Primo Piano

Inclusione digitale, responsabilità formativa

21 Luglio 2022 - Roma - “Vorrei anche incoraggiarvi a considerare le molte comunità nel nostro mondo che restano escluse dallo spazio digitale, facendo dell’inclusione digitale una priorità della vostra pianificazione organizzativa. Facendo ciò, darete un contributo significativo alla diffusione di una cultura della pace radicata nella verità del Vangelo”. Le parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti al Congresso mondiale di Signis (Seul, 15-18 agosto 2022) tracciano un orizzonte ben preciso e, per nulla, scontato. La riflessione diventa impegno concreto: non aumentare il “digital divide” ma favorire l’inclusione e l’alfabetizzazione digitali. Ritorna la responsabilità formativa che passa anche da un patto sociale (o digitale) perché nessuno sia escluso. (Vincenzo Corrado)

Leopoli capitale dei rifugiati: “l’esodo non si è fermato”

21 Luglio 2022 -

Leopoli - Non sono valigie di viaggiatori o turisti quelle che ancora si vedono alla stazione di Leopoli. Nell’atrio e nel piazzale di fronte si continua ad arrivare per fuggire dalla guerra ma anche per rientrare in Ucraina. Le partenze non hanno certo i numeri dei primi giorni del conflitto quando, come raccontano qui, «la città era un immenso aeroporto dove tutti si muovevano lungo le strade con valigie, zaini e sacchetti in mano». Ma l’esodo prosegue: soprattutto dall’Est e dal Sud del Paese, dove ai missili russi che cadono ogni giorno si aggiungono gli appelli delle autorità all’evacuazione delle zone “ad alto rischio”. E si lascia ancora il Paese. Non con i treni perché sono stati cancellati i convogli che collegano la città con la vicina Polonia, a meno di settanta chilometri. Ma con gli autobus che partono a decine ogni giorno. Verso Cracovia, verso Varsavia, persino verso il Portogallo. Ma anche per Kiev dove c’è chi ha scelto di tornare. Appena fuori la stazione tre gazebo sono i punti di primo soccorso per chi ha lasciato tutto. I volontari offrono tè freddo o piccoli panini. Accampati, nelle panchine intorno, tutti coloro che sono in attesa del loro futuro prossimo.

Certo, Leopoli resta la “capitale” dei rifugiati. Su poco meno di un milione di abitanti, i profughi sono 200mila: un quinto della “sua” gente. Sistemati ovunque: in edifici pubblici, nelle famiglie, nelle parrocchie ma soprattutto nelle scuole e nelle palestre. E adesso si profila un’emergenza nell’emergenza. «L’amministrazione comunale – racconta l’arcivescovo Mieczyslaw Mokrzycki che guida la Chiesa di rito latino – ha stabilito che dal 1° settembre riprendano le lezioni. E la domanda che tutti si fanno è: dove andranno quanti sono alloggiati nei plessi e negli impianti sportivi? Perché ogni scuola ha la sua palestra. E non solo vanno liberate le aule ma anche le strutture connesse. Si parla di migliaia di rifugiati da ricollocare». Per ora la risposta non c’è.

Ma c’è il “terrore” dell’inverno. Le temperature scendono fino a venti gradi sotto zero. «Si ipotizzano già problemi per il riscaldamento – spiega Mokrzycki –. E vale anche per noi come arcidiocesi che stiamo accogliendo oltre 4.500 sfollati in molte strutture sparse sul territorio. Però alcune diventano inadeguate quando le temperature crollano».

Appena dietro il palazzo arcivescovile il parco dedicato al padre culturale dell’Ucraina, Taras Shevchenko, è un gigantesco hub dell’ospitalità. Il dipartimento di fisica dell’Università con la sua palestra ha aperto le porte a centocinquanta famiglie. Si dorme sui materassi poggiati sopra il pavimento e su qualche bancale; si stendono i panni nei fili che vanno da un canestro alla pertica; si mangia su due casse di legno trasformate in tavola.

«È difficile vivere così – sostiene l’arcivescovo –. Se poi aggiungi il fatto che hai già esaurito tutti i risparmi e non hai un lavoro, la situazione è al limite della sopportazione. Per questo si sceglie di tornare. Almeno una famiglia ritrova la sua terra». In un angolo del parco è nato l’unico “villaggio prefabbricato” di Leopoli: l’ha donato il governo polacco, come indica la bandiera che al cancello sventola accanto a quella ucraina. Cinquantasei container con tre posti letto ciascuno sono le case dei rifugiati. Ma niente cucine e bagni: quelli sono in comune. Una mamma allatta un piccolo di pochi mesi mentre altri due figli giocano sull’asfalto. Accanto un anziano sulla sedia a rotelle si riscalda al sole. «Sono salvo – sussurra –. È ciò che conta di più». (Giacomo Gambassi - Avvenire)

