Primo Piano

Parigi: muore bimbo ivoriano. Volava nel carrello dell’aereo

9 Gennaio 2020 - Milano -  Nell’alba ancora buia di Parigi, alle 6 e 40, gli operatori dell’aeroporto Charles de Gaulle hanno trovato ieri nel carrello di un Boeing 777 dell’Air France appena atterrato da Abidjan, Costa d’Avorio, un fagotto irrigidito dal gelo. Era un bambino nero, sui dieci anni. Si era evidentemente arrampicato di nascosto sulle ruote dell’apparecchio, credendo di arrivare in Europa. Succede, che dal Terzo Mondo qualcuno tenti questa strada per fuggire, e che lo si ritrovi all’atterraggio stroncato dal freddo e dalla mancanza di ossigeno. Che a farlo fosse un bambino di dieci anni, però, non era ancora accaduto. Un «passeggero irregolare», si legge in un comunicato della compagnia aerea: che spiega l’accaduto con una «falla nella sicurezza» dello scalo ivoriano. Ma molto più di questo occorre per cercare di immaginare come un bambino possa tentare un’impresa così disperata e spaventevole. Il piccolo morto di Roissy non aveva documenti, e fino a tarda sera non era stato identificato. Nemmeno sui siti dei media ivoriani ci si chiede come si chiamasse, o da dove venisse, quel ragazzino. Come se il suo nome non fosse importante, come fosse solo uno fra i tantissimi che abbandonano la Costa d’Avorio, o almeno ci provano. Da quel Paese alle coste della Libia ci sono 5mila chilometri. I migranti, convinti dai trafficanti, su camion sovraccarichi traversano il Niger e la frontiera libica. Li attende un viaggio massacrante, fra dazi, mercanti di schiavi, e violenze, e sete, e polvere. Chi arriva alla meta affronterà le prigioni libiche, e le insidie del mare. Chi fallisce torna in patria: racconterà che un pezzo di quella strada viene chiamata “la via dell’inferno”. Forse è ascoltando nelle baraccopoli questi resoconti che qualche ragazzo immagina di nascondersi nel carrello di un aereo? Sognando di volare sul deserto e sul Mediterraneo, e di toccare terra poche ore dopo, nel cuore dell’Occidente. Ci hanno provato già, da diversi Paesi. Non sapendo che a 7mila metri di quota ci sono 50 gradi sottozero, e non si respira. Già a Londra, a Parigi, in Germania sono stati trovati nei carrelli dei ragazzi assiderati. Ma a dieci anni appena, come si arriva a tanto di audacia? Forse imitando degli amici più grandi ? (Anche se nessuno, di chi ci abbia provato, ha più dato notizie di sé). O forse, quel bambino senza nome non voleva fuggire, ma raggiungere qualcuno di molto caro. Un padre in fuga da un Paese dove in quattro su dieci vivono sotto la soglia della povertà, malgrado nelle viscere della Costa d’Avorio ci siano oro, diamanti, bauxite, e ogni ricchezza. Oppure, quel bambino inseguiva una madre sedotta dai trafficanti, in cerca di un poco di fortuna (le giovani ivoriane finiscono con drammatica frequenza nella tratta della prostituzione). Ecco, forse a dieci anni il coraggio di nascondersi sotto il pauroso ventre di un aereo, di tenersi stretti nel rombo del decollo, e chiudere gli occhi per non guardare giù, lo si trova solo per andare a ritrovare la carezza perduta di una madre. Poi, quando l’apparecchio ritira il carrello e nel vano del clandestino si fa buio, forse un bambino, sfinito, si addormenta. Felice: ce l’ho fatta, si dice. Si accorge del freddo che comincia a avvolgerlo, ma non lo riconosce, abituato al sole in cui è nato. Cosa sarà, questo manto attorno che morde, e paralizza il corpo? Così lontano dal calore di quelle braccia, di cui ha nostalgia. Poi il sonno dell’assideramento, rapido, vince. È rigido come un povero passero morto, il bambino senza nome, quando il Boeing scende sulle infinite luci di Parigi. La grande metropoli certo non si fermerà per questo. Non è la prima volta, che un clandestino del cielo perde la vita. Ma questo – lo diranno gli operai del Charles de Gaulle a casa, a tavola, incapaci di dimenticare – questo, era solo un bambino. Marina Corradi- Avvenire)  

Pace

8 Gennaio 2020 - Roma - “So guardare col cuore? So guardare col cuore le persone?”. Sono alcune delle domande che Papa Francesco ha rivolto il primo gennaio, nell’omelia della messa per la 53ma Giornata mondiale della Pace. “Solo se la vita ci sta a cuore sapremo prendercene cura e superare l’indifferenza che ci avvolge”, ha ricordato Bergoglio che ha chiesto “la grazia” di vivere il nuovo anno “col desiderio di prendere a cuore gli altri, di prenderci cura degli altri”. Perché è così che si comincia a pensare all’altro come un fratello e non come ad un nemico; a sentirsi parte di un’unica famiglia; a scorgere, oltre la paura, mani da stringere, sguardi da incrociare, persone da abbracciare. In altre parole, a seminare la pace e a promuovere la dignità di ciascuno. E allora, auguri sinceri: che sia un anno fecondo e fraterno, per tutti! (don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli, don Gianni De Robertis e don Bruno Bignami)  

Sant’Egidio: la morte di un bambino “non può lasciare indifferenti”

8 Gennaio 2020 - Roma - Non si conosce ancora il suo nome e la sua età precisa, forse appena dieci anni: è morto di freddo, sognando l’Europa, nel carrello di un aereo che viaggiava da Abidjan a Parigi. La scoperta di questo “terribile dramma” dell’emigrazione, stamattina all’aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle, “non può lasciarci indifferenti”, dice in una nota la Comunità di Sant’Egidio, che da anni, con le Scuole della Pace, si impegna in tante parti del mondo ad “offrire un futuro ai minori delle periferie esprime il suo cordoglio al popolo ivoriano e ai familiari della vittima”. Questa tragedia, simile a quella dei due adolescenti guineani, Yaguine e Fodé, morti nell’agosto del 1999 sull’aereo che li portava Belgio, deve “spingere l’Europa ad ascoltare il grido dell’Africa favorendo in modo concreto e urgente il suo sviluppo e i Paesi africani a preoccuparsi dei tantissimi loro giovani che chiedono scuola, lavoro, futuro”. 

