Primo Piano
Papa Francesco invita a pregare per la pace in Europa
Mediterraneo centrale: 690 vittime nel 2022
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha diffuso i dati delle vittime dei naufragi nel 2022: sono stati almeno 690 i morti nel Mediterraneo centrale da inizio anno. In un tweet del portavoce dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo, Flavio Di Giacomo, che riprende le informazioni di Oim Libya, si spiega che «il numero degli arrivi via mare resta molto limitato, non c’è nessuna emergenza numerica, ce n’è una umanitaria». Nel riepilogo della situazione, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni spiega in particolare come la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia via mare parta dalla Libia, circa 11.000. Più di 4.000 giungono dalla Turchia, metà dei quali sono afghani. Oltre 3.700 dalla Tunisia. L’Oim definisce inoltre «preoc-
cupante» il fatto che 7.742 migranti siano stati «intercettati in mare e rimandati in Libia, dove molti sono spesso vittime di violenze e abusi».
Gli ultimi sbarchi sulle coste italiane sono stati registrati ieri a Lampedusa, per un totale di 86 migranti. Alcuni sono stati soccorsi a terra dalla Guardia di Finanza, altri a 19 miglia dalla costa, a
bordo di un’imbarcazione di 9 metri, sulla quale c’era una settantina di migranti, fra cui sei minori. Prima degli ultimi due approdi, erano arrivate sull’isola altre 208 persone.
Problema di comunicazione o di valore?
Ucraina: 129.623 i profughi arrivati in Italia
Nigeria: arcivescovo di Abuja, “Attacco diabolico e disumano”
Rom e sinti: l’ambulatorio mobile del Bambino Gesù nei campi
Migrantes: presentato a Siena il rapporto Italiani nel Mondo
Migrantes Porto-Santa Rufina: messa multilingue nella Pentecoste
Cei: torniamo al gusto del pane
Papa Francesco accanto ai profughi col rifugio che porta il suo nome in Romania
Milano - Si chiama la “Casa della misericordia – Papa Francesco” ed è un punto d’accoglienza per i rifugiati che si lasciano alle spalle il dramma della guerra in Ucraina. Si trova a Blaj, cittadina di 20mila abitanti in Romania che ha spalancato le braccia a quanti fuggono dal Paese attaccato dalla Russia. Ad inaugurarla è stato il card. Leonardo Sandri, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, che fino a domenica scorsa è rimasto nella regione per portare il sostegno del Pontefice. «Francesco arriva così ad essere presente con la sua paternità e la sua premura», ha detto il porporato aprendo la struttura realizzata con l’aiuto dell’associazione francese L’OEuvre d’Oriente e delle Chiese di Monaco e Friburgo, Augusta, Rottenburg-Stoccarda e Münster.
Dopo il card. inale Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico, e il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, un altro porporato viene inviato dal Papa nelle terre dove il conflitto fa sentire i suoi effetti per portare alla gente la vicinanza del successore di Pietro. Una prossimità che Sandri ha voluto mostrare anche ai profughi, incontrati in più occasioni nei cinque giorni del viaggio. «Ho detto loro che il Papa è vicino e soffre per quanto sta accadendo ». E che se ancora non è potuto essere «fisicamente in Ucraina », la fraternità della Chiesa lo «rende evidente», ha spiegato a Vatican News. Se la meta della visita è stata la Romania, il cardinale argentino è entrato anche in Ucraina varcando il confine assieme al nunzio apostolico in Romania, Miguel Maury Buendìa, e ai vescovi greco-catto- lici romeni Vasile Bizau e Cristian Crisan. A Solotvino ha incontrato l’amministratore apostolico dell’eparchia ucraina di Mukachevo, Nil Yuriy Lushchak. «Siamo tante volte disarmati, impotenti vedendo questa triste, insensata e impensata situazione – ha evidenziato Sandri –. Ma sappiate che non siete soli. Malgrado tutte le difficoltà, le distruzioni, l’angoscia, non possiamo perdere la speranza. Questa speranza deve darci forza per continuare a fare il bene ed essere sostegno per aspettare un giorno, il più presto possibile, la pace». Inoltre il prefetto del Dicastero per le Chiese orientali ha inviato un saluto all’arcivescovo maggiore della Chiesa grecocattolica ucraina, Svjatoslav Ševcuk, assicurando la solidarietà e la preghiera di Francesco e dell’intera Chiesa cattolica: «La nostra preghiera è ogni giorno per voi, per la pace, per la riconciliazione». È bastato riattraversare il fiume Tibisco per tornare in Romania e giungere nella città di Sighet diventata un avamposto solidale per gli sfollati. Qui sono stati distribuiti i generi di prima necessità portato con il camion di aiuti “vaticani” arrivati con il cardinale. Metà del carico è andata al centro di accoglienza lungo la frontiera; e l’altra metà alle suore del monastero greco-cattolico della Madre di Dio che hanno trasformato la loro casa di spiritualità in una residenza per mamme e bambini rifugiati. «Il cuore del Papa – ha detto Sandri dialogando con le ospiti – non è soltanto un cuore aperto per aiutare, ma è anche un cuore che condivide le lacrime di tutti quelli che hanno dovuto lasciare la loro nazione a causa della guerra». (G.G.)
