Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate 8.123 migranti sulle nostre coste

18 Marzo 2024 -
Roma - Sono finora 8.123 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 1.550 sono di nazionalità bengalese (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (1.221, 15%), Tunisia (769, 10%), Egitto (648, 8%), Pakistan (340, 4%), Eritrea (251, 3%), Etiopia (199, 3%), Sudan (167, 2%), Guinea (117, 1%), Gambia (85, 1%) a cui si aggiungono 2.776 persone (34%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 688 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato ad oggi, 11 marzo.

La grande fuga dei venezuelani dal loro Paese: già perso il 25% della popolazione

18 Marzo 2024 - Roma - La fuga continua. I venezuelani continuano a lasciare il loro Paese. Lo hanno fatto e lo stanno facendo anche nelle prime settimane del 2024. Secondo i dati della piattaforma R4V, tra la fine del 2023 e il 2024 i migranti sono cresciuti dell’8,3%, circa 402.354 persone hanno lasciato il loro Paese.Un esodo che pare senza fine, e che ha già provocato la perdita del 25% della popolazione e di gran parte dei giovani.Gli ultimi dati ufficiali forniti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), aggiornati a settembre 2023, sono eloquenti; 7,7 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese in seguito alla crisi economica, sociale e politica esplosa nella seconda metà dello scorso decennio; di questi, 6,6 milioni hanno trovato accoglienza in Paesi di America Latina e Caraibi, più di un milione ha fatto richiesta dello status di rifugiato, e 230mila lo hanno ottenuto. Si può, dunque, supporre, che l’impressionante cifra di 8 milione di persone stia per essere superata, o lo sia già stata. E non si può che constatare che la fuga è proseguita anche di fronte a un rallentamento della crisi economica e ai tentativi, peraltro falliti, di giungere a un accordo politico che garantisca elezioni regolari. Al tempo stesso, le dinamiche migratorie stanno cambiando, e investono anche non pochi di quei venezuelani che stanno trovando un clima sempre più ostile nei Paesi che li avevano accolti, in particolare in Perù e in Cile; perciò, tornano a mettersi in cammino, stavolta verso nord, con destinazione Stati Uniti. “Oggi, il Venezuela si presenta come un Paese privo di giovani – spiega al Sir Ronal Rodríguez, portavoce e ricercatore dell’Osservatorio sul Venezuela dell’Università del Rosario, con sede a Bogotá, capitale della Colombia –.Si tratta della Nazione al mondo con il maggior impoverimento demografico del ventunesimo secolo. Anche se la crisi economica ha avuto una frenata, la gente sta percependo che il presidente Nicolás Maduro non ha alcuna intenzione di lasciare il potere, concedendo libere elezioni. Probabilmente, continuerà a governare, vengono meno le speranze di chi aspira a un cambiamento. Soprattutto, in Venezuela non esiste praticamente più un sistema educativo, la scuola è allo sbando, manca un grande numero di insegnanti. Se un giovane vuole studiare per costruirsi un futuro, non può che farlo all’estero”. Chi lascia il Venezuela trova uno scenario molto cambiato rispetto a un paio di anni fa. Diminuisce l’attrattività dei Paesi bolivariani e andini, che in questi anni hanno “assorbito” la maggior parte dei migranti venezuelani: quelli regolarizzati in Colombia sono oltre 2 milioni, in Perù si supera il milione, di poco più basse sono le cifre di Cile ed Ecuador. “Il Cile era molto appetibile, per il suo bisogno di manodopera qualificata. Purtroppo, nel Paese, così come in Perù, si è affermato un atteggiamento xenofobo verso i venezuelani. In Perù, in particolare, la loro presenza di nota molto, perché sono in gran parte concentrati nella zona metropolitana di Lima. La stessa presidente della Repubblica, Dina Boluarte, ha usato espressioni pesanti contro i migranti. Risalendo verso nord, l’Ecuador è oggi un Paese molto insicuro, con un alto tasso di violenza. Infine, i venezuelani percepiscono la stessa Colombia come meno ben disposta verso di loro dopo l’elezione a presidente del progressista Gustavo Petro, che verso il Governo di Caracas ha una posizione di dialogo, contrariamente a quanto avveniva con il suo predecessore Iván Duque. Di conseguenza, soprattutto chi ha lasciato il Paese per motivi politici, si sente meno tutelato”. Nasce da questa situazione lo spostamento dell’emigrazione venezuelana verso nord, cioè verso gli Stati Uniti. Un cammino lunghissimo, che passa, nella maggior parte dei casi, per il pericolosissimo Tapón del Darien. Dal 1° gennaio al 5 febbraio 2024, 40.739 migranti sono entrati in Panama in modo irregolare, attraverso la pericolosissima giungla che è un passaggio obbligato per entrare nel Paese per chi proviene dalla Colombia. I dati sono forniti dall’Ufficio panamense per le migrazioni e fotografano numeri in salita rispetto al 2023, che già è stato un anno record. Lo scorso anno, infatti, 520.000 migranti irregolari hanno attraversato la giungla del Darién, dopo averne registrati 248.284 nel 2022 e 133.726 nel 2021. Di fronte a questa situazione, come informa l’agenzia informativa del Consiglio episcopale latinoamericano, Adn-Celam, gli episcopati di Colombia, Costa Rica e Panama si riuniranno dal 19 al 22 marzo nella casa di ritiro Monte Alverna, a Panama.L’incontro multilaterale è stato convocato dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale del Vaticano e vedrà la partecipazione anche dei presidenti della Commissione per la pastorale sociale – Caritas e della Mobilità umana. Il “lunghissimo serpentone” di migranti venezuelani che parte dalla Colombia e giunge alla frontiera con gli Stati Uniti è, dunque, composto sia da venezuelani che lasciano il loro Paese, sia da connazionali che cercano una sistemazione migliore rispetto a quella trovata finora, e se ne vanno dalla Colombia o da altri Paesi del Sudamerica. “Ci sono leader dell’opposizione a Maduro, come Julio Borges, che in Colombia non si sentivano tranquilli. Borges, in particolare, ora vive in Spagna”, aggiunge Rodríguez. È dell’inizio di marzo l’inquietante ritrovamento del corpo senza vita, in una valigia sepolta un metro e mezzo sottoterra, del tenente dell’esercito venezuelano in congedo, Ronald Ojeda Moreno, che viveva in Cile come rifugiato politico. L’oppositore del regime venezuelano era stato rapito una decina di giorni prima, forse dall’organizzazione criminale Tren de Aragua, che dal Venezuela si è diffusa in tutto il Sudamerica. Secondo il docente,il disagio dei venezuelani nei Paesi sudamericani deriva comunque, in primo luogo, “da atteggiamenti di xenofobia che sono stati diffusi anche da politici e governanti”.Questo non toglie che la diaspora venezuelana abbia provocato una diffusione a macchia d’olio di organizzazioni e traffici criminali: “In Venezuela sono molto calati gli omicidi, gli stessi criminali sono espatriati. È poi vero che, specialmente in Colombia, gruppi venezuelani vengono accusati di fatti criminosi che sono invece ‘tipici’ di organizzazioni paramilitari colombiane. Il Tren de Aragua, ora è comunque presente in tutti i Paesi, ed è dedito a tutti i traffici illeciti, e in particolare alla tratta di persona. Servirebbe coordinamento tra i Paesi, che però manca, anche per situazioni di incomunicabilità e cattivi rapporti, come accade, per esempio, tra Colombia e Perù”. (Bruno Desidera - giornalista de “La vita del popolo”)