“Mediterraneo, frontiera di pace”:  online il sito e il logo dell’incontro

8 Gennaio 2020 - Roma - È da oggi online  http://www.mediterraneodipace.it/, il sito dell’evento “Mediterraneo, frontiera di pace” in programma a Bari dal 19 al 23 febbraio; organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, si concluderà, domenica 23, con l’incontro e la S. Messa presieduti da Papa Francesco. Una grafica semplice ed immediata caratterizza il portale che contiene tutte le informazioni, le notizie e gli approfondimenti riguardanti l’incontro di riflessione e spiritualità che vedrà riuniti, nel capoluogo pugliese, i vescovi cattolici dei Paesi affacciati sul Mare Nostrum per confrontarsi sui problemi e il futuro dell’area mediterranea, ma anche per rafforzare un processo organico di scambio e aiuto tra le Chiese. “La gravità delle crisi che stanno colpendo il bacino del Mare Nostrum è sotto gli occhi di tutti; come Chiesa abbiamo il dovere non solo di non chiudere gli occhi, ma di comprenderla e denunciarla con forza”, afferma il Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei. Con l’iniziativa di Bari, dunque, “la Chiesa italiana ha deciso di non unirsi al coro dei profeti di sventura, per riconoscere invece che qualcosa di nuovo può e deve nascere anche nell’area mediterranea”. Nel sito è visibile anche il logo dell’evento, la cui forma semicircolare richiama l’idea dell’arcobaleno, segno di perdono e riconciliazione. Il colore dominante è l’azzurro del mare che intende rappresentare, oltre alle acque, l’insoddisfazione verso la condizione attuale e il desiderio di ricerca di una situazione nuova. La scritta MediTERRAneo, evidenziando la parola “terra”, esprime proprio questo anelito. Le mani che si protendono l’una verso l’altra simboleggiano l’incontro e incarnano, allo stesso tempo, la ricchezza e la storia di ogni territorio che si affaccia sul bacino del Mare Nostrum. La figura stilizzata è immagine dello slancio che i Vescovi e i popoli del Mediterraneo vogliono compiere per la promozione di una cultura del dialogo e per la costruzione della pace. L’appuntamento di Bari vuole essere - si legge in una nota -  un laboratorio di sinodalità, intesa come stile da far trasparire nella stima vicendevole, nella gratitudine, nella cura delle relazioni. La Chiesa mediterranea, ricca di tradizioni liturgiche, spirituali ed ecclesiologiche, infatti, è presente e operosa, desiderosa di rafforzare le strutture di comunione esistenti e forse anche d’inventarne di nuove.

Papa Francesco fa da “assistente” ad un clown durante l’Udienza generale

8 Gennaio 2020 - Città del Vaticano – Nella prima udienza generale del nuovo anno un fuori programma per Papa Francesco. Un gruppo(oltre 60 persone) di artisti del Circo ‘Aqua’ si sono esibiti sul palco. Il papa ha mostrato di gradire le evoluzioni di pattinatori, giocolieri, contorsioniste, equilibristi, danzatrici e clown a ritmo di musica. Francesco ha fatto anche da “assistente” ad un clown che gli ha consegnato due maracas multicolori e poi gli ha passato un disco che Francesco ha lanciato ad un cenno di un giocoliere. Papa Francesco, al termine della esibizione, ha salutato uno per uno gli artisti. (R.I)

Albero della vita-Ismu: alta percentuale di abusi subiti da donne migranti nei viaggi

8 Gennaio 2020 - Milano - Serve più conoscenza, consapevolezza e competenza specifica sul tema delle violenze di genere da parte del sistema di accoglienza perché la maggior parte delle donne migranti ha subito forme multiple di violenza agite da uomini conosciuti e trafficanti nel Paese di origine o durante il viaggio. La violenza fisica, sessuale e psicologica è presente in maniera significativa in tutti i Paesi. I casi di tortura sono stati rilevati soprattutto in Francia (49%) e in Italia (38%), mentre casi di mutilazioni genitali e matrimoni forzati sono frequentemente rilevati dagli operatori francesi; ciò dipende in parte dal Paese di provenienza delle donne richiedenti asilo e rifugiate. È quanto emerge da una ricerca quanti-qualitativa di Fondazione “L’Albero della vita” e Fondazione Ismu riguardante la violenza di genere su donne rifugiate e richiedenti asilo in Italia e in altri Paesi europei. Un fenomeno ancora sottovalutato e che ha importanti conseguenze anche sui minori. L’indagine, riferisce il Sir, si è svolta all’interno del progetto Swim–Safe women in migration, finanziato dal Programma diritti, uguaglianza e cittadinanza dell’Unione europea (2014-2020), ed è la prima rivolta a operatori e gestori di centri di accoglienza presenti nei 5 Paesi coinvolti nel progetto stesso (Italia, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Romania) per indagare il fenomeno della violenza di genere. Coinvolto un campione di 437 operatori (70% donne) tra i 33 e i 45 anni (35%). Le violenze di genere legate all’orientamento sessuale dei migranti, si legge ancora nella ricerca, sono rilevate in misura più contenuta particolarmente in Italia (10%) e in Svezia (18%). Le differenti forme di violenza sono perpetrate più frequentemente da uomini che sono vicini alle donne migranti e che fanno parte del proprio nucleo familiare soprattutto per quanto rilevato dalle operatrici francesi e svedesi ed in misura leggermente minore dalle britanniche.

