Primo Piano

Migrantes Torino: fino al 30 gennaio la mostra “Gli invisibili”

19 Dicembre 2019 - Torino – Resterà aperta fino a l 30 gennaio, presso l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Torino, la mostra “Gli invisibili” del fotografo Mauro Raffini. Scatti che documentano la vita di chi non ha casa, di quegli invisibili che “si trovano sotto i ponti, davanti alle chiese, di fronte ai supermercati affollati, sdraiati sui marciapiedi”, spiega Raffini. La mostra  è visitabile lunedì, martedì, e giovedì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 17 e il mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 13.  

Papa Francesco: impegno imprescindibile della Chiesa a salvare vite umane

19 Dicembre 2019 - Città del Vaticano – “Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!”.Papa Francesco, nella tarda mattinata di oggi, ha incontrato i rifugiati arrivati recentemente da Lesbo con i corridoi umanitari e ha fatto collocare una croce, con un giubbotto salvagente nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere in ricordo dei migranti e dei rifugiati. E’ il giubbotto di un migrante morto durante la sua traversata per raggiungere l’Europa e che è stato consegnato al Papa. “Questo è il secondo giubbotto salvagente che ricevo in dono”, ha detto spiegando che il primo gli era stato regalato da un gruppo di soccorritori e apparteneva a una bambina morta. “L’ho donato poi ai due Sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale”: “ho detto loro: ‘Ecco la vostra missione!” sottolineando che con questo gesto ha voluto “significare l’imprescindibile impegno della Chiesa a salvare le vite dei migranti, per poi poterli accogliere, proteggere, promuovere ed integrare”. Il secondo giubbotto rappresenta “un’altra morte causata dall’ingiustizia. Già, perché è l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”. I soccorritori “mi hanno raccontato come stiano imparando l’umanità dalle persone che riescono a salvare. Mi hanno rivelato come in ogni missione riscoprano la bellezza di essere un’unica grande famiglia umana, unita nella fraternità universale”, ha detto ancora il Papa che ha deciso di esporre questo giubbotto salvagente, “crocifisso” su questa croce, per “ricordarci che dobbiamo tenere aperti gli occhi, tenere aperto il cuore, per ricordare a tutti l’impegno inderogabile di salvare ogni vita umana, un dovere morale che unisce credenti e non credenti”. Papa Francesco ha un’identità ringraziato il Signore “per tutti coloro che hanno deciso di non restare indifferenti e si prodigano a soccorrere il malcapitato, senza farsi troppe domande sul come o sul perché il povero mezzo morto sia finito sulla loro strada. Non è bloccando le loro imbarcazioni – ha quindi detto - che si risolve il problema. Bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni. Bisogna mettere da parte gli interessi economici perché al centro ci sia la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto al momento del giudizio”. (Raffaele Iaria)

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L’immigrazione è percepita (e l’emergenza non c’è)

