Primo Piano

Migrantes Catania: una giornata contro la tratta di persone

31 Gennaio 2022 -
Catania - Martedì 8 febbraio, alle ore 18, nella parrocchia Divina Maternità della B.M.V. in Cibali, in occasione dell’Ottava Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, l'
Ufficio Migrantes della diocesi di Catania,  diretto da Giuseppe Cannizzo, promuove una celebrazione eucaristica presieduta dal parroco don Gianluca Giacona, nel giorno della memoria di Santa
Giuseppina Bakhita (la schiava divenuta santa).
Il tema scelto per questa Giornata è “La forza della cura - donne, economia, tratta di persone”.  La tratta - spiega Cannizzo - è una delle "piaghe più profonde inflitte dal sistema economico attuale,
in cui principalmente le donne e i bambini, particolarmente vulnerabili, vengono trafficati per lo sfruttamento sessuale. La pandemia ha aumentato ancora di più questo 'business' redditizio della tratta di persone creando disparità economiche e fragilità fino ad accrescere il divario tra uomini e donne. Pertanto, le donne, come protagoniste di cambiamenti, vengono chiamate a realizzare un
sistema economico fondato sulla cura delle persone e della casa comune, che coinvolga tutti". La cura diventa allora lo stile di vita, il modo di amare di Gesù, come raccontato nella parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 25 -37), ripresa da Papa Francesco nella sua Lettera Enciclica Fratelli Tutti. La “forza” della cura diventa allora l’unico cammino per contrastare ogni forma di sfruttamento della tratta di persone.

Senza Fissa Dimora: ricordati i nomi di chi è morto in starda

31 Gennaio 2022 - Roma - Ieri,  nella basilica di Santa Maria in Trastevere, volontari della Comunità di Sant’Egidio e senza fissa dimora, insieme, si sono raccolti attorno alla memoria di Modesta Valenti, la donna che morì 39 anni fa alla stazione Termini perché, essendo sporca, l’ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale. Insieme al suo, sono stati letti i nomi di alcune fra le tante persone che da allora sono morte in strada a Roma, fino a quelle di questo ultimo inverno. In ricordo di ognuno di loro sono state accese candele davanti all’icona dipinta in onore di Modesta. “Gesù, respinto a Nazareth dai suoi concittadini – ha detto don Vittorio Ianari nell’omelia – si ritrovò per strada provando lo stesso rifiuto e la stessa emarginazione vissuta da Modesta, ma lottò perché quella esclusione non fosse l’ultima parola”. La strada che non può essere una condanna. Lo dimostrano i tanti ex senza fissa dimora aiutati ad uscirne, circa 300, solo a Roma, coloro che hanno trovato un tetto nelle convivenze e nei rifugi notturni aperti da Sant’Egidio negli ultimi anni. In questo inverno, segnato ancora dai gravi effetti della pandemia, dalla celebrazione di Trastevere parte un nuovo appello contro l’indifferenza – rivolto a tutti i cittadini e alle istituzioni - e per trovare soluzioni alloggiative. Una mobilitazione che continuerà nelle prossime settimane, non solo a Roma ma anche in diverse città italiane, dove verranno celebrate altre liturgie in memoria di Modesta (su www.santegidio.org i primi appuntamenti).

Migrantes Taranto: una preghiera ecumenica e per la pace in Ucraina

31 Gennaio 2022 -

Taranto - L'ufficio diocesano per la Pastorale Migrantes di Taranto, insieme con l'Ufficio diocesano Missionario e  l'Apostolato del mare si sono ritrovati per vivere in conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani presso la sede della Stella Maris, nel porto mercantile, terra di incontro e di preghiera interreligiosa. L'arcivesco, mons. Filippo Santoro ha inviato un saluto alle diverse comunità cristiane presenti nel territorio e tra queste  alla  comunità ortodossa rappresentata dalle donne badanti moldave, russe, georgiane, bielorusse, rumene e le ucraine. Quest'ultime hanno chiesto di pregare per la situazione di pericolo di guerra nel loro Paese, dove hanno lasciato la propria famiglia. Nella cerimonia religiosa tenuta da Don Ezio Succa e da don Massimo Caramia  sè pè pregato anche perché i marittimi imbarcati sulle navi mercantili di religione cristiana, Indù, sikh, buddisti e  musulmani possano  riconoscersi tutti  fratelli e di  essere pronti alla  carità gli uni verso gli altri, come ha detto la ditrettrice Migranes della diocesi tarantina, Marisa Metrangolo.

