Primo Piano

Vogliamo vedere Gesù

22 Marzo 2021 - Città del Vaticano - “È venuta l’ora che il figlio dell’uomo sia glorificato”. Il tema dell’ora attraversa tutto il quarto Vangelo, a partire dalla risposta che Gesù dà a sua madre a Cana, durante il banchetto di nozze. È consapevole di avere una missione da compiere; sa che lui è il seme che nella terra muore per dare frutto, per rinascere e far germogliare una nuova vita. È venuta l’ora. Uomini e donne affollano le strade della città santa che vive l’attesa della Pasqua. Sono gli ultimi giorni terreni di Gesù e domenica prossima racconteremo la sua entrata nella città santa, accolto e salutato da giovani e meno giovani che agitano le palme. I Vangeli raccontano che sarà tradito, catturato, condannato a morte. Ma come sappiamo la storia non si ferma a venerdì, perché tre giorni il suo sepolcro sarà trovato vuoto, la pesante pietra rotolata. È la terza e ultima Pasqua vissuta da Gesù a Gerusalemme; i sommi sacerdoti hanno già deciso la sua sorte, hanno già costruito quel percorso che lo porterà a salire il Golgota. È venuta l’ora. In quei giorni Gerusalemme accoglie anche non ebrei, pagani che si sentivano attirati dalla religione di Israele, come quei greci che avvicinano Filippo. Forse lo vedono come uno di loro, infatti egli veniva da una città della Galilea, Betsaida, abitata da molti greci, e greco è il suo nome, così gli chiedono: “vogliamo vedere Gesù”. Filippo va dal fratello Andrea, altro nome greco, e insieme vanno da Gesù. La domanda nasconde il desiderio di conoscere il “rabbi” di cui tutti parlano. Quei greci hanno ascoltato i racconti di guarigioni, del suo modo autorevole di rivolgersi a dotti e sacerdoti, di come guarda con amore poveri e sofferenti: quanto scalpore deve aver fatto la resurrezione di Lazzaro. Un uomo di successo, diremmo oggi, da copertina dei settimanali patinati, anche “uomo dell’anno” per qualche rivista. Un successo che inquietava il mondo religioso del tempo. A Cana non era ancora il momento, ora sì “è venuta l’ora”. Papa Francesco è nella biblioteca del Palazzo apostolico, non ci sono persone in piazza san Pietro. Sarà un’altra Pasqua senza folle, ma intenso e struggente silenzio. “Vogliamo vedere Gesù” chiedono i greci a Filippo. Parole che vanno al di là dell’episodio particolare e rivelano un desiderio che attraversa epoche e culture. La risposta del Signore è motivo di riflessione, in quanto egli parla del “seme nascosto pronto a morire per dare molto frutto. Come a dire: se volete conoscermi e capirmi, guardate il chicco di grano che muore nel terreno, cioè guardate la croce”. Anche oggi chi vuole vedere Gesù, il primo e più comune segno che incontra è il crocifisso: “nelle chiese, nelle case dei cristiani, anche portato sul proprio corpo. L’importante – dice il Papa – è che il segno sia coerente con il Vangelo: la croce non può che esprimere amore, servizio, dono di sé senza riserve: solo così essa è veramente l’’albero della vita’, della vita sovrabbondante”. Ecco la grande responsabilità delle comunità cristiane: “anche noi dobbiamo rispondere con la testimonianza di una vita che si dona nel servizio. Si tratta di seminare semi di amore non con parole che volano via, ma con esempi concreti, semplici e coraggiosi. Non con condanne o gesti clamorosi”. Trascurare la parola del Signore, il risultato può essere solo distruzione e ingiustizia. Ma Dio scrive dritto sulle righe storte della nostra condizione umana. “Con la sua grazia, ci fa portare frutto, anche quando il terreno è arido a causa di incomprensioni, difficoltà o persecuzioni, o pretese di legalismi o moralismi clericali. Questo è terreno arido”. Proprio “nella prova e nella solitudine”, dice Francesco, “mentre il seme muore, è il momento in cui la vita germoglia, per produrre frutti maturi a suo tempo. È in questo intreccio di morte e di vita che possiamo sperimentare la gioia e la vera fecondità dell’amore, che sempre si dà nello stile di Dio: vicinanza, compassione, tenerezza”. Così invita alla vicinanza, a non dimenticare le vittime innocenti della mafia, Nella Giornata della memoria e del ricordo chiede di “rinnovare il nostro impegno contro le mafie”, già condannate da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sono “strutture di peccato”, afferma, “strutture mafiose, contrarie al Vangelo di Cristo, scambiano la fede con l’idolatria”. (Fabio Zavattaro – Sir)

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.068 persone migranti sulle coste italiane

19 Marzo 2021 -

Roma - Sono 6.068 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 960 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (845, 14%), Guinea (598, 10%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (381, 6%), Eritrea (343, 6%), Algeria (291, 5%), Mali (271, 4%), Egitto (233, 4%), Camerun (164, 3%) a cui si aggiungono 1.489 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 do questa mattina.

