Primo Piano

Bielorussia, campi sgomberati. Neonato muore nella foresta

19 Novembre 2021 - Roma - Un bambino di appena un anno muore di freddo in una foresta alle porte della «fortezza Europa». La vicenda, che risalirebbe secondo fonti mediche alla frontiera a tre settimane fa, è solo l’ultimo drammatico fotogramma della situazione al confine tra Bielorussia e Polonia, l’ultimo segnale che invoca umanità e rispetto per la vita di migliaia di persone allo sbando. I genitori del piccolo erano stati ritrovati feriti e subito soccorsi, ma per il bimbo non c’era più nulla da fare. La famiglia, proveniente dalla Siria, era nella zona già da sei settimane, secondo l’Ong Polish Emergency Medical Team. Sei settimane trascorse, con poco cibo a disposizione, tra temperature rigidissime, in rifugi di fortuna ricavati nella folta vegetazione, rifugi che per il bimbo non sono bastati, che non potevano bastare. «È straziante vedere un bambino morire di freddo alle porte d’Europa. Lo sfruttamento dei migranti e dei richiedenti asilo deve cessare, la disumanità deve cessare», ha sottolineato su Twitter il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Sul terreno la situazione resta drammatica. Il numero dei migranti morti è salito a dodici, mentre il numero dei profughi ammassati alla frontiera polacca, secondo Minsk, è di circa 7mila persone. Ieri la polizia bielorussa è intervenuta nella zona vicino al villaggio di Bruzgi, sgomberando i principali accampamenti informali dei migranti e trasferendoli in una ex caserma ad alcune centinaia di metri di distanza. Nel frattempo, mentre un aereo con 431 migranti iracheni a bordo ha lasciato la Bielorussia per l’Iraq, le forze di sicurezza polacche hanno arrestato un gruppo di circa 100 migranti che l’altra notte aveva tentato di attraversare il confine. L’incidente è avvenuto vicino al villaggio di Dubicze Cerkiewne. Il ministero della Difesa di Varsavia ha addossato la responsabilità dell’accaduto alle forze bielorusse, che «molto probabilmente» hanno danneggiato la recinzione di filo spinato. A livello diplomatico continua ad essere attiva la mediazione di Angela Merkel, alla seconda telefonata in tre giorni con «il signor Lukashenko». Secondo quanto ha riferito ieri portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, la cancelliera uscente ha parlato mercoledì per la seconda volta con il presidente bielorusso (il quale nel comunicato dell’esecutivo di Berlino viene indicato semplicemente come «il signor Lukashenko »). Nella telefonata Merkel ha insistito nei confronti dell’uomo forte di Minsk perché faciliti «il sostentamento e il soccorso» nonché la «possibilità del ritorno delle persone colpite» in collaborazione con Nazioni Unite e Commissione Ue. Sulla crisi è intervenuto ieri anche il presidente russo Vladimir Putin, accusando l’Occidente di usare la questione per fare pressione su Minsk. «Non si può fare a meno di vedere che i Paesi occidentali stanno usando la crisi migratoria al confine tra Bielorussia e Polonia come un nuovo motivo di tensione in una regione vicina a noi, per fare pressione su Minsk», è stata la netta presa di posizione del capo del Cremlino. (Paolo M. Alfieri – Avvenire)     

Migranti: nuovi soccorsi nel Mediterraneo

19 Novembre 2021 - Roma - Nuove operazioni di soccorso in mare. Le ultime, in ordine cronologico, della nave Ong Sea Watch 4 che ha recuperato 86 migranti che si trovavano su un gommone sovraffollato al largo della Libia. Durante l’operazione si è avvicinata una motovedetta della Guardia costiera libica e altre sei persone che si trovano a bordo si sono gettate in mare e sono state soccorse dalla nave umanitaria che ora trasporta quindi 92 naufraghi. Altri 186 migranti si trovano invece sulla Geo Barents di Medici senza frontiere: erano sulla barca di legno dove sono stati rinvenuti anche dieci cadaveri. «Abbiamo urgente bisogno di un porto sicuro», chiede Msf.    

Mons. Perego agli operatori dello spettacolo viaggiante: “testimoni del Vangelo in questo tempo che vede la Chiesa in cammino, in sinodo”

19 Novembre 2021 - Padova – Si conclude, questa mattina a Padova, il convegno nazionale Migrantes sulla pastorale per lo spettacolo viaggiante. Al centro il tema “la Chiesa tra i viaggianti. Ieri gli oltre 30 partecipanti provenienti da altrettante diocesi italiane hanno visitato Bergantino, la “città delle giostre” e incontrato i rappresentati delle istituzioni e i lavoratori delle diverse aziende del settore. “E’ una gioia incontrare voi, cari operatori e operatrici del mondo dello spettacolo viaggiante, soprattutto in questo luogo, Bergantino, dove si respira dappertutto, grazie alle numerose imprese di attrazioni, l’aria della gioia che portate nelle feste, nelle sagre, nei nostri paesi, ancora segnati dalla tristezza e dal lutto di una pandemia che non è ancora finita”, ha detto al termine della giornata mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, durante la celebrazione eucaristica.  Una pandemia che ha – ha aggiunto – “limitato pesantemente le relazioni e che, per questo, ha segnato gravemente anche la vita e il lavoro di un mondo, come il vostro, che vede al centro l’incontro, le relazioni”. “Care sorelle, cari fratelli, riconosciamo il tempo presente come il tempo in cui Dio continua a visitarci e ci regala la strada della salvezza. Mettiamoci – ha detto ancora mons. Perego - in cammino con i nostri fratelli e sorelle del mondo dello spettacolo viaggiante, con lo stile del Buon samaritano”. E’ questa dedizione, questa prossimità, questa responsabilità, da sperimentare nei luoghi e con le persone e le famiglie del mondo dello spettacolo viaggiante, che “fa di noi i testimoni del Vangelo in questo tempo che vede la Chiesa in cammino, in sinodo”, ha quindi concluso il presule: “S. Giorgio, patrono di questa comunità di Bergantino, che ha saputo lottare con il male e vincerlo, ci aiuti nel cammino di ogni giorno, pieno di insidie, di compromessi, di omissioni, ma anche ricco delle gioie e delle speranze che il mondo dello spettacolo viaggiante, con semplicità e libertà, sanno regalare”.  

