Primo Piano

Trento: oggi incontro su “Clandestino! Storie e percorsi di genti in movimento”

9 Aprile 2019 - Trento – “Clandestino! Storie e percorsi di genti in movimento”: questo il tema di in incontro-dibattito promosso dalla diocesi di Trento oggi pomeriggio presso l’aula magna del Seminario diocesano di Trento. Interverrà Giacomo Zandonini, giornalista freelance, esperto di migrazioni, traffico di esseri umani, politica e società nel Mediterraneo e nel Sahel, collaboratore di testate nazionali e internazionali. Il confronto è promosso dall’Area testimonianza e impegno sociale della diocesi e in particolare dalla Pastorale Migrantes. “L’obiettivo – si legge in una nota – è quello di ritornare alle storie, ai volti e ai percorsi di quanti oggi fuggono dal proprio Paese. La conoscenza approfondita delle cause di alcuni fenomeni migratori è, infatti, uno degli strumenti migliori per attuare quanto Papa Francesco indicò in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato del 2018: ‘Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.

Latina: Immigrazione e accoglienza, la carità che unisce le chiese”

9 Aprile 2019 -

Latina - Il prossimo 11 aprile, alle 17 presso la curia diocesana di Latina, si terrà il convegno su “Una chiesa per gli altri. La grammatica del dono”, organizzato da Caritas diocesana, Migrantes, Uffici Liturgico ed Ecumenico della diocesi pontina. Al centro degli interventi l’accoglienza come parte costitutiva dell’essere cristiano, specie se «l’altro» è più debole per tante ragioni. La domanda che attraverserà il convegno è proprio quella di come essere una chiesa aperta alla e sulla città, una chiesa a cui sta a cuore l’altro, soprattutto se più fragile, vulnerabile e in condizioni di bisogno, semplicemente il “mio prossimo” come dice il vangelo.

“Affrontare una questione come quella dell’accoglienza dei migranti in un territorio come quello pontino in cui sono molto presenti, ci sembrava importante per fare il punto della situazione. Lo vogliamo fare, però, anche insieme alle chiese sorelle, perché questo è un problema che riguarda tutti e intorno al quale si deve operare con spirito di comunione e di collaborazione anche con gli enti istituzionali preposti», ha spiegato Mariangela Petricola, direttrice dell’Ufficio diocesano per il Dialogo Ecumenico e interreligioso.

Il tema dell’accoglienza resta centrale, ha sottolineato anche il direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi: «Il dono di cui si parla nel titolo del nostro Convegno, è il dono dell’accoglienza, che è un dono soprattutto per le nostre comunità, perché ci offre l’occasione di guardare al futuro con più speranza. L’incontro ci permette di toccare con mano di quante risorse umane, morali e culturali ciascuno è portatore, e quanto possono essere ricche e creative le società che riescono a valorizzare le diversità e mettere a frutto i talenti di ciascuno in una prospettiva comune. Accogliere è il nostro modo di contribuire alla costruzione di una società rinnovata, capace di lasciarsi alle spalle l’ingiustizia del mondo, e offrire alle generazioni più giovani un futuro di pace, di crescita economica, di maggiore equità sociale».

21 luglio: 25mila i rom in emergenza abitativa, per metà italiani.

9 Aprile 2019 - Roma - I rom che vivono nelle baraccopoli italiane, sia istituzionali che informali, sono circa 25mila: 15 mila nei campi rom comunali (7.200 dell’ex Jugoslavia), 9.600 in baraccopoli informali (sono 300 a Roma) di romeni e alcuni bulgari. Il Rapporto annuale 2018 – presentato ieri nella Giornata Internazionale per i diritti dei rom dall’Associazione 21 Luglio, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora – svela che i campi autorizzati sono 127 in Italia in 74 Comuni (16 a Roma). Più della metà i residenti minori, il 45% ha cittadinanza italiana, l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore alla media nazionale. Un lieve calo delle presenze è dovuto non a politiche inclusive, ma all’allontanamento volontario dai campi: inserimenti abitativi autonomi o trasferimenti all’estero. Le cause? «La condizione drammatica di molti insediamenti, la crisi economica, numerosi proclami politici». Nel 2018 la 21 luglio ha registrato 125 discorsi d’odio contro rom e sinti, di cui 38 (il 30%) gravi. A Roma 28 sgomberi forzati nel 2016, 33 nel 2017, 40 nel 2018 coinvolgendo 1.300 persone con un costo di 1 milione 640 mila euro. Meno 8% il tasso di scolarizzazione del 2018, 940 gli alunni iscritti, ma solo il 20% frequenta: 200 bambini. Per il rapporto sul tema “I margini del margine” l’Associazione 21 luglio ha ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella una medaglia per la sua stesura.  

Card. Turkson agli operatori pastorali: portare ai rom la speranza e la ragione di essere i protagonisti del proprio sviluppo umano integrale

