Primo Piano

Migrantes: Sergio Durando nel Cda

24 Settembre 2020 - Roma - Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino e delegato della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle D’Aosta è stato nominato membro del Consiglio dì Amministrazione della Fondazione Migrantes. La nomina durante il recente Consiglio Episcopale Permanente della Cei riunitosi a Roma. A Sergio Durando gli auguri di un proficuo lavoro. (R. Iaria)

GMMR: la Migrantes di Massa Carrara scrive alle parrocchie

24 Settembre 2020 - Massa Carrara - In occasione della 106esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si terrà il prossimo 27 settembre la Migrantes di Massa Carrara-Pontremoli ha inviato a tutti i parroci della diocesi una lettera da leggere durante la celebrazione liturgica. La lettera è stata scritta in collaborazione con l’ufficio Missionario diocesao e la e Caritas. Nel messaggio per queta giornata - si legge -  Papa Francesco "ci esorta ancora una volta a prestare attenzione a coloro che, per varie ragioni, sono costretti ad abbandonare la terra natia, per trovare rifugio in luoghi lontani e sconosciuti, in cui rischiano di non essere accettati, protetti, integrati". Il Pontefice ha dato particolare risalto alla situazione degli “sfollati interni” che, nonostante nel mondo abbiano superato quota 50 milioni, vivono “un dramma spesso invisibile, che la crisi mondiale causata dalla pandemia COVID-19 ha esasperato. Questa crisi, infatti, per la sua veemenza, gravità ed estensione geografica, ha ridimensionato tante altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone, relegando iniziative e aiuti internazionali, essenziali e urgenti per salvare vite umane, in fondo alle agende politiche nazionali”. Alla luce dei tragici eventi che hanno segnato il 2020, Papa Francesco ha esteso il Messaggio anche a tutti coloro che tuttora vivono esperienze di precarietà, di abbandono, di emarginazione e di rifiuto a causa del COVID-19. "Per vivere dal vivo l’esperienza dell’accoglienza in tutte le sue sfaccettature", l’ufficio Migrantes diocesano, in collaborazione con l’ufficio Missionario e Caritas diocesani,  invita le comunità parrocchiali di Massa Carrara - Pontremoli ad "aprire le porte, durante il periodo natalizio o in altre occasioni, a chi, probabilmente, trascorrerebbe la festività in solitudine, lontano dai propri affetti, dal proprio Paese.  In tal modo si potrà instaurare - scrive la direttrice dell'ufficio Migrantes, Ivonne Tonarelli -  quella condivisione auspicata da Papa Francesco, che favorirà l’accoglienza, la protezione, la promozione umana, l’integrazione del diverso, dell’emarginato, del dimenticato!"

GMMR: le iniziative della Migrantes di Messina

24 Settembre 2020 - Messina - In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, la Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela si ritriverà domenica 27 settembre 2020 alle ore 16.00 in Cattedrale per la Celebrazione eucaristica presieduta da don Marco D’Arrigo, vicario foraneo di Messina centro e Messina nord, animata dalle cappellanie srilankese e filippina e dai volontari dell’Ufficio diocesano Migrantes. “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni” è il titolo scelto da Papa Francesco per la Giornata. Il Messaggio consegnato dal Pontefice si concentra sulla pastorale degli sfollati interni, entro i confini del proprio Paese, che oggi nel mondo sono oltre 50 milioni. Sono fra le persone più vulnerabili al mondo. Hanno abbandonato la propria casa per ragioni simili a quelle dei rifugiati, ma restano sotto la protezione del loro governo, anche quando proprio quel governo è la causa delle situazioni che li hanno costretti alla fuga. E in assenza di un mandato generale per la loro assistenza, la maggior parte degli sfollati interni non riceve protezione internazionale. Come risulta evidente dal titolo del Messaggio, la riflessione di Papa Francesco - si legge in una nota della Migrantes diocesana - parte dall’esperienza di Gesù sfollato e profugo assieme ai suoi genitori, per ribadire l’importanza della ragione cristologica dell’accoglienza cristiana. Il Messaggio si sviluppa in sei sottotemi, esplicitati da altrettante “coppie di verbi”: conoscere per comprendere; farsi prossimi per servire; ascoltare per riconciliarsi; condividere per crescere; coinvolgere per promuovere; collaborare per costruire. L’Ufficio diocesano Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela raccoglie l’invito di Papa Francesco per "un rinnovato impegno, perché le nostre comunità siano sempre più un luogo di accoglienza, di riconoscimento e di protagonismo per i migranti. Si tratta di una sfida educativa - dice il direttore Santino Tornesi -  che ci vuole protagonisti nella fedeltà al Vangelo, per questo l’equipe formativa dell’Ufficio si mette a disposizione delle comunità parrocchiali e della società civile per preparare, insieme, incontri di conoscenza e riflessione sui temi che riguardano il mondo delle migrazioni e le storie delle persone che ne sono coinvolte". Per la “Settimana diocesana delle Migrazioni”, che va dal 26 settembre al 3 ottobre - aggiunge Tornesi - "abbiamo invitato le librerie cittadine ad allestire uno spazio con i volumi dedicati al tema delle migrazioni". L’iniziativa prende il nome di “LibReriamo una nuova narrazione”, nella "consapevolezza che tante paure e discriminazioni nascono dalla non conoscenza e da un racconto falsato da chi, sulla pelle dei migranti, ricerca consenso attraverso strumentalizzazioni ed analisi faziose". All’iniziativa hanno aderito: Libreria La Feltrinelli Point; Libreria Paoline; Libreria La Casa di Giulia; Libreria La Gilda dei Narratori; Libreria Bonanzinga; Libreria Mondadori-Ciofalo.

