Primo Piano

Mci Barcellona: celebrazioni e catechesi online e un concorso per i bambini della comunità italiana

20 Marzo 2020 - Barcellona - Quando il virus ha cominciato la sua guerra in Italia essere italiani a Barcellona ha significato  condividere la sensazione di  rifiuto con chi da sempre è discriminato semplicemente per la sua nazionalità.  Poi il nemico  è diventato comune  e si è affrontato un periodo di confusione in cui il cappellano don Luigi Usubelli ha diretto la sua nave con sicurezza in mezzo alla tempesta delle direttive ufficiali. Fino a dover rifugiare  la sua nave in un porto sicuro quello della  quarantena per tutti. Il Covid19 ha così insegnato come la tecnologia e la creatività possono aiutare. Don Luigi invia via whatsApp commenti al Vangelo e  messaggi rassicuranti ai bambini e ragazzi delle catechesi. Le catechiste inviano video leggendo brevi brani della Bibbia e hanno lanciato un concorso di disegno. Hanno invitato ad esprimere disegnando le sensazioni che si provano in questo periodo promettendo che sarà organizzata una mostra e che i disegni più belli verranno utilizzati per il calendario della comunità 2021. Per il gruppo giovani è stato facile: non spaventa organizzare incontri via skype. Tutti hanno condiviso la necessità di proteggere soprattutto i più anziani membri della comunità : non sono molti perché la comunità è giovane ma sono considerati un bene prezioso. Tutti esprimono nostalgia per i comuni incontri e momenti di preghiera. Il Covid 19: insegna il valore della fratellanza che in questa speciale circostanza curiosamente si esprime attraverso la distanza evitando i contatti. Sì, in questo momento si è fratelli nella distanza. E’ una fraternità tutt’altro che virtuale, è fraternità spirituale. (Missione Cattolica Italiana di Barcellona)  

L’Italia prega il Rosario: un momento di grazia unico ma non irripetibile

20 Marzo 2020 - Roma - Pregare il Rosario. Quante volte nel corso della vita abbiamo avuto tra le mani una corona. Dalla più semplice alla più preziosa, ricordi di santuari visitati, di pellegrinaggi, o semplicemente di momenti di preghiera personale. Rosari che hanno rischiato di diventare pezzi da collezione, tenuti in bella vista, mostrati ad amici e parenti come trofei. Probabilmente utilizzati senza mai comprendere fino in fondo il valore autentico di questa straordinaria preghiera. Solo per “grazia” possiamo intravedere il mare di bene che nasce ogni volta che meditiamo, uno dopo l’altro, quei grani più o meno preziosi legati in una catena di amore che “apre le porte del paradiso”. L’Immacolata Concezione insegnava a Bernadette nella grotta di Lourdes che ogni Ave Maria è “come una freccia d’amore nel cuore di Gesù”. Ieri sera abbiamo recitato il rosario in casa, così come i nostri Vescovi ci avevano chiesto. Un momento di comunione con il Santo Padre. Ci siamo ritrovati davanti alla tv, con mia moglie e i miei figli a sgranare una dopo l’altra le 50 “Ave Maria” pensando al tempo che stiamo vivendo. È stato un momento di grazia, unico e, se vogliamo, non irripetibile! E non eravamo soli. Eravamo un unico corpo con i nostri pastori, con i sacerdoti e i cristiani sparsi in Italia e nel mondo intero. Eravamo insieme a chi ogni giorno si spende e dona la propria vita per salvare altre vite. Eravamo con chi è nella sofferenza, perché malato o perché parente di un malato. Eravamo al fianco di chi ha perduto il proprio caro senza aver avuto la possibilità di salutarlo. Eravamo insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà nel chiedere a Dio tramite Maria di fermare l’avanzata di questo virus. Non sappiamo come e quando questo virus mollerà la presa, sappiamo però con certezza che quella preghiera profuma davanti all’altare di Dio. Ieri abbiamo seguito la stella, la “stella del mattino”, Colei che precede l’aurora di Gesù, che sempre ci precede e come Madre ci salva. A Lei abbiamo affidato la nostra umanità dolente ben sapendo che non resterà delusa. E allora faccio mia e vostra la preghiera di San Bernardo di Chiaravalle sperando contro ogni speranza, certi che quella litania altro non è che il battito del nostro cuore, del cuore di ogni uomo, che cerca riparo nel cuore di Dio.  

Tu che nell’instabilità continua della vita presente t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste senza punto sicuro dove appoggiarti, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella se non vuoi essere travolto dalla bufera. Se insorgono i venti delle tentazioni e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria! Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione, della calunnia e dell’invidia ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria! Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo squassano la navicella della tua anima, volgi il pensiero a Maria! Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati, confuso per le brutture della tua coscienza, spaventato al terribile pensiero del giudizio, stai per precipitare nel baratro della tristezza, e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria! Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria! Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore. E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi. Se la segui non ti smarrerai, se la preghi non perderai la speranza, se pensi a lei non sbaglierai. Sostenuto da lei non cadrai, difeso da lei non temerai, con la sua guida non ti stancherai, con la sua benevolenza giungerai a destinazione.

Non siamo soli. Tutto andrà bene!

