27 Luglio 2022 - Venezia - Giorno di festa al Luna Park di Cavallino-Treporti del Patriarcato di Venezia. Questa mattina presso la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Elisabetta le famiglie lunaparchiste si sono ritrovate per celebrare i sacramenti per i loro figli. Don Mirko Dalla Torre, responsabile Migrantes del Triveneto per la pastorale dei fieranti e dei circensi, che ha presieduto la Santa Messa, nell’omelia ha ricordato ai ragazzi di saper “…trovare in Gesù il vero tesoro della vita e diventare voi stessi tesoro per tutti coloro che incontrate, in modo particolare nelle piazze dove sostate con le attrazioni”. La formazione catechetica dei ragazzi avvenuta tra le carovane in queste calde mattine estive, è stata seguita dalla catechista Alessandra, da anni impegnata nella catechesi parrocchiale. “È stata un’esperienza nuova ed entusiasmante lavorare con i ragazzi del Luna Park; in loro ho colto interesse e passione", ha detto la catechista che continuerà in queste settimane a seguire nel cammino di fede i giovani lunaparchisti. Alla Celebrazione Eucaristica erano presenti Flaviano e Monica Ravelli, della diocesi di Adria-Rovigo, membri della Consulta nazionale dello Spettacolo Viaggiante della Fondazione Migrantes.
Primo Piano
Migranti climatici: cresce l’allarme per i bambini
27 Luglio 2022 - Roma - Circa 10 milioni di bambini sono stati sfollati nel 2020 in seguito a shock di natura meteorologica. È la denuncia di Unicef e Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che con la Georgetown University e l’Università delle Nazioni Unite hanno lanciato nuove linee guida per proteggere, includere e promuovere l’empowerment dei bambini migranti nel contesto del cambiamento climatico. I principi guida affrontano le vulnerabilità dei bambini che si spostano sia all’interno dei Paesi sia attraverso le frontiere, spinti dagli impatti negativi dei cambiamenti climatici. Si basano su convenzioni internazionali e puntano a fornire a governi, organizzazioni e gruppi della società civile un fondamento per costruire politiche che tutelino i diritti dei più piccoli. I bambini sfollati, a causa delle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare, degli uragani, degli incendi e della perdita di coltivazioni, «sono esposti — dichiara Catherine Russell, direttore generale dell’Unicef — a maggiori rischi di abuso, tratta e sfruttamento», hanno l’alta probabilità «di perdere l’accesso all’istruzione e a cure mediche», sono più frequentemente costretti «a matrimoni precoci e lavoro minorile». Le «esigenze e aspirazioni» di questi bambini «sono ancora trascurate nei dibattiti politici», evidenzia António Vitorino, direttore generale dell’Oim. Si tratta, precisa, di «una sfida immensa che dobbiamo affrontare ora»
Migranti: oltre 35mila gli arrivi da gennaio sulle coste italiane
27 Luglio 2022 - Roma - Sono 36.773 i migranti giunti sulle coste italiane, via mare, dall’inizio dell’anno. Raffiche di arrivi negli ultimi giorni in particolare, con 1.561 persone arrivate in un solo giorno, tra Sicilia e Calabria, domenica scorsa, 24 luglio. Dall’inizio dell’anno sono stati 10.465 i migranti intercettati e riportati in Libia, 176 sono morti e altri 634 sono scomparsi nel 2022, secondo l’Oim.
Stranieri: Corte Costituzionale, “la morte del coniuge non può impedire l’acquisizione della cittadinanza”
26 Luglio 2022 -
Roma - Lo straniero (o l’apolide) che, in conseguenza del matrimonio con un cittadino italiano, abbia maturato i requisiti legali per chiedere la cittadinanza, non può vedersi negare il relativo provvedimento a causa della morte del coniuge verificatasi nel corso del procedimento per il riconoscimento del suo diritto. È quanto si legge nella sentenza n. 195 depositata oggi (redattrice la giudice Emanuela Navarretta), con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 “nella parte in cui non esclude, dal novero delle cause ostative al riconoscimento del diritto di cittadinanza, la morte del coniuge del richiedente, sopravvenuta in pendenza dei termini previsti per la conclusione del procedimento di cui al successivo articolo 7, comma 1”.
Come spiega una nota dell’Ufficio comunicazione e stampa della Corte Costituzionale, nella motivazione della sentenza, la Consulta ha spiegato che è intrinsecamente irragionevole e, dunque, in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, negare la cittadinanza allo straniero (o all’apolide) sposato con un cittadino italiano ma rimasto vedovo dopo aver presentato l’istanza e prima della definizione del relativo procedimento. La morte è infatti un evento del tutto indipendente sia dalla sfera di controllo del richiedente sia dalla ragion d’essere dell’attribuzione della cittadinanza.
