Primo Piano

Migrantes Torino: una mostra “In fuga da Nazareth”

1 Ottobre 2020 - Torino – “Un san Giuseppe non così tranquillo come siamo abituati a vederlo nelle immaginette. Ma un san Giuseppe con quell’atteggiamento di un rifugiato siriano con il bambino sulle spalle... Non addolcire il dramma di Gesù bambino quando dovette fuggire in Egitto. Lo stesso che sta succedendo oggi”. Sono le parole di Papa Francesco riferite al quadro di  Massimiliano Ungarelli la cui immagine è stata distribuita a tutti i partecipanti nella cattedrale di Torino alla Messa in occasione della 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato. Il quadro è esposto nella mostra “In fuga da Nazareth” a cura dell’associazione culturale Midrash dei Frati Francescani Cappuccini, costituita da 20 pannelli di Ungarelli che riproducono fotografie reali che ritraggono il dramma dei profughi in fuga. La mostra si può visitare fino al 31 ottobre presso Ufficio Migrantes. Per informazioni e prenotazioni scrivere a: prenotazioni@upmtorino.it. (m.lom.)  

Trento: don Maffeis parroco a Rovereto

1 Ottobre 2020 - Dopo più di dieci anni di servizio nella Conferenza episcopale italiana, don Ivan Maffeis  ritorna nella diocesi di Trento, dove sarà parroco delle comunità di Rovereto-S. Marco e S. Famiglia, Trambileno, Vanza, Noriglio, Terragnolo. La nomina è stata resa nota oggi dall’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi. Il sacerdote lasciò Trento nel 2009 per diventare vicedirettore dell’Ufficio delle Comunicazioni sociali della Cei che passò poi a dirigere nel maggio 2015, fino a settembre 2019, assumendo anche il ruolo di portavoce. È stato anche sottosegretario della Cei fino allo scorso Consiglio Permanente. La Fondazione Migrantes ringrazia don Maffeis per il prezioso sostegno ricevuto in questi anni dando un contributo fondamentale alla comunicazione ecclesiale.

La carità del Papa

1 Ottobre 2020 - Roma - Durante i mesi difficili del lockdown e della pandemia Papa Francesco, come ha sempre fatto fin dall’inizio del suo Pontificato, ha fatto giungere agli ultimi il proprio aiuto “con speciale larghezza” a Roma, in Italia e nel mondo. Una carità “fattiva”, concreta, sotto agli occhi di tutti, che richiede il sostegno da parte di tutti i cristiani “far giungere più lontano il grande cuore del Papa”. Lo ricorda il segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, nella lettera arrivata in tutte le parrocchie assieme ad Avvenire e alla locandina della Giornata per la carità del Papa, che, dopo essere stata rimandata a causa della pandemia (la data tradizionale è l’ultima domenica di giugno in connessione con la solennità dei santi Pietro e Paolo), è stata fissata per domenica 4 ottobre. Ricordando la preghiera presieduta dal Papa il 27 marzo sul sagrato della Basilica Vaticana, Mons. Russo nota che “l’immagine del Santo Padre che percorre da solo la piazza ha smosso le coscienze di tutti. La pioggia scrosciante sembrava simboleggiare le lacrime di disperazione e di aiuto di un mondo su cui inaspettatamente era venuta la ‘sera’”. La “solitudine” del Papa davanti alla Basilica resterà, nell'immaginario collettivo, l’icona dell’angoscia che pareva insidiare pensieri e azioni, mentre la pandemia seminava incertezze e lutti costringendo tutti a scelte difficili. Eppure, aggiunge il segretario della CEI, “proprio dentro quella solitudine estrema, con la sola compagnia del Crocifisso di San Marcello, ci siamo ritrovati tutti uniti nei medesimi sentimenti, affratellati anche nello smarrimento, saldi nella consapevolezza di non essere più padroni del nostro destino”. Ricordarci che siamo tutti sulla stessa barca, continua la lettera, è stato “un invito a essere (tutti insieme) Chiesa-madre. È un percorso ben preciso, che non nascondendo sconforto e smarrimento, chiede comunione e condivisione. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, ognuno ha qualcosa di irrinunciabile da donare al prossimo, qualunque tempesta è affrontabile nell'affidamento reciproco”. “Non siamo autosufficienti”, ci ha ricordato il Papa: “È una verità che faremmo bene a custodire dentro di noi come l’eredità preziosa di un tempo aspro che ci è stato dato di attraversare, non da soli – nota mons. Russo –. Mettendosi al fianco di chi si trova più in difficoltà, la Chiesa italiana ha aperto le mani con la vicinanza dei sacerdoti e delle parrocchie e con un sostegno economico alle situazioni di maggiore disagio attingendo ai fondi dell’8xmille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Vicini si è con la presenza amica, la parola fraterna, ma anche con l’aiuto materiale, che spesso si fa indispensabile. In questo, Francesco è stato d’esempio a tutta la Chiesa. Ora spetta a noi aiutare lui”. La Giornata per la carità del Papa, quindi, “giunge quest’anno come una prima opportunità per far tesoro di ciò che abbiamo vissuto e imparato nei giorni bui. Incoraggiare la generosità delle persone per sostenere la carità fattiva del Santo Padre – continua il vescovo – vuol dire aiutare la maturazione dei frutti che il tempo della prova può far crescere nelle comunità cristiane come segno per la società. Fare appello alla magnanimità della gente è un gesto che assume un valore speciale proprio per l’incertezza del momento che attraversiamo”. Oggi, conclude Mons. Russo, “c’è bisogno di testimoni della speranza per dare sostegno vero a chi teme di non farcela, e per far giungere più lontano il grande cuore di Papa Francesco. L’offerta per la sua Carità durante le Messe del 4 ottobre è un modo semplice ed esplicito per dire la nostra gratitudine verso la paternità che ci ha mostrato una volta in più, facendo risuonare le parole di Cristo sulla barca nella tempesta: ‘Non avete ancora fede?’. Stiamogli vicino, stretti a lui sulla stessa barca”.  