GMMR: la Migrantes di Roma in Piazza San Pietro per dire “grazie” a papa Francesco

24 Settembre 2020 - Roma – Domenica alcuni rappresentanti delle comunità etniche cattoliche di Roma parteciperanno all’Angelus in Piazza San Pietro. L’iniziativa è dell’Ufficio Migrantes diocesano. “Ci saranno dieci delegati per comunità con le bandiere dei Paesi di provenienza. Non vogliamo che il Covid ci impedisca di essere vicini al Papa”, dice il direttore Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo: “vogliamo ringraziarlo perché non perde occasione per ribadire costantemente l’attenzione e il sostegno della Chiesa verso il mondo della mobilità umana che non è solo quello dei migranti ma ci sono rifugiati, richiedenti asilo, apolidi, migranti lavorativi. Questi ultimi non sono da trascurare perché cercano di lavorare onestamente per aiutare i familiari rimasti a casa”. Il papa quest’anno, con il suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato invita ad impegnarsi non più “per” i migranti ma “con” i migranti, dice mons. Felicolo. “Si è convinti di conoscere i migranti, ma in realtà sempre più spesso ci si sofferma sui numeri senza ricordarsi che si parla di persone. Se conoscessimo davvero le motivazioni che hanno spinto migliaia di uomini e donne a lasciare il loro Paese, se ci fermassimo ad ascoltare le loro storie, potremmo comprendere i bisogni di chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalla povertà. Se comprendessimo – spiega ancora il sacerdote -  il nostro atteggiamento cambierebbe e riusciremmo a farci prossimi mettendoci a servizio di queste persone che affrontano viaggi massacranti per mettersi in salvo”.

GMMR: il commento di Mons. Di Tora

24 Settembre 2020 - Roma - Il titolo di questa 106ma Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, che si celebrerà domenica, è: “Come Gesù Cristo costretti a fuggire: accogliere, proteggere, promuovere, integrare gli sfollati interni”. Ancora una volta Papa Francesco porta l’attenzione del mondo intero su coloro che sono costretti a fuggire, seppur all’interno della stessa regione, nazione, o in paesi vicini. Sono le stesse cause: fame, guerra, siccità, ecc. che spingono mamme, papà, bambini e giovani ad abbandonare la propria casa, il loro territorio, sradicarsi dalla loro provenienza, egualmente in pericolo di rifiuto o emarginazione, nella ricerca di una via di sopravvivenza. Si stima che nel mondo gli sfollati interni siano oltre 50 milioni!! Cifra da capogiro se si pensa che non sono numeri vuoti ma persone: dietro ogni singola cifra c’è un essere umano, creato a immagine di Dio e che dovrebbe avere gli stessi diritti e doveri di ognuno di noi. La situazione oggi è ancora più grave, perché alle consuete ragioni si aggiunge la piaga della pandemia; e se coloro che fuggono sono già ignorati, oggi costoro vivono il dramma ancora più grave del silenzio e della dimenticanza totale. Da qui il giusto, grave ed umano richiamo del Papa “per iniziative ed aiuti internazionali, essenziali e urgenti per salvare vite umane”. Il messaggio è esteso anche a coloro che vivono la precarietà ed emarginazione a causa del “Covid 19”. Il testo si apre con una icona tipica della cristianità, la famiglia di Nazareth: Gesù, Giuseppe e Maria che devono fuggire per far scampare dalla morte il bambino Gesù. Quante immagini vediamo ogni giorno di mamme in fuga con il loro figlioletto in braccio! Anche il Signore Gesù ha vissuto questa condizione. Il Santo papa Paolo VI, parlando della Madonna, ricordava Maria come “donna forte che ha provato la fuga e l’esilio”. E che dire di Giuseppe, chiamato a proteggere “ciò che di più caro al mondo Dio gli aveva affidato”. L’icona ci aiuta a riconoscere il Signore Gesù ancora presente in mezzo a noi: “Venite benedetti dal Padre mio....ero forestiero e mi avete accolto”. Partendo da questa introduzione il Papa riprende i quattro verbi con cui aveva coniugato la pastorale migratoria, articolandoli in nuove azioni concrete di sei coppie di verbi: conoscere per comprendere, farsi prossimo per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere, collaborare per costruire. Un crescendo di impegno con una relazione di causa nei vari passaggi, che costituiscono una vera ascesi umana anche per chi non si riconosce nella fede o nell’esperienza cristiana. Per comprendere bisogna prima conoscere: sono persone provate dal dolore e che forse hanno visto in faccia la morte. Conoscendo le loro storie potremo come il buon samaritano metterci al loro fianco, sentire dalla viva voce l’esperienza della precarietà, della fuga, accompagnata oggi dalla pandemia. Purtroppo tante volte le paure e i pregiudizi ci impediscono di avvicinarci agli altri, anche correndo dei rischi. Quanti belli e nobili esempi abbiamo avuto in questo tempo di pandemia da medici, infermieri, volontari, da persone semplici e nascoste che hanno messo nel carrello della “spesa sospesa” parte del loro acquisto. Papa Francesco sottolinea poi che “l’amore, quello che riconcilia e salva, inizia con l’ascolto”. Oggi sentiamo tanti messaggi che ci bombardano in continuazione; ma ascoltare è un’altra cosa. Lo insegnava già San Benedetto ai suoi monaci: ascoltare è far entrare e conservare dentro di noi. Il silenzio che “per settimane ha regnato nelle nostre strade” ci ha offerto l’occasione di percepire il grido dei dimenticati, dei più vulnerabili, degli scarti di questa nostra società. Questo ascolto può condurci ad una vera crescita, condividendo. Non si può lasciar fuori nessuno. La pandemia stessa ci ha richiamato a preoccupazioni e timori comuni ricordandoci che nessuno si salva da solo! Il successivo passo lega altri due verbi: coinvolgere e promuovere. La corresponsabilità diventa il modo per coinvolgere le persone alle quali si offre assistenza. Ognuno deve essere protagonista in questo processo comunitario e sociale. Qui il Papa riporta le sue bellissime parole del 27 marzo nella “preghiera per il momento straordinario in tempo di pandemia”: “trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e solidarietà”. Il culmine di questa ascesi diventa il collaborare e costruire. Azioni certamente decisive per un impegno di cooperazione internazionale, che chiede di superare gelosie, discordie, interessi parziali o nazionali e realizzare quella solidarietà globale, speranza di un tempo nuovo che possa realizzare il Regno di Dio nel mondo e trasformare la nostra storia umana in una storia di salvezza. (Mons. Guerino Di Tora, Presidente Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI e Presidente Fondazione Migrantes)  

