Primo Piano

Vangelo Migrante: XXXII Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 20,27-38)

3 Novembre 2022 - Dopo i farisei e gli scribi anche i sadducei sono avversari di Gesù. Aristocratici e conservatori in campo religioso e politico, conducevano una vita agiata. Ai loro occhi la fede nella resurrezione non era normativa, anzi doveva essere fermamente rifiutata. Presunzione e saccenteria stanno alla base della loro posizione teologica; ritengono, infatti, con una banale storiella di poter chiudere definitivamente tutti gli interrogativi relativi alla vita oltre la morte. Lo stravagante racconto secondo cui sette fratelli sposano in successione la stessa donna ha come unico obiettivo quello di screditare la fede nella risurrezione. Dal loro punto di vista, qualora si ammettesse la resurrezione, si avrebbe l’insolubile caso di una donna moglie di sette mariti. Il loro obiettivo non è certo quello di sapere chi sarà il marito di quella donna, ma quello di ridicolizzare e negare la risurrezione. Nel racconto, se da una parte stupisce la fermezza con cui negano la resurrezione, e la conseguente vita oltre la morte, dall’altra sono inequivocabili le parole di Gesù che smascherano le ragioni di tanta ostilità. Gesù, innanzitutto, rigetta il pregiudizio che la resurrezione sia semplicemente un rozzo prolungamento della vita terrena: “i figli di questo mondo prendono moglie e marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito”. La meta finale della speranza cristiana è la pienezza della vita dei figli di Dio: “infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio”. È proprio in forza di un’intima comunione con Dio che siamo strappati per sempre alla morte. E, quindi, si può rinunciare al matrimonio e agli affetti conseguenti per il regno di Dio, proprio perché questo mondo non è quello definitivo. Se con la morte finisse tutto sarebbe impensabile e assurdo rinunciarvi. Né deve sfuggire che solo i giusti sono giudicati degni della risurrezione per la vita: “quelli che sono giudicati degni”. Ora, i sadducei vivevano tenacemente aggrappati al presente e alle cose che si vedono, arrendendosi ad essere per sempre sconfitti dalla morte perché non disponibili a trasformare la loro vita e a renderla buona e giusta. Esiste una scintilla del divino deposta in noi. Ognuno deve però alimentarla, vivendo una vita buona e giusta. Non serve né negare la risurrezione e neppure limitarsi ad un vago desiderio di vita oltre la morte incapace di promuovere una vita buona. Gesù non intende dare informazioni precise sull’aldilà, sulle modalità della risurrezione, ma afferma in modo perentorio la fede nel Dio vivente capace di produrre opere buone in vita e più forte della morte stessa. Il desiderio di immortalità è ben espresso in un passaggio molto efficace tratto dai Demoni di Fedor Dostoevskij: “La mia immortalità è indispensabile perché Dio non vorrà commettere un’iniquità e spegnere del tutto il fuoco d’amore ch’egli ha acceso per lui nel mio cuore. […] Io ho cominciato ad amarlo e mi sono rallegrato del suo amore deposto in me come una scintilla divina. Come è possibile che Lui spenga me e la gioia e ci converta in zero? Se c’è Dio, anch’io sono immortale”. Il racconto è posto quasi al termine del cammino terreno di Gesù. Quello che ci consegna è decisivo: fidarsi di Dio in modo incondizionato, compiere ogni giorno la sua volontà e produrre frutti di bene e di giustizia, sostenuti dalla speranza certa di essere in cammino verso la vita piena e definitiva: una vita che certamente non deluderà. (p. Gaetano Saracino)  

Papa Francesco: prima della partenza per Bahrein ha incontrato tre famiglie di rifugiati dall’Ucraina

3 Novembre 2022 - Roma - Ha avuto inizio questa mattina il 39° Viaggio Apostolico Internazionale di Papa Francesco nel Regno del Bahrein in occasione del “Bahrain Forum for Dialogue: East and West for Human Coexistence”. Prima di lasciare Casa Santa Marta - informa la Sala Stampa della Santa Sede - il Pontefice ha incontrato tre famiglie di rifugiati dall’Ucraina, ospitati da famiglie italiane, accompagnati dal card. Konrad Krajewski, Prefetto del Dicastero per la Carità. Si tratta della moglie di un sacerdote ortodosso, con due figli con sé, uno di 18 anni e una di 14 anni, dalla regione di Kropyvnytskyi, a 150 km da Mykolaiv, mentre il marito con il figlio maggiorenne sono rimasti in Ucraina; di una mamma di 30 anni con due figlie di 4 e 7 anni scappate dalla regione di Zaporizhzhia, parzialmente occupata; e di una donna di 53 anni con un figlio di 13 anni, con disabilità grave, e la mamma di 73 anni, da Kyiv. Papa Francesco è atterrato alla Sakhir Air Base di Awali alle 16.36, le 14,36 in Italia. (R.Iaria)

Migrantes: martedì 8 novembre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

3 Novembre 2022 - Roma - Sarà presentato martedì 8 novembre, alle ore 10.00, a Roma, presso l’Auditorium “V. Bachelet” del The Church Palace (Via Aurelia, 481), la XVII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, della Fondazione Migrantes. L’incontro sarà aperto da un intervento introduttivo di mons. Francesco Savino, Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. A presentare nel dettaglio il Rapporto, la curatrice Delfina Licata. Seguiranno gli interventi di Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie; Paolo Masini, Presidente del Comitato di Indirizzo del Museo dell’Emigrazione Italiana e Claudio Visconti, Responsabile del Foyer Catholique Européan di Bruxelles. Le conclusioni saranno affidate al Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. A moderare i lavori la giornalista e conduttrice Rai, Monica Marangoni.    

