diffuso a più livelli nelle zone “calde” degli sbarchi: “Il nostro desiderio è quello di offrire assistenza, anche solo una vicinanza di prossimità – chiarisce suor Pisani -. Non basta accogliere, ma bisogna innescare processi di integrazione, imparando a far convivere le diverse culture”. A farle eco Agostino Martino, socio della cooperativa Demetra, responsabile dell’area immigrazione: “Noi non ci occupiamo di prima accoglienza, ma da anni siamo impegnati nel campo dell’immigrazione con diversi progetti di prossimità, una presa in carico olistica per non abbandonare nessuno di quelli che arriva nel Reggino, a partire dalle criticità dell’area di Gioia Tauro, dove si trova la tendopoli di San Ferdinando e, ancora, l’insediamento dei migranti a Taurianova”. Questo perché “la logica dell’assistenza non ha senso: dobbiamo puntare sulla emancipazione”. (Fabio Mandato – Sir)

Centro Astalli: 20 anni legge Bossi-Fini?Non un giorno di più

13 Luglio 2022 - Roma - "Quest'anno compie 20 anni la legge Bossi-Fini: c'è solo da sperare che al consueto 'cento di questi giorni' si sostituisca invece 'non un giorno di più'". Lo afferma sulla newsletter del centro Astalli, servizio dei gesuiti per i rifugiati, il presidente padre Camillo Ripamonti, come riferisce Ansa. "A tale proposito - prosegue - potremmo farci una domanda semplice: l'obiettivo della legge n.189 del 30 luglio 2002 era tra gli altri quello di contrastare l'immigrazione irregolare, ha ottenuto il suo risultato? Sembrerebbe di no! Anzi, una legge pensata per contenere e non per governare il fenomeno migratorio ha ottenuto come risultato quello di aver creato tanta irregolarità, poi affrontata a colpi di sanatorie". "Infatti - sottolinea ancora il gesuita - molte se ne sono susseguite negli anni, camuffate anche in vari modi, ma lasciando oggi il Paese con un chiaro bisogno di manodopera generica e specializzata che non riesce a essere soddisfatto". "Senza contare poi la creazione del binomio migrazione-sicurezza che la legge ha negli anni alimentato favorendo un clima sociale a dir poco diffidente", aggiunge. "Occorre superare l'ideologia per affrontare le questioni con lungimiranza - conclude padre Ripamonti -. La proposta di legge di iniziativa popolare Ero straniero, depositata in Parlamento nel dicembre del 2017, può essere l'inizio di una riflessione adeguata. Occorre non perdere l'occasione".  

Usa: nasce il Premio “Italiani per il futuro

13 Luglio 2022 - Roma - Con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti nasce il Concorso nazionale Premio New York di Poesia “Italiani per il futuro”. Ispirato dal tema scelto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) per la XXII settimana della lingua italiana nel mondo: “L’Italiano e i giovani” e dalla 40esima edizione della serata di lettura di poesie in lingua vernacolare siciliana organizzata dal Castel del Golfo Social Club a Brooklyn, il Premio è destinato a testi sia in lingua italiana sia in uno dei dialetti ancora parlati dalle comunità italiane negli USA. Le fasce d’età ufficiali previste dal Concorso sono tre: fino ai 12 anni; dai 13 ai 19; dai 20 ai 35. Gli ultra-trentacinquenni sono comunque invitati a partecipare come categoria fuori concorso, i cui migliori elaborati saranno pubblicati nel volume che raccoglierà le liriche vincitrici e le menzioni onorevoli. La Giuria del Premio è presieduta dal Direttore dell’Istituto Italiano di cultura di New York, Fabio Finotti, e composta da poeti, poetesse, artisti ed esponenti del mondo universitario e della comunità. In rappresentanza delle tre istituzioni che lo hanno creato, il Comitato organizzatore è formato dal Direttore Fabio Finotti, dal Dean del John D. Calandra Italian American Institute del CUNY, Anthony Julian Tamburri, e dalla V. Segretaria generale del CGIE, Silvana Mangione, che lo presiede. La City University of New York è il più grande sistema universitario urbano degli USA, con 25 campus nella Città di New York, che hanno formato finora 13 Premi Nobel. Gli elaborati andranno indirizzati all’Istituto italiano di Cultura: 686 Park Avenue, New York, NY 10065 entro il 10 settembre.

