Primo Piano

Vescovi Sicilia: “un grido non ascoltato che ci interroga”

26 Aprile 2021 - Palermo - “L’ennesima tragedia nel Mar Mediterraneo, cimitero assurdo di altri 130 migranti, morti dopo due giorni di invocazione di aiuto non ascoltata” è “un nuovo episodio di ‘barbarie dal volto umano’ aggiunta a tante altre, documentate con attenzione dalla nostra stampa cattolica”. Così mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Siciliana, ha commentato l’ennesimo naufragio di migranti nel Mediterraneo. “Fratelli tutti”, prosegue il vescovo, “non è un semplice sogno del Papa o di alcuni visionari. È l’unico futuro degno dell’umanità”. “Così, con tanti altri, mentre chiediamo all’Europa dei governanti di ripensare a una rinascita dalla pandemia nel segno dell’apertura alla famiglia umana e dell’attenzione ai più deboli, ci sentiamo tutti coinvolti per la nostra parte nell’esodo necessario dall’indifferenza alla fraternità”, aggiunge mons. Staglianò, ricordando che “la Chiesa, per questo, pone segni, accogliendo i poveri del territorio e i migranti con reti di prossimità e presidi di legalità, e vuole essere segno di un’umanità fraterna”. “Le sue prese di posizione – spiega – non sono dettate da ‘visioni politiche’, ma dall’urgenza del senso della giustizia del Vangelo. Tantomeno propongono ‘soluzioni tecniche’ alla politica, mentre non possono non fare appello alla coscienza di tutti, perché si resti umani e si consegni alle nuove generazioni un mondo bello e ospitale”. “Aiutare vite in difficoltà, accresciute nei nostri territori dalla pandemia, e soccorrere vite in pericolo è un dovere a cui non si può venire meno, perché ogni persona, soprattutto se nel bisogno e in pericolo, è immagine di Dio e sua visita”, ammonisce mons. Staglianò, convinto che “aiutando e salvando i più deboli salviamo anche noi da un’indifferenza che anestetizza e insterilisce”. È “tempo di coraggio, di generosità, di visione lungimirante”. “È tempo di una nuova immaginazione della società aperta e solidale, che si radica nel cuore di chi vuole restare umano e consegnare un’eredità di vita buona ai figli”, continua il vescovo che ritiene “indispensabile evitare di fermarci alle parole: è urgente impegnarci a esserci con quella carità che, come lucidamente affermava il beato Antonio Rosmini, è vera se unisce corpo, intelligenza e cuore!”. Ricordando l’intenzione di preghiera recitata ieri in tutte le parrocchie della Sicilia per volere dei vescovi della Regione, mons. Staglianò conclude affermando che “l’esodo che urge è il passaggio dall’indifferenza alla fraternità, per dare senso alla preghiera cristiana, diversamente alienante”.

“Morire di speranza”: a Frosinone preghiera per i migranti

26 Aprile 2021 - Frosinone - Ancora una volta, nello stesso mare che bagna le nostre coste, delle vittime innocenti, in fuga dall'inferno della Libia e dalla miseria di un intero continente, hanno perso la vita su un gommone affondato in mezzo alle onde. Alcune Ong, le cui operazioni di soccorso sono state rallentate da rimpalli di responsabilità, stimano oltre cento morti. La diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino “si unisce al dolore delle famiglie di questi migranti, la cui morte arriva dopo innumerevoli sofferenze e violenze subite nel lungo viaggio che hanno dovuto affrontare. Come donne e uomini di fede, non possiamo rimanere indifferenti a queste grandi ingiustizie, che continuano a ripetersi come effetti devastanti di conflitti e disastri ambientali a lungo ignorati”. La preghiera, animata dalla Comunità di Sant'Egidio, sarà presieduta dal vescovo che il vescovo Ambrogio Spreafico questa sera alle ore 19.30, nella parrocchia di San Paolo Apostolo a Frosinone.

Sant’Egidio: oggi veglie in memoria delle vittime del naufragio davanti alla Libia

26 Aprile 2021 - Roma – Questa sera, 26 aprile, si terranno, a partire dalla basilica di Santa Maria in Trastevere, in Italia e in tutta Europa, numerose veglie di preghiera, promosse dalla Comunità di Sant’Egidio in memoria delle vittime dell’ultimo naufragio davanti alle coste della Libia. Di fronte a questa ennesima strage del mare – dice in una nota la Comunità - “sentiamo il dovere di levare la nostra voce e la nostra preghiera perché il nostro continente non si macchi di colpevole indifferenza ma sia fedele ai suoi valori di umanità e di difesa dei diritti”. La Comunità di Sant’Egidio chiede alle autorità di governo dei singoli Stati europei e a quelle comunitarie di “riattivare con urgenza una rete di salvataggio in mare, rapida ed efficiente, così come lo impone il diritto internazionale per non dover rispondere in futuro, oltre che alla propria coscienza, anche a reati di omissione di soccorso”. Per quanto riguarda la Libia e i suoi centri di detenzione, occorre inoltre “aprire con urgenza corridoi umanitari verso i paesi europei, con un modello che Sant’Egidio, insieme ad altre realtà come le Chiese protestanti e la Cei, ha già realizzato negli ultimi cinque anni, con buoni risultati riguardo non solo l’accoglienza ma anche l’integrazione”. A Roma la veglia di preghiera si terrà alle 19.30 e sarà trasmessa in streaming su www.santegidio.org . (R. Iaria)  