Mar Egeo: sale a 21 morti il bilancio dei due naufragi

3 Novembre 2022 -

Roma - È di 21 morti il bilancio provvisorio dei due naufragi avvenuti in Grecia nelle ultime 48 ore. Lo annuncia la Guardia costiera greca, impegnata nelle ricerche di salvataggio dei migranti naufragati a largo delle isole di Evia e di Samos. Venti corpi sono stati rinvenuti ieri dalle motovedette della Guardia costiera greca al largo di Evia, dove martedì all’alba una barca a vela si è ribaltata a causa del maltempo. In base al racconto di dodici uomini sopravvissuti al naufragio, soccorsi dalle autorità greche, a bordo dell’imbarcazione viaggiavano circa 68 persone. Il bilancio provvisorio di un altro naufragio, avvenuto lunedì pomeriggio a largo dell’isola di Samos, è invece di un morto e sette dispersi. Continuano intanto le ricerche degli altri migranti dispersi dopo i due naufragi. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni, dall’inizio del 2022 ad oggi risultano morte o disperse nel Mediterraneo orientale 299 persone. Sono invece 1.765 le persone disperse o morte lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Navi ferme con migranti a bordo

3 Novembre 2022 -

Milano - Si consuma sul mare il primo scontro Italia-Germania. Al centro della querelle la nave Ong Humanity 1 con 179 persone a bordo e battente bandiera tedesca. Si tratta di una delle tre navi Ong “fermate” otto giorni fa dalla direttiva del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Abbiamo chiesto al governo italiano di prestare velocemente soccorso» : così il governo tedesco ha risposto alle autorità di Roma che si rifiutano di far sbarcare i migranti naufraghi soccorsi da “Humanity 1” perché si considera la nave sotto la competenza della Germania. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nei giorni scorsi ha accusato le Ong di «violare lo spirito delle norme» sul salvataggio in mare e lo sbarco a terra dei profughi, chiamando i governi che hanno concesso la bandiera alle navi di provvedere al recupero dei migranti. Le organizzazioni umanitarie hanno chiesto un porto di sbarco ai due Paesi “sicuri” più vicini: Italia e Malta. Ancora una volta, nessuna risposta. Con una nota divulgata da “ Il Cavallo e la Torre”, la trasmissione di Rai3 condotta da Marco Damilano, l’ambasciata tedesca a Roma è stata categorica, rivelando di avere reagito immediatamente alle richieste di Roma. «Il governo federale si legge - ha risposto per iscritto alla nota verbale del governo italiano esponendo la propria interpretazione del diritto». Per la Germania, che ribadisce una posizione già espressa in passato e convalidata anche dagli interventi della Corte europea per i diritti dell’uomo e da ripetuti pronunciamenti delle Nazioni Unite, «le organizzazioni civili impegnate nel salvataggio di migranti forniscono un importante contributo al salvataggio di vite umane nel Mediterraneo. Salvare persone in pericolo di vita è la cosa più importante ». Berlino si è messa direttamente in contatto con l’equipaggio e «secondo le informazioni fornite da Sos Humanity sulla nave “Humanity 1”, battente bandiera tedesca, attualmente ci sono 104 minori non accompagnati, molti di loro hanno bisogno di cure mediche. Abbiamo chiesto al governo italiano di prestare velocemente soccorso». In serata la replica di Roma: la Farnesina fa sapere di aver chiesto per iscritto all’Ambasciata di Berlino, d’intesa col Ministero dell’Interno, un quadro della situazione sulla nave in vista di eventuali decisioni: in particolare il governo italiano chiede di avere informazioni dettagliate sulle persone a bordo, le zone marine in cui la nave ha operato, la presenza di soggetti vulnerabili ed eventuali richieste di protezione internazionale, assicurando l’assistenza che si dovesse rendere necessaria.

«Qui dobbiamo ricordare che cos’è il diritto del mare, tante volte invocato a sproposito - sono le parole della premier Meloni diffuse ieri con le anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa -. Se tu incontri per caso in mare una barca in difficoltà, sei tenuto a salvare chi è a bordo. Ma se fai la spola tra le coste africane e l’Italia per traghettare migranti, violi apertamente il diritto del mare e la legislazione internazionale. Se poi una nave Ong batte bandiera, poniamo, tedesca, i casi sono due: o la Germania la riconosce e se ne fa carico o quella diventa una nave pirata». Per la premier «occorre il ripristino dell’operazione Sophia nata nel 2015, che nella terza fase, mai attuata, prevedeva di estirpare alla radice il sistema organizzativo del contrabbando di esseri umani, cioè quello che noi abbiamo sempre definito “blocco navale”».

Intanto continuano a tenersi alla larga dalle acque italiane tre navi umanitarie: la Humanity 1 sotto bandiera tedesca, Ocean Viking e Geo Barents (entrambe norvegesi), a bordo complessivamente 985 migranti soccorsi in mare. «Ci sono tanti bambini e c’è chi ha bisogno di cure immediate», premono le Ong. Tra nuovi soccorsi e arrivi sull’isola di Lampedusa (anche un neonato con problemi respiratori e quattro donne ustionate) c’è l’ennesimo allarme che arriva dal mare: secondo Alarm Phone un’imbarcazione con circa 300 persone a bordo è da oltre quattro giorni in mare e si trova in zona Sar italiana. A bordo, tra gli altri, persone disidratate e bambini. « Nel corso del nostro ultimo contatto – scrive la Ong abbiamo visto che sono in Sar italiana. Abbiamo condiviso con le autorità le nostre informazioni ». (Daniela Fassini - Avvenire)