Mons. Nosiglia: “sostenere quanti operano per il bene comune”

1 Ottobre 2020 - Torino - “Crescono nella nostra città le parole e i gesti che inneggiano e richiamano alla violenza, tanto mediatica quanto fisica. Di fronte a questi fatti sento il dovere, come pastore di questa Chiesa, di chiedere al Signore della pace e della fratellanza di sostenere quanti operano per il bene comune e si impegnano a far sì che Torino continui ad essere una città concorde e rispettosa delle leggi, dell'accoglienza reciproca e della dignità di ogni cittadino”. Lo dice oggi l’arcivescovo Torino, Mons. Cesare Nosiglia dopo alcuni episodi. “Maria Consolata, patrona della nostra diocesi – ha quindi conclusi il presule -  ci ispiri propositi e impegni che ci aiutino tutti a perseguire questo obiettivo”.  

Migrantes Verona: mensilmente una preghiera dei fedeli accompagnata da un articolo sulla realtà dell’immigrazione

1 Ottobre 2020 - Verona - In un romanzo letto di recente (Il colibrì di Sandro Veronesi) si afferma che "non esistono sguardi più importanti e meno importanti: nel momento in cui vengono scoccati, tutti gli sguardi sono un immischiarsi". L'autore fa riferimento al fatto che quotidianamente noi lanciamo sguardi che vanno a colpire le persone che incontriamo e che sembrano innocui ma così non è. Allargando questo pensiero noi quotidianamente lanciamo anche sguardi su notizie, fatti e avvenimenti che a prima vista sembrano irrilevanti, neutri ma di fatto in qualche modo ci coinvolgiamo in una maniera o nell'altra. Penso che questo sia profondamente vero anche per l'immigrazione: il nostro sguardo non è mai neutro. La psicologia ci insegna che il nostro sguardo, anche quando non ce ne accorgiamo, è selettivo e porta comunque con sé una scelta e una valutazione. La sguardo che gettiamo su fatti o persone collegate al mondo dell'immigrazione riflette chi siamo noi dentro, nel cuore e nella mente. Dobbiamo anche aggiungere che purtroppo questi sguardi a volte sono "corrotti" da comunicazioni mediatiche distorte e certamente non evangeliche. Ecco allora che come Centro pastorale immigrati (Migrantes) proponiamo alcune iniziative per aiutare il nostro sguardo a diventare evangelico. A partire da ottobre, invieremo una volta al mese, tramite la mail settimanale ai preti, una preghiera dei fedeli accompagnata da un articolo sulla realtà dell'immigrazione per tener viva l'attenzione e la sensibilità su questa realtà. Il Centro pastorale immigrati - Migrantes diocesana è disponibile tutto l'anno a organizzare incontri con adulti e adolescenti/giovani sulla realtà dell'immigrazione. Tali attività possono andare dall'ascolto di testimonianze a riflessioni bibliche, da considerazioni di carattere giuridico a esperienze concrete di accoglienza e comunione. Certamente anche momenti di preghiera condivisa con i fratelli e le sorelle immigrati. (Don Giuseppe Mirandola - Direttore Migrantes Verona)  

I racconti di chi fugge: una nuova trasmissione di Radio Vaticana

30 Settembre 2020 - Città del Vaticano – “Non mi chiamo rifugiato” è il titolo del nuovo programma di Radio Vaticana, realizzato in collaborazione con il Centro Astalli, in onda da sabato scorso   cadenza settimanale. Il programma, che significativamente è partito alla vigilia della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, intende proporre, come recita il sottotitolo, “storie di rifugiati raccontate in prima persona da chi è stato costretto a fuggire dal proprio paese”.  