  (Amerigo Vecchiarelli – Direttore Agenzia Sir)

Mci Hanau: la testimonianza di Donatella

20 Marzo 2020 - Hanau - Viviamo ad Hanau, città di circa 93.000 e distante 28 km da Francoforte, in Germania. Pochi i casi accertati, ma siamo coscienti che ogni ora che passa i numeri dei contagiati e non solo è destinato a salire. Ansia e paura per chi come me ha genitori anziani e gravemente infermi; paura di perderli senza averli potuti abbracciare per l'ultima volta.... come è successo in altri stati colpiti duramente da questa pandemia. Sabato scorso, 14 marzo la diocesi di Fulda ha immediatamente annullato tutte le celebrazioni eucaristiche pubbliche e le altre celebrazioni liturgiche. Il presente regolamento è valido fino al 3 aprile. Una nuova decisione sarà presa in tempo utile prima del 3 aprile se e in quale misura questo regolamento debba essere mantenuto. Da lunedì scorso, 16 Marzo, le scuole rimarranno chiuse e da mercoledì 17 marzo anche la maggior parte dei negozi: la vita frenetica tedesca sembra si stia fermando lasciando spazio a delle giornate interminabili e a nottate insonni, pensando come sarà domani. Quale sarà il prezzo da pagare? Quando tornerà tutto alla normalità? E soprattutto quando torneremo felici e sorridenti ad abbracciarci ancora  per strada? (Donatella Vitale - Comunità cattolica italiana di Hanau)

Coronavirus: inBlu Radio si unisce alle radio italiane e trasmette Inno di Mameli oggi alle 11

20 Marzo 2020 - Roma – “InBlu Radio”, il network delle radio cattoliche della Cei, oggi alle 11 si unirà a tutte le radio italiane per trasmettere l’inno di Mameli in questo momento di grande difficoltà per tutti causato dal coronavirus. A quasi cento anni dal primo programma radiofonico, per la prima volta in assoluto nella storia del nostro Paese, tutte le Radio Italiane, nazionali e locali, si uniscono per un’iniziativa di diffusione comune senza precedenti. Uno strumento di compagnia e di conforto, la cui voce si farà sentire a frequenze unificate, quando tutte le radio d’Italia trasmetteranno in contemporanea, anche su tutte le piattaforme Fm, Dab, in televisione e in streaming sui siti e sulle App delle radio, l’Inno di Mameli. Un’iniziativa “straordinaria e unica che vuole dare ancora più forza a tutti gli italiani e all’Italia che deve andare avanti unita, mostrandosi coesa in questo momento di emergenza mondiale”, si legge in una nota del network cattolico: “un messaggio di unione, partecipazione e connessione, che ha l’auspicio di riunire tutti nello stesso momento di condivisione”.

Papa Francesco: “costruire una vera fratellanza tra noi”

20 Marzo 2020 - Roma - “Dovremo guardare ancora di più alle radici: i nonni, gli anziani. Costruire una vera fratellanza tra noi. Fare memoria di questa difficile esperienza vissuta tutti insieme. E andare avanti con speranza, che mai delude. Queste saranno le parole chiave per ricominciare: radici, memoria, fratellanza e speranza”. Lo dice papa Francesco in una intervista pubblicata questa mattina dal quotidiano “La Stampa” sottolineando che “da questa situazione potremo uscire solo insieme, come umanità intera”. Il Papa, nella celebrazione mattutina dalla sua residenza di Casa Santa Marta, prega e invita a pregare per i malati, per gli operatori sanitari, per i defunti e per le loro famiglie. Anche questa mattina ha pregato per i medici e le autorità. Dopo questo tempo sospeso sarà “un po’ come un dopoguerra, dice il Papa. Questo tempo di Quaresima è un “tempo di preparazione alla Pasqua, con la preghiera e il digiuno” e che ci allena a guardare con solidarietà gli altri, soprattutto coloro che soffrono. In attesa del bagliore di quella luce che illuminerà di nuovo tutto e tutti”. Dio “ci sostiene in tanti modi. Ci trasmette fortezza e vicinanza, come ha fatto con i discepoli che nella tempesta chiedevano aiuto. O quando ha dato la sua mano a Pietro che stava affogando”. Tra i drammi di questo tempo a causa del coronavirus quello di molte persone che muoiono in isolamento, senza poter vedere per l’ultima volta i familiari. “ In questi giorni – ha detto papa Francesco - mi hanno raccontato una storia che mi ha colpito e addolorato, anche perché rappresenta ciò che sta accadendo negli ospedali. Un’anziana ha capito che stava morendo e voleva congedarsi dai suoi cari: l’infermiera ha preso il telefonino e ha videochiamato la nipote, così l’anziana ha visto il viso della nipote e ha potuto andarsene con questa consolazione. È il bisogno ultimo di avere una mano che ti prenda la mano. Di un gesto di compagnia finale. E tante infermiere e infermieri accompagnano questo desiderio estremo con l’orecchio, ascoltando il dolore della solitudine, prendendo per mano. Il dolore di chi se n’è andato senza congedo diventa ferita nel cuore di chi resta”. E il papa ringrazia tutti questi infermieri e infermiere, medici e volontari che, “nonostante la stanchezza straordinaria, si chinano con pazienza e bontà di cuore per sopperire all’assenza obbligata dei familiari”. Nell’intervista, parlando poi del Piemonte (terra di origine dei suoi genitori) invita a pregare la Consolata, “con fede e fiducia”. (R.Iaria)    

Papa Francesco: pregare per i medici e le autorità “colonne che ci aiutano ad andare avanti”

20 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco questa mattina ha chiesto di pregare per i medici e in particolare per i medici di Bergamo, Brescia, Cremona e per le autorità. “Ieri ho ricevuto il messaggio di un sacerdote del bergamasco che mi chiede di pregare per i medici di Bergamo Brescia Cremona che stanno al limite del lavoro, stanno dando la propria vita per salvare la vita degli altri”. E “preghiamo – ha detto il Papa . per le autorità: per loro non è facile gestire questo momento e soffrono delle incomprensione. Sia i medici o volontari e le autorità in questo momento sono colonne che ci aiutano ad andare avanti e ci difendono in questa crisi, preghiamo per loro”. Nell’omelia si è concentrato sulla prima lettura dove c’è l’invito a “tornare al Padre e ha ricordato una canzone molto famosa, 75 anni fa, tra gli italiani in Argentina: “torna papà”. E “Dio non è un giudice ma un papà”. Quel papà che ci aspetta sempre: “Torna da tuo padre, lui ti aspetta. É la tenerezza dei Dio che ci parla in Quaresima, che è il tempo di entrare in noi stessi. Tornare a Dio é tornare all’abbraccio del Padre”. E in questi giorni chi ha bisogno di confessione “parli con Dio” con verità e “chiedendo perdono per tornare alla Grazia di Dio”. “Sarebbe bello – ha concluso - che risuonasse nei nostri orecchi la parola torna dal tuo papà, ti aspetta e ti farà festa”. (R.Iaria)  

