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Festa dei Popoli: ieri celebrazioni in tante diocesi italiane

7 Gennaio 2021 - Roma - Celebrazioni Eucaristiche e momenti all’insegna dell’essenzialità ieri in tante diocesi italiane per la Festa dei Popoli. Occasioni che annualmente – quest’anno in modo molto limitato a causa della pandemia - richiamano non solo gli stranieri presenti ma anche molti fedeli italiani. Anche ieri da Nord a Sud ci si è ritrovati per pregare insieme. In questi giorni su www.migransonline.it abbiamo dato alcuni appuntamenti. In questo pezzo oggi raccontiamo qualche celebrazione come a Vicenza dove il vescovo, mons. Beniamino Pizziol, ha celebrato in Cattedrale evidenziando che si è trattato di «una celebrazione meno solenne ma non meno intensa, perché i nostri cuori sono uniti». Alla celebrazione, promossa dall’ufficio diocesano Migrantes, un centinaio di migranti residenti in città a causa della pandemia che hanno animato la liturgia con canti e preghiere nelle varie lingue con una particolare attenzione agli ammalati di Covid e agli operatori sanitari, alle famiglie, al Papa, ai giovani. «Voi – ha detto il presule - arricchite la Chiesa con la vostra presenza, la vostra cultura e le vostre tradizioni». Con il vescovo hanno celebrato p. Domenico Colossi, direttore dell’ufficio Migrantes e i cappellani che seguono le singole comunità cattoliche di nazionalità straniera, circa 15 di fede cattolica che risiedono nel territorio diocesano. «Voi fratelli immigrati portate il dono della vostra fede, che è cresciuta con voi e che ora si manifesta in questa città che vi accoglie, conservando la vostra fede con generosità ed evitando che i vari Erodi possano metterla in discussione o scalfirla», ha detto il card. Crescenzio Sepe, amministratore apostolico della diocesi di Napoli, nella celebrazione in cattedrale.  Alla celebrazione, organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes, diretto da don Pasquale Langella, erano presenti alcuni gruppi etnici che vivono a Napoli. Nella tradizione della festa della Befana, poi, ai figli degli immigrati, sono stati donati giocattoli offerti dal Movimento Cristiano Lavoratori e dall’Ordine di Malta. Festa dei Popoli anche nella cattedrale di Torino su iniziava dell’ufficio Migrantes diocesano diretto da Sergio Durando e che ha visto, pur con tutte le limitazioni dovute alle normative vigenti, la presenza di diverse comunità etniche. «La Chiesa ha sempre visto il pellegrinaggio dei Magi sotto il segno di quell’anelito di tutta l’umanità verso Cristo Signore perché ogni uomo è stato creato per Cristo e il desiderio più forte, che ha in sé stesso, è trovarlo e riconoscerlo come suo Creatore e Signore» ha detto l’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della liturgia. Il presule, che anche amministratore apostolico di Susa, ha celebrato anche qui una liturgia per le comunità migranti. A Rimini celebrazione con il vescovo, mons. Francesco Lambioasi in varie lingue mentre la festa è stata rinviata a domenica 26 settembre, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Alla celebrazione hanno partecipato sacerdoti stranieri che prestano servizio in diocesi per sottolineare «l’universalità del Vangelo e della Chiesa dove ognuno si deve sentire accolto, desiderato e amato», ha detto il direttore Migrantes, Cesare Giorgetti. Per mons. Lambiasi la festa dell’Epifania è «manifestazione di Cristo ai pagani, è la festa della fede, offerta a tutto il mondo». (Raffaele Iaria)      

Migranti: quando il ritorno può essere un’opportunità

7 Gennaio 2021 - Milano - Mentre i riflettori dei media restano invariabilmente puntati sui nuovi arrivi di migranti, poco si racconta dei molti che hanno deciso di tornare nel Paese di origine, complice la crisi occupazionale ed economica generata da mister Covid. Tra questi c’è anche chi riesce a farlo in maniera strutturata utilizzando il Progetto di ritorno volontario assistito, una misura prevista dal ministero dell’Interno con cui si offre l’opportunità di rientrare attraverso un progetto individuale che comprende il counseling, l’assistenza logistica e finanziaria per il viaggio e l’accompagnamento al reinserimento sociale ed economico in patria. «Non si deve leggere il ritorno a casa semplicemente come un fallimento dell’esperienza migratoria – spiega Elisabetta Tuccinardi, responsabile del progetto per il CIR, il Consiglio Italiano per i Rifugiati –. In molti casi è l’occasione per investire il capitale umano acquisito in Italia in termini di conoscenze e competenze, e diventa un passaggio intermedio che prelude a una ripartenza in termini umani e professionali». Possono candidarsi a usufruire del progetto i migranti irregolari, i titolari del diritto di soggiorno (tranne quelli che provengono da Stati per i quali non si richiede il visto d’ingresso in Italia), di protezione internazionale o di protezione temporanea e anche coloro che si sono visti rifiutare la richiesta di protezione o quanti sono in attesa di una risposta. Il percorso del ritorno volontario è complesso, molti sono i passaggi e le istituzioni che devono analizzare la pratica, e spesso le tempistiche non coincidono con le attese di chi si è candidato e che ha fretta di tornare. In questo periodo, in particolare, il blocco dei voli, lo slittamento di tante partenze, la necessità di garantire il tampone molecolare che dia risultato in 48 ore – il tempo richiesto dalle compagnie aeree per accettare il migrante a bordo – hanno fatto diventare tutto più complicato. Per ogni persona che viene autorizzata al rientro assistito è previsto uno stanziamento di 4.500 euro che comprende le spese di viaggio, quelle per il rilascio del lasciapassare da parte dello Stato di origine quando il migrante non è in possesso del passaporto (caso piuttosto frequente), una somma di 400 euro in contanti che viene consegnata il giorno della partenza e 2.000 euro come contributo per la fase di reintegrazione, erogati in beni e servizi e il costo del personale necessario per supportare l’intero processo in Italia e nel Paese d’origine. All’arrivo in patria il migrante viene seguito da un ente locale che lavora in partnership con quello operante in Italia e lo accompagna in un percorso che prevede inserimento abitativo, lavorativo e formazione professionale. Sono 450 le persone che attualmente stanno usufruendo del programma di rientro assistito del Cir. Nigeria, Bangladesh, Ghana, Pakistan e Senegal i principali Paesi di ritorno. Ahmed, che oggi ha 37 anni, ha lasciato il Pakistan nel 2009. Sognava un lavoro stabile e la possibilità di sostenere la famiglia, ma la realtà è stata molto diversa: ha fatto i conti con il degrado abitativo, ha dovuto accettare lavori irregolari e sottopagati, il tutto in una situazione di precarietà giuridica e con la nostalgia del suo Paese che continuava ad aumentare. Quando ha saputo dell’esistenza del Progetto di ritorno volontario si è candidato, e con l’assistenza del Cir è riuscito a tornare in Pakistan dove grazie al contributo per la reintegrazione ha comprato un trattore avviando un’attività come agricoltore. Kubra ha lasciato la Nigeria a 19 anni, faceva la parrucchiera e sognava l’Europa come tante sue coetanee, ma anche lei ha dovuto abbandonare il sogno e fare i conti con una realtà dura. Dopo tre anni di tentativi andati a vuoto ha deciso di tornare a casa e di riprendere il suo lavoro. Ha aderito al progetto di ritorno volontario del Cir e grazie all’aiuto di un ente partner locale ha aperto un laboratorio di parrucchiera dove lavorano con lei altre due donne. (Giorgio Paolucci – Avvenire)   ​    