Cammino sinodale delle Chiese in Italia: “I cantieri di Betania” per il secondo anno di ascolto

12 Luglio 2022 -
Roma - Si intitola “I cantieri di Betania” il testo con le prospettive per il secondo anno del Cammino sinodale che viene consegnato alle Chiese locali ed è disponibile su https://camminosinodale.chiesacattolica.it/. Questo documento – spiega il Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, nell’introduzione – “è frutto della sinodalità” e “nasce dalla consultazione del popolo di Dio, svoltasi nel primo anno di ascolto (la fase narrativa), strumento di riferimento per il prosieguo del Cammino che intende coinvolgere anche coloro che ne sono finora restati ai margini”. Secondo il porporato “è tanto necessario ascoltare per capire, perché tanti non si sentono ascoltati da noi; per non parlare sopra; per farci toccare il cuore; per comprendere le urgenze; per sentire le sofferenze; per farci ferire dalle attese; sempre solo per annunciare il Signore Gesù, in quella conversione pastorale e missionaria che ci è chiesta”. Si tratta, dunque, di “una grande opportunità per aprirsi ai tanti ‘mondi’ che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù”.
Il testo – che ha come icona biblica di riferimento l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania – presenta tre cantieri: quello della strada e del villaggio, quello dell’ospitalità e della casa e quello delle diaconie e della formazione spirituale. Questi cantieri potranno essere adattati liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nei diversi territori. A questi, ogni Chiesa locale potrà aggiungerne un quarto che valorizzi una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco.
Il documento viene diffuso all’inizio dell’estate, “perché così abbiamo modo di impostare il cammino del prossimo anno”. “Lo sappiamo: a volte sarà faticoso, altre coinvolgente, altre ancora gravato dalla diffidenza che ‘tanto poi non cambia niente’, ma siamo certi – conclude il Card. Zuppi – che lo Spirito trasformerà la nostra povera vita e le nostre comunità e le renderà capaci di uscire, come a Pentecoste, e di parlare pieni del suo amore”.
In vista della realizzazione dei cantieri, durante l’estate, attraverso il sito dedicato (https://camminosinodale.chiesacattolica.it/), verranno messe a disposizione esperienze e buone pratiche come doni reciproci tra le Chiese locali.

Cattolici e sciiti a confronto: un convegno promosso dalla Comunità di Sant’Egidio

12 Luglio 2022 - Roma - “Cattolici e Sciiti davanti al futuro”. Questo il titolo delle due intense giornate di dialogo, che a partire da domani, 13 luglio, vedranno autorevoli esponenti sciiti da diversi paesi del Medio Oriente assieme a studiosi e rappresentanti della Chiesa cattolica, come i cardinali Louis Raphaël I Sako, patriarca di Baghdad dei Caldei, e José Tolentino De Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Il convegno, che si aprirà con le relazioni di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e di Jawad Al-Khoei, segretario generale dell’Imam Al-Khoei Institute, nasce dalla proposta di rafforzare i fili di dialogo tra due mondi, cattolico e sciita, dopo lo storico incontro tra Papa Francesco e il Grande Ayatollah Al-Sistani a Najaf del marzo 2021. Nel corso di quattro sessioni, dedicate ai valori umani condivisi, alla responsabilità nella comunità religiosa contemporanea, ai modelli di pensiero e all’incontro tra generazioni, verranno poste le basi per la reciproca comprensione tra queste due realtà religiose.

Dalla beatificazione di un sardo in Argentina una lezione sull’essere Chiesa

12 Luglio 2022 -

La beatificazione il 2 luglio scorso a Oran, in Argentina, di padre Giovanni Antonio Solinas, nativo di Oliena nella diocesi di Nuoro, e con lui di don Pietro Ortiz de Zarate, non può essere configurata solo come una splendida testimonianza di un martire della fede, risalente tra l’altro al 1683. Non sappiamo molto di loro, e neanche dei 18 indios che hanno pagato il loro stesso prezzo di sangue. Eppure il giorno della beatificazione, nella gente, sembrava emergere non un sentimento di distacco, frutto della lontananza dal tempo del martirio, ma piuttosto un’appartenenza viscerale e un coinvolgimento emotivo verso l’evento che mi ha interrogato come vescovo, e con me anche tutto il gruppo della Diocesi di Nuoro, composto da venti persone tra laici, sacerdoti e seminaristi.

Interroga non solo la suggestiva e festosa partecipazione – che in America Latina non è una novità – ma il senso di Chiesa che in essa vi era presente e si manifestava. Noi occidentali, generalmente attrezzati con una razionalità imperturbabile, siamo stati letteralmente spiazzati, persino travolti emotivamente davanti a uno spettacolo di popolo, a uno spettacolo ecclesiale. Sì, perché a emergere e a manifestarsi è stata una Chiesa, un popolo di battezzati convinti e, in mezzo a loro e con loro, i pastori - vescovi, sacerdoti e diaconi - riconosciuti spontaneamente come guide, senza fatica e senza logiche divisive.