Migrantes Andria: scarcelle della tradizione, buone e solidali

19 Marzo 2021 - Andria - Dopo il boom, nel periodo natalizio, del “panettone solidale” la sartoria ed il ristorante sociale "LaTéranga", della comunità Migrantesliberi, in occasione delle prossime festività pasquali, tornano a promuovere un’altra ghiotta golosità che rappresenta un perfetto connubio tra la tradizione dolciaria pugliese e la solidarietà: le scarcelle. I progetti de “La Téranga”, sono gestiti dalla Comunità “Migrantesliberi” e sono sostenuti, anche, dal contributo dell’8xmille della Chiesa Cattolica per il tramite della Fondazione Migrantes. In Puglia non è Pasqua senza le scarcelle, uno dei dolci più classici di questo periodo che, come per la maggior parte delle ricette tradizionali legate alla Pasqua, prevede l'utilizzo di ingredienti poveri e semplici come uova, farina, latte e olio che danno vita ad una pasta frolla unica e aromatizzata. «Nuovamente piombati nel pieno dell'emergenza sanitaria, continuiamo a rinunciare ai nostri incontri conviviali nel nostro ristorante sociale, ma non vogliamo astenerci dal raggiungervi nelle vostre case, farvi visita e portare sulle vostre tavole (metaforicamente parlando) queste gustose scarcelle pasquali confezionate con il guanto e le presine della sartoria sociale #LaTèeranga» - commentano i referenti del progetto di sartoria sociale. I manufatti "LaTèranga" sono realizzati e confezionati dagli ospiti delle Case Famiglia: uomini, donne, giovani che, attraverso il lavoro vogliono ricucire le proprie storie di vita segnate dalla sofferenza. I colori vivaci dei tessuti africani vengono lavorati e trasformati come messaggio di riscatto degli ultimi, di chi dai margini dell'esistenza ha saputo rialzarsi ed incarnare un messaggio di speranza per tutti. Dal dolore si più rinascere più forti. La scarcella artigianale è un gesto concreto a sostegno dei progetti de "La Tèranga". Utili e golosi regali, indicati anche per i cadeaux aziendali. In un periodo di particolare emergenza, il motto "non da soli, ma solidali" ci trova sempre qui, uniti nel bisogno di saperci più umani.​  

Migrantes: dedicata San Giuseppe la copertina del mensile “Migranti-Press”

19 Marzo 2021 - Roma - Ha una copertina dedicata a San Giuseppe l’ultimo numero del mensile della Fondazione Migrantes, “Migranti-Press”. Il titolo “Con cuore di Padre” riprende la lettera di papa Francesco sulla figura di San Giuseppe. Sono note a tutti la «predilezione» dell’attuale Pontefice per le «persone umili e poco appariscenti e la sua diffidenza verso la mentalità che mette sempre al centro il calcolo economico e l’autoaffermazione ad ogni costo. Tutto ciò – si legge nell’editoriale del giornale – emerge con chiarezza anche nelle riflessioni sulla figura di San Giuseppe, del quale si mettono in evidenza soprattutto l’assoluto disinteresse che ne caratterizzò la vita e la gratuità del suo amore per Gesù e Maria, ad imitazione del “cuore di Padre” con cui Dio guarda l’umanità intera». Nel numero articoli sulla devozione a San Giuseppe del beato vescovo Giovanni Battista Scalabrini, pioniere nell’assistenza e accompagnamento pastorale con gli italiani emigranti, e di don Dino Torreggiani, tra i pionieri della pastorale con il mondo della spettacolo viaggiante. E poi articoli sulla rotta balcanica, sugli studenti internazionali e, ancora, sui 70 anni del mensile delle Missioni cattoliche italiane di Germania e Scandinavia, “Corriere d’Italia”. (Raffaele Iaria) Migranti-press

CEI: da lunedì la sessione primaverile del Consiglio Permanente

19 Marzo 2021 - Roma - Da lunedì 22 a mercoledì 24 marzo si svolgerà a Roma, presso Villa Aurelia, la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente. Dopo l’Introduzione del Presidente, il Card. Gualtiero Bassetti, i lavori prevedono la scelta della data e la definizione del programma della 74ª Assemblea Generale e una riflessione sul cammino sinodale da intraprendere. All’ordine del giorno del Consiglio, poi, un approfondimento sulla situazione dei sacerdoti in Italia, con particolare riferimento alla sfida della formazione nei seminari e alla presenza di presbiteri provenienti da altri Paesi. Previste anche tre comunicazioni: la prima sul percorso da sviluppare per l’elaborazione degli Orientamenti che diano attuazione al Motu Proprio di Papa Francesco Spiritus domini sull’accesso delle donne al ministero istituito del lettorato e dell’accolitato; la seconda sui tre recenti documenti della Congregazione per l’educazione cattolica sull’affiliazione, aggregazione e incorporazione degli Istituti di studi superiori e sul monitoraggio delle Facoltà e Istituti superiori di scienze religiose in Italia; la terza sull’itinerario di condivisione avviato con l’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”. Giovedì 25 marzo, alle ore 11, il Segretario Generale, Mons. Stefano Russo, illustrerà in una conferenza stampa online il Comunicato finale.​  

Oxfam: “stop a costruzione nuovi campi nelle isole greche, serve radicale cambio di rotta”

