Primo Piano
SIRIA: accolti dalla diocesi di Siena padre e figlio con tutta la famiglia
Vangelo Migrante: III Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 1,1-4; 4,14-21)
Romania: 73mila bambini vivono lontano dai genitori emigrati per lavoro
Cei: al via la sessione invernale del Consiglio Permanente
Migranti: iniziato mandato nuova Agenzia Europea Asilo (Euaa)
La comunicazione: relazione reciproca
Partorisce su barcone: salvi mamma e figlio
Viminale: da inizio anno sbarcate 410 le persone migranti sulle nostre coste
Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro: martedì una puntata con la comunità italiana di Bruxelles
Ferrara: primo Festival delle memorie
Ferrara - Ebrei, tutsi, rom e poi sinti, curdi, armeni. In occasione della Giornata della memoria, dal 25 al 30 gennaio al Teatro comunale di Ferrara si svolgerà il primo Festival delle memorie, ideato da Moni Ovadia: sei giorni di incontri, approfondimenti, spettacoli e concerti dedicati ai popoli vittime di stermini di massa. Tra gli ospiti la scrittrice Antonia Arslan e la ruandese Yolande Mukagasana, Franco Cardini, i musicisti Gevorg Dabaghyan (virtuoso di duduk armeno) e Aynour Dogan (cantante curda). Il programma si apre il 25 con una conferenza sul genocidio armeno e un concerto di Dabaghyan. Il 26 si parlerà di genocidio curdo. Il giorno seguente di Rom e Sinti. Il 28 verranno messe a tema le stragi in Ruanda. Sabato 29 e domenica 30 gennaio il focus sarà invece sulla Shoah. Ovadia ha sottolineato che «il festival non si fonda su alcuna ideologia, non vuole essere un tribunale, non si erge a giudice.Lo scopo è dare un contributo artistico e culturale per edificare una memoria universale, promuovere la pace e l’incontro fra le genti».
Unità dei Cristiani: le iniziative in Italia
Roma - Momenti di preghiera, incontri, riflessioni. Le diocesi italiane da ieri stanno dando vita a una serie di iniziative per celebrare al meglio la Settimana per l’unità dei cristiani. A Roma - riferisce oggi il quotidiano Avvenire in un artucolo a firma di Enrico Lenzi - il Vicariato vivrà stasera nella parrocchia di San Leone I una Veglia presieduta dal vescovo ausiliare, mons. Paolo Selvadagi, delegato diocesano per l’ecumenismo, mentre l’omelia sarà tenuta dall’arcivescovo Ian Ernst, direttore del Centro anglicano di Roma. Ci sarà anche la testimonianza del vescovo siro cattolico Rami Al Kalaban. Durante la Settimana nel Centro eucaristico ecumenico di Santa Maria in via Lata delle Figlie della Chiesa, si alterneranno le celebrazioni eucaristiche nei vari riti cattolici orientali e in quello romano, che sarà presieduta domenica 23 dal vicario di Roma, il cardinale Angelo De Donatis. Anche nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto la Settimana coinvolge le diverse Chiese cristiane presenti nel capoluogo pugliese, da sempre crocevia tra Oriente e Occidente. E proprio le diverse comunità cristiane ospiteranno la serie di incontri promossi in questa Settimana e domenica 23 alle 18 nella Basilica di San Nicola si svolgerà la preghiera ecumenica. Sarà invece domani sera alle 21 la Veglia ecumenica nella diocesi di Padova. A ospitarla sarà la Basilica di Santa Giustina e vedrà la partecipazione del vescovo, mons. Claudio Cipolla e dei rappresentanti del Consiglio delle Chiese cristiane di Padova. Anche nella diocesi di Milano, gli appuntamenti della Settimana –iniziata ieri con un momento di preghiera alla presenza dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini, e con la predicazione della pastora valdese Alessandra Trotta – sono stati predisposti dalla Curia e dal Consiglio delle Chiese cristiane. Coinvolte tutte e sette le zone pastorali in cui è suddivisa la diocesi ambrosiana, privilegiando la preghiera e la celebrazione della Parola. La Chiesa di Matera-Irsina ha scelto di vivere tre momenti comunitari con riflessioni proposte dall’arcivescovo, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, dal pastore Luca Reina, da padre Nicola Mihaisteanu della Chiesa ortodossa di Romania e da don Donato