Primo Piano

MCI: il 25 gennaio convegno catechistico

9 Dicembre 2019 - Colonia -  La Missione Cattolica Italiana di Colonia organizza nella propria sede, sabato 25 gennaio 2020, dalle 10.00 alle 17.00, un Convegno di formazione per tutti gli operatori della catechesi. Questo il tema dell’incontro: “Catechista, testimone e guida nella vita di fede dei bambini e degli adolescenti”. La prima conferenza è dedicata alla “relazione interpersonale e didattica tra catechista e catechizzando”. Segue il lavoro di gruppo su come “progettare una lezione di catechesi (su una delle 8 beatitudini) tenendo conto degli elementi presentati nella conferenza”. Dopo il pranzo, alle 14.00 riprendono i lavori con una seconda conferenza, centrata sulla “analisi dell’agire umano e catechistico in vista della costruzione dei metodi per la catechesi”. Il successivo lavoro di gruppo prevede di “analizzare la lezione (progettata prima) dal punto di vista metodologico in vista di potenziare gli elementi motivazionali e volitivi degli allievi”.  

Migrantes Padova: al Tempio della pace per cantare il Natale

9 Dicembre 2019 - Padova - La popolazione immigrata residente ormai da tempo nel territorio della diocesi di Padova è circa di 100 mila persone. Una cifra importante che richiama il valore della realtà Migrantes, l’ufficio diocesano della pastorale dei migranti che si occupa di seguire pastoralmente – nell’annuncio, le celebrazioni, la vita comunitaria – le persone in mobilità appunto (emigrati, immigrati, rifugiati, persone dello spettacolo e altre). Tra gli appuntamenti di rilievo promossi dall’ufficio di Padova c’è “Note di Natale da tutto il mondo”, giunto alla sua nona edizione, in programma domenica 15 dicembre alle 15 al Tempio della pace di Padova. Quest’anno l’evento vede per la prima volta la collaborazione dell’associazione Tangram che a Padova sostiene una serie di attività culturali. «“Note di Natale da tutto il mondo” – afferma don Elia Ferro, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano -  è stata voluta come occasione per cantare e pregare il grande avvenimento del Natale con le comunità cristiane di migranti, cattoliche e non. Esse sono inserite nel tessuto sociale cittadino e con questa e altri appuntamenti si vuole offrire l’opportunità per conoscersi ulteriormente tra loro e per un incontro significativo con la cittadinanza padovana. Inoltre anche quest’occasione ci mostra come gli immigrati non solo ricevono da chi li accoglie, ma sanno anche dare esprimendo la loro fede, la loro testimonianza». Sono state invitate a partecipare rappresentanze di tante comunità cattoliche presenti sul territorio tra cui quelle romena, filippina, africane (francofona ed anglofona), srilankese, ucraina, cinese e altre. Inoltre saranno presenti anche altre confessioni cristiane come l’ortodossa (romena e moldava) e l’anglicana di origine nigeriana. Naturalmente sarà presente la comunità italiana legata al tempio della Pace. Ogni gruppo presenterà due canti natalizi nella propria lingua. (Paolo Gallerani – La Difesa del Popolo)

Mons. Del Pini: “nella Chiesa non ci sono stranieri»