Papa Francesco: “in questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”

19 Marzo 2020 - Roma - “In questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”. Così questa sera papa Francesco introducendo, questa sera, la preghiera del Santo Rosario promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana quale momento di unità per tutto il Paese. In tutto il Paese esposizione alle finestre di un drappo bianco e una candela accesa. Il Papa ha voluto spiegare il senso della preghiera del Santo Rosario: “preghiera degli umili e dei santi che, nei suoi misteri, con Maria contemplano la vita di Gesù, volto misericordioso del Padre. E quanto bisogno abbiamo tutti di essere davvero consolati, di sentirci avvolti dalla sua presenza d’amore!” “Questa sera – ha detto il Papa - preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, Custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio”. Papa Francesco prega quindi San Giuseppe: “Proteggi, Santo Custode, questo nostro Paese. Illumina i responsabili del bene comune, perché sappiano – come te – prendersi cura delle persone affidate alla loro responsabilità. Dona l’intelligenza della scienza a quanti ricercano mezzi adeguati per la salute e il bene fisico dei fratelli.  Sostieni chi si spende per i bisognosi: i volontari, gli infermieri, i medici, che sono in prima linea nel curare i malati, anche a costo della propria incolumità. Benedici, San Giuseppe, la Chiesa: a partire dai suoi ministri, rendila segno e strumento della tua luce e della tua bontà. Accompagna, San Giuseppe, le famiglie: con il tuo silenzio orante, costruisci l’armonia tra i genitori e i figli, in modo particolare i più piccoli.  Preserva gli anziani dalla solitudine: fa’ che nessuno sia lasciato nella disperazione dell’abbandono e dello scoraggiamento. Consola chi è più fragile, incoraggia chi vacilla, intercedi per i poveri. Con la Vergine Madre, supplica il Signore perché liberi il mondo da ogni forma di pandemia. Amen”. (R.I.)    

Migrantes Caltanissetta: l’impegno e la solidarietà verso i circensi bloccati in città

19 Marzo 2020 - Caltanissetta – Sono diversi i circhi e i luna park che a causa dell’epidemia di Covid-19, stanno vivendo momento di difficoltà. Oltre alla sospensione degli spettacoli tanti quelli bloccati in varie città italiane impossibilitati a muoversi. A Caltanissetta sosta il circo “Sandra Orfei”. “Tramite don Marco Paternò, assistente spirituale della Caritas diocesana abbiamo ricevuto la segnalazione di questa situazione”, spiegano la direttrice e l’assistente spirituale della Migrantes diocesana di Caltanissetta, Donatella D’Anna e don. Alfonso Cammarata: “una situazione economica molto preoccupante, in seguito alla sospensione degli spettacoli, in ottemperanza alle direttive del decreto ministeriale e del dipartimento di salute pubblica. Situazione che si è poi nei giorni successivi ancor più complicata a causa del blocco di tutti gli spostamenti da un comune ad un altro, che ha costretto questo piccolo ‘paese viaggiante’ a rimanere a Caltanissetta”. Padre Alfonso Cammarata, assistente spirituale della Migrantes diocesana e parroco della Parrocchia San Luca, sul cui territorio è situato il circo, in coordinamento con la Caritas Diocesana, ha messo in moto la macchina della solidarietà, provvedendo a non fare mancare l’essenziale: alimenti, buoni spesa, pane, frutta. Alcune famiglie della parrocchia di San Luca hanno preparato dei pasti pronti. Inoltre si è sensibilizzato il Comune al fine di eliminare o ridurre il pagamento del suolo pubblico in un momento così drammatico per tutti e permettere alle famiglie del circo di accedere all’acqua potabile pubblica per le loro necessità igienico-sanitarie, ma anche per il benessere degli animali. “Il Comune dicono i rappresentanti Migrantes - si è mostrato particolarmente sensibile alla situazione. Sono intervenuti in questa meravigliosa gara di solidarietà anche la Croce Rossa ed altre associazioni di volontariato locali”. “Come Ufficio Migrantes - spiegano D’Anna e p. Cammarata - continuiamo a stare loro vicini e a porre attenzione alle loro necessità. Stiamo pensando anche ad un intervento specifico per i bambini piccoli, fornendo alle famiglie del circo pannolini ed alimenti per l’infanzia, in collaborazione con il progetto “Mamme in Rete” che ha sede sempre nella parrocchia di San Luca. Questa situazione di emergenza ha forse un po’ infranto il nostro sogno, il tanto atteso incontro con il mondo fatato del circo, ci ha messo di fronte alla realtà di fratelli e sorelle che spendono la loro vita per farci sorridere e divertire, ma che in una situazione come questa veramente sono messi alla prova. Siamo felici di essere stati pronti e solleciti e continueremo a farlo, sono persone squisite è stata una gioia incontrarli e la loro gratitudine ci ha riempito il cuore”.   (R.Iaria)

