Roma - “I bambini cui le madri negano il presente per assicurare loro il futuro sono quelli che da soli o insieme ai genitori cercano un altrove che comunque li respinge” così Renata Natili Micheli, Presidente nazionale del Centro Italiano Femminile. Che conclude “ il cuore dell’immigrazione non è nei numeri di quanti arrivano nel nostro Occidente ma consiste nel perché arrivano e nel perché, oltre la dignità della vita, noi vogliamo togliere loro anche la speranza”.
Primo Piano
Papa Francesco: l’impatto della crisi sull’economia informale, che “spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante”
Migrantes Roma: celebrazione sotto il tendone del Rony Roller
20 Dicembre 2021 - Roma - Una celebrazione eucaristica sotto il tendone del circo Rony Roller a Roma. A presiederla il direttore Migrante della diocesi di Roma e direttore regionale del laio, mons. Pierpaolo Felicolo. A concelebrare don Marco Yaroslav Sehemen, coordinatore nazionale degli Ucraini in Italia.
Rony Roller ha anche voluto offrire, in questi giorni, uno spettacolo ad un gruppo di diversamente abili della Casa di Pulcinella nata a Roma nel quartiere di San Lorenzo con lo scopo di dare una risposta alla solitudine ed alla “invisibilità” delle persone con disabilità del quartiere. (R.I.) La valle solidale e i migranti bambini
Torino - Non piangono mai i bambini che arrivano all’ultima tappa prima del confine francese. Sono esausti, dormono di continuo, qualcuno ha i piedi morsicati dai topi negli accampamenti di fortuna in Bosnia, eppure non piangono. Lo raccontano commossi gli operatori e i volontari del rifugio per immigrati 'Fraternità Massi' nella casa dei salesiani accanto alla stazione di Oulx. Ai piccoli il lungo viaggio sembra un gioco in compagnia dei genitori. Per gli esperti il gioco si chiama 'rotta italiana' oppure 'terminale della rotta mediterranea' e anche 'limite occidentale della rotta balcanica'. Comunque la si veda, Oulx dal 2017 è diventata una porta di uscita sempre più battuta dall’Italia verso la Francia e l’Ue, per marciatori della speranza in viaggio da anni.
Fism: percorsi che aiutino i più piccoli a sviluppare la loro naturale capacità di andare incontro agli altri
Roma - Due foto hanno fatto il giro nei social: bambini aggrappati al filo spinato al confine tra Bielorussia e Polonia e la bambina nata tra le onde su un barcone. Queste due realtà sono il segno dell’intreccio tra crudeltà e speranza, tra fraternità e disumanità. Gli sguardi di quei bimbi e il vagito della piccola si uniscono al lamento di Abele che attraversa la storia assieme al grido di Caino e rieccheggia decisa la domanda di Dio: «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,8-9).
Papa Francesco è forse il Pontefice che più ha parlato di educazione e anche l’Enciclica «Fratelli tutti» (2020) rimanda alla costruzione di un’umanità nuova e di un mondo nuovo attraverso il processo formativo delle coscienze che coinvolge bambini e adulti. La sfida è tra il transumanesimo teorizzato da Google e il neoumanesimo che rimette al centro l’uomo in una autentica rivoluzione sociale, relazionale ed etica. I tratti sono quelli dell’antropologia della figliolanza che si declina in quella della fratellanza.
Il mondo delle scuole della Fism (la Federazione Italiana Scuole Materne che raggruppa 9000 realtà educative, ndr) ha accolto la sfida culturale e ha messo a tema i messaggi e le provocazioni dell’Enciclica, sviluppando nelle realtà concrete della esperienza vitale delle comunità scolastiche, percorsi di educazione aperta ed inclusiva che guarda al volto dell’altro, oltre le appartenenze. Le scuole hanno maturato e sviluppato la consapevolezza che per educare un bambino ci vuole un villaggio, secondo l’adagio africano, ma parimenti per formare un villaggio ci vogliono i bambini che sono il segno delle generazioni future.
Dall’osservazione e dall’ascolto attento dei bambini e dal confronto con i dati di ricerca, abbiamo constatato che l’egocentrismo che pareva caratterizzare la vita e l’esperienza dei piccoli, in realtà cede il posto alla prosocialità quale capacità di rispecchiarsi nella reciprocità dei volti. Basta visitare una nursery e ci accorgeremo che se un bambino piange, immediatamente gli altri gli fanno eco e 'solidarizzano' con lui; osserviamo ancora la capacità di con-dividere dei dolciumi o dei giochi e di consolare e incoraggiare da parte dei bambini più grandicelli.