Festa dei Popoli a Palermo: “chiamati a formare un solo corpo di Cristo e a vivere insieme con Dio”

6 Gennaio 2021 - Palermo - E’ stata, come da tradizione, una celebrazione multilingue quella che la Chiesa Cattedrale di Palermo ha ospitato oggi, solennità dell’Epifania del Signore: i rappresentanti delle comunità straniere cristiane di Palermo - ghanesi, filippini, nigeriani, tamil, cingalesi, mauriziani e polacchi – hanno infatti rinnovato la volontà di vivere in armonia nello stesso territorio accogliendo la pace nel corso della liturgia presieduta dal Vicario Generale della diocesi di Palermo,  monsignor  Giuseppe Oliveri, accompagnata da interventi in 14 lingue differenti e dai canti della corale multietnica coordinata da Padre Sergio Natoli dell’Ufficio Migrantes.  In apertura il messaggio di saluto letto da un cittadino del Ghana, Edmond Agyemang:  "Grazie ai voi palermitani per l’accoglienza che riservate a noi migranti nel vostro territorio, grazie anche alle diverse organizzazioni umanitarie per l’accoglienza riservata ai miei fratelli e alle mie sorelle che hanno attraversato il Mediterraneo e sono arrivati qui in Sicilia spinti dalla povertà e dalle guerre tribali presenti in diversi Paesi. Un pensiero va anche ai nostri fratelli e sorelle che sono accolti gratuitamente nella Missione Speranza e Carità di fratel Biagio Conte". Edmond Agyemang, nel ringraziare la Chiesa di Palermo per essere “casa e famiglia”, ha chiesto a nome della comunità cattolica ghanese che ogni domenica si ritrova nella Parrocchia di S. Nicola all’Albergheria la possibilità di poter avere un sacerdote ghanese residente per guidare la comunità che conta diverse centinaia di cristiani. "Nel giorno in cui facciamo memoria della visita dei Magi al Bambino deposto nella mangiatoia di Betlemme – ha sottolineato Mons. Giuseppe Oliveri – ricordiamo a noi stessi che tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro lingua e dalla loro provenienza, sono chiamati a formare un solo corpo di Cristo e a vivere insieme con Dio. I pastori che giungono per primi davanti alla mangiatoia sono venuti da lontano e sono espressione di culture diverse da quelle del popolo di Israele. E’ vero, tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù per formare lo stesso corpo ed essere partecipi della stessa promessa di salvezza". "Il 2020 è stato un anno molto difficile per la pandemia da covid-19 – dicono Mario Affronti e padre Sergio Natoli  entrambi dell’Ufficio Migrantes – ma nonostante tutto abbiamo celebrato il Santo Natale ed ora, all’inizio del nuovo anno, celebriamo l’Epifania. Nessuna difficoltà impedisce a Dio di farsi vicino a ciascuno di noi e di attirare a sé ogni persona. Interessarci ai migranti – aggiungono – significa interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra e siamo parte della medesima “famiglia umana”. La presenza dei migranti e dei rifugiati è un invito a "recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità senza contrapporre i migranti agli italiani. Non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che ci dobbiamo occupare ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. Anche attraverso i migranti il Signore ci invita a riscoprire e riappropriarci della nostra vita cristiana ed a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio. Ancora oggi migliaia di esseri umani sono costretti a fuggire dalla loro patria, dai Paesi asiatici, africani e dell’America latina a causa di piccole e grandi guerre, a causa delle discriminazioni economiche e degli effetti devastanti del clima. Nel 2019 è stato registrato un numero record di 79,5 milioni di rifugiati, pari all’1% della popolazione mondiale, 10 milioni in più rispetto all’anno precedente. Tutti come Gesù Cristo, costretti a fuggire per vivere una vita migliore".