La vera gloria

18 Marzo 2024 - Città del Vaticano - “Vogliamo vedere Gesù”. Tre parole che Giovanni fa dire a alcuni greci che così si rivolgono a Filippo, “che era di Betsàida di Galilea” precisa l’evangelista, località a nord del lago di Tiberiade al confine con la Galilea. Così il quarto Vangelo ci rivela che a Gerusalemme, per la festa di Pasqua, erano presenti anche persone non di Israele. Questi greci si rivolgono a Filippo il quale, probabilmente, parlava la loro lingua, vista anche la collocazione di Betsàida, nella Galilea delle genti, vicina a Siria e Libano. La risposta di Gesù – “è venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato” – è messaggio rivolto a tutti gli uomini e a tutti i popoli. È la terza Pasqua che si appresta a vivere a Gerusalemme. Sono gli ultimi giorni della sua vita terrena e domenica prossima racconteremo la sua entrata nella città santa accolto e salutato da giovani e meno giovani che festeggiano il suo ingresso agitando foglie di palma. Pochi giorni ancora, poche ore, e sarà tradito, catturato, condannato a morte. E, cosa ancora più importante, dopo tre giorni il suo sepolcro sarà trovato vuoto, rotolata la pesante pietra. Ma siamo ancora nel tempo che precede e ci prepara al grande mistero della morte e resurrezione. La gente lo cerca, lo riconosce, potremmo dire con le nostre categorie che è un uomo di successo da copertina di riviste patinate. Un successo che inquietava il mondo religioso di allora che aveva cercato in tutti i modi di screditarlo: “il mondo è andato dietro di lui” dicono i farisei come leggiamo in Giovanni; bisognava prendere dei provvedimenti per impedire la crescita del movimento nato attorno alla sua persona. “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”. Non era un momento facile per Gesù, anzi davvero drammatico. Come sappiamo chiederà al Padre, nella preghiera nell’orto degli ulivi, di allontanare da lui il calice, ma, aggiunge subito “non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Con quelle parole cosa vuole dirci Gesù, chiede Papa Francesco all’Angelus. “Vuole dirci che la gloria, per Dio, non corrisponde al successo umano, alla fama o alla popolarità; la gloria, per Dio, non ha nulla di autoreferenziale, non è una manifestazione grandiosa di potenza cui seguono gli applausi del pubblico”. Glorificarsi significa “amare fino a dare la vita”; ancora, “donarsi, rendersi accessibile, offrire il suo amore. E questo è avvenuto in modo culminante sulla Croce, proprio lì, dove Gesù ha dispiegato al massimo l’amore di Dio, rivelandone pienamente il volto di misericordia, donandoci la vita e perdonando i suoi crocifissori”. Il Vangelo parla un altro linguaggio che, forse, troviamo spesso incomprensibile perché lontano dal linguaggio del mondo. Tutta la vita di Gesù, narrata nei Vangeli, è stato un atto d’amore verso l’uomo, e la morte in croce rappresenta il momento in cui si manifesta la pienezza di questo amore. Dalla croce, che Francesco chiama “cattedra di Dio”, il Signore “ci insegna che la gloria vera, quella che non tramonta mai e rende felici, è fatta di dono e perdono. Dono e perdono sono l’essenza della gloria di Dio. E sono per noi la via della vita”. Torna anche qui la diversità del linguaggio, “criteri diversi” dice il Papa: “quando pensiamo alla gloria come a qualcosa da ricevere più che da dare; come qualcosa da possedere anziché da offrire. No, la gloria mondana passa e non lascia la gioia nel cuore; nemmeno porta al bene di tutti, ma alla divisione, alla discordia, all’invidia”. Quale strada scegliere, si chiede allora il vescovo di Roma: “quella di impressionare gli altri per la mia bravura, per le mie capacità o per le cose che possiedo? Oppure la via del dono e del perdono, quella di Gesù Crocifisso, la via di chi non si stanca di amare, fiducioso che ciò testimonia Dio nel mondo e fa risplendere la bellezza della vita?” Angelus nel quale Francesco chiede di pregare per le popolazioni dell’Ucraina, di Palestina, Israele, Sudan, Siria, “un Paese che soffre tanto per la guerra, da tempo”. E prega per Haiti perché si fermino le violenze, e siano liberate le persone ancora tenute sotto sequestro. (Fabio Zavattaro)

