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Rapporto Immigrazione: gli alunni stranieri nella scuola italiana

14 Ottobre 2021 - Roma - Gli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2019/2020 sono, in valori assoluti, 876.801. La percentuale, sul totale della popolazione scolastica è del 10,3%. Il ritmo d’aumento ha iniziato a decrescere dal 2018. E’ quanto si legge nel Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. La loro presenza nei diversi ordini scolastici conferma la prevalenza, negli ultimi quindici anni, della scuola primaria, ma il dato più interessante è l’aumento progressivo della presenza negli istituti di scuola secondaria di secondo grado: un indicatore della spinta delle seconde generazioni e dell’aumento della frequenza degli studenti con cittadinanza non italiana. Cresce invece in misura minore la presenza nelle scuole dell’infanzia, e questo è un indicatore negativo: quasi un quarto dei bambini figli di immigrati, nell’età 3-5 anni, non frequenta la scuola dell’infanzia. Questa mancata partecipazione al primo livello scolastico, fondamentale per gli apprendimenti linguistici e l’integrazione, è particolarmente significativa in alcuni gruppi d’immigrazione, provenienti dall’Africa mediterranea e dal Sud-Est asiatico. Le regioni italiane con le percentuali più alte di alunni sul totale della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana sono Lombardia (25,6%), Emilia-Romagna (12%) e Veneto (11%). Al contrario, regioni molto popolose del Sud hanno percentuali molto inferiori di alunni con cittadinanza non italiana: Campania, Sicilia e Puglia, per esempio, hanno rispettivamente, il 3,2%, il 3,1% e il 2,1% di presenze di alunni con cittadinanza non italiana. Le prime 10 province con le percentuali più alte di alunni con cittadinanza non italiana (il 20% e oltre) disegnano una geografia dell’immigrazione caratteristica dell’Italia: sono tutte collocate nel Centro-Nord, sono province i cui capoluoghi sono città piccole (Cremona, Mantova, Lodi, Asti) o medie (Prato, Parma, Brescia). L’unica metropoli, Milano, è decima. I Paesi di provenienza che registrano le percentuali più alte di alunni nati in Italia sono Cina (84,7%), Marocco (76,2%) e Albania (75%). Diverse sono le problematiche (ancora) aperte: su tutte, il 30% degli alunni con cittadinanza non italiana è in ritardo scolastico. È un dato negativo ancora importante, anche se leggendo i dati della serie storica si osserva che c’è stata una progressiva diminuzione: nell’anno scolastico 2010/2011 era del 40,7% e nel 2014/2015 del 34,4%. La percentuale naturalmente è distribuita in modo diseguale nei diversi ordini scolastici e nei diversi anni di corso: è del 12,1% nella scuola primaria, del 31,8% nella secondaria di I grado, del 56,2% nella secondaria di II grado. Il ritardo scolastico, accumulato lungo il percorso di formazione, è uno dei fattori che influiscono sull’abbandono scolastico. Gli studenti italiani concludono il percorso di studi con voti più elevati e gli studenti con cittadinanza non italiana ma nati in Italia (le seconde generazioni) ottengono voti più simili agli italiani rispetto ai loro compagni nati all’estero arrivati da preadolescenti o da adolescenti. La somiglianza dei percorsi scolastici tra gli studenti di seconda generazione e gli studenti italiani si nota anche nella scelta degli indirizzi scolastici. Sono, infatti, maggiormente presenti nei licei, mentre gli studenti nati all’estero o arrivati per ricongiungimento familiare sono maggiormente presenti negli istituti tecnici e professionali. In questo quadro, la pandemia ha introdotto DAD, DID, modalità sincrona e asincrona, didattica integrata: termini e concetti con cui scuole e famiglie hanno dovuto fare i conti. I minori stranieri rientrano tra le categorie più vulnerabili, colpiti da uno svantaggio plurimo legato all’assenza materiale di supporti, spazi e competenze non solo digitali ma anche linguistiche, soprattutto per gli studenti alle prese sostenere gli esami di scuola media e superiore.  

Rapporto Immigrazione: i cittadini stranieri e la fruizione dei bonus governativi: un primo bilancio

14 Ottobre 2021 - Roma - Per fronteggiare l’emergenza epidemiologica sono state introdotte, con il “Decreto Cura Italia” e successivamente prorogate con il “Decreto Rilancio”, il “Decreto Agosto” e il “Decreto Ristori” per tutto l’anno 2020 misure straordinarie di sostegno alle imprese in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale, di assegno ordinario dei fondi di solidarietà, di cassa integrazione in deroga. Sono stati inoltre introdotti bonus destinati a categorie specifiche di lavoratori e di supporto alle famiglie (congedi e bonus baby-sitter). L’incidenza media dei cittadini extracomunitari su queste misure – scrivono Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nel Rapporto Immigrazione presentato oggi a Roma -  si attesta sul 9-10%, ad eccezione del bonus autonomi, dei congedi parentali e del bonus babysitter, in cui si ferma al 3-4%, a conferma della generale difficoltà nell’accesso alla presentazione della domanda da parte dell’avente diritto e la scarsa appetibilità di misure che possono essere difficili da sostenere in caso di salari già contenuti (come il congedo parentale). Come già rilevato nello scorso Rapporto, anche la misura attualmente in vigore per il sostegno alle persone in povertà, il “Reddito di cittadinanza”, presenta dei limiti enormi legati alla copertura degli stranieri, dal momento che uno dei requisiti di accesso prevede la residenza in Italia di 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa. I cittadini stranieri già nella situazione pre-pandemia scontavano un doppio svantaggio: la permanenza in condizioni di povertà e un’insufficiente protezione attraverso la misura ordinaria di sostegno al reddito per le persone in difficoltà economica. Data questa situazione di partenza, l’irruzione della pandemia ha reso urgente prevedere interventi che compensassero i difetti di copertura delle misure vigenti. Gli interventi messi in atto per fronteggiare la pandemia si sono caratterizzati per elevato livello di frammentazione, complessità amministrativa, deboli azioni di supporto all’accesso, che non hanno fatto altro che compromettere la capacità di raggiungimento della popolazione straniera, diventando un’ulteriore fonte di divaricazione fra la popolazione italiana e quella straniera.

