Primo Piano

Il Centro Astalli rilegge Hannah Arendt

23 Gennaio 2023 - Roma - C’è un libretto scritto ottant’anni fa che parla di oggi, anzi di domani. Dà espressione all’identità dei rifugiati, partendo dal rifiutarne la definizione: a “noi rifugiati” – questo il titolo – non piace essere chiamati ‘rifugiati’. Un annuncio che racchiude la dolorosa scissione di entrare in un Paese nuovo ed essere destinati a rimanervi, non potendo tornare nel proprio, dopo aver perso la casa e la propria piccola realtà familiare, il lavoro e il ruolo nella società, la lingua e la possibilità di esprimersi spontaneamente, i parenti e gli amici, l’intero proprio “mondo privato”. La contraddizione del ricostruirsi nel luogo di destinazione – del vivervi a lungo, dello sforzarsi di chiamarlo casa e di somigliare ai suoi abitanti – e ciononostante di restare stranieri. Visti come diversi, sempre in fondo “indesiderabili”. Sono le prime pagine scritte da Hannah Arendt da rifugiata negli Stati Uniti, nel 1943, dopo la fuga dalla persecuzione nazista in Europa. L’incontro, svoltosi nei giorni scorsi su iniziativa del Centro Astalli al Goethe-Institut di Roma, è stato l’occasione per rileggerle col pensiero al presente. E per scoprire che non raccontano il Novecento, ma il nostro tempo e il futuro, e non descrivono gli esuli ebrei né soltanto i profughi di tutte le religioni, nazionalità, idee, bensì ogni donna e ogni uomo. Con la limpidezza di pensiero della studiosa, e la profondità dell’esperienza personale, Arendt indica la macchia che il rifugiato non riesce a lavare via: qualcosa dev’esserci nel suo passato o nella sua identità, perché si trovi in questa condizione. Il rifugiato legge l’accusa negli occhi dei nuovi vicini, si sente incolpato della propria sfortuna, e reagisce con uno sforzo di assimilazione. Un tentativo di liberarsi del sé e confondersi tra i cittadini di diritto, che tuttavia rimane un’aspirazione impossibile. Il pensiero ebraico influenza la filosofa: lo spiega Benedetto Carucci Viterbi, rabbino e biblista, che ricorda come in ebraico le parole abitare e straniero derivino dalla stessa radice. Il paradosso di Abramo che si presenta ai cananei come ‘straniero residente’ tra loro, sperimentato dagli ebrei nella Storia, coglie l’essenza dello stato di ogni immigrato: che svolge la sua vita in un luogo senza arrivare ad appartenervi mai, differenziato fisicamente, socialmente e giuridicamente, stretto tra barriere di documenti che dovrebbero aprirgli opportunità e invece lo discriminano. Sono gli Stati nazionali ad aver costruito rifugiati, richiedenti asilo e migranti economici, per conservare la propria omogeneità etnica contro il movimento naturale delle persone, ma queste categorie non esistono nella realtà, chiarisce subito Donatella Di Cesare, filosofa e docente, curatrice di una nuova edizione di “Noi rifugiati”. Per questo le parole di Arendt valgono per chiunque sbarchi oggi sulle nostre coste o scenda dai nostri valichi. Anche chi aggira gli stratagemmi di deterrenza delle partenze, si sottrae alla cattura e al trattenimento violenti, si crea la sua strada nella sabbia, nella neve e nell’acqua e riesce infine ad attraversare la frontiera; anche chi, dopo l’ingresso, si sottrae all’irregolarità, evita o supera il passaggio della detenzione amministrativa – che tiene ristretto chi non ha commesso reati e somiglia così tanto all’internamento sperimentato da Arendt in quanto ebrea, nel campo di Gurs sui Pirenei – e si conquista un documento di soggiorno, anche questo immigrato resterà straniero. Non si radicherà, come fosse destinato a portarsi dentro quel confine che ha oltrepassato una volta, nota Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. Per questo, il diritto da garantire non è migrare, ma essere accolti. Senza la costrizione ad “integrarsi”, essere accettati con semplicità, ascoltati, ricevere le stesse opportunità dei cittadini per nascita, poter partecipare. Le persone migrano per tante ragioni, spiega Soumaila Diawara – lui, maliano, che lo ha fatto per scampare alla persecuzione politica – ma tutte fuggono dalla prospettiva della mera sopravvivenza. Nel Paese d’arrivo, chi migra cerca il diritto a vivere. A ottant’anni dal manifesto di questo bisogno, la migrazione resta una storia di lontananza nella vicinanza. C’è un modo per rovesciare lo stato delle cose e creare un mondo nuovo, ed è riconoscersi tutti nel “Noi” di Hannah Arendt. Scoprirsi nient’altro che “nudi esseri umani”, tutti ospiti tutti pellegrini, in cerca solo di protezione e della possibilità di una vita piena. (Livia Cefaloni)      