In Famiglia: il Salmo 128

19 Novembre 2021  Anche il salmo 128 ci dà modo di guardare alla famiglia attraverso la parola di Dio. È come se il Creatore contemplasse un nucleo famigliare e insieme al poeta del testo ne tessesse le lodi. Si dice “beato l’uomo che teme il Signore” il che non significa, come sappiamo, che ne debba aver paura, quanto piuttosto che ne onora la grandezza, che si affida alla sua bontà riconoscendo la sua piccolezza. Anzi è proprio il dono del “timore di Dio” che permette all’uomo di non rimanere in balia del terrore che le tragedie del mondo possono far nascere in noi. Chi teme il Signore “cammina nelle sue vie” (Sal 128,1). Per il popolo ebraico non perdere la via aveva un significato particolare: quel popolo aveva smarrito la strada molte volte, aveva errato per anni nel deserto, spesso aveva disperato di vedere finalmente la terra promessa lungamente attesa e pur sempre annunciata da Dio. Noi oggi abbiamo una meta? Una terra promessa? Puntiamo con decisione ad un luogo e ad una dimensione di pienezza o ci accontentiamo di arrivare alla fine della giornata? Sappiamo contare i nostri passi desiderando di giungere dove “scorre latte e miele”. È chiaro che si dischiude in questo anelito il saper intravvedere il Regno di Dio già oggi qui… nel granello di senape che siamo e che può diventare un grande albero o nel pizzico di lievito che non si vede ma fa fermentare tutta la farina (Lc 13, 18-21), ma c’è anche un Regno che deve venire e che ci chiede di essere atteso e desiderato, camminando appunto secondo le vie che il Signore ci indica. Il Salmo prosegue esaltando il valore del “lavoro delle proprie mani”, la felicità che ne può sgorgare, i beni che se ne traggono (Sal 128,2). Mi viene in mente Gesù adolescente che mostra soddisfatto a Giuseppe un manufatto di legno appena concluso per la prima volta senza che il padre lo avesse aiutato e così ogni occasione in cui un padre, una madre e i loro figli possono ringraziare il Signore per il dono della loro maestria, della loro arte, o anche del loro semplicissimo lavoro, ogni lavoro. Penso a chi fa lavori ripetitivi, si dicono anche alienanti: nella logica del salmo non c’è spazio per questa dimensione. Anche alla catena di montaggio l’uomo può riuscire a riconoscere che il Signore è con lui e rende sacro quell’impegno, quel sacrificio, quella fatica che non è cieca ma ha in sé un senso. Segue il richiamo alla “sposa come vite feconda nell’intimità della casa e ai figli come virgulti d’ulivo intorno alla mensa”. La tentazione è di leggere queste parole con sufficienza, come ancorate ad un passato che non torna più, solo una bella immagine. Quante volte la vite non è feconda? Quante volte i figli, tutto tranne che virgulti, ti si rivoltano contro e neanche si siedono alla tua tavola?! È vero, il salmista disegna un quadro ideale che spesso non ci appartiene, che non sappiamo vivere, che ci sembra di non aver mai saputo neanche assaggiare se non forse i primissimi tempi, quando le nozze sembravano solo luce e gioia e non c’era spazio per le preoccupazioni e le difficoltà. Eppure quell’immagine della vite e dei virgulti resta, non si sbiadisce, vuole essere cantata e ricantata ogni volta e ogni volta bussa “nell’intimità della nostra casa”. La famiglia è il luogo per antonomasia della benedizione e con una benedizione, infatti, prosegue il salmo fino alla fine (Sal 128, 4-5). Non è un luogo in cui ci è chiesto di arrangiarci cercando ciascuno di trovare il suo posto sul divano, sgomitando come nel mondo, essa è deputata a bene-dire l’uno dell’altro, a ricordarsi ciascuno reciprocamente quanto il Signore ti ama e dice bene di te, nonostante le tue fatiche, nonostante i tuoi limiti, gli errori, il peccato. Egli non si stanca di benedire e allora con quale diritto un padre e una madre possono stancarsi di benedirsi fra loro, di benedirsi davanti ai figli e di benedire i figli stessi? Ho in mente una ragazza, ormai adolescente, che non finisce mai la giornata senza segnare una croce sulla fronte dei suoi genitori. Non è quella che parla di più, né che esterna maggiormente le sue manifestazioni o le ragioni della sua fede, ma con quel gesto, molto spesso, al termine del giorno, è più eloquente di ogni altro messaggio: bene dice con Dio, ti affida a Lui e così puoi ripartire, sentendoti accompagnato e accolto da un amore molto più grande delle tue fragilità, ma che ha bisogno di passare attraverso di esse per farsi carne, vita concreta, speranza di futuro. (Giovanni M. Capetta – SIR)  