Rapporto Immigrazione: gli effetti economici e sociali della pandemia sulla popolazione straniera

14 Ottobre 2021 - Roma - I cittadini stranieri sono tra i gruppi sociali più esposti alla povertà, non solo economica ma anche educativa, relazionale e sanitaria. In tal senso – spiegano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nel Rapporto Immigrazione presentato questa mattina -  i dati della statistica ufficiale parlano chiaro: se negli anni di pre-pandemia la povertà assoluta nelle famiglie di soli stranieri si attestava al 24,4% (quasi un nucleo su quattro, secondo i parametri Istat, non arrivava a un livello di vita dignitoso), in tempi di Covid-19 il tutto è stato inevitabilmente esacerbato; oggi risulta povera in termini assoluti più di una famiglia su quattro (il 26,7%), a fronte di un’incidenza del 6% registrata tra le famiglie di soli italiani. Nel corso di un anno, l’incidenza è salita del +2,3%, portando il numero di famiglie straniere povere a 568 mila. Nonostante le difficoltà, tuttavia, i centri di ascolto e i servizi che hanno lavorato con regolarità anche durante il lockdown sono stati un numero superiore a quelli del 2019, pari a 2.663 (il 69% del totale), dislocati in 193 diocesi. Le schede individuali sono state complessivamente 211.233 (erano 191.647 nel 2019). Tra le persone aiutate i cittadini stranieri rappresentano il 52%, in valore assoluto pari a 106.416 individui. Le regioni che registrano le più alte percentuali di assistiti stranieri sono quelle dove si collocano le aree metropolitane, in particolare Toscana, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio e Lombardia. In termini di cittadinanza, prevalgono le persone provenienti dal Marocco (18,5%) e dalla Romania (9,1%). In linea con gli anni precedenti, anche nel 2020 cala ulteriormente il peso dei cittadini europei, a fronte di un incremento di persone provenienti dall’Africa e dall’America Latina (in particolare dal Perù). A chiedere aiuto sono stati sia uomini che donne, pari rispettivamente al 50,7% e al 49,3%. L’età media degli assistiti si attesta a 40 anni per gli uomini e a 42 per le donne (tra gli italiani la media è invece di 52 anni). Alta risulta la quota di famiglie: tra gli immigrati sostenuti il 60,7% è infatti coniugato, per lo più con un partner convivente; il 74,1% dichiara di avere figli e il 52,5% di avere figli minori (tra gli italiani le percentuali risultano molto più basse). Alla base delle tante fragilità intercettate può annoverarsi senza dubbio il tema lavoro, condizionato negativamente dalla crisi sanitaria e dalle misure di restrizioni anti-contagio. Tra gli immigrati incontrati, dunque, è alta la quota di disoccupati (45,2% a fronte del 36,7% degli italiani), ma anche molto elevata è l’incidenza degli occupati (30,9% contro il 19,2% dei cittadini italiani). Questi dati sembrano dunque palesare da un lato le difficoltà dei cittadini stranieri a trovare un impiego, ma al tempo stesso le criticità connesse alla loro occupazione, spesso precaria, sotto-retribuita e irregolare, non sempre in grado di preservare dal rischio povertà. Spiccano i casi di povertà economica, sperimentati dal 79% dell’utenza straniera. Seguono i problemi connessi al lavoro. La terza forte criticità è rappresentata dalla questione abitativa, che risulta molto più accentuata tra gli stranieri rispetto agli italiani (23% a fronte del 15%). Tra gli stranieri pesano, poi, come prevedibile i bisogni collegati alla condizione di migrante: fragilità legate ad aspetti amministrativi o burocratici (32,3%), all’irregolarità giuridica (22%), allo status di richiedente asilo (15%) e di rifugiato (10%). Non irrisoria anche la percentuale di coloro che hanno problematiche connesse all’istruzione, quindi per lo più problemi linguistici (80%) e di analfabetismo (9%) o problemi di salute. Le Chiese locali si sono mobilitate per istituire fondi diocesani di solidarietà a supporto delle famiglie o a sostegno dei tanti piccoli commercianti e lavoratori autonomi in difficoltà.

Rapporto Immigrazione: l’impatto della pandemia sulle condizioni lavorative dei cittadini stranieri