Emigrazione: questa sera su Rai 1 il film “Mother Cabrini” sulla patrona dei migranti

6 Gennaio 2021 - Roma - Questa sera, 6 Gennaio, in seconda serata su Rai 1 è in programmazione il film “Mother Cabrini”, prodotto da Cristiana Video in collaborazione con EWTN, dedicato alla figura di santa Francesca Cabrini, interpretata dall’attrice Cristina Odasso. La figura di questa italiana straordinaria ha avuto un’attenzione particolare negli ultimi mesi per il suo legame con Codogno, prima zona rossa d’Italia, dove è ancora oggi conservata la reliquia del suo cuore. Il 12 ottobre scorso, il Governatore Cuomo di New York ha inaugurato una statua a lei dedicata, posta a Battery Park, di fronte la Statua della Libertà. Il film ha ricevuto il patrocinio del Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione e di Migrantes. E’ stato premiato nel 2019 ai Gabriel Awards, prestigioso riconoscimento dell’American Catholic Press di Stati Uniti e Canada. E’ stato proiettato alla Camera dei Deputati il 24 settembre 2019 per commemorare la Giornata Mondiale del Migrante, con gli interventi del Presidente della Camera Fico e di Mons. Fisichella. Prima santa americana, Francesca Saverio Cabrini fondò nel 1880 a Codogno la prima congregazione femminile missionaria non dipendente da istituti maschili. Il film narra i difficili inizi della sua missione con gli immigrati italiani a New York, in particolare a Little Italy, dove approdò con sei suore dopo un lungo viaggio in nave. Il carattere intraprendente e la fede incrollabile nel Sacro Cuore di Gesù, anche di fronte alle prove più dure, la aiutarono a rendere concreta ed efficace la sua missione, tra cui la fondazione del Columbus Hospital. Furono ben 67 le Istituzioni che fondò in tutto il mondo a favore degli immigrati italiani e dei più bisognosi in generale. E’ stata proclamata Patrona dei Migranti.

Rosario per l’Italia: stasera da Pietrelcina con mons. Accrocca

6 Gennaio 2021 - Pietrelcina - Sarà la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, a Pietrelcina - oggi Santuario diocesano dedicato a Padre Pio - ad ospitare il primo appuntamento del nuovo anno per “Prega con noi”. Questa sera dall'altare dove il frate cappuccino ha celebrato la sua prima messa il 14 agosto 1910, Tv2000 e InBlu Radio trasmetteranno, alle 21, la recita del Rosario che verrà diffuso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), da InBlu Radio e su Facebook. La preghiera sarà guidata da mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento. (R.Iaria)

Epifania missionaria in emigrazione

6 Gennaio 2021 -

Loreto - “Ma, allora, i Re magi siamo noi!” esclama orgoglioso un emigrato italiano, appena terminata la Messa nella parrocchia italiana di Londra. Si illumina, come per una rivelazione improvvisa. Traduce, così, l’omelia di oggi, festa dell’Epifania, in termini quotidiani, spiccioli. Con personaggi nostrani.

Avevo spiegato poco prima, per filo e per segno, la dinamica dei Re magi. Venire da molto lontano. Trovarsi perduto. Condividere ciò che si ha di più caro, di tipico e di prezioso. Mettersi in ginocchio nella terra raggiunta. Ammirare la vita in qualcosa di povero e di essenziale. Infine, essere un re nel proprio Paese, ma, strada facendo, diventare un nomade qualsiasi.

Sì, è vero, - mi dico, - i nostri emigranti italiani all’estero sono dei Re magi in carne ed ossa per questa terra straniera. Travestiti, tuttavia, da pastori. Quante umiliazioni! Vita difficile e tormentata agli inizi, come ricordava ancora l’altro giorno Antonio: “Sono cinquant’anni che sto qui, ma i primi tempi erano veramente duri, tutt’altra cosa rispetto ad adesso...” Deve essere stato arduo vivere qui, visto che tuttora non è proprio facile campare in terra inglese per i tantissimi giovani italiani che vi capitano. E in giro per il mondo i nostri erano chiamati in tanti modi, ma sempre con lo stesso disprezzo: ritals, macaroni, cìncali, dongo, negri, mafiosi...

“È stata la nostra guerra di resistenza!” commenta Umberto, sulla settantina, ormai con mezzo sorriso da vecchio combattente. “Quando incontri un uomo lo giudichi dai vestiti, quando te ne separi lo giudichi dal cuore!” recita qui un antico proverbio. All’addio ad ogni emigrante, infatti, sono tanti i volti inglesi che compaiono d’incanto in chiesa. E i nostri a volte li senti ripetere: «Abbiamo dato quanto di migliore avevamo a questa terra! Non ci resta più niente, neanche un po’ di salute!». Sono la giovinezza, i figli, le energie migliori, una grande laboriosità, delle belle qualità morali... Ecco i tesori aperti e condivisi con un popolo sconosciuto. Il Paese qui è cresciuto con loro e attraverso di loro.

Resta, in fondo, per i nostrani Re magi solo la gioia di veder contenti i figli e i nipoti, acclimatati ormai alla nuova terra. E poi questa invidiabile vita fraterna con un’altra gente, un altro popolo. Sì, questa apertura di mente e di cuore, questa interculturalità è un vero dono di Dio.

 “Per me, invece, che vado spesso all’estero, i Re magi sono semmai gli altri...”, interviene Paola, soffiando vento contrario. È una giovane dottoressa che viene spesso in Inghilterra per stage o per congressi. La ascolto, per capire meglio. “Nel mio campo, per esempio, non si condivide nulla. Ognuno tiene per sé le cose, il proprio sapere, come un tesoro geloso”. E porta un esempio: in un recente congresso all’estero ha imparato in soli tre giorni moltissime cose nuove, mentre in un altro a Genova tre specialisti giravano attorno agli argomenti quasi non volessero rivelare nulla. “Se chiedi qualcosa a qualche studioso all’estero - ti precisa meglio - ti dà spiegazioni con calma, ti trasmette sapere. Da noi, prima ti guardano come per umiliarti, poi cercano di dare qualche risposta generica”.

E allora, tranquilla, aggiunge: “Qui, è vero, sono freddi, ma in caso di bisogno sono presenti e concreti. Un responsabile che trovavo freddo e distante in un momento di difficoltà si è offerto lui stesso di prestarmi la carta di credito, cosa impensabile con i miei colleghi italiani! Qui trovo che la gente è più concreta, pratica, ti aiuta sul serio; la nostra invece è calorosa, ma poi...”

Mi sorprendo, allora, nell’accostare le due realtà trovandovi come una strana legge del contrappasso. La vecchia lezione dei nostri emigranti che si spezzavano la schiena per gli altri. I nostri connazionali in patria, che in un individualismo sorprendente, conservano gelosamente i propri tesori, incapaci di condividere. Chissà, sarà forse una nuova regola d’oro: quella di curare ognuno il proprio interesse, di chiudersi nel particolarismo, di perdere di vista il bene comune.

