Primo Piano

Brescia: torna in scena oggi “Tutti abbiamo sangue rosso”

28 Gennaio 2020 - Brescia – Questa sera, 28 gennaio, torna in scena al Cinema Nuovo Eden di Brescia “Tutti abbiamo sangue rosso – in bianco e nero”, la rappresentazione teatrale ideata e creata dai richiedenti asilo ospiti della Cooperativa Kemay di Caritas Diocesana di Brescia. Questa terza edizione della rappresentazione vede coinvolti Medici Senza Frontiere con il patrocinio del Comune di Brescia. Sul palcoscenico cinque ragazzi, insieme ai volontari, racconteranno la propria esperienza di migranti. “Tutti abbiamo sangue rosso – in bianco e nero” prende le mosse da “Tutti abbiamo sangue rosso”, drammatizzazione autobiografica nata per raccontare le storie dei migranti che approdano sulle nostre coste e risignifica cosa vuol dire lasciare la propria terra e la propria famiglia in un viaggio senza certezze.

Migranti: 5 operazioni, tutte notturne, di salvataggio nel corridoio di mare tra la Libia e Malta

28 Gennaio 2020 - Roma - 5 operazioni, tutte notturne, nelle ultime 72 ore, dove non c’è presidio se non quello delle ong. Sono 407 le persone salvate: 255 adulti (tra cui 39 donne, 12 delle quali incinte). 149 minori, 132 dei quali non accompagnati, salvati dal team di SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere nel corridoio di mare tra la Libia e la zona di ricerca e soccorso maltese. La mappatura geografica dei profughi salvati parla di Sudan, Somalia, Eritrea.  

Rapporto Immigrazione: domani la presentazione in Campania con il card. Sepe

28 Gennaio 2020 - Salerno - Verrà presentato domani, 29 gennaio, a Fisciano, presso l’Università degli Studio di Salerno, il Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. L’iniziativa è promossa dai due uffici regionali Caritas e Migrantes della Campani. Il tema dell’incontro è quello del Rapporto “Non si tratta solo di migranti” che “vuole richiamare contenuti e modalità attraverso cui declinare questo concetto così universale”. Alla presentazione, dopo il saluto del rettore e di Mons. Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, interverranno Mons. Antonio Di Donna e Mons. Antonio De Luca, rispettivamente vescovo delegato regionale di Caritas e Migrantes. I lavori seguiranno con la presentazione del rapporto da parte della prof. Trapanese Rossella, con riflessioni del prof. Gennaio Iorio, prof. Malandrino Ornella e don Vincenzo Serpe. Le conclusioni saranno affidate al Cardinale Crescenzio Serpe, Presidente della Conferenza Episcopale Campana.

Garante persone private libertà: “non deve esserci spazio per nessun sospetto” sulla morte del giorgiano nelCpr di Gradisca

28 Gennaio 2020 - Gorizia - “Gradisca è un episodio allarmante, la cautela rimane ma no a omertà e impunità su eventuali violenze a danno del cittadino georgiano”. Lo afferma il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, relativamente a quanto riportato a proposito dell’esito dell’esame autoptico sulla morte del migrante georgiano ospite del Cpr di Gradisca. Il fatto che non emergano, stando alle prime valutazioni dei periti, “elementi indicativi di un pestaggio come causa principale della morte di Vakhtang Enukidze – afferma Palma – non diminuisce l’assoluta volontà di fare piena luce su eventuali comportamenti lesivi della sua integrità fisica nel periodo in cui è stato privato della libertà da parte dell’autorità pubblica. Al contrario, la ricostruzione di ogni singola fase di tale periodo è necessaria per accertare eventuali responsabilità ed evitare qualsiasi sensazione d’impunità”. Per questo, il Garante nazionale seguirà con molta attenzione i risultati degli esami tossicologici e sottolinea “il dovere per chiunque fosse stato testimone, o abbia avuto contezza del verificarsi di episodi di comportamenti lesivi nei confronti del signor Vakhtang di informarne l’autorità giudiziaria. Non deve esserci spazio per nessun sospetto di omertà o di impunità rispetto alla morte di un giovane uomo mentre era sotto la responsabilità dello Stato”. (P.C. - Sir)

Circhi e Lunapark: mons. Tanesini incontra i giostrai

27 Gennaio 2020 - Chiavari – Il vescovo di Chiavari, mons. Alberto Tanasini, ha incontrato i lavoratori del Luna Park presenti a Chiavari.

Un modo per conoscere il difficile mondo degli spettacoli viaggianti, tra passione e sacrifici, si legge sul sito della diocesi.

Mons. Tanasini ha detto che sono poco meno di 25 anni che ha nel cuore la ricchezza umana e la familiarità dei lunaparkisti, una realtà definita come “una grande parrocchia in giro per il mondo”

La Parola di Dio come antitodo all’indifferenza

27 Gennaio 2020 -

Roma - La Chiesa italiana ha celebrato la Domenica della Parola di Dio, come proposto da Papa Francesco già a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, poi istituita con la lettera apostolica “Aperuit illis”. Una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio: “non una volta all’anno, ma una volta per tutto l’anno”.

Il presidente dei Vescovi italiani, card. Gualtiero Bassetti, introducendo i lavori del Consiglio Permanente, aveva dichiarato l’adesione convinta a questa proposta come occasione per riscoprire la centralità della Parola di Dio e “tornare a un incontro personale e comunitario con la Parola. Parola mai ovvia, mai banale, tesoro inesauribile, che non afferreremo mai nella sua ricchezza e profondità”. Inoltre, il presidente aveva richiamato come “della Parola vive ogni discepolo; per la Parola crede; sulla Parola poggia la pietà, la catechesi e la fede vissuta; dalla Parola si riversano sugli altri i gesti della carità e si genera e rigenera la comunità”.

Da qui, l’auspicio che questa occasione non sia stata solo un appuntamento tra tanti. Il ritornare alla fonte della buona notizia è l’unica possibilità per ritrovare freschezza, coraggio e desiderio di vivere personalmente e comunitariamente nel quotidiano la consapevolezza di un Dio che cammina con noi e con ogni creatura.

La Parola di Dio è un antidoto per non lasciarsi travolgere dall’indifferenza o dall’autoreferenzialità rispetto ad un vissuto quotidiano che desidera ascoltare buone notizie. In questo consiste la missione della comunità cristiana: facilitare l’incontro tra la Parola di Dio e ogni uomo e ogni donna. È la via per rigenerare comunità credibili e testimoni autorevoli. Ma in tutto questo è indispensabile la capacità di ascoltare per lasciarsi provocare dalla Parola.

L’uomo è un essere che ascolta fin dal grembo materno. L’ascolto vero produce delle trasformazioni, mettendo l’uomo in condizione di uscire da sé per andare incontro all’Altro e agli altri. L’ascolto diventa obbedienza, non nel senso morale ma nella capacità di accogliere una parola che dà vita. Così come non c’è dialogo senza ascolto.

Che stia declinando oggi una cultura dell’ascolto è evidente: tutti preoccupati di parlare ma non forse di ascoltare le parole dell’altro.

Ci si dimentica che ascoltare ed essere ascoltati significa esserci, perché l’accettazione dell’altro inizia con l’ascolto. L’ascolto esige che l’altro sia accolto con pazienza, lasciandogli spazio, dedicandogli del tempo. Avere molta umiltà e disponibilità.

Nel libro dell’Apocalisse, l’autore rivolgendosi alle comunità cristiane del suo tempo, ricordava la delicatezza della parola detta da Dio che necessita dell’ascolto: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). La domenica della Parola di Dio dovrebbe generare e nutrire questa consapevolezza: un Dio che è presente e che sta sulla soglia della porta della vita di ciascuno, sussurrando e proponendo con delicatezza gesti e parole belle. Ma l’altro aspetto è che Dio entra solo nel rispetto della libertà della sua creatura e se la sua creatura gli permette di entrare.

È la dinamica della vita cristiana, della missione, dell’Evangelizzazione: Dio e l’umano che si parlano e si ascoltano. A ben vedere, il ritornare senza indugio alla fonte, alla Parola di Dio, come del resto auspicava già il Concilio Vaticano II, è l’unica via possibile per un improrogabile rinnovamento personale e comunitario.

(Valentino Bulgarelli - direttore dell’Ufficio catechistico della Cei)

Giornata della Memoria: una “passeggiata” da Largo 16 ottobre a piazza degli Zingari domenica 2 febbraio

