Primo Piano

Centro Astalli: un “nuovo patto sociale per porre fine all’ecatombe di migranti”

3 Agosto 2021 - Roma - Il Centro Astalli “raccoglie” e fa “suo” l’appello di mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, nel chiedere a istituzioni nazionali e sovranazionali, di “non perdere altro tempo”. “Salvare chi rischia la vita in mare, in assenza di alternative legali per entrare in Europa, è dovere umanitario non derogabile”, sottolinea una nota. I dati del Ministero dell’Interno ci dicono che nel 2021 sono arrivati via mare in Italia 30mila migranti. P Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, ribadisce che la “la situazione del Mediterraneo va affrontata con tempestiva risolutezza e mettendo al centro diritti umani e dignità dei naufraghi. Si tratta di un numero che fa gridare all’emergenza e all’invasione solo chi fa della paura e della demagogia gli unici strumenti da usare nel dibattito politico e mediatico. È necessario un nuovo patto sociale in cui autorità nazionali, enti locali e cittadini insieme decidano di porre fine all’ecatombe di uomini, donne e bambini in cerca di salvezza e accolgano in maniera diffusa in tutti i territori i migranti. In questo modo l’impatto che si avrebbe sulle comunità locali sarebbe minimo e non rappresenterebbe un onore o un’emergenza per nessuno.  

Spettacolo viaggiante: torna in strada il “Concorso Internazionale dei Madonnari” di Taurianova

3 Agosto 2021 -

Taurianova - Si svolgerà dal 6 all'8 agosto a Taurianova (RC), la sesta edizione del “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova”, l'iniziativa ideata dall’Associazione Amici del Palco con la direzione artistica del maestro madonnaro Gennaro Troia (fondatore della Scuola Napoletana dei Madonnari), tesa a valorizzare l’arte antica dei madonnari, la tradizione, la storia e il territorio che si trasforma in uno scenario esclusivo per l’arte di strada.

 Dopo l'ultima edizione online, tornano a colorare la città gli artisti internazionali che con i loro gessetti saranno al centro di una manifestazione - giunta alla sesta edizione - che negli anni ha accolto fino a 50 artisti provenienti da tutta Italia, dall’Europa e dal mondo per un evento unico nel suo genere in tutta la Calabria, inserito tra le maggiori manifestazioni culturali e artistiche dell’intera regione, che stende ai piedi dei suoi visitatori un tappeto pregiato fatto anche di contaminazioni e culture che si mescolano fra i colori e la bellezza, con i madonnari che diventano parte delle proprie opere, come in un abbraccio, quest'anno sul tema: “Laudato si'… prendersi cura”. 

 «Dopo il fermo forzato dell'anno scorso, in cui a causa della pandemia siamo stati costretti ad organizzare un'edizione online, siamo felici di annunciare la sesta edizione nuovamente per strada, ovviamente rispettando tutte le misure di sicurezza anti-covid previste. La nostra - afferma Giacomo Carioti, presidente dell’Associazione Amici del Palco  – è una manifestazione in cui l'arte si mescola alle tradizioni, e che grazie alla peculiarità artistica-culturale si colloca ormai tra le più significative manifestazioni estive della Calabria, affascinando i visitatori dell'intera regione che finalmente potranno visitare non solo un museo a cielo aperto, ma anche gustare quel sacrificio del madonnaro chinato a terra che si trasforma sempre in suggestive performance ricche di significato».

 Il programma della manifestazione che accoglierà i visitatori nel rispetto delle norme vigenti prevede anche alcune iniziative pensate per i più piccoli con laboratori ludico-didattici e l’immancabile intrattenimento musicale.

La manifestazione è supportata dal patrocinio del Comune di Taurianova, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, dal Consiglio Regionale della Calabria, dalla Regione Calabria, dalla diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, dalla Consulta delle Associazioni di Taurianova. 

 

Palermo: apre la sartoria “Cucire” con una sfilata multietnica

3 Agosto 2021 -   Palermo - Con una sfilata multietnica di abiti e borse in stile africano e siciliano riapre, a pochi passi dal mercato storico di Ballarò, a Palermo,” Cucire Palermo!". In questo modo, riferisce Redattore Sociale, Esther del Ghana e Francis del Camerun hanno voluto mostrare le loro nuove creazioni presentando anche il progetto Pop-Up Your self! sostenuto da Intersos, UNHCR Italia (Agenzia Onu per i Rifugiati e PartecipAzione – In Azione per i rifugiati), Ciss (Cooperazione internazionale Sud Sud). A guidare la sartoria ci sono Francis Sabum Ayim ed Esther Yeboa, esperti sarti che, dopo essersi incontrati anni fa presso la Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, hanno deciso di unire le loro competenze per creare un progetto condiviso. Prima di “Cucire”, Francis ed Esther erano già impegnati nel campo della formazione professionale di giovani migranti in difficoltà. Francis, ha cucito e donato un grembiule al Santo Padre; dopo essere stato presente durante il pranzo di papa Francesco nella missione Speranza e Carità di Biagio Conte, ha avuto anche la possibilità di incontrarlo in forma privata a Roma.  