Così mi viene da pensare, mentre guardo uscire dalla nostra chiesa questi italiani, vecchi combattenti, ormai dal passo inglese. Hanno capito, in fondo, di non appartenere - come i Re magi in cammino - a nessuna terra. Né a quella di origine, né a quella di arrivo. E in quest’ora avanzata della vita sentono che la terra promessa, da sempre cercata, è ben lontana e tuttavia prossima... Dove ci si sentirà dire, finalmente, come a dei veri Re magi alla grotta: “Welcome!” La parola più rara e più dolce per uno straniero. (p. Renato Zilio)

Migrantes Asti: ieri la Giornata dei Popoli con mons. Prastaro

6 Gennaio 2021 -

Asti - Nella solennità dell’Epifania la chiesa diocesana di Asti ha festeggiato ieri la Giornata dei Popoli all’interno di una Celebrazione Eucaristica promossa dalla Pastorale Giovanile e dall’Ufficio Migrantes. E stato il primo incontro dell’anno per tutti i giovani della diocesi con un’apertura universale in occasione di una giornata dedicata alla fratellanza di tutti i popoli. L’appuntamento ieri pomeriggio in Cattedrale dove  il vescovo, mons. Marco Prastaro - vescovo delegato per la Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Vale d'Aosta - ha celebrato una messa animata dai giovani e delle comunità etniche del territorio per un momento di profonda fraternità attorno alla mensa dell’unico Padre.

Don Rodrigo e Daniela Iavarone, responsabili della Pastorale Giovanile e di Migrantes, sottolineano come “sia importante che le comunità continuino a invitare i giovani all’unico incontro che è possibile in presenza: la Celebrazione Eucaristica, il cuore della nostra vita cristiana”. “Un incontro ancora possibile in presenza è la partecipazione alla Messa. Sarebbe un bel segnale per i giovani – aggiungono – quello di darsi appuntamento in Cattedrale per vivere, in comunione con il Vescovo, insieme, distanti ma vicini, questo momento di intensa spiritualità aperto a tutti popoli”.

Migrantes Napoli: oggi Festa dei Popoli con card. Sepe

6 Gennaio 2021 - Napoli  Questa mattina il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, in Cattedrale, presiederà la solenne Celebrazione Eucaristica nella ricorrenza della Festa dell'Epifania che è anche Festa dei Popoli. Alla celebrazione, organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes, diretto da don Pasquale Langella, interverranno alcuni gruppi etnici che vivono a Napoli.

Nella tradizione della festa della Befana, poi, ai figli degli immigrati, verranno donati giocattoli offerti dal Movimento Cristiano Lavoratori e dall’Ordine di Malta.

 

Vangelo Migrante: Solennità dell’ Epifania del Signore

5 Gennaio 2021 - Il Vangelo racconta la ricerca di Dio come un viaggio, al ritmo di una carovana, al passo di una piccola comunità: si cammina insieme, non solo attenti alle stelle ma anche attenti l’uno all’altro. Fissando il cielo e insieme gli occhi di chi cammina a fianco, rallentando il passo sulla misura dell’altro, di chi fa più fatica. Come quello dei Magi, il cammino di ogni comunità può essere pieno di errori: perdono la stella, trovano la grande città anziché il piccolo villaggio; chiedono del bambino a un assassino di bambini; cercano una reggia e troveranno una povera casa. Ma hanno l’infinita pazienza di ricominciare. Il dramma non è cadere ma arrendersi alle cadute. Allo stesso modo, una stella che sorge non indica soluzioni immediate ai problemi della vita ma intende suscitare nuovi inizi e nuovi cammini, anche nella notte più nera, dopo un fallimento o un pericolo. Ed ecco: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono doni. Il dono più prezioso che i Magi portano non è l'oro, l’incenso o la mirra ma è il loro stesso viaggio che permette di cercare e arrivare ad una luce che c’è. “Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra”, ripeteremo nel Salmo responsoriale. I Magi, e i nuovi popoli con loro, non sono già formati, indottrinati, perfetti ma sono popoli, comunità, persone in cammino che cercano e portano al Figlio di Dio la vita nel suo ‘migrare’. Il ‘tutto’ degli uomini è preceduto dal ‘tutto’ di Dio: la venuta di Dio è per tutti, la culla di Betlemme è per tutti, la mensa eucaristica è per tutti. Quel che conta non è arrivare prima ma arrivare tutti. I Magi sono la nostra possibile risposta al Natale del Signore!  

p. Gaetano Saracino

Migrantes Palermo: domani Festa dei Popoli con mons. Lorefice

5 Gennaio 2021 - Palermo – Saranno 14 le lingue che verranno usate per la celebrazione dell’Epifania che l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, presiederà in Cattedrale. Il 2020 è stato un anno molto difficile per la pandemia dovuta al covid-19, ma nonostante tutto abbiamo celebrato il Santo Natale ed ora, all’inizio del nuovo anno celebriamo l’Epifania, sottolinea l’Ufficio Migrantes di Palermo: “nessuna difficoltà impedisce a Dio di farsi vicino a ciascuno di noi e di attirare a sé ogni persona”. Dai dati ufficiali gli stranieri residenti a Palermo, al 31 dicembre 2019 erano 25.075 pari al 3,8% della popolazione residente. Circa un terzo sono cristiani: Cattolici, ortodossi e di diverse denominazioni evangeliche e protestanti. Ancora oggi migliaia di esseri umani sono costretti a fuggire dalla loro patria, dai Paesi asiatici, africani e dell’America latina a causa di piccole e grandi guerre, a causa delle discriminazioni economiche e degli effetti devastanti del clima. Nel 2019 è stato registrato un numero record di 79,5 milioni di rifugiati, pari all’1% della popolazione mondiale, 10 milioni in più rispetto all’anno precedente. Tutti come Gesù Cristo, costretti a fuggire per vivere una vita migliore, sottolinea Migrantes Palermo: “interessarci dei migranti è interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra e siamo parte della medesima “famiglia umana”. La presenza dei migranti e dei rifugiati è “un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità senza contrapporre i migranti agli italiani. Non è in gioco solo la causa dei migranti; non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. Anche attraverso i migranti il Signore ci invita a riscoprire e riappropriarci della nostra vita cristiana ed a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio. E’ quanto avviene nel cammino delle comunità cristiane: ghanesi, filippini, nigeriani, tamil, cingalesi, mauriziani, polacchi, etc. che in questo contesto sociale difficilissimo sono testimoni dei valori evangelici”. Il 6 gennaio 2020 dalle ore 10,00 nella Cattedrale di Palermo, tutti i popoli sono invitati a manifestare la volontà di voler vivere in armonia nel medesimo territorio, accogliendo la Pace portata da Gesù. Alle ore 11,00 la celebrazione presieduta da mons. Corrado Lorefice, che “ancora una volta presenterà Gesù come il Dio-con-noi, come Colui che è sorgente di pace”.  