Verso la GMMR: nuovo video di papa Francesco
card. Zuppi su strage in Nigeria: “ci stringiamo al vostro dolore”
Roma - Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha inviato una lettera a mons. Jude Ayodeji Arogundade, vescovo di Ondo (Nigeria).
Ecco il testo.
«Esprimiamo profondo cordoglio per il brutale attacco che a Owo, nello Stato di Ondo, ha provocato decine di vittime tra i fedeli che ieri (domenica per chi legge, ndr) celebravano la Solennità di Pentecoste. Ci stringiamo al vostro dolore, invocando per quanti sono stati uccisi la misericordia del Padre e la consolazione del Paraclito per le loro famiglie. Proprio ieri, nell’omelia della Messa, Papa Francesco ha ricordato che “lo Spirito Santo invita a non perdere mai la fiducia e a ricominciare sempre: alzati! alzati! Sempre ti dà animo: alzati! E ti prende per mano: alzati!”. Nel manifestare solidarietà e vicinanza all’intera Chiesa di Nigeria, assicuriamo la nostra preghiera affinché lo Spirito non faccia mancare la sua forza e il suo conforto a quanti soffrono. Come il Cireneo, condividiamo il dramma di quanto avvenuto, portando insieme a voi il peso della Croce, nella consapevolezza che il nostro cammino sarà sempre rischiarato dalla luce della Risurrezione. Il male non avrà mai l’ultima parola! Anche se l’oscurità e la morte sembrano avvolgere il mondo, siamo certi che la forza della preghiera e il dono della fede diraderanno le nubi. A lei, ai fratelli Vescovi e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà della Nigeria, l’affetto delle Chiese che sono in Italia».
Mci Germania-Scandinavia: don Gregorio Milone nuovo delegato
Migrantes Parma: Festa dei popoli, un laboratorio di fraternità
Parma - «Dietro i volti sconosciuti della gente che mi sfiora, quanta vita, (…) quanti mondi da scoprire ancora, splendidi universi accanto a me». Canta così il gruppo del Gen Verde in una delle loro canzoni più conosciute. Ed è proprio questo che abbiamo assaporato durante la Festa dei popoli celebrata nella casa madre dei Saveriani. Il tempo incerto ed il freddo inatteso non hanno spento l’entusiasmo e la voglia di ritrovarci in fraternità.
La giornata si è aperta con un saluto da parte del vescovo il quale, nel ringraziare per la presenza, ha manifestato il suo desiderio di incontrare tutte le singole comunità nella Visita pastorale per riprendere le tante attività sospese a causa della pandemia. Si è poi passati alle esibizioni delle diverse comunità che con le loro manifestazioni artistiche piene di gioia e colore hanno spezzato il grigio della giornata. È stato un momento bello, semplice e intenso in cui ogni comunità si è lasciata “contaminare” dalla musica e dai balli delle altre comunità. Alla festa ha partecipato il gruppo musicale “È più bello insieme” impegnato da alcuni anni in manifestazioni artistiche che hanno lo scopo di promuovere l’inclusione e l’incontro tra le culture presenti nella nostra città; il gruppo è composto da persone provenienti da diversi Paesi, dalla Colombia al Ruanda, passando per l’Indonesia e la Nigeria: un bel laboratorio di fraternità!
Verso mezzogiorno ci siamo avviati, preceduti dalla comunità filippina in processione con l’immagine della Madonna, verso il santuario san Guido Maria Conforti per il momento più importante della giornata: la celebrazione eucaristica. In un mosaico di lingue e di volti radunati nel nome di Gesù si è avverato ancora una volta il sogno audace del Conforti, fare del mondo una sola famiglia in Cristo. La Messa è stata presieduta da p. Alfredo Turco, superiore regionale dei Missionari Saveriani, il quale è stato accompagnato da diversi confratelli e da alcuni sacerdoti diocesani. Finita la Messa siamo tornati nei giardini della casa madre per condividere il pranzo.