Papa Francesco: essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste

8 Gennaio 2020 - Città del Vaticano –  “Chiediamo oggi al Signore di aiutarci a vivere ogni prova sostenuti dall’energia della fede; e ad essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste, perché anche noi sappiamo accoglierli con quell’amore fraterno che viene dall’incontro con Gesù. È questo che salva dal gelo dell’indifferenza e della disumanità”. Così Papa Francesco questa mattina al termine della catechesi  sugli Atti degli Apostoli durante l’Udienza Generale nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Il pontefice ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi” - At 27,22. L’Apostolo Paolo – ha detto il Papa -  “ci insegna a vivere le prove stringendoci a Cristo, per maturare la convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti e la certezza che chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo”. Nel commentare il brano degli Atti degli Apostoli che racconta il naufragio dell’Apostolo sull’isola di Malta il papa sottolinea che “quando la morte sembra ormai prossima e la disperazione pervade tutti, Paolo interviene. Egli è l’uomo della fede e sa che anche quel ‘pericolo di morte’ non può separarlo dall’amore di Cristo e dall’incarico che ha ricevuto”. Anche l’arrivo a Malta è difficile e Paolo “viene morso da una vipera ma non subisce alcun danno e viene scambiato addirittura per una divinità. In realtà, quel beneficio viene dal Signore Risorto che lo assiste”. Il racconto degli Atti degli Apostoli mostra così che “il disegno che guida Paolo verso Roma mette in salvo non solo l’Apostolo, ma anche i suoi compagni di viaggio, e il naufragio, da situazione di disgrazia, si muta in opportunità provvidenziale per l’annunzio del Vangelo”.  

Migrantes Vicenza: la festa dei popoli animata dalle danze srilankesi

8 Gennaio 2020 - Vicenza «Cattolica significa universale. La Messa di oggi è quella che più esprime il significato di "cattolica", grazie ai vostri colori, alle vostre tradizioni, ai vostri canti. Ed è per questo che è la Messa più bella dell'anno». Con queste parole il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol ha concluso la celebrazione del 6 gennaio, in Cattedrale. La solennità dell'Epifania, da anni per la diocesi veneta è la "Festa dei popoli", perché vi partecipano i membri delle varie comunità etniche cattoliche. Fedeli, che vivono e lavorano nel territorio, ma provenienti dall'Africa, dall'America Latina, dalle Filippine, dallo Sri Lanka, dalle più vicine Ucraina e Romania, si danno appuntamento per leggere, pregare e cantare insieme. Ciascuno arricchendo la celebrazione con i propri canti, la propria lingua e quest' anno per la prima volta anche la propria danza, espressione della comunità sri- lankese. «Ogni cultura è giusto che esprima la propria fede come vuole, e il compito della comunità italiana è accogliere le diversità con rispetto - ha spiegato lo scalabriniano padre Domenico Colossi, direttore dell'Ufficio Migrantes diocesano -. Quando si sradica una pianta, e la si vuole trapiantare, deve rimanere sempre del terreno intorno. Lo stesso vale per le persone; se manca l'identità, è impossibile inserirsi in una comunità». Il vescovo Pizzol nell'omelia, con riferimento ai Magi, ha sottolineato come spesso avvenga che chi è più lontano, è più disponibile, e si mette in viaggio. «Chi invece è più vicino, come la comunità di Gerusalemme, a volte è disturbato dalla novità, in questo caso la presenza di questo nuovo "re". Sono vicini geograficamente - Gerusalemme dista da Betlemme pochi chilometri -, ma sono lontanissimi nel cuore. Quando vado in visita pastorale, vedo invece tante donne venute da lontano per accudire i nostri anziani. Spero - ha detto che voi qui troviate persone che vi accolgono, non che vi respingono». Infine, rifacendosi alla prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, là dove dice "La nebbia ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli", Pizziol ha auspicato che «questa nebbia che avvolge il nostro mondo venga dissolta, con l'aiuto della nostra preghiera della nostra fede». Dopo la benedizione speciale per i bambini, veri protagonisti del Natale, il vescovo ha concluso: «Auguro a chi ha in mano le sorti del mondo che come i Magi decidano di cambiare strada, e si mettano alla luce della stella della pace». (Romina Gobbo - Avvenire)