Albanesi in Italia: oggi celebrazione al santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano

26 Aprile 2021 - Roma - Da oltre 20 anni gli albanesi residenti in Italia compiono, ogni anno, un pellegrinaggio alla Madonna del Buon Consiglio di Genazzano (RM), protettrice dell’Albania. Quest’anno – come anche lo scorso anno - questo non è stato possibile ma alle 19,00 di oggi, ci sarà una celebrazione eucaristica presieduta dal coordinatore degli albanesi in Italia, don Elia Matija  nella Basilica Santuario Madre del Buon Consiglio. Nel giugno di due anni fa, nella Sala Marconi di Palazzo Pio, sede della Radio Vaticana, l’Ambasciata della Repubblica di Albania presso la Santa Sede e il Sovrano Ordine di Malta hanno organizzato un convegno per raccontare la Madonna del Buon Consiglio, ponte tra Italia e Albania. Si è parlato del simbolo mariano dal punto di vista storico e artistico mettendo in luce il valore religioso di questo dipinto, secondo la tradizione volato da Scutari a Genazzano. Con il coordinatore concelebreranno il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis e il Rettore della Basilica-santuario, p. Ludovico Maria Centra. Gli albanesi in Italia sentono veramente “loro” questa Madonna alla quale sono molto legati. Ecco perché ogni anno al pellegrinaggio partecipavano centinaia di albanesi. La celebrazione di oggi – che sarà trasmessa in diretta da Tv2000 - sarà anche l’occasione, dice don Matija, per ricordare gli arrivi, nel 1991, nei porti pugliesi, dei primi albanesi arrivato nel nostro Paese. Oggi gli albanesi in Italia sono oltre 400mila. (Raffaele Iaria)  

Sacerdoti, nel segno di Cristo

26 Aprile 2021 - Città del Vaticano -  “È il momento della vergogna”. Prega Papa Francesco per i 130 migranti morti in mare, che “per due giorni interi hanno pregato invano aiuto”; prega anche per quanti possono aiutare “ma preferiscono guardare da un’altra parte”. È un Regina caeli segnato dal dolore per queste vittime, che non vedranno mai le coste cercate e il futuro diverso; vittime di cui nessuno si è preso cura. Prega anche per gli 82 morti dell’ospedale covid a Baghdad. Gesù “conosce e ama” ognuno di noi, dice prima della recita della preghiera che in questo tempo di Pasqua, fino a Pentecoste, sostituisce l’Angelus; Gesù “ci conosce ad uno ad uno, non siamo degli anonimi per Lui, e il nostro nome gli è noto”. È la domenica in cui la Chiesa fa memoria del Buon Pastore. Ossia di colui che raccoglie e guida le pecore fino ad offrire la sua stessa vita. Domenica nella quale Francesco ordina nove sacerdoti in una basilica che torna ai tempi precedenti la pandemia: celebra all’altare della confessione e fedeli, tutti con la mascherina compresi gli ordinandi, occupano la navata centrale, nel rispetto delle norme anti Covid. Ai suoi preti, quando era arcivescovo di Buenos Aires, raccomandava misericordia, coraggio, porte aperte, e non si stancava di puntare il dito contro quella che chiamava e chiama “mondanizzazione spirituale”. Il buon pastore, diceva, è colui che sta in mezzo alla gente, “nelle periferie dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni”. C’è un “rifiuto di Dio da parte del mondo”, diceva Benedetto XVI celebrando la festa del Buon Pastore il 3 maggio 2009. E questo perché da un lato “non conosce Dio” e, dall’altro, “non vuole conoscerlo. Il mondo non vuole conoscere Dio e ascoltare i suoi ministri, perché questo lo metterebbe in crisi”. Il Buon Pastore, Gesù, è il “pastore vero”, dice papa Francesco, “ci difende sempre, ci salva in tante situazioni difficili, situazioni pericolose, mediante la luce della sua parola e la forza della sua presenza, che noi sperimentiamo sempre e, se vogliamo ascoltare, tutti i giorni”. Ci conosce, non siamo “massa” o “moltitudine”; “siamo persone uniche, ciascuno con la propria storia […] ciascuno con il proprio valore”. Conosce, Gesù “i nostri pregi e i nostri difetti, ed è sempre pronto a prendersi cura di noi, per sanare le piaghe dei nostri errori con l’abbondanza della sua misericordia”. Ai nuovi sacerdoti ha detto che l’ordinazione non è un passo verso la “carriera ecclesiastica”, ma è “un servizio, come quello che ha fatto Dio al suo popolo”; e che ha uno stile fatto di “vicinanza, compassione, tenerezza”. Vicinanza con Dio nella preghiera: “se uno non prega lo spirito si spegne”. Vicinanza con il vescovo, segno di unità, “anche nei momenti difficili”. Quindi vicinanza tra sacerdoti. Ma la più importante, per Francesco, è “la vicinanza al santo popolo di Dio”. Ricorda loro: “siete stati eletti, presi dal popolo. Non dimenticatevi da dove siete venuti: della vostra famiglia, del vostro popolo. Non perdete il fiuto del popolo di Dio”. Infine, ha detto loro di allontanarsi “dalla vanità, dall’orgoglio dei soldi. Il diavolo entra dalle tasche. Siate poveri, come povero è il santo popolo fedele di Dio. Poveri che amano i poveri”. Ha raccomandato loro di non essere “arrampicatori”. La “carriera ecclesiastica: poi diventi funzionario, e quando un sacerdote inizia a fare l’imprenditore, sia della parrocchia sia del collegio…, sia dove sia, perde quella vicinanza al popolo, perde quella povertà che lo rende simile a Cristo povero e crocifisso, e diventa l’imprenditore, il sacerdote imprenditore e non il servitore”. Ancora, li ha esortati a essere “sacerdoti di popolo, non chierici di Stato”, ma “pastori del santo popolo fedele di Dio. Pastori che vanno con il popolo di Dio: a volte davanti al gregge, a volte in mezzo o dietro, ma sempre lì, con il popolo di Dio”. Finita la celebrazione in basilica, c’è stato anche il tempo di un incontro segnato da un gesto di umiltà: papa Francesco si è chinato per baciare le mani a ognuno dei nove nuovi preti, chiedendo a uno di loro di benedirlo. (Fabio Zavattaro – Sir)  

