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Lamezia: al campo Rom la visita di mons. Schillaci

27 Dicembre 2021 - Lamezia Terme - Momenti di gioia al campo Rom Scordovillo di Lamezia Terme per una visita a sorpresa del vescovo mons. Giuseppe Schillaci e organizzata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII. “Si è trattato di un momento di gioia natalizia”, commenta Alessandra Cugnetto, coordinatrice locale del progetto Inclusion, realizzato dall’Associazione Papa Giovanni XXIII con fondi del Dipartimento per le politiche della famiglia, sostenuto dalla Caritas diocesana e patrocinato gratuitamente dal Comune di Lamezia Terme. “Sono stati momenti di gioia tra i bambini – prosegue Cugnetto - che, a sorpresa hanno visto arrivare babbo Natale, donare piccoli regali e dolci natalizi. Anche se il progetto Inclusion si è concluso il 7 dicembre, gli operatori Fiorella Montuoro, Elvira Pelle e Orlando Vescio, insieme al volontario Giovanni Cugnetto, hanno voluto continuare per dare forza a quelle bellissime relazioni umane nate durante i sei mesi di attività con i bambini. Attività che si sono realizzate in parte nel campo e in parte in altri luoghi della città, coinvolgendo alcune parrocchie”. “La visita al campo – prosegue Cugnetto - è stato un momento extra progetto e ringrazio innanzi tutto i bambini e le mamme rom. Era doveroso, per noi, condividere con tutta la Diocesi e la città di Lamezia Terme il risultato finale: la realizzazione di un albero di Natale colorato e realizzato dai bambini e dalle mamme con materiali semplici e riciclabili. Ringraziamenti anche: al nostro Vescovo, monsignor Giuseppe Schillaci, che ha sempre sostenuto amorevolmente il progetto, accompagnandolo e seguendolo in tutte le sue fasi; a don Gianni che ha sostenuto il progetto accogliendo nei locali della sua Parrocchia operatori e bambini e volontari; alla Caritas Diocesana che ha ospitato il laboratorio sportivo; alla dirigente dell’Istituto “Saverio Gatti”, Daniele Quattrone, che sin da subito ha ospitato i laboratori musicali; all’amministrazione Comunale, nella persona del sindaco, Paolo Mascaro, e dell’assessore Teresa Bambara che sin dall’inizio ha sostenuto il progetto formalmente e concretamente seguendo la realizzazione delle attività durante il loro evolversi”. Nel corso della visita al campo, monsignor Schillaci, che insieme a Babbo Natale ha distribuito i doni ai bambini del campo, ha espresso nei confronti dei bambini parole piene d’amore e di tenerezza sottolineando con quanta passione e coinvolgimento è stato portato avanti il progetto. Dal canto suo, il Sindaco ha sottolineato il bisogno di continuare a progettare e incanalare nuove energie per promuovere processi di inclusione per la popolazione rom, mentre don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana, ha sottolineato quanto sia importante riprendere le attività sportive calcistiche assicurando che la Caritas continuerà a sostenere i bambini che vorranno giocare a calcio mettendo a disposizione il campetto sportivo diocesano.