9 Dicembre 2019 - Milano - «Siamo un’unica Chiesa, da qualsiasi luogo veniate, abbiamo bisogno di voi per costruire il futuro». Un abbraccio, pieno di sorrisi e di calda accoglienza, quello che si è realizzato poco prima dell’inizio della celebrazione dei Vespri, nella Basilica di Sant’Ambrogio, nell’incontro tra l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e oltre un centinaio di fedeli di 19 Cappellanie straniere, giunte nella Sala San Satiro con i loro Cappellani, religiosi e religiose. Tutti riuniti in un affresco di lingue, colori e costumi tradizionali. «Sentitevi tutti a casa vostra», è il saluto di monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica, seguito da quello di don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano. Poi l’arcivescovo – accompagnato dal Vicario episcopale di settore, don Mario Antonelli – prende la parola. Di fronte a lui ci sono filippini, latino-americani, cinesi, srilankesi, polacchi, coreani, etiopi, ucraini e tedeschi, per citare solo alcune delle comunità presenti. «La nostra Chiesa, che è antica di queste terre, chiede a voi e alle Comunità di avere il vostro ambito e le vostre tradizioni da tramandare alle giovani generazioni, ma ciò che il Sinodo “Chiesa dalle genti” chiede è che contribuiate a costruire la Chiesa di domani – sottolinea -. Molti di voi sono di passaggio, ma altri sono qui per rimanere per un lungo periodo, cercando una casa, un lavoro, il ricongiungimento familiare e, dunque, per essere parte viva della Chiesa. Abbiamo preso il largo, però molti mari sono ancora da solcare». Dopo questa prima richiesta, una seconda giunge da parte dell’Arcivescovo: «Date il vostro contributo per dire come sarà la Chiesa nel prossimo futuro, quando i vostri figli riceveranno i Sacramenti in queste chiese, i vostri giovani frequenteranno le scuole e l’Università nei paesi e città della nostra Diocesi. Come pregheremo insieme? Come assisteremo gli anziani e affronteremo i temi dell’evangelizzazione nei prossimi anni? A questo dobbiamo rispondere e occorre farlo insieme. Nella Chiesa non ci sono stranieri – è solo un pregiudizio mentale quello che fa distinzioni -, perché davanti a Dio siamo tutti figli e fratelli. Siamo qui per celebrare Sant’Ambrogio, patrono della città e della Diocesi, che sempre è stato sentito come il Santo di tutti, in Oriente e in Occidente». Cita, il Vescovo, i tanti cristiani che vengono anche da lontano, soprattutto «dall’Oriente europeo attratti dalle reliquie di sant’Ambrogio. Il Patrono che vuole che tutti noi si sia dentro l’unica Chiesa. Al suo Ministero straordinario, a lui con l’impronta determinante che ha lasciato nella Chiesa e nella società del suo tempo e che continua ancora oggi, ci affidiamo perché il cammino che ci aspetta è impegnativo e affascinante, pieno di dubbi che chiedono di confrontarci per non percorrere strade senza uscita o incorrere in pericoli per la nostra fede o la nostra convivenza fraterna. Costruiamo la Chiesa dalle genti, affidiamoci all’intercessione del Santo Patrono». Di un clima di «familiarità», parla anche don Vitali: «A 25 anni dal Sinodo 47esimo, si è finalmente formata la Consulta per i Migranti (con un sacerdote in ogni Zona pastorale già incaricato di formare un gruppo di laici), per capire gli elementi caratteristici della fede delle Cappellanie e anche quanti sono i fedeli migranti». Il richiamo è anche per ciò che don Vitali definisce «il turnover che vi è tra di noi, tanto che molti, per la prima volta, partecipano a questo incontro perché sono arrivati da pochi mesi». Infine – prima dello scambio dei doni e degli immancabili selfies e fotografie -, anche la consegna all’Arcivescovo e ai Cappellani di due docufilm dedicati rispettivamente alle figure di Ambrogio e del cardinale Alfredo Ilefonso Schuster. I cortometraggi – i primi realizzati dall’Associazione “Cinema cristiano” in un più ampio progetto accompagnato dalla Diocesi – hanno l’obiettivo di far conoscere, con un linguaggio semplice e un mezzo facilmente utilizzabile anche dai giovani, la storia della Chiesa di Milano, secondo la logica del Sinodo minore “Chiesa dalle genti”. (Annamaria Braccini – Chiesa di Milano)    

Migrantes Albano: la festa della Madonna di Guadalupe unisce i popoli nella preghiera

9 Dicembre 2019 - Albano - Giovedì prossimo, la festa della Madonna di Guadalupe, patrona del Messico e Imperatrice dell’America, sarà celebrata ad Aprilia, nella parrocchia La Resurrezione, nel quartiere Montarelli. Alle 18, ci sarà la Messa in chiesa, seguita un momento di festa e convivialità nei locali della parrocchia. L’invito a partecipare è rivolto a tutti i fedeli, in particolare ai popoli latinoamericani. L’iniziativa è a cura dell’Ufficio Migrantes  della diocesi di Albano, guidata da don Fernando Lopez, e della Caritas diocesana.

Milano:l’arcivescovo incontro le comunità etniche prima della festa di Sant’Ambrogio

6 Dicembre 2019 - Milano - Questa sera, prima del discorso alla città in occasione della festa di Sant'Ambrigio, l'arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, alle 17, incontrerà privatamente i rappresentanti delle comunità cattoliche di lingua estera, accompagnati dai rispettivi cappellani. Durante l’incontro, all’arcivescovo e ai cappellani con le Cappellanie, verranno consegnati due docufilm, dedicati rispettivamente alle figure di Ambrogio e del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster. I cortometraggi – i primi realizzati dall’Associazione “Cinema cristiano” in un più ampio progetto accompagnato dalla Diocesi -, hanno l’obiettivo di far conoscere, con un linguaggio semplice e un mezzo facilmente utilizzabile anche dai giovani, la storia della Chiesa di Milano, secondo la logica del Sinodo minore “Chiesa dalle genti”, voluta dallo stesso presule lo scorso anno.

Migrantes Concordia-Pordenone: domenica Natale nel Mondo

6 Dicembre 2019 - Pordenone – Un concerto “Natale nel mondo” si terrà domenica 8 dicembre, nella chiesa di Praturlone su iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Concordia-Pordenone: è un’occasione d’incontro e di condivisione tra le diverse comunità cattoliche presenti sul territorio, che propongono i loro canti tradizionali di Natale. Parteciperanno le comunità filippina, ghanese, italiana, nigeriana, rumena e ucraina: è un appuntamento che le diverse comunità condividono da sette anni per prepararsi insieme alla celebrazione del Natale.