19 Dicembre 2019 - Milano - Su cento persone residenti nel nostro Paese, nove sono di origine straniera (l’8,5% secondo le ultime rilevazioni dell’Istat), ma gli italiani pensano che la quota di stranieri che vivono nel nostro Paese arrivi al 31%. Non siamo gli unici a soffrire di una percezione 'distorta' del fenomeno migratorio: anche in Grecia e Ungheria la maggior parte delle persone sovrastima la presenza di migranti e rifugiati nel proprio Paese. In Ungheria, ad esempio, i cittadini pensano che i migranti siano il 20% della popolazione a fronte di un dato reale del 2%. In Grecia il 'percepito' è del 35% a fronte di un dato reale del 9%, mentre in Austria il rapporto è tra il 16% dei dati reali contro una percezione del 35%. La stessa discrepanza si riscontra quando ci si concentra sui cittadini musulmani: in Austria sono solo il 7% della popolazione, ma la percezione è del 26%. Mentre in Italia si pensa che i musulmani siano il 22% della popolazione a fronte di un dato reale del 5%. I dati sono contenuti nel sondaggio 'Ciak Migr-Action: percezione, stereotipi e divario di conoscenza tra i cittadini europei sulla migrazione' realizzato dall’istituto di ricerca Ipsos per 'WeWorld Onlus' e presentata ieri a Milano, in occasione della Giornata internazionale dei migranti. Dati che ci restituiscono l’immagine di un’Europa convinta che nel Vecchio Continente si stia consumando un’emergenza migratoria di dimensioni epiche. Ma i numeri ci raccontano di un fenomeno molto più contenuto rispetto a quanto percepito dall’opinione pubblica. “La campagna mediatica di attacco a chi si occupa di accoglienza ha distorto le percezioni sulle migrazioni, creando un’emergenza dove non c’è e fondendo in un’unica preoccupazione i temi di accoglienza e di inclusione” spiega Marco Chiesara, presidente di 'WeWorld'. A domanda diretta, la maggior parte degli italiani (57%) risponde che l’immigrazione ha avuto un impatto negativo sul Paese. Un dato in linea con quello greco (64%) e ungherese (56%), mentre gli austriaci si dividono tra chi esprime un giudizio negativo (49%), chi ha un approccio neutrale (29%) e chi ne dà un giudizio positivo (20%). Un dato – si legge nella ricerca – che può essere spiegato dal forte scollamento tra la realtà del fenomeno e la rappresentazione che ne viene fatta a livello pubblico. Eppure in nessuno dei casi presi in esame, i cittadini hanno messo l’immigrazione al primo posto tra le principali sfide per il Paese. In Austria si piazza al terzo posto (preceduto da aumento dei prezzi e ambiente). In Italia il 50% degli intervistati punta il dito contro la disoccupazione, il 38% la situazione economica, il 34% la tassazione e solo il 28% indica nei migranti il problema principale per il Paese. Per il 33% degli italiani la maggior parte dei crimini in Italia è commessa da immigrati e per il 40% è troppo pericoloso accogliere migranti perché rappresentano una grave minaccia terroristica. (Ilaria Sesana – Avvenire)  

Del Re (viceministro Esteri): “bellissima notizia impegno di Papa Francesco” su una “strategia capace di risolvere questioni fondamentali”

19 Dicembre 2019 - Roma -  “Una bellissima notizia perché i corridoi umanitari costituiscono una delle strategie legate alle migrazioni più capaci di risolvere questioni fondamentali”. Così Emanuela Del Re, viceministro per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale, definisce in una video-intervista al Sir il sostegno che anche Papa Francesco sta dando alla iniziativa dei corridoi umanitari. Proprio oggi attorno alle 13 circa, il Papa incontra in Vaticano, al termine delle udienze della mattina, i 33 profughi giunti a Roma lo scorso 4 dicembre grazie ad un corridoio umanitario. Dopo la sua missione ecumenica a Lesbo, Papa Francesco ha chiesto al suo elemosiniere, il card. Konrad Krajewski, di recarsi di nuovo nell’isola greca e di accompagnare, con la Comunità di Sant’Egidio e attraverso i corridoi umanitari, a Roma i rifugiati. “Sapere che Papa Francesco si è espresso positivamente sull’idea di trasferire persone vulnerabili nei nostri Paesi attraverso dei corridoi, che siano sicuri, per me è naturalmente un motivo di grande gioia. È una bellissima notizia quando si esprime un leader religioso come lui, con un atteggiamento ecumenico e trasparente, dando un impulso così forte a questa iniziativa”. Il viceministro spiega che, da una parte, i corridoi umanitari rispondono ai “timori che le nostre società a volte manifestano” nei confronti dei flussi migratori in quanto consentono di arrivare nei nostri Paesi “persone che sono state identificate, che hanno quindi acquisito già uno status relativo alla loro vulnerabilità” e, dall’altra, permettono a queste persone di arrivare “in tutta sicurezza attraverso voli di linea normali e con una possibilità qui di costruire un progetto di vita”. Nei giorni scorsi Del Re è intervenuta al Summit globale sui rifugiati a Ginevra, chiedendo “una iniziativa internazionale per promuovere il modello italiano dei corridoi umanitari per una politica migratoria di più ampio respiro, in particolare per garantire l’evacuazione dei migranti dalla Libia”. E la scorsa settimana ha partecipato a Bruxelles al convegno “Corridoi umanitari, la strada da seguire”, insieme a rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio e della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia per chiedere all’Europa di aprire altri corridoi umanitari per 50mila persone da e verso la Libia per un periodo di due anni. Si tratta – dice – di un “modello che non soltanto costituisce un grande vanto dell’Italia perché è stato sviluppato nel nostro Paese” dalla Chiesa valdese, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, dalla CEI (che opera attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes) e dalla Comunità di Sant’Egidio e che con nostro grande orgoglio viene anche replicato in altri Paesi, ma vuole anche diventare un modello europeo, perché è un progetto che risolve tante questioni migratorie spesso irrisolte e che attraverso i corridoi umanitari possono avere una ragione d’essere soprattutto efficace”.  

