Primo Piano

CEI: Verso la Settimana Sociale di Taranto., il 3 luglio il Seminario del Nord Italia

1 Luglio 2021 - Roma - “La transizione ecologica: il contributo del mondo delle imprese e del lavoro” è il titolo del Seminario del Nord Italia che si svolgerà il 3 luglio a Padova, presso il Complesso Universitario del Beato Pellegrino dell’Università degli Studi. Organizzato in preparazione alla 49ª Settimana Sociale di Taranto, l’evento è realizzato in collaborazione con la Chiesa di Padova e la Fondazione Lanza e con il patrocinio dell’Università degli Studi. L’incontro, moderato da Sara Melchiori, responsabile dell’ufficio stampa della Diocesi di Padova, si aprirà con i saluti di Rosario Rizzuto, Rettore dell’Ateneo padovano, e di Mons. Michele Tomasi, Vescovo di Treviso e Delegato della Commissione Regionale per la Pastorale Sociale. Seguirà l’intervento di Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vice Presidente della CEI, che approfondirà il tema: “Per una cultura della cura, della bellezza e dell’incontro dalla Laudato si’ alla Fratelli tutti”. Dopo i tavoli di lavoro per ambiti tematici (economia circolare e bioeconomia; digitalizzazione e dematerializzazione; riduzione del consumo di risorse nelle imprese; investimento sulle persone e sulla qualità del capitale sociale), nel pomeriggio sono previsti l’intervento di Giuseppe Tripoli, Segretario generale Unioncamere, su: “Le imprese e la transizione ecologica: a che punto siamo nel Nord Italia” e la tavola rotonda a cui parteciperanno: Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna; Maria Cristina Piovesana, Presidente e A.D. di ALF Group S.p.A. e Vicepresidente nazionale Confindustria; Pierpio Cerfogli, Vicedirettore generale e Chief Business BPER Banca; Stefano Granata, imprenditore e Presidente Federazione nazionale Cooperative sociali di Confcooperative. Le conclusioni sono affidate a Mons. Marco Arnolfo, Vescovo di Vercelli e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali.  

Osservatore Romano: un servizio che si rinnova da 160 anni

1 Luglio 2021 -

Roma - Centosessant’anni rappresentano un bel traguardo. Eppure, capovolgendo la prospettiva, indicano la necessità di tornare continuamente al punto di partenza. Con la soddisfazione per l’anniversario più che rotondo e con la responsabilità di chi sa di non essere un semplice strumento informativo. “L’Osservatore Romano”, tagliando oggi (1° luglio) questo traguardo importante, riconsegna ai lettori e agli addetti ai lavori – giornalisti e operatori della comunicazione – una visione informativa altra. Che nel rispetto delle regole del mestiere, sa essere “a servizio” della Chiesa e della società in maniera dialogica e costruttiva. L’impegno all’ascolto e al racconto, tipico di ogni quotidiano, diventano richiamo alla bellezza e alla responsabilità del pensare. È come se “L’Osservatore Romano” rivolgesse un augurio a tutti noi: “Impegniamoci tutti insieme per un’informazione di qualità”. Grazie e auguri! (Vincenzo Corrado)

Lampedusa: ennesima strage di migranti

1 Luglio 2021 - Lampedusa – Ancora una strage di migranti al largo di Lampedusa. Sul molo Favaloro di Lampedusa soccorritori hanno riportato otto cadaveri. «Tutte donne» ha detto il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio che indaga sull’ennesima tragedia della migrazione nel Mediterraneo. Fra le persone tratte in salvo una donna in gravidanza che stava per annegare ed è stata stabilizzata in tempo dai medici. I dispersi sono dieci. E dovrebbero essere quasi tutti bambini. “L’Italia non lasci passare invano questa tragedia, imponga all’Unione europea un cambio di passo nella gestione dei flussi nel Mediterraneo e metta al centro di accordi e trattative il rispetto dei diritti umani dei migranti e del loro ingresso sicuro in Europa”, ha detto il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti. Il Centro dei gesuiti chiede alle istituzioni nazionali ed europee di “attivare un’operazione di soccorso e salvataggio ad ampio raggio nel Mediterraneo che intervenga in aiuto delle imbarcazioni in difficoltà e porti i naufraghi in un porto sicuro che non deve essere la Libia” di “ fare in modo che tutti gli Stati dell’Unione accolgano in modo proporzionale i migranti forzati attraverso la gestione strutturale e sistematica di canali umanitari e visti di ingresso che diventino finalmente alternativa e deterrente al traffico di esseri umani”. “La traversata del Mediterraneo – spiega p. Ripamonti - è una rotta che non si può interrompere attraverso politiche di esternalizzazione per il contenimento dei flussi. I governi da anni si concentrano su accordi con Paesi terzi non sicuri per impedire gli arrivi di migranti in Europa, ma l’unico risultato che si ottiene è un’incalcolabile strage di innocenti”. Lampedusa: ennesima strage di migranti  