GMMR: la Giornata nella diocesi di Latina

23 Settembre 2020 - Latina – La diocesi di Latina-Priverno-Terracina si appresta a ricordare, anzi a vivere, la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, fissata al 27 settembre prossimo. Lo farà con una Messa presieduta dal vescovo, Mariano Crociata, alle 11.30 nella chiesa della parrocchia di Santa Domitilla a Latina. A organizzare e a portare avanti un’opera di sensibilizzazione verso questo tema è l’Ufficio Migrantes diocesano, diretto da Angelo Raponi. “La crisi mondiale causata dalla pandemia Covid–19 ci ha costretti tutti a restare chiusi in casa per alcuni mesi e a interrompere le forme consuete di preghiera e di incontro delle nostre comunità, ci ha però sollecitati anche ad uscire dall’abitudine e a trovare nuove forme per coltivare la nostra fede e socialità”, ha spiegato Raponi: “Non sarà possibile realizzare grandi raduni pubblici diocesani, ma vogliamo tentare di raggiungere, in modo più capillare, le nostre parrocchie, i gruppi, le famiglie”. L’ufficio Migrantes ricorda che “il senso di questa giornata, giunta ormai alla sua 106ma edizione, è di aiutarci a vedere in questi rifugiati e migranti la presenza di Cristo”.

GMMR: domani la presentazione nella diocesi di Salerno-Campagna-Acerno

23 Settembre 2020 - Salerno - Giovedì 24 settembre alle ore 10.45presso il Palazzo Arcivescovile di Salerno Mons. Andrea Bellandi terrà una conferenza stampa per presentare la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che si celebrerà domenica 27 settembre. Alla conferenza stampa parteciperà anche Antonio Bonifacio, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano. Nel corso della stessa mattinata saranno proiettati dei video-testimonianza di chi si impegna concretamente a favore dei migranti e dei rifugiati. “Sin dal 1914, da quando la Chiesa l’ha celebrata per la prima volta, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato – dice Mons. Bellandi -  è sempre stata un’occasione per dimostrare la preoccupazione per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, per pregare per loro mentre affrontano molte sfide, e per aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione. La Chiesa quest’anno propone l’attenzione e riflessione nei riguardi di coloro che sono forzatamente sfollati da conflitti, catastrofi naturali, persecuzioni o povertà estrema, coloro che con difficoltà cercano di mettersi in salvo o sono rimasti bloccati, e coloro che sono vittime di tratta”. Infatti, in preparazione all’appuntamento, incentrato quest’anno sulla problematica degli sfollati interni, Papa Francesco propone cinque tappe: “Conoscere per comprendere”; Farsi prossimo per servire”; “Ascoltare per riconciliarsi”; “Condividere per crescere”; “Coinvolgere per promuovere”. “Vogliamo invitare tutti – conclude il presule - ad impegnarsi nelle diverse realtà parrocchiali, associative in cui si è inseriti a promuovere la riflessione, l’approfondimento, la meditazione e la preghiera su questo tema nonché animare specificatamente le celebrazioni ed attività del 27 settembre 2020”.

GMMR: eventi nella diocesi di Caltagirone

23 Settembre 2020 -

Caltagirone – La diocesi di Caltagirone, domenica 27 settembre 2020, alle ore 20.30, in collaborazione con l'Ufficio Migrantes e il Museo Diocesano, organizza un evento culturale per celebrare la 106a giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Si tratta di un momento di riflessione affidato alla musica e alla poesia, con testi ispirati alla Sacra Scrittura e a situazioni reali. All’interno del Chiostro del complesso monumentale dei frati conventuali in Piazza San Francesco d'Assisi, i brani per voce saranno eseguiti dalla mezzosoprano Maria Russo, accompagnata da Raffaella Suriano al pianoforte e da Nicola Malagugini, primo contrabbasso del Teatro Bellini di Catania.  Tra i brani in programma, Canzone di Yosef è la rielaborazione poetica operata dal poeta catanese Pietro Russo di una foto famosa risalente a un paio di anni fa di un migrante siriano che teneva un bambino piccolo in una valigia sovrapposta alla scena biblica di Maria e Giuseppe in fuga verso l’Egitto.  Le poesie di Pietro Cagni riprendono invece versi di Osea e di Geremia, collegandoli a una storia di donne sudanesi che, in fuga dal loro paese in guerra verso l’Uganda, trovano una scuola cattolica in cui riescono a far studiare i figli, fino a coinvolgersi attivamente nella vita della scuola gestita da Rose Busingye.

Prima dell’esecuzione di ogni brano sarà offerta una chiave di lettura per entrare in maniera più coinvolgente nella comprensione della musica. Durante l’esecuzione dei brani saranno proiettate delle foto del fotografo Andrea Annaloro sull’esperienza pastorale diocesana nei confronti dei migranti del territorio. Ad aprire l’incontro Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone, don Franco De Pasquale, Direttore Ufficio Migrantes. A moderare don Fabio Raimondi, Direttore del Museo Diocesano.

