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Card. Bassetti: i giornali Fisc danno un “contributo essenziale alla promozione e all’inclusione nella storia di questo nostro Paese”

22 Novembre 2019 - Roma –  I settimanali diocesani danno un “contributo essenziale alla promozione e all’inclusione nella storia di questo nostro Paese”. Ne è convinto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Gualtiero Bassetti che questa mattina ha celebrato una liturgia eucaristica con i partecipanti all’Assemblea della Fisc, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici, sottolineando i che “la nostra casa non può che essere costruita attraverso un linguaggio puro e purificato, che sa farsi accoglienza e incontro”. Il Card. Bassetti ha evidenziato che “attualmente, i riferimenti più diffusi, anche nei media, sono l’apparire, il consumare, l’acquistare”. “La stessa informazione viene spesso vista solo come un prodotto da vendere. La conseguenza peggiore di tale mentalità è il progressivo svuotamento di significato di molte parole appartenenti al vocabolario della vita, della fede, della Chiesa”. Nell’omelia del cardinale, anche la constatazione che “le parole, quando sono appesantite da chi ama più raccontare il proprio ‘ego’ che raccontare l’’altro’, rendono difficile la comprensione del messaggio, non consentono la formazione di una corretta opinione pubblica e, nell’informazione religiosa, non riescono a comunicare appieno la vita ecclesiale e civile delle nostre comunità”. Per il presidente della CEI“l’antidoto sta nella ricerca di un linguaggio che consenta al messaggio di essere comprensibile e di ‘insegnare’”. Per il Presidente della Federazione, don Adriano Bianchi nelle “nostre comunità continua l’attenzione per i giornali diocesani, giornali di popolo, del territorio, della Chiesa e della gente che hanno ancora la forza di far crescere le coscienze e alimentare lo sguardo di un Paese reale, attraverso la vicinanza alle persone e alla loro vita”. Per don Bianchi la trasformazione dal cartaceo al digitale “non sempre è facile”, ha detto il sacerdote al Sir auspicando che “il sostegno da parte delle comunità, della Chiesa e dello Stato non venga meno”. I giornali della Fisc “sono il termometro delle comunità per il loro giornalismo di vicinanza. Quello che ci permette di capire cosa pensano davvero le persone e ci aiuta a superare alcuni luoghi comuni, come nel caso del tema dei migranti. Poter raccontare storie di relazione con queste persone è peculiare del nostro modo di fare giornalismo”. Ieri sera alla prima giornata dell’Assemblea Fisc sono intervenuti anche Carlo Verna, Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti che ha evidenziato che oggi “si sta cominciando a invertire una tendenza: non abbiamo bisogno di tagli ma di una nuova legislazione per il giornalismo”, ha detto. “La legge di bilancio ha portato alla sospensione del taglio diretto ai contributi per l’editoria. È solo il primo intervento per i giornali diocesani, che sono i principali beneficiari dei contributi pubblici all’editoria. Seguirà un organico piano di riorganizzazione dei fondi nella prossima riforma della legge per l’editoria”, ha quindi detto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Andrea Martella, evidenziando che nel sistema dell’informazione italiana “i settimanali cattolici sono una realtà significativa. Credo – ha detto - che i giornali diocesani rappresentino e siano la testimonianza di un’editoria di prossimità che possa farsi strumento di sussidiarietà orizzontale, quando riesce a farsi voce delle istanze di solidarietà e dell’associazionismo”.

Mons. Russo: “aprirsi alle differenze”

18 Novembre 2019 - Roma - “Migranti e religioni è un tema di grande attualità ma bisogna uscire fuori da una lettura demagogica della realtà. I fatti di questi ultimi tempi chiedono alle Chiese cristiane di rendere ragione del Vangelo e camminare fianco a fianco”. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, aprendo a Roma il convegno “Migranti e religioni”, organizzato dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, in corso fino al 20 novembre. “Come Chiesa italiana – ha ricordato – siamo felici di favorire, supportare, sostenere e incoraggiare processi di dialogo con tutti i fratelli e sorelle delle Chiese cristiane e favorendo passi concreti”. Mons. Russo ha citato come esempio di impegno ecumenico sul tema migranti la visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo nei campi profughi nell’isola di Lesbo e l’appello comune del 2018 per aprire vie sicure e regolari di ingresso e corridoi umanitari, un “ecumenismo della carità” riconosciuto di recente con il Premio Nansen. I corridoi umanitari, ha precisato mons. Russo, sono “un modo sicuro per tutti, un progetto di accoglienza  e di integrazione per favorire l’incontro vero tra le persone”. “I migranti – ha detto – ci costringono a tornare alla chiamata di ogni uomo, alla vocazione” perché le “differenze non sono più significative davanti a Dio anzi diventano elemento di ricchezza. Possiamo essere noi stessi ed essere autenticamente ecumenici ed interreligiosi”. “Perpetuare la distinzione tra noi e loro non ha più senso – ha sottolineato -. I migranti sono soprattutto persone ma sono anche la parte più evidente del grande iceberg della cultura dello scarto”. A questo atteggiamento bisogna opporre una “cultura nuova fatta di incontro e lotta condivisa ad ogni emarginazione”. Perciò, bisogna “investire sull’impegno educativo per comprendere le migrazioni secondo umanità” ed evitare la “strumentalizzazione delle migrazioni” oggi evidente.  “Qualsiasi migrante – ha concluso – va considerato persona migrante e quindi va accolto, protetto, promosso e integrato. Le comunità religiose siano aperte alle differenze”.  

Ondata di maltempo: la vicinanza della CEI alle persone colpite

14 Novembre 2019 - Roma - La Conferenza Episcopale Italiana è vicina alle persone e ai territori colpiti dall’ondata di maltempo che sta duramente flagellando alcune zone del Paese. In particolare, esprime “solidarietà e preoccupazione per la situazione di Venezia e di Matera: due preziose testimonianze di arte e di cultura che, in questi giorni, stanno pagando un prezzo altissimo. Sono proprio queste situazioni a richiamare tutti ad un’attenzione supplementare verso la Casa Comune”. La CEI, in una nota cita quanto scrive Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’: non possiamo accontentarci di un’ecologia superficiale o apparente” che ci fa adottare comportamenti evasivi su questi temi. “È il modo - scrive il Papa - in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse”. La Chiesa italiana ribadisce “il proprio impegno nella salvaguardia del territorio, nella vicinanza solidale alle popolazioni colpite, nella tutela dei beni culturali ecclesiastici ‘feriti’ dai fenomeni naturali”.