Card. Lojudice: Natale di prossimità

23 Dicembre 2021 -
Siena - Tutti noi, quando nelle varie circostanze ci facciamo gli auguri, auspichiamo qualcosa di meglio per noi stessi, per gli altri, per la società, per il mondo. Ma non possiamo non ricordare che augurarci qualcosa di meglio significa mettere in gioco le nostre scelte, la nostra vita personale, come anche le nostre idee e le nostre convinzioni. Anche quest’anno non potrà essere un Natale “normale” dal punto di vista delle restrizioni a causa della ancora ben presente pandemia, ma tutti vorremmo, almeno teoricamente o a parole, un Natale di pace e di bene, come direbbero i francescani.
Anche questo Natale e i giorni che lo precedono sono stati funestati da eventi tristi, luttuosi: penso ai recentissimi fatti di cronaca, cioè i tre morti sul lavoro a Torino, le vittime sotto il crollo di un palazzo in Sicilia ma anche la tragedia della baraccopoli rom nel Foggiano, con due bambini piccoli arsi vivi nel rogo. Alina e Hristov avevano 2 e 4 anni: sono morti bruciati a Stornara, vicino Foggia. Fatti così ci colpiscono perché coinvolgono bambini in tenera età. Non è la prima volta. Era già accaduto, nelle stesse condizioni a Roma, dove, per anni, mi sono trovato coinvolto nelle tragedie del mondo rom. Solo per ricordarne alcuni: nel 2011 quattro bambini sono morti bruciati nel rogo di una baracca in un insediamento abusivo in via Appia Nuova. Sebastian, Elena Patrizia, Raoul ed Eldeban, fra gli 11 e i 3 anni, hanno perso la vita mentre dormivano, a causa di una stufa a legna. I genitori si erano allontanati per comprare da mangiare. Stessa identica dinamica di Foggia. Ma anche, nel maggio 2017, quando a perdere la vita sono state una ventenne, Elisabeth Halilovic, e le sorelline Francesca e Angelica, 8 e 4 anni: dormivano nel camper della famiglia.Anche questo è Natale, pur segnato dal dolore, dalla sofferenza e dal sangue. E tutto ciò non può non appartenerci. Il nostro essere uomini e donne inseriti in un contesto sociale, facenti parte di una Chiesa recentemente sollecitata da Papa Francesco a porsi in un “cammino sinodale” accompagnata e guidata da tutti noi vescovi. Non possiamo non pensare che Natale è Gesù che ci ricorda di essere presente, di “esserci”, nei tanti modi in cui la sua presenza è reale e manifesta: anzitutto l’eucaristia, poi l’ascolto della Parola, poi la stessa comunità che si riunisce in preghiera; ma anche il povero, il piccolo, una presenza altrettanto silenziosa e misteriosa come le precedenti e non meno importante. «Tutto quello che avete fatto a uno di questi piccoli lo avete fatto a me», ci dice Matteo nel capitolo 25 del suo vangelo. Questa è una verità di fede che non può lasciare mai, per alcun motivo, le nostre menti e i nostri cuori, neanche nel giorno di Natale. Quella piccolezza è concretizzata, incarnata, resa visibile proprio nel Bambino di Betlemme. Piccolezza non è solo quella di un neonato ma è quella di tutti i “piccoli” della storia e dell’intera società umana. Il piccolo del Vangelo è l’ultimo, il senza diritti, l’emarginato, il profugo. Papa Francesco ce lo ricorda continuamente; forse a qualcuno dà fastidio il ricordo incessante, questo ritornare costantemente sull’attenzione ai migranti: ma il Papa non può non annunciare il Vangelo. Lo scorso anno ha sentito anche la necessità di aggiungere, come fatto già da altri pontefici, una litania proprio per loro: Solacium migrantium (aiuto, soccorso dei migranti), per richiamare ancora una volta l’attenzione della Chiesa e del mondo sul dramma, anzi sulla tragedia di chi emigra.Non più di alcune settimane fa, come periodicamente accade, è riapparsa una polemica: prima il crocifisso, poi il presepe nelle scuole e negli uffici. Stavolta è toccato alle linee-guida della Commissione europea per una “corretta comunicazione”. Un documento interno, parte della più ampia strategia Union of equality, che è finito sui media. Da notare la maldestra raccomandazione di evitare riferimenti al Natale, sostituendolo con il più neutro “festività”. La bagarre è stata tale che alla fine Bruxelles ha deciso di ritirarla. La commissaria all’uguaglianza, Helena Dalli, che aveva voluto il testo, ha definito il documento «inadeguato allo scopo prefisso» e lo ha ritirato. Nessuno potrà togliere all’Europa e al nostro Occidente le radici che l’hanno formata e costituita: non ci sarebbe cultura, arte, storia se non ci fosse stato il cristianesimo e la Chiesa, pur con tutti i suoi errori e mancanze, con le sue inadempienze e distanze rispetto al Vangelo.Ancora in questi giorni qualcuno ha detto: «Lasciamo Babbo Natale ai bambini». I bambini hanno bisogno di sapere che c’è chi vuole loro bene, li pensa e porterà dei regali. Il regalo è segno di amicizia, di vicinanza, di affetto. Quando ci scambieremo i regali la notte o il giorno di Natale facciamolo in maniera diversa, rispondendo non solo a un dovere che dovevamo rispettare ma anche e soprattutto a un impegno di vicinanza e di fraternità. Offriamo a chi ci sta vicino, se lo accetterà, insieme al regalo, anche minore formalità, magari un sorriso e almeno il desiderio di vincere e di superare tutte le distanze che ci tengono lontani. Essere vicini oggi è una necessità sempre più grande anche se le norme per contrastare la pandemia, ancora, materialmente, ce lo impediscono. Vicini e insieme per affrontare le battaglie della storia della vita; vicini e insieme per camminare insieme e “fare sinodo”, per ricordarci che la Chiesa nasce camminando lungo la strada, lungo tutte le strade che Gesù ha percorso nei suoi pellegrinaggi per annunciare la Buona Notizia e nasce chiedendo alle persone di mettersi una vicino all’altra, come Gesù ha chiesto uno a uno ai suoi discepoli di stare con lui e di stare tra di essi cercando di rispettarsi e di condividere i valori fondamentali dell’esistenza, nonostante tutte le loro fragilità e le loro debolezze, tipiche della condizione umana. I discepoli certamente non sono stati, nella parte di vita che hanno condiviso tra di loro e con Gesù, dei modelli di virtù ma anzi hanno rivelato tutte le loro debolezze e fragilità umane e caratteriali. Sono stati come noi. Ma alla fine ce l’hanno fatta. (card. Paolo Lojudice - arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino e membro della Commissione Cei per le Migrazioni)

Migrantes Asti: sabato convegno su come superare i campi rom

16 Dicembre 2021 - Asti - Nella mattina del 18 dicembre, con inizio alle 9,30, si terrà ad Asti, presso il Circolo “A. Nosenzo” (Via Corridoni, 51), il convegno dal titolo “Oltre il campo”, sul tema del superamento dei campi nomadi organizzato dall’ufficio diocesano per la pastorale migranti di Asti in collaborazione con l’Associazione 21luglio. Punto di partenza sarà la ricerca condotta dall’associazione che da oltre un decennio è impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti di gruppi ed individui che nelle città italiane vivono in condizioni di segregazione e discriminazione. Alla presentazione seguirà una tavola rotonda che si concentrerà sulla situazione astigiana. Le conclusioni del convegno sono affidate al Vescovo di Asti, Mons. Marco Prastaro, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e della Valle d'Aosta.  