I 90 anni di mons. Toso

3 Agosto 2021 - Treviso - Ha compiuto novant’anni mons. Canuto Toso, fondatore dell’Associazione “Trevisani nel Mondo” e direttori, per tanti anni, dell’Ufficio Migrantes diocesano. “È stata come una stella che, spuntando dal niente, ha cominciato a brillare nel firmamento dell'emigrazione trevisana, ponendosi subito al fianco dei conterranei all'estero per un aiuto di formazione e di diritti civili e umani”, ha scritto il mensile dei Trevisani nel Mondo che dedica a mons. Canuto la copertina del numero di luglio-agosto questo numero e una lunga intervista. “Ringrazio tutti i Trevisani nel Mondo, che mi hanno inviato auguri di riconoscenza e di vita lunga, a Dio piacendo”. Nei primi anni del sacerdozio don Canuto ha visitato alcuni parenti a Guelph nell’Ontario: “qui sono rimasto per quarantacinque giorni, incontrando italiani-veneti-trevisani, visitando le città dell’Ontario, in particolare Toronto, e ascoltandoli ho capito che sentivano il bisogno di relazioni con la loro terra di origine. Incontrando il vescovo di Hamilton, gli ho raccontato l’esperienza dei miei incontri con gli italiani ed Egli mi ha fatto richiesta di rimanere in Canada per fare il missionario fra gli emigrati. Io ero d’accordo, ma dovevo avere il permesso del vescovo di Treviso. Mistrorigo dopo averlo negato, rilanciò affidandomi il compito di seguire gli emigrati trevisani attraverso l’Ufficio della Pastorale del Lavoro di Casa Toniolo. Fu così che si giunse nel 1973 alla fondazione dell’Associazione Internazionale Trevisani nel Mondo”. A don Toso gli auguri della Fondazione Migrantes.  

Rosario per l’Italia: domani da Salerno con mons. Ballandi

3 Agosto 2021 - Roma - Prosegue anche nel mese di agosto l’iniziativa «Prega con noi», promossa dalle emittenti cattoliche della Cei Tv2000 e radio InBlu2000. Una iniziativa che si è posta in continuità con l’appuntamento di preghiera che tutti i media della Cei avevano proposto con l’inizio della pandemia del Covid-19. Si continua ora nella recita del Rosario da un luogo differente ogni settimana, toccando progressivamente le diverse diocesi italiane. Domani alle 20.50 su Tv2000, radio InBlu2000 e la pagina Facebook, si potrà seguire la recita del Rosario dalla cripta di San Matteo nella Cattedrale di Salerno. A presiedere la preghiera mariana sarà l’arcivescovo di Salerno- Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi. Ad animare la preghiera mariana da Salerno sarà il coro diocesano.

 

Migranti: 700 salvati in mare

3 Agosto 2021 - Tripoli - Oltre 700 persone sono state salvate in diverse operazioni lo scorso fine settimana, mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, principalmente al largo delle coste della Libia e di Malta. «Il più giovane sopravvissuto ha solo tre mesi», ha twittato Sos Méditerranée, in attesa di un porto sicuro dove far sbarcare i migranti. La ong ha riferito che la sua nave, la Ocean Viking, ha effettuato sei operazioni separate in acque internazionali da sabato. Nell’ultimo intervento ha tratto in salvo 106 persone al largo della costa maltese dopo essere stata allertata dal gruppo di aiuti Sea-Watch. Nella notte tra sabato a domenica – riferisce l’Osservatore Romano - si è unita alle navi di Sea Watch e ResQship, per soccorrere 400 persone in difficoltà nel Mediterraneo centrale. A bordo della Ocean Viking ci sono 555 migranti salvati nel fine settimana, tra cui almeno 28 donne, due delle quali incinte. Da giorni anche a Lampedusa si susseguono incessanti le operazioni di soccorso. Circa 102 persone, tutti uomini, sono state intercettate su un barcone dalla Capitaneria di porto e trasferite nell’hotspot di contrada Imbriacola, dove già si trovano un migliaio di ospiti a fronte di una capienza di 250 posti. Ieri 4 sbarchi hanno condotto sulla più grande delle Pelagie altri 84 migranti.  