9 Aprile 2019 - Città del Vaticano - “Nonostante gli sforzi  congiunti  tra  le varie  istituzioni  ecclesiali  e sociali, intraprese per favorire  l'inserimento delle  popolazioni  rom  nella società e per assicurare la loro  piena partecipazione       ai diritti e  ai             doveri, molto c'è ancora  da        fare”. E’ quanto ha scritto il card. Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in un messaggio inviato ai partecipanti all’incontro annuale del Comité Catholique International pour les Tsiganes (Ccit) che si è concluso ieri a Trogir, in Croazia e che ha avuto come tema “La missione di ritorno: sorgente di cambiamento”.  In diversi paesi i Rom continuano a “rimanere nelle periferie esistenziali,    emarginati, dimenticati e privi del necessario”, aggiunge il porporato: “penso  a coloro che vivono segregati          nei cosiddetti "campi             nomadi" e nelle banlieue delle città, sotto i ponti e ai margini delle strade, spesso ingannati  e traditi  anche  dai loro conterranei.  Penso  alle  mamme  che  chiedono  l'elemosina con  i piccoli       in braccio, ai ragazzi e alle ragazze  che abbandonano il percorso  scolastico,  spesso costretti  a farlo.  Penso ai padri che vorrebbero assicurare il benessere alle famiglie, ma  nessuno offre loro un'opportunità di lavoro a causa  della  diversità.  Penso, infine, a molti uomini,  donne e bambini  vittime  del traffico  di esseri umani o di altre forme di schiavitù”. “Cari Amici, prosegue il card. Turkson, voi raggiungete i Rom in tanti luoghi, ma soprattutto  nelle periferie, dove molti non osano o non vogliono andare per paura di umiliazioni o di rigetto: voi vi accostate a loro là dove è necessario rinunciare a se stessi, per farsi pieno dono secondo  la logica  del Vangelo. Agendo  in questa direzione, portate loro la speranza e la ragione di essere  i protagonisti del proprio sviluppo umano integrale,  della crescita nella fede e  della formazione etica e spirituale”. Per il cardinale quanti hanno rapporti di amicizia con questo popolo sono chiamati a impegnarsi anche nella “sensibilizzazione” delle comunità parrocchiali per “rispondere all’invito di papa Francesco ad accogliere, proteggere, promuovere, integrare come i migranti così anche i rom”. La cooperazione con altre istituzioni ecclesiali “aiuta a sfruttare tutte le risorse spirituali e materiali che la Chiesa mette a disposizione per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri e per risolvere più facilmente le cause strutturali della povertà, quindi porta vantaggio alla popolazione rom”. Il Ccit – ha spiegato il card. Turkson, sarà “un autentico dono per la Chiesa e peri Rom se saprà realizzare pienamente il proprio carisma nell’apertura e in sinergia con altre istituzioni”. Parlando poi del tema dell’incontro il porporato ha sottolineato che la missione di ritorno “implica una ricerca di tutto ciò che abbiamo in comune e che permette di conoscerci meglio, di comprenderci a vicenda, superando i pregiudizi e i preconcetti, al fine di costruire unità nella diversità”. Questo nasce in ogni incontro, innanzitutto nell’accettazione dell’altro con tutta la sua realtà e i suoi condizionamenti, nell’accoglienza senza riserve, nel dialogo, nell’apertura alla sua alterità e alla sua gerarchia di valori, nel riconoscere la sua identità e nel permettergli di essere e rimanere se stesso”. (R.Iaria)

La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo

9 Aprile 2019 - Roma - L’audizione al Consiglio generale degli italiani all’estero, che si è svolta la scorsa settimana presso la Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati, sulla proposta di legge di revisione costituzionale degli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione italiana, non dovrebbe essere percepita come un atto dovuto, essendo il CGIE un organismo consultivo del Governo chiamato ad interloquire formalmente sui provvedimenti di interesse legislativo, che si estendono agli italiani all’estero. A distanza di giorni, l’esperienza vissuta mi ha riportato alla mente la prefazione di Hegel ai “Lineamenti di filosofia del diritto” nella quale esplicita che “il pensiero espresso val la pena di ripeterlo ancora. In realtà, quando nella dottrina un solo oggetto, cui non possono applicarsi differenze, si arresta in noi, allora per la prima volta si presenta nell’anima l’universale. È da qui che si dovrebbe partire per far conoscere le ragioni della nostra richiesta di non dividere in parti uguali, ciò che in natura è diverso o disuguale”. Ovvero, “Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”. Diceva Hegel, “la filosofia come sapere epistemico non s'interessa di ciò che è accidentale; essa va al cuore della realtà e trova - come ormai è chiarissimo - soltanto l'Idea, il Pensiero. Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev'essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta. Questo, che il concetto insegna, la storia mostra, appunto, necessario: che, cioè, prima l'ideale appare di contro al reale, nella maturità della realtà, e poi esso costruisce questo mondo medesimo, colto nella sostanza di esso, in forma di regno intellettuale. Quando la filosofia, nel nostro caso la legge, dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”. Anche in questa partita sulla revisione costituzionale italiana, che ambisce a ridurre il numero dei parlamentari nella Aule della Camera e del Senato, il dibattito è arrivato troppo tardi, ovvero in un periodo in cui il razionale segna il passo sull’irrazionale. Come pensiero delle istituzioni questa proposta appare tardi, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione. È figlia di un’onda cresciuta sull’insofferenza se non proprio sull’insoddisfazione. Il primo passaggio legislativo in Senato ha mostrato esplicitamente parecchi punti deboli e, tra questi, quello più controverso è proprio il numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero. La vulgata popolare ricorda che il governo pro tempore, formato da una maggioranza numerica, ha tra i diversi punti costituivi del suo contratto: la riforma delle legge elettorale nella circoscrizione estero e la riduzione del numero dei parlamentari. Entrambe le questioni hanno un filo conduttore: la rappresentanza e il voto degli italiani all’estero, ovvero i cittadini italiani che fanno parte della Nazione. Si tratta di due istituti giuridici che il Governo intende affrontare per rispondere alla decadenza delle istituzioni lacerate al proprio interno. Sulla rappresentanza dei 18 parlamentari eletti nella circoscrizione estero il CGIE ha espresso il suo parere contestando l’insostenibile sproporzione esistente tra gli eletti in Italia e quelli eletti in rappresentanza di 6 milioni di cittadini residenti all’estero. Nel crepuscolo delle istituzioni italiane auspichiamo che la nottola di Minerva si diriga nella direzione che indica la giusta differenziazione esistente tra la rappresentanza nazionale e quella estera, che concorrono a esprimere complessivamente un istituto, nel quale la nazione viene concepita in senso lato e non circoscritta esclusivamente alle frontiere nazionali. Scindere la rappresentanza numerica tra i parlamentari eletti nei collegi nazionali e quelli eletti nella circoscrizione estero, tenendo distinte le parti oggi non è una proposta esiziale ma rappresenterebbe l’evoluzione di una legislazione moderna, precorritrice di una più ampia concezione della cittadinanza. Perciò è maturo il tempo di concepire il mondo degli italiani all’estero come una regione autonoma e differenziata, verso la quale dovranno rivolgersi le istituzioni italiane. Questa è la convinzione che ci spinge a chiedere l’aggiunta di almeno 12 deputati e 6 senatori al numero dei parlamentari eletti nei collegi nazionali. Al CGIE restano solo la forza delle parole e la proposta di idee, scaturite dalla sintesi di esperienze raccolte tra le comunità sparse nei cinque continenti. Da queste muove la volontà di convincere le istituzioni e il governo pro tempore, che il destino del nostro Paese è legato, oggi più che nel passato, ad un filo diretto che tiene assieme l’Italia con quel numeroso mondo di italiani all’estero e di italici, che anche attraverso la rappresentanza parlamentare salda il legame esistente, tra tante diversità, anche dagli interessi di natura economica e geopolitica. Mantenere vivi questi legami oggi serve più all’Italia che ai sei milioni di espatriati e ai milioni di italodiscendenti. Far leva su questa inestimabile rete umana, che a sua volta si fa interprete dell’esposizione del nostro Paese nel mondo, rappresenta l’ultima occasione non solo per rafforzare gli aspetti materiali o empirici ma anche per la modernizzazione delle istituzioni nazionali. (Michele Schiavone – Segretario Generale Cgie)

