18 Febbraio 2020 - Barletta - Un progetto di successo va ripetuto. Così accade per “Taruha”, con cui la Comunità Oasi 2 San Francesco, che gestisce in collaborazione col Comune di Barletta il Siproimi (Sistema di protezione per immigrati e minori stranieri non accompagnati), vuole sensibilizzare sul tema dell’accoglienza dei migranti e dell’inclusione sociale.
In lingua hausa, una delle più diffuse in Africa, il termine “Taruha” significa “incontro, ritrovo”. Ed è proprio l’incontro diretto tra gli stranieri ospiti del Siproimi e i cittadini barlettani il fil rouge che collegherà idealmente il ciclo di appuntamenti iniziato nel liceo classico statale Casardi.
“Pensiamo che l’incontro fisico tra persone – dichiara Valeria Sallustio, responsabile Siproimi Barletta –, pur appartenenti a culture molto diverse fra loro, faciliti l’avvicinamento e il dialogo, molto più di discorsi teorici. L’esperienza in questo campo ci ha insegnato che la percezione del calore umano fa davvero la differenza, soprattutto per i giovani. L’obiettivo è abbattere i pregiudizi e gli stereotipi da cui siamo circondati. E non c’è modo migliore, per farlo, che parlarsi guardandosi negli occhi”. Grazie all’utilizzo di contenuti multimediali, al centro dunque integrazione e inclusione, ma anche come funziona il Sistema protezione in Italia, con l’intento di sfatare falsi miti. (Sabina Leonetti - Avvenire)
Primo Piano
Card. Bassetti: “L’accoglienza è virtù evangelica”
18 Febbraio 2020 - Roma - “L’accoglienza è virtù evangelica: va assicurata senza se e senza ma, soprattutto se chi varca il nostro confine è in condizioni disperate”. Lo ha detto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in una intervista pubblicata domenica sul quotidiano “Avvenire” a pochi giorni – inizia domani 19 febbraio – dall’incontro promosso dalla Chiesa Italiana a Bari sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace” e che vedrò la partecipazione di vescovi delle Chiese dei Paesi che si affacciano sul mare Nostrum. Per il Card. Bassetti “l’arrivo dei profughi non riguarda solo l’Europa. Cito il Nord Africa dove si approda dal sud del Sahara, o il Libano e la Turchia che ospitano milioni di rifugiati di guerra. La Chiesa è sempre in prima linea. Tuttavia – ha spiegato - c’è anche altro. Alcune Chiese restano vive proprio grazie ai migranti come avviene nei Paesi del Maghreb o in Grecia. Inoltre come comunità ecclesiale dobbiamo denunciare con forza il traffico di esseri umani ma anche le condizioni di schiavitù in cui versano i migranti nei campi d’accoglienza sparsi per il Mediterraneo”.
Viminale: la riunione del Tavolo Integrazione a due anni dall’ultimo incontro
17 Febbraio 2020 - Roma - Prima riunione, al Viminale, del Tavolo Integrazione, a due anni dall'ultimo incontro. Lo ha precisato concludendo i lavori il Viceministro all'Interno Matteo Mauri, sottolineando l'importanza della scelta del Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese di riconvocare l'organismo, a testimoniare “la volontà di lavorare con pragmatismo e senza demagogia per risolvere concretamente tutte le difficoltà e le complicazioni che riguardano la gestione del nostro sistema di accoglienza”.
All'ordine del giorno l'aggiornamento del Piano nazionale integrazione, sotto il profilo dei nuovi obiettivi da raggiungere, degli ambiti da potenziare e dell’individuazione delle priorità di intervento. Il Piano ha la funzione di individuare delle linee di indirizzo in materia di integrazione, con l’obiettivo primario di consentire l'uscita dalla dimensione dell’assistenza per il raggiungimento di una reale autonomia della persona. Al tavolo della riunione, introdotta e coordinata dal capo del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione Michele Di Bari, erano presenti rappresentanti dei Ministeri del Lavoro, Esteri, Salute, Politiche sociali, Politiche agricole, Istruzione, Università, e rappresentanti del dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, della Conferenza delle regioni, dell'Associazione nazionale comuni italiani (Anci), dell'Unione delle province d'Italia (Upi), della Commissione nazionale per il diritto di asilo e dell'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR). Presenti anche rappresentanti del dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Milano: cambia l’accoglienza dei migranti in diocesi
17 Febbraio 2020 - Milano - In un solo anno, oltre la metà dei migranti ospiti della Caritas Ambrosiana che avrebbero dovuto lasciare i centri di accoglienza in virtù del primo Decreto sicurezza, hanno raggiunto l’autonomia grazie alle scelte della diocesi di Milano. È quanto emerge dal primo bilancio del Progetto a favore degli esclusi dal sostegno pubblico varato dall’ente diocesano per mitigare gli effetti del provvedimento governativo dell’ottobre 2018, poi convertito in legge a dicembre di quell’anno.
Nella sola Diocesi di Milano, hanno potuto beneficiare dall’intervento 77 persone (di cui 29 minori), tutte titolari di permesso di soggiorno per ragioni umanitarie in carico alle strutture gestite per conto delle Prefetture dalle cooperative sociali della Caritas Ambrosiana e del territorio. Migranti dunque cui lo Stato – si legge in una nota - aveva riconosciuto il diritto a restare sul territorio nazionale ma che avevano perso il diritto all’accoglienza con l’entrata in vigore del decreto. Grazie, invece, all’iniziativa della Caritas Ambrosiana tutti gli ospiti hanno potuto proseguire i precorsi di integrazione che avevano intrapreso o iniziarne di nuovi negli stessi centri o in altri del sistema diocesano.