La Domenica del Papa: costruire cammini

31 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - “Passando in mezzo a loro si mise in cammino”. La Chiesa è immagine di una comunità in cammino, “cantiere aperto”, che prende sul serio l’invito del Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes, di fare posto “nel cuore” alle gioie e speranze, alle tristezze e angosce degli uomini di oggi. Cammino “di fratellanza, di amore, di fiducia”, disse Papa Francesco affacciandosi dalla loggia centrale della basilica di San Pietro il giorno della sua elezione, 13 marzo 2013. Torna spesso, nelle parole del vescovo di Roma, il termine cammino, come a Firenze, al convegno ecclesiale, quando parlò di cambiamento d’epoca, di cammino sinodale, di una chiesa “inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti”; una chiesa, una comunità, che non costruisce “mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo”; che non ha paura degli ostacoli, perché le sfide diventano occasioni, nella certezza che Deus caritas est, Dio è amore. Il Vangelo di questa domenica ci porta ancora nella sinagoga di Nazareth, tra le persone che lo hanno conosciuto fin dalla nascita. Gesù ha consegnato il rotolo della legge, dopo aver letto il passo del profeta Isaia, l’annuncio di un anno di grazia, ovvero il lieto messaggio ai poveri, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi. Parole che affascinano e stupiscono, ma anche inquietano, forse spaventano. Questo giovane, il figlio del carpentiere Giuseppe, annuncia una parola difficile da ascoltare per i suoi concittadini. Difficile soprattutto perché viene, come dire, da uno di casa, noto a tutti. All’inizio è la meraviglia: “gli occhi di tutti erano fissi su di lui”, scrive Luca nel Vangelo; e più avanti: “tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Poi ecco lo sdegno “all’udire queste cose”. Esito amaro, dice Papa Francesco all’Angelus, “anziché ricevere consensi, Gesù trova incomprensione e anche ostilità. I suoi compaesani, più che una parola di verità, volevano miracoli, segni prodigiosi. Il Signore non ne opera e loro lo rifiutano, perché dicono di conoscerlo già da bambino, è il figlio di Giuseppe. Così Gesù pronuncia una frase diventata proverbiale: nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. Per le persone presenti nella sinagoga egli doveva essere soprattutto colui che curava le loro infermità e colmava i loro bisogni: “quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui nella tua patria”, leggiamo sempre in Luca. Gli abitanti di Nazareth hanno saputo quanto Gesù ha già compiuto, i segni già operati e ciò che chiedono è appunto altri segni che risolvano i loro problemi, lì dove è la sua casa, la sua gente, la sua patria. Ma Gesù mette in primo piano l’altro termine, profeta; come per dire di essere pronto a compiere segni e guarigioni ma non per soddisfare solamente alcuni bisogni e richieste, piuttosto per rivelare che la parola, la promessa di Dio ha iniziato ad attuarsi nella storia: “oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito…” Allora, perché andare incontro a questo esito, quando l’insuccesso “non era del tutto imprevisto”; Gesù “conosceva i suoi, conosceva il cuore dei suoi e sapeva il rischio che correva”. Perché “davanti alle nostre chiusure, non si tira indietro: non mette freni al suo amore. Davanti alle nostre chiusure, lui va avanti”, e oggi, afferma all’Angelus il Papa, “invita anche noi a credere nel bene, a non lasciare nulla di intentato nel fare il bene”. L’importante è come accogliere: “non lo trova chi cerca miracoli”, dice Francesco, “chi cerca sensazioni nuove, esperienze intime, cose strane; chi cerca una fede fatta di potenza e segni esteriori. No, non lo troverà. Soltanto lo trova, invece, chi accetta le sue vie e le sue sfide, senza lamentele, senza sospetti, senza critiche e musi lunghi”. Il Signore “sempre ci sorprende” e ci chiede “di accoglierlo nella realtà quotidiana che vivi; nella Chiesa di oggi, così com’è; in chi hai vicino ogni giorno; nella concretezza dei bisognosi, nei problemi della tua famiglia, nei genitori, nei figli, nei nonni, accogliere Dio lì”. C’è bisogno di costruire cammini nuovi, “ricucire” i rapporti personali, le relazioni tra gli Stati, dice i Papa ai ragazzi dell’Acr. È la Chiesa del Concilio, popolo di Dio in cammino. (Fabio Zavattaro - Sir)

Preghiera dei fedeli:Domenica 30 gennaio 2022 – IV del Tempo Ordinario

30 Gennaio 2022 -

Rivolgiamo la nostra preghiera al Signore Gesù con l’umiltà dei discepoli e il desiderio dei figli, invocando: Ascoltaci Signore Gesù!

  1. Signore Gesù, tu sei in mezzo a noi con la Parola e il Pane di vita. Donaci la grazia di accoglierti e seguirti con cuore libero e desideroso di incontrarti, preghiamo.
  2. Signore Gesù, ti affidiamo tutti i nostri pastori, i religiosi/e, i catechisti e tutti coloro che ti testimoniano in parrocchia, nel luogo di lavoro, nella vita sociale, nella scuola, in famiglia, preghiamo.
  3. Signore Gesù, ti affidiamo tutti i battezzati che vivono nella nostra Diocesi. Dona a tutti la carità evangelica per amarci e servirci gli uni gli altri. Rendici attenti e aperti verso i fratelli e le sorelle più fragili e sofferenti, preghiamo.
  4. Signore Gesù, ti affidiamo la nostra nazione e le persone elette a governarla; dona a tutti i rappresentanti delle istituzioni un rinnovato spirito di intesa nel costruire vie di pace e nell’accoglienza verso chi vive in condizioni i di difficoltà, preghiamo.
  5. Signore Gesù, continua l’esodo di tanti nostri fratelli e sorelle verso le nostre terre, perché perseguitati, sfruttati, torturati, umiliati, oppressi. Apri o Signore i nostri cuori induriti, affinché possiamo fare spazio a chi non riesce più a vivere un’esistenza degna di tale nome, preghiamo.

Guarda o Signore la preghiera e la fiducia del popolo cristiano che si rivolge a te per essere rinnovato nella fede e nella carità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Cei: gli auguri del card. Bassetti a presidente Mattarella

29 Gennaio 2022 -
Roma - "Nel salutare rispettosamente e con viva soddisfazione la Sua rielezione a Presidente della Repubblica, in virtù di un voto a larga maggioranza del Parlamento in seduta comune, esprimo a nome della Chiesa che è in Italia l’augurio che il Suo mandato possa dispiegarsi all’insegna di quei valori di libertà e di solidarietà contenuti nella Carta costituzionale di cui Ella è sempre stato garante attivo e rigoroso". Lo scrive in un messaggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella appena rieletto.
"Il Suo esempio di uomo e di statista - ha scritto ancora il porporato a nome della Chiesa che è in Italia - lo spirito di servizio e di sacrificio manifestato anche nella presente circostanza, costituiscono un punto di riferimento per tutti i cittadini al di là delle appartenenze politiche e degli schieramenti. Sono certo che nell’esercizio del Suo alto incarico non cesserà di contribuire al superamento delle disuguaglianze e delle fratture che feriscono il tessuto della comunità nazionale e che sono acuite dall’emergenza pandemica ancora in corso".
"Le assicuro - conclude -  la preghiera della Chiesa che è in Italia, confermando la più leale collaborazione nella promozione della dignità della persona umana e nel perseguimento del bene del Paese". (R.I.)

