12 Gennaio 2023 - Il Vangelo domenicale del tempo ordinario riparte dalle parole del Battista che indica in Gesù “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.
Quale peccato? L’errore di bersaglio compiuto da tutta l’umanità: creata, ‘vocata’ a vivere in un modo, essa vive un perenne ‘fuori bersaglio’ accumulando sbagli e debiti.
Quale Agnello? Non un Dio giudice e carnefice, come spesso viene riconosciuta la divinità, ma un innocente, un non violento, mite ed amante di coloro per cui è venuto a pagare i danni prodotti e l’enormità del debito contratto in ogni errore di bersaglio.
Giovanni è consapevole che Gesù ha il potere di salvare il mondo e liberare l’uomo da ogni male, malattia, infermità, morte e schiavitù per condurlo alla pace; ma sa anche che Gesù compirà il suo mandato in modo del tutto inatteso e imprevisto.
Gesù, il Messia e il Salvatore, userà sempre e solo le ‘armi’ dell’Agnello: l’amore, la compassione, la misericordia, la mitezza e la dolcezza. E questo per Giovanni umanamente non sarà affatto un vantaggio: in quella consapevolezza, ammette che l’Agnello che sta indicando non combatterà con forza e con violenza nemmeno contro il potere e le ingiustizie che causeranno la sua decapitazione …
Provvederà anche a lui ma non nel modo che la mente o la paura umana si aspettano. Giovanni sperimenta la Sua potenza liberatoria ma anche l’assoluta divina imprevedibilità che non lo liberano dalle catene della prigionia e della decapitazione.
Il Vangelo di oggi è ad un tempo annuncio e atto di fede. Parole e gesti. Giovanni accetta per davvero di essere parte vera, costi quel che costi, di quel Regno che le sue parole inaugurano. Gesù sa che fino a quando la testa di Giovanni sarà al suo posto, sarà possibile per gli uomini conoscere il più grande tra i nati di donna e ascoltare l’annuncio del precursore; ma sa anche che la testa di Giovanni sul vassoio di Erodiade, manifesterà la gloria di Dio e sarà la semina feconda del Regno di Dio di cui Giovanni, e con lui tutti coloro che stanno affondando, che naufragano in mare o nell’anonimato di un’esistenza ai margini e che soffrono le conseguenze del peccato, sono parte integrante.
Ecco l’Agnello di Dio: imprevedibile, certo; ma Salvatore per davvero! (p. Gaetano Saracino)
Roma - Una serie di proposte per la preghiera e la meditazione sul tema: Parola di Dio e missione. La offre il sussidio Cei, diffuso oggi, per la celebrazione della Domenica della Parola, che ricorre il 22 gennaio. “La Chiesa in ascolto è la Chiesa missionaria: proiettata verso il mondo, desiderosa di crescere nella fede, interessata a ogni uomo e donna, attenta soprattutto a quanti abitano loro malgrado le periferie esistenziali – scrive nella prefazione il Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi -. L’ascolto della Parola di Dio educa il cuore ad entrare in relazione profonda con le persone e con gli eventi della storia: Dio parla ancora attraverso le Scritture e la vita concreta. È questa la strada che le nostre Chiese intendono percorrere insieme, nella fedeltà al Vangelo e nel servizio ai fratelli”.
Il sussidio vede la collaborazione stretta tra vari uffici della Cei. Anzi, proprio il tema della missione ha consentito quest’anno la partecipazione per la prima volta dell’Ufficio nazionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, insieme con gli ormai tradizionali Ufficio Catechistico nazionale, Ufficio Liturgico nazionale, Ufficio nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso e Ufficio nazionale per i Beni Culturali rcclesiastici e l’Edilizia di Culto. I testi, i commenti e le immagini sono stati scelti con cura in base alle competenze di ciascun Ufficio per favorire la preghiera e la riflessione. “La Parola che il Padre ha rivolto all’umanità nel Figlio risuona ancora: possa questo strumento favorire nelle comunità e nelle famiglie quell’esercizio interiore di ascolto, da cui ha origine non solo la fede, ma anche la speranza e la carità”, conclude Baturi.
Palermo - Morto, nella notte, a Palermo il missionario laico Biagio Conte, all’età di 59 anni. Fondò nei primi anni ’90 la Missione Speranza e Carità, che accoglie attualmente circa 600 persone, tra poveri, senza dimora e migranti in diverse cittadelle, nel territorio di Palermo e provincia.