Lasciare per seguire

23 Gennaio 2023 - Città del Vaticano - Insegnare, annunciare, guarire. Tre verbi che Matteo sceglie per descrivere la missione di Gesù che percorreva la Galilea delle genti “insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità” e che lo porterà a dare la sua vita per noi. In queste quattro domeniche, da Natale, abbiamo trovato Gesù deposto in una mangiatoria, cercato e venerato dai magi venuti dall’Oriente. Due domeniche fa Matteo ci ha descritto il tempo del battesimo nel Giordano per mano di Giovanni Battista. Ma tra questi due momenti sappiamo che ha dovuto trascorrere del tempo in Egitto, e successivamente è entrato nella terra di Israele, passando la sua giovinezza nella cittadina di Nazareth in Galilea. Il Vangelo di questa domenica ci narra l’arresto di Giovanni e la decisione di Gesù di lasciare la Giudea per andare nella piccola Cafarnao, sulle rive del mare di Tiberiade, luogo abitato da ebrei, ma anche da stranieri di origine greca e altri popoli. Paura di fare la stessa fine di Giovanni? Non lo sappiamo, certo Gesù non aveva ancora compiuto alcun gesto “scandaloso”, ne aveva pronunciato alcun discorso “politicamente scorretto”. Aveva iniziato il suo “cammino” là dove lo aveva iniziato Giovanni con lo stesso appello-invito: “convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino”. Forse “iniziare” da Cafarnao, domenica prossima leggeremo le beatitudini, è anche un modo per ricordarci che Gesù è colui che compie le scritture; la cittadina è, infatti, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali e il profeta Isaia, è la prima lettura di questa terza domenica del tempo ordinario, annuncia che da questa terra oltre il Giordano, un “grande luce” è stata vista dal popolo “che abitava nelle tenebre […] per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”. Il messaggio che Matteo ci lascia, dunque, è proprio l’immagine della luce, un Dio che affascina, illumina il cuore e chiama ogni uomo e donna là dove lavorano e vivono: seguimi. Lo dice a Pietro e Andrea, pescatori nel mare di Galilea; a Giacomo e al fratello Giovanni: “e loro subito lasciarono le reti e lo seguirono”. Lasciare per seguire. È il momento della scelta, della decisione che cambia la vita; prima o poi arriva questa scelta, dice Papa Francesco all’Angelus, e bisogna decidere: “lascio alcune certezze e parto per una nuova avventura, oppure rimango come sono?” Momento decisivo per ogni cristiano, il “coraggio di lasciare, di mettersi in cammino”. E “se non si trova il coraggio di mettersi in cammino, c’è il rischio di restare spettatori della propria esistenza e di vivere la fede a metà”. Ma cosa dobbiamo lasciare, si chiede il vescovo di Roma. “Certamente i nostri vizi, i nostri peccati, che sono come ancore che ci bloccano a riva e impediscono di prendere il largo”. Chiedere perdono e lasciare “anche ciò che ci trattiene dal vivere pienamente, per esempio le paure, i calcoli egoistici, le garanzie per restare al sicuro vivendo al ribasso. E bisogna anche rinunciare al tempo che si spreca dietro a tante cose inutili”. Lasciare, dunque, per dedicare tempo alla preghiera, per una giovane famiglia “aprirsi all’imprevedibile e bellissima avventura della maternità e della paternità”; poi medici e operatori sanitari che dedicano il loro tempo ai malati; lavoratori che lasciano le comodità per portare il pane a casa. Francesco ci ricorda che “per realizzare la vita occorre accettare la sfida di lasciare”. Domenica dedicata alla Parola di Dio che “è rivolta a tutti e chiama alla conversione”; parola che “scuote, ci scomoda, ci provoca al cambiamento, alla conversione”; parola che mette in crisi perché “viva”. Parola che ha il volto di Gesù, pellegrino nelle città e villaggi, per “incontrare volti e storie”, messaggero che annuncia la buona notizia. Angelus nel quale Francesco chiede che finisca il conflitto in Myanmar, dove è stata distrutta la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, uno dei luoghi di culto più antichi del paese. Pace in Perù – la violenza spegne la speranza di una giusta soluzione dei problemi – in Camerun – il futuro è nella via del dialogo e della comprensione reciproca – e nella martoriata Ucraina “il Signore conforti e sostenga quel popolo che soffre tanto”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Lucani nel mondo: il 24 gennaio un seminario di studio su “Migrazioni e cultura”

20 Gennaio 2023 - Potenza - In vista dell’anno del Turismo delle Radici 2024 l'Associazione Regionale Famiglia Lucana di Winterthur, il Piccolo Festival delle Spartenze, il Centro Studi Internazionali "Lucani nel Mondo" e "Filef" Basilicata promuovono l’iniziativa di conoscenza del fenomeno migratorio "Migrazioni e Cultura verso l'anno del Turismo delle Radici" con il coinvolgimento di alcune scuole superiori della provincia di Potenza. La giornata si svolgerà il 24 gennaio e vedrà due diversi appuntamenti. Al mattino con i dirigenti, i docenti e gli studenti del Liceo Scientifico “Galilei” del capoluogo lucano:  dopo i saluti istituzionali, il Seminario sulla Storia dell’Emigrazione Italiana e Lucana al quale interverrà Giuseppe Sommario, direttore del Piccolo Festival delle Spartenze e Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, coordinati da Luigi Scaglione. Nel pomeriggio  l’incontro-dibattito  dal titolo "Restanze, Ritorni e Mezzogiorni d'Italia" con gli interventi di accademici, esperti, rappresentanti istituzionali e la presentazione del volume "L'Italia e i figli del vento" di Delfina Licata.  

