Primo Piano
Comunità Sant’Egidio: burocrazia contro lavoro e integrazione
Unhcr: oggi tavola rotonda su integrazione rifugiati
Mattarella: accogliere rifugiati rispecchia i valori della Costituzione Italiana
Mangiare, saziare
Migrantes Messina-Lipari-S. Lucia del Mela: domani incontro di preghiera e Riflessione sul tema delle migrazioni forzate
Papa Francesco prega per la Birmania e benedice il popolo di Myanmar
Migranti: A settembre un corso formazione per religiose sul tema “Costruire il futuro con migranti e rifugiati”
Migrantes, Giornata Mondiale del Rifugiato, “dalla politica alcuni passi avanti e molti indietro”
L’ integrazione a scuola e al lavoro
Con Dio e con i migranti: il lavoro di frontiera della Fondazione Ellacuría di Bilbao
Obolo di San Pietro: crescono le offerte
Roma - L’obolo nell’antica Grecia era un sesto di una dracma, una “monetina”, e anche nel mondo romano e poi nel medio evo ha conservato questo significato, di pochi spiccioli. Quelli che anche le persone umili possono donare, come la vedova del famoso episodio narrato nei vangeli di Marco e Luca. L’Obolo di San Pietro è quindi un’offerta che viene chiesta a tutti i fedeli, ricchi e poveri, «come segno di adesione alla sollecitudine del successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi». In concreto l’Obolo – con cui si intende sia la raccolta di offerte, sia il fondo che con esse viene alimentato – serve a due scopi: a sostenere la complessa “macchina” della Curia romana, da poco riformata da papa Francesco, insieme alle rappresentanze pontificie sparse nel mondo; e a sostenere le opere di carità del Pontefice a favore dei più bisognosi.
Ieri è stato diffuso il bilancio dell’Obolo per quanto riguarda il 2021 e il dato che emerge è che dopo anni di calo delle offerte – dal 2015 al 2020 la diminuzione era stata del 23% – torna il segno positivo. Se nel 2020 la raccolta era stata di 44,1 milioni di euro, nel 2021 è stata di 46,9 milioni. Le spese sostenute dall’Obolo, però, sono state di 65,3 milioni, generando un passivo di 18,4 milioni che è stato coperto dal patrimonio della Santa Sede.
I ricavi sono venuti dalle offerte raccolte in tutte le diocesi del mondo in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo, poi da donazioni, lasciti ed eredità, e anche dagli accrediti effettuati attraverso il sito www.obolodisanpietro. va. Da un punto di vista geografico nel 2021 i contributi maggiori sono venuti dagli Stati Uniti (29,3%), seguiti da Italia (11,3%), Germania (5,2%), Corea (3,2%) e Francia (2,7%).
Dei 65,3 milioni spesi 55,5 milioni sono andati ad attività della Santa Sede a servizio della missione apostolica del Papa, mentre 9,8 milioni hanno riguardato 157 progetti di assistenza in 67 Paesi. I continenti che ne hanno tratto beneficio sono stati in ordine Africa (41,8%), America (23,5%), Asia (25,5%), Europa (8.2%) e Oceania (1.0%). Le aree di intervento sono state di tipo sociale – costrurero: zione di scuole, progetti contro la tratta ecc. – e il sostegno alla presenza evangelizzatrice delle Chiese con minor mezzi o anche di quelle più radicate, per esempio con l’edificazione di nuove chiese.
Ma qual è, alla fine, l’entità complessiva dell’Obolo di San Pietro? L’anno scorso il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione, Andrea
Tornielli, in un’intervista per il portale
Vatican News aveva posto questa domanda al prefetto della Segreteria per l’Economia, il gesuita spagnolo Juan Antonio Guerrero Alves: «Sono state scritte molte cifre, si è parlato di circa 800 milioni di euro? Può dirci quanti soldi ha effettivamente il fondo dell’Obolo?». E così aveva risposto Guer- «Parlare di 800 milioni di euro... mi sembra fantasia! Nei conti che ho visto io, il patrimonio netto di tutti i fondi della Segreteria di Stato negli ultimi dieci anni è sempre stato ben al di sotto di quest’importo. Il fondo Obolo nel 2015 era di 319 milioni di euro. Negli ultimi anni ha speso in media 19 milioni di euro in più di quanto ha incassato. Il fondo Obolo aveva, al 31 dicembre 2020, circa 205 milioni di euro, parte di questi in investimenti poco “liquidi”, compreso il famoso palazzo di Londra. Il fondo Obolo è stato decapitalizzato negli ultimi anni a causa delle spese dei dicasteri della Curia, che hanno avuto bisogno di più di quanto veniva raccolto. È ovvio che non può più essere così». (A.Ga.- Avvenire)
Forlì: aperto in monastero un centro per profughi
Forlì - Sono già una decina - donne e bambini - i profughi ucraini da ieri ospitati nel centro di accoglienza che la diocesi di Forlì-Bertinoro ha realizzato all’interno del monastero del Corpus Domini a Forlì. La struttura è vuota da alcuni mesi dopo la partenza della comunità religiosa femminile che per oltre due secoli e mezzo l’ha abitato. L’antico convento potrà ospitare una parte dei profughi provenienti dal Paese invaso dall’esercito russo. A benedire la struttura ieri mattina è stato il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza.
Unhcr: i profughi ucraini in Europa sono circa 5 milioni
Morire di Speranza: a Milano veglia ecumenica di preghiera in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa
Milano - In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, la Comunità di Sant’Egidio e e Genti di Pace promuovono a Milano "Morire di Speranza", una veglia ecumenica di preghiera per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi della speranza verso l'Europa, "perché la loro memoria non vada perduta. Perché non accada più".
"Hassan, Rania, Salam, il piccolo Ayman ...". Durante la preghiera saranno letti i nomi e le storie di quanti hanno intrapreso questo viaggio e sono morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente. Un'invocazione perché nasca una cultura di accoglienza, e cessino le morti nel Mediterraneo.
La preghiera ecumenica "Morire di Speranza" si tiene domenica 19 giugno alle ore 17 presso la chiesa di San Bernardino alle Monache (via Lanzone 13, M2 Sant'Ambrogio). Presiede la preghiera don Mario Antonelli, Vicario Episcopale per l'Educazione e la Celebrazione della Fede; parteciperanno la pastora Cornelia Möller della Chiesa Evangelica Luterana, la pastora Eleonora Natoli della Chiesa Evangelica Valdese, padre Tirayr Hakobyan della Chiesa Apostolica Armena, padre Ambrosij Makar della Chiesa Ortodossa Russa, padre Samuel Aregahegn della Chiesa Copta di Etiopia. Prenderanno parte alla preghiera anche diversi profughi accolti in questi anni a Milano, molti dei quali frequentano le Scuole di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant'Egidio e che ricorderanno i loro compagni morti nei viaggi. Parteciperanno anche i profughi giunti in Italia con il programma dei corridoi umanitari dal Libano, l'Etiopia, la Libia e Lesbo. Si calcola che siano oltre 48.647 persone morte, senza contare i dispersi, dal 1993 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo anno: sono infatti 5.257 le persone che, da giugno 2021 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale.