Primo Piano

Pozzallo: veglia penitenziale per i migranti morti nel Mediterraneo

6 Luglio 2019 - Pozzallo - L’anfiteatro “Pietre Nere” di Pozzallo ha ospitato, ieri sera, la veglia penitenziale per non dimenticare i migranti morti nel Mediterraneo, dal titolo “Li lasciamo annegare per negare”. A introdurre l’iniziativa, promossa dalla diocesi e dalla Caritas di Noto, da Migrantes, Comunità Missionaria e We Care, è stato don Paolo Catinello, direttore di Migrantes per la diocesi di Noto, che ne ha spiegato il senso. “Una memoria – ha aggiunto il sacerdote ricordando i tanti morti in mare, come quei 45 corpi senza vita giunti al porto di Pozzallo il primo luglio 2014 – per fare ciò che Lui, ci chiede di fare: vivere come membri, tutti, dell’unica famiglia umana”. È stato poi proiettato un video, realizzato da Elvira Occhipinti, che raccoglie il racconto di alcuni migranti scampati agli orrori della Libia. A seguire, testimonianze positive. Come quella di un ventunenne che ha lasciato il Bangladesh per un futuro migliore. Lo ha accolto don Paolo Catinello e una famiglia di Noto, Francesco e Paola. “Oggi – ha raccontato il sacerdote – questo ragazzo lavora e aiuta la Caritas facendo servizio alla bottega solidale. Lui è musulmano, ma mi ha regalato una coroncina del rosario. Non è bellissimo questo?”.

Germania: a Essen il 4° Summit cattolico sui rifugiati

5 Luglio 2019 - Essen - “Le sfide dell’azione della Chiesa per i rifugiati nel trattamento della xenofobia”: è il tema centrale del 4° Summit cattolico sui rifugiati, che si svolge a Essen. Su invito della commissione Migrazione della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), circa 150 responsabili delle Caritas diocesane e nazionali, delle comunità d’accoglienza, esperti e volontari si sono riuniti presso la miniera di carbone di Carl per discutere della xenofobia come una sfida per gli aiuti ai rifugiati della Chiesa. Nel discorso di apertura del summit, l’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, in qualità di Rappresentante speciale per i problemi dei rifugiati e presidente della Commissione per la migrazione della Conferenza episcopale tedesca, ha voluto evidenziare ai partecipanti come “soprattutto in tempi difficili in cui la carità e la solidarietà con le persone in cerca di protezione possono apparire sbiadite, il fatto che numerosi rappresentanti di ispirazione ecclesiale, attori di aiuti ai profughi, siano qui raccolti è una fonte di ispirazione e forza”. Hesse ha ricordato che il primo summit del 2015 fu un momento di confronto successivo al grande flusso di migrazione estivo: “abbiamo sperimentato in Germania un’ondata di solidarietà, disponibilità e compassione”. Da allora, ha ricordato l’arcivescovo, si è sviluppato un forum di scambio, soprattutto sull’ammissione di molte persone che erano fuggite dalla loro patria per la guerra e conflitti civili.

Migrantes Agrigento: domani l’incontro culturale “Le porte del Mediterraneo”

5 Luglio 2019 - Agrigento - Si terrà domani, sabato 6 luglio, nella chiesa S. Lorenzo di Agrigento, l’incontro culturale, “Le porte del Mediterraneo – Flussi e influssi di popoli e culture”, organizzato da Migrantes Agrigento e dal Mu.Di.A. L’incontro è a margine dell’installazione “Le porte del Mediterraneo”, dell’artista Lucia Stefanetti che sarà visibile fino alla fine di luglio. L’iniziativa intende mettere in evidenza il contributo di culture altre nel patrimonio storico artistico siciliano ed agrigentino e nel contempo sottolineare il carattere dinamico della cultura, che non può chiudersi alle influenze derivanti da altre presenze, comprese quelle dei migranti.

Migrantes: immane tragedia la morte di Ettore Weber

5 Luglio 2019 - Roma – “È giunta la dolorosa notizia della morte di Ettore Weber, abile ed esperto ammaestratore, che nel consueto spettacolo con i felini da lui presentato in questi giorni al circo di Marina Orfei nella piazza di Triggiano nel barese è stato aggredito da una grossa tigre”. E’ quanto si legge in una nota della Fondazione Migrantes che parla di “un’immane tragedia” che ha colpito tutto il mondo del circo italiano, come ha anche ricordato Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi. “Ettore, discendente dell’antica famiglia circense di Umberto Weber – scrive Migrantes - amava il suo lavoro e i suoi animali che seguiva personalmente e quotidianamente con impareggiabile dedizione; per questo ciò che è accaduto ieri sera al circo Orfei è da ritenersi una fatale disgrazia”. Alla moglie Loredana Vulcanelli e ai figli Eros e Alex la Migrantes rivolge le “più sentite condoglianze” del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, di mons. Piergiorgio Saviola, già direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del circo e del luna park, e dai membri della Consulta Nazionale per la pastorale dello spettacolo viaggiante. Il direttore generale, “certo che il Signore donerà a tutti la forza e il conforto per sostenere questa tragica fatalità che ha colpito la famiglia Weber e tutto il mondo del circo”, lunedì prossimo celebrerà una S. Messa in suffragio del “caro Ettore” presso la cappella della Fondazione Migrantes

Centro Studenti La Pira aderisce alla campagna “io accolgo”

5 Luglio 2019 - Firenze - In vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 29 settembre 2019, il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira di Firenze aderisce alla campagna nazionale #IoAccolgo, promossa da enti, movimenti ed organismi del mondo cattolico e non. Si tratta di campagna sociale e culturale, finalizzata a dare risposte concrete a tutti coloro che si trovano in difficoltà in ogni città, parrocchia e territorio del nostro Paese. L’oggetto simbolo della campagna è la coperta termica: esporla sui balconi o in altri luoghi pubblici, sarà la prima maniera per aderire, ricorda un nota del Centro Studenti Internazionali “Giorgio La Pira” spiegando che la campagna durerà almeno un anno e “proverà a fornire stimoli ed idee per agire in ambiti diversi”.

Mediterranea: nave militare maltese prenderà i 54 migranti salvati

5 Luglio 2019 - Lampedusa - «A seguito di contatti tra i governi maltese e italiano, è stato deciso che Malta trasferirà 55 migranti, che sono stati salvati in mare al largo della Tunisia e che sono a bordo della nave Alex, a bordo di una nave delle forze armate di Malta e saranno accolti a Malta. D'altra parte, l'Italia prenderà 55 migranti da Malta”. Lo annuncia oggi il governo maltese in un comunicato relativo alla nave dell'ong italiana Mediterranea. «Questo accordo non pregiudica la situazione in cui questa operazione ha avuto luogo e in cui Malta non ha alcuna responsabilità legale, ma fa parte di un'iniziativa che promuove uno spirito europeo di cooperazione e buona volontàtra Malta e l'Italia». (avvenire.it)

Mediterranea con 54 naufraghi a bordo a 12 miglia da Lampedusa

5 Luglio 2019 - Roma - Dalle prime ore di questa mattina la nave Alex della Ong Mediterranea con 54 migranti a bordo si trova al limite delle acque territoriali italiane, a 12 miglia da Lampedusa, in attesa dell’indicazione di un porto sicuro “prima che la situazione a bordo diventi insostenibile”. I 54 naufraghi sono stati tratti in salvo nel pomeriggio di ieri da un gommone in pessime condizioni in zona Sar libica: tra di loro 11 donne, di cui tre incinte, e 4 bambini. Alle 5.17 il centro di coordinamento del salvataggio di Malta ha offerto come “gesto di buona volontà” la disponibilità da parte del governo maltese allo sbarco sull’isola delle 54 persone a bordo della nave Alex. “Abbiamo risposto che – informa Mediterranea – per le condizioni psicofisiche delle persone a bordo e le caratteristiche della nave”, Alex “non è in grado di affrontare la traversata verso Malta. Ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera italiana”. Alla nave, che batte bandiera italiana, è stato notificato il divieto di ingresso nelle acque italiane. (Sir)

