Primo Piano
Gesù ci guarisce
Migrantes: viaggio in Niger
Niamey - «La Chiesa è viva se c’è la carità. In Niger come altrove». Mons. Laurent Lompo, arcivescovo di Niamey, lo ripete più volte durante l’incontro tenutosi nella capitale del Paese africano a fine gennaio con una delegazione della Conferenza episcopale italiana composta dal vice-presidente e vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, dal vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, dal direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis e da Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes). Lo scambio tra Chiese sorelle s’inserisce nel solco della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. Mons. Lompo fa strada nel suo ufficio nell’arcivescovado della città, chiude a chiave una porta di ferro alle spalle: teme sequestri in un Paese sempre più soffocato da gruppi terroristici che premono alle sue frontiere. Mostra una fotografia incorniciata di padre Luigi Maccalli, rapito nel settembre 2018 in Niger al confine con il Burkina Faso e liberato nell’ottobre 2020 in Mali: «Il ruolo dell’ambasciatore italiano in Niger, Marco Prencipe, è stato decisivo», spiega. E agli ospiti giunti dall’Italia dice «grazie per essere venuti, aver sfidato il virus e l’insicurezza». Lo fa anche a nome delle centinaia di persone, tantissimi i bambini, che hanno riempito poche ore prima la cattedrale di Niamey per la messa del 31 gennaio, concelebrata in un clima di festa da monsignor Raspanti, dal vescovo Prastaro e da don De Robertis. Ci troviamo in uno degli Stati più poveri del mondo: all’ultimo posto per livello di sviluppo umano (fonte Nazioni Unite, 2020), registra una speranza di vita di 62,4 anni. Dopo la crisi libica del 2011 e le politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea che hanno interessato la regione a partire dal 2015, si è ritrovato ad accogliere tra il 2016 e il 2019 oltre un milione di persone. Tra loro anche i rifugiati evacuati dalla Libia – in attesa di essere reinsediati in Europa e tratti in salvo tramite vie legali da quella che il vescovo Prastaro chiama la «porta dell’Inferno» – migranti di altri Paesi africani “bloccati” dalla legge nigerina 36/2015 di contrasto ai flussi, e migliaia di sfollati interni in fuga dai villaggi nelle zone di confine con Nigeria, Mali e Burkina Faso a causa degli attacchi terroristici di gruppi jihadisti e di Boko Haram. Tra chi opera per migliorare le condizioni di vita di queste persone c’è la Chiesa cattolica. La comunità in Niger supera di poco i 40mila fedeli (su 22 milioni di abitanti) per una ventina di parrocchie riunite in due diocesi (Niamey e Maradi, al confine con la Nigeria). Negli ultimi mesi diversi sacerdoti sono stati allontanati dalle proprie parrocchie per motivi di sicurezza, lasciandone tre “scoperte”. Il lavoro della Chiesa è quotidiano e si concentra in particolare sull’educazione dei più giovani. «Nelle nostre due diocesi gestiamo 34 scuole, dalle materne alle superiori – continua monsignor Lompo –. Il fabbisogno però è superiore alla nostra capacità. In un Paese che registra un tasso di analfabetismo dell’80%, dobbiamo puntare sugli studi professionali per insegnare ai ragazzi un lavoro e offrire loro una prospettiva all’interno del Paese. Inoltre è prioritaria la formazione e la qualifica degli insegnanti. Nel 2030 il Niger conterà 50 milioni di abitanti: i giovani sono già il nostro avvenire e la Chiesa si domanda come dare loro un futuro». Un futuro che è incerto per le migliaia di persone che hanno alle spalle un’esperienza migratoria: coloro che sono stati espulsi da Algeria, Libia, Ciad, Sudan, Nigeria e che possono “scegliere” se essere rimpatriati o tentare di ricostruirsi una vita in Niger. È di loro che si occupa il servizio pastorale migrante coordinato da padre Mauro Armanino, sul campo da quasi dieci anni. «Per colpa dell’Europa il migrante è sempre più visto con sospetto, criminalizzato – ricorda Armanino accogliendo la delegazione –. Noi invece rispettiamo le loro scelte e non li consideriamo come vittime, perché le vittime fanno pietà e diventano strumento di controllo». Oltre all’ascolto i migranti accolti trovano assistenza medica, cibo, vestiti e supporto sia per chi decide di tornare nel proprio Paese sia per chi vuole restare, con percorsi di integrazione basati su formazione e lavoro. È così che sono stati accolti 1.263 migranti nel 2019 e 749 nel 2020: «Il nostro è un lavoro politico. Con il vertice de La Valletta del 2015, l’Ue ha scelto di bloccare in questo Paese il flusso dei migranti e questo ha creato panico. Noi vogliamo restare fedeli alla convinzione che tutti dovremmo essere “liberi di partire, liberi di restare” e ci battiamo affinché questo diritto venga rispettato». In Niger come altrove. (Duccio Fachini – Manuela Valsecchi)
Giornata contro la Tratta: maratona di preghiera online per un mondo senza sfruttamento
Viminale: da inizio anno sbarcate 1.587 persone migranti sulle nostre coste
Roma - Sono 1.587 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Dei quasi 1.600 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 217 sono di nazionalità eritrea (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (158, 10%), Costa d’Avorio (157, 10%), Tunisia (133, 8%), Algeria (96, 6%), Mali (82, 5%), Camerun (62, 4%), Sudan (59, 4%), Afghanistan (50, 3%), Senegal (23, 1%) a cui si aggiungono 550 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