Mediterranea Saving Humans: al via la campagna per raccontare le storie di chi fugge dall’inferno libico

30 Settembre 2020 - Roma - Migrants of the Mediterranean (MotM), Mediterranea Saving Humans e la sua sorella americana Saving Humans Usa annunciano la loro collaborazione a sostegno degli esseri umani coinvolti nello scenario delle migrazioni nel Mediterraneo centrale con la campagna “Persone, non numeri”. L’iniziativa nasce per valorizzare l’aspetto umano dei singoli individui che affrontano la pericolosa traversata dopo essere scappati da un Paese devastato dalla guerra e politicamente instabile, la Libia, dove da diversi anni sono stati documentati gravi abusi dei diritti umani nei confronti dei migranti. Le loro storie saranno raccontate sui social network delle rispettive associazioni. Mediterranea Saving Humans, impegnata da due anni in azioni di monitoraggio e denuncia della situazione nel Mediterraneo centrale, quando necessario soccorre le persone le cui storie sono le stesse che si possono leggere nell’archivio di Migrants of the Mediterranean. Assieme le due associazioni si impegnano per salvare la vita di persone vulnerabili e raccogliere le importanti e, allo stesso tempo, delicate storie di coloro che riescono a raggiungere le coste europee.

GMMR: un ”arcobaleno di popoli” a Palermo

30 Settembre 2020 - Palermo - La Chiesa parrocchiale di S. Nicolò da Tolentino, nel centro storico di Palermo, anche se grande, deve fare i conti con le norme del distanziamento dovute al COVID-19, per accogliere una nutrita fetta del popolo di Dio formato prevalentemente da persone nate in altri continenti. Sono filippini, mauriziani, ghanesi, tamil, cingalesi, italiani, latino-americani e tante altre persone provenienti da altri Paesi dell’Africa francofona ed anglofona e dall’Est europeo. L’accoglienza del Parroco e dei parrocchiani per questa celebrazione interculturale è il segno di tutta la Chiesa che in ogni dove si prodiga a vivere la pagina del Vangelo “Ero straniero e mi averte accolto”. Oggi c’è un convenire multicolore. La presenza delle diverse comunità etniche e dei singoli cristiani è il segno di una integrazione che si fonda sul Parola di Dio e si traduce in una bella assemblea espressione della cattolicità della Chiesa. È il Regno di Dio che si instaura anche attraverso le diversità degli uomini e delle donne di buona volontà che desiderano camminare insieme nel medesimo territorio. La presenza dell’arcivescovo, Mons. Lorefice, esprime per tutti la presenza dell’unico Pastore che guida tutto il gregge. Sì, perché in questo variegato gregge sono presenti anche “pecore che non sono di quest’ovile”. È la presenza dei credenti di altre religioni a rendere ancora più ricca l’assemblea. La comunità tamil condivide il “potthu” un rito di accoglienza dei celebranti nel quale sono offerti profumo, incenso e polvere di sandalo espressione di benevolenza e benedizione. Anche alla Dossologia, con il rito dell’ĀRĀTTI è adorato il Signore Gesù con l’offerta di fiori, incenso e luce. La presenza delle altre comunità etniche e della corale “Arcobaleno di popoli”, esprimono la loro partecipazione attiva all’offertorio con altre danze, con preghiere e canti eseguiti in dieci lingue diverse. Il benvenuto al Vescovo è stato dato anche da Mario Affronti, Direttore Migrantes della Sicilia che ha ringraziato il presule del suo impegno a favore del mondo della migrazione. Mons. Corrado Lorefice ha ricordato di “avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” sottolineando l’impegno cristiano nel servizio ai più poveri, sull’esempio di Gesù, senza chiedere ad alcuno il documento d’identità. Inoltre, ha sottolineato che “nei forestieri c’è la persona di Gesù e i cristiani non sono coloro che con le labbra professano la dottrina della religione o perché con i gesti fanno atti di culto, ma chi lo riconosce nei poveri, nei migranti e nei rifugiati di cui oggi celebriamo la 106° Giornata mondiale”. La celebrazione è stata un momento di convergenza ma anche un punto di partenza per molte altre attività pastorali e sociali che sono già in programma sia nella Parrocchia come anche in altri Centri pastorali e sociali. (P. Sergio Natoli Ufficio Migrantes Palermo)      

Migrazioni: un convegno sulla “protezione dei migranti e rifugiati

30 Settembre 2020 - Bergamo - "Dialogo sui diritti umani. La protezione di migranti e rifugiati”. Questo il tema del convegno che si svolgerà venerdì 2 ottobre in modalità webinar promosso dal Master di Diritto delle Migrazioni dell’Università di Bergamo. La prima relazione è affidata al Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana che si soffermerà su “Mediterraneo: i diritti e le frontiere”. Seguirà la relazione della prof.ssa Paola Scevi, Direttrice del Master Diritto delle Migrazioni, che interverrà sul tema “Crimini perpetrati contro migranti e rifugiati in Libia e giustizia penale internale”.  