Ad un anno di distanza da questa decisione, su 48 adulti rimasti nelle strutture 20 hanno già trovato un lavoro alcuni in modo autonomo, altri al termine dei corsi di formazione e delle borse lavoro che sono state offerte loro all’interno del progetto. Inoltre tutti i 14 migranti single ospiti e più della metà delle famiglie (14 su 24) si stanno preparando a lasciare i centri di accoglienza grazie a percorsi di autonomia ben avviati.
Circo di Peschiera Borromeo: in scena il 29 febbraio “Carnival Circus – Maschere Italiane & Carnevale di Rio”
17 Febbraio 2020 - Peschiera Borromeo - Doppio spettacolo per celebrare nel migliore dei modi Carnevale. In occasione dei festeggiamenti di sabato 29 febbraio, gli artisti del Circo di Peschiera Borromeo, coordinati da Paride Orfei e Sneja Nedeva, si esibiranno con il nuovo show “Carnival Circus - Maschere Italiane & Carnevale di Rio”. Lo spettacolo sarà strutturato in due parti: nella prima, andranno in scena avvincenti performance associate alle maschere della Commedia dell’Arte (da Arlecchino a Pantalone). La seconda parte, invece, sarà caratterizzata dal ritmo e dalle movenze brasiliane, con un rodato corpo di ballo.
Al termine dell’esibizione, i bambini potranno entrare nella pista centrale e correre, giocare e ballare, al ritmo di musica, per 20/30 minuti.
“Carnival Circus” avrà una durata di un’ora e mezza, con un intervallo di 15/20 minuti tra un tempo e l’altro, e si terrà sabato 29 febbraio alle 16.30 e in replica alle 20.00 nel tendone grande del Circo in via Carducci 6 a Peschiera Borromeo, a poca distanza dall’Idroscalo di Milano. “L’intenzione è quella di ricreare nel tendone - ovviamente riscaldato - un’atmosfera calorosa e divertente, piena di colori e festoni carnevaleschi - spiega il numero uno dello chapiteau Paride Orfei -. Per renderla ancora più bella, invitiamo tutti i partecipanti, grandi e piccoli, a indossare maschere e costumi”.
“Mediterraneo frontiera di pace”: speciale Tv2000 su incontro CEI a Bari con visita di Papa Francesco
17 Febbraio 2020 - Roma - Programmazione speciale di Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) con finestre quotidiane sull’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, che si svolge a Bari dal 19 al 23 febbraio e si conclude con la visita di Papa Francesco. L’evento, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, prevede la partecipazione dei vescovi cattolici di diciannove Paesi affacciati sul Mediterraneo. Si comincia martedì 18 con ‘L’ora solare’, alle 14: Paola Saluzzi incontra il vescovo di Acireale e coordinatore dell’incontro, Mons. Antonino Raspanti; alle 17.30 ‘Il diario di Papa Francesco’ ospita in studio il portavoce della CEI, don Ivan Maffeis, e trasmette un’intervista al Card. Gualtiero Bassetti. Mercoledì 19 febbraio alle ore 15.55 ‘Il diario di Papa Francesco’ introduce la diretta dal Castello Svevo di Bari con il discorso di apertura del presidente della Conferenza Episcopale italiana, il Card. Gualtiero Bassetti e alle 20.50 approfondimento sull’evento di TGtg con collegamenti in diretta da Bari. Giovedì 20 a ‘Siamo noi’, ore 15.20, ospite il giornalista Ennio Remondino e alle ore 22.30 a Today focus con reportage sul Libano Paese cruciale per gli equilibri del Medio Oriente. Venerdì 21 dalle ore 17.30 ‘Il diario di Papa Francesco’ viene trasmesso direttamente da Bari con ospiti i vescovi protagonisti dell’evento e la sera alle 20.50 puntata dedicata di ‘Guerra e pace’ con il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, e il patriarca caldeo di Baghdad, il cardinale Louis Raphael Sako. Sabato 22 febbraio alle ore 15.50 l’incontro culturale ‘Sulla stessa barca’, in diretta dal teatro Petruzzelli di Bari, dove si alternano diversi artisti che hanno un legame speciale con la Puglia e sono espressione dell’incontro tra culture. Domenica 23, speciale ‘Il diario di Papa Francesco’ che dalle ore 7.30 introduce la diretta della visita del Pontefice a Bari che prevede l’incontro con i vescovi presso la Basilica di San Nicola, la Messa e la recita dell’Angelus in Corso Vittorio Emanuele II. Interviste, servizi e collegamenti con gli inviati a Bari a cura del Tg2000 nelle tre edizioni giornaliere delle 12, 18.30 e 20.30.
Sinodo dei vescovi: “esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”
17 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “Esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”. E’ quanto è emerso nell’incontro della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, presieduto da Papa Francesco, riunitosi nei giorni scorsi e che ha riflettuto, tra le altre cose, sulle conseguenze del fenomeno migratorio in atto in diverse regioni del pianeta. Durante l’incontro il Papa ha deciso di indire la prossima Assemblea del Sinodo dei vescovi per l’autunno 2022.