Papa Francesco: “ancora morti nel Mediterraneo, è il momento della vergogna”

26 Aprile 2021 - Città del Vaticano – “Molto addolorato” per la tragedia che “ancora una volta si è consumata nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Centotrenta migranti sono morti in mare. Sono persone, sono vite umane, che per due giorni interi hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato”. Lo ha detto papa Francesco ieri al termine della preghiera mariana del Regina Coeli commentando la tragedia in mare dei giorni scorsi e invitando ad “interrogarci tutti su questa ennesima tragedia. È il momento della vergogna”. “Preghiamo – ha detto il Papa - per questi fratelli e sorelle, e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte”. (R. Iaria)  

Mons. Lorefice: “ci perdonino tutti coloro che hanno perso la vita in questi anni e ci infondano il coraggio di cambiare, insieme!”

24 Aprile 2021 - Palermo - L’ennesima strage silenziosa consumatasi, che ha visto la morte di circa 130 migranti, inghiottiti dalle onde del Mediterraneo, ha provocato la reazione "indignata" e "accorata" dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice. «A ferire la coscienza umana e cristiana – ha detto   – non è solo l’assoluta indifferenza in cui tutto questo è avvenuto, non è solo l’assoluta indifferenza con cui gran parte dei principali organi di stampa nazionali ne hanno dato conto, trattando la tragica fine di queste vite come una notizia di second’ordine o peggio di ordinaria routine: è anche e soprattutto il grave rimpallo di responsabilità tra la Libia, Malta, l’Italia e l’Unione Europea a cui si assiste nelle ricostruzioni di queste ore. Il lungo temporeggiare sull’obbligo del soccorso e l’accavallarsi confuso delle giustificazioni sul perché non si sia fatto nulla per precipitarsi a salvare 130 persone innocenti in evidente pericolo – uomini, donne e bambini che avevano nel cuore solo la grande speranza di ricevere la nostra accoglienza e l’opportunità di un futuro – continuano purtroppo a dimostrarci che non è più possibile che si ritardi nella ricerca di una soluzione politica a livello europeo, una soluzione umanamente sostenibile che ponga fine una volta per tutte a questa straziante barbarie». A tal proposito l’arcivescovo di Palermo ribadisce il proprio pensiero sulla priorità di una sfida globale: «Ricordo a tutti, a tutti coloro che ancora sentono parte della famiglia umana, che le sorelle e i fratelli, le donne e gli uomini dell’Africa sono vittime, da parte dell’Occidente, di una spoliazione quotidiana e sistematica, che depreda della loro ricchezza miliardi di persone e le costringe a cercare vita e fortuna altrove. Basti guardare in questi mesi al Congo e al North Kiwu per capirlo. Ebbene, di fronte a questa ingiustizia sistematica, noi europei, invece di sentire l’obbligo di un risarcimento, chiudiamo le frontiere del nostro benessere grondante del sangue dei poveri, per impedire ad altri il diritto ad un’esistenza che non sia svuotata della sua stessa dignità. Tutto questo è scandaloso, lo dico senza mezze misure, così come lo è il fatto che l’Europa e l’Italia, la nostra Italia, esperta nel dolore del migrare, non sentano l’urgenza di adoperarsi per cambiare un tale stato di cose". Conclude mons. Lorefice: «Ci perdonino tutti coloro che hanno perso la vita in questi anni e ci infondano il coraggio di cambiare, insieme!».