Torna lo spot Cei sul sostegno alla missione dei preti diocesani

2 Novembre 2022 - Testimoni del Vangelo, ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa. Sono i nostri sacerdoti che si dedicano a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti e si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Le Offerte rappresentano un modo per esprimere il nostro grazie a coloro che non solo rispondono alle molte emergenze innescate dalle crisi sociali ed economiche, ma sostengono quotidianamente i propri fratelli in difficoltà. I nostri preti, infatti, sono sempre al nostro fianco ma anche noi possiamo far sentire loro la nostra vicinanza. #UNITIPOSSIAMO è l’hashtag della nuova campagna della Conferenza Episcopale Italiana che intende sensibilizzare i fedeli e si sofferma sul valore della donazione. I sacerdoti non sono i soli protagonisti, ma condividono questo ruolo con l’intera comunità. “La campagna 2022 fa perno sulla comunità e sul suo valore nella società. Abbiamo pensato che fosse giusto ed efficace dare spazio e visibilità - spiega il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni - non solo ai sacerdoti ma anche a quelle realtà che, grazie ai propri pastori, sono sempre più unite nei valori cristiani, e che senza il loro prezioso punto di riferimento non potrebbero sopravvivere. Lo spot ruota intorno al concetto dell’unione e degli obiettivi che si possono raggiungere insieme.”  Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Conferenza Episcopale Italiana https://www.unitineldono.it/unitipossiamo/, on air da novembre, si snoda tra spot tv, radio, web, stampa e racconta, attraverso scorci di vita quotidiana, il ruolo chiave della “comunità”: dalle attività del doposcuola alle partite di calcio nell’oratorio, dall’impegno dei volontari a quello degli anziani, dall’assistenza all’ascolto dei più bisognosi. Comunità che sono vere e proprie protagoniste, motori delle numerose attività, coese intorno al proprio parroco, un amico cui rivolgersi nel momento del bisogno e con cui condividere i momenti importanti della propria vita. “Ogni offerta destinata al sostentamento dei sacerdoti è il segno tangibile della vicinanza dei fedeli, un mezzo per raggiungere tutti i preti, dal più lontano al nostro, e gli dà energia per continuare a svolgere la loro missione – aggiunge Monzio Compagnoni –. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”.  Non solo video ma anche carta stampata. “Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti” o “Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti” sono alcuni dei messaggi incisivi al centro della campagna stampa, pianificata su testate cattoliche e generaliste, che ricorda nuovamente i valori dell’unione e della condivisione. Sono posti dove si cerca un aiuto, un sorriso, una mano, un’opportunità, o, semplicemente un amico. “Sono i posti dove ci sentiamo parte di una comunità”. Sul web e sui social sono previste alcune pillole video “Perché dono”, brevi filmati in cui alcuni donatori spiegano il perché della loro scelta di sostenere i sacerdoti e il rilievo che questi assumono nelle loro vite. Giovani, adulti, anziani con l’obiettivo comune di contribuire a sostenere i nostri preti, figure umili ma straordinarie. A supporto della nuova campagna anche la pagina https://www.unitineldono.it/dona-ora/ in cui sono indicate le modalità per le donazioni. Le Offerte per i sacerdoti, diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, sono espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani. Dal proprio parroco al più lontano. L’Offerta è nata come strumento per dare alle parrocchie più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, nel quadro della ‘Chiesa-comunione’ delineata dal Concilio Vaticano II. Le donazioni vanno ad integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni sacerdote infatti può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il proprio sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante. In questo modo, nella maggior parte delle parrocchie italiane, che contano meno di 5 mila abitanti, ai parroci mancherebbe il necessario. Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Da oltre 30 anni, infatti, questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento. Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e circa 3.000, ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo. Per maggiori informazioni: https://www.unitineldono.it/ https://www.facebook.com/unitineldono https://twitter.com/Uniti_nel_dono https://www.instagram.com/unitineldono/ https://www.youtube.com/unitineldono

Papa Francesco: “a inizio febbraio andrò in Congo e Sud Sudan

2 Novembre 2022 - Città del Vaticano - Alla vigilia del viaggio apostolico che lo porterà da domani a domenica in Barhein, papa Francesco annuncia il suo prossimo viaggio internazionale. Lo ha fatto intervenendo nell’evento online “Builiding bridges” (costruire ponti) in cui ha dialogato con studenti delle università africane. Rispondendo a una domanda, papa Francesco ha preannunciato che, dopo aver annullato il viaggio nei mesi scorsi a causa del dolore al ginocchio, andrà in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan "a inizio febbraio". "Il medico me l’aveva vietato, ora riesco a camminare, col bastone ma ci riesco", ha sottolineato il Pontefice.

