Primo Piano

Preghiera dei fedeli: III domenica di Avvento

11 Dicembre 2021 -

Il Signore rinnova per noi la gioia dell’attesa della sua venuta. Affidiamo a Lui la nostra preghiera fiduciosa, acclamando: ASCOLTACI o SIGNORE!

  1. In questi giorni, in cui si ridesta la nostra speranza, chiediamo al Signore la grazia di volgere verso di Lui la nostra mente e il nostro cuore, il nostro desiderio e la nostra attesa di Lui,preghiamo:
  2. Domandiamo al Signore che si rinnovi, in noi cristiani, il desiderio della conversione del cuore, per testimoniare negli ambienti in cui viviamo la gioia dell’attesa del Suo Natale e della Sua venuta gloriosa,preghiamo:
  3. Preghiamo per i nostri pastori che ci accompagnano al Natale di Gesù: il Papa, i vescovi, i presbiteri e tanti testimoni di fede e di carità; preghiamo per gli ammalati, gli anziani, e tutte le persone che patiscono sofferenze psichiche e fisiche, preghiamo:
  4. Signore, in questi giorni noi continuiamo a vedere persone morte di disperazione, di freddo, di stenti. Tantissimi, troppi nostri fratelli non accolti, non amati e lasciati morire nell’indigenza e tra l’indifferenza delle gente, anche nostra. Perdonaci Signore!Preghiamo: Accogli, Dio nostro Padre, i desideri e le speranze nostre e dell’intera umanità, per poter riconoscere e accogliere il Figlio che tu doni al mondo. Tu che vivi e regni……

 

Migrantes: Il diritto d’asilo. Report 2021, “Gli ostacoli verso un noi sempre più grande”