Cagliari: da ieri una due giorni sul popolo rom e sinto

9 Aprile 2019 - Cagliari - Da ieri intanto è partita a Cagliari una due giorni in vista della Giornata mondiale dei popoli rom, sinti e camminanti. In città anche la rappresentanza dell’International Romani Union, i componenti del seggio della minoranza etnica presso l’Onu. Oltre a due concerti dell’Orchestra Europea della Pace e dell’Alexian Group, formazioni che propongono musica rom e sinti, di particolare importanza il convegno nei locali del Seminario arcivescovile, nel corso del quale verranno presentate le buone prassi di integrazione dei rom nella diocesi sarda dove la Caritas e l’Ufficio diocesano Migrantes portano avanti un  progetto "Un nuovo abitare possibile-Selargius", finalizzato al superamento del campo rom, in collaborazione con il Comune dell’hinterland, grazie al sostegno della Regione. “Quello che è stato fatto e si farà – ha detto Mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari – rappresenta un seme importante e lo racchiuderei nella parola cultura. Scoprire che il popolo rom ha una cultura che viene da lontano, una lingua estremamente ricca, per molti cagliaritani è un fatto importante. È troppo facile restare prigionieri degli stereotipi e dei pregiudizi”.

Roma: mostra fotoreporter missionario Alex Zappalà

9 Aprile 2019 - Roma - Le immagini di storie di vita scattate lì dove vivono le storie. Si chiama “Viaggi dentro” ed è la mostra fotografica del fotoreporter missionario Alex Zappalà che si terrà domani, 6 aprile a Roma. L’appuntamento è stato organizzato dall’Assmi, l’Associazione Suore Scalabriniane a servizio per/con i migranti. L’evento, ad ingresso gratuito, si terrà nella sua sede di via Alba 35, a Ponte Lungo, a partire dalle 18.30. “Crediamo come la fotografia contribuisca in maniera chiara a raccontare le storie di tutti noi – spiega Suor Etra Modica, presidente dell’Assmi – Le immagini di Alex Zappalà contribuiscono a proiettarci nei Sud del mondo e nelle diverse esperienze di vita di chi, per le questioni più diverse, è costretto a migrare. Vedere quei volti, quei sorrisi, quelle lacrime, è per tutti noi un grande momento di riflessione. Ciò, prima di tutto perché abbiamo il dovere morale di accogliere e integrare coloro i quali soffrono e ai quali è stata privata una parte importante della loro vita: la libertà di vivere in serenità”.

Formigine: allʼoratorio si studia italiano

9 Aprile 2019 - Formigine - A Formigine, cittadina alle porte di Modena, l’integrazione parte anche dall’oratorio 'Don Bosco'. Qui è attivo un doposcuola, coordinato da Silvana Zambelli della coop sociale intitolata al 'santo dei giovani', che accoglie un centinaio tra ragazzi italiani e stranieri, spesso con problemi legati all’apprendimento, o figli di famiglie con situazioni socioeconomiche difficili. A volte, da cosa nasce cosa. «L’anno scorso è capitato che diverse mamme di ragazzi di origine araba, al momento di iscrivere i figli, facessero fatica persino a comprendere i moduli in italiano – spiega la salesiana suor Sonia Baronti –. Così, due volontarie, che ora sono diventate tre – Francesca Bonini, Giuliana Giuliani e Teresa Giuliani –, hanno attivato un corso di italiano scritto e orale per venire incontro a un’esigenza basilare di integrazione». Il gruppetto delle 'mamme-studentesse', che originariamente contava otto iscritte, ha raggiunto la quindicina di partecipanti, suddivise in tre gruppi che si incontrano ogni mercoledì pomeriggio per un’ora e mezzo. «Il servizio è gratuito e consente di aiutare concretamente queste famiglie a integrarsi – dice la religiosa –. Di solito le mamme hanno tre o quattro figli, anche molto piccoli: così, una volta alla settimana, oltre che oratorio facciamo baby-sitting per i piccolini». Da un bene nasce un altro bene. (Francesco Gherardi – Avvenire)    

Sant’Egidio: “parole e comportamenti razzisti fanno male a tutti”.

Roma – In occasione del Romanò Dives, la giornata internazionale dei Rom, che si celebra oggi, la Comunità di Sant’Egidio rivolge gli auguri a tutti i Rom, Sinti e alle popolazioni romanì che si identificano con questo nome ed invita a ricordare “una storia segnata da persecuzioni e sofferenze - come il Porrajmos, lo sterminio durante la seconda guerra mondiale”. Per la comunità trasteverina  occorre “condannare con fermezza parole e comportamenti discriminatori, razzisti e violenti, come accaduto recentemente in un quartiere di Roma, quando si è impedito a poche decine di persone - quasi per la metà bambini - perfino di mangiare, arrivando al vergognoso gesto di calpestare il cibo. Sono gesti che fanno male a tutti e disonorano la città, senza risolvere o, meglio, aggravando i problemi esistenti in periferie abbandonate ormai da tempo da istituzioni e forze politiche. Non bisogna abituarsi – aggiunge la Comunità di Sant’Egidio - ad un linguaggio aggressivo che offre un'immagine distorta della realtà, ma al contrario occorre valorizzare tanti esempi di inclusione sociale, molto più diffusa nel nostro Paese di quanto si pensi”. Da qui l’auspicio che la Giornata Internazionale dedicata al popolo Rom “sia occasione per prendere le distanze da un linguaggio e da pratiche che tendono ad allargare le distanze e i pregiudizi e per intraprendere con coraggio iniziative volte a favorire la piena integrazione nel tessuto sociale del nostro Paese, certi che da questo trarranno beneficio tutti gli italiani”.