Don Savina: Testimoni e porta di accoglienza dell’umanità di oggi

5 Luglio 2019 - Roma - “Il Dialogo ecumenico e interreligioso nella cura pastorale dei migranti”: è stato questo il tema affrontato ieri pomeriggio da don Giuliano Savina, Direttore dell’Ufficio Cei per il dialogo ecumenico ed interreligioso, intervenendo al Corso di Formazione “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e destinato principalmente ai Direttori Migrantes regionali e diocesani, ai collaboratori degli uffici diocesani; ai Cappellani etnici che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero oltre ai religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni. Al corso partecipano circa 50 operatori provenienti dall’Italia e dall’estero. Per don Savina ogni ufficio “è il volto della Chiesa a servizio” e “voi – ha detto rivolgendosi ai partecipanti – siete i testimoni dell’umanità di oggi, voi siete la porta di accoglienza dell’umanità di oggi”. E – ha aggiunto il direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e del dialogo interreligioso – nell’umanità di oggi c’è tutto”. L’obiettivo è quello di “entrare in dialogo con l’altro e se entro in dialogo, entro in ascolto con l’altro. E se entro in ascolto non sono più quello di prima. Entro, quindi, in un processo deformante che mi cambia”. Quindi, testimoni di una chiesa deformante, di una chiesa in azione di “cui noi siamo protagonisti e soggetti attivi”. I lavori del Corso si concluderanno, questa mattina, con un intervento del direttore generale, don Gianni De Robertis che parlerà, fra le altre cose, della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 29 settembre sul tema “Non si tratta solo di Migranti”.

Allarme per un naufragio al largo della Tunisia: si temono 80 vittime

4 Luglio 2019 - Roma - Un nuovo naufragio è avvenuto ieri al largo delle coste tunisine, nella zona di Zarzis, con 80 dispersi e solo 5 persone sopravvissute: lo comunica la Ong Alarm Phone, citando il volontario e attivista della Mezzaluna rossa tunisina, Chamseddine Marzoug. Contattato dall'agenzia Ansa, Marzoug ha poi riferito che un gommone partito dalle coste libiche ha fatto naufragio ieri al largo di Zarzis. E dei 5 superstiti uno, originario della Costa d'Avorio, è morto all'ospedale di Zarzis, dove era stato portato dalla Marina tunisina. “Siamo sconvolti da queste continue stragi in mare - afferma Alarm Phone -. Auguriamo forza alle famiglie e amici che hanno perso i loro cari”.

Omizzolo: lo sfruttamento lavorativo dei migranti è spesso “conseguenza della nostra indifferenza”

4 Luglio 2019 - Roma - Occorre conoscere il “territorio” per conoscere la realtà che ci circonda. Ne è convinto il sociologo e giornalista Marco Omizzolo che ha iniziato il “suo” lavoro a fianco soprattutto degli indiani che vivono e lavorano nel territorio di Latina da 12 anni conducendo battaglie per la legalità insieme a loro. Il “mio lavoro – ha detto Omizzolo intervenendo al corso di formazione di pastorale migratoria della Fondazione Migrantes – nasce dall’incontro con persone considerate spesso ‘ombre’ che attraversavano le vie della mia città andando a lavorare nelle campagne pontine”. Qui – ha detto – “ho incontrato uomini e donne diventati spesso schiavi sul loro posto di lavoro”. Una esperienza fatta anche lavorando lui stesso come bracciante accanto a queste persone “soggette anche a subire soprusi di ogni genere ed essere sfruttate”. “Accogliere e provare a fare qualcosa per loro a partire dalla ricerca di giustizia e libertà” per sconfiggere un “potere padronale che è spesso conseguenza della nostra indifferenza”. Quindi per leggere il loro quotidiano occorre “conoscerli e far loro conoscere la nostra realtà”. Da qui sono nati a Latina corsi di italiano ma anche corsi di cittadinanza, sulla carta Costituzionale e sulle principali leggi. E poi l’incontro “sul loro posto di lavoro, dove vivono e dove si incontrano frequentemente”.

Istat: Italia Paese multietnico

4 Luglio 2019 - Roma - La presenza di quasi 50 nazionalità differenti con almeno 10 mila residenti conferma il quadro multietnico del nostro Paese. E’ quanto emerge dal Bilancio Demografico dell’Istat secondo il quale al 31 dicembre 2018 le differenti cittadinanze presenti in Italia sono 196. Le cinque più numerose sono quella romena (1 milione 207 mila), albanese (441 mila), marocchina (423 mila), cinese (300 mila) e ucraina (239 mila), che da sole rappresentano quasi il 50% del totale degli stranieri residenti, confermando la graduatoria del 2017.

Istat: aumentano gli italiani che si trasferiscono all’estero

4 Luglio 2019 - Roma - Il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%). Tra questi – si legge nel Bilancio demografico dell’Istat - è consistente il numero di italiani nati all’estero. Nel 2017 sono circa 33 mila gli emigrati italiani all’estero di origine straniera (28,6% degli espatri, +18% rispetto al 2016) . Si tratta prevalentemente di cittadini di origine straniera che emigrano in un Paese terzo o fanno rientro nel Paese d’origine dopo aver trascorso un periodo in Italia e aver acquisito la cittadinanza italiana. A questi si sommano anche i figli, nati in Italia, dei nuovi cittadini italiani che emigrano con il nucleo familiare. I saldi migratori per l’estero mostrano un bilancio negativo per gli italiani (-70 mila) e positivo per gli stranieri (+245 mila). Ancora stabile il movimento migratorio interno Nel corso del 2018 i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto più di 1 milione e 350 mila persone, in linea con il dato del 2017. Secondo un modello ormai consolidato, gli spostamenti di popolazione avvengono prevalentemente dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il - 5,2 per mille della Calabria e il 3,5 per mille della provincia autonoma di Bolzano. Tutte le regioni del Sud e delle Isole presentano valori negativi, alle quali si aggiungono valori lievemente negativi anche di Marche e Umbria. Le migrazioni interne sono dovute anche ai movimenti degli stranieri residenti nel nostro Paese che, rispetto agli italiani, presentano una maggior propensione alla mobilità, ma seguono una direttrice simile. Anche se rappresentano l’8,7% della popolazione essi contribuiscono al movimento interno per il 18,1%. In calo gli stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana Prosegue la diminuzione del numero di acquisizioni di cittadinanza già osservata a partire dal 2017, dopo il trend di forte crescita degli anni immediatamente precedenti. I cittadini divenuti italiani per acquisizione della cittadinanza nel 2018 sono meno di 113 mila, 22 ogni mille stranieri, il 23% in meno rispetto al 2017. Al 1° gennaio 2018 gli italiani per acquisizione di cittadinanza sono in totale oltre 1 milione e 340 mila nella popolazione residente; nel 56,3% dei casi si tratta di donne. Sommando questa popolazione a quella dei cittadini stranieri si ottiene un contingente di quasi 6,5 milioni di cittadini stranieri o di origine straniera.

Istat: sempre di meno gli iscritti in anagrafe dall’estero

4 Luglio 2019 - Roma - Le iscrizioni in anagrafe dall’estero si sono ridotte da quasi 500 mila del 2008 a 332 mila del 2018 mentre le cancellazioni dall’anagrafe per l’estero sono aumentate in maniera marcata, passando da 80 mila a 157 mila nel decennio. Il saldo migratorio con l’estero si è quindi ridotto a 175 mila unità nel 2018. E’ quanto emerge dal Bilancio Demografico Nazionale dell’Istat. Secondo i dati dell’Istituto di Statistica nel 2018 gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono diminuiti del 3,2% rispetto al 2017. Sono soprattutto cittadini stranieri (85,9%) anche se gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono in crescita rispetto al 2017 (+10,5%). Sono soprattutto gli uomini a scegliere di trasferirsi in Italia (55,7%), contrariamente a quanto avvenuto in tutto il decennio precedente, quando nei flussi di iscrizioni dall’estero erano le donne a prevalere. Le persone che nel 2018 hanno lasciato il nostro Paese sono quasi 157 mila, con un aumento di 2 mila unità rispetto al 2017.