27 Gennaio 2020 - Roma - Si celebra oggi in Italia la Giornata della Memoria che ricorda l’olocausto di sei milioni di ebrei. Una giornata che, però, non dimentica i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nei campo di sterminio nazisti. Per fare memoria, in questa settimana, l’ Associazione21 Luglio promuove, per domenica prossima, 2 febbraio, “una passeggiata urbana nel cuore di Roma per unire, in un unico abbraccio le Memorie delle due persecuzioni”. La passeggiata inizierà alle ore 11,00 presso Largo 16 ottobre 1943 davanti alla targa che ricorda il “sabato nero” del ghetto di Roma. All’evento è prevista la partecipazione e l’intervento di Lello Dell’Ariccia, sopravvissuto al rastrellamento del ghetto del 16 ottobre del ’43, Tobia Zevi membro della comunità ebraica, Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR e testimoni del genocidio delle comunità rom. I partecipanti si sposteranno poi in una passeggiata libera verso Piazza degli Zingari dove è previsto un omaggio presso la targa che ricorda lo sterminio del popolo rom. La tragedia che ha colpito i rom e sintomi viene ricordata con il nome “Porrajmos” che si divide - ricorda l’associazione - in quattro periodi. Il primo periodo è inaugurato con la Circolare del Ministero degli Interni del 19 febbraio 1926 che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle soggiornati di origine straniera. Il secondo periodo è racchiuso tra il 1938 e il 1942 e risulta segnato da una pulizia etnica organizzata presso le frontiere. Il terzo periodo si inaugura con un Ordine emanato l’11 settembre 1940 dal Capo della Polizia Nazionale che ordina, per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”. L’ultimo periodo, il quarto, parla il drammatico linguaggio della “soluzione finale” verso i campi di sterminio. (R.I.)  

Italiani nel mondo: oggi la presentazione del Festival “Italia in the World”

27 Gennaio 2020 - Roma - E’ dedicata all’Australia la VI edizione del Festival “Italia in the World” che sarà presentata questa mattina a Roma. Il Festival ha l’obiettivo di “Raccontare i successi degli italiani nel mondo e le eccellenze del made in Italy”. Il progetto, che ha ricevuto l’onorificenza da parte della presidenza della Repubblica Italiana ha anche il patrocinio di Rai Cinema, della Federazione Italiana Sport Equestri), l’Italian Trade Agency e l’ Assocamerestero per la promozione dell’Italia nel mondo e la diffusione del bando all’estero; gli Istituti Italiani di Cultura e le Ambasciate Italiane all’Estero, per le ricerche di archivio, i dati e le statistiche relativi all’emigrazione italiana nel mondo e la diffusione del bando attraverso il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, oltre ad altri 60 partner internazionali.  

Migranti: continuano soccorsi in mare

27 Gennaio 2020 - Roma - Oltre 300 i migranti presenti sulle navi di due diverse ong, in direzione Malta e Sicilia. E gli attivisti continuano ad essere impegnati senza sosta nei soccorsi. L’ultimo è stato  effettuato dalla Guardia Costiera maltese, che ha recuperato in mare 40 persone. In tutto i migranti a bordo dalla nave Ocean Viking, che ha operato una serie soccorsi in queste ultime ore, sono 223. Durante l’ultimo salvataggio - effettuato da ’Sos Mediterranee’ - sono state recuperate in mare 72 persone - riferisce Ansa - su una barca di legno molto instabile e sovraccarica nella zona maltese della Sar. Naufraghi che si sono aggiunti agli altri migranti messi in salvo nelle ore precedenti: tra loro 32 sono minorenni che viaggiano da soli: 10 hanno meno di 15 anni, il più piccolo un bimbo di 6 mesi. Altre 16 persone sono state invece recuperate dalla Alan Kurdi, la nave della ong Sea Eye che oggi ha a bordo  78 persone.  

Emigranti veneti e immigrati insieme a Conegliano

24 Gennaio 2020 - Conegliano – L’Ufficio diocesano Migrantes di Vittorio Veneto, in collaborazione con l’associazione “Trevisani nel mondo”, alla quale aderiscono anche le comunità emigranti ha organizzato un incontro che si svolgerà domenica 26 gennaio a partire dalle 10 nella parrocchia di San Pio X a Conegliano. In questa maniera si intende continuare la consuetudine iniziata negli anni scorsi, quando la Giornata mondiale delle migrazioni si teneva nel mese di gennaio. La scelta della sede non è stata casuale: Pio X fu detto il “papa dell’emigrazione”, perché fu il primo pontefice che, pur con i limiti dovuti a una mentalità ben diversa da quella odierna, cercò di impegnarsi in modo particolare a favore dei tanti che, fra ’800 e ’900, decisero di lasciare la loro terra spinti dalla povertà o comunque alla ricerca di condizioni di vita meno difficili. L’incontro di domenica 26 si aprirà con una messa presieduta dal vicario generale mons. Martino Zagonel; subito dopo, nel salone parrocchiale, padre Giovanni Terragni, scalabriniano, docente allo Scalabrini International Migration Institute di Roma (incorporato all’Università Urbaniana), terrà una relazione su “Giovanni Battista Scalabrini e l’emigrazione italiana nelle Americhe fra i secoli XIX e XX”. La memoria dell’emigrazione di grandi proporzioni che, nel secolo scorso, ha interessato gran parte d’Italia – fra cui le regioni del Nord-Est – deve servire a mantenere sempre viva la gratitudine verso le generazioni che, con i loro sacrifici, hanno reso possibile il benessere in cui ancora viviamo, anche se negli ultimi tempi è divenuto molto più precario. La stessa memoria, però, deve anche farci comprendere che i migranti, provenienti dai paesi più disparati, che incontriamo quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi, sono persone proprio come noi, “fatte della stessa creta”. La loro condizione e le loro esperienze sono, se non proprio identiche, almeno molto simili a quelle che i nostri connazionali – e anzi la gente dei nostri paesi – hanno vissuto fino a mezzo secolo fa. (don Adriano Zanette – Direttore Migrantes Vittorio Veneto)