Card. Bassetti: “tanti ritengono sensata la costruzione di nuovi muri ma non c’è altra soluzione che il cercare di conoscersi tutti meglio”

11 Novembre 2019 -

Perugia -  “In questo tempo così difficile, nel quale, pur ricordandosi il trentesimo anniversario dell’abbattimento del doloroso muro di Berlino, tanti ipotizzano come sensata la costruzione di nuovi muri, non vi è altra soluzione che il cercare di conoscersi tutti meglio, il più possibile, nella verità e nella fraternità. Conoscere linguaggi e culture di altri popoli apre la mente e il cuore, permette di accogliere e di amare – in piccolo – la ricchezza e la preziosa alterità che differenzia, in grande, le persone e le nazioni”. Lo ha affermato questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, nell’omelia pronunciata in occasione della celebrazione per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università per gli stranieri. “Questa storica e sempre nuova istituzione non rappresenta solo un contenitore di nozioni e uno strumento di apprendimento linguistico destinato a stranieri, ma è una struttura di eccellenza nella sua elaborazione di cultura – ha rilevato Bassetti – sempre con l’impronta originale del suo carisma interculturale. È quanto il magistero ecclesiale attuale, in primis Papa Francesco, raccomandano e appoggiano con tutto il cuore”. Il cardinale ha poi aggiunto con l’“ateneo che già nella sua intestazione si presenta come rivolto agli stranieri, è un formidabile ponte, non solo per far apprezzare la nostra bellissima lingua e cultura italiana nel mondo, ma per contribuire alla formazione umana delle tante migliaia di giovani e adulti che hanno l’occasione di frequentare le vostre aule”. Commentando le letture bibliche, in particolare l’inizio del libro della Sapienza, l’arcivescovo ha evidenziato come “la ‘sapienza’ è connessa inestricabilmente con quell’esercizio di giustizia che è il perdono, la misericordia, l’amore fraterno”. “Nulla – ha ammonito – si può costruire senza queste solide fondamenta: non muri, ma le mura di un unico edificio, l’umanità, talmente esteso da poter accogliere tutti. Sono le uniche possibili difese contro il male, che non va estirpato nell’altro, ma, prima di tutto, dentro di noi”.

Il card. Bassetti in visita alle famiglie dei giostrai

6 Novembre 2019 - Perugia - «Spero di ritrovare anche in Cielo un luna park, poi la forma con cui lo ritroveremo la deciderà il Signore». E’ l’auspicio con cui il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha salutato le famiglie dei giostrai del Luna Park di Perugia, visitate ieri nel loro luogo di lavoro, come avviene ogni anno da quando è vescovo, esattamente da 25 anni, prima nella diocesi Massa Marittima, poi ad Arezzo e a Perugia. Nel dire che «anche in Cielo avremo un luna park», il cardinale si è ispirato, come lui ha sottolineato, «a un bellissimo pensiero di Giorgio La Pira quando era sindaco di Firenze, che, in piazza del Duomo, disse: “Sicuramente in Paradiso ritroveremo il campanile di Giotto e la Nona sinfonia di Beethoven”; quindi l’arte e la musica ma anche l’aspetto ludico della vita, perché dicono le Sacre scritture che Dio ama giocare con gli angeli». Alla celebrazione eucaristica presieduta dal porporato, come è tradizione sulla pista di un autoscontro, hanno partecipato alcuni ospiti della “Casa Sereni-Don Guanella”, amici del Luna Park. Ad animare la liturgia è stato il coro di San Giovanni Battista di Ferro di Cavallo, la parrocchia nel cui territorio (Pian di Massiano) viene allestito il Luna Park un mese prima la festività di Ognissanti, il cui parroco don Francesco Medori è l’incaricato diocesano per i fieranti e i circensi della Pastorale dei migranti e degli itineranti. «E’ da 25 anni che sono vescovo anche se gli ultimi sono per me molto movimentati – ha esordito con queste parole il cardinale all’inizio dalla messa –, ma una delle realtà che è rimasta legata alla mia vita è la vostra. Di alcuni di voi conosco le vicende personali e familiari, le sofferenze, i lutti, ma anche le gioie. La vita è fatta di tanti appuntamenti anche per i lavoratori itineranti come voi. Ricordo il nostro primo incontro a Massa Marittima con i sacerdoti don Nando e don Emanuele, che mi dissero: “Venga a dir messa al luna park perché non è un luogo di solo divertimento, ci sono soprattutto le persone, le famiglie, i credenti”. La Provvidenza ci ha fatto rincontrare in altre città grazie anche a dei sacerdoti esemplari: ad Arezzo, con don Carlo e don Angelo, che morì molto giovane, e a Perugia, con il nostro don Francesco che mi dice sempre che il luna park “è la mia parrocchia in movimento”. Con l’aiuto di Dio e di questi sacerdoti siate sempre famiglia, camminate insieme sulla stessa strada, perché la Chiesa è il popolo di Dio che cammina verso la Casa del Padre. Per questo mi chiedo: ma che luna park ci deve essere in Paradiso mentre siamo intenti a camminare su questa strada, verso l’eternità, verso Gesù che ci aspetta. Però attenzione, perché si può camminare sulla stessa strada, essere uniti con le gambe, perché si fanno gli stessi passi, ma non essere uniti con il cuore e con la testa. Non basta camminare insieme, è necessario essere in pace con gli altri nel volergli bene e nel sacrificarci per i fratelli più fragili, che hanno bisogno del nostro sostegno. Camminare insieme uniti nel cuore e nell’anima, perché spesso le distanze più grandi sono quelle fra la testa e il cuore. Se riusciamo a mettere insieme la testa e il cuore daremo il meglio di noi stessi e metteremo a frutto tutti i doni che Dio ci ha fatto». Nell’omelia, soffermandosi ancora sul Paradiso, il cardinale ha detto: «La Vita eterna non è fatta di grandi gesti, come anche il Vangelo che è fatto di piccoli gesti. Un bicchier d’acqua dato a uno che ne ha bisogno diventa meritevole di Vita eterna, come anche una carezza, una parola buona, un sorriso in un mondo oggi così avaro di sorrisi, questa è la vita cristiana in maniera molto semplice come l’ha vissuta Gesù». Al termine della celebrazione è intervenuto il portavoce delle famiglie dei giostrai, Enzo La Scala, rivolgendo al cardinale Bassetti queste parole: «La nostra è una comunità che crea “problemi”, che li vive in ogni città, però è anche una comunità che porta sorriso e soddisfazione. Quello che a noi fa piacere è vedere la gente quando arriva spensierata, ospite delle nostre attività e del nostro divertimento. Oggi, essendo 25 anni dal nostro primo incontro con lei, eminenza, è nostro ospite a pranzo perché tutti noi ci meritiamo la sua presenza, ma prima vogliamo consegnargli un piccolo pensiero come segno del nostro incontro». Si tratta di una targa-ricordo con i simboli del luna park e una dedica che sintetizza il lungo rapporto con il presule: “Per i 25 anni di amicizia che ci legano e ci guidano a Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, gli operatori del Luna Park di Perugia, 5 novembre 2019”.