Per la Corte, infatti, “la morte, pur se scioglie il vincolo matrimoniale, non fa venire meno, tuttavia, la pienezza delle tutele, privatistiche e pubblicistiche, fondate sull’aver fatto parte di una comunità familiare, basata sulla solidarietà coniugale, e dunque non può inibire la spettanza di un diritto sostenuto dai relativi presupposti costitutivi”; tale è il diritto a ottenere la cittadinanza qualora siano maturati i prescritti requisiti di durata del matrimonio: due anni, se i coniugi risiedono in Italia, tre anni se risiedono all’estero, con un dimezzamento dei termini in presenza di figli. “La norma che, dopo il decorso di questo periodo di tempo e dopo la presentazione dell’istanza di cittadinanza, ne inibisce il riconoscimento a causa dello scioglimento del vincolo matrimoniale derivante, durante il procedimento amministrativo, dalla morte del coniuge, è, dunque, del tutto irragionevole – conclude la Consulta – e risulta totalmente estranea anche all’esigenza di evitare possibili utilizzi strumentali del matrimonio”.
Migranti: Ue, in contatto con Paesi per ricollocamenti
26 Luglio 2022 - Bruxelles - La Commissione europea sta lavorando "con gli Stati membri interessati per l'attuazione del meccanismo di solidarietà" volontaria sui migranti . Lo ha detto la portavoce Ue, Anitta Hipper, rispondendo a una domanda sugli sbarchi di questo fine settimana sulle coste dell'Italia. "Il ruolo della Commissione è di coordinare il meccanismo di solidarietà" e "la dichiarazione di solidarietà, adottata il 22 giugno scorso" da 13 Paesi membri, rappresenta "il primo passo della progressiva attuazione del nuovo Patto" sulla migrazione, ha evidenziato la portavoce.
Mons. Perego: sbarchi, segno di un mondo povero in movimento
26 Luglio 2022 - Roma - Continuano, anche in questa calda estate, gli sbarchi di persone e famiglie dell’Africa, dell’Asia e
del Medio Oriente a Lampedusa, sulle coste siciliane e su altre coste del nostro Sud, e continuano i
morti. I nostri vicini, dalle altre coste dello stesso Mare Mediterraneo non si rassegnano a vivere in
situazione di guerra, di povertà di persecuzione, o in campi lager, ma si sono messi in cammino.
A muoverli talora è la rabbia di essere vittime di Governi che investono più in armi che in salute e
scuola, di multinazionali che sfruttano le loro terre, ma anche il desiderio di nuove situazioni di
pace e di lavoro per costruire un futuro migliore. Per questo, gli sbarchi continueranno.
Cosa fare? Anzitutto, non smobilitare, ma continuare e rafforzare a livello europeo la sicurezza nel
Mediterraneo, tutelando chi si trova in mare. Inoltre, si dovrà investire nell’adeguamento e nella
sicurezza dei porti importanti per gli arrivi dei migranti, oltre che in personale necessario per
l’accompagnamento e la mediazione culturale, la tutela sanitaria. La Tutela di queste persone è la
prima parola d’ordine, nel segno del rispetto della dignità di ogni persona. Viene successivamente
l’identificazione e la valutazione se una persona abbia diritto a una forma di protezione
internazionale, come i tanti minori, le donne in gravidanza, i malati, le vittime della tratta, le
persone che provengono da situazioni di guerra o da disastri ambientali o da persecuzioni politiche
o religiose. Chi non ha diritto a una forma di protezione internazionale ha comunque il diritto ad
essere ascoltato, a una cura e al rispetto, prima del rimpatrio, laddove esistono accordi con i Paesi di
provenienza come ad esempio per i tunisini. Un secondo impegno è quello di investire in
cooperazione e sviluppo. Oggi l’emergenza ha anzitutto un nome: la povertà, la fame e la sete, le
guerre di un Continente come l’Africa al di là del Mediterraneo. La drammatica mobilità delle
persone, destinata ad aumentare nei prossimi anni, potrà essere gestita solo con grossi investimenti
non in armi e in progetti di sfruttamento di queste terre, ma in azioni diplomatiche di mediazioni
dei conflitti, in investimenti in cooperazione allo sviluppo, nel condono del debito estero dei Paesi
più poveri, valorizzando anche il cammino migratorio di persone e famiglie come risorsa economica
e sociale nel continente europeo, destinato nei prossimi anni – causa la denatalità – a dover far
conto su imprenditorialità e manodopera di immigrati. Dall’Europa, la casa comune, sarà
indispensabile, poi, che arrivino nuovi segnali di una consapevolezza e responsabilità politica
comune: dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo condivisa
concretamente in maniera proporzionale dagli Stati membri; della valorizzazione delle migrazioni,
con un’attenzione particolare alla mobilità delle persone, alla tutela di chi chiede una protezione
internazionale, allo scambio di buone prassi. Ogni caduta in letture culturali, sociali e politiche delle
migrazioni viziate da pregiudizi che alimentano conflittualità, soprattutto con le elezioni alle porte,
continuano a generare violenze e morti, minano le nostre città, tradiscono la democrazia e non
costruiscono il futuro insieme. (mons. Gian Carlo Perego - Presidente Cemi e Fondazione Migrantes)
Il testo è stato pubblicato sul sito www.famigliacristiana.it
Corridoio umanitario per 300 afghani
26 Luglio 2022 - Roma - I primi nove afghani sono arrivati ieri a Fiumicino con un volo da Teheran, altri 200 sbarcheranno sempre a Roma provenienti da Islamabad domani e il giorno dopo toccherà ad un terzo gruppo, anche quest’ultimo in partenza dalla capitale iraniana: in tutto 300 persone che arriveranno nel nostro paese grazie al Protocollo d’intesa che vede da un lato il coinvolgimento di Viminale e Farnesina, dall’altro quello della Comunità di Sant’Egidio, della Cei, della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, della Tavola Valdese e dell’Arci, in collaborazione con Acnur, Oim e Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà).