In Famiglia: Rebecca e Isacco

3 Agosto 2021 - Eva nasce non “dal”, ma “di” fianco ad Adamo – e prima ancora che l’unione nuziale incarna la verità che l’uomo in quanto tale vive nella relazione: “non è bene che l’uomo sia solo”. Sara è da sempre a fianco di Abramo, non abbiamo notizia del loro incontro. Agar è la schiava “prestata” per un desiderio immaturo della discendenza promessa. Quando Abramo, rimasto vedovo della sua amata sposa, è “ormai vecchio e avanti negli anni” (Gn 24) ha ancora una speranza da coltivare: quella che suo figlio Isacco trovi moglie. Non ci è ancora capitato di seguire quello che sembra quasi un “rito”, una prassi che si ripeterà altre volte nel Primo Testamento, di fatto, non possiamo sottovalutare che la pagina biblica dedichi un intero lungo capitolo a questo evento: la ricerca di una moglie per il figlio amato, il figlio della benedizione, quello che è destinato a perpetuare la discendenza e a inverare la promessa di Dio al suo servo, anzi al suo figlio Abramo. Isacco è un uomo baciato dalla Provvidenza, tutti i preziosi e abbondanti doni del padre sono suoi: ha una dote grande, che non deve più spartire con nessuno. È davvero un buon partito, ma la strada per mettere su famiglia non è delle più semplici. Il padre vuole che egli trovi moglie fra la sua gente, quella delle terre da cui Abramo proviene. Il giuramento peculiare che viene chiesto al factotum del patriarca ha questo senso: egli è ingaggiato di un compito non facile, organizzare un vero e proprio matrimonio “combinato”, secondo regole e passi che dovranno compiersi secondo una procedura che non ponga dubbi che è proprio quella la volontà del Signore. Alle domande del servo, Abramo risponde risoluto: o avverrà secondo quanto ho chiesto perché Dio interverrà direttamente con il suo angelo, o non se ne farà niente. L’importante è che Isacco non rinunci a rimanere nella terra che Abramo ha conquistato, non sarà lui a doversi spostare. Pare un mondo del tutto lontano dal nostro, qualcosa di ancestralmente distante da come oggi ogni uomo e ogni donna iniziano le loro storie d’amore. Eppure ad una lettura più profonda si può scoprire ancora altro. Abramo dota il servo di dieci cammelli, animali pregiati, ed ogni sorta di cose preziose eppure se quella donna che individuerà non lo vorrò seguire, non potrà fare niente. Ma allora ancora una volta la libertà dell’uomo si intreccia con il disegno di Dio: è una storia che si costruisce in due, l’umanità e il Signore. Il servo è fedele e soprattutto prega; prega per conto di Abramo, chiede di essere ispirato, la sua pare proprio un’invocazione dello Spirito. “Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco Rebecca…, usciva con l’anfora sulla spalla”. Sembra un’apparizione, questa donna ha come una regalità nel portamento di questo gesto umile e probabilmente compiuto fedelmente ogni giorno. Siamo nell’ora della sera, quando il sole picchia meno forte e le donne si recano al pozzo: ma cos’è questo pozzo se non il luogo dell’incontro, il luogo del dialogo, delle confidenze, dell’ascolto. Il punto del villaggio dove tutti si abbeverano all’acqua, fonte di vita. Al pozzo siamo chiamati tutti perché rappresenta il luogo in cui non perdere l’occasione di presentarsi come creature bisognose di fronte al Creatore. Il pozzo è il “kairos”, il tempo propizio in cui avere il coraggio di dire il proprio nome, di mostrare la propria identità. Rebecca svetta fra le altre coetanee ed è come se il servo ne riconoscesse subito la genealogia, secondo il volere di Abramo e del Signore. La ragazza è molto bella ed è vergine, “nessun uomo si era unito a lei”. Rebecca è in età da marito, ma ancora non lo ha incontrato, chissà quanti pensieri, quante fantasie confidate alle amiche durante quel tragitto faticoso? Ma perché lei e non un’altra? Perché Rebecca è pronta, non si fa vincere dalla paura e dalla diffidenza che poteva procurarle uno straniero anonimo. In fretta abbassa l’anfora e dona acqua, offre vita e subito si dimostra attenta anche a tutti gli animali. Rebecca corre, è entusiasta nella sua generosità e il servo – dice il testo – “la contemplava in silenzio”. Viene allora il momento della gratitudine e il servo offre gioielli alla donna, la adorna già come una sposa. Rebecca è proprio la parente che Abramo sognava per suo figlio perché è lei che offre al servo e al suo convoglio un’accoglienza totale, lo spazio per riposare e riprendere le forze e intanto ancora una volta “corre”. Fa tenerezza quanto questo verbo ritorni nel racconto: è il segno di un cuore colmo di emozione, un cuore che sente giunta una svolta fondamentale nella vita. Quello che a tutti gli effetti può dirsi un “matrimonio combinato” in realtà è all’insegna della gratuità più totale: se Rebecca non si fosse comportata come ha fatto nessun gioiello sarebbe bastato, nessuna trattativa sarebbe servita. Rebecca, entusiasta, racconta alla madre quello che le è successo e a questo punto entra in gioco una figura maschile, suo fratello Labano: egli interviene e prende in mano la situazione. Avremo modo di conoscere la scaltrezza di questo personaggio, non certo del tutto trasparente, ma per ora egli non sembra opporsi ad un disegno che pare, in effetti, più grande di lui: “La cosa procede dal Signore, non possiamo replicarti nulla, né in bene, né in male. Ecco Rebecca davanti a te: prendila, va’ e sia la moglie del figlio del tuo padrone”. Vorrebbero prendere tempo ma il servo ha la fretta di chi sente che quella intrapresa è la strada giusta. Ancora una volta la giovane donna, interpellata direttamente, è protagonista: è lei a rompere gli indugi, è pronta a partire, a lasciare il padre e la madre, a “desatellizzarsi” (come si direbbe oggi), cambiare famiglia, terra, abitudini, per affidarsi ad una parola che ha il sapore della piena realizzazione. Ricevuta la benedizione dei suoi famigliari si parte. Chissà se durante il viaggio, in assenza di quelle fotografie che si scambiavano gli immigrati italoamericani per organizzare matrimoni a distanza, il servo di Abramo avrà raccontato a Rebecca qualcosa di quell’uomo che da lì a poco sarebbe diventato suo marito? Non possiamo saperlo, ma possiamo immedesimarci nel cuore di lei, nel suo desiderio di felicità, di pienezza, di essere “per” qualcuno. Ed ecco l’incontro! L’incontro fra l’amato e l’amata: è un simultaneo movimento degli sguardi, entrambi “alzano gli occhi”, segno di speranza, segno di sete di futuro. Sono ad un altro pozzo, possono incontrarsi davvero e quando la ragazza ha la certezza – ma io credo l’avesse già intuito – che il suo sposo è quell’uomo che le sta andando incontro, si vela il volto, quasi a preservare fino all’ultimo la purezza di quel momento, la sacralità di un evento voluto dal Padre. È il tempo del racconto perché non ci siano dubbi: il Signore ha disseminato di segni il cammino di quest’uomo e questa donna ed ora può aprirsi per loro la tenda della comunione piena: il talamo dell’unione sponsale. Allora anche Isacco può abbandonare il lutto per la morte della madre, diventa uomo maturo, capace di prendersi cura della donna che Dio gli ha preparato fin dal principio. Quello che all’inizio sembrava “un calcolo di uomini” si rivela un segno prodigioso dell’amore umano. Due giovani che si innamorano a prima vista, che si incontrano al pozzo della vita e solcano con la loro libertà la scia che il Signore ha preparato per loro sulla sabbia del deserto della vita. (Giovanni M. Capetta - Sir)    