Biagio Conte da diversi mesi era stato colpito da un tumore. Ha continuato a condurre la sua missione di preghiera e carità finché il male non ha avuto il sopravvento. Nel giorno dell’Epifania, la visita dell’arcivescovo Corrado Lorefice, cui aveva annunciato la malattia e aveva chiesto la sua vicinanza.
Roma - L’Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, sollecita Svezia e Spagna perché durante le rispettive presidenze di turno dell’Unione europea nel 2023 stabiliscano la rotta per una Ue che protegga meglio le persone costrette a fuggire. In un documento diffuso ieri l’Unhcr delinea una serie di azioni semplici ma efficaci che funzionino sia per gli Stati dell’Ue che per le persone che fuggono da guerre e persecuzioni. Si tratta di una roadmap concreta, basata sulle buone pratiche del 2022. “Lo spirito umanitario e la solidarietà mostrati dai Paesi dell’Ue l’anno scorso verso i rifugiati ucraini dimostrano chiaramente la capacità di accogliere e proteggere le persone costrette alla fuga in modo organizzato ed efficace”, ha detto Gonzalo Vargas Llosa, rappresentante dell’Unhcr per l’Unione europea, esortando le presidenze dell’Ue “a costruire su queste buone pratiche e a mantenere la solidarietà con tutti i rifugiati e i richiedenti asilo, qualunque sia la loro provenienza”. La strada verso un’Unione che protegga meglio i rifugiati è basata sull’accordo e sull’implementazione della bozza del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo ed è vincolata all’impegno di tutti gli Stati dell’Ue di sostenere il diritto di richiedere asilo.
L’Unhcr mette in guardia “contro qualunque altra proposta nell’Ue che metta a rischio questa potenziale riforma attraverso la riduzione degli obblighi di asilo, l’abbassamento degli standard e delle pratiche e la riduzione degli spazi di protezione in Europa”. E raccomanda alle prossime presidenze di “concentrarsi sul garantire l’accesso a procedure di asilo eque ed efficienti, così come sulla creazione di meccanismi efficaci di solidarietà e condivisione delle responsabilità senza ricorrere alle deroghe”. Mentre molti Paesi dell’Unione europea continuano a sostenere i rifugiati e a tenere alto l’impegno europeo e internazionale per i diritti umani, “ai confini dell’Unione continuano a verificarsi respingimenti violenti e gravi violazioni dei diritti umani – sottolinea l’Unhcr –. Queste violazioni mettono a rischio la vita delle persone e compromettono i diritti umani, compreso l’accesso all’asilo e il diritto alla vita. Garantire l’accesso ai territori e all’asilo e affrontare il problema della violazione dei diritti umani alle frontiere sono elementi chiave di un sistema di asilo europeo equo e sostenibile”. Le misure proposte assicurerebbero procedure di asilo efficienti ed eque per riconoscere le persone bisognose di protezione internazionale, anche in tempi di crisi e tenendo in considerazione i rischi ulteriori per le persone con bisogni specifici. La Dichiarazione di Solidarietà del 2022 fornisce “una buona base per un meccanismo di ricerca e salvataggio e di sbarco che salvi vite umane e condivida la responsabilità tra gli Stati dell’Unione europea – precisa Unhcr –. La garanzia di un ritorno dignitoso nei Paesi di origine per le persone che lo desiderino o per coloro che non sono stati ritenuti bisognosi di protezione internazionale sono ugualmente fondamentali per un sistema di asilo che sia credibile e funzionante”.
Siena - Grazie alla collaborazione tra l’Università per Stranieri di Siena, la diocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e l’Istituto Bandini, le due famiglie di rifugiati siriani, che sono arrivate lo scorso 28 novembre 2022 e che attualmente sono accolte hanno iniziato ieri un programma di alfabetizzazione per potere avviare un percorso efficace di integrazione. L’attività si svolge il martedì e il giovedì dalle ore 11 alle ore 13 presso l’istituto Bandini.