Migrantes Cagliari: una tre giorni su rom e sinti

2 Dicembre 2021 -

Cagliari: “Prendi questa mano Zingara. Dalle politiche di emergenza ai percorsi di inclusione sociale”: questo il tema di un convegno che organizzato dalla Caritas diocesana, con la collaborazione dell’Ufficio diocesano Migrantes, della Consulta diocesana degli organismi socio assistenziali e delle associazioni di volontariato, e della Fondazione Anna Ruggiu.

Si tratterà di un’occasione di conoscenza, riflessione e informazione sulla presenza e sulla condizione delle comunità rom nella Diocesi di Cagliari e nel territorio regionale. L’iniziativa prevede diverse sessioni, ognuna dedicata a un tema specifico: la comunicazione oltre i pregiudizi, i diritti e l’identità giuridica di queste comunità, il loro accompagnamento pastorale, il ruolo della politica e delle amministrazioni locali nella promozione di percorsi di inclusione, la salute, la storia e la cultura delle stesse comunità.

Rom e sinti: questa sera un film per raccontare oltre i pregiudizi

15 Novembre 2021 - Città del Vaticano – Un film per raccontare rom e sinti oltre i pregiudizi. Questa sera il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con Aurora Vision e l’Associazione AIZO Rom e Sinti Onlus, presenta, presso la sala della Filmoteca vaticana a Palazzo San Carlo, il film “Portami a vedere la notte”, di Lia e Alberto Beltrami. La pellicola, un documentario di circa 50 minuti girato prevalentemente nei campi rom di Torino, racconta la vita di Carla Osella, della Compagnia di Sant’Orsola Figlie di Sant’Angela Merici, e fondatrice di AIZ O. “Portami a vedere la notte” è la storia di una quotidianità fatta ancora di discriminazioni e pregiudizi. Ma — si legge in un comunicato degli organizzatori dell’evento — è anche la storia di esperienze di vita positive di chi, uscito dai campi, ha potuto affermarsi come artista e imprenditore, superando gli steccati dell’ignoranza e della logica dello scarto. Alla presentazione interverranno il cardinale Peter Kodwo Appiak Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, Carla Osella, orsolina, e Lia Beltrami. Modera l’evento Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani. “La pastorale per gli itineranti, le popolazioni rom e sinti, e quindi anche i nomadi, i giostrai, i lavoratori del circo — spiega il cardinale Turkson — è parte della missione del nostro Dicastero. Patrocinando questo film, che racconta con delicatezza storie di vita, una vita semplice pur nelle tante difficoltà e chiusure che ancora queste popolazioni devono subire, vogliamo dare voce ai tanti che nella Chiesa si spendono ogni giorno per gli ultimi, nelle periferie esistenziali. E Carla è una preziosa testimonianza in questo senso». Il docufilm è realizzato con il patrocinio del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e la collaborazione di Fondazione Migrantes e AIZO.  

Giornata dei Poveri: mons. Crociata visita le famiglie del campo Al Karama

13 Novembre 2021 - Latina - Ieri pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata si recato presso le famiglie che abitano nel campo Al Karama, di Borgo Bainsizza a Latina, zona rurale al confine con la provincia romana. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo era accompagnato dal direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi con alcuni volontari che seguono il campo. Monsignor Crociata si è intrattenuto con gli appartenenti alle circa 35 famiglie che vivono in una situazione di assoluto degrado, ha visitato le varie baracche - di quelle costruite ancora con l’amianto - e ascoltato le loro storie fatte di precarietà estrema, consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante e quindi del forte pregiudizio contro di loro. Infatti, questo campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani ma anche nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere. Alle famiglie mons. Crociata ha donato generi di prima necessità e piccole ghiottonerie per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas e della Migrantes diocesana. Dopo circa un’ora il saluto con la promessa che le istanze raccolte, piene di problematiche complesse, non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile. Al termine di questa visita il direttore della Caritas e Migrantes a Angelo Raponi ha commentato: «Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo. Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano, quindi, di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani».  