Uno spettacolo di fede, prima di tutto, perché a emergere è stato il popolo. Parole e gesti, nella preghiera come nel canto, non facevano altro, ogni volta, che rivelare una sintonia genuina e intensa tra la fede e la vita della gente. Ho riscoperto nuovamente che la fede semplice non è un’assurdità. La fede semplice è sempre vitale, una linfa – nutrimento e vigore insieme – che colma spazi e copre interstizi irraggiungibili dalle sole logiche della razionalità. Essa è passionale perché coinvolge, autentica perché non ha calcoli né maschere. E ricorda l’insegnamento di sant’Agostino, quando scrive: «Se non hai capito, credi! L’intelligenza è il frutto della fede. Non cercare dunque di capire per credere, ma credi per capire, perché se non crederete non capirete».

Questa fede, lo dico come europeo, ci manca. E recuperarla ci farebbe bene, anche perché non stride con la sapienza della mente, se questa è ispirata dal cuore. Il nostro popolo di battezzati va oggi aiutato a recuperare la fede come un investimento 'popolare', cioè carico di segni e simboli che, nell’affidamento semplice a Dio, ne riscoprano anche il suo senso comunitario e l’esigenza dell’aggregazione ecclesiale e sociale.

In Argentina, nella sua parte forse più povera – quella del nord, che confina con la Bolivia – ho visto gente felice di appartenere al popolo di Dio. Ho incontrato molti volti provati a causa della povertà materiale, quanto mai reale ed evidente, ma ho sempre visto volti che si accendevano di luce quando sentivano parlare di Dio; facce libere e accoglienti, piene di gratitudine.

Ecco perché una Chiesa di popolo ci salverà sempre. Una Chiesa dove non si applicano le logiche del mondo – quelle che ci dicono che l’istituzione e il carisma non vanno mai d’accordo – ma piuttosto che crede in quello che ci insegna il Concilio Vaticano II, quando ci ricorda che il popolo di Dio è sempre un popolo profetico.

Ho colto dalla gente la consapevolezza che l’Argentina attuale, logorata da una crisi economica drammatica, merita una Chiesa che recuperi la forza di una profezia popolare, a difesa cioè del popolo. Oggi, con un’inflazione galoppante e con un tasso di cambio della moneta libero ma illegale, seppur tollerato dallo Stato, nulla appare certo e nulla di buono sembra promettere il prossimo futuro. La gente, il popolo, sente di poter contare sulla Chiesa come l’unica vera carta di credito, che non va sprecata. Ed è un altro insegnamento, un altro appello che può e deve risuonare in ogni parte del mondo. (mons. Antonello Mura  - Vescovo di Nuoro e Lanusei)

Papa Francesco ai giovani: è legittimo ribellarsi alla guerra

12 Luglio 2022 -

Roma - Papa Francesco invita i giovani europei a ribellarsi alla guerra. E addita l’esempio del beato Franz Jägerstätter che fece obiezione di coscienza di fronte all’ingiunzione di giurare fedeltà a Hitler. Lo fa rivolgendosi ai partecipanti alla Eu Youth Conference in corso a Praga, da ieri e fino a domani, sul tema: 'Impegnarsi insieme per un’Europa sostenibile e inclusiva'. I giovani, afferma il Papa nel suo messaggio, devono far sentire la propria voce perché in un mondo governato da loro «non ci sarebbero tante guerre: coloro che hanno tutta la vita davanti non la vogliono spezzare e buttare via ma la vogliono vivere in pienezza». «Cari giovani – scrive Francesco –, mentre voi state svolgendo la vostra Conferenza, in Ucraina – che non è UE, ma è Europa – si combatte una guerra assurda. Aggiungendosi ai numerosi conflitti in atto in diverse regioni del mondo». Il Papa ricorda che «l’idea di un’Europa unita è sorta da un forte anelito di pace dopo tante guerre combattute nel Continente, e ha portato a un periodo di pace durato settant’anni». «Ora – aggiunge usando parole forti – dobbiamo impegnarci tutti a mettere fine a questo scempio della guerra, dove, come al solito, pochi potenti decidono e mandano migliaia di giovani a combattere e morire. In casi come questo è legittimo ribellarsi!».

Di Ucraina Francesco ha parlato anche domenica. «Rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino – ha detto nel dopo Angelus –, quotidianamente tormentato dai brutali attacchi di cui fa le spese la gente comune. Prego per tutte le famiglie, specialmente per le vittime, i feriti, i malati; prego per gli anziani e per i bambini. Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra!».