Migrantes Torino: domani la festa dei Popoli con mons. Nosiglia

5 Gennaio 2021 -
Torino – Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e Susa  presidierà la Santa Messa dell’Epifania del Signore e della Festa dei Popoli nel duomo del città domani, mercoledì 6 gennaio alle10.30.
Per esigenze di sicurezza potranno entrare in chiesa al massimo 200 persone, pertanto la celebrazione sarà limitata ai rappresentanti delegati dalle diverse comunità etniche, spiega una nota della Migrantes di Torino.

Migrantes Vicenza: domani la Festa dei Popoli

5 Gennaio 2021 - Vicenza – Domani, Solennità dell'Epifania, alle ore 10.30 nella Cattedrale di Vicenza, nella Cattedrale di Vicenza. il vescovo, mons. Beniamino Pizziol, presiederà la Santa Messa Solenne con una rappresentanza di fedeli cattolici immigrati da altri paesi, quale segno di accoglienza e integrazione. La celebrazione sarà trasmessa in diretta da Radio Oreb, sul Canale Youtube della diocesi di Vicenza e da Tele Chiara. Pur con le limitazioni imposte dal Covid, le famiglie di cittadini italiani e quelle dei cittadini immigrati “saremo uno nel manifestare la fede comune durante questa S. Messa presieduta dal nostro Vescovo Beniamino, in un momento molto significativo di incontro e di comunione, convinti che occorre rendere ‘epifanica’ la nostra fede e il nostro impegno concreto per l’accoglienza cristiana in sintonia con l’insegnamento e i continui appelli di Papa Francesco articolati nel suo ultimo messaggio attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, spiga l’Ufficio Migrantes diocesano che ha promosso l’iniziativa. Alla messa parteciperà una piccola rappresentanza dei migranti cattolici residenti nel territorio della diocesi, che animeranno la celebrazione con canti e preghiere e presenteranno doni propri dei diversi Paesi di origine. A Vicenza sono 16 i Centri pastorali per migranti di fede cattolica Nella diocesi di Vicenza, ricorda una nota, sono 16 i Centri pastorali per migranti di fede cattolica: 7 a Vicenza (per filippini, ghanesi, nigeriani, romeni, srilankesi, latinoamericani e ucraini), 3 a Bassano del Grappa (per filippini, ghanesi, nigeriani, latinoamericani e ucraini), 2 a Schio (per ghanesi, nigeriani e romeni) e poi uno ad Arzignano (per ghanesi), uno a Creazzo (per africani francofoni), uno a Chiampo (per ucraini) e uno a Valdagno (per ucraini).

Operazione Colomba, “sale il livello di intolleranza” contro i rifugiati siriani in Libano

5 Gennaio 2021 - Roma - La notizia dell’incendio, il 27 dicembre scorso, del grande campo profughi siriani, composto da 100 tende situato in località Al Minyeh, in Libano, “fa riflettere su quanto il livello di intolleranza stia salendo notevolmente” nel Paese dei Cedri. Ad affermarlo sono i volontari dell’Operazione Colomba, corpo di pace non violento dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII, che hanno raccolto informazioni e denunciato il tutto in un comunicato diffuso ieri. Il campo in questione, si legge, “non è solo uno dei tanti insediamenti informali costruiti dai profughi che hanno superato il confine a causa della guerra, ma esisteva già molto prima del 2011 ed era abitato da lavoratori stagionali siriani che già da diversi anni lo abitavano nei periodi di lavoro. Dopo l’inizio della guerra, questi vi hanno portato anche le loro famiglie e vi si sono trasferiti in pianta stabile. Inoltre, a differenza di altri posti del Libano particolarmente ostili, la zona di Al Minyeh non è quasi mai stata teatro di episodi di violenze contro i siriani di tale portata, pur essendosi verificati episodi minori”. I volontari di Operazione Colomba, dopo aver ricostruito i fatti che hanno portato all’incendio appiccato da un gruppo di cittadini libanesi, analizzano le conseguenze del gesto spiegando che “c’è anche chi tra i libanesi risponde alle barbarie con la solidarietà, come i tanti cittadini che subito dopo l’incendio hanno messo a disposizione le loro case e le merci dei loro negozi per chi aveva perso tutto per la seconda volta”. Ma i media locali “riportano interviste a cittadini libanesi del posto, che invece lamentano il fatto di essere poveri come i siriani che stanno ricevendo aiuto, ma di non ricevere niente per loro”. Da qui, denuncia Operazione Colomba, “il clima esplosivo di razzismo e di gravi intolleranze reciproche tra le due comunità, dovuti alle ingiustizie subite dai siriani e dalle condizioni di povertà e crisi economica in cui versano tutti, libanesi e siriani”. I volontari parlano di “guerra fra poveri che è ormai in atto da tempo in Libano. Questo incendio, infatti, è avvenuto a poco più di un mese dagli episodi di razzismo che si sono verificati a Bsharre. A perdere sono sempre gli ultimi mentre a vincere è sempre il sistema di uno Stato che non può e non vuole proteggere né i suoi cittadini, né chi sul suo suolo cerca solo riparo ed un minimo di sicurezza. Stato che non muove un dito per spegnere il fuoco dell’odio, ma che ci soffia sopra per alimentarlo, ricorrendo alla retorica razzista contro i siriani, capro espiatorio di ogni male, come unica risposta al malcontento della marea di cittadini libanesi indigenti e recentemente ancora più impoveriti”. L’appello di Operazione Colomba è che alla situazione dei siriani e del Libano in generale “venga prestata attenzione sempre, perché anche se gli episodi così eclatanti di violenza non succedono tutti i giorni, violazioni meno grandi ma comunque gravi avvengono invece in maniera sistematica e le autorità del Paese continuano a spingere i profughi a tornare in patria, pur sapendo benissimo che ciò non è possibile in condizioni di dignità e sicurezza. Sappiamo con certezza che per chi torna in Siria non c’è altro destino se non torture, arruolamenti forzati e ancora fame e povertà”.  