Rai Italia: gli auguri della Presidente del Senato

19 Dicembre 2019 - Roma – Il saluto della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, ai connazionali all’estero, aprirà oggi la puntata della trasmissione “L’Italia con Voi” su Rai Italia. Poi, Monica Marangoni e Stefano Palatresi, insieme a Stefano Dominella con la sua rubrica Moda in Italy, daranno qualche consiglio su come vestirsi nelle feste natalizie e a capodanno, secondo le ultime tendenze. Subito dopo anche lo stilista emergente Gianluca Alibrando e alcune delle sue creazioni. Parlerà, invece, di quanto è importante l’aspetto culturale per promuovere il nostro paese, l’Ambasciatore Lorenzo Angeloni, nuovo Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese presso il Ministero degli Esteri. Poi, in collegamento, Andrea Salvadore, autore e regista della nuova serie di Rai Italia "Solidali d'Italia. Cooperare per lo sviluppo", parlerà dei sei documentari che hanno per protagonisti gli italiani impegnati nella cooperazione internazionale. Dopo si fa un salto nella musica del passato con la rubrica “Hit Parade”.  In chiusura di puntata, per I Colori dell’Italicità, uno dei beniamini delle scene televisive e dei palcoscenici teatrali italiani: Alessandro Preziosi. Con le Storie dal Mondo prima a Boston per seguire la cantante siciliana Carmen Consoli durante la sua due giorni Bostoniana. Poi in Brasile dove, a San Paolo, si è svolto, in uno storico teatro, il Concerto di Natale organizzato dal nostro Consolato Generale.  

Papa Francesco: oggi l’incontro con migranti provenienti da Lesbo

19 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Oggi, giovedì 19 dicembre, al termine delle udienze della mattina, Papa Francesco incontrerà i rifugiati arrivati recentemente da Lesbo con i corridoi umanitari e farà “posizionare una croce - nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere - in ricordo dei migranti e dei rifugiati”. Lo comunica il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Tv2000, la tv della Chiesa Italiana, in collaborazione con Vatican Media, trasmetterà in diretta, ore 12.45, l’incontro.

Tavolo ecclesiale Servizio Civile: “no a riduzione fondi, suona beffardo dire che si sostiene la gioventù”

19 Dicembre 2019 - Roma - Il Tavolo ecclesiale sul servizio civile (Tesc) chiede al governo e al parlamento di "rendere finalmente universale il servizio civile e non deludere le aspettative di tanti giovani". La legge di bilancio approvata dal Senato e ora all'esame della Camera riduce infatti a 149 milioni di euro i fondi 2020 per il servizio civile. Questo significa che nel 2020 le possibilità per i giovani del nostro Paese di svolgere dodici mesi di servizio civile saranno ulteriormente ridotte rispetto al 2019, anno in cui sono state a loro volta inferiori rispetto al 2018: 53.000 posti nel 2018, 40.000 posti nel 2019. Se poi si guardano tutti gli stanziamenti previsti nel triennio 2020-2022 - 99 milioni per il 2021 e 106 milioni per il 2022 - per il Tavolo ecclesiale “suona quantomeno beffardo il titolo del capitolo di spesa nel quale sono inserite queste somme”: “Incentivazione e sostegno alla gioventù”. In questo anno di transizione dal servizio civile nazionale al servizio civile universale gli enti che aderiscono al Tesc sono al lavoro per adeguarsi alle novità introdotte dalla nuova programmazione e dalle nuove regole della progettazione, che richiederanno un particolare investimento di energie e risorse. A fronte di questo sforzo, ribadiscono, “è necessario però che anche lo Stato passi dalle parole ai fatti sostenendo e incentivando effettivamente con fondi adeguati questa esperienza di servizio alla comunità, garantendo così l'accesso a tutti i giovani che la vogliono fare". Fanno parte del Tesc: Acli, Agesci, Guide e scouts cattolici italiani, Anspi (Associazione nazionale San Paolo Italia), Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione cattolica italiana, Caritas italiana, Confcooperative - Federsolidarietà, Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia, Cenasca - Cisl, Centro Sportivo Italiano, Federazione Scs/Cnos - Servizio civile salesiani, Federazione dell'impresa sociale - Compagnia delle opere, Fondazione Migrantes, Gavci - Gruppo autonomo di volontariato civile in Italia, Servizio nazionale CEI per la pastorale giovanile, Ufficio nazionale CEI per la cooperazione missionaria fra le Chiese, Ufficio nazionale CEI per i problemi sociali e il lavoro, Unitalsi.