10 Dicembre 2021 - Roma - Adam ha 16 anni e un sogno, quello di diventare medico. È nato in un campo profughi in Darfur. A 11 anni è fuggito dal Sudan da solo, e da allora ha perso i contatti con la sua famiglia. In Libia ha lavorato nei campi in condizioni di schiavitù e per alcuni mesi è stato rinchiuso in un centro di detenzione. Per sfuggire alle violenze e ai conflitti nel Paese è andato in Niger, dove è stato accolto in un campo per rifugiati ad Agadez. Bloccato in mezzo al deserto, senza poter andare a scuola e senza prospettive, Adam ha visto tanti suoi coetanei partire verso la Libia, in cerca di un imbarco per l’Europa. Il Niger, il Paese con l’indice di sviluppo umano più basso al mondo, è stato per anni uno snodo cruciale dei flussi migratori verso il Mediterraneo. Ma dal 2015 le politiche dell’UE hanno determinato la chiusura delle frontiere verso nord, aumentando di molto i rischi per chi prova ad attraversare il Sahara. Tuttavia la sorte di Adam è stata diversa: il 15 ottobre 2021 è potuto partire in aereo direttamente per l’Italia, insieme ad altri quattro ragazzi, nell’ambito del progetto “Pagella in tasca-Canali di studio per minori rifugiati”, promosso da InterSOS in partenariato, fra gli altri, con l’UNHCR e la Fondazione Migrantes. Dopo aver trascorso un mese in una struttura di prima accoglienza a Torino, è stato accolto da una famiglia affidataria e finalmente ha iniziato ad andare a scuola. “Pagella in tasca” porterà in Italia dal Niger, con il suo nuovo canale di ingresso legale e sicuro, ancora altri 30 minori non accompagnati. È un vero progetto pilota creativo e innovativo (anche se rimane una goccia nel mare dei rifugiati e migranti che, dall’inferno e dalle spiagge di Libia, tentano la sorte sulla rotta “illegale” e pericolosa del Mediterraneo centrale: da gennaio all’inizio di novembre 2021 vi hanno già perso la vita o sono rimasti dispersi in oltre 1.200, contro i 1.000 stimati in tutto il 2020). E viene raccontato nel volume fresco di stampa Il diritto d’asilo. Report 2021. Gli ostacoli verso un noi sempre più grande (Tau Editrice 2021, pp. 360, euro 20,00), che sarà presentato a Roma il prossimo 14 dicembre. Questo rapporto, promosso dalla Fondazione Migrantes, è ormai giunto alla quinta edizione e oggi è l’unico in Italia dedicato specificamente al mondo dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle migrazioni forzate. Con una forte centratura sull’Europa e sul nostro Paese, offre saggi e contributi che affrontano questi argomenti da prospettive inedite e multidisciplinari, oltre ad aggiornamenti statistici mirati. L’edizione 2021 riprende nel titolo il Messaggio di papa Bergoglio per la 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (il testo viene riportato integralmente nel volume) e i suoi 12 contributi sono curati da un’équipe di autori che, oltre ad essere studiosi di questi temi, nel corso degli anni hanno seguito e continuano a seguire concretamente i richiedenti asilo e i rifugiati nei loro percorsi in Italia, o sono essi stessi rifugiati. Come negli anni scorsi, ha contribuito alla realizzazione del rapporto la redazione dell’osservatorio Vie di fuga. Quattro le parti che scandiscono il volume: “Dal mondo con lo sguardo rivolto all’Europa”, “Tra l’Europa e l’Italia”, “Guardando all’Italia” e un “Approfondimento teologico”. Questi invece i temi dei contributi: 2020-2021, il COVID-19 non ferma guerre, violenze e disuguaglianze; Ultima fermata Schengen? Diritto d’asilo e gestione delle frontiere interne nella politica dell’UE; La proposta di Patto europeo su immigrazione e asilo: la (non) riforma; Le politiche europee e il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo: il punto di vista dei rifugiati; L’affido omoculturale dei minori stranieri non accompagnati: il sistema olandese e quello italiano a confronto; Pagella in tasca: i “canali di studio” per minori rifugiati; La fame di aria: l’inverno della primavera araba nel C.P.R. di Torino; Il sistema di accoglienza tra distruzione e riforme a pezzi: a che punto siamo?; La protezione speciale dopo il decreto-legge 130/2020: un’innovazione importante; Una riflessione a viva voce. La dignità come fondamento dei diritti umani dei rifugiati: retorica o tutela efficace?; Arte, pratiche e saperi: “Trame migranti” a Messina; “Fratelli tutti” migranti. Le prime tre parti del rapporto sono accompagnate da altrettante sezioni statistiche con grafici, tabelle e schede di “dati e fatti” sulle migrazioni forzate e il diritto d’asilo nel mondo, nell’UE e in Italia, con numeri e serie storiche aggiornate a buona parte del 2021: dall’impatto del COVID-19 sulla protezione internazionale ai drammi vissuti ogni giorno da milioni di persone in fuga da guerre, persecuzioni, violenze, climate change. Dai “grandi dati” su arrivi e sbarchi alle stime sui morti e i dispersi alle frontiere dell’UE (dalle Canarie a Cipro, dalla nuova frontiera esterna della Manica ai gelidi confini con la Bielorussia, al collo di bottiglia misero e violento della rotta balcanica). Dai numeri sui richiedenti protezione in Europa e in Italia agli esiti che essi ottengono, all’applicazione del regolamento “Dublino III”. Dalle lodevoli (ma limitate) iniziative di reinsediamento, ricollocazione, evacuazione umanitaria e dei “corridoi umanitari” all’accoglienza che il nostro Paese offre a richiedenti e rifugiati. Senza dimenticare fenomeni opachi e inquietanti che non possono essere taciuti, come, in questo 2021, l’escalation dei migranti intercettati dalla Guardia costiera “libica” e di quelli rinchiusi nei famigerati centri di detenzione del Paese nordafricano, i respingimenti sommari e illegali nei Balcani e dalla Grecia, la criminalizzazione delle ONG... Rispetto all’edizione 2020 si aggiungono quest’anno dati e schede sulla situazione dello sradicamento forzato nel mondo alla metà del 2021, sulla situazione in Afghanistan (incluse le gravi responsabilità dell’Occidente in questo disastro umanitario, certo, ma anche geo-politico), sulle procedure “di frontiera” e “accelerata” in Europa, sui minori non accompagnati richiedenti protezione nell’UE e sui ricorsi in materia d’asilo e sulle vittime di tratta in Italia. Ad arricchire le pagine del volume, infine, una serie di fotografie a colori del fotografo indipendente Alessio Mamo, che ritraggono cittadini afghani a Kabul e in diversi contesti di migrazione, in Bosnia, a Lesbo e a Calais.  «Nei giorni in cui viene chiuso questo rapporto la tentazione di farsi prendere dallo sconforto e da un senso di impotenza è davvero alta – tirano le somme, nelle Conclusioni, le curatrici del volume Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti –.  La vecchia Europa sembra sempre più chiusa in se stessa e pochi sono gli spiragli di speranza, sia che si guardi ai singoli Stati, sia che si considerino le politiche dell’Unione. Entrare in Europa sarà sempre più difficile, costoso e pericoloso. Il tema della solidarietà rimane quasi solo una questione di principio, sia a livello globale, sia a livello di Unione, sia ancora a livello interno dell’Italia. Non possiamo però arrenderci supinamente a questo scenario, e ci preme quindi richiamare anche i pochi ma significativi aspetti positivi che si affacciano timidamente alla ribalta e che hanno bisogno di tutta la nostra fiducia e tenacia per poter prosperare: l’introduzione della nuova protezione speciale, le vie sperimentali per l’accesso legale e sicuro nel nostro Paese di minori attraverso i visti per studio, e il protagonismo dei rifugiati che iniziano a prendere pubblicamente parola nel dibattito pubblico e scientifico. Possono forse sembrare piccoli lumi in un panorama fosco e disperante, ma dimostrano che il cambiamento è sempre possibile e che va costruito giorno per giorno, mettendo insieme risorse e volontà plurali e trasversali».  
  Il programma della presentazione in presenza e on line   Martedì 14 dicembre 2021 - ore 10.00 nell’aula magna di Casa La Salle, via Aurelia 472, 00165 - Roma Ingresso libero sino a esaurimento dei posti con green pass   e in diretta streaming sul canale Youtube: youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana e sul profilo Facebook: facebook.com/conferenzaepiscopaleitaliana della Conferenza Episcopale Italiana   Gli interventi Stefano Russo, segretario generale della CEI Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes Cristina Molfetta e Chiara Marchetti, curatrici del rapporto Yagoub Kibeida dell’associazione UNIRE Michele Rossi della rete Europasilo Franco Nero, Attore Modera Duccio Facchini, direttore del mensile Altreconomia​