Migrazioni e respingimenti nel Mediterraneo: mons. Lorefice si augura che il nuovo anno “ci porti a un vero cambiamento delle politiche europee”.

4 Gennaio 2021 -  Palermo - “C'interessa di portare un destino eterno nel tempo, di sentirci responsabili di tutto e di tutti, di avviarci, sia pure attraverso lunghi erramenti, verso l'Amore, che diffonde un sorriso di poesia su ogni creatura e che ci fa pensosi davanti a una culla e in attesa davanti a una bara”, scriveva don Primo Mazzolari. A questo monito, a questa necessità di “sentirsi responsabili di tutto e di tutti”, l’arcivescovo di Palermo,  mons. Corrado Lorefice, fa riferimento con un nuovo durissimo appello dopo le notizie delle ultime tragedie del Mediterraneo, gravemente sottovalutate anche dalla stampa nazionale. «Il mio appello è perché questo 2021 si apra nel segno di una nuova, reale riflessione che conduca presto a un cambiamento nella condivisione delle regole europee», dice il presule che ricorda che «appena un mese fa  piangevamo insieme la morte del piccolo Joseph, rimasto nel cuore di tutti, in uno dei tanti drammatici naufragi a cui abbiamo assistito nell’anno appena trascorso. Oggi abbiamo la conferma che i 4 bambini i cui cadaveri sono stati ritrovati il 18 dicembre scorso sulle coste libiche, nel silenzio generale, sono morti annegati durante un respingimento, uno dei tanti ‘push-back’ operati dalla cosiddetta guardia costiera libica. Gli ultimi report sui fatti avvenuti nel Mediterraneo centrale tra le fine di dicembre e i primi giorni di gennaio fanno stringere il cuore a chiunque avverta ancora il senso della propria umanità: siamo chiamati a reagire da esseri umani e da cristiani». Secondo gli ultimi report delle organizzazioni umanitarie, infatti, a fronte dei 34.476 migranti giunti sulle coste italiane attraverso il Mediterraneo centrale, in assenza di canali sicuri e legali di accesso in Europa, sarebbero 11.891 i migranti intercettati e riportati in Libia nel 2020 (9.225 nel 2019), mentre 323 corpi sono stati restituiti dal mare e 417 vite risultano tuttora scomparse nel nulla. E va ricordato che tra il 1 e il 3 gennaio 2021 la Open Arms ha già dovuto soccorrere 266 persone, mentre già i primi 79 migranti sono stati intercettati e rimpatriati in Libia. «Non ci stancheremo mai di ripetere – ribadisce mons. Lorefice – che i respingimenti costituiscono una grave violazione del principio di ‘non refoulement’ sancito dalla Convenzione di Ginevra, violano i diritti umani internazionali, calpestano il Vangelo, tradiscono la fraternità universale. E oltre a causare il ritorno di tante persone nei lager libici, portano ad esiti come l'annegamento di questi 4 bambini. È assordante il silenzio e spaventosa l'indifferenza che sta avvolgendo queste notizie. Non possiamo non indignarci anche come cristiani: “La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte provenga. La sua via non è la neutralità, ma la profezia”, come diceva il card. Giacomo Lercaro. La Carta costituzionale e il Vangelo «ci chiedono di alzare la voce e di coinvolgere i cittadini italiani perché il nostro Paese attraverso quanti lo governano prenda le distanze da questa barbarie che massacra corpi, vite, volti umani, attese, drammi, speranze, e si adoperi anche a livello europeo per una soluzione umanamente sostenibile. Mentre viviamo direttamente il dramma della pandemia che sta colpendo il mondo intero, vicini alle nostre famiglie private degli affetti più cari e travolti dalle conseguenze economiche e sociali che porta con sé questo tremendo virus, sempre fiduciosi nella responsabilità di tutti per la salvaguardia del bene prezioso della salute e della vita, ci viene richiesta la stessa responsabilità per il dramma che continua a consumarsi nel Mediterraneo e che non può lasciarci indifferenti.  Bisogna fare di tutto – conclude mons. Lorefice – per recuperare quanti continuano a salire su barconi della morte: è una responsabilità prossima che riguarda l'intera Europa, chiamata a mettersi in gioco a livello internazionale e a trovare  risposte  e soluzioni  efficaci al fenomeno migratorio». La Fondazione Migrantes esprime gratitudine all'arcivescovo di Palermo per questa  riflessione l'invito a reagire e ad essere umani e cristiani.  