Card. Bassetti: povertà italiana, vittime nel nostro mare. È l’ora di fare ciò che giusto

24 Aprile 2021 - Roma - La pandemia sta lasciando cicatrici profonde nel corpo della nostra società: al dolore per la morte dei nostri cari, alla preoccupazione per i malati in ospedale e all’inquietudine per i ragazzi a cui è stata tolto un pezzo della loro gioventù, si aggiunge adesso la sofferenza e, in alcuni casi, la disperazione per la mancanza di lavoro e il crescente stato di miseria di larghi settori della popolazione. Le stime preliminari dell’Istat sulla 'povertà assoluta' in Italia hanno delineato un quadro sociale su cui è doveroso riflettere a fondo: oltre 2 milioni di famiglie vivono in condizioni di miseria, con un incremento di ben 335mila nuclei familiari rispetto all’anno scorso. Si tratta del dato peggiore dal 2005 a oggi. E purtroppo le famiglie più colpite dall’aumento dell’indigenza sono quelle in cui sono presenti figli minorenni. È impossibile non rimanere sgomenti di fronte a questi dati che raccontano un Paese in difficoltà e che è stato colpito nel suo cuore pulsante: ovvero, nella famiglia. In quella famiglia che è, prima di tutto, il luogo della carità coniugale e dell’incontro tra generazioni diverse, ma è anche tradizionalmente una fonte di propensione al risparmio e di solidarietà sociale. E perciò mi chiedo: come non inserire questo tema tra i principali argomenti di discussione pubblica del nostro Paese? Nel 1954, di fronte allo stato di grave povertà in cui versavano moltissime famiglie fiorentine che non avevano più una casa dove vivere, Giorgio La Pira non esitò a ordinare, sulla base di una vecchia norma ottocentesca, la requisizione di centinaia di alloggi per motivi di 'necessità pubblica'. Alle violentissime polemiche che seguirono quella decisione, il sindaco di Firenze rispose con queste parole: «Ma che dovevo fare? Ho dato una mano di speranza a tante famiglie povere e disperate!». Anche oggi c’è bisogno di dare una «mano di speranza» alle tante famiglie sempre più povere e disperate. Il Reddito di cittadinanza è uno strumento certamente da perfezionare, ma di cui non si può più fare a meno. Ma ora c’è soprattutto da garantire un’adeguata dotazione finanziaria all’«assegno unico universale» che, dopo un’azione promossa dal Forum delle associazioni familiari, ha riscosso un amplissimo consenso politico. Si tratta di una svolta fondamentale, primo passo per porre finalmente la famiglia con figli al centro delle politiche sociali, mentre delinea una storica equità per le famiglie dei lavoratori autonomi e contribuisce a mettere l’Italia al passo di altri Paesi europei. In quest’ultimo tornante prima del traguardo definitivo occorre però sgombrare il campo da ogni paura, in modo che nessuna famiglia 'perda' qualcosa da questa riforma. Confido infatti che il Governo e anche il Parlamento, che si è mosso in modo compatto attorno questo provvedimento, sappiano aiutare concretamente le nostre famiglie così duramente provate dalla crisi prodotta dalla pandemia. Altri segni di speranza sono rappresentati da alcuni semi che sono stati appena gettati: il Sinodo per l’Italia e il secondo Incontro sul Mediterraneo. Il Sinodo, in particolare, è una grande opportunità per la comunità ecclesiale del nostro Paese e sarà necessario costruire un cammino inclusivo e aperto a tutti, a partire dalle famiglie. Mai come oggi, infatti, in questa società impoverita e sfilacciata, c’è bisogno di rammendare le fila di un tessuto sociale sempre più sfibrato attraverso l’esperienza e la sapienza della famiglia. Il Mediterraneo, invece, è ancora oggi una drammatica realtà che parla con forza alla Chiesa universale. Ciò che mi preoccupa di più, dinanzi all’immane tragedia dei numerosi fratelli e sorelle, più di cento, sepolti vivi, ancora una volta, nelle acque del Mare Nostrum, è il giudizio di Dio su noi tutti che assistiamo inermi a queste disgrazie. Al di là dei sentimenti di umana pietà nei confronti delle vittime, non dobbiamo e non possiamo dimenticare che Dio ha voluto fare dell’intera umanità un solo popolo, un’unica famiglia, «fratelli tutti». (card. Gualtiero Bassetti - Presidente della Conferenza episcopale italiana)  