Bologna: una Messa africana in Cattedrale con il card. Zuppi

30 Giugno 2021 -   Bologna - Sarà la prima volta che nella Cattedrale di Bologna si celebrerà una Messa africana secondo le peculiarità del Rito congolese (zairese). la celebrazione è prevista per il prossimo 4 luglio  e sarà presieduta dal card. Matteo Zuppi e trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube di 12Porte e sul sito www.chiesadibologna.it. Questa celebrazione che in primis coinvolge la comunità africana residente in Emilia Romagna - si legge sul settimanale della diocesi "BolognaSette" - si rivolge anche a tutta le comunità cattoliche presenti sul territorio. Fa seguito alla Messa di rito congolese celebrata da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro il 1 dicembre 2019. Allo stesso tempo segue  l’invito del Papa in quella occasione: «Il rito zairese del Messale Romano è ritenuto come esempio di inculturazione liturgica. Esso porterà il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato». Il «Missel Romain pour les diocèses du Zaïre» è stato approvato - scrive il giornale - dalla Sacra Congregazione per il Culto nel1988. Finora è l’unico rito inculturato della Chiesa latina approvato dopo il Concilio vaticano II.

Rosario per l’Italia: oggi da Accumoli con mons. Pompili

30 Giugno 2021 - Roma - Si svolgerà da Accumoli la recita del Rosario in onda oggi su Tv2000 e inBluradio2000. Accumoli è uno dei centri abitati èoù colpiti dal sisma che sconvolse il Centro Italia nel 2016. Ad ospitare la recita del Rosario, questa sera alle 20.50, sarà la parrocchia Santi Pietro e Lorenzo. E  guidare la preghiera mariana sarà il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili.

In Famiglia: l’istinto di Caino

30 Giugno 2021 - “Fratelli coltelli”: è un’espressione un po’ desueta, ma che, purtroppo, rappresenta una situazione ancora molto diffusa fra il genere umano. I consanguinei più stretti, coloro che sono nati dallo stesso ventre, spesso non si riconoscono, non si accettano, non riescono a trovare ragioni e vie per amarsi, perché non si sono scelti e si sono trovati affiancati nella vita per volere di qualcun altro. Il racconto biblico di Genesi (4,1-16), da questo punto di vista, non concede spazio ad una visione irenica: la vita di Caino e Abele è la consumazione di un dramma umano dalle tinte forti e quasi misteriose. Perché fra i due si instaura una così pericolosa gelosia, perché Dio Padre stesso concede che in Caino si annidi un così profondo sentimento di frustrazione e di rivalsa, non gradendo le sue offerte a fronte di quelle del fratello? Sovviene l’adagio paolino “Il Signore ama chi dona con gioia”, forse è questo che il lettore può sospettare… che Caino facesse quello che doveva controvoglia o senza il giusto senso di gratitudine nei confronti del Creatore, ma in realtà questa è un’ipotesi che non del tutto ci è lecito fare, quasi per trovare una ragione ad ogni costo. Nelle famiglie con più figli, capita spesso, verrebbe da dire sempre, che la percezione soggettiva dell’amore dei genitori per loro sia una misteriosa alchimia… qualcosa di sotterraneo, che magari non viene rivelato per anni e solo in età adulta affiora, oppure che fin dai primi anni di vita – non parliamo poi dell’adolescenza! – informa le relazioni dei ragazzi. Le “preferenze”… spesso attribuite proprio senza motivo, a volte invece effettivamente presenti che vengono imputate a mamma e papà. È così dai tempi di Caino, potremmo dirci per consolarci… eppure la storia delle origini non dovrebbe lasciare in noi l’assuefazione alla violenza e all’incomprensione. Dio dissuade Caino dall’accidia, lo sprona a tenere alto lo sguardo, a nutrirsi della purezza della sua coscienza e poi, con un’immagine sublime, lo mette in guardia dal peccato che è come un cane infido accovacciato alla porta. L’istinto porta l’uomo verso quell’animale che è in lui, ma la libertà, solo umana, ci permette di dominarlo. Poteva andare diversamente, non c’era nulla di predeterminato, perché nella nostra fede non esiste il destino, ma solo il disegno provvidente di Dio che mette in gioco la nostra libertà. Dalla storia dei primi due fratelli si sono consumati innumerevoli fratricidi, eppure è proprio da questa storia che nasce il bisogno di fratellanza di ogni uomo, anche di quello che si è macchiato del sangue dell’altro e che viene “segnato” perché viva e si salvi. Se è da questa pagina che traiamo il principio per cui “nessuno tocchi Caino” e nessuno si permetta quindi di imporre la pena di morte ad un altro uomo e sempre da questa pagina che accompagniamo l’uomo Caino nel suo cammino di colpa, di pena, ma anche di redenzione, di nuova volontà di incontrare il fratello. Ed è così che i figli di Caino, che siamo noi, hanno saputo anche donarsi gesti di pace, di ascolto, di comprensione, sopportandosi vicendevolmente, prendendosi le colpe altrui, aiutando il più debole. Sono tutte le facce del prisma che l’amore fraterno sa offrire all’esperienza degli uomini e delle donne figli degli stessi genitori. Fratelli che si immolano per la causa del più piccolo, che rinunciano ai propri sogni perché se ne realizzino di altrui. Fratelli che si incontrano nell’affascinante mondo dell’adozione, in cui sulla propria pelle si vive che non è il sangue a dettare la legge della fratellanza, ma qualcosa di più profondo e talvolta invisibile. L’amore fra fratelli allora non è solo un’utopia, ma un cammino possibile, un lungo ed appassionante cammino che dai legami di parentela, passando attraverso la piena umanità di Gesù, al compimento della storia, diviene un cammino universale, in cui, echeggiando le parole del Papa e prima di lui del grande santo Francesco, possiamo davvero dirci “Fratelli tutti”. Vivere da fratelli è una sfida quotidiana: talvolta – come detto – fra le mura domestiche sembrano consumarsi i conflitti più aspri, eppure è proprio la famiglia quel campo ogni giorno a disposizione per imparare un gioco che non ha regole e che si chiama amore. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Papa Francesco: “non essere ammiratori ma imitatori di Gesù”