Mons. Felicolo sull’ennesimo naufragio: morti che “generano vergogna”

15 Marzo 2024 -
Roma - "È drammatico sapere che delle persone sono morte di fame e di sete perché rimaste in mare senza essere soccorse". Lo ha detto il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo dopo l'ennesimo naufragio che ha causato la morte di 60 persone migranti: "lo scenario delle migrazioni verso l’Italia e l’Europa - ha detto in una intervista a "Famiglia Cristiana" - crescerà sempre di più, perché molti Paesi sono alle prese con gli effetti della crisi climatica, con l’instabilità politica in Asia, in Medioriente e in Africa, soprattutto nell'area subsahariana. Questo non farà altro che creare ulteriori movimenti di persone disperate che partono sapendo che il dramma del viaggio, per mare, ma anche via terra come sulla cosiddetta rotta balcanica, sono rischiosissimi". L'episodio "indebolisce la tutela dei diritti umani di cui i Paesi devono essere garanti: dal diritto alla vita al diritto di migrare, al diritto di protezione internazionale. Mentre queste morti non possono che generare vergogna, e chiedono a gran voce - spiega mons. Felicolo - un reale impegno europeo per un’operazione Mare nostrum, che metta strettamente in collaborazione le istituzioni europee, i 27 Paesi, con la società civile e le organizzazioni non governative che vanno in mare o sono presenti sulle rotte migratorie per salvare le vite. Questo è il primo passo, il secondo è lavorare sull’accoglienza diffusa nel territori italiani ed europei". Per il direttore generale della Fondazione Migrantes la collaborazione delle istituzioni europee con i Paesi del Nord Africa non può "limitarsi a interessi energetici, sempre e comunque a nostro favore, o al sostegno alla guardia costiera locale per impedire i viaggi della speranza, ma deve portare a un canale umanitario permanente e controllato nel Mediterraneo verso l’Europa per garantire viaggi sicuri ed evitare tragedie. I migranti meritano un’accoglienza degna e non rimbalzati con palline da ping-pong. Le risorse ci sono sia in Europa, che in Italia – ha concluso il direttore di Fondazione Migrantes – e vanno investite nella tutela della vita, nell’accompagnamento delle persone non in muri o campi disumani. La vita e il futuro dell’Europa dipende da come si accolgono, tutelano e integrano le persone in cammino, anche attraverso il lavoro".

Rom a Giuliano: va avanti il progetto di scolarizzazione finanziato da Migrantes

15 Marzo 2024 - Napoli- Il progetto  di pre-scolarizzazione e di scolarizzazione dei bimbi e adolescenti Rom del campo di via Carrafiello di Giuliano in Campania, promosso dall’Associazione “ Arrevutammoce “ di Scampia, e sostenuto dalla Fondazione Migrantes, continua il suo cammino. Il piano che prevede la promozione dell’accesso non discriminatorio alla scuola dell’obbligo, contrastando l'abbandono scolastico dei minori Rom, favorendo  il confronto e la cooperazione tra Istituzioni scolastiche, territorio extra-scolastico, famiglie e comunità Rom, in data 15 marzo 2024 vede ben 63 ragazzini inseriti in 5 scuole di Giuliano, 4 primarie e 1 secondaria di primo grado . Un lungo cammino se si considera che delle circa  400 persone presenti nel campo di via Carrafiello il  50 %  sono minori  ( 0-17 anni ) e di questi  il 60 %  ( circa 120 ) in età scolare obbligatoria, ma con la forza  di Simone, membro dell’Associazione e il supporto di molti amici, si può arrivare all’obiettivo finale anche  aumentando l'effettiva partecipazione dei Rom a un'istruzione ordinaria “inclusiva di qualità” con interventi di mediazione culturale e linguistica, inserendo nella programmazione didattica contenuti riguardanti la storia e il contributo culturale e artistico dei Rom. (G.V.)  