Giordano, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo. Il primo momento si è svolto ieri sera nella Chiesa di San Francesco d’Assisi a Matera. Il secondo sarà il 22 gennaio via webinar, mentre il terzo tornerà ad essere anche in presenza presso la Chiesa evangelica battista di Matera. Nella chiesa evangelica di Villa San Sebastiano a Tagliacozzo (provincia de L’Aquila) si svolgerà stasera alle 20.30 la celebrazione ecumenica della diocesi di Avezzano. Accanto al vescovo, mons. Giovanni Massaro, ci saranno anche la pastora Hitrud Stahlberger e padre Daniele Mititelu della Chiesa ortodossa romena. Un incontro che si potrà seguire soltanto in streaming. La diocesi di Terni-Narni-Amelia ha iniziato ieri sera nella parrocchia di Santa Maria del Carmelo a Terni la sua Settimana di preghiera, con l’appuntamento guidato dal vescovo, mons. Francesco Antonio Soddu. Domani alle 17.30 è in programma il Vespro ortodosso nella chiesa di San Matteo a Campitelli, mentre lunedì 24 la chiesa evangelica metodista di Terni ospiterà la preghiera ecumenica della Parola di Dio presente il vescovo, mons. Soddu. Sempre ieri sera la Chiesa di Vittorio Veneto ha celebrato la Veglia di preghiera nella parrocchia di Corbanese alla presenza anche del vescovo, mons. Corrado Pizziolo. Il Santuario della Santa Casa di Loreto ha deciso di dedicare un’intenzione di preghiera alle varie confessioni cristiane durante le Messe che da ieri e fino al 25 gennaio saranno celebrate alle 7.30. Sarà una Settimana di preghiera congiunta per le Chiese di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e quella di Foligno, che sono unite nella persona del proprio pastore, l’arcivescovo, mons. Domenico Sorrentino. Anche in questa Chiesa locale i momenti di riflessione e di preghiera toccheranno diversi luoghi diocesani significativi.
Chiesa Etiope: “Aprite corridoi umanitari nel Tigrai”
Milano - Aprire corridoi umanitari per aiutare il popolo del Tigrai dove è in corso una catastrofe umanitaria e una guerra aerea di intensità mai vista nell’Africa subsahariana. La disperata richiesta di aiuto ancora una volta arriva dalla diocesi cattolica di Adigrat, che da dicembre ha dovuto sospendere le attività di risposta all’emergenza. È contenuta in una lettera datata 17 gennaio indirizzata a partner e donatori, firmata dalla commissione diocesana sociale e dello sviluppo. Una testimonianza chiave della comunità cattolica tigrina sulla situazione nello stato regionale dopo 442 giorni di guerra definita «genocida». Urla dal silenzio che avvolge il conflitto tra Addis Abeba, gli alleati Amhara e l’esercito eritreo contro le forze tigrine del Tplf. Da giugno – si ricorda – proseguono gli attacchi «indiscriminati» dell’aviazione federale su villaggi e città tigrine con aerei, elicotteri e droni. La situazione è peggiorata dal blocco di servizi, dell’energia elettrica, dal blackout comunicativo e dal blocco dei trasporti. Dopo aver ricordato i massacri dei civili, la violenza di genere che ha distrutto famiglie e le vite di donne e ragazze, i milioni di sfollati e la devastazione dell’economia e delle istituzioni sociali, la lettera descrive gli effetti del blocco di fatto degli aiuti, ovvero carestia, malnutrizione, la morte per malattia di bambini, anziani e malati cronici. «Soprattutto la guerra ha privato la popolazione dei diritti umani fondamentali», aggiunge la diocesi chiedendo aiuto non solo materiale alla comunità cristiana, ma anche pressioni sull’Onu perché prevalga la linea del dialogo e sia consentito l’accesso agli aiuti attraverso corridoi umanitari per alleviare le sofferenze di milioni di etiopi in Tigrai e nelle altre aree del Paese. Un’altra voce della chiesa cattolica etiope, che desidera restare anonima per ragioni di sicurezza, conferma all’agenzia Fides che quanto si legge sulla guerra in Tigrai «è tragicamente tutto vero. Ci sono stragi di innocenti massacrati per la loro appartenenza etnica e moltitudini che stanno letteralmente morendo di fame: bisogna aprire immediatamente corridoi umanitari per soccorrere chi è allo stremo».