La doppia sfida degli imprenditori stranieri
Milano - Tornare nel Paese di origine per mettere a frutto quello che si è imparato in Italia, o per realizzare un’idea rimasta troppo a lungo nel limbo delle buone intenzioni. Oppure mettere alla prova il proprio spirito imprenditoriale sul mercato italiano. Sono le aspirazioni di molti migranti di origine africana, che hanno trovato una sponda in un programma di formazione e mentoring finanziato dalla Commissione Europea all’interno del progetto Bite ( Building Integration Through Entrepreneurship) e realizzato in Italia da Etimos Foundation in collaborazione con Fondazione Ismu e E4Impact. Si va da chi vuole aprire in Italia un fast food di prodotti africani a chi punta ad avviare una residenza per anziani in Camerun, un allevamento di pollame in Burkina Faso, o infine importare dal Senegal anacardi biologici prodotti dall’azienda di famiglia. Ma per dare gambe a queste idee bisogna acquisire una capacità imprenditoriale, conoscere le normative, districarsi nei meandri della burocrazia. Ai candidati selezionati è stata offerta la possibilità di partecipare a corsi di formazione a Milano e Padova, grazie ai quali hanno imparato a formulare un business plan e ad acquisire le competenze necessarie sotto la guida di esperti che li hanno accompagnati passo dopo passo a costruire un trampolino da cui spiccare il salto nel mondo dell’ intrapresa. «Sono molti i migranti di origine africana residenti in Italia da lungo tempo che associano uno spirito imprenditoriale a una grande determinazione e possono diventare incubatori di lavoro, qui o nei Paesi di origine, dove molti vorrebbero tornare per contribuire allo sviluppo delle loro terre – spiega Marco Santori, presidente di Etimos Foundation –. I corsi che abbiamo organizzato, della durata di un anno e mezzo, hanno rappresentato per loro una sorta di 'scuola d’impresa' che ha offerto conoscenze ed expertise per dare solidità alle aspirazioni che li animano». (G. Paolucci - Avvenire)
Migrantes Andria: economia senza tratta di persone
Ecuador: le scalabriniane creano la “strada dell’accoglienza”
Migrantes Forlì-Bertinoro: oggi webinar sulla rotta balcanica
Oltre cento minori migranti portati in salvo sulla Ocean Viking
Roma - Dopo i 121 migranti recuperati all'alba di ieri da un'imbarcazione in difficoltà, a distanza di poche ore la nave di Sos Mediterranee è intervenuta in un secondo soccorso, prendendo a bordo altre 116 persone da un gommone strapieno e in pericolo; tra loro presenti anche 9 bambini al di sotto dei 12 anni.
Va ricordato che gli attivisti di Alarmphone nelle ore precedenti ai salvataggi avevano diramato gli allarmi per entrambe le imbarcazioni alla deriva. Ma il velivolo Moonbird della ong tedesca SeaWatch ha lanciato un altro allarme ancora, segnalando la presenza di altre 5 imbarcazioni in avaria.
Vangelo Migrante: V domenica del Tempo ordinario (Vangelo Mc 1,29-39)
Migrantes Rossano-Cariati: le iniziative per la Giornata contro la Tratta di persone
Migrantes, Caritas e Missio Marche: appello per i profughi in Bosnia-Erzegovina
Migrantes Sicilia: oggi webinar su Mediterraneo e rotta balcanica
Migrantes: in distribuzione il numero di febbraio del mensile “MigrantiPress”
A Siracusa le scalabriniane promuovono corsi di formazione per immigrati
Ventimiglia, è allarme: 100 respinti ogni giorno
MCI Germania-Scandinavia: il 9 febbraio la presentazione del Rim in occasione del 70mo anno del “Corriere d’Italia”
Lunapark a Bergamo: fermi da un anno
Migrantes Catania: celebrata la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone
Catania – Ne giorni scorsi è stata promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Catania, la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone, con la celebrazione eucaristica presso la Parrocchia Divina Maternità della B.V.M. in Cibali, presieduta dal parroco don Gianluca Giacona.
Alla celebrazione erano presenti alcuni rappresentanti della comunità cingalese e Tamil dello Sri Lanka, della comunità polacca etnea, oltre a buon numero di fedeli italiani.
Nell’omelia tenuta dal diacono don Giuseppe Cannizzo, direttore dell'Ufficio Migrantes è stata messa in evidenza l’importanza della Giornata contro la Tratta di esseri umani, che ricorre l'8 febbraio, giorno della memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, suora di origine sudanese che portò per tutta la sua vita 144 cicatrici che le avevano prodotto a seguito delle violenze subite, dopo essere stata rapita e fatta schiava quando aveva circa nove anni. Canonizzata in piazza San Pietro il 1° ottobre 2000 fra danze e ritmati canti africani è divenuta il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la Tratta.
I brani proposti nella celebrazione liturgica (Dt 10,17-19; Mc 10,25-37) hanno ricordato che il Signore rende giustizia ai forestieri, insieme alle vedove, agli orfani del popolo, soccorre l’uomo percosso e umiliato. Inoltre è stato ricordato come la Chiesa nella sua azione pastorale è chiamata a smascherare e denunciare i crimini legati al traffico delle persone e prodigarsi a diffondere uno spirito di giustizia. La Tratta di persone, ha concluso, il direttore Migrantes, è da intendersi come un delitto contro l’umanità, che riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati, e tocca le persone più vulnerabili: donne, bambini, disabili, poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale, e quanti sono vittime della “cultura dello scarto”, come spesso insegna papa Francesco.