“A causa di guerre, ineguaglianze economiche, ricerca di lavoro e di terre più fertili, persecuzione religiosa, terrorismo, crisi ecologica, ecc., moltissime persone sono costrette a spostarsi da un paese all’altro”, si legge nel Messaggio del XV Consiglio Ordinario della Segreteria Generale
del Sinodo dei Vescovi sulle gravi conseguenze del movimento di persone in atto nel mondo: “Gli effetti sono spesso devastanti. Le persone sono disorientate, le famiglie distrutte, i giovani traumatizzati, e quanti sono rimasti a casa indotti alla disperazione. Talvolta tali persone – prosegue il messaggio - patiscono in campi-profughi e alcune addirittura finiscono in prigione. Donne e giovani sono costretti a prostituirsi; vengono abusati fisicamente, socialmente e sessualmente. I bambini sono separati dai genitori e privati del diritto di crescere nella sicurezza di una famiglia unita”.
Di fronte a ciò, il Consiglio del Sinodo desidera ricordare che la Chiesa, “mentre deplora le ragioni che causano un così massiccio movimento di persone, è chiamata a offrire conforto, consolazione e accoglienza a tutti coloro che stanno soffrendo in un modo o nell’altro. Essa – si legge ancora nel messaggio - si identifica con il povero, il piccolo e lo straniero, considerando parte della sua missione profetica l’impegno a levare la voce contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la sofferenza”.
La Chiesa “apprezza, al tempo stesso, i governi e le organizzazioni non governative che mostrano interesse e si stanno impegnando ad aiutare quanti sono costretti a spostarsi” e sostiene coloro che stanno “cercando di avviare politiche favorevoli all’accoglienza di queste persone nelle loro comunità”. Da qui anche l’auspicio che i governi locali affrontino le situazioni che costringono le persone a lasciare la loro casa” e si chiede “vigilanza contro il traffico di persone e impegno a promuovere la fine dei conflitti che provocano tanta sofferenza”.
“Affidiamo – conclude il messaggio - i nostri fratelli e le nostre sorelle sofferenti a Maria, Madre dell’umanità, che per prima ha conosciuto il dolore di dover lasciare la sua casa e il suo paese insieme alla propria famiglia in cerca di sicurezza e di pace”. (R.Iaria)
Esposti a continue violenze i migranti dell’America centrale
17 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Migliaia di persone, che fuggono dalla violenza e dalla disperazione dei propri paesi in America centrale, si trovano esposti a un livello di violenza ancora più grande lungo la rotta migratoria verso gli Stati Uniti e non riescono a entrare in paesi sicuri. A lanciare l’allarme sono alcune ong presenti in Messico, secondo cui le recenti politiche migratorie adottate da Stati Uniti e Messico stanno seriamente mettendo in pericolo la sicurezza e l’incolumità dei richiedenti asilo provenienti dall’America centrale, con gravi conseguenze per la loro salute fisica e psicologica. Fuggono in particolare da El Salvador e Honduras, considerati due tra i paesi più violenti al mondo, e attraversano prima il Guatemala e poi il Messico con il sogno di raggiungere gli Stati Uniti.
Emerge chiaro e incontrovertibile il dato che le recenti politiche statunitensi e gli accordi bilaterali raggiunti con il Messico e il Guatemala abbiano peggiorato la crisi umanitaria nell’area. I richiedenti asilo negli Stati Uniti, infatti, sono costretti a rimanere nei due paesi in attesa che la loro richiesta venga esaminata.
In un recente dossier dell’ong Medici senza frontiere (Msf) intitolato «Nessuna via d’uscita», basato su 480 interviste a uomini e donne tra i 15 e i 66 anni arrivati in Messico, e sulle testimonianze di alcuni operatori umanitari dell’organizzazione, risulta che più della metà delle persone intervistate è stata vittima di aggressioni, estorsioni, violenze a sfondo sessuale o torture. Oltre il 60 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver vissuto situazioni violente nei due anni precedenti l’uscita dal proprio paese e circa la metà ha ammesso come ragione fondamentale della fuga l’esposizione alla violenza. Tre quarti delle persone che viaggiano con bambini ha dichiarato di essere partite a causa della violenza, incluso il reclutamento forzato in bande criminali. Infine il 57,3 per cento dei migranti è stato vittima di aggressioni, estorsioni, violenze a sfondo sessuale o torture lungo la rotta migratoria.
Il rapporto, inoltre, rende noti i dati medici relativi alle oltre 26.000 persone assistite in Messico durante i primi nove mesi del 2019, che evidenziano gli alti livelli di violenza e di maltrattamenti subiti dai migranti e dai rifugiati nei loro paesi d’origine, lungo la rotta migratoria e sotto la custodia delle autorità statunitensi e messicane. Sergio Martín, coordinatore generale di Msf in Messico, a margine del dossier ha affermato che «dopo anni di raccolta di dati medici e testimonianze è evidente che molti dei nostri pazienti stanno disperatamente fuggendo dalla violenza nei loro paesi di origine. Queste persone chiedono protezione e cure e, come minimo, l’opportunità di chiedere asilo. Invece lungo la rotta migratoria si trovano esposti a un livello di violenza ancora più grande e non riescono a entrare in paesi sicuri. Restano così bloccati in luoghi pericolosi, senza alcuna possibilità di trovare sicurezza».
«Abbiamo a che fare con persone vulnerabili, che hanno viaggiato in un grande gruppo per evitare di subire violenza lungo il percorso. Costretti ora a rimanere in detenzione nel nord del Messico, hanno scoperto un altro tipo di violenza» ha denunciato ancora Martín.
Su questo fronte proprio questa settimana a Piedras Negras, città messicana al confine con gli Stati Uniti, si è creata una situazione di emergenza. Oltre 1.700 migranti, che si erano accampati in una fabbrica abbandonata della città nel tentativo di oltrepassare la frontiera, sono stati trattenuti dalla polizia e dai soldati messicani contro la loro volontà e gli è stato vietato di abbandonare la fabbrica, confinati come fossero criminali.