19 Marzo 2021 - Roma - Un appello all’Unione europea “per un radicale cambio di rotta, che implichi uno stop definitivo alla costruzione di nuovi campi nelle isole greche, come prevede proprio il nuovo Patto europeo”. Lo chiede  Oxfam, a 5 anni esatti dall’annuncio dell’accordo tra Ue e Turchia: “Siamo di fronte a un totale fallimento delle politiche europee sulla gestione dei flussi migratori, che hanno di fatto calpestato i diritti fondamentali di decine di migliaia di innocenti. Da allora, infatti, non è passato un giorno senza che moltissime famiglie rimanessero intrappolate nei campi sulle isole greche, in condizioni disumane”. In occasione “dell’infausto anniversario di un accordo, nato con l’esplicito obiettivo di bloccare i migranti in Grecia per poi rispedirli indietro verso la Turchia” Oxfam ricorda che questo tipo di politica “non ha prodotto altro che condizioni di vita spaventose, episodi di violenza sui migranti alle frontiere e ritardi enormi nelle richieste di asilo, rendendole impossibili in molti casi”. Tutto questo nonostante le famiglie arrivate sulle isole greche provenissero spesso da Paesi in conflitto da molti anni, come Siria, Afghanistan o Iraq. Nel 2021 gli arrivi in Grecia sono stati 1.068 di cui 566 via mare. Dopo l’incendio che ad agosto 2020 ha devastato il centro di Moria, nel nuovo campo di Mavravoni a Lesbo, quasi 8mila persone – in maggioranza famiglie con bambini piccoli – nonostante il freddo invernale vivono in tende anche solo a 20 metri dal mare, senza riscaldamento per le inondazioni e i blackout. “Nonostante questo palese fallimento – sottolinea Oxfam -, il nuovo Patto Ue sulla migrazione, presentato lo scorso settembre, non fa che seguire lo stesso approccio di chiusura ed esternalizzazione delle frontiere europee inaugurato con l’accordo Ue-Turchia”.​  

Con Cuore di Padre: l’editoriale di Migranti-Press

19 Marzo 2021 - Roma - Lo scorso 8 dicembre, festa di Maria Immacolata, Papa Francesco ha promulgato una lettera apostolica sulla figura di San Giuseppe, in occasione del 150° anniversario del decreto “Quemadmodum Deus” con cui Pio IX dichiarava Giuseppe patrono della Chiesa Universale. Le prime parole del nuovo documento, che secondo l’usanza ne sono divenute il titolo, sono “Patris corde”: “con cuore di padre”. Con la parola “padre” iniziano tutti e sette i paragrafi del documento, in ognuno dei quali viene evidenziato un particolare aspetto della figura dello Sposo di Maria: padre amato, padre nella tenerezza, padre nell’obbedienza, padre nell’accoglienza, padre dal coraggio creativo, padre lavoratore e padre nell’ombra. Oggi, 19 marzo, festeggiamo San Giuseppe in circostanze fino a poco tempo fa inimmaginabili. Da un anno gran parte dell’umanità vive nell’angoscia causata dalla pandemia da Covid-19, sia pure nell’alternarsi di periodi in cui l’emergenza è più pressante e di altri di relativa tregua. Ormai molti cominciano a vedere il futuro in maniera sempre più cupa, e hanno quasi perso la speranza di superare questa situazione mai vista prima. In un certo senso, esiste un’analogia tra il tempo che stiamo vivendo e la situazione che aveva di fronte a sé Pio IX nel 1870, quando la modernità e le sue ideologie di tipo nuovo stavano cominciando a modificare profondamente la mentalità non solo delle élites ma delle persone di ogni ceto, facendo crollare le certezze sulle quali si erano sempre rette la società e la Chiesa. Questa situazione causava angoscia in molti, ed anche nel Papa. Poteva sembrare che la Chiesa si trovasse in pericolo mortale; oggi sappiamo che anche quella prova fu superata, ma, come scriveva Pio IX, molti uomini empi immaginavano che le porte degli Inferi stessero per prevalere. In quel momento di grande difficoltà Pio IX e Leone XIII vollero affidarsi al patrocinio di un Santo che fino ad allora la Chiesa nel suo insieme aveva preferito tenere un po’ da parte, con l’eccezione di alcune figure come Santa Teresa d’Avila e altri. La figura di San Giuseppe è quella di un uomo del tutto comune, almeno in apparenza, ma al tempo stesso è molto difficile da spiegare alla gente; per certi aspetti si può dire che è un uomo che agli occhi del mondo resta assolutamente incomprensibile. Pio IX ha scelto di parlarne tracciando un paragone con il Giuseppe dell’Antico Testamento, colui che procurò il pane per un popolo ormai senza speranza a causa della fame, e per il quale la Genesi usa le stesse parole del racconto evangelico delle Nozze di Cana: “Fate quello che lui vi dirà”. È un modo molto profondo di farci capire la specialissima relazione tra Giuseppe di Nazaret e il Bambino per cui egli ebbe “cuore di Padre”. Il paragone ci serve anche a ricordare sempre la relazione che lega la Chiesa di Cristo agli afflitti, agli scacciati, ai sofferenti, ai forestieri, agli esuli e ai carcerati. Questo elenco, però, non viene dal testo di Pio IX; è invece preso dalla “Patris corde”, in cui fra l’altro vengono anche esplicitamente citate le tribolazioni di “molti nostri fratelli migranti”. Lo stile pastorale di papa Francesco è naturalmente diverso da quello del XIX secolo, e molto più diretto, a costo di rischiare l’accusa di fare del “semplice” catechismo. Sono note a tutti la “predilezione” dell’attuale pontefice per le persone umili e poco appariscenti, e la sua diffidenza verso la mentalità “moderna”, che mette sempre al centro il calcolo economico e l’autoaffermazione ad ogni costo. Tutto ciò emerge con chiarezza anche nelle riflessioni sulla figura di San Giuseppe, del quale si mettono in evidenza soprattutto l’assoluto disinteresse che ne caratterizzò la vita e la gratuità del suo amore per Gesù e Maria, ad imitazione del “cuore di Padre” con cui Dio guarda l’umanità intera.  