Vangelo Migrante: Solennità di Cristo Re dell’Universo (Vangelo Gv 18, 33-37)

18 Novembre 2021 - Il dialogo tra Pilato e Gesù introduce la Solennità di Cristo Re e conclude l’anno liturgico. In un contesto che non è quello della Settimana Santa è una pagina di vangelo che ci dice chi è Gesù e dove si fonda tutto il suo messaggio: “io sono re ma il mio regno non è di questo mondo”. Chi è Gesù? Agli occhi di Pilato è un possibile concorrente, un potere alternativo al potere dei romani. Agli occhi delle folle è il liberatore atteso ma, a quanto pare, non è capace di difendere nemmeno se stesso. Che razza di re è mai questo? Gesù lo chiarisce. Dinanzi a Pilato che gli chiede: “Sei tu il re dei Giudei?” Gesù cambia terreno e alza il tiro: “dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?”. Come a dire: “mi fai una domanda per la quale non ti interessa la vera-risposata-vera ma solo quello che potrebbe costare al tuo potere”. E alla domanda: “che hai fatto?” Prosegue dicendo: “il mio regno non è di questo mondo; (…) io sono re”. Non sono affermazioni enigmatiche. Vediamoci chiaro: nella storia dell’umanità non esiste un uomo che abbia lasciato il segno più di quel Nazareno poco più che trentenne. Al di là della fede in Lui, pertanto, non si può escludere in assoluto che uno che dice di essere re di un regno che non è di questo mondo, possa avere a che fare con questo mondo. Probabilmente inquieta il fatto che nel confronto con Pilato, Gesù destabilizza il potere umano e ne rivela le contraddizioni. Il potere di questo mondo presume di essere difesa, benessere, giustificazione dei sudditi; nei fatti è difeso dai sudditi, mantenuto con le risorse dei sudditi, acconsentito dai sudditi. Libertà o dominio? Le dichiarazioni di Gesù sono domande necessarie: Chi è veramente libero? Chi possiede tutto (ed è posseduto da tutto) o chi non possiede nulla? Chi fa fare agli altri quello che dice lui o chi sa amare tutti, anche chi gli ha procurato del male? Verità distanti anni luce dalla prassi terrena eppure esigenze, aneliti ineludibili che, prima o poi, fanno gridare: basta compromessi, basta agire per consolidare qualcosa, per convenzioni che non hanno più fondamenti, per far contento qualcuno! In quel Regno, Gesù e il suo messaggio coincidono: Gesù è libertà, in se stesso e per chiunque lo accoglie. Allora, quel Regno, per il solo fatto che esiste, interpella: l’amore di quell’uomo crocifisso, interroga sempre! (p. Gaetano Saracino)    

Riscoprire l’ascolto per riavviare il dialogo

18 Novembre 2021 - Roma - Non sappiamo più dialogare. In una società iperconnessa e “instagrammata”, che fa abbondante uso di immagini e parole a corredo di esse, si sta perdendo quella capacità di costruire il tessuto connettivo tra l’“io” e il “tu”. Questa è comunicazione che passa dalla quotidianità, che non richiede mediazione, che restituisce la vitalità dell’incontro. Nell’esortazione Amoris laetitia Papa Francesco dedica alcuni paragrafi a questo tema (nn. 136-141), offrendo alcuni suggerimenti concreti: “Darsi tempo, tempo di qualità, che consiste nell’ascoltare con pazienza e attenzione, finché l’altro abbia espresso tutto quello che aveva bisogno di esprimere. (…) Ampiezza mentale, per non rinchiudersi con ossessione su poche idee, e flessibilità per poter modificare o completare le proprie opinioni”. Essere in dialogo con qualcuno non è un semplice gesto esteriore, ma è soprattutto predisposizione interiore alimentata dal silenzio e dall’ascolto. Dare spazio agli altri è rinunciare, in qualche modo, a un pezzetto di sé. La ricchezza e la bellezza sono nel mosaico che si compone. (Vincenzo Corrado)  

CEI: da lunedì l’Assemblea Generale Straordinaria

18 Novembre 2021 - Roma - Si terrà a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel, dal 22 al 25 novembre, la 75ª Assemblea Generale Straordinaria della CEI. I lavori dell’assise saranno aperti da un incontro riservato dei Vescovi con Papa Francesco. Martedì 23 novembre, alle ore 9, il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, indirizzerà la riflessione con la sua Introduzione. L’Assemblea sarà dedicata al Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, avviato lo scorso maggio. Dopo la relazione del card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e il dibattito in aula, i lavori proseguiranno con i gruppi di studio che si confronteranno a partire dagli spunti offerti dall’intervento di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vicepresidente della CEI, su “Annunciare il Vangelo in un tempo di rigenerazione. Il Cammino sinodale in Italia”. All’ordine del giorno anche la riflessione sulla Riforma del libro VI del Codice di Diritto Canonico e sull’adeguamento degli Orientamenti e norme per i seminari della CEI alla luce della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis.  

Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro: martedì una nuova trasmissione di radio mater

18 Novembre 2021 - Milano - Martedì 23 novembre 2021, andrà in onda la terza puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni Cattoliche Italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore).  Lo spazio radiofonico di novembre, ospiterà il racconto della Comunità cattolica italiana che vive nella Svizzera romanda. Interverranno, padre Corrado Caroli della Missione Cattolica Italiana di Ginevra e Silvana Bassetti, responsabile della informazione del Vicariato cantonale. Pur mantenendo lo sguardo su tutta la Svizzera romanda, un tempo opportuno sarà riservato a Ginevra. La città, infatti, è sede di molteplici Istituzioni internazionali, poli che generano essi stessi mobilità da ogni latitudine.   Nella introduzione - di Massimo Pavanello, ideatore e conduttore della trasmissione - si farà cenno alla fresca presentazione del Rapporto Italiani nel mondo 2021 della Fondazione Migrantes; oltre all’incontro tra Papa Francesco e la Fondazione Migrantes, tenutosi in occasione del recente Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane. Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio o la televisione. In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet   https://www.radiomater.org/it/streaming.htm  

Mons. Bressan: “la fede cristiana non è riservata a chi vive nelle condizioni stabili di una comunità parrocchiale, ma anche a chi viaggia”

18 Novembre 2021 - Padova – “La fede cristiana non è riservata a chi vive nelle condizioni stabili di una comunità parrocchiale, ma anche a chi viaggia. E oggi la mobilità umana è molto accresciuta rispetto al passato; eppure, il Vangelo è destinato anche a chi non ha una forma stantia di vita ed abita nelle vicinanze di una chiesa”. Lo ha sottolineato ieri sera mons. Luigi Bressan, vescovo delegato per la Migrantes della Conferenza Episcopale del Triveneto, nell’omelia della celebrazione che ha concluso la prima giornata del convegno nazionale Migrantes a Padova del convegno sul tema “La Chiesa tra i viaggianti”. Per il presule tutti “siamo chiamati e insieme inviati. Anche gli spettacolisti viaggianti hanno nella tradizione della Chiesa i loro patroni: san Genesio martire, detto il “mimo” perché attore e ucciso mentre presentava il battesimo (25/8) e il più celebre san Giuliano l’Elemosiniere (12/2); ma pensiamo anche a san Filippo Neri che organizzava serate per i pellegrini nel suo Oratorio”. Mons. Bressan ha sottolineato che le stesse condizioni di vita “comportano che non si può costruire la dimensione religiosa solo attorno al presbitero”. Come “programma pastorale dobbiamo – ha detto il presule – “prevedere i mezzi perché si viva cristianamente in ogni ambiente, e non soltanto da parte di chi può venire regolarmente in una determinata comunità. La famiglia della Chiesa è universale e il contributo missionario dei laici nella storia e nell’attualità della vita ecclesiale è immenso. Ciò non toglie - ben inteso – il diritto anche dei giostrai di aver accesso alla parola di Dio ed ai sacramenti in modalità compatibili con i loro ritmi di lavoro”.  Del resto, “l’organizzare il gioco e rendere più lieta la vita è una missione conforme al mandato biblico”. I circhi e luna park – ha detto mons. Bressan – “ridestano nelle coscienze l’attenzione alle capacità date da Dio all’uomo, potenzialità che gli operatori giostrai hanno sviluppato con enormi sacrifici e con finezza artistica. Ci incoraggiano alla fiducia e a osare una realtà migliore. Nello stesso tempo rispondono al senso innato della festa, al suo messaggio per la vita quotidiana, per la contemplazione e per la stessa preghiera”. Dobbiamo sostenere la loro dimensione religiosa, ma anche le problematiche sociali di quanti in realtà sono “marginalizzati nella società moderna e che la recente - e purtroppo ancora in corso - pandemia ha colpito più duramente. L’uomo non vive di solo pane e non possiamo lasciare che le nostre società si sviluppino senza il fattore religioso come senza la dimensione che fieranti e circensi ci propongono.   È un mandato che riceviamo dall’amore di Dio per l’umanità.  (Raffaele Iaria)  

Migrantes Brescia: oggi la presentazione del XXX Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes

18 Novembre 2021 - Brescia - Un incontro per presentare i contenuti del XXX Rapporto Immigrazione 2021 redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Lo promuovono per giovedì 18 novembre l’Ufficio per i Migranti della diocesi di Brescia, la Fondazione Migrantes, la Caritas diocesana di Brescia, l’Associazione Centro Migranti e la cooperativa Kemay. L’appuntamento, in programma alle 18 di oggi presso l’aula magna del Centro pastorale Paolo VI sarà introdotto da don Roberto Ferranti, coordinatore dell’Area pastorale per la mondialità della diocesi di Brescia. Seguiranno gli interventi di Simone Varisco della Fondazione Migrantes e Stefano Savoldi della Cooperativa Kemay della Caritas diocesana di Brescia. “Da alcuni anni – spiega don Ferranti – approfittiamo della presentazione dei Rapporti per trasformare la lettura dei dati, fondamentali per la lettura del fenomeno migratorio, in un’occasione di formazione che colloca l’immigrazione nel panorama più ampio della mobilità umana: un fenomeno che ci provoca personalmente nella costruzione di quello che Papa Francesco chiama ‘un noi sempre più grande’. Guardando al nostro territorio, posso dire che i dati ci aiutano a guardare in faccia realmente la vita delle persone che vivono con noi; non si tratta ormai semplicemente di accogliere, quello è già stato fatto, oggi si tratta di costruire insieme le nostre comunità, facendo delle diversità l’occasione per la costruzione dello stesso bene comune”. “Per Caritas – sottolinea il direttore, don Maurizio Rinaldi – è importante fotografare il mondo dei migranti, perché fotografare restituisce alla Chiesa (e non solo) il reale di una società continuamente in movimento, rispetto alla quale attivare dinamiche comunionali di caritativa reciproca accoglienza”.  

La Chiesa tra i viaggianti: da ieri il convegno nazionale a Padova

18 Novembre 2021 -

Padova - Una trentina di operatori impegnati nella pastorale dello Spettacolo Viaggiante, provenienti da ogni parte d’Italia, si ritroveranno questa mattina a Bergantino (RO), la “città delle giostre”, per una giornata “di ascolto e testimonianze” con il mondo delle giostre e del circo. L’iniziativa all’interno del convegno nazionale “La chiesa tra i viaggianti” – aperto ieri pomeriggio a Padova e promosso dalla Fondazione Migrantes - pensato soprattutto per chi inizia il suo servizio in questo mondo o semplicemente “nutre interesse per esso, come occasione per approfondirne la conoscenza”, ha detto il direttore generale dell’organismo pastorale, don Gianni De Robertis: l’emergenza legata al Covid-19 ha evidenziato, anche in questo settore “molti problemi e interrogativi nuovi; per fronteggiarli è ancora più necessario il confronto diretto delle varie esperienze”. Il loro lavoro – ha scritto in un messaggio il card. Peter K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – «ci permette di riscoprire la spiritualità del settimo giorno perché circensi e lunaparkisti sono capaci di offrire a noi spettatori una sosta dal quotidiano che riposa il fisico, ma anche la mente e lo spirito, necessaria per ricaricarsi in un mondo che invece pretende di vivere incessantemente senza riposo». Gli «amici» dello spettacolo viaggiante – ha aggiunto il porporato -rappresentano «un’opportunità unica per ogni comunità cristiana che trovano sul loro cammino e il vostro compito è proprio costruire ponti tra queste due realtà». Il card. Turkson ringrazia «gli amici» per «farci comprendere la forza dell’annuncio», le mamme e le nonne che sono tra loro «catechiste coraggiose e instancabili» e esorta a «cercare sempre un contatto” al di là dello spettacolo per «diventare scambio fecondo di esperienze e fede» e poi la «condivisione della mensa eucaristica», sotto lo chapiteau o sulla pista dell’autoscontro. Ad aprire il convegno ieri il saluto del direttore della Migrantes, don De Robertis e una relazione sul tema affidata a don Mirko Dalla Torre della Consulta Migrantes per la pastorale dei fieranti e dei circensi. La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Luigi Bressan, delegato della conferenza episcopale Triveneta durante la quale ha evidenziato il bisogno di «sostenere la loro dimensione religiosa, ma anche le problematiche sociali». Oggi a Bergantino concluderà la giornata il Presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego mentre domani mattina a presiedere la liturgia conclusiva sarà Mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova. (Raffaele Iaria)

Card. Tukson: circensi e lunaparkisti sono capaci di offrire una sosta dal quotidiano

17 Novembre 2021 - Padova - Il lavoro degli operatori dello spettacolo viaggiante «ci permette  di riscoprire la spiritualità del settimo giorno perché circensi e lunaparkisti sono capaci di offrire a noi spettatori una sosta dal quotidiano che riposa il fisico, ma anche la mente e lo spirito, necessaria per ricaricarsi in un mondo che invece pretende di vivere incessantemente senza riposo». Lo ha scritto, in un messaggio, il card. Peter K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ai partecipanti al convegno nazionale della pastorale per lo spettacolo viaggiante che si è aperto oggi pomeriggio a Padova su iniziativa della Fondazione Migrantes. Per loro il lunapark e il circo sono «una famiglia allargata, complicata, ma solida e solidale, che lavora, suda e soffre all’unisono, per raccogliere insieme i frutti del suo lavoro, la soddisfazione dell’applauso, le risate dei bambini sulla giostra», ha scritto: gli «amici» dello spettacolo viaggiante rappresentano «un’opportunità unica per ogni comunità cristiana che trovano sul loro cammino e il vostro compito è proprio costruire ponti tra queste due realtà». Il card. Tukson ringrazia «gli amici» per «consentirci di riscoprire l’accoglienza nei loro confronti, in particolare in un tempo infrasettimanale, che per noi è quello della quotidianità ma che per loro è quello del riposo: in tal modo, ci aiutano a dare un senso diverso e più ricco anche al nostro tempo». E ancora grazie – scrive il card. Tukson - per «farci comprendere la forza dell’annuncio» e alla le mamme e le nonne che sono tra loro «catechiste coraggiose e instancabili» e l’esortazione a «cercare sempre un contatto» con le comunità che le ospitano, che vada al di là dello spettacolo per diventare scambio fecondo di esperienze e di fede». Il responsabile del Dicastero vaticano ricorda, in questo tempo di pandemia, come tanti di loro hanno accolto gratuitamente medici e infermieri presso le proprie giostre o hanno offerto spettacoli a famiglie in difficoltà. Lo stesso porporato ha accompagnato un circo all’ospedale pediatrico Gesù Bambino di Roma. E poi il suggerimento alla «condivisione della mensa eucaristica», sotto lo chapiteau o sulla pista dell’autoscontro «che ci fa riscoprire ancora di più ‘fratelli tutti’ perché figli e figlie dell’unico Padre celeste che ci accoglie nella gioia del suo amore senza fine, fino alla fine dell’eternità». Il convegno nazionale Migrantes sul tema “La Chiesa tra i viaggianti” si è aperto con il saluto del direttore generale della Fondazione  Migrantes, don Gianni De Robertis e una relazione sul tema affidata a don Mirko Dalla Torre della Consulta Migrantes per la pastorale dei fieranti e dei circensi. Domani la visita a Bergantino “la città delle giostre” e l’incontro con le istituzioni locali e i lavoratori per mettersi uno scambio di esperienze e testimonianze. (Raffaele Iaria)