Mons. Lorefice: «siamo ancora in tempo» per fermare le stragi in mare

3 Agosto 2021 - Palermo - «Questa volta siamo ancora in tempo. Le autorità italiane, le autorità maltesi, le autorità europee sono ancora in tempo. La nostra umanità è ancora in tempo. Il nostro compito come cristiani è ancora in tempo. Oltre 400 vite nel cuore del Mediterraneo aspettano la nostra decisione, aspettano di essere salvate». Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, lancia un appello alle istituzioni di tutta Europa, a cominciare dal Governo italiano e dalla nostra Guardia Costiera, affinché intervengano immediatamente nel salvataggio di cinque imbarcazioni, con oltre 450 migranti a bordo, per le quali il rischio di naufragio nella zona SAR di Malta è già stato lanciato molte ore fa e viene adesso ribadito con insistenza dalle ONG che operano nel Mediterraneo senza raccogliere alcuna risposta. «Quante volte in questi anni – ricorda mons. Lorefice – abbiamo condiviso lo sgomento dell’impotenza, dato dallo sgomento dell’indifferenza dinanzi al destino disperato di centinaia, oramai migliaia di fratelli e sorelle che hanno perso la vita mentre tentavano di guadagnare niente di più che la loro stessa dignità, che il loro stesso diritto ad esistere! Oggi non è ancora troppo tardi! Faccio appello a tutti coloro che hanno il potere di assumere una decisione sul destino di queste 400 persone affinché lo facciano subito e non costringano l’Europa a piangerle tra poche ore come vittime di questa barbarie. Non decidere in questa direzione significa ammettere che l’omissione di soccorso fa parte a tutti gli effetti della strategia che i nostri Governi stanno adottando per gestire il tema delle migrazioni, continuando a rendere plausibile lo straziante genocidio a cui molti ancora si rifiutano di assistere, voltando lo sguardo dall’altra parte. Da esseri umani prima ancora che da cristiani – conclude Lorefice – non possiamo non condividere l’impossibilità di tacere dinanzi al perpetuarsi di questo male, non possiamo non continuare a ricordare l’urgenza di agire contro tutto ciò che avviene attorno e nel cuore del Mediterraneo, in nome di diritti umani internazionali, della Costituzione italiana e del Vangelo».      

Colombia: i Vescovi esprimono solidarietà in occasione della Giornata Mondiale dell’Olocausto del Popolo Rom

2 Agosto 2021 - Bogotà - "La Chiesa colombiana, attraverso la Conferenza Episcopale, desidera esprimere il suo più profondo senso di solidarietà con i popoli Rom di tutto il mondo e in particolare con i Rom che vivono in Colombia da diversi secoli; approfittando della commemorazione del genocidio perpetrato dal Reich nazista durante la seconda guerra mondiale". Lo afferma la Conferenza Episcopale della Colombia (CEC), in una nota del suo Dipartimento di Animazione Missionaria e per i Gruppi Etnici, in occasione del 77° Giornata Mondiale dell'Olocausto del Popolo Rom, che si celebra oggi 2 agosto. Nel messaggio firmato da p. Omer Giraldo, direttore dell'area Etnie, ha ricordato che la popolazione Rom ha le sue origini nella regione asiatica di Kannauj, nel nord dell'India ed è stata caratterizzata nel corso della sua storia dall'essere "un popolo con tendenza al nomadismo e che porta nel suo essere anche una ferma convinzione di libertà, (...) I legami familiari sono per questa etnia un'enorme forza culturale, insieme alle loro convinzioni, alla loro fede in Dio e alla ricchezza della sua espressioni, come la musica e la danza". La nota, riferisce l’agenzia Fides, sottolinea come la notte dal 2 al 3 agosto 1944 sia tristemente ricordata per l'infame assassinio di oltre 4.300 membri delle minoranze note come Sinti e Rromaníes, varianti culturali della stessa etnia. Questa notte è chiamata in lingua tedesca come "Zigeunernatch", "La notte degli zingari". In questo contesto, a nome della CEC, il religioso invita i colombiani a prendere coscienza delle sofferenze che la popolazione Rom ha dovuto sopportare nel corso della storia. In modo speciale, chiede che questo 2 agosto si tenga una preghiera speciale e ci siano spazi di riflessione per gli atteggiamenti che spesso si assumono quando si conoscono da vicino queste comunità insediate nei territori colombiani: "Gli zingari sono stati vittime, incompresi ovunque vadano. Anche nel nostro Paese gli zingari hanno subito discriminazioni ed emarginazione sociale nel lavoro, nell'istruzione e nella salute. Un fatto molto positivo che ha segnato il destino dei popoli Rom in Colombia è il loro riconoscimento da parte dello Stato colombiano come minoranza etnica, sulla base della nuova Costituzione del 1991. La guerra interna che la Colombia ha costretto queste comunità a trasferirsi nelle città".