14 Ottobre 2021 -     Roma - La condizione occupazionale dei lavoratori stranieri già presenti in Italia ha subito un forte contraccolpo a causa della pandemia, sia per la chiusura di molte attività lavorative in settori con un’importante incidenza di cittadini stranieri sia per la prosecuzione di altre, essenziali per il soddisfacimento di necessità primarie, e da svolgere necessariamente in presenza, che hanno comunque esposto i cittadini stranieri o al rischio di sfruttamento lavorativo o a quello di infezione da Covid-19. Lo scrivono oggi Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nel Rapporto Immigrazione 2021 presentato questa mattina a Roma. A questo si aggiunge la più alta probabilità dei cittadini stranieri di detenere tipologie contrattuali più precarie e dunque più legate al rischio del mancato rinnovo contrattuale. Ciò ha incentivato le disuguaglianze preesistenti, riducendo l’efficacia degli interventi operati dal governo. Il tasso di disoccupazione dei cittadini stranieri (13,1%) è superiore a quello dei cittadini italiani (8,7%), mentre il tasso di occupazione degli stranieri (60,6%) si è ridotto più intensamente, tanto da risultare inferiore a quello degli autoctoni (62,8%). Le donne immigrate hanno sofferto la crisi molto di più dei loro omologhi di sesso maschile, con una riduzione del tasso di occupazione due volte maggiore. Più colpiti gli occupati in alberghi e ristoranti (25,2% degli Ue e 21,5% degli extra-Ue) e altri servizi collettivi e personali (27,6 % degli Ue e 25,2% degli extra-Ue). C’è inoltre una quota rilevante di lavoratori, che nel 2020 ha superato i 2 milioni di persone (+10,9% dal 2019), che è incerta sul proprio futuro al punto tale da ritenere di poter perdere il proprio impiego. Ma mentre per gli italiani il timore di incorrere in un evento infausto si riduce parallelamente all’aumentare del livello di istruzione – confermando come il possesso di competenze più elevate fornisca una maggiore sicurezza dinanzi al manifestarsi di rischi – questo non accade tra gli stranieri extracomunitari. La quota di lavoratori extra-Ue laureati che nutrono timori sulla propria condizione professionale (15,0%) è addirittura maggiore non solo dei diplomati (13,1%), ma anche di chi ha al più la licenza media (14,7%). In questo caso il titolo di studio non costituisce una garanzia di stabilità occupazionale, probabilmente in ragione del fatto che anche chi ha elevate competenze svolge mansioni a bassa specializzazione. A completare il quadro del 2020, i dati sugli infortuni e le morti sul lavoro attestano quanto si accennava all’inizio: la maggiore esposizione di lavoratori di determinati settori al rischio contagio. Quanto agli infortuni collegati al Covid, dall’inizio della pandemia al 31 marzo 2021, l’Inail riporta 165.528 denunce. Il 69,3% dei contagi ha interessato le donne, il 30,7% gli uomini. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni ad eccezione di Sicilia, Campania e Calabria. L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi. Quanto alle nazionalità, i lavoratori contagiati provengono soprattutto da Romania (21,0%), Perù (13%), Albania (8,1%), Moldavia (4,5%) ed Ecuador (4,2%). È lecito desumere molte situazioni abbiano riguardato donne impiegate nei servizi domestici e di cura alla persona contagiatesi all’interno dei nuclei familiari datoriali. Se gli infortuni sono complessivamente diminuiti, le morti sul lavoro sono invece aumentate: +27,6% dall’anno precedente (da 1.205 a 1.538) ed oltre un terzo dei suddetti decessi, rileva l’Inail nella Relazione annuale del Presidente (luglio 2021), sono stati causati dal Covid19. Dei 1.538 esiti mortali, 224 hanno riguardato cittadini stranieri (14,6%) e, in particolare (70% dei casi), cittadini extracomunitari. Per concludere la panoramica sul mercato del lavoro, va ricordato un positivo dato in controtendenza, ovvero la costante crescita del numero degli imprenditori nati all’estero, che pur nell’anno della pandemia sono cresciuti del +2,3% a fronte della sostanziale stasi degli italiani (-0,02%). Per quanto riguarda i Paesi d’origine, nel 2020 la Cina si conferma il primo Paese (75.906), in lievissima crescita rispetto all’anno precedente (+0,5%). Anche Romania e Marocco contano più di 70 mila imprenditori. Sommate assieme, queste tre nazionalità arrivano a quasi il 30% di tutti gli imprenditori nati all’estero. Gli aumenti più significativi sono stati registrati dalle nazionalità dell’Est Europa, in particolare Romania, Albania, Moldavia e Ucraina; seguite da Nigeria e Pakistan. Rallenta invece la crescita di imprese con titolari indiani e dal Bangladesh, protagoniste di un grande picco di crescita nell’ultimo decennio.    

Rapporto Immigrazione: il quadro in Italia fra calo della popolazione e limitazioni alla mobilità

14 Ottobre 2021 - Roma - La tendenza alla progressiva diminuzione della popolazione italiana, già evidenziata nelle precedenti edizioni del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, inizia a coinvolgere nel 2021 anche la popolazione di origine straniera, che è passata dai 5.306.548 del 2020 agli attuali 5.035.643 (-5,1%). La diminuzione complessiva della popolazione in Italia è ancora più cospicua (-6,4%), attestandosi sui 59.257.600, che corrispondono a 987 mila residenti in meno rispetto all’anno precedente. Anche i movimenti migratori hanno subito una drastica riduzione (-17,4%). In particolare, rispetto al confronto con gli stessi 8 mesi del quinquennio 2015-2019 si è registrata una flessione del -6% per i movimenti interni, tra comuni, e del -42% e -12%, rispettivamente, per quelli da e per l’estero. Si comincia ad osservare, dunque, tramite gli indicatori demografici l’“effetto pandemia” che si è attestato in altri ambiti sociali. Si tratta di un effetto prodotto – spiegano i due organismi della Cei che hanno presentato l’edizione 2021 questa mattina a Roma -  dalla combinazione di molti fattori, fra cui – in primis – le morti causate dal virus, che in Italia hanno toccato una delle cifre più alte in Europa e nel Mondo (128 mila in Italia a fine luglio 2021, su 4.095.924 morti totali, pari al 3,1% del totale mondiale). Quanto alla distribuzione territoriale dei cittadini stranieri residenti, prevale il Nord (58,5%), in particolare il Nord Ovest (34%). Il Nord Est e il Centro assorbono pressoché la medesima percentuale di popolazione straniera, intorno al 24,5%, mentre il Sud e le Isole rispettivamente appena il 12,1% e il 4,8%. Tutte le aree territoriali hanno subito un decremento dallo scorso anno: quello più consistente l’ha registrato il Centro (-7,5%); mentre quello più contenuto si è avuto nel Nord Est (-3,4%). Le prime 5 regioni nelle quali si attesta la maggior presenza di cittadini stranieri sono, come lo scorso anno, la Lombardia (nella quale risiede il 22,9% della popolazione straniera in Italia) seguita da Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Quanto alle prime 10 province prevale su tutte Roma, in cui risiede il 10% dei cittadini stranieri in Italia, seguita da Milano (9,2%) e Torino (4,2%). L’incidenza della popolazione straniera sul totale si attesta sull’8,5%, con punte che superano notevolmente la media nazionale in alcune province, come ad esempio Prato (19%), Milano, Piacenza e Modena (tutte intorno al 14%). La presenza femminile caratterizza in maniera prevalente la popolazione straniera residente (51,9% del totale) e per alcune nazionalità in modo ancora più marcato, sfiorando l’80% fra i soggiornanti provenienti dall’Ucraina, dalla Georgia e da diversi Paesi dell’Est Europa.Quanto ai titolari di permesso di soggiorno ed i motivi, il Ministero dell’Interno riporta un totale di 3.696.697 cittadini stranieri, la maggior parte dei quali in possesso di permesso di soggiorno per motivi di famiglia (48,9% del totale, +9,1% rispetto al 2019), seguiti da quelli per lavoro (43,4% e +12,1% dal 2019). La terza tipologia continua ad essere rappresentata dai motivi di protezione internazionale (5,0%), comprese le forme di tutela speciale o ex umanitaria. Questi permessi hanno segnato un decremento dal 2019 (-5,6%), certamente attribuibile alla chiusura degli arrivi dall’estero, degli sbarchi e degli attraversamenti dei confini, decretata dai provvedimenti governativi per il contenimento dell’infezione da Covid-19. Anche i permessi di soggiorno destinati ai minori non accompagnati che vengono rintracciati sul territorio e ai neomaggiorenni sono diminuiti, passando dai quasi 18 mila del 2019 ai 3.774 del 2020. Le limitazioni stabilite dalle misure governative per il contenimento della pandemia ha prodotto effetti anche sulle attività di contrasto all’immigrazione irregolare: i provvedimenti in oggetto sono passati da oltre 40 mila a circa 26.500 (-35,7%). Nel dettaglio, i respingimenti alla frontiera nel 2020 hanno riguardato 4.060 persone (la metà circa del 2019); le espulsioni sono state 22.869 e i trattenimenti nei Centri per il rimpatrio 4.387 (in calo del 30% circa dal 2019).  