Terra Santa: Tv2000-InBlu Radio inaugurano ufficio di corrispondenza alla presenza del Card. Bassetti

22 Ottobre 2019 - Gerusalemme - Tv2000 e InBlu Radio hanno inaugurato ieri a Gerusalemme l’ufficio di corrispondenza in collaborazione con il Christian Media Center della Custodia di Terra Santa. Le due emittenti della Conferenza Episcopale Italiana racconteranno in diretta gli eventi più significativi dal Medio Oriente con approfondimenti e interviste. Una finestra aperta che spazia dalla politica ai conflitti territoriali e internazionali, l’emergenza umanitaria, i grandi appuntamenti religiosi ma anche storie di vita e speranza quotidiana. All’inaugurazione sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Gualtiero Bassetti in pellegrinaggio con la CEI in Terra Santa; il vicario custodiale di Terra Santa, Dobromir Jasztal; il nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, Mons. Leopoldo Girelli; il console generale d’Italia a Gerusalemme, Fabio Sokolowicz; l’amministratore delegato di Tv2000-inBlu Radio, Massimo Porfiri; il direttore di Tv2000-InBlu Radio, Vincenzo Morgante, e la corrispondente di Tv2000, Alessandra Buzzetti. “Sono grato all’editore per averci permesso di aprire un ufficio di corrispondenza da Gerusalemme – ha detto il direttore di Tv2000-InBlu Radio, Vincenzo Morgante -. Proprio nel periodo in cui altre importanti emittenti televisive nazionali chiudono le loro sedi estere Tv2000 rafforza la propria offerta informativa con una presenza stabile in Terra Santa, area così significativa anche in termini geostrategici. L’accordo che abbiamo stipulato con la Custodia di Terra Santa è per noi di rilievo: offre significative e reciproche opportunità di scambio in termini editoriali. Grazie al card. Bassetti per aver voluto rendere solenne con la sua presenza l’inaugurazione ufficiale dell’ufficio di corrispondenza da Israele affidato ad una professionista del calibro di Alessandra Buzzetti”. “Sono venuto per la prima volta in Terra Santa – ha affermato il Presidente della CEI – nel 1969, esattamente 50 anni fa. Sono lieto di poter inaugurare oggi questo ufficio di corrispondenza della nostra Tv2000. Gerusalemme la sentiamo come la casa comune. È il luogo della crocifissione e resurrezione del Signore. Qui c’è l’unica tomba vuota che esiste sulla terra perché Gesù è risorto. Gerusalemme, per noi ma anche per i fratelli di religione ebraica e islamica, è sempre motivo di unità, comunione e grande gioia. Voglio ringraziare con tutto il cuore Tv2000 e InBlu Radio per tutto quello che stanno facendo per la nostra Chiesa”.  

Card. Bassetti: la Chiesa invoca la pace in Siria

21 Ottobre 2019 - Roma - “Per tutte le guerre si cerca sempre di trovare delle ragioni di Stato, e così anche per la Siria. Ciò non giustifica affatto l’inferno che si è scatenato, le famiglie con i bambini in fuga, la distruzione, si continua a distruggere delle civiltà millenarie. Avremo anche questa responsabilità dinanzi al futuro. Dalla Chiesa non può che elevarsi una invocazione di pace perché ogni guerra è un’inutile strage”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. in una video intervista rilasciata Daniele Rocchi per il Sir (https:/la-chiesa-invoca-la-pace-in-siria/) a margine della assemblea ecclesiale della Chiesa umbra a Foligno. Nella stessa intervista il cardinale ha parlato, tra le altre cose, dell’Incontro di riflessione e spiritualità promosso dalla CEI che a febbraio 2020 porterà a Bari oltre cento vescovi del Mediterraneo e affrontato la questione di un Sinodo per l’Italia.  

CEI: Mons. Russo al carcere San Vittore per costruire insieme fratellanza

17 Ottobre 2019 - Milano – Il Segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, sarà in visita,  nel pomeriggio di venerdì 25 ottobre, a Milano, al teatro del carcere San Vittore.  Mons. Russo ha chiesto ed ottenuto il permesso del Direttore del penitenziario, Giacinto Siciliano, di potersi incontrare con i massimi rappresentanti delle realtà islamiche italiane, insieme con i detenuti e le detenute, per assistere con loro allo spettacolo teatrale “Leila della tempesta”, nella Giornata dedicata all’Amicizia islamo-cristiana. Insieme a Mons. Russo saranno presenti: Abdellah Redouane, Abdellah Massimo Cozzolino, Yassine Lafram, Yahya Pallavicini, Salah Ramadan Elsayed. “Leila della tempesta” è uno spettacolo scritto e interpretato da Alessandro Bert con Sara Cianfriglia, ed è tratto dall'omonimo libro di Ignazio De Francesco. Si tratta di un dialogo sulla cittadinanza, l’emigrazione, la religione, il rapporto uomo-donna, la violenza in nome di Dio e la mistica del cuore, che mette al centro una giovane tunisina di nome Leila, personaggio reale, giunta in Italia attraverso il mare e finita in carcere per commercio di stupefacenti. Intorno a lei si muove un coro di persone della stessa provenienza geografica, culturale e religiosa, che si confrontano su questi temi con un monaco cristiano che parla nella loro lingua e li stimola a riflettere sulle loro tradizioni e sul necessario incontro tra queste e la Costituzione della Repubblica italiana.