Presto l’atmosfera si è impregnata di profumi e lingue da tutto il mondo: ogni comunità nel proprio banco aspettava con un sorriso chiunque volesse assaggiare il proprio cibo. Non era difficile iniziare il dialogo e così tra una chiacchiera e l’altra, ci si ritrovava a parlare con un eritreo, un albanese, un congolese, un messicano, un italiano, un filippino, un ucraino, un rumeno, senza nemmeno farci caso. Siamo tornati a casa arricchiti dai diversi incontri, con lo sguardo pieno di volti e sorrisi, e nel cuore la consapevolezza che la strada per costruire un mondo fraterno e in pace è questa: l’incontro e la conoscenza che ci spinge all’impegno per la giustizia. Questa citazione di p. Ermes Ronchi riassume il significato della giornata: «Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene sulla terra con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due uomini si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul focolare. L’incontro è riserva di luce. Quando invece un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, piano piano si appanna, si fa smorta, fino a che si spegne. E va, senza più una stella che gli cammini avanti. La nostra luce vive di incontri». (Ufficio Migrantes Parma)
Mci Gran Bretagna: le celebrazione per il Giubileo della Regina Elisabetta
Per celebrare il suo Giubileo di Platino nei quattro giorni di Festa nazionale, nel Regno Unito si sono organizzate più di 16.000 “street party”, la più imponente delle quali è stata quella tenutasi nella Baia di Morecambe nel Lancashire con il suo “Jubilee Lunch Sunday” che ha ospitato circa 5000 persone con 500 tavoli.
Decreto flussi: verso oltre 70mila posti
Roma - Nel decreto flussi 2022 ci saranno oltre 70mila posti, più di quanti erano previsti l’anno scorso quando furono già raddoppiati rispetto al 2020. E questo perché «manca personale in alcuni settori specifici ». L’annuncio arriva dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che a Venezia ha presieduto il vertice dei cinque paesi del gruppo Med5 - oltre all’Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta - dal quale è arrivata l’ennesima richiesta di un nuovo negoziato sul Patto europeo per le migrazioni affinché si trovi l’equilibrio tra responsabilità e solidarietà e ci sia una redistribuzione più equa dei migranti che non pesi solo sui paesi di sbarco. «Se l’anno scorso si è trattato di 70 mila persone, quest’anno i numeri saranno più elevati» ha anticipato dunque Lamorgese, precisando che la specifica competenza sul documento spetta a Palazzo Chigi. «Si sta lavorando – ha aggiunto – e si sta verificando la possibilità di accelerare le procedure, perché manca personale in settori specifici». Non solo. Per i contenuti operativi del decreto, la titolare del Viminale ha fatto precisamente riferimento al protocollo sottoscritto il 16 maggio scorso con il ministro del Lavoro Andrea Orlando e le organizzazioni dell’edilizia, per inserire nel settore i migranti già titolari di protezione internazionale, o la cui pratica è in via di esame, destinata a 3.000 soggetti. «Stiamo verificando un analogo protocollo per altre categorie », ha sottolineato.
Al vertice in Laguna hanno preso parte i ministri dell’Interno di Spagna, Grecia, Malta e Cipro, assieme al ministro della Repubblica Ceca, che assumerà la presidenza semestrale dell’Ue; in videoconferenza il francese Gérald Darmanin, della presidenza uscente. «La crisi ucraina ha evidenziato la capacità dell’Europa di essere compatta e di esprimere la solidarietà alle persone in fuga, e gli Stati membri sono stati in prima linea nell’accoglienza – ha commentato la titolare del Viminale – In questo nuovo ordine globale, in cui non è escluso il rischio di crisi alimentare dovuta al blocco navale, l’incontro è stato un punto di riferimento ». La preoccupazione, come il ministro aveva già sottolineato, è appunto di una accelerazione degli sbarchi dall’Africa.
«Abbiamo confermato alle due presidenze, uscente ed entrante – ha detto ancora Lamorgese – il supporto a un approccio graduale, step by step, sul negoziato per un Patto europeo su migrazione ed asilo. E siamo convinti che questo sia il metodo migliore per cercare soluzioni equilibrate tra responsabilità e la necessaria solidarietà, che gli altri membri sono chiamati a dimostrare». Il ministro ha quindi ribadito la linea dei paesi mediterranei sulla politica migratoria che «deve essere fondata anche su un adeguato meccanismo di redistribuzione in un numero sufficientemente di ampio di Stati membri, per essere efficace».
Una posizione unitaria dei Paesi mediterranei, «che si affianca alla richiesta – ha concluso – di sviluppare l’azione dell’Ue verso i Paesi terzi, con partenariati per prevenire le partenze e collaborazione per i rimpatri, anche attraverso strumenti con i Paesi di origine e di transito dei flussi».