Naufragio nell’ Egeo: decine di dispersi

2 Novembre 2022 - Milano - É di almeno 60 vittime o dispersi il bilancio dell' ultima tragedia dell' immigrazione che si è consumata nell' Egeo, fra la Turchia e le isole greche. Una barca a vela su cui stavano viaggiando circa 68 migranti, salpata dalla Turchia, è naufragata nelle prime ore di ieri mattina nello stretto di Kafireas, tra le isole di Andros e Evia. Lo riporta la Guardia costiera greca, impegnata nelle operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti. Nove uomini che si erano inizialmente messi in salvo su un isolotto sono stati soccorsi dalle autorità greche, ma in base ai racconti dei sopravvissuti sull' imbarcazione avrebbero viaggiato almeno 68 persone. Intanto proseguono le ricerche di almeno 8 persone dopo un altro naufragio avvenuto lunedì pomeriggio a largo dell' isola di Samos. Intanto, mentre il Viminale tiene alla larga le tre navi Ong con a bordo complessivamente quasi mille persone (tra cui oltre 200 minori), i guardacoste italiane non stanno a guardare. Dopo l' Sos lanciato da Alarm Phone e il timore di un nuovo, ennesimo naufragio, ecco l' intervento di salvataggio al largo della Sicilia. Due motovedette - una della Guardia costiera e una della Guardia di Finanza, oltre al "Rio Arlanza" pattugliatore della Guardia Civil spagnola in servizio per Frontex - sono intervenute a circa 40 miglia ad est dalle coste siciliane per soccorrere un motopesca con a bordo 383 persone. La motovedetta Cp322 ne trasferirà 110 a Pozzallo. Altre due imbarcazioni sono invece dirette ad Augusta: la Cp 323 con 102 a bordo e la motovedetta della Guardia di Finanza che ne porta 83. La Rio Arlanza rientrerà a Catania con 88 persone messe in salvo. Un' operazione complessa che ha visto i mezzi navali collaborare dalle 16 di ieri pomeriggio quando hanno raggiunto il mezzo in difficoltà. Il barcone era stato segnalato poche ore prima «a rischio ribaltamento ». « Le persone a bordo dicono che la barca sta affondando e che sta entrando molta acqua. Le autorità sono informate e devono agire immediatamente» scriveva su Twitter la Ong. E sulle tre navi lasciate ancora in attesa di un porto sicuro interviene anche la Federazione internazionaledella Croce rossa che, in un appello congiunto con la Ong Sos Mediterranee (che con la nave Ocean Viking ha soccorso 234 migranti «che aspettano da undici giorni di sbarcare in un porto sicuro») «chiedono il rispetto del diritto marittimo e chiedono che venga trovata una soluzione immediata per il loro sbarco». Un appello che rilancia anche le richieste delle altre navi Ong: 572 migranti sono sulla Geo Barents di Medici senza frontiere, tra cui 66 minori; 179 sulla Humanity1, tra cui un bambino di 7 mesi e oltre 100 minori non accompagnati «che soffrono particolarmente dello stress psicologico». Complessivamente un migliaio che chiedono un porto sicuro. «Le persone soccorse sono totalmente esauste, disidratate, in difficoltà psichiche e alcune hanno bisogno di cure mediche immediate. Abbiamo fornito loro assistenza sanitaria e di primo soccorso psicologico, cibo e acqua, ma non possono più aspettare, questa incertezza rende la situazione insopportabile con lo stress che aumenta di giorno in giorno». « Hanno urgente bisogno di un porto sicuro » afferma Frido Herinckx, responsabile delle operazioni dell' Ifrc (I nternational federation of red cross, ndr). « Il diritto delle persone a sbarcare rapidamente in un luogo sicuro non può essere discusso. L' attuale blocco nel processo di sbarco a seguito di operazioni di ricerca e soccorso costituisce una grave violazione del diritto del mare». (Daniela Fassini - Avvenire)  

Viminale: 85.041 persone migranti sbarcate da inizio anno in Italia

31 Ottobre 2022 -
Roma - Sono 85.041 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato fornito oggi dal Ministero degli Interni. Di questi 16.699 sono di nazionalità tunisina (20%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (16.415, 19%), Bangladesh (11.845, 14%), Siria (6.090, 7%), Afghanistan (5.878, 7%), Costa d’Avorio (2.972, 4%), Guinea (2.478, 3%), Eritrea (1.925, 2%), Iran (1.909, 2%), Pakistan (1.882, 2%) a cui si aggiungono 16.948 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 9.9301 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 31 ottobre. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2021 sono stati 10.053, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 103.161 persone su tutto il territorio nazionale di cui 1.802 negli hot spot (1.563 in Sicilia e 239 in Puglia), 68.962 nei centri di accoglienza e 32.397 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (11%, in totale 11.407 persone), seguita da Emilia Romagna e Sicilia (10%), Lazio (9%), Piemonte (9%) e Toscana (7%).

Rom e Sinti: a Milano preghiera in memoria dei morti degli ultimi anni

31 Ottobre 2022 -

Milano - Una preghiera in memoria delle "nostre sorelle e dei nostri fratelli" rom e sinti morti negli ultimi anni a Milano. Promossa dalla Comunità di sant'Egidio e dal servizio della pastorale tra i rom sinti della diocesi ambrosiana  si svolgerà domani, 1 novembre, alle ore 19,00, nella Chiesa di San Bernardino alle monache.  Tra le tante storie che si ascolteranno alla preghiera, alcune colpiscono in maniera particolare. Saban, morta mentre cercava vestiti in un cassonetto; oppure Costel, ucciso dal fuoco nel tentativo di scaldarsi. Ancora la piccola Elena, affogata nella roggia dietro Chiaravalle, ed Emil, bruciato nel giorno del suo tredicesimo compleanno nel rogo della baracchina. Mariana, Liliana, Sunita e Cristian, portati via dalle malattie proprio mentre i loro figli, finalmente in casa e non più nei campi, iniziavano le scuole superiori. Durante la preghiera, i bambini depositeranno dei lumini all’altare mentre si ascolteranno i ricordi dei defunti, si leggerà un brano del Vangelo e il Padre Nostro sarà recitato in italiano e in lingua romanès. Tante delle morti di questi anni sono ingiuste e conseguenza della povertà. Spesso sono storie di bambini. Come Florentina, fulminata a 5 anni per la scarica elettrica ricevuta da un palo della luce. O Maria, neonata morta di freddo a Legnano. Eppure da alcune di queste tragedie sono nati grandi legami di affetto. 