Sull’8xmille servono informazione e formazione

10 Ottobre 2019 - Palermo -  La promozione di 8xmille e Offerte per i sacerdoti nei prossimi anni dovrà essere in grado parlare ad una società italiana in veloce mutamento. Lo hanno indicato economisti e statistici che hanno partecipato ai lavori del convegno nazionale degli incaricati diocesani per il “sovvenire”, concluso ieri a Palermo, prendendo il polso delle prossime sfide nell’attività di raccolta fondi ecclesiale. «Il valore sociale dell’8xmille è molto alto e dovremo spiegarlo sempre meglio – ha indicato Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica all’università di Roma Tor Vergata, ospite di una tavola rotonda moderata dal direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante, con Giorgio Fiorentini, direttore del Master in management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit della Bocconi, e Marco Caselli, direttore del Centro di ateneo per la solidarietà internazionale dell’università Cattolica –. L’uomo contemporaneo è più che mai un cercatore di senso. E la Chiesa soltanto trasmette in parole e opere evangeliche valori come la fiducia, la gratuità, la cooperazione, costruendo relazioni che generano vita e felicità. Grazie al volontariato, la comunità ecclesiale riesce a moltiplicare quanto riceve, mostrando dunque una non comune capacità di generare valore economico e valore sociale». Un’indagine a tutto campo sui sistemi di sostentamento del clero nel mondo è stata ripercorsa davanti alla platea dei 200 incaricati diocesani da uno dei massimi esperti italiani, monsignor Luigi Bressan, vescovo delegato per il “sovvenire” in Triveneto: «Conoscere altre esperienze di Chiese locali – ha spiegato – ci suggerisce direttive d’azione e fa crescere nella comunione ecclesiale, consapevoli che non esistono sistemi perfetti e permanenti». «Annunciare la partecipazione alla missione ecclesiale in una società liquida, significa essere consapevoli che le decisioni sono oggi ben più rivedibili che in passato. E che c’è ancora lavoro da fare per la formazione – ha indicato Paolo Cortellessa del Centro studi del Servizio promozione Cei per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, guidato da Matteo Calabresi –. Basti pensare che, secondo una recente ricerca, il 25% dei contribuenti ancora ritiene che l’8xmille sia una tassa in più, quando invece non costa nulla. L’intenzione di firmare per la Chiesa cattolica è aumentata dal 2015 ad oggi, secondo una nostra ricerca, dal 43 al 47%, ma sono aumentati anche i contribuenti, pari a 1,7 milioni in 7 anni, che tra crescente indifferenza, sfiducia e scarsa informazione, non esprimono alcuna scelta. Solo la formazione farà la differenza». (Laura Delsere)  

Una barca in piazza San Pietro per non dimenticare

1 Ottobre 2019 - Città del vaticano - Erano tutti presenti: migranti arrivati in Europa e che si sono inseriti nella società, rifugiati scampati alle guerre, perseguitati costretti ad abbandonare le loro case e a cercare un futuro altrove. Ma idealmente in piazza San Pietro — dove il Papa ha presieduto la messa per la 105ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato — c’erano anche i tanti che stanno per lasciare i loro Paesi di origine o che, dopo una traversata spesso lunga e difficile, si preparano a sbarcare sulle coste europee. Quarantamila persone si sono strette intorno al Pontefice domenica mattina, 29 settembre. Un’assemblea vivace e variopinta, un miscuglio di razze e di culture, dove era possibile vedere, gli uni accanto agli altri, i discendenti degli indios dell’America latina, con i caratteristici copricapi di mille colori, uomini e donne in costume tradizionale africano o sudamericano, famiglie di europei. Tutti uniti in nome di Cristo e della solidarietà e dell’accoglienza. Anche il coro multietnico — i cui membri indossavano una maglia con la scritta: “Non si tratta solo di migranti”, tema della Giornata — ha voluto sottolineare l’importanza di sentirsi cittadini del mondo, dove nessuno è estraneo in nessun luogo. Le maglie dei cantori erano di cinque colori: blu, verde, rosso, giallo e bianco, a ricordare i cinque continenti e il rosario missionario. Provenivano da vari Paesi: Romania, Congo, Messico, Sri Lanka, Filippine, Italia, Indonesia, India e Perú. Il coro, coordinato da Antonella Mattei, è stato diretto da Jurij Gianluca Ricotti. Anche i protagonisti dell’offertorio erano di varie nazionalità: famiglie provenienti da Italia, Nigeria, Siria, Filippine e Slovacchia. Gli stessi canti scelti per la celebrazione hanno espresso l’universalità della Chiesa e il bisogno di non costruire barriere. Alla preghiera dei fedeli sono state elevate intenzioni in cinese, per riaccendere il desiderio di tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla penitenza e alla mitezza; in italiano, per i governanti; in arabo, per i migranti, i forestieri, i prigionieri; in francese, per i cristiani perseguitati; in swahili, per i defunti. Un altro elemento della liturgia ha assunto il valore di un segno di solidarietà con i migranti: l’incenso. Proveniva dal campo profughi di Bokolmanyo, nell’Etiopia meridionale, che ospita quarantamila rifugiati. L’impiego di questo incenso di alta qualità vanta una tradizione antica che risale a 600 anni fa. È grazie alla sua raccolta e alla sua vendita che i rifugiati riescono a emanciparsi economicamente, andando ben oltre la condizione di mera sopravvivenza. L’incenso è stato donato al Papa dal principe Jaime de Bourbon de Parme, già ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede. Attualmente collabora con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Al momento della consacrazione sono saliti all’altare i cardinali Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo De Donatis, Vicario generale per la Diocesi di Roma, Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, e il vescovo Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes. Insieme con Francesco hanno concelebrato undici porporati e sedici presuli, tra i quali l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Erano presenti l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura. Al termine della celebrazione eucaristica, il cardinale Bassetti ha rivolto un breve saluto al Pontefice, nel quale ha sottolineato come in questa occasione si siano riuniti intorno all’altare uomini e donne di ogni luogo e di ogni razza. “Questa piazza vivace e colorata — ha detto — ha raccolto gente di ogni dove, unita nello spirito di lode al Signore, padre di tutta l’umanità. La fede e la potenza del risorto ci fanno sentire fratelli e ci spingono ad amare tutti, come Lui ci ha amati e ha dato se stesso per noi”. Il Presidente della CEI ha poi sottolineato come la Chiesa che è in Italia si senta “interpellata dal mondo delle migrazioni. Milioni di uomini e donne, bambini, giovani e anziani ogni anno lasciano la propria terra in cerca di una vita migliore, di un luogo di pace o di progresso dove poter trovare rifugio e dignità”. Si tratta, ha aggiunto, “di un vasto movimento di popoli tormentati dalla violenza, dalla fame, dalla disperazione, che cerca aiuto presso i paesi più ricchi e capaci. Essi stendono la mano come il povero Lazzaro, chiedendo almeno le briciole del pane per sfamarsi. Ma il ricco epulone della parabola non vuole vedere né sentire, la sua ricchezza lo ha reso povero di sentimento e gli ha inaridito il cuore. Egli non vuol condividere con altri le sue ricchezze e la prosperità la considera cosa privata”. Eppure il Signore, con la sua Parola e il suo esempio di amore, “ci invita a essere solidali, a non assecondare le ingiustizie e l’empietà. I poveri che bussano alla nostra porta, i migranti che cercano una vita migliore sono il nostro prossimo nel bisogno. La mensa condivisa è compassione, amore, gioia. In questa eucaristia abbiamo condiviso il sacramento che ci fa figli e ci rende fratelli”. Il porporato ha concluso assicurando che la Chiesa italiana, attraverso Caritas e Migrantes, “cerca di dar corpo al Vangelo della carità e della gioia. Preghiamo ogni giorno per lei — ha detto al Papa — e la sosteniamo con il nostro affetto. Pregano per lei i poveri da noi accolti, la cui voce sale al cielo con maggior vigore”. Dopo il giro della piazza in papamobile, il Pontefice ha inaugurato il monumento dedicato ai migranti allestito sul lato sinistro del colonnato. La scultura intitolata Angels unware (“Angeli inconsapevoli”), realizzata in bronzo e argilla dall’artista canadese Timothy Schmalz, è stata promossa dalla Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, tramite uno dei due sottosegretari, padre Michael Czerny, che verrà creato cardinale nel prossimo Concistoro. Come spiega l’artista al nostro giornale, il tema dell’opera rimanda al passo della Lettera agli Ebrei (13, 2): «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli». La scultura, racconta Schmalz, raffigura una barca a grandezza naturale in cui trovano posto migranti di ogni epoca, religione, razza e cultura. Al centro svettano due ali di angelo per mostrare che dietro ogni migrante c’è una realtà che lo trascende. Secondo l’artista, ognuno di noi almeno per una volta è stato migrante nella storia. Per realizzare la scultura Schmalz ha impiegato un anno, lavorando ogni giorno dalle 4 alle 17. È toccato a una famiglia originaria del Camerun alzare il telo che copriva il monumento. All’inaugurazione, oltre al cardinale Turkson e a padre Czerny, erano presenti il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente presidente e segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e padre Rafael García de La Serrana Villalobos, direttore della Direzione delle infrastrutture e servizi del Governatorato. (Nicola Gori – Osservatore Romano)