Acli: “già 215 morti da inizio anno, invochiamo la pace anche per il Mediterraneo”

14 Marzo 2024 -
Roma - “Sono già 215 i migranti morti nel Mediterraneo nel 2024, il doppio rispetto ai decessi registrati nello stesso periodo del 2023, annus horribilis per i naufragi. Un vero bollettino di guerra destinato ad incrementare i suoi numeri nel silenzio delle istituzioni nazionali e dell’intera Comunità europea. La retorica non serve. La strumentalizzazione politica ancora meno. Sono morti, e non hanno colpe. Ma non è una notizia inaspettata, meno ancora sorprendente”. E' quanto scrivono le Acli nazionali commentando la notizia dell’ultimo naufragio, con almeno 60 vittime.  Tra loro anche diverse donne e almeno un bambino. A raccontarlo sono stati i naufraghi stremati dalle ustioni e dai morsi della fame e della sete – circa 25 uomini in condizioni di salute precarie – tratti in salvo dalla nave Ocean Viking della ong SoS Mediterranee. L’ennesimo viaggio della speranza con a bordo 12 minori, partito dalla Libia una settimana prima della sciagura, con destinazione Lampedusa. “Numeri - scrivono - della vergogna che occupano per qualche ora le cronache, suscitano reazioni emotive a sprazzi ma non producono interventi e provvedimenti immediati ancorché necessari a salvare le vite di quanti fuggono da guerre, persecuzioni e violenze, nella speranza di poter trovare protezione e riparo”.  “Un naufragio che fa male, ancora una strage che poteva essere evitata: oggi, come Acli, al ‘Cessate il fuoco’ uniamo anche il ‘Fermiamo le morti nel Mediterraneo'”. “A poco più di un anno dalla strage di Cutro nulla è cambiato”, sottolinea la nota ricordando come già allora “i provvedimenti assunti dal Governo fossero anacronistici e persino ingiusti: un approccio irrazionale e securitario al fenomeno migratorio, che di fatto costringe tanti esseri umani in fuga da situazioni disperate ad entrare dentro l’anonimato dell’irregolarità, senza alcuna prospettiva di integrazione e di riscatto”. Per arginare future possibili tragedie come questa, affermano le Acli, “continuiamo incessantemente a chiedere di attivare percorsi sicuri e legali; modi alternativi di arrivare, regolamentati, selezionati e gestiti in maniera controllata, con mezzi sicuri, in tempi normali e con costi umani ed economici accettabili e dignitosi anziché insostenibili, a cui unire politiche di integrazione sociale e culturale davvero praticate. Si faccia presto, la posta in gioco non è solo la vita degli esseri umani che arrivano ma la de-umanizzazione di chi li vede arrivare, senza fare nulla per evitare tali tragedie”.

Cei: da lunedì il Consiglio Permanente

14 Marzo 2024 - Roma - Da lunedì 18 a mercoledì 20 marzo si svolgerà a Roma, presso la sede della CEI (Circonvallazione Aurelia, 50), la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente. I lavori, che saranno introdotti lunedì pomeriggio (alle ore 16) dal presidente della Cei, il card.  Matteo Zuppi, si concentreranno sul programma e sullo svolgimento dell’Assemblea Generale che si terrà dal 20 al 23 maggio sul tema: Cammino sinodale: verso la fase “profetica”. All’ordine del giorno anche una riflessione sull’Iniziazione cristiana con particolare riferimento al ruolo dei padrini e delle madrine e un confronto a partire dalla relazione della Dottoressa Paola Bignardi sull’Indagine in merito a giovani e fede oggi, curata dall’Istituto Toniolo. I Vescovi discuteranno inoltre della proposta di ripartizione dei fondi 8xmille che sarà sottoposta poi all’Assemblea Generale. Infine, sono previste una comunicazione sulla Settimana Sociale dei Cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio) e l’approvazione del calendario delle attività della CEI per l’anno pastorale 2024- 2025.

Migrantes: a Basilea la presentazione del RIM con Mons. Felicolo

14 Marzo 2024 - Basilea – Sarà presentato domani a Basilea il “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes su iniziativa del  Comites di Basilea, GIR-Giovani In Rete, Fondazione Migrantes, Parrocchia San Pio X e Circolo Acli “A. Grandi” di Basilea. Alla presentazione interverranno Benedetta Romagnoli, Console d’Italia a Basilea, Mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, e Delfina Licata,  curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo. Il Rapporto, sotto Lia una nota del Comites, offre un’analisi approfondita e multidisciplinare del fenomeno migratorio italiano, con particolare attenzione alle nuove dinamiche e alle sfide poste dalla crescente mobilità post-pandemia.