Migrantes Vicenza: un incontro sui diritti umani

10 Dicembre 2021 - Vicenza - In occasione del 73° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, Migrantes Vicenza (in collaborazione con diverse realtà associative che sul territorio si occupano di migranti, accoglienza e diritti umani) organizza un incontro-dibattito in programma oggi, 10 dicembre, alle ore 18 presso il Centro Culturale San Paolo (Viale Ferrarin 30, Vicenza). Interverranno Mario Faggionato (presidente Giuristi Democratici), Giorgio Brizio (autore di “non siamo tutti sulla stessa barca”), Stefano Canestrini (Centro Astalli), Franco Balzi (sindaco di Santorso), Francesco Zanni, Martina Corbetti e Beppe Caccia. Modera il dibattito Beatrice Peruffo. “Il Papa a Cipro, a Lesbo e ad Atene, con parole accorate, ha richiamato lʼattenzione del mondo sui tanti muri innalzati da paesi ricchi contro chi è più povero, contro chi è diverso, contro chi viene indicato come nemico, contro i migranti”, spiega Luciano Carpo, vice delegato Migrantes Vicenza: “Sparsi nei vari continenti, si contano ben 63 muri", ricorda Carpo: il più famoso quello al confine USA-Mexico, ma ce ne sono  molti in Asia, in Israele, in Grecia-Turchia, nel Nord Africa a Ceuta Melilla, lungo i Balcani, tra Polonia e Bielorussia. "Addirittura ben 12 paesi europei hanno chiesto finanziamenti europei per costruire muri, senza contare il Mediterraneo usato come muro ‘controʼ e diventato ormai ‘un freddo cimitero senza lapidiʼ – come lo ha definito il Papa – che segnano le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo, disuguaglianze aggravate dagli interessi economici geopolitici-militari, dalla scarsa vaccinazione contro il Covid e dai disastri naturali dovuti ai cambi climatici.”  Dallʼincontro – che potrà essere anche seguito online in diretta sul Canale YouTube Diocesi di Vicenza – scaturirà anche un video che sarà successivamente messo a disposizione delle scuole e degli studenti per riprendere e amplificare la discussione.  

Vangelo Migrante: III domenica di Avvento (Vangelo Lc 3, 10-18)

9 Dicembre 2021 - Le parole del profeta Sofonia nella prima lettura e un certo successo della predicazione di Giovanni Battista, introducono il tema di questa terza domenica di Avvento detta della gioia: ‘gaudete!’ Di che gioia si tratta? Il popolo avverte che è in arrivo un cambiamento ed ha la forma della “revoca di una condanna”, come annunciato dal profeta: “rallegrati figlia di Sion (…) il Signore ha revocato la tua condanna”; il cambiamento è, addirittura, una persona: “viene colui che è più grande di me a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali”, predica Giovanni. Un’aspettativa dinanzi alla quale molti chiedono al Battista: io che cosa posso fare? Lo chiedono le folle, i pubblicani e, persino, i soldati. La pagina di Vangelo si sofferma sulle risposte di Giovanni il Battista a ciascun gruppo e sull’annuncio delle qualità del Messia. Giovanni non dà risposte definitive: il suo è sempre un preparare, predisporre la strada a Colui che ha la risposta definitiva. Per questo, esorta le folle a praticare una giustizia distributiva: “chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. Ai pubblicani raccomanda: “non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”; e ai soldati: “non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”. Questa è la missione di Giovanni … e anche la nostra: annunciare e praticare una giustizia.  Non sono queste le cose che salvano (lo vediamo tutti i giorni) ma di sicuro sono queste le cose che preparano la Salvezza. E sono necessarie perché il Compimento di Dio possa realizzarsi. Giovanni porge il primo livello della conversione: interrompere il male. È decisivo, perché è da lì si costruisce il nuovo. Se pensiamo che per accogliere Dio occorre fare cose fantasmagoriche, ci sbagliamo. Quello che serve, invece, è interromperne alcune. E, spesso sono queste le cose che ci fanno soffrire di più perché all’apertura al nuovo, anche a quel che desideriamo, si oppone quello che temiamo di perdere. Il titolare della salvezza, arriverà e porterà pienezza di vita nuova, dice Giovanni, ma c’è un puntino che spetta a noi ed è l’inizio di quella venuta. Il movimento possibile, quello che io posso fare, lo devo fare. È su quello che vedremo fiorire l’impossibile che spetta a Dio. (p. Gaetano Saracino)  

Migrantes: il rapporto Asilo su “Gli ostacoli verso un noi sempre più grande”

9 Dicembre 2021 - Roma - “Gli ostacoli verso un noi sempre più grande” è il titolo della nuova edizione del report “Il diritto d’asilo” della Fondazione Migrantes, che sarà presentato il 14 dicembre a Roma (ore 10, aula magna di Casa La Salle). Interverranno, tra gli altri, mons. Stefano Russo, segretario generale Cei; mons. Gian Carlo Perego, presidente Fondazione Migrantes; Cristina Molfetta e Chiara Marchetti, curatrici del volume; Yagoub Kibeida, Michele Rossi e l'attore Franco Nero.

Migrantes Concordia-Pordenone: domenica “Natale nel Mondo”

9 Dicembre 2021 - Pordenone - Domenica prossima, 12 dicembre, nella chiesa di San Pietro Apostolo di Cordenons, alle ore 15.00, si svolgerà la manifestazione “Natale nel mondo”. Si tratta di un’iniziativa organizzata dalla Commissione diocesana Migrantes della diocesi di Concordia-Pordenone: è un’occasione d’incontro e di condivisione tra le diverse comunità cattoliche presenti sul territorio, che propongono i loro canti tradizionali di Natale. Per la comunità italiana si esibiscono il Coro della parrocchia di San Francesco di Pordenone, il Coro della parrocchia della Madonna delle Grazie di Pordenone e il Complesso multietnico Coro Sconfinato. Partecipano con i loro canti natalizi tradizionali le comunità filippina, ghanese, nigeriana, rumena e ucraina: è un appuntamento che le diverse comunità condividono da otto anni per prepararsi insieme alla celebrazione del Santo Natale.

