Primo Piano

Buon Natale!

24 Dicembre 2020 - Siamo ormai arrivati alle “porte” del Santo Natale. Viviamo oggi il culmine del tempo dell’attesa che ci fa dirigere verso il luogo dove Gesù è voluto nascere “perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Luca 2, 7): una grotta, fredda ma “ricca di calore”, quello dell’amore di Maria e Giuseppe per il Bambino e quello portato dai pastori, pronti ad accogliere Colui che nasce per noi e ad annunciarlo al mondo. Nessuno deve restare escluso da questo annuncio. Questo monito rimane valido anche oggi, soprattutto in questo tempo di pandemia in cui poveri ed indifesi rischiano più del solito di rimanere ai margini. Per questo papa Francesco ha fatto sentire in maniera forte la sua voce, invitandoci a non rimanere indifferenti verso le angosce e le sofferenze di tanti uomini, donne e bambini che vivono la loro vita nella difficile condizione di migranti. Il Papa ci esorta ad essere attenti agli ultimi senza farci troppe domande, e ad opporci con decisione a quella “cultura dello scarto” che spesso prevale nel nostro mondo. “La pandemia sembra aver sospeso ogni ambito della vita, ma il Salvatore continua a nascere per noi e in noi: Dio non ci lascia da soli”, scrive oggi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, aggiungendo che la Natività “c’interpella profondamente. Ci rimanda all’essenzialità dell’esistenza, a ciò che dà senso alla quotidianità, alla bellezza della vita familiare, alla qualità delle relazioni, alla capacità di accogliere Cristo nel nostro cuore”. Nel corso del 2020 molte persone sono “state visitate da sorella morte, altre sono rimaste sole, altre ancora hanno perso il lavoro e vivono in una condizione di grande precarietà. Questa sofferenza innocente c’interroga e ci aiuta a meditare sul dono della vita”. Un dono da salvaguardare sempre. Allora, continuiamo a guardare con premura alle vicende complicate e dolorose che ogni giorno vivono tante persone giunte in Italia da ogni angolo della terra, ed insieme ad esse, a quelle dei nostri connazionali che vivono all’estero, anche loro lontani dalle loro famiglie. E continuiamo a guardare anche al mondo dei Rom e dei Sinti, e alle famiglie dello Spettacolo viaggiante, che in questo tempo sono prive di reddito, poiché l’emergenza sanitaria ha tolto loro ogni possibilità di lavoro e di guadagno. In questi giorni così speciali, cerchiamo ancor di più che ci sia un po’ di  posto per loro nell’ “albergo” del  nostro cuore. (Raffaele Iaria)

Ascoli Piceno: aiuto al circo nel segno della reciprocità

24 Dicembre 2020 - Ascoli Piceno - Le parrocchie dei Ss. Simone e Giuda e di S. Rita ad Ascoli Piceno in questo periodo natalizio si sono attivate per aiutare le persone del Circo Orfei Madagascar che, ormai da oltre un mese e mezzo, è bloccato nel territorio che è situato tra Monticelli e Brecciarolo. Si tratta di 70 persone (19 nuclei familiari) tra cui 12 bambini in età scolare o prescolare. Non appena la Caritas diocesana ha segnalato la situazione di difficoltà è partita una raccolta di alimenti presso gli esercizi commerciali del quartiere e direttamente in parrocchia. C’è stata una risposta di grandissima generosità e in una ventina giorni, sono stati raccolti generi alimentari e prodotti per l’igiene. Una raccolta che sta continuando. D’accordo con il Consiglio Pastorale parrocchiale, la Caritas parrocchiale e la Conferenza S. Vincenzo della parrocchia si è deciso di offrire il pranzo di Natale ai componenti del Circo e a famiglie bisognose della Comunità lanciando un crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe con una tombola solidale. Immediata la risposta molto generosa non solo sul web ma anche attraverso donazioni dirette in parrocchia per cui domenica scorsa sono state fatte le prime quattro estrazioni (ovviamente in streaming sul canale You Tube Parrocchia Monticelli) e nei prossimi giorni, man mano che ci saranno ulteriori offerte, ce ne saranno delle altre. Il pranzo di Natale sarà per 110 persone. Sarebbe stato bello (e all’inizio si era pensato così) se fossero state le singole famiglie a preparare il pasto  ma poi ci si è resi conto che non sarebbe stato prudente da un punto di vista sanitario causa l’emergenza Covid19 per cui ci si è avvalsi della collaborazione di due ristoranti del territorio che faranno un catering il giorno di Natale consegnando i pasti nell’area dove staziona il Circo insieme a 3-4 giovani rappresentanti della Comunità e il Vescovo di Ascoli Mons. Domenico Pompili mentre le famiglie della parrocchia andranno a ritirarlo nei locali parrocchiali. Veramente una grande provvidenza e una grande generosità che fa affermare: “Gesù sta nascendo veramente in una comunità che lo accoglie stringendosi intorno ai fratelli e sorelle meno fortunati”. Un’altra esigenza che si è manifestata è la necessità di avere del gasolio per il riscaldamento delle case viaggianti e degli animali. Attraverso una donazione è stato possibile rifornire una buona quantità di gasolio che permetterà il riscaldamento per i prossimi 15-20 giorni. Comunque la carità cristiana non è mai a senso unico ma apre alla logica della reciprocità per cui gli amici del circo offriranno le loro capacità artistiche (ci sono artisti di primissimo livello sul piano internazionale) proponendo due spettacoli rivolti in particolare ai bambini il giorno di Santo Stefano, 26 dicembre e il giorno dell’Epifania, 6 gennaio, alle ore 16. Gli spettacoli, presentati da Stefania Mistichelli e Marco Regnicoli, sono resi possibili grazie alla generosità dello staff del Palafolli che metterà a disposizione il loro teatro: ovviamente saranno in forma ridotta. Probabilmente solo giocolieri, contorsionisti, equilibristi ecc. senza animali o altre cose più impegnative ma adatto ai bambini. Siccome i piccoli spettatori non potranno recarsi al circo per assistervi, saranno trasmessi in diretta in diretta sul canale YouTube Parrocchia Monticelli. Non mancheranno inserti, girati nei giorni precedenti con riprese degli animali del Circo e numeri di trapezisti e domatori con immagini di repertorio. Questa attività si affianca a quanto sta facendo la Caritas diocesana e tutta la comunità civile e in particolare il Comune di Ascoli Piceno che, attraverso l’assessorato ai servizi sociali, si è occupato di coinvolgere: la Coldiretti che sta rifornendo paglia e fieno per gli animali; il mattatoio, che ha fornito gli avanzi di macellazione per i carnivori; infine EcoInnova che va regolarmente a ritirare gratuitamente i rifiuti. In sintesi è’ tutta la comunità ascolana che si è fatta carico di questi fratelli e sorelle in difficoltà!