Milano: una preghiera per i rom morti durante l’anno

2 Novembre 2021 - Milano - Si è svolta, su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio insieme alla Comunità Pastorale Lambrate e Ortica e al Servizio Pastorale per i Rom e Sinti della diocesi di Milano, una preghiera in memoria dei fratelli rom e sinti morti negli ultimi anni a Milano. La preghiera si è tenuta presso la Chiesa del SS. Nome di Maria nel quartiere Rubattino, dove negli anni sono sorte diverse baraccopoli e Sant'Egidio ha promosso ponti di solidarietà e di amicizia tra cittadini rom e non rom.  Un ricordo speciale è stato dedicato a don Mario Riboldi, morto lo scorso giugno a 92 anni, che da anni partecipava a questo momento di preghiera e che da sempre aveva dedicato la sua vita all'annuncio evangelico con i rom e sinti, vivendo con loro e per loro. Tra le tante storie ascoltate durante la preghiera, quella di Saban, morta mentre cercava vestiti in un cassonetto; oppure Costel, ucciso dal fuoco nel tentativo di scaldarsi. Ancora la piccola Elena, affogata nella roggia dietro Chiaravalle, ed Emil, bruciato nel giorno del suo tredicesimo compleanno nel rogo della baracchina. Mariana, Liliana, Sunita e Cristian, portati via dalle malattie proprio mentre i loro figli, finalmente in casa e non più nei campi, iniziavano le scuole superiori. Durante la preghiera, i bambini  hanno depositato dei lumini all’altare mentre i ragazzi hanno acceso candele mentre si leggevano i ricordi dei defunti. Si è letto un brano del Vangelo e il Padre Nostro è stato recitato in italiano e in diverse lingua romanes. Tante delle morti di questi anni sono ingiuste e conseguenza della povertà. Spesso sono storie di bambini. Come Florentina, fulminata a 5 anni per la scarica elettrica ricevuta da un palo della luce. O Maria, neonata morta di freddo a Legnano. Eppure da alcune di queste tragedie sono nati grandi legami di affetto. I parenti dei piccoli Sabina, Nelson, Arman e Monica, rom slavi morti nel rogo della roulotte nel 1995, saranno presenti alla preghiera: in quell’occasione iniziò una storia di amicizia con la Comunità di Sant’Egidio che è cresciuta in questi 26 anni.  

Rom e sinti: un rapporto sui campi in Italia

13 Ottobre 2021 - Roma - Dopo 30 anni di politiche etniche ghettizzanti, in Italia ci sono le condizioni per superare la formula dei campi rom che producono solo marginalità e violazioni dei diritti. In cinque anni il 37% dei rom è uscito autonomamente dalle baraccopoli, gli insediamenti formali sono calati da 148 a 109, numerosi comuni hanno eliminato i campi creando soluzioni alternative. È la buona notizia del 6° Rapporto di Associazione 21 luglio sull’emergenza abitativa dei rom in Italia. I rom nelle baraccopoli - autorizzate o no erano 28mila nel 2016, sono calati a 17.800 quest’anno. Di questi, 11.300 sono nei 109 insediamenti formali, altri 6.500 in campi informali (erano 10 mila), spesso esito di sgomberi. Diverse la cause del calo: «Le nuove generazioni che intraprendono percorsi di fuoriuscita autonomi, lo stato di degrado insostenibile di alcuni mega-insediamenti, il processo virtuoso di alcune amministrazioni, gli sgomberi che hanno indirizzato le comunità in insediamenti informali o occupazioni». Molti rom romeni con la pandemia sono tornati in patria, giudicata più sicura sotto il profilo sanitario. «L’Italia sta andando verso il superamento dei campi rom, nonostante alcuni fallimenti. Probabilmente - dice il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla - siamo a una situazione di non ritorno». L’ultimo nuovo campo rom comunale fu inaugurato ad Afragola (Napoli) nel 2018. «Alcuni sindaci ancora operano sgomberi forzati - spiega - senza prevedere alternative. Sono fallimenti delle politiche comunali, provocati da mancanza di volontà o da incapacità». Il risultato? «Sperpero di fondi, violazioni di diritti, marginalizzazione». Il decreto 17 del 2020, convertito nelle legge 27/2020, ha stabilito una moratoria durante la pandemia delle esecuzioni di sgombero. Diversi comuni poi hanno intrapreso negli ultimi anni percorsi di superamento dei campi rom: Moncalieri, Torino, Sesto Fiorentino, Palermo, Ferrara, Siracusa, Olbia e altri ancora. Per la 21 luglio il superamento dei campi rom «deve abbandonare l’approccio etnico delle leggi ad hoc e delle politiche speciali, affrontando il problema dell’emergenza abitativa senza distinzioni etniche. Riguarda circa 50 mila persone tra rom, immigrati e italiani».  