Oxfam e Greek refugees council: il 46% dei migranti in detenzione amministrativa in Grecia senza accuse penali a carico. “Qui muore l’umanità dell’Europa”

17 Novembre 2021 -
Atene - In Grecia la detenzione amministrativa dei migranti richiedenti asilo è diventata la regola e non l’eccezione, in aperta violazione con la normativa europea. Uomini, donne e bambini sono sottoposti a condizioni di detenzione degradanti e che negano i loro diritti fondamentali, come rilevato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. È l’allarme lanciato oggi da Oxfam e Greek refugees council con nuovo rapporto che fotografa una situazione drammatica, che colpisce persone estremamente vulnerabili arrivate in Europa per trovare salvezza da guerre e persecuzioni in Paesi come Afghanistan, Siria, Repubblica democratica del Congo e molti altri. Il report rileva che quasi la metà dei migranti (46%) resta in detenzione per oltre 6 mesi. A giugno i migranti in detenzione amministrativa senza nessuna accusa penale a carico, erano quasi 3mila. 1 persona su 5 viene detenuta per lunghi periodi in celle anguste concepite per poche ore di fermo. Donne incinte, bambini e persone con gravi vulnerabilità, vengono detenute senza un’assistenza sanitaria e legale adeguata. La volontà di usare la detenzione come prassi si riflette nelle recenti politiche adottate dalla Grecia. Nonostante la normativa europea indichi la detenzione amministrativa come ultima risorsa”, ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. “La detenzione amministrativa è solo un altro strumento per impedire alle persone di cercare sicurezza e un futuro in Europa – ha aggiunto Vasilis Papastergiou, esperto legale del Greek refugees council –. Mentre le autorità greche si rifiutano di considerare altre opzioni, i tribunali greci spesso rifiutano i ricorsi e gli appelli contro la detenzione, anche da parte di donne in gravidanza. Uno status quo avvallato anche dall’Unione europea che sta finanziando i nuovi centri di semi-detenzione in Grecia, luoghi chiusi e controllati dove i migranti vengono abbandonati a sé stessi e dimenticati. Tutto questo, la detenzione assunta come regola e non come eccezione, come non è solo contrario alle normative internazionali ed europee sulle migrazioni, ma implica anche un pesante costo morale ed economico”. “È necessario che la Grecia cambi approccio politico e prenda immediati provvedimenti legislativi che la riportino in linea con lo Stato di diritto”, chiede Pezzati.

Viminale: da inizio anno sbarcate 59.472 persone migranti

17 Novembre 2021 - Roma - Sono 59.472 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 14.865 sono di nazionalità tunisina (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (7.014, 12%), Egitto (6.788, 11%), Iran (3.600, 6%), Costa d’Avorio (3.427, 6%), Iraq (2.462, 4%), Guinea (2.149, 4%), Marocco (2.116, 4%), Eritrea (2.021, 3%), Sudan (1.730, 3%) a cui si aggiungono 13.682 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. A diffondere il dato il sito del Viminale.

Migrantes Crotone-Santa Severina: sabato una giornata di riflessione

17 Novembre 2021 - Crotone - La Giornata Mondiale dei Poveri (celebrata lo scorso 14 novembre) e la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata lo scorso 26 settembre) saranno i temi di una giornata di riflessione promossa agli uffici Migrantes e Caritas della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sabato 20 novembre si colloca “in un momento particolare della vita della nostra comunità, ancora segnata le difficoltà della pandemia, ma soprattutto in procinto di inserirsi nel cammino sinodale, che ci invita a mettere in atto le buone pratiche dell’inclusione e dell’integrazione”. La mattina del 20 è previsto il convegno diocesano: “… Soprattutto con gli ultimi … per una società aperta che integra tutti” presso la chiesa dell'Immacolata di Crotone. Interverranno don Rino Le Pera (Direttore Caritas Crotone-Santa Severina), don Serafino Parisi, Biblista; don Marco Pagniello (Responsabile delle Politiche sociali e promozione umana di Caritas Italiana), Pino Fabiano (Direttore regionale Migrantes) e sr. Loredana Pisani (Direttrice Migrantes Crotone-Santa Severina). Nel pomeriggio celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Crotone- Santa Severina, mons. Angelo Raffaele Panzetta presso la Basilica Cattedrale di Crotone.