Osservatore Romano si rinnova e riprende le pubblicazioni cartacee

30 Settembre 2020 - Città del Vaticano - L’Osservatore Romano, diretto da Andrea Monda, si rinnova nella grafica e nei contenuti e si integra nel sistema dei media vaticani per offrire più approfondimenti. Da domenica 4 ottobre ogni giorno otto pagine sull'attualità vaticana, religiosa, politica e culturale integrate da un inserto tematico: il martedì pomeriggio “Quattropagine”, il settimanale culturale; il mercoledì pomeriggio “Religio”, dedicato alla Chiesa ospedale da campo in cammino sulle vie del mondo; il giovedì pomeriggio “La settimana di Papa Francesco”, per fissare parole e gesti del Pontefice; il venerdì pomeriggio “Atlante”, le “cronache di un mondo globalizzato”. Un modo nuovo di fare informazione per raccontare il bene che silenziosamente si fa strada, la speranza che fiorisce anche nelle situazioni più drammatiche, il grido e le attese degli ultimi e degli scartati che spesso faticano a trovare spazio nel flusso delle notizie quotidiane. “In un tempo frenetico, quanto più siamo sommersi di informazioni, tanto più abbiamo bisogno – si legge in una nota - di fermarci a riflettere per vedere al di là e per capire, permettendo alla realtà di sorprenderci, metterci in discussione, commuoverci”. Il cambio di grafica e la nuova promozione sul digitale coincide con la piena integrazione del quotidiano vaticano nel sistema dei media della Santa Sede: con Radio Vaticana che, oltre a curare in diverse lingue la tele-radiocronaca del Papa, trasmette radiogiornali, programmi informativi e di approfondimento, reportage, musica e podcast in 40 lingue ed è ascoltabile in tutto il mondo grazie al satellite, internet e alle onde corte. Con il portale Vatican News (https://vaticannews.va/it.html) che pubblica quotidianamente notizie, interviste e video in 35 lingue, trasmette le dirette degli avvenimenti papali e informa, anche attraverso i social media, sull’attività del Papa, del Vaticano e della Chiesa nel mondo.

Per una comunicazione rispettosa e inclusiva

30 Settembre 2020 -
Roma - La comunicazione imprime dinamicità; è un movimento continuo di relazione e apertura verso l’altro; è un gioco di svelamento e, insieme, riappropriazione del proprio essere. Nel tema che Papa Francesco ci consegna per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali c’è una sottolineatura importante sull'essenza stessa del comunicare. Il rimando alla narrazione (filo conduttore della Giornata celebrata nel 2020) è naturale e spontaneo. In quest’anno, particolare e inedito, in cui i confini tra le persone sono stati ampliati per la pandemia e, al tempo stesso, ridotti grazie alla tecnologia, siamo chiamati a nuove forme di prossimità. La strada è tracciata da quel “vieni e vedi” posto al centro della prossima Giornata. La proposta di Gesù ai primi discepoli, “venite e vedrete” (Gv 1,39), diventa la proposta che gli stessi discepoli offrono ad altri. È l’esperienza di una parola che include, che accoglie e che genera nuove opportunità. Da subito! È una proposta che rispetta la libertà di tutti, offrendo la possibilità di una prospettiva inedita di vita. Quel “vieni e vedi” ha una forza attrattiva che non si limita a una semplice informazione data quasi con distacco e disinteresse verso il destinatario, ma esprime la condivisione di una proposta che spinge a una comprensione dell’altro nella sua originalità. In questo senso l’incontro, che è alla base della stessa comunicazione, diventa pieno. Il tema scelto da papa Francesco, oltre a ribadire questo principio basilare, presenta anche un elemento di novità. L’incontro deve avvenire con “le persone come e dove sono”. In sostanza bisogna essere promotori di una comunicazione che non giudica (come) e che sappia rispettare il percorso di ciascuno senza pretendere che sia il nostro (dove). È la sfida che ci consegna nuova opportunità di riflessione, ma anche di azione. A tutti noi il compito di disegnare una comunicazione che sia rispettosa e inclusiva.