Richiamandosi a queste parole del Papa, sulla guerra in corso in Europa è intervenuto anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. «Ascoltiamo il lamento dei popoli dilaniati dalla guerra e onoriamo la memoria delle decine di migliaia di persone uccise in Ucraina. Non smettiamo di interrogarci su cosa dobbiamo fare perché tacciano le armi e prevalga il rispetto della vita!». Così si è espresso l’arcivescovo di Bologna nel giorno della festa del patrono del Vecchio Continente,

san Benedetto, con la preghiera affinché l’Europa «sia unita e giochi un ruolo attivo nella indispensabile ricerca della pace». Il porporato ricorda che san Paolo VI, nella lettera con cui lo dichiarava patrono d’Europa, definiva Benedetto «Messaggero di pace» che fece nascere nel Vecchio Continente «l’aurora di una nuova era». E infine esorta a pregare «perché il suo esempio ci aiuti a costruire fratellanza e speranza, mentre facciamo nostre le parole di Papa Francesco ieri all’Angelus: 'Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra!'». (Gianni Cardinale - Avvenire)

Migrantes: Sri Lanka, “seguiamo con preoccupazione la situazione, in particolare con  le comunità cattoliche in Italia”

11 Luglio 2022 - Roma - “La grave crisi politica ed economica in Sri Lanka, ricordata da Papa Francesco all’Angelus di domenica, preoccupa molto la comunità dei srilanchesi in Italia, formata da oltre 110.000 persone, cingalesi e tamil, parimenti formata da uomini e donne, ma anche da 25.000 minori. Si tratta soprattutto di una comunità di lavoratori occupati nei servizi alla persone nelle nostre case e famiglie, concentrati soprattutto nelle grandi città (Milano, Roma, Napoli, Palermo) e l’80% in sole cinque regioni: Lombardia, Campania, Veneto, Lazio e Sicilia: con le loro rimesse – pari a circa 270 milioni di euro – sono una risorsa importante per il Paese. Come Migrantes  seguiamo  con preoccupazione la situazione , in particolare con  le comunità cattoliche, numerose in Italia e seguiti da diversi sacerdoti”. Lo dice a www.migrantesonline.it il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego. (R. Iaria)

Il destino d’Africa è il nostro: il viaggio del Presidente Mattarella in Zambia e Mozambico