Migrantes Torino: il 6 gennaio la festa dei Popoli con mons. Nosiglia

24 Dicembre 2020 - Torino - Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e Susa  presidierà la Santa Messa dell’Epifania del Signore e della Festa dei Popoli nel duomo del città mercoledì 6 gennaio alle10.30. Per esigenze di sicurezza potranno entrare in chiesa al massimo 200 persone, pertanto la celebrazione sarà limitata ai rappresentanti delegati dalle diverse comunità etniche, spiega una nota della Migrantes di Torino.

Italiani in GB: ok al rientro in Italia

24 Dicembre 2020 - Roma - È arrivato l’ok: possono rientrare. Bloccati domenica scorsa, quando la scoperta della nuova variante del Covid-19 in Gran Bretagna ha di fatto isolato il Regno Unito dal resto d’Europa, migliaia di italiani aspettavano, tra paure e rabbia, il via libera per tornare a casa. Con l’Alitalia già pronta a ripristinare i voli, mancava solo l’ufficialità, arrivata ieri dai ministri Di Maio, De Micheli e Speranza. Come previsto, il via libera al rientro riguarda solo gli italiani residenti nel nostro Paese o quelli che si trovano in condizioni di "urgenza e criticità". Dovranno fare un tampone nelle 72 ore precedenti alla partenza e un altro una volta sbarcati in Italia o entro le 48 ore successive, e sottostare a una quarantena obbligatoria di 14 giorni.  

Messico: profughi senza diritti in ostaggio fra le due frontiere

24 Dicembre 2020 - Milano - Lo chiama l’appuntamento. E non può mancarlo, nemmeno a Natale. Come ogni mattina, anche domani si alzerà presto, si vestirà in fretta, preparerà il piccolo Guillermo ed uscirà. Camminerà a passo deciso fino al fiume in bilico fra due Stati e due nomi. Rio Bravo dicono sulla riva dove si trova Alicia, a Nuevo Laredo, in Messico. Rio Grande l’hanno ribattezzato sulla sponda opposta, dove cominciano gli Usa. Da lì questa honduregna 25enne anche domani potrà vedere distintamente el otro lado. E riempire la voragine della nostalgia per suo marito Hernán, che sta 250 chilometri più a nord lungo l’Interstate 35, a San Antonio, in Texas. È partito un notte di oltre sei mesi fa con un coyote, trafficante di esseri umani. Non sa come abbia attraversato: se a nuoto o strisciando in uno dei molti tunnel clandestini sotto il confine. Sa solo che per lei e Guillermo, quasi tre anni, era «troppo pericoloso», come le ripetevano tutti. Meglio – avevano deciso dopo discussioni infinite – rispettare la “procedura”. Ovvero attendere che i tribunali statunitensi riprendessero ad esaminare le richieste d’asilo, ferme dallo scorso marzo a causa della pandemia. Nessuno dei due immaginava che ci volesse tanto. E che lei e suo figlio trascorressero questo Natale sospesi tra due frontiere. Come il Rio dai due nomi. E come oltre 67mila aspiranti rifugiati, giunti negli Usa nell’ultima parte del 2019 e rimandati dall’altra parte del confine in base al programma Remain in Mexico firmato dall’Amministrazione Trump con il governo messicano. In gran parte sono famiglie con bambini fuggiti dalla violenza bellica del Centro America che si sono consegnate alla polizia di frontiera Usa nella speranza di avere diritto all’asilo. Il loro numero è cresciuto in modo esponenziale l’anno scorso: +456 per cento, come hanno denunciato le Agenzie Onu per i rifugiati (Acnur) e l’Infanzia (Unicef). «Il paradosso è che sono stati mandati ad attendere l’esito della domanda nel Nord del Messico, una zona altrettanto pericolosa come quelle da cui sono scappati. Solo a Nuevo Laredo, i due terzi dei migranti che assistiamo ci hanno detto di essere stati vittima di sequestro», spiega Antonio Caradonna, coordinatore dei progetti sui migranti di Medici senza frontiere (Msf) in Messico. Remain in México ha, in pratica, gettato tra le braccia dei narcos, che controllano ampie porzioni di territorio, gli aspiranti rifugiati. Un bottino prezioso: ognuno ha un parente o amico negli Usa a cui estorcere almeno un po’ di denaro. In alternativa, i loro corpi possono essere rivenduti nei mercati del sesso, degli organi, del lavoro forzato. Il presidente eletto Joe Biden ha promesso di eliminare il programma che il Covid ha prolungato a tempo indeterminato. Non sarà facile, però, riportare decine di migliaia di richiedenti asilo di colpo negli Usa. Specie ora che, dopo la pausa da coronavirus, il flusso è ripreso con forza. «Nel Nord del Messico ancora non si nota. Ma nel Sud è evidente – prosegue Caradonna –. Da qualche mese, il numero di pazienti nelle nostre strutture di Tabasco e Veracruz, calato del 60-70 per cento, sta ritornando ai livelli prepandemia». Lucas ripete che non passerà il Natale a Coatzacoalcos, da dove comincia il viaggio de La Bestia, il treno merci sul cui tetto gli irregolari centroamericani cercano di raggiungere il Nord. È rimasto bloccato nella cittadina del Veracruz dopo essere stato aggredito da un gruppo criminale. Lucas, 18 anni appena compiuti, se l’è cavata con un proiettile nel polpaccio. Dall’attacco, tuttavia, ha perso le tracce dei due compagni di viaggio con cui era partito all’inizio di dicembre da San Pedro Sula, in Honduras. O meglio era scappato dalle minacce delle maras, gang che tengono in ostaggio le baraccopoli centramericane. Un problema cronico che il Covid e relativi crisi hanno acuito. Questo spiega il nuovo esodo. Eduardo, 17 anni, è partito a ottobre, da El Salvador. Natale, però, lo passerà a casa: a metà viaggio è stato intercettato e rispedito indietro un mese dopo, proprio quando gli uragani Eta e Iota si sono abbattuti sul suo Paese. «I miei hanno perso tutto. Devo riprovare: se raggiungerò gli Usa potrò lavorare e aiutare la mia famiglia. Ho già lo zaino pronto». ( Lucia Capuzzi - Avvenire)  

Natale è la festa dell’incontro 

24 Dicembre 2020 -

"Se mille volte nascesse Cristo a Betlemme, ma non in te, sei perduto per sempre" (Angelo Silesio)

Le parole del mistico tedesco Angelo Silesio ricordano il grande mistero del Natale: Dio fatto uomo, Dio in mezzo a noi! Dio Dentro di noi! Non c’è prospettiva migliore del proprio cuore per vivere Betlemme. Non in una forma di chiusura o d’isolamento, ma di apertura totale. Natale è la festa dell’incontro, dell’accoglienza dell’altro, della relazione autentica. Nascendo in noi, Cristo cambia la storia. Auguri di Buon Natale! (Vincenzo Corrado)

Natale: per fortuna siamo quelli “amati dal Signore”

23 Dicembre 2020 - Roma -Siamo alle soglie del “Natale Covid”: dopo la Quaresima in quarantena, e la Pasqua a porte chiuse, l’estate delle illusioni e l’autunno della rimonta, questo virus, come un Grinch maligno e invisibile, ha deciso di prendersi anche il nostro Natale: l’unico lume che ne rimane, e non è certo poco, è la possibilità di partecipare alle celebrazioni liturgiche, pur con mille cautele. Ma il Natale non è solo la Messa di Natale: essa ne è il cuore, ma il Natale è un complesso di fattori per i quali, come già scriveva Ratzinger ne La paura e la speranza, “per un istante Chiesa e mondo sembrano riconciliarsi”. Ebbene, questi fattori stavolta non ci saranno: sarà un Natale senza ritrovi di familiari, senza banchetti, senza libertà di spostamenti, eventi, ecc. Un Natale che ci troverà fermi, bisognosi di una visita che ci salvi: dalla delusione di riti abitudinari infranti, dall’angoscia di un virus che non cessa di minacciarci trasformandosi in continuazione, dal peso di noi stessi e delle nostre emozioni non condivise. Ed ecco la novità che, in pochi o in tanti (ma distanziati), canteremo per la prima volta in questo Natale così fatto: “Pace in terra agli uomini amati dal Signore”. Sì, lo sappiamo tutti che questa traduzione è migliore, più letterale… il punto è che arriva ora, nel Natale del Covid, come messaggio di vicinanza da parte di Dio. Noi non siamo quelli “di buona volontà”: chiunque guardi seriamente in sé stesso, scoprirà tutt’al più un certo digrignar di denti, ma non certo una volontà autenticamente filiale, una determinazione ininterrotta al meglio. Abbiamo provato a sforzarci, e abbiamo fallito. No: noi per fortuna siamo quelli “amati dal Signore”. È Lui che viene a visitarci, che viene a prelevarci dalle tenebre e dall’ombra della morte in cui sediamo, per ridirci chi siamo. È Lui che ci invita ad accogliere il suo amore, così che esso inabiti la solitudine di questo Natale, e ci permetta di vivere nella nostra carne il mistero della Sacra Famiglia, così minacciata e incerta in quel Natale. E la prova che siamo invitati a questa identificazione è lampante: proprio il 21 di questo mese è riapparsa la “stella di Betlemme”, cioè la congiunzione di Giove e Saturno, che allora guidò i Magi a quella grotta, e oggi invita noi, nei nostri attuali deserti, a raggiungere il Divino Infante in noi, così da bearci della sua luce soltanto. (Alessandro Di Medio)

Ministero Immigrazione Irak: apprezzamento per  lavoro p. Boudagh nel rientro di rifugiati nella Piana di Ninive

23 Dicembre 2020 -   Roma - Il ministero per l’Immigrazione e gli sfollati iracheno ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto da padre Salar Suleiman Boudagh, direttore dell’Ufficio per la ricostruzione della Piana di Ninive (sezione nord) in sostegno e assistenza allo stesso ministero per quanto riguarda la chiusura dei campi profughi, il ritorno su base volontaria degli sfollati nella Piana di Ninive e la distribuzione degli aiuti ai bisognosi. Lo rende noto il sito Baghdadhope che cita fonti del ministero. Il ministro dell’immigrazione, Evan Faeq Yakoub Jabro, ha dichiarato che “padre Boudagh ha contribuito al ritorno di 3.000 famiglie sfollate alle proprie zone di origine supervisionando personalmente la distribuzione degli aiuti a queste persone, così come quelli consegnati a più di un migliaio di persone del distretto di Alqosh”. “Un animo nobile”, ha continuato il ministro, “si riconosce nei tempi difficili; ringraziamo lui e la sua squadra perché hanno riportato il sorriso sui volti degli sfollati e riconosciamo il grande ruolo avuto dalla Chiesa e dai sacerdoti nel loro ritorno alle aree di origine”. (Sir)  