Vincenzo Corrado

Ismu: un rapporto sugli alunni con background migratorio in Italia

30 Settembre 2020 - Milano - A pochi giorni dall’avvio dell’anno scolastico l’Ismu vuole riportare l'attenzione sul tema del diritto all’istruzione e dell’accesso alla scuola, in particolare per gli alunni più vulnerabili, tra cui i minori stranieri e i minori stranieri non accompagnati (MSNA), attraverso la pubblicazione del nuovo rapporto nazionale  “Alunni con background migratorio in Italia. Le opportunità oltre gli ostacoli” che sarà presentato oggi pomeriggio. Interverranno Mariagrazia Santagati, Responsabile scientifico Settore Educazione Fondazione ISMU; Antimo Ponticiello, Direttore Generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico Ministero dell’Istruzione; Erica Colussi,  Coordinatrice Settore Educazione Fondazione ISMU; Stefania Congia,  Divisione Politiche di integrazione sociale e lavorativa dei migranti e tutela dei minori stranieri, DG Immigrazione, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Maria D’Agostino, Università di Palermo, Osservatorio  per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura e Raffaele Ciambrone, Direzione Generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico Ministero dell’Istruzione.  

Papa Francesco: Comunicare incontrando le persone

29 Settembre 2020 - Città del vaticano - “ 'Vieni e vedi’ (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone come e dove sono” è il tema che Papa Francesco ha scelto per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra nel maggio 2021. Le parole dell’apostolo Filippo sono centrali nel Vangelo, si legge in una nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, “l’annuncio cristiano prima che di parole, è fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita”. “Nel cambio epocale che stiamo vivendo, in un tempo che ci obbliga alla distanza sociale a causa della pandemia, la comunicazione può rendere possibile la vicinanza necessaria per riconoscere ciò che è essenziale e comprendere davvero il senso delle cose. Non conosciamo la verità se non ne facciamo esperienza – prosegue la nota -, se non incontriamo le persone, se non partecipiamo delle loro gioie e dei loro dolori. Il vecchio detto “Dio ti incontra dove sei” può essere una guida per coloro che sono impegnati nel lavoro dei media o delle comunicazioni nella Chiesa. Nella chiamata dei primi discepoli, con Gesù che va a incontrarli e li invita a seguirlo, vediamo anche l’invito ad utilizzare tutti i media, in tutte le loro forme, per raggiungere le persone come sono e là dove vivono”.

Mci Olanda: nella festa di San Franceco la ripresa di tutte le attività

29 Settembre 2020 - Amsterdam - Il 4 ottobre è la festa di San Francesco, patrono d’Italia ed anche il patrono della Missione Cattolica Italiana in Olanda. Nel Consiglio pastorale si è deciso di mantenere questa festa, come inizio del nuovo anno della coomunità. A Leiden è prevista una celebrazione eucaristica per tutta la mCi . Purtroppo – in questo tempo di Covid 19 - "non avremo l’opportunità per un incontro fraterno dopo la messa, ma anche la celebrazione stessa è un modo fraterno di essere insieme. Alla fine della messa sarà data una benedizione speciale per i catechisti, che dall'11 ottobre cominceranno la catechesi per i nostri giovani in preparazione alla prima Comunione e alla Cresima", dice don Robert annunciando che dall'11 ottobre riprenderanno di nuovo le tre celebrazioni domenicali in tutte le comunità:  ad Amsterdam, Leiden e Den Haag. Ad  Amsterdam nella cappella della Onze Lieve Vrouwekerk alle ore 12.00, a Leiden nella chiesa ‘Regenboog’ alle ore 16.30 e  all’Aia nella chiesa San Paschalis, in Wassenaarseweg 53, alle ore 18.00.

Foggia: mosaico per i 16 immigrati

29 Settembre 2020 -
Foggia - Un suggestivo mosaico gigante fatto di tanti piccoli manifesti in bianco e nero per ricordare i 16 extracomunitari morti sulle strade della Capitanata negli incidenti del 4 e 6 agosto 2018. Due braccia protese che tentano di afferrare la vita. Sui vecchi mulini Casillo di Foggia, in via Manfredonia, è stato scolpito dall'artista Alessandro Tricarico il ricordo commosso di quei giovani migranti che sono stati travolti e trascinati nell'oblio mentre tornavano da una dura giornata di lavoro in campagna dove spesso si annidano sfruttamento e caporalato.
Con l'ausilio di metri di carta e chili di colla, l'intrepido Tricarico ha dato forma ad un'immagine di grande effetto sui silos che raffigura due braccia e due mani che tengono le piante di pomodoro, simbolo dei lavoratori africani spesso soggiogati dalla illegalità e dagli abusi nei campi. Un doveroso omaggio a quelle sedici vite distrutte nel fiore degli anni, che rappresentano anche la tormentata e difficile esistenza dei cosiddetti invisibili costretti a vivere nei ghetti e nelle baracche.
L'opera, sostenuta dalla Ong Intersos, è stata realizzata in 700 manifesti e si estende su 800 metri quadri.
«La consegno in tutte quelle mani che stringono ancora un briciolo di dignità, nella buona o nella cattiva sorte – ha scritto Tricarico in un post –. Questa terra appartiene a chi la accarezza». (Nicola Lavacca - Avvenire)