Rapporto Immigrazione: dedicato alla pandemia la XXX edizione

14 Ottobre 2021 -   Roma - La pandemia da Sars Cov 19, lo sappiamo, ha prodotto una serie di effetti negativi in ampi ambiti della vita individuale e collettiva della popolazione mondiale. Nell’edizione che celebra i 30 anni della pubblicazione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, che è stato predentato questa mattina a Roma, si analizza in particolare l’impatto che il virus e le misure adottate per il suo contenimento e per la ripresa delle attività economico-sociali hanno avuto sulle vite dei cittadini stranieri che vivono in Italia, in riferimento ad importanti indicatori quali, fra gli altri, le tendenze demografiche e i movimenti migratori, la tenuta occupazionale, i percorsi scolastici dei minori e la tutela della salute. Presi in esame anche anche altri aspetti sociali, forse “meno eclatanti”, come sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, ma che hanno subito “contraccolpi altrettanto gravi, come la sfera religiosa ed emotiva individuale, lo scivolamento nel cono d’ombra di migliaia di persone che le misure di lockdown hanno reso più invisibili (ad esempio, le vittime di violenza e di sfruttamento), senza che questo silenzio fosse dissolto dall’interesse dei media”.

Migrantes: aperto l’incontro della Consulta nazionale per le Migrazioni

13 Ottobre 2021 - Roma – Si è aperta con saluto di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, la Consulta Nazionale per le Migrazioni dell’Organismo pastorale dalla Cei. E’ seguita una breve  relazione del presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, sul cammino sinodale della Chiesa italiana. Tra i temi al centro dell’incontro il cammino delle comunità linguistiche in Italia alla presenza dei Coordinatori etnici nazionali, il prossimo Corso di formazione per gli operatori pastorali dello Spettacolo Viaggiante che si svolgerà a Padova dal 17 al 19 novembre e un approfondimento sugli studenti universitari in Italia e l’implementazione dei corridoi universitari affidato a Maurizio Certini, direttore del Centro Studenti Internazionali “Giorgio La Pira” di Firenze. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dall’ex presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo ausiliare di Roma, mons. Guerino Di Tora. I membri della Consulta, in rappresentanza di tutte le regioni italiane, parteciperanno domani alla presentazione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.

Mons. Perego: rispettare il diritto di asilo

9 Ottobre 2021 - Roma - "Il diritto di chiedere asilo, se viene reso impossibile da un muro, è una barbarie". Monsignor Giancarlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, respinge - in una intervista all'AdnKronos - categoricamente la lettera inviata da dodici Paesi Ue alla Commissione europea chiedendo il finanziamento europeo di recinzioni per proteggere i confini dai migranti. "Che sia  urgente - premette il vescovo all’Adnkronos- gestire  il cammino e l’arrivo di migranti e richiedenti asilo alle frontiere è un aspetto che più  volte è stato affermato. Che sia la costruzione di muri e recinzioni a risolverlo è una assurdità". Il presidente della Commissione Cei per le migrazioni sferza l’Ue e mette in guardia dai rischi: "L’intelligenza politica dell’Europa deve affidare a una revisione di Dublino con nuovi strumenti di identificazione condivisi, nuovi progetti condivisi di accoglienza, di valorizzazione delle competenze, la gestione dei migranti  richiedenti asilo. Il diritto di chiedere asilo se viene reso impossibile da un muro è una barbarie. I muri alimentano - la storia lo insegna - violenze, esasperazioni  che a loro volta alimentano la radicalizzazione  del terrorismo. Accogliere, tutelare, promuovere e integrare sono le quattro parole che solo governano le migrazioni e costruiscono il futuro democratico dell’Europa".

Caritas e Migrantes: il 14 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione

6 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Anche questa edizione, la XXXma, riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata domenica scorsa: “Verso un Noi sempre più grande”. A fare da sfondo alla nuova edizione del Rapporto Immigrazione è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità. Un’occasione per riflettere sui tanti mondi e i tanti ambiti di vita che sono stati interrogati dall’emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze.  

Mons. Perego: creare un noi sempre più grande

28 Settembre 2021 - Ferrara - “La Giornata mondiale dei migranti diventi, questʼanno, una tappa per una Chiesa in comunione, in cammino e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti”. Lo ha mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes - nellʼomelia della messa celebrata nella basilica di S. Maria in Vado a Ferrara, in occasione della 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché ‘la nostra terra possa diventare, così come Tu lʼhai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle”, ha detto ancora il presule ricordando che il Pontefice, “nellʼenciclica Fratelli tutti ci ricorda che ‘le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondoʼ, anche se oggi esse risentono di una perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile”. Creare “un noi sempre più grande”, lʼinvito del Papa. Pertanto, ha proseguito Perego, “il ‘noiʼ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza lʼabito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noiʼ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco – non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dellʼuniversalità. Il Papa – ha concluso lʼarcivescovo – sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, lʼabbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noiʼ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi della fede, che per sua natura è cattolica”.  