Comece: “mettere in campo un approccio non paternalistico nell’affrontare l’inclusione dei rom

8 Aprile 2019 - Bruxelles - Un invito ai futuri leader dell’Ue “ad adottare per il post 2020 un quadro legislativo Ue per le strategie nazionali di integrazione dei rom e a rilanciare l’impegno delle istituzioni dell’Ue per rafforzare la loro inclusione” arriva dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) alla vigilia della giornata internazionale per i rom (8 aprile). In una nota diffusa oggi dalla segreteria Comece si torna sulla relazione del 2018 della Commissione riguardo le strategie di inclusione, secondo la quale sono avvenuti “miglioramenti nell’accesso all’istruzione e alla salute, nonché nella lotta contro la povertà” per i rom; non ha fatto progressi il problema degli alloggi, mentre sono da segnalare regressi nell’ambito dell’occupazione e degli atteggiamenti anti-rom. “Rafforzare la fiducia reciproca tra la società e i rom è la chiave per superare l’anti-ziganismo”, sottolinea la Comece, indicando la necessità di “mettere in campo un approccio non paternalistico nell’affrontare l’inclusione dei rom”. “Anziché lavorare per loro”, ha sottolineato il segretario generale p. Olivier Poquillon, “è necessario lavorare insieme alle comunità rom e accompagnarle perché arrivino al pieno coinvolgimento”. (Sir)  

Mons. Nosiglia il suicidio del giovane gambiano tragedia che ci obbliga a riflettere

Torino - Un profugo del Gambia, Gaye Demba, 28 anni, che aveva vissuto negli scantinati ex Moi, le palazzine dell'ex villaggio olimpico in fase di sgombero, si è ucciso in una casa diocesana sulla collina torinese. Sulla tragedia l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha scritto una nota colma di dolore. “Con profondo dolore ho appreso la tragica notizia del suicidio di Gaye Demba, ospitato in Villa Durio alla Città dei ragazzi. Questo ragazzo di 28 anni, originario del Gambia – si legge nel testo -  è giunto nel nostro Paese dopo aver subìto violenze e soprusi molto pesanti che hanno minato profondamente la sua vita, provocando fragilità che purtroppo si sono manifestate nel suo gesto estremo. Era seguito da una équipe di persone e professionisti che lo hanno accompagnato in questo ultimo anno e mezzo di vita dopo la sua uscita dagli scantinati del MOI”. I responsabili della struttura – ha detto mons. Nosiglia -  hanno fatto “tutto quanto è stato umanamente possibile per offrire a questo giovane ragioni positive e opportunità utili a costruire una vita nuova e diversa, ma purtroppo tutto questo impegno non è stato sufficiente. Il suo gesto obbliga tutti quanti a riflettere sulle ferite interiori che hanno segnato profondamente Demba e molti altri immigrati. Sono le stesse ferite, le medesime fragilità a cui ciascuno di noi è esposto. Ferite e fragilità che non dipendono dal colore della pelle né dal passaporto o dal conto in banca”. Il presule chiede al “Signore misericordioso” di “accoglierlo nel suo Regno di pace e di vita per sempre”. Inoltre chiede anche “a tutti di contribuire a far crescere nella nostra città un clima che non sia né di odio né di rifiuto né di paura, ma sia invece di reciproca accoglienza, attenzione e rispetto”.

Axel, in carrozzina dal Nicaragua, ce l’ha fatta: rifugiato negli Usa

Milano - «Ho mantenuto le promesse. Tutte e due», dice Axel Sebastián Palacios Molina con un misto di eccitazione e commozione. Domani, saranno trascorsi nove mesi dal giorno in cui si è preso il duplice impegno. Il 14enne era appena stato ferito dai paramilitari assoldati dal governo di Daniel Ortega per reprimere la protesta: un proiettile gli aveva tolto l’uso della gamba destra. Sanguinante, era tornato a casa. Ma sapeva che presto sarebbero venuti a cercare lui, i genitori, la sorella. L’unica via di scampo era fuggire negli Usa ma Axel non poteva camminare. Come poteva affrontare un viaggio di migliaia di chilometri? Il 14enne aveva detto: «Vi prometto che ce la farò e, una volta al sicuro, starò di nuovo in piedi». I genitori non gli avevano creduto ma sapevano di non poter restare. Così è iniziata la fuga in Messico. «Là, però, siamo stati minacciati dagli sgherri di Ortega». Quando, dunque, la prima Carovana di honduregni si è messa in marcia, la famiglia si è aggregata. Axel è andato avanti con le stampalle, finché gli stessi profughi non hanno fatto una colletta per comprargli una sedia a rotelle. A bordo di quest’ultima ha raggiunto Matamoros, sul confine. Là, era iniziata l’estenuante attesa per presentare domanda d’asilo negli Usa. «Dormivamo in un garage, al freddo. Mangiavamo solo ciò che ci dava la parrocchia ma, spesso, nemmeno loro ne avevano. Sono stato male. Disperati, ci siamo accampati di fronte alla dogana. Non avevamo altra scelta. Un agente, vedendomi in carrozzina, si è impietosito. E ha accettato di farci “accorciare” la fila». Incredula, la famiglia ha potuto attraversare il ponte internazionale e raggiungere McAllen, dove è stata rinchiusa in un centro di detenzione. Alla fine, i quattro sono stati rilasciati, non prima di essere muniti del braccialetto elettronico. Certo, li attende un lungo iter legale: ci vorranno anni prima che i giudici decidano se concedere loro lo status di profughi. Nel frattempo, Axel e famiglia si sono trasferiti a Houston. «La chiesa ci sta aiutando. I miei genitori non hanno ancora il permesso di lavorare ma almeno ci hanno trovato una sistemazione e hanno fatto iscrivere a scuola mia sorella e me. Il pastore ha anche trovato un medico che mi curi. Ieri ho fatto i primi passi. Come avevo promesso». (Lucia Capuzzi – Avvenire)