Gli auguri della Fondazione Migrantes a Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana

29 Gennaio 2022 - Roma - La Fondazione Migrantes saluta l'elezione di Sergio Mattarella, per un secondo mandato, alla Presidenza della Repubblica Italiana. Il Presidente Mattarella ha sempre mostrato un'attenzione  particolare al tema della cittadinanza e della integrazione dei migranti nel nostro Paese, alle seconde generazioni. Il Presidente non ha mai mancato di visitare le comunità italiane all'estero e di segnalare la realtà di una nuova emigrazione e di giovani e famiglie, anche nei messaggi rivolti in occasione della presentazione annuale del 'Rapporto italiani nel mondo' . La riconferma di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica è una garanzia di continuità dell'attenzione ai temi della mobilità, fondamentali per il futuro democratico del Paese. Per queste ragioni, giungano al Presidente Mattarella gli auguri della Fondazione Migrantes.

+ S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

   

Migranti: 6 morti al largo della Tunisia

28 Gennaio 2022 - Roma - Sei migranti morti e trenta dispersi. È l’ultima tragedia del Mediterraneo: l’ennesimo naufragio. Questa volta al largo della Tunisia. Un barcone è affondato appena preso il largo alla volta dell’Europa. Altre 34 persone sono state salvate dalle unità della guardia costiera dopo che l’imbarcazione è affondata al largo di Zarzis vicino al confine libico. Secondo il racconto dei sopravvissuti, sulla barca c’erano 70 persone, tra cui egiziani, sudanesi e un marocchino, quando è salpata dalla Libia. Proseguono intanto le operazioni di ricerca dei dispersi. Intanto è ancora senza un porto la nave Geo Barents di Medici senza frontiere con a bordo 439 persone soccorse in sei distinte operazioni nel Mediterraneo centrale. Tra loro tantissimi sono i minori (circa il 25 per cento) e nel 90 per cento dei casi hanno viaggiato da soli. Il naufrago più giovane ha appena due mesi di vita. Già sei le richieste inoltrate alle autorità maltesi e italiane. «La situazione a bordo è veramente difficile» spiega Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni di soccorso.

Corridoi umanitari: arrivati oggi 48 profughi con volo da Atene

28 Gennaio 2022 -

Roma - Questa mattina, con un volo proveniente da Atene, sono arrivate a Fiumicino 48 persone grazie ai corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio. Appartenenti a diverse nazionalità, tra cui Afghanistan, Camerun, Congo, Iraq, Siria e Somalia, hanno trascorso lunghi periodi di permanenza nei campi profughi delle isole greche, tra cui quello di Moria, a Lesbo, visitato recentemente da Papa Francesco durante il suo viaggio in Grecia e a Cipro. Si tratta di richiedenti asilo, in fuga da guerre e situazioni insostenibili, che hanno affrontato viaggi pericolosi da Africa, Asia e Medio Oriente, subendo maltrattamenti, sfruttamento e violenza. I nuclei familiari e i singoli - tra cui alcuni minori non accompagnati - saranno accolti in 10 regioni italiane (Lazio, Basilicata, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana, Trentino) e, dopo aver trascorso un periodo di quarantena nel rispetto delle normative anti-covid, verranno subito avviati verso l’integrazione: per i minori attraverso l’immediata iscrizione a scuola, per gli adulti con l’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, l’inserimento nel mondo lavorativo. Complessivamente con il sistema dei corridoi umanitari, interamente autofinanziati e realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, sono giunti in Europa 4400 rifugiati, di cui oltre 3600 in Italia.

Card. Lojudice: “pronti a dare un futuro al piccolo Mustafà e alla sua famiglia”

28 Gennaio 2022 - Siena - “La storia del piccolo Mustafà e della sua famiglia rappresenta un vero miracolo. Non basta, però, fare collette di generosità: adesso dobbiamo dare loro gli strumenti per costruirsi una nuova strada verso il futuro”. Lo afferma lʼarcivescovo di Siena, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, in un editoriale che Famiglia Cristiana pubblica nel numero in edicola. Mustafà è un bambino di cinque anni nato senza arti per colpa di un bombardamento aereo con armi chimiche in Siria diventato famoso per una foto in cui è ritratto insieme al padre. Ora è accolto nell’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino insieme al padre Munzir, la mamma Zeynep e le due sorelline. “Quella foto del padre e figlio nel gesto di guardare il cielo è stato uno scossone”, scrive il cardinale Lojudice. “La loro storia è ormai planetaria, ma per la nostra diocesi è un segno insieme ad altri segni. Una condivisione, unʼesperienza come altre di accoglienza che stiamo vivendo e che veramente vorremmo portasse al bene loro e di tutte le persone che incontriamo. È la Chiesa che li accoglie e in questo caso mi sento di rappresentarla con profondo senso di responsabilità. Si tratta di un dramma umano di una famiglia che è diretta conseguenza della guerra, quella in Siria, follia distruttiva ed efferata. Il risvolto positivo è che, grazie a una foto, si è potuto conoscerli, intercettarli e mettere in piedi una rete di solidarietà e accoglienza che ancora è tutta da costruire nei suoi particolari”. “La nostra prima missione ora è capire le loro aspettative”, conclude il cardinale Lojudice. “Papà Munzir, Mustafà, le sorelline e la mamma parlano solo arabo (anche se già Mustafà pronuncia qualche parolina in italiano), ma spero di potere al più presto conversare con loro ascoltandoli. Con lʼaiuto di mediatori linguistici o di app cercheremo di conoscerli e cercare di capire cosa sentono nel loro cuore. In una famiglia si fa così”.  