30 Giugno 2021 - Città del Vaticano -  “Questo interessa al Signore: stare al centro dei nostri pensieri, diventare il punto di riferimento dei nostri affetti; essere, in poche parole, l’amore della nostra vita. Non le opinioni che noi abbiamo su di Lui: non interessa, a Lui. Gli interessa il nostro amore, se Lui è nel nostro cuore”. Lo ha detto il Papa prima della recita dell’Angelus nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo: “I Santi che festeggiamo oggi hanno fatto questo passaggio e sono diventati testimoni. Il passaggio dall’opinione ad avere Gesù nel cuore: testimoni. Non sono stati ammiratori, ma imitatori di Gesù. Non sono stati spettatori, ma protagonisti del Vangelo. Non hanno creduto a parole, ma coi fatti. Pietro non ha parlato di missione, ha vissuto la missione, è stato pescatore di uomini; Paolo non ha scritto libri colti, ma lettere vissute, mentre viaggiava e testimoniava. Entrambi hanno speso la vita per il Signore e per i fratelli. E ci provocano”. “Gesù vuole che noi ci mettiamo in gioco”, ha aggiunto il Papa: “Quante volte, ad esempio, diciamo che vorremmo una Chiesa più fedele al Vangelo, più vicina alla gente, più profetica e missionaria, ma poi, nel concreto, non facciamo nulla! È triste vedere che tanti parlano, commentano e dibattono, ma pochi testimoniano. I testimoni non si perdono in parole, ma portano frutto. I testimoni non si lamentano degli altri e del mondo, ma cominciano da sé stessi”. “Il Signore può fare grandi cose per mezzo di noi quando non badiamo a difendere la nostra immagine, ma siamo trasparenti con Lui e con gli altri”, ha concluso.

Aversa: il 30 Giugno la Giornata Mondiale del Rifugiato

28 Giugno 2021 - Aversa - “Apriamo il nostro cuore ai rifugiati, facciamo nostre le loro tristezze, le loro gioie, impariamo dalla loro coraggiosa resilienza. Cosi tutti insieme faremo crescere una comunità più umana, una sola grande famiglia”. Con queste parole lo scorso 20 giugno Papa Francesco ricordava ai fedeli presenti all’Angelus, come alle comunità cristiane di tutto il mondo, che proprio quel giorno si celebrava la Giornata Mondiale del Rifugiato. Dieci giorni dopo, nell’ambito del Progetto SAI del Comune di Gricignano di Aversa, anche nella diocesi di Aversa è stata organizzata una giornata di riflessione e sensibilizzazione con due appuntamenti, entrambi in programma per mercoledì prossimo 30 Giugno 2021. Il primo incontro, “Trait d'union.... Insieme”, è previsto per le 9:30 presso l’I.C. Romeo Cammisa di Sant'Antimo; nel tardo pomeriggio alle ore 19:00, la Chiesa Madonna del Rosario in Gricignano d'Aversa ospiterà la lettura partecipata con Maram al-Masri, poetessa e scrittrice siriana. Molto nota al pubblico internazionale grazie a diversi libri pubblicati in paesi arabi e tradotti in larga parte del mondo (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania), Maram al-Masri – che vive a Parigi dal 1982 –racconta da anni e con grande passione l'amore, il dolore delle donne e il dramma del suo popolo ed è impegnata nei movimenti di liberazione della Siria. “Conosciamo bene i principali motivi che spingono i migranti a lasciare i loro paesi di origine”, commenta il direttore dell'Ufficio Migrantes di Aversa don Evaristo Rutino, “dalla fuga dalle guerre alle carestie, dalla miseria alle persecuzioni etniche o religiose. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per ricostruire un futuro in dignità. Nella fuga i rifugiati portano con sé  un bagaglio di competenze, coraggio e determinazione che possono arricchire le comunità, diventando risorse preziose per la società e per il bene comune. Del resto il cielo è di tutti – conclude il direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes - e perché lo sia veramente, come ci ricorda Papa Francesco, bisogna camminare insieme per un noi più grande".  