Comunità anglofone in Italia: presentata la Tv cattolica nigeriana nella diocesi di Porto Santa Rufina

Porto Santa Rufina - Domenica scorsa le comunità cattoliche africane anglofone in Italia si sono riunite nella parrocchia di Cesano, accolte dalla comunità nigeriana di Porto-Santa Rufina e dal loro responsabile don Matteo Eze, che è il coordinatore nazionale degli africani cattolici di lingua inglese. L' evento è stato organizzato per la promozione della Televisione cattolica della Nigeria (Ctv) in Italia. Ctv ha sede ad Abuja ed è il più importante media cattolico in Nigeria. Attraverso l' informazione e l' educazione vuole arrivare con le nuove tecnologie nelle famiglie nigeriane e non solo, per annunciare il Vangelo e la solidarietà tra le persone. La manifestazione si è aperta con la Messa nella chiesa di San Sebastiano presieduta dal cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Nell' omelia il porporato ha sottolineato come l’amore di Dio venga sempre prima di tutto. La parabola del figlio prodigo ci insegna che la misericordia di Dio è più grande della nostra miseria. Il figlio maggiore, ha spiegato il presule, non si era reso conto che tutto ciò di buono che aveva fatto era solo per grazia di Dio. Quando ritorniamo a Dio consapevoli dei nostri peccati, egli ci accoglie a braccia aperte. La televisione cattolica della Nigeria è un veicolo importante attraverso cui diffondere questo messaggio: portare la buona notizia del Vangelo, ovvero raccontare la bontà di Dio Gesù al mondo. «La salvezza in Gesù Cristo è la buona notizia, non permettiamo a nessuno di ingannarci con cattive notizie», ha detto Arinze, che invita nigeriani e africani ha condividere buone notizie sia in Africa che nel resto del mondo. Dopo la Messa la seconda parte dell' evento si è tenuta nell' auditorium della parrocchia di Cesano. Oltre al cardinale c'erano tra i sacerdoti don Joseph Akeshima, cappellano dei nigeriani cattolici di Roma e don Primus Ileme, responsabile di quelle dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Casilina e don Oseni Ogunu. Presenti anche George Umo, ambasciatore della Nigeria presso la Santa Sede e i principi Eze e Lolo Godwin Ifeanyi Madu. I membri della Ctv, con suor Mary Nwiboko e Lolo Julieth Udunna, coordinatrici della Ctv, hanno presentato le attività del media nigeriano, mostrando quanto stia crescendo non solo nel paese africano. I giovani della comunità della Casilina hanno animato con balli e musica il pomeriggio, accompagnando il canto di suor Mary Anne. Don Matthew ha portato il saluto del vescovo Reali al cardinale Arinze e alla comunità africana, ha poi espresso gratitudine per il vescovo di Porto-Santa Rufina: «un pastore attento e disponibile con i nigeriani e con tutti gli africani presenti in diocesi». Un pensiero di gratitudine anche al diacono Enzo Crialesi, direttore Migrantes diocesana, per il suo affetto e il suo impegno. Poi non poteva mancare il grazie a don Patrick Alumuku per il suo grande impegno come direttore di Ctv. (S.Cia.)      

Vaticano: da oggi conferenza sulla tratta delle persone

Città del Vaticano - La Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha promosso, da oggi e fino all’11 aprile, una conferenza internazionale sulla Tratta di Persone, presso la Fraterna Domus di Sacrofano. Conferenza che si concluderà nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano con un'Udienza privata con Papa Francesco. La Conferenza – spiega una nota della Sezione -  è “un'occasione per discutere concretamente di iniziative tese a mettere in pratica gli Orientamenti pastorali sulla Tratta di Persone (OPTP) elaborati dalla Sezione, approvati dal Santo Padre e presentati alla stampa lo scorso 17 gennaio. L'incontro ha lo scopo di promuovere una comprensione più ampia e approfondita del fenomeno della tratta e contribuire a coordinare azioni volte a sradicarlo”. All’incontro parteciperanno circa 200 persone tra cui Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, coordinatori di progetti e agenti pastorali, rappresentanti di organizzazioni cattoliche e fondazioni ed esperti di tratta provenienti da varie parti del mondo. Per la Commissione Episcopale per le Migrazioni (Cemi) Mons.. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma,  Segretario della CEMi e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio. Obiettivo della conferenza, promossa dalla sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, è quello di “facilitare lo scambio di esperienze, punti di vista e pratiche efficaci nel ministero della Chiesa, affrontando la piaga della tratta”. Le sessioni corrispondono alle sezioni degli OPTP e ognuna si interroga sulla particolare situazione di donne e bambini. Il OPTP servirà a guidare il lavoro della Sezione Migranti e Rifugiati e dei suoi collaboratori su questo complesso fenomeno che “continua a crescere e che preoccupa seriamente tutta la Chiesa e tutta l'umanità”. È possibile seguire le conclusioni della Conferenza e l’Udienza del Santo Padre in streaming sui canali di Vatican Media e Vatican News (http://www.comunicazione.va/content/spc/it/servizi/live.html) a partire dalle 10.00 di giovedì 11 aprile. Inoltre, tra le 13.00 e le 15.00 dello stesso giorno, i partecipanti saranno disponibili per interviste fuori dall'Aula Paolo VI, previo accordo con l'Ufficio stampa della sezione Migranti e rifugiati, scrivendo a media@migrants-refugees.va    