L’importanza delle parole

9 Dicembre 2021 - Roma - Arrivati agli ultimi giorni dell’anno è partita la consueta analisi e classificazione delle parole maggiormente utilizzate durante il 2021. Le espressioni che hanno scandito i dodici mesi non solo fotografano la vita sociale di un determinato contesto, evocando vicende e stili di vita, ma disegnano anche una sorta di abbecedario della memoria collettiva. In questo senso, sarebbe bello se il lemma che racchiude l’intero anno che sta per finire - e fosse di augurio a quello che inizierà - fosse proprio PAROLA. Una sintesi perfetta per invocare un’attenzione maggiore nell’esprimersi, per evitare un uso sproporzionato di vocaboli che, più che creare ponti, generano profonde ferite. Ma soprattutto è memoria forte di un principio basilare: non servono tante parole, ma le giuste parole. (Vincenzo Corrado)

Mon. Perego: il viaggio del Papa a Cipro e in Grecia è anche un appello concreto all’Europa

9 Dicembre 2021 - Roma -  Il viaggio a Cipro e in Grecia è anche un appello concreto all’Europa, a tutti i Paesi che formano la “casa comune” europea, a "superare interessi nazionali e considerazioni politiche per rimettere al centro, nella politica migratoria, la dignità della persona migrante". Lo scrive oggi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, in un editoriale per il settimanale "Famiglia Cristiana" in uscita oggi.  Il viaggio diventa - scrive mons. Perego -  così "una critica aperta allo scandalo di 10 muri che si sono alzati ai confini dei Paesi europei e a un accordo continuamente rimandato per rivedere il regolamento di Dublino con l’impegno alla distribuzione dei richiedenti asilo e rifugiati in tutti i 27 Paesi europei. Da Lesbo, in comunione con le altre Chiese cristiane, può rinascere l’Europa della solidarietà". Il presidente della Migrantes evidenzia come il viaggio sia stato preceduto dall’incontro in Santa Marta con 12 rifugiati accompagnati dall’elemosiniere e dall’incontro con 15 profughi ospitati presso la parrocchia di Santa Maria degli Angeli di Fiumicino e come il papa, nell'Angelus  di domenica 28 novembre abbia ricordato con "sofferta partecipazione i migranti morti nel Canale della Manica e i migranti che continuano a morire nelle acque del Mediterraneo, come anche la situazione drammatica al confine tra Polonia e Bielorussia che si unisce al dramma dei migranti della Rotta balcanica". Il Papa "unisce sempre alle parole i fatti, i gesti ai discorsi, per rendere credibile il messaggio della Chiesa. Laddove ci sono sofferenza, un’umanità ferita per le privazioni, le violenze, la fuga da guerre e cambiamenti climatici, ha ricordato il Papa sempre all’Oim, non possono prevalere le considerazioni diplomatiche, non si possono semplicemente 'difendere le agende politiche'". (R.Iaria)

Campagna “Io Accolgo”: venerdì la presentazione dell’iniziativa “Dove sono finit@ le afghane e gli afghani?”

9 Dicembre 2021 - Roma - In occasione della Giornata internazionale per i diritti umani del 10 dicembre, la campagna Io accolgo lancia un’iniziativa nazionale “Dove sono finit@ le afghane e gli afghani?”. La crisi afghana è infatti emblematica di quanto sta succedendo lungo tutte le frontiere europee: a Calais, lungo la Rotta Balcanica, nel Mar Mediterraneo come sulla frontiera tra Bielorussia e Polonia, dove la situazione è particolarmente difficile. Per denunciare la gravità di quanto succede, le organizzazioni sociali polacche si stanno mobilitando e hanno lanciato un appello ad esporre alle finestre, al tramonto, delle simboliche lanterne verdi, appello che la Campagna ha raccolto e rilancia in Italia nella giornata del 10. Di tutto questo e delle tante iniziative promosse sia a livello locale che nazionale dal 10 al 18 dicembre, Giornata internazionale per i diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie, si parlerà venerdì 10 dicembre, alle ore 12.00, presso l’hotel dei Borgognoni in via del Bufalo 126 (Piazza di Spagna) a Roma. Durante l’incontro verranno anche presentate le proposte di Io accolgo per un nuovo Patto Europeo per i diritti e l’accoglienza e verrà illustrata la proposta di ordine del giorno che chiediamo agli enti locali di far votare dai consigli comunali e regionali. Della Campagna fanno parte A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, AOI, ARCI, ASGI, Caritas italiana, Casa della Carità (Mi), CEFA Onlus, Centro Astalli, CGIL, CIAC Onlus, CIAI, CIR, CNCA, Comunità di S. Egidio, CONNGI, Ero Straniero, EuropAsilo, FCEI, FOCSIV, Focus casa dei diritti sociali, Fondazione Archè, Fondazione Banca Etica, Fondazione Migrantes, Forum Terzo Settore, Gruppo Abele, ICS Trieste, Intersos, Legambiente, Link-Coordinamento universitario, Lunaria, Medici del mondo Italia, Medici Senza Frontiere, NAIM, Oxfam, Rainbow4Africa, ReCoSol, Refugees Welcome Italia,  Rete degli studenti Medi, Rete della Conoscenza, Saltamuri, Save the Children Italia, Senza Confine, UIL, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, UNIRE APS.