Le Feste di Santi e Morti e la guerra

31 Ottobre 2022 - Questi giorni d’ingiustizia e di guerra, pieni zeppi del dolore e dei contrastanti sentimenti che ogni guerra scatena, sono diventati nello scorrere inesorabile del tempo anche i giorni che ci conducono alla Festa di tutti i Santi e al Ricordo dei Morti. Una consolazione per chi crede, un umanissimo richiamo per tanti, un monito potente per chi ha testa e cuore e non solo indifferenza o calcoli e non riduce la sua vita e l’intero mondo a una scacchiera di ruoli da affermare e di conti da regolare. In giorni così, è difficile non sentire in testa l’eco di un canto che ha ritmo e note di gioia, e che è nato nella sofferenza e dalla disperata speranza di uomini e donne resi schiavi da altri esseri umani. Un canto spiritual che molti amano e quasi tutti hanno cantato almeno una volta nella versione originale in inglese d’America o in qualche traduzione più o meno rimata. «Oh when the Saints go marching in: oh, Lord I want to be in that number, when the Saints go marching in…». «Quando i Santi arriveranno marciando: oh, Signore, vorrei essere parte di quel gruppo, quando i Santi arriveranno...». Sì, verrà il Giorno del giudizio, ma è anche adesso. E per questo ci sono cammino da fare, memoria da serbare, speranza da custodire e storia di cui essere parte con umiltà e decisione. Tutto questo ci riguarda, se vorremo salvare noi stessi e il tempo che stiamo vivendo, salvarlo e salvarci non in solitudine, ma insieme, secondo il disegno di Dio e secondo la ragione e il desiderio profondo di ogni donna e di ogni uomo. Sì, verrà il Giorno del giudizio, ma è anche in quest’ora. E perciò non ci sono pianti e rimpianti, ricordi e strappi personali e familiari davanti alle tombe e alle urne dei nostri cari che non si colleghino e non ci colleghino agli altri, ai fatti terribili che continuano a segnare la condizione umana, accumula no macerie d’odio e scavano fosse comuni e trincee come rughe sulla faccia della Terra. Di una cosa possiamo essere certi, e non ci dobbiamo stancare di ripeterla. Anche in questi giorni d’ingiustizia e di morte a causa della guerra che insanguina il mondo e che non possiamo non vedere e non temere nei territori d’Ucraina, proprio in questi giorni – giorni che si fondono ma non si confondono con quelli delle feste della nostra tradizione più semplice e sentita – ci sono santi che si sono messi in cammino e «arriveranno marciando». Uomini e donne che stanno facendo il bene anche nel grande male della guerra in nome di Dio e in nome dell’umanità. E ciò a cui loro danno carne e anima è assolutamente decisivo. Anche se le bombe cadute e le terribili Bombe minacciate fanno assai più rumore e continuano a fare strage di vita e di speranza. Per questo ogni morto conta e merita pietà e preghiera e strenuo impegno. Non sappiamo quando sarà il Giorno del giudizio, quello in cui «i Santi arriveranno marciando», ma possiamo capire che quel giorno comincia adesso e che ognuno di noi può fare qualcosa di essenziale, tessendo reti di rispetto e di pace e magari anche camminando in piazze di pace, perché la morte inflitta non diventi, ancora e ancora, prova e misura di disumanità. (Marco Tarquinio - Avvenire)

Questione di sguardo

31 Ottobre 2022 -

Città del Vaticano - Due sguardi che si cercano: da una parte Zaccheo che cerca il rabbi di Galilea; dall’altra Gesù che cerca il volto di quell’uomo su un albero di sicomoro. Non uno stinco di santo, il pubblicano Zaccheo di Gerico, capo dei pubblicani, degli esattori dei tributi che i giudei dovevano pagare ai romani; non godeva di buona fama nella sua città, tutti lo conoscevano e tutti ne avevano timore. I pubblicani spesso approfittavano della loro posizione per estorcere denaro alla gente e per questo erano considerati pubblici peccatori. Zaccheo si faceva vedere raramente in giro, ma quel giorno non poteva non uscire. La gente di Gerico – città antichissima con i suoi 8 o forse 9 mila anni di storia – si accalcava sulle strade per vedere Gesù, e lui voleva essere tra i primi a incontrarlo. Lui che con i soldi aveva sempre comperato tutto, quel giorno non riesce a conquistare la prima fila. Allora sale su un albero. Si sistema bene tra i rami e guarda, cerca il rabbi di Galilea che tutti vogliono toccare. Ha un posto privilegiato, ancora una volta. Lui vuole vedere, cercare quel volto, ma è Cristo che lo cerca, lo vede e gli dice: “Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

Che sorpresa: lui, un pubblicano, scelto tra tanti, forse, avrà pensato, proprio per il suo ruolo nella comunità. Anche per la gente di Gerico è una sorpresa: Cristo che predica bene ma razzola male, va a casa di un peccatore; parla di povertà e va a mangiare a casa del ricco ladro. Ma Cristo rompe il cerchio e va al di là gli schemi ovvi: d’altra parte, non ha detto che è venuto proprio per i peccatori? “Il figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”, leggiamo in Luca. Nei Vangeli, nella Bibbia si incontrano peccatori: Giacobbe, ad esempio, era un traditore, Pietro un pescatore irascibile; David un adultero, Giona un ateo, Paolo un persecutore dei cristiani. Zaccheo, il pubblicano, sente il bisogno di “cercare un altro sguardo”, dice Papa Francesco all’Angelus, e “aspetta qualcuno che lo liberi della sua condizione, moralmente bassa, che lo faccia uscire dalla palude in cui si trova”. Zaccheo, “piccolo di statura”, è sul sicomoro e Gesù lo cerca, gli dice di scendere, di aprire la sua casa; per vederlo deve alzare lo sguardo. Afferma Francesco: “Dio non ci ha guardato dall’alto per umiliarci e giudicarci; al contrario si è abbassato fino a lavarci i piedi, guardandoci dal basso e restituendoci dignità”. Questo incrocio di sguardi per il vescovo di Roma, riassume “l’intera storia della salvezza: l’umanità con le sue miserie cerca la redenzione, ma anzitutto Dio con misericordia cerca la creatura per salvarla”. Lo sguardo di Dio, afferma il Papa, “non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare. E se a volte ci sentiamo persone di bassa statura, non all’altezza delle sfide della vita e tanto meno del Vangelo, impantanati nei problemi e nei peccati, Gesù ci guarda sempre con amore; come con Zaccheo ci viene incontro, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, viene a casa nostra”. L’invito di Francesco è duplice: da un lato chiede di guardare noi stessi e di cercare l’incontro con Gesù quando ci sentiamo inadeguati e ci rassegniamo; dall’altro, ci chiede quale “sguardo abbiamo verso coloro che hanno sbagliato e faticano a rialzarsi dalla polvere dei loro errori? È uno sguardo dall’alto, che giudica, disprezza, che esclude?”. Per il Papa “è lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi. Ma noi cristiani dobbiamo avere lo sguardo di Cristo, che abbraccia dal basso, che cerca chi è perduto, con compassione”. Questo è lo sguardo della Chiesa. Angelus nel quale Francesco, dopo la recita della preghiera mariana, ha parole per condannare l’attentato terroristico che a Mogadiscio ha ucciso più di cento persone, tra cui molti bambini: “Dio converta i cuori dei violenti”. Prega ancora, per le centinaia di vittime, soprattutto giovani, mentre, nella notte di Seul, festeggiavano lungo le strade della città. E prega sempre per la “martoriata Ucraina. Preghiamo per la pace, non ci stanchiamo di farlo”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Se Dio è bontà e misericordia infinita, come può esistere l’inferno, una condanna senza fine?