Mons. Galantino: “confine” non significa “ barriera”, è “spazio di accoglienza”

18 Dicembre 2019 - Roma - “Assistiamo a un tentativo di tradimento semantico della parola ‘confine’, che è usata come sinonimo di ‘barriera’ e invece significa ‘soglia’, ovvero dove si piazza la porta e si accolgono le persone”. Lo ha detto Mons. Nunzio Galantino, Presidente dell’Apsa, durante la presentazione a Palazzo Firenze, a Roma, di “Sul confine. Incontri che vincono le paure” (Piemme), l’ultimo libro del vescovo. “Il confine non va superato o annullato, ma riconosciuto e abitato tutti i giorni con intelligenza – ha aggiunto -. Va accolto il messaggio pressante di Papa Francesco di una Chiesa in uscita: è un invito culturale di uscita dalla retorica, dai luoghi comuni e dal politicamente corretto. È un esercizio di libertà”. Presente anche Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, secondo cui “oggi il nostro Paese e il nostro cattolicesimo sono tentati dal provincialismo, ricaduta del mondo globale e anticamera del nazionalismo”. “Una parte di questa società è alla ricerca dell’uomo forte e delle semplificazioni, che non di rado sono bugie – ha aggiunto -. Le parole di Papa Francesco sui migranti, che qualcuno evoca per ingigantire la paura, sono in realtà nel solco della tradizione dei Papi del Novecento, da Pio XII a Paolo VI e Giovanni Paolo II. Nel dibattito odierno non emerge a sufficienza quanto i migranti siano essenziali per la rigenerazione del nostro Paese”.

Centro Astalli e INPS insieme per i rifugiati

18 Dicembre 2019 - Roma - Nell’ambito del progetto “Inps per tutti”  il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha fatto visita agli uffici del Centro Astalli di Roma, che ospitano due volte al mese uno sportello di consulenza gratuita a cura del personale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale rivolto a rifugiati e migranti forzati. Scopo del progetto è individuare i bisogni e informare sulle eventuali prestazioni spettanti a coloro che sono a rischio di emarginazione, offrendo anche la possibilità di fare subito, sul posto, la domanda telematica per l’accesso al servizio necessario. Questo nuovo strumento – si legge in una nota -  ha lo scopo di avvicinare l’Inps ai cittadini che hanno difficoltà a conoscere i servizi di assistenza e previdenza a cui possono accedere, per aiutarli ad individuarli e a richiederli, per favorire l’integrazione sociale, tutelare i bisogni sociali ed economici delle persone e favorire l’accoglienza e la comunicazione tra cittadini e Istituzioni.  

Caritas Europa: “politiche migratorie siano giuste”

18 Dicembre 2019 - Roma - Un forte appello ai politici europei: “Siate coraggiosi e date priorità a politiche migratorie giuste”, allargando i canali per “migrazioni sicure e legali”. E ricordando che la presenza dei migranti in Europa può “contribuire allo sviluppo sostenibile di tutti”. Lo lancia oggi Caritas Europa, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dei migranti. “La migrazione è una opportunità per le nostre società – afferma Maria Nyman, segretaria generale di Caritas Europa -, per costruire una ‘casa comune’ globale, dove ciascuno può dare un contributo significativo per vivere con dignità”. La rete Caritas ha infatti lanciato una serie di pubblicazioni intitolata “Casa comune” dove vengono raccontate esperienze e progetti pilota di sviluppo sostenibile rese possibili grazie al contributo dei migranti. Come l’associazione Solidarco, fondata dalla diaspora congolese in Belgio, in collaborazione con il Belgian mutual fund solidaris: gli immigrati congolesi residenti in Belgio possono acquistare assicurazioni sanitarie per i loro familiari rimasti a Kinshasa. Le buone prassi spaziano nei settori più diversi: creazione di opportunità lavorative, ramo assicurativo, arte, politica, rimesse, cooperazione internazionale. Caritas Europa contesta perciò le politiche europee orientate solo al controllo delle frontiere – sempre più esternalizzate – e alla “criminalizzazione della mobilità”. La migrazione, sottolinea, è invece un “fattore chiave per lo sviluppo sociale ed economico delle comunità locali in Africa occidentale”.