Donne migranti: un seminario per giornalisti a Torino

Torino - “E’ in corso un processo di disumanizzazione”: così il direttore Migrantes  della diocesi di Torino nel suo intervento di apertura del Seminario per i giornalisti tenutosi a Torino nei giorni scorsi presso la sede dell’Ufficio Pastorale Migrantes. Durando ha voluto portare all’attenzione il tema della mobilità umana per offrire ai partecipanti il contesto in cui le donne immigrate, focus del seminario, si trovano. Su 258 milioni di migranti nel mondo nel 2017, metà sono donne. Dal 2000 al 2017 il numero delle persone che hanno lasciato il proprio Paese di origine è aumentato del 49%. Nel 2017 i migranti rappresentano il 3,4% dell’intera popolazione mondiale, rispetto al 2,9% del 1990. Nello stesso anno si contano 38,6 milioni di cittadini stranieri residenti nell’Unione Europea (30,2% del totale dei migranti a livello globale). Il Paese europeo che nel 2017 ospita il maggior numero di migranti è la Germania (oltre 12 milioni), seguita da Regno Unito, Francia e Spagna. “L’Europa si sente sotto assedio, invasa, reagisce con paura e ostilità, erge muri, srotola filo spinato, chiude i porti, respinge i migranti”, afferma Durando. “L’Europa rimane a guardare l’enorme problema degli immigrati – continua - e non è in grado di mettere in campo una politica comune di solidarietà”. Oggi l’Europa non abbatte più i muri, ma li costruisce. “Pioniera è stata la Spagna con le blindatissime barriere di Ceuta e Melilla in Marocco. Poi Austria e Ungheria (muro di filo spinato di 175km costato 21 milioni di euro) e la grande muraglia di Calais, costata alla Gran Bretagna 2,7 milioni di euro”, ricorda Durando. “Oggi la gente è arrabbiata, impoverita dalla crisi economica, spaventata dai flussi migratori e, citando la frase di Papa Francesco “Questa economia uccide”, prosegue: “L’aver messo al centro la ricchezza, il benessere, il denaro ha portato alla difesa di questi privilegi ad ogni costo: anche a costo di disumanizzarci, non soccorrere chi sta affogando, respingere una donna malata e incinta alla frontiera, sparare sui poveri”. Ecco dove si colloca la donna migrante. Prima che migrante, innanzitutto è donna. Il quinto obiettivo posto dall’Agenda 2030 la chiama in causa: per raggiungere uno sviluppo sostenibile, il benessere della donna è al centro.  L’Agenda 2030 pone infatti l’attenzione sul grande lavoro che ancora vi è da fare a livello globale per raggiungere la parità di genere e promuovere l’empowerment femminile. “Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, richiamando l’obiettivo n. 5 dell’Agenda 2030, ha fotografato con precisione la situazione di rischio in cui si trovano le donne migranti nel mondo”, afferma Marcella Rodino, giornalista e collaboratrice della Migrantes. Le donne e le ragazze migrano sempre più da sole e come capofamiglia. Sono esposte a rischi, tra cui lo sfruttamento sessuale, la tratta e le violenze. Non smettono dunque di rimanere incinte anche se in movimento e hanno maggiori possibilità di avere problemi di salute. “Il punto che caratterizza maggiormente la donna migrante è di subire una doppia discriminazione – sottolinea Rodino – come migrante e come donna”. Se poi è costretta a fuggire dalla propria terra perché in pericolo, la violenza diventa una costante e una variabile. “In Italia negli ultimi anni si è rilevata una presenza maggiore di donne sbarcate sulle nostre coste – racconta Rodino – la maggioranza di cittadinanza nigeriana”. Secondo l’OIM, infatti, l’80% delle donne nigeriana in Italia nel 2016 sono state vittime di traffiking. “Queste donne scappano dalle violenze nel loro paese, continuano a subirne durante il viaggio verso la Libia, dove una volta arrivate hanno buone possibilità di essere torturate e violentate. Se riescono a raggiungere l’Italia o l’Europa, continuano a essere a forte rischio di tratta”. La violenza è costante, variabile ne è la forma. In Italia nel 2017 il 52% dei migranti è femmina: oltre 2 milioni e 600 mila donne di origine straniera risiede in Italia, vale a dire l’8,6% della popolazione femminile totale. Il 58% di loro proviene da un paese europeo, un terzo ha la cittadinanza un paese UE. Tra le extra-europee cresce il numero delle nubili, che rappresenta il 65%. “C’è un dato preoccupante che vede protagoniste le giovani donne straniere della fascia di età 15-29 anni: il 44,3% è neet, vale a dire che non lavora e non studia, percentuale che sale a 52,3% se si guarda a Sud”, racconta Rodino che prosegue affermando: “L’esclusione dal mondo del lavoro e della formazione viaggia in accordo con il modello patriarcale dei ruoli di genere che spesso costre la donna alle sole mansioni di cura domestica”. Ma il mondo del lavoro, sempre più in crisi, non lascia possibilità di scelta. Laddove in una famiglia l’uomo perde il lavoro, spesso è la donna a provvedere al sostentamento della famiglia, provocando dei cambiamenti significativi negli equilibri di coppia, dove i ruoli tradizionali vengono messi in discussione. “Se la donna è l’unico componente del nucleo familiare a lavorare, la cura dei figli e della casa dovrà essere condivisa tra i partner”. D’altra parte alcuni settori economici che più necessitavano di manodopera maschile stentano a riprendersi, come per esempio quello edile, e spingono gli uomini stranieri ad andare incontro al mercato. “Sono sempre di più gli uomini a formarsi in ambiti lavorativi tipici del mondo femminile, come quello della cura e assistenza alla persona”, conclude Rodino. A essere a rischio è anche il processo di integrazione della donna migrante. Le donne lavoratrici hanno meno tempo e possibilità di tessere reti amicali sul territorio in cui vivono e forte diventa l’isolamento sociale e il malessere psico-fisico. “Questo è uno dei motivi per cui le donne migranti sono maggiormente soggette ad avere problemi di salute”.  

