Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate 5.024 persone migranti sulle coste italiane

29 Maggio 2020 -

Roma - 5.024 sono le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Delle persone migranti arrivate in Italia in questo 2020, la maggioranza sono di origine bengalese seguiti da Costa d’Avorio, Tunisia, Sudan, Algeria, Marocco, Somalia,  Guinea,  Mali e Egitto.

Presidenza CEI: vicini alle persone in difficoltà

29 Maggio 2020 -
Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deliberato di conferire un ulteriore contributo straordinario a quelle Diocesi il cui territorio è stato definito dalle Autorità pubbliche “zona arancione o zona rossa”. Si tratta di oltre 10 milioni di euro, provenienti dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica e recuperati dalla finalità a cui erano stati destinati, essenzialmente l’edilizia di culto.
L’ammontare del contributo è stato calcolato secondo il criterio dell’entità della popolazione, incrociato col rispettivo numero di contagiati alla data del 25 aprile 2020. Anche questo stanziamento è finalizzato per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà. La Chiesa italiana, ricorda la Presidenza della CEI, è «Chiesa di popolo» e cerca d’incontrare i bisogni della popolazione, da qualsiasi parte provengano. Anche questa forma di partecipazione alla sofferenza del momento esprime la «comunione» tra le diocesi, tutte - da Nord a Sud - «sulla stessa barca», come ha ricordato Papa Francesco  Padre il 27 marzo in piazza San Pietro.
L’erogazione avverrà il 3 giugno e impegna a un utilizzo di tali risorse entro il 31 dicembre 2020; la rendicontazione - che dovrà essere inviata alla Segreteria Generale della CEI entro il 28 febbraio 2021 - si atterrà al dettato concordatario (Legge 222/85) e ai criteri di trasparenza, rafforzati dall’Assemblea Generale del maggio 2016.

Papa Francesco: “è un momento delicato per il diritto d’asilo”

29 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Un apprezzamento al Centro Astalli “per il coraggio con cui affrontate la ‘sfida’ delle migrazioni, soprattutto in questo delicato momento per il diritto d’asilo, poiché migliaia di persone fuggono dalla guerra, dalle persecuzioni e da gravi crisi umanitarie”. Lo ha rivolto Papa Francesco nella lettera indirizzata a padre Camillo Ripamonti, direttore del Centro Astalli. “Il vostro esempio – ha scritto il Papa nella lettera autografa, datata 23 maggio e riferita alla recente presentazione del Rapporto annuale 2020 del Centro Astalli – possa suscitare nella società un rinnovato impegno per una autentica cultura dell’accoglienza e della solidarietà”. Il Papa rivolge un pensiero “ai rifugiati che voi accogliete con amore fraterno: a tutti sono spiritualmente vicino con la preghiera e l’affetto e li esorto ad avere fiducia e speranza in un mondo di pace, di giustizia e di fraternità tra i popoli”.