Roma: Al Caravita una mostra sul “viaggio per la salvezza”

6 Dicembre 2019 - Roma - Da oggi al 10 gennaio mostra sul tema “Spes contra spem. Il viaggio per la salvezza" presso la Chiesa del Caravita a Roma. Una mostra realizzata dagli studenti di Indirizzo pittorico delle due sedi del Liceo Artistico Statale Ripetta di Roma e maturata dopo l'esperienza al Centro accoglienza donne rifugiate e richiedenti asilo "Santa Bakhita" gestito dalla Caritas diocesana. Con l’aiuto delle operatrici, che danno loro supporto sociale, psicologico e sanitario, le donne ospitate nel Centro fanno i conti con ricordi di guerra, torture, schiavitù, matrimoni forzati, carestia, disastri ambientali, persecuzioni, e lottano per ricostruirsi. Devono affrontare un viaggio verso la salvezza – quello dell’identità, dell’integrazione e dell’autonomia personale – e devono rielaborare la memoria e i legami con ciò che hanno lasciato. Un cammino periglioso e oscuro, costellato di incognite, che però resta tenacemente orientato verso la speranza di una vita nuova, spiega una nota. La mostra vuole documentare in immagini il fenomeno migratorio, ma al contempo rappresentarne gli effetti "collaterali": l’esperienza della fuga e dello sradicamento, del rifiuto e dell’accoglienza, dell’ostilità e della solidarietà, dell’indifferenza e della partecipazione empatica. Oltre ai quadri saranno esposte anche le locandine preparate dagli studenti di grafica, ciascuna ottenuta rielaborando in chiave originale e comunicativa i diversi dipinti.  

ISTAT: attori istituzionali e dati sulla presenza degli stranieri in Italia

6 Dicembre 2019 - Roma - Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe e rappresentano l’8,7% del totale della popolazione residente. Nel 2018 sono diminuiti gli ingressi di cittadini non comunitari rispetto all’anno precedente: -7,9%. A diminuire sono stati soprattutto i permessi per richiesta di asilo: -41,9%. Al 1° gennaio 2018 risiedono nel nostro Paese oltre un milione 340 mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi circa un milione e 97 mila (81,6%) erano precedentemente stranieri non comunitari. La propensione agli spostamenti interni degli stranieri è più del doppio di quella dei cittadini italiani. Di dati, fonti e temi dell’immigrazione si parlerà martedì 10 dicembre, alle 9.30, nell’ambito del convegno scientifico “L’immigrazione in Italia: i dati e gli attori istituzionali”, presso l’Aula Magna dell’Istat, via Cesare Balbo 14. La complessità del fenomeno migratorio e la sua natura multidimensionale pongono sfide continue a chi, come l’Istat, è impegnato da oltre 30 anni nella misurazione della presenza immigrata nel nostro Paese, in stretta collaborazione con i Ministeri e le altre amministrazioni competenti. In una fase come quella attuale, caratterizzata sia dal radicamento dei flussi migratori del passato, sia dal fronteggiamento di nuove e diverse tipologie di migrazioni, emerge – si legge in una nota dell’Istat  -  ancora più forte l’esigenza di disporre nel nostro Paese di un sistema informativo sistematico ed integrato in grado di monitorare efficacemente il fenomeno migratorio in tutti i suoi molteplici aspetti economici e sociali. A tal fine l’Istat, il Ministero del Lavoro e l’Università di Tor Vergata, con l’Italian Centre for International Development, organizzano un convegno che riunisce i principali attori istituzionali coinvolti nel monitoraggio della presenza straniera nel nostro Paese, con lo scopo di identificare i gap informativi e stabilire una strategia comune, sfruttando e potenziando ulteriormente la rete istituzionale già esistente. La sessione pomeridiana ha come focus la presentazione dei principali risultati dell'Accordo tra Istat e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I lavori realizzati nel corso dei due anni di durata dell'Accordo sono introdotti da una relazione che contestualizza la situazione italiana nel più ampio quadro europeo. Tra gli interventi: Gian Carlo Blangiardo, Presidente Istat, Tatiana Esposito, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Carla Di Quattro, Ministero dell’Interno, Gianna Barbieri, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Furio Camillo Rosati, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Livia Ortensi, Fondazione ISMU, Annamaria Palmieri, Assessore all’Istruzione e alla Scuola Comune di Napoli, Salvatore Strozza, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Oliviero Forti, Caritas, Delfina Licata della Fondazione Migrantes, Giuseppe Folloni, Università di Trento, Corrado Bonifazi, Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali – CNR, Andrea De Bonis, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR.    

Irlanda: invito dei vescovi ad accogliere nelle parrocchie almeno una famiglia di rifugiati.