Il Natale è alle porte

18 Dicembre 2019 - Francoforte - Manca qualche giorno per il Natale ormai alle porte. Papa Francesco ci ha ricordato con la Lettera apostolica “Admirabile signum”, firmata nel giorno della sua visita a Greccio (Rieti), la località dove San Francesco ha fatto il primo presepe della storia, la bella e simpatica tradizione del presepe nelle case, nelle chiese, in vari luoghi della vita quotidiana. Il ricordare e festeggiare la prima venuta di Gesù, il pensare alla sua seconda venuta come Risorto alla conclusione della nostra vita terrena, ci vogliono aiutare ad avere il cuore sempre aperto a tutte la sue molteplici visite quotidiane, in modo che la “salvezza” (liberazione dal male e crescita nel bene) sia una realtà del presente (dopo, nel mondo di Dio, sarà già piena, non ne avremo più bisogno). Uniti in questo comune impegno per una “salvezza” incarnata, auguro a tutte le nostre Comunità un Natale di serenità e di pace, al cui centro sta Dio che si rivela vicino con il suo amore che salva. (p. Tobia Bassanelli – Delegato Nazionale Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia)  

Luna park Ostia: una celebrazione per il Natale con le Piccole Sorelle di Gesù

18 Dicembre 2019 - Roma – Domani, giovedì 19 dicembre  al Parcolido di Ostia (Roma) le Piccole Sorelle di Gesù si ritroveranno, insieme agli operatori del Lunapark e dei vari parchi di Ostia per un momento festa e per la celebrazione eucaristica. “Affideremo a Gesù tutti voi e tutti gli amici dello spettacolo viaggiante e del mondo nomade”, dicono le piccole sorelle Anna Amelia, Geneviève Joseph e Emma che vivono all’interno del Parcolido tra casette e carovane. Per lungo tempo presenti al Luneur di Roma, da qualche anno, a seguito della ristrutturazione di quest’ultimo le religiose si siamo trasferite ad Ostia. “La nostra missione è condividere la vita degli amici delle giostre, è essere ‘porta aperta’, ‘sorriso sul mondo’… pronte ad accogliere, ascoltare e far divertire chiunque passa. Ci piace così definirci ‘artigiane della festa’”, scrivono sul proprio sito. All’interno del Parco le Piccole Sorelle hanno anche uno stand: il gioco è una pesca che ha per tema l’Arca di Noè. I premi sono il risultato del “nostro artigianato e del recupero-risistemazione di oggetti vari. Il nostro piccolo stand è ricco di sorprese… tra le tante vi è una sezione filatelica espressamente dedicata ai collezionisti: un modo originale perché il nostro cuore resti aperto sul mondo”.

Circo: il Capodanno del piccolo circo dei sogni

18 Dicembre 2019 - Peschiera Borromeo - Per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, il Piccolo circo dei sogni di Peschiera Borromeo (Milano) propone un Veglione di San Silvestro unico nel suo genere. Sotto il variopinto tendone, in cui si respira la magica atmosfera circense, avranno luogo il 31 dicembre 2019, a partire dalle 20.30, i festeggiamenti di capodanno. La serata sarà accompagnata dall’esibizione live di alcuni artisti e, in attesa della mezzanotte, andrà poi in scena “Il bosco innevato”, spettacolo diretto da Paride Orfei attraverso cui gli artisti circensi (acrobati a corpo libero, acrobati aerei, giocolieri, equilibristi, contorsionisti e tanti altri) intratterranno il pubblico presente. “Lo spettacolo che allestiremo - spiega Paride Orfei - narra la storia dei personaggi del bosco e di come si organizzano per celebrare a dovere il rientro di Babbo Natale, al termine della consegna dei doni ai bambini di tutto il mondo. I numeri circensi previsti sono di alta scuola e sapranno regalare forti emozioni a tutti”. Seguirà il classico countdown, con il brindisi di buon auspicio e scambio di auguri. Dopodiché spazio a musiche divertenti e balli di gruppo fino alle 2 del mattino.  