I docenti sono Nasimi Aisha e Diego Lombardi coordinati da Alfredo Stefanelli, preside dell’Istituto Bandini di Siena. I bimbi saranno successivamente inseriti alla scuola materna, nel frattempo, nelle quattro ore di scuola previste per gli adulti, saranno custoditi da volontari (insegnanti del Bandini in pensione). Le due famiglie erano arrivate all’aeroporto di Fiumicino con un gruppo di 35 rifugiati siriani con un volo da Beirut grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio e Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Tra i profughi, provenienti dai campi della Bekaa e di Tel Abbas in Libano, circa la metà sono minori. Ad accoglierli in Italia, oltre a Sant’Egidio e alle Chiese protestanti, la Caritas dell’arcidiocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa -Montalcino, che sta ospitando le due famiglie composte una da un nucleo di 5 e uno di 4 persone. Sono tutte con bambini con patologie importanti. “La rete di solidarietà che esiste a Siena – spiega il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino – ancora una volta ha risposto in maniera encomiabile e per questo motivo ringrazio l’Università per Stranieri e l’Istituto Bandini per avere scelto di essere al nostro fianco nel programma di integrazione delle due famiglie siriane. Un segnale importante di solidarietà e di speranza per chi ha perso tutto”.
(Foto: arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino)
11 Gennaio 2023 - Roma - Non è vero che non ci sia spazio per un’etica condivisa nell’ambiente digitale. Sarebbe un’assenza immotivata e ingiustificabile. E non reggono più i ragionamenti circa lo spazio libero che non richiede regolamentazioni. Le continue evoluzioni tecnologiche rendono sempre più necessari principi e valori cui riferirsi con fiducia per non cadere nel baratro del non-senso. Si tratta di assumere una visione positiva per il bene comune. In altre parole, un’etica condivisa non è il libro dei no, ma di quei tanti sì che permettono di abitare con maturità e civiltà quel contesto in cui tutti siamo immersi. Anche perché, come ha ricordato il Papa, “non è accettabile che la decisione sulla vita e il destino di un essere umano vanga affidata ad un algoritmo”. (Vincenzo Corrado)
Roma - Sono finora 3.746 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 3.700 migranti sbarcati in Italia nel 2023, 371 sono di nazionalità pakistana (10%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (347, 9%), Egitto (265, 7%), Siria (218, 6%), Afghanistan (203, 5%), Guinea (174, 5%), Eritrea (134, 4%), Tunisia (132, 3%), Bangladesh (111, 3%), Burkina Faso (70, 2%) a cui si aggiungono 1.721 persone (46%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Gela - Oltre 500 presepi provenienti da tutto il mondo sono visitabili a Gela nella parrocchia san Rocco, nel quartiere Cantina sociale. La mostra, giunta alla 26ª edizione, è curata dal collezionista don Enzo Romano che espone la sacra rappresentazione con pezzi provenienti da tutto il mondo, acquistati o ricevuti in dono da quanti conoscono e apprezzano la sua passione. “Il presepe è lì dove si crea lo spirito di fraternità fra i popoli del mondo” è il tema che accompagna la mostra che sarà visitabile fino al 29 gennaio. Un viaggio suggestivo tra culture, espressioni, materiali, colori e ambientazioni diverse che raccontano la buona novella, tramandata in ogni angolo della terra, di padre in figlio. Ogni aspetto della mostra è stato curato nei minimi particolari. “Un sogno ad occhi aperti”, l’ha definita don Pasquale Bellanti, direttore del Museo diocesano di Piazza Armerina. La collezione di don Vincenzo Romano accoglie, tra gli altri, anche tanti capolavori italiani, oltre quelli provenienti dalla Terra Santa e molti da Paesi e continenti diversi. La passione di don Enzo è nata in famiglia, si tramanda da generazioni ed è stata condivisa dalla madre. Così si perfeziona l’idea di allestire al più presto un museo parrocchiale.
11 Gennaio 2023 - Roma - Il soccorso e il sostegno medico-sociale ai rifugiati e agli sfollati ucraini. I progetti per sostenere le comunità più vulnerabili - dalla Palestina all' Iraq - e quelli per aiutare le comunità impoverite dalla pandemia e dalla crisi economica. Sono questi alcuni degli impegni portati avanti dal Sovrano Ordine di Malta nel corso dell' ultimo anno. Lo ha ribadito il Luogotenente di Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta, il canadese Fra' John Dunlap, ricevendo ieri in udienza alla storica Villa Magistrale sull' Aventino il Corpo diplomatico accreditato.