La Giornata mondiale delle Vocazioni e le migrazioni

23 Aprile 2021 - Roma - La prossima domenica, 25 aprile, la Chiesa celebra la 58° Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni. Al centro del messaggio per l’odierna Giornata, il Santo Padre mette in evidenza la figura di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, esempio di ogni vocazione. Riprendendo il Vangelo della fuga in Egitto, che è poi l’emblema della Fondazione Migrantes, il Pontefice scorge in S. Giuseppe il “segno di una vocazione riuscita e una testimonianza di una vita toccata dall’amore di Dio” e da ciò, nasce la sua paterna “cura nel custodire” la Santa Famiglia di Nazareth, tutta la Chiesa e i tanti fratelli e sorelle che vivono ogni situazione di migrazione. San Giuseppe, continua il Pontefice, rimane un “bell’esempio di vita cristiana quando …non ci lasciamo paralizzare dalle nostre nostalgie, ma ci prendiamo cura di quello che il Signore, mediante la Chiesa, ci affida!”. Ripensando a questa Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, rimangono ancora attuali le indicazioni della Congregazione per la Educazione Cattolica, circa la formazione pastorale dei futuri presbiteri, consacrati e consacrate, impegnati nella mobilità umana, datata gennaio 1986. Si legge nel documento che “…gli Atenei ed i Seminari, non solo riservino (alla loro formazione) un maggior spazio di informazione, ma soprattutto si preoccupino di assicurare una migliore preparazione di tutti i sacerdoti, secolari e regolari, delle religiose, nonché di quanti in genere si apprestano a lavorare in questo campo”. Nel Pontificato di Papa Francesco emerge l'attenzione e l’importanza riservata alla questione migratoria e il suo costante richiamo pastorale alla Chiesa universale e a quelle particolari per la cura dei migranti, la loro accoglienza e i loro diritti. L’impegno profuso dal Santo Padre rafforza la ragione per cui la Pastorale della mobilità umana è da ritenersi tra le discipline Teologiche. Continua il documento della Congregazione “…alcune Università hanno già sentito la necessità di avviare l'insegnamento di questa disciplina”, per questo l’Istituto dei Missionari di San Carlo, meglio conosciuti come Scalabriniani, fondati dal beato Giovanni Battista Scalabrini, l’apostolo dei migranti, promuove e sostiene la ricerca e lo studio della mobilità umana. La formazione accademica per la Pastorale della mobilità umana è promossa dagli Scalabriniani con il SIMI (Scalabrini International Migrationn Institute) incorporato presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. I partecipanti ai corsi accademici di licenza e dottorato mostrano i volti di una Chiesa impegnata ad annunciare il Vangelo con, tra e per i migranti di ogni continente. Se, come ricorda il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Vocazione, la gioia è il segno della “vicinanza fedele a Dio e al prossimo”, non stanchiamoci di pregare il Padre perché nei seminari e negli istituti religiosi, rafforzi il sì generoso di uomini e di donne a seguire Cristo migrante tra i migranti. (Mirko Dalla Torre)

Assindatcolf: procedure rallentate per la sanatoria causa Covid

23 Aprile 2021 - Roma - “L’85% delle 207 mila domande di regolarizzazione presentate nell’ambito della sanatoria 2020 ha riguardato il lavoro domestico e di cura: grazie al monitoraggio avviato dalla campagna ‘Ero Straniero’ sappiamo che al 16 febbraio 2021, a 6 mesi dalla chiusura della finestra per l’emersione, solo il 5% delle domande era giunto nella fase finale della procedura. Considerando che mediamente, per sua natura, un rapporto di lavoro domestico resta attivo meno di un anno, il rischio è che molti dei lavoratori che oggi sono in attesa di ottenere il permesso di soggiorno si vedano interrompere il rapporto di lavoro ancora prima che questo venga regolarizzato”. È quanto dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico. “Per questo motivo – continua Zini – abbiamo sottoscritto l’iniziativa della campagna ‘Ero Straniero’ che lo scorso 20 aprile ha inviato una lettera aperta al Governo per chiedere di intervenire affinché si velocizzino le procedure legate dell’esame delle domande di emersione e regolarizzazione, in parte rallentate dalla pandemia, consentendo di completarle per via telematica e non esclusivamente in presenza, come oggi avviene. Stessa procedura, quella telematica, sarebbe necessario attuarla anche in caso di subentro del nuovo datore di lavoro, qualora la famiglia presentatrice dell’istanza abbia rinunciato ad instaurare il rapporto di lavoro per motivi di forza maggiore e non solo. Infine riteniamo corretto che, ai lavoratori che non hanno disponibilità di trovare un nuovo datore che subentri, venga rilasciato un permesso di attesa occupazione di almeno 6 mesi”. “Accanto a queste misure urgentissime – conclude Zini – auspichiamo che il Parlamento riprenda velocemente l’iter della proposta di legge di iniziativa popolare Ero Straniero, ferma ormai da più di anno: la riforma del sistema di ingresso dei cittadini extra comunitari per motivi di lavoro non può più attendere. La nuova normativa è un passaggio fondamentale non solo per venire incontro alle esigenze delle famiglie, che tendono sempre più strutturalmente all’invecchiamento, ma anche per evitare che in futuro si ricreino sacche di irregolarità come quelle a cui la sanatoria 2020 ha cercato di dare una prima risposta, al momento però, senza risultati concreti”.  

Sant’Egidio: cordoglio per le vittime del naufragio

23 Aprile 2021 -

Roma - Al largo della Libia si è consumato l’ennesimo dramma dell’immigrazione con un bilancio di vittime che alcune Ong stimano ad oltre cento. La Comunità di Sant’Egidio esprime innanzitutto il suo "cordoglio alle famiglie dei migranti, che nel loro viaggio hanno patito sofferenze e soprusi dalla partenza dal loro paese fino alla tragica sorte nelle acque del Mediterraneo. Un sentimento di pietà che occorre riaffermare di fronte ad una notizia che rischia di passare in secondo piano in questo amaro tempo di pandemia". Sant’Egidio lancia un appello alle autorità che "avrebbero potuto provare - si legge in una nota - a soccorrere il battello di fortuna andato alla deriva, a fronte di segnalazioni già arrivate nella giornata di mercoledì, perché vengano garantiti i salvataggi in mare di chi è in pericolo di vita". Per questo è "urgente rispondere al più presto alla domanda di aiuto proveniente dai migranti in transito verso l’Europa, in particolare di quelli attualmente in Libia, con progetti a lungo respiro che puntino a svuotare i luoghi di detenzione, a esaminare le situazioni delle singole persone e a consentire vie di salvezza legali come i corridoi umanitari. Al tempo stesso occorre costruire un futuro vivibile nei paesi di origine, soprattutto per i giovani, con il sostegno dell’Unione europea".