Per una narrazione umana

24 Gennaio 2020 - Roma - C’è una felice coincidenza quest’anno: la pubblicazione (24 gennaio) del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali alla vigilia della prima Domenica della Parola di Dio (26 gennaio). Il filo che lega i due eventi è la comunicazione: nel primo caso, con le parole umane e - nel messaggio del Papa - con un’attenzione particolare al loro uso nella narrazione quotidiana che si fa storia; nel secondo caso, con la Parola che si fa vita, si dona e crea rapporti di umanità. È questa l’origine e la radice perché le nostre parole incidano nelle pieghe della quotidianità. La Parola è criterio fondante di uno sguardo sulla realtà non disincantato, ma operoso. E più in profondità: apre il cuore della Chiesa a un cammino di fede, a una speranza, a una carità operosa. “Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano - sottolinea papa Francesco nel testo -, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. È quel dialogo, fondato su una memoria viva, che favorisce l’incontro tra le generazioni. Ecco, allora, che la vita si fa storia. È l’idea alla base del manifesto con cui accompagniamo il messaggio del Papa per la prossima Giornata (24 maggio). Come lo scorso anno, è disponibile sia sul sito dell’Ufficio sia sul portale CEInews, dove abbiamo predisposto un Focus in cui condividere notizie e materiale utile all'animazione. Tra le altre iniziative da segnare in agenda: l’inizio del corso Anicec Academy (www.anicec.it) nel mese di marzo e il convegno nazionale a Roma, dal 26 al 28 marzo. Intanto il nostro augurio a tutti i giornalisti e agli operatori della comunicazione nel giorno della loro festa!  (Vincenzo Corrado)  

Quel mattino a Lampedusa

24 Gennaio 2020 -   Brescia - “Eravamo in otto sulla “Gamar”, la mia barca. Poco prima delle due di notte ci siamo addormentati. Volevamo uscire più tardi per una battuta di pesca. Dopo qualche ora un mio amico ha sentito delle grida. Pensavo che fossero dei gabbiani […]. Alla fine ci siamo resi conto che non erano uccelli, erano urla”. Inizia così il racconto da parte di Vito Fiorino del naufragio di 545 persone all’alba del 3 ottobre 2013 al largo di Cala Tabaccara (Lampedusa); un naufragio che si trasforma nel giro di poche ore in una tragedia del mare: 358 le vittime, 20 i dispersi, 155 i superstiti, tra cui 41 minori. “Abbiamo cominciato a prendere tutti quelli che potevamo e a metterli in barca. Ci siamo ritrovati in 55 su un barchino di nove metri, con a bordo tutti questi ragazzi dai 13 ai 20 anni”. Un racconto drammatico quello di Vito Fiorino, falegname in pensione e pescatore per passione, che Antonio Umberto Riccò, scrittore e autore teatrale, sceglie di intrecciare con quelli di altri protagonisti di quel mattino a Lampedusa. Una la certezza di fronte alla “globalizzazione dell’indifferenza che si rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto” (papa Francesco, Lampedusa, 8 luglio 2013): “raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo”. L’esito: una lettura scenica che cuce magistralmente insieme testimonianze di soccorritori, di migranti, di lampedusani; immagini di repertorio; musiche scritte ad hoc da Francesco Impastato. Inedita nondimeno la messa in scena del racconto: a dar voce alle tante testimonianze sono di volta in volta persone diverse a seconda dei contesti in cui viene proposto. Così sarà a Monticelli Brusati, nell’ambito della Settimana educativa dedicata al tema dell’accogliere, sabato 25 gennaio alle ore 20.30, presso la Sala della comunità, dove a “ricordare per non dimenticare” sarà presente anche Vito Fiorino, nominato lo scorso anno nel Giardino dei Giusti di Milano. (Chiara Buizza – La Voce del Popolo)  