Papa Francesco: non chiudiamo le porte ai migranti e alle loro speranze

26 Settembre 2021 - Città  del Vaticano - Nel dopo Angelus di questa mattina Papa Francesco ha ricordato che oggi la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. "E’ necessario camminare insieme, senza pregiudizi, senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile, migranti, rifugiati, sfollati, vittime della tratta e abbandonati", ha etto il Pontefice aggiungendo che "siamo chiamati a costruire un mondo sempre più inclusivo che non escluda nessuno". Papa Francesco ha quindi salutato "quanti nelle varie parti del mondo stanno celebrando questa giornata", i fedeli riuniti a Loreto per l’iniziativa nazionale promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes. E ancora un saluto ed un ringraziamento  alle diverse comunità  etniche presenti  in piazza con le loro bandiere". E poi un saluto ai rappresentanti del progetto ’Apri’ di Caritas Italiana, alla  Migrantes della diocesi di Roma e al Centro Astalli: "Grazie a tutti per il vostro impegno generoso". E poi, a conclusione, l'invito ai fedeli presenti in piazza a recarsi presso il monumento, all’interno del colonnato del Bernini, dedicato ai migranti e inaugurato dal Papa qualche anno fa. "Prima di lasciare la piazza - ha detto papa Francesco -  vi invito a avvicinarsi a quel monumento" e a soffermarsi alla barca con i migranti e "sullo sguardo di quelle persone" e "cogliere in quello sguardo la speranza che oggi ha ogni migrante di ricominciare a vivere. Andate a vedere quel monumento. Non chiudiamo le porte alla loro speranza".

GMMR: l’omelia di mons. Coccia

26 Settembre 2021 - Loreto - Pubblichiamo l'omelia di mons. Piero Coccia, Presidente della Conferenza Episcopale delle Marche pronunciata questa mattina nel santuario della Santa Casa di Loreto in occasione della Celebrazione nazionale in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.
  1. Il Signore sia con voi! Questo saluto della liturgia che facciamo nostro, giunga dal Santuario della Santa Casa di Loreto dove stiamo celebrando la Santa Messa, a tutti i presenti e a tutti coloro che ci stanno seguendo su RAI 1.
Oggi la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. I Vescovi italiani, attraverso la Commissione per le Migrazioni e la fondazione “Migrantes”, quest’anno hanno scelto il Santuario di Loreto e la Regione Marche per la sua celebrazione in chiave nazionale. Tale scelta non è casuale ma motivata da varie ragioni. Il Santuario di Loreto definito da Papa Francesco nella sua visita del 25 marzo 2019, casa dei giovani, dei malati e della famiglia, compresa quella umana, custodisce la Santa Casa dove fu accolto Gesù il Verbo fatto carne. Questo luogo pertanto ci fa fare memoria dell’accoglienza. Le Marche inoltre, regione al plurale ma plasmata dalla fede, da sempre ha saputo declinare la sua identità cristiana in sintesi culturali, integrando le varie differenze nella prospettiva dell’accoglienza e dell’arricchimento reciproco. Di fatto l’accoglienza è nel DNA della nostra gente perché l’esperienza religiosa ha generato una ricca tradizione culturale. Non a caso la regione registra una significativa presenza di persone provenienti da altre terre ed oggi felicemente integrate nel suo tessuto sociale, economico e culturale. Infine non va sottovalutato il fenomeno della migrazione interna che la regione sta vivendo a causa del recente terremoto e che ha visto migliaia di persone, lasciare l’entroterra per riversarsi sulla costa. Fenomeno questo che molto ha impegnato anche le nostre diocesi.
  1. La scelta di celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nella nostra Regione non può che onorarci ma anche responsabilizzarci nel dare attuazione concreta al Messaggio inviatoci da Papa Francesco, il cui titolo è significativo e nel contempo molto impegnativo: “Verso un noi sempre più grande”.
Le parole del Papa ci interpellano e ci sollecitano ad uscire dal nostro “io” per costruire il “noi” dell’umanità. Papa Francesco ci ricorda che tale processo ci è richiesto dal messaggio biblico riferito alla creazione ed alla redenzione; da un’esperienza di chiesa che deve essere sempre più cattolica e cioè universale; da un mondo che esige di essere sempre più inclusivo superando conflitti e contrapposizioni e dove ognuno di noi è chiamato a mettere a servizio di tutti, i propri doni per realizzare un futuro “a colori”. Le puntuali riflessioni del Papa ci impegnano a edificare con grande responsabilità un’umanità nuova che sappia amare, pensare e vivere come una grande famiglia per realizzare quella casa comune che spesso il Papa ci ricorda.
  1. Ma vado oltre. Con voi cari fedeli mi chiedo: a tale riguardo cosa ci sta dicendo la liturgia odierna?
Ci sta sollecitando ad essere costruttori del “noi”, promuovendo la cultura della inclusione, della relativizzazione dei beni materiali e della loro condivisione. Tre parole dunque che indicano tre esperienze a cui tutti noi siamo chiamati. Il libro dei Numeri (11, 25-29) ci riferisce la reazione decisa di Mosè di fronte alla richiesta di Giosuè di escludere dal ministero della profezia Eldad e Medad. La tentazione di Giosuè è anche la nostra. Non di rado anche noi siamo portati all’esclusione dell’altro, anche del migrante. Ma la parola di Dio ci chiama ad un cambio di mentalità. Il migrante è sempre un fratello, anche se meno fortunato di noi, che quasi sempre fugge dalla guerra, dalla fame e dalla violenza di ogni tipo. La costruzione di un “noi sempre più grande” passa dunque attraverso il processo dell’inclusione che si fa atteggiamento culturale ed esistenziale. San Giacomo Apostolo nella sua lettera (5, 1-6), ci indica poi il secondo processo necessario per costruire il “noi”: quello della relativizzazione dei beni materiali. Pungenti sono le parole dell’apostolo nei confronti di chi assolutizza ed accumula i beni materiali: “piangete per le vostre sciagure […]. Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme…il vostro oro ed il vostro argento sono consumati dalla ruggine”. La costruzione del “noi sempre più grande” richiede una forte convinzione: i beni materiali sono necessari ma non assoluti ed il loro accumulo non è giustificato. Oggi si rende sempre più necessario il superamento di un duplice pregiudizio: quello della “materialità” intesa come unica sfera realizzativa della persona, come anche quello dell’accumulo dei beni come segno di grande potere. L’inseguimento di questi “miti” potrebbe renderci corresponsabili di tante ingiustizie anche nei confronti dei migranti i quali non poche volte per un pezzo di pane si piegano ad ogni forma di ricatto e di sfruttamento. Non rendiamoci responsabili di un’umanità disumana! Il Vangelo di Marco (9,38-43.45.47-48) ci riporta le parole di Gesù: “chiunque vi darà da bere un bicchiere di acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità vi dico non perderà la sua ricompensa”. La realizzazione di “un noi sempre più grande”, richiede l’esperienza della condivisione. Tutti abbiamo le nostre ricchezze materiali, spirituali, culturali, professionali. Non sempre ci rendiamo conto che quanto ci è dato o quanto da noi conquistato, va condiviso per motivi di giustizia e di amore fraterno con chi ha meno di noi e vive nel bisogno dell’essenziale: cibo, casa, vestiario, lavoro…ecc. Per costruire un “noi sempre più grande” abbiamo bisogno di sostituire l’ansia del possesso individualistico con il sentimento e la convinzione della condivisione. Accogliamo l’invito di Papa Francesco e della liturgia di oggi, a fare del nostro “io” un “noi più grande” rendendoci artefici di una società più accogliente, più fraterna, più giusta e più solidale attraverso la triplice esperienza dell’inclusione dell’altro, della relativizzazione dei beni materiali e della condivisione di quanto abbiamo. La Vergine di Loreto che ha vissuto nella sua persona l’accoglienza del Verbo fatto carne, sia per noi modello ed aiuto per essere persone e comunità accoglienti. Sia lodato Gesù Cristo.          