Rimini: quando la Messa dei popoli parla la lingua degli immigrati

8 Gennaio 2020 - Rimini -  La partenza di Giuseppe e Maria da Nazaret; la nascita di Gesù, la fuga in Egitto della Sacra Famiglia. La Messa dei popoli è iniziata sul sagrato del Duomo, a Rimini: un presepe vivente che ricorda che anche oggi Gesù, insieme a tanti poveri, «non trova alloggio, e nasce in posti di fortuna: una povera capanna; un cartone con una coperta, una panchina. - fa notare Cesare Giorgetti, direttore di Migrantes Rimini - Anche oggi a riconoscere e lodare il Dio con noi, sono soprattutto i poveri, i pastori, coloro che sanno lasciarsi guidare dalle stelle e dai sogni». Per i suoi 25 anni, la Messa dei Popoli, animata dalle comunità di immigrati cattolici di ogni nazione presenti sul territorio riminese nella solennità dell'Epifania, si è voluta "regalare" la novità dei momenti principali della Natività rappresentate da alcune comunità di immigrati. Il successivo festoso sventolio di bandiere multicolori, accompagnato da applausi scroscianti delle centinaia e centinaia di presenti (molti vestiti in abiti tradizionali), ha poi dato il via alla processione nella Cattedrale della Messa dei popoli. «La Messa dei popoli - ha commentato Mario Galasso, direttore della Caritas diocesana - è un'occasione per esprimere la festa e la fede, ciascuno nella propria cultura. Ma questi nostri fratelli arrivati da lontano ricordano anche il dramma di tanti immigrati costretti a fuggire dai paese d'origine in cerca di pace, lavoro e vita dignitosa». A presiedere la Messa è stato lunedì (6 gennaio, ndr) il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi. «A pensarci bene, tutti, me compreso, possiamo confessare che veniamo anche noi o siamo venuti da lontano. Ciò che colpisce nel racconto dei Magi, è il loro cammino solo per una piccolissima luce, letta nello sconfinato libro dell'universo». La liturgia è stata animata dagli immigrati con canti, colori, preghiere in diversi idiomi e gesti delle diverse tradizioni. Il coro multietnico diretto da Simonetta Guidi ha eseguito canti in rumeno, peruviano, filippino, ucraino, argentino, cinese, nigeriano e venezuelano. Nella processione offertoriale i vari rappresentanti delle comunità presenti, vestiti con i costumi tradizionali, hanno portato all'altare prodotti e oggetti tipici del loro Paese d'origine mentre le ragazze di nazionalità filippina si sono "esibite" in una danza tradizionale accompagnando all'altare Gesù Bambino. Al termine della celebrazione, dopo il tradizionale bacio alla statua di Gesù Bambino, la Caritas diocesana ha aperto le sue porte per una cena a buffet con specialità tipiche preparate dalle stesse comunità di immigrati. (Paolo Guiducci – Avvenire)  

Circo: una rappresentanza del circo “Aqua” oggi all’Udienza con papa Francesco

8 Gennaio 2020 - Città del Vaticano – I rappresentanti del Circo “Aqua” – presente in questi giorni di Natale a Roma con il loro spettacolo -  saranno presenti all’Udienza generale di Papa Francesco. E’ prevista anche una loro breve esibizione davanti al Pontefice con clown, giocolieri, pattinatori e acrobati. Il circo rimarrà a Roma fino al prossimo 9 febbraio in via Cristoforo Colombo, di fianco a Euroma2. Lo show racconta la storia di un’ammaliante sirena e dell’uomo degli abissi che lotta contro l’inquinamento dei mari. Sotto al tendone avventure mozzafiato, acrobazie e attrazioni di fine arte circense messe in atto da oltre 50 artisti tra giochi d’acqua ed effetti speciali.