Migrantes Andria: la sartoria sociale “La Teranga” cuce mascherine

19 Marzo 2020 - Andria -  “La comunità andriese ci ha sempre sostenuti, ci ha sempre aiutati, ed è il momento che noi migranti, operatori e volontari della Casa Accoglienza ‘S. Maria Goretti’ della diocesi di Andria, facciamo qualcosa per il bene di tutti”. Un messaggio forte di solidarietà che parte, in questi giorni concitati e preoccupanti per l’epidemia del coronavirus, dalla sartoria sociale “La Téranga”, gestita dalla Comunità “Migrantesliberi”, progetto sostenuto con i fondi dell’8xmille della Chiesa Cattolica dalla Fondazione Migrantes. Sono state momentaneamente messe da parte tovaglie, teli, asciugamani, runner… e si è deciso che da qui in avanti, finché si potrà, si cuciranno solo mascherine, di cotone, lavabili ogni giorno con sanificanti e igienizzanti, dice il direttore diocesano Migrantes, don Geremia Acri. Le mascherine cucite dalla sartoria sociale “La Teranga” oltre ad essere state distribuite agli ospiti che usufruiscono dei vari servizi che la Casa Accoglienza, (servizi assicurati ora più che mai, dato il momento storico di forte preoccupazione e apprensione), vengono ripartite anche ai cittadini andriesi che fanno fatica a trovare sul territorio le mascherine e a cui “…noi stiamo rispondendo prontamente per senso di responsabilità e dovere”. Le offerte che si ricevono, del lavoro che in questi giorni stiamo svolgendo, sono utilizzate per sostenere i vari servizi che Casa Accoglienza sta garantendo: Mensa della Carità: dal lunedì al sabato dalle ore 17:00 alle ore 18:00; Servizio Docce: dal lunedì al sabato dalle ore 09:00 alle ore 10:30; Servizio Neonati: il martedì dalle 09:30 alle ore 11:00. Per info 0883 592369.  

Mci Amburgo:unione spirituale e la preghiera darà forza alla nostra comunità in questo momento

19 Marzo 2020 - Amburgo - Ovviamente non è semplice poter vivere con una certa tranquillità in un periodo di completa incertezza, soprattutto in quella che è la seconda città della Germania. Se è pur vero che le strutture sanitarie tedesche hanno circa 29.000 posti di terapia intensiva è anche pur vero che ci sono 80.000.000 di persone e soprattutto di persone che per certi versi non hanno compreso ancora appieno il pericolo che si corre, basti pensare che fino a domenica ristoranti e bar e pub erano tutti pieni. Forse a tanti l’Italia ancora non ha insegnato nulla, ma invece ai nostri connazionali altre priorità balzano dinnanzi. Innanzitutto l’essere accanto a quei connazionali che sono più vulnerabili, più in difficoltà, tramite i social e non solo, perché la presenza di un gruppo di volontari in un certo senso è una buona protezione. Ecco allora che bisogna mostrare che è possibile aiutare ancora in queste condizioni, tutti possiamo trasmettere il virus, non particolarmente chi è povero, chi vive per strada, quindi tutti dobbiamo prendere le dovute precauzioni, ma non dobbiamo mai lasciare nessuno da solo perché l'isolamento di questi giorni può portare a gravi conseguenze.  Infatti ci sono casi di persone della nostra comunità che si sentono male solo al pensiero di essere colpiti dal virus e vanno in ospedale. C’è bisogno, oggi, di una di una reazione da parte di tutti così come dobbiamo rispettare ciò che ci viene chiesto dalle autorità, ed infatti qui tranne i servizi essenziali tutto è sospeso fino al 30 Aprile e ciò che fa soffrire di più la nostra comunità e il non poter partecipare alle celebrazioni liturgiche per circa 60 giorni; ma l’unione spirituale e la preghiera darà forza alla nostra comunità in questo momento. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di cittadini forti, di cittadini consapevoli del rischio che si sta vivendo, ma che rispondono a questo rischio non con la paura, ma con una reazione di solidarietà, di attenzione, al bene comune e al bene di chi è più povero e più fragile, affidandoci alla bontà di Dio. (don Pierluigi Vignolino - Mci Amburgo)

Vangelo Migrante: commento alla IV domenica di Quaresima (Gv 9, 1-41. Il cieco nato)

18 Marzo 2020 - L’acqua promessa alla Samaritana, questa domenica diventa segno di guarigione. Non una guarigione qualsiasi ma un ritorno alla luce che fa vedere ogni cosa. Nel cammino di preparazione al battesimo dei catecumeni, questa domenica è una tappa fondamentale. Anche tra i migranti che serviamo e a cui rivolgiamo le nostre cure pastorali ci sono persone impegnate nel cammino del catecumenato; come il cieco nato, per essi questa è la domenica della professione di fede: credo, Signore! Di sicuro a ciascuno sarà pervenuta la notizia delle modalità liturgiche e temporali in cui questo avverrà, vista la situazione che stiamo vivendo. Ma l’occasione è propizia per tutti i battezzati perché ci invita a vivere la tensione dell’inizio della nostra vita cristiana. Essa non è per nulla scontata, visto che anche da cristiani resta l’esigenza di una guarigione degli occhi di una fede spesso impastata da troppi distinguo e cortesi distacchi da altri fratelli e sorelle battezzati allo stesso modo o da altri uomini e donne venuti da lontano e chiamati alla fede. Lo sguardo umano, apparentemente neutro, sovente si adagia sull’esteriorità delle cose e delle relazioni fino a sostituire la verità nelle cose e nelle persone: l’esclusione del cieco è verità indiscussa e indiscutibile per lui, per i suoi stessi parenti e ovviamente per coloro che l’hanno decretata. Non per Gesù. E questo avviene perché il bisogno di vedere rimane. Non può spegnersi ciò per cui siamo stati creati. L’opera di Dio non può essere annientata. Ne è prova il fatto che la vista ricevuta crea un problema in comunità: il cieco (lo straniero) dove lo mettiamo? Non è ipocrisia. Troppo facile. È aver perso di vista Dio. È questo che produce ipocrisia sicché anche la lode che il cieco fa (dottrinalmente impeccabile) risulta inammissibile. Dio non vuole la morte di nessuno. E Gesù, che è da Dio, è venuto a fare cose che solo Dio sa fare. Ma perché queste accadano, è necessaria una fede che fa vedere oltre il legalismo o il buon senso, nelle quali ci ricacciano le cose di questo mondo ma che non provengono da Dio e non portano a Dio. Che non capiti anche a noi che questa presunzione, nella quale tentiamo di recintare la nostra vita e, in proiezione, quella di altri uomini e donne, faccia ancora esclamare al Maestro: “se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘noi vediamo’, il vostro peccato rimane!” (p. Gaetano Saracino)