Mci Germania-Scandinavia: mons. Di Tora, gli emigrati sono “parte della comunità e non vanno dimenticati”

29 Settembre 2020 - Francoforte - Si è aperto con il saluto del Presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora, la seconda giornata del Convegno nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia in corso fino a venerdì in video conferenza. Il presule ha invitato, in questo particolare momento di pandemia, ad una maggiore comunione tra di noi ed una maggiore apertura verso gli altri. Mons. Di Tora ha sottolineato la ripresa dell’emigrazione dal nostro Paese. Da qui la necessità di “prendere in considerazione il fenomeno migratorio non solo in entrata, ma anche in uscita”. I nostri emigrati – ha sottolineato – sono “parte della comunità e non vanno dimenticati”. Dopo il saluto di mons. Di Tora la relazione di don Marwan Youssef sul tema “L’umano nel Primo/Antico Testamento”. Nel pomeriggio sarà la volta di fr. Ludwig Monti che si soffermerà su “L’umano nel Nuovo Testamento”.

Papa Francesco: l’abc della fratellanza

29 Settembre 2020 - Città del Vaticano - Fratellanza come terapia. Come unico antidoto ad un mondo malato, e non solo di Covid. In attesa di “Fratelli tutti”, la terza enciclica di Papa Francesco che verrà firmata il 3 ottobre ad Assisi e diffusa il giorno seguente, ripercorriamo l’abc della virtù che Bergoglio raccomanda come via d’uscita dalla pandemia. E che ha fatto da sfondo alle sue ultime udienze del mercoledì, dedicate alla guarigione dalle “malattie sociali”. Fratellanza è armonia. “Cercare di arrampicarsi nella vita, di essere superiori agli altri, distrugge l’armonia. È la logica del dominio. Di dominare gli altri. L’armonia è un’altra cosa: è il servizio. Chiediamo, dunque, al Signore di darci occhi attenti ai fratelli e alle sorelle, specialmente quelli che soffrono. Guardare il fratello e tutto il creato come dono ricevuto dall’amore del Padre suscita un comportamento di attenzione, di cura e di stupore. Così il credente, contemplando il prossimo come un fratello e non come un estraneo, lo guarda con compassione ed empatia, non con disprezzo o inimicizia”. (12 agosto 2020) Fratellanza è opzione preferenziale per i poveri. “L’opzione preferenziale per i poveri non è un’opzione politica, è al centro del Vangelo. Che scandalo sarebbe se tutta l’assistenza economica che stiamo osservando – la maggior parte con denaro pubblico – si concentrasse a riscattare industrie che non contribuiscono all’inclusione degli esclusi, alla promozione degli ultimi, al bene comune e alla cura del creato”. (19 agosto 2020) Fratellanza è distribuzione universale dei beni. “Noi siamo amministratori di beni, non padroni. Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare”. (26 agosto 2020) Fratellanza è solidarietà. “Per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo farlo insieme, tutti quanti, nella solidarietà. Ognuno di noi è uno strumento comunitario che partecipa con tutto sé stesso all’edificazione della solidarietà. San Francesco d’Assisi lo sapeva bene, e animato dallo Spirito dava a tutte le persone, anzi, alle creature, il nome di fratello e sorella. La solidarietà è la strada da percorrere verso un mondo post-pandemia, verso la guarigione delle nostre malattie interpersonali e sociali”. (2 settembre 2020) Fratellanza è amore sociale. “Il coronavirus ci mostra che il vero bene per ciascuno è un bene comune non solo individuale e, viceversa, il bene comune è un vero bene per la persona. E’ tempo di accrescere il nostro amore sociale, contribuendo tutti, a partire dalla nostra piccolezza. Il bene comune richiede la partecipazione di tutti. Se ognuno ci mette del suo, e se nessuno viene lasciato fuori, potremo rigenerare relazioni buone a livello comunitario, nazionale, internazionale e anche in armonia con l’ambiente” (9 settembre 2020) Fratellanza è prendersi cura. “I nostri fratelli più poveri e la nostra madre terra gemono per il danno e l’ingiustizia che abbiamo provato e reclamano un’altra rotta. Reclamano da noi una conversione, un cambio di strada: prendersi cura anche della terra, del creato. Chi non sa contemplare la natura e il creato, non sa contemplare le persone nella loro ricchezza. E chi vive per sfruttare la natura, finisce per sfruttare le persone e trattarle come schiavi. Potremmo chiamarla la ‘rivoluzione della cura’. Contemplare per curare, contemplare per custodire, noi, il creato, i nostri figli, i nostri nipoti e custodire il futuro. Contemplare per curare e per custodire e per lasciare un’eredità alla futura generazione”. (16 settembre 2020) Fratellanza è sussidiarietà. “Oggi si ascoltano più i potenti che i deboli. Si ascoltano pù le grandi compagnie farmaceutiche che gli operatori sanitari. Tutti vanno ascoltati, quelli che sono in alto e quelli che sono in basso. Per uscire migliori da una crisi, il principio di sussidiarietà dev’essere attuato, rispettando l’autonomia e la capacità di iniziativa di tutti, specialmente degli ultimi. O insieme, o non funziona. O lavoriamo insieme per uscire dalla crisi, a tutti i livelli della società, o non ne usciremo mai. Uscire dalla crisi significa cambiare, e il vero cambiamento lo fanno tutti. Non c’è vera solidarietà senza partecipazione sociale, senza il contributo dei corpi intermedi: delle famiglie, delle associazioni, delle cooperative, delle piccole imprese, delle espressioni della società civile. Tutti devono contribuire”. (23 settembre 2020)