Papa Francesco: no allo spirito del mondo, ci porta alla corruzione

7 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - La vita cristiana è rimanere in Dio, seguendo lo Spirito Santo e non lo spirito del mondo, che porta alla corruzione, al non distinguere il bene dal male. Papa Francesco riprende le celebrazioni del mattino a Casa Santa Marta, e nell’ omelia, riferisce Vatican News, commenta così il brano dalla prima lettera di san Giovanni apostolo, prima lettura nella liturgia del giorno, nel quale l’evangelista riprende il consiglio di Gesù ai suoi discepoli: “Rimanete in Dio”. Uno può “essere nelle città più peccaminose, nelle società più atee, ma se il cuore rimane in Dio”, sottolinea il Papa, quest’uomo e questa donna portano la salvezza. E ricorda l’episodio narrato negli Atti degli Apostoli, che arrivano in una città e incontrano dei cristiani battezzati da Giovanni. Chiedono loro: “Avete ricevuto lo Spirito Santo?”, ma questi nemmeno sapevano che ci fosse. Quanti cristiani, commenta papa Francesco, anche oggi identificano lo Spirito Santo solo con la colomba e non sanno che “è quello che ti fa rimanere nel Signore è la garanzia, la forza per rimanere nel Signore”. Il Pontefice parla poi dello spirito del mondo, che è contrario allo Spirito Santo. “Gesù, nell’Ultima Cena – ricorda - non chiede al Padre di togliere i discepoli dal mondo”, perché la vita cristiana è nel mondo, “ma di proteggerli dallo spirito del mondo, che è il contrario”. Ed è, sottolinea, “anche peggio di fare un peccato. È un’atmosfera che ti rende incosciente, ti porta ad un punto che tu non sai riconoscere il bene dal male”. Invece, per rimanere in Dio, “dobbiamo chiedere questo dono” dello Spirito santo, che è la garanzia. Da questo “conosciamo che rimaniamo nel Signore”. Ma come possiamo sapere, si chiede Papa Francesco, se abbiamo lo Spirito Santo o lo spirito del mondo? San Paolo, spiega, ci dà un consiglio: “Non rattristare lo Spirito Santo. Quando noi andiamo verso lo spirito del mondo rattristiamo lo Spirito Santo e lo ignoriamo, lo lasciamo da parte e la nostra vita va per un’altra strada”. Lo spirito del mondo, aggiunge il Papa, è dimenticare, perché “il peccato non ti allontana da Dio se tu te ne accorgi e chiedi perdono, ma lo spirito del mondo ti fa dimenticare cosa è il peccato” si può fare tutto. E racconta che in questi giorni un sacerdote gli ha fatto vedere un filmato di cristiani che festeggiavano il nuovo anno in una città turistica, in un Paese cristiano: “Festeggiavano il primo dell’anno con una mondanità terribile, sprecando dei soldi e tante cose. Lo spirito del mondo. ‘Questo è peccato?’ – ‘No caro: questa è corruzione, peggio del peccato’. Lo Spirito Santo ti porta verso Dio e se tu pecchi lo Spirito Santo ti protegge e ti aiuta ad alzarti, ma lo spirito del mondo ti porta verso la corruzione, al punto tale che tu non sai distinguere cosa è buono e cosa è male: è tutto lo stesso, tutto è uguale”. Papa Francesco ricorda una canzone argentina che dice: “Vai, vai, vai… tutto è uguale che laggiù nel forno ci incontreremo”. Lo spirito del mondo, commenta, ti porta all’ incoscienza “di non distinguere il peccato”. E come posso sapere, si domanda ancora il Pontefice, se “sono sulla strada della mondanità, dello spirito del mondo, o seguo lo Spirito di Dio?”: “L’apostolo Giovanni ci dà un consiglio: ‘Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito (cioè a ogni sentimento, a ogni ispirazione, a ogni idea), ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio (o dal mondo’. Ma cos’è questo mettere alla prova allo Spirito? È semplicemente questo: quando tu senti qualcosa, ti viene voglia di fare qualcosa o ti viene un’idea, un giudizio di qualcosa, domandati: questo che sento è dallo Spirito di Dio o dallo spirito del mondo?”. E come si fa? Il consiglio di Papa Francesco è di domandarsi “una volta, due volte al giorno, o quando tu senti qualcosa che ti viene in mente”: Questa cosa che sento, che voglio fare, da dove viene? “Dallo spirito del mondo o dallo Spirito di Dio? Questo mi farà buono o mi butta verso quella strada della mondanità che è un’incoscienza?”. Tanti cristiani, lamenta il Papa “vivono senza sapere cosa succede nel proprio cuore”. Per questo San Paolo e San Giovanni dicono: “Non prestate fede a ogni spirito”, a quello che sentite, ma mettetelo alla prova. E così “sapremo cosa succede nel nostro cuore”. Perché, conclude Francesco: “Tanti cristiani hanno il cuore come una strada e non sanno chi va e chi torna, vanno e vengono, perché non sanno esaminare cosa succede dentro”: “Per questo io mi raccomando, tutti i giorni, prendete un po’ di tempo, prima di andare a letto o a mezzogiorno – quando voi volete – e chiedetevi: cosa è passato nel mio cuore oggi? Cosa mi è venuto voglia di fare, di pensare? Qual è lo spirito che si è mosso nel mio cuore? Lo Spirito di Dio, il dono di Dio, lo Spirito Santo che mi porta sempre avanti all’incontro con il Signore o lo spirito del mondo che mi allontana dal Signore soavemente, lentamente; è una scivolata lenta, lenta, lenta”. Chiediamo questa grazia, è il consiglio finale del Pontefice, “di rimanere nel Signore e preghiamo lo Spirito Santo, affinché, ci faccia rimanere nel Signore e ci dia la grazia di distinguere gli spiriti, cioè cosa si muove dentro di noi. Che il nostro cuore non sia una strada”, che sia il punto di incontro fra noi e Dio.

Migrantes Forlì-Bertinoro: il 12 gennaio la Messa dei Popoli

7 Gennaio 2020 - Forlì - Organizzata dall’ufficio Migrantes della diocesi di Forlì-Bertinoro, si celebra domenica 12 gennaio, presso la chiesa di S. Biagio in Forlì, la S. Messa dei Popoli, manifestazione liturgica che riunisce le Comunità cattoliche immigrate della nostra diocesi all’insegna della preghiera comunitaria, dell’accoglienza e della fratellanza. La celebrazione Eucaristica, celebrata come da tradizione da oltre 15 anni, vuole essere un momento di incontro fra diverse culture accomunate da un’unica fede, un esempio di animazione liturgica “a più voci” capace di trasmettere un chiaro messaggio di accoglienza e di dialogo. In tale occasione, unica a livello diocesano nel corso dell’anno, si ritroveranno a pregare insieme le comunità cattoliche straniere più numerose, presenti da più anni nella nostra città, quali quelle rumena, ucraina, polacca, africane di lingua francofona e inglese, oltre a filippini, indiani del Kerala, eritrei e pakistani, accolti nella chiesa di S. Biagio dalla comunità cittadina dell’unità pastorale del centro storico, per un momento di fraterna unità nella Chiesa dell’unico Padre. Alle ore 11,15 è prevista la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo, mons. Livio Corazza, alla presenza dei sacerdoti delle comunità etniche di diversa nazionalità. Durante la concelebrazione a ciascun coro delle “chiese migranti” è affidato un canto in lingua originale e il coro di S. Biagio, in veste di comunità parrocchiale accogliente, intonerà il canto d’ingresso “Popoli tutti acclamate”. Altra consuetudine vuole che ogni comunità straniera legga la propria intenzione durante la preghiera dei fedeli e porti doni durante la processione all’altare.  Al termine della celebrazione liturgica la festa si sposterà nei locali del Centro Buon Pastore per il pranzo comunitario, al termine del quale le varie comunità potranno presentare momenti delle tradizioni musicali e coreutiche dei loro paesi di provenienza per concludere una giornata di dialogo gioioso di tutte le genti accomunate nella preghiera e nella festa, animate dallo spirito cristiano che vuole gli uni e gli altri come fratelli e figli di Dio. Un modo questo per superare i pregiudizi e le difficoltà a capire le sfide dell’accoglienza, affinché la nostra comunità diocesana cresca sempre più nella consapevolezza che è possibile la fratellanza universale e la convivialità nelle differenze. Walter Neri - Direttore Migrantes Forlì-Bertinoro)