Madonnari: conclusa la V edizione del Concorso “Città di Taurianova”

4 Gennaio 2021 -
Turianova - Si è conclusa con la proclamazione dei vincitori la V edizione del “Concorso Internazionale Madonnari - Città di Taurianova”. Un’edizione speciale e online che però non ha rinunciato alla riflessione con il tema “Fratelli tutti… nessuno si salva da solo”, allo scambio interculturale e all’invasione di bellezza e arte che ha sempre caratterizzato la manifestazione unica nel suo genere in tutta la Calabria, inserita tra i maggiori eventi culturali e artistici dell’intera regione. Il “Concorso Internazionale Madonnari - Città di Taurianova” nella sua formula online ha ottenuto migliaia e migliaia di interazioni e visite da ogni parte del mondo, sia attraverso i social collegati al Concorso e sia attraverso il nuovo sito dedicato (www.madonnaritaurinova.it). Tanti anche i messaggi di riconoscimento e sostegno delle istituzioni, di artisti di tutto il mondo e molto significativo il plauso di Carlo Bottani, Sindaco di Curtatatone, dove dal 1973 l’arte effimera degli artisti di strada è protagonista del Concorso Internazionale dei Madonnari più antico d’Italia, che a nome di tutta l’Amministrazione scrive:  «Condividiamo anche per questo la bellissima iniziativa e ci sentiamo uniti da un “ponte di Amicizia” con la Vostra Associazione e con gli Artisti internazionali che parteciperanno all’evento». Tra i migliori artisti del gessetto provenienti da ogni parte del mondo è riuscito a prevalere, convincendo tutta la giuria tecnica, il trentenne messicano José Luis Rodrigues Aleman vincitore assoluto del Concorso con l’opera “Somos la cura”, che ha raccontato così: «L’opera rappresenta l’umanità, che ha nella propria volontà il prendersi cura con amore del prossimo e dei suoi cari. È una rappresentazione dell’amore che cerca di raggiungere l’insegnamento di Gesù: “Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici”. Noi dunque “Somos la cura” (“Siamo la cura”), non solo della pandemia ma di tutti i problemi che abbiamo come società. L’opera si ispira ad immagini della rete, tra cui gli artisti Norman Rockwell, El País e medici che combattono per il Covid, oltre a persone care come mia moglie e mia figlia». Sul secondo gradino del podio sempre dal Messico un ex aequo con Salvador Hernandez Briones e Ivan Israel Garcia Gelindo mentre la milanese Luna Urzì si è aggiudicata il terzo posto.
Il “Concorso Internazionale Madonnari - Città di Taurianova” dopo una selezione dei bozzetti, ha seguito gli artisti Madonnari più creativi all’opera dai loro paesi d’origine, da dove hanno realizzato le opere inedite in Concorso, inviando filmati e foto in ogni fase della realizzazione e permettendo dunque ai visitatori online di ammirare lo spettacolo straordinario dei madonnari capaci di trasmettere con semplici gessetti le loro emozioni.
Il pubblico ha avuto inoltre la possibilità di votare il bozzetto più bello ed in tantissimi hanno espresso la loro preferenza (4.368 i voti validi arrivati da tutto il mondo) premiando il bozzetto del messicano José Luis Rodrigues Aleman che ha ottenuto 831 preferenze unendo per la prima volta nella storia del Concorso pubblico e giuria e portando in Messico il bottino di premi, mentre Walter Scotti di Bergamo, con 785 preferenze si è aggiudicato il secondo posto del Premio Social ed il kit dei Madonnari con gessetti professionali.
Il vescovo della diocesi di Oppido M. - Palmi, mons. Francesco Milito, ha espresso la sua vicinanza visitando online le opere e - come ogni anno - si è soffermato per ammirare ingegno e fede di ogni opera. «Ben volentieri confermo il Patrocinio con l’auspicio che l’evento continui migliorando per l’alto significato e messaggio che contiene. Registro, infatti, - ha continuato  - con vera soddisfazione, che la manifestazione si è ben radicata nella realtà taurianovese, come appuntamento atteso, apprezzato, necessario elemento oltremodo utile per la Città».  

Bosnia-Erzegovina: 1.700 persone senza cibo né rifugi

4 Gennaio 2021 - Bruxelles - Più di 1.700 rifugiati e migranti sono senza rifugio e sostegni adeguati in Bosnia-Erzegovina, nella regione di Una Sana. Ed è guardando a questa emergenza umanitaria – di cui stanno parlando i media europei – che la Commissione europea ha annunciato uno stanziamento di 3,5 milioni di euro di aiuti. “La situazione è inaccettabile”, ha dichiarato l’Alto rappresentante Josep Borrell, sollecitando le autorità locali a “mettere a disposizione strutture esistenti fornendo una soluzione temporanea fino a quando non sarà ricostruito il campo di Lipa”, recentemente distrutto da un incendio. I fondi Ue serviranno per dare alle persone in difficoltà “l’accesso a beni di prima necessità” (cibo, coperte, vestiti pesanti), ma servono urgentemente soluzioni a lungo termine, secondo Borrell. In questi giorni ci sono centinaia di persone, compresi i bambini, che dormono all’aperto e al freddo. Secondo il commissario per la gestione delle crisi Janez Lenarčič è un “disastro umanitario” che si sarebbe potuto evitare se il Paese “avesse implementato una gestione della migrazione adeguata, come richiesto dall’Ue da molti anni”. Questo finanziamento servirà anche per assicurare assistenza sanitaria, per limitare la diffusione del coronavirus e supporto psicosociale. Si aggiunge ai 4,5 milioni di euro stanziati nell’aprile 2020, portando l’assistenza umanitaria dell’Ue per i rifugiati e i migranti in Bosnia-Erzegovina a 13,8 milioni di euro dal 2018. (SIR)  

Caritas: “rischio catastrofe umanitaria in Bosnia-Erzegovina”

4 Gennaio 2021 -

Roma - La situazione già precaria dei migranti in Bosnia-Erzegovina rischia di aggravarsi ulteriormente sia per il peggioramento delle condizioni meteo, sia per i continui trasferimenti da un campo profughi all’altro, in strutture dove mancano le condizioni minime per una sopravvivenza dignitosa. “L’esito è una probabile catastrofe umanitaria che può condurre anche a violenze e gravi tensioni sociali”. Lo denuncia oggi Caritas italiana. Intanto in Bosnia è appena cominciata la ricostruzione del campo di accoglienza di Lipa, andato quasi completamente distrutto qualche giorno fa. L’esercito sta montando le prime tende. “Lipa è però un luogo assolutamente inadatto all’accoglienza, soprattutto in questo periodo invernale – ricorda Caritas –. Era infatti stato chiuso la settimana scorsa perché altamente pericoloso per la vita delle persone che ospitava: è sprovvisto di elettricità, acqua potabile e riscaldamento, in una zona dove le temperature scendono sotto zero. Subito dopo la sua chiusura, un incendio aveva distrutto le poche tende rimaste nel campo”. Le 1.200 persone ospitate al momento della chiusura – prosegue Caritas – erano finite per strada senza una sistemazione alternativa. I tentativi di riaprire l’ex campo Bira (nella città di Bihac) o di allestire l’ex caserma in località Bradina (non distante da Sarajevo) da parte delle autorità locali sono falliti per le proteste dei cittadini e delle autorità locali. Alla fine la soluzione è stata la riapertura del campo di Lipa, “nonostante tutti gli attori internazionali fossero contrari, perché significa mettere a rischio la vita di centinaia di persone, dal momento che in quel campo non potranno essere garantite in poco tempo le condizioni minime necessarie per vivere”.