6 Dicembre 2019 - Roma - Invito a tutte le parrocchie e comunità cattoliche ad accogliere e assistere i rifugiati “alla luce del messaggio evangelico”. A lanciarlo sono i vescovi irlandesi nel comunicato finale pubblicato al termine dell’assemblea plenaria che, come riferisce il Sir, si è svolta al Saint Patrick’s College di Maynooth. Nel corso della riunione i vescovi hanno anche discusso del modello di “community sponsorship” per l’accoglienza dei rifugiati. Il Programma “pilota” adottato dal governo irlandese è stato al centro dell’incontro che si è tenuto lo scorso 19 novembre tra gli arcivescovi Eamon Martin, Diarmuid Martin, Michael Neary e Kieran O’Reilly con i ministri della giustizia e dell’immigrazione. Da qui l’invito dei vescovi cattolici alle parrocchie ad “essere più attive” nella accoglienza e integrazione dei rifugiati, promuovendo e sostenendo il Programma di sponsorship voluto dal governo che nel comunicato viene definito come “espressione pratica dell’insegnamento sociale cattolico e una risposta alla richiesta di Papa Francesco affinché ogni parrocchia possa ricevere e accogliere una famiglia di rifugiati”. La Commissione Episcopale per la Giustizia e la Pace terrà una sessione informativa rivolta alle parrocchie e alle comunità che desiderano essere coinvolte in questo programma nella primavera del 2020. A Maynooth, i vescovi hanno parlato ed espresso “preoccupazione” per l’uso del linguaggio intollerante nel discorso pubblico e politico, nonché della crescente ostilità nei confronti dei migranti e dei rifugiati che si trasferiscono in Irlanda. Atteggiamento intollerabile se a compierlo sono i cristiani ai quali, hanno detto, “viene chiesto di dare l’esempio e dare il benvenuto allo straniero”.  Il pensiero si rivolge quindi all’Avvento come periodo di preparazione “alla venuta del Cristo-bambino tra noi, egli stesso un migrante, e alla nostra responsabilità di accogliere a braccia aperte coloro che arrivano qui in fuga dalla guerra, dalla persecuzione, dalla fame e da altre forme di miseria. Qualsiasi forma di xenofobia è contraria al cristianesimo”. E concludono: “Il razzismo non sarà sradicato senza cambiare il cuore delle persone e formare nuovi atteggiamenti”.    

OIM: i numeri dell’immigrazione nel mondo

6 Dicembre 2019 - Roma - Le migrazioni nel mondo riguardano solo il 3,5 per cento della popolazione mondiale. Dunque anche se si registra un aumento dello 0,1 per cento di chi emigra, la percentuale di chi lascia il suo paese e la sua terra è infinitamente piccola rispetto al 96,5 per cento delle persone che continuano a vivere nel paese in cui sono nate. Stimati nel 2019 in 270 milioni di persone, i migranti rappresentano dunque una piccolissima parte di chi popola il mondo. Lo rileva l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) che evidenzia come la principale destinazione scelta dai migranti continui a essere l’America e in particolare gli Stati Uniti che accolgono più di 51 milioni di persone. Secondo il rapporto, oltre la metà dei migranti internazionali (141 milioni) vivono oggi in Europa e America del Nord. Il 52 per cento di tutti i migranti nel mondo sono uomini e oltre i due terzi hanno lasciato il loro Paese per cercare lavoro. Un altro dato significativo del rapporto, e che ci fa capire come la temuta invasione dall’Africa sia una fake news, è quello che attesta come la maggior parte dei migranti provengano dall’India, Messico e Cina. I migranti africani, secondo quanto riferisce l’OIM, tendono infatti a rimanere nei paesi limitrofi senza lasciare il continente. Sono, dunque, oltre 17,5 milioni gli indiani che vivono all’estero seguiti da 11,8 milioni di messicani e 10,7 milioni di cinesi. L’OIM stima inoltre che il numero di lavoratori migranti è leggermente diminuito nei paesi ad alto reddito, da 112,3 milioni a 111,2 milioni, mentre i paesi a reddito medio-alto hanno registrato l’aumento maggiore, da 17,5 milioni a 30,5 milioni di migranti internazionali. Allo stesso tempo, anche le rimesse internazionali sono aumentate raggiungendo nel 2018 i 689 miliardi di dollari, con India (78,6 miliardi di dollari), Cina (67,4 miliardi di dollari), Messico (35,7 miliardi di dollari) e le Filippine (34 miliardi di dollari). Dunque sebbene la maggior parte dei migranti si sia recata negli Stati Uniti, la relazione dell’OIM ha confermato altri importanti corridoi di migrazione che vanno dai paesi più poveri a quelli più ricchi, come quelli verso Francia, Russia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. In Medio oriente, i dati mostrano che i paesi del Golfo hanno il maggior numero di lavoratori migranti temporanei al mondo, compresi gli Emirati Arabi Uniti, dove rappresentano quasi il 90 per cento della popolazione. Ci sono poi le migrazioni dovute alle guerre, che riguardano in particolare la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar, il Sud Sudan, la Siria e lo Yemen hanno portato negli ultimi due anni a massicci sfollamenti interni, l’Osservatorio dell’OIM riferisce che 41,3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case nel 2018, una cifra considerata da record. È la Siria che ha raggiunto la popolazione più numerosa di sfollati interni, con 6,1 milioni di persone, seguita dalla Colombia (5,8 milioni) e dalla Repubblica Democratica del Congo (3,1 milioni). Dopo quasi nove anni di conflitto, la Siria è anche il paese d’origine del maggior numero di rifugiati, con più di sei milioni di persone, seguito dall’Afghanistan (circa 2,5 milioni), su un totale di quasi 26 milioni. Infine, l’OIM ricorda le migrazioni causate da catastrofi climatiche e meteorologiche. Ad esempio, il tifone Mangkhut nelle Filippine ha contribuito allo sfollamento di 3,8 milioni di persone alla fine del 2018, il numero più alto a livello mondiale. (di Anna Lisa Antonucci – Osservatore Romano)    