In un primo momento le autorità messicane non avrebbero permesso a equipe di varie organizzazioni umanitarie di accedere all’interno della struttura. «Questa terribile situazione è peggiorata quando alle organizzazioni umanitarie è stato impedito l’accesso al sito e quando i migranti sono stati trasportati da Piedras Negras a città di confine non sicure» ha affermato ancora Martín, aggiungendo di essere preoccupato per le persone rimaste nella fabbrica che hanno bisogno di cure mediche. Molti tra questi migranti necessitano inoltre di supporto psicologico per ridurre i sintomi di stress e ansia causati da questo confinamento e dall’incertezza di questi trasferimenti. Successivamente le autorità messicane li avrebbero accompagnati in altre città di frontiera poco sicure, dove i migranti, in situazione di totale vulnerabilità, finiscono in balìa delle reti di trafficanti di esseri umani, vengono spesso presi di mira da gruppi criminali e sono particolarmente esposti a violenze e abusi. Proprio per questo le ong presenti in Messico continuano a monitorare questi trasferimenti per capire meglio le condizioni nei luoghi in cui vengono inviate le persone. (Fabrizio Peloni – Osservatore Romano)
Salerno: “Sorriso sotto la tenda” al Circo Lidia Togni
14 Febbraio 2020 - Salerno: “Sorriso sotto la tenda”: questo il titolo di un evento promosso a Salerno dal gruppo di Preghiera “Fedeli di San Matteo”, guidati da Alfonso Grieco, in collaborazione con la Cattedrale di Salerno e che si svolgerò domenica 16 Febbraio. L’iniziativa è rivolta a tutte le associazioni di assistenza di bimbi e giovani con disabilità e le loro famiglie.
Il programma prevede, fra gli altri, il saluto dell' arcivescovo Mons. Andrea Bellandi e una Santa Messa presieduta dal parroco della Cattedrale, Don Michele Pecoraro. Al termine lo spettacolo degli artisti del circo di Lidia Togni che nei prossimi giorni, con i Clown, sarà presente nel reparto Pediatrico dell'Ospedale di Salerno con una serie di spettacoli.
Educazione, inclusione, sviluppo: 90 progetti CEI
14 Febbraio 2020 - Roma - Sono stati resi noti i dati relativi alla riunione del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo tenutasi nei giorni scorsi. Sono stati approvati 90 progetti, per i quali saranno stanziati € 14.103.799 così suddivisi: € 9.791.064 per 38 progetti in Africa, € 2.468.868 per 37 progetti in America Latina; € 1.425.520 per 13 progetti in Asia; € 418.347 per 2 progetto in Medio Oriente.
Tra i progetti più significativi tre sono in Africa. Uno in Tanzania, presso il villaggio di Makazi, dove verrà costruito un dormitorio per 250 ragazze di scuola secondaria, attraverso il quale la diocesi intende contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, causato dalla distanza della scuola dalle abitazioni delle alunne e dalle loro precarie condizioni economiche. In Benin, nella diocesi di Dassa, è stato finanziato il rimboschimento di 300 ettari di terreni agricoli attraverso la pianta di Acacia Auricuformis, una pianta a forte potere fertilizzante che viene usata anche come mangime e come carbone. L’obiettivo è quello di contribuire alla riduzione della povertà e insicurezza alimentare dando la possibilità alla popolazione di attivare le attività agricole a sostegno delle loro famiglie. In Togo, invece, verrà effettuato l’ampliamento (ambulatori, alloggi, amministrazione) dell’ospedale pediatrico St. Joseph di Bogou, che offre servizi sanitari a 2000 madri e 2500 bambini l’anno.
Tra i progetti latino-americani menzioniamo quello in Brasile. Sarà realizzato un centro di formazione professionale dove si svolgeranno attività con 800 giovani, adolescenti e donne. Il centro ospiterà corsi di pittura, cucina, taglio e cucito, artigianato, lingua, informatica.
Segnaliamo infine altri tre progetti che saranno realizzati in Asia. Uno in India, per assicurare il sostentamento alle donne povere e ai bambini con disabilità di Nilgiri, e una serie di attività (soprattutto campagne di sensibilizzazione e training) volti a favorirne l’integrazione. Il secondo nelle Filippine, per strappare dalla marginalità e dalla devianza i giovani (16-24 anni) di Tondo. Verrà potenziato il Centro Polivalente della Parrocchia di san Jose Manggagawa, con spazi di ascolto e di aggregazione, corsi di alfabetizzazione di base, di igiene e di salute, laboratori di informatica e sartoria, attività ricreative e sostegno psicologico. L’ultimo sarà realizzato in Iran, a sostegno della comunità assiro-caldea che nel Paese rappresenta una minoranza spesso perseguitata o limitata nell’accesso al mondo del lavoro e dei servizi di istruzione e sanitari di base.
Il Comitato ha reso noti anche i dati riepilogativi dell’anno 2019. Sono stati finanziati complessivamente 524 progetti, per un totale di €. 93.873.845.
Tra questi, 235 progetti sono stati finanziati in Africa (€. 45.817.607), 159 in America Latina (€. 22.808.635), 111 in Asia (€. 17.674.270), 5 in Est Europa (€. 947.905), 13 in Medio Oriente (€. 6.280.086) e uno in Oceania (€. 345.342).