Fra' Dunlap si è soffermato in particolare sull' impegno dispiegato dalle associazioni e dai corpi di soccorso e di volontariato dell' Ordine di Malta - al quale si affianca il sostegno costante della sua rete diplomatica - per la popolazione ucraina, sia all' interno del Paese che negli stati confinanti, e ha lanciato un appello perché la pace prevalga sulle violenze. «Ci uniamo ai continui appelli lanciati negli ultimi mesi da sua santità papa Francesco - ha detto - che chiede con forza la pace in Ucraina. Faccio fatica ad accettare ulteriori morti, feriti, sofferenze e distruzioni. Incoraggiamo fortemente il dialogo e la diplomazia rispetto all' uso delle armi ». Ad ascoltare le sue parole, tra i diplomatici, ci sono l' ambasciatore ucraino Andrij Yurash e il numero due dell' ambasciata russa Alexander Paklin. Il Luogotenente ha acceso i riflettori sulle tante guerre che si protraggono da anni e che si combattono in silenzio, lontano dalle telecamere e dai giornali: Yemen e Siria, per citarne solo un paio di una lunga lista che va dall' Africa all' Asia. Una situazione drammatica che «sta mettendo alla prova la nostra capacità di rispondere ai crescenti bisogni in tutto il mondo». «In questo momento di difficoltà, - ha aggiunto - il nostro dovere è quello di far luce anche sulle tante guerre dimenticate che si combattono in diversi angoli del mondo ». Fra' Dunlap ha ricordato che l' Ordine di Malta, con i suoi 13.500 membri insieme ai 150.000 tra volontari e dipendenti, è presente ogni giorno nei cinque continenti per assistere anziani, disabili, senzatetto, famiglie svantaggiate e comunità che vivono ai margini e che sono oggi messe ancora più alla prova dalla crisi economica globale. Inoltre è stata illustrata l' attività diplomatica e istituzionale che ha caratterizzato l' anno passato: dalla visita al presidente Sergio Mattarella alla partecipazione alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco al quale l' Ordine di Malta - anche nella prossima edizione - organizzerà un evento specifico su religione e diplomazia.
L' Ordine di Malta ha rapporti diplomatici con 112 Stati, relazioni ufficiali con altri 6 Stati e rapporti a livello di ambasciatori con l' Unione europea. Ieri ad aprire l' udienza è stato il decano del Corpo Diplomatico accreditato presso l' Ordine, l' ambasciatore del Camerun Antoine Zanga, che ha salutato fra' Dunlap a nome di tutti.
Dopo l' udienza col Corpo diplomatico fra' Dunlap, ha ricevuto il ministro degli Affari esteri italiano Antonio Tajani al Palazzo Magistrale a Roma. Al centro dei colloqui, che si sono svolti «in un clima di viva cordialità» anche alla presenza del Gran cancelliere dell' Ordine di Malta Riccardo Paternò, «gli ottimi rapporti» in essere con la Repubblica Italiana. Fra' John ha ribadito la preoccupazione per «le gravi violazioni dei diritti umani commesse in alcuni Paesi contro civili indifesi attraverso discriminazioni, violenze, torture e condanne a morte».
«Quella con l' Ordine di Malta - ha dichiarato Tajani - è un' antica collaborazione» che «verrà ulteriormente rafforzata con nuovi accordi per aiutare le persone che soffrono e che fuggono dalle guerre». (Gianni Cardinale - Avvenire)
Roma - Sono 3.709 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
Degli oltre 3.700 migranti sbarcati in Italia nel 2023, 345 sono di nazionalità pakistana (9%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (201, 5%), Siria (192, 5%), Costa d’Avorio (146, 4%), Tunisia (132, 4%), Afghanistan (110, 3%), Bangladesh (96, 3%), Guinea (49, 1%), Eritrea (43, 1%), Burkina Faso (39, 1%) a cui si aggiungono 2.356 persone (64%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
(foto: Terre des hommes)
Roma - “Esprimiamo forte preoccupazione per l’impatto che il recente Decreto 2/1/2023 n.1 recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori sta già avendo sulle operazioni di salvataggio, con particolare riferimento alla condizione dei minori non accompagnati e, più in generale di persone che presentano una condizione fisica o psichica di estrema fragilità”: lo dichiara oggi Federica Giannotta, responsabile Advocacy e programmi Italia di Terre des hommes. L’Ong è presente dal 2011 nei luoghi di sbarco con il progetto Faro, per garantire assistenza, protezione e supporto psicosociale ai minori migranti e alle loro famiglie. “La disposizione secondo cui la nave è tenuta a raggiungere ‘senza ritardo’ il porto sicuro assegnato, con divieto di potersi dedicare a ulteriori salvataggi di persone in condizioni di bisogno di cui è a conoscenza, è un primo punto che fa riflettere – osserva Terre des hommes -. A ciò si aggiunge il tema dell’assegnazione del porto sicuro, prontamente comunicato alla nave di salvataggio in città lontane che implicano anche giorni di navigazione per poter essere raggiunte”. Al momento sono quattro i giorni di mare che separano le due navi Geo Barents di Msf (con 73 migranti a bordo di cui 16 minori) e Ocean Viking di Sos Mediterranée (con 37 migranti a bordo), dal porto sicuro di Ancona, città indicata per l’approdo della nave. “Il nuovo quadro regolamentare che disciplina l’attività di search and rescue non sembra volere tenere in conto della fragilità e dei bisogni umani delle persone salvate – denuncia l’Ong -, costrette ad affrontare interminabili ore in condizioni di vulnerabilità non solo fisica ma anche giuridica, dal momento che le neo-procedure costringono a rimandare di giorni l’assegnazione di un tutore per i minori e l’accesso alle opportune cure ed assistenza per chi è più fragile”. “Siamo solidali con i colleghi che ogni giorno si dedicano al salvataggio di vite umane nel Mediterraneo – afferma Alessandra Ballerini, avvocata, consulente legale di Terre des hommes – e riteniamo che l’impegno comune dovrebbe essere indirizzato a garantire ai più fragili e alle persone in difficoltà un accesso a cure, protezione ed assistenza, tempestivo ed efficace, soprattutto quando si tratta di minori”.