Vangelo Migrante: V domenica di Quaresima (Vangelo Gv 12,20-33)

18 Marzo 2021 - Vogliamo vedere Gesù. È la domanda dei cercatori di ogni tempo. La stessa che alcuni greci rivolgono ad un apostolo, nel Vangelo di questa domenica. È anche la nostra. Insieme vanno da Gesù e questi risponde: ‘se volete capire me, guardate il chicco di grano. Guardate la croce’. Immagini umili e vitali … ma anche pericolose, perché rischiano di coltivare un immaginario attorno a Lui di dolore e infelicità. L’esca la fa il verbo ‘morire’ che annulla il fine verso cui converge tutto il mistero del chicco di grano, come quello della croce: ‘produrre’. Un chicco quando cade in terra non viene ammazzato dalla terra ma si offre ad essa e da seme diventa germe (con radici in basso e foglie in alto). Si trasforma in una esplosione di vita più evoluta e potente. Così la croce: cosa ci attrae di essa? Le piaghe, il sangue, i chiodi? No. Bensì l’amore di quel gesto estremo: quello di chi dà la vita per un altro. In quel segno c’è la salvezza per tutti: “quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. ‘Ad un Dio così non ci si abitua mai’, dice papa Francesco. Si può solo contemplare per come ha voluto raccogliere il grande nel piccolo, l’universo nell’atomo, l’albero nel seme, l’uomo nell’embrione, l’eterno nell’attimo, l’amore in un cuore, sé stesso in quell’Uomo e, in Lui, in ogni uomo.  (p. Gaetano Saracino)  

Card. Bassetti: il silenzio si fa preghiera

18 Marzo 2021 -
Roma - «Oggi vogliamo pregare per tutti coloro che sono stati strappati alla vita dal virus che da più di un anno sta flagellando l’Italia e il mondo intero. Oggi è il momento di fare silenzio e di rivolgere il nostro pensiero alle oltre centomila persone che non ce l’hanno fatta. Un silenzio che si fa preghiera e che apre alla speranza». Lo afferma il card.  Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, in occasione della prima Giornata nazionale in memoria delle vittime di Covid.
«Oggi è l’occasione per fare memoria, perché chi non ha memoria non ha radici e viene sradicato da qualunque vento. La memoria è come un contenitore che dà senso profondo alla vita e da cui si può attingere. La preghiera diventa allora una cannella d’acqua fresca che sgorga da questo contenitore e si traduce in un dialogo con Dio», sottolinea porporato, aggiungendo che la «gente  ha bisogno di pane, ma anche di lavoro, di solidarietà e di grazia perché senza grazia la vita non ha senso».
«C’è una primavera che si prepara in questo inverno apparente», ripeteva La Pira e anche noi, oggi, «vogliamo pensare che sia così, certi che la morte non abbia l’ultima parola», dice il card.  Bassetti.
La Giornata nazionale istituita per conservare e rinnovare la memoria di tutte le persone decedute a causa dell’epidemia di coronavirus viene celebrata nelle chiese che sono in Italia con liturgie e momenti dedicati. Nella sede della Conferenza Episcopale Italiana è stata issata la bandiera a mezz’asta.
Per l’occasione, inoltre, l’Ufficio Liturgico Nazionale ha composto una preghiera che pubblichiamo di seguito:
Signore Padre buono e misericordioso,
ascolta la preghiera delle tue figlie e dei tuoi figli
in questo tempo oscurato
dalle ombre della malattia e della morte.
La Pasqua di Cristo, verso la quale siamo incamminati,
illumini il nostro pellegrinare.
Donaci occhi, mente e cuore
per sostenere le famiglie, soprattutto le più provate;
per prenderci cura dei bambini, accompagnare i giovani,
dare forza ai genitori e custodire gli anziani.
Dona guarigione agli ammalati, pace eterna a chi muore.
Indica ai governanti la via per decisioni sagge
e appropriate alla gravità di quest’ora.
Dona forza ai medici, agli infermieri,
agli operatori sanitari,
a chi si occupa dell’ordine pubblico e della sicurezza,
affinché siano generosi, sensibili e perseveranti.
Illumina i ricercatori scientifici,
rendi acute le loro menti ed efficaci le loro ricerche.
Lo Spirito del Risorto sostenga la nostra speranza.
Per la forza del suo Amore, o Padre,
rendi ciascuno artigiano di giustizia,
di solidarietà e di pace, esperto di umanità.
Donaci il gusto dell’essenziale, del bello e del bene,
e i gesti di tutti profumino di carità fraterna
per essere testimoni del Vangelo della gioia,
fino al giorno in cui ci introdurrai,
con la beata Vergine Maria, san Giuseppe e tutti i santi,
al banchetto eterno del Regno.
Amen.