La gioia di essere un’unica grande famiglia: la festa dei Popoli a Napoli con il card. Sepe

7 Gennaio 2020 - Napoli – “Gesù è venuto per abbattere i muri di separazione, per accogliere tutti senza fare differenze culturali e sociali, creando fraternità e comunicazione tra noi”. Con queste parole il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha salutato le numerose rappresentanze delle varie comunità internazionali che vivono a Napoli e che in occasione della Solennità dell’ Epifania si sono ritrovate nel Duomo della città partenopea per celebrare e festeggiare insieme la festa dei Popoli promossa dall’Ufficio Migrantes diocesano. “Oggi tanti nostri amici che vivono a Napoli, come i magi, vengono da lontano. Anche loro arrivano da Africa, Asia, Europa e America latina e come Gesù, Giuseppe e Maria dovettero fuggire in Egitto per sottrarsi alla condanna a morte di Erode, questi nostri fratelli hanno lasciato i loro paesi per fuggire alla guerra”, ha detto il porporato. Canti tradizionali, balli popolari e costumi tipici di vari Paesi, hanno riempito la Cattedrale, prendendo il posto di quel malessere che ancora oggi si percepisce in alcune persone quando si incontra un immigrato visto come uno 'diverso'. “L'integrazione oggi è il fulcro della società perché è alla base di ogni forma di convivenza civile”,  ha aggiunto don Luigi Castiello, officiale della Curia di Napoli e cappellano della delegazione Smom di Benevento, Ordine di Malta : “è importante che questa passi attraverso l'accoglienza con percorsi di formazione. Bisognerebbe creare più progetti  attraverso i quali i migranti possano inserirsi, perché se non hanno un percorso vanno allo sbando”. Come si insegna l'integrazione ai bambini in età primaria? “Bisogna integrare le classi, con presenze miste, creando attività di incrocio culturale - aggiunge il sacerdote -  abituando i più piccoli a stare insieme partendo dal gioco. In questo modo i bambini vengono abituati ad accogliere l'altro senza alcun tipo di discriminazione. Solo così – dichiara don Castiello – si riesce ad evitare quel senso di paura e di diffidenza che si radica nei ragazzi dai primi anni dell'adolescenza perché purtroppo la persona che viene da lontano fa ancora paura”. “Cari amici Napoli vi accoglie con il cuore aperto perché possiate impegnarvi nel rispetto della vostra dignità di persone, nell'esercizio dei vostri diritti e doveri – ha sottolineato con fermezza il cardinale -. L'accoglienza di chi viene da lontano e vive un disagio sociale, è un dovere di tutti ma soprattutto di noi cristiani perché Gesù stesso si è identificato con lo straniero 'chi accoglie voi, accoglie me'. Purtroppo dobbiamo ammettere che ancora oggi permangono in alcuni ancora principi ideologici e forme di egoismo che tendono ad escludere dalla civile convivenza dell'integrazione nelle nostre comunità quanti ne vengono a far parte. Nonostante i tanti progressi che viviamo alcuni si comportano ancora da autentici provinciali, ripiegati solo sulla propria vita. Noi, diocesi di Napoli,  - conclude il card. Sepe -  come nella consuetudine millenaria, vogliamo aprire la nostra comunità e diventare sempre più come la grotta di Betlemme, accogliendo chi chiede di entrare. Questa festa rappresenta la cattolicità della Chiesa e chiediamo la protezione della Madonna per ricevere i doni della regalità e dell'attenzione verso i più bisognosi”. Alla fine della celebrazione il cardinale ha consegnato a tutti i bambini, figli degli immigrati, tanti doni offerti dal Movimento Cristiano Lavoratori, dal Sovrano Militare Ordine di Malta e dall'Associazione Arti e Mestieri. Un gesto di amore profondo verso il prossimo che ha visto il sorriso di decine di bambini felici e gioiosi di poter scartare il proprio regalo, perché in fondo non c'è gioia più grande del donare amore. (Rossella Avella)  

Fedeli etiopi in Europa: papa Francesco nomina il nuovo visitatore

7 Gennaio 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco ha nominato Visitatore Apostolico per i fedeli etiopi di rito Alessandrino Geez residenti in Europa don Petros Berga, del clero della diocesi di Haarlem-Amsterdam nei Paesi Bassi, attualmente in servizio presso la Metropolia sui iuris di Addis Abeba (Etiopia). Nato il 24 dicembre 1967 ad Addis Abeba don Berga, dopo aver terminato gli studi di filosofia e teologia all’Università Cattolica di Utrecht (Paesi Bassi), nel 1998 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Haarlem-Amsterdam. Nominato parroco di San Nicola a Edam, si è dedicato in pari tempo alla cura pastorale dei fedeli etiopi, riunendoli in alcune comunità. In seguito ad un accordo di collaborazione con l’Arcieparchia di Addis Abeba, è tornato in Etiopia dove ha svolto dapprima l’incarico di Segretario della Conferenza Episcopale, e poi quello di Coordinatore pastorale della Segreteria Arcieparchiale

Mons. Milito: “basta parlare di emergenza immigrati!”