Migrantes: continua il corso di pastorale migratoria

4 Luglio 2019 - Roma – Continua – fino a domani 5 luglio, il Corso di Formazione "Linee di pastorale migratoria" promosso dalla Fondazione Migrantes e destinato principalmente ai Direttori Migrantes regionali e diocesani , ai collaboratori degli uffici diocesani; ai Cappellani etnici che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero oltre ai religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni. Dopo la giornata di ieri dedicata ai gruppi di studio per i vari settori della mobilità e, nel pomeriggio, lo spazio, presso la Chiesa del Caravita, ad alcune testiminianze oggi si parlerà de “La condizione dei migranti e l’impegno per la giustizia”. A relazionare sarà Marco Omizzolo. Spazio, sempre in mattinata, al “Il diritto di asilo in Europa e in Italia” affidato a Cristina Molfetta. Nel pomeriggio due relazioni dedicate al Rapporto Italiani nel Mondo e al Rapporto Immigrazione. A relazionare saranno Delfina Licata e Simone Varisco. I lavori della giornata si concluderanno con una relazione sul tema “Il Dialogo ecumenico e interreligioso nella cura pastorale dei migranti” affidata a don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio di pastorale ecumenica ed interreligiosa della Cei.

Istat: declino demografico rallentato dalla crescita dei cittadini stranieri

4 Luglio 2019 - Roma - Dal 2015 la popolazione residente è in diminuzione, configurando per la prima volta negli ultimi 90 anni una fase di declino demografico. Al 31 dicembre 2018 la popolazione ammonta a 60.359.546 i residenti, oltre 124 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,2%) e oltre 400 mila in meno rispetto a quattro anni prima. E’ quanto si legge nella nota del Bilancio demografico dell’Istat diffuso ieri. Per l’Istituto di Statistica Italiano il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila unità, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto alla stessa data del 2014 la perdita di cittadini italiani (residenti in Italia) è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila). Si consideri, inoltre, che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638 mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300 mila unità. Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri ha permesso di contenere la perdita complessiva di residenti. Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017 sono aumentati di 111 mila (+2,2%) arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente. Nel Nord-ovest un terzo dei residenti stranieri Nel 2018 la distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica resta stabile rispetto agli anni precedenti. Le aree più popolose del Paese sono, come è noto, il Nord-ovest (vi risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,1%), seguite dal Nord-est (19,3%), dal Centro (19,9%) e infine dalle Isole (11,0%). Solo nel Nord-est si registra un lieve aumento di popolazione (+0,10% rispetto al 2017), mentre in tutte le altre ripartizioni risulta in calo; i maggiori decrementi, al di sopra della variazione media nazionale (-0,21%), si rilevano nelle Isole (-0,53%) e al Sud (-0,46%). La popolazione straniera risiede prevalentemente nel Nord e nel Centro, dove si registra un’incidenza sul totale dei residenti superiore al 10%. Nel Mezzogiorno la presenza straniera resta più contenuta sebbene sia in crescita: 4,6 residenti stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,9 nelle Isole. Il primato di presenze, in termini assoluti, va alle regioni del Nord-ovest con 1.764.305 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,6%) del totale degli stranieri. Circa un cittadino straniero su quattro risiede nelle regioni del Nord-est (23,9%), così come nelle regioni del Centro (25,4%). Più contenuta è la presenza di cittadini stranieri nel Sud (12,2%) e nelle Isole (4,9%).

Scalabriniani: “la Libia non è un porto e un posto sicuro, per nessuno”

3 Luglio 2019 - Roma - L’evento di questa notte a Tajoura, con la morte di 40 migranti “conferma che la Libia non è un porto e un posto sicuro, per nessuno”. Lo affermano oggi i missionari Scalabriniani, operanti in Europa ed Africa che ribadiscono che a fronte della situazione critica delle migliaia di migranti presenti nei centri detentivi in Libia servono urgenti corridoi umanitari”. Secondo gli scalabriniani “la condanna del ministro degli esteri italiano Moavero, che ha affermato ‘bisogna garantire la sicurezza dei migranti’, arriva tardi e in tutti i sensi. Essa suona per lo meno incoerente dopo gli ultimi ed ennesimi avvenimenti occorsi attorno alle coste di Lampedusa che hanno mostrato un’azione miope e in violazione del diritto internazionale da parte del governo italiano”.