Migrantes Marche: il Natale si fa invito alla frontiera

23 Dicembre 2020 -
Loreto - Natale. È tempo che sa di intimità e del suo calore. Parla di prossimità. Festa dall’aspetto ovattato, magico, si snoda in un clima di musica, di canto e di poesia. Ma all’origine non era così. Anzi, il contrario. Aveva il gusto amaro della frontiera e delle sue sfide. Un Natale alla frontiera dell’accoglienza che si faceva rifiuto. Della lontananza dalla propria terra che diventava esilio. Alla frontiera degli uomini e del loro mondo, per farsi sosta tra pecore e animali. E ancora da un ambiente di casa trovare rifugio unicamente in una grotta. Contesto originale, per presentarsi agli uomini, da parte di Dio! Atteso dai secoli, da interminabili generazioni, da infiniti sospiri di profeti ecco il volto di un Salvatore. Nel cuore della notte, a Betlemme, è nato ancora un agnello. L’Agnello di Dio. Per questo il Natale si fa invito alla frontiera. Ad andare al di là dei nostri ritmi e abitudini. Ad incontrare Dio attraverso le due categorie che preferisce: il novum, cioè la novità. E l’alterità, l’altro, lo straniero. E sono i tratti di chi viene da altrove e da lontano. Con la memoria ciò mi fa andare al Natale di anni fa, tra italiani emigranti, a Bedford, in terra inglese. Alla messa di mezzanotte, il miracolo si compiva subito. All’arrivo di Antony, un fagottino di appena quattro settimane, che viene posto subito tra la paglia, sotto l’altare. Il gruppo di bambini della parrocchia canta imperturbabile  “Astro del ciel” , mentre lui strilla a contrappunto con tutte le sue energie. Una corale inedita. Per prendere, infine, sonno, dolcemente. Un’assemblea fittissima di vecchi emigrati italiani, specialmente dal Sud, guarda, ammira e pensa forse a quanto ha pianto essa stessa per poter rinascere qui in terra straniera. Ricostruire la propria vita tra mille e una difficoltà. Anche se qui, nel mondo inglese, a differenza che da noi, freedom, la libertà di fare, di intraprendere, di lanciarsi è senz’altro impareggiabile, anzi unica. Senso di un popolo di mare, dall’intraprendenza e dagli orizzonti aperti. “Sono venuti moltissimi da un ambiente mafioso e povero” mi soffiava Padre Mario, il parroco, un giovanile ottantenne, parlando dei nostri “ma qui hanno dovuto rimboccarsi le maniche, credere in stessi, camminare da soli. Sono stati ammirevoli!” Accanto al presepio, l’albero di Natale si illumina grandioso, come in tutte le chiese inglesi. Ma avverti, altrettanto grandioso, un forte senso di comunità, di radici comuni e di italianità. Un popolo che camminava nelle tenebre e che veniva da lontano, si era messo un duro giorno in viaggio… Come Maria e Giuseppe. È il loro, forse, il Natale più vero, autentico. Al posto di chi non si è mai mosso dalla sua terra. Non potrà mai capire questo bambino nato lontano da casa. Da una famiglia in cammino, sprovvista di tutto e sperduta. Una nascita che sconvolge le frontiere, dall’Oriente dei re magi alla fuga forzata in Egitto. Come sempre, Dio lo si incontra, solo quando ci si mette in cammino. E lo sento, in fondo, come un invito potente per tutti – specie per chi è rimasto ancorato alla propria terra – a costruire comunità. Ad accogliere novità e alterità. Ad uscire dal nostro piccolo mondo antico. A formare un popolo unico con coloro che camminano. A inseguire insieme la luminosità di una stella, cioè valori grandi e comuni come dignità, fratellanza, compassione, empatia. In una calligrafia da bambino, qui sotto l’albero di Natale di una chiesa inglese, una frase di Susanna Tamaro: “Dobbiamo camminare per costruire un mondo non più fondato sul giudizio e il pregiudizio, ma l’umiltà e la comprensione”. Buon Natale! (p.Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)

Una grande scommessa

23 Dicembre 2020 - Il messaggio di papa Francesco per la 54a Giornata mondiale della pace scorre sullo sfondo di una pandemia inarrestabile e di un’umanità disorientata. “La cultura della cura come percorso di pace”, tema del messaggio, scava nella coscienza, pone interrogativi, indica e apre percorsi. La voce di Francesco si leva in un mondo in cui la desertificazione etica e spirituale avanza. C’è, tra gli altri, un soggetto fragile a cui Francesco si rivolge, anche se non lo cita espressamente: la politica. Indebolita da una febbre alta si presente del tutto priva di forza culturale. Non ci si aspettava di assistere, in giorni di grande trepidazione, a spettacoli di dubbia dignità, non ci si aspettava una contrapposizione fuori dalle righe proprio mentre si rafforzava l’appello all’unità nella lotta a un male senza confini. Avere cura della politica sembrerebbe dunque una battaglia persa e sarebbe davvero persa se non si trovassero i motivi per reagire al pessimismo e alla rassegnazione, se non si avesse il coraggio di aprire nuovi percorsi del pensare e dell’agire per il bene comune. Costruire “la cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro oggi spesso prevalente”: questa è la strada maestra a cui si è chiamati per ricostruire la politica, per passare dalla lamentela alla scelta responsabile. Per fare della politica uno strumento di pace e di giustizia. Parole al vento? Si può credere ancora in questa strada? Certo è che questa avventura non inizierà se i media e l’opinione pubblica continueranno a girare attorno a chi, anche nelle alte sedi istituzionali, è più incline allo scontro che al dialogo, agli slogan che ai ragionamenti, al frammento che all’insieme, all’effimero che all’essenziale. Proprio per sfuggire a questa deriva urge aprire un percorso di ribellione. Le difficoltà sono più che evidenti e spesso la tentazione è di prendere le distanze ma, si legge nel messaggio di Francesco per la pace: “non abituiamoci a voltare lo sguardo”, Non abituiamoci a voltare la sguardo neppure di fronte a una politica malata. Si può tuttavia dire che in questa grande sfida per il futuro molti segni anche recenti consentono di cogliere il filo che corre tra il magistero di un Papa di 84 anni, il pensiero di un Presidente della Repubblica di 79 anni e “il sogno” di migliaia di giovani e giovanissimi. Un filo che regge un’alleanza dalla quale potrà nascere la cultura della cura anche per la politica, un filo che indica una grande scommessa. (Paolo Bustaffa)

Vicini e vigilanti: un progetto Migrante a Palermo

22 Dicembre 2020 -

Palermo - Avvicinandoci al termine di questo anno molto particolare ci fermiamo un attimo a riflettere sull’esperienza fatta con il Progetto “Una Sola Famiglia Umana”, con cui la Fondazione Migrantes ci ha consentito di attivare uno sportello di ascolto legale, sanitario e di ricerca lavoro presso la Parrocchia San Nicolò da Tolentino di Palermo in stretta collaborazione con il parroco Padre Adriano Titone.

Abbiamo svolto con fatica le attività di ascolto e rallentati dalle tante restrizioni ministeriali legate all’ancora attuale emergenza sanitaria dovuta al Covid 19, ma questo non ci ha visto arrendevoli anzi sempre più determinati a dare ascolto a chi ha manifestato in vari modi le tante difficoltà legate sia alla parte amministrativa e burocratica relativa ai documenti necessari per ottenere i tanti bonus previsti dal governo - con maggiori difficoltà per le persone straniere - sia alla ricerca di lavoro per chi lo ha perso durante la pandemia e si è ritrovato in serio disagio economico e sociale.

Abbiamo collaborato in stretta sinergia con l’associazione APICOLF, soprattutto nell’attività di ricerca ed offerta di lavoro, cercando di dare risposte concrete a quelle famiglie in cerca di sostegno in termini di assistenza familiare e mediando le condizioni di regolarizzazione dei rapporti di lavoro che si sono attivati.