Per un mondo più fraterno

29 Maggio 2020 - Mentre ancora si combatte contro il Coronavirus, di fronte a “tante incognite”, “ci farà bene ripartire col passo umile di chi cerca ciò che unisce e non ciò che divide”. Ne è convinto don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio nazionale per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo della Cei, per il quale “nello spirito con il quale abbiamo pregato il 14 maggio insieme a tutti gli uomini e donne di tutte le religioni” è necessario “impegnarci per un mondo più fraterno che metta al centro la vita umana e non l’economia che uccide, che quando parla degli altri si ricordi che parliamo di persone e non di numeri, che non scarti nessuno”. Il Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si intitola “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. Quei quattro verbi – che sono alla base della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare” – ritornano ancora una volta. Perché? Perché sono fondamentali. Ci aprono ad una visione umana dell’altro che bussa alla nostra porta – non sono numeri, sono persone – e ci stimolano ad atteggiamenti concreti sempre nuovi che non finiremo mai di cercare con la fantasia della carità, nella testimonianza di vita cristiana ed umana e nell’impegno personale, sociale e politico. Papa Francesco, con questo messaggio ci aiuta a attuare quei quattro verbi, indicandoci altre sei coppie di verbi che portano a modi di agire veri, capaci di incidere in questa sfida pastorale e sociale: conoscere per comprendere – farsi prossimo per servire – riconciliarsi ascoltando – crescere condividendo –coinvolgere per promuovere – collaborare per costruire. Leggere questi paragrafi con attenzione ci farà bene. “Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto”, scrive Papa Francesco nel Messaggio per la 106° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Con la Campagna Cei, ma anche con gli interventi caritativi a favore dei Paesi poveri, l’opera della Chiesa non si ferma all’assistenzialismo… In questo passaggio Papa Francesco dice che anche la pandemia ci ricorda l’importanza della corresponsabilità. A me fa riflettere il fatto che dobbiamo portare la mascherina più per proteggere gli altri che non noi stessi. Ma non basta fare le cose per gli altri, bisogna imparare a farle con gli altri. Solo quando ci sarà vera reciprocità, riconoscendo a tutti la libertà di esistere e di avere una vita dignitosa, impareremo ad ammettere i più poveri ai tavoli delle negoziazioni e renderli protagonisti del loro riscatto. Nella mia esperienza di prete fidei donum ho potuto constatare che le migliori iniziative calate dall’alto vanno incontro al fallimento se non c’è questo coinvolgimento che promuove. La Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare” ha preso le mosse proprio da questo atteggiamento, coinvolgendo in primis i Pastori delle Chiese locali e le Organizzazioni di volontariato operanti nei territori da cui partivano i minori non accompagnati. Anche nelle diocesi italiane dove tanti di essi sono stati accolti, si è cercato di realizzare progetti con loro e non soltanto per loro. La stessa attenzione cerchiamo di averla anche per quel che riguarda i finanziamenti ordinari del Servizio interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo. I progetti di formazione e di sviluppo delle persone e delle comunità, finanziati con fondi 8xmille, provengono dalle realtà locali e sono espressione dei bisogni delle popolazioni di quei territori spesso di periferia. La pandemia traccia una linea di separazione netta tra il prima e dopo. Quale eredità lascia la diffusione del Coronavirus a livello sociale ed ecclesiale? Cosa abbiamo imparato? Riallacciandomi a quanto ho già detto prima, spero abbiamo imparato a “sentire” l’altro, ad accorgerci dell’altro, e del Creato, tutto è collegato dice la Laudato Si’. Siamo tutti sulla stessa barca, abbiamo detto a Bari, anche se c’è chi viaggia in prima classe e chi sta in fondo alla stiva a spalare carboni, ma se affondiamo affondiamo tutti, se ci salviamo ci salviamo tutti. Il prima e il dopo, come pure il durante non è, e non sarà uguale per tutti, soprattutto economicamente e socialmente parlando. Ma spero saremo cresciuti nella consapevolezza della nostra vulnerabilità, per fare di questo nostro limite un punto di forza da cui partire, imparando sempre più a “collaborare per costruire”… “Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio, dobbiamo impegnarci a garantire la cooperazione internazionale, la solidarietà globale e l’impegno locale, senza lasciare fuori nessuno”. (Papa Francesco) I Paesi poveri si trovano anche loro a fare i conti con il Coronavirus, un dramma che si aggiunge alla fame, alle guerre, ai problemi ambientali. Quale è la situazione attuale? Purtroppo sì, alcuni lo sono in modo più forte altri meno, ma tutti subiranno le conseguenze dei blocchi e delle chiusure preventive, e dove non colpirà forte il Covid 19, colpiranno comunque le sue conseguenze, aggravando in particolare la pandemia della fame. La CEI, pur tempestata dalla grave situazione della pandemia in Italia, non ha voluto dimenticare i Paesi poveri, verso i quali è sempre molto attenta. Attraverso il Servizio interventi caritativi e la Caritas Italiana ha espresso due manifestazioni di interesse per l’Emergenza Covid 19 in Africa e nei Paesi poveri, stanziando 9 milioni di euro dai fondi 8xmille destinati al Terzo Mondo, per progetti sanitati e formativi finalizzati a proteggere e formare il personale sanitario e le popolazioni locali. Si sta per chiudere il mese di maggio dedicato alla Madonna (il primo maggio, i Vescovi italiani hanno affidato il Paese alla Vergine) e si apre una stagione estiva con mille incognite. Con quale passo bisogna ripartire?  Penso che ogni credente, in questo tempo sospeso, ed in particolare in questo mese dedicato a Lei, abbia cercato e vissuto la vicinanza materna di Maria, a Lei ci affidò Gesù stesso dall’alto della croce nel momento del dolore più alto. Sotto la sua protezione abbiamo cercato rifugio, affidando a Lei le nostre paure e insicurezze, le persone che ci hanno lasciato, quelle che lottano con la malattia e quelle che fanno fatica ad andare avanti. A Lei affidiamo ora le nostre speranze, come Giovanni prendiamo Maria nella nostra casa e con Lei attendiamo fiduciosi la risurrezione. Di fronte alle tante incognite che stanno davanti a noi, credo ci farà bene ripartire col passo umile di chi cerca ciò che unisce e non ciò che divide. E nello spirito con il quale abbiamo pregato il 14 maggio insieme a tutti gli uomini e donne di tutte le religioni, impegnarci per un mondo più fraterno che metta al centro la vita umana e non l’economia che uccide, che quando parla degli altri si ricordi che parliamo di persone e non di numeri, che non scarti nessuno.

Contro la pandemia: domani il Rosario del Papa con i santuari di tutto il mondo

29 Maggio 2020 - Città del Vaticano – “Assidui e concordi nella preghiera, insieme con Maria (cfr. At 1,14)". Su questo tema papa Francesco, unendosi ai Santuari del mondo che a causa dell'emergenza sanitaria hanno dovuto interrompere le loro normali attività e i loro pellegrinaggi, pregherà il Rosario in diretta e in mondovisione dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, domani, sabato 30 maggio alle ore 17:30, il Papa sarà dunque ancora una volta vicino all'umanità in preghiera, per chiedere alla Vergine aiuto e soccorso nella pandemia. La preghiera sarà trasmessa in diretta su Tv2000 (cn 28 – 157 Sky e 18 tvsat), su inBlu Radio e anche su avvenire.it. L'iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, vedrà il coinvolgimento di famiglie e di uomini e donne rappresentanti dei settori più coinvolti e particolarmente toccati dalla pandemia, ai quali saranno affidate le decine del Rosario. Dunque, medici e infermieri, pazienti guariti e pazienti che hanno subito lutti, un cappellano ospedaliero e una suora infermiera, una farmacista e una giornalista, e infine un volontario della Protezione civile con i suoi familiari e anche una famiglia che ha visto nascere un bambino proprio nei momenti più difficili, per esprimere la speranza che non deve mai venire meno. Ai piedi di Maria al termine del mese a Lei dedicato e certi che la Madre celeste non farà mancare il suo soccorso, comunica il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuona Evangelizzazione, Francesco porrà dunque gli affanni e i dolori dell'umanità. In collegamento ci saranno i Santuari più grandi dai cinque continenti tra cui Lourdes, Fatima, Lujan, Milagro, Guadalupe, San Giovanni Rotondo e Pompei. In una lettera, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione si è rivolto direttamente ai rettori dei Santuari per invitarli a organizzare e promuovere questo speciale momento di preghiera compatibilmente con le attuali regole sanitarie vigenti e con il fuso orario del luogo.