Migranti: 33.817 le persone sbarcate sulle coste italiane

20 Luglio 2022 -
Roma - Sono 33.817 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio dell'anno secondo i dati forniti oggi dal ministero degli Interni. Di questi 5.990 sono di nazionalità egiziana (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (5.917, 17%), Bangladesh (5.860, 17%), Afghanistan (3.292, 10%), Siria (2.111, 6%), Costa d’Avorio (1.276, 4%), Eritrea (984, 3%), Guinea (913, 3%), Iran (762, 2%), Pakistan (692, 2%) a cui si aggiungono 6.020 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Sant’Egidio: un anno di impegno collettivo che ha incluso nella campagna vaccinale migliaia di persone considerate “invisibili”

20 Luglio 2022 -
Roma - Ha aperto un anno fa, l'hib vaccinale voluto dalla Comunità di San'Egidio, rivolto alle persone più fragili, soprattutto a chi non aveva accesso alla campagna vaccinale. Ribattezzato subito "l'Hub degli invisibili", ha al suo attivo cifre importanti: circa 17.000 persone vaccinate, più dell'80% dei quali privi al servizio sanitario, sarebbero rimasti esclusi dalla campagna di immunizzazione. Nei giorni scorsi la festa per questo "compleanno", insieme ai numerosi amici, volontari e sanitari (sono circa 140) che hanno reso possibile quest'opera, che riveste un carattere straordinario, soprattutto per l'aver reso possibile l'emersione e l'inclusione del popolo degli "esclusi" (quasi 14.000) dalla campagna vaccinale, si legge in una nota. Il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, ha ricordato che nel libro intervista del Generale Figliuolo, colui che ha gestito l'emergenza Covid in Italia, l’HUB è ampiamente citato come esempio di un'esperienza riuscita, che ha permesso di raggiungere tanti stranieri, poveri ed anziani solie di inserirli nel sistema sanitario pubblico. Ha poi mostrato il disegno che il Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, ha realizzato e regalato alla Trattoria degli Amici: un grafico che illustra l'efficacia delle dosi di vaccino e spiega inmaniera semplice e visiva l’importanza delle dosi di vaccinazione contro il Covid 19. L'impegno dell'hub vaccinale - che non si è mai interrotto - prosegue in questi mesi, e continua ad essere un approdo per chi cerca protezione dal virus e il giusto accesso al diritto alla salute, che è di tutti.

Mons. Chomali: “vergogna e impotenza per la morte di tre venezuelani in un container, fa male vedere l’indifferenza”

20 Luglio 2022 -
(Foto: diocesi di Concepcion)
Rom - “Il Cile è malato”. Lo scrive, in una lettera pubblicata ieri sul quotidiano “El Mercurio”, l’arcivescovo di Concepción, mons. Fernando Chomali, che esprime “vergogna e impotenza per la morte di tre fratelli venezuelani in un container, mentre cercavano un po’ di calore”. Il fatto è accaduto nei giorni scorsi a Coronel, centro che si trova a pochi chilometri a sud di Concepción, sulla costa del Pacifico, nella regione del Bío Bío. Tre persone anziane, due donne e un uomo, migranti venezuelani senza dimora, come migliaia di connazionali, hanno acceso una stufa in un container, per trovare riparo dal freddo e sono morte soffocate per le esalazioni di monossido di carbonio. Nella lettera - citata oggi dal Sir -  mons. Chomali ha affermato che “fa male vedere l’indifferenza di fronte a questa notizia; e ciò che conferma che la società è gravemente malata”. È del tutto “schizofrenico” che convivano “nel modo più naturale il fatto che migranti muoiano in situazioni subumane e la pubblicità che incoraggia le persone a comprare anche appartamenti. Ci siamo abituati a persone che muoiono per strada per il freddo e la fame e, d’altra parte, l’ostentazione si presenta in tutte le sue forme”. L’arcivescovo evidenza, nel contempo, lo sforzo compiuto dalla Chiesa per sostenere le persone in situazioni vulnerabili, ma in un contesto di indifferenza “che fa male”. Da qui l’invito ad “allargare lo sguardo e a scommettere su una solidarietà chiara ed efficace”.