Vescovi Triveneto e la dimensione pastorale del fenomeno migratorio

17 Novembre 2021 -

Zelarino - Si sono incontrati ieri a Zelarino i vescovi della Conferenza Episcopale del Triveneto. I vescovi, nel pomeriggio,  hanno incontrato il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e il responsabile della Commissione regionale Migrantes don Giuseppe Mirandola: è stata l’occasione per riflettere sulla più ampia dimensione “pastorale” del fenomeno migratorio che riguarda e tocca tanti aspetti della vita ecclesiale - dalla cura dei migranti italiani all’estero a quella delle comunità di immigrati presenti nelle comunità ecclesiali e nelle città di questo territorio fino al segmento doloroso dei “migranti forzati” - richiedendo così un’attenzione complessiva, come una nuova risorsa, e non limitata a sole questioni di ordine pubblico, carità e primo soccorso, si legge in una nota. Al termine è stata espressa "la forte preoccupazione per la situazione di sfruttamento e crisi umanitaria che coinvolge migliaia di migranti giunti e ammassati ai confini tra Bielorussia e Polonia e sulla rotta balcanica".

Confine Bielorussia-Polonia: migranti usati come scudi umani. Intervista a mons. Gintaras Linas Grušas

17 Novembre 2021 - Roma - “È con grande tristezza che vediamo queste immagini e la sofferenza che le persone stanno sopportando. Famiglie con bambini intrappolate alla frontiera. Ma è molto importante capire anche cosa c’è dietro a quelle immagini. Non sono solo migranti e rifugiati, ma persone che vengono utilizzate da un regime governativo”. Usa parole chiare e dirette mons. Gintaras Linas Grušas, arcivescovo di Vilnius e nuovo presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, per descrivere e denunciare quanto sta succedendo realmente al confine tra Bielorussia e Polonia dove si sono radunati nei campi vicino a Kuznica, circa 4.000 migranti, in fuga per lo più da Siria e Iraq. E aggiunge: “Vengono trafficati per scopi politici e usati come scudi umani nel tentativo di ottenere guadagni politici e destabilizzare la situazione al confine dell’Ue. Questa azione è chiamata attacco ibrido, perché utilizza armi non tradizionali (traffico di persone, disinformazione e altri mezzi) per attaccare l’integrità dei confini di altri paesi”.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Chi sono le persone che attraversano questa rotta per l’Europa? Ho potuto parlare con alcuni dei rifugiati. Molti stanno cercando di fuggire da orribili situazioni nei loro paesi d’origine. Molti hanno visto gli orrori della guerra, persino i loro familiari uccisi davanti ai loro occhi. Alcuni fuggono anche dalle persecuzioni per motivi religiosi. Altri cercano una vita migliore. Altri ancora sono studenti di varie nazioni africane a cui è stata data l’opportunità di studiare in Bielorussia. Quando il regime di Lukashenko ha deciso di avviare questa azione per creare una crisi di confine con l’Unione europea, ha aumentato l’affitto dei dormitori per questi studenti stranieri a un livello tale che non potevano più permettersi di pagarlo. A quel punto, è stata data loro la possibilità di tornare nel proprio paese o “andare nell’Ue”. A quel punto cosa succede? Di fronte a quella scelta, decidono di andare nell’Ue, non comprendendo però la posizione in cui vengono messi. Il governo li porta al confine e li fa attraversare. A quel punto chi viene fermato per aver tentato di attraversare il confine illegalmente, viene rimandato indietro ma non può tornare né a Minsk né in altri luoghi. Viene trattenuto al confine da funzionari bielorussi che sono armati e usano cani per impedire alle persone di fuggire e mettersi in salvo. Inoltre, il governo bielorusso sta organizzando voli per Minsk offrendo alle persone la promessa di un’opportunità per entrare nell’Unione Europea. Molte persone, non rendendosi conto di essere manipolate, abboccano nella speranza di un futuro migliore. Perché usare i migranti? È tutto coordinato dalle autorità bielorusse al fine di avere una posizione negoziale con l’Unione Europea, per eliminare le sanzioni che sono state imposte per le precedenti azioni del regime. Gli stessi bielorussi testimoniano che i migranti che arrivano in Bielorussia come turisti vengono prelevati dalle guardie di frontiera delle città bielorusse e portati al confine con l’Unione europea. Si tratta di una nuova forma di tratta di esseri umani, che è un crimine riconosciuto a livello internazionale, ma in questo caso non per profitto finanziario personale, ma per guadagni politici nel tentativo di preservare un regime autoritario. Vuole lanciare un appello ai leader politici? Per comprendere la possibilità di fare un appello ai leader politici, bisogna ricordare la situazione in Bielorussia. In Bielorussia, molte persone innocenti vengono torturate, perseguitate e imprigionate. Questo sta accadendo ai confini dell’Europa e a persone che lottano per i valori e le libertà occidentali. Il regime di Lukashenko ha preso in ostaggio la sua stessa popolazione e sta usando i rifugiati come ostaggi e scudi umani. La Caritas e altre organizzazioni umanitarie in Lituania stanno lavorando con il governo non solo per dare assistenza a coloro che hanno attraversato il confine e sono attualmente ospiti nei centri per migranti, ma anche nella preparazione di pacchetti di assistenza che possono essere dati a chi è rimasto bloccato al confine. Qual è il modo giusto per affrontare il problema? Innanzitutto, è della massima importanza assistere le persone in migrazione. Sono stati raccolti fondi in Lituania per aiutare i migranti sia attraverso le parrocchie che direttamente dalla Caritas. Ma la situazione è molto più complessa di una semplice questione migratoria o di rifugiati, e richiede che la comunità politica internazionale agisca per porre fine a questa azione militare non convenzionale e a questa forma di traffico illegale di esseri umani per guadagno politico. Il tempo della misericordia è adesso.La solidarietà dei cristiani con coloro che sono nel bisogno è della massima importanza. Per aiutare chi si trova nei centri migratori e alla frontiera, ma anche e molto di più per aiutare chi è stato preso nelle reti di questa nuova forma di traffico di esseri umani. (M. Chiara Biagioni)