La fonte parla di terrore, «alimentato ulteriormente dalle incursioni mortali di droni da combattimento. Non si era mai vista una cosa del genere nell’Africa sub sahariana. Lo scenario sta diventando quello di una guerra tutti contro tutti. Solo papa Francesco è intervenuto più volte chiedendo di pregare per l’Etiopia. Ora qualcuno dica basta». (Paolo Lambruschi)
Nel Myanmar non c’è tregua: bombe sui profughi cristiani
Milano - Il conflitto ormai aperto in Myanmar che sta svuotando intere città del Paese e provocando un esodo della popolazione davanti ai bombardamenti e ai rastrellamenti dei militari agli ordini della giunta al potere del primo febbraio 2021, non risparmia nemmeno chi sperava di avere trovato un rifugio dalle violenze. Il mattino di lunedì un’incursione aerea ha colpito i profughi che si erano rifugiati nella foresta attorno alla città di Loikaw, capoluogo dello Stato Kayah, roccaforte cristiana. Cattoliche le tre vittime, fra cui una bambina di sette anni, e sette i feriti, parte di un gruppo fuggito dal vicino villaggio di Moso. Lo stesso dove il 24 dicembre erano stati ritrovati i resti carbonizzati di 35 persone, pure di fede cattolica. Il 24 dicembre a Hpruso, nello stesso Stato, automezzi in transito su una strada di grande comunicazione erano stati attaccati e incendiati e i 38 passeggeri trucidati. Azioni efferate che hanno come obiettivo quello di terrorizzare la popolazione civile e di isolare le forze che si oppongono al regime.
Ieri, segnala l’agenzia Fides, un breve rito funebre celebrato da padre Jacob Khun ha ricordato le nuove vittime e nonostante le parole di speranza, la commozione e la paura erano palpabili. Molti temono un’ulteriore aggravamento del conflitto in cui la popolazione civile si trova tra due fuochi: da un lato le forze armate e dall’altro il coordinamento tra le Forze di difesa popolare impegnate nella difesa delle comunità sotto attacco e le milizie che in molte regioni del Paese proteggono le etnie di cui sono espressione ma anche contendono ai militari governativi il controllo di infrastrutture e risorse. In questo contesto la resistenza segnala l’utilizzo crescente dell’aviazione che ritiene evidenzi le difficoltà delle truppe a operare in aree ostili dove starebbero subendo forti perdite. I fatti più recenti sono anche la risposta più chiara e purtroppo negativa alla sollecitazione di una settimana fa dell’inviato speciale Onu, Noeleen Heyzer, al regime di fermare gli attacchi contro la popolazione civile di Loikaw.
La città è oggi svuotata dalla maggioranza degli abitanti che si sono uniti a una massa crescente di fuggiaschi di cui sono parte centinaia di monaci buddhisti i cui templi e monasteri sono stati colpiti insieme a diversi luoghi di culto cristiani. Le sei parrocchie cattoliche della città sono spopolate ma la Cattedrale di Cristo Re ancora accoglie decine di profughi, come fanno altre chiese nei dintorni rischiando rappresaglie. Come è successo il 13 gennaio per quella del Sacro Cuore di Gesù a Doukhu, colpita da un attacco aereo.
Come ricorda Fides, i fedeli, esposti alla fame, al freddo, all’indigenza, alla violenza, necessitano di assistenza materiale di conforto spirituale. Tuttavia, mentre crescono ogni giorno dimensioni e necessità di una popolazione in fuga, le forze in campo continuano a negare spazio al dialogo. D’altra parte, il governo formato in clandestinità e le organizzazioni umanitarie presenti nonostante le limitazioni e i rischi, non riescono a concretizzare iniziative internazionali che vadano oltre la semplice condanna delle violenze e la negazione di legittimità al regime. (Stefano Vecchia - Avvenire)
Sassoli: giornale calabrese vuole intitolargli la spiaggia dello sbarco di migranti del novembre scorso
Papa Francesco stanzia 100mila euro per migranti bloccati ai confini della Polonia
Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani: alla ricerca dell’unità perduta
Roma - Il tempo di Natale è finito con la festa del Battesimo di Gesù, ma trova un’eco suggestiva nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si apre oggi. Quest’anno il tema del tradizionale appuntamento è «In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo», versetto del Vangelo di Matteo con le parole dei Magi. Come queste si leghino al tema della ricerca dell’unità perduta fra le confessioni cristiane lo spiega il messaggio firmato dal vescovo di Pinerolo Derio Olivero, presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, dal pastore Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e dal metropolita Polykarpos, arcivescovo ortodosso d’Italia e di Malta ed esarca per l’Europa Meridionale.