Scalabriniane: è morta sr. Manuela Simoes
25 Luglio 2022 -
Roma - E' scomparsa ieri sr. Manuela Simoes, religiosa scalabriana e molto attiva a fianco dei migranti. Sr. Simoens ha guidato l'Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Lamezia Terme e ha lavorato con l'ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Calabria-Bova, "lasciando - ricorda la diocesi lametina - a quanti hanno avuto il dono di conoscerla e di collaborare con lei, la testimonianza di una vita offerta a Dio e ai fratelli”. “In un periodo segnato dall’intensificarsi dei flussi migratori anche nella nostra città, in particolare nel periodo dell’emergenza nord-Africa, nel sorriso di suor Manuela donne, uomini, giovani e bambini giunti a Lamezia Terme e nel comprensorio hanno visto il ‘sorriso evangelico’ di chi, in nome di Cristo, apre la porta e spalanca le braccia sempre, a chi ha fame di amore, di speranza, di riscatto”, prosegue la nota, nella quale si sottolinea che “tutti ricordano il suo lavoro instancabile e professionale, il calore dei rapporti umani, la sempre pronta disponibilità per gli altri”. “La nostra Chiesa diocesana e la nostra città, insieme agli operatori e ai volontari che più strettamente hanno collaborato con lei, insieme alle sorelle e ai fratelli che oggi sono pienamente inseriti nella nostra comunità anche grazie al suo lavoro, oggi esprimono gratitudine al Signore per la sua vita e il suo servizio”. “Il nostro vescovo Serafino Parisi – concludono dalla diocesi – porge le condoglianze alla sua congregazione e la ringrazia per il suo servizio alla Chiesa degli ultimi. Ci uniamo alla preghiera delle sue consorelle scalabriniane perché il Signore possa accogliere suor Manuela con quel ‘venite benedetti dal Padre mio’, riservato a quanti, nel nome di Cristo, aprono la porta agli stranieri e agli ultimi di ogni tempo e di ogni luogo”. Durante gli anni di servizio nella comunità di Reggio Calabria - sottolinea la Migrantes di Messina- Lipari-S. Lucia del Mela. -avuto modo di conoscerla e apprezzarla per il suo impegno con i migranti e l’amore per la famiglia religiosa". "Siamo grati a Dio - sottolinea p. Gabriele Bentoglio, direttore Migrantes di Reggio Calabria-Bova - per averla donata al Centro Ascolto della parrocchia di Sant'Agostino di Reggio Calabria - negli anni in cui ha servito donne e uomini, bambini e anziani con amore materno e totale dedizione, nello spirito missionario del Beato Giovanni Battista Scalabrini". Nel giorno ottavo della sua dipartita, domenica prossima, 31 luglio, alle ore 18,30, una messa di suffragio si terrà nella parrocchia reggina.
La Fondazione Migrantes ricorda la figura di sr. Manuela e delle sua famiglia religiosa a fianco dei migranti e delle attività della Migrantes e esprime le condoglianze alla superiora generale delle scalabriniane, sr. Neusa de Fatima Mariana e alla Provinciale sr. Milva Caro e alla consorelle scalabriniana.
Rom e sinti: è morta sr. Mercedes Amostegui
25 Luglio 2022 - Roma - Si è spenta ieri suor Mercedes Amostegui delle Suore Francescane Missionarie di Maria. E’ morta a Pamplona, in Spagna, dove era nata. Intenso nella sua vita l’impegno pastorale a fianco dei rom e sinti e molto vicina all’attività della Fondazione Migrantes insieme all’impegno delle sue consorelle.