10 Gennaio 2023 - Roma - “Dobbiamo insistere in tutti i modi affinché si spinga verso il dialogo, è l’unico modo per terminare la guerra e porre fine a un conflitto terribile”. Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, ospite di Tv2000 durante il programma ‘Di Buon mattino’, in merito al conflitto in Ucraina. “Non essere riusciti a fare nemmeno tre giorni di tregua per il Natale – ha aggiunto il card. Zuppi - mi interroga molto”. “La guerra – ha ribadito il card. Zuppi - è una vera distruzione umana. Dobbiamo insistere nella preghiera e spingere in tutti i modi possibili verso il dialogo”. “La pace – ha sottolineato il card. Zuppi ospite di Tv2000 - comincia dalle ‘scuole della pace’ e dal combattere l’odio. Bisogna sentirsi parte di un popolo più grande. Tutti noi siamo artefici di pace e tutti possiamo contribuire al disinquinare un’area che è oggettivamente tanto carica di aggressività, violenza, pregiudizio e odio”.
10 Gennaio 2023 - Roma - La Ocean Viking prende vita attraverso venti scene disegnate. Sul ponte e nei locali di coperta, tra quadri elettrici e avvisi in arabo, sono state affisse il primo dell’anno, mentre la nave era ormeggiata nel porto di Ravenna. Ritraggono le persone passate a bordo, le loro mani di colori diversi e gli occhi allungati, le labbra carnose e i capelli legati in treccine. Le figure emergono dai tratti di matita, sullo sfondo delle case che hanno abbandonato o degli oggetti in macerie delle loro vecchie vite. Sono bianche, ma il rosso capita a colorare i loro abiti. Si abbracciano, si coprono il viso, perdono nel vuoto lo sguardo inquieto, o lo posano sullo spettatore. Sono donne, adolescenti, bambini. Del più piccolo si vede solo il volto spuntare da un disordine di stoffa. Ha appena qualche giorno e tiene gli occhi chiusi: due mani lo proteggono, riparandogli la testa con un cappellino con scritto Ocean Viking.
Una nave è un posto insolito per ospitare una mostra d’arte. Ancor più se è una nave come la Ocean Viking, che presidia il mare per scorgere imbarcazioni in difficoltà e intercettare richieste d’aiuto, e nel 2022 ha salvato 2505 vite. Ma proprio qui l’hanno voluta Sos Mediterranee, l’organizzazione umanitaria che la guida, e il disegnatore civile Gianluca Costantini. L’approdo della nave a Ravenna, città dell’artista, è stata l’occasione per coronare anni di collaborazione in difesa dei diritti umani e di racconto dei profughi del Mediterraneo, delle loro storie attraverso il ritratto dei loro volti. Così, mentre i 113 salvati dell’ultima operazione sbarcavano, le tavole di Costantini salivano a bordo. Sistemate nei luoghi della nave destinati ai più vulnerabili, tra la clinica e lo spazio protetto per donne e bambini, sono specchio di chi è passato e passerà di qui. Il titolo della mostra, "La vita possibile", raccoglie l’essenza del soccorso in mare: donare la possibilità di vita a chi, costretto su mezzi insicuri per scampare alla violenza (spesso del Paese d’origine e sempre della Libia, da cui i naufraghi mediterranei partono per lo più), finisce in avaria o si rovescia in acqua. La vita possibile è quella di Abdou, il neonato col cappellino che rischiava di sparire alla deriva ad appena due settimane di vita, sul gommone in cui viaggiava solo, e che invece la Ocean Viking ha sottratto al mare nelle prime ore del 27 dicembre. È stato accudito e accompagnato al sicuro. Crescerà in Italia, questa vita quanto mai incerta, ora divenuta possibile. (L.C.)