Con lo spirito che contraddistingue il nostro servizio, seguendo le orme di chi come Padre Adriano Titone e Padre Sergio Natoli che ci hanno sempre sostenuto ed hanno sostenuto le tante esigenze di molte famiglie che si sono rivolte a noi, abbiamo affrontato delle difficoltà con momenti di crescita e di sperimentazione ingegnosa di modalità alternative di essere operativi. Ciascuno ha cercato in vari modi di non fermarsi e di restare attento anche al solo e semplice ascolto in quei momenti di lockdown in cui potevamo solo rispondere al telefono, ma per molti utenti del nostro sportello ha significato davvero tanto, essere ascoltati e supportati nelle piccole operazioni amministrative e burocratiche da compiersi solo a distanza.

Si è lavorato inoltre in rete con altre associazioni locali per dare risposte agli innumerevoli bisogni emersi a causa della pandemia. Si pensi dalla distribuzione di generi di prima necessità distribuiti dalla Parrocchia e persino consegnati a domicilio laddove è stato necessario; alle innumerevoli segnalazioni alle Unità di Strada Notturne per portare un pasto caldo ai senza dimora, con annessa segnalazione ai Servizi Sociali territoriali competenti e potremmo raccontare anche di persone che poi hanno riscattato la loro condizione avviando percorsi di autonomia abitativa e lavorativa. Abbiamo messo in campo la voglia di esserci, utilizzando varie competenze professionali (legali, mediche, sociali, spirituali, etc.) al completo servizio di chi si è rivolto a noi, cercando di fare quanto possibile per dare risposte concrete e di confidare anche nella costante preghiera di chi ci ha accompagnati nel percorso, non sempre facile.

In preparazione a questo Santo Natale abbiamo cercato di tradurre in operatività le parole del nostro amato Papa Francesco, facendo nostri i termini "Vicinanza" e "Vigilanza". La preghiera permette a Dio di starci vicini, libera dalla solitudine e dà speranza, ma la vigilanza, l’attenzione ai bisogni dell’altro ci permette di ridestarci dal sonno dell’indifferenza.

Ecco il nostro servizio è un’ottima palestra per la nostra anima e quest’anno tanto difficile che speriamo porti via tante difficoltà, ci ha proprio insegnato che non possiamo cadere nel sonno dell’indifferenza, non possiamo anestetizzarci al solito “ho fatto il mio dovere, non posso fare altro..”, no! Dobbiamo reinventarci cercando di non lasciare nulla di intentato, perché spesso il nostro semplice ed umile ascolto è un conforto per quelle persone che vivono momenti di grande scoraggiamento, soprattutto in un momento in cui ci sentiamo tanto distanti e spesso soli. Siamo certi che neppure il famigerato Virus Covid-19, potrà toglierci l’amore per il prossimo e la speranza di esserci sempre per chi ha bisogno, riscoprendo il vero senso del Natale nella sua pura essenza.

Che questo tempo natalizio ed il nuovo anno siano un tempo prosperoso e fecondo e, perché no, pieno di sana positività!

Rosa De Luca

 

CEI: messaggio per il Santo Natale

22 Dicembre 2020 - Roma - Pubblichiamo il testo integrale del Messaggio del Consiglio Permanente della CEI per il Natale 2020   Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza (Is 52,7) Quante volte ci è capitato di attendere trepidanti una buona notizia che riguarda noi stessi, i nostri cari, i nostri amici o la comunità in cui viviamo? Sembrano momenti interminabili, lunghissimi, talora angosciosi. E questo, soprattutto, quando è in gioco qualcosa d’importante o la vita stessa. Sono istanti in cui scorrono i fotogrammi della storia personale e, guardandoli attentamente, si ridimensionano le velleità, si rimpiange il tempo perduto, si apprezzano le cose genuine anche se piccole, si ringrazia per i doni ricevuti immeritatamente. Proprio l’attesa di una novità radicale e definitiva in una situazione di oppressione e di affanno era la condizione del popolo d’Israele, descritta dal profeta Isaia tanti secoli fa. Ma è anche la condizione di ciascuno di noi, delle nostre comunità, delle nostre famiglie, della nostra società. Una condizione resa ancora più precaria dalla crisi sanitaria e sociale che stiamo attraversando e che ci ha messo di fronte, una volta ancora, alla nostra vulnerabilità di fronte agli eventi. Guardiamo con preoccupazione alla situazione del nostro Paese, dove le immagini dello shopping natalizio si sovrappongono ai volti delle persone che ingrossano le file davanti alle Caritas diocesane e all’elenco sempre più lungo delle vittime del Covid-19. Tutti insieme siamo in ascolto delle fatiche, delle speranze, dei bisogni materiali - ma anche spirituali - di un popolo che non smette di guardare alla speranza, alla Stella. L’ascolto si fa preghiera e questa spinge all’impegno concreto. Lo abbiamo ricordato nel recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”: «Ci sembra di intravedere, nonostante le immani difficoltà che ci troviamo ad affrontare, la dimostrazione che stiamo vivendo un tempo di possibile rinascita sociale». Ed ecco che nel silenzio della notte, prolungata dalla pandemia, sappiamo per fede che sta per fare capolino la voce dell’angelo, che porterà la notizia attesa da sempre: «Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (cf. Lc 2,10-11). La luce del Mistero incarnato squarcia le tenebre. L’attesa diventa inno di lode e ringraziamento. Nella Messa celebrata nella notte del Natale diventa invocazione: «O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, concedi a noi, che sulla terra contempliamo i suoi misteri, di partecipare alla sua gloria nel cielo». Questo l’annuncio, antico e sempre nuovo, che abbiamo cominciato a contemplare in Avvento e che vorremmo consegnare idealmente ancora una volta alla comunità cristiana in questo Natale: il “vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1). Nella grotta di Betlemme, in modo paradossale, risplende tutta la luce gentile del nostro Dio. In ginocchio davanti al Bambino, insieme con Maria e Giuseppe, siamo consapevoli della nostra finitudine e vulnerabilità, percepiamo appieno la nostra debolezza di fronte alla potenza della nascita del Salvatore, che non ha esitato a farsi piccolo tra i piccoli per venire in mezzo a noi. Quel Bambino è la notizia che attendevamo; è lui il Messia che incoraggia i discepoli ad andare per le strade del mondo; è lui la pace che vince le guerre e le paure; è lui la salvezza che viene dall’alto e che ci rende una comunità di risorti. Ogni Natale è diverso dagli altri e questo, in particolare, sarà probabilmente il più difficile per molti, se non per tutti. Ma un Natale meno scintillante non è un Natale meno autentico: ricerchiamo nel nostro cuore quello che conta realmente, ciò che ci rende uniti a chi amiamo, ciò che è davvero indispensabile. Come Pastori, come sacerdoti, ma prima ancora come membra di uno stesso corpo, siamo accanto alla sofferenza e alla solitudine di ciascuno per prenderne una parte, per sollevare insieme un pezzo di croce e renderla meno pesante. A tutti i credenti e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà auguriamo di farsi trovare pronti la Notte di Natale, quando la buona notizia del Bambino Gesù busserà alla porta dei nostri cuori. Aprite la porta al Signore che nasce e non abbiate timore di salire, un passo alla volta, tenendo la mano del fratello, sul monte del dolore dell’umanità per annunciare a tutti che il nostro Dio è ancora l’Emmanuele, è il Dio-con-noi. Buon Natale.  (Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana)  