Migrantes: da oggi a Padova il convegno su “La Chiesa tra i viaggianti”​

17 Novembre 2021 - Padova - La Fondazione Migrantes chiama a confronto gli operatori per la pastorale dello spettacolo viaggiante dopo un duro periodo vissuto a causa della pandemia. Da oggi – e fino al 19 - a Padova il convegno nazionale “La chiesa tra i viaggianti” pensato soprattutto per chi inizia il suo servizio in questo mondo o semplicemente “nutre interesse per esso, come occasione per approfondirne la conoscenza. Inoltre, chi lavora con la Gente del Viaggio, ha la necessità di condividere le proprie riflessioni anche con colleghi che operano in luoghi molto lontani: ciò è fondamentale, sia perché siamo in pochi, e se ci confrontiamo solo coi più vicini, potremmo essere costretti a un soliloquio, sia perché ci troviamo ad operare con persone mobili che vivono simultaneamente in contesti differenti, che è necessario confrontare criticamente”, spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. L’emergenza legata al Covid-19 ha evidenziato, anche in questo settore, aggiunge don De Robertis, “molti problemi e interrogativi nuovi; per fronteggiarli è ancora più necessario il confronto diretto delle varie esperienze”. Al convegno sono previste varie presenze: mons. Luigi Bressan, Vescovo incaricato per la Migrantes del Triveneto che questa sera presiederà una liturgia eucaristica, don Mirko Dalla Torre della Consulta nazionale per la pastorale dei fieranti e dei circensi; mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Presidente della Fondazione Migrantes, Claudio Cipolla, vescovo di Padova. Il convegno prevede anche, per domani, una visita alla “città” delle giostre, Bergantino e alle sue aziende. Occasione per mettersi “in ascolto di alcune testimonianze di fieranti e circensi”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco al Centro Astalli: “governi incapaci di gestire la mobilità umana, no a muri e ritorno in luoghi non sicuri”

16 Novembre 2021 - Roma - “La storia in questi ultimi decenni ha dato segni di un ritorno al passato: i conflitti si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana”. Lo scrive Papa Francesco nel saluto introduttivo alla mostra fotografica “Volti al futuro” organizzata dal Centro Astalli nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma, in occasione del 40° anniversario della nascita dello stesso Servizio fondato da P. Pedro Arrupe.  La mostra, inaugurata oggi fino al 28 novembre, rappresenta venti ritratti di rifugiati accolti al Centro Astalli e realizzati da Francesco Malavolta.  Il Papa si rivolge nella lettera direttamente ai rifugiati che in questi ultimi 40 anni sono arrivati in Italia, ricordando che il numero 40 “nella Bibbia, è un numero significativo che ha molti rimandi” come “il popolo di Israele che per 40 anni cammina nel deserto, prima di entrare nella terra della promessa”. E anche gli ultimi 40 anni “della storia dell’umanità non sono stati un progredire lineare: il numero delle persone costrette a fuggire dalla propria terra è in continua crescita”. “Molti di voi – dice il Papa – sono dovuti scappare da condizioni di vita assimilabili a quelle della schiavitù, dove alla base c’è una concezione della persona umana deprivata della propria dignità e trattata come un oggetto. Conoscete quanto può essere terribile e spregevole la guerra, sapete cosa significhi vivere senza libertà e diritti, assistete inermi mentre la vostra terra inaridisce, la vostra terra inaridisce, la vostra acqua si inquina e non avete altra possibilità se non quella di mettervi in cammino verso un luogo sicuro in cui realizzare sogni, aspirazioni, in cui mettere a frutto talenti e capacità”. Eppure allo stesso tempo, prosegue, “voi cari rifugiati siete segno e volto di speranza. C’è in voi l’anelito a una vita piena e felice che vi sostiene nell’affrontare con coraggio circostanze concrete e difficoltà che a molti possono sembrare insormontabili”. Una speranza che “ci fa guardare con fiducia al futuro sognando di poter vivere insieme come popolo libero perché solidale, che sa riscoprire la dimensione comunitaria della libertà, come popolo unito, non uniforme, variegato nella ricchezza delle differenti culture”.