Vangelo Migrante: Solennità di Pentecoste (Vangelo Gv 20, 19-23)

28 Maggio 2020 - Più riflessioni si rincorrono in questa Solennità della manifestazione della Chiesa al mondo come corpo di Cristo risorto. Proprio nell’incontro con il mondo, la discesa dello Spirito risolve l’ambiguo sogno dell’umanità di avere una ‘sola lingua’, e lo fa attraverso la possibilità di intendere il linguaggio dell’altro come proprio, ci ricorda la prima lettura (Atti degli Apostoli, 2, 7-11). Le lingue di fuoco inaugurano un linguaggio nuovo che è quello della comunione assoluta e irrinunciabile per il ‘bene comune’. Resurrezione e Pentecoste, secondo l’evangelista Giovanni, coincidono. Per questo ci riporta alla sera di Pasqua nel Cenacolo. In quel luogo il Risorto dapprima dona la Pace ai suoi discepoli ‘e detto questo, soffiò e disse loro: ricevete lo Spirito Santo!’; in quel ‘soffio’ lo Spirito del Risorto scende su di loro e accende sulla terra il fuoco del Suo invincibile amore. L’alitare di Gesù sui discepoli e il fragore con cui lo Spirito irrompe nella comunità riunita ‘insieme’, evocano i gesti della Creazione e aprono i cuori all’opera della Salvezza che è per tutti e si rinnova attraverso l’impegno di ciascuno: ‘andate e perdonate!’ Faremo sempre fatica a raffigurare lo Spirito Santo. Se c’è un balcone da cui poterlo scorgere nella nostra esperienza umana, è quello della diversità! Di sicuro il contrario dell’uniformità ma non l’opposto dell’unità. Non l’etichetta celebrativa di un folklore, anche bello a vedersi, ma una festa continua della diversità-riconciliata. Ci possono essere differenze, contraddizioni e ambiguità nella nostra esperienza di creature e di discepoli ma ‘tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito’, afferma San Paolo (1Cor 12, 13). Quel soffio ci spinge, quella sorgente ci attrae: questo ci motiva, questo ci fa Vivere!

p. Gaetano Saracino

Migrantes Milano: mons. Delpini celebra la Pentecoste con le comunità migranti

28 Maggio 2020 - Milano – Domenica 31 maggio, solennità di Pentecoste, nella chiesa di Santo Stefano Maggiore a Milano, “parrocchia personale per i migranti”, l’arcivescovo mons. Mario Delpini presiederà la messa di Pentecoste con le comunità cattoliche dei migranti presenti in città e nel territorio della diocesi. “Sono una trentina le comunità di migranti presenti sul territorio della Diocesi”, spiega don Alberto Vitali, responsabile diocesano Migrantes: “i gruppi più numerosi sono quelli dei filippini, composto da ben nove comunità, e dei latino-americani. Poi ci sono le comunità cinese, coreana, srilankese, eritrea, egiziana, albanese, polacca. I rumeni hanno due comunità, di rito latino e di rito bizantino, così come gli ucraini, che contano un gruppo a Milano e uno a Varese. C’è poi il gruppo dei francofoni, cioè la comunità francese e quella africana di lingua francese, e la comunità anglofona, che comprende inglesi, statunitensi e una delle nove comunità filippine”. “Nel corso dell’anno – aggiunge dn Vitali - i migranti hanno diverse ricorrenze tradizionali in cui incontrarsi e fare festa per gruppi omogenei. La Festa delle genti è una delle poche occasioni in cui il filippino e il coreano possono incontrarsi e conoscersi”. L’emergenza sanitaria in corso non consentirà il consueto clima di grande festa, alla presenza di tante persone: “la capienza massima della chiesa, con le norme di sicurezza anti Covid, è di 104 persone. Quindi parteciperanno solo i cappellani con una o due persone in rappresentanza di ognuna delle comunità”. La celebrazione potrà essere seguita attraverso i social.

R.I.

Mediterraneo …. Quanto resta della notte?

28 Maggio 2020 - In questi mesi segnati dalla crisi sanitaria causata dalla pandemia COVID-19, tanti altri drammi, che pure continuano a consumarsi su questa nostra terra, sono rimasti ancora più invisibili. Come Fondazione Migrantes, insieme all’accompagnamento di alcune fra le categorie più colpite da questa crisi perché già in condizioni di lavoro ed economiche precarie (le colf, i giostrai e i circensi, i Rom), abbiamo cercato di mantenere viva l’attenzione su almeno due di questi drammi, firmando anche un documento insieme alle altre associazioni che fanno parte del tavolo asilo.
  1. La condizione dei tanti stranieri senza titolo di soggiorno (si stima siano almeno 600.000) presenti nel nostro paese, persone senza diritti, condannati all’invisibilità, esposti allo sfruttamento lavorativo e di altro genere, e ora anche al contagio. Papa Francesco li ha ricordati più volte in questi mesi, e anche il Cardinal Bassetti si è pronunciato, proprio nei giorni in cui si discuteva in parlamento della norma per consentire l’emersione dal lavoro nero e dalla irregolarità. La legge approvata non corrisponde a quanto avevamo chiesto, e cioè la regolarizzazione di tutti gli “invisibili” presenti sul nostro territorio, indipendentemente dal contratto di lavoro, come condizione indispensabile per il riconoscimento della loro dignità e la tutela della salute loro e di tutti. Tuttavia è un passo in questa direzione e permetterà a molte migliaia di persone una vita più giusta.
  2. La condizione di tante persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria e che continuano ad essere costrette ad affidarsi a trafficanti senza scrupoli perché non ci sono vie di fuga legali e sicure. Ad essere torturati e violentati nei campi di detenzione libici e a morire lungo il viaggio: “La catastrofe umanitaria più grande dopo la seconda guerra mondiale” (Papa Francesco). E questo ormai come se fosse una cosa normale, inevitabile, senza un sussulto di umanità.
Nella sua visita a Lesbo del 16 aprile 2016 Papa Francesco diceva: Oggi vorrei rinnovare un accorato appello alla responsabilità e alla solidarietà di fronte a una situazione tanto drammatica. Molti profughi che si trovano su quest’isola e in diverse parti della Grecia stanno vivendo in condizioni critiche, in un clima di ansia e di paura, a volte di disperazione per i disagi materiali e per l’incertezza del futuro. Le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa, sono comprensibili e legittime. E tuttavia non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie. L’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere. Purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini. E ancora: Per essere veramente solidali con chi è costretto a fuggire dalla propria terra, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali. Prima di tutto è necessario costruire la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza Colgo qui l’occasione per ringraziarvi e per incoraggiarvi a continuare a denunciare l’orrore della guerra, fino a quando non forgeremo le nostre spade in vomeri e le nostre lance in falci. Questa è la meta che dobbiamo avere sempre davanti, ma poi vanno individuati i passi possibili oggi e su cui cercare le convergenze più ampie possibili:
  • Occorre moltiplicare le occasioni di ascolto e di incontro, perché impariamo a riconoscerci parte di una stessa umanità. Giustamente qualcuno ha notato che fra il lasciar morire nel Mediterraneo i profughi e il lasciar morire i vecchi, come cinicamente si è fatto in alcuni paesi, il passo è breve. Si tratta di esercitarci in quelle sei coppie di verbi che ci ha suggerito il Papa nel suo messaggio per la prossima GMMR.
  • Il prossimo 3 giugno saranno tolti i limiti agli spostamenti fra le regioni e con gli stati esteri, per favorire l’afflusso dei turisti. I nostri porti resteranno vietati solo a quanti fuggono dalla morte?
  • Basta con la criminalizzazione delle navi delle ONG accusate di essere complici dei trafficanti e di attentare alla sicurezza del paese. Esse fanno quello che l’Europa dovrebbe fare, garantire l’accesso a un porto sicuro ai richiedenti asilo.
Perché il Mediterraneo finalmente non sia più un grande cimitero ma frontiera di pace, come recitava il titolo dell’incontro di Bari del febbraio scorso.