Papa Francesco introdurrà, con un video messaggio, la preghiera promossa questa sera dalla Cei

19 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Come annunciato ieri durante l’Udienza Generale, questa sera alle ore 21.00, Papa Francesco si unirà da Santa Marta al Rosario promosso dai Vescovi italiani e introdurrà la preghiera con un messaggio. Lo anticipa il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni spiegando che il pontefice inviterà ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a “rivolgersi al Signore – dice Bruni - perché custodisca in modo speciale ogni famiglia, particolarmente gli ammalati e le persone che si stanno prendendo cura di loro”. “Questa sera preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth – dirà Papa Francesco - ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio.” (R.I.)

Mci Bruxelles: il vescovo scrive al missionario italiano

19 Marzo 2020 - Bruxelles - "Ho appreso che la città e la diocesi di Bergamo sono particolarmente colpite dall'epidemia globale di coronavirus e che al momento sono morti 6 sacerdoti. Devi essere terribilmente colpito”. Lo scrive in un messaggio al missionario della comunità italiana di Bruxelles, don Claudio Visconti, il vescovo ausiliare della diocesi belga, mons. Jean Kockerols: “Ti invio questo piccolo messaggio per assicurarti la mia comunione di preghiera in questa grande prova. Possa il Signore accompagnare te e tutti i tuoi compatrioti”. Ad oggi sono 13 i sacerdoti della diocesi di Bergamo morti a causa del virus che sta colpendo l’Italia e molti Paesi europei. “Da qualche giorno siamo confinati”, ci dice don Visconti che voleva recarsi a Bergamo per andare a trovare i suoi parenti, amicie e anche sacerdoti “con alcuni dei quali ho condiviso tanti anni di seminario e poi di ministero”. Il sacerdote ricorda la telefonata di ieri di Papa Francesco al vescovo della cttà orobica, mons. Francesco Beschi esprimendo la sua vicinanza: “vorrei essere tra i miei compaesani. D’altro canto sono trattenuto qui a Bruxelles, non solo perché sono l’unico prete della Comunità italiana, ma anche perché il mio posto ora è qui ed i miei fratelli e le mie sorelle sono ora qui”. La Comunità cattolica italiana di Bruxelles ha attivato alcuni canali di comunicazione su YouTube e Facebook, attraverso i quali don Viscini cerca di “testimoniare che Dio non ci abbandona e che ci vuole ancora bene, nonostante sembra muto o disattento alle tante suppliche che in questi giorni gli vengono rivolte”. A Bruxelles vivono migliaia di italiani e anche la comunità cattolica è molto numerosa. “Abbiamo sospeso come in Italia ogni forma di celebrazione pubblica, ma attraverso i mezzi di comunicazione riusciamo a trasmettere la Messa ed alcune liturgie significative per la Quaresima come la Via Crucis ed il Rosario”, ci dice don Visconti: “domenica mi han detto che ci sono stati più di 700 collegamenti. Questi collegamenti dicono sicuramente la comunione che sempre cerchiamo di costruire ma anche l’Invocazione che anche da qui con le nostre famiglie rivolgiamo al Signore, perché stia dalla nostra parte contro il virus.  Questo male – spiega don Visconti - dal suo canto sta contagiando anche qui e facendo le sue vittime, che per fortuna non sono assolutamente comparabili a quanto succede a Bergamo e in Italia. Abbiamo comunque molta paura, anche perché gli esperti ci dicono che siamo di fatto in ritardo di una decina di giorni rispetto alla sua diffusione in Italia. Confidiamo e preghiamo. Sentiamoci uniti”. (Raffaele Iaria)