Migrantes Taranto: domenica “catena” per la pace in Ucraina

20 Gennaio 2023 - Taranto - Il 22 gennaio ricorre la festa dell' unità del popolo Ucraino. Nel 1990 gli ucraini fecero una catena lunghissima prendendosi per mano dal nord al sud. Domenica 22 le persone ucraine in tutto il mondo faranno in ogni città  una propria piccola catena. L'associazione Sylni Rasom, insieme alla comunità Ucraina di Taranto, in collaborazione con  la Migrantes diocesana e  la Stella Maris - Apostolato del mare - si incontreranno  domenica  22,  tenendosi per mano ai piedi della scalinata della Concattedrale dalle ore 14,30 alle ore 15,00,  per collegarsi con la catena online mondiale. Si pregherà per la pace in Ucraina. (Marisa Metrangolo - Direttrice Migrantes Taranto)

Mons. Felicolo: la “diversità è un dono grande”

20 Gennaio 2023 - Firenze – “Una sala gremita di persone diverse e ricca di colori”. Così mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, ha salutato i partecipanti all’incontro conclusivo del progetto “Crescendo. Conoscere il mondo per essere cittadini consapevoli e attivi", che si è svolto a Firenze questa mattina su iniziativa del Centro Internazionale Studenti Stranieri "Giorgio la Pira” e la partecipazione di tante scuole. Un progetto finanziato dalla Fondazione Migrantes con i fondi dell’8X1000 della Chiesa cattolica italiana. Per mons. Felicolo la “diversità è un dono grande”: “mi avete contagiato con il vostro entusiasmo e la vostra allegria”, ha aggiunto: un entusiamo, una allegria che va “coltivata. Noi crediamo molto in questo insieme di culture e diversità che non si allontanano ma si avvicinano per amicizia”. Da qui l’invito a non disperdere questo patrimonio di relazioni belle ma a coltivarlo con passione”. Solo nell’incontro delle culture e non nella paura – ha concluso mons. Felicolo – si costruisce quella casa commune che rappresenta “un dono per tutti noi”. (Raffaele Iaria)

Migrantes Brescia: un focus su scuola ed educazione sul tema “Costruire il futuro con i migranti: il XXXI Rapporto Immigrazione 2022”

20 Gennaio 2023 - Brescia  - “Costruire il futuro con i migranti. Focus sulla scuola e sull’educazione: il XXXI Rapporto Immigrazione 2022”. Questo il tema del convegno in programma  a Brescia il 26 gennaio, promosso dalle tre aree pastorali della Diocesi, da Comunità e Scuola, dalla Caritas diocesana e dal Centro Migrantes  in collaborazione con l’ Ufficio scolastico territoriale di Brescia. Coordinati da Anna Della Moretta interverranno Vinicio Ongini dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del Ministero Istruzione su “Alunni con cittadinanza non italiana, fra calo e criticità irrisolte”; Giuseppe Bonelli, dirigente UST Brescia, con “18,2%: non solo numeri. L’esperienza bresciana”; Simone Varisco della Fondazione Migrantes e redattore del Rapporto Immigrazione 2022 che aiuterà a leggere a leggere l’immigrazione partendo dalla scuola.

Issaka è morto di clandestinità: la gelida solitudine del portiere

20 Gennaio 2023 - Milano - Gli stenti uccidono sotto un ponte di Milano il giocatore del St. Ambroeus. Queste parole, oggi, sono listate a lutto e hanno un solo argomento: un ragazzo di nome Issaka. Ho guardato e riguardato la figurina del calciatore Issaka Coulibaly. No, non cercatela nella collezione Panini, non la troverete mai, e lui poi, non lo troverete più, l'ha inghiottito una notte gelida e di scighera di questa città, Milano, dove era giunto dal Togo. Posso solo dirvi che Issaka somigliava tanto, per fisico e volto, al fuoriclasse e suo connazionale Emmanuel Adebayor. Ma Issaka faceva il portiere amateur, come quelli che piacciono tanto a papa Francesco (che vorrei tanto conoscesse questa storia di un calciatore triste, sportivo vero anche se mai arrivato nel paradiso del supercalcio), e i gol li evitava, mentre l'altro, Adebayor, di gol ne ha segnati a raffica nella Premier inglese e a 38 anni fa ancora il bomber in qualche parte del mondo. A differenza di Adebayor, Issaka Coulibaly, non è diventato milionario con il calcio, ma il calcio è stata comunque la sua grande passione e lo ha arricchito nella sua breve vita terminata con un triplice e tragico fischio anticipato, a soli 27 anni. Il pallone e i guanti gli sono serviti giusto il tempo di allontanare per un po' la solitudine del portiere, a deviare in angolo i tiri mancini della miseria fino al gol finale della morte che ha insaccato nella porta vuota della sua povera esistenza. È morto di stenti e di freddo, Issaka, sotto un ponte della civilissima Milano, capitale riconosciuta della moralità e dell'accoglienza. Sarà ancora così caro vecchio Enzo Jannacci che cantavi El portava i scarp del tennis? Mah. Il portiere Issaka in campo portava gli scarpini tacchettati di gomma. Al margine della società, ma almeno lì, in campo, il numero 1: fortissimo, per chi lo aveva avvistato dalle parti del Pini, l'ex manicomio, per il torneo estivo dove era stato il migliore e aveva fatto vincere la sua squadra con quei tuffi da gatto nero dei pali. Questo raccontano quelli che hanno avuto il piacere di vederlo e di giocarci assieme, nel St.Ambroeus, la prima formazione milanese interamente composta da rifugiati e richiedenti asilo politico. Una morte annunciata come il risultato di un posticipo di una gara di dilettanti: Issaka è stato ritrovato cadavere, in un capannone di via Corelli, il 25 novembre scorso e la notizia l'abbiamo appresa solo ora, su Facebook, grazie a qualche amico di buon cuore che sa che la memoria di cuoio, qui sotto la Madonnina, non è fatta solo di Supercoppe nerazzurre e di luci rossonere a San Siro. Un amico di Issaka ha avuto la bontà di scrivere un tenero ricordo e di chiosare con una denuncia che suona come uno schiaffo per tutti noi, calciofili accecati solo dalla luce delle stelle milionarie e dalla futilità di un quotidiano clamore sotto i riflettori di questo Skyline italiano: « Issaka è morto di freddo e di clandestinità ». E forse prima di morire sì, « El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lü». (Massimiliano Castellani - Avvenire)

Rom e Sinti: a Torino una mostra su genocidio dimenticato

19 Gennaio 2023 - Torino - Dal 23 gennaio (inaugurazione alle 18) al 3  febbraio presso il «beeozanam community hub» di via Foligno 14 a Torino sarà allestita la mostra fotografica «Parrajmos (divoramento) sul tema «Rom e Sinti il genocidio dimenticato». Ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18. Per informazioni e prenotazioni visite guidate: 348.8257600.