Unhcr: ripreso il programma di rimpatri volontari di congolesi dall’Angola

20 Luglio 2022 - Roma - L’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha ripreso oggi il programma di rimpatrio volontario di rifugiati congolesi dall’Angola dopo che nel 2020 le partenze erano state bloccate a causa della pandemia di Covid-19. Il primo convoglio di 88 rifugiati congolesi è partito questa mattina dall’insediamento di Lôvua, nell’Angola settentrionale, diretto al confine con la Repubblica democratica del Congo (Rdc). È previsto che giunga a destinazione domani. Sono già più di 600 i rifugiati congolesi che hanno espresso il desiderio di essere rimpatriati. È probabile che con la ripresa delle operazioni un numero ulteriore mostrerà interesse nel programma. Il programma di rimpatrio volontario è organizzato insieme ai governi di Angola e Rdc, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e una serie di partner. Sebbene nella Rdc orientale il conflitto continui, i miglioramenti sul piano della sicurezza registrati nell’ovest del Paese hanno nuovamente permesso ai congolesi di fare ritorno alla propria terra in condizioni dignitose e sicure. All’arrivo nella Rdc, i congolesi rimpatriati riceveranno aiuti in contanti che permetteranno loro di soddisfare esigenze di base quali l’acquisto di prodotti per l’igiene e per la casa e il pagamento delle prime mensilità degli affitti. Assistenza aggiuntiva sarà inoltre fornita per facilitarne il processo di inclusione, per esempio agevolando l’iscrizione a scuola dei bambini. L’Unhcr continuerà a svolgere attività di advocacy e a dare supporto negli aspetti fondamentali del processo di reintegrazione nelle comunità congolesi assicurando sicurezza continua, opportunità di sostentamento e assistenza per il rilascio dei documenti di stato civile. Molti rifugiati non rivedono i propri familiari da quando sono dovuti fuggire dalle violenze di natura etnica e politica scoppiate nel 2017 nella regione di Kasai, nella Rdc. Allora, oltre 35.000 persone varcarono la frontiera per mettersi in salvo in Angola. Molte di queste erano accolte nell’insediamento di Lôvua, nella provincia di Lunda Nord. In anni recenti, molti rifugiati hanno spontaneamente fatto ritorno nella Rdc. Oggi, Lôvua accoglie circa 7.000 rifugiati. L’Unhcr assicura assistenza a circa 57.000 rifugiati e richiedenti asilo in Angola, per lo più in aree urbane.

Vescovo e migrante

20 Luglio 2022 - Milano - Arjan Dodaj aveva 16 anni quando ha lasciato l’Albania per l’Italia, meta vagheggiata da tanti connazionali. Il viaggio in motoscafo insieme ad altri giovani, l’arrivo in Puglia, la prima notte in un casolare diroccato, le parole degli organizzatori: «Camminate e seguite i binari del treno». Dalla stazione di Bari il viaggio verso Cuneo dove aveva conoscenti, i primi lavori come giardiniere e saldatore. Nella comunità che lo accoglie come un figlio conosce il volto amico della Chiesa. Poi il battesimo, la vocazione religiosa coltivata in seminario a Roma e nel 2003 la consacrazione al sacerdozio per le mani di Giovanni Paolo II. Ma nel disegno di Dio c’è il ritorno nella terra nativa, prima come sacerdote fidei donum e dal 2021 - ventinove anni dopo quel viaggio nel mare Adriatico - come arcivescovo di Tirana-Durazzo. La storia di Arjan Dodaj, come quelle di tanti che hanno lasciato il loro Paese, insegna che quando parliamo di migranti dovremmo sempre ricordare che dentro questo termine generico stanno persone, volti, destini. E a volte ritorni nella terra di origine, tanto imprevedibili quanto ricchi di significato. Un sedicenne fuggito dall’Albania è diventato seminatore del Vangelo e guida la diocesi della capitale di un Paese dove ogni fede era stata bandita dal potere. (Giorgio Paolucci - Avvenire)

Washington: studenti e insegnanti italiani all’Ambasciata d’Italia

19 Luglio 2022 -
Gli Usa, ed in particolare le città di Washington, Miami e New York, sono uno dei quattro Paesi in cui gruppi diversi di studenti italiani potranno svolgere una ricerca sul campo sul tema dell’emigrazione italiana nel corso del ‘900. A Washington gli studenti frequenteranno per tre settimane un programma di seminari elaborato dall’Italian American Museum di Washington DC e da Casa Italiana Sociocultural Center in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia. Tra i temi che verranno approfonditi, la storia degli italo-americani, la discriminazione razziale, il funzionamento del Governo negli Stati Uniti, il cibo e la cultura pop italoamericane. Il capo della Cancelleria Consolare, il Primo Consigliere Bellantone, ha sottolineato la significativa collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia e il Distretto di Columbia nel campo dell’istruzione, ricordando il recente rinnovo del Protocollo d’Intesa tra l’Ambasciata e l’Amministrazione Scolastica del Distretto di Columbia, in cui si è confermato l’impegno reciproco alla promozione ed espansione dei programmi scolastici di lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche del Distretto di Columbia.

Ministero Lavoro-Anci: pubblicato rapporto si insediamenti informali dei migranti

19 Luglio 2022 -

Roma - Almeno 10mila lavoratori agricoli migranti vivono in insediamenti informali in Italia. Luoghi di privazione dei diritti e sfruttamento, in molti casi presenti da diversi anni, privi di servizi essenziali e di servizi per l’integrazione. È l'evidenza più critica del Rapporto “Le condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agroalimentare” pubblicato oggi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani nell’ambito del Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020–2022.