Papa Francesco: tenere nel cuore chi ci accompagna nel cammino della vita
14 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Il calore di Casa Santa Marta, di una “famiglia larga” la definisce il Papa, fatta di persone che ci accompagnano nel cammino della vita, che ogni giorno lavorano lì, nel cuore del Vaticano, con dedizione e cura, che aiutano se una compagna è malata, provano tristezza se uno di loro va via. Volti, sorrisi, saluti: semi che si gettano nel cuore di ognuno. Francesco, nell’omelia della Messa del mattino, come riferisce Vatican News, prende spunto dal pensionamento di una dipendente, Patrizia, per fare “atto di memoria, di ringraziamento” e anche di scuse nei confronti di chi ci accompagna nel cammino.
E’ un’omelia che racconta la quotidianità di Casa Santa Marta. Papa Francesco vuole soffermarsi sulla famiglia, non solo “papà, mamma, fratelli, zii, nonni” ma “la famiglia larga, coloro che ci accompagnano nel cammino della vita per un po’ di tempo”. Spiega che, dopo 40 anni di lavoro, Patrizia va in pensione; una presenza di famiglia su cui soffermarsi: “E questo farà bene a tutti noi che abitiamo qui, pensare a questa famiglia che ci accompagna; e a tutti voi, che non abitate qui, pensare a tanta gente che vi accompagna nel cammino della vita: vicini, amici, compagni di lavoro, di studio… Noi non siamo soli. Il Signore ci vuole popolo, ci vuole in compagnia; non ci vuole egoisti: l’egoismo è un peccato”.
Nella sua riflessione, papa Francesco ricorda la generosità di tante compagne di lavoro che si sono prese cura di chi si è ammalato. Dietro ogni nome, una presenza, una storia, una permanenza breve che ha lasciato il segno. Una familiarità che ha trovato spazio nel cuore del Papa. “Penso a Luisa, penso a Cristina”, afferma il Pontefice, alla nonna di casa, suor Maria, entrata a lavorare giovane e che lì decise di consacrarsi. Ma nel ricordare la sua famiglia “larga”, il Pontefice ha un pensiero per chi non c’è più “Miriam, che se n’è andata con il bambino; Elvira, che è stata un esempio di lotta per la vita, fino alla fine”. E poi altri ancora che sono andati in pensione o a lavorare altrove. Presenze che hanno fatto bene e che a volte si fa fatica a lasciare: “Oggi ci farà bene, a tutti noi, pensare alla gente che ci ha accompagnato nel cammino della vita, come gratitudine, e anche come un gesto di gratitudine a Dio. Grazie, Signore, per non averci lasciati da soli. È vero, sempre ci sono dei problemi, e dove c’è gente ci sono delle chiacchiere. Anche qui dentro. Si prega e si chiacchiera, ambedue le cose. E anche, alcune volte, si pecca contro la carità”.
Peccare, perdere la pazienza e poi chiedere scusa. Si fa così in famiglia. “Io vorrei ringraziare per la pazienza delle persone che ci accompagnano – sottolinea il Papa - e chiedere scusa per le nostre mancanze”: “Oggi è un giorno per ringraziare e chiedere scusa, dal cuore, ognuno di noi, alle persone che ci accompagnano nella vita, per un pezzo della vita, per tutta la vita… E vorrei approfittare di questo congedo di Patrizia per fare con voi questo atto di memoria, di ringraziamento, e anche di chiedere scusa alle persone che ci accompagnano. Ognuno di noi lo faccia con le persone che abitualmente lo accompagnano. E a coloro che lavorano qui a casa, un ‘grazie’ grande grande grande. E a lei, Patrizia, che incominci questa seconda parte della vita, altri 40 anni!”.
CEI: a Bari la presentazione di “Mediterraneo frontiera di pace”
14 Febbraio 2020 - Bari - “Mediterraneo frontiera di pace” è il titolo dell’incontro di riflessione e spiritualità tra i vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’assemblea si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio e sarà conclusa da Papa Francesco con la celebrazione della Messa, domenica 23, in Corso Vittorio Emanuele II.
“È molto importante – afferma il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI – sottolineare le peculiarità di questo incontro: non ci troviamo di fronte a un convegno scientifico-culturale e non è neanche una conferenza in cui si sperimentano nuove forme di dialogo interreligioso. Si tratta, invece, di qualcosa di diverso e speciale, per molti aspetti unico, che rimanda, soprattutto, al nostro modo più autentico di vivere e di essere Chiesa che dà voce alle difficoltà e alle attese dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo. Sono pronto ad accogliere tutto quanto lo Spirito Santo saprà suscitare in un confronto e in una discussione che, sono sicuro, avverrà con franchezza e spirito fraterno”.
A Bari, presso la Sala priorale della Basilica di San Nicola, si terrà una Conferenza Stampa di presentazione dell’evento alle ore 12 di domani, sabato 15 febbraio. Interverranno Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, e Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari – Bitonto. Con loro, il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il Sindaco di Bari, Antonio Decaro. A moderare la conferenza stampa il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI, Vincenzo Corrado.
Chiesa Greco Cattolica Ucraina: una sala dedicata a Papa Francesco nel Seminario dei Tre Santi a Kyiv
14 Febbraio 2020 - Kyiv - Una sala dedicata a Papa Francesco è stata inaugurata da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk nel Seminario dei Tre Santi a Kyiv. All’inaugurazione ha partecipato anche il Nunzio Apostolico Mons. Claudio Gugerotti. Il seminario, che fu restaurato grazie al card. Lubomyr Husar, che è stato Arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina dal 2000 al 2011.