Papa Francesco ha pregato per i popoli che soffrono duramente per le guerre e la crisi climatica

9 Dicembre 2021 -
Roma - Ha pregato per i popoli che soffrono duramente per le guerre e la crisi climatica papa Francesco ieri mattina, poco prima dell'alba, davanti alla statua dell'Immacolata Concezione in a Piazza di Spagna. "Questa mattina, nella Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, poco prima delle 6.15, Papa Francesco si è recato in Piazza di Spagna per un atto di venerazione a Maria Immacolata, anche quest’anno in forma privata", ha etto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. "Mentre attorno era notte, il Papa ha deposto un cesto di rose bianche alla base della colonna sulla cui sommità si trova la statua della Madonna e si è fermato in preghiera, chiedendoLe il miracolo della cura, per i tanti malati; della guarigione, per i popoli che soffrono duramente per le guerre e la crisi climatica; e della conversione, perché sciolga il cuore di pietra di chi innalza muri per allontanare da sé il dolore degli altri", ha spiegato Bruni.
Il Papa, poi, si è recato a Santa Maria Maggiore dove ha continuato la preghiera davanti all’icona di Maria Salus Populi Romani. (R.I.)

Papa Francesco: “davanti ai volti di chi emigra, non possiamo tacere, non possiamo girarci dall’altra parte”

9 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - "Il mio augurio per Cipro è che sia sempre un laboratorio di fraternità, dove l’incontro prevalga sullo scontro, dove si accoglie il fratello, soprattutto quando è povero, scartato, emigrato. Ripeto che davanti alla storia, davanti ai volti di chi emigra, non possiamo tacere, non possiamo girarci dall’altra parte". Papa Francesco torna sul tema dei migranti ricordando il suo recente viaggio a Cipro e in Grecia dove ha anche voluto tornare a Lesbo per visitare i migranti nel campo. "A Cipro, come a Lesbo, ho potuto guardare negli occhi questa sofferenza: per favore, guardiamo negli occhi gli scartati che incontriamo, lasciamoci provocare dai visi dei bambini, figli di migranti disperati. Lasciamoci scavare dentro dalla loro sofferenza per reagire alla nostra indifferenza; guardiamo i loro volti, per risvegliarci dal sonno dell’abitudine!". è stato l'appello del pontefice che ha ringraziato per l'accoglienza ricevuta in questo 35mo viaggio internazionale. Anche in Grecia  "ho ricevuto un’accoglienza fraterna. Ad Atene ho sentito di essere immerso nella grandezza della storia, in quella memoria dell’Europa: umanesimo, democrazia, sapienza, fede. Anche lì ho provato la mistica dell’insieme: nell’incontro con i fratelli Vescovi e la comunità cattolica, nella Messa festosa, celebrata nel giorno del Signore, e poi con i giovani, venuti da tante parti, alcuni da molto lontano per vivere e condividere la gioia del Vangelo. E ancora, ho vissuto il dono di abbracciare il caro Arcivescovo ortodosso Ieronymos: prima mi ha accolto a casa sua e il giorno seguente è venuto a trovarmi. Custodisco nel cuore questa fraternità", ha detto il Pontefice. (R.Iaria)

Card. Parolin: messaggio agli italiani in Usa e al quotidiano “America Oggi”

7 Dicembre 2021 - Roma - "Molte sono le sfide che ancora ci attendono, a cominciare da quella della pandemia e da quella delle migrazioni, su cui Papa Francesco ha fortemente attirato l’attenzione durante questo viaggio a Cipro e in Grecia, Paesi che si trovano drammaticamente al centro del fenomeno, ma il Natale ci ricorda che non siamo soli ad affrontarle, perché c’è l’Emmanuele, il Dio con noi, venuto ad abitare per sempre su questa nostra terra e ad accompagnarci con la sua luce e la sua grazia nel nostro pellegrinaggio terreno". Lo scrive il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, in un messaggio al quotidiano in lingua italiana "America Oggi", diffuso negli Stati Uniti. Rivolgendosi anche agli italiani che vivono negli Usa il porporato scrive: "si ravvivi dunque la speranza e con la speranza il senso di responsabilità in ciascuno di noi per collaborare con Lui a costruire, fin da quaggiù, il suo regno di giustizia, di amore e di pace. Accompagno questi auguri con una speciale preghiera per ciascuno di voi, i vostri cari e le vostre intenzioni di bene". (R. Iaria)  

Vescovi Messico: appello al Governo sul tema dei migranti

7 Dicembre 2021 - Città del Messico- “Oggi più che mai è urgente un intervento deciso dei tre livelli di governo, nel rispetto dei diritti fondamentali dei migranti. La responsabilità e l’obbligo sono molto chiari: spetta al governo del Messico creare condizioni dignitose per l’esercizio di tutti i diritti per tutte le persone in conformità con la Costituzione politica del Messico”. Lo afferma la Conferenza Episcopale del Messico in un messaggio diffuso domenica e intitolato “Urgente appello al Governo del Messico”. La Chiesa messicana torna ad alzare la sua voce sulla situazione migratoria e soprattutto sull’emergenza che si continua a vivere alla frontiera sud, nel Chiapas e in particolare nel territorio della diocesi di Tapachula. Un’emergenza, accusa il messaggio, acuita dall’atteggiamento delle autorità, mentre aumentano anche le violenze tra gli stessi stranieri, in questo momento in maggioranza haitiani: “La situazione dei migranti a Tapachula ha assunto una dimensione e una complessità allarmanti. Oltre al sovraffollamento, ai ritardi nelle procedure di richiesta del riconoscimento dello status di rifugiato e del visto umanitario, a vessazioni e abusi da parte delle autorità locali e federali, ora si sono aggiunte la disperazione ed episodi di violenza da parte loro, in risposta alle tante promesse non mantenute dal Governo federale”. La tensione è dovuta, tra l’altro, alle promesse non mantenute di trasferimento dei migranti più a nord. Voci che hanno alimentato degli spostamenti massicci, come quello che ha interessato la torrida strada costiera del Chiapas. “La situazione che stiamo vivendo – scrivono i vescovi – è caotica: sofferenza, disperazione e violenza. In mezzo a questa complessa realtà, la Chiesa cattolica, attraverso la diocesi di Tapachula, è rimasta ferma nel fornire assistenza umanitaria ai migranti, preoccupata anche da una politica confusa e inefficace del Governo federale, dall’indifferenza del Governo statale e il ruolo di spettatori delle amministrazioni comunali. Il nostro desiderio di aiutare è molto grande, facciamo il possibile al meglio delle nostre capacità e, sebbene le risorse siano limitate, continueremo sempre a farlo con sollecitudine e con profondo spirito cristiano”. Inoltre, si legge nel testo, “riceviamo con disappunto la notizia che il governo del Messico ha deciso di riprendere il programma Mpp, meglio conosciuto come “Quédate en México (Rimani in Messico) poiché viola molteplici principi internazionali in materia di rifugiati e asilo, come il diritto a un giusto processo e non respingimento. Con profonda sincerità ci auguriamo che le persone nel contesto migratorio che si trovano in territorio messicano possano vedere una luce di speranza in questa valle di indifferenza, dolore”.  