Consiglio d’Europa: Costruire ponti tra passato e futuro, per creare un futuro migliore

2 Agosto 2021 - Bruxelles - In una dichiarazione rilasciata in occasione della Giornata europea di commemorazione dell’Olocausto dei Rom, il 2 agosto 2021, la Segretaria generale del Consiglio d’Europa Marija Pejčinović Buric ha sottolineato l’importanza di ricordare le vittime dell’Olocausto dei Rom. Ha posto l’accento sul fatto che imparare dal passato consente di creare un futuro migliore per i Rom e i Viaggianti d’Europa e ha evidenziato le iniziative di istruzione del Consiglio d’Europa attraverso le quali si insegna la storia dei Rom e i loro contributi positivi all’identità europea. Questa giornata è un omaggio a migliaia di uomini, donne e bambini rom che furono uccisi nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau la notte del 2 agosto 1944.

Migrantes: Giornata del ricordo del Porrajmos, per non dimenticare

2 Agosto 2021 - Roma - Un’occasione per riflettere su ciò che è stato il genocidio di Rom e Sinti durante la seconda Guerra Mondiale noto come Porrajmos (divoramento). Un genocidio che causò oltre mezzo milione di vittime e che viene ricordato oggi, 2 agosto, poiché in quel giorno, nel 1944, gli ultimi rom del cosiddetto "Zigeunerlager" (lager rom), furono sterminati nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. Anche in Italia – evidenzia oggi la Fondazione Migrantes - non si possono dimenticare i campi di concentramento dei rom realizzati dopo le leggi razziali in diverse città e paesi: Perdasdefogu (Nuoro), Agnone (Campobasso),Tossicia, ai piedi del Gran Sasso, Ferramonti (Cosenza),Poggio Mirteto (Rieti), a Gries (Bolzano). Città e paesi che “diventano le tappe di un pellegrinaggio per chiedere perdono, ma anche per non dimenticare la memoria del genocidio. Un pellegrinaggio che ci aiuta anche a superare paure e pregiudizi che purtroppo ancora crescono nei confronti dei rom, come dei migranti, e che possono rischiare di sfociare in nuove forme di violenze e di razzismo". La Giornata di oggi diventa anche l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle minoranze “più vulnerabili”. (R.Iaria)  

Cuneo: nel programma annuale del comune la giornata di commemorazione del “Porajmos”

2 Agosto 2021 - Cuneo - Il 2 agosto si commemorano le vittime del Porajmos, lo sterminio dei Rom e dei Sinti compiuto dai Nazisti e dai loro alleati durante la seconda guerra mondiale. La data è stata scelta per ricordare la notte tra il 2 ed il 3 agosto 1944 nella quale 2987 Rom, soprattutto donne, bambini e anziani, furono uccisi nel lager delle famiglie zingare del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Il 22 luglio 2019 – ricorda oggi il comune in una nota pubblicata sul sito - con la deliberazione n. 49, il Consiglio Comunale della Città di Cuneo ha approvato la proposta di  “inserire la data del 2 agosto, ricorrenza del Porajmos, nel programma annuale del Comune di Cuneo delle iniziative per la commemorazione degli eventi che ad opera del regime nazi-fascista hanno segnato tragicamente la storia del nostro Paese durante la seconda guerra mondiale, affinché possa costituire un elemento di verità e di memoria per tutta la popolazione e di chiedere al Parlamento italiano di assumere ufficialmente tale data per la celebrazione del Porajmos, come già realizzato in Spagna a partire dal 2016 per iniziativa del Governo di quel Paese”.

Giornata genocidio Rom: Sant’Egidio, occasione per riflettere “sul male generato”

2 Agosto 2021 - Roma - Da alcuni anni, è stato istituito il Roma Genocide Remembrance Day, la giornata in ricordo del genocidio dei Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale, definito in lingua romanì Porrajmos (divoramento) o Samudaripé (sterminio) che provocò mezzo milione di vittime di questa popolazione. Così Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz e testimone diretto della liquidazione dello Zigeunerlager, ricorda la notte del 2 agosto 1944. "Ero rinchiuso ed era notte e c’era il coprifuoco, però ho sentito tutto. In piena notte sentimmo urlare in tedesco e l’abbaiare dei cani, dettero l’ordine di aprire le baracche del campo degli zingari, da lì grida, pianti e qualche colpo di arma da fuoco. All’improvviso, dopo più di due ore, solo silenzio e dalle nostre finestre, poco dopo, il bagliore delle fiamme altissime del crematorio. La mattina, il primo pensiero fu quello di volgere lo sguardo verso lo Zigeunerlager che era completamente vuoto, c’era solo silenzio e le finestre delle baracche che sbattevano”. Furono 4000, in maggioranza donne e bambini, le persone uccise in quell'occasione nelle camere a gas; facevano parte dei 23 mila Rom e Sinti (Zigeuner, come venivano definiti nei documenti) deportati ad Auschwitz. La memoria del Porrajmos - evidenzia oggi la Comunità di Sant'Egidio - è occasione di riflessione "sul male generato dalle ideologie razziste, che hanno preparato il terreno alla discriminazione e all’annientamento nei campi di concentramento e sterminio. È una storia di disprezzo e persecuzioni della minoranza più numerosa d’Europa. Una ferita - conclude - del continente europeo, che interroga le coscienze su quante parole e atteggiamenti violenti siano ancora rivolti al popolo Rom e quanto ancora sia lontana una piena integrazione scolastica, sanitaria e abitativa di una minoranza giovanissima, composta ancora oggi soprattutto di minori"  