Tragico naufragio di migranti al largo della Mauritania

6 Dicembre 2019 - Nouakchott - Un altro drammatico naufragio di migranti. Questa volta la tragedia si è consumata nell’Oceano Atlantico, dove almeno 58 migranti hanno perso la vita mercoledì quando l’imbarcazione sul quale si trovavano si è capovolta al largo delle coste della Mauritania. Altre 83 persone sono riuscite a mettersi in salvo nuotando fino a riva. Lo ha reso noto l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), impegnata al momento a collaborare con le autorità mauritane e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel portare i primi soccorsi e assistenza medica ai migranti sopravvissuti. Il numero delle vittime resta uno tra i più alti registrati quest’anno. Secondo fonti locali, le speranze di trovare altre persone in vita sono pressoché nulle. Continuano invece le operazioni di ricerca dei corpi che il mare ha cominciato drammaticamente a restituire, mentre rimane ancora incerto il numero dei feriti, trasferiti nell’ospedale di Nouadhibou. In base a una prima ricostruzione, a bordo del barcone, partito dal Gambia il 27 novembre scorso, c’erano oltre 140 persone, tra cui donne e bambini. Arrivati però a poche miglia da Nouadhibou — a 470 chilometri a nord della capitale mauritana — il barcone, a corto di carburante, si è ribaltato, affondando. La destinazione dei migranti erano le isole spagnole delle Canarie. «Le autorità della Mauritania stanno coordinando in modo molto efficiente i soccorsi con le agenzie presenti attualmente a Nouadhibou», ha detto Laura Lungarotti, responsabile dell’OIM, poco dopo il naufragio. «La nostra comune priorità è prenderci cura di tutti coloro che sono sopravvissuti — ha aggiunto Lungarotti — e offrire loro il sostegno di cui hanno bisogno». Per il momento le autorità del Gambia non hanno commentato la tragedia. Il portavoce dell’OIM, Leonard Doyle, ha dichiarato ad Al Jazeera che l’imbarcazione che trasportava i migranti non era adatta a quel tipo di navigazione ed era sovraffollata. «Questa tragedia ci dice molto della indifferenza dei trafficanti» ha aggiunto Doyle. «Questo è il vero problema — ha sottolineato — lo sfruttamento delle persone alla ricerca di una vita migliore», spiegando che quello di ieri «è uno degli incidenti più mortiferi accaduti quest’anno di migranti che cercano di attraversare l’Oceano Atlantico o il Mar Mediterraneo verso l’Europa». (O.R.)    

Papa Francesco: fondiamo la nostra vita sul Signore e non sulle apparenze

5 Dicembre 2019 - Città del Vaticano – “L'elogio della solidità” è al cuore della Liturgia di oggi, col Vangelo di Matteo ( Mt7,21.24-27) in cui Gesù mette a confronto l'uomo saggio e l'uomo stolto: l'uno, pone il Signore a fondamento della sua vita, costruendo la propria casa sulla roccia, l'altro non ascolta la Parola di Dio e vive di apparenze, costruendo così la propria casa su un fondamento debole, come può essere la sabbia. Da qui si sviluppa l'omelia che il Papa pronuncia nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, in un dialogo continuo con i fedeli ai quali chiede di riflettere proprio su “saggezza e debolezza”, ovvero su quale sia il fondamento delle nostre speranze, delle nostre sicurezze e della nostra vita, e chiedendo la grazia di saper discernere dove sia la roccia e dove la sabbia: “La roccia. Così è il Signore. Chi si affida al Signore sarà sempre sicuro, perché le sue fondamenta sono sulla roccia. È quello che dice Gesù nel Vangelo. Parla di un uomo saggio che ha costruito la sua casa su una roccia, cioè sulla fiducia nel Signore, sulle cose serie. E anche questa fiducia è un materiale nobile, perché il fondamento di questa costruzione della nostra vita è sicuro, è forte”. Il saggio è dunque chi edifica sulla roccia, al contrario lo stolto - prosegue papa Francesco - è quello che sceglie la “sabbia che si muove” e che viene spazzata via da venti e pioggia. E' così  - fa notare - anche nella vita quotidiana, nei palazzi che si costruiscono senza buone fondamenta e quindi crollano, e nella nostra esistenza personale: “E anche la vita nostra può essere così, quando le mie fondamenta non sono forti. Viene la tempesta – e tutti noi abbiamo tempeste nella vita, tutti, dal Papa all’ultimo, tutti – e non siamo capaci di resistere. E tanti dicono: ‘No, io cambierò vita’ e pensano che cambiare vita sia truccarsi. Cambiare vita è andare a cambiare i fondamenti della vita, cioè mettere la roccia che è Gesù. ‘Io vorrei ripristinare questa costruzione, questo palazzo, perché è molto brutto, molto brutto e io vorrei abbellirlo un po’ e anche assicurare le fondamenta’. Ma se rifaccio il trucco e faccio una ‘romanella’, la cosa non va avanti; cadrà. Con le apparenze, la vita cristiana cade”. Solo Gesù è dunque il fondamento sicuro, le apparenze non aiutano, e questo si vede anche in confessionale - è l'esempio che fa il Papa - solo chi lì si riconosce peccatore, debole, desideroso di salvezza, dimostra di avere una vita basata sulla roccia, in quanto crede e conta su Gesù come sua salvezza. Convertirsi quindi a ciò che non crolla e non passa: accadde così a san Francesco Borgia nel 1500, quando questo ex cavaliere di corte, dinanzi al corpo ormai disfatto della imperatrice Isabella, prese coscienza della caducità e della vanità delle cose terrene e scelse il Signore e divenne santo: “Noi non possiamo edificare la nostra vita sulle cose passeggere, sulle apparenze, sul fare finta che tutto va bene. Andiamo alla roccia, dove c’è la nostra salvezza. E lì saremo felici tutti. Tutti”. La preghiera a cui quindi il Papa invita ognuno di noi, in questo giorno di Avvento, è a pensare a quale fondamento diamo alla nostra vita, se la solida roccia o la sabbia vana, chiedendo al Signore la grazia di saper discernere.  