28 Ottobre 2022 - La terribile realtà dell’inferno e la sua eternità fanno certamente paura. Si è cercato di metterle in dubbio, ma i testi biblici sono inequivocabili e altrettanto chiaro è l’insegnamento costante della Chiesa. Oggi per ovviare a questo imbarazzo, dovuto alla forte secolarizzazione del pensiero occidentale, la predicazione sulle realtà escatologiche si è ridotta ai minimi termini. Parlare dell’inferno è poco di moda, poco attraente, addirittura secondo alcuni controproducente. Ebbene questo modo nichilista e superficiale di affrontare il tema è assai pericoloso. L’esistenza dell’inferno fa parte del credo cristiano ed è parte integrante della rivelazione, si tratta di saper affrontare il tema nel modo giusto e non di alienarlo dalla predicazione, prendendosi responsabilità gravissime in ordine all’annuncio integrale delle verità di fede. Ma se Dio è misericordioso perché esiste l’inferno? San Giustino, uno dei Padri e pensatori della Chiesa ebbe ad affermare che Dio è “misericordioso perché è giusto”. La misericordia non può mai prescindere dalla giustizia. Se tutti gli uomini avessero da Dio la stessa ricompensa a prescindere dal retto uso della propria libertà avremmo un Dio certamente misericordioso ma profondamente ingiusto. La nostra libertà ha una drammatica responsabilità: siamo chiamati alla vita eterna, ma possiamo cadere nella perdizione eterna. "Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà" (Sir 15,17). Dio vuole che tutti siano salvati e vivano come suoi figli, eppure per ciascuno c’è la triste possibilità di perdersi: mistero inquietante, ma richiamato tante volte nella Bibbia, con parole accorate di ammonimento. Il Catechismo degli adulti della Conferenza episcopale italiana al numero 1218 parla dell’esistenza dell’inferno e la definisce come una “tragica possibilità”. Si lascia intendere chiaramente come questa sia una possibilità, una libera scelta dell’uomo, un atto di libera volontà. Non si finisce all’inferno per sbaglio ma si sceglie. Papa Francesco esprime con grande chiarezza questo concetto fondamentale: “L’inferno consiste nell’essere lontani per sempre dal Dio che dà la felicità, dal Dio che ci vuole tanto bene. L’inferno non è una condanna, ma una scelta. All’inferno non ti mandano, ci vai tu, perché scegli di essere lì”. Ma in che cosa consistono realmente le pene dell’inferno? Quando la Sacra Scrittura parla di perdizione, rovina, distruzione, corruzione, morte seconda, si riferisce a un fallimento della persona, a una vita completamente fallita e il fallimento definitivo dell’uomo per la Sacra Scrittura è quello di essere separato da Dio. L’inferno non è un luogo è uno stato in cui si trova l’anima che ha scelto liberamente e consapevolmente di separarsi da Dio. Noi siamo esseri liberi, abbiamo la possibilità dell’autodeterminazione: se decidiamo di stare con Dio, si entra nella comunione e nella salvezza. Se decidiamo di odiarlo, di allontanarci, siamo nella perdizione. Vedere finalmente Dio, così come egli è, ed essere separato da lui per sempre è la pena più dolorosa e logorante che l’anima possa provare. In definitiva come ha ben affermato Dostoevskij: “l’inferno è la sofferenza di non poter più amare”. (Paolo Morocutti)

Migrantes Siena-Colle Val s’Elsa-Montalcino: per la “Notte dei Santi” concerto del Kantiere Kairòs e messa con il card. Lojudice

(KantiereKairos)
28 Ottobre 2022 - Siena - Vivere la serata del 31 ottobre fra musica e preghiera, in attesa della solennità di Tutti i santi, che la Chiesa festeggia il 1° novembre. È la proposta del Kantiere Kairòs, gruppo cosentino di musica cristiana, che animerà la “Notte dei Santi” in programma presso il palazzetto dello sport del Costone a Monteriggioni (Siena). L’evento, promosso da Pastorale giovanile, Ufficio Migrantes e Servizio per le missioni dell’arcidiocesi di Siena-Colle Val s’Elsa-Montalcino in collaborazione con Christian Music Italy e l’emittente María Visión, prenderà il via alle 20 con un breve pellegrinaggio dal Centro pastorale diocesano di Montarioso (Monteriggioni) fino ad arrivare al Pala Costone “Mons. Nazareno Orlandi”. Dopo il concerto della band calabrese, il programma prevede anche una catechesi di don Giacomo Pavanello, la testimonianza di Lorenzo Belluscio accompagnato dai Music&Fair, il contributo sempre in musica dei cantautori Gipo Montesanto, Fabio Fois e Marco Mammoli, che condurrà la serata. Alle 23.30 sarà il card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, a presiedere la celebrazione eucaristica. “E se cambiassimo le regole del gioco? Se invece di vestirci da mostri, per sfidare le paure ci mettessimo addosso strumenti di luce e di santità? Non sarebbe questa la vera trasgressione? Se la maggior parte va in una direzione, chi me lo fa fare a proporre altro? Non è una domanda banale, anzi: significa essere liberi pure dalle mode! Perché, in fondo, è Colui che procede controcorrente ad aver sempre fatto la differenza, ad aver redento il mondo”, scrive la band Kantiere Kairòs. La serata sarà anche l’occasione per lanciare un’App davvero unica e innovativa nell’ambito della christian music, appena uscita sugli store Android e Apple: incentrata sul loro canzoniere, permette di avere a portata di un click i testi e gli accordi ufficiali e di accedere a contenuti esclusivi e funzionalità speciali.

Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela: domani Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico 

28 Ottobre 2022 - Messina - Anche quest’anno, in occasione della Giornata del dialogo cristiano-islamico, giunta alla XXI edizione, la diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela promuoive un incontro di formazione e di condivisione per rilanciare l’impegno che la Chiesa Cattolica ha assunto con la celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II e che ha ininterrottamente portato avanti fino ad oggi. Il tema scelto riguarda “Il destino dei giusti” e sarà trattato dall’Imam Mohamed Refaat, presidente del Centro Islamico Culturale di Messina, e da Monsignor Giuseppe Costa, docente ordinario di Sacra Scrittura presso l’Istituto Teologico San Tommaso di Messina. L’incontro, in pieno “stile sinodale”, è promosso dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e dall’Ufficio Migrantes, in collaborazione con la Comunità islamica di Messina. La tavola rotonda avrà luogo domanisabato 29 ottobre p.v., alle ore 16.00, nella centralissima chiesa di Sant’Elia; sarebbe bello se ogni Parrocchia, Istituto Religioso e Aggregazione laicale inviasse a questo appuntamento diocesano almeno un rappresentante, che potrà poi riportare in comunità l’esperienza vissuta, arricchendo il cammino sinodale che si sta vivendo.    

Nuovo naufragio a Lampedusa

28 Ottobre 2022 -

Milamo -L’orrore si ripete. I naufragi, i cadaveri che galleggiano in acqua, le richieste d’aiuto inascoltate. L’abisso del Mediterraneo, tra le coste delle Libia e quelle dell’Italia, torna a pullulare di tragedie, proprio nei giorni in cui il governo italiano imbocca una nuova linea nella gestione dei soccorsi e degli sbarchi. E Lampedusa, come al solito, è l’epicentro dell’emergenza: davanti all’isola, dove ieri mattina sono stati ripescati due cadaveri (di un uomo e di una donna), ieri s’è ribaltato un altro barcone. In 31, fra cui 9 donne e un minore, sono stati tratti in salvo: erano partiti da Sfax, in Tunisia, il 21 ottobre. Lì erano arrivati da Guinea, Costa d’Avorio, Mali e Camerun. La Guardia costiera ha recuperato il cadavere di una donna, mentre risulta disperso un ivoriano. La salma, insieme ai sopravvissuti, è stata trasportata sul molo Favarolo: da lì l’ennesimo trasferimento verso la camera mortuaria dell'isola. Dove le bare – 11 in una manciata di giorni, tra qui quelle di 4 bambini – ora non ci stanno più. Intanto continuano anche gli sbarchi: 245 i migranti arrivati nelle ultime 24 ore in sei approdi. La Prefettura di Agrigento ha predisposto un massiccio piano di trasferimenti che riguarda 560 persone dall'hotspot dove sono stipati in 1.139, oltre il triplo della capienza massima prevista di 350. E dove i superstiti dei naufragi continuano a raccontare l’orrore che si è consumato sotto i loro occhi ai volontari di Medici senza frontiere, che tentano di supportarli psicologicamente: «Continuo a vederli mentre annaspano in acqua, tento di aiutarli, provo ad afferrarli prima di vederli scomparire tra le onde. Ma è tutto inutile...» è la ricostruzione della tragedia avvenuta appena quattro giorni fa giorni fa al largo delle coste di Lampedusa che ha fatto un ragazzo di 22 anni, originario della Costa d'Avorio. Era su un barchino partito dalle coste tunisine con 26 migranti, solo in 22 sono riusciti a raggiungere l’isola: gli altri quattro, tre uomini e una donna, sono affogati davanti ai suoi occhi. Una scena che adesso lo perseguita. Ed è la stessa che potrebbe ripetersi già nelle prossime ore. Anche in mare, infatti, la situazione è pesantissima: Alarm Phone ieri ha segnalato di nuovo la presenza di un’imbarcazione alla deriva nelle zone Sar di Malta e Italia con 50 persone a bordo, stremate da un viaggio di ormai 7 giorni. Mentre ci sono anche un bambino e oltre 100 minori, quasi tutti non accompagnati, tra i 180 migranti soccorsi in acque internazionali in tre diverse operazioni dall'Humanity1: «Cinque persone hanno segni di violenza fisica, comprese ferite da arma da fuoco e dolore da percosse» spiegano dall’Ong. Alcuni dei naufraghi hanno raccontato ai soccorritori che la notte prima del soccorso sei persone sono annegate. Già quattro, dal 23 al 27 ottobre, le richieste per l’assegnazione di un porto sicuro di sbarco «a tutte le autorità competenti, compresi i centri di coordinamento dei soccorsi a Malta e in Italia». Tutte rimaste al momento senza esito. (V. D. - Avvenire)

Vangelo Migrante: XXXI Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 19,1-10)