Fino ad ora, nel seminario mancava uno spazio in cui tutti i seminaristi potessero riunirsi insieme. L’inaugurazione è avvenuta in occasione della festa dei Tre Santi, durante la quale Sua Beatitudine Sviatoslav ha celebrato la Divina Liturgia. I tre santi sono Basilio Magno, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo.
Nell’omelia, Sua Beatitudine Shevchuk ha sottolineato la “peculiarità dell’individualismo estremo dell’Ucraina”, che deriva dai tempi sovietici in cui si diceva che “il gruppo è più importante della persona”. Per questo motivo, la festa dei Tre Santi ha una particolare importanza, perché “attraverso la forza e l’azione dello Spirito Santo possiamo imparare a vivere insieme”, come dimostra anche la festa dei tre santi vescovi.
Al termine della Liturgia, il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha ringraziato Dio per il decimo anniversario del restauro del seminario e espresso a Papa Francesco “gratitudine per il dono che ha inviato”.
MCI Mosca: domenica la Giornata Comunitaria
14 Febbraio 2020 - Mosca -“Icona e Preghiera”: questo il tema della Giornata Comunitaria della Missione Cattolica Italiana di Mosca che si svolgerà domenica 16 febbraio. A relazionare sarà Giovanna Parravicini, Ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana, Specialista di Storia della Chiesa in Russia nel XX secolo e di Storia dell’arte bizantina e russa e Consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura.
La giornata inizierà con una celebrazione eucaristica nella Chiesa di San Luigi dei Francesi e poi proseguirà nella Curia della Chiesa Cattolica a Mosca.
Diritto d’asilo: una Guida disponibile in cinque lingue
13 Febbraio 2020 - Roma - Se hai in mano questa guida è perché ti trovi in Italia ed hai chiesto o stai pensando di chiedere protezione internazionale. Qui troverai informazioni per capire come accedere alla procedura di protezione internazionale, i criteri con cui viene valutata la tua domanda e quali sono i tuoi diritti e doveri. Leggila con attenzione, conservala, consultala ogni volta che ne senti il bisogno. Ti aiuterà a capire quello che succede in ogni fase della procedura. Se ci sono parti che non ti risultano chiare, chiedi spiegazioni ed approfondimenti agli operatori legali del tuo centro di accoglienza o alle associazioni di tutela presenti nel tuo territorio. Troverai dei riferimenti utili alla fine di questa guida”. Così inizia la Guida pratica per richiedenti Protezione Internazionale in Italia” predisposta dalla Commissionale nazionale per il Diritto di Asilo e pubblicata in cinque lingue. In 40 pagine la Guida risponde a molte domande e fornisce indirizzi e numeri utili.
Papa Francesco: scivolare nella mondanità è deviare il cuore da Dio
13 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Lasciarsi scivolare lentamente nel peccato, relativizzando le cose ed entrando “in negoziato” con gli dei del denaro, della vanità e dell’orgoglio. Da quella che definisce come una “caduta con anestesia”, il Papa mette in guardia stamani, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, riflettendo sulla storia del re Salomone.
La Prima Lettura della Liturgia odierna (1Re 11,4-13) “ci racconta - dice - l’apostasia, diciamo così, di Salomone”, che non è stato fedele al Signore. Quando era vecchio, le sue donne gli fecero infatti “deviare il cuore” per seguire altri dei. Fu dapprima un “ragazzo bravo”, che al Signore chiese solo la saggezza e Dio lo rese saggio, al punto che da lui vennero i giudici e anche la Regina di Saba, dall’Africa, con regali perché aveva sentito parlare della sua saggezza. “Si vede che questa donna era un po’ filosofa e gli fece domande difficili”, dice il Papa notando che “Salomone uscì da queste domande vittorioso” perché sapeva rispondere.
A quel tempo, prosegue il Papa, si poteva avere più di una sposa, che non vuol dire - spiega - che fosse lecito fare “il donnaiolo”. Il cuore di Salomone, però, si indebolì non per aver sposato queste donne - poteva farlo - ma perché le aveva scelte di un altro popolo, con altri dei. E Salomone quindi cadde nel “tranello” e lasciò fare quando una delle mogli gli diceva di andare ad adorare Camos o Moloc. E così fece per tutte le sue donne straniere che offrivano sacrifici ai loro dei. In una parola, “permise tutto, smise di adorare l’unico Dio”. Dal cuore indebolito per la troppa affezione alle donne, “entrò il paganesimo nella sua vita”. Quindi, evidenzia Papa Francesco, quel ragazzo saggio che aveva pregato bene chiedendo la saggezza, è caduto al punto da essere rigettato dal Signore.
“Non è stata un’apostasia da un giorno all’altro, è stata un’apostasia lenta”, spiega il Papa. Anche il re Davide, suo padre, infatti, aveva peccato - in modo forte almeno due volte - ma subito si era pentito e aveva chiesto perdono: era rimasto fedele al Signore che lo custodì fino alla fine. Davide pianse per quel peccato e per la morte del figlio Assalonne e quando, prima, fuggiva da lui, si umiliò pensando al suo peccato, quando la gente lo insultava. “Era santo. Salomone non è santo”, afferma. Il Signore gli aveva dato tanti doni ma lui aveva sprecato tutto perché si era lasciato indebolire il cuore. Non si tratta, nota il Papa, del “peccato di una volta”, ma dello “scivolare”: “Le donne gli fecero deviare il cuore e il Signore lo rimprovera: ‘Tu hai deviato il cuore’. E questo succede nella nostra vita. Nessuno di noi è un criminale, nessuno di noi fa dei grossi peccati come aveva fatto Davide con la moglie di Uria, nessuno. Ma dove è il pericolo? Lasciarsi scivolare lentamente perché è una caduta con anestesia, tu non te ne accorgi, ma lentamente si scivola, si relativizzano le cose e si perde la fedeltà a Dio. Queste donne erano di altri popoli, avevano altri dèi, e quante volte noi dimentichiamo il Signore ed entriamo in negoziato con altri dèi: il denaro, la vanità, l’orgoglio. Ma questo si fa lentamente e se non c’è la grazia di Dio, si perde tutto”.