Papa Francesco: “Se non risolviamo il problema dei migranti rischiamo di far naufragare la civiltà”

7 Dicembre 2021 - Città del Vaticano – “Se non risolviamo il problema dei migranti rischiamo di far naufragare la civiltà”. Lo ha detto ieri pomeriggio papa Francesco nella consueta conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a Roma dopo il viaggio a Cipro e in Grecia. Il pontefice ammonisce chi alza muri e fili spinati: “se avessi davanti un governante che impedisce l’immigrazione con la chiusura delle frontiere e con i fili spinati gli direi: pensa al tempo in cui tu fosti migrante e non ti lasciarono entrare, volevi scappare… Ma i governi devono governare e se arriva un’ondata migratoria non si governa più? Ogni governo deve dire chiaramente quanti migranti può ricevere, è un suo diritto, ma allo stesso tempo i migranti vanno accolti, accompagnati, promossi”, ha detto il papa.  Se un governo “non può fare questo deve entrare in dialogo con altri Paesi. La Ue deve costruire armonia per la distribuzione dei migranti. In Europa non c’è una linea comune. I migranti vanno integrati: perché se non integri il migrante, questo maturerà una cittadinanza di ghetto. E avrai un guerriero”, ha aggiunto papa Francesco rispondendo ad una domanda. Certo, non è facile. I rappresentanti dei governi europei devono mettersi d’accordo. E se uno Stato manda indietro un migrante nel suo Paese allora deve integrarlo là, non lasciarlo sulla costa libica”. (R.Iaria)

Migrantes Bergamo: il 13 dicembre la presentazione del Rapporto Immigrazione

7 Dicembre 2021 - Bergamo - Sarà presentato il prossimo 13 dicembre a Bergamo, la XXXma edizione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. L'iniziativa è promossa da Fileo, Centro studi e formazione sulla mobilità umana e l'intercultura, il progetto della Diocesi di Bergamo animato da Ufficio Migrantes, Caritas, Centro Missionario e Fondazione Bernareggi. L'incontro, alle 17.00, presso l’Abbazia di San Paolo d’Argon (via del Convento, 1) vedrà, dopo l’introduzione di don Sergio Gamberoni, direttore Migrantes della diocesi e don Roberto Trussardi, direttore della Caritas Diocesana Bergamasca, l'intervento di Simone Varisco della Fondazione Migrantes. A concludere il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi. L'incontro sarà trasmesso anche in diretta Facebook sulla pagina del Centro Studi Fileo.  