Il Rapporto, realizzato dalla Fondazione Cittalia dell’ANCI presenta i risultati di un’indagine senza precedenti per copertura nazionale e ampiezza di restituzione. La metà dei Comuni italiani ha compilato un questionario su presenze, flussi, caratteristiche dei lavoratori agricoli migranti e sistemazioni alloggiative: dalle abitazioni private e strutture, temporanee o stabili, attivate da soggetti pubblici o privati, fino agli insediamenti informali o spontanei non autorizzati. Sono stati censiti anche i servizi a disposizione degli ospiti, così come gli interventi per l’inserimento abitativo promossi dai Comuni stessi. Sono 38 i Comuni che hanno segnalato la presenza di 150 insediamenti informali o spontanei non autorizzati, con sistemazioni varie (casolari e palazzi occupati, baracche, tende e roulotte) e presenze che vanno dalle poche unità registrate nei micro-insediamenti, alle migliaia di persone nei “ghetti” più noti alle cronache. Alcune aree del Meridione guidano la classifica delle undici Regioni coinvolte, ma il fenomeno interessa tutto il Paese. L’indagine ha consentito al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di individuare anche le amministrazioni locali destinatarie dei 200 milioni di euro del PNRR investiti con l’obiettivo di superare questi insediamenti.  Lo rendono noto l'Ufficio stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e quello dell’Anci.

Migranti: 33.556 persone sbarcate sulle coste italiane

19 Luglio 2022 -
Roma - Sono  33.556 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati diffusi oggi dal ministero degli Interni. Di questi 5.803 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (5.770, 17%), Tunisia (5.755, 17%), Afghanistan (3.292, 10%), Siria (2.057, 6%), Costa d’Avorio (1.256, 4%), Eritrea (980, 3%), Guinea (892, 3%), Iran (761, 2%), Pakistan (649, 2%) a cui si aggiungono 6.182 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 4.067 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato, del Viminale, è aggiornato a ieri, 18 luglio.

Scuola: 65%degli stranieri è nato in Italia

19 Luglio 2022 - Roma - Sono circa 877mila, secondo i dati ufficiali del ministero dell’Istruzione, riferiti all’anno scolastico 2019-2020, gli studenti di nazionalità non italiana che studiano in Italia, pari al 10,3% della popolazione scolastica complessiva. In dieci anni, gli studenti con cittadinanza non italiana sono aumentati del 23,4% (+166 mila unità). Prevalgono le seconde generazioni: il 65,4% degli studenti di origine non italiana è, infatti, nato nel nostro Paese.

Burocrazia e nessuna legge “La cittadinanza? Un sogno”

19 Luglio 2022 -

Terni - Storie di ordinaria burocrazia. E di diritti negati per le storture di una legge che oggi li condanna a sentirsi stranieri in quello che è a tutti gli effetti il loro Paese. Jurgen, Alexia e Doris sono tre esempi emblematici di come lo Ius scholae, ora fermo alle Camere, risolverebbe il problema alla radice. Hanno età e situazioni diverse, ma sono uniti dallo stesso filo rosso. Sono 'italiani senza cittadinanza'. 

Jurgen Kulli ha 24 anni ed è nato a Spoleto da famiglia albanese che non ha mai chiesto la nazionalità italiana. «Quando i miei genitori divorziarono – spiega – mio padre, che aveva in carico i documenti, non rinnovò il mio permesso di soggiorno e quindi io ho vissuto da irregolare nel mio Paese, fino a 18 anni, senza rendermene conto. Frequentavo la scuola dell’obbligo e quindi non potevano espellermi, così come mia madre, che viveva qui con due figli a carico. Diventato maggiorenne ho fatto richiesta per la cittadinanza: con il mio avvocato Suzana Korriku abbiamo presentato tutti i documenti che certificavano il fatto che io sono nato qui e non sono mai uscito dall’Italia. Niente. Ho anche chiesto al prefetto: 'Mi faccia una prova di italiano', ma non c’è stato verso». Oggi Jurgen, che lavora in una impresa edile, ha un permesso umanitario, ottenuto a fatica e deve rinnovarlo ogni anno, fino a quando, a 30 anni, potrà ottenere la cittadinanza. E intanto, trova ostacoli ovunque. «Vorrei tanto fare il concorso per entrare in Polizia, ma non posso, perché non sono italiano» dice. 

Alexia Miranda Cedono ha 18 anni ed è nata a Foligno, da famiglia originaria dell’Ecuador. Oggi studia all’Università e lavora in un fast food, ma questo non basta per garantirle la cittadinanza. Nel suo caso, alla burocrazia si unisce il destino, in una combinazione che oggi la costringe a dover stare attenta a non perdere mai il lavoro: «Il mio permesso di soggiorno è per motivi di lavoro e se lo perdo, potrebbero rimandarmi in Ecuador, dove io non saprei che fare», spiega. Tutto comincia nel 2016, quando i genitori decidono di tornare in Ecuador, portando con loro Alexia ed i due fratelli. Doveva essere una permanenza breve, ma fra un problema coi documenti, uno economico ed il lockdown, restano nel Paese sudamericano cinque anni. «A me mancava la pasta, io mi sono sempre sentita straniera in Ecuador, ho tenuto l’Italia nel cuore tutto il tempo – dice Alexia –. però avevo 12 anni, non potevo farci niente, decidevano i miei genitori». Questa lunga sosta, per la legge italiana, le impedisce, oggi che è maggiorenne, di poter richiedere la cittadinanza. «Io e i miei fratelli siamo paradossalmente 'vittime' della decisione dei nostri genitori – spiega –. Ho dovuto rifare da zero il permesso di soggiorno ed oggi ce l’ho per motivi di lavoro, rinnovabile anno dopo anno. L’Università? Per lo Stato non conta, perché non fa parte dei percorsi di istruzione obbligatoria». Anche per lei, ci vorranno dieci anni di residenza o il matrimonio con un italiano.