11 Luglio 2022 - Roma - Europa e Africa sono legate da un avvenire comune. Lo ha ripetuto più volte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del viaggio ufficiale che l’ha portato nel continente africano la scorsa settimana, tra il 4 e l’8 luglio. La visita ha toccato Mozambico e Zambia, nell’Africa sudorientale: il Presidente ha ricordato gli antichi legami di amicizia che legano i due Paesi all’Italia, le relazioni economiche e commerciali, il ruolo del nostro Paese – e della sua società civile in particolare – nei conflittuali processi della lotta per la libertà e poi della pacificazione e della costruzione dello Stato seguite all’indipendenza. Una condivisione di destino che affonda le radici nella Storia, dunque, e che prosegue oggi, davanti alle sfide globali della pandemia, della guerra, della crisi climatica, energetica, alimentare: questioni interconnesse, causa e insieme conseguenza l’una dell’altra, destinate a colpire tutti e, pertanto, non gestibili in altro modo che tramite un intervento comune. L’Africa, i cui cittadini sono sotto molti aspetti i più esposti alle conseguenze letali delle crisi in corso – prime vittime delle carenze sanitarie e dell’approfondirsi della povertà, degli eventi climatici estremi e dello scivolamento verso la carestia – è anche in grado di offrire un contributo decisivo nell’affrontarle. Una positiva cooperazione con gli Stati africani è imprescindibile. Con questa consapevolezza, il Capo dello Stato è arrivato a Maputo, capitale del Mozambico, e ha incontrato il Presidente Filipe Nyusi, insieme al quale ha celebrato il trentennale degli Accordi di Pace di Roma del 4 ottobre 1992. Il patto pose termine alla lunga guerra civile scoppiata nel Paese poco dopo l’indipendenza dal Portogallo – in corso dal 1977 tra il governo in carica e i guerriglieri ribelli e causa di oltre un milione di morti – e fu un momento fondamentale del processo di riconciliazione in Mozambico, premessa per la costruzione di una democrazia plurale, con lo svolgimento di lì a poco di libere elezioni, e per l’avvio di un progresso economico e sociale. Il luogo della firma non fu ovviamente casuale e il Segretario generale ONU di allora, Boutros-Ghali, parlò di formula italiana per la pace: i lunghi mesi di negoziato trascorsero, in effetti, presso la sede romana della Comunità di Sant’Egidio, con la mediazione di esponenti quali il fondatore Andrea Riccardi e l'attuale card. Matteo Zuppi – arcivescovo di Bologna dal 2015, appena nominato da papa Francesco Presidente della CEI– entrambi insigniti della cittadinanza onoraria del Mozambico, come segno di gratitudine per il loro impegno. La Comunità è rimasta al fianco dei mozambicani da allora, con opere tangibili come DREAM, nella periferia di Maputo, centro di cura di qualità contro l’AIDS e molte altre patologie, impegnato anche nella lotta alla pandemia e seme di un progetto più grande, che ha coinvolto zone rurali e Paesi vicini. Mattarella l’ha visitato come modello di una collaborazione internazionale felice: l’apporto di risorse e competenze da fuori e la valorizzazione di quelle del luogo hanno permesso a personale locale altamente qualificato di curare dal 2002 oltre duecentomila persone, in prevalenze donne e bambini, gli stessi che hanno festeggiato il Presidente al suo arrivo, sventolando bandierine italiane. Giunto in Zambia il giorno seguente, Mattarella ha affrontato l’altro nodo vitale dei rapporti tra Europa e Africa. Parlando a Lusaka davanti all’Assemblea dei deputati, il Capo di Stato ha citato il recente intervento del Presidente zambiano Hakinde Hichilema al Parlamento europeo e condiviso la necessità da lui espressa di un ripensamento radicale delle attuali forme di migrazione tra i continenti. Non è “salutare”, concordano i Presidenti, respingere le persone giunte in nave in prossimità dell’ambita meta del loro viaggio. E non lo è, deve aggiungersi, ridurre la cooperazione tra Paesi di partenza e di arrivo alla chiusura delle frontiere, alla loro rigida sorveglianza e al trattenimento di chi vorrebbe attraversarle, anche a costo di una reclusione in condizioni disumane. Occorre invece aprire canali di transito, attraverso i quali i flussi possano scorrere regolari