Un futuro a colori

23 Settembre 2021 - di don Giovanni De Robertis*   Il messaggio per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato trae ispirazione da una preoccupazione e da un desiderio che papa Francesco aveva già espresso nella sua enciclica Fratelli tutti. La preoccupazione che, «passata la crisi sanitaria, (…) di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica», e il desiderio che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”. Egli così ci ha voluto «indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo». Dio infatti ha creato l’essere umano come un noi: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,27-28). Dio ci ha creati maschio e femmina, esseri diversi e complementari per formare insieme un noi destinato a diventare sempre più grande con il moltiplicarsi delle generazioni. Dio ci ha creati a sua immagine, a immagine del suo Essere Uno e Trino, comunione nella diversità. Ed è ancora verso un noi che è orientata la storia umana, destinato ad includere tutti i popoli: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio» (Ap 21,3). Tuttavia «il tempo presente ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato». L’immagine di Dio, a causa del peccato, dell’individualismo radicale e di nazionalismi chiusi e aggressivi, si è frantumata. Agostino esprime bene questa nostra condizione, così come pure l’opera di Dio, con un gioco di parole indimenticabile: «Il nome stesso di Adamo, l’ho detto più di una volta, significa l’universo secondo la lingua greca. Comprende infatti quattro lettere: ADAM. Ora in greco il nome di ognuna delle quattro parti del mondo comincia con una di queste quattro lettere: l’Oriente si dice Anatolè, l’Occidente Dysis, il Nord Arctos, e il Mezzogiorno Mesembria; ciò che fa ADAM. Adamo stesso dunque è sparso ora su tutta la superficie della terra. Concentrato una volta in un solo luogo, è caduto e, spezzandosi, ha riempito tutto l’universo con i suoi frammenti. Ma la misericordia divina ha riunito da ogni parte questi frammenti, li ha fusi al fuoco della sua carità, ha ricostituito la loro unità spezzata. Opera immensa, è vero, ma nessuno ne disperi, è un’opera che Egli sa fare» (In Ioannem, trat.9 n.14). E noi tutti siamo chiamati a collaborare con Dio in quest’opera, a ricostruire l’unità spezzata, «a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità». A questo scopo in occasione della GMMR il Papa lancia un duplice appello. Anzitutto ai fedeli cattolici. A vivere quello che il loro nome esprime. Essere cattolici significa saper riconoscere e accogliere il bene ovunque esso sia, e rallegrarci di esso; significa essere docili allo Spirito che «ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza». E proprio nell’incontro con la diversità dei migranti, nel dialogo interculturale e interreligioso ci è data l’opportunità di crescere in questa dimensione. Dobbiamo dunque rendere più cattoliche le nostre parrocchie, le comunità in cui ognuno di noi vive. Il secondo appello il Papa lo rivolge a tutti gli uomini e le donne del mondo perché imparino a vivere insieme in armonia e in pace, ad abbattere muri e a costruire ponti, per fare delle frontiere luoghi privilegiati di incontro e non di separazione. Ma tutto questo potrà avvenire solo se saremo capaci di sognare un futuro a colori per le nostre società. Ogni cambiamento ha inizio da un sogno, se no resta solo un sogno individuale, ma fatto insieme. È quel sogno di fraternità annunciato dai profeti, e più vicino a noi da Martin Luther King in quel famoso discorso dell’agosto 1963 con cui mi piace concludere queste mie brevi riflessioni: «E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno, I have a dream. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere (…). È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi».  