Mci Mosca: don Caruso scrive alla comunità italiana

19 Marzo 2020 - Mosca – Pubblichiamo la lettera che il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Mosca, don Giampiero Caruso, ha inviato alla comunità italiana della capitale russa: Carissimi, la situazione che si è venuta a creare con la pandemia di coronavirus mi spinge a raggiungere ciascuno di voi con questa lettera. Credo che non possiamo non domandarci: “che cosa ci chiede questo momento drammatico rispetto alla nostra vita, e di battezzati?” A cosa ci chiama Dio in quanto cristiani attraverso questa prova universale? Che testimonianza siamo invitati a dare? Fin dall’inizio della Quaresima mi sono espresso dicendo che questo tempo, invitandoci alla conversione, ci propone di riprendere consapevolezza dell’evidenza d’essere delle creature, cioè fatti, creati in questo momento da un Altro, per cui dipendenti da Uno che Ama il nostro destino e fedele al suo patto d’Amore. Per poter riscoprire questa Verità elementare occorre però il silenzio. La realtà parla nel silenzio. Recita un inno che canto all’inizio della recita delle ore: “Nel silenzio canta il Mistero”. (Inno Lodi: “Prima che sorga l’alba”) Il mondo si sta fermando! Improvvisamente le nostre abitudini sono state stravolte da un nemico invisibile e terribilmente insidioso. È come se il Signore stesse gridando, come griderebbe un padre che vede il proprio figlio in pericolo: “Fermatevi e riconoscete che io sono Dio”. (Salmo 46,10) Fermatevi! Forse la nostra prima responsabilità è di vivere questa circostanza cercandone un senso. In fondo, il vero dramma che si vive attualmente in molte parti del nostro pianeta non è tanto la pandemia, ma le sue conseguenze nella nostra esistenza quotidiana. Il mondo si è fermato: sport, divertimenti, economia, progetti, vacanze. All’improvviso tutto non è più! In Italia e ora anche in altre Nazioni, si è fermata anche la vita religiosa pubblica, la celebrazione pubblica dell’Eucaristia. Qui a Mosca sono impediti tutti i raduni e gli incontri con più persone a questo momento). È come un grande digiuno, una grande astinenza universale, come per una Quaresima universale. Credo che questo arresto forzato ci voglia invitare a riscoprire la bellezza del presente, l’istante da vivere ora, la vera realtà del tempo, e quindi anche la vera realtà di noi stessi, della nostra vita. Ciascuno di noi vive solo nel presente, ma spesso siamo tentati di rimanere attaccati a ricordi del passato che non c’è più o in attesa di un futuro migliore che non c’è ancora e forse non ci sarà mai. Nel salmo 46, Dio ci invita a fermarci per riconoscere la sua presenza in mezzo a noi: “Fermatevi! Sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra. Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.” (Sal 46,11-12) Il Signore ci sta chiedendo di fermarci; non ce lo impone, ce lo propone. Vuole che ci fermiamo per cercare Lui e restare con Lui liberamente, per scelta, cioè con amore. Non ci ferma con la forza. Vuole che ci fermiamo come ci si ferma davanti alla persona amata, o perché attratti dalla Bellezza. Solo così possiamo render conto che Lui, nell’esperienza, per pura grazia, che è la cosa più importante della vita, che nulla può superare. Fermarci di fronte a Dio significa riconoscere che della sua dolce presenza è gravido l’istante e quindi soddisfa pienamente il nostro cuore, in qualsiasi circostanza e condizione ci troviamo. Questo è lo scopo e il vertice della preghiera, guardare l’istante presente come guardare il volto di Cristo, Dio fatto uomo. Fin dall’inizio della Quaresima vi ho invitati durante le mie omelie a ciò cui sempre siamo invitati, cioè, a tenere fisso lo sguardo su Gesù. È la frase che san Paolo ripete per ben due volte nella Lettera agli Ebrei: «Tenete bene fisso lo sguardo su Gesù» (Eb 3,1). E ancora: «Fissate lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2). Tenere fisso lo sguardo su Gesù è un guardare domandando. Mi sembra che il guardare domandando sia come il vertice dell’umano. Penso che anche i papà e le mamme si commuovano molto di più quando il loro bambino guarda domandando di essere voluto bene che non quando obbedisce a qualcosa che loro gli dicono. Questo guardare domandando è come l’espressione suprema di quello che il cuore dell’uomo può compiere. È per questo che vi invito, soprattutto in questo momento particolare della vita di ciascuno, di riscoprire la bellezza della preghiera personale e familiare. Ad esempio, la recita del Santo Rosario, a Gesù che è presente, che ci conforti, che ci guarisca e ci salvi. La Santa Messa della domenica alle ore 13.30 per il momento continuerò a celebrarla, salvo nuove indicazioni, e allo stesso modo la messa infrasettimanale delle ore 19.30 del mercoledì. A partire da mercoledì 25.03.2020 e tutti i mercoledì a venire, sarò a disposizione per le confessioni, dopo la Santa Messa nella chiesa di San Luigi dei Francesi dalle ore 20.00 alle ore 21.00. Maria, “vita, dolcezza e speranza nostra”, ci doni di vivere con umiltà e coraggio, offrendo sacrifici per la pace e la gioia di tutti i nostri fratelli uomini! (Don Giampiero)  

Mci Mosca: la testimonianza del missionario don Caruso

19 Marzo 2020 - Mosca - La situazione qui a Mosca legata al virus Covid-19 si aggrava giorno dopo giorno. E’ difficile riuscire a capire qual’è la reale situazione. É possibile che nei prossimi giorni a Mosca possa essere introdotto il regime di emergenza: interrotto il trasporto pubblico, compresa la metropolitana, la città sarà chiusa all'ingresso. Il regime di emergenza può essere introdotto entro due settimane, ma forse già prima della fine di questa settimana. Già da lunedì’ scorso tutte le scuole e le università sono state chiuse. Fino al momento in cui scriviamo è ancora possibile celebrare la santa messa solo se il numero dei fedeli non supera il numero di 50 partecipanti. L’arcivescovo Paolo Pezzi entro oggi renderà pubblico un comunicato in cui verrano date indicazioni per regolare il flusso dei fedeli, lì dove si renderà necessario. Ieri è stata pubblicata sul sito della cappellania https://www.cattoliciitalianiamosca.it/ la lettera, messaggio (la versione integrale nel prossimo articolo, ndr) con cui intendo raggiungere ciascun credente, comunicare il mio pensiero su quanto sta accadendo e indicare alcune riflessioni che possano accompagnare ciascuno di loro in questo tempo di Quaresima”. (don Giampiero Caruso – Mci Mosca)