Rosario per l’Italia: domani la preghiera da Siena presieduta dal card. Lojudice

22 Dicembre 2020 - Siena - Sarà il card.  Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino a presiedere il Rosario per l'Italia dalla cattedrale di Santa Maria Assunta. Il Rosario sarà trasmesso domani sera alle 21 e Rosario potrà essere seguito su Tv2000 (Canale 28 – 157 Sky – Pagina Facebook TV2000) e InBlu Radio e sui canali social e Youtube della CEI.  

Come celebrare il Natale?

22 Dicembre 2020 - Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia (Seconda Lettera ai Corinzi 9,7) Si avvicina il tempo del Natale, il tempo delle feste. Quante volte, la domanda che si fa tanta gente è: “Cosa posso comprare? Cosa posso avere di più? Devo andare nei negozi a comprare”. Diciamo l’altra parola: “Cosa posso dare agli altri?”. Per essere come Gesù, che ha dato sé stesso e nacque proprio in quel presepio. (Papa Francesco, Omelia, Santa Messa nella Giornata mondiale dei poveri, 15 novembre 2020) Ma questo Natale ormai alle porte, come faremo? Da sempre è il periodo più festoso dell’anno, non c’è ricorrenza che possa competere e la stessa Pasqua, culmine dell’anno liturgico, dal punto di vista mondano non può essere paragonata coi giorni dal 25 dicembre al 7 gennaio. A portarci via l’atmosfera natalizia sono le misure anticontagio, i provvedimenti ministeriali per ridurre i rischi di allargamento della pandemia. Ecco allora negozi chiusi o ad orario ridotto, centri commerciali aperti in modo contingentato e soprattutto distanze imposte per decreto lungo tutto il periodo delle festività. I giorni che da sempre ci pregustiamo con i cari che non si vedono se non in questa occasione sono stati cancellati, niente vacanze in montagna, nessun raduno famigliare o con gli amici più cari. È una sorta di nuovo lockdown delle feste quello che ci accingiamo a vivere. Ogni famiglia dovrà saper essere sufficientemente espansiva da scaldarsi da sola, senza contare sul principio che l’unione fa la forza. Genitori e figli insieme e questo basti. Il pensiero corre a tutti i nonni soli o in coppia, ma comunque separati da un nucleo famigliare, costretti a trascorre i giorni culminanti delle feste in solitudine, senza il conforto di una compagnia, come quella che veniva a crearsi ogni anno a quest’epoca. A loro dovrebbero essere dedicati gli auguri più calorosi, auguri che resistono al tempo e superano le distanze. Come celebrare ugualmente Natale? Forse possiamo trovare un’occasione propizia in questo stato di necessità. Forse possiamo non prendere d’assalto Amazon e compagni e pensare che l’unica forma di vicinanza riacquistabile sia quella dei regali materiali da recapitare a destra e a manca. Tornare in noi stessi e meditare di fronte ad un diminuire del rumore della carta quando si spacchettano i regali. Un Natale senza regali può paradossalmente essere un Natale ancora più vero… più vicino a quello di Gesù che in quella mangiatoia non aveva niente e già si donava interamente per quello che era: un bambino. Siamo in grado di tornare all’essenziale? Questo impedimento nei rapporti ci spinge a riqualificare le nostre relazioni, a renderle più autentiche. Torniamo a scrivere lettere intrise d’affetto alle persone a cui vogliamo bene e diciamoglielo il nostro amore, senza aspettare che sia troppo tardi. Alziamo il telefono e parliamo con chi non sentiamo mai, o raramente. Doniamo il nostro tempo perché sarà sempre il regalo più prezioso. In casa c’è sicuramente ancora spazio fra noi e ci si può stringere maggiormente, attraverso un ascolto di qualità dei desideri, dei sogni, ma anche delle ansie e delle preoccupazioni di cui tutti siamo fatti. Mai come in questo periodo, anche coloro – e sono rari – che non hanno subito lutti più o meno gravi, sono chiamati ad interrogarsi sul senso della propria esistenza. Non conduce da nessuna parte la corsa ad avere sempre qualcosa in più degli altri, mentre porta frutto la ricerca di essere sempre per qualcuno. In quest’ottica possiamo sperare di trascorrere un Natale altrettanto ricco e sereno di quelli vissuti nel passato. Con maggiore dedizione e attenzione per chi sta al nostro fianco, facciamo esercizio e prepariamoci per quando potremo abbracciare le persone lontane. Viviamo nella sobrietà – anche se qualche specialità tipica del periodo potremo sempre concedercela – e offriamo al Signore che nasce i doni della nostra quotidianità: l’accoglienza, l’attenzione, l’ascolto. Il Figlio di Dio che nasce a Betlemme non ha bisogno della ricchezza dei potenti ma della veglia e dello stupore dei pastori. (Giovanni M. Capetta)