*Direttore generale Fondazione Migrantes

La Chiesa del ‘noi’, cattolica

23 Settembre 2021 - di mons. Gian Carlo Perego*     Roma - Nell’enciclica Lumen fidei, la prima enciclica di Papa Francesco, iniziata da papa Benedetto XVI, ritroviamo un passaggio in cui si legge come una caratteristica della fede sia portarci «al di là del nostro ‘io’ isolato verso l’ampiezza della comunione» (L.F. 4). Questa caratteristica della fede di costruire un ‘noi’ Papa Francesco la riprende nell’enciclica Fratelli tutti e nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021, che si celebra domenica prossima, dove si afferma non solo che la fede è fondata sul ‘noi’, sulla comunione, ma anche che la fede è impegno a creare «un noi sempre più grande». Pertanto il ‘noi’ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza l’abito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noi’ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco - non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dell’universalità. Il Papa sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, l’abbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noi’ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi’ della fede, che per sua natura è cattolica. La fede è ferita tutte le volte che hanno il sopravvento i nazionalismi – come ci ha insegnato la storia del Novecento -, tutte le volte che ha il sopravvento l’individualismo o l’autoreferenzialità nella vita ecclesiale e sociale. «Il tempo presente – scrive Papa Francesco nel Messaggio riprendendo la ‘Fratelli tutti’ – ci mostra che il ‘noi’ voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato… E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri, gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali». Le migrazioni per la Chiesa sono una provocazione a non indebolire la cattolicità, per ciascuno di noi ad essere ‘cattolici’, cioè aperti, capaci di riconoscere gli altri come fratelli e sorelle, di affermare concretamente la dignità di ogni persona e di vivere la fraternità come stile. I fedeli cattolici – scrive ancora Papa Francesco – «sono chiamati, ciascuno a partire dalla propria comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva». Un impegno all’inclusione che da ecclesiale deve diventare anche impegno e progetto politico, per una nuova città, per un nuovo mondo. «Oggi, e sempre di più, ci sono persone ferite. L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada – leggiamo nell’enciclica Fratelli tutti - definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza» (F.T. 69). La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diventi, quest’anno, una tappa per una Chiesa comunione e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti. E preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché «la nostra terra possa diventare, così come Tu l’hai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle».  

*Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

   

Cortile di San Francesco: domani un incontro sulle migrazioni

17 Settembre 2021 - Assisi - Anche una sessione dedicata alle migrazioni nell’ambito del “Cortile di San Francesco” che si aprirà oggi ad Assisi.  Alla sessione, che si svolgerà domani, sabato 18 settembre, nella Sala Stampa del Sacro Convento, interverranno mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Angelo Chiorazzo, Fondatore della Cooperativa Auxilium; Walid Hassanzada e Samir Khuja, mediatori culturali e Claudio Sebastiani, responsabile della sede regionale Ansa dell’Umbria. All’intera manifestazione interverranno personalità della società civile, del mondo della religione e del giornalismo che si confronteranno – fino a domenica 19 - sul tema dell’edizione 2021 “Speranza”. Tema scelto per l'urgenza che ha il mondo di vedere davanti a sé un orizzonte di conforto e fiducia per guardare “Oltre i confini”, tema della scorsa edizione. 70 i relatori delle varie sessioni,  due i concerti e 22 tra conferenze, dibattiti e lectio magistralis. Ma non manca ciò che sta più a cuore al mondo francescano: le testimonianze dei poveri che da questa speranza vengono trafitti.

Migrantes: da domani l’incontro con gli operatori rom e sinti

9 Settembre 2021 - Roma - "Il sogno di una nuova fraternità. 'Fratelli tutti' nell'esperienza della pandemia". Questo il tema dell'incontro promosso dalla Fondazione Migrantes e al quale interverranno gli operatori  impegnati nella pastorale con i Rom e sinti. L'incontro si svolgerà a Frascati dal 10 al 12 settembre.  Ad aprire la tre giorni, domani sera, una preghiera in memoria di don Mario Riboldi, scomparsi da qualche mese, uno dei sacerdoti pionieri nella pastorale con i rom e sinti. La preghiera sarà curata da don Marco Frediani e don Massimo Mostioli.Sabato la giornata di aprirà con i saluti di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes seguito da un Work shop sul tema "Uno sguardo al tempo di pandemia appena trascorso tra generosità e chiusura: 'i nostri vissuti'". Nel pomeriggio una relazione affidata a Maria Bianco dell'Università Gregoriana sul tema "Una lettura contestualizzata della 'Fratelli tutti'" seguita da un Work shop sul tema "Uno sguardo al futuro… Quale fraternità sogniamo?". Domenica le conclusioni con la celebrazione eucaristica presieduta da ons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale Migrantes.

Rom e sinti: incontro a Roma sul superamento dei campi

9 Settembre 2021 - Roma - Per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si confrontano sul tema del “superamento” dei campi rom in occasione del convegno “Oltre il campo: Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi”, organizzato da Fondazione Migrantes e Associazione 21 luglio, in collaborazione con la diocesi di Roma. L’appuntamento si inserisce in un contesto storico-politico di estrema importanza: entro i prossimi 18 mesi si assisterà al superamento dei campi in 15 città italiane. L’incontro si terrà lunedì 13 settembre a Roma (ore 15,00, Nuova aula del Palazzo dei gruppi parlamentari della Camera, via di Campo Marzio, 78). Interverranno, tra gli altri il prefetto Rosanna Rabuano, del Dipartimento Libertà civili e immigrazione, l’onorevole Riccardo Magi; mons. Gianpiero Palmieri, arcivescovo vicegerente della diocesi di Roma; mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare della diocesi di Roma con delega a migranti e rom; don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes; Antonio Ciniero, dell’Università del Salento; Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, oltre a varie testimonianze di esperienze positive e buone prassi.  

Migrantes: ha festeggiato 70 anni di sacerdozio mons. Ridolfi

2 Settembre 2021 - Cesena - Ha celebrato i suoi primi 70 anni di sacerdozio mons. Silvano Ridolfi, per anni impegnato nella pastorale con i migranti ed in particolare con gli emigrati italiani in Germania. Lo scorso 12 agosto, nel cortile della parrocchia di San Giacomo a Cesenatico si è tenuta una solenne celebrazione eucaristica. All’altare il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri e mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presifdente della Fondazione Migrantes. Nell’occasione è stato letto un «breve e grato saluto» da parte dei parrocchiani a «don Silvano, che ha retto questa parrocchia di San Giacomo dal 1990 al 2006». A don Silvano l’Amministrazione comunale di Cesenatico ha conferito, negli anni scorsi, la cittadinanza onoraria. "Oggi nel celebrare il prestigioso e raro traguardo del 70esimo di sacerdozio, siamo grati alla Provvidenza che ce lo ha lasciato ancora attivo e utile alla comunità cristiana. Col cuore pieno di gioia gli diciamo il nostro affettuoso grazie».