IV Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 4,21-30)

27 Gennaio 2022 - La meraviglia e l’ammirazione per Gesù si trasformano repentinamente in sdegnosa ostilità nel momento in cui la gente di Nazareth comincia a dire: “non è costui il figlio di Giuseppe?” Una domanda retorica che non esprime la presunzione di conoscere già tutto di Lui ma l’insinuazione e la pretesa di avere diritti speciali, un trattamento di assoluto favore rispetto a tutti gli altri. Quasi la condizione per poter credere in Lui e a quello che sta dicendo. Ma non è con il pane e i miracoli che si liberano le persone; quello, piuttosto, è il modo per impossessarsi di loro. Dio, invece, non si impossessa e non invade. Dio vuole servire l’uomo e cambiargli il cuore. Gesù smaschera il loro pensiero e lo argomenta. Lui è un profeta ma non uno di quelli che accomoda le coscienze ma uno che le scortica. E il Suo Dio non è un taumaturgo a disposizione tra i vicoli del paese ma uno che sconfina. Materialmente e spiritualmente. Nella scia della più grande profezia biblica racconta come attraverso il profeta Elia, Dio protegge una vedova forestiera a Zarepta di Sidone e attraverso Eliseo guarisce il generale Naaman il Siro, nemico d’Israele, lebbroso. Persone che non hanno chiesto miracoli per credere ma hanno creduto e, credendo, hanno ottenuto miracoli. Quei profeti trovarono la fede autentica fuori da Israele. Tutta la storia biblica mostra che la persecuzione è la prova dell’autenticità del profeta: “nessuno è profeta in patria!”. E Gesù è quel profeta che rivela un Dio di sconfinamenti, la cui patria è il mondo intero, la cui casa è il dolore e il bisogno di ogni uomo. “Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare. Perché poi ti sbagli su tutto, sulla storia e sul mondo, sul bene e sul male, sulla vita e sulla morte” (D.M. Turoldo). Il rischio di comportarsi come gli abitanti di Nazareth è tutt’altro che remoto e, oggi, assume diverse forme. L’insistenza con cui papa Francesco invita ad uscire verso le periferie del mondo, esprime la sua ferma volontà di opporsi a questo rischio. È in atto una profezia: come Gesù, essa non fugge e non si nasconde ma passa in mezzo, aprendosi un solco come di seminatore, mostrando che la si può ostacolare ma non bloccare. Parafrasando un bravo cantautore: “non puoi fermare il vento, gli fai solo perdere tempo” (F. De Andrè).

p. Gaetano Saracino

27 gennaio: Shoah e Porrajmos

27 Gennaio 2022 - Il 15 settembre 1935 venivano promulgate le leggi razziali di Norimberga: iniziava così un percorso di segregazione, deportazione e sterminio di due popoli in Europa, ebrei e zingari, che si concluderà dieci anni dopo, nel 1945. Se a tutti è noto il dramma della Shoah (con almeno sei milioni di ebrei morti), meno conosciuto è quello del popolo dei rom e sinti, che ha avuto oltre 500mila vittime. Questo genocidio è stato denominato Porrajmos, ovvero “divoramento”, termine con il quale si è voluto sottolineare la scomparsa silenziosa di migliaia di bambini, donne e uomini rom e sinti. Nel Giorno della Memoria, in cui ricordiamo tutte le vittime del nazismo e dei fascismi, la Fondazione Migrantes invita a non dimenticare lo sterminio delle persone e famiglie rom. Gli studi storici ogni anno aggiungono numeri, volti e storie di violenze e morti nei diversi Paesi europei, soprattutto nei campi di concentramento di Kulmhof, Bialystok e Auschwitz, ma anche in Italia, e più precisamente a Perdasdefogu (Nuoro), ad Agnone (Campobasso), a Tossicia, ai piedi del Gran Sasso, a Ferramonti (Cosenza), a Poggio Mirteto (Rieti), nel manicomio dell’Aquila, a Gries (Bolzano). Oggi vogliamo fare memoria di quell’irrazionalità diventata crimine di massa ma anche del fatto che molti rom, una volta liberati, diedero un contributo significativo alla nascita della democrazia nel nostro Paese. Fare memoria – come hanno sottolineato nella loro Dichiarazione il Cardinale Presidente e il Segretario Generale della CEI - aiuta infatti a superare paure e pregiudizi che si registrano ancora oggi nei confronti degli ebrei, dei rom e di altre persone e popoli con un’esperienza culturale e religiosa diverse, e che possono rischiare di alimentare nuove forme di violenze e di razzismo e non di preparare la costruzione di un mondo fraterno.

+ S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

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Mattarella: “combattere, oggi e nel futuro, ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza”