Ma la storia più paradossale è quella di Doris Egwu, 39 anni, nata in Nigeria e trasferitasi in Umbria da quando aveva otto mesi. Anche lei lavora ed è attivista per i diritti degli 'italiani senza cittadinanza' presso l’associazione Il Pettirosso. La sua domanda di cittadinanza è bloccata dal casellario giudiziale. Ma non quello italiano, bensì quello nigeriano: «In Italia, dove la responsabilità penale comincia a 14 anni, mi chiedono un documento che attesti che io non abbia commesso reati quando avevo da zero a 8 mesi, in Nigeria». Non solo: «Siamo già al terzo tentativo: prima è arrivato scaduto, poi è arrivato in inglese ed è scaduto per i tempi lunghi della traduzione in Italia. Quando tornerò in Nigeria proverò ad ottenerlo, ma non sarà facile perché l’anagrafe là non funziona bene. I miei genitori non hanno mai voluto fare richiesta ed io stessa ho capito che serviva quando è morto mio padre. Avevo 19 anni e non mi ero mai mossa dall’Italia, ma purtroppo mancava un requisito: mia madre infatti aveva sempre lavorato in casa, era mio padre che manteneva la famiglia. Ha iniziato a lavorare in quell’anno, dopo la morte di mio padre». È qui che entra in gioco la distratta burocrazia italiana: «Passati cinque anni, avevamo tutto in regola, ma quando siamo andati a fare richiesta abbiamo scoperto che secondo lo Stato italiano avevamo vissuto per un periodo in Nigeria, io e mio fratello, senza mia madre, quando lui aveva 5 mesi ed io ero al nido. In realtà ci eravamo solo trasferiti da Perugia a Terni, con la famiglia». Oggi, sua madre e suo fratello sono riusciti ad ottenere la cittadinanza mentre Doris attende ancora il documento e nel frattempo può restare in Italia perché «familiare di un convivente con cittadinanza italiana». Maledetta burocrazia. (Emanuele Lombardini - Avvenire)

Migranti circolari

19 Luglio 2022 - Milano - Seny è uno dei tanti arrivati con un barcone in Italia in cerca di una vita migliore. Senegal, Libia, Lampedusa. Ospitato nel centro di accoglienza Don Bosco di Aimone (Enna), va a scuola, prende la licenza media e impara così bene l’italiano che diventa mediatore culturale in un centro per migranti gestito dai salesiani. E’ in questo contesto che, insieme ai volontari dell’associazione Don Bosco 2000, matura l’idea di un percorso di “migrazione circolare”: dopo alcuni mesi di formazione torna in Senegal dove avvia un progetto per la costruzione di pozzi e pannelli solari in cui trovano lavoro giovani che si stavano preparando al viaggio in mare e all’avventura europea, e invece sono rimasti nella loro terra seminando un germe di sviluppo insieme a Seny. Il quale da due anni torna periodicamente in Sicilia per migliorare le conoscenze tecnologiche e agronomiche indispensabili per dare un futuro al suo progetto e alle speranza di tanti giovani. È diventato un “migrante circolare”, coordina progetti di sviluppo e va nei villaggi per raccontare i rischi mortali della migrazione attraverso il Mediterraneo e per testimoniare che restare nella propria terra può diventare qualcosa di conveniente. Non sempre è necessario partire, si può “ripartire” restando a casa. (Giorgio Paolucci)

Bologna accoglie rom e sinti da 600 anni: una targa a Porta Galliera

18 Luglio 2022 -
Il testo scelto per la targa commemorativa, informa l'agenzia Dire -  è quello della cronaca Rampona che, assieme alla cronaca Varignana: entrambe sono conservate tra i codici della Biblioteca universitaria di Bologna in via Zamboni 33-35, a Palazzo Poggi, e per il momento restano le prime testimonianze della presenza romanì in Italia. La 'festa' per i 600 anni continuerà sabato e domenica, con un programma di iniziative promosse dalle associazioni di riferimento. Ricorda intervenendo alla cerimonia di oggi Tomas Fulli, 43enne sinto bolognese presidente dell'associazione Mirs-Mediatori interculturali rom e sinti: "Quando ancora qualcuno ci dice 'andate a casa vostra", noi rispondiamo che ci siamo già da tanto tempo. Veniamo messi al muro per mancanza di conoscenza, più che altro. Ringraziamo allora associazioni, Comune e Regione per il loro aiuto e per il loro lavoro".