Migrantes Torino: ancora in corso la mostra “Gli invisibili”

24 Gennaio 2020 - Torino - Prosegue presso l’Ufficio Pastorale Migrantes di Torino la mostra “Gli invisibili” del fotografo Mauro Raffini. Scatti che documentano la vita di chi non ha casa, di quegli invisibili che “si trovano sotto i ponti, davanti alle chiese, di fronte ai supermercati affollati, sdraiati sui marciapiedi”, spiega Raffini: “individui che non appartengono al folklore locale come molti pensano, ma persone che hanno studiato, hanno lavorato per poi scendere lentamente nell’abisso fatto di alcool, droga, depressione…” La mostra, allestita sino al prossimo 30 gennaio è visitabile lunedì martedì e giovedì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 17 e il mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 13

Card. Zuppi: la sfida vera è  governare il fenomeno migratorio con umanità

24 Gennaio 2020 - Torino – Sulla realtà migratoria “che anche in ambito cristiano è discussa, bisogna fare chiarezza. Si sente dire: ‘Prima noi, poi gli altri’; si sente l’obiezione sulla disponibilità di risorse per tutti. Ma io credo anzitutto che si debba uscire da questi dualismi del noi-loro, del prima-dopo, dell’invasione-respingimento. Sono dualismi che deformano la realtà e sono molto pericolosi”. A dirlo è il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, in una intervista al settimanale “La Voce e il Tempo” della diocesi di Torino. “Certo – spiega il card. Zuppi -  che c’è bisogno di accoglienza intelligente. C’è bisogno di un’intelligenza che programma nell’ordinario e che sa offrire risposte in caso di emergenza. Se però l’emergenza – aggiunge - è continua e non porta a governare il fenomeno, allora si generano paure e noi dobbiamo uscire da questo meccanismo. È un cambiamento di prospettiva fondamentale e basterebbe guardare alla storia: in passato le migrazioni ci sono sempre state. Noi stessi siamo stati migranti…”. L’arcivescovo di Bologna, autore recentemente del volume “”Odierai il prossimo tuo” (Piemme) sottolinea che il meccanismo della paura, della necessità di proteggersi “porta a innalzare muri, chiudere i porti, ed è su questo che oggi le persone si interrogano”. Oggi occorre “far riflettere sul fatto che la protezione non sta nei muri, che la sfida vera è appunto governare il fenomeno migratorio, ma sempre con umanità. Su questo per i cristiani non ci sono deroghe: si tratta di un imperativo evangelico chiarissimo che non può essere disatteso, in nessun caso. Chi sa accogliere, sa anche gestire la convivenza. Tanti problemi del gestire l’immigrazione si generano perché si pensa che la convivenza non sia possibile, si pensa che implichi un pericolo e invece si può gestire, organizzare… Non ci sono invasioni, ma persone a cui aprire le porte perché possano avere un futuro”. Questo dipende – spiega ancora il cardinale - da cosa vogliamo fare della nostra casa comune ed è questo che dobbiamo chiarirci per poi agire di conseguenza”.

Ecumenismo: veglie interdiocesane e testimonianze di migranti nelle diocesi del Lazio

24 Gennaio 2020 - Roma - “Siamo chiamati in causa per una urgente ricerca della unità dei cristiani, non soltanto ospitandoci gli uni verso gli altri, ma anche tramite l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra cultura e fede”: sono parole del vescovo di Tivoli e di Palestrina, mons. Mauro Parmeggiani, che oggi, 24 gennaio, nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano a Villanova di Guidonia (Rm) presiederà una solenne veglia ecumenica interdiocesana in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Insieme a lui, i rappresentanti di altre Chiese cristiane invocheranno “il dono dell’unità su quanti credono in Gesù, affinché, insieme, divengano attraenti verso coloro che ancora non si sono incontrati con Lui”, aggiunge il presule. Sarà interdiocesana anche la preghiera ecumenica che le diocesi di Frosinone e Sora vivranno domani nell’abbazia cistercense di Casamari (Fr). Insieme ai vescovi mons. Ambrogio Spreafico e mons. Gerardo Antonazzo, interverranno rappresentanti delle Chiese valdese, battista e ortodossa romena. Ieri a Latina, nella parrocchia dell’Immacolata, la preghiera ecumenica che l’Ufficio diocesano per il dialogo ecumenico e interreligioso ha promosso insieme all’Ufficio Migrantes. Con il vescovo mons. Mariano Crociata e i rappresentanti di altre confessioni, un gruppo di migranti ospiti a Latina hanno portano la propria testimonianza. “Vogliamo richiamare l’attenzione delle Chiese all’accoglienza, come quella che ricevette san Paolo quando naufragò sull’isola di Malta durante il viaggio verso Roma”, ha spiegato Mariangela Petricola, direttrice dell’Ufficio per l’ecumenismo.  