Viminale: da inizio anno sbarcate 19.794 persone migranti sulle coste italiane

28 Giugno 2021 -
Roma - Sono 19.794 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall' inizio dell'anno. Di questi 3.144 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.910, 15%), Costa d’Avorio (1.581, 8%), Egitto (1.533, 8%), Eritrea (1.195, 6%), Sudan (1.141, 6%), Guinea (1.034, 5%), Marocco (924, 5%), Iran (703, 3%), Mali (647, 3%) a cui si aggiungono 4.982 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina ed è diffuso dal ministero degli Interni nel "cruscotto sbarchi".

Migrantes Torino: riconoscimento al direttore Durando

28 Giugno 2021 -
Torino - Nei giorni scorsi il direttore della Migrantes di Torino e del Piemonte, Sergio Durando, è stato insignito dalla Città di Torino del riconoscimento del ruolo di ambasciatore nel mondo delle eccellenze del territorio torinese "per l'intensa attività di assistenza agli adolescenti e ai giovani italiani e stranieri delle periferie urbane, con particolare attenzione alle problematiche legate ai migranti e rifugiati".
"Adolescenti e giovani non sono i destinatari dell'educazione ma i protagonisti: vanno sostenuti perché saranno la Torino di domani. [...] Torino è una città che attrae molti giovani dall'estero: chi viene per cercare un lavoro, chi scappa e cerca rifugio, chi viene per studiare. Gli studenti internazionali arrivano da oltre 120 paesi, si formano in questa città: dopo la laurea molti si fermeranno, altri partiranno per altri Paesi, altri torneranno nel luogo da cui sono partiti. Occasioni importanti per creare ponti con la città di Torino, collaborazioni e reti", si legge nella motivazione.

La donna e la bambina

28 Giugno 2021 - Una donna anziana e una bambina. Il Vangelo di Marco si sofferma, in questa domenica, su queste due figure che, in qualche modo, escono dall’anonimato della folla che circonda Gesù. Lo avevamo lasciato sulla barca mentre attraversava il lago di Tiberiade per raggiungere la riva opposta e scendere in terra di Galilea. Anche qui trova folla che si accalca attorno a lui; folla anonima, persone semplici, mendicanti, gente malata, toccata dalla sofferenza e dal dolore. Un po’ come le folle che quotidianamente troviamo lungo le nostre strade, nelle nostre città, e che, magari, facciamo di tutto per evitarle. In questa folla anonima molti lo toccano, lo sfiorano; tutti gesti anonimi, meno uno, quello di una persona che ha una grande fede e una richiesta da fare, ma non trova il coraggio di farla. Ecco che sfiora il lembo polveroso del mantello di Gesù: è convinta che il solo contatto con la stoffa del mantello potrà guarirla da quelle perdite di sangue che l’affliggono da tanto tempo. Quel tocco non è casuale, nasconde una volontà precisa, una richiesta di aiuto. Gesù – “essendosi reso conto della forza che era uscita da lui” – coglie quella richiesta e si ferma. Marco nel suo Vangelo scrive: “egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo”. Per i discepoli era strano che, stretto da tanta folla, potesse rendersi conto di quella mano che aveva sfiorato il mantello. Gesù, invece, sa che si tratta di una mano di donna, che così voleva comunicare la sua richiesta di aiuto. Trenta anni fa il gesto di quella donna diventa icona simbolo della seconda lettera pastorale dell’arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini: “ma, a differenza di altre volte in cui la comunicazione è diretta (Gesù parla, comanda, tocca), qui è sufficiente un lembo del mantello, sfrangiato e impolverato, per stabilire la possibilità di un incontro”. La lettera è una riflessione sulla comunicazione, e, partendo dalle parole di Marco, mette in evidenza, nella scelta di sfiorare la tunica, il tema della fiducia nel Signore, della forza della fede. Nella pagina di Marco non c’è solo la donna emorroissa che tocca il lembo del mantello. C’è la sorte di una bambina malata, anzi morta quando Gesù arriva al suo capezzale, figlia del capo della sinagoga, Giairo. Una donna anziana e una bambina, due persone fragili, deboli. La malattia più grave per Francesco è la “mancanza di amore, non riuscire a amare. E la guarigione che più conta è quella degli affetti”, dice all’Angelus. Gesù, afferma, “si imbatte nelle nostre due situazioni più drammatiche, la morte e la malattia”. In questo tempo segnato dalla pandemia il vescovo di Roma si sofferma proprio sulla malattia, e sottolinea che in questa “donna senza nome” possiamo vederci tutti: “era una donna emarginata, non poteva avere relazioni stabili, non poteva avere uno sposo, non poteva avere una famiglia” perché “impura. Viveva sola, con il cuore ferito”. Storia esemplare: aveva fatto molte cure, “spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio”. Anche noi, sottolinea Francesco, “quante volte ci buttiamo in rimedi sbagliati per saziare la nostra mancanza di amore? Pensiamo che a renderci felici siano il successo e i soldi, ma l’amore non si compra, è gratuito. Ci rifugiamo nel virtuale, ma l’amore è concreto. Non ci accettiamo così come siamo e ci nascondiamo dietro i trucchi dell’esteriorità, ma l’amore non è apparenza. Cerchiamo soluzioni da maghi da santoni, per poi trovarci senza soldi e senza pace, come quella donna”. Lei sceglie Gesù “e si butta tra la folla per toccare il mantello”, quella donna “cerca il contatto diretto”; in questo tempo sospeso, “abbiamo capito quanto siano importanti il contatto, le relazioni”. Così “il Signore attende che lo incontriamo, che gli apriamo il cuore, che, come la donna, tocchiamo il suo mantello per guarire”. Gesù “non guarda all’insieme, come noi, ma guarda alla persona. Non si arresta di fronte alle ferite e agli errori del passato, ma va oltre i peccati e i pregiudizi”. Egli “guarda per guarirle”. E chiede a tutti noi di vedere tante persone “si sentono ferite e sole e hanno bisogno di sentirsi amate”. Chiede “uno sguardo che non si fermi all’esteriorità, ma vada al cuore”; chiede, ancora, uno sguardo “non giudicante, ma accogliente”. Perché “solo l’amore risana la vita”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Papa Francesco: ascoltiamo la dolorosa lezione di vita dei rifugiati