Cattedra dell’Accoglienza: dal 6 al 10 marzo convegno con il card. Parolin

19 Gennaio 2023 -
“una novità in campo ecclesiale e civile”, come l'ha defiita don Francesco Fiorino, trai coordinatori dell’iniziativa. Si tratta di corso di formazione residenziale rivolto a “chiunque, a diverso titolo, sia impegnato a servire, nel rispetto e nel dialogo, l’altro, diverso, il lontano”. Il corso si terrà alla Fraterna Domus di Sacrofano dal 6 al 10 marzo, e vedrà la presenza, nel giorno di apertura, del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Tra gli interventi quello di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes.  L’iniziativa, partita nel marzo scorso a Sacrofano proprio alla presenza del card. Parolin, intende essere a cadenza annuale per “ribadire a noi stessi la necessità e l’urgenza della formazione, oltre che della condivisione delle esperienze e delle buone pratiche”.  “C’è una tensione costante tra ostilità e ospitalità”, ha spiegato mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma mentre per il il rettore della Pontificia Università Lateranense, Vincenzo Buonomo, “il tema dell’accoglienza è legato alla mobilità umana, un dato ormai consistente nella nostra vita quotidiana, e che interessa gli Stati e la comunità ecclesiale, sia a livello locale che universale”.La Cattedra dell’Accoglienza “può diventare un laboratorio attraverso cui poter pensare e far pensare”, rivolto “a chi fa accoglienza quotidiana, a chi desiderare essere accolto e a chi deve governare l’accoglienza”. Alla Cattedra aderiscono  17 enti che si occupano già di accoglienza. (R.Iaria)

Trieste: posta la prima pietra di inciampo a un rom e sinto in Italia

19 Gennaio 2023 - Trieste - Ieri a Trieste, in piazza della Libertà, è stata posta la prima pietra di inciampo a un rom e sinto in Italia. È un fatto storico che si deve all’alleanza e alla collaborazione tra l’associazionismo dei giovani rom e giovani ebrei (UCRI Unione Comunità Romanès in Italia UGEI), dice Stefano Pasta in un post. La posa è avvenuta nel luogo in cui Romano Held suonava; oltre al rabbino di Trieste Alexander Meloni e a Gunter Denmig (l’artista inventore delle pietre di inciampo), i protagonisti sono stati i parenti  e discendenti di Romano, oltre a diversi rappresentanti delle comunità rom e sinti. Romano Held era nato a San Pier d’Isonzo, il 21 gennaio 1927, da Alberto Held, un sinto italiano, e Maria Hudorovic, una romnì istriana. Gli Held sono una famiglia di musicisti che ha vissuto nella zona di Trieste fino a quando, negli anni Quaranta e in particolare dopo l’armistizio, si spostano sui monti sopra a Udine, nella zona di Fagagna, per sfuggire ai nazisti. Il 1 maggio 1944, Romano fu arrestato mentre si stava muovendo con la propria carovana, all’età di soli 17 anni, grazie alla delazione di un collaborazionista fascista. Come si legge nei documenti che con Luca Bravi "abbiamo ritrovato all’Archivio di Stato di Udine, in quanto ‘girovago’ - scrive Pasta -  venne immediatamente condotto al carcere di Udine fino al 31 maggio 1944. Romano Held risulta sulla lista dei presenti sul convoglio partito da Trieste, il 31 maggio 1944, con destinazione Dachau (fermate intermedie a Udine e Gorizia)". Giunto al lager il 2 giugno 1944, registrato con la matricola 69525. Viene liberato dall’armata americana a Dachau nell’aprile del 1945. Tornato in Italia, a Trieste Romano riprende l’attività familiare di musicista nelle principali piazze della città, tra cui piazza della Libertà. Anche a causa delle pessime condizioni di salute patite nel lager, morì a Trieste nel 1948, a soli 21 anni. La posa della prima pietra di inciampo d’Italia a un rom e sinto è l’esito di "un percorso biennale. Sono molto contento di aver partecipato alle ricerche e al cammino per restituire una parte di memoria dimenticata, insieme a Luca Bravi, Simone Santoro, Gennaro Spinelli, Bernadette Fraioli".

Cei: da lunedì il Consiglio Permanente

19 Gennaio 2023 -
Roma - Si svolgerà da lunedì 23 a mercoledì 25 gennaio, a Roma, presso la sede della CEI  la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente. Dopo l’Introduzione del card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, in programma alle ore 16 del 23 gennaio, i lavori prevedono la scelta del tema principale dell’Assemblea Generale di maggio e alcuni aggiornamenti sul secondo anno del Cammino sinodale avviato nelle diocesi italiane e sulla Ratio Nationalis per la formazione nei seminari.
All’ordine del giorno, poi, la presentazione della prossima edizione della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani e due comunicazioni: la prima sulla proposta di rilancio del Progetto Policoro e la seconda sulla partecipazione dei giovani italiani alla GMG di Lisbona, in programma dal 1° al 6 agosto. Mercoledì 25 gennaio nella Sala Marconi di Palazzo Pio il Segretario Generale, Mons. Giuseppe Baturi, illustrerà in conferenza stampa il Comunicato finale.