27 Gennaio 2022 -

Roma - “La Giornata della Memoria, che si celebra oggi in tutto il mondo, non ci impone solamente di ricordare i milioni di morti, i lutti e le sofferenze di tante vittime innocenti, tra cui molti italiane. Ma ci invita a prevenire e combattere, oggi e nel futuro, ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza. A partire dai banchi di scuola. Perché la conoscenza, l’informazione e l’educazione rivestono un ruolo fondamentale nel promuovere una società giusta e solidale. E, come recenti episodi di cronaca attestano, mai deve essere abbassata la guardia”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e alla presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria. “Quando le truppe russe entrarono nel campo di Auschwitz – la più imponente e sciagurata macchina di morte mai costruita nella storia dell’umanità – si spalancarono di fronte ai loro occhi le porte dell’Inferno”, ricorda il Capo dello Stato, sottolineando che “nel cuore dell’Europa si era aperta una voragine che aveva inghiottito secoli di civiltà, di diritti, di conquiste, di cultura”. “Una delirante ideologia basata su grottesche teorie di superiorità razziale – evidenzia Mattarella – aveva cancellato, in poco tempo, i valori antichi di solidarietà, convivenza, tolleranza e perfino i più basilari sentimenti umani: quelli della pietà e della compassione”. “La storia aveva subito, in meno di un ventennio, un tragico stravolgimento, tornando a concezioni e pratiche barbare e crudeli, che si pensava fossero retaggio di un passato ormai remoto. Guerra, stermini, eccidi ne furono le tragiche ma inesorabili conseguenze”, prosegue il presidente, sottolineando che “Auschwitz, con i suoi lugubri reticolati, le ciminiere e le camere a gas, è diventato il simbolo dell’orrore nazista, del male assoluto”. Ma è, e deve essere – ammonisce il Capo dello Stato –, la testimonianza costante di quali misfatti sia capace l’uomo quando si abbandona, tradendo la sua stessa umanità, a sentimenti, parole e ideologie di odio e di morte”.

Migrantes Roma: ieri sera la preghiera per la pace a Santa Sofia

27 Gennaio 2022 - Roma - «Stasera siamo qui per compiere un piccolo segno di vicinanza al popolo ucraino ma anche per innalzare un grido a Dio rispetto alla possibilità della guerra, in Ucraina e in tutti gli altri Paesi del mondo». Lo ha detto ieri sera mons. Benoni Ambarus, delegato Caritas e Migrantes e vescovo ausiliare della diocesi di Roma che ieri sera ha partecipato alla preghiera del Vespro per la pace in Ucraina nella Basilica di santa Sofia a Roma, promossa dall'Ufficio Migrantes diocesano.  Tutti i giorni «la follia della guerra» rischia infatti di colpire tante persone in ogni parte del mondo, ha spiegato il presule, notando poi come «quando c’è la guerra, c’è un solo vincitore: il male».  La preghiera del Vespro è stata - come ha detto don Marco Yaroslav Semehen, rettore della Basilica dove si riuniscono in preghiera gli ucraini che vivono nella Capitale - una risposta all’appello di Papa Francesco di una giornata di preghiera per la Pace in Ucraina. La preghiera«vuole essere - ha detto mons. Ambarus - un piccolo gesto, fatto insieme come Chiesa» perché «non vogliamo la guerra mai, in nessuna situazione e per nessun motivo. Noi non possiamo cedere al male perché il Vangelo è una notizia di pace e noi scegliamo di essere uomini e donne di pace, a partire da tutte le situazioni quotidiane che viviamo», perché «i cristiani devono essere operatori di pace anche quando sembra che tutto questo sia e richieda un sacrificio». Alla preghiera ha partecipato anche il direttore Migrantes della diocesi di Roma, monsignor Pierpaolo Felicoloe i cappellani e i referenti delle diverse comunità etniche. Al rito del Grande Vespro è seguito poi un momento di adorazione eucaristica.

Cei: Giornata della Memoria, “mai più crimini così grandi per l’umanità!”

27 Gennaio 2022 -
ROMA - In apertura della Conferenza stampa di presentazione del Comunicato finale del Consiglio Episcopale Permanente, Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, ha dato lettura di una Dichiarazione firmata con il card. Gualtiero Bassetti, in occasione del Giorno della Memoria. Di seguito il testo.
Il 27 gennaio, data in cui, nel 1945, fu liberato il campo di Auschwitz, è per noi il Giorno della memoria, il giorno in cui ricordiamo la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché tutte le vittime di un progetto di sterminio. Questo giorno non vuole essere una semplice ricorrenza che si ripete di anno in anno, ma è anche e soprattutto un impegno per il futuro. Perché ciò che è avvenuto, non avvenga mai più. La memoria, infatti, è profondamente legata con il presente e con il futuro. Per questo è importante legarla con il racconto, soprattutto per i più giovani: ignorare una tragedia così grande per l’umanità porta all’indifferenza e al proliferare di quella cultura dello scarto, più volte denunciata da Papa Francesco. L’appello della Chiesa che è in Italia è che il Giorno della memoria sia monito per una cultura di pace, di rispetto e di fratellanza. Purtroppo, nonostante un passato così drammatico, ancora oggi facciamo esperienza quotidiana di minacce e manifestazioni di violenza. Guerre, genocidi, persecuzioni, fanatismi vari continuano a verificarsi, anche se la storia insegna che la violenza non porta mai alla pace. Oggi ribadiamo: mai più crimini così grandi per l’umanità!