28 Giugno 2021 - Città del Vaticano - “Non possiamo convivere tranquillamente con le guerre in corso come fossero fatali. Sarebbe un ottundimento della coscienza!”. Purtroppo questo avviene, specie nei Paesi non toccati dai conflitti, ma solo da qualche conseguenza come l’arrivo dei profughi. LO scrive papa Francesco nel volume, in uscita oggi in un testo inedito nel volume dal titolo “Pace in terra” (che evoca la storica enciclica di Giovanni XXIII), con sottotitolo “La fraternità è possibile”. Si tratta – scrive Vatican News - di un libro della collana ecumenica della Libreria Editrice Vaticana “Scambio dei doni”, che vuole evidenziare i legami tra i cristiani delle varie confessioni. Per il papa i profughi sono i “testimoni della guerra, dolenti ‘ambasciatori’ dell’inascoltata domanda di pace” che “ci fanno toccare con mano quanto la guerra sia disumana". “Ascoltiamo – è l’appello - la loro dolorosa lezione di vita! Accogliere i rifugiati è anche un modo di limitare le sofferenze della guerra e di lavorare per la pace”. Nel volume il papa – anticipa il sito vaticano – parla di milioni di esseri umani che aspirano alla pace ma che sono ancora “minacciati dalla guerra, costretti a lasciare le loro case, colpiti dalla violenza”. “La dimenticanza dei dolori delle guerre – scrive - rende indifesi verso la logica dell’odio: facilita lo sviluppo del bellicismo. L’oblio soffoca la genuina aspirazione alla pace e porta a ripetere gli errori del passato”.

Cei: a Loppiano l’Incontro nazionale islamo-cattolico

25 Giugno 2021 -
Roma - Si terrà a Loppiano (FI) il 26 giugno l’Incontro nazionale islamo-cattolico organizzato dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso (UNEDI) della Conferenza Episcopale Italiana, insieme ai Leader delle principali Comunità islamiche presenti in Italia. L’evento – che ha per tema “Passi significativi: ambiente e cura del Creato” – fa parte di un progetto quinquennale che ha l’obiettivo di declinare alcuni punti del Documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza umana, scritto e firmato da Papa Francesco e dal grande Imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayyib.
Avviato nel 2019 con lo storico incontro tra gli operatori pastorali per il dialogo interreligioso della Chiesa cattolica e i Leader delle Comunità islamiche presso la Moschea di Roma, il cammino di confronto e dialogo è proseguito sul territorio, a livello culturale, formativo e religioso. In questo quadro, l’incontro di Loppiano rappresenta una tappa significativa, dedicata al tema del Creato. “Non averne cura – spiegano gli organizzatori - vuol dire non saperlo riconoscere come dono di Dio e, in ultima analisi, non amare la vita così come da sempre è stata voluta da Colui che ce l’ha donata”.
I lavori si apriranno con i saluti di Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, di Abdellah Redouane, Segretario Generale del Centro Islamico Culturale d'Italia (CICI), e di Yassine Lafram, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d'Italia (UCOII). Dopo le relazioni di Martino Diez, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore scientifico della Fondazione Internazionale Oasis, e di Shahrzad Houshmand Zadeh, teologa musulmana e docente, si svolgeranno 14 laboratori tematici, coordinati ciascuno da due moderatori, che hanno il compito di favorire il dialogo e la mutua conoscenza. Nel pomeriggio è prevista la presentazione delle sintesi dei contributi emersi e delle buone pratiche da sostenere nei territori.
L’auspicio, sottolineano gli organizzatori, è quello di “avviare e incoraggiare processi, così come invita a fare Papa Francesco: ciascuno nel proprio territorio, ammaestrato dallo Spirito e in Suo ascolto, promuoverà la condizione migliore perché il seme dello Spirito di pace e di giustizia possa trovare buona accoglienza per realizzare i frutti da Lui desiderati”.
È possibile seguire la diretta dell’Incontro nazionale sul canale Youtube e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana.