“Artemide Zatti. Santo salesiano amico dei poveri”: un libro sulla sua beatificazione e canonizzazione

19 Gennaio 2023 - Roma - La canonizzazione di Artemide Zatti avvenuta  il 9 ottobre 2022 a Roma rivive in un libro bilingue, italiano e spagnolo "Artemide Zatti. Santo salesiano amico dei poveri",  Edizione S.D.B e che raccoglie discorsi e documenti relativi non solo a questo evento, ma anche alla beatificazione. Editorialmente il volume è curato da don Giuseppe Costa, Co-portavoce della Congregazione Salesiana. Il libro  è soprattutto fotografico, con immagini di Gregorz Galazka e testi del Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime. Vi vengono raccolti anche i discorsi e le omelie pontificie. Varie foto provengono dall’Archivio Salesiano Argentino, dall’ANS e dal Vaticano. Nel suo insieme - spiega l'agenzia salesiana Ans -  è come trovarsi una documentazione dal valore storico che certamente può far conoscere meglio questa figura di santo infermiere e salesiano coadiutore. È, quest’ultima, una vocazione specifica salesiana alla quale teneva moltissimo lo stesso fondatore, San Giovanni Bosco. “Sant’Artemide Zatti – ha scritto in una lettera che accompagna il volume Don Á.F. Artime – ci ha riportati alla santità semplice, ma esigente dei salesiani impegnati nel lavoro quotidiano e ci ha fatto riscoprire aspetti della nostra storia forse troppo presto messi nel dimenticatoio. Papa Francesco più volte ha richiamato la nostra memoria ed attenzione alla Patagonia salesiana, autentico paradigma di fatica generosa e di donazione indiscussa a Dio e al prossimo”.        

“Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro”: il 24 gennaio la nuova puntata

19 Gennaio 2023 - Milano - Siamo nel mese della pace e alla vigilia del viaggio di papa Francesco in Congo e Sud Sudan, teatri bellici. Anche la rubrica «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro» affronterà l'argomento. Lo farà declinando tematiche proprie.  Martedì 24 gennaio - su Radio Mater, dalle 18.50 alle 19.30 - sarà ospite don Bruno Mollicone, cappellano militare della Operazione «Prima Parthica». Da Erbil, in Iraq, si collegherà per presentare la singolare comunità di soldati italiani che vive all’estero, impegnata a mantenere la pace. Una comunità accompagnata dalla Chiesa dell’Ordinariato militare. Don Bruno, inoltre, commenterà il messaggio pontificio per la pace - che ha due fuochi: il Covid 19 e la guerra - e testimonierà il bene che gli italiani, attraverso l’8xmille, hanno fatto per la promozione di quel territorio. Condotta da Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, la trasmissione si avvale della consulenza della Fondazione Migrantes. Radio Mater si può ascoltare – in Italia – attraverso la radio (sia in Fm, sia in Dab). In tutto il mondo su internet al seguente indirizzo https://www.radiomater.org/it/streaming.htm/

Quei volti che guardano al futuro: una mostra a Milano del Centro Astalli

19 Gennaio 2023 - Milano - Venti pannelli ad altezza d' uomo, ciascuno raffigurante un giovane rifugiato che guarda negli occhi chi gli si avvicina. È "Volti al futuro, con i rifugiati per un nuovo noi", la mostra itinerante realizzata dal Centro Astalli di Roma, che verrà inaugurata domani nella Comunità di Villapizzone. Gli scatti, realizzati dal fotografo Francesco Malavolta, celebrano i primi 40 anni del Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, un' organizzazione nata nel 1980 su intuizione di padre Pedro Arrupe. La filosofia alla base di questa forma di accoglienza si poggia su tre parole: accompagnare, nel senso di farsi compagni di strada dei rifugiati cercando di capire i loro bisogni; servire, cioè mettersi al servizio delle loro esigenze; e infine, difendere, quindi spendersi per i loro diritti. E proprio per rendere questi obiettivi alla portata e all' attenzione di tutti è stata ideata questa mostra fotografica, il cui titolo gioca sull' omografia fra vòlti, nel senso di rivolti al futuro, che può essere interpretato come un monito a noi che dobbiamo guardare a un futuro di convivenza più che a una politica dell' oggi, e vólti, i volti raffiguranti i venti rifugiati che guardano anch' essi a un futuro migliore. A essere rappresentati sono venti ragazzi, fra i 20 e i 30 anni, che sono stati o sono ancora ospiti del Centro Astalli: tutti sorridenti, sono in piedi e alle loro spalle lo sfondo è sfocato ma permette di intuire un contesto cittadino. «Lo sfondo sfocato della città è simbolo del processo di integrazione in divenire, un processo che spesso per ragioni politiche e burocratiche si realizza a fatica. Il fatto che i pannelli siano ad altezza d' uomo vuole dare l' idea che quei rifugiati noi li abbiamo di fronte, sono volti in cui specchiarsi e con cui confrontarsi»: padre Camillo Ripamonti è il presidente del Centro Astalli, nonché uno degli organizzatori della mostra. Il messaggio che vuole lanciare con queste fotografie è quello di riportare al centro i rifugiati e camminare con loro: «Spesso i rifugiati sono considerati numeri o problemi, noi vogliamo far capire che sono prima di tutto persone che camminano con noi e che con noi vogliono costruire un futuro che sia bello per tutti». La mostra è stata pensata per ricordare i 40 anni di attività del Centro Astalli, non una festa autocelebrativa ma un momento di memoria per un' organizzazione che in questi anni ha accolto e integrato quasi 20mila rifugiati. Un numero, il 40, che oltre a simboleggiare un lungo percorso, ricorda anche i 40 anni di cammino del popolo di Israele nel deserto. È proprio questa l' immagine scelta da Papa Francesco nell' introduzione che ha donato a questa mostra: «Quaranta, nella Bibbia, è un numero significativo che ha molti rimandi, ma certamente pensando a voi mi viene in mente il popolo di Israele che per 40 anni cammina nel deserto, prima di entrare nella terra della promessa. Anche gli ultimi quarant' anni della storia dell' umanità non sono stati un progredire lineare: il numero delle persone costrette a fuggire dalla propria terra è in continua crescita. In questi quarant' anni e in questo deserto, tuttavia ci sono stati tanti segni di speranza che ci permettono di poter sognare di camminare insieme come un popolo nuovo "verso un noi sempre più grande"». L' augurio con cui il pontefice conclude la sua introduzione è che si possa realizzare finalmente una «cultura dell' incontro», che si possa progettare qualcosa che coinvolga tutte le persone, non solo i volontari. È questo uno dei motivi per cui si è scelto di creare una mostra che fosse itinerante: nel suo viaggiare fra città come Milano, Roma, Padova o Grumo Nevano, in provincia di Napoli - tutte città che ospitano una succursale del centro Astalli - è diventata di volta in volta parte integrante della struttura che l' ha ospitata, andando a fondersi completamente con lo spirito di accoglienza del luogo. La speranza di padre Camillo è che questi venti pannelli continuino a raccontare la loro storia anche quando il loro viaggio sarà concluso: le foto verranno infatti donate ai centri dove sono nate, si potranno spostare, potranno costituire nuovi nuclei o, perché no, essere donate alle scuole. (Rachele Callegari)