Card. Bassetti: la Chiesa italiana, attraverso Caritas e Migrantes cerca di dar corpo al Vangelo della carità e della gioia.

29 Settembre 2019 - Città del Vaticano – “Questa piazza vivace e colorata ha raccolto gente di ogni dove, unita nello spirito di lode al Signore, padre di tutta l’umanità. La fede e la potenza del risorto ci fanno sentire fratelli e ci spingono ad amare a tutti, come Lui ci ha amati e ha dato se stesso per noi. La Chiesa che è in Italia si sente interpellata dal mondo delle migrazioni”. E’ quanto ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana salutando, questa mattina, Papa Francesco al termine della celebrazione eucaristica in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e ringraziandolo per “questa celebrazione che ha unito intorno all’altare uomini e donne di ogni luogo e di ogni razza. Milioni di donne, uomini giovani e anziani ogni anno lasciano la propria terra in cerca di una vita migliore, di un luogo di pace o di progresso dove poter trovare rifugio e dignità. Si tratta – ha detto il cardinale Bassetti - di un vasto movimento di popoli tormentati dalla violenza, dalla fame, dalla disperazione, che cerca aiuto presso i paesi più ricchi e capaci. Essi stendono la mano come il povero Lazzaro, chiedendo almeno le briciole del pane per sfamarsi. Ma il ricco epulone della parabola non vuole vedere né sentire, la sua ricchezza lo ha reso povero di sentimento e gli ha inaridito il cuore. Egli non vuol condividere con altri le sue ricchezze e la prosperità la considera cosa privata. Ma il Signore, con la sua Parola e il suo esempio di amore, ci invita ad essere solidali, a non assecondare le ingiustizie e l’empietà. I poveri che bussano alla nostra porta, i migranti che cercano una vita migliore sono il nostro prossimo nel bisogno”. “La mensa condivisa è compassione, amore, gioia. In questa eucaristia abbiamo condiviso il sacramento che ci fa figli e ci rende fratelli. Grazie, Santo Padre – ha concluso il presidente della Cei - per il suo esempio e la forza della sua parola. La Chiesa italiana, attraverso Caritas e Migrantes cerca di dar corpo al Vangelo della carità e della gioia. Preghiamo ogni giorno per lei e la sosteniamo con il nostro affetto. Pregano per lei i poveri da noi accolti, la cui voce sale al Cielo con maggior vigore”. Al termine al Papa è stato consegnata una copia del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. (R.Iaria)

Card. Bassetti, “la politica deve risolvere i problemi che si presentano e non servirsene”

27 Settembre 2019 -
Roma - “Ditemi voi se non è strumentalizzazione della immigrazione chi è sfruttato e vive a un livello infraumano”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ai giornalisti a margine della presentazione del XXVIII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes oggi a Roma. “La politica deve risolvere i problemi che si presentano e non servirsene – ha continuato –. Io non mi devo mai servire dell’altro per un progetto, devo sempre vedere una persona che accolgo e integro. I migranti cittadini italiani non possono soltanto servire per dare dei voti”. In vista della riunione dei vescovi del Mediterraneo, previsto a febbraio 2020, “il Papa ha chiesto soluzioni concrete. Non sarà un convegno – ha assicurato Bassetti –, di convegni se ne fanno tanti. Deve essere un momento di confronto in cui ciascuno porta le proprie prospettive e soluzioni”.