Matera-Irsina: inaugurata Casa Betania, argine contro il caporalato

23 Gennaio 2020 - Matera – E’ l’accoglienza dei migranti che lavorano nelle campagne del Metapontino, in Basilicata, la priorità di “Casa Betania – la Casa della carità”, inaugurata ieri dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina e dalla Caritas nel borgo Serramarina di Bernalda (Matera). La struttura è stata acquistata dall’Arcidiocesi grazie ai finanziamenti dell’8 x mille alla Chiesa cattolica. Betania, ha spiegato l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, “è il villaggio dove Marta, Maria e Lazzaro vivevano e presso la cui casa Gesù si fermava ogni volta che percorreva quella strada. Ieri come oggi – ha aggiunto il presule – questo nome significa accoglienza, amicizia, prossimità. Qui abbiamo creato un argine alla piaga del caporalato”. Una trentina i posti letto a disposizione di chi, per periodi determinati, avrà necessità di un tetto sicuro e provvisto di tutti i servizi, comprese due cucine e spazi comuni di aggregazione. “Vigileremo – ha detto il presule inaugurando la struttura alla presenza delle massime autorità istituzionali della provincia, prefetto e questore inclusi, ma anche di un nutrito gruppo di imprenditori – perché ogni lavoratore che intercettiamo riceva un regolare contratto di lavoro”. Del resto, è stato ribadito ieri, la lotta contro lo sfruttamento lavorativo e il lavoro nero si fonda su interventi integrati: accoglienza, servizi sanitari, trasporto, formazione, controllo del mercato del lavoro e applicazione dei contratti. La gestione del sito, ha rilevato don Antonio Polidoro, direttore dell’ufficio Migrantes, sarà curata – grazie a progetti coordinati, finanziati anch’essi con l’8 x mille –, dalla stessa Fondazione e dal Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo, nell’ambito del progetto “Liberi di partire, liberi di restare”. Inoltre, per l’attività di accoglienza proseguirà il rapporto con il Forum “Terre di dignità" nel quale anche la Caritas diocesana è presente. Il prefetto di Matera, Rinaldo Argentieri, si è impegnato ad attivare la cabina di regia sul contrasto al caporalato convocandola il 10 febbraio proprio a Casa Betania. (Lucia Surano – Avvenire)

Nella gioia del Battesimo oltre le frontiere: due incontri a Padova per parlare di migrazioni, diritto alla protezione internazionale e accoglienza

23 Gennaio 2020 - Padova – “Nella gioia del Battesimo… oltre le frontiere” è la proposta che il Coordinamento ecclesiale richiedenti protezione umanitaria (formato dai rappresentanti di diverse realtà e uffici diocesani: Caritas, Pastorale Migrantes, Pastorale della Missione, Pastorale Sociale, Missionari Comboniani), e Acli Padova offrono in particolare ai membri degli organismi di comunione delle parrocchie della diocesi patavina, ma aperta a quanti interessati ad approfondire il fenomeno delle migrazioni, avere strumenti per interpretarlo e spunti di azione sul fronte dell’accoglienza. Dopo i primi tre incontri di novembre e dicembre, altri due appuntamenti sono in programma tra gennaio e febbraio 2020. Il promo questa sera, giovedì 23 gennaio, alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Saccolongo (Pd) cui seguirà un ulteriore incontro venerdì 7 febbraio alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Vigodarzere (Pd). Durante le due serate si parlerà di immigrazione, diritti e integrazione con gli interventi di Elena Spanache, responsabile Sportello Immigrazione di Acli Padova (Strumenti di interpretazione del fenomeno migratorio e dati dal territorio); Giovanni Barbariol, dell’associazione Avvocato di strada (Il diritto alla protezione internazionale alla luce della normativa italiana ed europea) e don Elia Ferro, direttore Migrantes di Padova (Non di solo pane) e il coordinamento di Gianni Cremonese, presidente Acli Padova.