Papa Francesco: no a “fake news”, sì a “inclusione digitale”

18 Luglio 2022 -
Cittòà del Vaticano - “L’uso dei media digitali, specialmente i social media, ha fatto sorgere un numero di serie questioni etiche che richiedono saggezza e discernimento da parte dei comunicatori e di tutti coloro che sono preoccupati dell’autenticità e della qualità delle relazioni umane”. Ne è convinto il Papa, che nel messaggio inviato ai partecipanti al Signis World Congress 2022, in programma presso la Sogang University di Seoul dal 15 al 18 agosto sul tema “Pace nel mondo digitale”, fa notare come “a volte e in alcuni luoghi i siti dei media sono diventati luoghi di tossicità, discorsi d’odio e fake news”: in questo ambito, Signis “può giocare un ruolo importante attraverso l’educazione ai media, mettendo in rete i media cattolici e contrastando bugie e disinformazione”. Di qui l’incoraggiamento di Francesco “a perseverare in questi sforzi, prestando particolare attenzione al bisogno di assistere le persone, specialmente i giovani, nello sviluppare un senso critico, imparando a distinguere la verità dalla falsità, la ragione dal torto, il bene dal male, e ad apprezzare l’importanza di lavorare per la giustizia, la concordia sociale e il rispetto del bene comune”. Fare dell’”inclusione digitale” una priorità, l’altro invito del Papa, in modo da “diffondere una cultura della pace” attraverso “l’apostolato dell’ascolto”.

Una nuova legge per un nuovo mondo: il punto della rete “Ero straniero”

18 Luglio 2022 - Roma  - Era il 2002. Una nuova legge interveniva sulla normativa italiana in materia di immigrazione e, tra i vari aspetti toccati, trasformava il lavoro migrante, consentendo di entrare in Italia solo a chi fosse già in possesso di un contratto ed eliminando la figura dello sponsor, che dall’introduzione del Testo unico nel 1998 sosteneva (anche economicamente) la presenza di cittadini stranieri in cerca di lavoro nel nostro Paese. Si fece conoscere come Bossi-Fini, il suo obiettivo era eliminare l’irregolarità. Non ci riuscì. Quindici anni dopo, nel 2017, gli esponenti riuniti a Roma di decine di organizzazioni – tra cui la Fondazione Migrantes – hanno creato una rete che aveva nel titolo il suo ideale: “Ero straniero”. Ne nacquero proposte concrete e confluirono in una proposta di legge di iniziativa popolare, spinta in Parlamento dal sostegno di 90.000 firme, finita arenata in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Oggi, a vent’anni di distanza, quelle realtà sono tornate ad incontrarsi. Il giorno è il 14 luglio, il luogo lo stesso della fondazione, la sala Zuccari di palazzo Giustiniani. Anche la Bossi-Fini è la stessa, nonostante le critiche ricevute in questi anni da tutte le parti, persino dai suoi creatori. Intorno, però, tutto è cambiato. L’Italia là fuori è più vecchia e ha perso la fertilità. I bambini non nascono, i giovani emigrano. È stanca e tra poco non ci saranno più braccia né menti a costruire il suo futuro. I cittadini stranieri sono 5,2 milioni, un valore (sottostimato) pari all’8% della popolazione nazionale, quasi interamente raggiunto nel corso degli ultimi trenta anni. Anche il mondo è cambiato, più instabile, più fragile, almeno – forse – più consapevole. Una pandemia ha mostrato quali attività sono davvero essenziali alla sopravvivenza delle società, e chi le svolge. Una guerra inattesa ha offerto modelli di solidarietà, tra i governi e tra le persone, ma ha anche approfondito crisi già in corso – di disuguaglianza, di fame, di clima – e aggravato la condizione di intere fasce di mondo: chi sopravvivrà, tenterà di migrare. Se già nel 2002 sollevavano perplessità, le regole italiane sui flussi appaiono oggi decisamente e gravemente inadeguate. Non sono sufficienti gli ingressi e le conversioni per lavoro consentiti dai decreti flussi: la loro pubblicazione una volta l’anno (per di più a discrezione della politica), la limitatezza delle quote (raddoppiate fino a 70.000 col decreto 2022, ma a fronte di oltre 100.000 domande dei datori), la condizione di avere un’offerta di lavoro prima dell’ingresso rendono incerto, a tratti inapplicabile, l’unico meccanismo (tendenzialmente) stabile di ingresso per lavoro. Non sono sufficienti neppure le sanatorie, cicliche nella loro straordinarietà visto che, nell’assenza di alternative, l’irregolarità dei lavoratori stranieri è un fenomeno inestinguibile. È la dolorosa conseguenza di quando la norma non ascolta la realtà. Ma a quali categorie sono destinate quelle sanatorie, e quanto tempo ci vuole prima di esaminare tutte le domande? Quanta sofferenza si vive prima di una risposta positiva? Quanti, nel frattempo, sprofondano nella marginalità, cedono alla criminalità, semplicemente non ce la fanno e muoiono, come Yusupha, come Isetu, come tanti e tanti invisibili di cui non sapremo mai? La soluzione è semplicissima e rivoluzionaria: mettere in contatto datori e lavoratori attraverso i confini. Se la condizione deve essere la disponibilità di un lavoro in Italia, aprire canali che consentano all’informazione del bisogno di un’impresa di raggiungere chi cerca occupazione, in qualunque parte di mondo viva. Con i mezzi tecnologici di oggi è perfettamente possibile e la società civile è già in grado di offrire l’infrastruttura di accoglienza e integrazione. Se i benefici umani non bastassero, dal punto di vista più materiale, ciò creerebbe più lavoro locale e più entrate per il fisco, oltre a rispondere alle esigenze del mondo produttivo. Ci sta provando la piattaforma MyGrants, che testa e poi pubblicizza le competenze dei lavoratori iscritti: il fondatore Chris Richmond sogna corridoi intellettuali per la libera circolazione delle conoscenze. Sulla necessità di una via legale di ingresso, certa e permanente, tutti si trovano d’accordo: esponenti dell’associazionismo e della società civile come Giulia Gori e sindacalisti come Hardeep Kaur, ma anche studiosi come Chiara Tronchin e imprenditori come Claudio Cappellini. Persino la politica quando è seria e l’amministrazione, della cui difficoltà di fronte a norme rigide e cieche ha parlato Tatiana Esposito, del Ministero del lavoro. In sala Zuccari, per un attimo, la soluzione è parsa limpida e afferrabile. Ma allora, cos’è che per vent’anni ha impedito di agire? Non la razionalità dei dati, piuttosto un sentimento di immotivata avversione verso l’altro, alimentato dall’ottica di emergenza e di paura che continua a caratterizzare il racconto dell’immigrazione diffuso da televisione e social media. L’ha spiegato l’economista Leonardo Becchetti e l’ha testimoniato Giulia Capitani di Oxfam: con questa consapevolezza, “Ero straniero” ha sempre affiancato alle proposte tecniche la promozione di una nuova narrazione. La migrazione non è un ostacolo e non è un problema, reca con sé una componente di dolore, ma anche una di speranza e si trasforma in trauma, persino in morte, solo quando le politiche dei confini non la agevolano e vorrebbero impedirla. Di per sé, storicamente, la migrazione ha fatto la ricchezza le nazioni, ha ricordato Becchetti. Consentirla in semplicità e sicurezza è il passo urgente da fare oggi: anche in mezzo alla crisi, anzi proprio allora, visto che di quella crisi può essere parte della soluzione. L’esperienza mostrerà che una politica di flussi per lavoro liberi e stabili non produce perdenti, ma solo vincitori. In prospettiva, condurrà al superamento dell’attuale segmentazione del lavoro – che relega i lavoratori stranieri ad alcuni ruoli soltanto, per lo più non qualificati – valorizzando le competenze di ognuno, combinandole con la formazione e lasciando esprimere le potenzialità. Se è una legge ad impedire questo bellissimo circolo virtuoso, allora forse è proprio il caso di cambiarla. (livia Cefaloni)    