Card. Bassetti: educazione e spirito missionario

27 Settembre 2019 - Roma - Il tema scelto dal Santo Padre per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, “Non si tratta solo di migranti”, ci interroga profondamente sul senso del nostro impegno. Come ha più volte ricordato papa Francesco, è un messaggio che intende richiamare un duplice significato: che i migranti sono anzitutto persone umane, ma anche che, al tempo stesso, sono oggi divenute il simbolo di tutti gli scartati della società dell’indifferenza globalizzata. Da questo punto di vista, il perpetuarsi della distinzione fra “loro” e “noi”, fra i nostri problemi e i loro problemi, fra le nostre aspirazioni e le loro aspirazioni, non ha più senso. «In tutte queste dimensioni di sofferenza non c’è alcuna differenza: italiani o stranieri, tutti soffrono allo stesso modo»[1]. Anche per questa ragione, è sempre più urgente fare nostro l’«appello accorato affinché nelle nostre comunità non abbia alcun diritto la cultura dello scarto e del rifiuto, ma si affermi una cultura “nuova” fatta di incontro, di ricerca solidale del bene comune, di custodia dei beni della terra, di lotta condivisa alla povertà. Invochiamo per tutti noi il dono incessante dello Spirito, che converta i nostri cuori per renderli solleciti nel testimoniare un’accoglienza profondamente evangelica e la gioia della fraternità, frutto concreto della Pentecoste»[2]. Grande importanza riveste l’impegno educativo. La famiglia e la scuola, in quanto luoghi privilegiati della formazione umana e culturale delle nuove generazioni, possono essere gli strumenti per insegnare a leggere secondo verità ed umanità quel “segno dei tempi” che è la mobilità umana. Ma non solo. A starci a cuore sono il futuro dei giovani, il lavoro, le famiglie messe alla prova dalle difficoltà quotidiane, la persona migrante e le molteplici cause che l’hanno spinta a lasciare la propria terra, la custodia del creato come “casa comune”, la testimonianza da offrire ai credenti di altre fedi attraverso la meditazione delle Scritture Sacre e il dialogo ecumenico e interreligioso, così come ai non credenti. La scuola, in particolare, non può essere ridotta ai soli parametri dell’efficientismo, ai programmi da rispettare, ai risultati raggiunti, alla burocrazia da ottemperare. È necessario che la società riconosca al più presto l’elevata dignità sociale dell’educatore. Dobbiamo tornare a ripensare la scuola come bene comune, nel suo significato e nelle sue finalità più profondi, anche come luogo per eccellenza – fra le molte, innegabili, criticità – dell’educazione alla convivenza civile e all’interculturalità. Crescono nuove generazioni, diverse dalle precedenti. Dobbiamo avere piena consapevolezza di abitare un mondo profondamente cambiato, un’Italia molto diversa rispetto al passato e una Chiesa sempre più globale. È inevitabile, perciò, che sorgano nuove domande alle quali fornire, con coraggio, risposte altrettanto nuove. Le facili scorciatoie promesse dalle ideologie oggi dominanti – il sovranismo, il globalismo e la tecnocrazia – offrono soluzioni parziali alle sfide del nostro tempo: il primato dello Stato sulla persona, così come quello del denaro o della tecnologia. Il Cristianesimo propone una via alternativa, che rimette al centro quello stesso pensiero che ha edificato l’Europa e l’Occidente: il personalismo cristiano. Come ho già avuto modo di scrivere, non mi nascondo quanto sia complesso il fenomeno migratorio: risposte prefabbricate e soluzioni semplicistiche hanno l’effetto di renderlo, inutilmente, ancora più incandescente. Crediamo nel diritto di ogni persona a non dover essere costretta ad abbandonare la propria terra e in tale prospettiva come Chiesa lavoriamo in spirito di giustizia, solidarietà e condivisione. Crediamo altresì che la società plurale verso la quale siamo incamminati ci impegni a far la nostra parte sul versante educativo e culturale, aiutando a superare paure, pregiudizi e diffidenze[3]. Una grande lezione, in tal senso, giunge dal mondo della ricerca, del quale il Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes costituisce un esempio di spicco. Uno strumento di lavoro, di informazione e di riflessione che giunge quest’anno alla sua 28a edizione, segnando un passo nuovo lungo il cammino inaugurato nel 1991 da don Luigi Di Liegro. In conclusione, mi preme invitare le nostre comunità ad un rinnovato spirito missionario.  Senza di esso ogni riflessione, ogni elaborazione ed ogni progetto perdono di significato. Siamo chiamati, anzitutto, ad essere Chiesa al servizio di un’umanità ferita. Che significa, senza alcuna distinzione, essere Chiesa missionaria. Molto si fa nelle nostre Chiese, ma questo cammino va accelerato. Lo sguardo rivolto all’uomo passa inevitabilmente attraverso una cultura della carità che si fa sinonimo di una cultura della vita da difendere, sempre: che si tratti di salvare l’esistenza di un bambino nel grembo materno, di un malato grave o di uomo o di una donna venduti dai trafficanti di carne umana. Noi abbiamo il compito, non certo per motivi sociologici o morali, di andare verso i poveri per una missione dichiaratamente evangelica. Recuperando anche quel sentimento di unità che, su alcuni temi, è talvolta mancato anche all’interno della stessa comunità ecclesiale.  Card. Gualtiero Bassetti - Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente Conferenza Episcopale Italiana)   [1] Conferenza Episcopale Laziale, Lettera ai fedeli delle diocesi del Lazio, 9 giugno 2019, solennità di Pentecoste. [2] Ibidem. [3] “I migranti e tutti noi”, «Avvenire», 16 giugno 2018.