Centro Astalli: dolore per il bombardamento che ha colpito un centro migranti in Libia

3 Luglio 2019 - Roma - Con “profondo dolore” il Centro Astalli apprende del bombardamento che ha colpito durante la notte il centro di detenzione per migranti di Tajoura, sobborgo nella zona est di Tripoli. 40 persone sono morte e 80 risultano ferite, ma il bilancio delle vittime è destinato a salire. Si tratta per lo più di migranti subsahariani. “Orrore si aggiunge alla tragedia quotidiana che le persone, già provate dalla fuga dai loro paesi di origine a causa di guerre, persecuzioni, violenza generalizzata, sono costrette a vivere nei centri di detenzione dove vengono sottoposte a torture di ogni genere”, si legge in una nota del Centro dei gesuiti che evidenzia come la Libia “non è un paese sicuro, è un paese dove da tempo si combatte una guerra civile, dove manca stabilità politica e militare e dove vengono perpetrate sistematiche violazioni dei diritti umani soprattutto a danno dei migranti”. “Volevamo la prova che la Libia non fosse un porto sicuro ora l’abbiamo, una prova pagata a prezzo di decine di vite umane in un centro di detenzione che non doveva essere lì, nel quale non dovevano esserci migranti, ma anche questa tragedia non servirà a smuoverci dalla nostra colpevole indifferenza!”, dichiara padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli: “a fianco alle vittime del conflitto che si sta consumando in Libia dobbiamo contare anche queste. Concediamoci un tempo per piangerle, forse siamo ancora in tempo per tornare indietro dalle nostre ottuse ed egoistiche logiche da fortezza Europa”.

All’origine del nome

3 Luglio 2019 - Roma - Nel commentare il tema della 40ª edizione del Meeting di Rimini (“Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”), Mons. Matteo Zuppi sottolinea la necessità di ricucire, a partire da una purificazione delle parole. Tra le ferite che lacerano il tessuto delle nostre comunità c’è, infatti, quella inferta da un linguaggio inaccettabile che, nella ricerca esasperata della contrapposizione, assume l’invettiva e l’insulto. Tale risultato non è il frutto velenoso della comunicazione digitale, quanto di un’involuzione culturale che nella tecnologia, semmai, trova enormi possibilità di sviluppo e propagazione. “Viviamo una stagione di profondo narcisismo, l’idolatria del proprio ego – aggiunge l’Arcivescovo di Bologna –: eppure, più siamo individualisti, più restiamo anonimi. L’esperienza, ciò che siamo, il nostro stesso nome nascono da uno sguardo, da un volto, da un incontro…”. (Don Ivan Maffeis)