Ucraina: nelle scuole italiane più di 27mila alunni accolti da inizio conflitto
Milano -Sono quasi 130mila i profughi ucraini accolti in Italia dallo scoppio del conflitto. L’ultimo dato fornito dal ministero dell’Interno, aggiornato a venerdì, quantifica in 127.997 le persone in fuga dalla guerra giunte fino a oggi in Italia. Di queste, 121.124 sono arrivate alla frontiera mentre 6.873 sono state controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. In prevalenza si tratta di donne (67.124) e minori (41.589), mentre 19.284 sono uomini. Le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia sono ancora Milano, Roma, Napoli e Bologna. Tra i più importanti fattori di integrazione c’è la scuola, che fin da subito si è attivata per ricevere gli alunni in fuga dalla guerra. Complessivamente, dal 24 febbraio al 30 maggio, nelle scuole italiane, sia statali che paritarie, sono stati inseriti 27.422 alunni, di cui 6.056 nella scuola dell’infanzia, 12.609 nella primaria, 6.207 nella scuola media e 2.550 alle superiori. Inoltre, 3.003 persone sono state inserite nei Centri provinciali di istruzione per gli adulti. Complessivamente, le scuole che hanno accolto alunni ucraini sono 4.912 e raccontano storie di solidarietà e amicizia. Come quella vissuta all’istituto paritario “Freud” di Milano, che ha inserito otto studenti (sei ragazze e due maschi) tra i 14 e i 17 anni, provenienti da Mariupol, dal Donbass e da Kiev. L’inserimento scolastico è avvenuto tramite la Fondazione Sant’Ambrogio, una onlus del terzo settore. «Non potevamo rimanere indifferenti all’immane tragedia dovuta all’invasione della Russia – spiega Daniele Nappo, direttore dell’istituto Freud che ha coordinato il “Progetto adozione” –. Abbiamo accolto questi ragazzi spaventati, frastornati, costretti a un esodo non voluto. Non è giusto che debbano soffrire e che il loro futuro sia compromesso. Ed è per questo motivo che potranno fare tutto il percorso delle superiori nella speranza che il loro futuro sia migliore del presente. Sono ragazzi innocenti come tutti, non meritano il dolore e di essere abbandonati». A Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, la scuola primaria “Tancredi” ha accolto Oleksander e Glib, due fratellini di 8 e 9 anni, che, dopo l’orrore dei bombardamenti, hanno ritrovato la serenità in questo angolo di Gargano. In questi mesi, le insegnanti hanno utilizzando tutti i mezzi tecnologici a disposizione per superare la barriera linguistica. E, grazie anche all’aiuto di tutta la comunità cittadina, hanno fornito ai due fratellini tutto il materiale necessario agli studi.
Lo stesso hanno fatto insegnanti e alunni dell’Istituto comprensivo 1 di Chieti, dove sono stati inseriti Anastasia e Nikita, di 5 anni, Maxim, di 9 e Danilo, di 11. Oltre a piani di apprendimento personalizzati, la scuola ha attivato una collaborazione con l’università di Chieti e Pescara, che ha messo a disposizione tirocinanti come mediatori linguistici e culturali. Di grande aiuto è stata, infine, la chiesa ortodossa di Chieti, che ha messo a disposizione dell’Istituto scolastico due volontarie ucraine con lo scopo di ottimizzare il sistema di integrazione sociale e culturale, dando anche alle famiglie esuli tutto l’aiuto di cui avevano bisogno. (Paolo Ferrario - Avvenire)
Card. Zuppi: mai abituarsi alla violenza
Roma -«Non possiamo abituarci alla violenza». È uno dei passaggi dell’intervista concessa dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, a “Live In” programma di Sky Tg24. Questi 100 giorni di guerra in Ucraina – ha detto il porporato – «ci hanno insegnato che dobbiamo avere dei luoghi dove si compongono i conflitti ». Come accadde in passato «dove le diverse nazioni cercavano di intendersi». Da Zuppi anche una riflessione sui possibili scenari futuri del conflitto. «Il rischio vero è che a un certo punto si arrivi come nel Donbass. La guerra non è mai a bassa intensità». Infatti «sono passati 100 giorni e per noi è come se fosse il primo. Dobbiamo avere paura che l’incendio possa svilupparsi» e poi fare in modo di «spegnerlo ». Il presidente della Cei si è quindi soffermato sull’ostilità di frange di cattolici verso il Papa. Deriva da «approcci ideologici e dal dimenticare che siamo figli di un’unica Madre – ha continuato Zuppi –. La Madre la si ama sempre». Per questo «dobbiamo sempre amare e difendere la Chiesa e renderla migliore».