FOCSIV: “A Scuola per una società senza discriminazioni”

18 Marzo 2021 - Roma - In occasione della prossima XVII Settimana di azione contro il razzismo, prevista dal 21 al 27 marzo 2021, è stato avviato il progetto FOCSIV “A scuola per una società senza discriminazioni”, con la collaborazione di Comi – Cooperazione per il mondo in via di sviluppo, socio romano della Federazione, e finanziato da UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità. Il progetto - spiegano i promotori - vuole essere una risposta concreta ai fenomeni di razzismo e alle situazioni di discriminazione che si verificano in Italia e che non favoriscono lo sviluppo e la crescita di comunità e società inclusive, giuste e pacifiche permeate da una cultura etica e di valori sociali positivi. Il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole sul territorio nazionale e la realizzazione di progetti ed iniziative culturali volte all’informazione e sensibilizzazione contraddistinguono l’impegno di FOCSIV e di Comi, «consapevoli della necessità strategica di rispondere con attività concrete ai bisogni immediati, ponendo, nello stesso tempo, le basi per cambiamenti sostenibili di lungo periodo». Il coinvolgimento delle scuole, luogo di formazione e di incontro per eccellenza, caratterizza l’azione della Federazione per educare e responsabilizzare i cittadini di oggi e di domani al cambiamento, verso una società che riconosca e garantisca i diritti altrui e nella quale la diversità sia un valore aggiunto di crescita personale. I giovani studenti ed i docenti saranno coinvolti, in modo partecipativo, in percorsi didattici ed educativi trasversali e interdisciplinari che proseguiranno altresì oltre la XVII Settimana contro il razzismo. Grazie anche alle associazioni della diaspora straniera in Italia, con le quali i promotori collaborano da tempo, sarà promosso l’avvio di un rapporto virtuoso di interconnessione tra le scuole e gli attori sociali dei territori coinvolti, attuando un approccio integrato all’accoglienza e all’integrazione. Sono, inoltre, previste attività di divulgazione, diffusione e visibilità dei contenuti dell’iniziativa come, ad esempio, una Campagna di comunicazione sui social, la realizzazione di un Caffè letterario digitale ed un evento finale in diretta su Facebook sabato 27 marzo 2021.      

Patto Migrazioni e Asilo al centro del dialogo tra i Ministri dell’interno di Italia e Francia

18 Marzo 2021 - Roma - La trattativa europea per il nuovo Patto migrazione e Asilo è stata tra gli argomenti al centro dell'incontro, a Parigi, tra i ministri dell'Interno italiano, Luciana Lamorgese e l'omologo francese Gérald Darmanin. Il nuovo Patto migrazione e Asilo, ha sottolineato la responsabile del Viminale, «deve rappresentare un giusto punto di equilibrio tra le responsabilità attribuite ai Paesi membri di primo ingresso e gli strumenti di solidarietà messi in campo dagli altri Stati». In attesa della definizione del Patto, secondo la posizione italiana rappresentata dal ministro Lamorgese al collega francese, «è prioritario raggiungere un consenso tra gli Stati più volenterosi su un nuovo meccanismo di solidarietà fondato principalmente su di una ‘relocation’ a favore dei migranti salvati in mare che sbarcano in seguito ad eventi Sar. Il meccanismo condiviso a Malta – che ha dato ottimi risultati nel 2019 grazie anche a un forte impegno della Francia – è infatti sospeso da troppo tempo, anche a causa della pandemia, mentre continuano gli arrivi via mare». Sono stati esaminati anche i rapporti bilaterali relativi alla gestione della frontiera interna: «La collaborazione e la comprensione reciproca ora sono complete come sta dimostrando l’operatività della Brigata mista italo-francese in funzione di potenziamento dell’attività di contrasto dell’immigrazione irregolare da parte delle forze di polizia», ha concluso il ministro Lamorgese.  

Covid 19: oltre 200 i sacerdoti scomparsi. Tra questi alcuni impegnati nella pastorale migratoria