Don Gianni De Robertis

direttore generale Fondazione Migrantes

 

Savona: parte il progetto “Abito il mondo”

28 Maggio 2020 - Savona - Parte a Savona il progetto “Abito il Mondo”, promosso da Fondazione diocesana ComunitàServizi, Acli, Arci e Auser, che ha come obiettivo quello di restituire dignità e futuro a dieci donne vittime di tratta e di abusi subiti nel corso del viaggio. L’iniziativa è finanziata con i fondi della Campagna “Liberi di partire liberi di restare” e consiste in tre azioni: la formazione attraverso un laboratorio di cucito, il sostegno psicologico e medico, l’accoglienza con vitto e alloggio. “La parola ‘abito’ – spiegano i promotori – ha una doppia valenza: la prima vuole sottolineare la missione della nostra Chiesa verso tutti gli uomini e le donne, una sensibilità che da sempre è stata coltivata verso chi è povero, verso chi è straniero e che vuole costruire una cultura dell’altro, chiunque esso sia; la seconda consiste proprio nella struttura del progetto: le donne coinvolte impareranno a creare abiti, conoscere i tessuti e a potersi inserire nel mondo del lavoro”.  

Avezzano:il dialogo interreligioso e interculturale con mondo migrante

28 Maggio 2020 - Avezzano – “In questo momento di universale difficoltà occorre non disperdere i vincoli della fraternità e della condivisione”. Con questa frase comincia il messaggio del Vescovo di Avezzano, mons. Pietro Santoro, alle Comunità musulmane, riunite in tre associazioni che reggono altrettante moschee, presenti nel territorio della Diocesi dei Marsi. Il messaggio ha accompagnato il dono di datteri, olio e riso che il Vescovo  ha voluto rendere alle famiglie più bisognose della comunità, segno di partecipazione - non solo spirituale - all’inizio del Ramadan. La Chiesa dei Marsi nella quotidianità, così come pure nell’eccezionalità del lockdown, coltiva il dialogo interreligioso e interculturale con le sorelle e i fratelli musulmani che nel territorio rappresentano il 44% dei cittadini stranieri. La nazionalità primariamente rappresentata è quella marocchina, che costituisce da sola il 50% dei cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti (dati Istat, 2019). Una presenza tradizionalmente legata alla richiesta di manodopera in agricoltura per la Piana del Fucino, che occupa la posizione baricentrica della Diocesi. Come nel trend nazionale, dall’inizio della crisi sanitaria e dunque economica, un numero crescente di famiglie è stato colpito dalla perdita del lavoro, da cui si teme lo sviluppo di ulteriori fenomeni e situazioni di fragilità sociale. La particolare vulnerabilità delle famiglie straniere è confermata dai dati del Centro d’Ascolto della Caritas Diocesana e delle diverse Caritas parrocchiali. Per questo motivo quest’anno, oltre al consolidato messaggio di amicizia per l’inizio del Ramadan, sono stati offerti alimenti tipici che potessero consolare le famiglie più colpite dalla crisi. Ovviamente continuando l’accompagnamento economico a situazioni di particolare fragilità. Ma l’inizio del Ramadan ha portato anche un ulteriore rafforzamento della relazione di rispetto, amicizia. La Mensa non ha mai chiuso durante questa emergenza. Ha piuttosto adeguato il servizio con doppi turni che potessero e garantire la consumazione dei tre pasti principali all’interno della struttura e il rispetto delle adeguate distanze di sicurezza imposte dal distanziamento sociale. Tradizionalmente nella Moschea della città di Avezzano, durante il Ramadan, all’ora di rottura del digiuno, ogni giorno, una famiglia diversa garantiva l’allestimento della tavola per i senza dimora di fede islamica. Quest’anno, a causa della chiusura dei luoghi di culto, questo servizio per i senza dimora musulmani non è stato possibile. Da qui la facile comunione in un cammino di solidarietà e di condivisione. Ogni giorno, un rappresentante della Comunità islamica si unisce ai volontari della Mensa e prepara, con loro, la cena della rottura del digiuno, consegnandola, per l’asporto, a coloro che lo richiedono e che non possono consumarla in Mensa per incompatibilità dell’orario. L’esperienza, seppur appena iniziata, è solo positiva e ci educa vicendevolmente al sogno profetico di Papa Francesco: essere credenti assetati di pace, fratelli in cerca di pace con i fratelli. Promotori di pace, strumenti di pace. Lidia Di Pietro