Brescia: don Zani cappellano della Missione per i fedeli migranti

27 Gennaio 2022 - Brescia - La parrocchia di San Giovanni Battista (Stocchetta) ha accolto il nuovo parroco, don Andrea Zani. Il nuovo pastore, che succede a padre Mario Toffari, ha fatto il suo ingresso sabato 22 gennaio. Don Andrea, classe 1978, è stato ordinato sacerdote nel 2003 ed è originario di Lumezzane Pieve. Dal 2003 al 2008 è stato curato nella parrocchia di Nave, mentre, dal 2008 al 2021 ha svolto il suo servizio presso la Diocesi di Torino. Il Vescovo di Brescia l’ha nominato cappellano della Missione con cura d’anime per i fedeli migranti della Diocesi. “Sono qui per voi e con voi: sono felice di iniziare a camminare con voi, consapevole che mi introduco su un sentiero già ben tracciato. Sono al vostro servizio, per annunciare il Vangelo e per aiutarvi a tenere gli occhi fissi su Gesù. Camminiamo insieme, prendendoci cura gli uni degli altri, per essere segno e strumento di comunione, riflesso visibile della Misericordia del Padre. Siamo chiamati a sognare insieme; non dobbiamo avere paura di sognare e di farlo come un’unica comunità, come compagni dello stesso viaggio” ha detto don Andrea nella sua prima omelia. “Piangere non è un peccato: si può piangere per un grande dolore o piangere per una grande gioia; si può anche piangere nell’ascoltare la Parola di Dio, così come il popolo d’Israele, che, ascoltando quanto Dio aveva fatto per loro, comprese che Lui non li aveva dimenticati. Piansero gli israeliti, perché capirono di essere amati immeritatamente. Anche noi siamo amati immeritatamente. Anche noi siamo prigionieri: ogni volta che ci facciamo sopraffare dalle nostre paure, dai nostri pregiudizi, dai nostri egocentrismi. Siamo inoltre ciechi, di fronte alle bellezze della vita, quando non abbiamo speranza… Il Signore è venuto anche per noi e cammina accanto a noi” ha concluso. “In questi primi 18 anni di sacerdozio ho imparato che da soli non si va da nessuna parte e che, se si vuole costruire una comunità, bisogna imparare a collaborare con i laici, valorizzando i loro talenti. Ho imparato l’importanza di vivere la fraternità sacerdotale, evitando quanto più possibile l’autoreferenzialità”, ha detto don Andrea parlando di sé. “Tra le mie esperienze più significative, sia a Nave che a Torino e Rivoli, ci sono i momenti di cammino fisico compiuto insieme a molte persone diverse e in diverse occasioni: il pellegrinaggio a Santiago de Compostela, quello sulla via Francigena… Camminare insieme è un tesoro prezioso. Due le attenzioni pastorali: vivere l’accoglienza verso i fratelli migranti e far sì che si sentano a casa, tra loro e all’interno delle comunità parrocchiali ma anche la cura, che spero sarà reciproca, verso i miei parrocchiani e con i tre sacerdoti che abiteranno con me, così da far crescere la comunione fra di noi. ‘Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’ si legge nel Vangelo di Giovanni; e questa certezza è diventata da anni la regola della mia vita”. (Laura di Palma – LVP)

Mons. Staglianò: dobbiamo ritrovare il “noi” che ci precede

27 Gennaio 2022 -

Noto - Ieri l’urlo che riempiva società pervase da ideologie totalitarie nazional-razziste era “Via gli ebrei”, oggi è “Via i migranti”! Nella nostra società di massa manipolata da poteri forti e da logiche di nuovo rischiosamente nazional- razziste, la categoria del “noi”, che dice comunione, viene deformata e resa divisiva: ci sono i “nostri” e ci sono gli “altri” che, a motivo di paure alimentate ad arte, diventano subito i “nemici”. E così il mondo viene diviso in “razze” superiori e inferiori. Con questi schemi volgari, nazismo, fascismo e stalinismo hanno reso il Novecento il “secolo del male”. Oggi, populismi di diversa matrice continuano ad alimentare odio e a trovare capri espiatori. C’è di più: le “politiche dell’antipolitica” – che hanno giocato e giocano con il disagio, cresciuto in tempi di crisi – hanno diseducato interi popoli e intere generazioni, facendo avanzare il deserto dentro il cuore dell’uomo. Hanno gettato l’umanità in una guerra devastante, ieri totale, oggi “infinita”. Per non parlare dei genocidi condotti con un cinismo che ancora oggi lascia attoniti, se ci si pensa con cuore sensibile e intelligenza lucida.

Come è stato possibile? Dove era la gente comune quando avvenivano le retate? Non si vedevano i vagoni piombati con “merce” umana? Da qualche anno, queste domande risuonano mentre si continua a recuperare la memoria della Shoah, perché mai più accadano crimini così efferati contro l’umanità. Ora, però, sappiamo che non sarebbe bastato (e che non basta) “guardare” per restare uomini che reagiscono, difendono, condividono, pensano alla comune umanità. Oggi lo sappiamo meglio, perché ci arrivano in presa diretta le immagini dei barconi e dei morti che annegano e diventano pezzi di carne in sacchi neri, come accaduto a Lampedusa o a Pozzallo, o l’immagine della mamma che, lungo i confini dei Balcani, muore assiderata perché con le sue calze aveva cercato di scaldare i figli. Mentre si mette in mare per salvare vite, da “Mediterranea” giunge un appello che ci chiede di rinnovare quella liberazione degli ebrei del 27 gennaio di settantasette anni fa nella liberazione dei migranti, non solo dalle acque minacciose del mare, ma anche dalle prigioni libiche – che “Avvenire” ha raccontato anche con immagini toccanti e strazianti – e da retate volte a eliminare quei migranti che cercano di diventare protagonisti del loro riscatto: «Non sappiamo come aiutare i fratelli di Gesù ad andare in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode – scrive don Mattia Ferrari - Però dobbiamo salvarli: se le milizie li troveranno, molto probabilmente li giustizieranno, come avviene spesso ai migranti rivoltosi in Libia». Oggi vengono denunciate da gente coraggiosa (volontari di Ong, missionari, giornalisti, migranti che riescono a raccontarci cosa hanno visto) le violenze in nuovi campi di concentramento come quelli della Libia, dentro oscure manovre con la complicità di poteri economici e politici forti, o campi di raccolta, come quelli di Lesbo dove si vive di stenti. Oggi sappiamo anche che il lavoro forzato si rinnova nel nostro Paese nelle piaghe del caporalato che usa i migranti come merce a basso costo, migranti che si riparano poi sotto lamiere che diventano “forni” che evocano quelli dei campi di concentramento, roventi in estate e incapaci di riparare d’inverno.

Oggi non solo sappiamo di tanta sofferenza, ma anche ci viene chiarito come tutto questo sia disumano.