Rom e sinti: i 50 anni di Aizo

7 Ottobre 2021 - Torino - nei giorni scorsi l'Aizo, Associazione Italiana Zingari Oggi, ha celebrato i primi 50 anni di vita. L'associazione è stata fondata appunto mezzo secolo fa da suor Carla Osella, della congregazione delle Figlie di Santa Angela Merici, sociologa. "Il mio desiderio - dice - era di partire missionaria in Sud Africa a difendere i 'colorati', i veri indigeni di quella terra e non gli olandesi colonizzatori. Ma il progetto di Dio era diverso e me l'ha fatto capire attraverso un anziano frate cappuccino, padre Gerolamo Ronchi che un giorno mi ha chiesto un passaggio in auto. Tra una chiacchierata e l'altra mi ha proposto di aiutarlo nel suo servizio pastorale con i sinti. Ho scelto di condividere il mio cammino evangelico - aggiunge in un articolo per il settimanale della diocesi di Torino "La Voce e il tempo - con loro perché ogni azione realizzata sia azione politica". In poco tempo Sr. Osella riuscì a trovare un gruppetto di giovani e con loro ha iniziato ad andare a trovare le famiglie la domenica nei campi e da quel piccolo seme - come dice lei - è "nata una grande pianta, la nostra Associazione". Tra le prime richieste una scuola per i loro bambini, "un’impresa non facile: la scuola dei 'gage' (non sinti) per loro era un modello di istruzione troppo rigido, perché in conflitto con le loro tradizioni. Abbiamo capito che era necessario inventare una scuola 'zingara', trovare nuovi metodi educativi: nessuno parlava italiano e abbiamo fatto scuola in dialetto piemontese per alcuni anni. I nostri primi insegnanti sono stati loro, i sinti. Ma per imparare ho scelto di andare a vivere con loro in una carovana in uno dei tanti campi abusivi della città. Sono entrata - racconta - in punta di piedi, spoglia della mia cultura andando per apprendere le ricchezze di un popolo". Poi successivamente l'arcivescovo di Torino, il card. Michele Pellegrino, che aveva scritto la lettera pastorale "Camminare Insieme" diede a sr. Osella il mandato di camminare accanto "al popolo delle ruote". L'obiettivo di Aizo oggi è quello di "continuare il nostro servizio sviluppando una cultura della solidarietà e dei diritti e promuovere la crescita e l’educazione alla cittadinanza attiva attraverso numerosi progetti. Che finalmente queste popolazioni si inseriscano nel mondo del lavoro sicuri di aver un loro spazio, che non sarà semplice: un passo che dovranno compiere attraverso la scuola. Nostro sogno è non dover più assistere a ciò che noi consideriamo i 'due razzismi' quello dell’uomo della strada che continua a ribadire gli stessi stereotipi, e al 'razzismo istituzionale' dove troppo spesso si lascia correre, tanto sono zingari e questo non li aiuta a crescere".  

Papa Francesco: “i Rom sono dei fratelli nostri”

22 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Penso alla comunità Rom e a quanti si impegnano con loro per un cammino di fraternità e di inclusione". Lo ha detto questa mattina papa Francesco nel corso dell'Udienza generale che si è svolta nell'Aula Paolo VI alla presenza di diversi gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall'Italia e da ogni parte del mondo. Il Papa ha concentrato la sua riflessione sul suo recente viaggio apostolico a Budapest e in Slovacchia ed ha ricordato la sua vita alla comunità Rom di Bratislava: "è stato commovente - ha detto - condividere la festa della comunità Rom: una festa semplice, che sapeva di Vangelo. I Rom sono dei fratelli nostri: dobbiamo accoglierli, dobbiamo essere vicini come fanno i Padri salesiani lì a Bratislava, vicinissimi ai Rom". (Raffaele Iaria)  

Papa Francesco: la via per una convivenza pacifica è l’integrazione. Ieri l’incontro con la comunità Rom

15 Settembre 2021 - Città del Vaticano - “Voi nella Chiesa non siete ai margini…Voi siete nel cuore della Chiesa”. Papa Francesco ha incontrato, ieri sera, a Kosice, la più grande comunità rom in Slovacchia e ha ricordato le parole del suo predecessore, Papa Paolo VI, pronunciate nel settembre 1965 a Pomezia, invitando ad andare “oltre le paure, oltre le ferite del passato, con fiducia, passo dopo passo: nel lavoro onesto, nella dignità di guadagnare il pane quotidiano, nell’alimentare la fiducia reciproca”. Il Papa ha ringraziato “chi porta avanti questo lavoro di integrazione che, oltre a comportare non poche fatiche, a volte riceve pure incomprensione e ingratitudine, magari persino nella Chiesa”. “Cari sacerdoti, religiosi e laici, cari amici che dedicate il vostro tempo per offrire uno sviluppo integrale ai vostri fratelli e sorelle, grazie!. Grazie per tutto il lavoro con chi è ai margini", ha detto il Papa che ha rivolto un pensiero anche ai rifugiati e ai detenuti: “a questi, in particolare, e a tutto il mondo carcerario esprimo la mia vicinanza". E l’invito a non avere paura di “uscire incontro a chi è emarginato. Vi accorgerete di uscire incontro a Gesù”. E l’incoraggiamento, la benedizione e “l’abbraccio di tutta la Chiesa". Troppe volte “siete stati oggetto di preconcetti e di giudizi impietosi, di stereotipi discriminatori, di parole e gesti diffamatori. Con ciò – ha detto il pontefice - tutti siamo divenuti più poveri, poveri di umanità. Quello che ci serve per recuperare dignità è passare dai pregiudizi al dialogo, dalle chiusure all’integrazione perché “ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica è l’integrazione”. È “un processo organico, un processo lento e vitale, che inizia con la conoscenza reciproca, va avanti con pazienza e guarda al futuro”. Essi “vogliono crescere insieme agli altri, senza ostacoli, senza preclusioni. Meritano una vita integrata, una vita libera. Sono loro a motivare scelte lungimiranti, che non ricercano il consenso immediato, ma guardano all’avvenire di tutti. Per i figli vanno fatte scelte coraggiose: per la loro dignità, per la loro educazione, perché crescano ben radicati nelle loro origini ma al tempo stesso senza vedere preclusa ogni possibilità”.  (Raffaele Iaria)  