Genova: festa per la Scuola di lingua e cultura italiana della comunità di Sant’Egidio

18 Dicembre 2019 - Roma - “Arrivare in un paese senza conoscere la lingua ti fa sentire ancora più straniero. Non ti riesci a relazionare con nessuno”. Astrit racconta quanto la Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio a Genova abbia rappresentato per sé e per molti una “porta aperta, dove chi entra non è più straniero, ma un amico e un fratello”. Arrivato alla Scuola a 15 anni, si è di recente laureato in Giurisprudenza. La cerimonia di consegna degli attestati delle cinque scuole genovesi è stata occasione domenica scorsa per dar voce all’Italia delle “porte aperte” che accoglie, ascolta le storie dei migranti e raccoglie le speranze dei giovani. Nashwa, venuta da Aleppo con il marito e le due figlie, racconta la drammatica situazione della Siria, dove aveva perso la speranza. “Quando sono arrivata in Italia mi sono sentita al sicuro. Spero di riuscire presto ad aiutare il paese che mi ha portato al sicuro con la mia famiglia”. È il desiderio di integrazione di una famiglia arrivata con i corridoi umanitari, la via legale e sicura per l’Europa. Alla Scuola imparare la lingua e la cultura italiana significa anche apprendere il linguaggio della solidarietà, nel nuovo paese in cui si vive. Insegnanti aggiuntivi in questa “materia” sono anziani e persone con disabilità, con i quali gli studenti hanno stretto un’amicizia e che festeggiano insieme a loro la consegna degli attestati, nuovo passo di un percorso di inclusione in cui tutti, europei e nuovi europei, sono reciprocamente coinvolti.

Borrell: “necessarie solidarietà e collaborazione fra tutti gli Stati membri” sul tema migranti

18 Dicembre 2019 - Strasburgo -  “Nel corso della sua storia, il continente europeo è stato plasmato e continua ad essere modellato dalla migrazione. Alcune persone si spostano in cerca di sicurezza, nuove opportunità o possibilità di reinventarsi. Altri sono costretti a sfuggire a conflitti, persecuzioni o distruzione ambientale. Tutti i migranti hanno diritto alla pari protezione della loro dignità e dei loro diritti umani”. Lo afferma l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, alla vigilia della Giornata internazionale dei migranti che si celebra oggi, 18 dicembre. “Confermiamo il nostro inequivocabile impegno a rispettare e proteggere la dignità, i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i migranti, nonché a garantire che la migrazione avvenga in modo sicuro, ordinato e ben gestito”, aggiunge Borrell. L’Unione europea “persegue un approccio globale e sostenibile alla migrazione. Proteggiamo e difendiamo i bisognosi. Offriamo percorsi sicuri, gestiti e legali. Forniamo supporto per una corretta integrazione. E combattiamo i criminali, i trafficanti di esseri umani e i trafficanti che sfruttano la disperazione delle persone”. “Affrontare efficacemente la migrazione richiede una cooperazione globale. Per beneficiare delle opportunità offerte dalla migrazione, dobbiamo lavorare insieme su tutti i suoi aspetti. Dobbiamo continuare a costruire partenariati globali con i Paesi di origine, transito e destinazione. Allo stesso modo, continueremo a cooperare fortemente con la società civile nonché con le organizzazioni regionali e internazionali”. Borrell, affrontando un tema che finora non ha trovato in sede Ue la necessaria solidarietà e collaborazione fra tutti gli Stati membri, conclude: “L’apertura e la solidarietà sono valori fondamentali dell’Unione europea. L’Europa rimane la destinazione principale per i talenti del mondo. È sempre stato e rimarrà un continente connesso che abbraccia la mobilità internazionale in modo da consentire alle sue società di evolversi in meglio”. (Sir)  

Svimez: nasce osservatorio su cittadinanza, emigrazione e investimenti sociali

18 Dicembre 2019 - Roma - L’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) ha siglato un protocollo di partenariato con Sapienza-Irpps e l’Università Federico II di Napoli che porterà alla nascita di “Laboratorio Mezzogiorno: cittadinanza, emigrazione e investimenti sociali”, un osservatorio di analisi a sostegno delle policy e dei programmi che riguardano la dimensione sociale degli interventi in favore delle Regioni meridionali. “In particolare – spiega una nota –, l’osservatorio si muoverà su alcune direttrici: analizzare le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi sociali e alle opportunità occupazionali, con particolare attenzione ai soggetti e alle aree più fragili; analizzare l’impatto dell’emigrazione all’interno e all’estero con particolare riferimento alla situazione nelle aree di partenza; valutare l’impatto degli investimenti sociali per il rafforzamento della coesione sociale e della crescita e, infine valutare l’impatto della transizione ecologica nel paese, con una particolare attenzione al Mezzogiorno”. L’obiettivo, prosegue la nota, “è quello di contribuire allo sviluppo della conoscenza sulle tematiche dei diritti di cittadinanza, della coesione, degli investimenti sociali, della transizione ecologica, coniugando azioni di ricerca e analisi dei dati ricerca, con studi di campo che permettano di vedere meglio alcuni fenomeni”.  