Verso Tokyo 2021: quei rifugiati che sognano le Olimpiadi

28 Maggio 2020 -

Milano - Cinquanta atleti, uomini e donne. Sono tutti rifugiati e in comune hanno un sogno: quello di far parte dell’Olympic Refugee Team, che parteciperà ai Giochi estivi di Tokyo nel 2021, quando si spera che il Coronavirus sia solo un ricordo o quasi. La squadra, la cui composizione ovviamente non è ancora definitiva a causa di tutto ciò che è accaduto recentemente, segue le orme della delegazione che nel 2016 ha preso parte alle Olimpiadi di Rio ed è sostenuta dal CIO attraverso il Programma di Solidarietà Olimpico. Una miriade di atleti, in cui si distinguono tre provenienze. La prima è quella costituita dai dieci membri della squadra di Rio 2016. A loro, tra cui Yusra Mardini, nuotatrice di origine siriana fuggita via mare e poi stabilitasi in Germania, l’Olympic Solidarity Programme garantisce supporto per continuare l’allenamento e gli studi. Il secondo gruppo è formato dagli atleti e dalle atlete, specializzati nell’atletica (fondo e mezzofondo), che si allenano a Ngong, nel Kenya meridionale al Tegla Loroupe Refugee Training Centre. Provengono dai campi profughi dell’Africa centrale e li segue Tegla Loroupe, tre volte campionessa del mondo della mezza maratona, che a settembre 2015 ha stretto un accordo con il Programma di Solidarietà Olimpica. Il terzo gruppo, invece, è composto da 26 atleti individuati dai Comitati olimpici dei Paesi in cui hanno ottenuto asilo e dove si allenano, grazie al Refugee Athlete Support Programme, creato dopo Rio 2016, che li supporta con una borsa di studio: di questo gruppo fanno parte anche i ragazzi che Niccolò Campriani sta allenando a Losanna nel tiro a segno.

Atlete e atleti che praticano sport diversi, dal taekwondo al badminton, passando per ciclismo e pugilato, le cui storie raccontano la globalità del dramma dei rifugiati. Per esempio la ciclista Masomah Ali Zada: viene dall’Afghanistan, ha coltivato la sua passione a Kabul, insieme alla sorella Zahra, tra difficoltà e pregiudizi. Una storia scovata dai media francesi e che colpisce la famiglia Communal la quale, dopo avere contattato le due sorelle su Facebooke averle conosciute in una gara in Francia, riesce a far loro ottenere i documenti per farle trasferire con la famiglia in Bretagna dove oggi le allena Thierry Communal. Una vicenda da romanzo che ha ispirato anche un libro: Le piccole regine di Kabul.Masomah sogna Tokyo, lo stesso obiettivo che, dalla Svizzera, insegue Habtom Amaniel, specialista dei 10mila metri, nato e cresciuto in Eritrea. Durante il servizio militare, essendogli negato il permesso di vedere i suoi parenti, viene imprigionato e fugge. Arriva in Libia dopo aver attraversato il deserto e si imbarca per l’Italia, riuscendo a raggiungere un centro d’accoglienza vicino a Ginevra. Lì, la svolta. Un’allenatrice mette a disposizione dei profughi un campo d’allenamento. Iniziano in quattordici, lui è l’unico che ha continuato. Non ha più rivisto l’Africa, come il berbero di nazionalità marocchina Otmane Nait Hammou, primo rifugiato ad aver partecipato a un Mondiale di cross, emigrato in Francia per studiare e poi, impossibilitato a tornare, in Svezia, o come Dorian Keletela, orfano e nipote di una oppositrice del regime della Repubblica del Congo, arrivato adolescente in Portogallo dove si è fatto notare come speranza dello sprint.

A volte però non è l’Europa il luogo dove coltivare il sogno olimpico. È il caso di Wael Fawaz Al-Farraj, classe 2002, scappato da Homs in Siria e rifugiatosi insieme alla famiglia nel campo profughi di Al Azraq in Giordania, lì dove la Taekwondo Humanitarian Foundation e la ong Care proponevano un programma dell’arte marziale coreana. Per Wael è amore a prima vista. Dopo pochi anni è già cintura nera e partecipa alle gare, con buoni risultati. E ora l’orizzonte è Tokyo. (Roberto Brambilla - Avvenire)

Cei: 541 progetti in 65 Paesi in aiuto all’Africa e agli altri Paesi poveri nell’emergenza coronavirus