Papa Francesco: oggi incontro con i rom in Slovacchia

14 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Oggi il Papa vivrà la seconda giornata interamente slovacca del viaggio iniziato domenica scorsa in Ungheria per la conclusione del 52° Congresso eucaristico. Tra gli appuntamenti, alle 15.45, a Kosice, per la precisione nel distretto Lunik IX dove si registra la più alta densità di popolazione rom dell’intero Paese. Lunik IX è uno dei 22 distretti della città diventato un "ghetto", il più grande d’Europa. Una zona abitata da oltre 4.300 persone che presenta notevoli problemi alle infrastrutture: le abitazioni sono prive di gas e acqua corrente, disponibile solo per poche ore al giorno, e manca un vero e proprio sistema di riscaldamento.  

Oltre il campo: un convegno alla Camera dei Deputati

13 Settembre 2021 -

Roma - Questo studio sulle linee guida per superare i "ghetti etnici" è "solo l’inizio: come Fondazione abbiamo voluto pubblicare questa ricerca e promuoverla. Alla Chiesa non spetta promuovere particolari soluzioni, ma favorire percorsi di ascolto. I fallimenti di tante amministrazioni sono spesso causati dall’ignoranza"-. Lo ha detto questa sera il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, concludendo l'incontro, svoltosi alla Camera dei Deputati, e che per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si sino confrontati sul tema del “superamento” dei campi rom in occasione del convegno “Oltre il campo: Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi”, organizzato da Fondazione Migrantes e Associazione 21 luglio, in collaborazione con la diocesi di Roma. Prima di don De Robertis mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale migranti e rom, ha  sottolimneato l'importanza delle relazio ni di comunità recuperando "uno sguardo che salvaguardi la dignità umana riconoscendo gli altri al pari di noi, 'Fratelli tutti' come dice il Papa, opponendoci alla filosofia 'dell’etnìa e dell’aggettivo".

Al convegno, ala quale hanno partecipato anche rom e sinti che attualmente vivono nei campo di Roma e di altre città e alcuni che oggi vivono nelle case popolare e che hanno voluto portare la loro esperienza. Tra gli inerventi quello del  prefetto Rosanna Rabuano, del Dipartimento Libertà civili e immigrazione, dell'onorevole Riccardo Magi; di mons. Ambarus, di don De Robertis, di Antonio Ciniero, dell’Università del Salento e di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, oltre a varie testimonianze. (R.I.)

Rom e sinti: oggi incontro alla Camera dei Deputati sul superamento dei campi

13 Settembre 2021 - Roma – Per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si confrontano sul tema del “superamento” dei campi rom in occasione del convegno “Oltre il campo: Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi”, organizzato da Fondazione Migrantes e Associazione 21 luglio, in collaborazione con la diocesi di Roma. L’appuntamento si inserisce in un contesto storico-politico di estrema importanza: entro i prossimi 18 mesi si assisterà al superamento dei campi in 15 città italiane. L’incontro si terrà oggi pomeriggio, lunedì 13 settembre a Roma. Interverranno, tra gli altri il prefetto Rosanna Rabuano, del Dipartimento Libertà civili e immigrazione, l’onorevole Riccardo Magi; mons. Gianpiero Palmieri, arcivescovo vicegerente della diocesi di Roma; mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare della diocesi di Roma con delega a migranti e rom; don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes; Antonio Ciniero, dell’Università del Salento; Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, oltre a varie testimonianze di esperienze positive e buone prassi.

Migrantes: da domani l’incontro con gli operatori rom e sinti

9 Settembre 2021 - Roma - "Il sogno di una nuova fraternità. 'Fratelli tutti' nell'esperienza della pandemia". Questo il tema dell'incontro promosso dalla Fondazione Migrantes e al quale interverranno gli operatori  impegnati nella pastorale con i Rom e sinti. L'incontro si svolgerà a Frascati dal 10 al 12 settembre.  Ad aprire la tre giorni, domani sera, una preghiera in memoria di don Mario Riboldi, scomparsi da qualche mese, uno dei sacerdoti pionieri nella pastorale con i rom e sinti. La preghiera sarà curata da don Marco Frediani e don Massimo Mostioli.Sabato la giornata di aprirà con i saluti di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes seguito da un Work shop sul tema "Uno sguardo al tempo di pandemia appena trascorso tra generosità e chiusura: 'i nostri vissuti'". Nel pomeriggio una relazione affidata a Maria Bianco dell'Università Gregoriana sul tema "Una lettura contestualizzata della 'Fratelli tutti'" seguita da un Work shop sul tema "Uno sguardo al futuro… Quale fraternità sogniamo?". Domenica le conclusioni con la celebrazione eucaristica presieduta da ons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale Migrantes.