Strade nuove

23 Settembre 2020 - Roma - Punto di svolta o vicolo cieco? La domanda - non scontata o retorica - aiuta a focalizzare meglio il tema della responsabilità in questo tempo inedito, guardando al futuro. Lo ha ricordato lunedì scorso il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, introducendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente. “Lontani dall'essere nostalgici, lamentosi o ripiegati su improbabili scorciatoie - ha detto tra l’altro il cardinale -, sentiamo la responsabilità di affrontare strade nuove, lungo le quali ridisegnare il volto della nostra presenza ecclesiale”. È qui che entra in gioco la creatività, unica forza propulsiva per non restare all'angolo, ingabbiati dal “si è sempre fatto così”. Un discorso, questo, che interpella anche quanti sono impegnati nella comunicazione. Il punto di svolta passa da una lettura attenta della realtà e da parole che comunicano speranza. (Vincenzo Corrado)  

Eurostat: con il lockdown calano le richieste di asilo e protezione internazionale

23 Settembre 2020 - Roma - Durante il secondo trimestre del 2020, circa 46.500 richiedenti asilo hanno presentato domanda di protezione internazionale per la prima volta negli Stati membri dell’Unione europea. Si tratta del 69% in meno rispetto al primo trimestre del 2020 (per evidenti motivi di lockdown) e del 68% in meno anche rispetto al secondo trimestre del 2019. L’ufficio europeo di statistica, Eurostat, che ha pubblicato questi dati, spiega anche che il 32% delle domande sono state presentate da cittadini di Siria (7700 richieste tra aprile e giugno 2020), Afghanistan (4200 richieste) e Venezuela (3000). Il maggior numero di richiedenti asilo alla prima domanda è stato registrato in Germania (con 14.200, il 31% di tutti i richiedenti per la prima volta negli Stati membri dell’Ue), poi in Francia (8 900, il 19%) e in Spagna (7 200, il 15%). In proporzione alla popolazione del Paese in cui è stata fatta la domanda, però, i tassi più elevati sono stati registrati a Cipro (989 richiedenti per milione di abitanti), Slovenia (441) e Grecia (376). In Ungheria e Polonia le domande sono state 2 per milione di abitanti ciascuno. A livello di media europea, i “nuovi” richiedenti asilo sono stati 104 per milione di abitanti. Queste domande si aggiungono alle 841600 richieste di asilo e protezione che alla fine di giugno 2020 erano all’esame delle autorità nazionali (-9% rispetto al giugno 2019 e marzo 2020), il numero più alto (282900 domande) in Germania, seguita da Francia (161800) e Spagna (118000).

GMMR: al Santuario di Sant’Antimo un momento di preghiera e confronto per riflettere sul tema degli sfollati interni

23 Settembre 2020 - Salerno - L'ultima domenica di settembre è quella che la Chiesa dedica alla celebrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, giunta quest’anno alla 106.ma edizione. In occasione dell’appuntamento, che quest’anno cade il prossimo 27 settembre, la diocesi di Aversa ha organizzato un momento di preghiera, confronto e riflessione presso il Santuario di Sant'Antimo P.M., per ribadire l’attenzione e la sensibilizzazione verso i temi sempre attuali della migrazione e dell’accoglienza. Quest’anno Papa Francesco ha voluto centrare l’attenzione sulla drammatica problematica degli sfollati interni, indicando il seguente tema: “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”. La riflessione suggerita dal Pontefice muove dunque dall’esperienza di Gesù sfollato e profugo assieme ai suoi genitori, “per ribadire l’importanza della ragione cristologica dell’accoglienza cristiana”. "L'attuale situazione dei migranti è resa ancora più difficile dalla piaga della pandemia", commenta don Evaristo Rutino, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes: “Non si può lasciar fuori nessuno, impossibile pensarla diversamente. D’altro canto nella fase più acuta della pandemia siamo stati richiamati a preoccupazioni e timori comuni, ricordandoci che nessuno si salva da solo”. Preceduta dalla veglia di preghiera dello scorso 17 settembre presso la Parrocchia Sant'Antonio in Caivano, la 106.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di domenica 27 settembre 2020 avrà inizio a partire dalle 17,30 presso il Santuario di Sant'Antimo P.M. All’accoglienza seguirà un incontro di riflessione e testimonianza; a concludere l’evento alle ore 19,00 sarà la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo.

Lesbo: firmato l’accordo per i nuovi corridoi umanitari verso l’Italia

23 Settembre 2020 - Roma - È stato firmato ieri pomeriggio al Viminale, l’accordo tra la Comunità di Sant’Egidio e lo Stato italiano per l’ingresso nel nostro paese di 300 profughi provenienti dalla Grecia, in particolare dall’isola di Lesbo, dove pochi giorni fa è scoppiato un incendio che ha reso impossibile la vita di migliaia di richiedenti asilo. Nel protocollo d’intesa, che ha come suoi pilastri l’accoglienza e l’integrazione, si legge che sarà favorito l’arrivo “in modo legale e in condizioni di sicurezza di richiedenti protezione internazionale, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili per i quali risulta necessario ed urgente un percorso di inclusione e stabilizzazione sociale, culturale e linguistica”. Il progetto, che avrà la durata di 18 mesi, darà priorità al trasferimento di famiglie e alcuni minori non accompagnati. Viva soddisfazione è stata espressa dai firmatari dell’accordo che rappresenta di fatto una prima risposta italiana all’appello dell’Unione Europea per il ricollocamento dei rifugiati presenti a Lesbo e in tutta la Grecia, sottolinea una nota. “I corridoi umanitari fanno emergere il volto di un’Italia che, con altri Paesi europei, guarda al futuro rispondendo alle crisi umanitarie con senso di umanità e percorsi di integrazione – commenta il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo -. È l’Italia fatta da cittadini che non si rassegnano alla sofferenza di chi fugge da gravi crisi umanitarie, ma vuole dare una risposta basata su accoglienza e legalità.  Il nostro Paese, ormai da tempo, ha mostrato di credere in questo modello di accoglienza che coinvolge da vicino la società civile. Per i richiedenti asilo, che vivono in condizioni drammatiche nell'isola di Lesbo, si riapre la speranza di una nuova vita in Italia e nel nostro continente”.