Di nuovo il Papa si richiama al Salmo 105 (106) per sottolineare che questo mescolarsi con le genti e imparare ad agire come loro significa farsi mondani, pagani: “E per noi questa scivolata lenta nella vita è verso la mondanità, questo è il grave peccato: ‘Lo fanno tutti, ma sì, non c’è problema, sì, davvero non è l’ideale, ma...’. Queste parole che ci giustificano al prezzo di perdere la fedeltà all’unico Dio. Sono degli idoli moderni. Pensiamo a questo peccato della mondanità. Di perdere il genuino del Vangelo. Il genuino della Parola di Dio, di perdere l’amore di questo Dio che ha dato la vita per noi. Non si può stare bene con Dio e con il diavolo. Questo lo diciamo tutti noi quando parliamo di una persona che è un po’ così: ‘Questo sta bene con Dio e con il diavolo’. Ha perso la fedeltà”.
E, in pratica, prosegue, significa non essere fedele “né a Dio né al diavolo”. In conclusione, il Papa esorta a chiedere al Signore la grazia di fermarci quando capiamo che il cuore inizia a scivolare: “Pensiamo a questo peccato di Salomone, pensiamo a come è caduto quel Salomone saggio, benedetto dal Signore, con tutte le eredità del padre Davide, come è caduto lentamente, anestetizzato verso questa idolatria, verso questa mondanità e gli è stato tolto il regno. Chiediamo al Signore la grazia di capire quando il nostro cuore incomincia a indebolirsi e a scivolare, per fermarci. Sarà la sua grazia e il suo amore a fermarci se noi lo preghiamo”.
Benvenuti a Berlino: partono gli incontri “Benvenuti a Berlino”
13 Febbraio 2020 - Berlino - “Benvenuti a Berlino”. Questo il tema degli incontri promossi dall’Ambasciata d’Italia a Berlino, dal “Il Mitte” ( Quotidiano di Berlino per italofoni) e il Comites Berlino e destinati agli italiani arrivati da poco nella capitale tedesca, al fine di dare loro informazioni sui primi passi da compiere per integrarsi all’interno del sistema tedesco. Gli incontri sono rivolti anche ai connazionali che già risiedono in città e vogliano approfondire alcuni temi di loro interesse.
Gli incontri, moderati da Lucia Conti, direttore de “Il Mitte - Quotidiano per italofoni a Berlino”, si pongono lo scopo di fornire nella prima parte una serie di informazioni generali anche con il supporto di esperti in base al focus specifico della serata, mentre nella seconda metà dell'incontro viene dato ampio spazio alle domande da parte dei connazionali.
Dalle domande relative allo stato civile, all’individuazione degli uffici tedeschi di competenza per le questioni amministrative, dai servizi erogati gratuitamente dalla rete diplomatico-consolare alle scadenze e obblighi fiscali, dai diritti del lavoro dipendente a come avviare una attività in proprio, dal sistema scolastico a quello sanitario. Tutti gli incontri si terranno presso l'Ambasciata d'Italia in orario 18.00 - 20.00 con cadenza bimestrale, ed avranno ognuno un focus specifico. Il primo incontro è previsto il 27 febbraio ed avrà come tema “Lavoro: orientarsi e conoscere i propri diritti”.
Diritto d’asilo: un convegno alla comunità Villaregia
13 Febbraio 2020 - Porto Viro - Domenica 23, alle 9.30, nella Comunità missionaria di Villaregia si terrà una conferenza su “Diritto d’asilo-Fotografia della realtà, modalità di resistenza”, organizzata in collaborazione con la Caritas diocesana e l’ufficio di pastorale Migrantes di Chioggia.
Alla conferenza interverrà Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes.
Costruttori di Ponti
13 Febbraio 2020 - C’è un’immagine molto efficace che Papa Francesco utilizza molto spesso quasi a denunciarne l’assenza o, meglio, a sottolinearne la necessità: il ponte. Ne ha parlato in diverse occasioni in questi anni, consegnando alla Chiesa una sorta di magistero e una visione di essere cristiani nell’oggi. Costruire ponti, più che innalzare muri è l’architettura impegnativa per costruire il futuro. Il ponte unisce, crea comunione, apre al dialogo e alla conoscenza, solidifica territori; al contrario, il muro separa, disgrega, spinge all’autoreferenzialità e alla chiusura in sé, chiude l’orizzonte.
È questa la chiave di lettura con cui guardare all’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” (Bari, 19-23 febbraio 2020). L’evento, promosso dalla Chiesa italiana, vedrà riuniti nel capoluogo pugliese circa 60 vescovi provenienti da 20 Paesi bagnati dal Mare Nostrum. L’assemblea, unica nel suo genere, sarà conclusa domenica 23 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre.
L’incontro è basato sull’ascolto e sul discernimento, valorizzando il metodo sinodale. Intendiamo compiere un piccolo passo verso la promozione di una cultura del dialogo e verso la costruzione della pace in Europa e in tutto il bacino del Mediterraneo.