Rom e sinti: incontro a Roma sul superamento dei campi

9 Settembre 2021 - Roma - Per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si confrontano sul tema del “superamento” dei campi rom in occasione del convegno “Oltre il campo: Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi”, organizzato da Fondazione Migrantes e Associazione 21 luglio, in collaborazione con la diocesi di Roma. L’appuntamento si inserisce in un contesto storico-politico di estrema importanza: entro i prossimi 18 mesi si assisterà al superamento dei campi in 15 città italiane. L’incontro si terrà lunedì 13 settembre a Roma (ore 15,00, Nuova aula del Palazzo dei gruppi parlamentari della Camera, via di Campo Marzio, 78). Interverranno, tra gli altri il prefetto Rosanna Rabuano, del Dipartimento Libertà civili e immigrazione, l’onorevole Riccardo Magi; mons. Gianpiero Palmieri, arcivescovo vicegerente della diocesi di Roma; mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare della diocesi di Roma con delega a migranti e rom; don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes; Antonio Ciniero, dell’Università del Salento; Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, oltre a varie testimonianze di esperienze positive e buone prassi.  

Budapest. una preghiera ecumenica in ricordo del Porrajmos

5 Agosto 2021 - Budapest - Il 2 agosto a Budapest si è svolta la preghiera ecumenica in memoria del Porrajmos, lo sterminio nazista di rom e sinti, e dell’attentato di Kisléta il quale fu l’ultimo di una serie di uccisioni di persone rom tra il 2008 e il 2009 con sei vittime e parecchi feriti in Ungheria. La preghiera è stata presieduta da mons. János Székely, vescovo  di Szombathely, con le rappresentanze delle chiese riformata e luterana, e la comunità ebraica. Erano presenti alcuni membri delle famiglie delle vittime e Éva Fahidi, superstite dell’olocausto, prigioniera del campo Auschwitz-Birkenau anche nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 quando gli ultimi rom furono uccisi dagli SS. Péter Szőke della Comunità di Sant’Egidio a Budapest ha introdotto la preghiera: “vogliamo gridare al Signore con le vittime e per le vittime, ma vogliamo anche dire quale sogno abbiamo sul mondo e sull’Ungheria”. Citando Jonathan Sacks, ha detto: “un paese è forte quando si prende cura dei deboli, diventa ricco quando si occupa dei poveri, diventa invulnerabile quando presta attenzione ai vulnerabili”. Nella sua omelia il vescovo emerito luterano Péter Gáncs ha offerto una meditazione sull’incontro di Gesù con la samaritana.  Gesù non rispetta i confini e “provoca”, nel senso originario del verbo: chiama fuori quel che è nascosto. I giudei e i samaritani allora non avevano nessuna comunione, non potevano usare gli stessi piatti, bicchieri. Gesù trova quell’unica cosa che lui e la donna hanno in comune: la sete nell’ora più calda del giorno. Chiede acqua alla samaritana, suscitando scandalo persino nei discepoli che non capiscono. Il rapporto tra giudei e samaritani è paragonabile a quello tra ungheresi rom e non rom di oggi. Gesù ci offre l’acqua della vita perché essa diventi in noi fonte per gli altri. I nostri sforzi non servono a nulla se non facciamo noi il primo passo nel ristabilire la comunione in modo personale, mangiando e bevendo dagli stessi piatti con loro. Éva Fahidi, che aveva perso sua madre e la sua sorellina subito dopo il loro arrivo ad Auschwitz, ha dato la sua personale e toccante testimonianza della notte in cui le famiglie rom, più di 3000 persone furono assassinate nel campo di Birkenau. “I rom e sinti sono il popolo più vicino al mio cuore. Sono i miei fratelli e sorelle di sangue. Avevo 79 anni quando per la prima volta tornai ad Auschwitz. Finora non avevo capito perché ero sopravvissuta proprio io ma allora e lì capì: per raccontare fino alla fine della mia vita perché non succeda più. Purtroppo, le idee nazionalsocialiste si diffondono anche dove prima erano sconosciute. Il ruolo delle chiese è essenziale per contrastarle. I sopravvissuti non vogliono sporcarsi le proprie anime di odio contro nessuno”. Rivolgendosi ai bambini e giovani rom presenti ha detto: “I bambini rom sono bellissimi. Studiate, trovate buoni lavori per non essere umiliati, abbiate belle famiglie con tanti figli, Dio vi benedica”. Nelle preghiere dei fedeli sono stati letti i nomi delle vittime degli attentati compiuti dodici anni fa in Ungheria, tra cui un bambino di appena 5 anni, Robi Csorba. Nella preghiera dei fedeli, Eszter Dani, pastora riformata ha chiesto la guarigione al Signore per coloro sono paralizzati dalla paura, dal lutto, e anche per coloro che sono pieni di odio. Il capo rabbino Zoltán Radnóti ha pregato con le parole dell’Avinu Malkenu, Nostro Padre, Nostro Re, le suppliche per la misericordia dell’Eterno. Il vescovo János Székely ha reso grazie al Signore per i “nostri fratelli zingari” e i “tesori che portano in loro”. “Noi pecchiamo contro il nostro fratello – ha aggiunto – non solo quando lo distruggiamo ma anche quando gli neghiamo una vita degna dell’uomo”. “Vogliamo raggiungere la misura del tuo amore infinito”, ha concluso la sua preghiera.