Mci Germania: don Panarella alla guida delle comunità italiane di Hanau e Fulda

13 Marzo 2024 - Hanau – Da un mese il nuovo responsabile della Missione Cattolica Italiana di Hanau e Fulda, in Germania, è don Marcello Panarella. Nei giorni scorsi la messa di ingresso nella chiesa Mariae Namen con la partecipazione anche del delegato nazionale per le Missioni e le Comunità cattoliche italiane in Germania e in Scandinavia, don Gregorio Milone, che ha concelebrato e dato lettura del decreto di nomina di don Marcello a parroco. Nella diocesi di Hanau sono quattro le comunità cattoliche italiane: Hanau e Fulda, affidate per decreto del vescovo mons. Michael Gerber a don Marcello Panarella e Kassel e Stadtallendorf guidate da padre Giuseppe Tomiri. Don Panarella, originario di Aversa, durante la pandemia è stato missionario con le comunità italiane in Olanda.

Trieste: ieri la presentazione del Diritto d’Asilo con il vescovo Trevisi e mons. Felicolo

13 Marzo 2024 - Trieste - E' stato presentato ieri a Trieste l'edizione 2023 del Rapporto sul diritto d'asilo "liberi di migrare o di restare" della Fondazione Migrantes. Un incontro durante il quale è stato illustrato, nei dettagli, il report che inquadra la situazione sull’asilo in Italia e in Europa. Sono intervenuti il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpoalo Felicolo, la curatrice del volume Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e Gianfranco Schiavone, presidente Ics e coautore del report. Nell'Ue nel 2023 si sono registrati 1.140.000 richiedenti asilo. Un dato in aumento del 18% rispetto all'anno precedente. In Italia sono stati 350 mila i richiedenti asilo. "Dietro ogni numero c'è una persona con una storia personale" ha sottolineato mons. Trevisi mentre mons. Felicolo ha spiegato il ruolo della Fondazione Migrantes all'interno della Chiesa Italiana. L'organismo della Cei - ha detto mons. Felicolo - studia il mondo della mobilità umana dando un contributo alla conoscenza reale del fenomeno. Trieste - ha quindi aggiunto - è una terra che ha dato vita ad incontri e scontri: la speranza è quella che prevalga sempre più l'incontro tra  persone. Il dettaglio dei Report è stato poi affidato alla curatrice Molfetta.

Rifugiati: nel 2023 108 milioni di sfollati: 41% minorenne

13 Marzo 2024 - Roma - Nel 2023 oltre 108 milioni di persone sono state costrette a sfollare in tutto il mondo, e il 41% di queste è costituito da minori di 18 anni. Questo determina disparità nello sviluppo umano tra i bambini e gli adolescenti migranti e quelli del Paese che li ospita, che tuttavia «possono essere mitigate dall'accesso ai servizi e ai programmi di regolarizzazione». I dati emergono dallo studio di Mette Foged (Università di Copenaghen) e Sandra Rozo (Banca Mondiale) che verrà presentato venerdì alla Fondazione Banco di Napoli, nel capoluogo partenopeo, nell'ambito del workshop "Integrazione economica e sociale degli immigrati e dei rifugiati", organizzato congiuntamente con il dipartimento di Scienze economiche e statistiche (Dises) dell'Università Federico II di Napoli e il Centro studi di Economia e finanza (Csef). Interverranno esperti internazionali tra cui Marco Pagano (Università Federico II), Christian Dustmann (University College London), Tommaso Frattini (Università degli Studi di Milano), Roberto Nisticò (Università Federico II), Dany Bahar (Brown University). Al termine si terrà una tavola rotonda presieduta dal giornalista inglese Bill Emmott (Istituto internazionale per gli Studi strategici), già redattore capo di The Economist. Tra i temi della giornata di lavori anche l'impatto dell'immigrazione sull'occupazione e sui salari nel mercato del lavoro dei Paesi di arrivo degli immigrati e gli effetti delle politiche di immigrazione e di integrazione sugli standard di vita e sull'inserimento di immigrati e rifugiati.              

Papa Francesco: gli auguri della Presidenza CEI

13 Marzo 2024 -

Roma - Pubblichiamo il Messaggio di auguri della Presidenza CEI a Papa Francesco  in occasione dell’undicesimo anniversario dell’elezione al Soglio pontificio.     Buonasera, gioia, Vangelo, misericordia, amore, famiglia, giovani, fratellanza, Creato, riforma, Chiesa Beatissimo Padre, quelle sopra sono undici parole con cui vogliamo rileggere i Suoi undici anni di pontificato e rivolgerLe gli auguri delle Chiese in Italia. Buonasera è il primo saluto rivolto al mondo intero, segno di immediatezza e familiarità. Gioia è invito costante a testimoniare con il sorriso la radicalità della fede. Vangelo è incontro, ancora oggi e sempre, con il Signore che si dona. Misericordia è esperienza continua del perdono di Dio. Amore è il punto di congiunzione del nostro rapporto con Dio e con gli altri. Famiglia è il luogo dove s’impara ad amare e a uscire da sé stessi. Giovani: non una categoria, ma il presente della nostra storia. Fratellanza è la via da seguire per un futuro di pace e convivenza. Creato è la nostra Casa comune da salvaguardare contro le logiche predatorie. Riforma è la conversione missionaria cui siamo tutti chiamati. Chiesa è la comunità dei discepoli missionari che vivono il Vangelo. Beatissimo Padre, ogni anniversario è occasione preziosa per testimoniare l’affetto verso le persone care, ma anche il momento in cui esprimere la propria gratitudine per i doni ricevuti nel tempo. Nel fare memoria di quel 13 marzo 2013 rinnoviamo dunque l’impegno ad annunciare il Vangelo in questa nostra storia. Siamo convinti che questo sia il regalo più bello che possiamo donarLe: Evangelii gaudium, la gioia del Vangelo! Vogliamo essere, con la Sua paterna guida, sempre più una Chiesa sinodale che cammina “in compagnia del Risorto, preoccupata non di salvaguardare sé stessa e i propri interessi, ma di servire il Vangelo in stile di gratuità e di cura, coltivando la libertà e la creatività proprie di chi testimonia la lieta notizia dell’amore di Dio rimanendo radicato in ciò che è essenziale”. RinnovandoLe la gioia della nostra disponibilità, Le assicuriamo la preghiera delle Chiese che sono in Italia. Auguri, Santità.  