Migrantes Trani-Barletta-Bisceglie: esperienze a margine del Sars-Cov-19 a fianco del circo

4 Gennaio 2021 - Trani - In questi mesi di forzata attenzione verso i piccoli-grandi segnali da ricercare in chi ci sta intorno, che potevano essere avvisaglie di infezione da Sars-Cov-2, non ci siamo accorti di un altro piccolo-grande segnale foriero di infezioni deleterie per l’animo umano: la selezione territoriale. Ne abbiamo avuto tangibili testimonianze nei mesi passati quando, in un caos di aiuti e attenzioni verso coloro che erano stati colpiti in modo diretto e di riflesso dalla pandemia, un “piccolo villaggio” situato alla periferia di una città della Puglia è divenuto invisibile alle autorità locali e nazionali, al punto da chiedersi realmente se tutti noi abbiamo la percezione di quanto ci circonda. Questo “piccolo villaggio” è il Circo Royal, capitato ad inizio pandemia in quel di Trani, piazza inclusa nel calendario annuale e divenuta, per molto tempo, terra amara per le 66 persone del Circo e per gli animali che fanno parte integrante di questa grande famiglia dello spettacolo. Nel caos babelico che ha caratterizzato l’inizio della primavera, l’Ufficio Migrantes diocesano ha raccolto con sollecitudine l’appello che dal Circo proveniva nell’ andare incontro alle necessità alimentari degli animali da spettacolo e del piccolo zoo a seguito, fornendo foraggio e alimenti per le varie specie di animali, nonché un aiuto concreto per gli operatori circensi, di fronte alla totale assenza delle istituzioni territoriali, quasi certamente impreparate alla gestione di una novità così invasiva come la pandemia da Covid-19. Certo, una realtà così numerosa come un Circo può scombussolare qualsiasi piano di intervento sul territorio, ma un minimo di attenzione per questi “invisibili” sarebbe stato auspicabile. L’aiuto dell’Ufficio Migrantes sta continuando ancora oggi mediante assistenza di beni di prima necessità in collaborazione oggi con la Caritas diocesana e con il Banco delle Opere di Carità di Bitonto, presso il quale i nostri amici circensi sono stati inseriti come unità di strada. È notizia di questi giorni che il Comune ha erogato un piccolo aiuto economico agli operatori circensi, inserendoli in un circuito di assistenza per le famiglie di residenti colpite dalla crisi economica dovuta alla pandemia. Un inizio positivo, si spera, per poter lasciarsi alle spalle un anno invero complicato, con la speranza di poter iniziare anzi, riprendere a vivere attraverso quello che ogni circense sogna: fare spettacolo per strapparci un sorriso e un verso di stupore, con quella voglia di rendere il mondo ancora carico di meraviglie. Forse abbiamo finalmente trovato il giusto “vaccino per il cuore”! (Riccardo Garbetta - Direttore Ufficio Migrantes Trani-Barletta-Bisceglie)        

Migrantes Forlì-Bertinoro: domenica 10 gennaio S. Messa dei Popoli con mons. Corazza

4 Gennaio 2021 - Forlì - Mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro, presiederà la S. Messa dei Popoli nel Duomo di Forlì in programma domenica 10 gennaio alle ore 11,15, alla presenza delle Comunità etniche cattoliche della diocesi accompagnate dai loro sacerdoti guida. L’annuale appuntamento, organizzato dall’ufficio Migrantes, vedrà la partecipazione delle comunità di migranti cattolici rumena (la più numerosa), ucraina, polacca, filippina, africana francofona, africana anglofona, indiana del Kerala ed eritrea che insieme animeranno la S. Messa con canti e preghiere nelle diverse lingue. Al termine della S. Messa il vescovo distribuirà ai rappresentanti delle Comunità, come segno di presenza e ricordo della giornata, una pergamena con una frase di preghiera “Vieni, Spirito Santo! Mostraci la tua bellezza riflessa in tutti i popoli della terra, per scoprire che tutti sono importanti, che sono necessari, che sono volti differenti della stessa umanità amata da Dio". (Fratelli tutti, Preghiera cristiana ecumenica). A fine 2019 erano 43.175 i cittadini stranieri residenti nella provincia di Forlì-Cesena, per il 60% rappresentati dalle nazionalità (in ordine numerosità) di Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina e per il restante 40% da altre 116 nazionalità. Sempre nel 2019 il saldo fra stranieri immigrati e stranieri emigrati è stato di +1.410. L’Ufficio Migrantes della diocesi di Forlì-Bertinoro, oltre a sostenere l’opera di evangelizzazione dei migranti, intende promuovere – spiega il direttore Migrantes, Walter Neri - nella comunità diocesana “opere di fraterna accoglienza e concreto aiuto, particolarmente sentite in questi tempi difficili, in collaborazione con la Caritas e le parrocchie”. Inoltre vede suoi volontari impegnati in uno “sportello di ascolto informale” in centro città, con il quale offrire “supporto e accompagnamento agli immigrati nella ricerca di affitto, lavoro e nello svolgimento di pratiche burocratiche. Continuiamo – aggiunge Neri - anche in questo tempo a seguire quella luce che promana dal Presepe e che ci indica il cammino che ancora ci separa dalla piena accoglienza e integrazione di tutte le persone migranti nelle nostre comunità”.