Sardegna: il 3 febbraio il racconto della mobilità umana tra realtà e percezione in un convegno ad Oristano

23 Gennaio 2020 - Cagliari – Lunedì 3 febbraio 2020, dalle ore 14 alle 17, nell’Istituto di Scienze religiose, a Oristano si svolgerà il seminario “Non si tratta solo di migranti”. Il racconto della mobilità umana tra realtà e percezione, organizzato dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna, dalla Migrantes regionale, dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna e dall’Ucsi Sardegna. Un seminario che nasce dalla necessità di riflettere sul fenomeno della mobilità umana, “tema ghiotto per le campagne elettorali, foriero di paure ancestrali rispetto alla diversità e al diverso, che rischia di essere sempre più manipolato strumentalmente e non conosciuto per l’effettivo dato di realtà”, spiega il delegato regionale Caritas Sardegna Raffaele Callia: persone che vengono nel nostro Paese per ragioni diverse - migrazioni forzate, fuga dalla miseria, ricerca di libertà, ecc.  e che “continuano ad andar via dalle nostre comunità, fra cui gli stessi sardi, soprattutto per mancanza di alternative”. Il delegato Caritas sottolinea come oggi più che mai “si abbia il dovere di fornire un’informazione obiettiva che presenti il tema nella sua complessità, senza semplificazioni e banalizzazioni, senza mistificare la realtà. Un’informazione rigorosa dal punto di vista scientifico e rispettosa in ogni caso della dignità della persona umana, di ogni persona”.  Da qui, l’idea di  proporre un seminario di approfondimento per i giornalisti e per tutti gli operatori che si occupano di tali argomenti, “con l’obiettivo di fornire una narrazione diversa rispetto a quelle in circolazione, in particolare nel complesso mondo dei social network”. “Questa iniziativa inter-pastorale, frutto della collaborazione tra gli uffici regionali Caritas e Migrantes – spiega Padre Stefano Messina, incaricato regionale di Migrantes – intende riflettere su come raccontare l’aspetto della ricchezza umana e culturale di cui i migranti sono portatori: una buona comunicazione capace di favorire l’integrazione”. Ciò che manca nel nostro paese, continua p. Messina, “è proprio la capacità di promuovere un percorso di reale integrazione, con cui costruire progettualità concrete, a lungo termine, che non si fermino alla prima accoglienza”. Progettualità “che favoriscano una conoscenza reciproca, premessa indispensabile per costruire una società basata sullo sviluppo umano integrale e sulla giustizia sociale”. Dopo i saluti  di Mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e Vescovo delegato per Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda, di Mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo delegato per il servizio della carità della Conferenza Episcopale Sarda di Andrea Pala, presidente UCSI Sardegna, introdurranno i lavori Padre Stefano Messina e Raffaele Callia. A seguire, le relazioni di Simone Varisco e Delfina Licata che si soffermeranno su “Un quadro di riferimento dell’immigrazione oggi” e su “L’attualità dell’emigrazione italiana nel mondo”. Seguirà Nello Scavo, inviato di Avvenire  su “Comunicare la mobilità umana, oltre le percezioni”. A coordinare l’incontro Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna.  

“Australia Day”: a Conegliano la presentazione del volume “88 giorni nelle farm australiane”

23 Gennaio 2020 - Conegliano -  “88 giorni nelle farm australiane: un moderno rito di passaggio” è il titolo del volume di Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto, promosso dalla Fondazione Migrantes, che sabato 25 gennaio 2020 verrà presentato a Conegliano in occasione dell’Australia Day, la festa nazionale australiana che ricorda lo sbarco della First Fleet nella baia di Sydney. L’evento organizzato dall’associazione Italia-Australia vede il patrocinio e la partecipazione dell’ambasciata australiana a Roma, del Comune di Conegliano e del Comune di Gaiarine, di Unioncamere del Veneto e della Regione Veneto, oltre alla collaborazione di privati e associazioni. Tra i vari relatori, anche l’ambasciatore australiano, Greg French e il console australiano di Milano, Sheila Lunter. Il weekend dedicato al legame tra Italia e Australia, si aprirà con un convegno focalizzato su tematiche di carattere sportivo e su questioni economiche, per poi procedere con l’aspetto culturale e istituzionale, quando la sala consiliare del Municipio accoglierà dalle ore 16 di sabato 25 gennaio, le principali autorità australiane per il rinnovo del patto di amicizia tra le città di Conegliano e Lismore (New South Wales), cerimonia poi seguita da un’esibizione con il didgeridoo, tipico strumento musicale del popolo aborigeno. Residente in Australia e delegato a rappresentare la città di Lismore, Michele Grigoletti, testimonierà l’importante legame storico-culturale che esiste tra le due cittadine e che viene rinsaldato annualmente a Lismore in occasione dell’importante “Friendship Festival”. Il pomeriggio continuerà con la presentazione del libro “88 giorni nelle farm australiane: un moderno rito di passaggio” illustrato da Giuseppe Casarotto che analizzerà le condizioni dei giovani italiani che hanno fatto un’esperienza in Australia, ancora una delle mete predilette dai giovani alla ricerca di un futuro professionale all’estero. Il volume è il risultato di un percorso di ricerca che ha visto gli autori – Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto – dialogare con centinaia di giovani italiani che hanno concluso l’esperienza di vita e di lavoro nelle lontane campagne australiane. Promosso dalla Fondazione Migrantes ed edito da Tau Editrice, il volume raccoglie più di 80 testimonianze, scritte in prima persona da chi ha affrontato l’esperienza delle farm, ed è corredato dalle fotografie che i giovani hanno scattato durante la loro avventura. Gli scatti ci mostrano le tappe del viaggio che il giovane deve affrontare per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro, tuttavia i testi ci parlano anche di un viaggio interiore, di crescita e di maturazione. Dopo le farm i ragazzi si riscoprono più adulti, più liberi dalle paure, dai blocchi psicologici, più consapevoli delle proprie possibilità e meno spaventati dai propri limiti. Attraverso l’analisi delle testimonianze il volume ci svela perché gli 88 giorni nelle farm australiane possono essere considerati un “moderno rito di passaggio”.  