9 Gennaio 2023 - Cesena - Festa dei Popoli, ieri pomeriggio, nella chiesa di Santo Stefano, a Cesena. La Messa è stata presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri. Con lui sull'altare numerosi sacerdoti e diaconi. Il diacono Ettore Rossi, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes che assieme alla Caritas ha organizzato il pomeriggio, ha introdotto la celebrazione eucaristica e ha ringraziato per la partecipazione. Diverse le comunità presenti. In particolare quella polacca, ucraina e rumena. Presenti gruppi di africani di lingua inglese. La Messa è stata animata da tutte le comunità. Alcune parti della Messa sono state proposte in inglese, in francese, polacco, ucraino e rumeno. Lo stesso è accaduto per i canti e le intenzioni di preghiera. Durante l'omelia, riferisce il settimanale diocesano "Corriere Cesenate", mons. Regattieri ha commentato le letture proposte dalla liturgia che fa memoria del Battesimo di Gesù. "Nel Vangelo di oggi abbiamo ascoltato come il Padre si metta dalla parte del figlio. È il momento in cui Cristo viene riconosciuto come figlio. Il Battesimo ci ha fatti figli di Dio, ci ha resi cristiani. Cioè, figli del Figlio. E questo per noi è motivo di gioia e anche di responsabilità". Quando uno si allontana da Dio, ha proseguito il presule, "fuori da questa casa", è come se fosse "spostato. Lontani avvertiamo la nostalgia del ritorno, con le braccia di Dio che sono sempre aperte per accoglierci".
Durante l'offertorio sono stati portati numerosi doni all'altare da parte delle diverse comunità presenti. (foto Corriere Cesenate)
Roma - Sono 3.673 le persone migranti sbarcate sulle coste italiani da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 345 sono di nazionalità pakistana (9%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (201, 6%), Siria (192, 5%), Costa d’Avorio (146, 4%), Tunisia (132, 4%), Afghanistan (110, 3%), Bangladesh (96, 3%), Guinea (49, 1%), Eritrea (43, 1%), Burkina Faso (39, 1%) a cui si aggiungono 2.320 persone (63%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 146 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 9 gennaio.
9 Gennaio 2023 - Faenza - E’ morto il 5 gennaio scorso don Carlo Matulli, originario di Marradi, parroco di Cardeto e cappllano dei migranti italiani in Svizzera. Ne da notizia la diocesi di Faenza-Modigliana dove era incardinato anche se da diversi anni viveva a Firenze. Don Carlo Matulli era nato il 30 luglio 1926 ed è stato ordinato sacerdote il 12 marzo 1949.
Le esequie di don Matulli si sono celebrate il 7 gennaio al Convitto Ecclesiastico di Fienze dove viveva. La tumulazione questa mattina a Cardeto.
Al vescovo della diocesi di Faenza-Modigliana e alla famiglia la vicinaza della Fondazione Migrantes.
9 Gennaio 2023 - Bergamo - Ha lavorato come missionario per gli italiani in Belgio e Svizzera don don Pietro Natali morto all'età di 84 anni. Era nato, infatti, a Pognano il 31 dicembre 1938. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1965 è stato collaboratore parrocchiale a Capriate dal 1965 al 1971, a Redona dal 1971 al 1975. È stato successivamente cappellano degli emigranti in Belgio dal 1975 al 1984 e in Svizzera dal 1984 al 2000. Successivamente è stato prevosto di Tagliuno dal 2000 al 2013, collaboratore pastorale di Paratico dal 2013 al 2018. "Chiesi di andare nella missione cattolica italiana a Seraing, in Belgio, nella diocesi di Liegi, a cui facevano riferimento 20.000 emigranti, soprattutto del Sud Italia, dove già c’erano don Vittorio Consonni e le suore delle Poverelle", aveva detto in una intervista al quotidiano "Eco di Bergamo" spiegando che era impegnato anche nell’aiuto e nella difesa dei diritti degli emigranti italiani. Nel 1984 viene trasferito in Svizzera a Neuchâtel, a cui facevano riferimento 10.000 emigranti. "Avevo soltanto una suora come aiuto", raccontava: "gli emigranti mi volevano presente nelle famiglie e che capissi i loro bisogni, la loro nostalgia della patria e il valore delle associazioni portate
dalla loro regione. Gli emigranti del Sud Italia chiedevano anche il rispetto delle loro tradizioni religiose". Qui fondò il locale Circolo dei bergamaschi nel mondo che proprio quest’anno ha festeggiato il 30° anniversario. Ha fatto rientro in Italia, nela sua diocesi di Bergamo, nel 2000. I funerali di don Natali saranno officiati domani mattina alle 10,00 dal vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi nella parrocchia di Pognano.