Migrantes Roma: il 19 aprile la Festa dei Popoli con il card. De Donatis

5 Dicembre 2019 - Roma – Si svolgerà il prossimo 19 aprile a  San Giovanni in Laterano la festa dei Popoli.  La S. Messa sarà celebrata alle ore 12,00 nella Basilica e sarà presieduta dal cardinale Vicario del papa per la diocesi di Roma,  Angelo De Donatis. “È la prima volta che il Cardinale presiede la Festa dei Popoli e di questo siamo particolarmente contenti”, dice mons. Pierpaolo  Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi. A seguire, come sempre,  ci sarà il pranzo e lo spettacolo multietnico, aggiunge.

Il presepe: per capire Dio e i “segni dei tempi”

5 Dicembre 2019 - Modena -  Davanti alla parrocchia della Madonna pellegrina, a Modena, in largo Madre Teresa di Calcutta, l’avvento è cominciato con un presepe 'scomodo'. Lo definisce così il parroco Matteo Cavani. Forse non poteva essere altrimenti data la dedicazione alla Vergine e lo stesso indirizzo della chiesa, piazza Madre Teresa di Calcutta, dentro la quale la sera di sabato 30 novembre si è concluso il festival della migrazione organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei con il presidente, il vescovo Guerino Di Tora, e il pastore dell’arcidiocesi modenese Erio Castellucci. La Madonna, che purtroppo qualche politico ha provato e prova a strumentalizzare tirandola per la veste, non è un simbolo politico, ma è anche la prima protettrice dei pellegrini che i cristiani non lasciano fuori, siano essi in viaggio in mare o per terra. La Sacra Famiglia, inoltre, ricorda il parroco modenese nel foglio della comunità è fuggita profuga in Egitto per salvare il Figlio di Dio. Il Vangelo di Matteo, dopo aver dato la buona novella della nascita di Gesù, intreccia altri due racconti singolari: la visita dei Magi – stranieri – dall’oriente e la strage dei bambini innocenti di Betlemme a opera di Erode. Il presepe di Modena diventa 'scomodo' soprattutto per i credenti perché parla di morti innocenti. Non gli unici, certamente, di questo tempo. Ma questi sono morti innocenti che dividono più degli altri anche i cattolici. C’è chi non li riconosce nemmeno, chi non vorrebbe sapere della loro sorte e chi, accecato da una propaganda cattiva e odiosa, arriva a esultare per la loro morte. Dovrebbero vederlo il presepe della Madonna pellegrina. Alle porte della chiesa inizia a scuotere il visitatore con l’esposizione dei pannelli che portano incisi i nomi di alcuni degli almeno 30mila migranti morti nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini cui spesso manca un nome, sono indicati come NN. Una sequenza impressionante come un algoritmo di dolore. C’è un abisso di strazio che ci viene risparmiato dalla non conoscenza degli alfabeti e delle parole con le quali i loro coniugi, le madri, i figli, i congiunti, sui social chiedono disperatamente a chiunque possa averli incontrati una parola che restituisca speranza. Ma il presepe, non solo quello di Modena, ha la forza di tradurre simultaneamente quello che prova una madre che ha perduto il figlio che ha portato in grembo. E il presepe ricorda il diritto di ogni persona ad avere un nome e una storia perché siamo tutti fatti a immagine e somiglianza di Dio. Poi, quando si entra in chiesa, avvolti dal silenzio e nella penombra di un moderno tempio di popolo – cresciuto con il sacrificio della comunità: qui la prima Messa fu celebrata la notte di Natale del 1964 sotto la neve, quando ancora il tetto non era stato costruito e i teli di plastica proteggevano i fedeli – le statuette della Sacra famiglia avvolte in carta dorata richiamano il primo conforto dato ai profughi scampati dall’annegamento. Ricordano che grazie ai giubbotti prima e poi a quelle alle sgargianti e povere difese termiche ha vinto la vita e sono state sconfitte la morte e la disumanità. Il Bambino è nato per sconfiggere il male e la morte. Nella lettera sul presepe il Papa dice che nascendo lì, «Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza». Probabilmente l’errore che commettiamo noi che stiamo all’interno della cosiddetta Fortezza Europa è crederci salvi, sentirci superiori, diversi da chi è stato inghiottito dal mare, o a rischiato di esserlo, nel tentativo di raggiungere la terra promessa. Invece il piccolo presepe della Madonna pellegrina ricorda la fragilità della nostra condizione umana e la fratellanza con chi è stato salvato e con chi non ce l’ha fatta. Abbiamo tutti bisogno di un giubbotto di salvataggio e di qualcosa che ci custodisca quando il freddo è grande come la solitudine. E più che mai in tutte le case e chiese e piazze e le scuole abbiamo bisogno di un presepe che ci aiuti a restare umani. (paolo Lambruschi – Avvenire)  