Ce lo dice con forza e tenacia papa Francesco che, nella “Fratelli tutti”, spiega anche come si crei un meccanismo perverso che ci spinge a “guardare” senza “vedere” e senza decidere quei gesti necessari per restare umani: «I “briganti della strada” hanno di solito come segreti alleati quelli che passano per la strada “passando dall’altra parte”. Si chiude il cerchio tra quelli che usano e ingannano la società per prosciugarla e quelli che pensano di mantenere la purezza nella loro funzione critica, ma nello stesso tempo vivono di quel sistema e delle sue risorse [...] In tal modo, si alimenta il disincanto e la mancanza di speranza, e ciò non incoraggia uno spirito di solidarietà e generosità» (FT,75).

Non basta “guardare”, occorre vedere e occorre agire! Solo così la memoria diventa memoriale, che ci interpella nell’oggi della storia e rende onore alle vittime. E ci sono dati tanti esempi in coloro che si espongono in prima persona. E in questi giorni ha parlato al cuore di molti la testimonianza e lo stile del presidente del Parlamento europeo Davide Maria Sassoli che, in uno dei suoi ultimi messaggi, quello per il Natale, ripreso dal cardinale Zuppi e dalla figlia al funerale, diceva con estrema chiarezza: «Abbiamo visto nuovi muri, i nostri confini in alcuni casi sono diventati confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità. Muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo, dalla fame, dalla guerra, dalla povertà [...] Il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza e la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo tutte le ingiustizie».

In una vignetta pubblicata dopo i funerali di Sassoli si vede una figura che, girando le spalle alla realtà concreta di un migrante mentre affonda, dice: «Continueremo sulle orme di David Sassoli », quando il migrante invoca e grida «Voltati». Ecco, in questo imperativo categorico, in questo “voltarsi” c’è la via per non continuare con emozioni e parole astratte, ma per aprire – nella cura che accoglie, protegge, promuove, integra, protegge (cfr. FT,129) – cammini nuovi in cui il “noi” viene ritrovato, non solo inclusivo e concreto, ma anche capace di dare pienezza e verità alla nostra vita. Scrive ancora il Papa: «Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prenderci cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune » (FT,17). Nel “noi” che diventiamo accogliendo il migrante, cifra dell’umanità tutta in cammino, riscopriamo la comune e originaria co-appartenenza che ci fa insieme uomini.

“Fratelli tutti”, l’appello che papa Francesco ci dona, non è un appello emotivo o solo etico, ma teologale: è verità e sostanza della vita, è l’unico futuro degno dell’umanità, coerente con la conoscenza del volto vero di Dio, Padre che tutti ci abbraccia. Il filo della memoria lega allora i giusti di ieri, con i coraggiosi di oggi, e invoca dalla Chiesa anzitutto una presenza che aiuti, non solo a “guardare” ma a “vedere” («Dacci occhi per vedere», invochiamo nella preghiera eucaristica!) e così, come amava dire don Tonino Bello, «organizzare la speranza e forzare l’aurora». (mons. Antonio Stagliano - Vescovo di Noto e Vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Siciliana)

Latina: alla preghiera per l’unità dei cristiani la testimonianza di due fratelli rom

26 Gennaio 2022 - Latina - Si è svolta nei giorni scorsi  presso la Chiesa di S.Chiara a Latina, la Preghiera Ecumenica organizzata dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso con la collaborazione dell’Ufficio Migrantes Diocesano. Questo rito molto bello cade nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) che quest’anno ha voluto soffermare la riflessione sul versetto “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo 2,2). Hanno presenziato la preghiera il vescovo mons. Mariano Crociata e il cappellano degli ortodossi rumeni di Gaeta e Terracina, padre Vasile Carp. Dopo aver ringraziato il Signore per averci radunati ed aver messo nei nostri cuori il desiderio dell’unità, i celebranti ci hanno aiutato a chiedere perdono per esserci allontanati tra noi, per il nostro egoismo, per le nostre divisioni basate sull’etnia, la religione e il sesso. La Parola di Dio ha illuminato la preghiera facendoci contemplare la luce che è Gesù, quel piccolo bambino, nato nel nascondimento e nella povertà e onorato da tutti i popoli della terra rappresentati dai Magi. Durante l’omelia padre Vasile ci ha ricordato che “insieme dobbiamo cercare la strada verso il Signore".  "La luce della stella cometa non fu offuscata…" (S.Giovanni Crisostomo): perché una stella e non i profeti? I Magi erano pagani, non conoscevano le scritture, ma seguirono la stella. Erode non voleva dividere il potere e si chiuse alla rivelazione. L’incarnazione non è per un popolo scelto, ma per tutto il mondo. Dio compie la sua salvezza in ognuno di noi secondo il suo stato e la sua percezione, dipende da quanto collaboriamo con lui”. Anche il vescovo Crociata  ci ha invitati a “chiedere perdono: siamo tutti peccatori e perseveriamo nel peccato… I Magi sono persone attente ai segni che parlano del divino. Si possono sapere tante cose ma non riuscire a percepire i segni della salvezza. Dobbiamo prendere coscienza di questo… dobbiamo coltivare di più l’amore e la sensibilità ai segni che ci possono unire e condurre. Se “desiderio” ha una etimologia (SIDERE) che ci riporta alle stelle, allora possiamo dire che noi veniamo dall’alto e c’è in noi un’aspirazione verso questa nostra origine. Ci dobbiamo mettere in ASCOLTO. Da tutte le religioni deve emergere questo “desiderio” di Dio. Ma non sarà il nostro sforzo a creare UNITA’, bensì il lasciarci guidare da Lui. Camminiamo verso l’unica meta: Cristo Signore!”. La luce di Cristo ha illuminato anche tutti noi che con le candele accese abbiamo confessato la nostra comune fede attraverso il Credo Niceno-Costantinopolitano e le preghiere dei fedeli lette in nome di tutti i popoli migranti e oppressi del mondo. Una testimonianza, che è stata anche una preghiera, è arrivata da due fratelli rom ortodossi del Campo di Al Karama di Borgo Bainsizza: “Siamo una piccola comunità ROM. Abitiamo in un Campo vicino a Borgo Bainsizza (Latina). Siamo ortodossi. Siamo Cristiani. Siamo qui da 25 anni ed è la prima volta che partecipiamo ad un Rito insieme. Grazie di averci invitati. È bello sentirci fratelli, è bello accogliere le persone che arrivano, è bello sentirsi accolti. Ci auguriamo di costruire una società di diritto per i nostri figli. Speriamo di poter aiutare i nostri genitori e nonni nel corso della loro vecchiaia. Vi offriamo la nostra amicizia, vogliamo fare parte della società. Per ora siamo emarginati. Non abbiamo certificato di Residenza e perciò non abbiamo un medico di base, un pediatra, una scuola che ci aiuti a superare le difficoltà, dando istruzione ai nostri bambini. Aiutateci a pregare e lavorare per costruire una comunità in cui tutti abbiamo gli stessi diritti, senza distinzioni.” Come segno di attenzione per i cristiani del Medio Oriente, inoltre, la preghiera che ci ha insegnato Gesù, il Padre Nostro, è stata cantata in lingua araba dalle monache della Comunità di Deir Mar Musa. In conclusione, i celebranti e l’assemblea hanno invocato da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo pace, amore e fede e chiesto che la grazia sia con tutti coloro che amano fedelmente il Signore. (Migrantes Latina-Terracina-Sezze-Priverno)