Vangelo Migrante: III domenica del tempo ordinario | Vangelo (Mt 4,12-23)

19 Gennaio 2023 - Con il Motu proprio ‘Aperuit illis’, Papa Francesco ha stabilito che “la III Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”. Non a caso la Parola di questa domenica ci offre il messaggio generativo del Vangelo: “il regno dei cieli è vicino!” Giovanni è stato arrestato, la voce del Giordano tace ma poco più in là sulle rive di un lago si alza una voce libera: esce allo scoperto, e senza paura, un giovane rabbi che da solo va ad affrontare i confini nella meticcia Galilea, crogiolo di genti, regione quasi perduta per la fede, e dice: “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”. Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle. Quel regno di giustizia, di pace, d’amore, desiderato da ogni uomo di buona volontà, finalmente non è più solo una bella ma irrealizzabile utopia: è vicino. Non si tratta di un regno completamente presente ma in via di costruzione: quanto più gli uomini accolgono Gesù e il suo messaggio, tanto più i segni della presenza del regno dei cieli diventano riconoscibili. “Convertitevi”, allora, significa ‘accorgetevene’, ‘sapevatelo’, si direbbe oggi; giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. La notizia bellissima è questa: Dio è all’opera per guarire la tristezza e il disamore del mondo e ogni strada del mondo è Galilea. La conversione non nasce dalla paura di essere condannati dal giudizio di Dio, ma dalla bellezza del progetto finalmente realizzabile. La gioia nel cuore del discepolo è la naturale conseguenza: la vita ha finalmente un senso compiuto e l’uomo può dedicare tutta la sua vita per collaborare alla costruzione del regno dei cieli. L’esito felice del progetto è assicurato da Gesù. La prima e fondamentale conversione consiste proprio nel fidarsi di Lui e della Sua lieta novella. Chi non crede alla vicinanza del regno di Dio inevitabilmente si rassegna ad una vita mediocre e senza senso. Se l’invito alla conversione per vedere il regno dei cieli, e farne parte, è rivolto a tutti, non tutti però hanno lo stesso compito. Alcune persone sono chiamate a seguire Gesù più da vicino: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. I dodici apostoli dopo la morte e la risurrezione di Gesù, avranno il compito di guidare le comunità cristiane nella custodia e nella diffusione del Vangelo. Non si tratta di un compito più importante degli altri, ma di un servizio indispensabile perché tutti possano essere discepoli. Quel rabbi ci mette a disposizione un tesoro di vita e di amore, un tesoro che non inganna, che non delude. Ascoltarlo è sentire che la felicità non è una chimera, è possibile, anzi è vicina. (p. Gaetano Saracino)

Richiesta di protezione in Italia, Tribunale Ancona, “Ai migranti risposte in 5 giorni”