“Pasqua africana” con mons. Corazza a Forlì

23 Aprile 2021 - Forlì - Domenica scorsa, nella Chiesa Basilica-Abbazia di San Mercuriale di Forlì, mons. Livio Corazza,  Vescovo di Forlì-Bertinoro, ha celebrato con tutti gli africani di lingua francese la "Pasqua Africana", una celebrazione divenuta ormai un'istituzione. E' tradizione per la comunità africana cattolica francofona celebrare ogni anno nella seconda o terza domenica del Tempo di Pasqua la sua festa pasquale chiamata "Pasqua Africana - Pasqua di tutti i popoli". L'Assistente Spirituale della comunita, don Francesco Diri K.  (inoltre Coordinatore della Cappellania per la pastorale francofona diocesana, costituita dai 6 sacerdoti fidei donum provenienti da paesi francofoni dell'Africa, in servizio nella diocesi di Forlì), cinque  anni fa - dice il sacerdote - ha istituito questa celebrazione per permettere a tutti gli africani francofoni e amici di ritrovarsi per festeggiare insieme l'evento principale e fondamentale della nostra fede: la Pasqua. "È stato - aggiunge - uno stupendo momento di festa, una esperienza commuovente di gioia condivisa per i circa 200 fedeli presenti e il Vescovo Livio Corazza che per la prima volta ha celebrato la S. Messa con i fratelli emigrati africani di lingua francese della sua diocesi", alla presenza anche del coordinatore nazionale delle Comunità Africane Francofone,  don Matteo Faye, che "ci ha gratificato della sua presenza insieme con tutti i sacerdoti fidei donum francofoni della diocesi". Al termine della Messa è stato donato al vescovo una casula "kentè-kita", (cucita con una pregiata stoffa reale africana che indossano molti Re e Principi di vari paesi dell'Africa d'ovest). Teleromagna, la tv Regionale che "ringraziamo" ha ripreso tutta la celebrazione. I cristiani francofoni di Forlì - spiega il cappellano, don Diri - si ritrovano ogni terza domenica del mese alle ore 15,00 nella Basilica San Mercuriale per la loro mensile celebrazione eucaristica. "Ci auguriamo - dice - che questa Messa con il suo primo Pastore possa ridare nuovi fervori, e favorire la rinascita di questa comunità provata dalla pandemia come molte altre in Italia".

Migrantes: cordoglio per l’ennesima strage nel Mediterraneo

23 Aprile 2021 - Roma - La Fondazione Migrantes "esprime dolore e sdegno per l’ennesima strage – circa 130 persone, fra cui donne e bambini -  avvenuta nel Mediterraneo, nel canale di Sicilia. Che questa ennesima tragedia - si legge in una nota - provochi in noi un sussulto di umanità e d’impegno a creare canali legali e sicuri di ingresso, come già auspicato dal Global Compact del dicembre 2019 voluto dalle Nazioni Unite".

Papa Francesco in visita alle persone in condizioni di necessità accolte mentre attendevano di essere vaccinate.

23 Aprile 2021 - Città del Vaticano - Oggi, nel giorno del suo onomastico, poco dopo le 10.30, Papa Francesco si è recato nell’atrio dell’Aula Paolo VI in visita alle persone in condizioni di necessità accolte e accompagnate da alcune associazioni romane mentre attendevano di essere vaccinate. Lo fa sapere la Sala Stampa vaticana in una nota diffusa poco fa. Il Papa ha salutato i presenti, lungo il percorso preparato nell’Aula per la vaccinazione, dall’ingresso fino all’area di attesa a procedura avvenuta. Al termine del tragitto si è fermato per offrire un uovo di cioccolata, che è stato distribuito a tutti dal personale volontario, nel "rispetto delle misure sanitarie previste". Nell’uscire i presenti hanno intonato un canto di augurio per l’onomastico al Papa mentre si fermava a conversare con alcuni volontari, in un clima festoso e di affetto, ringraziandoli e raccomandando loro di “continuare nell’impegno!”. Tramite l’Elemosiniere, Papa Francesco ha rivolto parole di "gratitudine a quanti hanno contribuito per la procedura di vaccinazione e per l’iniziativa del 'vaccino sospeso' che permetterà di raggiungere tanti in attesa di vaccino nei paesi più poveri". Nella giornata di oggi saranno vaccinate poco meno di 600 delle circa 1400 persone bisognose a cui è stata somministrata la prima dose nelle scorse settimane, fa sapere ancora la Sala Stampa. (Raffaele Iaria)  

Centro Astalli: “profondo dolore” per la morte di 130 persone in mare

23 Aprile 2021 - Roma - Il Centro Astalli esprime profondo cordoglio e dolore per la morte 130 persone in mare nel tentativo di arrivare salve in Europa. A loro si aggiungono una donna e un bimbo trovati, poche ore prima, senza vita su una barca con altre 100 persone riportate indietro in Libia. "Siamo sgomenti davanti all'orrore e all'indifferenza dei governi nazionali e dell'UE", sottolinea p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli: "ci si ostina a definire politiche migratorie, quelli che sono accordi stipulati con governi antidemocratici, spendendo capitali che potrebbero essere utilizzati per gestire le migrazioni in maniera sicura, legale e a beneficio di tutta la comunità. Non possiamo tollerare che vite perse in mare non suscitino reazioni e risposte umanitarie. La politica democratica e le istituzioni che la decidono - conclude p. Ripamonti - hanno come compito principale di garantire una vita degna e libera a ogni essere umano sulla terra".  