Chiese europee e Vaticano: “solidarietà sia principio guida alle politiche di accoglienza”

23 Settembre 2020 - Roma - Nessun Paese si tiri indietro nella gestione dei migranti che arrivano ai confini più estremi dell’Europa e venga respinta ovunque la politica della paura e della dissuasione. “La solidarietà dovrebbe essere il principio guida che governa la migrazione e in particolare l’accoglienza dei rifugiati nell’Ue”. È quanto chiedono le Chiese europee in una Dichiarazione congiunta diffusa alla vigilia del “Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo”. Era stata la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ad annunciare nel suo Discorso sullo stato dell’Unione l’intenzione di presentare una proposta di revisione del sistema di asilo europeo con l’obiettivo di abolire il regolamento di Dublino e di sostituirlo con “un meccanismo di forte solidarietà tra partner” in modo che i Paesi più esposti ai flussi possano in futuro poter contare sugli altri. I dettagli del progetto saranno annunciati il 23 settembre. A sostegno delle intenzioni della Commissione, le Chiese hanno diffuso un documento firmato dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec), dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), dal Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, dalla Federazione Luterana mondiale, la Comunione anglicana, le Chiese Riformate e organizzazioni della Chiesa di Grecia. “I recenti eventi nel campo di Moria sull’isola di Lesbo in Grecia – scrivono – evidenziano una lunga storia di fallimenti della politica dell’Ue in materia di migrazione e asilo e la sua incoerenza con i valori fondamentali dell’Unione e con principi etici e di fede fondamentali”. “Mentre siamo ancora scioccati e rattristati dagli eventi di Moria – si legge nel testo – chiediamo che si tragga lezione da questa esperienza” e “siano offerte soluzioni durevoli ed eque” ai migranti bloccati a Lesbo. Le Chiese sono convinte che la continuazione dell’approccio “hotspot” e le attuali procedure di frontiera non risolveranno il problema. Anzi, rischiano di generare in futuro “molte nuove tragedie”. Le Chiese affermano di aver apprezzato il discorso della presidente Von der Leyen sullo stato dell’Unione del 16 settembre, soprattutto laddove ha ricordato che “salvare vite in mare non è un optional” e che “quei Paesi che adempiono ai loro doveri legali e morali o sono più esposti di altri, devono poter contare sulla solidarietà di tutta la nostra Unione europea”. Le Chiese hanno quindi deciso di unire le loro voci a quella della presidente della Commissione Ue per chiedere più solidarietà: “all’interno dell’Unione europea, la responsabilità dell’accoglienza deve essere condivisa in maniera più equa”, scrivono nel documento. E aggiungono: “L’attuale sistema ‘Dublino’, incentrato di fatto sull’attribuzione delle responsabilità ai Paesi di primo ingresso nell’Ue – come Cipro, Malta, Grecia e Italia – è fondamentalmente ingiusto sia per i richiedenti asilo che per i Paesi al confine esterno, e in pratica compromette il diritto a un’accoglienza adeguata”. Forti di esperienze già avviate da tempo come i corridoi umanitari, le Chiese chiedono all’Ue di assicurare “passaggi sicuri” per evitare alle persone viaggi pericolosi ma soprattutto per lottare contro “il modello di business dei trafficanti”. E rincarano: “tali passaggi sicuri dovrebbero essere aperti non solo alle persone in cerca di protezione, ma anche coinvolgere persone che desiderano unirsi alla propria famiglia o che vengono in Europa per migliorare la propria condizione”. Infine, un invito agli attori politici: “ci aspettiamo che l’Unione europea respinga il discorso e la politica della paura e della dissuasione e adotti una posizione di principio e una pratica compassionevole basata sui valori fondamentali su cui si radica l’Ue”.  

Lesbo: al via corridoi umanitari per 300 rifugiati in Italia

22 Settembre 2020 - Roma - Oggi, martedì 22 settembre, alle 17.30, la Comunità di Sant’Egidio firmerà al Viminale un accordo con lo Stato italiano per l’ingresso nel nostro paese di 300 rifugiati provenienti dalla Grecia, in particolare dall’isola di Lesbo. Com’è noto l’incendio del campo di Moria, di alcuni giorni fa, ha reso impossibile la vita di migliaia di richiedenti asilo aggravando una situazione che era già da mesi ai limiti della sopravvivenza. I profughi giungeranno in Italia – informa una nota - secondo un progetto che avrà la durata di 18 mesi e che darà priorità alle famiglie e ai singoli più vulnerabili, comprendendo anche alcuni minori non accompagnati. L’accordo – si legge nella nota -  che rappresenta di fatto una prima risposta italiana all’appello dell’Unione Europa per il ricollocamento dei rifugiati dopo l’incendio nell’isola greca, verrà firmato dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e dal prefetto Michele Di Bari, Capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno.

Viminale: 23.194 le persone sbarcate sulle coste italiane nel 2020

22 Settembre 2020 - Roma - Sono 23.194 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane in questo 2020. Il dato è del Ministero dell’Interno. La maggioranza, 9.659, sono di nazionalità tunisina (42%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.105, 13%), Algeria (1.011, 4%), Costa D’Avorio (1.007, 4%), Pakistan (867, 4%), Sudan (773, 3%), Marocco (605, 3%), Somalia (560, 3%), Egitto (533, 2%), Afghanistan (501, 2%) a cui si aggiungono 4.573 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 2.801 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