19 Gennaio 2023 - Ancona - Questura e prefettura sono tenute a trovare soluzione per l’accoglienza in città entro 5 giorni dalla presentazione della domanda di protezione internazionale e qualsiasi prassi dilatoria è da considerarsi illegittima. L’ordinanza, che segna un punto importante anche per il diritto d’asilo e il sistema dell’accoglienza italiano, è stata appena emessa dalla Prima Sezione civile del Tribunale di Ancona, dopo il ricorso promosso da un cittadino pachistano lo scorso 28 ottobre. L’uomo, 27 anni, dall’8 agosto stava cercando di ottenere il riconoscimento di richiedente protezione internazionale presso la questura del capoluogo, ma si è visto per mesi rinviare la formalizzazione, ogni volta con la stessa motivazione: la mancanza di posti di accoglienza nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria gestiti dalla prefettura e negli analoghi progetti ex Sprar, oggi Sai, governati dal Comune. E così non ha potuto fare altro che dormire per strada o nei parchi urbani, cercando un pasto caldo alla mensa della Caritas. Ora, con l’ordinanza del Tribunale a favore, il suo destino potrà cambiare. La storia del giovane di 27 anni è emblematica perché comune a molti, in tutta Italia. «Ad Ancona, 100mila abitanti, sono almeno un centinaio le persone che negli scorsi mesi hanno provato a depositare richiesta di protezione ma si sono visti rimandati indietro con la motivazione che sul territorio non ci sono posti liberi per l’accoglienza. Pachistani, afghani, somali, egiziani, eritrei soprattutto, arrivati attraverso la rotta balcanica e spinti nel capoluogo dal passaparola secondo cui qui le procedure di accoglienza internazionale sarebbero state meno farraginose che altrove, per poi rimanere bloccati nel limbo. In questi mesi come più volte denunciato abbiamo raccolto decine di rinvii da parte della questura che superavano anche i sei mesi». A raccontarlo è Valentina Giuliodori dell’Ambasciata dei Diritti Marche, un’organizzazione che si batte per l’accoglienza dei migranti e che ha sostenuto il ricorso del cittadino pachistano, presentato dall’avvocato Paolo Cognini. Secondo il pronunciamento che ne è scaturito, emesso del giudice Alessandra Filoni, la prassi seguita della questura in questi mesi «ha completamente capovolto il percorso previsto dal legislatore », in quanto, prosegue il Tribunale di Ancona, «non può mai venirsi a creare l’opzione tra accoglienza e abbandono, tanto che sono state espressamente previste “strutture straordinarie” da attivare nel caso in cui l’afflusso massiccio di richiedenti porti a una saturazione dei posti disponibili nelle ordinarie strutture di prima accoglienza». L’ordinanza ha inoltre una particolare rilevanza per i casi analoghi, sia in sede amministrativa che giudiziaria, poiché mette assieme due aspetti finora trattati in modo separato, il tema della formalizzazione della richiesta di protezione e quello dell’accoglienza che, spiega l’avvocato Cognini, «sono parti integranti del medesimo dispositivo di tutela e di garanzia del richiedente e dell’istituto della protezione internazionale ». L’ordinanza assume ancora maggiore rilevanza preso atto del fatto che la situazione di Ancona è diffusa in tante altre città italiane, dove davanti alle questure sono lunghissime le file di persone che vorrebbero presentare richiesta di protezione internazionale, ma che vengono rimandate indietro, in attesa di nuovi posti d’accoglienza. Aumenta così il numero dei senza dimora e quindi delle situazioni di fragilità e marginalità, che parte dell’opinione pubblica finisce per percepire come un problema sociale. (Marco Benedettelli - Avvenire)        

Lussemburgo: “PassaparolaMag” passa dalla carta al web

18 Gennaio 2023 - Roma - Il mensile cartaceo fondato nel Granducato di Lussemburgo da Paola Cairo e Maria Grazia Galati nel 2004 non andrà più in stampa dopo 18 anni di pubblicazioni. La Rivista italiana di Lussemburgo, diffusa anche in Francia e Germania, punto di riferimento informativo degli italiani e degli amanti dell’Italia, si sposta dalla carta al web. “La copia di PP di dicembre 2022-gennaio 2023, inviata prima di Natale ai nostri abbonati e ancora in edicola, è l’ultima” dichiarano le fondatrici. Che nel loro editoriale spiegano che “non ci sono più le condizioni per continuare;  questa per noi è una trasformazione, non una rinuncia”. L’informazione italiana sarà veicolata attraverso il sito www.passaparola.info (e passaparola.lu) che è sempre stato complementare alla rivista. “Anche se sparisce la formula cartacea continuiamo a diffondere l’informazione locale, nazionale, internazionale in italiano e in francese attraverso i nostri media: il sito in primis e la radio. Articoli, agenda, reportage, approfondimenti saranno arricchiti in formato web e rilanciati sui social. “Continuiamo a fare informazione attraverso la nostra trasmissione radiofonica su Radio Ara -  dicono all’unisono le fondatrici e direttrici – e continueremo a incrementare le nostre attività culturali con servizi, progetti, editoria, viaggi, promozione culturale, organizzazioni eventi e/o media partnership”.    

Centro Astalli: “servono soluzioni durature e dignitose per chi vive in strada”

18 Gennaio 2023 -
Roma - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio” per la morte di due uomini senza dimora a Roma. “Nonostante lo sforzo significativo della giunta capitolina di implementare e potenziare il sistema cittadino di accoglienza in favore di persona senza fissa dimora, ancora in troppi rischiano di morire di freddo e di stenti in città – afferma padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli -. È urgente stringere le maglie di una rete sociale per la presa in carico immediata di chi vive all’addiaccio. Le istituzioni pubbliche, in collaborazione con gli enti del Terzo settore, devono presidiare i territori in maniera capillare e mettere in campo soluzioni durature e dignitose per i più fragili. Nelle ultime settimane registriamo un aumento delle persone che si rivolgono ai servizi di bassa soglia del Centro Astalli in cerca di coperte, abiti pesanti per affrontare i rigori dell’inverno in strada. Anche consumare un pasto caldo, fare una doccia al riparo, sono servizi richiesti da tante persone che non hanno un’abitazione. Il 60% delle circa 250 persone che in questi giorni si rivolgono ai servizi di via degli Astalli vive in strada. Si tratta di migranti, perlopiù giovani uomini”.