7 Gennaio 2020 - Oppido Mamertina – “Basta parlare di emergenza immigrati! È un termine abusato. Quando un’emergenza è permanente, è piuttosto un sistema, una realtà stabile e assolutamente da superare”. Lo afferma il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Francesco Milito, in una intervista al quotidiano Avvenire che pubblica, oggi, un reportage a 10 anni dalla rivolta di Rosarno: “se sotto il profilo logistico alcune cose, come la nuova tendopoli, sono state realizzate e sono il segno visibile di un’attenzione più vigile per un’ospitalità più accettabile, molto c’è ancora da fare”, evidenzia il presule che sottolinea come “la forte riduzione numerica ha portato qualche respiro in più, ma la soluzione del problema resta ancora lontana. Molte, infatti, sono le presenze apparentemente invisibili sparse su tutto il territorio”. Mons. Milito racconta che la chiesa diocesana  “ha sempre promosso aiuti concreti” ma anche tenendo “alta la coscienza del Vangelo. A gennaio dell’anno scorso, dopo l’ennesimo incendio nella baraccopoli, dissi che ‘tre morti in pochi mesi sono troppi, è un eccidio, un’ecatombe’ e ad aprile, dopo lo smantellamento delle baracche, scrissi che ‘quel che resta da fare è molto di più e risolutivo’”. La diocesi ha affrontato il tema immigrazione nelle assemblee dei consigli pastorali diocesani e in quelle delle consulte laicali. Frutto di tali analisi è stato un documento che il 20 dicembre “abbiamo consegnato al prefetto di Reggio Calabria e al sindaco di San Ferdinando. Dal testo si ricava in modo inequivocabile, l’invito ad attivare quanto la legislazione vigente pone in essere a favore degli immigrati. Sono chiari, infatti – spiega il vescovo -  i ritardi e le inadempienze che ancora sussistono. Se assorbite rappresenterebbero un reale e concreto aiuto per cercare di sopperire alle difficoltà che il fenomeno produce. E per fugare l’impressione che lo smantellamento della baraccopoli sia stata più un’azione dimostrativa, seppure necessaria, che non una soluzione pienamente risolutiva”. (R.I.)  

Migrantes Palermo: in Cattedrale la Festa dei Popoli con l’arcivescovo Lorefice

7 Gennaio 2020 - Palermo – “Boicottiamo tutti i progetti di male e di paura dei potenti di questo mondo”. Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, usa una frase a effetto per rileggere e attualizzare l’esempio dei Magi. Lo fa in una Cattedrale piena di giovani, famiglie, bambini appartenenti a molte etnie diverse, abbigliati a festa secondo le proprie tradizioni, felici di esprimere con danze, canti, fiori e decorazioni il proprio modo di vivere la fede in Cristo. È la Messa dei popoli, organizzata ogni anno dall’ufficio Migrantes della diocesi, guidato da padre Sergio Natoli e Mario Affronti, e animata dal coro “Arcobaleno dei popoli”, a raccontare ciò che Palermo è diventata. Il portone di bronzo principale  è rivestito di teli dorati, quelle coperte termiche in cui vengono avvolti uomini, donne e bambini salvati dal mare e che “Eldorato - Nascita di una nazione”, il progetto di arte contemporanea ideato da Giovanni de Gara e dedicato al tema delle migrazioni e dell’accoglienza, ha portato in giro per l’Italia. “Molto provvidenzialmente il portone nella nostra Cattedrale oggi rifulge di luce, diventa attraverso questo segno quello che deve essere e sarà sempre la Chiesa – afferma monsignor Lorefice –. Oggi questa Cattedrale mostra in modo vivente e plastico che le genti sono chiamate in Cristo Gesù a formare lo stesso corpo per mezzo del Vangelo”. L’arcivescovo invita a “non rimanere ripiegati e prostrati, dobbiamo rivestirci di luce”. E attualizza il passo del Vangelo del giorno dell’Epifania, pensando ai venti di guerra che soffiano nel mondo, ai muri e alle chiusure imposti dagli Stati: “I grandi di questo mondo, ci ricorda il Vangelo, hanno paura, invece i pastori, la gente ordinaria, quelli che vengono da oriente non temono, ma si mettono in moto. I Magi sono condotti da questa luce, lì dove c’è questo mirabile segno, un bambino, lì è concentrata la presenza stessa di Dio, luce che brilla tra le tenebre. I Magi ci indicano questa via: allargare il cuore, nessuno si faccia atrofizzare il cuore. I cristiani oggi dobbiamo essere un segno per l’umanità intera, perché tutti sappiano che la luce viene e che tutti possono essere radunati in un’unica famiglia umana. I Magi ci chiedono un cuore allargato. Siamo chiamati a boicottare tutti i progetti di male e di paura dei potenti di questo mondo. I Magi avendo intuito la falsità di Erode che cerca il Bambino non per adorarlo ma per eliminarlo, hanno boicottato questo progetto infanticida. Noi dobbiamo fare esplodere la vita”. (Alessandra Turrisi - Avvenire)

Mons. Nosiglia ai migranti: “siate i benvenuti” e “sentitevi membri eletti della nostra Chiesa”

5 Gennaio 2020 -

Torino - “Gesù si identifica con tutti coloro che non contano e sono ultimi nella società. Con chi ha fame o sete, è straniero e immigrato, chi è malato o in carcere. Nessuno deve sentirsi dunque  dimenticato da Dio per mezzo del suo figlio. Dunque nemmeno voi cari amici immigrati nel nostro Paese siete dimenticati dal Signore, ma anzi siete i prediletti del suo amore”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, questa mattina nella Chiesa del Santo Volto in occasione della celebrazione eucaristica per la Festa dei Popoli promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi piemontese. Il presule ha salutato i “ “cari amici immigrati” aggiungendo: “Voi siete portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani e spirituali, cristiani e civili, che può arricchire la nostra Comunità sia sotto il profilo religioso che sociale. Mai ci stancheremo di predicare a tutti, e con voce alta e forte, che la presenza di tanti immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva,che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti. Siate dunque i benvenuti e sentitevi membri eletti della nostra Chiesa”.