GMMR: nella diocesi di Savona-Noli Messa a Valleggia

22 Settembre 2020 - Savona - Domenica prossima 27 settembre ricorre la 106ma Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sul tema, scelto dal Papa Francesco, “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”.  La diocesi di Savona-Noli la celebrerà con la Messa presieduta dal vescovo, Mons. Calogero Marino, alle 15.30 sul campo sportivo di via san Pietro a Valleggia. Alcuni passi del messaggio di Papa Francesco sono esplicativi per comprendere meglio la tematica scelta. “Alla luce dei tragici eventi che hanno segnato il 2020 estendo questo messaggio, dedicato agli sfollati interni, a tutti coloro che si sono trovati a vivere e tuttora vivono esperienze di precarietà, di abbandono, di emarginazione e di rifiuto a causa del Covid-19”. “Il forte interesse della comunità internazionale nella migrazione forzata attraverso le frontiere ha, talvolta, distolto l’attenzione da chi è costretto a migrare senza, tuttavia, lasciare il proprio paese, aumentando così la vulnerabilità degli sfollati interni e il loro bisogno di tutela dei diritti umani e di assistenza umanitaria – commentano i condirettori dell’Ufficio pastorale diocesano per le missioni e Migrantes Davide Carnemolla e don Michele Farina – un elevato numero di sfollati interni è spesso intrappolato in situazioni disperate, nel mezzo di combattimenti o in aree remote e inaccessibili, isolati da aiuti o soccorsi in caso di emergenza. Le persone potrebbero essere costrette a vivere lontano dalle loro case per anni, privi dell’accesso all’educazione, alle loro proprietà, al lavoro e al supporto che necessiterebbero per avere mezzi di sussistenza sostenibili e una speranza per il loro futuro. Anche se sono spesso costretti a fuggire allo stesso modo e per le medesime ragioni, gli sfollati interni non rientrano nel sistema di protezione previsto dal diritto internazionale dei rifugiati”. L’Ufficio pastorale missioni e Migrantes si è riunito più volte per organizzare la Giornata ma soprattutto per riprendere un cammino che coinvolga le comunità cattoliche straniere presenti nel territorio nonché le realtà missionarie e i vari gruppi di stranieri non rappresentati da una associazione, si legge in una nota della diocesi. L’intento è quello di riprovare a tessere le fila di una “rete della Mondialità”. Così i contatti con l’Unione solidarietà ecuadoriani in Italia e con il suo presidente Antonio Garcia, con la comunità indiana di rito siro-malabarese rappresentata da don Agi Chungan e con la comunità ucraina cattolica di rito greco bizantino rappresentata da padre Vitaliy Tarasenko.

Il sogno di fratel Luciano: aiutare i rom

22 Settembre 2020 - Roma - Vedere ogni mattina uscire dal quartiere tutti i bambini con lo zaino sulle spalle, tenendosi per mano, per andare a scuola ed imparare ad essere uomini responsabili e liberi: questo è stato il sogno di fratel Luciano Levri, che per vent’anni ha coordinato la missione marianista a Lezha (Alessio), in Albania, per il riscatto della popolazione rom. Un sogno per realizzare il quale il missionario marianista ha lavorato instancabilmente, giorno dopo giorno, dialogando, tessendo relazioni e smantellando pregiudizi. Quest’anno, i bambini rom di Lezha che si sono messi lo zainetto in spalla per andare alla scuola statale sono stati 190. Dai più piccoli, che frequentano la prima ai ragazzi che affrontano la nona classe. Domenica 13 settembre, a poche ore dal tanto atteso suono della campanella, quando le cartelle erano già pronte vicino alla porta di casa, anche fratel Luciano, del tutto inaspettatamente, ha preparato il suo zaino. Da alcuni mesi si trovava a Roma per una cura cardiaca. L’ultimo improvviso attacco, domenica scorsa, gli è stato fatale. Nato nell’ottobre 1944 a Lomaso, in provincia di Trento, Luciano si diploma al liceo classico e diventa laico marianista, abbracciando la vocazione propria di quest’ordine, il missionarismo culturale. Si laurea in filosofia alla Cattolica di Milano nel 1973 e per qualche tempo insegna a Campobasso e nel collegio marianista di Pallanza, finché nel 1974 è chiamato in Calabria, a Condofuri, a guidare la missione marianista. Sono anni molto intensi, durante i quali fratel Luciano fonda un centro giovanile attraverso il quale promuove la difesa dei diritti delle persone. Il suo parlare semplice e schietto, senza paura, e il coraggio di denunciare apertamente ciò che non va non piacciono. La risposta dei cosiddetti “poteri forti” non si lascia attendere. Nel 1991 una bomba viene fatta esplodere davanti al centro giovanile gestito dai marinisti. Fratel Luciano lascia nel 1995 la Calabria. “Ero come uno straccio che non asciuga più - raccontava in un documentario realizzato nel 2016 dal Centro missionario di Trento –. I miei superiori mi hanno rimandato a insegnare in un collegio. E qui c’è stato l’incontro con don Simone Jubali (1927-2011), prete albanese che ha fatto 27 anni di carcere duro, rinchiuso nelle prigioni più pesanti perché si rifiutava di obbedire al regime comunista”. Don Jumali propone ai marinisti di andare a Lezhe, per fondare una comunità in Albania. Fratel Luciano prepara ancora una volta la sua valigia e parte. La nuova comunità di Lezha viene fondata nel 2000. “Era una realtà che aveva bisogno di essere accompagnata a crescere – raccontava -. Abbiamo dato vita a una tipografia per favorire la diffusione della cultura e al centro giovanile S. Maria, per essere accanto alle giovani generazioni. All’inizio non è stato facile c’è stato il periodo della diffidenza e delle minacce, ma poi, col tempo, si è instaurato un rispetto reciproco, mai sfociato, però, nell’amicizia. È molto difficile che un rom e un bianco facciano qualcosa insieme: rimane questo retaggio di emarginazione e frustrazione per quello che generazioni di rom hanno subito da parte dei bianchi”. Nel 2004, a causa di una grande alluvione, il quartiere di Skenderberg, abitato principalmente da rom ed ashkali (o “evgjit”, come vengono chiamati in Albania) viene sommerso dall’acqua. La Caritas locale chiede ai marinisti di preparare i pasti per le famiglie rom che abitavano nelle baracche allagate e che erano attendate in misere tendopoli, montante su cumuli di immondizia. Tra un panino e un piatto di minestra calda, fratel Luciano conosce così quella che sarebbe diventata la sua nuova famiglia. E inizia a coltivare un sogno. “Prima abbiamo iniziato con corsi per insegnare ai ragazzi di 13-16 anni, a leggere e scrivere. Poi ci siamo chiesti: perché non iniziare quando l’età è giusta? Di lì a pochi mesi 24 bambini rom, tutti con un fiore di plastica in mano, sulla piazza della scuola, stretti l’uno all’altro perché avevano paura, hanno iniziato a frequentare la scuola pubblica”. “È possibile cambiare – spiegava fratel Luciano – ma a due condizioni: se noi diamo loro un sogno e se non li lasciamo soli. In tutto questo è importante la relazione, il conoscersi, il fatto che loro sappiano qualcosa di te, non solo che tu sappia qualcosa di loro. Perché Dio non ama il gruppo, la razza, i rom; Dio ama Maria, Keli, Jilir e per ognuno ha una carezza, una lacrima. Occorre arrivare al volto delle persone. Questo significa conoscerne il nome, la situazione, la famiglia, ma anche farsi conoscere. La misericordia se non è l’incontro di due volti, diventa sempre un dare senza ricevere niente. Credo che anche la carità, se non è riempita dalla relazione, è un togliersi di dosso la persona, è un dare senza coinvolgersi, senza farsi cambiare la vita. È lì che la carità porta frutto, quando mi cambia la vita e mi trasforma in una persona col cuore grande che si apre agli altri. La solidarietà è una relazione fatta dal dono. Donare è un’azione eversiva, rivoluzionaria, perché non aspetta il contraccambio. Il dono è affidare nelle mani dell’altro un bene per il quale io non voglio essere ricambiato. La solidarietà è fatta di relazione e di dono”. Il cordoglio per la morte di fratel Luciano ha superato in questi giorni le frontiere nazionali, unendo nel suo ricordo tante persone dal Trentino alla Calabria e all’Albania, fino ad arrivare a Roma. Gente di ogni estrazione culturale e religiosa, cristiani e musulmani, “gage” (bianchi) e rom. Tra i tanti i messaggi postati in questi giorni sulla pagina Facebook di fratel Luciano, anche quello di Fabio Colagrande, giornalista di Radio Vaticana: “Ci ha lasciato uno dei migliori uomini di Chiesa che ho conosciuto nella mia vita: fratel Luciano Levri, marianista e missionario in Albania, a Lezhe, dove in questi anni ha realizzato, fra le altre cose, un progetto senza precedenti per l’integrazione dei bambini rom. Se esiste davvero il paradiso, lui c’è andato come un razzo. Un vero santo. Ciao Luciano, grazie di tutto e proteggici da lassù”. (Irene Argentiero)