27 Maggio 2020 - Roma - Sono 541 i progetti finanziati in 65 Paesi del mondo per un totale di circa 9 milioni di euro grazie allo stanziamento di 6 milioni di euro disposto dalla Presidenza della CEI il 3 aprile scorso, al quale sono stati aggiunti altri 3 milioni di euro il 13 maggio, per l’emergenza coronavirus in Africa e in altri Paesi poveri. Nel dettaglio, sono 381 le iniziative in ambito sanitario per una somma di 7.486.900 euro e 160 quelle nel settore formativo per 1.502.328 euro. Il contributo, proveniente dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, ha rappresentato un segno di solidarietà, un tentativo di dare risposta alle numerose richieste di aiuto che sono giunte nel corso degli ultimi mesi dai Paesi africani e da molti altri contesti di povertà sparsi in varie parti del mondo, aggravati dagli effetti della pandemia. A guidare l’azione sono state le parole pronunciate da Papa Francesco, il 27 marzo scorso in Piazza San Pietro: “Anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme… Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: ‘che tutti siano una cosa sola’. Il Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo e la Caritas Italiana hanno individuato una strategia d’azione secondo due linee guida prioritarie. Innanzitutto, dotare le strutture sanitarie dei Paesi più poveri di dispositivi di protezione per il personale, indispensabili per la gestione dell’emergenza, e di strumenti terapeutici basilari per affrontare la pandemia. In seconda battuta, sostenere le realtà locali nelle iniziative di sensibilizzazione della popolazione su comportamenti atti a non favorire il contagio, oltre a formare e preparare dal punto di vista tecnico il personale sanitario così da prevenire il diffondersi della pandemia. Dopo le manifestazioni d’interesse giunte tra il 14 e il 30 aprile, si è proceduto a selezionare le numerose richieste secondo criteri specifici per i progetti in ambito sanitario e formativo. Per i primi si è data priorità a quelli con il maggior numero di persone servite, di posti letto disponibili, dotati di personale adeguato, già operativi e con ricoveri per Covid in corso. Nella scelta, si è tenuto conto dell’incidenza del contagio a livello nazionale, della maggiore capacità tecnica delle realtà richiedenti, sempre però con un’attenzione ai Paesi più poveri. Si è data inoltre priorità alle aree più remote e agli slum urbani, dove la situazione risulta particolarmente critica. Sono state privilegiate soprattutto le strutture più prossime alla popolazione, già facenti parte della rete delle realtà note e sostenute nel passato, dimostratesi efficaci ed efficienti. Per quanto riguarda i progetti formativi, si sono privilegiati quelli con un più ampio numero di beneficiari, un più largo raggio d’azione, promossi su scala nazionale, con un impatto su tutta la popolazione, più completi e chiari nei fini e nelle azioni, con un’attenzione specifica per i più vulnerabili, incluse le persone disabili, capaci di raggiungere anche le minoranze (con barriere linguistiche o culturali), mantenendo sempre una priorità per le periferie dei Paesi più poveri. Si sono finanziate iniziative basate su un creativo utilizzo dei social media e della telefonia mobile per veicolare messaggi educativi realizzati ad hoc (SMS educativi, video, gruppi di discussione virtuale, campagne di sensibilizzazione, ecc.); stampa di poster, volantini illustrati, manifesti, banner da esporre in luoghi pubblici, negli ospedali o nei Centri di salute; corsi formativi rivolti al personale sanitario per prepararlo tecnicamente ad affrontare l’emergenza; trasmissioni radio per sensibilizzare la popolazione sui comportamenti per evitare il contagio. Tutti i progetti prevedono un coordinamento con le Istituzioni pubbliche locali, nazionali, regionali e internazionali, con le autorità preposte, con altre realtà attive sul territorio negli stessi ambiti d’azione, allo scopo di favorire ogni sinergia, sia secondo le prassi ordinarie sia secondo quelle straordinarie richieste dalla situazione di emergenza. Le somme finanziate sono state di 15.000 euro per i progetti presentati dagli ospedali e dalle cliniche fino a 100 posti letto e di 30.000 euro per quelli oltre i 100; per i progetti formativi la cifra massima erogata per ciascuno è stata di 10.000 euro. Considerata la gravità e l’urgenza della situazione, le iniziative dovranno essere realizzate localmente entro tre mesi dall’erogazione del contributo. Il totale generale finanziato dalla CEI ammonta a 8.989.228 euro.

Si riparte, ma come?: l’esperienza della comunità greco cattolica romena di Livorno

27 Maggio 2020 - Livorno - Sono parroco della comunità greco cattolica romena a Livorno. Questo periodo della pandemia è stato per me e per la nostra comunità parrocchiale un tempo buio ed una esperienza di preoccupazione, di disorientamento e di smarrimento, specie nella prima fase. Come sacerdote e padre della parrocchia fin da quando sono state decise le chiusure delle celebrazioni liturgiche nelle chiese, il trovarmi da solo, in una Chiesa vuota, mi ha procurato un profondo dolore e tristezza perché veniva meno l’essere pastore di una comunità che sapevo essere “chiusa” con ciascun membro che viveva questi giorni nella solitudine e anche nella preoccupazione e angoscia per un futuro di cui non si conosceva l’esito. L’aspetto visto positivo di quest'esperienza di solitudine nella celebrazione eucaristica è stato il riscoprire in noi tutti i sacerdoti il nuovo volto di Cristo e della Chiesa, che attraversando il periodo Quaresimale si è fatta più vicina alla morte di croce e ha condiviso con Cristo la solitudine nella sofferenza. La via della croce è la strada indicata da Cristo se vogliamo con Lui per prendere parte alla Risurrezione che ci assicura la vita eterna con Lui. Tenendo quindi presente questa visione e prospettiva, la nostra pastorale si può riaprire una nuova primavera missionaria. Infatti il nostro compito sacerdotale è la missione, uscire, cercare, incontrare...curare il gregge, amarlo e salvarlo. Fare quindi dalla propria comunità, una comunione di persone unite nell’amore di Cristo con al centro il primato della carità. In questo periodo pur non essendo molto esperto dei mezzi della comunicazione sociale, ho cercato di migliorare nell’uso, preparando e trasmettendo messaggi di incoraggiamento, così pure le meditazioni quotidiani, via telefono, Whatsapp, messenger e Facebook. A partire dalla Settimana Santa, mi sono organizzato quotidianamente per celebrare la santa messa online su Facebook, ogni sera. Cosi la maggioranza dei membri della nostra Comunità hanno potuto “partecipare” e sentirsi meno soli. Inoltre siamo riusciti ad offrire aiuto alle persone povere e senza lavoro, offrendo loro sostegno spirituale ed economico. Inoltre, facendo parte dalla Unità pastorale della Cattedrale sono stato in tutto questo tempo disponibile per le confessioni nella chiesa di san Sebastiano. Ora finalmente siamo entrati nella seconda fasi della pandemia, ed è il tempo di ripartire. Ma mi sono domandato: come dobbiamo ripartire? Con che stile pastorale? Assolutamente è importante agire con lo stile della missione. Dobbiamo ripartire con un cuore aperto, con il cuore di Cristo e imitarlo quando in croce ha le braccia aperte per tutti. Siamo pronti ad aprirle per accogliere e per abbracciare, pur nelle debita distanza, certi che non siamo soli ma uniti da quell’amore che ha portato salvezza a tutti. Padre Vasile Orghici Parroco dalla Comunità greco cattolica romena -Livorno  