Istat: rumeni e cinesi scelgono spesso nomi italiani

21 Dicembre 2020 - Roma - Si chiamano prevalentemente Adam, Amir e Rayan ma anche Matteo, Leonardo, Mattia e Alessandro i bambini stranieri nati da genitori residenti nel nostro Paese. Lo si evince dal Report sulla natalità e fecondità della popolazione residente in Italia elaborato dall’Istat. Anche per le bambine straniere il primato spetta a Sofia, come per la totalità delle nate residenti, seguito da Sara, Emma e Amira. Rispetto alla graduatoria generale, in quella dei nomi dei nati stranieri la variabilità è maggiore: i primi trenta nomi maschili e femminili coprono circa il 14% del totale dei nomi dei nati stranieri. Le preferenze dei genitori stranieri si differenziano a seconda della cittadinanza. Considerando le quattro cittadinanze per maggior numero di nati da genitori entrambi stranieri, si nota come la tendenza a scegliere per i propri figli un nome diffuso nel paese ospitante sia più spiccata per le comunità rumena e cinese. Così è frequente che i bambini rumeni si chiamino Luca, Matteo o Leonardo, ma anche David e Gabriel; i nomi delle bambine rumene sono Sofia, Sofia Maria, Maria, Emma e Arianna. I bambini cinesi si chiamano prevalentemente Leonardo e Alessio, ma anche Kevin, William e Justin; i nomi delle bambine cinesi sono Emily, Sofia, Elisa, Gioia e Chloe. I bambini albanesi iscritti in anagrafe per nascita più frequentemente si chiamano Aron, Noel, Liam e Kevin, ma anche Enea; il nome più diffuso tra le bambine è Aurora, seguito da Amelia, Emma, Noemi e Emily. Un comportamento opposto si riscontra per i genitori del Marocco, che prediligono per i loro figli nomi legati alle tradizioni del loro paese d’origine: soprattutto Amir, Adam, Rayan, Youssef e Jad e per i bambini, Amira, Sara, Nour, Jannat, e Lina per le bambine.    

Istat: Si riduce il contributo alla natalità dei cittadini stranieri

21 Dicembre 2020 - Roma  - Dal 2012 al 2019 diminuiscono i nati con almeno un genitore straniero (quasi 15 mila in meno) che, con 92.360 unità, costituiscono il 22% del totale dei nati, oltre 4.200 in meno solo nell’ultimo anno. Lo evidenzia il Report su Natalità e fecondità della popolazione residente in Italia elaborat dall’Istat. I nati da genitori entrambi stranieri, scesi per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016 (69.379), sono 62.918 nel 2019 (15,0% sul totale dei nati), poco più di 2.500 nati in meno rispetto al 2018. Questo – spiega l’Istituto di Statistica italiano -  è anche l’effetto delle dinamiche migratorie nell’ultimo decennio. “Le grandi regolarizzazioni del 2002 hanno dato origine, negli anni 2003-2004, alla concessione di circa 650 mila permessi di soggiorno, in gran parte tradotti in un ‘boom’ di iscrizioni in anagrafe dall’estero (oltre 1 milione 100 mila in tutto), che ha fatto raddoppiare il saldo migratorio rispetto al biennio precedente. Le boomers, che hanno fatto il loro ingresso o sono ‘emerse’ in seguito alle regolarizzazioni – si legge nel Report -  hanno realizzato nei dieci anni successivi buona parte dei loro progetti riproduttivi nel nostro Paese, contribuendo in modo importante all’aumento delle nascite e della fecondità di periodo”. Ma le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i “vuoti” di popolazione femminile ravvisabili nella struttura per età delle donne italiane, stanno a loro volta “invecchiando”. La dinamica migratoria “si è attenuata con la crisi degli ultimi anni, pur restando positiva come avviene ormai da oltre venti anni”. In Italia, inoltre, sono sempre più rappresentate le comunità straniere caratterizzate da un progetto migratorio in cui le donne lavorano e mostrano minori livelli di fecondità. È il caso delle donne ucraine, moldave, filippine, peruviane ed ecuadoriane, che hanno alti tassi di occupazione, prevalentemente nei servizi alle famiglie. Anche per queste ragioni il contributo delle cittadine straniere alla natalità della popolazione residente “si va lentamente riducendo” sottolinea l’Istat: “si osservano due tendenze divergenti tra i nati in coppia mista e quelli con entrambi i genitori stranieri. I primi, passati da 23.970 del 2008 a 29.442 del 2019, presentano un andamento oscillante a partire dal 2010. I nati da genitori entrambi stranieri, dopo un incremento sostenuto fino al 2012, sono invece diminuiti di 16.976 unità nell’arco dei 7 anni. Il crescente grado di “maturità” dell’immigrazione nel nostro Paese, testimoniato anche dal notevole aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, rende però sempre più complesso misurare i comportamenti familiari dei cittadini di origine straniera. Si riscontra, infatti, un numero rilevante di acquisizioni di cittadinanza proprio da parte di quelle collettività che contribuiscono in modo più cospicuo alla natalità della popolazione residente”. Lo scorso anno hanno acquisito la cittadinanza italiana 127.001 stranieri, il 12,9% in più rispetto all'anno precedente. Le donne sono 66.890, il 52,7% del totale, e, di queste, il 62,2% ha un’età compresa tra 15 e 49 anni. Le donne albanesi divenute italiane nel 2019 sono oltre 13 mila, quasi il 20% del totale; quelle marocchine circa 8.300 (12,5%) e quelle di origine rumena poco meno di 6 mila (8,9%). Nel complesso, queste collettività rappresentano oltre il 40% del totale delle acquisizioni di cittadinanza da parte di donne straniere nel 2019, con quote in età feconda rispettivamente pari a 62,4%, 55,8% e 65,8%.  Al Nord più di un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri. Al primo posto tra i nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (12.215 nati nel 2019), seguiti da marocchini (8.687), albanesi (6.684) e cinesi (3.121). Queste quattro comunità rappresentano quasi la metà del totale dei nati stranieri (49,3%). L’incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri sul totale dei nati è notoriamente molto più elevata nelle regioni del Nord (21,2% nel Nord-est e 21,1% nel Nord-ovest) dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17,4%); nel Mezzogiorno l’incidenza è molto inferiore rispetto al resto d’Italia (6,1% al Sud e 5,3% nelle Isole). Nel 2019 è di cittadinanza straniera un nato su quattro in Emilia-Romagna (25%), il 22% dei nati in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo (10%). “L’impatto dei comportamenti procreativi dei cittadini stranieri – sottolia l’Istat - è più evidente se si estende l’analisi al complesso dei nati con almeno un genitore straniero, ottenuti sommando ai nati stranieri le nascite di bambini italiani nell’ambito di coppie miste. La geografia è analoga a quella delle nascite da genitori entrambi stranieri ma con intensità più elevate: in media nel 2019 ha almeno un genitore straniero oltre il 30% dei nati al Nord e il 25,5% al Centro; al Sud e nelle Isole le percentuali scendono a 9,5% e 8,7%. Le regioni del Centro-nord in cui la percentuale di nati da almeno un genitore straniero è più elevata sono Emilia-Romagna (34,6%), Lombardia (31,3%), Liguria (29,7%), Veneto (29,9%) e Toscana (28,7%). Considerando la cittadinanza delle madri, al primo posto si confermano i nati da rumene (15.630 nati nel 2019), seguono quelli da marocchine (11.078) e albanesi (8.425); queste cittadinanze coprono il 41,7% delle nascite da madri straniere residenti in Italia.  