Ass. 21 luglio: a rischio anziani e bambini rom e sinti

19 Marzo 2020 - Roma – “Io resto a casa? No. Tu resti a casa. Io resto nel campo. Sta qui tutta la differenza!”. È questa frase, pronunciata da un abitante della baraccopoli di Salone – periferia est della Capitale – l’incipit dell’indagine curata dall’ Associazione 21 luglio volta a comprendere, dopo 9 giorni dalla sua pubblicazione, l’impatto del decreto governativo IoRestoaCasa sui 3.500 abitanti delle baraccopoli formali monoetniche della città di Roma, ovvero in 6 “villaggi attrezzati” e in 9 “campi tollerati”. I ricercatori si sono serviti di interviste telefoniche, realizzate tra il 14 e il 17 marzo 2020, che hanno coinvolto 24 soggetti dimoranti presso il “villaggio” di via Cesare Lombroso, di via Luigi Candoni, di via dei Gordiani; di Castel Romano, di via di Salone. In questi insediamenti vivono circa 2200 persone. In alcuni casi, in container deteriorati di 21 mq vivono anche 6 o 7 persone. “In nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari disponibili a distribuire dispositivi di prevenzione o ad illustrare le misure atte a prevenire il contagio”, denuncia l’associazione sottolineando che restano le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, “laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente (scarsa in via di Salone e utilizzata solo attraverso autobotte a Castel Romano)”. “Un fattore fortemente penalizzante è rappresentato dall’impossibilità di svolgere la consueta attività lavorativa. In alcuni casi – spiega una nota - quando eventuali risorse risultano scarse, può essere la solidarietà della comunità ad intervenire. Essa però, in tempi di contagio, dove domina la paura del contatto fisico, rischia di venire meno con conseguenze che nel tempo, per alcuni soggetti, potrebbero assumere una dimensione drammatica. In quasi tutti gli insediamenti sono stati segnalati casi di famiglie con minori o anziani che a partire dai prossimi giorni potrebbero trovarsi nell’impossibilità di disporre di beni di prima necessità. Sono proprio questi ultimi, probabilmente insieme ai bambini, la categoria che, all’interno delle baraccopoli romane, sta pagando il prezzo più alto di un decreto che interviene sulla libertà di movimento e con essa sulla possibilità, per chi vive di un’attività informale, di una sussistenza giornaliera”. Nelle interviste emerge “scarsa consapevolezza da parte degli abitanti delle baraccopoli dell’impatto che le misure attualmente imposte dal decreto potrebbero avere sull’infanzia. La sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti”. Ma cosa accadrebbe – si sono chiesti i ricercatori di Associazione 21 luglio - se, come prospettato da alcuni abitanti intervistati, in un insediamento come quello di via Luigi Candoni, abitato da più di 800 persone di cui la metà minori, venisse riscontrata anche una sola positività? La promiscuità presente nella baraccopoli, dove si evidenzia un evidente sovraffollamento interno ed esterno alle abitazioni, “è tale da poter isolare solo il paziente e la sua famiglia o andrebbe messa in quarantena l’intera comunità?”: l’analisi delle condizioni delle baraccopoli romane e i recenti fatti di “quarantene” di insediamenti rom a Cuneo e a Lucca, “fa apparire concreto il rischio che un’eventuale positività al Codiv-19 riscontrata nelle baraccopoli formali della Capitale, lasciate nell’abbandono più totale da anni unito al disinteresse istituzionale registrato anche prima e durante l’epidemia, possa far esplodere problematiche di carattere sanitario che sarà difficile governare per gravità ed entità”. Per tale ragione l’Associazione lancia un appello on line rivolto alla sindaca Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone per chiedere di: “garantire nelle baraccopoli romane la distribuzione beni di prima necessità e condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano promuovere una campagna informativa e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento”. “Mai come in questi giorni difficili – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio - Roma deve mostrare il suo volto di città solidale, attenta agli ultimi e garante dell’art.32 della Costituzione Italiana che estende a tutti i cittadini le azioni di tutela e prevenzione della salute pubblica. Alle 6.000 persone che oggi vivono nelle baraccopoli romane, non dimentichiamo i 7.700 senza fissa dimora. Un esercito di uomini, donne, bambini in condizioni estreme, ai quali deve essere salvaguardato il diritto alla salute a vantaggio loro e a tutela dell’intera collettività”.

Ungheresi in Italia: preghiere e iniziative in questo periodo di epidemia da coronavirus

19 Marzo 2020 - Roma - A marzo ogni celebrazione delle Sante Messe sono state cancellate prima in diverse città e poi in tutto il Paese. A Venezia era prevista la celebrazione domenica 15 marzo, che è una festa nazionale. Ogni anno durante la S. Messe a Venezia preghiamo per la Patria e posiamo una corona di fiori alla lapide del tenente colonello garibaldino Lajos Winkler (1810-1861). Questo anno non abbiamo potuto commemorare la festa cosi, per questo ho invitato tutti gli ungheresi domenica mezzogiorno a preghare insieme con una preghiera scritta per questo momento di pandemia dal Cardinale Péter Erdő. Fortunatamente un canale televisivo privato ha trasmesso la Santa Messa presieduta da un vescovo ungherese da Budapest per tutti gli ungheresi residenti all’estero. I membri delle nostre comunità ungheresi in Italia hanno ricevuto questa due piccole iniziative che ha dato loro conforto. (don N. László - Coordinatore nazionale Migrantes degli ungheresi in Italia)  

Quaresima e Coronavirus: come pregare in casa?