Scalabriniane celebrano il Natale con un incontro multietnico

17 Dicembre 2019 -
Roma -  Un incontro multietnico per celebrare il Natale. E’ questa l’iniziativa realizzata ieri pomeriggio a Roma da Assmi (Associazione suore scalabriniane per/con i migranti) nella sua sede di via Alba. “Il confronto – spiega la presidente, suor Etra Modica – è un momento importante per il dialogo tra i popoli sulla vita di ogni giorno e sullo scambio delle esperienze di fede, proprio questo dialogo è l’espressione più tangibile di come i confini siano solo un orpello degli uomini". Una piccola sala, ma una casa comune per i volontari del centro migranti e per gli amici, segnati dalle migrazioni: "il momento spirituale e di convivialità per il Natale condiviso con chi collabora con noi è stato uno dei momenti più alti del nostro servizio quotidiano", dice suor Stella Joseph, coordinatrice del centro. La gioia, la danza, il cibo, l'abbraccio natalizio ha contraddistinto il pomeriggio. A partecipare all’iniziativa anche il direttore della Migrantes della Diocesi di Roma, monsignor Pierpaolo Felicolo, che nel corso dell’omelia della messa multilingue, ha più volte sottolineato il ruolo del carisma scalabriniano a sostegno dei migranti.

Fico: “la sfida del linguaggio è una sfida culturale”

17 Dicembre 2019 - Roma - "Ritengo che l’impegno comune, che assume il sottoscritto come presidente della Camera e che assumete voi ogni giorno, è quello di essere onesti e seri. Oneste con le persone cui rivolgiamo i messaggi. Sempre e comunque. Solo in questo modo saremo capaci di offrire un contributo positivo. Solo in questo modo dimostreremo un reale rispetto verso l’altro”. E' quanto ha scritto in un messaggio il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico in occasione della presentazione del settimo Report di Carta di Roma "Notizie senza approdo". Per Fico “la sfida del linguaggio è una sfida culturale, che riguarda certamente il giornalismo, ma non solo. Riguarda la società nel suo insieme e in particolare la politica, che nell’affrontare fenomeni delicati e complessi come quelli dei fenomeni migratori, dovrebbe essere capace di usare modalità e registri congrui proponendo ragionamenti seri e costruttivi, senza cedere ad ansie propagandistiche”. Occorre - ha quindi aggiunto -  essere consapevoli della responsabilità che grava su ognuno in questo ambito ogni giorno"

Notizie senza approdo: i principali dati del Report presentato oggi alla Camera dei Deputati