e ordinati in entrambe le direzioni. Per garantire il rispetto di diritti umani fondamentali innanzitutto, dal diritto alla vita alla libertà di movimento. E anche per favorire uno scambio paritario di energie e conoscenze, in grado di contrastare il “nuovo impoverimento” globale spinto dalle crisi presenti: se le politiche della chiusura cancellano il futuro uccidendone i protagonisti, un movimento tra i confini il più possibile libero e circolare costituisce un’occasione di arricchimento e progresso per tutti. In Africa si concentra la gioventù del mondo – l’età media in Zambia e Mozambico, ad esempio, oscilla tra i 16 e i 17 anni – ed è la sua popolazione a crescere al ritmo più elevato – i due Paesi registrano un aumento annuale vicino al 3%, a fronte del tasso addirittura negativo stimato per l’Italia, del -0,6% – al punto che, secondo le previsioni, gli attuali 1,4 miliardi di cittadini africani diventeranno oltre 4 nel 2100. Tanta vitalità, plasticamente rappresentata dalle scatenate danze tradizionali che hanno salutato l’atterraggio di Mattarella a Maputo, è stata per troppo tempo repressa dal giogo dello sfruttamento imposto dal dominio coloniale, e dai suoi strascichi di impoverimento e di conflitto sociale. È importante che il rinnovato interesse per il continente, dimostrato oggi dal susseguirsi di incontri istituzionali e dalla rivitalizzazione degli accordi di cooperazione, sulle fonti energetiche e sulla migrazione tra gli altri, non segua l’ottica predatoria che ha caratterizzato per secoli lo sguardo d’Occidente sull’Africa. Al contrario, lasciare che quella vitalità si esprima finalmente, lavorando insieme per creare delle condizioni di parità che ne permettano la piena realizzazione, significherebbe soffiare un vento di cambiamento, di innovazione, di speranza nel futuro. Significherebbe dare un’opportunità al continente e con esso al mondo intero. Ha ragione il Presidente: il destino dell’Africa è il nostro. (Livia Cefaloni)       Sru Lanka      

Srilankesi in Italia: la preoccupazione per gli eventi nel loro Paese

11 Luglio 2022 - Roma - La comunità dello Sri Lanka in Italia è vicina con la preghiera ai propri fratelli, sorelle, e ai tanti giovani che sono scesi in strada per protestare pacificamente contro il sistema in Sri Lanka che ha causato la più grave crisi economica del paese da inizio indipendenza. Scarseggiano ormai da mesi petrolio, gas, generi alimentari e medicine; il governo sotto la guida del Presidente Gotabaya Rajapakse non è riuscito a mettere in atto delle misure economiche che allevino il malcontento e la sofferenza dei cittadini che alcuni giorni fa hanno dovuto far conto della totale assenza di petrolio nel paese. Sono visibili lunghe file di cittadini che attendono giorno e notte pur di avere beni essenziali che però non sono più disponibili. Come ha detto il Cardinal Ranjith, Arcivescovo metropolita di Colombo, anche se il presidente ha promesso le dimissioni per il 13 luglio, Rajapakse non è più credibile dinanzi ai cittadini. In caso di dimissioni effettive, il Presidente del parlamento diverrebbe Presidente della Repubblica ad interim fino a nomina di un nuovo presidente da parte del Parlamento e successiva nomina di un nuovo governo. Durante le proteste abbiamo visto anche sacerdoti, suore e religiosi assieme ai giovani lungo le strade di Colombo; il Cardinal Ranjith spiega così la volontà della Chiesa locale di accompagnare i giovani in questo momento di sofferenza: “Secondo l’insegnamento di Gesù Cristo là dove c’è la sofferenza là deve stare la Chiesa, là i fedeli devono stare, cosi come anche il clero, i sacerdoti e le suore devono stare dove c’è sofferenza, difficoltà e povertà. Quando il nostro paese sta organizzandosi per chiedere la giustizia e la verità come anche il  sostegno economico allora noi non possiamo fare come Ponzio Pilato; dobbiamo stare vicino a loro e per questo che i sacerdoti, le suore, i vescovi e tutti si sono aggregati a questa campagna”. Come aiuto materiale,  le varie comunità cattoliche dello Sri Lanka in Italia si sono già organizzate per inviare farmaci ed altri dispositivi medici necessari con estrema urgenza nella madrepatria. (di Mons. Neville Joe  Perera)          