18 Marzo 2021 - Roma – Oggi è la Giornata del Ricordo delle Vittime del Covid 19. In tutto il Paese bandiere a mezz’asta sugli uffici pubblici e un minuto di silenzio, alle 11, in corrispondenza dell’arrivo del premier Mario Draghi a Bergamo, città martire della pandemia. Il momento più solenne sarà la cerimonia che si svolgerà nel capoluogo orobico alla presenza del Presidente del Consiglio. Alle 11 verrà deposta una corona di fiori al Cimitero monumentale della città. Alle 11.15, al Parco Martin Lutero alla Trucca, si svolgerà l’inaugurazione del Bosco della Memoria con la messa a dimora dei primi 100 alberi. Oltre 103mila i morti finora e tra questo molti i sacerdoti che per il loro impegno fianco dei fedeli si sono ammalati ed hanno perso la vita. Dal 1° marzo al 30 novembre scorso – come ricorda Riccardo Benotti nel volume “Covid19: preti in prima linea” edito da San Paolo - sono stati 206 i sacerdoti diocesani italiani che sono morti a causa diretta o meno dell’azione del Covid-19. A essere coinvolto nella strage silenziosa è quasi un terzo delle diocesi: 64 su 225.La concentrazione delle vittime è nell’Italia settentrionale (80%), con un picco in Lombardia (38%), Emilia Romagna (13%), Trentino-Alto Adige (12%) e Piemonte (10%). Segue il Centro (11%) e il Sud (9%). Il mese di marzo 2020 è stato quello che ha registrato il numero più alto di decessi (99). Tra questi alcuni sacerdoti impegnati nella pastorale della mobilità umana. Don Giancarlo Quadri, 76 anni, è stato uno dei primi (è morto il 22 marzo scorso), per anni a fianco degli immigrati in Italia e degli italiani all’estero: dal 1989 al 1993 è stato cappellano Migrantes in Gran Bretagna, dal 1993 al 1996 in Marocco, dal 1996 al 2001 collaboratore di Curia a Milano nell’Ufficio Segreteria per gli Esteri. Cappellano delle Comunità di lingua straniera di Milano dal 2000 al 2014, responsabile di Curia per l’Ufficio Migrantes dal 2001 al 2014, cappellano del Centro pastorale per i fedeli di lingua italiana a Bruxelles dal 2014 al 2017. Per la pastorale accanto ai migranti don Quadri era stato chiamato dal card. Carlo Maria Martini. Grazie a lui – ricorda Benotti nel volume - la chiesa di Santo Stefano diviene il punto di riferimento per le comunità straniere presenti in città, prime fra tutte quelle sudamericane e filippine. A Pero, in provincia di Milano, fa esperienza fa esperienza dell’immigrazione interna dall’Italia meridionale. Durate il suo ministero promuove numerose occasioni di dialogo con i musulmani nel nome dell’integrazione e della convivenza. Impegnato nella pastorale con gli italiani in Belgio mons. Achille Belotti (83 anni), originario della diocesi di Bergamo dal 1974 al 1978 prima di far ritorno in diocesi. Mons. Belotti è morto l’11 marzo 2020 dopo un ricovero di poche ore all’ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo. E ancora don Antonio Audisio, 80 anni, della diocesi di Saluzzo, che, dopo essere stato missionario in Africa, al rientro in diocesi ha seguito la catechesi dei migranti albanesi presenti sul territorio. Don Leonello Birettoni, di 79 anni, originario di Perugia, per tanti anni a fianco dei più bisognosi come i migranti. E tanti altri. «Nei mesi di pandemia da Covid-19, sono tornato spesso con la memoria agli incontri che ho avuto la fortuna di vivere con i futuri preti», scrive nella prefazione al volume il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI: «soprattutto nelle settimane di ricovero, perché anch’io ammalato di Covid, gli “appuntamenti” con le mie esperienze passate sono diventati frequenti. D’altronde, in una stanza di terapia intensiva si è anche agevolati da questa sorta d’introspezione. Ho pensato tanto al nostro donarci come sacerdoti; all’amore ricevuto e a quello donato; a tutte le opportunità di fare del bene non sfruttate. Ho pregato per tutti i malati, ho invocato il perdono per tutte le volte che non sono stato all’altezza». Questi sacerdoti sono stati “pellegrini”, come diceva don Mazzolari, “per vocazione e offerta”. Tanti di loro – aggiunge il porporato - «erano ancora in servizio, altri anziani; erano parroci di paesi, figure di riferimento per le nostre comunità, che hanno contribuito a costruire negli anni. Questo pellegrinare nella storia del loro ministero incrocia lo sviluppo sociale, civile e culturale del nostro Paese. Molto spesso si ha poca coscienza della capillarità delle nostre Chiese locali, nelle grandi aree urbane, ma soprattutto nei piccoli centri. Nelle une e negli altri, il pellegrinaggio di tanti sacerdoti sosta nelle vicende gioiose e sofferte degli uomini e delle donne, fino a diventarne tessuto connettivo. È il filo della memoria che si rinnova nell’umanità». (Raffaele Iaria)  

Rispondere “bene” all’odio online

18 Marzo 2021 - Roma – Quali sono le possibili risposte per contrastare l’hate speech, il linguaggio d’odio online, oggi sempre più diffuso e pericoloso? Molto spesso si parla di contro-narrazione, in cui quel contro non indica ostilità o contrasto, ma rifiuto di ogni forma di disprezzo verso l’altro. È qui che si gioca la progettazione di una possibile “rinascita comunicativa”. Tra le proposte di formazione promosse dall’Ufficio nazionale segnaliamo il webinar “Discorsi d’odio online. Le risposte”, che si terrà venerdì 26 marzo (ore 16.00-18.00; Piattaforma Cisco Webex). L’incontro è organizzato dall’Osservatorio sull’odio online MEDIAVOX dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e aperto agli operatori della comunicazione, agli studenti, ai membri delle associazioni ecclesiali che si occupano dei social media. Comunicare e informare bene, rispettando l’etica e la deontologia, è il primo passo da compiere. (Vincenzo Corrado)