La domenica del Papa: perché cerchiamo il Signore?

2 Agosto 2021 - Città del vaticano - Torna il tema del pane in questa prima domenica di agosto. La folla, che aveva assistito al miracolo, lo cercava, forse per farlo re. Gesù, però, non è più sul monte, non ci sono nemmeno i suoi discepoli. Quel giovane profeta li aveva affascinati con la sua parola, e poi li aveva saziati con il pane, per questo non volevano separarsi da lui; così salgono sulle barche e lo trovano a Cafarnao, “al di là del mare”. Il Signore è sempre oltre i nostri confini, le nostre parole, al di là delle nostre abitudini e delle nostre convinzioni; invito a guardare oltre il nostro naso, lasciare le cose spesso effimere per un qualcosa di duraturo. Nella Bibbia il tema del pane è presente e accompagna il pellegrinare del popolo di Israele – la manna, termine ebraico man hu, che corrisponde alla domanda “cos’è” – quel vagare nel deserto, in un ambiente dove scarsissime sono le risorse di cibo. Il pane è importante anche nella storia dei cristiani perché è proprio il suo spezzare, cioè condividere, che identifica il discepolo; il pane della moltiplicazione, dell’ultima cena. Il pane. Papa Francesco, parlando all’Angelus dalla finestra del Palazzo apostolico, ci dice subito che non basta cercare Dio, “bisogna anche chiedersi il motivo per cui lo si cerca”. Cercarlo per il pane che ha fatto distribuire, perché “avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”, come leggiamo nel quarto Vangelo, o accoglierlo perché egli è “il pane della vita”. La gente si era fermata al miracolo esteriore, si era fermata al pane materiale. “Perché cerchiamo il Signore”, chiede Francesco. Quella gente ha dato più importanza, più valore al dono del pane che a colui che lo ha loro donato. Di fronte alle preoccupazioni quotidiane del mangiare e vestire, certo importanti, per venire ai nostri giorni le preoccupazioni del successo e della carriera, il Vangelo di questa domenica ci invita a guardare oltre. “Perché cerchiamo il Signore?” Il Papa ci chiede di riflettere sulle motivazioni della nostra fede. Abbiamo bisogno – ha detto - di discernere, perché tra le tante tentazioni che abbiamo nella vita ce n’è una che potremmo chiamare tentazione idolatrica. È quella che ci spinge a cercare Dio a nostro uso e consumo, per risolvere i problemi, per avere grazie a lui quello che da soli non riusciamo a ottenere. Per interesse. Ma in questo modo la fede rimane superficiale e miracolistica: cerchiamo Dio per sfamarci e poi ci dimentichiamo di lui quando siamo sazi. Al centro di questa fede immatura non c’è Dio, ci sono i nostri bisogni, i nostri interessi”. “Al di là del mare”. Il Signore, ricorda il vescovo di Roma, “agisce ben oltre le nostre attese”; il suo è “amore vero, è disinteressato, è gratuito: non si ama per ricevere un favore in cambio”. Quelle folle – siamo anche noi stessi – sono preoccupate soprattutto di mantenere ciò che hanno avuto, e non sanno guardare “al di là del mare”; hanno attraversato il lago, magari rischiando, durante la traversata, ma alla fine si sono accontentate di una richiesta semplice, cioè saziare la propria fame materiale. Come fare, allora, per passare da una fede magica, che pensa solo ai propri interessi, a una fede “che piace a Dio”? Ecco la seconda domanda, che il Papa propone alle persone presenti in piazza, ma in fondo a tutti noi: “che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. È la stessa domanda posta dalla folla a Gesù. La strada, ricorda Francesco, non è “aggiungere pratiche religiose o osservare speciali precetti”, ma “accogliere Gesù nella vita, vivere una storia d’amore con lui. Sarà lui a purificare la nostra fede. Da soli non siamo in grado […] prima delle cose che riceviamo e facciamo, c’è Lui da amare”. Il Papa ricorda che questo vale “nei riguardi di Dio, ma anche nelle nostre relazioni umane e sociali: quando cerchiamo soprattutto il soddisfacimento dei nostri bisogni, rischiamo di usare le persone e di strumentalizzare le situazioni per i nostri scopi”. È brutto “usare le persone per il proprio profitto”, afferma Francesco, che aggiunge: “una società che mette al centro gli interessi invece delle persone è una società che non genera vita”. Gesù è “il pane della vita”; dall’amicizia con lui, “impariamo ad amarci tra di noi. Con gratuità e senza calcoli […] senza usare la gente, con gratuità, con generosità, con magnanimità”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Il card. Turkson ricorda la figura del beato Ceferino