CEI: con l’8 per mille il Paese dei progetti realizzati

Roma - Dopo 8 anni il Chiedilo a loro va in pensione. Una nuova strategia e un nuovo format racconta, sempre con concretezza ed efficacia, ciò che rende migliore l’Italia. Racconta l’orgoglio di far parte del “Paese dei progetti realizzati”; realizzati dai milioni di volontari, migliaia di sacerdoti e suore. Un Paese da scoprire insieme nella nuova campagna di rendiconto della Conferenza Episcopale Italiana che sensibilizza alla firma dell’8xmille a partire da domani, il 7 aprile. In TV, sul web, alla radio, nelle affissioni, sulla carta stampata ogni frase della nuova campagna è ispirata ad un Vangelo vissuto, che da parola diventa azione, scelte e comportamenti che sono stati visti da vicino e toccati con mano. “In Italia c’è un Paese efficiente, generoso, solidale, a volte creativo e coraggioso. C’è un Paese fatto di persone che si impegnano, dai gesti essenziali, misurate nella comunicazione, ma accoglienti come una famiglia”, spiega Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione per il Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. “Un Paese dove l’essere umano viene prima di tutto, che ama incondizionatamente ma che pensa al futuro in maniera strutturata, concreta, senza sprechi e ricco di umanità. Un Paese silenzioso ed efficace, che è punto di riferimento per tanti nei nostri territori e nelle nostre città”. “Il Paese dei progetti realizzati” è dunque lo slogan che chiude gli spot da 30 e 15 secondi (regia di Stefano Palombi, campagna stampa di Francesco Zizola). Quest’anno sono stati scelti progetti a Ferrara, in una casa d’accoglienza per donne rifugiate con minori, a Serramanna (Sardegna del sud) in un’azienda agricola anti-dipendenze, a Caprarola (Viterbo) in un centro diurno per persone con disabilità, a Caserta in una casa d’accoglienza per chi vive in strada, a Bologna in una residenza temporanea per detenuti ammessi alle misure alternative, a Piacenza in una mensa per i nuovi poveri e nei corsi di italiano per stranieri, a Roma in un asilo nido per famiglie in difficoltà e in un’attività di formazione per volontari impegnati nell’assistenza notturna. E ancora a Padulle di Sala Bolognese in una Dispensa solidale, a Sovana (Grosseto) in un restauro di una chiesa antichissima per restituire spiritualità e bellezza, a Tortolì (Nuoro) in una mensa e in un’opera di microcredito, ma anche in Messico per chi ha sete di giustizia, nei campi di caffè in aiuto dei piccoli produttori e in un centro d’accoglienza dell’infanzia abbandonata. Sul sito www.8xmille.it sono disponibili video di approfondimento, il rendiconto storico della ripartizione 8xmille a livello nazionale e diocesano. Non manca la “Mappa 8xmille”, che geolocalizza e documenta quasi 20 mila interventi realizzati, concepita come risorsa in continuo aggiornamento.  

Corridoi Umanitari: presentato il primo rapporto

Milano - L’esperienza dei Corridoi Umanitari, del Resettlement e delle altre vie legali e sicure di ingresso, “dimostrano come sia possibile accedere alla Protezione Internazionale senza essere costretti a rivolgersi ai trafficanti di esseri umani ed intraprendere così viaggi pericolosi, talvolta mortali”. Lo si legge  nel primo Rapporto sui Corridoi umanitari in Italia “Oltre il mare” redatto da Caritas Italiana e presentato oggi a Milano. “Si tratta di programmi umanitari – si legge ancora nelle “Raccomandazioni Finali” -  che garantiscono ulteriori opportunità di protezione ai beneficiari e al contempo incentivano le migrazioni legali. Si ravvisa però la necessità di incrementarne il numero, e di uniformare le numerose esperienze implementate in vari paesi al fine di evitare confusione tra status e diritti a livello europeo e nei confronti dei beneficiari stessi”. Da qui la raccomandazione all’UE di “dare maggiore impulso alle iniziative degli Stati membri in materia di reinsediamento di persone che necessitano protezione internazionale”; “incoraggiare gli Stati Membri nella creazione di programmi ad hoc di Community Sponsorship” “strutturare un processo di concertazione per la costruzione di programmi di Community Sponsorship fra le Istituzioni Europee, gli Stati Membri, le Autorità locali, le Agenzie Internazionali e le Organizzazioni della Società Civile chiamate a garantire il supporto operativo al programma”. Inoltre indirizzare parte dei fondi europei per il finanziamento dell’accoglienza ed integrazione di quote addizionali di rifugiati giunti attraverso i programmi di Community Sponsorship. All’Italia il rapporto Caritas  raccomanda di: “ Incrementare il numero di quote destinate ai programmi di reinsediamento”; “sostenere l’implementazione di un programma di Community Sponsorship, avviando un percorso strutturato che definisca chiaramente ruoli e responsabilità tra lo Stato, le comunità locali, le Agenzie Internazionali e le Organizzazioni Sponsor”; “creare un meccanismo di valorizzazione, anche attraverso la creazione di un sistema di accreditamento delle organizzazioni che si propongono di avviare programmi di Community Sponsorship, le cui caratteristiche devono rispondere a criteri di competenza e capillarità territoriale”. “compartecipare al finanziamento dell’accoglienza nei programmi di Community Sponsorship, individuando il sistema SIPROIMI come standard di riferimento”. In due anni sono stati 500 i richiedenti asilo, tra i quali 200 bambini per le metà sotto i 10 anni, “salvati dai trafficanti e aiutati da comunità accoglienti ad integrarsi, attraverso formazione professionale e lavoro”, si legge nel rapporto che da i primi dati dei corridoi umanitari aperti dalla Conferenza episcopale italiana e il governo italiano. Il programma umanitario, avviato in virtù di un protocollo d’intesa, sottoscritto nel 2017, tra la CEI (che opera attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes) e i ministeri degli Affari Esteri e dell’Interno, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, ha consentito fino ad ora l’arrivo di questi 500 persone richiedenti protezione internazionale che vivevano nei campi profughi dell’Etiopia, Giordania e in Turchia. Individuati tra i più vulnerabili, i beneficiari sono stati complessivamente 107 famiglie, nelle quali sono inseriti 200 minori, il 58% dei quali bambini sotto i 10 anni. A due anni dai primi ingressi, (il programma terminerà ufficialmente a fine gennaio 2020) il 97% dei richiedenti asilo giunti attraverso il corridoio umanitario ha ottenuto lo status di rifugiato e il 3% la protezione sussidiaria; tutti i minori in età scolare sono stati inseriti a scuola; il 30% dei beneficiari è inserito in corsi di formazione professionale e 24 beneficiari hanno già trovato un impiego. Gli esiti ottenuti “incoraggiano a concludere che un’Europa che voglia affrontare il complesso fenomeno migratorio attuale non può fermarsi a consegnare la questione nelle mani dei paesi di origine o di transito: sono invece quanto mai necessarie alternative davvero credibili ai viaggi illegali e che garantiscano la sostenibilità dell’accoglienza attraverso il coinvolgimento delle comunità locali per puntare all’autonomia dei beneficiari e alla coesione sociale”.