“Corridoi di vita”: domenica docufilm su Tv2000

27 Settembre 2019 - Roma - Tv2000, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, trasmette domenica 29 settembre ore 23 il docufilm "Corridoi di vita". Un progetto umanitario finanziato dalla Conferenza episcopale italiana che in due anni ha fatto arrivare in Italia - in modo legale e sicuro - cinquecento persone provenienti dai campi profughi dell'Etiopia. È un racconto giornalistico prodotto da Tv2000, che inizia a Lampedusa dove il 3 ottobre del 2013 circa 400 giovani eritrei persero la vita a causa di un naufragio. Proprio per evitare tragedie simili, il 12 gennaio 2017 la Chiesa italiana ha siglato un protocollo d'intesa con il Ministero dell'Interno per "favorire l’arrivo in Italia in modo legale e sicuro di 500 migranti che si trovano in condizione di comprovata vulnerabilità". Il docufilm sarà proiettato in anteprima a Roma venerdì 27 settembre durante la presentazione del Rapporto Immigrazione 2018-2019 dal tema ‘Non si tratta solo di migranti’ redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes alla presenza tra gli altri del presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti. Le telecamere di Tv2000 con l’inviato Vito D’Ettore hanno seguito per due anni le storie di tre rifugiati eritrei: dal campo profughi nel deserto dell'Etiopia fino all'accoglienza nelle diocesi italiane. E poi, l'integrazione: un cammino pieno di speranza e di solidarietà ma talvolta difficile e mai scontato. Persone, non solo migranti come più volte ha ripetuto Papa Francesco. La prima storia raccontata è quella di Abresh, un rifugiato eritreo cieco dall'età di 5 anni a causa di un'esplosione di una mina. È fuggito a piedi dall'Eritrea a causa della sua fede cristiana. Il regime di Asmara, infatti, è ateo e non prevede una piena libertà di religione. Negli ultimi mesi il regime ha requisito centinaia di scuole e ospedali di ispirazione cattolica. Abresh è arrivato in Italia il 27 giugno scorso grazie ai corridoi umanitari della Chiesa italiana. Adesso studia all' Università per stranieri di Perugia. È un ragazzo amato da tutti e nonostante per lui sia doloroso ha raccontato la sua storia di in più di un'occasione. È stato anche alla Camera dei deputati dove è intervenuto durante un convegno dedicato ai corridoi umanitari. La seconda storia è quella di Nebiat. È fuggita dall'Eritrea, come fanno tanti giovani suoi connazionali, a causa del servizio militare obbligatorio e illimitato. Molti osservatori internazionali lo hanno definito come una vera e propria schiavitù di Stato. Oggi ha trovato lavoro ad Assisi presso un albergo. La terza storia ha come protagonista Tesfalem che in Eritrea faceva il veterinario. È fuggito perché considerato non allineato al regime di Asmara. È rimasto nel campo profughi in Etiopia per nove anni e oggi è stato accolto nella diocesi di Terni Narni Amelia. Il suo sogno di vedere i suoi cinque figli studiare, finalmente è diventato realtà.  

CEI: Chiese del Mediterraneo a Bari con Papa Francesco a febbraio

26 Settembre 2019 - Roma - Nel corso dei lavori del Consiglio Permanente della CEI che si sono riuniti a Roma questa settimana,  sono stati offerti e approfonditi contenuti e modalità dell’Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19–23 febbraio 2020). L’evento – dalla forte valenza simbolica – riunisce insieme con Papa Francesco un’ottantina di rappresentanti delle Chiese dei 19 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; intende essere, innanzitutto, “un momento di fraternità fra i Vescovi in comunione con il Successore di Pietro”, si legge nel comunicato. Nel dibattito che ne ha arricchito la presentazione, è stata sottolineata “l’importanza di guardare al Mediterraneo con l’attenzione all’aspetto ecumenico e inter-religioso, ai migranti e alle opportunità di natura economica. La realizzazione dell’incontro impegna a recuperare le radici culturali che hanno innervato la storia del Mare Nostrum e dell’Europa. Ne nasce la responsabilità di uno sguardo profetico, che aiuti le Chiese a trovare le vie per rinnovare la loro missione evangelizzatrice, nonché per osare la pace e fondarla sul diritto, la giustizia sociale, la riconciliazione, la salvaguardia del creato” Si tratta – è stato evidenziato – di “riproporre insieme la profezia dei cristiani del Mediterraneo, individuando le vie con cui accogliere l’altro con la sua tradizione religiosa, alimentare una convivenza che si traduca in fraternità, testimoniare come le religioni possano costruire unità, rispetto a ogni prospettiva o tentazione di scontro di civiltà”.  

Migrantes: alcune nomine

26 Settembre 2019 - Roma - Nel corso dei lavori della sessione autunnale, il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ha nominato membro della Commissione Episcopale per le migrazioni Mons. Roberto CARBONI, , Arcivescovo di Oristano e Amministratore Apostolico di Ales - Terralba. Durante lo stesso incontro ha confermato Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici africani di lingua francese in Italia don Matthieu Malik Faye. Ne da notizia oggi il comunicato finale dei lavori diffuso durante una conferenza stampa presieduta dal Segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. Ad entrambi l’augurio di un proficui lavoro.

CEI: il comunicato finale del Consiglio Permanente

26 Settembre 2019 - Roma - È stata essenzialmente dedicata al confronto sugli Orientamenti pastorali del prossimo quinquennio e sulla ripresa, in tale prospettiva, dei contenuti e delle modalità per una nuova presenza missionaria, la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, riunito a Roma da lunedì 23 a mercoledì 25 settembre 2019, sotto la guida del Cardinale Presidente, Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve. Nel confronto i Vescovi si sono soffermati, innanzitutto, sul tentativo di introdurre nell’ordinamento italiano la liceità di pratiche eutanasiche, sulle sue conseguenze sociali e culturali, sull’impegno ecclesiale di prossimità e di accompagnamento di quanti sono nella sofferenza. Al Consiglio Permanente è stato offerto un aggiornamento circa i contenuti, la preparazione e l’organizzazione dell’evento Mediterraneo frontiera di pace. Incontro di riflessione e spiritualità (Bari, 19-23 febbraio 2020). Sono stati, inoltre, presentati i Lineamenti – contenuti, prospettive, metodologie e finalità – predisposti dal Comitato Scientifico e Organizzatore in preparazione alla prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani (Taranto, 4-7 febbraio 2021). Per completare l’attuazione della riforma del processo matrimoniale, introdotta da Papa Francesco, i Vescovi hanno approvato alcune determinazioni per i Tribunali ecclesiastici italiani e condiviso una comunicazione circa le ripartizioni dell’anno in corso per le loro attività. Il Consiglio Permanente ha approvato un Messaggio relativo alla pubblicazione della terza edizione italiana del Messale Romano e il Messaggio per la Giornata nazionale per la vita (2 febbraio 2020). Il Consiglio Permanente ha aggiornato il valore del punto per il sostentamento del clero nell’anno 2020.  