Francofoni in Italia: iniziative di solidarietà al tempo della pandemia

27 Maggio 2020 - Rimini - Il periodo della pandemia ha confinato tutti a casa, proprio tutti compreso gli immigrati. Attraverso la televisione, ma soprattutto i social, siamo stati informati dell’evolversi del virus e purtroppo abbiamo visto scene terribili, che forse rimarranno per sempre impresse nella nostra mente. Si è parlato di intere città chiuse nei loro confini, di persone ricoverate, di decessi, numeri che tutti i giorni venivano portati a conoscenza della popolazione. Ma in tutto questo cambiamento come si sono organizzate le comunità straniere che vivono in Italia? Qualcuno si sarà anche chiesto: e gli africani dove sono, che fine hanno fatto? Perché non ci sono negli ospedali? Come mai il coronavirus non li ha colpiti? Forse hanno rispettato rigorosamente le regole e non si sono trovati nei luoghi a maggior rischio contagio. Durante il confinamento anche le comunità degli africani, come tutti, hanno rispettato le regole, per sentirsi vicini. Una vicinanza reale, ma a distanza: si sono organizzate attraverso varie piattaforme. Ogni comunità aveva un incontro settimanale via web. Alcune, come quella di Bergamo, che ancora continua, ogni giorno alle ore 15.30 recita il rosario. La pandemia è stata l'occasione per abituarsi a pregare il rosario, a sentirsi di più in sintonia con la Madonna e con l’intera Chiesa. I cappellani ogni giovedì, sempre attraverso le piattaforme web, recitavano il rosario e davano le notizie alle comunità. Ora che c'è la fine del confinamento, abbiamo cambiato il nostro modo di ritrovarsi in comunità. Una cosa molto cara a noi africani è la condivisione del pasto dopo la messa, ma in questa nuova fase abbiamo sospeso per evitare il rischio contagio. Sempre seguendo le regole indicate dalla Chiesa e dal Governo, con alcune comunità abbiamo iniziato con l'Ascensione le prime celebrazioni, con la solennità della Pentecoste, e con l'aiuto dello Spirito Santo di Dio, sarà dato ancora più risalto alle nostre celebrazioni. Durante il confinamento anche le nostre comunità hanno voluto dare un segno di solidarietà: abbiamo organizzato una raccolta fondi per sostenere, una piccola goccia, d'acqua, la sete di vita del Paese che ci accoglie. Abbiamo fatto una raccolta fondi per i due ospedali più colpiti che sono quello di Bergamo e quello di Brescia. Non abbiamo raccolto tanto perché è una goccia, 1500 euro, che divideremo per esprimere la nostra solidarietà e la nostra compassione nel dolore a questi nostri fratelli e sorelle.

Don Mathieu Malick Faye

coordinatore nazionale  comunità africane francofone in Italia

Post pandemia

27 Maggio 2020 - Roma - Nel silenzio assordante di una piazza san Pietro completamente vuota e bagnata dalla pioggia incessante, le parole di papa Francesco erano risuonate forti e chiare: “ci siamo resi conto – aveva detto - di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Tutti, nessuno escluso, uniti dalla sofferenza, dalla paura e dalla speranza. Ora che la tempesta si sta lentamente placando e che si comincia a guardare al futuro, ancora carico di incertezze, abbiamo voluto riflettere su quanto è accaduto, sull’eredità che la pandemia ci lascia e sulle prospettive che si aprono. Con la consapevolezza, forse più forte di prima, che “siamo tutti sulla stessa barca” e che, come ha ricordato il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, “ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo”.  (don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli,  don Gianni De Robertis e don Bruno Bignami)

Per un’ecologia della comunicazione

27 Maggio 2020 - Roma - La coincidenza tra la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e il quinto anniversario della pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ (24 maggio 2020) apre il pensiero a riflessioni che vanno oltre la semplice casualità. L’enciclica traccia un percorso ben preciso a partire da un approccio ecologico integrale, ovvero che comprenda tutto l’uomo nelle sue sfaccettature, nei suoi impegni e interessi. Tra questi, anche quelli che hanno a che fare con i mass media. Al riguardo, osserva il Papa nell'enciclica, viene chiesto uno sforzo affinché “tali mezzi si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell’umanità e non in un deterioramento della sua ricchezza più profonda. La vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso fra le persone, non si acquisisce con una mera accumulazione di dati che finisce per saturare e confondere, in una specie di inquinamento mentale” (n.47). Quell'inquinamento prodotto da fake news e falsità che minano la stessa credibilità di chi opera nella comunicazione. Quanto è importante e profetica, allora, una visione ecologica integrale, fatta di cura, passione e carità culturale per ogni persona. Un’attenzione e una tensione che non producano inequità ed esclusione, ma sappiano ricomporre le fratture e includere i punti di vista. Dalla Laudato si’ alla comunicazione… “Tutto è connesso”, come scrive il Papa nell'enciclica.