Migrantes Cosenza-Bisignano: verso la convivialità delle differenze

Cosenza - Accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Quattro verbi, quelli di Papa Francesco, che domenica scorsa hanno orientato il percorso promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano che, attraverso i racconti di diversi protagonisti che si sono alternati sul palco dell’Auditorium della chiesa di Sant’Agostino a Morelli, hanno riempito di contenuti le indicazioni proposte dal pontefice. Così accogliere è divenuta un’esigenza, proteggere un dovere, promuovere una necessità e integrare un diritto. Racconti che, dalla viva voce di chi si è speso o si spende a favore del prossimo e da chi quell’accoglienza l’ha ricevuta, hanno avuto il merito di far emergere come nel territorio diocesano, nonostante le difficoltà e il tanto cammino ancora da fare, sia stato fatto e si stia facendo un bel lavoro di solidarietà e sensibilizzazione. Ad aprire il meeting, denominato “Comunità accoglienti: Uscire dalla paura”, il racconto dei protagonisti che, durante la recente fiera di San Giuseppe, grazie al coordinamento del comitato FieraInMensa, hanno “accolto” in casa alcune mamme con bambini piccoli aprendo le loro porte e i loro cuori perché per “combattere la paura serve coraggio e fiducia”. A questi racconti si è aggiunto quello di Anna che, “con un atto di fede” da più di un anno dà ospitalità ad una famiglia proveniente da Aleppo arrivata grazie ai canali umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio. All’accoglienza ha fatto eco il verbo “proteggere” con i racconti di Manuela, Gianpaolo e Celeste, tutori legali di minorenni ospiti in alcuni centri Sprar del territorio. Del verbo “promuovere” sono stati protagonisti i racconti di Omar e Sora, entrambi ancora minorenni e con il desiderio di costruire qui in Italia il loro futuro umano e professionale. Futuro che ha però bisogno di seri progetti di integrazione (e siamo al quarto verbo) di cui sono stati protagonisti i racconti dei giovani Caterina e Sadu, oggi fidanzati, e di Alfonso che ha illustrato il tentativo portato avanti nella parrocchia di Sant’Aniello a Cosenza denominato “Allarga lo spazio della tua tenda”. Al termine dell’incontro, intervallato da alcuni momenti musicali della Band musicale multietnica, la premiazione ai primi tre classificati del fotografico “Le migrazioni di ieri e di oggi”. (Roberto De Cicco – Pdv)

Papa: i testi delle Meditazioni della Via Crucis dedicate alla tratta degli essere umani

Città del Vaticano - Papa Francesco ha affidato quest'anno la preparazione dei testi per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo a Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e Presidente dell’Associazione “Slaves no more”. Lo ha reso noto il Direttore della sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, sottolineato che “al centro delle meditazioni la sofferenza di tante persone vittime della tratta di esseri umani”. (R.I.)

Cgie: no al “taglio” dei parlamentari eletti all’estero

Roma – Durante una audizione parlamentare in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati il Segretario Generale del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero)  Michele Schiavone e il prof. Marco Galdi hanno precisato i motivi della contrarietà alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero. I 12 deputati e i 6 senatori devono essere considerati aggiuntivi al numero di quelli eletti in Italia, sottolinea il Cgie che si impegna a promuovere una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutti i deputati e agli operatori dell’informazione. Schiavone e il prof. Galdi erano accompagnati da  Gianluca Lodetti, Carlo Ciofi e Franco Dotolo. La proposta di revisione costituzionale all’attenzione della Camera dei Deputati prevede una riduzione del numero dei parlamentari e la proporzionale riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero, che passerebbero complessivamente dagli attuali 18 a 12 (otto deputati e quattro senatori). Il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero non è contrario a una riduzione del numero complessivo dei parlamentari italiani, ma esprime “un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero. L’eventuale riforma della rappresentanza e del Parlamento – si legge in una nota - dovrebbe avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso: ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora è stata negata”. Il prof. Galdi, nel suo intervento, ha sottolineato che, applicando la riforma proposta, lo squilibrio nella rappresentanza dei cittadini residenti all’estero rispetto a quelli residenti in Italia diventerebbe insostenibile: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, uno eletto all’estero 700.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia poco oltre 300.000 abitanti, uno all’estero oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE (con riferimento alle elezioni del 2018, il deputato eletto in Italia rappresenta oggi in media 96.000 cittadini, l’eletto all’estero 400.000 iscritti AIRE; il senatore eletto in Italia rappresenta in media 192.000 cittadini, l’eletto all’estero 800.000 cittadini iscritti AIRE:  i dati sono tratti dal Dossier del 16 ottobre 2018 sulla riduzione del numero dei parlamentari, A.S. n. 214; n. 515; n. 805). Un rapporto – fa notare il Cgie - destinato ad aggravarsi ulteriormente: dal 2006 a oggi, la base elettorale in Italia è andata calando, mentre quella degli iscritti all’AIRE è aumentata del 60% circa e continua a crescere a causa di flussi di emigrazione stabile, cui si aggiungono gli italiani temporaneamente all’estero, anch’essi in costante aumento.  Il Segretario Generale del Cgie  Schiavone ha spiegato che tagliare gli eletti all’estero è una “proposta soltanto aritmetica, ma non comprensibile dal punto di vista democratico. Si tratta di una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall'articolo 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge”), e si creerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti, relegando tutti i cittadini residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità. Detta circostanza, sul piano empirico, finirebbe inevitabilmente per incidere sulla partecipazione elettorale dei nostri connazionali residenti all’estero, recando un colpo mortale all’istituto così a lungo atteso e solo di recente conquistato”.