“Noi della Comunità di Sant’Egidio abbiamo conosciuto a Roma le suore Francescane Missionarie di Maria, quando erano accampate nel quartiere di Tor Bella Monaca, all’inizio degli anni Ottanta. Le Suore si fermavano spesso con i Sinti e con alcuni Rom Xoraxane, condividendo in modo semplice e concreto la loro vita quotidiana, vivendo con loro nell’ascolto e nella condivisione”, ricorda oggi Susanna Placidi della Comunità di Sant’Egidio. Stare con gli zingari - diceva sr. Mercede durante sun convegno, nel 1990 promosso dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti – “è una risposta al Vangelo che viviamo come Missionarie, pronte ad andare ovunque e a tutti per annunciare la salvezza, siamo inviate come priorità a coloro ai quali Cristo non è rivelato e a coloro tra i quali la Chiesa è meno presente… Desideriamo porci sulla linea dell’’Ultimo’ tentando di concretizzare la Parola: ‘Ultimo tra gli ultimi’, vivendo in carovana con la presenza di Cristo Eucarestia. Per noi l’evangelizzazione è fuori del tempo, fuori da schemi, fuori da programmi, essere Chiesa in mezzo ai Rom, cogliendo le occasioni offerte dalla vita quotidiana perché possano conoscere Dio e la sua Provvidenza che salva. Stabilire soprattutto un’amicizia nell’ascolto. Giorno per giorno in una dimensione di Fede che è Luce, Faro, forza alla nostra vita insignificante, ma cristianamente vera”.
“Ricordiamo – ci dice Susanna Placidi - con affetto tanti momenti vissuti insieme di preghiera e di amicizia con i Rom come quando Giovanni Paolo II venne a visitare i Rom accampati a Tor Bella Monaca, ma anche nei momenti bui degli sgomberi romani e nelle messe di Natale con i Sinti nei quartieri della periferia romana”, insieme a don Matteo Zuppi, oggi arcivescovo di Bologna, cardinale e presidente della Cei: “una presenza sempre vicina, silenziosa e attenta ai piccoli, fedele al Vangelo e pronta all’amicizia e all’ascolto. La accompagniamo con la nostra preghiera, che il Signore la accolga come donna di fede, appassionata al popolo Rom e Sinto, riposi in pace”. La Fondazione Migrantes ricorda questo impegno di sr. Mercedes e la affida al Padre ringraziando il Signore “per avercela donata” e come esempio di vicinanza a chi è più povero ed indifeso. La storia di Arjan: una gioventù in fuga dalla sua terra, tornato a casa per una vita di fede
25 Luglio 2022 - Andria - La fuga dalla propria terra è un tema caro. A latitudini diverse, per motivazioni altrettanto diverse, in tanti sono costretti a “fare le valigie”, almeno chi ne possiede una, per lasciare il proprio nido e sfidare la sorte altrove. Che siano di necessità di sopravvivenza, come purtroppo accade per sempre più migranti dei paesi africani, asiatici, europei in passato dilaniati da guerra e povertà, che sia per dissonanza rispetto ai propri obiettivi, la porta che si affaccia su un nuovo mondo si apre spesso, e talvolta non viene mai più riaperta dall’esterno.
A volte ci vuole altro rispetto al costruire un sogno che viene portato poi, a distanza di tempo, nella terra natia. In diverse realtà nel continente africano la guerra è un fatto quotidiano, e la sua fine non è prevista in agenda. Allo stesso modo succede per fame e sete, abbandono e malnutrizione, clima e distruzioni dell’uomo. La volontà di tornare e l’occasione di farlo viaggiano su due linee parallele, ed è raro che una delle due prenda una direzione diversa.
Nonostante questo, fede e speranza non vanno mai perse, soprattutto per chi riesce a ricostruirsi altrove, senza mai perdere la ricchezza di ciò che è stato o ciò che si nasconde dentro di sé. È la storia di queste persone che regala al mondo una possibilità di riscatto, affinché l’essere umano riesca a condurre una vita di scelte sue, oltre che di costrizioni.
Commovente è l’esperienza di Arjan Dodaj, un ragazzo, all’epoca di 16 anni, costretto a lasciare l’Albania per venire in Italia, con il proposito di ripartire, o forse di cominciare davvero per la prima volta. Prima ancora di ciò che si nasconde dall’altra parte del ponte, è il viaggio a spaventare, perché può trasformarsi in una tragedia priva di voci, ma solo di numeri di una lista di chi non ce l’ha fatta. Quel viaggio Arjan l’ha compiuto in motoscafo, insieme ad altri giovani della sua stessa età, altri ancora più piccoli. È arrivato al largo della Puglia, passando la prima notte in un casolare diroccato. Da qui riceve un ordine, scambiato per consiglio, di camminare inesorabilmente seguendo i binari del treno.
Arjan cammina, si ferma solo per resistenza. Arriva a Cuneo, dove aveva dei conoscenti, e da qui cerca di iniziare, di mettere in circolo le sue aspirazioni di serenità. Lavora prima come giardiniere, poi come saldatore. Ma un giorno incontra il volto fraterno della Chiesa, da cui viene accolto a braccia aperte come fonte di ricchezza di un singolo per la comunità intera e, da quel momento, la linea della sua vita e quella della fede si incrociano e si fanno inseparabili. Riceve il battesimo, frequenta il seminario a Roma e nel 2003 riceve la consacrazione al sacerdozio, per le mani di Giovanni Paolo II.