Il destino d’Africa è il nostro: il viaggio del Presidente Mattarella in Zambia e Mozambico

11 Luglio 2022 - Roma - Lunedì 27 giugno. Il sole splende sulle acque del Mediterraneo. Attorno a mezzogiorno alla nave umanitaria Geo Barents di Medici senza frontiere arriva da Alarm Phone – la piattaforma di chiamate d’emergenza per i migranti in mare – una richiesta di aiuto. A tre ore di distanza c’è una barca in difficoltà, partita la notte precedente dalla città libica di Zawiya. A bordo un numero imprecisato di migranti.  Il capitano della Geo Barents e gli operatori di Msf capiscono immediatamente che non c’è tempo da perdere. In due ore arrivano sul luogo in cui era stato segnalato il naufragio, ma del barcone non c’era ormai più traccia. Dal ponte con un binocolo i soccorritori di Msf intercettano una macchia in lontananza. Una manciata di minuti e vengono calate in acqua le scialuppe di salvataggio. Su una di queste, insieme agli operatori di Msf c’è anche il fotoreporter Michael Bunel, impegnato a documentare l’attività della Geo Barents nell’ambito del progetto “Exil: The Helpers”, finanziato dalla Biblioteca nazionale francese. Sono circa le 15. Sono trascorse tre ore da quando la chiamata d’emergenza è arrivata alla Geo Barents e ora inizia la fase più complessa del soccorso. Il gommone su cui si trovavano i migranti era collassato al centro. La barca aveva iniziato a imbarcare acqua, finché alla fine non è colata a picco. Molti migranti, sospinti dalla corrente, si erano allontanati dal luogo del naufragio. Per salvare più persone possibili, gli operatori di Msf lanciano in acqua giubbotti salvagenti e una grande boa. Michael Bunel documenta tutto con la sua macchina fotografica. Scatti in bianco e nero che pubblicherà, qualche ora più tardi, sul suo profilo Fb, dove tiene un diario quotidiano.  In lontananza i volontari di Msf scorgono un pezzo di legno, al quale sono aggrappati due uomini e una donna. “C’è un bambino! C’è un bambino!”, gridano i migranti. Bunel documenta tutto con la sua videocamera. Man mano che la scialuppa della Geo Barents si avvicina, si scorge, in mezzo alle acque blu un ragazzo grande e grosso con una maglietta rossa. Con un gesto veloce solleva dalla tavola di legno un fagottino avvolto in una magliettina gialla. Il corpicino si adagia esanime sulla spalla destra del ragazzo, come fa l’asciugamano che ci si butta in spalla prima di andare a fare la doccia. La scialuppa si avvicina il più possibile al gruppo. Fulvia Conte, soccorritrice di Msf, si sporge sul bordo di gomma arancione allungando le braccia mentre i suoi compagni la reggono per la tuta. È un attimo. Afferra dalle acque quel fagottino e lo passa a un medico. Non respira. Lui cerca di rianimarla con un massaggio al cuore e picchiettandola sulla parte superiore della schiena. Cinque o sei secondi che sembrano durare un’eternità. Poi, finalmente, la piccola inizia a piangere. Un pianto che ha il suono della vita. Proprio come quello che aveva fatto, quattro mesi prima, quando era venuta al mondo. Dopo aver rassicurato i tre migranti aggrappati alla tavola che sarebbero tornati a prenderli, i soccorritori di Msf portano velocemente la bimba sulla nave, perché venga visitata da un medico di bordo. Poco dopo con un volo militare viene trasferita, insieme alla madre, all’ospedale di Malta. Si scoprirà più tardi che a salvare la piccola dalle onde è stato un ragazzo di 17 anni. Il giovane eroe, partito dal Togo con la speranza di trovare una vita migliore in Europa, era uno dei pochi che sapeva nuotare. Di lui si conosce solo l’iniziale del nome, J. “Viaggiavo sul gommone insieme a 6 amici – racconterà poi a Msf – sono tutti morti”. Le onde alte, il vento forte nel cuore della notte, il panico tra i migranti mentre il gommone inizia a imbarcare acqua. Il ragazzino riesce a raggiungere a nuoto sei persone e le mette in salvo, portandole fino ai pezzi del gommone che galleggiavano in mezzo al mare. Tra queste c’è anche la mamma della piccola, che il giovane salva per prima. Solo dopo si rende conto di quel fagottino giallo tra le onde. Lo afferra e lo affida alle braccia del ragazzo con la maglietta rossa. Il racconto per immagini di Michael Bunel di quello che, a detta degli operatori di Msf, è stato uno dei più difficili salvataggi a cui abbiano mai assistito, viene pubblicato agli inizi di luglio dall’agenzia stampa Brut sulla sua pagina Fb, ottenendo 4,5 milioni di visualizzazioni nella versione francese e oltre un milione di visualizzazioni in quella spagnola. Il fermo immagine del giovane con la maglietta rossa con la bimba sulla spalla fa il giro del mondo e finisce in prima pagina sul quotidiano spagnolo “La vanguardia”. J., il giovane eroe, è scomparso nell’anonimato di un centro di accoglienza di Taranto. Non rischia più la vita, ma il suo destino è ancora incerto, tra procedure di riconoscimento e assistenza per minori non accompagnati.  Stando al racconto dei sopravvissuti, sbarcati qualche giorno più tardi a Taranto, in quel naufragio hanno perso la vita almeno 22 persone, tra le quali tre bambini e una donna incinta, che i soccorritori di Msf hanno invano cercato di rianimare per 40 minuti. Ad oggi, - sottolinea Msf – “il Mediterraneo rimane il confine più letale del mondo, con 24.184 migranti morti o dispersi registrati dal 2014 e 721 solamente nel 2022”. (Irene Argentiero)