Michela Nicolais

Donne, famiglia, lavoro

29 Settembre 2020 - Una propaganda talora incontrollata si serve dei poderosi mezzi della stampa, dello spettacolo e del divertimento per diffondere, specialmente nella gioventù, i germi nefasti della corruttela. È necessario – dicevamo allora – che la famiglia si difenda, che le donne prendano con coraggio, e con acuto senso di responsabilità, il loro posto in quest’opera, e che siano instancabili nel vigilare, nel correggere, nell’insegnare a discernere il bene dal male. […] è grande il compito che attende la donna: che la impegna a non lasciare inaridire a contatto con la pesante realtà del lavoro la ricchezza della sua interiorità, le risorse della sua sensibilità, del suo animo aperto e delicato: a non dimenticare quei valori dello spirito che sono l’unica difesa della sua nobiltà: a non trascurare infine di attingere alle fonti della preghiera e della vita sacramentale, la forza per mantenersi all’altezza della sua missione ineguagliabile. (Giovanni XXIII, Udienza generale, mercoledì 7 dicembre 1960) Verso la fine del 1960, il Papa riceve in udienza generale le partecipanti al decimo Congresso nazionale del Centro italiano femminile. È un attenzione rinnovata per questo sodalizio quella del pontefice che infatti richiama il discorso fatto allo stesso Cif il primo marzo dell’anno precedente. Il tema del Congresso questa volta è “La donna nella famiglia e nel lavoro” e su questo argomento di cocente attualità Giovanni XXIII si introduce con calore e autorevolezza. Riguardo al rapporto fra donna e famiglia, il Papa richiama la centralità della figura femminile anticipando una sensibilità che solo più avanti negli anni andrà consolidandosi. La donna è vista come insostituibile, come colei che “incoraggia, invita, scongiura” e le cui parole ed esempio rimangono indelebili nella memoria degli altri famigliari. Alle donne nel loro complesso è affidato, all’interno della famiglia, il compito di “vigilare, correggere, insegnare a discernere”: è un ruolo a tutto campo che prende vigore dalla vocazione peculiare di ognuna ad essere moglie e madre. C’è una cultura – il Papa la chiama “propaganda” – che va contrastata, nonostante eserciti ampiamente il suo potere attraverso i mass media. È il pensiero che riduce la donna ad oggetto di piacere, oppure che la vuole equiparare all’uomo secondo il mero principio della produttività. La donna ha una vocazione che va oltre le prestazioni sia all’interno del nucleo famigliare, sia nel mondo del lavoro, il suo compito – come si legge nel secondo passo citato – è di coltivare la ricchezza della propria interiorità senza lasciarla inaridire sotto il peso delle incombenze del lavoro. Un invito prezioso, quest’ultimo e altresì profetico. Nel complesso dilemma fra famiglia e lavoro che viene posto a sempre più donne nella società degli anni Sessanta, il Papa non si permette di chiudere una strada rispetto all’altra, ma apre una finestra più ampia, in cui un ruolo decisivo, per discernere, gioca il criterio della salvaguardia dei valori dello spirito senza i quali non è possibile una piena realizzazione cristiana. In quest’ottica Giovanni XXIII sembra anticipare i moniti dei suoi successori e richiamare istanze che saranno poi ampiamente sviluppate dai pontefici dopo di lui. Del resto ancora oggi, a sessant’anni di distanza, quando tanto cammino è stato fatto sia in ambito di ricerca sociologica, sia di approfondimento pastorale, le donne del mondo occidentale devono fare i conti con sfide difficilissime per riuscire ad essere protagoniste del loro mondo in tutti i campi, ma nello stesso tempo per non stravolgere il senso della propria natura ed identità più profonde. La donna è indispensabile presenza nella famiglia e preziosa cooperatrice nel mondo del lavoro se sa custodire la sua nobiltà, anche abbeverandosi alla fonte della preghiera e dei sacramenti. Quella della donna moderna non è una corsa ad ostacoli per eguagliare un presunto primato maschile, ma la risposta ad una missione ineguagliabile a cui è chiesto di rimanere all’altezza. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Svizzera: “immigrazione moderata”, bocciato il referendum