Ogni vita può avere innumerevoli svolte, cambi di rotta, ostacoli da sormontare e gioie da coltivare. E il destino di Arjan, unito alla sua volontà, era quello di tornare nel luogo da cui tutto era partito, da cui lui era dovuto partire. Nel disegno di Dio c’è il ritorno nella terra natia, e il suo cuore rispondeva con lo stesso desiderio. Dapprima ritorna, nel 2021, come “sacerdote fidei donum” e, in seguito, come arcivescovo di Tirana-Durazzo. Ora conduce una quotidianità stabile nel suo paese, che intanto ha potuto iniziare ad accogliere e a riabbracciare, dopo essere stato obbligato a farsi lasciare. Vive e fa vivere di fede, circondato da una fonte inesauribile di speranza che oggi diventa ispirazione per chi, con lui, prega, e per chi conosce la sua storia. Ci sono voluti 29 anni da quel viaggio con poche aspettative nel mezzo dell’Adriatico, ma Arjan ora è sereno, la Chiesa rappresenta il suo porto sicuro.
Come dovrebbe accadere sempre più, la storia di un singolo deve diventare modello di comunità. Il passo ultimo si farà quando nessuno dovrà vivere nell’obbligo di andar via e nel rischio di non poter mai abbracciare casa una seconda volta. Arjan, per quanto appaia errato dirlo, fa parte di un circolo ristretto: ha potuto voltarsi indietro ed esistere nel luogo in cui aveva smesso di farlo. Per tanti invece non c’è un’opzione, ma un rischio che la sua terra non abbia più un volto, schiacciata dalle ipocrisie di un uomo che spesso perde il senso del sé e dell’altro.
Nell’opera di Gesù Cristo la pace non era una semplice condizione per l’esistenza di un popolo, ma l’elemento fondante della sua sopravvivenza. Se il viaggio è ricchezza, la Casa è il tetto dove ci sentiamo al sicuro, dove ogni insicurezza fa spazio alla certezza di un rifugio. Agli altri il dovere di rispettarlo. (don Geremia Acri – Migrantes Andria)
Assisi: il 4 ottobre sarà la Cei a offrire l’ olio a S. Francesco
23 Luglio 2022 - Assisi - Non sarà una regione, il prossimo 4 ottobre, festa di San Francesco d' Assisi, patrono d' Italia, ad offrire l' olio per la lampada votiva sulla tomba del Santo.
Quest' anno l' invito è stato rivolto alla Conferenza Episcopale Italiana. Lo ha annunciato il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi.
"Sarà un momento - ha spiegato il porporato - di gratitudine per quanti stanno aiutando il popolo italiano a far fronte agli effetti della pandemia. Sarà anche occasione per una preghiera speciale per l' Italia e per la pace".
Esagerare
25 Luglio 2022 - Milano - Darcy viene dal Burundi, la zia l’ha portato in Italia a 18 mesi per farlo curare. Ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, i medici parlano di una situazione cerebrale compromessa con una speranza di vita di pochi anni. La neurologa dice che ha bisogno di cure, ma soprattutto di affetto. Propone a suor Cecilia di prenderlo con sé a Monte Tauro, nella comunità della Piccola Famiglia dell’Assunta nata dal carisma di don Dossetti, sulle colline riminesi. Ogni membro della comunità accompagna una persona disabile come fosse suo figlio, in una simbiosi totale: si mangia, si dorme, si prega insieme, si costruisce un legame che porta a conoscersi in tutte le pieghe. Suor Cecilia racconta: «Quando ero giovane desideravo un grande amore, qualcosa di esagerato, che non conoscesse limiti. Non mi accontentavo di rapporti banali. In questi anni con Darcy ho capito che Dio sta esaudendo il mio desiderio, vivere un amore totalmente gratuito che travalica ogni ostacolo fisico e intellettivo. Proprio come quello di Gesù per l’uomo». Darcy oggi ha vent’anni, una scoliosi ha compromesso parte del polmone sinistro, la respirazione è faticosa. «Ma lui vive, mi guarda, sorride, comunica a suo modo con me, percepisce di essere una persona amata, dentro tutti i suoi limiti. Le sembra poco?» (Giorgio Paolucci)
Bari: laureato il primo studente rifugiato afghano
23 Luglio 2022 - Roma - Con una tesi di laurea in Lingua e traduzione portoghese dal titolo “L’Arte della Diversità: tradurre le culture lusofone”, si è laureato in Lingue e Culture per il Turismo e la Mediazione Internazionale, all’Università Aldo Moro di Bari, il primo studente rifugiato afghano, Komeil, 27 anni.
"Voglio continuare a studiare nell’ambito della mediazione e delle relazioni internazionali – dice Komeil –. Il mio sogno è di diventare ambasciatore. Per me l’Università è stato il luogo in cui mi sono sentito integrato, mi ha reso più forte e ho sentito la bellezza della diversità, e che mi ha aiutato a relazionarmi con il mondo esterno".