Robert Roche, docente di psicologia alla Universitat Autònoma de Barcelona ha contribuito con significative ricerche sperimentali a esplorare la valenza prosociale nei bambini e negli adulti. Si evidenzia che si diventa prosociali condividendo esperienze di tal segno fin da piccoli, in famiglia e nel processo educativo della scuola che favorisce contesti nei quali sperimentare la condivisione altruistica. Nella prima scuola registriamo un 'gioco parallelo' che, se debitamente accompagnato ed orientato, diventa attenzione all’altro nel piccolo gruppo, costruendo reciprocità anche nel lavoro a coppie. La variabile del clima accogliente e del comportamento adulto diventano decisivi poiché in essi il bambino si specchia.
La Sacra Scrittura riporta un episodio altamente eloquente di come l’adulto possa 'inquinare' l’autenticità e la spontaneità dei bambini: «Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana [...] scherzava con il figlio Isacco. Disse allora ad Abramo: 'Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco'» (Gen 21,9-10). L’innocente gioco di due bambini poteva essere preludio di una più ampia fraternità che implicava per l’adulto scelte di condivisione inaccettabili. E l’adulto 'guasta la festa'. Le scuole Fism stanno declinando percorsi di accoglienza, protezione e integrazione, condividendo un cammino sui sentieri tracciati dall’Enciclica nella direzione pro-attiva affinché la noità prevalga sulla egoità.
La presenza di bambini e famiglie provenienti da Paesi 'lontani' fa sperimentare la condivisione e l’apertura alla mondialità. La narrazione di Antoine De Saint-Exupery evidenzia i punti di vista distanti tra bambini e adulti: «I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano delle cose essenziali. Non si domandano mai: 'Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti?...'. Ma vi domandano: 'Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?'. Allora soltanto credono di conoscerlo». I grandi vogliono 'soppesare' le persone privilegiando ruoli e quantità, i bambini, invece, colgono i vissuti qualitativo-relazionali.
In questa stagione socio-culturale i bambini non sperimentano nei propri contesti familiari la condivisione della 'comunità fraterna', dal momento che sono numerosi i figli unici; la sapiente progettazione pedagogico- didattica degli insegnanti farà scoprire la dimensione della fraternità nell’incontro a scuola con i pari, palestra di pro-socialità. Per secoli l’adagio «homo homini lupus» ha dato forma alle relazioni tra persone, popoli e culture. L’Enciclica cambia approccio e registro relazionale, confermando quanto la Dichiarazione di Siviglia (1986) dal punto di vista della ricerca interdisciplinare affermava; i più autorevoli psicologi, neurofisiologi, etologi di tutto il mondo in maniera inconfutabile indicavano che: «È scientificamente sbagliato dire che la guerra o qualunque altro comportamento violento sono geneticamente programmati dalla natura umana; gli esseri umani hanno un cervello violento; la guerra è causata dall’istinto. Concludiamo che la biologia non condanna l’umanità alla violenza e alla guerra e che l’umanità può essere liberata dal vincolo del pessimismo biologico. La stessa specie che ha inventato la guerra è capace di inventare la pace». L’educazione sin dai più piccoli è chiamata ad avviare un processo di liberazione estirpando pregiudizi consolidati, facendo sperimentare esperienze alternative di fratellanza. (Bruno Forte - Responsabile Area pedagogica Fism)
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Preghiera dei fedeli: domenica 19 dicembre 2021, IV di Avvento
Nell’imminenza del Santo Natale di Gesù, facendo memoria del grande mistero della Sua incarnazione, rivolgiamo al Signore la nostra fiduciosa preghiera:
Vieni, Signore Gesù!
- Nella nostra città, come a Betlemme, nella nostra casa, come nella casa di Zaccaria ed Elisabetta, viene il Signore. Chiediamo di poter preparare la sua venuta volgendo verso di Lui il nostro desiderio e la nostra fiducia,preghiamo.
- Signore Gesù, donaci la gioia dell’attesa della tua venuta, liberaci dal male, dalla pandemia che avvolge il mondo intero, conforta ogni uomo e ogni donna oppressi dal dolore e dalla sofferenza, ridesta nei nostri cuori il desiderio di celebrare il tuo Natale,preghiamo.
- Solo in te, Signore, possiamo trovare la vera sorgente della gioia. Donaci il gusto di incontrarti nella preghiera e di essere illuminati dalla luce della tua Parola, per costruire relazioni veramente umane,preghiamo.
- Preghiamo per i fratelli e le sorelle profughi, senza casa e senza patria, privati dei loro diritti umani e dei loro affetti, senza cure mediche e senza protezione alcuna. Il Signore ravvivi in noi il senso dell’accoglienza, del rispetto, della solidarietà umana e cristiana,preghiamo.
Al Signore nostro Dio, che viene tra noi come Salvatore, affidiamo la preghiera per tutto il popolo cristiano e per l’intero mondo. Per Cristo nostro Signore.