Naufragio al largo delle Canarie

17 Marzo 2021 - Madrid - Cinquantadue persone sono state salvate al largo delle Canarie ieri sera: tra loro nove bambini e 29 donne. Dovrebbero far parte del gruppo di quattro imbarcazioni di fortuna sovraccariche di migranti delle quali non si avevano più notizie. L’organizzazione spagnola di soccorso e sicurezza marittima Salvamento Maritimo ha comunicato ieri sera la temporanea interruzione delle ricerche di questi 145 migranti alla deriva ed in pericolo imminente di vita: tra di loro — la segnalazione è estremamente precisa — 73 donne e 30 minori. Alla loro ricerca è un mezzo aereo, che ha perlustrato per l’intera giornata di ieri il lembo dell’Oceano Atlantico compreso tra Gran Canaria e Cabo Bojador. I migranti erano partiti da diversi punti del Sahara Occidentale nei giorni scorsi. (O.R.)

Iai a 5 anni dall’accordo Ue-Turchia: “superare la logica emergenziale”

17 Marzo 2021 - Roma - “Tracciare un bilancio dei cinque anni trascorsi dalla firma, il 18 marzo 2016, dell’accordo fra Unione europea e Turchia per ridurre l’immigrazione irregolare verso la Grecia non è un’operazione semplice né lineare”. Lo si legge, nell’anniversario del controverso accordo, sulla rivista on line Affari internazionali (dell’Istituto affari internazionali), in un articolo di Luca Barana. “L’intesa ha costituito una delle principali risposte dell’Ue alla cosiddetta crisi migratoria del 2014-15 e all’incapacità degli Stati membri di concordare su meccanismi di redistribuzione dei richiedenti asilo, una problematica tuttora sul tavolo. Di fronte a tale immobilismo interno, l’Ue ha promosso un accordo che di fatto esternalizza il controllo delle frontiere europee a un Paese terzo, la Turchia”. Barana aggiunge: “Ankara si è infatti impegnata a riammettere un migrante irregolare giunto sulle isole greche nel Mar Egeo per ogni rifugiato siriano accolto in Europa. In più, l’Ue prometteva un finanziamento da 6 miliardi di euro alla Turchia per gli anni successivi, in modo da garantire l’accoglienza di milioni di rifugiati siriani sul territorio turco. In cambio della sua collaborazione, la Turchia otteneva anche la promessa di un’accelerazione nel processo di facilitazione dei visti per i cittadini turchi in ingresso in Europa”. L’accordo “può essere valutato sotto diverse angolazioni. In termini di arrivi irregolari, pare aver raggiunto il proprio obiettivo: nei mesi e anni successivi, il trend degli arrivi in Grecia ha conosciuto una riduzione… D’altro canto, la riduzione dei numeri nel Mediterraneo orientale è poi coincisa con un aumento degli arrivi irregolari sulla rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia”. Inoltre, un’altra “conseguenza a lungo termine spesso sottovalutata è costituita dal deterioramento della situazione umanitaria nelle isole greche”. Il contesto in cui si muovono oggi Bruxelles e Ankara è tuttavia “profondamente cambiato rispetto a cinque anni fa, non solo per l’impatto della pandemia. Negli anni successivi all’accordo, le tensioni geopolitiche fra le due parti si sono approfondite, dalla competizione per le risorse energetiche nel Mediterraneo orientale al crescente protagonismo turco in scenari di conflitto come la Libia”. L’accordo pone “dunque ancora oggi delle sfide strutturali alle politiche migratorie europee, che dovranno essere affrontate abbandonando la logica emergenziale che ne decretò la firma cinque anni fa”. (Sir)    

Rivista “Insieme”: domani la presentazione di “Io sono Joy” per parlare del dramma della tratta

17 Marzo 2021 - Nocera - Domani incontro on line con la scrittrice Mariapia Bonanate per la presentazione del suo ultimo libro “Io sono Joy”, edito da San Paolo. L'iniziatica è del periodico della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno "Insieme"e sarà trasmesso on line sui profili social della diocesi che, in una nota, ricorda che il libro racconta la storia di Joy che a 23 anni è convinta da un’amica a lasciare Benin City (Nigeria) e partire per l’Italia con la promessa di un lavoro con il quale poter mandare denaro alla sua famiglia e proseguire gli studi. Poche ore di viaggio le furono sufficienti per rendersi conto dell’inganno. Salvata miracolosamente dal naufragio, al suo arrivo in Italia scoprì che il lavoro promesso era la strada. Con l'autrice interverranno Mario Morcone, assessore alla Sicurezza, Legalità e Immigrazione della Regione Campania; Maria Rita Cerimele del Movimento dei Focolari; Antonio Casale, direttore del Centro immigrati Fernandes e  suor Rita Giaretta. La presentazione on line sarà moderata dal direttore di “Insieme”, Salvatore D’Angelo. Durante la diretta sarà trasmessa la video testimonianza di Joy. L’attrice Claudia Conte leggerà alcuni brani del libro.