Migrantes Triveneto: mons. Felicolo, “la pastorale delle migrazioni è un tratto primario dell’annuncio del Vangelo”

18 Gennaio 2023 - Mestre - “La pastorale delle migrazioni in ogni suo aspetto, è un tratto primario dell’annuncio del Vangelo, e la Chiesa, è chiamata a dare attenzione ad ogni forma di mobilità umana”. Questo è stato il pensiero di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes che ha incontrato questa mattina la Commissione Migrantes del Triveneto, presieduta dall’arcivescovo, mons. Luigi Bressan. A don Bruno Baratto, direttore della Migrantes di Treviso il compito di presentare la situazione migratoria Triveneta. Don Baratto ha sottolineato che: “…la realtà  migratoria Triveneta è complessa e con realtà diversa legate alla differenza delle tre Regioni. Erano 704.000 nel 2021 gli stranieri presenti nelle Trevenezie, con una percentuale del 2,7% in meno rispetto al 2020 e con gruppi culturalmente diversi tra loro. La presenza delle donne ha sorpassato quella degli uomini e i permessi di soggiorno sono soprattutto per ricongiungimenti familiari”. Per quanto riguarda la emigrazione Triveneta, “…rimane ancora alto il numero di coloro che lasciano le nostre terre”, ha continuato don Baratto. Il quesito lanciato da don Baratto, “Quali interrogativi ci pone, nel contesto migratorio, una società che si sta impoverendo del futuro?”, ha poi aperto tra i presenti il confronto e la condivisione sulle diverse realtà diocesane. (MDT)

Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani: veglie, predicazioni, incontri a più voci

18 Gennaio 2023 -

Roma - Da Acireale a Padova, anche quest’anno sono tante le iniziative promosse dalle diocesi italiane in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. A Bologna il cardinale arcivescovo Matteo Zuppi presidente della Cei presiederà il Vespro il 25 gennaio alle 18 in San Paolo Maggiore. A Padova, invece appuntamento domani alle 20.45 nella Basilica di Santa Giustina per la Veglia di preghiera cui parteciperanno, il vescovo Claudio Cipolla e i rappresentanti del locale Consiglio delle Chiese cristiane. Animerà la serata il coro Shalom. Tante le iniziative organizzate dalla diocesi di Roma. In particolare a Santa Maria in Trastevere, venerdì 20 gennaio alle 20, guiderà la preghiera il patriarca greco-ortodosso di Alessandria, Teodoro II mentre martedì 24, alle 19, sempre nella basilica di Trastevere, alla preghiera serale della Comunità di Sant’Egidio predicherà il pastore valdese Paolo Ricca.

Ad Assisi il vescovo Domenico Sorrentino presiederà le celebrazioni di mercoledì 18 nel Santuario della Spogliazione e mercoledì 25 nella Cattedrale di San Rufino mentre sarà a Foligno il 20 gennaio nella pro-cattedrale di Sant’Agostino per una liturgia cui parteciperà padre Sebastian Lungu, della Chiesa ortodossa romena.

Appuntamento domani alle 18.30 invece nella parrocchia di Maria Madre della Chiesa in Rossano per l’incontro di preghiera cui parteciperanno l’arcivescovo di Rossano-Cariati, Maurizio Aloise, padre Ioan Manea della Chiesa ortodossa romena di Cosenza, il pastore Stefano Rugna della Chiesa pentecostale Bethel di Rossano e il pastore Adelmo Pereira della Chiesa pentecostale missione cristiana. Molto ricco il calendario degli appuntamenti a Milano dove stasera alle 18.30 l’arcivescovo Mario Delpini predicherà nel Tempio valdese di via Sforza mentre venerdì 20 gennaio alle 18 Paolo Naso (evangelico, docente alla Sapienza

di Roma) interverrà presso la Chiesa metodista di via Porro Lambertenghi sul tema: “Il cristianesimo di fronte a vecchi e nuovi razzismi”. Tra gli eventi promossi a Firenze dal Consiglio delle Chiese cristiane, martedì 24 gennaio alle 18 presso l’Antica Canonica di San Giovanni, la presentazione del libo di Riccardo Burigana “Alla scoperta dell’unità. Il dialogo ecumenico nel XXI secolo” con il pastore Pawel Gajewski e monsignor Timothy Verdon. A Torre Annunziata, in Campania, lunedì 23 gennaio alle 19 presso la Comunità evangelica luterana di via Carminiello, alla celebrazione ecumenica interverranno il vescovo di Nola, Francesco Marino e il pastore Alberto Rocchini.

Ci spostiamo in Abruzzo con la diocesi di Avezzano che promuove due appuntamenti (oggi alle 18 nella chiesa metodista di Villa San Sebastiano e il 25 gennaio 18 in San Rocco ad Avezzano) ai quali interverranno il vescovo dei Marsi, Giovanni Massaro, il parroco ortodosso romeno Daniel Mititelu, e la pastora valdese, Hiltrud Stahlberger-Vogel. Quanto ad Acireale, in Sicilia, lunedì 23 gennaio alle 19 si terrà la celebrazione ecumenica della Parola nella chiesa parrocchiale “San Paolo Apostolo”. Infine Vicenza, dove il cuore della Settimana sarà la veglia di preghiera di sabato 21 gennaio presieduta dal vescovo Giuliano Brugnotto alle 20.30 nella Basilica dei Santi Felice e Fortunato con la partecipazione di cattolici, evangelici e ortodossi.