Carpi: Mons. Castellucci in visita al campo nomadi

23 Gennaio 2020 - Carpi -  “Una giornata particolare”. Questo il titolo di un libro che descrive la giornata vissuta con Paolo VI nel 1965 a Pomezia quando per la prima volta incontrò le comunità nomadi. Ci sembra una frase adatta per descrivere quanto accaduto domenica scorsa, nella Diocesi di Carpi: la visita dell’Amministratore Apostolico, Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, al campo nomadi delle Piscine di Carpi. Un momento di preghiera, un invito a fondare la propria vita sulla roccia delle parole di Gesù, la benedizione alle persone, la distribuzione di una preghiera da recitare in famiglia e un piccolo momento conviviale. E’ stato un incontro fatto di sobrietà, semplicità, fraternità, calore umano, inserito nel percorso che da anni vede la Chiesa di Carpi impegnata in questo ambito pastorale. Percorso che a sua volta è parte di un’attenzione pastorale che, non senza difficoltà, la Chiesa universale ha cercato di portare avanti con la sua presenza pastorale tra i rom, i sinti e le altre popolazioni nomadi. Dall’ottobre 2011, la Migrantes Diocesana ha svolto attività catechistica presso le famiglie Sinti di Carpi. Nei primi due anni il catechismo si è svolto direttamente all’interno del campo e poi, dopo la suddivisione in due unità, sia presso le piscine di Carpi e sia presso la parrocchia di Cortile. Dal 2014, l’attività catechistica per le famiglie di Carpi si svolge principalmente presso la parrocchia di San Nicolò e quella per le famiglie di Cortile si svolge nella parrocchia della frazione. Abbiamo avuto in questi anni la gioia di veder conferito il Sacramento della Cresima a giovani che abbiamo accompagnato fin dall’inizio nell’iniziazione cristiana, insieme all’amministrazione del Sacramento del Battesimo ai bambini nati nei due campi. Inoltre, alcuni giovani volontari svolgono un servizio di doposcuola settimanale, grazie alla collaborazione anche con gli scout. Ed è molto bello vedere la partecipazione a questo cammino di nuovi volontari, i quali insieme alle persone che da più tempo si dedicano a questo servizio pastorale e alle catechiste di San Nicolò che più da vicino hanno seguito questo percorso, si sono ritrovate la scorsa domenica al campo. E alla luce di un fragile sole pomeridiano, che tentava di attutire il freddo invernale, riuniti attorno a dei semplici banchetti, come quelli usati per il doposcuola e il catechismo, nello spazio all’aperto, così come per tante volte si è svolto e si svolge questo servizio, nel cuore di diversi operatori pastorali sono risuonate le parole di San Paolo VI rivolte ai nomadi in quella giornata particolare richiamata all’inizio, un grande inno all’accoglienza: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro… Siete nel cuore della Chiesa, perché siete poveri e bisognosi di assistenza, di istruzione, di aiuto; la Chiesa ama i poveri, i sofferenti, i piccoli, i diseredati, gli abbandonati”. E come ci ha detto una delle persone che fin dall’inizio ha svolto questo servizio pastorale: “I poveri sono davvero parte della Chiesa, la edificano, ne sono in un certo senso gli architetti, in quanto attraverso di loro il Signore ci smuove, ci chiama a prendere sempre più in mano la nostra vita e a seguirlo”. Domenica scorsa, Mons. Castellucci, con il gesto di visitare il campo, un gesto semplice e allo stesso tempo concreto e sentito, riteniamo abbia invitato tutti noi, Chiesa di Carpi, ad andare sempre di più in questa direzione. (Ufficio Migrantes Carpi)