Ritorna l’immagine del ponte. Non è possibile leggere in maniera efficace lo spazio bagnato da questo mare, ha sottolineato Papa Francesco a Napoli il 21 giugno 2019, “se non in dialogo e come un ponte - storico, geografico, umano - tra l’Europa, l’Africa e l’Asia. Si tratta di uno spazio in cui l’assenza di pace ha prodotto molteplici squilibri regionali, mondiali, e la cui pacificazione, attraverso la pratica del dialogo, potrebbe invece contribuire grandemente ad avviare processi di riconciliazione e di pace”. L’incontro di Bari si muove proprio in questa direzione: non un convegno accademico, ma uno spazio di comunione tra vescovi, che riflettono e, sotto la guida dello Spirito, provano a discernere i segni dei tempi. Siamo convinti, infatti, che una Chiesa mediterranea è già presente e operante, è ricca di tradizioni culturali, liturgiche ed ecclesiali, ed è probabilmente bisognosa di processi di dialogo. I pastori, che s’incontrano, hanno a cuore un Mediterraneo concreto con i popoli che lo abitano. Le loro voci sono portatrici di realtà diverse, ma non contrapposte.
Sta proprio qui l’intuizione del nostro cardinale presidente Gualtiero Bassetti d’invitare, in una città-ponte tra Oriente e Occidente qual è Bari, i vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum e che provengono da ben tre diversi Continenti: Asia, Africa ed Europa. Un’idea che ha radici profonde: rimanda alla visione profetica di Giorgio La Pira che, già dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, aveva ispirato i “Dialoghi mediterranei” e aveva anticipato lo spirito del Concilio Vaticano II. Oggi c’è la possibilità d’iniziare a realizzare quella visione. Un progetto ambizioso, ma necessario.
Il ponte va costruito con una storia, una geografia e un’umanità che hanno fondazioni comuni. È la bellezza del mare da riscoprire e consegnare alle generazioni future. La storia rimanda alle origini stesse del cristianesimo; il Mediterraneo ne è stato cuore pulsante. La geografia è oggi il sogno di un abbraccio che arricchisce, proprio come viene descritta la Dichiarazione di Abu Dhabi: “Simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano”. L’umanità è quanto di più prezioso ci sia; è l’acqua che dà vita e non deve più essere simbolo di morte, di disuguaglianze, d’inequità.
A tutti chiediamo di accompagnarci con la preghiera e di sentirsi in prima persona costruttori di ponti! (Mons. Stefano Russo Segretario Generale Conferenza Episcopale Italiana)
Testimonianze “dal vivo”
13 Febbraio 2020 - Carpi - Capita raramente di incontrare dei testimoni, persone che non solo ti raccontano le cose come stanno, ma che hanno fatto esperienza concreta di ciò di cui parlano, soprattutto quando questa realtà è molto difficile. E’ questo ciò che è avvenuto il 1° febbraio all’incontro “Semi di (non) diritti”, sui temi di immigrazione e sfruttamento lavorativo. Parole molto forti dai relatori, prima di tutto Marco Omizzolo, sociologo e ricercatore da molti anni sul tema delle mafie in Italia e delle mafie estere, sulla tratta internazionale a scopo di sfruttamento lavorativo e sul caporalato. Omizzolo ha presentato il suo ultimo libro “Sottopadrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana” (Feltrinelli), raccontando il viaggio che ha condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell’Agro Pontino, “nel cuore delle agromafie - come riporta nel suo volume - tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono - letteralmente - di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l’anno”.
Un’inchiesta sul campo che è culminata in manifestazioni e denunce, in particolare lo sciopero del 18 aprile 2016 dei braccianti indiani a Latina, e ha contribuito a creare il clima grazie al quale è stata approvata la nuova legge contro lo sfruttamento lavorativo, la 199/2016. Altrettanto chiare sono state le parole di Ilaria Ippolito, operatrice sociale, ricercatrice e attivista per i diritti umani, che ha spiegato numeri, dimensioni, problematiche e distorsioni mediatiche riguardo ai fenomeni migratori di questi anni. Così come molto forte è stata la testimonianza dei sindacalisti di Sicobas, Marcello Pini e Tariq Gondal, che hanno raccontato la situazione locale sul tema.
L’iniziativa “Semi di (non) diritti” è stata organizzata da Cooperativa Il Mantello, Ufficio Migrantes Diocesi di Carpi, Presidio Libera Peppe Tizian, Circolo Acli Carpi APS e Cooperativa Oltremare di Modena, con la collaborazione di Consulta per l’Integrazione dell’Unione delle Terre d’Argine, Consulta dei popoli del Comune di Castelfranco Emilia, Libreria La Fenice di Carpi e Ristorante Shahi di Soliera ed ha visto oltre all’intervento dei relatori, l’accompagnamento di intermezzi musicali a tema, grazie al compositore e musicista Matteo Manicardi, e al termine un gradito buffet multietnico. Un momento di approfondimento che ha preso spunto dalla pubblicazione in corso in questi mesi dei “Quaderni migranti”, tre volumi a cura della Cooperativa Oltremare, dell’Associazione Terra Nuova, del Centro culturale Luigi Ferrari e dell’Associazione culturale Tempi Moderni, presentati per la prima volta a fine novembre scorso a Modena. Un approfondimento che come Migrantes intendiamo portare avanti, grati a persone come i relatori, prima ancora che esperti, testimoni. (Migrantes Diocesana Carpi)