Save the Children: 70 minori siriani rifugiati e le loro famiglie rischiano di essere rimpatriati dalla Danimarca

23 Aprile 2021 - Roma - Centinaia di rifugiati siriani provenienti dalla regione di Damasco, tra cui anche 70 minori, rischiano di perdere i permessi di soggiorno in Danimarca e di essere rimandati in Siria, un Paese in conflitto da dieci anni. Lo denuncia Save the Children che in un comunicato esprime “profonda preoccupazione” e conferma che “a circa 70 minori è stato rifiutato il permesso di soggiorno nella prima fase del processo e ora stanno aspettando la decisione finale”. Se tale decisione dovesse essere confermata, sottolinea l’agenzia umanitaria, “i bambini e le loro famiglie dovranno collaborare con le autorità danesi per il rimpatrio volontario in Siria o essere collocati nei centri per il rimpatrio a tempo indeterminato”. In una recente consultazione di Save the Children che ha coinvolto oltre 1.900 minori e operatori sanitari in Siria, Libano, Giordania, Turchia e Paesi Bassi, è emerso che la stragrande maggioranza di bambini e adolescenti non vede un futuro in Siria dopo dieci anni di guerra. Anche l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha recentemente affermato che, sebbene i combattimenti siano cessati in alcune aree, il Paese rimane ancora troppo pericoloso per il ritorno dei rifugiati. “I minori rischiano di dover tornare in un Paese che a malapena ricordano, un Paese che non è ancora sicuro. I bambini, che non hanno alcuna responsabilità per il devastante conflitto in Siria, sono ancora una volta vittime di una crisi creata dagli adulti. Molti di loro non hanno mai conosciuto una Siria in pace. Ogni rimpatrio in Siria deve essere dignitoso, informato, volontario e sicuro, tenendo conto della situazione individuale dei minori e dei loro genitori. I bambini siriani hanno il diritto di sentirsi al sicuro e non dovrebbero vivere nel timore di essere costretti a fuggire di nuovo” dichiara Anne Margrethe Rasmussen, rappresentante della regione del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) presso Save the Children in Danimarca. Per Sonia Khush, direttore della risposta di Save the Children per la Siria, “La Danimarca, che è stato il primo Paese a firmare la Convenzione sui rifugiati nel 1951, ora sta creando un pericoloso precedente facendo effettivamente il primo passo in direzione del rimpatrio in un luogo tutt’altro che sicuro. La Siria non è pronta per il ritorno dei rifugiati e la maggior parte dei bambini non vorrebbe starci. Le autorità danesi dovrebbero ascoltarli”.  

Asilo: domande in calo in Europa

23 Aprile 2021 - Roma - Nel 2020 gli Stati membri dell’Ue hanno dato asilo a 281mila persone, il 5% in meno rispetto all’anno precedente. Lo ha rilevato Eurostat, secondo cui la Germania è il Paese che in Europa ha accordato maggiore protezione ai richiedenti asilo, dando esito positivo a 98mila richieste, pari al 35% delle domande accolte in Ue. A seguire Spagna (51.200, il 18%), Grecia (35.800, il 13%) e Francia (29.400, il 10%). Quinta l’Italia che ha dato asilo a 21.300 persone, pari all’8% delle richieste di protezione accolte in Europa. Questi cinque Stati membri rappresentano insieme oltre l’80% di tutte le domande di protezione concesse in Ue nel 2020.  

Migrantes Catania a sostegno degli artisti del circo Greca Orfei

22 Aprile 2021 - Catania - L’Ufficio Migrantes della diocesi di Catania, nell’ambito dell’attività Pastorale dello Spettacolo Viaggiante, in questi ultimi sei mesi ha dato assistenza e solidarietà agli artisti del circo Greca Orfei in sosta presso il parcheggio di un noto centro commerciale del comune di Misterbianco, in provincia di Catania. Su indicazione della direzione generale della Fondazione Migrantes e grazie all'intervento concreto da parte dell’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, della Parrocchia di San Leone Vescovo (Caritas parrocchiale) e del Banco Alimentare della Sicilia sono stati forniti beni alimentari di prima necessità e prodotti per l’igiene della persona, mentre le forniture di fieno e carne per gli animali del circo sono stati offerti dall’Associazione Coldiretti Sicilia e dalla Società Avimecc di Modica. Il personale circense, circa 40 persone, compresi alcuni bambini che vivono in carovane, è rimasto bloccato (dal mese di novembre 2020 a tutt’oggi) a causa del perdurare dell'emergenza Covid 19. Il Circo si trova in grande difficoltà economica per le spese derivanti dall’affitto del terreno di parcheggio, dal consumo dell’energia elettrica e dalle bombole di gas.  