Ala: dal Sudan in Italia dove ha trovato una famiglia e una scuola

13 Marzo 2024 - Milano - Ala Adine ha 18 anni e come tanti ragazzi della sua età pensa al futuro. A Torino frequenta un corso di formazione in meccanica industriale che gli darà un lavoro garantito. Il passato lo vuole lasciare alle spalle. Il dolore preferisce non raccontarlo. «La sua strada è ben segnata», si augura Davide Dentico, 57enne, impiegato nel commerciale. Insieme alla moglie Beatrice Zampieri, grafica di 54 anni, e alle figlie Chiara di 28 e Francesca di 23, ha accolto in casa Ala Adine quando di certezze sul futuro non ne aveva affatto. A 17 anni il giovane è andato in affido in questa famiglia grazie a “Pagella in tasca”, un progetto dell'associazione Intersos, realizzato con il sostegno della Conferenza episcopale italiana (nell'ambito della campagna “Liberi di partire - Liberi di restare”), della Fondazione Migrantes, di Acri e della Fondazione Compagnia di San Paolo. Adesso il percorso è a carico del Comune di Torino. Ala Adine e altri 34 minori non accompagnati, scappati dalle persecuzioni in Sudan e rifugiati in un campo in Niger gestito da Unhcr, sono arrivati in Italia attraverso un canale di ingresso regolare con un visto per studio. È il progetto virtuoso dei corridoi umanitari. «L'avvicinamento ad Ala Adine è stato graduale. All'inizio era molto teso, si sentiva un ospite. Più avanti, un ospite gradito. Adesso è parte della famiglia, anche se rimane un ragazzo timido e sulla nostra storia preferisce lasciar parlare noi», spiega Davide Dentico. Quella di Ala Adine e della sua famiglia affidataria è una parabola che mostra un'integrazione possibile , ma non ancora abbastanza praticata. In fuga da quando aveva 14 anni, Ala Adine ha attraversato il deserto fino alla Libia, dove ha lavorato come bracciante. Intercettato dai membri dell'Unhcr, è entrato nel campo per rifugiati di Agadez, in Niger. Grazie alla sua forte motivazione allo studio, qui è stato selezionato per il progetto “Pagella in tasca”. In Italia, in un anno, Ala Adine non ha appreso solo la lingua e il mestiere di meccanico, ma aspetti di sé che prima non avrebbe potuto neppure esprimere . «A casa ho sempre tele, pennelli e colori. Era curioso, così gli ho spiegato un po' di tecniche e l'ho portato a vedere musei e mostre. Si è innamorato di Mirò — ricorda orgogliosa la madre affidataria —. Lo scorso Natale, ha voluto riprodurre i quadri dell'artista per donarli ai nostri amici e parenti. Ha un grande talento artistico». Ora che sono maggiorenni, «i ragazzi possono prolungare l'affido e studiare con un sostegno economico di 550 euro al mese fino ai 21 anni», precisa Elena Rozzi, responsabile del progetto per Intersos. Hanno ottenuto lo status di rifugiati e dopo cinque anni (anziché 10 come per gli altri immigrati residenti) potranno chiedere la cittadinanza. In quanto rifugiati, non dovranno presentare il certificato di nascita né quello penale, difficili da recuperare nel loro Paese. «Per parlare con loro di cittadinanza è ancora presto — aggiunge Rozzi —. Non so cosa decideranno, ma la cittadinanza dà diritti in più che in realtà tutti vogliono». Le ragioni della fuga dal Sudan si capiscono dalle loro storie. C'è per esempio Said (nome di fantasia), nato nel Darfur e cresciuto in un campo per sfollati interni. Da bambino aiutava già un medico in ospedale. Quando aveva 13 anni, le milizie janjaweed (i miliziani filogovernativi impegnati nella guerra civile del Darfur, ndr ) hanno ucciso e torturato alcuni membri della sua famiglia. Said è scappato in Libia, dove è stato detenuto per cinque mesi. Nel 2020, è riuscito a fuggire in Niger. Quando Intersos lo ha intercettato ad Agadez, Said non aveva mai avuto la possibilità di frequentare regolarmente la scuola. In Italia, spera di poter diventare un medico. All'arrivo dei miliziani, Abdoul (un altro nome di fantasia) aveva invece 14 anni. Al villaggio, in cui abitava con la sua famiglia, reclutavano forzatamente i ragazzi. Così è andato in Libia. Ha lavorato per otto mesi in un ristorante, ma se chiedeva una paga veniva picchiato. Prima di avere asilo in Niger, aveva potuto frequentare solo la scuola coranica. Oggi sogna di diventare un informatico. Sono desideri comuni, che adesso possono diventare realtà. Sullo sfondo, un percorso di integrazione che sarebbe auspicabile per tutti quei minori ancora in viaggio, alla ricerca di un posto da chiamare casa. (Elena Campisi - Avvenire)      