La casa simbolo di ogni autentica integrazione

30 Agosto 2021 - Loreto - Si è concluso il Corso di Alta Formazione dei collaboratori delle Migrantes diocesane che quest’anno si è tenuto a Loreto, nelle Marche, regione scelta dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes per la celebrazione nazionale per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 26 settembre. Tema del corso “Costruire e custodire la casa comune”. “La casa, simbolo di Loreto, ma anche di ogni autentica integrazione che deve portare a farci sentire a ‘casa’  nel Paese e nella Chiesa”, dice al termine del Corso il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, che ha coordinato i lavori e ha con concluso soffewrmandosi sul messaggi di papa Francesco per la GMMR. La settimana ha visto presenti oltre 70 persone da 13 regioni italiane e “ci ha permesso non solo di approfondire i diversi temi della cittadinanza, dell’inclusione, della Chiesa ‘dalle genti’ che comincia a nascere nel nostro Paese ma anche – ha aggiunto don De Robertis – di sperimentare fra noi una profonda comunione, di sentirci a casa”. Le giornate erano ritmate dalla preghiera: si aprivano con la lectio biblica del vescovo di Loreto, mons. Fabio Dal Cin  e si chiudevano con la celebrazione eucaristica presieduta da diversi vescovi marchigia, oltre  a momenti di studio ma anche “di condivisione in cui ci siamo sentiti a casa” vivendo il territorio dalla visita al museo dell’emigrazione di Recanati all’Hotel House di Porto Recanati,  dove vivono 1.800 persone di 40 nazionalità diverse. Il tema del corso  “Costruire e custodire la casa comune” è stato declinato nei suoi aspetti sociali, culturali ed ecclesiali attinenti le problematiche migratorie attuali ed ha visto la presenza di docenti universitari e di testimonianze ‘sul campo’, con una voce al di là del Mediterraneo, quella del card. Cristobal Lopez Romero, vescovo di Rabat, capitale del Marocco che è intervenuto in collegamento. Il porporato ha parlato della sua Chiesa come “la mia sposa”, piccola ma non insignificante realtà in un paese islamico dove i cristiani sono 30 mila su 37 milioni, stranieri, molti europei e moltissimi sub sahariani, studenti e operai. Una Chiesa “straniera ma non estranea al Paese, costruttrice di ponti…” come testimoniano le 12 scuole cristiane frequentate da 12mila persone e la facoltà teologica ecumenica a Rabat, caso unico al mondo in cui studenti cattolici, protestanti e mussulmani si radunano per studiare reciprocamente la rispettiva fede in modo da abbattere diffidenze e pregiudizi. Per il porporato è sbagliato definire la migrazione un problema ma un fenomeno, perché “il problema vero è la povertà”. Tra le testimonianze quella dei coniugi Antonio Calò e Nicoletta Ferrara, quattro figli,  che hanno aperto la loro casa a sei ragazzi africani salvati dai barconi dopo diverse esperienze negative e quella dell’accoglienza, da parte della parrocchia di Monticelli, in provincia di Ascoli Piceno, durante il periodo di pandemia, di un circo, composto da 70 persone, mezzi e animali, fermi senza poter lavorare. Tante anche le riflessioni a partire da Maurizio Ambrosini, sociologo delle migrazioni e docente all’Università degli Studi di Milano che in dialogo con p. Aldo Skoda si è soffermato sul tema della cittadinanza “non solo legata al riconoscimento ma cammino progressivo di impegno personale e civile verso un riconoscimento da un lato, e un impegno di partecipazione attiva dall’altro”. E quella di Paola D’Ignazi, docente dell’Università di Urbino su “Condizione migratoria e percorsi di cittadinanza: l’esperienza delle prime e seconde generazioni” e l’esperienza dell’Associazione “Agevolando” che lavora nel campo dell’integrazione. E ancora l’incontro con don Giovanni  Battista Sum Xuyi, di origine cinese, che ha parlato di p. Matteo Ricci e dell’opera del centro studi Li Madou di Macerata; di don Aldo Buonaiuto dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che si è soffermayto sulla piaga della tratta di donne costrette a prostituirsi e di Francesco Paolo Capodaglio, medico di base per scelta presente da 17 anni col suo ambulatorio nel cuore dell’Hotel House dove vivono persone di 32 etnie. “Storie vive del prendersi cura dell’altro”, come dice il direttore Migrantes della marche, p. Renato Zilio. (Raffaele Iaria)  

De Robertis: a Loreto abbiamo sperimentato il “sentirci a casa”

30 Agosto 2021 - Loreto - Si è concluso il Corso di Alta Formazione dei collaboratori delle Migrantes diocesane che quest’anno si è tenuto a Loreto, nelle Marche, regione scelta dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes per la celebrazione nazionale per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 26 settembre. Tema del corso “Costruire e custodire la casa comune”.

“La casa, simbolo di Loreto, ma anche di ogni autentica integrazione che deve portare a farci sentire a ‘casa’  nel Paese e nella Chiesa”, dice al termine del Corso il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, che ha coordinato i lavori e ha con concluso soffewrmandosi sul messaggi di papa Francesco per la GMMR. La settimana ha visto presenti oltre 70 persone da 13 regioni italiane e “ci ha permesso non solo di approfondire i diversi temi della cittadinanza, dell’inclusione, della Chiesa ‘dalle genti’ che comincia a nascere nel nostro Paese ma anche – ha aggiunto don De Robertis – di sperimentare fra noi una profonda comunione, di sentirci a casa”. Le giornate erano ritmate dalla preghiera: si aprivano con la lectio biblica del vescovo di Loreto, mons. Fabio Dal Cin  e si chiudevano con la celebrazione eucaristica presieduta da diversi vescovi marchigiani, oltre  a momenti di studio ma anche “di condivisione in cui ci siamo sentiti a casa” vivendo il territorio dalla visita al museo dell’emigrazione di Recanati all’Hotel House di Porto Recanati,  dove vivono 1.800 persone di 40 nazionalità diverse.