A settembre il Festival delle Migrazioni a Torino
22 Luglio 2022 - Torino - Il Festival delle Migrazioni torna a Torino per la sua quarta edizione dal 27 settembre al 2 ottobre 2022, che anche quest’anno si snoda in vari luoghi della città, tra l’ex Cimitero di San Pietro in Vincoli, la Scuola Holden, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, le sedi della Migrantes Torino e Valdocco e il Giardino Pellegrino a Borgo Dora. Il tema della migrazioni, affrontato nelle sue possibili declinazioni, sarà al centro della sei giorni tra dibattiti, proiezioni, incontri, spettacoli teatrali e concerti.
Apre il festival Cecilia Sala, giornalista e autrice del podcast Stories, attraverso il quale racconta una storia dal mondo ogni giorno, con un incontro sul rapporto tra guerra e informazione coordinato dal documentarista Davide Demichelis. Insieme a Emanuele Giordana, inviato di guerra, e Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, si traccerà una mappa dei conflitti aperti (e dimenticati). I cambiamenti climatici e la migrazione saranno al centro dell’appuntamento con Gabriele Proglio, autore e ricercatore di Storia contemporanea presso
l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. Il teatro si conferma vero e proprio cuore pulsante della kermesse: in scena, Alberto Boubakar Malanchino con il suo spettacolo Sid – Fin qui tutto bene, la storia di un ragazzo in carcere che si allena come boxeur, mentre il performer Rasid Nikolic porterà a Torino The Gipsy Marionettist. Sarà presente anche Francesca Farcomeni con il progetto teatrale Radio Ghetto, nato per raccontare in una modalità performativa l’esperienza vissuta all’interno dei ghetti dei braccianti agricoli. Spazio anche alla musica, con il concerto di Baba Sissoko.
Il festival dialoga anche con l’arte attraverso la mostra E coglieremo i saperi delle nostre resistenze, in corso alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Si tratta della prima personale in Italia della peruviana Daniela Ortiz: dipinti, ricami e installazioni per raccontare le Resistenze delle donne nei luoghi post bellici e coloniali. Fondazione Sandretto ospiterà inoltre uno degli spettacoli in
programma.
Confermato anche in questa edizione un appuntamento molto amato dal pubblico del Festival delle Migrazioni, quello della Cena delle cittadinanze: una lunga tavolata nel cortile di San Pietro in Vincoli sarà l’occasione per condividere il cibo portato da casa o i piatti proposti dalle cucine dal mondo presenti al festival, vivendo l’emozione di una cena tutti insieme.
Università Urbaniana: parte il corso in Religioni e Dialogo interreligioso
22 Luglio 2022 - Roma - La facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana di Roma propone per il biennio 2022 – 2024 il corso in Religioni e Dialogo interreligioso. Il corso di formazione è ispirato ai criteri interdisciplinari e transdisciplinari e propone un cammino di perfezionamento accademico finalizzato a presentare ed approfondire un aspetto ben specifico della verità cristiana. Le finalità del corso si basano su tre punti fondamentali: sviluppare competenze relative alla conoscenza specialistica nel campo delle grandi religioni dell’umanità e delle loro interconnessioni nei diversi contesti culturali; offrire una formazione qualificata al dialogo interreligioso, sia nei diversi contesti che nei singoli dialoghi tra le diverse religioni dell’umanità; assicurare specifiche competenze interreligiose e interculturali per fronteggiare le sfide e i mutamenti relativi al rapporto tra le religioni, le culture e la società, partendo dalle fonti per giungere agli sviluppi storico-culturali contemporanei.
Al corso possono iscriversi tutti coloro che sono in possesso di un titolo per l’accesso universitario del Paese di origine, o altro titolo universitario. Infatti è aperto agli studenti già in possesso di titoli universitari magistrali e di primo livello, agli insegnanti di religione cattolica e materie umanistiche, agli studenti con baccellierato in scienze religiose, agli studenti appartenenti a religioni diverse dal cristianesimo, ai missionari e operatori missionari. Ma è rivolto anche ai mediatori culturali inseriti nei centri di accoglienza, ai ricercatori universitari e operatori nell’ambito delle relazioni internazionali, ai responsabili di progetti educativi e formativi di sviluppo e integrazione, agli agenti pastorali, e ai membri di comunità di vita contemplativa. Il corso ha l’obiettivo di fornire a coloro che operano a livello internazionale una conoscenza adeguata delle principali religioni e di sviluppare competenze specifiche in ambito interreligioso e interculturale.
Il corso ha la durata di due anni accademici, divisi in quattro semestri; la lingua adottata è l’italiano, la modalità è mista, sia in presenza che a distanza. Le iscrizioni sono aperte dal 30 giugno al 30
settembre 2022. Per maggiori informazioni www.urbaniana.edu.