“Provenite - ha detto ancora mons. Nosiglia -  da paesi e culture diverse e siete qui tutti insieme per proclamare le opere di Dio e manifestare a tutti che la fede cristiana vi unisce come un cuor solo e un’anima sola nella Chiesa: la stessa fede, lo stesso Battesimo, la stessa Eucaristia”.

Per il presule occorre operare affinché siano riconosciuti a tutti quei diritti fondamentali, che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia: il diritto alla cittadinanza in primo luogo, a partire dai minori nati nel nostro Paese, al lavoro, alla casa, alla scuola, alla salute. Diritti che la Costituzione italiana pone a “fondamento del vivere civile del nostro popolo". “La vostra presenza e partecipazione alla vita della Chiesa in Torino - ha quindi detto mons. Nosiglia - è un segno di grande speranza, perché conferma quanto il Vangelo oggi ci annuncia, mostrandoci che la fede in Cristo è fonte prima di comunione e di salvezza per tutti. Siate dunque comunità e cristiani ferventi nella fede, ricercando sempre, anche in condizioni di vita a volte difficili, di non tralasciare mai le vostre tradizioni religiose e quanto avete ricevuto nella vostra terra sul piano della fede cristiana e cattolica”. Da qui l’augurio che “possiate godere di chiese e locali adeguati alle necessità delle vostre comunità

e  anche di cappellani che  vi seguano nella vita cristiana”. E la festa dei popoli “ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo una ricchezza per tutta l’umanità”.

L’arcivescovo di Torino ha quindi ringraziato “ a nome della Chiesa di Torino”, della “vostra presenza e della vostra testimonianza di unità e di fede che offrite e vi invito a sentirvi parte viva della comunità e a prendere il vostro posto che vi spetta nel popolo di Dio. Il vostro Vescovo vi accompagna con la preghiera, l’amicizia e l’impegno a favorire quella integrazione necessaria, che resta il mio e il vostro desiderio”. E poi il ringraziamento alla Migrantes della diocesi di Torino, guidata da Sergio Durando “per il generoso e capillare lavoro che svolge a servizio delle comunità cristiane degli immigrati e ringrazio i sacerdoti, i catechisti e i responsabili delle varie comunità etniche per quanto fanno a favore della formazione e della crescita umana e spirituale di ciascun immigrato e della sua famiglia”. (Raffaele Iaria)

Migrantes Prato: domani Festa dei Popoli in Cattedrale con mons. Nerbini

5 Gennaio 2020 - Prato – Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, a Prato la manifestazione di Gesù alle genti si celebra ormai da alcuni anni con la tradizionale Festa dei popoli. Nel pomeriggio, alle ore 15,30, in cattedrale sono attese le comunità cattoliche straniere presenti in città per partecipare alla messa festiva presieduta dal vescovo mons. Giovanni Nerbini. “Con questa particolare celebrazione Prato vuole testimoniare ancora una volta la sua realtà di città aperta e multietnica, nella quale tutti siamo figli dello stesso Padre”, sottolinea mons. Santino Brunetti, responsabile diocesano Migrantes, che insieme alla Caritas ha organizzato l’iniziativa. Alla Festa dei popoli parteciperanno le comunità cinese, ucraina, pakistana, filippina, rumena, cingalese e nigeriana con i rispettivi cappellani. Durante la messa ogni etnia proporrà un canto e una preghiera nella propria lingua e all’inizio della celebrazione due rappresentanti per ogni nazionalità presente porteranno in dono all’altare prodotti tipici della loro terra. Proprio come fecero i Magi per omaggiare la nascita di Gesù. Al termine della funzione, sul sagrato della cattedrale monsignor Nerbini impartirà la benedizione in piazza Duomo, in particolare sui bambini, e inviterà i presenti a baciare l’immagine di Gesù Bambino. A tutti verrà consegnato un santino contenente un saluto del Vescovo.

Migrantes Napoli: domani Festa dei Popoli con il card. Sepe

5 Gennaio 2020 - Napoli – Domani mattina, nella Cattedrale di Napoli, il card. Crescenzio Sepe presiederà la solenne Celebrazione Eucaristica in occasione della Festa dei Popoli nella solennità dell’Epifania. Alla celebrazione, organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes, diretto da don Pasquale Langella, parteciperanno tutti i gruppi etnici che vivono a Napoli, con vestiti, canti e danze dei propri Paesi di origine. Al termine della celebrazione tradizionale festa della Befana durante la quale il card. Sepe consegnerà ai figli degli immigrati doni offerti dal Movimento Cristiano Lavoratori, dal Sovrano Militare Ordine di Malta e dall’Associazione Arti e Mestieri.

Diocesi di Parma: domani la Festa dei Popoli con mons. Solmi

5 Gennaio 2020 -

Parma – Sarà il vescovo, mons. Enrico Solmi, a presiedere, domani in Cattadrale a Parma, la Festa dei Popoli nella solennità dell’Epifania. “Gesù incontra ed accoglie i popoli” è il titolo scelto dagli uffici pastorali diocesanai di Migrantes, Centro missionario e Caritas per l’edizione 2020 di questa giornata di incontro e preghiera che intende invitare a contemplare Gesù che si manifesta a tutte le genti, meditando sul viaggio che i Magi, rappresentanti di tutti i popoli della terra, hanno affrontato e continuano oggi ad affrontare.