Al vescovo Beschi e alla famiglia la vicinanza della Fondazione Migrantes.
9 Gennaio 2023 - Città del Vaticano - "La migrazione è una questione per la quale procedere in ordine sparso non è ammissibile. Per comprenderlo basta guardare al Mediterraneo, divenuto un grande cimitero. Quelle vite spezzate sono l'emblema del naufragio della nostra civiltà". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Per il Pontefice "in Europa, è urgente rafforzare la cornice normativa, attraverso l'approvazione del Nuovo Patto sulla Migrazione e l'Asilo, perché si possano implementare adeguate politiche per accogliere, accompagnare, promuovere e integrare i migranti. Nello stesso tempo, la solidarietà esige che le doverose operazioni di assistenza e cura dei naufraghi non gravino interamente sulle popolazioni dei principali punti d'approdo".
9 Gennaio 2023 -| Ferrara - La Messa dei Popoli – nel contesto della festa dell’Epifania – è uno degli appuntamenti più amati dalle comunità degli immigrati cattolici. Quest’anno a Ferrara è stata organizzata il 6 gennaio nella chiesa di Santo Stefano e, per la prima volta, a cura dell’Ufficio Diocesano Migrantes della diocesi di Ferrara-Comacchioche è uno spazio di dialogo tra diverse culture e tradizioni dei popoli, entra in contatto diretto e personale con la “mondialità” che è tra noi, promuove la cordiale convivenza e la reciproca integrazione.
Il nostro Vicario Generale, Mons. Massimo Manservigi, ha celebrato assieme a numerosi confratelli concelebranti, ma ha dato anche un altro grande contributo aprendo le porte della chiesa di Santo Stefano. Successivamente, è stato anche
possibile avere un piccolo momento conviviale, in cui si sono scambiati anche piatti delle diverse tradizioni delle comunità partecipanti.
Una capillare divulgazione, anche a cura dei Cappellani confratelli che hanno invitato ed organizzato la partecipazione delle comunità linguistiche delle loro Parrocchie, ha stimolato la partecipazione gioiosa ed interessata di molte persone di ogni età e provenienti dalle Comunità francofona, inglese, latino- americana, ucraina, romena della nostra Arcidiocesi, oltre ai numerosi italiani.
I canti, le letture e le preghiere sono stati celebrati nelle lingue italiano, francese, inglese, spagnolo, tagalog, polacco, lingala; tutti gli astanti hanno potuto ricevere il foglio della Santa Messa con la traduzione in italiano dei passaggi recitati o cantati in altre lingue. L’atmosfera è stata ulteriormente allietata dalle danze tipiche africane nella processione offertoriale, anche nel ricordo dell’offerta dei doni da parte dei Magi d’Oriente. Uno dei momenti più suggestivi, nella sua semplicità, è stata la recita del Padre Nostro, durante la quale ciascuno dei presenti ha utilizzato la propria lingua madre, mescolando le lingue nell’unica invocazione. Al proposito, è importante ricordare che La Chiesa riconosce grande importanza alla lingua materna dei migranti, attraverso la quale essi esprimono la mentalità, le forme di pensiero e di cultura ed i caratteri stessi della loro vita spirituale e delle tradizioni delle loro Chiese di origine.
Lo spirito della Festa dei Popoli si è quindi concretizzato nella rappresentazione di un momento importante per la città in tema di integrazione, multietnicità e intercultura e, sicuramente, è stato un fattore di coinvolgimento per l’intera cittadinanza ed anche un’ottima occasione di conoscenza reciproca e anche perché come detto il Vicario Generale nella sua omelia: “Veniamo tutti da lontano e tutti ci cerchiamo reciprocamente nel nome dello stesso Signore Gesù Cristo”. (don Rodrigue Akakpo - Direttore ufficio Migrantes Ferrara-Comacchio)
9 Gennaio 2023 - Città del Vaticano - Abbiamo ancora negli occhi le immagini delle esequie del Papa emerito, in questa domenica che chiude il tempo del Natale, e alla mente tornano le parole di Benedetto XVI nel primo libro su Gesù di Nazaret, quando scrive che “il significato pieno del battesimo di Gesù, il suo portare ‘ogni giustizia’ si rivela solo nella croce: il battesimo è l’accettazione della morte per i peccati dell’umanità, e la voce dal cielo ‘questi il figlio mio prediletto’ è il rimando anticipato alla risurrezione”.