Studenti internazionali: una scuola dedicata a Giorgio La Pira in Angola
22 Luglio 2022 - Milano - Josè e Xavier sono due fratelli angolani che hanno avuto la fortuna di poter completare gli studi universitari in Italia. Hanno trovato un punto di riferimento nel Centro internazionale Giorgio La Pira di Firenze, dove hanno frequentato corsi di lingua italiana e attività formative e dove sono nate amicizie con giovani di culture diverse che hanno spalancato i loro orizzonti. Due anni fa il padre, appena andato in pensione, ha messo a disposizione la sua liquidazione: una bella somma, con cui avrebbero potuto permettersi molti lussi. Ma i due fratelli hanno deciso di usarli per costruire una scuola in Angola, che oggi è frequentata da 500 bambini. La retta è accessibile anche a famiglie che non hanno grandi disponibilità finanziarie, ai più indigenti vengono riservate borse di studio. La scuola è intitolata a Giorgio La Pira, in memoria di un personaggio legato alla storia del loro Paese, al continente africano, al sogno di promuovere l’incontro tra popoli e culture, e come debito di riconoscenza per l’accoglienza ricevuta a Firenze. Josè e Xavier, memori della loro storia, sono convinti che l’investimento più redditizio è l’educazione dei giovani. È la destinazione che hanno dato al denaro donato dal padre, è da lì che si può ripartire per dare alla loro terra un futuro migliore. (Giorgio Paolucci)
Vangelo Migrante: XVII Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 11,1-13)
21 Luglio 2022 - Gesù dedicava tempi prolungati alla preghiera. I discepoli lo ammiravano ma allo stesso tempo constatavano la loro incapacità di pregare. Di qui il desiderio di imparare a pregare: “Signore, insegnaci a pregare”.
Gesù accoglie la richiesta e insegna loro il Padre nostro. Non tanto la ripetizione di una formula (i discepoli ne conoscevano già molte) ma innanzitutto l’atteggiamento indispensabile ad ogni preghiera, il modo autentico per stare dinanzi a Dio; quello da cui scaturiscono tutte le forme di preghiera: l’ascolto, la richiesta di perdono, il ringraziamento e la lode, la domanda.
Padre: immette nel clima del rapporto tra padre e figlio. Padre è la parola che ci fa riconoscere Suoi figli e fratelli tra noi; libera dalla paura, dalla solitudine, dal rimorso, dal peccato, dal fallimento; è la certezza di essere amati anche quando crolla tutto il mondo attorno a noi, anche quando siamo noi a crollare.
Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno sono le cose più importanti da cercare e praticare. L’opera di santificazione del suo nome e la costruzione del suo regno, producono un atteggiamento interiore di grande serenità e, al contempo, la disponibilità a fare la propria parte, ad offrire una piccola ma importante collaborazione. Il Padre non abbandonerà mai questo suo compito: è all’altezza ed è sempre all’opera. Sappiamo già che il suo regno è destinato a compiersi in pienezza. Ma vuole farlo con chi prega!
Il pane, il perdono, le prove: Le tre domande che seguono danno concretezza alla fiducia nel Padre e all’impegno di collaborazione da parte dell’orante.
Il pane indica tutte le realtà indispensabili per vivere: il cibo, il vestito, la casa, ma anche il rispetto, l’amicizia, la stima… Chiederlo a Dio vuol dire riconoscere che il creato, la vita, la nostra esistenza dipendono da lui. Chiedere a Dio il pane vuol dire anche assumere le nostre responsabilità per guadagnarci, attraverso le nostre capacità e il nostro lavoro, il cibo e quanto serve per vivere in modo dignitoso. Per se stessi e per i fratelli.
I torti, le liti, le offese inevitabilmente avvelenano le relazioni tra gli uomini. Inutile sognare su questa terra un regno perfetto, dove tutto questo possa essere definitivamente superato. Esiste solo la strada del perdono per ristabilire la fraternità.
La domanda di non abbandonarci alla tentazione, di renderci forti nel tempo della prova indica soprattutto il pericolo di non fidarsi di Gesù nelle vicende della vita per lasciarsi guidare dai desideri superficiali e in apparenza capaci di promettere un grande piacere. L’interesse personale e il benessere immediato rischiano di diventare i criteri fondamentali che guidano l’esistenza: il ‘pane’ solo per sé e l’incapacità di perdonare sono in concreto le forme più comuni della tentazione.
Dopo le parole e gli atteggiamenti della preghiera, Gesù segnala con fermezza, attraverso due brevi parabole, la necessità di essere insistenti nella preghiera. La fiducia ostinata con la quale Gesù ci chiede di rivolgerci a Dio, ci ricorda che la preghiera non serve tanto per cambiare la realtà, ma per cambiare noi stessi. Bussare, chiedere, cercare, insistere non serve per spiegare meglio a Dio quello di cui abbiamo bisogno, ma per imparare a guardare la realtà con gli occhi di Dio.
Ecco spiegata la preghiera e la sua necessità: l’esercizio continuo della nostra conversione alla volontà di Dio. Una pratica laboriosa e faticosa. Ma non impossibile.
Dinanzi a un Dio che non sta certo a guardare e basta! (p. Gaetano Saracino)
Spettacolo Viaggiante: oggi mons. Pizziolo alle giostre di Oderzo
21 Luglio 2022 - Vittorio Veneto - E’ consuetudine che durante le antichissime fiere dedicate a Santa Maria Maddalena ad Oderzo, in provincia di Treviso, sosti un luna park con attrazioni per grandi e piccoli; anzi per la zona del trevigiano questa fiera estiva rappresenta spesso le novità delle nuove giostre.
Questa mattina, nello spazio dell’autoscontro della famiglia Carraro, il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, ha presieduto l’Eucarestia concelebrata insieme a direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi e responsabile regionale della pastorale per la gente dello spettacolo viaggiante, don Mirko Dalla Torre.
Il presule, nell’omelia, si è rivolto alle famiglie dello spettacolo viaggiante presenti auspicando che la ripartenza post-covid sia positiva per la gioia di tanti e per l’economia delle famiglie circensi e lunaparkiste molto provate negli ultimi due anni a causa della pandemia. Commentando il Vangelo del giorno il vescovo ha evidenziato che anche una giostra o un circo possono diventare una parabola attraverso la quale il Signora ci parla. E – ha detto mons. Pizziolo - ci parla della festa e della gioia nel seguire la via che il Signore ci indica.
La diocesi di Vittorio Veneto – dice a www.migrantesonline.it don Mirko Dalla Torre – in questo periodo si è molta impegnata nella cura e nella vicinanza concreta di coloro che sono stati presenti nel territorio, fermi senza poter esercitare la loro arte e il loro lavoro. (Raffaele Iaria)
Papa Francesco: il card. Lojudice guiderà anche la diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza
21 Luglio 2022 - Città del Vaticano - Il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino, è stato chiamato da papa Francesco a guidare anche la diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza unendo le due Sedi episcopali in "persona Episcopi".
Ordinato sacerdote il 6 maggio 1989 per la Diocesi di Roma nel 2015 è stato nominato vescovo ausiliare di Roma e il 6 maggio 2019 chiamato alla guida della diocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-
Montalcino. Nel Concistoro del 28 novembre 2020 è stato creato cardinale da papa Francesco. Oggi è anche membro del Dicastero per i Vescovi e all’interno della Cei fa parte della Commissione episcopale per le Migrazioni ed è delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Toscana. "Ringrazio il Santo Padre per avere voluto, ancora una volta, accordarmi la sua fiducia affidandomi questo nuovo servizio per la Chiesa di Montepulciano-Chiusi-Pienza che avrò la gioia di incontrare in occasione del mio ingresso in diocesi il prossimo 3 settembre", ha detto il porporato: "la Chiesa mi chiede di accogliere sotto la mia responsabilità un'altra comunità diocesana, la vostra anzi la 'nostra', quella di Montepulciano, Chiusi, Pienza", la cui storia "articolata, complessa" "ci dimostra l'intenso legame tra le nostre due diocesi". Al card. Lojudice gli auguri della Fondazione Migrantes per un proficuo ministero.
Dipartimento Usa: “quattro milioni di sfollati a rischio tratta”
21 Luglio 2022 - Washington - Gli ucraini in fuga dalla guerra rischiano di diventare vittime di tratta di esseri umani, perché «il 90% dei rifugiati sono donne e bambini», secondo il rapporto annuale sulla tratta di esseri umani del Dipartimento di Stato Usa. «Il rapporto di quest’anno è stato pubblicato nel mezzo di una crisi umanitaria senza precedenti – ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken –. L’insensata invasione russa dell’Ucraina e i suoi devastanti attacchi in tutto il Paese hanno causato dolore e sofferenza incredibili e hanno costretto milioni di cittadini ucraini a fuggire per mettersi al sicuro. Siamo profondamente preoccupati per i rischi di tratta di esseri umani che potrebbero dover affrontare sia gli sfollati all’interno del Paese, che quelli che fuggono dall’Ucraina, di cui circa il 90% sono donne e bambini». Secondo il rapporto, l’invasione su vasta scala ha costretto quattro milioni di persone a lasciare l’Ucraina nelle prime cinque settimane di guerra e ha spostato G quasi 6,5 milioni di persone all’interno dei suoi confini, per un totale di quasi un quarto della popolazione ucraina. Il rapporto fa riferimento anche alle valutazioni di funzionari del governo ucraino, secondo cui, a partire dalla fine di marzo 2022, le forze russe hanno trasferito migliaia di ucraini in Russia, di cui alcuni in aree remote. Secondo la stampa, molti di questi ucraini sono stati trasferiti con la forza. Questi cittadini sono altamente vulnerabili alla tratta di esseri umani, afferma il rapporto, evidenziando anche gli sforzi dei Paesi europei volti a proteggere i rifugiati ucraini da potenziali trafficanti di esseri umani. In particolare, in Austria, il cui confine è stato attraversato da 175.000 rifugiati nel marzo 2022, lo Stato ha finanziato campagne di informazione per i rifugiati, campagne educative per gli studenti delle scuole secondarie, programmi televisivi e volantini distribuiti nei loro luoghi di soggiorno. Campagne simili sono state condotte dai governi di Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Estonia e altri Paesi.