17 Dicembre 2019 - Roma - Eventi e dichiarazioni che riguardano o ruotano attorno all’immigrazione e ai suoi protagonisti continuano a essere considerati dall’informazione come tema altamente notiziabile: in crescita sulle prime pagine dei quotidiani (il 30% in più rispetto all’anno precedente) e stabile nei telegiornali di prima serata, con il I semestre del 2019 che dedica all’immigrazione il numero più alto di servizi degli ultimi 15 anni, pari a quanto registrato nel secondo semestre (pre-elettorale) del 2017. E’ quanto emerge dal Rapporto “Notizie senza approdo” presentato a Roma questa mattina alla Camera dei Deputati. Nel corso degli anni, si legge nel Report, trova conferma l’ipotesi di una assenza di correlazione tra quantità̀ di esposizione mediatica del fenomeno e l’incremento della percezione di insicurezza delle persone. Da questo punto di vista il 2019 risulta “emblematico”: una grande e continua attenzione al tema e un calo di dieci punti dell’insicurezza percepita nei confronti degli “stranieri”. Una percezione che torna ai livelli del biennio 2013-2014, anni che hanno preceduto la grande esposizione mediatica del tema. Il quadro – reale – della presenza straniera in Italia resta, in compenso, stabile, con una percentuale nel 2019 pari all’8,7%, del tutto in linea con i dati degli anni precedenti. Le prime pagine dei quotidiani, si legge nell’analisi, segnalano l’aumento di visibilità di due dimensioni tematiche: la gestione dei flussi migratori (prima voce con il 51%) e la dimensione della società e della cultura (seconda voce con il 23%, 5 punti in più rispetto alle rilevazioni degli ultimi anni). Fa da contraltare la contrazione del tema dell’accoglienza che si dimezza rispetto all’anno precedente (collocandosi al quarto posto con il 9% di attenzione). Le notizie da prima pagina con un tono allarmistico sono diminuite rispetto agli anni precedenti per attestarsi nel 2019 su una percentuale del 18%, sei punti percentuali in meno del 2018. Il valore più basso negli ultimi 5 anni di rilevazione. Per i ricercatori “permane la pervasività del tema sulle prime pagine: sono 29 i giorni senza copertura alcuna”. L’analisi lessicale condotta sui termini “migrante”, “rifugiato” e “profugo” segnala che l’uso di tutti i termini segue una curva dall’andamento dapprima crescente, con picco nel 2015, per rifugiato, profugo e migrante e nel 2014 per immigrato, e poi decrescente. Si nota che nel 2018 la frequenza d’uso di tutti i termini è comunque più elevata rispetto al 2013 mentre nel 2019 si registra un forte calo nell’uso di tutti i termini ad esclusione di migrante. Inoltre, “se da un lato sono rari i casi in cui i rifugiati e i profughi vengono rappresentati come individui dotati di capacità di azione e controllo, dall’altro, quando ciò accade, l’orientamento dei titoli è prevalentemente negativo”. Trova conferma una tendenza già emersa nel 2018: la centralità della politica che occupa la scena dell’immigrazione: in oltre 1 servizio dei telegiornali su 3 è presente la voce di esponenti politici e istituzionali. Nei notiziari, nel 2019 si ritrovano i valori più alti del quinquennio per la categoria tematica “Flussi migratori” con il 48% dei servizi connessi a eventi e dichiarazioni relativi a partenze, arrivi, porti, navi. Allo stesso tempo si osservano i valori più bassi degli ultimi 5 anni per la narrazione dell’Accoglienza (8%). Su 304 giorni analizzati solo 1 giorno non ha notizie di immigrazione. Per quanto riguarda le interviste i ricercatori del Report – giunto alla settima edizione – sottolineano che le interviste ai migranti mandate in onda dalle testate del prime time riguardano fragilità e debolezza (connesse agli arrivi via mare e all’accoglienza); alterità e minaccia; rivendicazione; comunità integrate e razzismo. La maggior parte delle interviste è focalizzata sul tema dell’emergenza, ed è “declinata secondo un frame conflittuale e emergenziale. L’analis – scrivono - delle categorie socio-economiche coinvolte dimostra ulteriormente la ‘politicizzazione’ del dibattito sull’immigrazione, declinato, prevalentemente, in chiave di confronto politico privo di approfondimenti e di tematizzazione”. “Una struttura narrativa così chiusa e rigida impedisce la costruzione di una contro-narrazione: tutte le voci principali – spiegano - partecipano al frame egemonico, che descrive l’immigrazione come un luogo di conflitto tra le cosiddette élite dominanti e il popolo che cerca di tutelare la propria identità. Le poche interviste che cercano un racconto alternativo dell’immigrazione, fuori da questo schema (racconti di buone pratiche di integrazione, di iniziative dal basso, tematizzazione dell’immigrazione e individuazione della complessità delle cause e degli effetti) appaiono del tutto marginali”.

Le mamme tunisine a Lampedusa

17 Dicembre 2019 - Lampedusa - Alcune donne tunisine che avevano segnalato la scomparsa dei loro quattro figli migranti coinvolti nel naufragio di Lampedusa del 7 ottobre, sono state convocate presso la procura della Repubblica di Agrigento per il riconoscimento dei loro familiari. Due mamme, Zakia e Soulaf, hanno potuto  riconoscere i loro figli, i cui corpi verranno presto riportati in Tunisia. Le altre due mamme, Hamida e Gamra, hanno invece appreso che i corpi dei loro cari sono rimasti in mare, data l’impossibilita di recuperarli. Lo rende noto un cartello di associazioni che commenta: “Questa giornata è stata solo l’ultimo passaggio di una procedura di ricerca lunga e travagliata per le mamme e per gli attivisti che se ne sono occupati: dalle prime ore successive al naufragio, il nostro lavoro è andato avanti per più di due mesi interpellando la Cri, l’Ambasciata italiana a Tunisi e le istituzioni”.