CEI: Vincenzo Corrado nuovo direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali

26 Settembre 2019 - Roma – Vincenzo Corrado è il nuovo direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI. A nominarlo il Consiglio Permanente della CEI che si è riunito a Roma questa settimana. Corrado sostituisce don Ivan Maffeis ne  rimane portavoce della Conferenza Episcopale Italiana. A Corrado e a don Maffeis gli auguri di un proficuo lavoro da parte della nostra testata e dalla Fondazione Migrantes.

Ocean Viking: l’accoglienza della Chiesa italiana. Nuovo protocollo d’intesa tra Viminale e CEI

25 Settembre 2019 - Roma - È stato firmato questo pomeriggio un nuovo protocollo d’intesa tra il Viminale e la Conferenza Episcopale Italiana, volto ad assicurare l’accoglienza di quanti – fra i 182 migranti sbarcati ieri a Messina dalla nave Ocean Viking – non saranno ridistribuiti tra Francia, Germania, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo. Si tratta di una sessantina di persone, per le quali la Chiesa italiana ha risposto affermativamente alla richiesta del Ministero, impegnandosi a proprie spese a fornire ospitalità, accoglienza ed assistenza. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha ringraziato la CEI nella persona del Card. Gualtiero Bassetti per la disponibilità incontrata, che rinnova una forma di collaborazione già sperimentata nel recente passato, si legge in una nota della CEI.

8X1000 Cei: progetti in Armenia

24 Settembre 2019 - Roma -  “Quello che fa qui, in Armenia, la Chiesa italiana purtroppo non è conosciuto affatto in Italia a partire dagli stessi italiani. Eppure viaggiando in questi luoghi, ci rendiamo conto che è una presenza costante e importantissima che cambia e migliora la vita di tante persone”. Matteo Calabresi è il responsabile del Servizio Promozione per il sostengo economico alla Chiesa grazie ai fondi dell’8xmille. Fa parte di una delegazione di giornalisti legati alla Fisc (la Federazione italiana dei settimanali cattolici), in viaggio per l’Armenia per raccontare le “buone notizie” dei progetti realizzati grazie appunto all’8xmille. Si tratta di un impegno capillare in tutta l’Armenia a favore soprattutto delle due fasce di popolazione più vulnerabili, gli anziani e i bambini, in un Paese in cui la mancanza cronica di occupazione spinge la popolazione più giovane a lasciare il Paese. Un esodo che sta  svuotando interi villaggi. Grazie ai fondi 8xmille gli operatori della Caritas sono riusciti a realizzare ad Artashat un progetto di assistenza domiciliare per gli anziani e il centro “Piccolo Principe”, per la protezione e sostegno ai bambini e alle loro famiglie. A Gyumri invece opera il centro diurno di Accoglienza sempre per anziani e il progetto “Caldo inverno” per il riscaldamento delle loro case. A Ashotsk invece l’Ospedale Redemptions Mater grazie ai camilliani serve in un territorio isolato e abbandonato 13mila persone garantendo l’assistenza e la cura sanitaria. Calabresi, cosa l’ha colpita di più di questa terra? Ho conosciuto una povertà molto simile ai paesi meno sviluppati. Una realtà che non mi aspettavo. Quello che mi ha colpito di più, è la solitudine in cui vivono qui le persone e in particolare gli anziani. In Africa o in Sud America siamo sicuramente di fronte a povertà estreme ma c’è sempre una famiglia allargata che rimane vicina. Qui invece abbiamo visto una solitudine assoluta. Ma abbiamo anche conosciuto persone estremamente dignitose. C’è un orgoglio nazionale molto radicato e il cristianesimo fa parte dell’identità di questo popolo. Mi sembra che ci sia una grande speranza in questa Chiesa e per questo Paese. Come si scelgono i progetti da finanziare? Con i soldi che noi eroghiamo ogni anno per gli interventi caritativa al Terzo Mondo pari ad un costo di 40 milioni di Euro, si riescono a fare molte cose. La procedura è chiara. Le ong, appoggiandosi alla Chiesa locale, formulano una domanda di progetti all’ufficio Cei per gli interventi caritativi al terzo mondo. La domanda viene valutata da un Comitato e se approvata, con una procedura trasparente e di rendiconto, si inviano tranche per tranche i soldi per il progetto. Potremmo fare di più? Certo. Si può sempre fare di più. Per la carità i bisogni sono infiniti. Però quello che si fa, è un segno importante. Gli interventi della chiesa italiana sono tra i più importanti al mondo. Sono 10 anni che faccio questo lavoro. Ho visitato tantissimi progetti in tantissimi paesi e vedo che gli italiani con la chiesa italiana sono presenti  nei punti più poveri del mondo. Dal Madagascar al Brasile. Di fronti ai mali del mondo, questi progetti, seppur importanti, sembrano una goccia nell’oceano. Si sente scoraggiato? Perché scoraggiato? Quando si avviano progetti così belli, torno al contrario, con grande speranza. Questi progetti sono poco conosciuti. Sembra quasi che ci sia un disagio in Italia a parlare di 8xmille. Come pensate di superarlo? È una domanda che ci stiamo chiedendo da anni. Sembra quasi una famiglia in cui i bambini non sanno nulla del modo in cui vengono spesi i soldi. Non siamo però bambini e credo che tutti dobbiamo chiederci come la Chiesa realizza i progetti che vediamo o come vengono finanziati gli oratori dove mandiamo i nostri figli. Nessuno si chiede come si pagano queste spese. Quindi cosa state facendo? Noi, per esempio, stiamo incentivando dei corsi di formazione in tutte le parrocchie. Le ricerche ci dicono che da una parte i fedeli per pudore non chiedono e dall’altra i sacerdoti stentano a parlare perché hanno paura di toccare un argomento scomodo. Quando invece, grazie agli incaricati diocesani, si fanno questi corsi di formazione, i riscontri sono tutti positivi. Si scopre che non c’è nulla da nascondere, che non c’è nessun scheletro nell’armadio e che è possibile ritrovarsi in un rapporto di fiducia nuovo. (M.C.Biagioni – Sir)