28 Settembre 2020 - Roma - “La vittoria contro l’iniziativa di limitazione è solo il primo passo per garantire il percorso bilaterale con l’Ue”: è il titolo del Neue Zürcher Zeitung on line che definisce il 62% dei no al quesito una “dolorosa sconfitta” per l’Svp (Schweizerische Volkspartei in tedesco; Udc, Unione democratica di centro, in italiano) e una “dichiarazione a favore” del cammino bilaterale. Il problema però è che manca “un consenso di base sul futuro delle relazioni” con l’Ue. Se deve continuare il modello bilaterale “Berna non può evitare l’accordo quadro”. Tutti i giornali elvetici leggono il risultato del referendum di ieri (il voto popolare ha bocciato la proposta di chiudere le porte all’immigrazione e agli accordi bilaterali con l’Unione europea), attraverso le lente del futuro con l’Ue. È il SonntagsZeitung che spiega – in un pezzo intitolato “L’Ue minaccia che la Svizzera venga esclusa dal mercato” – come “i sindacati e le associazioni di categoria hanno dichiarato di non accettare le condizioni di base dell’accordo e di respingerlo nella sua forma attuale: temono che se firmano, i lavoratori a buon mercato dell’Ue verranno in Svizzera”. Il Tagesanzeiger anticipa che “il Consiglio federale vuole affrontare il delicato dossier a metà ottobre”: l’intento è quello di “rinegoziare l’accordo quadro con Bruxelles. Sarà un’impresa difficile”. In realtà l’apertura del Tagesanzeiger è dedicata a un altro dei 5 quesiti referendari su cui si sono espressi gli svizzeri ieri, cioè l’acquisto di nuovi aerei da combattimento (del valore di 6 miliardi di franchi svizzeri) che ha ottenuto un risicato 50,2% di sì (10mila voti in più dei no); anche questo voto apre a un cammino in salita: “La Svizzera opterà per un caccia americano e si legherà quindi più strettamente agli Stati Uniti in termini di politica di sicurezza?”, la domanda del Tagesanzeiger. Sulla Tribune de Genève, si torna al voto sulla limitazione della migrazione e il titolo è “Battuta l’Udc, il vero braccio di ferro con l’Ue comincia” perché, si spiega, “l’Ue non vuole più la via bilaterale, ma chiede un accordo istituzionale che vincoli la Svizzera alle decisioni della Corte di giustizia europea”, cosa che non spaventa solo l’Udc, ma anche il Partito socialista, che teme sviluppi sfortunati sul diritto del lavoro e sul diritto all’assistenza sociale. È impossibile, con questo cumulo di opposizioni, convincere una maggioranza della popolazione ad approvare un simile accordo”. Sul Corriere del Ticino (uno dei 4 cantoni in cui i sì hanno vinto) un editoriale del direttore, “Sovrani nel decidere e liberi di circolare”, sottolinea che “è la quinta volta in cui il popolo svizzero ha detto e ribadito di volere regolare i rapporti tra il nostro Paese e gli Stati dell’Ue tramite gli accordi bilaterali e in particolare con la libera circolazione delle persone. Non è un’imposizione di non meglio definite élite, né di oscuri establishment che tramerebbero contro gli interessi dei cittadini. È invece la volontà popolare, liberamente espressa nel segreto dell’urna in uno Stato sovrano situato nel cuore dell’Europa”. Diversa la prospettiva di analisi su Le temps: con una affluenza del quasi 60%, ieri, “la Svizzera è più forte per andare a negoziare a Bruxelles” e quindi ora “il Consiglio federale, ampiamente sostenuto dal popolo, deve far capire a Bruxelles che non firmerà questo accordo a qualsiasi condizione”. (Sir)