Vincenzo Corrado

Papa Francesco: sabato la preghiera del Rosario in colegamento con tutti i santuari del mondo

27 Maggio 2020 - Città del Vaticano - “Uniti nella preghiera per invocare nella pandemia l’aiuto e il soccorso della Vergine Maria e per affidare al Signore l’umanità intera”. Sabato 30 maggio, alle 17.30, Papa Francesco presiederà la recita del Rosario dalla Grotta di Lourdes, nei Giardini vaticani. La celebrazione mariana, trasmessa in diretta mondovisione, è promossa dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Si uniranno alla preghiera i santuari del mondo, con uno speciale coinvolgimento delle famiglie. Domenica, 31 maggio, alle 10, il pontefice celebrerà la messa nel giorno di Pentecoste, senza concorso di fedeli, presso la cappella del Santissimo Sacramento nella basilica vaticana. Alle 12, dalla finestra dello studio privato – rende noto la Sala Stampa della Santa Sede - riprenderà la recita della preghiera del Regina Caeli con i fedeli in piazza San Pietro. Le forze dell’ordine garantiranno l’accesso in sicurezza alla piazza e avranno cura che i fedeli presenti possano rispettare la necessaria distanza interpersonale.  

Viminale: 4.777 i migranti arrivate in Italia nel 2020

26 Maggio 2020 - Roma - Sono finora 4.777 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del ministero degli Interni aggiornato a questa mattina. Degli oltre 4.700 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 830 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (663, 14%), Tunisia (439, 9%), Sudan (390, 8%), Algeria (342, 7%), Marocco (309, 7%), Guinea (212, 4%), Somalia (211, 4%), Mali (165, 4%), Egitto (88, 2%) a cui si aggiungono 1.128 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 770 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.  

Fcei: “subito corridoi umanitari per i profughi bloccati tra Grecia e Turchia”

26 Maggio 2020 - Roma - Corridoi umanitari per i profughi bloccati nelle isole greche. “Si mettano subito in salvo almeno i minori, come chiedono decine di voci della società civile e della politica”. A chiederlo è la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) che oggi lancia un appello alla “coscienza dell’Europa”. “Quello che accade ai confini dell’Europa, in Grecia e Turchia, sfida la coscienza morale e giuridica dell’Europa e spinge la società europea e quindi anche le Chiese a un nuovo grande impegno nei confronti di profughi ogni giorno più vulnerabili”, dichiara Luca Maria Negro, presidente della Fcei. “Per questo, come protestanti e come cittadini europei, rivolgiamo un pressante appello alle istituzioni nazionali e sovranazionali perché elaborino un piano d’intervento che consenta almeno ai soggetti più vulnerabili oggi concentrati in Grecia di ricollocarsi in altri Paesi europei. L’Italia deve fare per la Grecia meglio e più di quello che l’Europa ha fatto per l’Italia e per questo, forti dell’esperienza dei corridoi umanitari già realizzati dal Libano dal 2016, come Chiese protestanti ci mettiamo a disposizione per partecipare a piani di accoglienza straordinaria coordinati dal Governo”. Secondo la Fcei – da anni impegnata insieme alla Tavola Valdese e alla Comunità di Sant’Egidio a promuovere e sostenere corridoi umanitari dal Libano in collaborazione con i ministeri dell’Interno e degli Esteri italiani – “l’urgenza di un intervento a favore dei profughi nelle isole greche non deve escludere un’azione per superare gli accordi con la Turchia che, come attestano anche fonti istituzionali, non garantiscono il rispetto dei diritti umani e costringono migliaia di profughi in una trappola che non consente loro né di andare avanti né di tornare indietro”. Infine, “occorre contenere al più presto gli effetti negativi dei Decreti sicurezza, superandoli con misure realistiche e costituzionalmente fondate che aprano vie di accesso in Italia sicure regolari, controllate e sostenibili. L’imminente rinnovo del protocollo che ha reso possibile la sperimentazione dei Corridoi umanitari verso l’Italia sia l’occasione per rilanciare anche in Europa questa buona pratica”.

Centro Astalli: riprende il corso di formazione sulla mobilità per i docenti

26 Maggio 2020 - Roma - Il Centro Astalli, in collaborazione con CeFAEGI – Centro di Formazione per l’Attività Educativa dei Gesuiti d’Italia, Fondazione Magis, Scalabrini International Migration Network, promuove la “La mobilità umana: tra passato, presente e futuro”. Riparte infatti il corso di formazione per i docenti degli istituti secondari di primo e secondo grado, sospeso a causa dell’emergenza da Covid-19 dopo il primo incontro ”Mobilità umana e giustizia globale”, tenuto da p. Lorenzo Prencipe, presidente CSER – Centro Studi Emigrazione Roma. Il secondo e terzo appuntamento si terranno in modalità online. Il primo è previsto oggi con p. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, e Andrea Pecoraro, protection associate UNHCR, che tratteranno il tema “Rifugiati e richiedenti asilo: accoglienza e integrazione in Italia”. "In un tempo in cui il mondo è attraversato da una gravissima crisi sanitaria che mette in discussione stili di vita, relazioni e visione del futuro, i migranti – si legge in una nota - ancora una volta pagano il prezzo più alto. La pandemia acuisce gli effetti dei decreti sicurezza, entrati in vigore alla fine del 2018: aumentano esclusione sociale e precarietà per tanti richiedenti asilo e titolari di protezione, a scapito di accoglienza e inclusione sociale. Il mondo della scuola è sollecitato oggi più che mai a rileggere la realtà con nuovi strumenti". Altro incontro venerdì 29 maggio con p. Renato Colizzi, presidente Magis, e Arnout Mertens, direttore programmi e innovazione del JRS International, che dialogheranno sul tema “Il futuro delle migrazioni tra ambiente e cittadinanza globale”. "I cambiamenti climatici - spiega la nota del Centro Astalli  - e le sue conseguenze sulla pace, la stabilità e la sicurezza riguardano l’interno pianeta: le Nazioni Unite considerano possibile l’esodo di 200 milioni di persone entro il 2050 per le sole cause ambientali".