Organismi ecclesiali ai governi boliviano e cileno sulla migrazione forzata

17 Marzo 2021 -   Santiago del Cile - Un appello ai governi cileno e boliviano affinché la risposta alla migrazione forzata venga da «politiche pubbliche basate sul rispetto dei diritti umani, la libertà di movimento e la protezione internazionale», per affermare il principio di una società sensibile e pienamente solidale. È quello rivolto in una lettera dalle Caritas dei due paesi e da Fondazione Scalabrini, Istituto cattolico cileno della migrazione (Incami) e World Visión Arica, al fine di sollecitare  - rferisce l'Osservatore Romano - una risposta urgente alla crisi migratoria sempre più drammatica alla frontiera tra Cile e Bolivia. «La migrazione, causata da violenza, povertà, intolleranza, abuso di potere e mancanza di giustizia — è scritto nel testo — ha aperto una ferita profonda nella regione latinoamericana. Migliaia di uomini e donne sono spinti a fuggire dai loro paesi e dalle loro case in cerca di una vita dignitosa». Insieme a essi, giovani e bambini percorrono strade pericolose e clandestine, con la paura costante di essere arrestati, di diventare vittime di trafficanti o di perdere la vita, scrivono i firmatari. Fame, incertezza e disperazione, accentuate ancor di più per effetto della pandemia, sono i loro compagni di viaggio. «Da anni — aggiungono le organizzazioni coinvolte — abbiamo visto e accompagnato i volti della migrazione forzata. Anche in queste ultime settimane, vista la situazione dei fratelli migranti al confine che condividiamo tra Cile e Bolivia, abbiamo cercato di aiutare a sensibilizzare su questa realtà», affinché «non diventino fenomeni naturali la violenza, la xenofobia, l’esclusione, lo sfruttamento lavorativo, la tratta, il contrabbando o le morti anonime». Dopo aver ricordato che l’i n d i f f e re n z a non è e non deve essere una scelta del cristiano, le istituzioni ecclesiali pro-migranti impegnate alla frontiera fanno appello agli esecutivi interpellati affinché sia data una pronta risposta alla migrazione forzata attraverso interventi statali adeguati, sottolineando comunque la necessità di «promuovere e rafforzare le politiche pubbliche volte a rispondere alle esigenze delle popolazioni vulnerabili nei Paesi ospitanti, in modo da raggiungere nel nostro continente condizioni di benessere, giustizia sociale, rispetto e promozione dei diritti di tutti i suoi abitanti». A conclusione dell’appello viene inoltre espresso l’auspicio che i governi aprano i loro confini a quanti «cercano di vivere in pace, riunire le famiglie e avere una speranza di vita», senza dimenticare mai la vicinanza delle istituzioni ecclesiali e non ecclesiali, sempre valide alleate, al fine di «promuovere soluzioni sostenibili, solidali e dignitose» per combattere una criticità che va fermata a ogni costo​.

Rosario per l’Italia: stasera da Bergamo con mons. Beschi

17 Marzo 2021 - Bergamo - Sarà il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi. a presiedere, questa sera, il Santo Rosario trasmesso dai media della Cei, affidando al Signore la situazione che stiamo vivendo, le persone che soffrono e tutti coloro che nei diversi campi della società sono impegnati sia nella lotta al virus, che nella cura e tutela reciproca.​ La trasmissione - in onda su Tv 2000 alle 20,50 - sarà dalla Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo nell’ambito dell’iniziativa «Prega con noi» promossa dalle emittenti cattoliche Tv2000 e radio InBlu2000 e si  pone alla vigilia della giornata nazionale dedicata alle vittime del Covid che si svolge domani, 18 marzo.

Roma: nasce la “Casa Talità Khum”​

16 Marzo 2021 - Roma - Nasce a Roma “La casa Talità Khum”, un progetto dell’associazione di promozione sociale Talità Khum Alzati, che mira all’accompagnamento e l’orientamento dei giovani nella Capitale. L’iniziativa vuole costruire un luogo di prima accoglienza per giovani di ogni nazionalità, religione, lingua e cultura che arrivano a Roma per studiare e cercare lavoro. Inoltre vuole essere anche un luogo di ritrovo e spiritualità per chi vuole iniziare un percorso di conoscenza di sé e del Signore. “Ho notato le difficoltà comuni che questi giovani avevano: il costo elevato dell’affitto, il rischio di soluzioni non sempre ideali per la crescita morale e spirituale dell’individuo”, spiega Angele Rachel Bilegue, presidente dell’associazione di promozione sociale Talità Khum Alzati, che con questa iniziativa vuole andare incontro ai giovani con un’accoglienza per brevi periodi utile alla loro successiva sistemazione. Il progetto sperimentale ha una durata di quattro anni con un costo di 50mila euro annui, per un totale di 200mila euro.​

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.042 persone migranti

16 Marzo 2021 - Roma - Sono 6.042 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno.  Di questi  960 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (819, 13%), Guinea (598, 10%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (381, 6%), Eritrea (343, 6%), Algeria (291, 5%), Mali (271, 4%), Egitto (232, 4%), Camerun (164, 3%) a cui si aggiungono 1.490 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è dal ministero degli Interni ed è aggiornato  entro le 8 di questa mattina. Fino ad oggi sono stati 544 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 15 marzo. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2020 sono stati 4.687, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.