I sacrifici nascosti

22 Settembre 2020 - Conosciamo quali difficoltà incontrano le famiglie, specie le più numerose, i cui sacrifici sono spesso nascosti e talora anche non stimati. Sappiamo come lo spirito del mondo, avvalendosi di sempre nuovi allettamenti, cerchi di insinuarsi nel santo istituto familiare, voluto da Dio a custodia e salvaguardia della dignità dell’uomo, dal primo sbocciare della vita alla giovinezza tumultuosa; e dall’età matura alla più alta anzianità. (Dal Messaggio del Santo Padre Giovanni XXIII alle famiglie cristiane, in occasione della festività della Sacra Famiglia, domenica 10 gennaio 1960). In occasione della festa della Sacra Famiglia, che Giovanni XXIII ha posto a ridosso dell’Epifania e quindi all’inizio dell’anno civile, il Papa invoca su tutte le famiglie l’assistenza di Gesù, Maria e Giuseppe. Dalle sue parole si evince che il richiamo alla famiglia di Nazareth ha un peso sostanziale, non è affidato ad una semplice devozione. È nel nascondimento dei numerosi anni presso i suoi genitori che Gesù “ha consacrato con virtù ineffabili la vita domestica”, virtù come dolcezza, modestia, mansuetudine con le quali esercitare le quattro caratteristiche del matrimonio cristiano: fedeltà, castità, mutuo amore e timor di Dio. La benedizione del Papa è un accompagnamento fervente, consapevole della complessità in cui le famiglie sono chiamate a vivere. Il riferimento è alle famiglie numerose, verso le quali Giovanni XXIII ha già mostrato un’attenzione particolare, forse dovuta anche alla sua diretta esperienza. Il Papa si sofferma sui sacrifici che non vengono sufficientemente considerati, che restano nascosti. È importante questa valorizzazione delle fatiche quotidiane, di quel surplus di gratuità che in famiglia si consuma spesso senza un riconoscimento, appunto, ma con quella costanza che edifica una porzione di Regno già in questa vita. Da queste parole traggono incoraggiamento tutti quei genitori che hanno lasciato aperta la porta all’abbondanza della vita, quelle coppie – negli anni sessanta sempre meno numerose – che hanno dato alla luce quattro o più figli e che si trovano a fronteggiare problemi spesso molto onerosi. Giovanni XXIII infonde coraggio ed esplicita la solidarietà che sia la Chiesa, sia la società sono tenute ad offrire a coloro che hanno scommesso sulla vita e la vita in abbondanza, ma non possono essere lasciati soli. L’istituto famigliare – dice il Papa – è custodia e salvaguardia della dignità dell’uomo ma è “tentato” di cedere agli allettamenti dello spirito del mondo. Pare di vedere in controluce le lusinghe dell’egoismo e del consumismo che inizia a fare breccia nel tessuto delle società occidentali – di certo in quella italiana. Parole semplici per esprimere concetti che saranno poi ripresi ampiamente dai suoi successori, fino alla denuncia reiterata da Papa Francesco rispetto alla “cultura dello scarto”. Un altro tassello nell’accudimento papale delle famiglie cristiane. Un’altra tappa di avvicinamento verso quella che sarà la rivoluzionaria svolta del Concilio Vaticano II. Fortemente voluta da Papa Roncalli, l’assise conciliare segnerà anche in modo determinante la visione della famiglia nel contesto di un più organico discorso sulla Chiesa (Giovanni M. Capetta – Sir)  