Vangelo Migrante: IV domenica di Pasqua (Vangelo Gv 10, 11-18)

22 Aprile 2021 - La Resurrezione può sembrare un teorema di difficile soluzione. Le riflessioni delle scorse domeniche ci hanno fatto apprendere con le parole stesse di Gesù che Lui è vivo e vivifica i suoi discepoli: “sono proprio io, toccatemi; (…) guardate; ascoltate; datemi testimonianza”. Sapere chi è e che esiste è tanto ma all’uomo serve anche vedere dov’è, che fa! Ce lo dice il Vangelo di questa domenica: “io sono il buon pastore”, letteralmente il “bel pastore”. Immagine disarmata e disarmante ma anche affascinante. Non è estetica ma attrazione che viene dal suo coraggio e dalla sua generosità: “io offro la vita per le mie pecore”. Lo ripete sei volte. Non solo difende ma offre la vita. E non solo nel Venerdì Santo ma come una madre, ogni giorno, come la linfa che fa crescere i tralci, ogni attimo. Non è interesse è simbiotica necessità. Ed è necessità anche quella di occuparsi delle pecore che “non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare”. È vita e dà la vita. Per tutti. Ovunque. Non lo decide il gregge, lo decide Lui. E non lo obbliga nessuno. Lui la vita la dà da sé stesso perché l’amore di Dio è fatto così. La differenza con il mercenario non è morale ma costitutiva: il mercenario non le sente sue. Per il buon pastore sono sue per costituzione. Entrambi escono al pascolo ma uno per un interesse, l’Altro perché possano vivere e basta. Dinanzi al pericolo uno fugge, l’Altro si immola. In questa appartenenza si fonda l’unità di quel gregge e prende senso ogni briciolo di esistenza che chiamiamo Vita: Lui è dove la Vita comincia, dove la Vita si fa e nel pericolo, non scappa. Lui c’è. E con Lui c’è Vita per tutti. Nessuno escluso! (p. Gaetano Saracino)           Facebook: IV domenica di Pasqua | Vangelo 😇

Lamine e l’integrazione che crea valore: un percorso concreto fatto insieme. 

22 Aprile 2021 - “Perchè non vieni da me a Roma? C’è un progetto che puoi fare con me”.  Questo è il punto di svolta della storia di Lamine, giovane senegalese venuto in Italia con la speranza di un futuro migliore. Eppure i suoi sogni si erano arenati nelle difficoltà della dura realtà di un migrante nelle periferie di Napoli, fatta di lavoro in nero, sfruttamento e alloggi fatiscenti. E’ da un amico che Lamine sente parlare per la prima volta di Creare Valore, il progetto di Sophia Impresa Sociale, finanziato attraverso la campagna della CEI “Liberi di partire, liberi di restare”, che offre la possibilità ai giovani migranti in condizione di vulnerabilità di formarsi ed essere accompagnati in un percorso di integrazione professionale e crescita personale. Il giovane è titubante, ma parte lo stesso in direzione della capitale. Si fa convincere dalle parole del suo caro amico Amadou che riaccende in lui un barlume di speranza raccontandogli la sua esperienza con Sophia: il lavoro e la casa sicura trovati insieme ai tutor, l’accoglienza e l’ascolto di un team giovane che con lui ha valutato, passo dopo passo, la strada migliore per crescere. Lo spirito di accoglienza di Sophia è contagioso…  Amadou, offre un alloggio a Roma al suo connazionale ed amico che aderisce al progetto. Lamine comincia così il percorso di accompagnamento fatto di insegnamenti di lingua italiana, assistenza legale e sanitaria e corsi professionali riconosciuti a livello nazionale. Dei suoi tutor dice: “Posso chiamare Marco, Erik, Mor e Carlo - i tutor del progetto, ndr - quando voglio, sempre mi aiutano e li chiamo anche solo per dire come stai.” Ed è proprio in questo che risiede lo spirito di Sophia: la voglia di fare gruppo tra giovani che nell’ascolto e nel sostegno reciproco, si assume la responsabilità di crescere insieme. Questo è uno stile di assistenza che parte dal presupposto controintuitivo che invece di ricevere, un migrante, ha bisogno di dare. Nell’anno e mezzo di durata del progetto Lamine, come gli altri suoi compagni, ha compiuto dei passi concreti nel suo percorso di integrazione: ha preso la certificazione A2 di lingua italiana, ha ottenuto l’attestato di qualifica rilasciato dal Cefme di operatore in strutture edili e ha cominciato a lavorare in un team di lavori artigianali creato da Sophia. In poco tempo Lamine ha maturato un grande affiatamento con gli altri membri della squadra che ora considera come suoi fratelli. “Siamo una famiglia”, rivela emozionato il giovane. Lamine abita ancora con Amadou, ma la prospettiva è completamente diversa da quella di un anno e mezzo fa. Il suo percorso non è ancora giunto al termine, ma Sophia continua ad accompagnarlo e affiancarlo nelle sue scelte in vista di una sua prossima completa indipendenza ed integrazione. “La soddisfazione più grande è proprio vedere i loro progressi. Sono orgoglioso di loro, come può esserlo un fratello che guarda ai successi dell’altro” - rivela Carlo, responsabile del team di lavori artigianali. Lamine è solo uno dei tanti volti che hanno fatto parte di Creare Valore Attraverso l’Integrazione: un percorso di integrazione che valorizza la persona in quanto tale, sollevandola dai pregiudizi su di sé e sulla propria condizione e permettendole di riappropriarsi della propria libertà di scegliere. (A.C.)