L’evangelista Matteo ci porta sulle rive del Giordano e ci mostra Gesù confuso tra la folla dei peccatori e Giovanni Battista che vorrebbe impedire a Gesù di immergersi nelle acque per il battesimo: “sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”
Quello amministrato da Giovanni era un atto penitenziale, un gesto che invitava all’umiltà verso Dio, e qui si capisce il perché del tentativo di rifiuto del Battista. In quell’andare al Giordano vi è un doppio movimento: Gesù scende nelle acque del fiume che scorre 400 metri sotto il livello del mare; scende dalla Galilea; scende per immergersi con gli altri peccatori per poi risalire verso il Padre, compiendo un cammino che lo porterà nel deserto e quindi a compiere la missione per la quale è stato inviato, cioè la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato e del male. Quanta similitudine con il cammino del popolo di Israele che liberato dalla schiavitù, vaga nel deserto prima di raggiungere la terra promessa e bagnarsi nelle acque del fiume Giordano. Nella Cappella Sistina, dove Francesco, prima dell’Angelus, ha battezzato a 13 bambini, ai lati del Giudizio due opere del Perugino narrano questa similitudine attraverso il Battesimo di Gesù, a destra e, di fronte, Il viaggio di Mosè in Egitto: due diversi inizi di una storia che si intreccia.
Francesco, nelle parole prima della preghiera mariana, afferma che facendosi battezzare “Gesù ci svela la giustizia di Dio, quella giustizia che lui è venuto a portare nel mondo”; una giustizia che “non ha come fine la condanna del colpevole, ma la sua salvezza, la sua rinascita, il renderlo giusto: da ingiusto a giusto. È una giustizia che viene dall’amore, da quelle viscere di compassione e di misericordia che sono il cuore stesso di Dio”. La giustizia di Dio “non vuole distribuire pene e castighi” ma “consiste nel rendere giusti noi suoi figli, liberandoci dai lacci del male, risanandoci, rialzandoci”.
Gesù sulle rive del Giordano, ci dice che “la vera giustizia di Dio è la misericordia che salva”; abbiamo paura a pensarlo, dice Francesco, “ma Dio è misericordia, perché la sua giustizia è proprio la misericordia che salva, è l’amore che condivide la nostra condizione umana, si fa vicino, solidale con il nostro dolore, entrando nelle nostre oscurità per riportare la luce”. Tornano anche qui le parole di Benedetto XVI che a Erfurt, parlando nel settembre 2011 al Consiglio della chiesa evangelica in Germania, ricordava la domanda che inquietava Martin Lutero: come posso avere un Dio misericordioso.
La giustizia di Dio è misericordiosa, afferma Francesco, e come Chiesa “siamo chiamati a esercitare in questo modo la giustizia, nei rapporti con gli altri, nella Chiesa, nella società: non con la durezza di chi giudica e condanna dividendo le persone in buone e cattive, ma con la misericordia di chi accoglie condividendo le ferite e le fragilità delle sorelle e dei fratelli, per rialzarli”. Così dice no il Papa al “chiacchiericcio che divide”, forse pensando alle dichiarazioni e voci non solo di questi giorni, tentativi di contrapporre il Papa emerito e il regnante con l’obiettivo di rompere la continuità e, soprattutto, quell’unità della chiesa che si proclama nel Credo. “Portiamo i pesi gli uni degli altri invece di chiacchierare e distruggere”, dice Francesco perché il chiacchiericcio “è un’arma letale: uccide, uccide l’amore, uccide la società, uccide la fratellanza”.
Angelus nel quale Francesco torna a pregare per l’Ucraina, un Natale in guerra, e il suo pensiero va alle madri “dei soldati che sono caduti in questa guerra in Ucraina. Le mamme ucraine e le mamme russe”. Questo è il prezzo della guerra”. Chiede preghiere per le mamme che “hanno perso i figli soldati, siano ucraine siano russe”. (Fabio Zavattaro - Sir)