Migrantes Salerno-Campagna-Acerno: i migranti “trovino nei fratelli cristiani, nei paesi di arrivo, l’accoglienza evangelica”

21 Dicembre 2020 - Salerno – Il Natale “vogliamo viverlo con la scelta di ‘prossimità’, cioè la scelta di essere e farci prossimo a tutti coloro che incontriamo nella nostra quotidianità, in casa, in condominio, a lavoro, a scuola, in occasione della spesa, dell’impegno sociale. Vogliamo viverlo nella forte volontà ed auspicio che, sebbene la necessità sanitaria ci distanzi fisicamente, nessuno si senta solo, nessuno sia lasciato solo, nessuno sia lasciato senza uno sguardo di attenzione, di cura, di affetto che lo faccia sentire importante, che lo faccia rinascere nella Speranza confidando in Dio e nel fratello e nella sorella nessuno sia lasciato solo senza un sorriso ed una parola di Accoglienza, di Incontro, di Conforto, di Amicizia, nessuno sia lasciato solo senza una mano tesa di Saluto, di Sostegno, di Aiuto, di Fratellanza”. E’ quanto scrive in una lettera alle comunità migranti il direttore Migrantes della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Antonio Bonifacio, in vista del Natale. “Ci apprestiamo a vivere – scrive Bonifacio - il Santo Natale, la grande festa della nostra fede, la festa che celebra Dio che si fa Uomo e viene ad abitare in mezzo a noi. Vogliamo rivolgere la nostra preghiera a Dio per affidargli i tanti migranti che nel mondo saranno, in questo giorno, lontani dalla propria terra, dalla propria famiglia, dalla propria comunità parrocchiale, affinché trovino nei fratelli cristiani, nei paesi di arrivo, l’accoglienza evangelica”. Il direttore Migrantes invita a condividere la preghiera che Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli Tutti, invita a recitare, in “sintonia ed unità di cuori come fratelli e sorelle, uomini e donne di buona volontà, nel rivolgerci a Dio. Vogliamo recitarla in comunione fraterna in occasione del pranzo del Santo Natale”. ​  

Scomparso in Messico il “padre dei migranti”

21 Dicembre 2020 - Milano - Il Covid l'ha ucciso venerdì sera, Giornata Onu dedicata ai migranti. Una data evocativa. A quel popolo in fuga a cui Pedro Pantoja, sacerdote gesuita, aveva dedicato la vita. Fin da giovane quando, appena entrato nella Compagnia, accompagnava i braccianti messicani sfruttati nei vigneti della California. Fino all’ultimo, il religioso di 76 anni è rimasto ad assistere i profughi nel rifugio Belém di Saltillo, da lui fondato nel 2004, insieme al vescovo uscente, Raul Vera Lopez. Non solo un luogo dove i migranti ricevano cibo e alloggio: il centro ha più volte denunciato le violenze perpetrate sugli irregolari dal crimine organizzato e dai pezzi di istituzioni corrotte da quest’ultimo. Padre Pedro ha collezionato minacce di morte e premi internazionali per la sua difesa dei diritti umani. A entrambi non badava troppo: preferiva continuare il lavoro quotidiano di cura agli ultimi. Là l’ha colpito il virus il primo dicembre. Si è aggravato sabato scorso, quando è stato ricoverato in ospedale. La diocesi di Saltillo ha espresso forte dolore per la sua scomparsa. Al cordoglio si sono unite le principali organizzazioni per i diritti umani, inclusa l'Onu. Con padre Pantoja sono 129 i sacerdoti morti in Messico per la pandemia che ha stroncato anche quattro vescovi. (Lucia Capuzzi - Avvenire)  

Papa Francesco: “i governi aiutino i marittimi bloccati sulle navi”

21 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - "La pandemia di coronavirus ha causato un particolare disagio ai lavoratori marittimi. Molti di loro – si calcola circa 400.000 in tutto il mondo – sono bloccati sulle navi oltre i termini dei loro contratti e non possono tornare a casa". Lo ha detto Papa Francesco al termine dell'Angelus pronunciato ieri dalla finestra dello studio del Palazzo apostolico vaticano. "Chiedo alla Vergine Maria, Stella Maris, di confortare queste persone e tutti quelli che vivono situazioni di difficoltà, ed esorto i governi a fare il possibile perché possano ritornare tra i loro cari", ha aggiunto.  

Gli auguri di Natale della Mci di Romania

21 Dicembre 2020 - Bucarest - “Il Natale ci ricorda che dobbiamo accogliere Gesù nel nostro cuore. Dobbiamo avere i suoi affetti, i suoi sentimenti: amare quello che Egli ama e desidera. E Gesù è questo che vuole, renderci suoi: Dio si fece uomo, affinché l’uomo diventasse come Dio”. (San Luigi Orione) “Le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni -solitamente dimenticate- che non compaiono nei titoli dei giornale e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia…” (Papa Francesco) Carissimi tutti, “Dio si fece uomo, affinché l’uomo diventasse come Dio”. Quanto sono fortunato, quanto siamo fortunati! In fondo anche Gesù era circondato da “persone comuni”, ciascuno di noi è circondato da “persone comuni” che trasformano, come le persone descritte da Papa Francesco, quotidianamente i loro “affetti” e i loro “sentimenti” in gesti concreti di vera cura. Costoro ci dimostrano come sia possibile divenire padri, madri, fratelli, sorelle, figli di persone che, solo anagraficamente non appartengono alla loro famiglia ma, di fatto, sono tali in virtù proprio della natività di Gesù. Costoro ci spronano a riscoprire la nostra vera origine, la nostra natura, che è poi quella di essere figli di Dio, fratelli tra noi (Fratelli tutti) e quindi ci stimolano nel far sì che possiamo assomigliare sempre più e meglio, nel nostro modo di pensare e di agire, al modo di pensare e di agire del nostro Padre celeste. Ecco, credo che anche questo sia Natale! Grazie allora a tutti i San Giuseppe, a tutti i Buon Samaritani, a tutte le Marte e le Marie, ai Giuseppe d’Arimatea, alle Maddalene, ai Simone di Cirene, …, a tutte quelle persone “Comuni” di cui forse non conosceremo neppure mai il nome, ma che ci fanno capire che siamo figli di un Dio che non abbandona mai nessuno. Fa o Signore che possiamo essere anche noi tra costoro! Santo Natale e Fraterno Anno nuovo!