In Famiglia: Gioele

7 Dicembre 2021 - “Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni”. Sono le parole di Gioele, un profeta che parla al popolo di Israele nel IV secolo a.C. e che Pietro cita con grande forza nell’omelia che rivolge ai presenti appena avvenuta la Pentecoste (At 2, 14-21). Sono parole che ci provocano e che - come sempre avviene con la Parola di Dio – interpellano anche noi oggi. Che rapporto sappiamo intessere fra le generazioni? Come dialoghiamo fra anziani, genitori e figli? Che ruolo andiamo a vivere nel nostro essere famiglia di famiglie che cammina insieme desiderosa di ascoltare il Signore e di seguirlo? Ai figli Gioele affida il compito di “essere profeti”, ovvero di essere critici, di saper mettere in discussione le autorità costituite, a partire da quelle genitoriali, a metterle in crisi positivamente, con domande, con sollecitazioni. Il cardinale Martini, citando questo passo, scrive che “la generazione più giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spigliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo si fa progredire noi e soprattutto la Chiesa” (C.M. Martini, G. Sporschill, Conversazioni notturne a Gerusalemme, Milano, 2008). Sì anche la Chiesa ha bisogno di essere provocata dai suoi figli e talvolta gli adulti, gli educatori e certo anche i pastori, a cui è chiesta saggezza e prudenza, sono chiamati a riconoscere nelle provocazioni dei figli e persino nei loro gesti di disubbidienza una voce da ascoltare e su cui fare discernimento. Mai come oggi abbiamo bisogno che padri e figli, maestri e discepoli, testimoni e fedeli si parlino con franchezza, sappiano dirsi con verità le paure ma anche le speranze che questo tempo incerto porta con sé. Gioele poi prosegue dicendo che la generazione di mezzo, i giovani, avranno visioni, ovvero degli obbiettivi concreti, il desiderio di mettersi al servizio della propria famiglia magari appena formatasi, la spinta propulsiva a generare non solo fisicamente dando la vita, ma essendo fecondi di bene, di progettualità, di speranza condivisa. Sono gli anni in cui non si può stare fermi, ma si possono mettere a frutto le competenze, si può seminare con generosità, confidando che il raccolto possa essere abbondante. Talvolta la fatica e l’incertezza prendono il sopravvento: oggettivamente la nostra non è un’epoca facile per chi deve iniziare; manca il lavoro; manca coesione sociale, convergenza sulle priorità, ci sarebbero tanti motivi per scoraggiarsi ma la profezia resta lì ad indicarci la via: non temete, alzate lo sguardo! Infine, anche per gli anziani c’è, nelle parole di Gioele, una sorta di compito, ovvero non più quello di portare pesi e responsabilità, ma quello di sognare. È bello immaginare che anche per i nonni ci sia un posto e che proprio a loro sia affidata questa capacità di passare il testimone e di avere sogni per chi viene dopo di loro. Anche papa Francesco ha ripreso questa profezia nel discorso all’apertura del convegno ecclesiale della diocesi di Roma, tenuto in San Giovanni in Laterano, il 16 giugno 2016. Il Papa sottolineava in quell’occasione “il valore della testimonianza come luogo in cui si può trovare il sogno di Dio e la vita degli uomini. […] Nei sogni dei nostri anziani molte volte risiede la possibilità che i nostri giovani abbiano nuove visioni, abbiano nuovamente un futuro, un domani, una speranza”. Non concediamo spazio alla pigrizia e alla durezza del cuore, ma apriamoci alla trasmissione di generazione in generazione della bellezza di una vita spesa nella fedeltà reciproca, nell’amore che a imitazione di quello di Dio non conosce la parola “fine”. Il Papa ricordava in quella circostanza le tante coppie di anziani in visita a Santa Marta e diceva quanto lo commuovesse vedere “nei volti raggrinziti dal tempo la gioia che nasce dall’aver fatto una scelta d’amore e per amore”. Nel tempo di Avvento che stiamo vivendo, allora, possiamo ritrovare l’ardore di un’attesa che ci accomuna, ciascuno secondo la sua età. Un’attesa che non sarà delusa perché il Signore Gesù è già entrato nella Storia una volta per sempre e ci dice che ancora viene, sempre, ogni giorno, sta alla porta e bussa e non appena gli apriamo, sa trasformare anche le nostre singole storie d’amore in un tessuto che non teme l’offesa del tempo, non si strappa, ma passa di mano in mano fino a giungere alla pienezza del Regno. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Rosario per l’Italia: domani la recita con il mons. Castellucci

7 Dicembre 2021 - Roma - Sarà trasmesso dalla diocesi di Modena-Nonantola la recita del Rosario nella festa dell'Immacolata. Domani,  mercoledì 8 dicembre, alle 20.50, la trasmissione  su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu2000, e su Facebook. L’iniziativa di preghiera “Prega con noi” sarà trasmessa dalla cripta del duomo di Modena. A guidarla, sarà mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vice presidente della Cei.

Una voce nel deserto

6 Dicembre 2021 - Roma - In questa seconda domenica di Avvento Luca ci presenta Giovanni Battista, l’ultimo dei profeti veterotestamentari, che inizia la sua attività nel deserto di Giuda: voce che grida nel deserto, che chiede che ogni monte e colle sia abbassato: “le vie tortuose diverranno dritte e quelle impervie, spianate”. Invito alla conversione, avvento di Dio nella storia umana. Papa Francesco è in Grecia, ha visitato i migranti del campo profughi di Mitylene, prima di celebrare Messa nella Megaron Concert Hall di Atene. Anche la sua, oggi, è una voce che grida nel deserto, che chiama l’Occidente a non alzare muri di egoismo, a guardare i volti dei bambini che giocano tra i container del campo, che attraversano il Mediterraneo, diventato “mare mortuum”, cimitero senza lapidi: “troviamo il coraggio di vergognarci davanti a loro, che sono innocenti e sono il futuro. Interpellano le nostre coscienze e ci chiedono: ‘Quale mondo volete darci?’ Non scappiamo via frettolosamente dalle crude immagini dei loro piccoli corpi stesi inerti sulle spiagge”. Il deserto di una Europa delle divisioni, che alza nuovi muri, che vive il naufragio di civiltà e l’arretramento della democrazia. Il deserto di chi ha una cecità interiore, che guarda al migrante come a un peso da gestire o da delegare agli altri. Il paradosso del deserto, di un Dio che non parla ai potenti del tempo, ma sceglie un uomo “sconosciuto e solitario”. Dio sorprende, ricorda Francesco; “le sue scelte sorprendono: non rientrano nelle previsioni umane, non seguono la potenza e la grandezza che l’uomo abitualmente gli associa. Il Signore predilige la piccolezza e l’umiltà”. Nell’Antico Testamento il deserto è il luogo decisivo dell’incontro con Dio, il luogo della prova e del rischio della fede, ma anche luogo dell’attenzione di Dio che dona l’acqua e fa scendere un pane dal cielo. Nel Nuovo Testamento è il luogo dove Giovanni può ascoltare la parola che diventa evento. Dio, allora come oggi, “volge lo sguardo dove dominano tristezza e solitudine. Possiamo sperimentarlo nella vita”, dice il Papa. “Egli spesso non riesce a raggiungerci mentre siamo tra gli applausi e pensiamo solo a noi stessi; ci riesce soprattutto nelle ore della prova. Ci visita nelle situazioni difficili, nei nostri vuoti che gli lasciano spazio, nei nostri deserti esistenziali”. Non mancano momenti in cui si ha l’impressione di trovarsi in un deserto, ma è proprio lì che “si fa presente il Signore, il quale, spesso, non viene accolto da chi si sente riuscito, ma da chi sente di non farcela. E viene con parole di vicinanza, compassione e tenerezza”. Nella Chiesa, ricordava papa Benedetto XVI, “è sempre in atto una lotta tra il deserto e il giardino, tra il peccato che inaridisce la terra e la grazia che la irriga perché produca frutti abbondanti di santità”. Il tempo di Avvento è, dunque, tempo di ascolto della parola, capace di “raddrizzare le nostre vite”. Ecco allora la seconda parola che Francesco consegna nella sua omelia: conversione. Tematica “scomoda” afferma; “come il deserto non è il primo luogo nel quale vorremmo andare, così l’invito alla conversione non è certamente la prima proposta che vorremmo sentire. Parlare di conversione può suscitare tristezza; ci sembra difficile da conciliare con il Vangelo della gioia”. Ma c’è un errore di fondo, afferma, perché questo accade “quando la conversione viene ridotta a uno sforzo morale, quasi fosse solo un frutto del nostro impegno”, quando ci basiamo “tutto sulle nostre forze”. Convertirsi è “pensare oltre, cioè andare oltre il modo abituale di pensare, al di là dei nostri soliti schemi mentali. Penso proprio agli schemi che riducono tutto al nostro io, alla nostra pretesa di autosufficienza. O a quelli chiusi dalla rigidità e dalla paura che paralizzano, dalla tentazione del “si è sempre fatto così, perché cambiare?”, dall’idea che i deserti della vita siano luoghi di morte e non della presenza di Dio”. Convertirsi, allora, significa “non dare ascolto a ciò che affossa la speranza, a chi ripete che nella vita non cambierà mai nulla – i pessimisti di sempre. È rifiutare di credere che siamo destinati a affondare nelle sabbie mobili della mediocrità”. (Fabio Zavattaro – Sir)  