Mons. Lorefice: il dovere della memoria per vincere l’indifferenza

26 Gennaio 2022 -
Palermo - «Sulla fragile barca dell’umanità ci uccide l’indifferenza, ma può ancora salvarci la memoria. Il corpo dei nostri fratelli che muoiono tentando di raggiungere l’Europa, proprio nei giorni in cui questa Europa celebra la Giornata della Memoria, ci urla con quanta facilità la storia rischi di ripetersi».Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, commenta la tragica fine dei sette migranti morti la scorsa notte per ipotermia a poche miglia da Lampedusa e allo stesso tempo lancia il suo messaggio per il 27 gennaio, giorno in cui si commemorano le vittime della Shoah: «Lasciar morire di freddo qualcuno alle porte dell’Europa, alla porta di ognuna delle nostre case, significa rinnovare il disinteresse e l’indifferenza che ci rende colpevoli. È una coincidenza che ci ammonisce: non possiamo permetterci di guardare con dolore agli stermini che siamo stati capaci di commettere in passato, se allo stesso tempo non siamo capaci di aprire gli occhi su quelli verso cui restiamo inermi nel presente».«Ripetutamente e da più parti – prosegue mons. Lorefice – commenteremo in queste ore, in questi giorni, la portata della raccapricciante mortificazione della dignità umana che il mondo intero si trovò davanti il giorno in cui furono aperti i cancelli di Auschwitz, e ripeteremo quel ‘never again’ che oggi è scolpito in tutte le lingue sulle porte di quei campi; tante volte ribadiremo sui giornali, nelle piazze, nelle scuole, che il dolore di quella mortificazione ci riguarda tutti, perché tutti siamo ancora esposti al rischio di essere emarginati o di emarginare, di ritrovarci vittime o di diventare complici di chi sceglie la strada della sopraffazione verso chi ci sembra diverso e verso chi è più debole. Ecco, faccio appello alle coscienze di tutti affinché possiamo accostarci a questo necessario e prezioso momento della Memoria con un senso di responsabilità privo di qualunque ipocrisia dettata dalle circostanze. Farci profondamente interpreti del significato di un orrore così grande significa oggi prendere posizione a testa alta e ad alta voce contro nuovi orrori che perdurano: ricordiamo i nostri fratelli morti di stenti, di fatica, di soprusi, di malattia nei lager nazisti, privati dell’identità e di ogni dignità, e troviamo il coraggio di unirci nel giudicare inaccettabili gli stenti, la fatica, i soprusi, la malattia per cui altri nostri fratelli continuano a morire nei lager libici, nei deserti che attraversano, nel mare a cui si affidano, nei respingimenti finanziati con i fondi italiani ed europei. Il dramma di cui facciamo Memoria ci aiuti a riconoscere il loro, e a non esitare più nell’accoglierlo. Perché chi non ricorda il proprio passato è destinato a riviverlo».

Prefetto Reggio Calabria: la tendopoli di San Ferdinando sarà smantellata

26 Gennaio 2022 - Reggio Calabria - La tendopoli per migranti di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, verrà smantellata. Lo dice all'ansa il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, dopo aver concluso un giro di consultazioni con la Regione Calabria ed i Comuni di San Ferdinando e di Gioia Tauro e sentite le organizzazioni che si occupano di assistenza ai migranti. "Aspettiamo che la Regione Calabria - aggiunge Mariani - metta a disposizione i fondi per varare un progetto di accoglienza e di residenza, utilizzando alcuni beni confiscati. L'idea di fondo resta quella di offrire ai migranti strutture di residenza che assicurino dignità". "Si tratta di individuare - dice ancora il Prefetto  strutture abitative già esistenti da ripristinare e trasformare in foresterie, con la disponibilità dei servizi essenziali". Sui tempi di smantellamento della tendopoli, auspicata per evitare la situazione attuale di potenziale pericolo, non ci sono però certezze perché si attende che la Regione Calabria metta a disposizione i finanziamenti che sono stati assicurati.