«La stella conduce i Magi dall’Oriente a Betlemme – scrivono i tre – da un Oriente così lontano e così vicino, allora come anche oggi. L’evangelista non ci ha consegnato il nome del paese esatto della loro provenienza, ma dice semplicemente dall’Oriente. Probabilmente, questa espressione descrive quella vasta area geografica che, agli occhi dell’uomo di oggi, da terra di fascino e sapienza è divenuta sinonimo di luoghi martoriati, ormai teatro di sofferenze, conflitti e guerre. Una terra così lontana dal nostro modo di vivere la quotidianità ma anche dal nostro modo di fare ecumenismo. Per l’ennesima volta l’oriente diventa la culla dove nasce un altro tipo di ecumenismo, che possiamo definire ecumenismo di Martirio. È quella terra che produce martiri che illuminano con i loro bagliori di luce il cielo spirituale dell’intera Chiesa di Cristo. È quella terra che porta alla nostra attenzione l’esempio di una fede viva che riesce a superare le differenze che dividono Cristo, unico fondamento della nostra fede».
Parlando con Avvenire il vescovo Olivero aggiunge altri motivi che rendono plausibile la scelta della vicenda dei Magi per questa Settimana di preghiera: «Ci ricorda che siamo tutti alla ricerca di Gesù Cristo, cattolici, ortodossi, luterani. Siamo in ricerca per quanto riguarda il modo testimoniare Gesù, di annunciarlo in un’epoca in cui il cristianesimo vive un processo di esculturazione, è considerato fuori dalla cultura. La sfida è quindi come dire il cristianesimo oggi, anche nella sua rilevanza antropologica. I Magi ci ricordano che dobbiamo essere dentro la ricerca degli uomini e delle donne di oggi».
Olivero, classe 1961, originario della diocesi di Cuneo, ordinato sacerdote nel 1987, racconta un episodio che ha contribuito a far nascere in lui una sensibilità ecumenica e che risale agli anni della sua formazione in Seminario: «Ero al terzo o quarto anno di teologia e l’incaricato per l’ecumenismo della diocesi mi portò a Torino a un incontro ecumenico. Era la prima volta per me. C’erano un cattolico, un luterano, un valdese, un ortodosso e sentirli parlare mi colpì. Avevo studiato un po’ di questioni teologiche inerenti all’ecumenismo, ma lì capì meglio che non era solo una questione teorica, riguardava una ricerca comune. Ero davanti a persone di confessioni diverse accomunate dal voler essere seriamente cristiane, molto seriamente». Del resto un vescovo di Pinerolo – diocesi nel cui territorio è presente Torre Pellice, il principale centro della Chiesa valdese in Italia – ha chiaro fin dal primo giorno del suo insediamento o quasi che il dialogo ecumenico non riguarda solo la teoria. «Qui i valdesi sono circa il 13% della popolazione – spiega il presule piemontese – l’ecumenismo per noi riguarda rapporti umani, di convivenza, come fra vicini di casa, fatti di cose molto concrete, anche di aiuti reciproci».
La confessione cristiana più numerosa in Italia, dopo quella cattolica, è quella ortodossa. E il mondo ortodosso sta vivendo una delle più gravi fratture interne che si ricordino, tra Mosca e Costantinopoli. Chiediamo ad Olivero se questo ha delle ricadute nei rapporti ecumenici in Italia. «Questa rottura ci preoccupa ed è un problema per l’ecumenismo – risponde il presule piemontese – quando in una famiglia di cinque o sei fratelli due litigano, è un problema per la famiglia, se si va a pranzo insieme si è a disagio tutti. Quando si farà un convegno, ci saranno dei momenti di preghiera ecumenici c’è il rischio non solo che ci sia disagio ma che addirittura la presenza di qualcuno, legato a un patriarcato, precluda la presenza di un altro, legato a un patriarcato diverso. Questa rottura deve renderci anche molto umili, perché a volte, dopo tanti di cammino e tanti gesti riavvicinamento, ci possiamo pensare dei “maestri di dialogo”. Mentre c’è bisogno di quegli “eroi” del dialogo di cui parla Francesco nella Fratelli tutti ».(Andrea Galli)
CEI – Assemblea Rabbinica Italiana: definita una modalità operativa di coordinamento
18 Gennaio 2022 -