Papa: al termine del viaggio a Cipro e in Grecia incontra un gruppo di giovani rifugiati cristiani siriani

6 Dicembre 2021 - Atene – Papa Francesco, prima della partenza per far rientro in Vaticano, questa mattina, a conclusione al suo 35 viaggio internazionale a Cipro e Grecia,  ha voluto incontrare un gruppo di giovani rifugiati. Il papa, infatti, dopo aver celebrato la Santa Messa in privato e ricevuto la visita del Presidente del Parlamento Ellenico, Konstantinos Tasoulas, nel salone di rappresentanza della Nunziatura Apostolica di Atene, ha incontrato un gruppo di giovani rifugiati cristiani siriani, ospitati attualmente presso l’Ordinariato Armeno Cattolico di Atene. I nove giovani siriani indossavano una maglietta che riportava la scritta in italiano: “Gesù io credo in te. La mano del Signore ci ha salvati. Grazie, Santo Padre, tu sei la mano del Signore - Athena 06 dicembre 2021”. L’incontro all’indomani della visita del papa all’Isola di Lesbo dove ha incontrato i rifugiati che vivono lì e da dove ha rivolto parole accorate: “il Mediterraneo sta diventando un cimitero senza lapidi. Fermiamo questo naufragio di civiltà”, ha detto con forza: “Quante madri incinte hanno trovato in fretta e in viaggio la morte mentre portavano in grembo la vita!”, ha detto rivolgendo una preghiera alla Madonna “perché ci apra gli occhi alle sofferenze dei fratelli. Ella si mise in fretta in viaggio verso la cugina Elisabetta che era incinta”. “La Madre di Dio ci aiuti ad avere uno sguardo materno, che vede negli uomini dei figli di Dio, delle sorelle e dei fratelli da accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. E ancora l’invito a superare le paure: “È facile trascinare l’opinione pubblica istillando la paura dell’altro; perché invece, con lo stesso piglio, non si parla dello sfruttamento dei poveri, delle guerre dimenticate e spesso lautamente finanziate, degli accordi economici fatti sulla pelle della gente, delle manovre occulte per trafficare armi e farne proliferare il commercio?”. Per papa Francesco “vanno affrontate le cause remote, non le povere persone che ne pagano le conseguenze, venendo pure usate per propaganda politica!”. Per rimuovere le cause profonde – ha quindi aggiunto – “non si possono solo tamponare le emergenze. Occorrono azioni concertate. Occorre approcciare i cambiamenti epocali con grandezza di visione. Perché non ci sono risposte facili a problemi complessi; c’è invece la necessità di accompagnare i processi dal di dentro, per superare le ghettizzazioni e favorire una lenta e indispensabile integrazione, per accogliere in modo fraterno e responsabile le culture e le tradizioni altrui”. Il Papa ha quindi visitato alcune abitazioni del “Reception and Identication center”, camminando a piedi tra i container bianchi che ospitano migliaia di persone, nell’area  attrezzata per l’accoglienza. Uomini e donne “volti di una umanità ferita” come aveva detto prima del viaggio invitando a guardare i volti e ascoltare le storie di queste persone. La visita in Grecia, dopo quella a Cipro dove vivono i 12 rifugiati che “prima di Natale” arriveranno in Italia con un volo di linea grazie all’aiuto di Papa Francesco e al sostegno finanziario e diplomatico della Santa Sede. “Un segno della sollecitudine del Santo Padre verso famiglie e persone migranti”, spiega la Sala stampa della Santa Sede che lo definisce “gesto umanitario di accoglienza”, voluto dal Papa al termine del suo viaggio apostolico a Cipro. I 12 rifugiati – la maggioranza sono cristiani – costituirebbero solo la prima tranche del ricollocamento, mentre altre ne seguiranno tra gennaio e febbraio fino a un totale di 50 persone. (Raffaele Iaria)