Vescovi Irlanda preoccupati per razzismo e xenofobia

3 Luglio 2019 - Roma - Profonda preoccupazione è stata espressa dai vescovi irlandesi per l’ondata di intolleranza e xenofobia che si sta registrando nel Paese, attraverso anche l’uso dei social media come Facebook, Instagram e Twitter. In una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi, in occasione dell’assemblea plenaria svoltasi a Maynooth, i presuli hanno ribadito la posizione della Chiesa cattolica e dell’episcopato. «Vogliamo esprimere la nostra preoccupazione per l’aumento del numero di episodi di razzismo, xenofobia e intolleranza religiosa in Irlanda - hanno scritto - a volte perpetrati anche da chi si considera un buon cristiano, compiuti anonimamente o attraverso i social, con attacchi verbali aperti o violenze fisiche». La Conferenza episcopale teme che questo fenomeno dilaghi anche in Irlanda. «Facciamo appello a ritrovare il rispetto per ogni persona umana, senza eccezioni, e a eliminare ogni linguaggio offensivo». Al riguardo, l’episcopato ha indicato come via per arginare questo problema quella di «costruire relazioni a livello locale in modo che tutti possano sentirsi benvenuti», e ha chiesto la collaborazione di «genitori, insegnanti, ragazzi, responsabili giovanili, sacerdoti e religiosi, giornalisti, politici, datori di lavoro e allenatori sportivi». Secondo i vescovi, occorre dare una risposta cristiana all’intolleranza religiosa, al razzismo e al bigottismo. «L’Irlanda - hanno ricordato i presuli - ha una lunga tradizione di emigrazione. Per generazioni, donne e uomini hanno lasciato le nostre terre in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Molti hanno dato un enorme contributo ai loro Paesi di accoglienza, mentre altri sono tornati a casa per arricchire la nostra società e la nostra economia con la loro esperienza. Oggi, a differenza del passato - hanno proseguito i vescovi - i migranti di altri Paesi vivono e lavorano fianco a fianco con gli irlandesi. Questi sono i nostri vicini e fanno parte della nostra comunità, i loro figli frequentano le nostre scuole e sviluppano amicizie e giocano insieme. I migranti hanno la loro cultura, una lingua e un’appartenenza religiosa, portano molti doni e li offrono ad una società dove, in un certo senso, ci sono meno diritti rispetto ai loro Paesi d’origine. Alcuni di loro sono venuti in Irlanda perché sono fuggiti da situazioni molto pericolose, inclusa la persecuzione religiosa». Quindi, hanno ricordato i presuli, «queste persone oltre al trauma di perdere le loro case, il lavoro e spesso le famiglie, adesso affrontano la sfida di essere estranei qui, di ricominciare da capo una nuova vita senza una rete di amicizie, dove la lingua, il sistema educativo, i costumi e la cultura sono molto diversi». Per queste molteplici ragioni, l’episcopato irlandese ha espresso preoccupazione per il crescente numero di episodi di razzismo «a volte compiuti da coloro che si considerano fedeli cristiani. La dignità umana non dipende dal colore della pelle di una persona, dalla sua nazionalità, dall’accento o dalla sua affiliazione religiosa. Ogni persona è creata a immagine di Dio e chiamata in una relazione con lui». Di qui, l’appello dei presuli affinché vi sia nel Paese «un nuovo rispetto per ogni essere umano, senza eccezioni, e la completa eliminazione dell’uso del linguaggio offensivo. Per prevenire il fanatismo, l’intolleranza religiosa e il razzismo, incoraggiamo la costruzione di relazioni a livello locale in modo che tutti possano sentirsi benvenuti ovunque ci riuniamo. Come cristiani - hanno concluso i vescovi - siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù come ricordato nella parabola del buon samaritano». (Francesco Ricupero - Osservatore Romano)

Papa Francesco: “non escludere nessuno”

3 Luglio 2019 - Città del Vaticano - “Si tratta di non escludere nessuno”: è il sotto tema scelto per il mese di luglio dalla sezione Migranti e rifugiati del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, in preparazione alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato in programma il 29 settembre, sul tema “Non si tratta solo di migranti”. Ogni mese la campagna comunicativa della Sezione migranti e rifugiati offre riflessioni, approfondimenti e risorse per la promozione delle attività pastorali sui temi della Giornata, affrontando vari sotto temi con testi e immagini differenti. I primi tre sono stati: “Si tratta anche delle nostre paure”; “Si tratta della carità” e “Si tratta della nostra umanità”. Affidata a un videomessaggio la riflessione di Papa Francesco in preparazione all’appuntamento di settembre. “Il vero sviluppo – riflette il pontefice – è inclusivo e fecondo, proiettato verso il futuro» mentre oggi il mondo «è ogni giorno più elitista e ogni giorno è più crudele con gli esclusi». Purtroppo, sottolinea Francesco, «i Paesi in via di sviluppo continuano ad esaurire le loro migliori risorse naturali e umane a vantaggio di alcuni pochi mercati privilegiati”. Inoltre, mentre “le guerre colpiscono solo alcune regioni del mondo, la costruzione e la vendita delle armi avviene in altre regioni, che poi non vogliono prendersi cura dei rifugiati, non vogliono, non accettano questi rifugiati che tali conflitti generano”. Insomma, «molte volte si parla di pace, però si vendono armi», è il monito di Bergoglio. “Possiamo parlare di ipocrisia in questa lingua? Coloro che soffrono le conseguenze sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e ai quali si lasciano solo le briciole del banchetto”. Ma «lo sviluppo esclusivista – è la tesi del Papa – rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri»; quello autentico, al contrario, ha lo scopo di promuovere la “crescita integrale» degli uomini e delle donne del mondo, «preoccupandosi delle generazioni future”.