La parte migliore

18 Luglio 2022 - Città del Vaticano - Agire, ascoltare. Sono i due verbi che accompagnano la riflessione di queste due domeniche di luglio: agire, l’agire misericordioso, è il Vangelo di domenica scorsa, appartiene al buon samaritano che si china per aiutare la vittima della violenza abbandonata sul ciglio della strada. Ascoltare – ascolto della parola di Dio – è l’atto che Maria, la sorella di Marta, compie una volta ospitato Gesù nella loro casa di Betania. Potremmo quasi dire che in questa pagina del Vangelo Luca pone in primo piano il tema dell’ospitalità, che significa, certo, condividere la casa e il cibo, ma ancor di più trovare il tempo per ascoltare l’altro, per essere accanto all’ospite accolto. Marta, come il buon samaritano, si spende per l’altro, nel caso per il Signore che è entrato nella sua casa e si ribella all’immobilità della sorella che “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”. Luca, in questa pagina del Vangelo, ripropone, in modo diverso, quanto è tramandato dal Talmud, dove si legge che il mondo poggia su tre colonne: lo studio della Torah, il culto e le opere di misericordia. Per l’evangelista l’ascolto della Parola – “nella capacità dell’ascolto c’è la radice della pace”, dice il Papa – è in mezzo e unisce il fare misericordia e pregare. Perché è proprio nell’ascolto della Parola che troviamo la guida per i nostri gesti verso i fratelli e per comprendere meglio il senso e il valore della preghiera. Marta si lamenta e si rivolge a Gesù chiedendogli di dire a Maria di aiutarla. La risposta ancora una volta sorprende, “ribalta il nostro modo di pensare”, afferma Francesco all’Angelus: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. La risposta di Gesù è da un lato impegno a riconoscere “la generosa premura di Marta”; dall’altro sottolinearle che “c’è un ordine di priorità nuovo, diverso da quello che fino a allora aveva seguito”, c’è una “parte migliore cui va dato il primo posto”, ovvero l’ascolto della parola di Gesù, e tutto il resto, afferma il Papa, “viene dopo, come un corso d’acqua che scaturisce dalla sorgente”. Altra sottolineatura del vescovo di Roma, Maria è seduta ai piedi di Gesù, perché “ha capito che lui non è un ospite come gli altri. A prima vista sembra che sia venuto a ricevere, perché ha bisogno di cibo e di un alloggio, ma in realtà il Maestro è venuto per donarci sé stesso mediante la sua parola”. La “parte migliore” perché la sua, afferma Francesco, non è una parola astratta, “è un insegnamento che tocca e plasma la vita, la cambia, la libera dalle opacità del male, appaga e infonde una gioia che non passa”. Ecco perché Maria si ferma e ascolta: il resto verrà dopo. E quell’ascolto, dice il Papa, “non toglie nulla al valore dell’impegno pratico, però esso non deve precedere, ma sgorgare dall’ascolto della parola di Gesù, dev’essere animato dal suo Spirito. Altrimenti si riduce a un affannarsi e agitarsi per molte cose, si riduce a un attivismo sterile”. Il tempo delle vacanze, per Francesco, può essere anche il tempo dell’ascolto, perché oggi “si fa sempre più fatica a trovare momenti liberi per meditare. Per tante persone i ritmi di lavoro sono frenetici, logoranti. Il periodo estivo può essere prezioso anche per aprire il Vangelo e leggerlo lentamente, senza fretta, un passo ogni giorno, un piccolo passo del Vangelo”. E “lasciamoci interrogare da quelle pagine, domandiamoci come sta andando la nostra vita, se è in linea con ciò che dice Gesù o non tanto”. Domenica nella quale Francesco ricorda il suo prossimo viaggio in Canada, partirà domenica prossima; “pellegrinaggio penitenziale” lo definisce, per contribuire al “cammino di guarigione e riconciliazione” e ricorda che “molti cristiani, compresi alcuni membri di istituti religiosi, hanno contribuito alle politiche di assimilazione culturale che, in passato, hanno gravemente danneggiato, in diversi modi, le comunità native”. Infine, esprime vicinanza e chiede la fine delle violenze e un dialogo per il bene comune in Sri Lanka. Quindi nuovo appello per la martoriata Ucraina: “la guerra crea solo distruzione e morte, allontanando i popoli, uccidendo la verità e il dialogo”. Per questo chiede che riprendano i negoziati, per non “alimentare l’insensatezza della guerra”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Don Maffeis è il nuovo arcivescovo di Perugia-Città delle Pieve