30 Luglio 2021 -

Città del Vaticano - Lunedì 2 agosto ricorre la memoria liturgica del beato Ceferino Gimenez Malla, il primo beato di origine rom della Chiesa cattolica. Ucciso a Barbastro, in Spagna, nel 1936 per aver tentato di salvare un sacerdote, Ceferino, ricorda oggi il cardinale Peter Turson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale,  era "un uomo di preghiera". In una lettera a p. Claude Dumas, presidente del Comitè Catholique International pours les Tsiganes il porporato ricorda che il beato Ceferino  esercitava il mestiere di commerciante di animali con "un rispetto esemplare per loro, paragonabile a quello di San Francesco d’Assisi, di cui seguiva l’esempio in qualità di terziario francescano". Per la sua autorità morale, scrive il cardinal Turkson, veniva spesso chiamato in quanto persona molto rispettato a dirimere sia le controversie che sorgevano tra le famiglie della comunità rom sia i conflitti che a volte turbavano i rapporti tra Rom e non Rom. "Le difficoltà che hanno dovuto affrontare collettivamente i rom m nel corso dei secoli,  hanno creato in loro un forte senso di appartenenza al gruppo e di solidarietà". Secondo quanto appreso il Dicastero "i meccanismi di mutuo sostegno hanno mitigato l’impatto della pandemia su di loro a cui erano più esposti proprio a motivo delle famiglie numerose che vivono in spazi ristretti. Alcune famiglie hanno sostenuto le altre ad andare avanti". Nella lettera in occasione  di questa giornata il responsabile del dicastero vaticano ricorda "la figura di monsignor Mario Riboldi, il sacerdote milanese scomparso nelle settimane scorse, che ha scoperto la figura di Ceferino e ne ha promosso la beatificazione che poi avvenne a Roma nel 1997. "Nel ringraziare Dio per la vita di mons. Riboldi - scrive - chiediamo al Signore per intercessione del beato Ceferino non solo vocazioni al servizio dei più bisognosi ma anche che  culture diverse scoprono il dono dell’amicizia sociale proposta da papa Francesco". Il Dicastero ringrazia la pastorale dei Rom della Conferenza Episcopale spagnola perché in quest’occasione ha messo a disposizione materiale sulla figura del beato e "dare testimonianza dell’eredità che mons. Riboldi  ci lascia con la sua vita e con la sua fede". (Raffaele Iaria)

Viminale: da inizio anno sbarcate 28.515 persone migranti sulle coste italiane

30 Luglio 2021 - Roma - Sono 28.515 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 28.500 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 6.758 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.176, 15%), Egitto (2.291, 8%), Costa d’Avorio (2.031, 7%), Eritrea (1.428, 5%), Guinea (1.408, 5%), Sudan (1.309, 4%), Iran (1.268, 4%), Marocco (1.081, 4%), Mali (836, 3%) a cui si aggiungono 5.929 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.    

Scalabriniane: parte la missione a Lesbo

30 Luglio 2021 -
Roma - Per il secondo anno consecutivo è partita la missione itinerante delle Suore Missionarie Scalabriniane nell’isola di Lesbo per aiutare e sostenere le migliaia di rifugiati in arrivo dal Medio Oriente e dall’Africa che cercano speranza e salvezza in Europa. L’iniziativa è possibile grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e a un’intesa che sta portando all’attivazione di una serie di iniziative in Italia e nel resto del mondo. La missione di Lesbo è una di queste e vede protagonista la Provincia europea delle Suore Scalabriniane.
“L'accoglienza e la disponibilità della comunità di Sant'Egidio sono segni straordinari per noi e sono la possibilità di un’azione più articolata per il nostro servizio e per essere in comunione con migranti e rifugiati. Anche grazie a loro possiamo metterci in cammino verso gli altri e le altre – dice suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane, Congregazione che sin dalla sua fondazione ha come missione il servizio alla persona migrante – Grazie a loro ci troviamo a fare, ormai per il secondo anno consecutivo, un’assistenza su questa zona di confine, lì dove più forte si alza la richiesta di aiuto. Per tutta l’estate saremo con loro e tenderemo la mano alle famiglie, alle mamme, ai papà, ai più piccoli”. Si tratta di un’iniziativa che le Suore Missionarie Scalabriniane hanno promosso nell’ottica di una 'Chiesa in uscita', proprio come ha chiesto Papa Francesco. Le nove suore resteranno a Lesbo per qualche mese e si alterneranno nell’assistenza dei migranti in questa zona di frontiera nell’isola greca di fronte alla Turchia. Al centro della loro attenzione i campi dove vivono migliaia di rifugiati, in condizioni degradanti e che mettono a rischio la loro stessa vita. “Questa esperienza è una risposta all’appello del Pontefice di andare verso le periferie umane. A Lesbo c’è un continuo allarme a cui tutti dobbiamo rispondere”, aggiunge suor Neusa. Per suor Milva Caro, superiora provinciale dell’Europa, “l’emergenza chiama di nuovo tutte noi a mobilitarci per aiutare i rifugiati che non hanno mai smesso di affollare le rotte del Mediterraneo”. “Non fa più notizia, forse, ma ancora sui barconi migliaia di persone, donne, bambini non accompagnati, cercano un varco verso la speranza – aggiunge – L’attività missionaria è fondamentale non solo per rispondere ai bisogni primari ma anche per dare conforto, essenziale per chi ha lasciato tutto dietro di sé e spesso ha visto cadere lungo il cammino le persone più care”.

l sans papiers italiani: la storia di Amir e Mamadou

30 Luglio 2021 - Roma - Senza documenti non si va da nessuna parte. Lo sanno bene Amir e Mamadou che stanno lottando da tempo per l’ottenimento del permesso di soggiorno che gli garantirebbe la possibilità di vivere e lavorare regolarmente in Italia. Un iter però piuttosto macchinoso e complesso che richiede molto tempo. “Senza documenti non posso fare nulla” afferma Amir. I due senegalesi sono venuti in Italia con la speranza lavorare, ma ora tutto questo gli sta venendo negato per motivi burocratici, trovandosi di fronte ad una montagna difficile da scalare. Un dramma quello dei lavoratori irregolari che è salito alla ribalta sui fatti di cronaca con lo sciopero della fame e della sete messo in atto da un gruppo sans papiers - persone senza documenti - in Belgio. La protesta era cominciata due mesi fa per ottenere la regolarizzazione della loro posizione. “Quello che è successo a Bruxelles deve essere un monito” - spiega Marco Ruopoli, presidente di Sophia Impresa Sociale - “Con Amir e Mamadou abbiamo potuto toccare con mano quanto possa essere pesante vivere in questo limbo. Senza i documenti è come se non esistessero, costretti nella solitudine e nell’incertezza di un'esistenza ai margini”. Una situazione difficile da affrontare soprattutto senza alcun tipo di sostegno. Per questo Sophia Impresa Sociale sta accompagnando i due giovani con il supporto di un avvocato che si sta occupando di regolarizzare la loro posizione. Nel frattempo si stanno formando attraverso progetti e corsi di formazione messi in campo dalla cooperativa di Roma, recuperando quella dignità e quella umanità che stavano cominciando a perdere. “Ho ripreso fiducia” - commenta Amir - “Voglio rimanere in Italia. Spero che la situazione si risolve presto”. Un passo importante verso l’integrazione perché, come scrive la scrittrice americana Laura Hillenbrand, “senza la dignità, l'identità viene cancellata”. (A. Cocchi)

Mediterraneo: a Firenze il prossimo incontro CEI

30 Luglio 2021 - Firenze - Sarà Firenze a ospitare il secondo incontro per la pace nel Mediterraneo che, dopo l’evento di Bari nel 2020, radunerà i vescovi dei venti Paesi affacciati sul bacino. L’appuntamento promosso dalla CEI si terrà fra febbraio e marzo del prossimo anno. La scelta del capoluogo toscano è legata alla figura di Giorgio La Pira, il sindaco “santo” che con i suoi “Colloqui mediterranei” ha ispirato l’incontro e che aveva avvicinato le sponde del mare chiamato da lui il «grande lago di Tiberiade». Al centro del forum il tema della cittadinanza e della fraternità. Insieme con il forum dei vescovi, ci sarà in contemporanea il meeting dei sindaci di cento città del Mediterraneo che saranno invitati a Firenze da Palazzo Vecchio.  

Vangelo Migrante: XVIII domenica del Tempo Ordinario – B (Gv 6,24-35)

29 Luglio 2021 - Dopo il segno della distribuzione di cibo in abbondanza, Gesù si era ritirato in un luogo solitario per fuggire dalla folla che voleva farlo re. Appena lo ritrovano a Cafarnao, Egli spiega il motivo della sua fuga denunciando il fraintendimento del segno e più in generale dei suoi segni: “voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Come a dire: voi volete farmi re non perché siete disponibili a credere alla mia persona e alle mie parole, ma perché cercate dei vantaggi immediati. Le folle e, forse anche i discepoli, si sono fermati alla superficie del segno senza scorgerne l’autentico significato. Gesù li esorta a cercare un altro pane, a non guardare solo e prima di tutto ai bisogni materiali: “datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Ma i giudei fanno enorme fatica ad accogliere Gesù. Vogliono nuovi segni! Eppure, solo il giorno prima avevano mangiato a sazietà! Non gli è bastato! Il cibo è uno dei temi ricorrenti della Scrittura. Dio lo dà sempre in abbondanza. Che poi l’uomo sappia distribuirlo, questa è un’altra faccenda. Fin dalla creazione propone all’uomo una dieta che prevede la coesistenza del nutrimento per vivere e di un albero, quell’albero, da non toccare: non un limite ma una protezione per l’uomo. Quella pianta è il segno che la Vita della Creatura in relazione con Dio è eterna, anche quando l’esistenza nutrita dal cibo materiale finirà. Gesù risveglia questa fame e, in modo perentorio, si presenta come QUEL segno: “io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”. Lui non è il pane che sfama per un giorno soltanto, sfama per sempre, addirittura conduce alla vita eterna. Accogliere il suo messaggio e la sua persona, non rende più facile la vita, ma la salva. Abbiamo questa fame, ci interessa questo cibo?  
  1. Gaetano SARACINO