Verso la GMMR: Il commento del Direttore Migrantes

21 Settembre 2020 - Roma - Il messaggio di Papa Francesco per la GMMR 2020 è dedicato agli sfollati interni, una categoria di persone che, a dispetto del loro numero (si stimano essere oggi circa 50 milioni), sono spesso invisibili. Persone che pur condividendo con i richiedenti asilo e i rifugiati il dramma di essere stati costretti a fuggire, i pericoli e la precarietà, non godono neanche di uno status giuridico riconosciuto: la loro protezione è affidata a quello stesso stato di appartenenza che a volte è la causa stessa dei loro mali. E questa invisibilità è resa oggi ancora più grave dalla crisi mondiale causata dalla pandemia COVID-19, che ha finito col far dimenticare tanti altri drammi che pure continuano a consumarsi su questa nostra terra. Potremmo obiettare che però la realtà degli sfollati interni riguarda solo alcuni paesi devastati dalla guerra o da crisi umanitarie, come la Siria, il Congo o il Venezuela, e in ogni caso non l’Italia (anche se nel nostro paese sono presenti gli sfollati a causa dei terremoti dell’Irpinia e dell’Aquila). Ma non possiamo fingere di non sapere che il dramma di queste persone spesso ha le sue origini in Europa (basti solo pensare alla produzione e al commercio delle armi, o all’inquinamento), e che ormai il nostro prossimo è ogni essere umano. Inoltre il Papa estende il messaggio “dedicato agli sfollati interni, a tutti coloro che si sono trovati a vivere e tuttora vivono esperienze di precarietà, di abbandono, di emarginazione e di rifiuto a causa del COVID-19”. Il messaggio parte dalla icona biblica della Fuga in Egitto che ispirò Papa Pio XII nello scrivere quella che è considerata ancora oggi la magna charta del magistero moderno sulle migrazioni, la Costituzione Apostolica Exsul Familia. Scrive Papa Francesco: “Nella fuga in Egitto il piccolo Gesù sperimenta, assieme ai suoi genitori, la tragica condizione di sfollato e profugo «segnata da paura, incertezza, disagi (cfr Mt 2,13-15.19-23). Purtroppo, ai nostri giorni, milioni di famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà. Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie» (Angelus, 29 dicembre 2013). In ciascuno di loro è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella (cfr Mt 25,31-46). Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire”. Ricordo che il giorno di Natale 2017 scoppiò l’ennesima polemica contro Papa Francesco perché nell’omelia della notte aveva osato parlare - anche in quel giorno! - dei migranti: “Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene, ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”. Ma la colpa, se di colpa si deve parlare, non è di Papa Francesco, ma del Vangelo! Una delle cose più sorprendenti, più inquietanti del Vangelo è proprio questa identità radicale fra Gesù e il povero. Quel Gesù che ha detto durante l’ultima cena: “Questo è il mio corpo” - e noi devotamente ci inginocchiamo davanti al mistero dell’Eucaristia – è lo stesso che ha detto: “Ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato forestiero, nudo, ammalato, in carcere … quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt.25,31-46). Non ha detto: è come se l’avete fatto a me, ma proprio: l’avete fatto a me! Per questo i cristiani sanno che è Lui che incontriamo in ogni forestiero che bussa alla nostra porta, anche quando “i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua”. Ai quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – che Papa Francesco indicava nel suo messaggio per la GMMR 2018 come risposta alla sfida pastorale provocata dalle migrazioni, egli aggiunge ora altre sei coppie di verbi, legati fra loro da una relazione di causa-effetto. E’ interessante notare che si tratta ancora di verbi, di azioni concrete. Davanti al dramma che ci è di fronte non possiamo limitarci a qualche brillante analisi o pia considerazione, siamo chiamati ad agire. Gesù non ha promesso il Suo Regno a chi ripete Signore, Signore, ma a chi fa la volontà del Padre Suo che è nei cieli (Mt.7,21). Di queste coppie di verbi mi limito a richiamarne un paio, lasciando le altre alla vostra riflessione. Anzitutto Papa Francesco ci ricorda la necessità di conoscere per comprendere. Non si può comprendere né amare ciò che non si conosce. E si conosce bene solo da vicino: “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia … Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet” (papa Francesco alle comunità migranti, Bologna, ottobre 2017) Oggi la vera linea di demarcazione rispetto ai migranti è fra quelli che li guardano da lontano - e per loro sono solo dei numeri, una categoria: parlano di extracomunitari, di neri, di immigrati – e coloro che si sono avvicinati fino a riconoscere nel loro volto il volto di un fratello, e allora parlano di Leila, di Ibrahim, di Youssuf. Per questo è importante moltiplicare le occasioni di incontro, di ascolto, di buon vicinato. Un’altra coppia di verbi a cui ci richiama il Papa è coinvolgere per promuovere i migranti. Troppo spesso essi sono, nella migliore delle ipotesi, l’oggetto (non il soggetto!) della nostra carità, il piedistallo che mette meglio in evidenza la nostra bontà. Un certo pietismo, il voler sempre e in tutto provvedere all’altro e scusarlo, senza mai chiedere il suo aiuto o pensare di poter anche imparare da lui, gli toglie la parità, lo spinge a una bassa considerazione di se stesso e a pensare che tutto gli è dovuto perché non si è capaci. “A volte lo slancio di servire gli altri ci impedisce di vedere le loro ricchezze. Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto”. Il messaggio si conclude con una preghiera suggerita dall’esempio di San Giuseppe. Di Giuseppe si dice nel brano da cui abbiamo preso le mosse che “destatosi, prese con sé il bambino e sua madre, nella notte,e fuggì in Egitto”. Il mio augurio è che in questa Giornata che celebreremo il prossimo 27 settembre  molti di noi, destandoci, lo imitiamo, non limitandoci a dei bei discorsi, ma facendo almeno qualcuna delle azioni che Papa Francesco ci ha suggerito in questo messaggio.   Don Gianni De Robertis Direttore generale Fondazione Migrantes