27 Ottobre 2022 - “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. È tutto quello che c’è da sapere sul mistero di Gesù e sulla sua missione. L’evangelista ce lo dice a conclusione di un racconto che ha tre scene: un personaggio in ricerca, di nome Zaccheo; un incontro; gli effetti della potenza creativa degli incontri con Gesù. Gesù riempie le strade di gente. Fra questi, nella piana di Gerico, c’è un uomo piccolo di statura, curioso, estorsore e malversatore per mestiere, ladro per condotta, impuro e capo degli impuri. Il suo limite fisico, la bassa statura, diventa la sua fortuna. Non si piange addosso, non si arrende, cerca la soluzione e la trova su un albero: “Corse avanti e salì su un sicomoro”. Tre pennellate precise: non cammina, corre; in avanti, non all’indietro; sale sull’albero, cambia prospettiva. Gesù non passa senza incrociare gli sguardi. I suo incontri non sono casuali: sono arte! E quando incrocia gli occhi di Zaccheo, lo chiama per nome: “Zaccheo, scendi”. Non giudica, non condanna, non umilia; tra l’albero e la strada uno scambio di sguardi va diritto al cuore di Zaccheo e ne raggiunge la parte migliore: il nome. Poi, la sorpresa delle parole: “devo fermarmi a casa tua”. Dio viene perché ha un desiderio su tutti: riprendersi ciò che si era perduto! A Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l’ultima pecora, manco io. Dice: “devo fermarmi”; non vuole semplicemente passare oltre, ma stare con lui. L’incontro da intervallo diventa traguardo; la casa da tappa diventa meta. Tutto il Vangelo non è cominciato al tempio ma in una casa, a Nazareth; e ricomincia in un’altra casa a Gerico, e oggi ancora inizia di nuovo nelle case, là dove siamo noi con le nostre storie: di nascita, di morte, di amore. Zaccheo “scese in fretta e lo accolse pieno di gioia”. Non ci sono condizioni. Non deve prima cambiare vita, dare la metà dei beni ai poveri o restituire quattro volte il maltolto, e dopo il Signore entrerà da lui. No. Gesù entra nella casa, ed entrando la trasforma. L’amicizia anticipa la conversione. Perché incontrare un uomo come Gesù fa credere nell’uomo; incontrare un amore senza condizioni fa amare; incontrare un Dio che non fa prediche ma si fa amico, fa rinascere. Gesù non ha indicato sbagli, non ha puntato il dito o alzato la voce. Ha sbalordito Zaccheo offrendogli se stesso in amicizia, gli ha dato credito, un credito immeritato. Dinanzi ad un figlio dell’uomo così, ogni peccatore si scopre amato, a prescindere, senza meriti, senza un perché. Semplicemente amato. Il cristiano è un soggetto preceduto da un ‘sei amato’ e seguito da un ‘amerai’. (p. Gaetano Saracino)

Migrantes: l’8 novembre la XVII edizione del Rapporto Italiani nel Mondo

27 Ottobre 2022 - Roma -  Sarà presentato a Roma, il prossimo 8 Novembre 2022, in via Aurelia 481, alle ore 10,00, la nuova edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Il Rapporto giunge, quest’anno, alla diciassettesima edizione e si avvale di autori e autrici che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a diversi saggi. Il volume raccoglie analisi socio-statistiche delle fonti ufficiali, nazionali e internazionali, più accreditate sulla mobilità dall’Italia. La trattazione di questi temi procede a livello statistico, di riflessione teorica e di azione empirica attraverso indagini quali-quantitative. Nei prossimi giorni il programma dettagliato

Ucraina: oggi a Roma la presentazione della storia di questo paese

27 Ottobre 2022 - Sarà presentato oggi pomeriggio, presso la Basilica Minore di Santa Sofia a Roma il volume di Massimo Vassallo “Storia dell’Ucraina dai tempi più antichi ad oggi”. Si tratta di un volume che si propone come una storia completa dell’Ucraina da sempre crogiolo di popoli, mischiati tra loro da millenni e le cui vicende in Italia restano poco conosciute o note solo attraverso il filtro delle esperienze storiche dei vicini. Nel volume vengono messi a fuoco gli avvenimenti cruciali del XX e XXI secolo, fino all’invasione russa a opera di Putin. L’analisi storica e geopolitica di Massimo Vassallo consente al lettore di addentrarsi nella spesso trascurata storia dell’Europa orientale da un’angolatura differente rispetto a quelle tradizionalmente offerte da Mosca e Varsavia, tenendo in debito conto il punto di vista di Kyïv, e di comprendere l’instabilità di questa regione. Un’instabilità legata alla stratificazione etnica avvenuta nel corso dei secoli, che ha radici antiche e ha creato spaccature e conflitti difficili da sanare.

Cei: una fotografia dell’Italia di oggi pluriconfessionale e plurireligiosa

27 Ottobre 2022 -
Roma - Ad un anno dalla nascita dell’Osservatorio Permanente, l’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (Unedi) della CEI pubblica i primi dati relativi alla presenza delle diverse confessioni e religioni nel nostro Paese e alla rete di delegati e incaricati locali. Non un’indagine statistica né un’analisi sociologica, ma una raccolta da cui partire per leggere la realtà da una prospettiva pastorale. L’obiettivo dell’Osservatorio, del resto, è proprio quello di disporre gli strumenti per uno sguardo pastorale e un confronto inter-ecclesiale che favorisca la comunione, la partecipazione e la missione, in linea con il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. “La conoscenza delle diverse Chiese e comunità cristiane e delle differenti religioni, con le loro percezioni di Dio e visioni dell’uomo, patrimoni rituali e cultuali, impianti etici e culturali, coincide sempre più spesso con l’incontro con le persone con cui lavoriamo e condividiamo condomini, parchi, mezzi di trasporto, con la conoscenza dei bambini e giovani che frequentano i nostri oratori, e le scuole e università d’Italia. È una grande possibilità per noi e per tutto il Paese”, sottolinea nella prefazione Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI. Il volumetto presenta un quadro dei delegati diocesani e delle equipe regionali che, insieme ai referenti nazionali delle realtà di impegno ecclesiale, sono impegnati a livello territoriale. Offre inoltre una panoramica sull’Italia pluriconfessionale e plurireligiosa e racconta i primi passi del cammino che sta coinvolgendo le diocesi nella raccolta di dati e informazioni utili per l’attività pastorale legata al dialogo ecumenico e interreligioso. “Alla base di questo lavoro – rileva don Giuliano Savina, direttore dell’Unedi – c’è la passione per il dialogo e la ferma convinzione della sua necessità per la vita e la missione della Chiesa in Italia”.