Comunità francofone Emilia Romagna: oltre 300 persone a Codifiume

12 Marzo 2024 - Ferrara - Lo scorso 10 marzo la chiesa di Santa Maria Codifiume ha ospitato il Ritiro spirituale delle comunità francofone dell'Emilia-Romagna, con S. Messa mattutina animata dal coro liturgico multietnico francofono regionale. Tanti i presenti, circa 300, con oltre 200 partecipanti delle comunità francofone provenienti da Parma, Bologna Carpi, Forlì, Faenza, Rimini e Ferrara. Presenti 18 sacerdoti e 2 accoliti. Sabato 16 marzo, invece, dalle 8.30 alle 15.30 in Seminarioa Ferrara il Ritiro spirituale delle comunità linguistiche dei migranti in Diocesi, con S. Messa alle ore 12.30 animata dal coro liturgico multietnico di Ferrara. Infine, sabato 11 maggio, dalle 6.30 alle 11.00, con Santa Messa alle ore 9.00 al Santuario del Poggetto, Pellegrinaggio a piedi della Migrantes diocesana, dal Santuario del Ss. Crocifisso di San Luca (Ferrara), al Santuario del Poggetto.

Tratta: il 14 marzo un convegno sulle “nuove schiavitù”

12 Marzo 2024 - Roma - Giovedì prossimo, 14 marzo, alle 10, il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, interverrà in apertura al convegno “Le nuove schiavitù” organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, presso la sua sede di Palazzo Borromeo, insieme all’inviato speciale del Governo per la libertà religiosa, Davide Dionisi. All’incontro, che si propone come occasione di confronto e riflessione sul tema della tratta di esseri umani e dello sfruttamento – informano i promotori dell’iniziativa – parteciperanno suor Abby Avelino, coordinatrice internazionale della rete Talitha Kum; don Aldo Buonaiuto, fondatore dell’associazione Pace in Terra e direttore editoriale di In Terris, madre Marilena Pagiato delle Figlie della Carità Canossiane, Nadia Cersosimo, dirigente penitenziario presso il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, don Benedetto Labate, missionario del Preziosissimo Sangue e parroco della chiesa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Modererà l’evento Davide Dionisi.

Italiani nel Mondo: a New Castle una piazza dedicata al popolo italiano e una statua in onore di Padre Pio

12 Marzo 2024 -
Roma - Una statua di padre Pio in preghiera è stata  inaugurata sabato  nella chiesa di Santa Maria dello Spirito Santo, nella città di New Castle, nello Stato della Pennsylvania insieme alla  piazzetta della chiesa  dedicata “al popolo italiano”. Prima dell’ inaugurazione, il vescovo di Pittsburgh, mons. David Zubik, ha celebrato una messa in onore di san Pio. L’iniziativa celebra il 125° anniversario dell’arrivo in questo Stato del padre di padre Pio da Pietrelcina, Grazio Forgione, che emigrò per far studiare il proprio figlio affinché diventasse sacerdote. Grazio, infatti, iniziò a lavorare a New Castle nel marzo del 1899. Intitolata “Ti abbraccio”, la statua è l’unica replica a grandezza naturale dell’originale, creata dall’artista cattolico Timothy Schmalz collocata nel 2021 a Pietrelcina. Per l’iniziativa sono arrivati messaggi ai promotori dall’arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca, e dal sindaco di Pietrelcina, Salvatore Mazzone. (R.Iaria)

Ue: a gennaio 4,3 milioni di rifugiati dall’Ucraina

12 Marzo 2024 - Roma - «Al 31 gennaio 2024 4,3 milioni di cittadini extracomunitari, fuggiti dall'Ucraina a seguito dell’invasione russa del 24 febbraio 2022, godevano dello status di protezione temporanea nell’Ue». Lo riporta Eurostat. I principali Paesi che hanno ospitato i rifugiati sono stati la Germania (1.270.150 persone; il 29,5% del totale dell'Ue), la Polonia (951.560; il 22,1%) e la Repubblica Ceca (381.190; l'8,9%). Rispetto alla fine di dicembre 2023, i maggiori aumenti assoluti del numero di rifugiati sono stati osservati in Germania (+18 905; +1,5%), Repubblica Ceca (+8 155; +2,2%) e Spagna (+2 830; +1,5%). Il numero di rifugiati è invece calato in Italia (-18 125 persone; - 11,2%), Polonia (-3 235; -0,3%), Estonia (- 225; -0,6%), Francia (- 205; -0,3%) e Lussemburgo (-10; -0,2%).