Colombia: i Vescovi esprimono solidarietà in occasione della Giornata Mondiale dell’Olocausto del Popolo Rom

2 Agosto 2021 - Bogotà - "La Chiesa colombiana, attraverso la Conferenza Episcopale, desidera esprimere il suo più profondo senso di solidarietà con i popoli Rom di tutto il mondo e in particolare con i Rom che vivono in Colombia da diversi secoli; approfittando della commemorazione del genocidio perpetrato dal Reich nazista durante la seconda guerra mondiale". Lo afferma la Conferenza Episcopale della Colombia (CEC), in una nota del suo Dipartimento di Animazione Missionaria e per i Gruppi Etnici, in occasione del 77° Giornata Mondiale dell'Olocausto del Popolo Rom, che si celebra oggi 2 agosto. Nel messaggio firmato da p. Omer Giraldo, direttore dell'area Etnie, ha ricordato che la popolazione Rom ha le sue origini nella regione asiatica di Kannauj, nel nord dell'India ed è stata caratterizzata nel corso della sua storia dall'essere "un popolo con tendenza al nomadismo e che porta nel suo essere anche una ferma convinzione di libertà, (...) I legami familiari sono per questa etnia un'enorme forza culturale, insieme alle loro convinzioni, alla loro fede in Dio e alla ricchezza della sua espressioni, come la musica e la danza". La nota, riferisce l’agenzia Fides, sottolinea come la notte dal 2 al 3 agosto 1944 sia tristemente ricordata per l'infame assassinio di oltre 4.300 membri delle minoranze note come Sinti e Rromaníes, varianti culturali della stessa etnia. Questa notte è chiamata in lingua tedesca come "Zigeunernatch", "La notte degli zingari". In questo contesto, a nome della CEC, il religioso invita i colombiani a prendere coscienza delle sofferenze che la popolazione Rom ha dovuto sopportare nel corso della storia. In modo speciale, chiede che questo 2 agosto si tenga una preghiera speciale e ci siano spazi di riflessione per gli atteggiamenti che spesso si assumono quando si conoscono da vicino queste comunità insediate nei territori colombiani: "Gli zingari sono stati vittime, incompresi ovunque vadano. Anche nel nostro Paese gli zingari hanno subito discriminazioni ed emarginazione sociale nel lavoro, nell'istruzione e nella salute. Un fatto molto positivo che ha segnato il destino dei popoli Rom in Colombia è il loro riconoscimento da parte dello Stato colombiano come minoranza etnica, sulla base della nuova Costituzione del 1991. La guerra interna che la Colombia ha costretto queste comunità a trasferirsi nelle città".

Consiglio d’Europa: Costruire ponti tra passato e futuro, per creare un futuro migliore

2 Agosto 2021 - Bruxelles - In una dichiarazione rilasciata in occasione della Giornata europea di commemorazione dell’Olocausto dei Rom, il 2 agosto 2021, la Segretaria generale del Consiglio d’Europa Marija Pejčinović Buric ha sottolineato l’importanza di ricordare le vittime dell’Olocausto dei Rom. Ha posto l’accento sul fatto che imparare dal passato consente di creare un futuro migliore per i Rom e i Viaggianti d’Europa e ha evidenziato le iniziative di istruzione del Consiglio d’Europa attraverso le quali si insegna la storia dei Rom e i loro contributi positivi all’identità europea. Questa giornata è un omaggio a migliaia di uomini, donne e bambini rom che furono uccisi nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau la notte del 2 agosto 1944.

Migrantes: Giornata del ricordo del Porrajmos, per non dimenticare

2 Agosto 2021 - Roma - Un’occasione per riflettere su ciò che è stato il genocidio di Rom e Sinti durante la seconda Guerra Mondiale noto come Porrajmos (divoramento). Un genocidio che causò oltre mezzo milione di vittime e che viene ricordato oggi, 2 agosto, poiché in quel giorno, nel 1944, gli ultimi rom del cosiddetto "Zigeunerlager" (lager rom), furono sterminati nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. Anche in Italia – evidenzia oggi la Fondazione Migrantes - non si possono dimenticare i campi di concentramento dei rom realizzati dopo le leggi razziali in diverse città e paesi: Perdasdefogu (Nuoro), Agnone (Campobasso),Tossicia, ai piedi del Gran Sasso, Ferramonti (Cosenza),Poggio Mirteto (Rieti), a Gries (Bolzano). Città e paesi che “diventano le tappe di un pellegrinaggio per chiedere perdono, ma anche per non dimenticare la memoria del genocidio. Un pellegrinaggio che ci aiuta anche a superare paure e pregiudizi che purtroppo ancora crescono nei confronti dei rom, come dei migranti, e che possono rischiare di sfociare in nuove forme di violenze e di razzismo". La Giornata di oggi diventa anche l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle minoranze “più vulnerabili”. (R.Iaria)