Lecce: oggi la presentazione del Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes

5 Dicembre 2019 - Lecce - Oggi alle 17.30 presso il Centro interculturale “Migrantes” della diocesi di Lecce sarà presentato il Rapporto immigrazione 2018-2019 realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Alla presentazione, che si soffermerà particolarmente sulla situazione del Salento,  interverranno don Claudio Barboni, responsabile regionale della Fondazione Migrantes, mons. Nicola Macculi, direttore della Caritas diocesana, p. Gianni Capaccioni, direttore ufficio diocesano Migrantes di Lecce, Carlo Salvemini sindaco di Lecce, Silvia Miglietta, assessore alle pari opportunità, Antonio Ciniero, docente dell’Unisalento di sociologia delle migrazioni e Anna Maria Vitale, assistente sociale. Concluderanno gli operatori del Centro interculturale “Migrantes” e alcuni immigrati che porteranno le loro testimonianze.  

Trento: oggi la presentazione di “88 giorni nelle farm australiane”

5 Dicembre 2019 - Trento -  “88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio” è il titolo del volume di Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto, promosso dalla Fondazione Migrantes, che sarà presentato oggi a Trento. I lavori inizieranno alle ore 17 presso la Facoltà di Sociologia (aula 12) dell’Università di Trento, con i saluti introduttivi di Maurizio Tomasi e Ilaria Turco dell’Associazione “Trentini nel Mondo”, seguiti dai saluti di don Cristiano Bettega, Direttore di Migrantes Trento.  L’autore Giuseppe Casarotto presenterà i risultati della ricerca, commentati dal professor Mario Diani, Direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento. Il volume è il risultato di un percorso di ricerca che ha visto gli autori – Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto – dialogare, negli ultimi 5 anni, con centinaia di giovani italiani che hanno concluso l’esperienza di vita e di lavoro nelle lontane campagne australiane. Il volume raccoglie più di 80 testimonianze, scritte in prima persona da chi ha affrontato l’esperienza delle farm, ed è corredato dalle fotografie che i giovani hanno scattato durante la loro avventura. Gli scatti ci mostrano le tappe del viaggio che il giovane deve affrontare per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro, tuttavia i testi ci parlano anche di un viaggio interiore, di crescita e di maturazione. Dopo le farm i ragazzi si riscoprono più adulti, più liberi dalle paure, dai blocchi psicologici, più consapevoli delle proprie possibilità e meno spaventati dai propri limiti. Attraverso l’analisi delle testimonianze il volume ci svela perché gli 88 giorni nelle farm australiane possono essere considerati un “moderno rito di passaggio”. Saranno presenti e interverranno genitori e vari giovani protagonisti.  

Mons. Russo: il tempo, dono di libertà e di grazia

4 Dicembre 2019 -

Roma - “La sapienza della Chiesa ha predisposto i giorni dell’Avvento come singolare tempo di grazia scandito da figure profetiche, da gesti e parole, che ci consentono di entrare, a poco a poco, nel mistero della salvezza. Un succedersi di giorni che – con un crescendo di intensità – ci predispongono ad accogliere il Dono, a noi fatto nel tempo, della nascita del Figlio di Dio fatto uomo”. Così scrive mons. Stefano Russo, Segretario Generale della Cei, nel sussidio di Avvento scaricabile sul sito dell’Ufficio Liturgico Nazionale della Cei.

“A noi che spesso soffriamo l’inquietudine del tempo o viviamo i nostri giorni assillati dalla mancanza di tempo – scrive il presule - è donata la grazia di interrompere i nostri ritmi frenetici e di sostare, di ascoltare e di invocare, di accogliere e ringraziare. Il dono del Verbo, che nella pienezza del tempo si fa carne nel grembo della Vergine Maria (cf. Gal 4,4), crea nel tempo lo spazio per la libertà dell’uomo. È questa la lieta notizia dell’Avvento e del Natale”.