Acli Roma: ROma città attrattiva per gli stranieri

25 Giugno 2021 - Roma - Roma è una città attrattiva per gli stranieri. Principalmente per motivi di lavoro (51%), ma anche per ricongiungimento famigliare (23%). Non mancano, però, le problematiche: il 35%, infatti, sostiene che andrebbe posto rimedio al problema del razzismo. Sono questi alcuni dati resi noti dalle ACLI di Roma e provincia nel corso del terzo appuntamento online, dedicato proprio agli stranieri, del "Cantiere Roma", l'iniziativa promossa con l'obiettivo di delineare, attraverso sei web talk, la città di oggi e di domani vista dai cittadini, quindi partendo dall'ascolto dal basso. Al termine degli appuntamenti in programma le Acli di Roma presenteranno un documento di sintesi con spunti di riflessione e proposte ai candidati sindaco. La riflessione è partita proprio dall'attività di ascolto dei cittadini stranieri regolari (che a Roma sono circa 347.000, il 12,3% della popolazione, una piccola città nella città) che le ACLI di Roma svolgono quotidianamente, incontrando oltre 15.000 stranieri di 126 nazionalità (provenienti da 24 paesi comunitari e 102 paesi extracomunitari) nel solo anno della pandemia attraverso sportelli di servizi, progetti e iniziative di aiuto, orientamento e sostegno. Un ascolto che trova riscontro anche dai risultati del questionario sottoposto a oltre 600 stranieri residenti nella Capitale. Da questi, è emerso anche come il 48% degli intervistati dichiara di essersi sentito abbastanza accettato, seguito dal 26% che si è sentito molto accolto, e dal 16% che si è sentito moltissimo parte integrante della città. Al loro arrivo in città le difficoltà più grandi sono state legate alla lingua (per il 49%), e alla mancanza dei familiari (32,8%), mentre la mancanza di lavoro scende al terzo posto (20,5%). I problemi principali riscontrati nella città, poi, simili a quelli delle persone nate a Roma: l’87% vorrebbe aumentare il livello di pulizia, il 79% aumentare le possibilità lavorative soprattutto per lavori “di qualità” che garantiscano maggiori tutele e diritti, mentre il 62% desidera un miglioramento dei servizi pubblici, dai mezzi di trasporto alla possibilità degli uffici amministrativi di ricevere informazioni in lingua (almeno nelle principali). Risulta anche, però, che gli stranieri, così come rilevato sempre dalle ACLI di Roma per i giovani, non partecipano attivamente alla vita di quartiere: ben il 73%, sostiene di non prendervi parte.

Corridoi umanitari: 13 nuovi profughi questa mattina a Fiumicino

25 Giugno 2021 -  Roma - Questa mattina sono giunti a Fiumicino, con i corridoi umanitari realizzati dalla Cei e dalla Comunità di Sant’Egidio, 13 profughi originari dello Yemen e dell’Eritrea, tra cui 8 minori, che, in diverse regioni italiane (Emilia Romagna, Lombardia e Campania), saranno accolti e avviati all’integrazione. Mentre il Consiglio europeo ha deciso di rinviare a settembre ogni decisione sul ricollocamento dei migranti, il superamento del trattato di Dublino e l’organizzazione dei flussi di ingresso regolare, i corridoi umanitari, best practice organizzata e finanziata dalla società civile – con oltre 3.700 profughi finora giunti in Italia, Francia, Belgio e Andorra – continuano a dimostrare a tutti Stati europei che sono possibili, anzi “doverose, soluzioni di accoglienza e di integrazione nel nostro tessuto sociale e lavorativo”, si legge in una nota della Comunità di Sant’Egidio.  

“Diaspora in action”: video per sensibilizzare i potenziali migranti sui rischi dell’irregolarità

25 Giugno 2021 - Roma - Si è concluso ieri con un evento in presenza a Dakar e online per chi era interessato a seguirlo, il progetto “Diaspora in action". Il progetto che ha preso il via due anni fa circa aveva una missione molto importante e delicata: sensibilizzare i senegalesi sui rischi della migrazione irregolare. L’iniziativa è una collaborazione tra più realtà, vi hanno preso parte: la Ong milanese Acra, la Ong Eclosio del Belgio e l’Associazione spagnola La Bolina, insieme al comune di Miliano e di Torino, e co-finanziato dal FAMI - Fondo Asilo Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea. Lo scopo era quello di far arrivare, attraverso diversi mezzi, e soprattutto dalla viva voce dei tanti senegalesi chi vivono nei paesi europei che hanno aderito all’iniziativa (Italia, Belgio e Spagna), attraverso i video messaggi delle difficoltà che hanno dovuto affrontare con la loro esperienza di migrante irregolare. Le finalità del progetto erano quelle di dissuadere con una campagna di informazione a largo spettro i cittadini del Senegal sia che avessero deciso di rimanere in Patria che probabili migranti in Europa attraverso i canali irregolari. I destinatari principali di questa campagna di informazione sono stati i giovani, in età compresa tra i 15 e i 35 anni, le loro famiglie e le comunità in cui vivono. Le regioni interessate sono state quelle di Dakar, Fatik, Sedhiou e Kolda. E’ stato usato qualsiasi mezzo, dai più tradizionali ai più innovativi: Radio, Tv locali, gruppi social, WhatsApp, video messaggi, incontri nelle scuole, nei villaggi, nelle associazioni di donne o di migranti di ritorno, addirittura anche con un piano di affissioni e di graffiti fatti da artisti locali. Sicuramente le tante testimonianze dei migranti di ritorno sono state importantissime perché, oltre a raccontare la fatica e il pericolo a cui si va incontro rischiando di non arrivare alla meta prefissata, sono servite a sfatare i tanti stereotipi che si raccontano sulle opportunità e sul benessere della vita in Europa. Con questa campana di informazione si è riusciti a raggiungere circa 500 mila senegalesi. (Nicoletta Di Benedetto)