19 Marzo 2020 - L’esortazione a riscoprire il valore della preghiera personale, privata, domestica, deve senz’altro essere seguito da una proposta: che significa, in fondo, “pregare in casa”? Ci sarebbe tutto un discorso da fare anzitutto sulla vera casa di ciascuno, che è il suo proprio corpo: “pregare in casa” vuol dire anzitutto tornare all’interiorità, cercare quel luogo, nel profondo del cuore, in cui l’anima incontra Dio in un dialogo interiore “come un amico parla all’amico, o il servo al padrone”, per citare sant’Ignazio di Loyola. Però, giustamente, l’anima ha bisogno di punti di riferimento per orientarsi dentro di sé: non è un problema solo di oggi, ma oggi è senz’altro vissuto più acutamente, perché siamo perennemente distratti, assorbiti e distolti da schermi (sì, anche quello da cui stai leggendo proprio ora). Il dialogo con Dio deve poter raggiungere una spontaneità libera, ma questa spontaneità, se non vuole confondere la preghiera con il rimuginare tra sé e sé, deve nutrirsi di una disciplina seria. Ecco perché in questi giorni tanti di noi preti, ridotti praticamente a eremiti dalle circostanze della quarantena, stiamo riscoprendo provvidenzialmente un aspetto del nostro ministero che nella frenesia dell’ordinario rischiavamo di dimenticare, e cioè quello di guide e maestri di preghiera per il popolo a noi affidato. E così stanno fiorendo “in streaming” percorsi di lectio con la Parola di Dio, corsi di esercizi spirituali, spunti di meditazione, rosari e altri pii esercizi online, ecc. Vediamo oggi più che mai sui social di ogni decine e decine di facce di preti, giovani o vecchi, più o meno telegenici, sorridenti e un po’ dolenti, che insegnano, predicano, esortano, illustrano, guidano. Il tutto per dare alle persone, a loro volta limitate dalla quarantena e magari sofferenti per altri problemi connessi a questa pandemia, un po’ più di fiducia nel domani e in se stesse, in quello che possono trovare se, facendo un po’ di silenzio, proveranno a far incontrare l’anima con la Parola, e lo Spirito che attraverso la Parola viene dal Padre. Ognuno è invitato a trovare il suo modo di raccogliersi, e di dedicare un po’ di tempo allo spirito, tempo abitualmente sacrificato dalle pressioni violente della routine quotidiana, tempo che per molti inizia solo ora, dopo anni di arida sopravvivenza all’abituale. Ci sono persone a cui basta seguire una Messa online, e ripetere, magari sottovoce o insieme ai familiari, le parole conosciute delle risposte… qualcuno teneramente addirittura le scrive in tempo reale nello spazio dedicato ai commenti sotto ai video. Altri chiedono qualcosa in più, e allora seguono per giorni di filato “i punti” degli Esercizi che qualche sacerdote ha deciso di offrire, approfittando del clima forzato di ritiro, e del silenzio che sta dominando sulle nostre città. Altri ancora non usano schermi, e rispolverano (o continuano) con pratiche di pietà imparate e consolidate nella quotidianità. Ci sono poi le iniziative corali, come il rosario che i Vescovi di tutta Italia ci hanno invitato a pregare stasera insieme alle 21.00, per far salire a Dio, ognuno da casa sua e tutti insieme nella Chiesa, la supplica della fine del flagello attuale. Tante idee, tanti spunti, tante proposte, tante speranze… L’importante è colorare il tempo con quanto esce da quelle profondità a cui l’uomo, spesso solo quando è in crisi, se vuole sa riattingere ridiventando bambino nelle mani di Dio. (Alessandro Di Medio – Sir)  

Mattarella a papa Francesco: gli auguri nel settimo anniversario di inizio pontificato

19 Marzo 2020 - Roma - “A nome del popolo italiano desidero unirmi a quanti, nel mondo intero e nella Chiesa universale, desiderano farle giungere oggi le più sincere espressioni di affetto e vicinanza in occasione del VII anniversario dell’inizio solenne del Pontificato”. Inizia così il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a Papa Francesco in occasione del settimo anniversario dell’inizio del pontificato. “Tale ricorrenza – scrive Mattarella - coincide quest’anno con un periodo di speciale prova per la diffusione globale del coronavirus Covid-19. In un contesto drammaticamente segnato dalla pandemia la comunità internazionale trova nella Sua illuminante Missione Pastorale e nella Sua viva e paterna testimonianza dei più alti valori evangelici un pressante invito a riscoprire le ragioni della collaborazione e della solidarietà tra gli stati e tra i popoli, in adesione all’esigente messaggio di attenzione ai più vulnerabili che Vostra Santità propone con instancabile determinazione all’umanità tutta”. Il presidente Mattarella ricorda i “costanti appelli” del pontefice ad “abbracciare il dialogo e a rifuggire dalla ‘cultura dello scarto’ suggeriscono il cammino per affrontare le emergenze globali e perseguire uno sviluppo autenticamente integrale”. Da qui anche l’auspicio che “tale prospettiva possa essere prontamente accolta al fine di poter meglio superare la drammatica sfida dell'oggi e tracciare un luminoso cammino verso il futuro. In molteplici occasioni Ella ha manifestato la sua speciale vicinanza nei confronti dell’Italia, vicinanza confermata, anche nelle ultime ore, in occasione delle Sue recentissime visite a luoghi di culto che per secoli hanno rappresentato fonti di consolazione e di speranza. L'Italia, oggi impegnata a fronteggiare circostanze eccezionali, sa di poter guardare sempre con fiducia e gratitudine alla sollecitudine particolare del Suo primate. Con questi sentimenti, Santità – conclude il Capo dello Stato - Le rinnovo i migliori auguri per il Suo benessere personale e per la continuazione della sua altissima Missione”. (R.I.)  

Coronavirus: una linea telefonica contro la solitudine

19 Marzo 2020 - Roma - Una linea telefonica anti-solitudine e gratuita per rispondere alle esigenze di chi si sente solo ed emotivamente in difficoltà durante l’emergenza Coronavirus. E’ l’iniziativa dal titolo #iorestoinsieme, varata dall’Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte” attraverso il numero 0656548370. “Ci stiamo mobilitando per non lasciare nessuno da solo in questo momento così difficile. I cittadini possono uscire solo in caso di necessità ma non dobbiamo e non vogliamo perdere il forte senso di comunità che il nostro territorio può esprimere - spiega Tobia Zevi, presidente dell’Osservatorio - Stare al sicuro a casa propria è l’unico modo per limitare l’avanzata di questo nemico invisibile, ma non bisogna sottovalutare, proprio come il Coronavirus, quanto la solitudine sia un problema altrettanto subdolo”. “L’iniziativa rappresenta un vero e proprio abbraccio virtuale, con cui è possibile parlare al cuore di chi si sente un po’ solo e cercare di intercettare il bisogno che tutti abbiamo di condividere i timori e le speranze che riempiono queste giornate difficili. E’ possibile contattarci telefonicamente: a rispondere alle richieste ci saranno i volontari di ‘Roma! Puoi dirlo forte’. Per molti che vivono soli, spesso senza amici o parenti in grado di dare un sostegno, isolamento significa non avere nessuno con cui parlare. Anche una sola telefonata può essere importante per stare in compagnia”, aggiunge Zevi che conclude: “Per l’occasione lanciamo un appello a chiunque voglia entrare a far parte del nostro team come volontario per potenziare la squadra e le nostre attività di solidarietà sociale”.