16 Luglio 2022 - Don Ivan Maffeis è il nuovo arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. La nomina questa mattina di Papa Francesco. Nato il 18 novembre 1963 a Pinzolo, in provincia di Trento don Maffeis è stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1988. Nella sua diocesi ha ricoperto diversi incarichi- Tra questi la direzione del settimanale diocesano Vita Trentina e della Radio Diocesana (2001-2009). Successivamente in Cei è stato vice-Direttore e direttore fino al 2019 e Sotto-Segretario dal 2015 al 2020). Ritornato nella sua diocesi ha guidato, come parroco le comunità di Rovereto S. Marco e S. Famiglia, di Trambileno, Vanza, Noriglio e Terragnolo. “Vengo fra voi per mettermi in ascolto di questa preziosa terra di santi e di bellezza, della quale chiedo con umiltà di divenirne figlio; vengo – ha scritto il neo arcivescovo nel suo priomo messaggio alla diocesi che è stato choiamto a guidare -  per amare questa Chiesa con tutte le mie forze, in un servizio di preghiera e di dedizione; vengo per condividere – alla luce del Vangelo di Gesù Cristo – ‘le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce’ di ciascuno. Offro la disponibilità a incontrare e a lasciarmi incontrare nella maniera più ampia e diretta possibile”. A don Ivan, che è anche direttore di questa testata, gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Fondazione Migrantes certi del contributo che saprà dare nell’attuale contesto sociale, culturale ed ecclesiale della Chiesa che è in Perugia-Città della Pieve. (R.Iaria)

Viminale: da inizio anno sbarcate 31.947 persone sulle coste italiane

15 Luglio 2022 -
Roma -Sono 31.947 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 5.730 sono di nazionalità bengalese (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (5.391, 17%), Tunisia (5.003, 16%), Afghanistan (3.292, 10%), Siria (1.922, 6%), Costa d’Avorio (1.210, 4%), Eritrea (939, 3%), Guinea (939, 3%), Iran (761, 2%), Pakistan (645, 2%) a cui si aggiungono 6.182 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 3.907 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 92.470 persone su tutto il territorio nazionale di cui 689 negli hot spot (409 in Sicilia e 280 in Puglia), 61.387 nei centri di accoglienza e 30.394 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (11%, in totale 10.634 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Sicilia (8%) e Toscana (7%).

Canarie: bimba e donna migranti morte durante traversata

15 Luglio 2022 - Madrid - Una bimba di circa quattro anni e una donna sono state trovate morte su un'imbarcazione di fortuna utilizzata da migranti  per tentare di raggiungere le isole Canarie (Spagna). Lo riporta l'agenzia di stampa Efe - ripresa da Ansa - in base a informazioni dei servizi d'emergenza spagnola. Le due persone decedute sono state trovate nel corso della nottata scorsa, durante la quale sono state effettuate diverse operazioni di salvataggio di migranti. In tutto, sono state fatte sbarcare oltre 100 persone.