Consiglio europeo: stallo sulle migrazioni

25 Giugno 2021 - Bruxelles - Il tema della migrazione, imposto soprattutto dal governo italiano, è stato di fatto rimandato dal Consiglio europeo dopo pochi minuti di discussione al prossimo autunno, quando la Commissione dovrà presentare un ennesimo “piano” per far fronte agli arrivi e, soprattutto, per aiutare i Paesi di origine e di transito dei flussi. Nelle “Conclusioni” della prima giornata del summit si legge che i capi di Stato e di governo dei Ventisette hanno “discusso della situazione migratoria lungo le varie rotte. Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto negli ultimi anni i flussi irregolari complessivi, gli sviluppi su alcune rotte destano grave preoccupazione e richiedono una vigilanza costante e azioni urgenti”. Al fine di “scongiurare la perdita di vite umane e ridurre la pressione alle frontiere europee saranno intensificati, quale parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea, i partenariati e la cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i Paesi di origine e di transito”. Nessun impegno, invece, per sostenere i Paesi di arrivo, adottando misure obbligatorie di ridistribuzione dei migranti. Il documento parla piuttosto di “approccio pragmatico” che “dovrebbe riguardare tutte le rotte e basarsi su un approccio che prenda in considerazione l’intero tragitto, affrontando le cause profonde, sostenendo i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppando capacità di gestione della migrazione, eradicando il traffico e la tratta di migranti, rafforzando i controlli alle frontiere, cooperando in merito a ricerca e soccorso, affrontando la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali e garantendo il ritorno e la riammissione. Infine il Consiglio europeo invita la Commissione e l’Alto rappresentante, “in stretta cooperazione con gli Stati membri, a presentare, nell’autunno 2021, piani d’azione per i Paesi di origine e di transito prioritari indicando obiettivi chiari, ulteriori misure di sostegno e tempistiche concrete”.

La pandemia non deve indebolire il diritto di asilo

25 Giugno 2021 - MIlano -  La Giornata mondiale del rifugiato è caduta quest’anno in un momento ancora di incertezza, in conseguenza della pandemia da Covid-19. Un’incertezza che ha aumentato la precarietà e la solitudine di 82 milioni di sfollati, richiedenti asilo e rifugiati: un popolo sempre più numeroso che chiede da parte di tutti il dovere di accoglienza, protezione, tutela. Lo ha ricordato nel suo messaggio, con parole efficaci, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamando come la pandemia non può diventare un motivo per indebolire il diritto di asilo al centro della Costituzione Italiana e dei principi dell’Europa. La pandemia non può neppure giustificare una chiusura dei confini o il respingimento in terra e in mare di persone in fuga da guerre, dittature, miseria, disastri ambientali. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo. Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi muore cercando di attraversare il Mediterraneo - oltre 700 morti dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone nei campi e nelle carceri in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che continua e che non può essere nascosta con l’annuncio di un corridoio umanitario per 500 persone mentre si respingono o si lasciano morire quelle che attraversano il Mediterraneo: un’ipocrisia ancora più grave perché si nasconde dietro uno strumento nato per allargare il diritto di asilo anche ai più deboli e fragili la volontà di non accogliere e respingere. Una strumentalizzazione che è figlia di una politica chiusa e nazionalista, che pensa di difendere un Paese dove si muore più che nascere, rifiutando la ricchezza e la storia di giovani e adulti, uomini e donne che possono diventare il nuovo volto di un Paese che domani o sarà capace di costruire convivenza, giustizia sociale, tutela o rischierà di morire. Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, ha ricordato – citando il passaggio di un documento dei Vescovi degli Stati Uniti e del Messico – che «quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide complesse» (numero 129). Sono le sfide di una nuova operazione Mare nostrum per soccorrere le persone che attraversano il Mediterraneo e ripensa re gli accordi con la Libia e la Turchia che generano oggi violenza e morte; di riconoscere l’asilo e la protezione umanitaria e sussidiaria o la protezione sociale, con un nuovo piano di accoglienza europeo; della promozione dei molti minori non accompagnati; della cittadinanza, che regala una città a chi non ha più una città un Paese: è la sfida della fraternità. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)  

Vangelo Migrante: XIII domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Mc 5,21-43)

24 Giugno 2021 - Due donne. Una all’inizio della vita, una alla fine. Una di 12 anni, in fin di vita, l’altra malata da 12 anni. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini. Ma sia l’una che l’altra sono salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la bambina la fede di suo padre, per la donna la propria fede. La bambina di 12 anni non riesce a diventare donna. Suo Padre, capo della sinagoga ha tutte le prerogative per imporre le mani e benedirla ma si accorge che il suo è un gesto sterile. C’è bisogno di una logica nuova: “vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Solo Gesù può ridonare vita. L’adulta non riesce a vivere la sua femminilità. Ha avuto a che fare con i medici che le hanno preso tanti beni ma non hanno risolto nulla. Anzi. La sapienza degli uomini l’ha dilapidata e a questa donna non resta che toccare la vita di Cristo: “se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata!”. Le ‘perdite di vita’ sono esperienze comuni a tutti gli uomini. Come le affrontiamo? Forse cercando segni improbabili, tipo miracoli promessi dai santoni di turno o risposte analitiche che indagano, spiegano ma non esauriscono il mistero che si nasconde dentro un dolore. Facciamo come i giudei che chiedono miracoli o i greci che cercano sapienza … ma il problema resta: “e mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1Cor 1, 22-23)“. La logica di Gesù è altra. Cristo porta la vita di Dio: un padre deve accettare che il Padre sia Dio e una donna toccandolo, ammette che prima di capire serve un contatto con Lui. Il problema è incrociare quella vita. È la Sua vita che guarisce la vita. Per questo Dio ce lo ha mandato. Dio non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi, dice la prima lettura. Ha creato le cose perché vivano. La prima chiamata che Dio ci fa è vivere. E noi siamo nati per esistere veramente. Capire le cose non vuol dire salvarle. Le cose le salva l’unico salvatore.

p. Gaetano Saracino

     

Domenica la Giornata per la Carità del Papa

24 Giugno 2021 - Città del Vaticano - È fissata per domenica 27 giugno la Giornata per la carità del Papa durante la quale, in tutte le Diocesi del mondo, viene raccolto il cosiddetto Obolo di San Pietro, particolarmente prezioso in un tempo di crisi come quello che siamo costretti a vivere. Grazie alle donazioni di tutti sarà possibile realizzare quei progetti che portano concretamente la vicinanza di Papa Francesco a quanti stanno soffrendo a causa della pandemia: nella crisi c’è bisogno di un cambiamento, e la Chiesa è in prima linea in tutto il mondo nel fronteggiare le conseguenze del Coronavirus, fornendo assistenza umanitaria e sanitaria attraverso le Chiese locali. Con il termine Obolo di San Pietro si indica l’aiuto economico che i fedeli offrono al Santo Padre come segno di adesione alla sollecitudine del Successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi. Il contributo si manifesta in due modi: nel finanziare le tante attività di servizio svolte dalla Curia di Roma (formazione del clero, comunicazione, promozione dello sviluppo umano integrale, dell’educazione, della giustizia) e nel contribuire alle opere di assistenza materiale diretta ai più bisognosi. L’Obolo ha una duplice finalità: il sostegno della missione universale del Successore di S. Pietro, il quale si avvale di un complesso di organismi che prendono il nome di Curia romana e di oltre cento Rappresentanze Pontificie sparse in tutto il mondo; in seconda battuta giunge il sostegno alle opere di carità del Papa a favore dei più bisognosi. L’utilizzo dei proventi Le offerte dei fedeli sono destinate al sostentamento delle attività del Santo Padre per tutta la Chiesa Universale. Tali attività sono quelle realizzate dalla Santa Sede. Il Papa, come Pastore di tutta la Chiesa, si preoccupa sia delle necessità di evangelizzazione (spirituali, educative, di giustizia, di comunicazione, di carità politica, di attività diplomatica) che delle necessità materiali di diocesi povere, istituti religiosi e fedeli in gravi difficoltà (poveri, bambini, anziani, emarginati, vittime di guerre e disastri naturali; aiuti particolari a Vescovi o Diocesi in necessità, educazione cattolica, aiuto a profughi e migranti). Per vigilare sulla massima efficienza della Curia e sulla destinazione degli aiuti ricevuti è stato in questi ultimi anni avviato un processo di riorganizzazione dei Dicasteri orientato a ridurre al massimo le spese di funzionamento interno in favore di quelle destinate agli interventi caritativi e missionari. Le spese preventivate per il 2021 sono le più basse della storia recente della Santa Sede, ma i risparmi sono stati fatti senza diminuire il servizio alla missione del Papa. Per rendere conto ai fedeli sparsi nel mondo di come vengono usate le risorse la Santa Sede ha presentato all’inizio di marzo il bilancio preventivo del 2021, spiegato dal Prefetto della Segreteria per l’Economia, Padre Juan Antonio Guerrero Alves disponibile sul sito obolodisanpietro.va, dove è anche possibile donare cliccando sul tasto giallo con la scritta “Dona ora”.