Card. Zuppi: ascoltiamo il lamento dei popoli dilaniati dalla guerra

11 Luglio 2022 - Roma - "Ascoltiamo il lamento dei popoli dilaniati dalla guerra e onoriamo la memoria delle decine di migliaia di persone uccise in Ucraina. Non smettiamo di interrogarci su cosa dobbiamo fare perché tacciano le armi e prevalga il rispetto della vita! È l’appello all’Europa che rinnoviamo nel giorno della festa del patrono del Vecchio Continente, san Benedetto abate, perché sia unita e giochi un ruolo attivo nella indispensabile ricerca della pace. 'Messaggero di pace', scriveva Paolo VI nella lettera con cui lo dichiarava patrono, fece nascere nel Vecchio Continente 'l’aurora di una nuova èra'. Preghiamo perché il suo esempio ci aiuti a costruire fratellanza e speranza, mentre facciamo nostre le parole di papa Francesco ieri all’Angelus: 'Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra!'”. Lo scrive in un messaggio il car. Matteo Zuppi, presidente della Cei, un un messaggio nella festa di San Benedetto, patrono d'Europa. (R.Iaria)

Una porta sempre aperta

11 Luglio 2022 - Reggio Calabria - Quando vent’anni fa, il 7 luglio 2002, a Reggio Calabria, moriva il sacerdote Domenico Farias, per sua volontà, la casa che gli apparteneva passava alla diocesi, destinandola alla pastorale degli immigrati. Nel corso degli anni, quella casa è stata la dimora delle Suore Missionarie Scalabriniane, che hanno assistito i migranti del Centro Ascolto “Scalabrini”. Poi, a partire da luglio 2019, l’Arcivescovo Morosini l’ha affidata alla parrocchia Santi Filippo e Giacomo in Sant’Agostino, che dal 2009 è servita dai Missionari Scalabriniani. Il parroco la gestisce insieme ad alcune cooperative, che la utilizzano per la realizzazione del progetto “Libero di essere me stesso. Con il Beato G.B. Scalabrini per la promozione umana integrale”. Si tratta di un progetto finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, con il sostegno della Fondazione “Migrantes”.  È così che, fino ad oggi, “Casa Farias” ha potuto ospitare 13 ragazzi, di età compresa tra 20 e 37 anni, provenienti da Egitto, Senegal, Guinea, Moldavia, Gambia, Nigeria e Camerun. A parte qualche emergenza, che ha richiesto l’accoglienza immediata di migranti vulnerabili, in genere i giovani sono entrati in “Casa Farias” dopo aver accettato di impegnarsi a investire su se stessi, con disponibilità a rispettare le regole di convivenza e di gestione in autonomia della casa. Hanno sottoscritto un “Patto di accoglienza”. Poi sono passati attraverso un periodo di prova di 15 giorni. Terminate le due settimane, se gli esiti sono stati positivi, i migranti hanno potuto restare in “Casa Farias” per un tempo medio di 6 mesi, durante i quali sono stati aiutati a gestire le necessità primarie come la regolarizzazione, l’espletamento di pratiche varie e l’orientamento. In tal modo sono stati accompagnati in un percorso ad autonomia crescente fino ad entrare nel mercato del lavoro. Una delle tante vicende dei ragazzi immigrati, che sono passati in “Casa Farias”, è quella di Adrien (nome fittizio), nato in Senegal nel 1998 e arrivato in Italia nel 2017. Portava con sé due sogni: acquisire la patente di guida e diventare un autotrasportatore; completare la formazione nel settore della sartoria, che aveva iniziato nel suo Paese. Ma non aveva risorse economiche. Però, arrivato a Reggio Calabria, per una serie di coincidenze aveva subito trovato lavoro in casa di una persona anziana. Fin dall’inizio si era fatto apprezzare per lo spirito di dedizione, la sensibilità e la carica di umanità. Poi, però, le condizioni fisiche dell’anziano che assisteva si erano aggravate: al peggioramento della malattia di Alzheimer era subentrato anche il contagio del coronavirus, con tutta una serie di complicazioni. E Adrien si era trovato senza lavoro e senza alloggio. I familiari dell’anziano, che nel frattempo era stato inserito in una struttura ospedaliera, avevano sentito parlare di possibilità di aiuto e di accoglienza nella parrocchia di Sant’Agostino. Per questo avevano contattato il parroco, perorando la causa del giovane. Tenuto conto del desiderio di Adrien di impegnarsi sul serio e di scommettere su se stesso, era stato accolto in “Casa Farias”, il 17 agosto 2021. Passato qualche giorno, Adrien aveva già trovato impiego in un ristorante della città. Grazie alla sua determinazione, confermata dalla sua capacità di integrarsi e di intessere positive relazioni con i coinquilini di “Casa Farias”, in poco tempo Adrien aveva potuto incrementare il grado di autonomia personale, un’ampia dinamica di socialità e, soprattutto, un ottimo livello di professionalità nell’ambiente di lavoro. In effetti, il giovane aveva poi ottenuto la patente di guida ed era stato orientato nelle opportunità offerte dal territorio della città metropolitana. Il 6 febbraio 2022, Adrien aveva trovato un appartamento in affitto, a Reggio Calabria, ed era pronto a lasciare “Casa Farias”, con un contratto stagionale con il ristorante che, di lì a poco, l’avrebbe trasformato in contratto a tempo indeterminato. Ecco una storia di successo, alla quale potremmo aggiungerne tante altre, nel fenomeno pur vasto e complesso dell’immigrazione in Calabria! (p. Gabriele Bentoglio - Direttore Migrantes Reggio Calabria-Bova)      

Card. Zuppi: grazie a Papa Francescoper il dono della sua presenza a Matera

11 Luglio 2022 - Roma - Le Chiese in Italia esprimono profonda gratitudine a papa Francesco che, domenica 25 settembre, sarà a Matera per la conclusione del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale. “Ringrazio Papa Francesco che condivide con noi una tappa decisiva del nostro Cammino sinodale: ritrovarsi intorno a Gesù, gustare il pane della sua presenza. Camminare con Lui ci fa camminare insieme tra noi e con i tanti pellegrini della vita, che sono i nostri compagni di viaggio”, commenta il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI. “L’appuntamento – aggiunge – sarà anche occasione per rilanciare l’attualità del messaggio del Concilio Vaticano II, alla vigilia del 60° anniversario della sua apertura. Vogliamo rivivere la ‘sobria ebrezza’ di quella Pentecoste e gustare la bellezza dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, che genera e rigenera la comunità cristiana e la apre al mondo. Se condividiamo il pane del cielo, come non condivideremo quello terreno?, si chiedeva il Cardinale Lercaro”. L’appuntamento, che si terrà dal 22 al 25 settembre nella “città dei Sassi” sul tema “Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale”, è parte integrante del Cammino sinodale e richiama le dimensioni della comunione, della partecipazione e della missione, in un’ottica di conversione ecologica, pastorale e culturale. Le giornate che precederanno l’arrivo di Papa Francesco saranno, infatti, scandite da momenti di celebrazione, da testimonianze, da gesti significativi che aiuteranno a leggere il tempo presente e permetteranno di lanciare un messaggio di speranza e di pace. “Tornare al gusto del pane – sottolinea il card. Zuppi – assume un valore ancora più profondo in un momento in cui le pandemie del Covid e della guerra ci chiedono di spezzare il pane dell’amore, specialmente con quanti si trovano in situazioni di fragilità e povertà”. “Aspettiamo Papa Francesco a Matera a braccia aperte e fin d’ora – conclude il Presidente della CEI – ci prepariamo a questo incontro con la preghiera”.