Il segretario generale della Cei auspica che il sussidio “possa configurarsi come strumento umile ma prezioso a sostegno delle celebrazioni che scandiscono il cammino di fede delle nostre comunità cristiane, perché il tempo possa essere gustato come dono di libertà e di grazia”. (R.Iaria)

Modena: i numeri di un Festival aperto alla città

4 Dicembre 2019 - Modena - La quarta edizione del Festival della Migrazione (28-30 novembre) ha chiuso i battenti (anche se il cosiddetto post festival è ancora in svolgimento fino a metà dicembre), con numeri lusinghieri di presenze e con una partecipazione qualificata di ospiti. L’evento più partecipato è stata la serata con il film e l’incontro con Tahar Ben Jelloun (circa 400 presenze), seguito a ruota dal pranzo dei popoli e dalla tombola delle migrazioni che hanno raccolto circa 350 persone. I convegni e i seminari dei primi due giorni hanno raccolto, in totale, circa 600 presenti, mentre l’ultima serata, sulla Chiesa, ha visto la presenza di circa 200 persone. Da segnalare, tra l’altro, la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo e i diversi incontri con gli studenti. A quello del Muratori, il mercoledì in anteprima, hanno partecipato circa 200 ragazzi del Muratori San Carlo, mentre il sabato erano poco meno di un centinaio gli studenti della Città dei Ragazzi e di altri istituti. Anche le mostre e  laboratori hanno riscosso un successo significativo: quella fotografica ‘L’inferno di Moria’ ha registrato un migliaio di passaggi, mentre il laboratorio ‘Alle radici’ ha registrato l’interesse delle scuole superiori di Modena (ben 9 gli istituti coinvolti) con una cinquantina di classi a cui vanno aggiunti i visitatori, per gran parte gruppi parrocchiali e associativi, che hanno visitato il laboratorio nelle serate e nei fine settimana. In totale sono stati circa 2mila gli ingressi. In totale nella settimana del Festival, sono dunque circa 5mila le persone che hanno partecipato alle attività proposte. (P.S.)  

Minori

4 Dicembre 2019 - Roma - Il presepe è un invito a ‘sentire’, a ‘toccare’ la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione”. E così, “implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione” e “un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi”. Lo ha ricordato Papa Francesco nella lettera apostolica “Admirabile signum”, firmata domenica primo dicembre a Greccio. Così, nel periodo di Avvento che conduce al Natale abbiamo deciso di soffermarci sui più piccoli, sui minori, spesso dimenticati, abusati, non adeguatamente protetti. Perché, come dice Gesù nel Vangelo, “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.  Buon cammino di Avvento e buon Natale! (don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli, don Gianni De Robertis e don Bruno Bignami)

Cei: 84 nuovi progetti per giovani, malati, comunità indigene

4 Dicembre 2019 - Roma - Sono stati resi noti i dati relativi alla riunione del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo tenutasi nei giorni scorsi a Roma. Sono stati approvati 84 progetti, per i quali saranno stanziati € 15.652.092 così suddivisi: € 7.321.260 per 38 progetti in Africa, € 4.405.272 per 25 progetti in America Latina; € 3.345.542 per 20 progetti in Asia; € 580.018 per 1 progetto in Medio Oriente. Tra i progetti più significativi tre sono in Africa. Uno in Etiopia, ad Hawassa, per la costruzione di nuove strutture edilizie e l’acquisto di apparecchiature mediche all’avanguardia per il centro medico specialistico Bushulo Mother and Child, che da più di 40 anni assiste i poveri delle locali comunità rurali. In Madagascar è stata finanziata la realizzazione di un centro di formazione agricolo-pastorizia per giovani che, non avendo accesso agli studi universitari, possano avvalersi di una formazione professionale. In Mali, invece, è stata approvato l’allestimento di un centro di formazione permanente per insegnanti, per migliorarne gli standard qualitativi, attualmente non sufficienti. Ne beneficeranno 1588 insegnanti, e di conseguenza i loro oltre 45.000 allievi. Tra i progetti latino-americani menzioniamo quello in Bolivia, per la promozione dello sviluppo socio-culturale delle comunità indigene e l’offerta di opportunità di inclusione ai giovani indigeni Guaranì nella società boliviana. Nello specifico saranno accresciute le competenze professionali di 10 docenti e ne saranno formati altri 6 nuovi nel settore della musica e delle arti visive. In Perù, invece, sarà finanziato l’ammodernamento di un Centro culturale e di sostegno sociale alle comunità indigene Nomatschigenga e Ashanynka. Tra le attività promosse dal centro l’apprendimento di lavori di artigianato e arti tradizionali, incontri culturali, l’assistenza di un avvocato e di uno psicologo per le donne indigene e lo studio della lingua spagnola. Segnaliamo infine un progetto che sarà realizzato in India dove, nella diocesi di Mangalore, sarà completata la costruzione di una casa di cura per 40 pazienti anziani affetti da Alzheimer e demenza senile, patologia purtroppo in costante crescita.