Gioia Tauro: nella parrocchia di san Francesco la festa delle nazionalità

12 Marzo 2024 - Gioia Tauro - Si è svolta, domenica scorsa nella parrocchia di San Francesco da Paola di Gioia Tauro - guidta da don Natale Ioculano - la “2° Festa della Nazionalità”, organizzata con la collaborazione dei ragazzi dell’Oratorio – Centro Giovanile parrocchiale “Don Bosco”. Vari i gruppi etnici presenti che hanno dato vita a momenti musicale ed hanno offerto assaggi delle loro tradizioni gastronomiche argentine, camerunensi, italiane, marocchine, moldave, nigeriane polacche, ucraine, etc. "É importante conoscerci per annullare le distanze affinché ognuno nella sua diversità, diventi ricchezza e tenda alla costruzione di un mondo più umano", ha detto don Ioculano spiegando il senso dell'iniziativa. (R.Iaria)

Migrantes: oggi a Trieste la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo

12 Marzo 2024 -  Roma – Il Rapporto sul Diritto d’Asilo2023 della Fondazione Migrantes sarà presentato oggi a Trieste. Interverranno il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, Mariacristina Molfetta, curatrice del report per la Fondazione Migrantes, Gianfranco Schiavon autore di un capitolo del volume moderati da p. Luciano Lavriera, direttore del Centro Culturale “Veritas”. Il Report della Migrantes è stato presentato anche ieri a Zugliano.

Mci Annecy: ieri la celebrazione per il primo secolo di storia

11 Marzo 2024 - Annecy - Con una solenne liturgia eucaristica la Missione Cattolica Italiana di Annecy ha celebrato il suo primi secolo di storia. A presiedere, ieri mattina, la liturgia nella parrocchia italiana di San Francesco di Sales il vescovo della diocesi di Annecy, mons. Yves Le Saux  insieme al presidente della Fondazione Migrantes, l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego e il missionario italiano don Pasquale Avena. Il presule francese ha incoraggiato la Mci di Annecy a continuare questa missione in spirito di vera missionarietà e prossimità in un tempo in cui c’è molto bisogno di dare risposte concrete alle sfide di oggi. Ricordando poi i i cento anni mons. Yves Le Saux ha sottolineato il ruolo che la Missione Cattolica Italiana di Annecy ha avuto aiutando i tanti emigranti italiani arrivati sul territorio dell’Alta-Savoia, spesso spaesati e soli. La comunità cattolica italiana, attraverso i missionari che si sono succeduti, hanno risposto a queste necessità, aprendo loro la porta della Missione. Il vescovo commentando le letture del giorno, ha parlato della gioia e della luce, quella "gioia" e quella "luce" che i migranti hanno ricevuto bussando alla porta della Missione e di questa chiesa dedicata a un Santo, San Francesco di Sales, che qui in Francia si è fatto prossimo annunciando "il Vangelo dell’amore di Dio". La comunità italiana, di fronte alle difficoltà dell'emigrazione, ha sempre trovato conforto, aiuto e sostegno nella Missione Cattolica Italiana e nei Missionari che si sono succeduti in Alta Savoia, ha detto il parroco, don Avena che ha ringraziato la chiesa locale che "con il Vescovo e tutti i suoi preti, mi ha accolto come uno dei suoi preti e mi ha dato la fiducia per aprire me stesso e i miei amici italiani ai problemi dell'emigrazione globale, per eliminare insieme, se possibile, le cause e le realtà dell'emarginazione dell'uomo, creatura amata dell'unico Dio". "Siamo felici e festeggiamo - ha detto il sacerdote italiano - perché "questa chiesa è il nostro Memoriale. Ci ricorda quello che hanno passato i nostri compatrioti prima di noi: hanno chiesto aiuto, hanno pianto, hanno pregato, si sono incontrati, si sono sposati, hanno battezzato i loro figli e nipoti. Non dimentichiamolo! I tempi sono cambiati, ma non dobbiamo dimenticare!". Sabato sera, a presiedere la liturgia con la comunità italiana, è stato mons. Perego che nella sua omelia ha sottolineato che sono stati cento anni di "vita, di gioie e sofferenze, di tristezze e angosce di un popolo, quello italiano, che, dopo il biennio rosso, viveva l’inizio di una dittatura fascista che l’avrebbe portato alla distruzione e anche a una nuova stagione di migrazione soprattutto per motivi politici, che si aggiungeva alla migrazione economica che al cavallo dei due secoli, Ottocento e Novecento, e, in particolare, nel ‘900 porterà migliaia di italiani a cercare e trovare lavoro in questa terra". "Evangelizzazione e promozione umana - ha aggiunto mons. Perego -  hanno sempre camminato insieme nella pastorale dei migranti in questa terra". In cento anni di storia la missione cattolica di Annecy ha visto "passare molte persone, ha vissute ore drammatiche dopo una guerra e durante una guerra europea fratricida, ha visto la ricostruzione, fatta anche dalle mani degli emigranti, le contestazioni, l’abbandono della fede, ma Dio è sempre stato realmente presente, il Signore ha accompagnato nel bene e nel male questi cento anni di storia. Una storia di fede popolare di persone lontane da casa, ma che si sono sentite a casa nella casa del Signore".  (Raffaele Iaria)